{"id":62504,"date":"2025-04-23T10:15:02","date_gmt":"2025-04-23T08:15:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=62504"},"modified":"2026-04-02T12:46:35","modified_gmt":"2026-04-02T10:46:35","slug":"il-mito-di-garibaldi-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/il-mito-di-garibaldi-2\/","title":{"rendered":"Il mito di Garibaldi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong><a href=\"https:\/\/www.jstor.org\/stable\/25012482\">The Catholic Historical Review<\/a><\/strong>, gen. 1928, Vol. 13, No. 4 (gen. 1928), pp. 630-645<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Maurice Wilkinson<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Traduzione completa e integrale dell\u2019articolo \u201cThe Myth of Garibaldi\u201d di Maurice Wilkinson, mantenendo la struttura originale e senza omissioni<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Garibaldi-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"186\" height=\"271\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Garibaldi-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33319\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Con il titolo di questo articolo non intendiamo implicare che Garibaldi non sia una figura storica, n\u00e9 che le imprese associate al suo nome nell\u2019anno 1860 non siano da attribuire a quest\u2019uomo; ma semplicemente indagare le cause che fecero di questo marinaio molto ordinario e cosmopolita l\u2019incarnazione dell\u2019unit\u00e0 italiana e l\u2019eroe del mondo liberale, e che scossero la nostra allora molto flemmatica popolazione in un delirio di entusiasmo. In un certo senso l\u2019unificazione fu davvero opera di Garibaldi, o almeno si pu\u00f2 dimostrare su una solida base razionale che egli era una necessit\u00e0; poich\u00e9 Cavour, pur senza alcuna considerazione per l\u2019uomo, lo riconobbe come il talismano che solo poteva agire sul popolo e ispirarlo a combattere e morire.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Conte Cavour fu naturalmente uno degli statisti pi\u00f9 sottili e notevoli della memoria vivente, e l\u2019impressione, sia in bene che in male, che il suo lavoro ha lasciato sull\u2019Europa del nostro tempo \u00e8, ancora una volta sia in bene che in male, seconda solo a quella del Principe Bismarck.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Cavour-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"198\" height=\"254\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Cavour-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33317\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Cavour era un liberale nel senso di \u201cWhig\u201d: non aveva alcuna traccia di ci\u00f2 che oggi viene chiamato liberalismo che, virtualmente, significa socialismo. Che favorisse una forma costituzionale di governo in Sardegna \u00e8 certo, e che preferisse trattare politicamente con sistemi simili \u00e8 probabile; ma l\u2019unit\u00e0 non faceva parte del suo schema originale. Era piuttosto ansioso di avere governi liberalizzati al sud per evitare il pericolo di un\u2019alleanza austriaca generale contro la Sardegna. Era un liberale nella misura in cui favoriva il governo parlamentare, o almeno la valvola di sicurezza del parlamento, ma intendeva mantenere il potere nelle mani dell\u2019aristocrazia \u201cWhig\u201d a cui apparteneva. Mai un uomo fu meno democratico del Conte Cavour.<\/p>\n\n\n\n<p>Vedremo molte sue azioni contraddittorie nel corso di questo articolo; ma immagino, in mancanza di prove documentali positive, che la sua vita sia stata una lotta mentale tra il suo intenso desiderio di umiliare l\u2019Austria, specialmente dopo Novara, e il suo disprezzo per tutto ci\u00f2 che Garibaldi rappresentava. Inoltre, doveva sfruttare al massimo il potere della Francia senza permettere a Napoleone di diventare l\u2019arbitro dell\u2019Italia. Tuttavia, sia lui che il suo sovrano ebbero una valutazione molto pi\u00f9 giusta del servizio di Napoleone di quanto non avessero mai avuto Garibaldi e i suoi intimi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora il 15 aprile 1860, meno di un mese prima della partenza dei Mille, l\u2019unificazione dell\u2019Italia non era presente nella mente di Cavour; poich\u00e9 abbiamo la lettera di Vittorio Emanuele a Francesco II che propone di mantenere per sempre il principio del dualismo, e soprattutto Cavour temeva un attacco al territorio papale. In una certa misura Cavour, come il suo reale padrone, molto pi\u00f9 tardi, esit\u00f2 tra ambizione e coscienza. Era contrario, non dir\u00f2 alla coscienza di Cavour ma alla sua nascita e tradizioni, incoraggiare una spedizione predatoria contro un potere con cui si mantenevano relazioni amichevoli o corrette; proprio come nel 1870 Vittorio Emanuele, prima del suo attacco a Roma, esit\u00f2 tra la sua ambizione e i suoi scrupoli religiosi; poich\u00e9, come tutti i Savoia, era un uomo religioso in un certo senso e in entrambi i casi l\u2019ambizione vinse.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/risorgimento_cavour.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"254\" height=\"198\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/risorgimento_cavour.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-61973\" style=\"width:370px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Fu la consapevolezza che nessuna persona perbene avrebbe fatto una guerra privata contro i Borboni a costringere Cavour a sostenere Garibaldi, prima che riconoscesse il valore assoluto dell\u2019avventuriero. \u00c8 consonante con la politica italiana attraverso i secoli impiegare persone che sono indispensabili per certi schemi, che possono sempre essere disconosciute in caso di bisogno e che puoi anche punire quando ricompensi i loro servizi; questo assicura il successo delle persone perbene e impedisce che siano personalmente sporcate da transazioni oscure.<\/p>\n\n\n\n<p>Cavour decise quindi di sfruttare Garibaldi e quelli che gli si radunarono attorno. Per quanto povera debba essere la nostra stima del vero Garibaldi, \u00e8 da ricordare che aveva veri meriti ed era immensamente superiore al suo entourage, molti dei quali erano semplici criminali politici. Garibaldi stesso era un repubblicano umanitario non molto lontano da Mazzini, anche se meno fantasioso nei suoi ideali, finch\u00e9 Cavour gli fece chiaramente capire che era sostenuto nell\u2019interesse della Croce Savoia e non di qualsiasi bandiera neutrale.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel migliore dei casi, i suoi immediati seguaci avevano opinioni simili e, per una strana ironia della storia, nessuno di loro, se avesse potuto prevedere l\u2019Italia del 1926, avrebbe alzato un dito per promuovere il successo dello schema di Cavour. Nessuno, ho detto? S\u00ec, uno e uno solo sarebbe stato contento, il nazionalista sardo mezzo pazzo, Nino Bixio, l\u2019unico soldato professionista nei mille eterogenei di Garibaldi e un uomo molto coraggioso.<\/p>\n\n\n\n<p>Per tutto il tempo Cavour non si espone mai apertamente. Il suo subordinato, Massimo d\u2019Azeglio, un uomo onesto, per conto proprio sequestr\u00f2 i \u201cmilione di fucili\u201d di Garibaldi a Milano, sebbene Cavour avesse chiuso un occhio sulla loro raccolta, e quasi ferm\u00f2 l\u2019intera spedizione, n\u00e9 fu mai rimproverato. D\u2019Azeglio era probabilmente pi\u00f9 italiano di Cavour ma era favorevole, se proprio si doveva fare qualcosa, a una dichiarazione di guerra in forma e all\u2019impiego delle regolari forze sarde.<\/p>\n\n\n\n<p>Cavour invi\u00f2 ordini di arrestare l\u2019intera spedizione se fossero stati trovati nel golfo di Talamone perch\u00e9 temeva un attacco agli stati pontifici, e ordin\u00f2 nuovamente a Persano, o pi\u00f9 esattamente al governatore della Sardegna, ad esempio l\u2019isola, di fermare l\u2019intera compagnia se avessero fatto scalo in un porto.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/garibaldini.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"250\" height=\"202\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/garibaldini.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-21245\" style=\"width:380px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 dubbio che avesse gravi dubbi sulla possibilit\u00e0 del successo di Garibaldi e a volte sembrava non desiderarlo affatto. Se le cose fossero andate male era determinato a poter dimostrare la completa innocenza del governo sardo di fronte all\u2019inevitabile protesta dei sconvolti corti d\u2019Europa. La sua politica non \u00e8 dissimile da quella di Elisabetta nei confronti della Spagna, e c\u2019\u00e8 qualcosa di femminile e persino felino nella natura di Cavour.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 incerto quanto Cavour agisse da solo e segretamente, separato e, forse, contro il parere dei suoi colleghi; ma \u00e8 chiaro che Garibaldi era il pi\u00f9 mero strumento e uno strumento disprezzato, ed \u00e8 pi\u00f9 che probabile che Vittorio Emanuele sia stato condotto in una semi-oscurit\u00e0 su una strada che in effetti portava al successo ma che non avrebbe mai seguito in pieno giorno. Allo stesso modo in cui Bismarck ingann\u00f2 e calm\u00f2 il re di Prussia nei molti atti necessari per la formazione del Reich tedesco, ma dai quali alla luce del giorno l\u2019onest\u00e0 naturale di Guglielmo I si sarebbe ritratta.<\/p>\n\n\n\n<p>Suppongo che la maggior parte, se non tutti, quelli qui presenti abbiano letto la Trilogia del signor Trevelyan; La difesa della Repubblica Romana; I Mille; e La formazione dell\u2019Italia; formano un epico splendido e l\u2019interesse, anzi la fascinazione, non viene mai meno. Dico epico consapevolmente. Non \u00e8 storia perch\u00e9 \u00e8 il panegirico di un uomo. Allo stesso modo, assumendo che i fatti della guerra di Troia siano storici, l\u2019Eneide non sarebbe storia perch\u00e9 \u00e8 principalmente la glorificazione di un uomo, il buon Enea, nonostante alcuni punti molto discutibili nel suo carattere che non danno fastidio a Virgilio affatto; non pi\u00f9 dei chiari difetti nel carattere di Garibaldi interrompono il flusso di elogi dal signor Trevelyan.<\/p>\n\n\n\n<p>Il signor Trevelyan sta scrivendo di un eroe, proprio come Carlyle scrisse di eroi e cos\u00ec hanno fatto altri autori, non c\u2019\u00e8 nulla di male in questo. In effetti quel tipo di storia \u00e8 da preferire al tipo che riempie molte Riviste Storiche, in cui gli autori sembrano avere paura di fare qualsiasi affermazione e si rifugiano in cose che non hanno alcun interesse umano. Tuttavia, il metodo del signor Trevelyan mette in guardia e suscita una certa ostilit\u00e0 all\u2019inizio. Mi rendo conto che appartiene a una particolare scuola politica che non \u00e8 la mia, poich\u00e9 nella prefazione alla sua aggiunta pi\u00f9 recente scrive della guerra recente. \u201cAbbiamo combattuto per i principi del 1688 e del 1789 e abbiamo risolto la questione indecisa del 1848.\u201d Comincio a temere che lo abbiamo fatto, e per promuovere i \u201cprincipi\u201d del 1688 e del 1789 non sparerei un fucile giocattolo; perch\u00e9 tutti i miei principi sia per convinzione che per tradizione sono dall\u2019altra parte.<\/p>\n\n\n\n<p>Il signor Trevelyan \u00e8 la correttezza stessa nell\u2019affermazione dei fatti, e la narrazione degli eventi, per cui si affida alle fonti borboniche tanto quanto a quelle della parte del Risorgimento, pu\u00f2 essere seguita in modo pi\u00f9 implicito. \u00c8 la sua supposizione che ovunque e sempre gli aderenti all\u2019unit\u00e0 abbiano ragione, e che ovunque e sempre i Borboni abbiano torto che irrita. Dopotutto questo \u00e8 un punto discutibile.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo articolo propongo di prendere davvero solo l\u2019anno 1860 perch\u00e9 questo \u00e8 l\u2019anno della grandezza di Garibaldi, o almeno del suo trionfo, ed \u00e8 anche il momento in cui, abbandonando il suo spirito rivoluzionario e anticristiano intrinseco, o mascherandolo in obbedienza agli ordini di Cavour, ag\u00ec in uno spirito di ragionevolezza e compromesso in opposizione al rivoluzionarismo rosso dei suoi seguaci.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Risorgimento_garibaldini.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"640\" height=\"739\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Risorgimento_garibaldini.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-62505\" style=\"width:300px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Garibaldi, nonostante le faide esterne, era mazziniano nel cuore: ma si rese conto, ci\u00f2 che gli altri rivoluzionari non fecero, che la bandiera neutrale sarebbe presto diventata una bandiera nera per le loro speranze e che la salvezza politica stava nella Croce Savoia. Almeno lo fece nei suoi momenti pi\u00f9 chiari. In definitiva, Garibaldi poteva solo sperare nel successo con l\u2019ingresso in campo dell\u2019esercito sardo, e Vittorio Emanuele certamente non avrebbe avventurato la sua piccola ma solida forza per stabilire alcuni governi liberali non ben definiti nella Penisola.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi, per l\u2019articolo, consideriamo Garibaldi come entrato nella storia quando salp\u00f2 da Nervi con i mille, e come uscito quando in un certo senso vinse la battaglia del Volturno. Le sue imprese precedenti sono romantiche ma prive di reale significato e dopo la cattura di Napoli non fece mai pi\u00f9 nulla della minima importanza. Non apparve mai in modo pi\u00f9 vantaggioso che dopo il Volturno, quando al punto culminante del suo trionfo fu messo da parte e trattato con disprezzo da quelli il cui successo aveva reso in gran parte possibile, anche se in modo molto irregolare e immorale.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra Cavour, i generali sardi e Garibaldi il bilancio della dignit\u00e0 \u00e8 tutto dalla sua parte. Vittorio Emanuele, che con tutte le sue stranezze aveva gli istinti della sua antichissima e illustre casa, lasciato a se stesso sarebbe stato pi\u00f9 generoso.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto sommato, il rapido cambio di abito, dalla camicia rossa del poncho e tutto il paraphernalia del brigante da palcoscenico completo alla grave uniforme di un colonnello sardo, deve aver irritato gli ufficiali regolari che avevano combattuto con merito in Crimea e a Palestro. \u00c8 difficile preservare la propria gravit\u00e0 quando pensiamo a Garibaldi in uniforme piemontese; quasi difficile quanto immaginare Vittorio Emanuele in una camicia rossa.<\/p>\n\n\n\n<p>Garibaldi e Cavour furono straordinariamente fortunati nelle circostanze politiche dell\u2019Europa in quel tempo e in altri eventi accidentali; ma come \u00e8 sempre necessario usarono la loro intelligenza e volont\u00e0 per coglierlo. Schiller scrisse veramente: \u201cPer rendere possibile una grande decisione molti incidenti tutti fugaci e rapidi devono convergere, e queste circostanze fluenti e convergenti possono essere fatte fermare alla loro confluenza per un periodo di tempo, abbastanza lungo per la saggezza; ma troppo breve per il dubbio o lo scrupolo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Possiamo, penso, prendere tre di queste circostanze come auto-evidenti, tranne per il fatto che a differenza degli assiomi sono chiaramente capaci di prova.<\/p>\n\n\n\n<p>Se non fosse stato per la dichiarazione di guerra di Napoleone, per qualsiasi motivo, all\u2019Austria, 1859, nulla sarebbe potuto cambiare. Da sola, il Piemonte sarebbe stato totalmente incapace non solo di spostare gli austriaci dalla Lombardia ma anche di tenerli fuori da Torino se Francesco Giuseppe avesse desiderato arrivare a tali estremi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ritorno al potere di un governo liberale in Inghilterra nel giugno 1859, con Lord Palmerston come Primo Ministro e Lord John Russell come Segretario per gli Affari Esteri, fu altamente favorevole alla causa dell\u2019unit\u00e0 italiana. Questi due statisti erano Whig del primo ordine, completamente imbevuti dello spirito del 1688, per i quali Guglielmo d\u2019Orange era il grande liberatore, e completamente permeati dal sentimento che nessuno stato potesse esistere, n\u00e9 infatti avesse alcun diritto di esistere, a meno che non fosse modellato sulla nostra costituzione. Bruciava anche in loro, come in Mr. Gladstone, un genuino odio per ci\u00f2 che era chiamato in modo comprensivo dispotismo, tirannia e clericalismo.<\/p>\n\n\n\n<p>La prevalenza dello spirito antipapale in Inghilterra in quel periodo. Funzion\u00f2 in modo confuso, perch\u00e9 era accoppiato con sentimenti antifrancesi sebbene Napoleone, come gi\u00e0 osservato, con le sue vittorie a Magenta e Solferino avesse reso possibile l\u2019unit\u00e0 italiana; ma l\u2019Imperatore mantenne una guarnigione a Roma per la sicurezza del Papa.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Regno_del_Sud_Borboni.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"640\" height=\"802\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Regno_del_Sud_Borboni.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-62506\" style=\"width:300px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Gli stati pontifici, Napoli e l\u2019Austria erano considerati, popolarmente, in Inghilterra come in completa alleanza contro il liberalismo in Europa; e mentre ammettiamo che come paesi cattolici n\u00e9 l\u2019uno n\u00e9 l\u2019altro avrebbero volentieri visto la spoliazione del Santo Padre, era pura fantasia vedere qualsiasi stretta connessione tra le Due Sicilie e l\u2019Austria.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo potrebbe essere stato cos\u00ec durante gli anni che seguirono Waterloo; ma durante il regno di Ferdinando II e il breve spazio di suo figlio Francesco II, Napoli era incline a tenere l\u2019Austria a una distanza rispettosa. Tanto che per preservare l\u2019indipendenza del suo regno dall\u2019Impero il Re praticamente sacrific\u00f2 la sua esistenza. Il nostro era un governo essenzialmente di classe media e in quella classe, in generale, i pregiudizi antipapali erano e sono molto pi\u00f9 forti che tra l\u2019aristocrazia o la gente comune. Questo, l\u2019atteggiamento Italianissimo e irriverente di Punch verso il Papato rifletteva fedelmente; perch\u00e9 Punch non \u00e8 nulla se non borghese.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembra strano, un fatto a cui il signor Trevelyan richiama l\u2019attenzione, che in quel periodo il popolo inglese, che era particolarmente John Bullish e ignorante degli stranieri in una misura che sorprenderebbe i giovani di oggi, fosse cos\u00ec agitato per i torti dei lombardi e dei napoletani da sottoscrivere largamente agli esuli e da ricevere lo stesso Garibaldi in un modo in cui suppongo nei tempi moderni nessun straniero \u00e8 mai stato intrattenuto. Al giorno d\u2019oggi i turchi possono massacrare i loro sudditi cristiani su una scala magnifica; i bolscevichi commettono ogni orrore; e gli stati di nuova concezione calpestano i pi\u00f9 elementari diritti delle loro minoranze e nessuno batte ciglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Penso che questo curioso cambiamento sia spiegato dal fatto che gli inglesi del secolo scorso avevano una straordinaria devozione all\u2019idea di libert\u00e0 personale e risentivano caldamente qualsiasi tipo di interferenza governativa nella vita ordinaria. Ora, a causa di teorie semi-socialistiche quella bella idea di indipendenza e responsabilit\u00e0 personale \u00e8 scomparsa, tranne che tra i pi\u00f9 anziani; perch\u00e9 ci si aspetta che lo stato interferisca in tutto, anche nelle questioni pi\u00f9 private. Questo sistema, che ora sembra popolare, da solo avrebbe prodotto una violenta esplosione in quasi qualsiasi momento nell\u2019ultimo mezzo secolo del XIX secolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo sentimento non era per\u00f2 condiviso dai conservatori e dalla gente di campagna, e la Corte rimase filo-austriaca e filo-borbonica. Durante l\u2019apice della mania garibaldina, la regina Vittoria disse che la faceva vergognare quasi di governare su un popolo cos\u00ec assurdo. Il sentimento borghese inglese era nel complesso degno; anche se errava nel pensare che una sorta di governo pronto all\u2019uso fatto sulle linee della nostra costituzione secolare dovesse essere una panacea per i mali di ogni paese, e questo la storia degli ultimi anni sta dimostrando.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019era anche presente nel governo, non nel popolo, l\u2019idea che un\u2019Italia unita e relativamente forte potesse rivelarsi un utile contrappeso al potere francese nel Mediterraneo.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di considerare brevemente le pretese di Garibaldi di essere un generale di alta capacit\u00e0, una pretesa avanzata per lui dai suoi biografi e mai, per quanto ne so, avanzata da lui stesso, sar\u00e0 bene cercare di stimare il suo vero carattere.<\/p>\n\n\n\n<p>Garibaldi era un umanitario coerente. Non c\u2019\u00e8 registrazione di alcun atto crudele suo sebbene molti di ingiustizia. La sua buona volont\u00e0 verso le creature viventi si estendeva fino agli animali, per i quali aveva un riguardo sconosciuto ai suoi connazionali e raro in qualsiasi terra nei suoi giovani giorni. Della sua coraggio personale non c\u2019\u00e8 il minimo dubbio. Era astuto e un dissimulatore. Completamente \u201canticlericale\u201d sapeva come servirsi delle menti semplici, per non dire superstiziose, dei devoti siciliani e avrebbe preso parte a processioni e altre devozioni per la noia dei suoi seguaci pi\u00f9 logici.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quando si trattava di trattare con gli \u201cordini reazionari\u201d, come i gesuiti di Marsala, non aveva obiezioni che fossero saccheggiati. Alcuni francescani si unirono a lui e a quell\u2019ordine era sentimentalmente attratto, come lo sono molti al giorno d\u2019oggi. Inoltre, \u00e8 vero che molti del clero essendo siciliani erano decisamente ostili ai napoletani della terraferma. Garibaldi lod\u00f2 debolmente i suoi alleati clericali. Sono nemici del progresso senza dubbio, ma sono ancora nemici dei Borboni. Quella frase rivelava tutta la sua mente.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Garibaldi_risorgimento.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"640\" height=\"892\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Garibaldi_risorgimento.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-62507\" style=\"width:270px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Era un liberale nel senso stesso in cui il liberalismo fu condannato da Pio IX. \u00c8 senza speranza cercare di trasformarlo in un cristiano in qualsiasi senso reale o storico della parola. Fortemente anticattolico, Garibaldi nel migliore dei casi era un deista, ma pi\u00f9 spesso incline a una forma di panteismo. Tuttavia, quando tutto \u00e8 detto possedeva una certa dignit\u00e0 e raffinatezza di mente che lo impedivano, tanto quanto considerazioni politiche, dal praticare il grossolano e plateale ateismo che caratterizzava i suoi associati e, infatti, si impose su tutto il corso della storia dell&#8217;\u201dItalia Unita\u201d fino all\u2019avvento di Mussolini.<\/p>\n\n\n\n<p>Prenderemo ora alcuni punti della campagna per mostrare quanto poco qualsiasi questione di abilit\u00e0 militare abbia determinato il risultato. Il suo successo fu dovuto a una serie di circostanze fortuite e alla \u201cbuona sorte\u201d^1 che sempre accompagn\u00f2 Garibaldi. Propongo pi\u00f9 particolarmente di limitare queste osservazioni agli eventi in Sicilia e alla campagna del Volturno.<\/p>\n\n\n\n<p>In parole povere, 1.000 volontari male armati partirono su due vapori obsoleti per invadere un\u2019isola che era protetta in mare da navi da guerra e che ospitava una guarnigione di circa 20.000 regolari. Sappiamo che la spedizione ebbe successo, ma per chiunque abbia una conoscenza della guerra era suicida.<\/p>\n\n\n\n<p>Garibaldi inizi\u00f2 facendo sbarcare presso Livorno un criminale, Zambianchi, ben noto per il suo feroce odio per la Chiesa e per l\u2019omicidio di sacerdoti, quando la folla era in possesso di Roma, 1848, con un gruppo di uomini per attaccare gli stati pontifici. Questa spedizione fin\u00ec in modo ignominioso; ma mostra che Garibaldi, mazziniano nel suo odio per la Chiesa e volando in faccia al suo cripto-sostenitore Cavour, deliberatamente ridusse la sua forza comicamente debole, poich\u00e9 questi briganti erano ben armati. Questa diversione rese la conquista della Sicilia, l\u2019obiettivo dell\u2019intera spedizione, ancora pi\u00f9 improbabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Essendo sfuggito agli incrociatori napoletani, Garibaldi si trov\u00f2 al largo di Marsala nelle cui acque erano ancorate due navi da guerra inglesi. La loro presenza era del tutto scollegata dai 1.000 ma fu singolarmente fortunata per Garibaldi. Le nostre navi non interferirono in alcun modo; ma la loro presenza influenz\u00f2 i nervi del capitano Acton, il comandante napoletano, che era ora arrivato con due navi da guerra. Acton sapeva che la simpatia dell\u2019Inghilterra era con Garibaldi e, poich\u00e9 le notizie viaggiavano lentamente allora ed era stato in mare per qualche tempo, forse pens\u00f2 possibile che l\u2019Inghilterra fosse in guerra con le Due Sicilie.<\/p>\n\n\n\n<p>In ogni caso apr\u00ec il fuoco cos\u00ec tardivamente e cos\u00ec male che la spedizione guadagn\u00f2 sicuramente il riparo delle mura di Marsala, mentre nulla sarebbe stato pi\u00f9 facile che sistemare il suo destino allora e l\u00ec per sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo episodio valse molti uomini per Garibaldi, poich\u00e9 i 1.000 avevano visto com\u2019era l\u2019alto comando napoletano in mare e poteva rivelarsi lo stesso sulla terraferma. E cos\u00ec fu. Dissi \u201calto comando\u201d consapevolmente; poich\u00e9 in molti degli ufficiali subordinati e in alcuni dei reggimenti non mancava il coraggio, ma l\u2019incapacit\u00e0, la codardia e persino la mancanza di buon senso sembravano paralizzare le autorit\u00e0 superiori e lo stato maggiore.<\/p>\n\n\n\n<p>Palermo era l\u2019unico posto dove Garibaldi poteva veramente realizzare il suo obiettivo, quindi per Palermo doveva puntare e una strada era appena pi\u00f9 impossibile dell\u2019altra. Non c\u2019erano strade allora nell\u2019interno dell\u2019isola, \u00e8 montuosa e facilmente difendibile, e c\u2019erano 20.000 soldati disponibili. Decise di marciare per Calatafimi. Questo era molto rischioso.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Mille_risorgimento.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"640\" height=\"438\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Mille_risorgimento.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-62508\" style=\"width:462px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Garibaldi sapeva che il generale Landi era in forze l\u00ec non solo numericamente superiore ma immensamente meglio fornito di armi e equipaggiamento. Come fu si trov\u00f2 opposto sui pendii di un\u2019alta collina dal maggiore Bosco e dai suoi cacciatori. Bosco era un uomo di spirito e ingaggi\u00f2 battaglia pi\u00f9 o meno contro l\u2019intenzione del suo superiore. Garibaldi riusc\u00ec appena a liberare la collina; persino al focoso Bixio il compito sembrava impossibile e aveva consigliato una ritirata. Nulla era stato deciso. Bosco si era infatti ritirato a Calatafimi ma con meno perdite di quelle dei garibaldini che ora erano a corto di munizioni: inoltre, nella piccola citt\u00e0 Landi aveva quattro battaglioni ancora inutilizzati. Anche la posizione era naturalmente forte e la strada per Palermo era sbarrata.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella notte Landi fugg\u00ec in fretta e furia verso la capitale. Questo fu un atto su cui n\u00e9 Garibaldi n\u00e9 nessun altro avrebbero potuto contare. Fu coraggio individuale in Garibaldi e nei 1.000 affrontare Bosco e i suoi uomini ben armati ma non una questione di abilit\u00e0 militare. Vinse grazie al comportamento sorprendente del suo avversario. Cos\u00ec fu per tutto il tempo, dal governatore Castelcicala a Lanza, che alla fine assunse il comando supremo dell\u2019isola come \u201calter ego\u201d del re, panico e stupidit\u00e0 presiedettero a tutte le loro azioni. Circostanze esattamente simili durante la successiva campagna sulla terraferma, su cui non potremo soffermarci, portarono alla resa di Reggio e ai disastri di Villa San Giovanni e Soveria.<\/p>\n\n\n\n<p>Poco dopo la fuga di Calatafimi, Von Mechel, il colonnello degli svizzeri, inflisse un brutto colpo ai garibaldini. Non fu mancanza di coraggio ma pura ostinazione che spinse Von Mechel a inseguire Garibaldi dove non era andato, e gli diede la possibilit\u00e0 di tornare indietro e scendere da Gibilrossa direttamente alle porte di Palermo. Questo e il suo successivo superamento di Calderelli in Calabria furono i migliori pezzi di strategia di Garibaldi.<\/p>\n\n\n\n<p>Certamente aveva l\u2019occhio di un guerrigliero per il terreno: era in tutte le questioni di organizzazione, nei rifornimenti e cos\u00ec via, e nelle tattiche che Garibaldi era cos\u00ec debole.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019elemento sorpresa manc\u00f2 completamente nell\u2019attacco a Palermo: tatticamente fu un fallimento. Infatti, i 1.000 persero pesantemente in uno scontro con le truppe borboniche sull\u2019Oreto ma riuscirono a stabilire una testa di ponte nella citt\u00e0. Fatale come doveva sembrare l\u2019ingresso a Palermo per un gruppo di circa 1.200 aiutati da pochi irregolari siciliani di fronte alla sua guarnigione di 20.000 per non parlare dei cannoni di Castellamare e delle navi da guerra, fu in realt\u00e0 la loro salvezza.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Gaeta_Borboni_risorgimento.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"640\" height=\"326\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Gaeta_Borboni_risorgimento.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-62511\"\/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Bombardamento e presa di Gaeta 1860<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Fuori, sarebbero stati infine affamati o accerchiati dagli svizzeri o da Bosco; dentro, il combattimento urbano \u00e8 sempre la delizia degli irregolari e il disprezzo delle truppe regolari specialmente in mezzo a una popolazione ostile; poich\u00e9 per i siciliani le truppe napoletane erano straniere, dal suo comportamento qui e pi\u00f9 tardi, come vedremo, sembra che il colonnello svizzero disprezzasse i consigli e l\u2019aiuto dei suoi colleghi napoletani.n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno straniere dei settentrionali di Garibaldi.<\/p>\n\n\n\n<p>Le truppe borboniche mai buoni combattenti si stavano sempre pi\u00f9 demoralizzando per una credenza quasi superstiziosa nel successo di Garibaldi. Mai, probabilmente, prima o dopo un esercito di 20.000 uomini, accampato o meglio ammassato in un angolo di una terra, i cui abitanti se non favorevoli all\u2019invasore erano certamente ostili ai difensori, fu lasciato senza alcun tentativo da parte dei loro generali di usarli come un vero esercito. \u00c8 vero che la confusione di consiglio a Napoli e i piani rivali dei generali aiutano a spiegare gli straordinari eventi che seguirono.<\/p>\n\n\n\n<p>Nunziante voleva combattere, Lanza prefer\u00ec il piano pi\u00f9 cauto ma del tutto solido di Filangieri ma non fece nulla, e prima che passasse molto tempo Nunziante fu inviato a spronarlo in una sorta di attivit\u00e0. Non era un modo per aumentare il prestigio dell&#8217;\u201dalter ego\u201d. Sfortunatamente, Lanza ripieg\u00f2 sul piano codardo e fatale di bombardare la citt\u00e0 che caus\u00f2 immensi danni e perdite di vite tra la popolazione civile senza il minimo vantaggio militare.<\/p>\n\n\n\n<p>Garibaldi si era stabilito in modo precario vicino alla cattedrale con il suo quartier generale al Pretorio. Queste linee non furono mai sostanzialmente alterate, ma il 29 maggio dopo combattimenti piuttosto aspri i borbonici migliorarono leggermente la loro posizione. Garibaldi era completamente incapace di avanzare e lui stesso pens\u00f2 che fosse stata raggiunta la fine della corda: ma la sua buona fortuna lo perseguit\u00f2.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Francesco_II_delle_due_Sicilie_e_sua_moglie_Maria_Sofia_nel_1865.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"640\" height=\"1038\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Francesco_II_delle_due_Sicilie_e_sua_moglie_Maria_Sofia_nel_1865.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-62512\" style=\"width:244px;height:auto\"\/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Francesco II delle due Sicilie e sua moglie Maria Sofia nel 1865<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p>A quel tempo Lanza decise una sospensione delle ostilit\u00e0 da seguire con una conferenza a bordo della nave ammiraglia inglese. Poco prima che la lettera del Vicer\u00e9 partisse per Garibaldi, giunse notizia al quartier generale realista che Von Mechel e Bosco erano tornati da Corleone e poco dopo il suono degli spari dimostr\u00f2 che gli svizzeri stavano combattendo per entrare in citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>I 1.000 erano ora presi tra due fuochi. Von Mechel disperse la loro retroguardia e avrebbe preso il Pretorio con Garibaldi se non fosse stato per l\u2019armistizio. Era mezzogiorno e un tenente navale inglese e due ufficiali napoletani che vennero da Lanza riuscirono a calmare Bosco e Von Mechel e fecero loro capire che era in vigore un armistizio.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019armistizio fu prolungato tre volte e la capitolazione finale di Palermo avvenne il 6 giugno. \u00c8 la capitolazione pi\u00f9 ignominiosa nella storia. Almeno 20.000 uomini con un\u2019enorme quantit\u00e0 di rifornimenti militari si arresero a qualunque cosa rimanesse dei 1.000. Siamo informati in modo credibile che non rimasero 500 fucili n\u00e9 alcuna scorta adeguata di munizioni agli invasori.<\/p>\n\n\n\n<p>Difficilmente sappiamo come descrivere la sequenza di eventi da Marsala all\u2019imbarco delle truppe napoletane da Palermo. L\u2019audacia e l\u2019improbabilit\u00e0 stessa sembravano sconvolgere tutti i calcoli borbonici. Era bluff e coraggio individuale contro incompetenza, codardia e mancanza anche di buon senso. Se nessun altro che Garibaldi avrebbe potuto portarlo a termine, possiamo ugualmente dire che contro nessun altro esercito in Europa avrebbe avuto la minima possibilit\u00e0 di successo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non abbiamo tempo per seguire l\u2019attraversamento dello stretto e la campagna in Calabria, in entrambe le quali la fortuna di Garibaldi non lo abbandon\u00f2 mai, ma possiamo notare due eventi estranei che lavorarono molto a suo favore.<\/p>\n\n\n\n<p>Le corti d\u2019Europa erano quasi d\u2019accordo sull\u2019intervento per salvare il regno continentale e il conte Persigny aveva appena presentato una nota di Napoleone alla quale il nostro governo concord\u00f2 in principio. Lo straordinario voltafaccia di Lord John Russell lasci\u00f2 Persigny abbastanza stordito e senza di noi Napoleone non avrebbe agito. In ogni caso, la nuova teoria era che se l\u2019esercito e il popolo rimanevano fedeli alla dinastia i garibaldini dovevano essere sconfitti; altrimenti, l\u2019intervento contro i desideri dichiarati di un paese sarebbe stato inopportuno. Questa \u00e8 l\u2019immorale dottrina del non intervento a cui l\u2019Inghilterra ha da allora aderito costantemente.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Italia_borboni_risorgimento.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Italia_borboni_risorgimento-1024x683.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-47935\" style=\"width:386px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Italia_borboni_risorgimento-1024x683.png 1024w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Italia_borboni_risorgimento-300x200.png 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Italia_borboni_risorgimento-768x512.png 768w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Italia_borboni_risorgimento.png 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>In secondo luogo, un governo costituzionale fu nuovamente istituito nel regno e il nuovo intendente della Bassa Calabria, un protetto dell\u2019enigmatico don Liborio Romano, era un costituzionalista pi\u00f9 o meno in simpatia con la giunta ribelle. Da questo momento le comunicazioni tra i garibaldini e i generali reali divennero frequenti, e poich\u00e9 i napoletani erano ora costretti a marciare sotto il tricolore, una bandiera ostile come sembrava loro, cominciarono a considerare gli invasori come mezzi amici, tra i quali e loro stessi non c\u2019era pi\u00f9 alcuna differenza fondamentale. Anche i garibaldini dopo ogni resa erano attivi nel diffondere dissensi tra le truppe e con un notevole successo negativo. Causarono molti a disertare ma solo una proporzione infinitesimale delle truppe borboniche si un\u00ec effettivamente a Garibaldi.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la resa del generale Ghio a Soveria i garibaldini avanzarono rapidamente attraverso la Calabria verso Napoli, e a Meleto trovarono il corpo del generale Briganti assassinato, in mezzo alla sempre crescente demoralizzazione delle truppe borboniche. La superiorit\u00e0 numerica era ora dalla parte di Garibaldi.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo ora dare un\u2019occhiata alla Capitale. Da quando fu promulgata la Costituzione il nuovo ministro, Romano, aveva trasformato la polizia e l\u2019amministrazione in generale in una macchina liberale; ma Piannel, il ministro della Guerra, un uomo onesto che agiva in ci\u00f2 che credeva veramente nell\u2019interesse della dinastia, ebbe molto meno successo nel liberalizzare l\u2019esercito.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, tra di loro l\u2019ingresso pacifico di Garibaldi a Napoli era praticamente assicurato. Il fatto che Francesco II e la sua coraggiosa regina bavarese guidassero allegramente per la citt\u00e0 senza scorta solo il giorno prima della sua fuga dimostra quanto piccole fossero le lamentele e quanto lieve fosse l\u2019ostilit\u00e0 delle masse verso il loro sovrano. Il tradimento circond\u00f2 l\u2019ultimo re borbonico di Napoli, e persino sulla questione vitale di come fermare l\u2019avanzata garibaldina c\u2019era una tale confusione di consigli che solo l\u2019arrivo di Garibaldi a Salerno ebbe l\u2019effetto di forzare una decisione. Francesco part\u00ec via mare per Gaeta e fu deciso di resistere agli invasori sul Volturno sotto le difese di Capua. Questo ritiro forzato non era contro l\u2019interesse borbonico. L\u00ec la popolazione era leale e lo spirito degli uomini e degli ufficiali pronti a combattere sotto la bandiera bianca era in strano contrasto con l\u2019inerzia dei generali costituzionali in Calabria, in un momento in cui nessun regolare aveva nulla da temere dalle camicie rosse.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 7 settembre, Garibaldi entr\u00f2 a Napoli stando in piedi nella sua carrozza per affrontare tutti i pericoli con uno spirito pieno di bomba. Uno dei garibaldini dichiar\u00f2 all\u2019epoca che se non fosse stato per l\u2019ora dell\u2019armistizio erano perduti. Se gli svizzeri avessero attaccato solo poche ore prima nulla avrebbe potuto salvarli. Su piccole cose dipende il destino di regni e popoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Sorella della assassinata Elisabetta, imperatrice d\u2019Austria. Il carattere di Francesco era negativo; ma era perseguitato dal fantasma della rivoluzione, e si dice, localmente, che chiunque parli di fantasmi \u00e8 probabile che ne veda uno di notte. Nessun uomo poteva essere pi\u00f9 diverso dal tiranno dell\u2019immaginazione popolare, pericolo esisteva poich\u00e9 Francesco aveva ordinato alle guarnigioni di Sant\u2019Elmo, il Carmine e altre fortezze di non sparare.<\/p>\n\n\n\n<p>La lealt\u00e0 delle truppe borboniche sconvolse seriamente i calcoli della Sardegna; poich\u00e9 la sempre crescente forza di Francesco rese altamente probabile una guerra con la Francia o una guerra civile, e Cavour era determinato a evitare la prima a qualsiasi prezzo. I pericoli politici e militari furono entrambi persi su Garibaldi, che finch\u00e9 ebbe le sue camicie rosse e qualsiasi folla del popolo con una grande \u201cP\u201d sembr\u00f2 indifferente al potere di Napoleone o di Francesco II.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua ostinazione in questa crisi nell\u2019insistere su un futuro attacco a Roma, e da l\u00ec procedere a prendere Venezia (Francesco Giuseppe non contava pi\u00f9 di Napoleone) \u00e8 un esempio sorprendente della sua completa mancanza di intelligenza militare e politica. Tutti i suoi amici liberali in Inghilterra erano contro un tale folle piano come lo erano Cosenz e Turr, i pi\u00f9 capaci e geniali dei garibaldini.<\/p>\n\n\n\n<p>Il governo provvisorio di Garibaldi a Napoli era senza speranza. I peggiori criminali furono rilasciati come vittime politiche e nulla se non la restaurazione di Francesco o l\u2019arrivo di Vittorio Emanuele poteva salvare la citt\u00e0 da un\u2019orgia di libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019era un punto morto militare. Francesco aveva due fortezze che potevano resistere a qualsiasi attacco di Garibaldi e una di esse, Gaeta, resistette per mesi anche contro l\u2019esercito regolare della Sardegna.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019invasione degli Stati Pontifici lo stesso mese da parte dell\u2019esercito sardo fu il capolavoro di Cavour e il punto di svolta del destino dell\u2019Italia. A Chamb\u00e9ry, in agosto, quando Garibaldi era in pieno successo, conquist\u00f2 Napoleone all\u2019occupazione dell\u2019Umbria e delle Marche ma non del Patrimonio di San Pietro. Cavour si preoccup\u00f2 di spiegare che il successo della Sardegna significava il ripristino dell\u2019ordine a spese di Garibaldi. In un certo senso era sincero. Era disposto a usare Garibaldi ma non aveva mai inteso che nessuno tranne la Casa Savoia fosse il beneficiario.<\/p>\n\n\n\n<p>Il comando supremo napoletano, sotto il Re, era nelle mani del maresciallo Afan de Rivera, che non era uno sciocco ma non troppo intraprendente, e del maresciallo Ritucci un uomo coraggioso e capace che si espose cos\u00ec temerariamente durante la battaglia che perse quella presa sul tutto che un generale al comando dovrebbe preservare. Sotto di lui c\u2019erano Tabacchi, Rossarol entrambi uomini coraggiosi e Von Mechel. Era un esercito molto diverso da quello a cui Garibaldi era abituato.<\/p>\n\n\n\n<p>Rivera non riusc\u00ec a cogliere la necessit\u00e0 di un\u2019azione immediata. Non vedeva alcun punto in inutili perdite di vite ma pensava, e ragionevolmente, che poich\u00e9 Garibaldi era stato portato a un punto morto avrebbe perso anche il suo potere politico. Dimentic\u00f2 le mosse sarde dietro di lui, e quando, alla fine di settembre, Vittorio Emanuele aveva vinto la battaglia di Castelfidardo e Ancona era stata persa dal generale Lamorici\u00e8re, ci\u00f2 che accadde sul Volturno poteva fare poca differenza a lungo termine.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 19 settembre, i milanesi di Garibaldi sorpresero Cajazzo, a nord del Volturno, un luogo completamente inutile e insostenibile. Ritucci attacc\u00f2 senza indugio, la vittoria borbonica l\u00ec fu completa. Se a Ritucci fosse stato permesso di attaccare lungo l\u2019intera linea, prima che Garibaldi erigesse batterie a Santa Maria e Sant\u2019Angelo, nulla avrebbe potuto salvare gli invasori. Abilit\u00e0 militare sempre in difetto, fortuna meravigliosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 1\u00b0 ottobre, l\u2019esercito borbonico si rivers\u00f2 fuori da Capua in una nebbia per l\u2019attacco e cattur\u00f2 San Prisco. Ritucci secondo le istruzioni stava attaccando qui, frontalmente, e, sul fianco, con gli svizzeri di Von Mechel per Ducenta e il viadotto di Maddaloni. Nel frattempo Mechel divise nuovamente la sua forza, il che non era nelle istruzioni, e invi\u00f2 Ruiz, il cui record calabrese non avrebbe dovuto ispirare fiducia, a ripulire un posto delle camicie rosse a Castel Morrone e fatto ci\u00f2 attaccare il quartier generale garibaldino a Caserta Vecchia. Questo fu lasciato esposto a qualsiasi attacco sul fianco, poich\u00e9 Garibaldi, nonostante le preoccupazioni di Turr, aveva spostato da l\u00ec l\u2019ultima delle riserve a Santa Maria.<\/p>\n\n\n\n<p>Mechel con solo 3.000 svizzeri marci\u00f2 per attaccare Bixio a Maddaloni. Qui Bixio aveva una grande superiorit\u00e0 numerica e tutti i vantaggi che il possesso dell\u2019acquedotto (c\u2019era un sentiero su di esso) gli dava. Tuttavia, gli uomini dei Cantoni Forestali con alcuni cannoni presero d\u2019assalto la posizione a est dell\u2019acquedotto e misero in fuga senza speranza l\u2019ala destra di Bixio. Allo stesso tempo furono ugualmente vittoriosi sul fondo della valle e scalando i suoi ripidi lati cominciarono ad attraversare l\u2019acquedotto. Ancora una volta le camicie rosse fuggirono. Per quanto resistessero ai napoletani non avrebbero mai affrontato gli svizzeri. A questo punto gli svizzeri si impigliarono sul sentiero stretto con la loro stessa batteria e Von Mechel perse suo figlio.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa aveva fatto Ruiz tutto questo tempo? Beh, segu\u00ec le sue istruzioni e prese Monte Morrone e uccise tutta la guarnigione e alla fine, con la perdita di molto tempo prezioso, raggiunse e occup\u00f2 Caserta Vecchia. Il giorno dopo saccheggi\u00f2 il quartier generale garibaldino ma allora era troppo tardi. Un generale di qualsiasi spirito, quando sent\u00ec gli spari, avrebbe marciato verso Maddaloni o verso Santa Maria e in entrambi i luoghi la sua presenza avrebbe probabilmente assicurato una vittoria borbonica.<\/p>\n\n\n\n<p>Mechel dopo sei ore di combattimento diede l\u2019ordine di ritirarsi su Ducenta completamente incrollabile, poich\u00e9 Bixio non si sarebbe avvicinato a lui. Verso quel tempo quando cadeva l\u2019oscurit\u00e0 dopo alcune ore di stallo Ritucci ordin\u00f2 ai suoi uomini di ritirarsi su Capua. Garibaldi aveva in un certo senso vinto la battaglia del Volturno.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu un fallimento per le truppe borboniche e in nessun senso una sconfitta. Garibaldi non poteva avanzare di un metro verso Capua e le sue perdite furono pesanti; mentre l\u2019esercito di Ritucci era solido come prima dell\u2019azione e poteva rinforzarsi dietro le mura di Capua. Fu il rapido avanzare dell\u2019esercito sardo dalle Marche che fu il fattore determinante. La guerra, che si prolung\u00f2 fino all\u2019inizio del 1861, tra due eserciti regolari entr\u00f2 in una fase completamente nuova.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo il Volturno Garibaldi si ritir\u00f2 in un\u2019oblio dal quale non emerse mai pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>MAURICE WILKINSON, M.A., St. John\u2019s College, Oxford.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>The Catholic Historical Review, gen. 1928, Vol. 13, No. 4 (gen. 1928), pp. 630-645 Maurice Wilkinson Traduzione completa e integrale dell\u2019articolo \u201cThe Myth of Garibaldi\u201d di Maurice Wilkinson, mantenendo la struttura originale e senza omissioni<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/il-mito-di-garibaldi-2\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":22323,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[101,24,96],"tags":[1023,1029,1777],"class_list":["post-62504","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-risorgimento","category-storia","category-storia-italiana","tag-giuseppe-garibaldi","tag-regno-delle-due-sicilie","tag-spedizione-dei-mille","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - 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