{"id":62489,"date":"2025-04-14T15:36:10","date_gmt":"2025-04-14T13:36:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=62489"},"modified":"2025-04-14T15:36:13","modified_gmt":"2025-04-14T13:36:13","slug":"la-guerra-civile-nel-regno-delle-due-sicilie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-guerra-civile-nel-regno-delle-due-sicilie\/","title":{"rendered":"La guerra civile nel Regno delle due Sicilie"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong><a href=\"https:\/\/www.laciviltacattolica.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">La Civilt\u00e0 Cattolica<\/a><\/strong> \u2013 Serie IV, vol. XI \u2013 8 Agosto 1864<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">di padre <strong>Carlo Maria Curci<\/strong> S.J.<\/p>\n\n\n\n<p>La guerra civile, che ingerisce vasta ed ostinata nel Regno delle Due Sicilie, pu\u00f2 fornire un argomento, se altro ne fu mai, palpabile e convincentissimo, che la superstiziosa riverenza alla volont\u00e0 popolare, onde alcuni Potentati tolsero pretesto d\u2019intromettersi nelle faccende di altri, non \u00e8 in sustanza che una pura e pretta ipocrisia, foggiata a strumento di ambizioni smisurate e di tirannide faziosa. Deh! Quanti consigli ufficiali! Quante insistenza ufficiose, a fine che quella pretesa volont\u00e0 popolare in questo o quello Stato italiano fosse satisfatta! Sono appena pochi giorni, e vedemmo il Ministro d\u2019una grande Potenza mettere a condizione del Potere temporale del Papa il satisfacimento di quella stessa volont\u00e0 del popolo, ricantando l\u2019eterno ritornello delle Riforme da largirsi a sudditi, i quali o non ne sanno, o non se ne curano od eziandio di tutta la loro volont\u00e0 le detestano.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/risorgimento_cavour.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"254\" height=\"198\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/risorgimento_cavour.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-61973\" style=\"width:346px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Tanto rileva ai burbanzosi paladini delle nobili idee che a nessun popolo si rechi violenza, che tutti camminino in quella via di progressi umanitarii, sulla quale essi si credono avere avanzato qualsiasi altro! Ed intanto otto o nove milioni di creature umane sono lasciati straziare, assassinare, stritolare da armi straniere, per\u00f2 solamente che non vogliono accettarne l\u2019inviso giogo, n\u00e9 rassegnarsi a vedersi orbati di quella patria dignit\u00e0 e di quella indipendenza di Stato autonomo, in cui la Provvidenza gli ha costituiti e da secoli li mantiene.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Quello che i Piemontesi stanno facendo in opera di forsennata ferocia e di eccidii truculenti vince di molto ci\u00f2 che fingesi aver mai fatto o i Russi in Polonia o gli Austriaci in Lombardia, e non si divaria gran fatto da ci\u00f2 che i Turchi fecero nella Grecia, quando l\u2019intera Europa s\u2019impietos\u00ec sopra le sventura di questa. Ma delle sventure napolitane e delle sicule chi \u00e8 che si curi? La fazione piemontese ha maggiori titoli alla tolleranza europea, che non ebbero i Sultani di Costantinopoli, quantunque non ne siano meno nefande le opere. Alle popolazioni manomesse da una guerra di esterminio, si sta dicendo tacitamente che si aiutino da s\u00e9; e quando pure aiuto straniero, fisico o morale, vi dovesse intervenire, \u00e8 indubitato che per ora quell\u2019aiuto non agli oppressi sarebbe porto, ma agli oppressori: testimonio la ricognizione del nuovo Regno, la quale solo ai secondi potea profittare, a detrimento dei primi.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto quelle popolazioni stanno mostrando al mondo che sanno aiutarsi da s\u00e9 pi\u00f9 assai efficacemente, che il bellicoso Piemonte non si pensava; e le intere legioni distrutte, ed i battaglioni disciolti, perch\u00e9 ricusatisi ad una lotta troppo inuguale, e i loro duci anche tra i pi\u00f9 alti, per la stessa ragione, sommessi a consigli di guerra e puniti, e le borgate e le citt\u00e0 e gl\u2019interi Distretti e quasi le intere province fuggite di mano al conquistatore, che vi lasciava morti in gran numero e feriti e la propria memoria maledetta ed esecrata; tutti cotesti fatti dicono troppo chiaro in loro favella quanto sia naturale e desiderata questa unit\u00e0 italiana, inaugurata e mantenuta da tanto fratellevoli tenerezze.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste scene di eccidii, di bruciamenti e di distruzione, che ricordano le desolata ed insanguinata Vandea, appena possono leggersi, senza sentirsi stretto il cuore da profonda piet\u00e0, e senza che l\u2019animo atterrito chiegga a se stesso qual nome meriti una setta scellerata che, a nome della fratellanza nazionale, sguinzaglia ed aizza una parte della nazione a sterminio dell\u2019altra, perch\u00e9 il sangue dei manigoldi e delle vittime sia titolo e strumento del suo dominio.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/brigantaggio_Italia_unita_risorgimento.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"275\" height=\"183\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/brigantaggio_Italia_unita_risorgimento.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-61508\" style=\"width:411px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Non pu\u00f2 prevedersi qual sar\u00e0 l\u2019esito di questa lotta disperata; ma se il Regno e la Sicilia non saranno in questo primo commovimento il sepolcro dei trionfi piemontesi, saranno a quella fazione prevalente tale spina ai fianchi, che presto la far\u00e0 pentire di avere spinto tant\u2019oltre le folli sue ambizioni, facendo cos\u00ec grosso boccone, che di necessit\u00e0 le si doveva attraversare nella strozza.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto alcune considerazioni, intorno ad un fatto s\u00ec grave e s\u00ec fecondo, saranno utilissime a sempre meglio conoscere gli uomini ed i principio che pi\u00f9 influirono nei presenti scompigli della misera Italia; soprattutto ad intendere che valga nel gergo moderno la protezione e la tutela della volont\u00e0 popolare. Con sotto agli occhi il gi\u00e0 s\u00ec fiorente Regno di Napoli, messo a sangue ed a fuoco dal Piemonte, solo perch\u00e9 non vuol divenire provincia piemontese, le parole di qualche Ministro britannico o di qualche diplomatico di altra Potenza, a favore delle volont\u00e0 popolari dei Ducati, esempligrazia, o delle Romagne, dovranno oggimai accogliersi col sorriso incredulo, onde ascolterebbesi l\u2019avaro persuadere l\u2019elemosina.<\/p>\n\n\n\n<p>E prima di tutto quanta melensaggine ci volle per credere, quanta ipocrisia per mostrare di credere, che cinque Stati indipendenti ed autonomi volessero orbarsi da loro medesimi della propria indipendenza ed autonomia, affine di diventare province di un altro, che non vi avea altro titolo salvo la smisurata ambizione del volerlo e l\u2019astuzia pi\u00f9 che volpina del procurarlo? Che popoli aspirino a stare e far da s\u00e9, staccandosi da grandi corpi politici di cui sono parte, \u00e8 cosa non rara, e se ne ha innanzi l\u2019esempio nei conati rivoltosi dell\u2019Ungheria, e nella risoluzione che gli Stati meriggiani della Confederazione americana stan mantenendo colle armi, di separarsi dai boreali.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma che uno Stato indipendente con proprio Principe, con propria dinastia regnante, con proprie leggi ed istituzioni e consuetudini, e pel caso degli Stati italiani possiamo aggiungere con propria storia anche splendida, voglia rinunziare a tutto questo per diventare parte pi\u00f9 o meno cospicua, ma parte sempre di un tutto non ancora costituito, \u00e8 cosa tanto ripugnante alle umane propensioni che per poco non dovria dirsi moralmente impossibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo noi non sappiamo se un tal fatto abbia riscontro di esempio nella storia: ma \u00e8 indubitato che per gli Stati italiani non fu, non pot\u00e8 essere; e, per vane ragioni, meno di qualunque altro ci\u00f2 era possibile pel Regno delle Due Sicilie. Il concetto unitario, essendo di fresca data tra noi, siccome quello che, a confessione dei suoi pi\u00f9 caldi propugnatori, germin\u00f2 appena sugl\u2019inizi del corrente secolo in alcuni cervelli patriottici, non ebbe tempo, non che di far presa nelle moltitudini, neppure di entrare nelle loro menti.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/brigantaggio-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"195\" height=\"155\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/brigantaggio-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-53091\" style=\"width:427px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Gran cosa fu se, vagheggiato da qualche politico o statuale speculativo, pot\u00e8 quel concetto essere messo a partito nelle discussioni private o nei libri; ed in quelle ed in questi i pi\u00f9 savii ed i pi\u00f9 famosi rigettarono senza pi\u00f9 quell\u2019idea, come innaturale ed impossibile, quand\u2019anche non vi fossero stati altri motivi da rendesse eziandio iniqua e violenta l\u2019attuazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019altra parte il decoro ed i vantaggi del fare Stato da s\u00e9 essendo pratici, vicini, sperimentati, e quelli che si promettono dalla grande unit\u00e0 non si mostrando che lontani, incerti ed accessibili solo a certe menti comprese dalla grandezza nazionale un poco all\u2019inglese, un poco alla pagana (che forse \u00e8 tutt\u2019uno); \u00e8 indubitato che per le moltitudini non potea avere alcuna attrattiva questa seconda maniera di essere Politico, laddove quella prima ne avea moltissime e prepotenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Che se oltre a ci\u00f2 si consideri come l\u2019aspirazione alla unit\u00e0 italiana si \u00e8 cangiata nel fatto in conquista piemontese, s\u2019intender\u00e0 agevolmente stranissima e ripugnante ipotesi che \u00e8 quella, per la quale si \u00e8 voluto supporre che la Toscana, gli Stati della Chiesa, i due Ducati e le stesse Due Sicilie volessero cessare di essere Stati, per ottenere l\u2019insigne privilegio di essere conquistate colle armi dal Piemonte, e poscia di essere governate da esso con quel dispotismo e con quel disprezzo, onde l\u2019Austria non sogn\u00f2 mai di governare il Lombardo Veneto.<\/p>\n\n\n\n<p>La quale impossibilit\u00e0 morale di quel voto, attribuito gratuitamente agli Stati italiani, era a cento tanti pi\u00f9 manifesta pel Regno delle Due Sicilie, dove appena sariasi trovato qualche rarissimo che sommessamente osasse mormorare quella proposta, la quale all\u2019universale delle popolazioni sarebbe paruta oltraggiosa e poco meno che proposta di suicidio. Il volersi sommettere ad altrui od anche solo incorporarsi come parte di un tutto, \u00e8 agli uomini individui non meno che agli Stati tanto pi\u00f9 ripugnante, quanto quelli e questi sono pi\u00f9 grandi, pi\u00f9 sufficienti a s\u00e9 stessi in tutto che si attiene alla vita privata, alla civile ed alla politica.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Italia_borboni_risorgimento.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Italia_borboni_risorgimento-1024x683.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-47935\" style=\"width:407px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Italia_borboni_risorgimento-1024x683.png 1024w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Italia_borboni_risorgimento-300x200.png 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Italia_borboni_risorgimento-768x512.png 768w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Italia_borboni_risorgimento.png 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Ora un Regno di presso a dieci milioni di anime, forse la prima tra le minori Potenze, e per feracit\u00e0 di suoli, per frequenza di commerci, per isvegliatezza d\u2019ingegno privilegiato quanto forse nessun altro paese di questo mondo, con esercito forte, con navilio fornitissimo, colle private fortune in fiore, con erario non pur senza debiti, ma ricco di parecchi milioni di sopravanzo, con fondi pubblicai pi\u00f9 accreditati, e per\u00f2 i pi\u00f9 cerchi tra quanti ne fossero in Europa, con istituzioni governative e con leggi che fonnarono l\u2019ammirazione di quanti le vollero studiare, con propria e splendida dinastia regnante, con un giovane Re, fiore di virt\u00f9 e di religione, frescamente montato sul trono dei padri suoi, ed alla cui bella riputazione la calunnia non avea avuto il tempo di avventare il velenoso suo dente; una tale Monarchia solo i pazzi avrebbero potuto pensare che sariasi voluta distruggere da s\u00e9, per darsi, senza patti o condizione di sorta, al piccolo Piemonte, che ne avrebbe fatto ci\u00f2 che meglio gli sarebbe stato in grado.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed il Piemonte volle farne una provincia, niente altro che una piccoletta sua provincia di dieci milioni di sudditi, o piuttosto un gruppo di ventidue province, senza che Napoli o Palermo potessero presumere di valere alcuna cosa di pi\u00f9 che Campobasso, Potenza o Caltanissetta. Quelle due contrade, nei tempi della meravigliosa ed unica grandezza spagnuola, portarono con non piccola impazienza la suggezione politica ai Re cattolici, la quale pure era condizione di mezzo mondo, e veniva lenita dal sentimento della giustizia, in cui quella suggezione si fondava, dalla qualificazione abbastanza splendida di Vicereami e dal mantenimento delle istituzioni napolitane e sicule, cui i due popoli vollero ed ottennero comunemente mantenute. Nondimeno quella non parve condizione che potesse durare lungamente; e Carlo 111 dovette venire alla ristorazione del trono di Roberto e di Ruggiero, fondando o piuttosto rinnovando la Monarchia delle Due Sicilie in uno dei due minori suoi figliuoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Or si consideri, se popoli, ai quali non parea tollerabile la condizione di Vicereami a rispetto della Spagna nell\u2019auge della sua grandezza, abbiamo potuto volere, a vero studio e ad occhi veggenti, diventare lontane province del piccolo Piemonte! E chi vide mai farsi da senno societ\u00e0 del ricco col povero, del grande col piccolo, e quasi vorremmo aggiungere del savio col farnetico, per modo che il grande, il ricco ed il savio si voglia mettere anima e corpo alla merc\u00e9 del piccolo, del povero e del farnetico? Ora niente meno di questo \u00e8 uopo che s\u2019ingoi chiunque vuol credere possibile che le Due Sicilie abbiano voluto annettersi o pi\u00f9 veramente sommettersi, senza saper perch\u00e9, al Piemonte.<\/p>\n\n\n\n<p>Dirassi nondimeno che, ad onta di tutte coteste ripugnanze speculative, in pratica la cosa fu fatta; e per gli adoratori del successo e dei fatti compiuti non ci vuole altro, perch\u00e9 sia onestata l\u2019annessione per\u00f2 solamente che si riusc\u00ec a compierla. Ma trattandosi di un mutamento, il quale, in sentenza dei suoi medesimi autori, non potea avere altro titolo di legittimit\u00e0 che la volont\u00e0 popolare, \u00e8 cosa al tutto assurda e ridicola che, in vece di argomenti che mostrino la realt\u00e0 di quella volont\u00e0 medesima, o che almeno confutino le ripugnanze morali che se ne ragionano apriori, si rechi il riuscimento, quasi fosse cosa impossibile ed inaudita che quella volont\u00e0 sia tradita ed oppressa, e quasi l\u2019essere riusciti a spogliare od uccidere altrui dimostri che quegli fu di sua piena volont\u00e0 spogliato ed ucciso.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora se per gli altri Stati italiani i famosi plebisciti furono un ludibrio parte ridicolo, parte atroce, per le Due Sicilie neppure quelle apparenze vi furono; ed un bel giorno due splendide Metropoli e ventidue province popolosissime si trovarono diventate colonie e possedimenti del Re di Sardegna, il quale vi avea meno diritto che non ai Regni di Cipro e di Gerusalemme, dai quali pure s\u2019intitola.<\/p>\n\n\n\n<p>Le turpitudini, le nefandezze, le tradizioni, onde si venne a quel subito ed inopinato rivolgimento, ignorate da prima o sapute solo per met\u00e0 da quei tanti milioni che n\u2019erano state vittima, come furono loro rivelate nella schifosa nudit\u00e0 del vero, servirono a rendere pi\u00f9 inviso un giogo imposto loro ad opera di tante nequizie ed al quale si trovarono sommessi prima ancora che potessero deliberare intorno alla convenienza di accettarlo. Che altro dunque poteano aspettarsi se non la tirannide, da un dominio usurpato con mezzi tanto scellerati e turpi?<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/risorgimento_anticlero.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"264\" height=\"191\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/risorgimento_anticlero.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-19983\" style=\"width:436px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Fu cardine dell\u2019immenso disastro la compra defezione di alquanti duci supremi, ai quali n\u00e9 la coscienza, n\u00e9 la patria carit\u00e0, n\u00e9 la infamia, onde sarebbero stati coperti, non bastarono ad atterrirli dal mettere a prezzo il proprio onore, la giurata fede al proprio Principe e la dignit\u00e0 e la pace ed o gni bene civile del proprio paese.<\/p>\n\n\n\n<p>A quei traditori vituperosi fu spesso da molti minacciato il severo giudizio della storia; ma, quella non \u00e8 gen\u00eca che soglia curarsi gran fatto dei giudizii della storia. Che se allo stesso modo non si curano del giudizio di Dio, non \u00e8 lontana l\u2019ora che, a marcio loro dispetto, se ne dovranno curare; quando ad essi sar\u00e0 chiesta ragione delle sventura, delle lagrime e del sangue di un popolo inconsapevole, per opera loro precipitato in tutti gli orrori della guerra civile e dell\u2019anarchia.<\/p>\n\n\n\n<p>Bast\u00f2 la loro fellonia per rendere o dubbia od infruttuosa la lealt\u00e0 e la valentia di un esercito che da sbandato sta mostrando quello che avria potuto fare guidato da capi meno imbecilli o meno iniqui; e, mancata cos\u00ec ogni forza materiale al giovane e nuovo Monarca, gli uomini, onde la fazione avealo circuito, o non seppero o non vollero valersi dei presidii morali, che pure si poteano trovare amplissimi e poderosi nell\u2019affezione e nella fedelt\u00e0 di popoli, che ad un cenno avrebbero saputo troncare il corso alla invasione straniera pi\u00f9 agevolmente assai che ora non riescono a disfarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbandonata la Capitale innanzi ad un nemico che non si era ancora mostrato, acciocch\u00e9 le province si dicessero acquistate al Piemonte, non si volle altro che cangiare la bandiera, sostituire un nome ad un altro nella intitolazione dei pubblici atti, ed insediare nei seggi precipui della pubblica amministrazione uomini o venduti al Piemonte o piemontesi: nell\u2019uno o nell\u2019altro caso cospiratori di professione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora una dedizione di dieci milioni di umane creature, manipolata in un paio di giorni da un pugno di traditori nella metropoli, e la quale per tanti capi ripugnava agl\u2019interessi ed alle inclinazioni di quelle contrade, come era mai possibile vederla accettata da quei milioni stessi, i quali si trovarono ceduti ad un padrone straniero con maggiore avventatezza e non curanza, che se si fosse trattato di uno stupido armento che acquista con solo averne sborsato il prezzo?<\/p>\n\n\n\n<p>Era dunque da aspettarsi che, dileguatosi il passaggero sgomento della sorpresa e ravvisate le cose pel loro verso, quelle popolazioni altiere e rubeste ripugnassero fieramente ad una dominazione, a cui la ribaldaglia fangosa e le codarde assentazioni della metropoli avevano fatto vista di plaudire od inchinarsi, secondo che plausi od inchini s\u2019imponevano colle minacce o si comperavano colla pecunia.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/Risorgimento_massone.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"240\" height=\"156\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/Risorgimento_massone.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-21602\" style=\"width:432px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Tuttavolta potria pensarsi che la ripugnanza delle province al dominio usurpato avrebbe indugiato a scoppiare in aperta violenza o saria scoppiata meno furiosa, quando il Piemonte avesse saputo o potuto usare un briciolo di quella temperanza e discrezione, delle quali esso nella sua minore fortuna si volle far maestro agli altri Stati italiani.<\/p>\n\n\n\n<p>Tant\u2019\u00e8! I veri popoli sono pi\u00f9 pazienti di quello che comunemente non credesi; e perch\u00e9 la gente tranquilla e morigerata e cristiana della campagna, lontana dalle corruzioni delle grandi citt\u00e0, dia di piglio alle armi e si levi in fascio ad una riscossa ancora feroce, pugnando con quella ostinata risolutezza, onde si pugna pro aris etfocis, \u00e8 uopo che siano messi addirittura colle spalle al muro; ed il Piemonte pu\u00f2 rallegrarsi di averlivi messi.<\/p>\n\n\n\n<p>In altri termini vogliamo dire che, se esso non avesse urtato bruscamente tutte le pi\u00f9 delicate suscettivit\u00e0 dei popoli delle Due Sicil\u00ede; se non ne avesse manomessi, nel brieve giro di pochi mesi, tutti i pi\u00f9 vitali interessi; se non ne avesse insultate le credenze e vilipesi i costumi forse quei popoli si sarebbero rassegnati al giogo aborrito, e non sarebbero entrati nel proposito di rivendicarsi il diritto di essere governati solo da colui che la Provvidenza avea loro dato per governarli, e dal quale non ricordavano avere avuto altro che pace profonda e prosperit\u00e0 d\u2019ogni maniera.<\/p>\n\n\n\n<p>In quella vece il mutamento dei Gigli borbonici nella Croce sabauda signific\u00f2, per quelle infelici popolazioni, lo sperpero della pubblica fortuna, essendo in pochi mesi scomparsi dall\u2019erario non meno di 38 milioni di ducati che v\u2019erano in serbo, colla giunta di un debito cos\u00ec smisurato che appena si arriva a calcolarlo; signific\u00f2 la ruina dei privati interessi per la sicurezza perduta, pei commerci o distratti o arrestati, per le industrie inaridite, pei balzelli stranamente cresciuti colla dolorosissima conseguenza di un incarimento strabocchevole dell\u2019annona; il quale nel paese dell\u2019abbondanza riusciva tanto pi\u00f9 intollerabile al minuto popoletto, quanto che all\u2019ora stessa gli si assottigliavano i mezzi di campare la vita; signific\u00f2 la perdita di ogni ordine cittadino, di ogni tutela delle propriet\u00e0 e delle persone, che pur sono i beni pi\u00f9 elementari e quasi primordiali del vivere civile: sicch\u00e9 nella sola Napoli in una sola notte fur trovati per le contrade non meno di quattordici uccisi, senza che se ne potesse sapere il come e da cui; signific\u00f2 il trovarsi la capitale e le province abbandonate alla merc\u00e9 di uomini oscuri, nuovi, la pi\u00f9 parte stranieri, che erano scaraventati da Torino a governare paesi che appena avevano visti sulla carta geografica, senza alcuna cognizione degli uomini e delle abitudini, ed i quali a quei posti erano scelti a merito di antichi servigi fatti alla fazione; signific\u00f2 il rovesciamento delle leggi, delle consuetudini, delle usanze anche antichissime, in quanto tutto dovea foggiarsi da capo sul tipo portato dal pi\u00e8 delle Alpi dai conquistatori, i quali, come in mezzo a Beozia od a nazione d\u2019Iloti facean man bassa su quanto suol essere ai popoli pi\u00f9 caramente diletto.<\/p>\n\n\n\n<p>E perciocch\u00e8 a quelle contrade, profondamente cattoliche, sopra qualunque altra cosa \u00e8 cara la Religione con tutto ci\u00f2 che le si attiene di persone sacre o di sacri istituti, pi\u00f9 di tutto dovette riuscir loro cocente la persecuzione religiosa, alla quale il mutamento del Giglio borbonico nella Croce sabauda fu segnale. E chi basterebbe a trarre il novero delle sacrileghe ruberie, degli sbandamenti di Religiosi e di Suore, degli esilii, delle prigionie, e perfino delle uccisioni di Ecclesiastici d\u2019ogni ordine e d\u2019ogni grado eziandio supremo?<\/p>\n\n\n\n<p>Ora un cumulo di tante e tanto gravi calamit\u00e0, scoppiate improvvisamente addosso a popoli, che non ha guari riposavano nel seno delle pace, ciascuno accanto alla sua vite ed all\u2019ombra del proprio fico, secondo la frase biblica, un tal cumulo, diciamo, saria paruto insopportabile, quand\u2019anche fosse venuto da Governo indigeno, antico ed avente radici ferme e molto intime in quei paesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Si consideri quindi che dovr\u00e0 essere, quando quelle calamit\u00e0 stesse si guardano come portate di fuori da gente straniera, sconosciuta e la quale essi cominciarono a conoscere la prima volta dalla boria del comando, dalla ferocia dell\u2019opprimere, dall\u2019avidit\u00e0 insaziabile del predare e dallo spregio di quanto tra genti cristiane e civili pi\u00f9 si riverisce e si onora.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/bersaglieri_Risorgimento.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"213\" height=\"171\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/bersaglieri_Risorgimento.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-53094\" style=\"width:367px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Questi sono i veri, i precipui motivi delle cos\u00ec dette Reazioni che infieriscono in Napoli e nella Sicilia; e gli eccitamenti che se ne pretendono ordinati e mossi da non sappiamo che comitati stabiliti in Roma, in Venezia ed altrove, sono invenzioni e menzogne che non hanno neppur l\u2019ombra del verosimile.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo le affezioni dinastiche, la tenacit\u00e0 degli antichi ordini e le speranze d\u2019ogni gran bene concepite in un Principe, al quale poco tempo era bastato per farle di s\u00e9 concepire grandissime, entrano per non poco in quel terribile commovimento, che ora agita i popoli dal Tronto fino all\u2019estremo lembo meridionale della Trinacria. Ma gi\u00e0 fu detto che essi forse si sarebbero rassegnati al giogo degli usurpatori, se la costoro o insipienza o nequizia non gli avesse sospinti alla disperazione colla realt\u00e0 di quel mal governo, di cui essi attribuirono al Pontefice Romano ed al Re di Napoli la calunnia.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa, camuffata sotto gli ipocriti e filantropici compianti di una diplomazia senza onore e senza coscienza, pot\u00e8 far buon giuoco nel Congresso di Parigi, per insidiare turpemente ai troni amici e che dicevansi protetti. Ma i popoli tranquilli e contenti non si muovevano, non zittivano; ed in un secolo di regno di Pio IX o di Ferdinando 11 non saria stato necessario un millesimo di quella sanguinosa repressione, di cui si \u00e8 dovuto puntellare il Piemonte in sei o sette mesi di dominio.<\/p>\n\n\n\n<p>Proscritti senza processo a miriadi; incarcerati per politici sospetti pi\u00f9 che a miriadi; dei trucidati per ordine o per connivenza della pubblica autorit\u00e0 non pu\u00f2 trarsi pi\u00f9 il novero; borgate, villaggi e perfino intere citt\u00e0 arse ed incenerite, e tutto questo con un raffinamento di ferocia selvaggia che ne disgraderebbero al paragone le crudelt\u00e0 croate descritte dai nostri poeti patriottici, con questa sola differenza, che per conto dei Croati quelle erano per nove decimi esagerazioni ed invenzioni poetiche; per gl\u2019ltaliani nel Regno e nella Sicilia sono schietta verit\u00e0 di fatti, che attestano con quanto merito il Piemonte si arroga l\u2019egemonia civile della nazione rigenerata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quello che nella presente materia dee recare maggiore maraviglia \u00e8 il vedere come la fazione conquistatrice, la quale pel resto ha pure mostrato di non difettare di avvenimento e di astuzia, non abbia capito fin da principio che, quel contegno di alterigia sprezzante e di violenta compressione, avrebbe distrutto con una mano ci\u00f2 che si contendeva di edificare coll\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma noi, pi\u00f9 che insipienza od imperizia, vediamo in questo contegno del Piemonte, a rispetto delle Due Sicilie, quella ineluttabile e quasi fatale necessit\u00e0, in che spesso si trovano gl\u2019iniqui, quando, per compiere o mantenere l\u2019opera loro, si trovano costretti a valersi di mezzi che di quella sono la distruzione e la morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Quinci si origina nell\u2019ordine pratico una specie di circolo vizioso, non guari d\u00edssomigliante da quello che i d\u00edalettici notano nello speculativo, quando a convincere vera una proposizione si reca un argomento che, in quella proposizione stessa attingendo ogni sua forza dimostrativa, non pure \u00e8 incapace a convincerla, ma la distrugge.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo non ci voleva grande perspicacia per capire che a dieci milioni di esseri ragionevoli non si sottrae di punto in bianco l\u2019autonomia di Stato politico, e non s\u2019impone il giogo di un dominio nuovo ed ignoto, a furia di bruciamenti, di fucilazioni e di mitraglia: e la pi\u00f9 volgare avvedutezza avrebbe suggerito di carezzare, di blandire al possibile, almeno sugl\u2019inizii, le suscettivit\u00e0 di quei popoli annessi alla corona sabauda, sicch\u00e9 essi appena si accorgessero del mutamento, e, se si fosse potuto, pensassero di avervi guadagnato qualche cosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Non vi \u00e8 sacrifizio che il Piemonte non avrebbe dovuto fare a questo intento; e piuttosto che farneticare intorno a Roma, saria stato molto sottile accorgimento tramutare dalla Dora sul Sebeto, anche solo temporaneamente, la sede del Governo; col che si saria forse assicurato il Regno, non saria pericolato il possesso del Piemonte e di Torino; pogniamo che ne dovessero restare alquanto ferite le pretensioni municipali.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/brigantaggio-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"255\" height=\"300\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/brigantaggio-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-53092\" style=\"width:365px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Ma ad ogni modo il non dar fondo alla pubblica e privata fortuna, il lasciare la pubblica cosa in mano ad indigeni, senza insediare troppi stranieri in uffizii anche supremi, e da ultimo il rispettare comunque, e fosse per semplice ipocrisia, la cattolica Religione, che in quelle contrade \u00e8 parte principalissima della vita domestica e della civile, sarebbero stati tre avvenimenti facili, naturalissimi e da saltare agli occhi di uomini anche meno perspicaci che non sono gli statuali piemontesi, massime quando vi sedea a capo il perspicacissimo conte Camillo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, li vedessero o no, il certo \u00e8 che essi furono nell\u2019assoluta impossibilit\u00e0 di recarli in pratica; e ci\u00f2 per la qualit\u00e0 medesima della loro opera, la quale gli strascin\u00f2 pei capegli a fare precisamente il rovescio di quello che la pi\u00f9 comunale prudenza avrebbe consigliato. E cos\u00ec si videro da ultimo ridotti a tutto dover commettere alla bestiale ferocia dei Cialdini e dei Pinelli, il cui solo intervento, in opera di vasta e sanguinosa repressione popolare, bastava a mostrare perduta moralmente innanzi all\u2019Europa la causa della unit\u00e0 italiana, con molta probabilit\u00e0 che quell\u2019intervento stesso non basterebbe ad impedirne eziandio la materiale ruina.<\/p>\n\n\n\n<p>Della quale durissima necessit\u00e0, in che si trova la fazione piemontese, di non fare altrimenti da quel che fa nelle Due Sicilie, fia pregio dell\u2019opera accennare la precipua ed intima cagione, perch\u00e9 meglio s\u2019intenda la suprema nequizia dell\u2019opera e la impossibilit\u00e0, in che questa versa di pigliare mai consistenza od acquistare durevolezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Salvo poche aderenze, apparecchiate di lunga mano colla pecunia o colle promesse nella citt\u00e0 di Napoli ed in Palermo, in tutto il resto del vasto Reame il Piemonte, a rispetto delle moltitudini, non che nelle simpatie, non era entrato neppure nella contezza, che pure era indispensabile al desiderio.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi avvenne che, compiutasi nel modo che tutti sanno nella capitale l\u2019annessione, il Governo sardo si trov\u00f2 sconosciuto e solitario in mezzo a popoli che, tenendosene in sospettosa distanza, stettero un tratto, guardinghi e diffidenti, osservando ove andassero a parare le cose.<\/p>\n\n\n\n<p>Esso intanto non ebbe per s\u00e9 che i reduci dagli esilii, gli usciti dalle galee, un pugno d\u2019illusi, le cui illusioni si dileguavano innanzi alla dolorosa realt\u00e0 dei fatti, e pi\u00f9 di tutti tenacemente gli aderiva quella ribaldaglia vituperosa che parteggerebbe, non che pel Piemonte, ma pel Turco, quando da questo potesse essere licenziata ad ogni genere di ribalderie e di delitti.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/risorgimento_allegoria.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"220\" height=\"229\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/risorgimento_allegoria.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-8288\" style=\"width:376px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Nel resto il clero maggiore ed il minore, il secolare ed il regolare, non volle aver che fare con un Governo che riput\u00f2 scomunicato ed usurpatore; l\u2019esercito anche sbandato gli si dichiar\u00f2 fieramente avverso, e rientrato nei proprii focolari non aspettava che un segnale a riprendere le armi pel proprio Principe; l\u2019aristocrazia se ne separ\u00f2 quasi in fascio, ed o si chiuse nei proprii palagi, o ripar\u00f2 a centinaia in Parigi, in Roma ed in altre contrade di Europa; la numerosa falange dei pubblici ufficiali, indigeni e non deposti dai nuovi padroni, se esternamente per domestiche necessit\u00e0 fe\u2019 mostra di loro aderire, ebbe troppe ragioni di esserne stomacata, e non vedea l\u2019ora di mostrare all\u2019aperto ci\u00f2 che pensa e vuole; l\u2019immensa popolazione delle campagne, per le cagioni accennate di sopra, sospirando al ritorno dell\u2019antico ordine di cose, stette un tratto spettatrice quasi indolente di quel subito rivolgimento, ma oggimai non sa pi\u00f9 star alle mosse e si leva in armi e si ordina e combatte con disperato ardimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Che pi\u00f9?<\/p>\n\n\n\n<p>Quei medesimi, e non erano pochi, i quali, soprattutto nella Metropoli e nelle citt\u00e0 maggiori, allucinati da non so che lustre di beatitudini mai pi\u00f9 non viste, aveano vagheggiato o il Governo parlamentare come arra di libert\u00e0, o l\u2019unificazione italiana come mezzo di prosperit\u00e0 e di grandezza, hanno avuto tutto l\u2019agio di prendere dai fatti disinganni amarissimi, ma salutari, ed oggi accetterebbero con tutti i suoi difetti, come una benedizione del cielo, quel Governo, verso cui furono od indifferenti od ostili per improvvido speranza di meglio; n\u00e9 forse minori sventure sariano bastate a metter senno in quei cervelli. E cos\u00ec il Piemonte nelle Due Sic\u00edlie veggendosi solitario, diserto, abbandonato dal fiore e dal grosso delle popolazioni, ha dovuto afforzarsi della loro porzione putrida e cancrenosa, sotto pena di non avere, in paese che dice suo, anima viva che parteggiasse per lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Or questa porzione corrotta e vituperosa del popolo \u00e8 miserabile, \u00e8 affamata, n\u00e9 si mantiene in fede che a prezzo di pronti contanti tratti dal pubblico erario gi\u00e0 esausto e dalle private fortune lasciate alla merc\u00e9 loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre a ci\u00f2 essi vorrebbero pubblici carichi, come strumento di prepotenza e fondo da smungere pecunia; e pei minori sono comunemente fatti paghi, intantoch\u00e8 la polizia \u00e8 tutta in mano di certa schifosa melma, che chiamano Camorra, con bacia di tutto fare contro i reazionari ed i sospetti di borbonismo; ma quanto ai pi\u00f9 alti uffizii, questi alla gente onesta e capace fan ribrezzo, non si potrebbero commettere ai traditori dell\u2019antico Governo, i quali, ricevutone il prezzo, dovettero essere, come merce contaminata, buttati via; e quindi la necessit\u00e0, che si sperimenta in Torino di doversi valere di stranieri imperiti e nuovi, e che offendono i paesani colla medesima loro qualit\u00e0 di stranieri.<\/p>\n\n\n\n<p>Da ultimo, appunto perch\u00e9 le aderenze piemontesi in quelle contrade sono quasi alla sola feccia ristrette, e questa abomina tutto che si attiene a Religione ed a Chiesa, il Governo sardo \u00e8 obbligato, quando pure non lo volesse, a secondare quelle ire sacrileghe e quel furore di persecuzione ecclesiastica, la quale si mostra, come il carattere pi\u00f9 scolpito del nuovo ordine introdotto, per somma nequizia, in quelle contrade.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed ecco chiarito quel circolo vizioso, al quale dicevamo sopra essere gli usurpatori col\u00e0 condannati dall\u2019indole medesima della loro opera innaturale e violenta. Essi, per mantenerla, sono trascinati col capestro alla gola a fare proprio quello che \u00e8 il mezzo pi\u00f9 spedito per distruggerla.<\/p>\n\n\n\n<p>Per avere aderenze e braccia che la sostengono, sono obbligati ad una dilapidazione della pubblica fortuna e ad uno smungimento della privata, che in men di un anno han condotto quelle gi\u00e0 s\u00ec liete ed opulente regioni ad uno stremo di miseri, di cui ivi la presente generazione non ha memoria.&nbsp;L\u2019impossibilit\u00e0 di trovare nel paese persone sperimentate e capaci che vogliano aiutare dei loro servigi il Governo intruso, obbliga questo a mandarvi da Torino stranieri ufficiali, i quali, nuovi degli uomini e delle cose, appena fanno altro che arruffare via peggio la matassa, lasciando le popolazioni altamente disgustate ed offese dal vedersi padroneggiate da gente ignota, ed imposta ad esse da uno Stato che non \u00e8 il loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Si aggiunga finalmente che un riguardo, quanto che piccolissimo, alla Religione di un paese eminentemente cattolico \u00e8 al tutto impossibile ad un Governo, condannato a non avere per s\u00e9 che il rifiuto della societ\u00e0, in tutti gli atei e gli scredenti che gli si rannodarono attorno, per la speranza ed a patto di sfogarne gli antichi mal compresi rancori contro la Chiesa cattolica ed i suoi ministri, nella quale e nei quali aborrono la condanna viva, che quella e questi sono della loro vita inviziata ed infame.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra queste condizioni \u00e8 naturalissima l\u2019impossibilit\u00e0, in che vedesi il Ministro sardo, di trovare un uomo che riesca a governare uno Stato, che pure era s\u00ec tranquillo e di s\u00ec facile contentatura governato dai suoi legittimi Principi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I Luogotenenti si succedono senza posa; e tutti dalla pi\u00f9 deliziosa dimora d\u2019Italia, da un seggio governativo che in ampiezza non ha l\u2019ugual nel mondo, fuggono esterrefatti come se bruciasse col\u00e0 sotto i loro piedi la terra, e talora neppur basta loro la pazienza di aspettare il successore; tanto tarda loro di far meno cospicuo il fiasco che pur sentono di aver fatto.<\/p>\n\n\n\n<p>A dir solo dei pi\u00f9 nominati e che vi durarono pi\u00f9 di un mese, al Principe di Carignano non valse nulla il prestigio del nome regio; nulla al Nigra le attrattive di simpatia, onde diceasi adorno; nulla al Ponza la valentia nell\u2019amministrazione, in cui \u00e8 predicato maestro: e quand\u2019anche Vittorio Emmanuele, aderendo al consiglio datogli, secondo che si riferisce dai giornali, da Napoleone III, fosse ito a piantare in Napoli la sua dimora, noi teniamo per fermo che la Maest\u00e0 regale non avrebbe fatto in lui pruova migliore; e presto si saria visto obbligato a fuggire a precipizio una seconda volta dal mezzo di un popolo, che rimembrerebbe con rinnovato desiderio la vita intemerata e la piet\u00e0 regalmente cristiana dell\u2019esule suo Sovrano.<\/p>\n\n\n\n<p>Che sia per ottenere il Cialdini, il quale in vece del prestigio, della simpatia e dell\u2019astuzia, va a comprimere il Regno sotto la suprema ragione del ferro, non si pu\u00f2 prevedere; ma tutti col\u00e0 sono persuasi che la causa della giustizia trionfer\u00e0 presso assai; anzi se ne mostra persuaso lo stesso Piemonte, il quale, colla furia che reca nel saccheggiare Reggie, Musei ed Arsenali, rappresenta bene il ladro che svaligia la casa incalzato alle spalle dalla famiglia del criminale.<\/p>\n\n\n\n<p>Pure non \u00e8 impossibile che quel feroce, usando ed abusando le forze di mezza Italia, riesca a spegnere nel sangue le legittime e generose aspirazioni dell\u2019altra met\u00e0, alla quale indarno i giornali ufficiali ed ufficiosi regalano il titolo di briganti e di ladri. Ma, oltrech\u00e9 quella prevalenza non potrebb\u2019essere che passeggera, in quanto \u00e8 impossibile che duri lungamente un dominio poggiato sulla sola forza; \u00e8 grande acquisto per la causa della verit\u00e0 e della giustizia l\u2019essere stata la fazione piemontese obbligata a rompere in un tanto estremo.<\/p>\n\n\n\n<p>Oh! I protettori dei popoli! I paladini dell\u2019indipendenza! Gli odiatori magnanimi di ogni dominazione imposta colla forza! I declamatori furibondi contro l\u2019eccidio di Perugia ed il bombardamento di Palermo! E quale infamia potea venire loro addosso maggiore di questa, che fare essi davvero ci\u00f2 che finsero aver fatto Pio IX e Ferdinando Il e la stessa Austria?<\/p>\n\n\n\n<p>Se volete vedere un popolo che odia davvero un Governo e vuol sottrarsene, non lo cercate nelle campagne della Polonia russa, n\u00e9 nel Lombardo Veneto, e molto meno negli Stati della Chiesa; cercatelo e lo troverete nelle Due Sicilie, dove le intere popolazioni si battono coll\u2019entusiasmo della disperazione, e si fan macellare per l\u2019abominio che hanno ai veri Croati della Italia. E quando fu mai che una provincia della Lombardia o della Venezia facesse contro gli Austriaci quello che da sei mesi stan facendo le Puglie e le Calabrie, la Capitanata, la Terra di Lavoro, la Basilicata, il Contado di Molise, i Principati e gli Abruzzi contro il Piemonte?<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordiamo le fazioni di Brescia e di Vicenza nel 1848; ma in quelle le popolazioni indigene pigliarono poca o nessuna parte; e l\u2019Austria si trov\u00f2 innanzi stranieri, quasi altrettanti che a Solferino ed a Magenta. Ricordiamo i conati di Milano, di Bergamo ed eziandio delle Romagne; ma il paragonare questi moti colle immense sollevazioni napolitane e sicule, saria il medesimo che agguagliare gli attraimenti galvanici di una ranocchio cogli sforzi poderosi di un uomo vivo, che si contende di frangere i proprii ceppi.<\/p>\n\n\n\n<p>Torniamo a dire: potrebbe la forza bestiale prevalere; e la vendetta di tanto misfatto potrebb\u2019essere dalla divina Giustizia differita ad altro tempo e forse ancora, ma infallibilmente, all\u2019altro mondo. In ogni caso nondimeno l\u2019Europa, spettatrice indolente di tanto assassinio, avrebbe col fatto rinunziato al nobile titolo di mantenitrice della ragione delle genti; i suoi Sovrani ed i suoi popoli che lasciano impunemente assassinare un Sovrano ed un popolo fratello, non potrebbero lamentarsi se loro incogliesse la stessa sventura; e l\u2019Italia piemontese sarebbe convinta di non avere altra attinenza coi veri popoli della Penisola, che la fratellanza di Caino.<\/p>\n\n\n\n<p>______________________________________________________________<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-deportazione-dei-vinti-della-guerra-nel-sud\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">La deportazione dei vinti della guerra nel Sud<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Civilt\u00e0 Cattolica \u2013 Serie IV, vol. XI \u2013 8 Agosto 1864 di padre Carlo Maria Curci S.J. 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