{"id":61618,"date":"2024-11-19T16:19:11","date_gmt":"2024-11-19T15:19:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=61618"},"modified":"2024-11-19T16:19:13","modified_gmt":"2024-11-19T15:19:13","slug":"il-conflitto-tra-insorgenza-e-controrivoluzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/il-conflitto-tra-insorgenza-e-controrivoluzione\/","title":{"rendered":"Il conflitto tra Insorgenza e Controrivoluzione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-53063 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/insorgenze-2.jpg\" alt=\"\" width=\"266\" height=\"203\" \/>Abstract: <\/strong><em>i<\/em><\/span><em><span style=\"color: #000000;\">l conflitto tra Insorgenza e Controrivoluzione. Il pensiero e la pratica politica di coloro che si opposero alla Rivoluzione francese e agli altri movimenti rivoluzionari assunse varie forme non tutte paragonabili all&#8217;insorgenza della Vandea. Il rischio \u00e8 di unificare realt\u00e0 molto complesse e variegate, risolvendosi nella tradizionale contrapposizione ideologica fra Rivoluzione e Controrivoluzione, pertanto lo scritto seguente \u00e8<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"> un tentativo di mettere in luce, attraverso l\u2019indagine ravvicinata di un caso specifico, la necessit\u00e0 di approfondire l\u2019analisi delle varie realt\u00e0 italiane rispetto al \u201cmodello vandeano\u201d, fondato sull\u2019alleanza organica fra i diversi strati sociali della regione francese all\u2019insegna di comuni simboli e valori .<\/span><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><strong><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/www.researchgate.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Research Gate<\/a><\/strong><\/span> <span style=\"color: #000000;\">3 Maggio 2020 <\/span><\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Il conflitto tra Insorgenza e Controrivoluzione <\/strong><\/span><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>al confine fra Regno di Napoli e Stato pontificio (1798-99)<\/strong> <\/span><\/h3>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\">di <strong>Luigi Alonzi<\/strong> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\">(<em>Universit\u00e0 degli studi di Palermo<\/em>) <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-53114 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/insorgenze_cover-224x300.jpg\" alt=\"\" width=\"224\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/insorgenze_cover-224x300.jpg 224w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/insorgenze_cover.jpg 299w\" sizes=\"auto, (max-width: 224px) 100vw, 224px\" \/>Le celebrazioni del bicentenario della Rivoluzione francese sono state caratterizzate, com\u2019\u00e8 noto, da un vivace dibattito culturale, con articolate opzioni storiografiche e ideologiche, di cui sono stati protagonisti il concetto e la storia della Controrivoluzione. In questa cornice, un ampio contributo \u00e8 venuto dallo storico francese Jean-Cl\u00e9ment Martin che, a partire dai suoi studi sul mito e sulla realt\u00e0 della Vandea, ha progressivamente allargato il campo d\u2019indagine fino a proporre un <em>Dictionnaire de la Contre-r\u00e9volution<\/em> che prende in considerazione le varie forme assunte dal pensiero e dalla pratica politica di coloro che si opposero alla Rivoluzione francese e agli altri movimenti rivoluzionari. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Martin ha avvertito la necessit\u00e0 di segnalare i pericoli insiti in un\u2019impresa culturale di questo genere, che rischia di unificare realt\u00e0 molto complesse e variegate, risolvendosi nella tradizionale contrapposizione ideologica fra Rivoluzione e Controrivoluzione. Il volume \u00e8 basato su un metodo analitico, al fine di seguire tutte le piste possibili in cui si espressero le reazioni alle rivoluzioni del periodo 1770-1820, delimitando il campo d\u2019indagine con l\u2019individuazione di quattro punti, nel primo dei quali viene precisato che i giochi delle designazioni (<em>r\u00e9volutionaire<\/em> \/ <em>\u00e9mutier<\/em> \/ <em>r\u00e9volt\u00e9<\/em> \/ <em>r\u00e9formateur<\/em> \/ <em>r\u00e9belle<\/em> \/ <em>terroriste<\/em> \/ <em>anarchiste<\/em>) sono di una tale complessit\u00e0 \u00abqu\u2019il aurait \u00e9t\u00e9 vain de l\u2019entraprendre ici\u00bb, senza contare la difficolt\u00e0 insormontabile di trovare parole comuni a tutte le lingue e a tutte le situazioni. Tuttavia, aggiungeva:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><em>dans la cas italien, il a fallu garder le terme Insorgenze pour parler des soulevements contre-r\u00e9volutionnaires populaires des ann\u00e9es 1796-1815 parce que il est consacr\u00e9 par une historiographie consequente pour parler de ces bandes royalistes, catholiques, communautaires diversifi\u00e9es qu\u2019il serait impropre de rebattre sur la Vand\u00e9e, trop organis\u00e9, ou sur la chouannerie, trop diversifi\u00e9e<\/em> (1).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-53077 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/insorgenze-4-250x300.jpg\" alt=\"\" width=\"259\" height=\"311\" \/>Le pagine che seguono rappresentano un tentativo di sviluppare questa osservazione e di mettere in luce, attraverso l\u2019indagine ravvicinata di un caso specifico la necessit\u00e0 di approfondire l\u2019analisi delle varie realt\u00e0 italiane rispetto al \u201cmodello vandeano\u201d, fondato sull\u2019alleanza organica fra i diversi strati sociali della regione francese all\u2019insegna di comuni simboli e valori (2).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">In queste pagine esamineremo il caso delle insorgenze fra Regno di Napoli e Stato pontificio, ma probabilmente lo stesso discorso vale per molti altri luoghi in Italia, dove le masse sanfediste, che inizialmente avevano avuto il beneplacito e l\u2019incoraggiamento delle <em>\u00e9lites<\/em> laiche ed ecclesiastiche contrarie alla rivoluzione, sfuggirono poi a qualsiasi controllo, con la conseguente elaborazione, per reazione, di una cultura politica che, riprendendo taluni tradizionali fondamenti ideologici della societ\u00e0 per ceti, puntava al ristabilimento di un ordine gerarchico in grado di arginare e neutralizzare la partecipazione popolare. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La Corte borbonica, lontana dagli eventi, rifugiata in Sicilia, addoss\u00f2 gran parte delle responsabilit\u00e0 per la perdita del Regno di Napoli ai quadri dell\u2019esercito e ritenne strumentalmente di poter fare affidamento sul popolo, che nel 1799 si era mostrato fedele e coraggioso; tuttavia, i ceti dirigenti rimasti sul campo, pur legati alla monarchia borbonica e contrari alla Repubblica napoletana, avevano fatto una dura esperienza dell\u2019anarchia popolare e, ad un certo punto, si mostrarono disponibili a qualsiasi soluzione pur di giungere ad una stabilizzazione politica (3).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il 25 aprile 1798 l\u2019informatissimo abate Giuseppe Antonio Sala, insofferente e talvolta acuto testimone della stagione repubblicana romana, scriveva nel suo diario quanto segue:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il Cardinale Albani, Decano del Sacro Collegio, dopo essere di qua fuggito rifugiossi nel Monastero de\u2019 Trappensi a Casa Marii verso il confine del nostro Territorio, e tent\u00f2 inutilmente pi\u00f9 volte di penetrare in Regno. Studiossi di far credere che era gi\u00e0 nel Regno medesimo, e scrisse ancor delle lettere in data di Napoli, anzi si sparse la voce perfino che fosse morto. Fortunatamente ha passato la burrasca, senza cadere nelle mani de\u2019 Francesi, e dopo molte istanze ha ottenuto di metter piedi nelli Stati di Sua Maest\u00e0 Siciliana, essendogli stato permesso di fermarsi in una piccola Terra sulla Frontiera, chiamata Castelluccio. Se li Francesi l\u2019avessero avuto nelle mani, forse non si sarebbero contentati di mandarlo cogli altri suoi Colleghi a Civitavecchia (4).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-53075 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/insorgenze_Napoli.jpg\" alt=\"\" width=\"358\" height=\"202\" \/>Il tragitto percorso dal capo riconosciuto del \u201cpartito degli zelanti\u201d, il gruppo di ecclesiastici che rifiutava le prospettive riformatrici in campo religioso promosse dalle correnti illuministe e gianseniste, era coerente con le scelte politiche degli anni immediatamente precedenti, con la strenua e convinta opposizione alla Rivoluzione francese e alle armate napoleoniche; il canonico lateranense Claudio Della Valle, in un opuscolo stampato probabilmente a Milano (5), esaminando la condotta della Corte pontificia in occasione della pace di Tolentino, indicava il cardinale Giovan Francesco Albani come \u00abscandalo di Roma, e della Cristianit\u00e0\u00bb, e considerava le sue lettere \u00abtalmente infamanti il nome Francese, che i pi\u00f9 modesti [\u2026] conchiudevano doversi ricorrere <em>a nuovi Vespri siciliani<\/em>\u00bb (6). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Nel luglio 1797, in previsione della morte del papa, gli ambienti diplomatici francesi ritenevano di dover escludere un\u2019eventuale candidatura al soglio pontificio dell\u2019Albani, considerato peraltro responsabile, come membro della Congregazione di Stato, della morte di Bassville. Dopo l\u2019uccisione del generale Duphot, l\u2019Albani fu minacciato di arresto dal generale Berthier e all\u2019inizio di febbraio decise di allontanarsi da Roma; forse non \u00e8 un caso che alla fine dello stesso mese, quando giunsero le notizie della sollevazione degli insorgenti trasteverini (7), presero immediatamente le armi proprio le popolazioni della diocesi di Velletri, di cui era titolare lo stesso Albani.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La netta posizione assunta dal decano del Sacro Collegio non era certamente quella prevalente negli ambienti della Curia pontificia, che accortamente aveva respinto l\u2019ipotesi di promuovere una guerra di religione, voluta con sollecitazioni non sempre convinte e convincenti soprattutto delle diplomazie austriaca e napoletana; l\u2019Albani era esattamente la principale figura romana di raccordo di quest\u2019ultimo indirizzo politico, che prevedeva una solida alleanza controrivoluzionaria fra la corte asburgica di Vienna e quella borbonica di Napoli, con le quali intratteneva assidue e costanti relazioni. Fra i pi\u00f9 ferventi sostenitori della necessit\u00e0 di promuovere una guerra di religione, insieme a Giovan Francesco Albani, vi erano inoltre Romualdo Pirelli e il vescovo di Sora Agostino Colajanni, che era stato insediato nella strategica diocesi di confine, ormai interamente occupata dagli accantonamenti militari; in un decreto del 15 maggio 1798, con il quale informava il clero della prossima esecuzione della vista pastorale, il Colajanni esortava i fedeli a pregare per \u00abla salvezza del Sommo Pontefice nostro Capo e Pastore e del nostro Pio e Religiosissimo Sovrano [Ferdinando IV]\u00bb (8).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-53076 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/napoleone_francesi_insorgenze.jpg\" alt=\"\" width=\"365\" height=\"261\" \/>L\u2019abate di Casamari, Romualdo Pirelli (9), divenne uno dei principali protagonisti sul piano diplomatico della difficile alleanza fra Regno di Napoli e Stato pontificio, nel tentativo di superare gli aspri contrasti che avevano diviso i due governi nel corso del XVIII secolo. Per la ripresa delle trattative relative alla questione della chinea e alla ristrutturazione delle diocesi regnicole, il Pirelli, nominato dal papa \u201cincaricato d\u2019affari\u201d presso Ferdinando IV, insistette affinch\u00e9 proprio Gianfrancesco Albani fosse chiamato a trattare ufficialmente, con il coinvolgimento di Fabrizio Ruffo (10).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il decano del Sacro Collegio, Giovan Francesco Albani, nella primavera-estate del 1798 fu a strettissimo contatto con il vescovo di Sora e con l\u2019abate di Casamari, i quali con ogni probabilit\u00e0 avevano il loro ritrovo nel casino di San Sebastiano, che il Pirelli si preoccup\u00f2 di far ristrutturare, come risulta da una poco nota lettera del ministro napoletano Nicola Vivenzio (11).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Occorre precisare bene la posizione geografica del casino di San Sebastiano (oggi distrutto), posto sulle alture che dominavano la grande cascata del Liri, ove furono ripetutamente fermate l\u2019anno successivo le offensive delle armate repubblicane, a met\u00e0 strada fra Castelluccio (odierna Castelliri) e l\u2019abbazia di San Domenico di Sora, di cui era abate commendatario proprio il decano del Sacro Collegio (quando questi venne a mancare, il 15 settembre 1803, l\u2019abbazia venne affidata, anche per le sue benemerenze politiche, al vescovo di Sora Agostino Colajanni); oltre ai trappisti di Casamari (12), nel casino di San Sebastiano si rifugiarono anche i monaci dell\u2019abbazia di Fossanova, di cui era abate lo stesso Pirelli, che erano stati costretti ad allontanarsi subito dopo la proclamazione della Repubblica romana. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">L\u2019amministratore Tuzi, cui si fa cenno nella chiusa della lettera, apparteneva ad una notabile famiglia sorana che si era distinta per la sua avversione alle idee eterodosse portate in questo territorio dall\u2019abate calabrese Antonio Jerocades ed aveva avuto una parte attiva nella formazione di una colonia locale della Reale Arcadia Sebezia (13); un rampollo della stessa famiglia, Ignazio Tuzi, Accademico Sincero, nell\u2019estate del 1796 aveva salutato con versi poetici la parata del Reggimento Messapia in Sora, presenziata da Ferdinando IV e Maria Carolina (14).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Nello stesso torno di tempo in cui l\u2019abate di Casamari ricevette la citata lettera di Nicola Vivenzio, le popolazioni del Dipartimento del Circeo si sollevarono contro le municipalit\u00e0 repubblicane stabilite dai francesi ed in alcune sedi diocesane prossime al confine si procedette all\u2019abbattimento degli alberi della libert\u00e0 (15). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-53062 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/insorgenze-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" \/>Ad Alatri (16), l\u2019\u201cabbruciamento\u201d dell\u2019albero della libert\u00e0 avvenne nel pomeriggio del 25 luglio, in reazione alla requisizione della statua di san Sisto operata dalle autorit\u00e0 repubblicane; in pochissimo tempo furono reclutate squadre di insorgenti da un tal Angelo Maria Cataldi, forse uno \u201csbirro\u201d dedicatosi alla compravendita di bestiame, e il giorno successivo fu organizzata una processione al grido \u00abviva la Croce, ammazziamo tutti li Giacobini\u00bb, con la partecipazione dell\u2019abate Franco Colamartini. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">E qui troviamo subito una testimonianza emblematica del rapporto fra autorit\u00e0 diocesane ed insorgenti: a fronte dell\u2019intercessione del vescovo di Alatri, Pietro Speranza, in favore dei repubblicani catturati che rischiavano di essere trucidati, il capo insorgente Angelo Maria Cataldi replic\u00f2, secondo quanto narra un <em>Racconto istorico<\/em> coevo, \u00abche andasse a comandare a Civita [ove era la sede del vescovato] perch\u00e9 la piazza di Alatri la comandava lui\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">A Veroli, nel cui territorio era compresa l\u2019abbazia di Casamari, in quei giorni di agitazione si preparava la suggestiva processione in onore della Madonna che il 27 luglio di due anni prima avrebbe mosso gli occhi, dando un segno di avversione verso i francesi; mentre ad Alatri veniva abbattuto e bruciato l\u2019albero della libert\u00e0, i verolani protestavano contro il divieto fatto alle confraternite di partecipare alla processione ed alcuni patrioti intimoriti si allontanarono dalla citt\u00e0. Il 26 luglio il prefetto consolare Giovanni Franchi, che persisteva nel tenere fermo il divieto, venne raggiunto nella sua abitazione, adiacente la cattedrale di Sant\u2019Andrea, seviziato ed arso vivo insieme al figlio; secondo la testimonianza dell\u2019ufficiale francese Marc-Antoine Girardon, inviato con pieni poteri a reprimere l\u2019Insorgenza nel Dipartimento del Circeo, artefice di questi truci atti fu l\u2019arcidiacono della cattedrale e segretario della municipalit\u00e0 repubblicana, Luigi Bisleti, che nei giorni precedenti si sarebbe recato nel Regno di Napoli per chiedere aiuto contro i francesi. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">In una lettera del 2 agosto, riassumendo la situazione al generale Macdonald, egli metteva in rilievo il fattivo contributo della Corte borbonica nell\u2019aizzare le popolazioni locali contro i francesi ed individuava in Veroli, ove sarebbero state prodotte le coccarde e le armi, il centro di irradiazione delle insurrezioni; segnalava inoltre che si erano sparse voci allarmanti circa la perdita di Malta da parte delle truppe napoleoniche, l\u2019arrivo degli inglesi a Civitavecchia, la discesa dell\u2019imperatore in Italia, nel quadro di una rinnovata alleanza fra Trono e Altare. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Marc-Antoine Girardon, sempre sospettoso di trame e complotti angloborbonico-clericali, sosteneva inoltre che l\u2019operato del capo insorgente di Alatri, Angelo Maria Cataldi, fosse legittimato da Vincenzo Fortuna, il quale nel contempo aveva nominato il benestante Filippo Carrozzi, gi\u00e0 edile repubblicano, comandante dell\u2019Armata Cristiana (17).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-53065 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/briganti_insorgenze.jpg\" alt=\"\" width=\"298\" height=\"246\" \/>La famiglia di Gaetano Mammone, il noto capomassa di Sora, risulta imparentata (in epoca imprecisata) con la famiglia del bargello di Alatri, Vincenzo Fortuna. Anche il verolano Giuseppe Antoniani proveniva dal Regno di Napoli, ma la sua vedova assicurava che non si era rifugiato col\u00e0 per sfuggire al reclutamento nella gendarmeria repubblicana; da una lettera del Girardon al Macdonald, dell\u201911 ottobre successivo, risulta che costui era alla testa dei ribelli che avevano massacrato la famiglia Franchi e si era opposto con forza all\u2019intervento moderatore del vescovo di Veroli (18). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Quest\u2019ultimo, infatti, per evitare una rappresaglia decise di recarsi al campo dei francesi in Frosinone con una sostanziosa \u00abcontribuzione\u00bb, ma dovette soffrire non poche pene ed angustie \u00abper sedare l\u2019impeto degli Insorgenti e richiamarli al dovere\u00bb; non bisogna per\u00f2 trascurare l\u2019accusa esplicita di Giovanbattista Franchi, un figlio del prefetto consolare ucciso, che alcuni anni dopo disse di sapere per certo che il vero istigatore della rivolta sarebbe stato proprio il vescovo di Veroli, Antonio Rossi (19).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">In tal caso, ritroveremmo gi\u00e0 qui tracciata una traiettoria percorsa nei mesi successivi anche oltre il confine, nelle terre del Regno di Napoli, ove molto spesso le autorit\u00e0 ecclesiastiche, che pure avevano favorito le sollevazioni contro i francesi, dovettero rendersi conto di avere scoperchiato un vaso di Pandora e che non era affatto facile controllare le manovre sovversive degli insorgenti; era tutto un sistema di pratiche politiche e di regole sociali che veniva scosso dalle fondamenta, per cui non era pi\u00f9 molto chiaro quale fosse il principio di legittimit\u00e0 che permetteva ai governanti di comandare sui governati.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Per tutta l\u2019estate le lettere e i rapporti del Girardon continuarono a segnalare i sospetti andirivieni di uomini e cose alla frontiera pontificio-napoletana e in talune di esse il comandante francese vedeva sullo sfondo lo spettro sempre presente della Corte borbonica, che avrebbe ispirato e organizzato la rivolta. In un\u2019importante lettera del 31 agosto 1798 al Macdonald, quando ormai gran parte dei focolai di insorgenza era stata sedata e si procedeva sommariamente contro i facinorosi, i sospetti del Girardon furono espressi esplicitamente:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">L\u2019abb\u00e9 de Casamara me para\u00eet bien coupable: c\u2019est lui que soufflait le feu; il est all\u00e9 \u00e0 Naples pour intriguer \u00e0 la Cour en faveur des insurg\u00e9s, mais ayant s\u00e7u la r\u00e9duction du D\u00e9partement, il n\u2019est plus revenu; il se tient \u00e0 l\u2019Isola de Sora. Cet abb\u00e9 est noble napolitain; il devait, comme \u00e9tranger, sortir de la R\u00e9publique depuis longtemps, mais le Gouvernement lui avait accord\u00e9 une exception; il en a profit\u00e9 pour lui m\u00eame. J\u2019ai rendu visite aux malheureuses victimes de la Rebellion, notamment aux bless\u00e9s de la famille Franchi; il n\u2019y a pas d\u2019horreur qu\u2019on ait commis sur cette famille, jusqu\u2019\u00e0 vouloir mutiler les enfants; on reconna\u00eet bien la main des pr\u00eatres (20).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-53070 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/brigantaggio_insorgenze.jpg\" alt=\"\" width=\"316\" height=\"226\" \/>Vi \u00e8 da dire che in questi giudizi agiva una serie di pregiudizi e che le fonti di informazione non erano spesso molto attendibili. Il Girardon non aveva notizie precise e il primo novembre successivo ordin\u00f2 al comandante di Veroli di presidiare nascostamente l\u2019abbazia, avendo saputo che alcuni emigrati si riunivano in localit\u00e0 Cavatelle. In realt\u00e0, questi passaggi di emigrati sarebbero avvenuti nei pressi di Ceccano, come risulta da una lettera del 20 ottobre precedente inviata dal prefetto consolare Lorenzo Sindici al ministro di Giustizia e Polizia della Repubblica romana (21). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ad ogni modo, il 2 novembre si rivolse direttamente al comandante del Direttorio esecutivo della Repubblica francese per chiedere il permesso di arrestare Romualdo Pirelli ed impedire cos\u00ec che mettesse piede nel territorio romano, dando notizie pi\u00f9 circostanziate sul ruolo da questi svolto e prospettando un\u2019immediata soppressione delle abbazie di Casamari e Trisulti. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Subito dopo, in una lettera del 3 novembre, Girardon informava il Macdonald che aveva fatto stabilire una postazione di venti uomini presso l\u2019abbazia di Casamari, sulla strada che conduceva a Sora, e finalmente in una delle ultime lettere trascritte sui suoi registri, in data 20 novembre 1798, comunicava ai commissari del Direttorio esecutivo che l\u2019abbazia di Casamari era stata soppressa in base alla legge del 5 termidoro e reputava opportuno trasferire immediatamente i monaci, in considerazione della pericolosit\u00e0, nelle vicinanze della frontiera (22). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Appena tre giorni dopo, le truppe napoletane varcarono il confine dirette verso Roma, ma la sventurata spedizione militare dur\u00f2, com\u2019\u00e8 noto, meno di un mese. Ferdinando IV part\u00ec, il 23 dicembre, per la Sicilia, ove fu raggiunto dall\u2019abate di Casamari, che pens\u00f2 bene di lasciare il suo rifugio prima dell\u2019arrivo dei francesi; a luglio si era gi\u00e0 trasferito a Napoli anche Gianfrancesco Albani, che si rec\u00f2 poi a Venezia per partecipare al conclave dal quale usc\u00ec eletto papa Chiaramonti (23).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Rimane da chiedersi quale presa il cardinale e soprattutto l\u2019abate, indicato a pi\u00f9 riprese dal Girardon come ispiratore ed organizzatore dell\u2019insurrezione del Circeo, abbiano potuto avere sulle insorgenze popolari, se nemmeno i vescovi di Alatri e di Veroli, che operavano sul territorio, erano riusciti a controllare le rivolte e a sedare gli atti di maggiore efferatezza? Si pu\u00f2 comprendere che il vescovo di Alatri, Pietro Speranza, non avesse molto ascolto fra gli insorgenti, visto che aveva mostrato piena collaborazione con i repubblicani, ma che dire del vescovo di Veroli, Antonio Rossi, che pur avendo scritto inizialmente una pastorale pacificatrice fu poi, secondo la testimonianza di Giovanbattista Franchi, il promotore della rivolta? Come vedremo fra breve, l\u2019indisciplina e l\u2019autonomia degli insorgenti trovavano ben pochi limiti, anche nel caso in cui si trovavano di fronte autorit\u00e0 ecclesiastiche di intemerata fede controrivoluzionaria.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-53074 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Ferdinando_Borbone_Napoli-214x300.jpg\" alt=\"\" width=\"214\" height=\"300\" \/>Nel Natale del 1798, mentre Ferdinando IV in Sicilia lamentava che l\u2019espulsione dei gesuiti era stata una delle cause della perdita del Regno di Napoli, le popolazioni dell\u2019alta Terra di Lavoro si apprestavano ad assistere in una strana atmosfera natalizia al passaggio delle armate \u201cgallo-romane\u201d. Nella zona regnicola di confine, bench\u00e9 fra molti contrasti e non pochi vuoti di potere, il periodo di massima affermazione delle municipalit\u00e0 democratiche si ebbe nel mese successivo alla proclamazione della Repubblica napoletana, avvenuta il 22 gennaio; il giorno precedente, a Sessa, era stato eretto l\u2019albero della libert\u00e0 e nonostante gli sforzi dei controrivoluzionari e le azioni degli insorgenti, che sin dal 6-7 gennaio avevano preso l\u2019iniziativa, gran parte del territorio della diocesi fu repubblicanizzato. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Anche nella Valle di Comino, nonostante l\u2019arresto del commissario francese Mery avvenuto ad Atina il 7 gennaio, le autorit\u00e0 repubblicane riuscirono ad avere la meglio, ma qui per un periodo molto breve, cos\u00ec come nella diocesi di Sora, dove le idee rivoluzionarie ebbero scarsissimo seguito. Alcune testimonianze lasciano intendere che la cittadina lirina fu sottoposta ad un\u2019onerosa contribuzione e che l\u2019albero della libert\u00e0 vi venne piantato dopo il 2 gennaio; documenti finora inediti fanno inoltre sapere che nell\u2019Isola di Sora l\u2019arciprete della chiesa di San Lorenzo, Giuseppe Nicolucci, venne eletto giudice di pace, e il vescovo Colajanni ne apprezz\u00f2 comunque la moderazione assicurando che non potevano essere imputati al ritroso ecclesiastico comportamenti criminosi (24).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Dopo la demanializzazione del Ducato di Sora, a presidiare il territorio e a cercare di dare un minimo di disciplina alle popolazioni locali rimase il vescovo di Sora Agostino Colajanni, che il 22 febbraio 1799 benedisse l\u2019elezione popolare nella piazza principale della citt\u00e0 del capomassa Gaetano Mammone, un mugnaio che in contrasto con gli interessi feudali aveva raggiunto un certo benessere economico ed era riuscito ad accumulare un discreto patrimonio terriero. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il capomassa sorano ebbe una capacit\u00e0 di reclutamento delle cosiddette truppe a massa veramente straordinaria; in pochissimo tempo divenne il capo riconosciuto di un vastissimo territorio, ricorrendo a meccanismi che non sono certo facili da identificare poich\u00e9 rimandano molto spesso a codici di comportamento informali e a regole non scritte. La posizione di forza assunta dalle truppe a massa del Mammone era dovuta, inoltre, alla collocazione geografica di Sora, posta a ridosso della grande cascata del Liri e coperta alle spalle dall\u2019aspra insenatura della Valle Roveto, la cui occupazione rendeva impossibili i collegamenti per questa via fra la Marsica e la Terra di Lavoro. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Bench\u00e9 manchino informazioni precise, \u00e8 da ritenere che la Valle Roveto costituisse un fondamentale bacino di reclutamento degli insorgenti, i quali molto probabilmente diedero un contributo significativo per estendere poi il dominio di Francesco Mammone, fratello di Gaetano, alle citt\u00e0 erniche con le quali erano in comunicazione attraverso le montagne.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-51269 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Rivoluzione_francese_sanculotti.jpg\" alt=\"\" width=\"220\" height=\"293\" \/>Meglio documentata \u00e8 la situazione per le citt\u00e0 della media Valle del Liri, che senza dubbio ricevettero l\u2019impulso a sollevarsi dall\u2019esempio e dall\u2019incoraggiamento dei sorani; ad Arce, scendendo verso l\u2019affluenza del fiume con il Gari, \u00abla Rivoluzione a pr\u00f2 del nostro Sovrano [con] l\u2019armamento in massa per la difesa de\u2019 Regii e patri dritti\u00bb si ebbe il 24 febbraio. Procedendo oltre, verso Roccasecca, Pontecorvo, San Giovanni Incarico e Ceprano, l\u2019albero della libert\u00e0 fu abbattuto dalle truppe a massa poste sotto gli ordini del fabbro trentenne Pietro Guglielmi; la forte municipalit\u00e0 costituita a San Germano sin dal 2 gennaio fu costretta a sciogliersi il 25 febbraio e l\u2019albero della libert\u00e0 fu poi abbattuto da un altro fabbro divenuto capomassa, Angelo Ricci detto Moliterno, a conferma del ruolo non trascurabile che i fabbri ebbero tra le file degli insorgenti (25).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Pare di poter dire, e credo questo sia un punto di un certo rilievo, che molto spesso i poli di aggregazione degli insorgenti avevano come confini quelli delle circoscrizioni diocesane e che, nel caso specifico, Gaetano Mammone estendeva il suo potere sui territori delle diocesi di Sora ed Aquino; in tal senso \u00e8 interessante una lettera di Gaetano Mammone al comandante di San Giovanni Incarico, datata Sora 30 marzo 1799, in cui si ordinava di prestare soccorso alle terre di Pastena e Lenola, che erano state attaccate dai francesi (26).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Siamo qui sulla linea di due sfere d\u2019influenza, una dominata appunto da Gaetano Mammone e l\u2019altra da Michele Pezza, che estendeva i suoi poteri nel comprensorio aurunco, sulle diocesi di Fondi e Gaeta. Le bande capeggiate dal futuro colonnello borbonico si mantenevano sulle alture che dall\u2019attuale Monte San Biagio, attraverso Itri e Maranola, raggiungevano il Garigliano all\u2019altezza di Traetto (odierna Minturno) e Castelforte, affacciandosi sulla via Appia. Il problema di fondo per i francesi era quello di controllare i collegamenti sulle principali vie di comunicazione. Gli insorgenti occuparono infatti una fascia di territorio larga circa ottanta chilometri che scorreva lungo il confine da Sora a Gaeta, stretti fra i contingenti militari della Repubblica napoletana e della Repubblica romana.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Come vedremo, Mammone e i suoi fratelli riuscirono poi ad imporre la loro autorit\u00e0 su buona parte del territorio pontificio della ex provincia di Campagna; al contrario, non potettero allargare la loro sfera d\u2019influenza verso il Cassinate, ove entrarono in conflitto con l\u2019abate del celebre monastero benedettino e con il ricordato capomassa Angelo Ricci. Il tratto della Casilina fra San Germano e Caianello era invece sotto il controllo delle masse rispondenti agli ordini di Leone di Tora, un capomassa che dal promontorio di Roccamonfina penetr\u00f2 poi nel territorio di Sessa e si ricongiunse con gli uomini di Fr\u00e0 Diavolo (27).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-43727 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/rivoluzione_francese.jpg\" alt=\"\" width=\"216\" height=\"322\" \/>Per quanto riguarda le modalit\u00e0 di affermazione e di legittimazione dei capimassa occorre distinguere almeno due aspetti. Da un lato vi fu l\u2019elezione popolare o in pubblico parlamento attraverso la quale una comunit\u00e0, facendo ricorso a pratiche consuetudinarie spesso legate a logiche claniche e fazionali, riconosceva un proprio capo carismatico; in questo caso venivano chiamati il pi\u00f9 delle volte a capo delle comunit\u00e0 non membri delle famiglie che da secoli monopolizzavano le cariche dell\u2019amministrazione urbana, ma figure di mediazione fra i diversi strati sociali con capacit\u00e0 psicologiche e materiali di reclutamento. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Altro discorso riguarda invece la formazione di una gerarchia fra le varie bande di insorgenti, per la quale evidentemente i capimassa non potevano disporre di alcuna consuetudine precisa. In tale senso \u00e8 interessante una deliberazione del Decurionato di Alvito, del 12 marzo 1799, che era stato chiamato da Gaetano Mammone a riunirsi in pubblico parlamento per deliberare la formazione delle truppe a massa, inviando precise istruzioni che sarebbe interessante conoscere nel loro contenuto effettivo ma che si possono comunque intuire dal tenore delle decisioni che furono poi prese (28). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La data della deliberazione \u00e8 successiva ai violenti attacchi che gli insorgenti del Sorano avevano subito il giorno precedente, quando la Guardia Nazionale guidata dal verolano Giovan Battista Franchi strinse d\u2019assedio il fortino di Castelluccio; le perdite per i \u201cgallo-romani\u201d non furono lievi, anche perch\u00e9 gli insorgenti di Bauco (odierna Boville Ernica), che erano gi\u00e0 entrati in contatto con i Mammone, si erano impadroniti delle armi in dotazione al quartiere della Guardia Nazionale (29).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Evidentemente, i movimenti dei contingenti militari della Repubblica romana e della Repubblica napoletana erano coordinati e, come vedremo ancora in seguito, gli attacchi sferrati alle insorgenze che infestavano le terre di confine erano pianificati da un\u2019unica regia. Il 9 marzo, infatti, Championnet aveva inviato il generale Dambrowski a distruggere definitivamente gli insorgenti di Castelforte, che resistettero al durissimo attacco e il 21 riuscirono con il capomassa Pasquale Frezzella a riconquistare Traetto; il 25 marzo, giorno di Pasqua, si ebbe un nuovo durissimo attacco congiunto. Anche questa importante festivit\u00e0 cattolica, forse non a caso, fu per le popolazioni locali piuttosto drammatica. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">All\u2019Isola di Sora le truppe francesi e verolane, rafforzate con alcuni pezzi di artiglieria pesante, cannoneggiarono a lungo le mura del palazzo regio; a Traetto persero la vita tra 800 e 1.200 abitanti e alla fine del saccheggio l\u2019ufficiale francese Watrim pose sulle mura di Portanova la seguente scritta in italiano: \u00abQui era Traetto. Si \u00e8 ribellata. Ora non esiste pi\u00f9\u00bb (30) Ma l\u2019Insorgenza non era domata.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Fin dal 2 aprile i contingenti militari che avevano il loro quartier generale a Veroli, formati da francesi e patrioti locali, riattraversarono il confine fra Casamari e Castelluccio, stringendo di nuovo d\u2019assedio gli insorgenti. Il 13 aprile, constatata l\u2019inefficacia degli attacchi ripetutamente portati su Sora ed Isola, fu inviata in loro aiuto una colonna armata composta da pi\u00f9 di 1.000 uomini; il comandante Cipriani, cui era affidato il governo dell\u2019Isola di Sora, per evitare un\u2019inutile strage decise di aprire le porte della citt\u00e0 ed arrendersi senza combattere. Pochi giorni dopo, Gaetano Mammone, che aveva allestito le sue artiglierie sulle alture circostanti, penetr\u00f2 nella citt\u00e0 e la sottomise al dominio degli insorgenti; dopo aver saccheggiato il paese, gli uomini di Mammone condussero Antonio Cipriani nelle carceri di Sora ed Isola fu posta nelle mani del dispotico Valentino Alonzi (31).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-45571 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Rivoluzione_francese-300x243.jpg\" alt=\"\" width=\"287\" height=\"232\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Rivoluzione_francese-300x243.jpg 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Rivoluzione_francese-768x622.jpg 768w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Rivoluzione_francese-1024x829.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 287px) 100vw, 287px\" \/>A met\u00e0 aprile, per motivi ancora da chiarire, l\u2019amministrazione del Dipartimento del Circeo sub\u00ec notevoli cambiamenti e la municipalit\u00e0 verolana fu decapitata: Giovan Battista Franchi, che era stato uno dei principali protagonisti della lotta contro gli insorgenti nelle terre di confine, fu destituito da tutti i suoi incarichi. Il 28 aprile la sconfitta del Moreau a Cassano d\u2019Adda da parte degli austro-russi riaccese le speranze di molti controrivoluzionari, che non ne potevano pi\u00f9 dell\u2019anarchia e delle requisizioni condotte sia dai francesi sia dagli insorgenti. Una lettera datata 29 fiorile del vescovo di Veroli, Antonio Rossi, al preoccupato e puntuale Giuseppe Sala, descrive chiaramente questa situazione:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ieri sera vennero le lettere per il Corriere dopo che dal giorno 3 maggio n\u2019eravamo senza. Che orrori, che disastri abbiamo mai sofferti in questo mentre, prima dalli feroci Insorgenti, poi per i passeggeri Francesi, che d\u2019improvviso ci sono venuti addosso nel numero di dodici e pi\u00f9 mila, e che abbiamo dovuto pascere ben bene nel corso di quattro giorni! Pu\u00f2 credere quanto siamo rimasti smunti, e spremuti anche de\u2019 generi di prima necessit\u00e0. Sono anche incalcolabili li danni a venire, perch\u00e9 tutto all\u2019intorno fu devastato il territorio per pascere i cavalli, e fieni e grani se n\u2019andarono tutti. Ora siamo minacciati dalla venuta di soldati romani per preservarci da altre incursioni degli Insorgenti, dopo che fuggirono bravamente allorch\u00e9 temevansi, e vennero disfatti. Siamo in una Anarchia perfettissima e Iddio solo ci governa, e difende, e se non fossimo nelle sue mani poveri noi [\u2026]. Due volte ho risparmiato il sacco generale sotto gli Insorgenti ed una sotto i Francesi, e fu fortuna che il Generale Rusca avesse alloggiato in Casa mia a Ferrara, perch\u00e9 a mio riguardo risparmiasse a questo povero paese l\u2019ultimo eccidio. Ma la finiscano una volta questi nostri Dipartimenti di tanto insistere sulle vendette, per cui si ritarda il Perdono generale, e sincero, che ci avrebbe risparmiati tanti guai (32).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il vescovo di Veroli si riferiva alle stragi perpetrate durante la ritirata dei transalpini dalla Repubblica napoletana, partiti in tutta fretta per prestare soccorso ai commilitoni in difficolt\u00e0 nell\u2019alta Italia; un primo reparto di francesi, comandati dal generale Olivier, giunse a San Germano sulla strada del ritorno il 10 maggio e la sottopose ad una tremenda spoliazione. Il giorno successivo arriv\u00f2 il numeroso contingente guidato dal generale Rusca e si attard\u00f2 anche fra i tesori dell\u2019abbazia benedettina, ove il saccheggio venne completato dagli insorgenti; deviando dalla via Latina, questi stessi militari presero la strada che da Ceprano conduceva a Sora e sostarono a Fontana (Liri), ove continuarono nell\u2019opera di sistematica devastazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-28067 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Regno_sud.jpg\" alt=\"\" width=\"269\" height=\"235\" \/>Il 12 maggio raggiunsero l\u2019Isola di Sora. In questa occasione furono uccisi Antonio e Giovanni Pistilli, fratelli dei pi\u00f9 noti canonici Ferdinando e Giacinto, l\u2019ultimo dei quali aveva introdotto la trafila del ferro nell\u2019Isola di Sora e come esperto in materia ebbe un ruolo di rilievo, insieme al fratello Antonio che era \u201cmacchinista\u201d, nell\u2019approntamento e nella disposizione delle artiglierie contro i repubblicani. Il comandante della Massa Armata della Regia Terra dell\u2019Isola, malcapitato nelle mani degli insorgenti di Gaetano Mammone, certific\u00f2 che Giacinto Pistilli era uno dei pi\u00f9 decisi realisti; si era opposto strenuamente all\u2019innalzamento dell\u2019albero della libert\u00e0 verso la fine di gennaio del 1799, partecipando poi in prima persona alla controrivoluzione iniziata alla fine del febbraio successivo, sia risistemando le artiglierie danneggiate dai francesi sia incoraggiando le popolazioni del \u201cRegio Stato di Sora\u201d nella difesa del Trono e dell\u2019Altare (33).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il canonico Ferdinando Pistilli nella sua <em>Descrizione<\/em> ricord\u00f2 con parole cupe e commosse la tragica ritirata dei francesi dalle sponde del Liri, sottolineando le responsabilit\u00e0 di Gaetano Mammone nella carneficina dell\u2019Isola di Sora, \u00abgiacch\u00e9 tutti i ponti erano stati tagliati per ordine dello sciocco comandante\u00bb. Molti isolani, infatti, non trovando via di scampo, visto che l\u2019unico passaggio rimasto aperto era quello della Porta di Napoli da dove entravano i francesi, si rifugiarono nella chiesa di San Lorenzo, nella quale il ricordato arciprete Giuseppe Nicolucci, che era stato giudice di pace repubblicano, stava officiando la messa, e qui furono sorpresi durante la celebrazione e trucidati (34); il giorno dopo, mentre il contingente guidato da Rusca si dirigeva su Veroli, alcuni militari entrarono nel monastero di Casamari e, dopo aver cercato invano l\u2019abate Romualdo Pirelli, uccisero sei monaci (35).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Tragici episodi caratterizzarono anche la ritirata dei francesi attraverso la via Appia, gi\u00e0 all\u2019altezza di Sessa, ove gli uomini di Leone di Tora erano penetrati dalle loro basi intorno a Roccamonfina. Il 16 maggio 1799 l\u2019abate Mattia de\u2019 Paoli, nel suo <em>Incitamento al popolo sessano<\/em>, ritenne di dover recare una testimonianza dell\u2019azione controrivoluzionaria svolta dal vescovo di Sessa, Pietro De\u2019 Felice, presentandolo come principale ispiratore della \u00abterribile controrivoluzione\u00bb, che aveva avuto corso il 9 gennaio 1799, e lodandolo come autore del catechismo reale, considerato un utilissimo strumento per difendere i ragazzi dai \u00abtraviamenti\u00bb del deprecato catechismo repubblicano. Nel <em>Catechismo reale<\/em> del vescovo sessano, che si apriva con una rapida disamina dedicata al <em>principio e origine de\u2019 RE<\/em>, a partire dal capitolo 14 della Genesi, si poteva leggere un interessante paragrafo (il secondo del capitolo II), ove vi era una netta affermazione della legittimit\u00e0 delle monarchie di diritto divino, ribadita e rafforzata dalla propaganda ecclesiastica controrivoluzionaria (36). Mattia de\u2019 Paoli non tralasciava peraltro di ricordare \u00abla dotta, ed eloquentissima orazione di Monsignor Nostro [Pietro De Felice] in morte di S. M. Cattolica Carlo III il Grande, fatta in tempo che era Canonico Teologo del Duomo di Capua, Napoli 1789, dalla Stamperia Pergeriana, e di cui se ne riporta un nobilissimo squarcio nella grande Opera del nostro dottissimo Principe Arcadico Signor Conte del Galdo\u00bb (37).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-28080 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/Stato_pontificio.jpg\" alt=\"\" width=\"317\" height=\"242\" \/>La citazione finale di Vincenzo Ambrogio Galdi, fondatore e principe della Reale Arcadia Sebezia, non era evidentemente casuale e stava l\u00ec a testimoniare il pieno coinvolgimento nell\u2019agenzia controrivoluzionaria dell\u2019abate di Cellole, che rispondeva cos\u00ec con qualche mese di ritardo all\u2019appello subito lanciato dal conte del Galdo per organizzare fattivamente l\u2019opposizione armata alla Repubblica; in un\u2019altra chiosa il de\u2019 Paoli esplicitamente dichiarava che \u00abquesta encomia di S. M. \u00e8 stata meravigliosamente rilevata dalla sublime penna del nostro perpetuo Arcadico Principe Conte del Galdo, e di Belforte, Vincenzo Ambrogio Galdi, nel Proclama in difesa del Trono e della Religione, sotto l\u201931 gennaro di quest\u2019anno 1799\u00bb (38).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ma ci\u00f2 che a noi pi\u00f9 interessa \u00e8 il tentativo posto in essere, subito dopo gli eventi rivoluzionari, dai membri della Reale Arcadia Sebezia, di appropriarsi in retrospettiva dell\u2019azione degli insorgenti, presentandosi come ispiratori e registi dei moti contro i repubblicani; nell\u2019<em>Incitamento al popolo sessano<\/em>, proprio nel passo che contiene la chiosa sul vescovo Pietro De Felice, il de\u2019 Paoli indica nel capomassa locale, Leone di Tora, l\u2019esempio da seguire, legittimandone l\u2019operato. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Questa esaltazione <em>a posteriori<\/em> \u2012 ricordiamo che l\u2019<em>Incitamento<\/em> \u00e8 del 16 maggio 1799 \u2012 taceva per\u00f2 su quanto era avvenuto solo pochi giorni prima, in una giornata in cui, secondo la narrazione di uno storico locale, i rapporti fra Leone di Tora ed il vescovo Pietro De Felice non rientravano di certo nel <em>clich\u00e9<\/em> presentato al popolo sessano e denotavano invece un significativo scollamento fra le intenzioni violente degli insorgenti e l\u2019intervento moderatore del prelato:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Dopo breve tempo per\u00f2, si sparse la voce che il giorno 14 [maggio] sarebbe giunto a Sessa il Di Tora. Allora scoppi\u00f2 il caos. I filofrancesi, per timore di rappresaglie, si eclissarono. Il popolo cominci\u00f2 a temere un nuovo intervento repressivo francese pi\u00f9 duro di quello di gennaio. Mons. De Felice, per evitare guai seri alla citt\u00e0, and\u00f2 incontro al Di Tora e lo convinse ad entrare in Sessa solo per rifornirsi di vettovaglie e poi tornare sui suoi passi. Il Di Tora tenne fede ai patti e cos\u00ec Sessa potette finalmente respirare. Ma i guai per Sessa e per Mons. De Felice non finirono qui! (39)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Evidentemente, Leone di Tora non rispondeva ai comandi del vescovo Pietro De Felice, che appare sulla difensiva e preoccupato per una possibile aggressione: il caso di Sessa conferma dunque quanto avvenuto anche altrove nei rapporti fra cultura controrivoluzionaria ed insorgenze. Molti ecclesiastici e prelati contribuirono certamente alla sollevazione delle popolazioni contro i francesi e parteciparono spesso direttamente al reclutamento delle cosiddette \u201ctruppe a massa\u201d, fornendo loro un\u2019importante legittimazione agli occhi delle popolazioni locali. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Questa legittimazione per\u00f2, ispirata dalla cultura controrivoluzionaria, proveniva dall\u2019alto e dall\u2019esterno, mentre le forme di reclutamento messe in atto dai capimassa seguivano criteri diversi, basati spesso su logiche claniche di aggregazione sociale, talch\u00e9 essi furono in grado di svolgere un\u2019azione in gran parte autonoma, servendosi inizialmente della legittimazione ecclesiastica ma comportandosi poi spesso in maniera brutale e procedendo alla requisizione forzata di chiese e monasteri. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-61619 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Napoli_Italia.jpg\" alt=\"\" width=\"459\" height=\"289\" \/>In certi casi, gli stessi capimassa, che a gennaio erano stati acclamati con il sostegno dei vescovi, a maggio si rivolgevano addirittura contro di loro e non prestavano ascolto ai consigli e agli ordini di nessuno, ritenendosi padroni assoluti del territorio sotto il loro controllo; erano essi stessi a ornarsi degli appellativi pi\u00f9 altisonanti, fregiandosi spesso surrettiziamente di una legittimazione che sarebbe provenuta direttamente dal re.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Risalendo pi\u00f9 oltre verso il confine, nel quadrilatero ove Michele Pezza a met\u00e0 maggio aveva reclutato circa 1.700 uomini fra Sonnino, Pontecorvo, Maranola e Terracina, il Visitatore della Provincia di Terra di Lavoro, Vincenzo Marrano, sottolineava preoccupato la mancanza di qualsiasi autorit\u00e0 legittima, che potesse in qualche modo arginare i soprusi e le azioni criminose di \u00abquei naturali volgarmente chiamati <em>scarpitti<\/em>\u00bb, mentre il vescovo di Gaeta, Riccardo Capece Minutolo, lamentando gli abusi e le prevaricazioni commessi dagli insorgenti, riferiva a sua volta alla Segreteria dell\u2019ecclesiastico che molte persone temevano di uscire da casa ed egli stesso non poteva \u00absicuramente girare per i luoghi della diocesi\u00bb (40). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Nella seconda met\u00e0 di maggio i principali capimassa si preoccuparono certamente di legittimare il loro operato verso la monarchia, e se Fr\u00e0 Diavolo poteva farsi forte delle sue relazioni con gli inglesi, Gaetano Mammone invi\u00f2 una lettera ad Antonio Micheroux in cui descriveva la composizione e i movimenti delle sue truppe a massa, vantando che \u00abuna buona porzione delle popolazioni dello Stato romano, e specialmente delle limitrofe, sono tutte a nostro favore, e di gi\u00e0 dichiarate realiste, essendo finanche giunte alcune a chiedermi un capo che potesse dirigerle nella difesa, che io non ho mancato di accordarglielo\u00bb (41).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La documentazione, recentemente resa disponibile sull\u2019Insorgenza ad Anagni, mostra il ruolo di primo piano esercitato nell\u2019ex capoluogo del Dipartimento del Circeo da Francesco Mammone, tra la fine di giugno e la fine di luglio del 1799, e l\u2019importanza fondamentale conferita al quartier generale di Sora come centro di coordinamento amministrativo e luogo di esercizio della giustizia per l\u2019intero comprensorio; sono documentate addirittura richieste molto significative da parte di persone che, non sapendo bene a chi rivolgersi, inviavano lettere ai fratelli Mammone al fine di ottenere giustizia per i soprusi commessi dagli insorgenti. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Alcune di un certo interesse furono recapitate a Francesco Mammone dopo il sacco di Anagni del 13-14 luglio 1799, con l\u2019impiego di titoli altisonanti, solitamente riservati a nobili e alti prelati, che stanno in questo caso piuttosto a dimostrare la scarsa legittimit\u00e0 del destinatario; in una di queste l\u2019anagnino Antonio Iacobelli, malmenato e derubato nella sagrestia di una chiesa, raccomandava che non si fosse disposto alcunch\u00e9 contro gli aggressori \u00absenza l\u2019Oracolo dell\u2019Illustrissimo General Mammone, poich\u00e9 il fatto della Chiesa e la rapina commessa nella Medesima dalle Persone Cattoliche \u00e8 imperdonabile\u00bb (42).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-56932 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Roma_Castel_Sant_Angelo.jpg\" alt=\"\" width=\"430\" height=\"323\" \/>L\u2019autorit\u00e0 riconosciuta ai tre fratelli Mammone, in un vastissimo comprensorio che andava dal confine napoletano fino ben dentro la Campagna romana, \u00e8 un fatto non trascurabile e pu\u00f2 contribuire a spiegare il delirio di potenza che essi ebbero nei mesi successivi. Com\u2019\u00e8 noto, le fortezze di Capua e Gaeta capitolarono rispettivamente il 28 e il 31 luglio; dopo questi eventi la guida della spedizione verso la Repubblica romana fu affidata al capomassa Giovan Battista Rodio, che aveva sullo schieramento di sinistra Fr\u00e0 Diavolo e sulla destra, convergente dagli Abruzzi, l\u2019altro capomassa Girolamo Salomone, quest\u2019ultimo originario, come il vescovo di Sora Agostino Colajanni, del centro pastorale aquilano di Barisciano; quando per\u00f2 il Rodio, agli inizi di agosto, giunse al confine fra Regno di Napoli e Stato pontificio incontr\u00f2 l\u2019opposizione di Gaetano Mammone, che pretendeva la presentazione di un permesso del re altrimenti non avrebbe lasciato libero il passaggio (43).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">L\u2019abbandono del Regno di Napoli da parte delle armate napoleoniche senza che il governo borbonico potesse disporre di un esercito regolare rappresent\u00f2 di fatto un problema per il controllo del territorio; il Real ordine del 21 luglio 1799, con il quale si tent\u00f2 di disciplinare subito le truppe a massa, non sort\u00ec che effetti molto limitati. Il generale della Santa Fede, Fabrizio Ruffo, aveva gi\u00e0 avvertito il ministro Acton, in una lettera del 10 luglio, che Gaetano Mammone si era distinto all\u2019assedio di Capua solo \u00abper le turbolenze continuamente suscitate\u00bb ed aggiungeva: \u00abHo poi pessime notizie della di lui condotta in patria; ma ci\u00f2 nonostante non bisogna disgustarlo affatto, e procurare solo di frenarlo\u00bb (44). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Al di l\u00e0 degli atti criminosi commessi, le sorti di Gaetano Mammone si giocarono per larga parte in questo frangente; durante l\u2019avanzata dell\u2019esercito napoletano verso la capitale pontificia, si procedeva infatti all\u2019accertamento del comportamento degli insorgenti con attestati per le benemerenze conseguite in favore della monarchia borbonica che sottolineavano in particolar modo il mantenimento della disciplina e dell\u2019ordine.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">A Frascati, ad esempio, ove le truppe di Giovan Battista Rodio incontrarono a met\u00e0 agosto una forte resistenza da parte dei repubblicani romani, il colonnello Michele Pezza si guadagn\u00f2 un paio di attestati molto significativi, ove si elogiavano la sua \u00absomma prudenza\u00bb ed il fatto di non aver \u00abusata alcuna violenza\u00bb; gli abitanti di Albano assicuravano inoltre che il comandante l\u2019ala sinistra della Regia Truppa in massa di S. M. Siciliana si \u00e8 guadagnato l\u2019affetto e la benevolenza di tutti i buoni, molto pi\u00f9 per aver liberata a tempo questa medesima Citt\u00e0 da una nuova scorreria e saccheggio, che gi\u00e0 sicuramente si era preparata da parte dei Francesi, e patriotti, e se qualche disordine \u00e8 succeduto a danno di qualche particolare, si deve questo sicuramente attribuire ad alcuni individui di detta Truppa a Massa, e di quelli specialmente chiamati li scarpitti (45).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Bisogna dunque rilevare da questo punto di vista una differenza sostanziale tra le precauzioni prese da Fr\u00e0 Diavolo, che pure fu rinchiuso nelle prigioni di Castel Sant\u2019Angelo per ordine del cardinale Fabrizio Ruffo, ed il comportamento assunto dai fratelli Mammone dopo la fine della Repubblica napoletana; mentre questi ultimi continuarono a spadroneggiare ed estesero il loro dominio anche sulle terre della Repubblica romana, Michele Pezza dopo alcune incomprensioni rientr\u00f2 nei ranghi e lasci\u00f2 che i capimassa locali imponessero la loro autorit\u00e0 oltre la frontiera. Se da un lato, infatti, ad Anagni la popolazione si rivolgeva ai fratelli Mammone per ottenere giustizia, nella diocesi di Terracina-Sezze-Piperno, priva di vescovo, era il capomassa sonninese Domenico Antonio Greco a farsi garante del ripristino delle leggi del governo pontificio, a nome per\u00f2 del sovrano delle Due Sicilie, come risulta dall\u2019ordine da questi impartito alla comunit\u00e0 di Bassiano affinch\u00e9 fosse ripristinato il \u00abpubblico Consiglio\u00bb (46).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Mentre, dunque, molti capimassa rientravano nei ranghi ed ottenevano attestati di buon comportamento, accompagnati da richieste di indennizzo per le spese sostenute, la Curia vescovile di Sora avviava indagini su Gaetano, Luigi e Francesco Mammone, interrogando i titolari dell\u2019arcipretura della chiesa di San Bartolomeo, parrocchia cui i tre fratelli appartenevano (47). Cos\u00ec quando il 30 agosto l\u2019Uditore generale dei Reali Eserciti Vincenzo Petroli \u2012 fedele accompagnatore del generalissimo Fabrizio Ruffo durante la riconquista del Regno \u2012 chiese informazioni su di loro (49), il vicario generale Francesco Felice Tiberi pot\u00e9 attestare che i fratelli Mammone passavano per uomini \u201cirreligiosi\u201d e che da pi\u00f9 tempo Gaetano Mammone non adempiva al precetto pasquale (49).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il termine \u201cirreligiosi\u201d va opportunamente contestualizzato, poich\u00e9 in questo periodo esso era diventato sinonimo di \u201cgiacobini\u201d insieme ad \u201cempi\u201d, con il quale pure il vescovo Colajanni apostrof\u00f2 il capomassa Gaetano Mammone. Il sovversivismo degli insorgenti e dei democratici era messo sullo stesso piano e ci\u00f2 spiega anche perch\u00e9 nella convulsa stagione politica successiva all\u2019esperienza repubblicana vi fosse un agitato rifluire di correnti ed orientamenti culturali e si potessero sospettare inconsulte alleanze fra gli uni e gli altri. Nemmeno il vescovo Agostino Colajanni, che pure aveva avuto un ruolo determinante nell\u2019elezione del capomassa, sfugg\u00ec al predominio assoluto e al giustizialismo di Gaetano Mammone; costui infatti, secondo quanto riportato nelle <em>Memorie segrete<\/em> attribuite al filo-borbonico Giuseppe Torelli (50), sarebbe stato addirittura sul punto di far fucilare il vescovo di Sora con l\u2019accusa di giacobinismo (51).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-61620 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/briganti_insorgenti.jpg\" alt=\"\" width=\"385\" height=\"288\" \/>Nel mese di agosto, dunque, i fratelli Mammone perdettero qualsiasi legittimit\u00e0 ad operare in nome della monarchia e diventarono a tutti gli effetti capi di bande armate contro l\u2019ordine costituito. La vicenda di Colajanni e Mammone \u00e8 stata narrata da Benedetto Croce nell\u2019\u201cArchivio Storico per le Province Napoletane\u201d (52) in pagine che esprimono in maniera esemplare quella linea storiografica che aveva percorso tutto l\u2019Ottocento a partire dal <em>Saggio storico<\/em> di Vincenzo Cuoco (53), utilizzato per fornire il canovaccio della lettura moderata degli eventi rivoluzionari, nella quale l\u2019esperienza della Repubblica napoletana era elevata a modello della inaffidabilit\u00e0 politica delle masse popolari (54); in questo quadro si inseriva la ricordata lettera di Giovan Battista Rodio al ministro Acton, datata 19 novembre 1801, nella quale l\u2019ex capomassa riassumeva un rapporto stilato dal governatore di Montalto (in provincia di Ascoli) il 13 novembre, ove si esponevano nel dettaglio le trame di una congiura indipendentista alla quale avrebbero partecipato insieme patrioti ed insorgenti, con il sostegno, fra gli altri, di Gaetano Mammone.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Negli atti processuali a carico di quest\u2019ultimo, che si sono conservati, non vi \u00e8 traccia della sua partecipazione a questa congiura e di un eventuale tradimento politico della monarchia borbonica (55), ma i comportamenti che egli tenne insieme ai suoi fratelli sono pi\u00f9 che sufficienti a giustificare la condanna di fatto emessa nei suoi confronti dalle autorit\u00e0 militari e religiose, prima ancora che dal governo napoletano. Il Visitatore generale per la Terra di Lavoro, Vincenzo Marrano, asseriva che la \u00abterribile anarchia\u00bb imperante nella Terra di Lavoro era dovuta soprattutto alle azioni dei \u00abmasnadieri\u00bb di Mammone (56); il vescovo Colajanni, in una lettera del 28 ottobre 1799, dopo aver fatto riferimento ai seguaci de \u00abl\u2019empio Mammone\u00bb, affermava che \u00abi patrioti iniqui rimasti impuniti e liberi sono oggetto di non piccolo fermento; se capiteranno in mano ai preti pagheranno il f\u00eco della loro ribalderia\u00bb (57).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Una testimonianza esemplare del profondo conflitto apertosi fra Insorgenza e Controrivoluzione al confine fra Regno di Napoli e Stato pontificio, della natura anarchica assunta dalle sollevazioni popolari rispetto alla guerra di popolo prevista dalle autorit\u00e0 politiche e religiose di fede borbonica, \u00e8 costituita dalle <em>Narrative e Riflessioni <\/em>di Pasquale Cayro, conservate ancora manoscritte e vergate sotto l\u2019impressione degli eventi (58). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Lo storico ed archeologo di San Giovanni Incarico, che nel \u201999 aveva sessantasei anni, da giovane era stato cadetto del Reggimento dei Dragoni Borbone, quindi ben conosceva l\u2019importanza della preparazione militare per il programma riformistico borbonico settecentesco e il rilievo assunto dalla carriera nell\u2019esercito per il processo di affermazione familiare ed individuale della piccola e media borghesia meridionale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Non a caso la critica asperrima delle insorgenze, motivo conduttore sostanzioso e sostanziale dell\u2019intera narrazione, \u00e8 fatta precedere materialmente e storicamente da una lunga e puntuale critica del malaffare, del malcostume e della corruzione che percorrevano i quadri dell\u2019esercito e che avevano caratterizzato gli inutili e dispendiosi accantonamenti militari del 1796 fra la costa tirrenica e il confine abruzzese. Su questo aspetto conviene riflettere. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-61621 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Italia_1799_mappa.jpg\" alt=\"\" width=\"340\" height=\"467\" \/>Anche gli altri Stati italiani ed europei non erano riusciti ad opporre una valida resistenza alle armate napoleoniche; si era arreso l\u2019esercito sabaudo (con la sua prestigiosa tradizione), era naufragata la gloria della Repubblica veneta, come tre secoli prima milanesi, toscani e pontifici avevano assistito inermi al passaggio delle truppe francesi. Ma per il Regno di Napoli era diverso: negli ultimi anni il governo borbonico aveva condotto una politica internazionale aggressiva, all\u2019interno la lotta al \u201cmostro feudale\u201d e il giurisdizionalismo in campo ecclesiastico avevano aperto la strada ad ambiziosi progetti di riforma; soprattutto, pi\u00f9 che altrove, la guerra contro i francesi era stata preparata con un grande spiegamento di forze accompagnato da toni propagandistici e da discorsi retorici, per cui molti si attendevano una pi\u00f9 efficace resistenza dall\u2019esercito del pi\u00f9 grande Stato italiano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Per questo la delusione e lo sconcerto furono pi\u00f9 forti che altrove e le cause della sconfitta furono cercate soprattutto nella mancata tenuta dell\u2019esercito, gi\u00e0 mortificato, secondo alcuni, dalla presenza di parecchi ufficiali stranieri, il che avrebbe contribuito ad accreditare l\u2019ipotesi di un complotto o di un tradimento da parte dei sottoufficiali. Ma come mostrano le considerazioni (ripetute) del Cayro, nella percezione di molti il tracollo dell\u2019esercito napoletano divenne quasi una metafora del fallimento del riformismo borbonico. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">In controluce rispetto ad un legittimismo dinastico ancora vigoroso ed operante in maniera giustificatoria nella cultura controrivoluzionaria, l\u2019appello al popolo poteva apparire un espediente disperato, l\u2019ammissione del fallimento di una stagione di riforme, la sconfessione dell\u2019operato dell\u2019esercito borbonico, una mancanza di fiducia nella maturit\u00e0 civile della nazione napoletana. Il popolo, questo vero e proprio feticcio per buona parte della cultura politica ottocentesca, appare nella sua veste anarchica agli occhi del Cayro gi\u00e0 subito dopo l\u2019arrivo dei francesi a Napoli, quando alzato il secco albore della sognata libert\u00e0, si sentono le acclamazioni per la loro venuta, e tra questi il popolaccio, il quale, per non dimenticarsi del suo innato mestiere di rubare, cominci\u00f2 a saccheggiare, senza perdonare al real palazzo, nel quale ne pur i ferri vi lasciarono. Questo \u00e8 quel popolo in apparenza fedele, che paragonar si deve alle frondi degli albori, che piegano a seconda de\u2019 venti (59).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il quadro dettagliato degli insorgenti, indicati nel loro basso profilo sociale, e delle insorgenze, segnalate in tutta la provincia con dovizia di particolari, era lo stesso dappertutto, fatto di ruberie, sopraffazioni, di scarso senso della disciplina e soprattutto di irrilevante efficacia ai fini della difesa della Religione, della Patria, delle persone, della propriet\u00e0:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">tutti gli insorgenti sono stati di quella razza di gente, a\u2019 quali poco o niente piaceva la fatica, ed alcuni, ancorch\u00e9 tali non erano, vi si andiedero di giorno in giorno unendo, per aver conosciuto essere una vigna per loro profittevole, di mangiare, bere, ed esigger denaro dalle Universit\u00e0 (60).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Su questa falsariga il Cayro tratteggia un disegno molto interessante di ci\u00f2 che avrebbe dovuto essere la guerra di popolo per il governo borbonico e per la cultura dell\u2019ordine controrivoluzionaria:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Se degl\u2019insorgenti, o sieno scarpitti, fusse stato un capo autorevole, e di senno, e si avesse avuta la voglia di difendere la real corona, con volersi con coraggio affrontarsi coll\u2019inimico, si poteva tenerlo a freno senza la rovina delle Universit\u00e0, e de\u2019 particolari, sarebbe stata una difesa secondo la mente del Sovrano, n\u00e9 si sarebbe dato largo a tanti disordini. Imperocch\u00e9 in ogni settimana secondo le rispettive popolazioni si doveva mandare un determinato numero d\u2019Uomini atti alle armi, e situarsi in Lenola, Campodimele, Spigno, Fratte, Castelforte e Mignano, e da questi paesi distaccarsi corpi volanti con farsi vedere, or in un colle, or su di un monte, ed or in una selva, per far comprendere all\u2019inimico, che si vegliava in osservare i loro andamenti, e per respingerli, qualora avessero voluto avanzarsi, che far non potevano pel poco loro numero, e per non essere prattici delle contrade, e queste montuose, e selvate, e si era conosciuto che il loro scopo altro non era, che di tenersi il passo libero della via Appia per la comunicazione con Roma, per cui teneva truppa il loro Generale, ed in poca quantit\u00e0 in Fondi, Itri, Mola, Trajetto, e Sessa. Non esistevano francesi in Veroli, n\u00e9 in Ceprano, e se vi fussero stati, era sufficiente gente armata in Castelluccio, ed alcuni passi del fiume Liri, ne\u2019 quali \u00e8 pur pericoloso passarsi (61).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ma l\u2019Insorgenza non rispose affatto a queste previsioni e conviene seguirne le origini al confine fra Regno di Napoli e Stato pontificio ancora attraverso la descrizione che ne offre subito dopo Pasquale Cayro, ove alla figura evanescente del giacobino e alla sua significativa caratterizzazione ebraica fa prontamente da <em>pendant<\/em> l\u2019efferatezza debosciata degli uomini che si coprivano dietro i vessilli della Santa Fede.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-61622 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Viva_Maria_insorgenze.jpg\" alt=\"\" width=\"449\" height=\"654\" \/>E se di tempo in tempo, si son fatti vedere nel confine Romano col Regno per lo pi\u00f9 era gente collettizia, ed in poco numero col nome di Giacobini, e nella sua maggior parte ebrei, che sono i pi\u00f9 timidi del mondo, e la cagione della loro venuta, dir si deve, per le insolenze e furti che commettevano nel territorio, e paesi, esistenti in questo confine della Repubblica Romana. Cominciarono quindi ad unirsi colla [massa] dei Sorani, e degl\u2019altri confinanti, alcuni delle Citt\u00e0, e Terre del dominio di Roma, per aver conosciuto un tal mestiere, molto per loro vantaggioso, ed i loro capi sono stati i Mastrilli di Bauco con altri malviventi di Sonnino, di San Lorenzo, della Scurgola, e di altre Terre, ed Afile soggiacque anch\u2019all\u2019incendio, essendovi stati d\u2019unita alcuni dei Mammoniani di Sora. Eran queste masnade di gente cimentosa co\u2019 deboli, ubriachi, sfaccendati, e dediti al latroneccio, rubando finanche asini, cavalli, bovi, trasportandosi ben\u2019anche branchi di vaccine, capre, pecore, fin\u2019a giumente, bufale, facendone pur ad altri vendita. Persone miserabili, che vivevano colla fatica, e con far il vetturale, si sono veduti con buoni cavalli, ben vestiti con orologi, e denaro, e chi voleva esprimere tal gente, usava le parole, <em>\u00e8 della Santa Fede<\/em>, poich\u00e9 coprivano la loro scelleraggine, col dire, che per la Religione andavano contro i Francesi, i quali mai hanno assaliti, e fatti retrocedere inseguiti (62).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">A fronte del protagonismo popolare, la dinamica delle fazioni locali tende a perdere contorni precisi; la stessa polarizzazione in campi contrapposti (repubblicani e monarchici) innescata dal processo rivoluzionario sembra venir meno rispetto all\u2019impeto di movimenti popolari che sfuggono a qualsiasi controllo e portano spesso le <em>\u00e9lites<\/em> del governo locale a ricompattarsi, nonostante le divergenze e le divisioni in campi avversi. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Si pu\u00f2 ben dire che per circa un anno, dopo l\u2019estate del 1798, nelle citt\u00e0 e terre al confine fra Regno di Napoli e Stato pontificio vi fu una sospensione della legalit\u00e0 e della vita politica tradizionale, che buona parte del vecchio ceto dirigente cerc\u00f2 di tenersi in disparte o di moderare gli eccessi commessi dalle truppe a massa, che un\u2019ampia fascia del territorio fu dominata dalle scorribande delle insorgenze, alla testa delle quali si posero capimassa con una rudimentale cultura politica e con obiettivi piuttosto limitati. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Bisogna dunque contestualizzare e circostanziare i movimenti delle insorgenze, poich\u00e9 molto spesso nobili e borghesi, partecipi in un primo momento dell\u2019opposizione alla repubblica, dovettero defilarsi e lasciare il campo alla violenza popolare. Nel periodo rivoluzionario si riprodussero certamente pratiche e rituali delle <em>jacqueries<\/em>, tempi e modi delle dinamiche di fazione, rivalit\u00e0 campanilistiche e conflitti urbani, fibrillazione dei rapporti citt\u00e0-campagna ed esaltazione delle devozioni religiose, ma non bisogna per\u00f2 sottovalutare l\u2019impatto dirompente che ebbero le insorgenze al di sopra e al di dentro della crisi delle strutture dell\u2019antico regime (63).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La gradualit\u00e0 delle riforme era stata consapevolmente auspicata dai pi\u00f9 autorevoli illuministi meridionali, che facevano in genere affidamento sulla monarchia mostrandosi scettici sulle autonome capacit\u00e0 di palingenesi popolare; al contempo non bisogna lasciarsi fuorviare dai tentativi di manovrare le insorgenze o di strumentalizzare pareneticamente l\u2019esempio dell\u2019opposizione popolare al nemico francese. Nei fatti, facendo perno su un tradizionale sospetto verso la partecipazione popolare alle riforme, gli interessi, la cultura e i propositi del fronte controrivoluzionario si rivelarono irricomponibili quando ci si rese conto che l\u2019Insorgenza avrebbe portato ad un vero e proprio rovesciamento dell\u2019ordinamento socio-politico, anche peggiore e pi\u00f9 minaccioso di quello repubblicano voluto dagli odiati francesi (64).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Presentimenti o convincimenti, questi, che furono immediatamente palesati e rafforzati nell\u2019estate del \u201999 e che trovano ancora un\u2019eloquente conferma nel manoscritto di Pasquale Cayro, il quale contiene una lettera preoccupata di un cittadino di Anagni che si colloca nel quadro a tinte forti precedentemente tracciato:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Era gi\u00e0 cessato il timore de\u2019 nemici, ma non gi\u00e0 quei dei briganti, poich\u00e9 continuarono sotto colore di aiutare a pro della real corona, di andare rubando e commettendo insolenze, dalle quali non furono esenti le Citt\u00e0, e Terre dello Stato romano, per essersi allontanati i Francesi. Ne scrissi con lettera ad un nobile di Anagni, del tutto realista, e mi rispose: <em>Non \u00e8 possibile, il potervi fare un giusto quadro di tutto ci\u00f2, che abbiamo sofferto per gli insorgenti, vi basta sapere, che vi sono stati dei momenti, ne\u2019 quali abbiamo dovuto desiderare i Francesi, gente cos\u00ec malvagia. La nostra Citt\u00e0 avur\u00e0 sofferto de\u2019 danni fin\u2019a centomila scudi; ma il pi\u00f9 funesto, e crudele, sono stati i timori, che ci mettevano gl\u2019insorgenti, usciti da casa del diavolo<\/em> (65).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Vi era una scarsa possibilit\u00e0 di dialogo fra la cultura controrivoluzionaria e le pratiche degli insorgenti, cos\u00ec come vi era ormai uno scarto fra l\u2019immagine del gregge mansueto dei \u201cfiliani\u201d elaborata dalla cultura ecclesiastica e la feroce empiet\u00e0 mostrata dagli insorgenti delle comunit\u00e0 agro-pastorali. Cos\u00ec ad esempio a Vallecorsa, sul crinale di molteplici confini nazionali, dipartimentali e diocesani, ove gli insorgenti assassinarono \u00abalcune famiglie, caratterizzandole per Giacobine\u00bb o nell\u2019episodio del francese morto e appeso \u00abnel macello, come un porco scannato\u00bb. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-40878 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/viva_Maria.jpg\" alt=\"\" width=\"251\" height=\"312\" \/>E ancora \u00e8 lo stesso Cayro ad aggiungere una testimonianza, sul filo della costante distinzione fra la disciplina \u201cborghese\u201d delle truppe di linea e l\u2019indisciplinatezza delle truppe a massa, in favore del \u201cComandante Fra Diavolo\u201d, il quale negli affannosi tentativi di riportare l\u2019ordine, sconvolto da coloro che ormai usavano il termine \u201cgiacobino\u201d solo come un epiteto per coprire le loro ruberie e sopraffazioni, era quello \u00abche pi\u00f9 d\u2019ogni altro gli ha tenuti a freno, impedendo i sconcerti\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Proprio in questa parte concitata delle <em>Narrative<\/em> \u00e8 inserita una citazione tratta dal \u201cMercurio britannico\u201d di Jacques Mallet du Pan (66); significativa sia perch\u00e9 esplicita la linea data al periodico dal noto attivista controrivoluzionario svizzero (67), sia per quanto riguarda la circolazione delle informazioni in ambito provinciale e il giudizio storico relativo alla difesa militare del Regno di Napoli.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><em>Pochi francesi sarebbero fuggiti alla giusta vendetta degli abitanti, se gli stranieri, che gli discacciavano, non ne avessero protetta l\u2019esistenza. Tra le bizzarrie di questa controrivoluzione, la pi\u00f9 straordinaria \u00e8 che quel Regno di Napoli, il quale nell\u2019anno precedente aveva quarantamila Uomini sotto le armi, \u00e8 stato debitore di sua liberazioni principalmente a un\u2019Ammiraglio, e a due Capitani di vascello Inglese, a pochi soldati di marina, e marinari, e ad alcuni deboli distaccamenti di truppe Russe, e Britanniche. <\/em>Dunque gl\u2019Insurgenti, o sieno scarpitti [concludeva sconsolatamente il Cayro a commento delle parole del Mallet du Pan] ad altro non sono serviti, che ad assassinare i particolari benestanti, e le popolazioni, ed a mettere in confusione ed in rovina il reame, e poco a mancato a suscitarsi una guerra tra paese e paese (68).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Motivo, questo, che ritorna pi\u00f9 ampiamente e meglio precisato nei suoi contorni sociali e politici poco oltre, sempre sulla scia del deplorabile arruolamento in massa di giovani indisciplinati, poco avvezzi alla cultura delle armi, espressione nell\u2019esercito di quel sovvertimento dell\u2019ordine gerarchico che aveva causato tanti mali, per cui si doveva solo ringraziare \u00abIddio, di non esservi succeduta una guerra civile nelle Comuni, tra i benestanti, e gli onorati cittadini, che si contentano con la fatiga vivere con le loro famiglie, con quei che volevano esercitar brigantismo, ed altres\u00ec avvenir poteva tra Comune, e Comune\u00bb (69).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">I ceti dirigenti controrivoluzionari erano ispirati da una cultura dell\u2019ordine, basata su una visione gerarchica della societ\u00e0, che non poteva riconoscersi nelle propensioni eversive degli insorgenti del triennio rivoluzionario. Il problema della partecipazione delle masse popolari, dunque, non si produsse solo nel campo democratico, tema sul quale tanto si \u00e8 insistito dopo l\u2019eloquente testimonianza di Vincenzo Cuoco, che attraverso la critica dell\u2019astrattismo rivoluzionario forn\u00ec il canovaccio dell\u2019interpretazione degli eventi del 1799 napoletani nei termini di \u201crivoluzione passiva\u201d. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Non sempre le accuse dei moderati contro gli insorgenti corrispondevano alla realt\u00e0 degli atti commessi ed \u00e8 certo che in esse agivano spesso pregiudizi, risentimenti e stereotipi radicati da tempo; sta di fatto, comunque, che negli ambienti controrivoluzionari si svilupp\u00f2 una maggioranza critica consapevolmente contraria a forme di partecipazione popolare ritenute contrarie all\u2019ordine naturale, che raccoglieva in parte le istanze del gradualismo riformatore settecentesco e che costitu\u00ec uno dei nuclei del pensiero conservatore ottocentesco (70).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">In Italia, diversamente da quanto accadde in Francia con la Vandea, ben pochi ritennero di poter formare un\u2019identit\u00e0 politica conservatrice fondandosi sul fenomeno delle insorgenze; le sollevazioni popolari che si ebbero fra Regno di Napoli e Stato pontificio non furono affatto una nuova Vandea (71), come sostenuto dal comandante Marc-Antoine Girardon con il linguaggio gi\u00e0 strutturato ideologicamente della Rivoluzione francese (72).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Non lo furono nella pratica, perch\u00e9 le fazioni politiche contrapposte vennero frantumate dal conflitto sociale e proprio per questo non si ebbe una guerra civile delle proporzioni di quella che si verific\u00f2 nell\u2019antica provincia del Poitou; non lo divennero per la cultura politica, perch\u00e9 la maggioranza dei moderati, soprattutto i liberali, non volle coltivare la memoria di quegli eventi, pur non mancando coloro che hanno ritenuto di poterne idealizzare o strumentalizzare il ricordo. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Infatti, le ambiguit\u00e0 e i pregiudizi affiorati nel corso del 1799 svuotarono l\u2019opposizione alle repubbliche di progettualit\u00e0 ideologica, per cui la mancanza di accordo fra la pratica politica delle masse popolari sanfediste e la cultura politica dei ceti dirigenti controrivoluzionari non permise di approdare, su queste premesse, alla formazione di una solida identit\u00e0 politico-culturale. Il chiarimento di questo punto \u00e8 tanto pi\u00f9 importante perch\u00e9 postula un processo di sviluppo della cultura conservatrice e liberale nel Mezzogiorno d\u2019Italia diverso da quello di tipo vandeano e potrebbe rendere ragione del cauto riformismo dei ceti dirigenti meridionali, con la connessa deriva estremistica degli strati sociali che non riuscirono a trovare una rappresentanza dei loro interessi negli ordinamenti politici ottocenteschi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(1)<\/strong> J.-C. Martin (dir.), <em>Dictionnaire de la Contre-r\u00e9volution xviii<sup>e<\/sup>-xx<sup>e<\/sup> si\u00e8cle<\/em>, Perrin, Paris 2011, p. 11; recentemente Martin ha sottolineato il terreno comune a Rivoluzione e Controrivoluzione, sul piano culturale ed emozionale, in <em>Romantisme, R\u00e9volution et Contre-R\u00e9volution: un oxymore<\/em>, in \u201cNuova Rivista Storica\u201d, xcvii, 1, 2013, pp. 211-4; vedi anche Id., <em>La R\u00e9volution fran\u00e7aise, une r\u00e9volution romantique?<\/em>, in D. Couty, R. Kopp (\u00e9ds.), <em>Romantisme et R\u00e9volution(s)<\/em>, Gallimard, Paris 2008, pp. 77-91.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(2)<\/strong> Sul tema vi \u00e8 una storiografia importante, nel tempo risalente e molto differenziata sul piano interpretativo e del giudizio storico; mi limito qui a ricordare A. M. Rao (a cura di), <em>Folle controrivoluzionarie. Le insorgenze popolari nell\u2019Italia giacobina e napoleonica<\/em>, Carocci, Roma 1999; A. De Francesco, <em>Il significato delle Insorgenze nella cultura politica italiana di due secoli<\/em>, in C. Continisio (a cura di), <em>Le insorgenze popolari nell\u2019Italia napoleonica. Crisi dell\u2019antico regime e alternative di costruzione del nuovo ordine sociale<\/em>, Edizioni Ares, Milano 2001, pp. 31-44; L. Topi, <em>\u201cC\u2019est absolument la Vand\u00e9e\u201d. L\u2019insorgenza del Dipartimento del Circeo (1798-1799)<\/em>, Franco Angeli, Milano 2003; E. Di Rienzo (a cura di), <em>Nazione e controrivoluzione nell\u2019Europa contemporanea<\/em>,<em> 1799-1848<\/em>, Guerini e Associati, Milano 2004, pp. 85-116; M. Formica, <em>Sudditi ribelli. Fedelt\u00e0 e infedelt\u00e0 politiche nella Roma di fine Settecento<\/em>, Carocci, Roma 2004; M. Caffiero, <em>La repubblica nella citt\u00e0 del Papa: Roma 1798<\/em>, Donzelli, Roma 2005; M. Cattaneo, <em>Percorsi di elaborazione della memoria: contro-rivoluzione e insorgenze in Italia<\/em>, in B. Dumons, H. Multons (\u00e9ds.), <em>\u201cBlancs\u201d et contre-r\u00e9volutionnaires. Espaces, r\u00e9seaux, cultures et m\u00e9moires (xviii<sup>e<\/sup>-d\u00e8but xx<sup>e<\/sup> si\u00e8cle: France, Italie, Espagne, Portugal)<\/em>, \u00c9cole Fran\u00e7aise de Rome, Roma 2011, pp. 257-76. Del fenomeno delle insorgenze si sono occupate, inoltre, alcune correnti di opinione, in parte ispirate da movimenti neo-borbonici, che hanno coniugato la lettura del sanfedismo con quella del successivo brigantaggio meridionale, recuperando molti dei motivi polemici relativi alla \u201cconquista\u201d del Regno di Napoli da parte dei piemontesi. Si vedano, ad esempio, i libri di F. M. Agnoli, <em>Le insorgenze antigiacobine in Italia<\/em>,<em> 1796-1815<\/em>, Il Cerchio, Rimini 2003; F. Pappalardo, O. Sanguinetti, <em>Insorgenti e sanfedisti: dalla parte del popolo. Storia e ragioni delle insorgenze anti-napoleoniche in Italia<\/em>, Tekna, Potenza 2000; M. Viglione, <em>Rivolte dimenticate: le insorgenze degli italiani dalle origini al 1815<\/em>, Citt\u00e0 Nuova, Roma 1999; particolarmente rilevante \u00e8 stato il successo editoriale del libro di P. Aprile, <em>Terroni: tutto quello che \u00e8 stato perch\u00e9 gli Italiani del Sud diventassero meridionali<\/em>, Piemme, Milano 2010.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(3)<\/strong>Su questi aspetti sia consentito rinviare a L. Alonzi (a cura di), <em>Lettere di John Acton, Ferdinando Borbone e Maria Carolina d\u2019Asburgo-Lorena a Francesco Maria Statella (ottobre 1799-giugno 1800)<\/em>, Rubbettino, Soveria Mannelli 2013.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(4)<\/strong>G. A. Sala, <em>Diario romano<\/em>,<em> 1798-1799<\/em>, a cura di G. Cugnoni, Roma 1882-86, ristampa anastatica, Roma 1980, vol. i, p. 166. Sulla figura di G. F. Albani, che richiederebbe pi\u00f9 ampie indagini, vedi G. Sofri, <em>Albani Giovan Francesco<\/em>, in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, vol. i, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1960, pp. 604-6.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(5)<\/strong>[C. Della Valle], <em>Specchio del governo e popolo di Roma, ed esame della condotta tenuta dalla Corte nella sua neutralit\u00e0, armistizio, e pace colla Repubblica francese<\/em>, [Milano? 1797].<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(6)<\/strong>Per l\u2019attribuzione cfr. \u201cMonitore di Roma\u201d, n. xli, 23 messifero anno vi rep. e i della R.[epubblica] R.[omana]; il corsivo \u00e8 nel testo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(7)<\/strong>Per la rivolta trasteverina cfr. M. Cattaneo, <em>La sponda sbagliata del Tevere. Mito e realt\u00e0 di un\u2019identit\u00e0 popolare tra antico regime e rivoluzione<\/em>, Vivarium, Napoli 2004; sul contesto di Roma repubblicana si rinvia ai lavori citati di Marina Formica e Marina Caffiero (cfr. nota 2).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(8)<\/strong>Sulla figura del Colajanni si rinvia a L. Alonzi, <em>Il vescovo-prefetto. La diocesi di Sora nel periodo napoleonico, 1796-1818<\/em>, Centro di Studi Sorani \u201cV. Patriarca\u201d, Sora 1998.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(9)<\/strong>P. Caputo, <em>Studi su Romualdo Pirelli abate di Casamari<\/em>, [Casamari] 1971.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(10)<\/strong> G. Tripodi, <em>Due lettere inedite del cardinale Fabrizio Ruffo a Romualdo Pirelli, abate di Casamari<\/em>, in \u201cRivista Cistercense\u201d, vi, 2, 1989, pp. 159-71.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(11)<\/strong> La lettera, datata Napoli 23 luglio 1798, \u00e8 stata riportata da M. Cassoni, <em>La badia di Fossanova presso Piperno. Notizie storico-genealogiche<\/em>, in \u201cRivista Storica Benedettina\u201d, vi, 1911, p. 80.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(12)<\/strong> La riforma trappista era stata introdotta a Casamari nel 1717 su ispirazione del cardinale Annibale Albani, che era abate commendatario del plurisecolare cenobio cistercense: cfr. L. Molignini, <em>Gli abati claustrali dell\u2019abbazia di Casamari: dall\u2019introduzione della riforma trappista (1717) all\u2019erezione canonica della congregazione di Casamari (1929)<\/em>, Edizioni Casamari 2011, che alle pp. 87-108 traccia un profilo della personalit\u00e0 religiosa di Romualdo Pirelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(13)<\/strong> Sul ruolo della Reale Arcadia Sebezia cfr. E. Spagnuolo, <em>L\u2019Arcadia Reale e il 1799. Un\u2019accademia letteraria alla riconquista del Regno di Napoli<\/em>, Edizioni Nazione Napoletana, Napoli 2000, e A. L. Sannino, <em>L\u2019altro 1799. Cultura antidemocratica e pratica politica controrivoluzionaria nel tardo Settecento napoletano<\/em>, esi, Napoli 2002.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(14)<\/strong> <em>Vari poetici componimenti di due Accademici Sinceri dell\u2019Arcadia Reale a perpetua memoria di Sua Maest\u00e0 Ferdinando iv Borbone [&#8230;] in occasione che egli ha onorata della Regal Sua Presenza la fedelissima e nobilissima citt\u00e0 di Sora<\/em>, Napoli mdccxcvi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(15)<\/strong> Un quadro degli avvenimenti legati all\u2019Insorgenza del Circeo si trova nell\u2019opera citata di Luca Topi (cfr. nota 2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(16)<\/strong> Per il contesto, cfr. ora C. Pietrobono, <em>La diocesi di Alatri nel periodo della crisi rivoluzionaria (1789-1815). \u00abResistenza o adattamento?\u00bb<\/em>, Pontificia Universit\u00e0 Lateranense, Roma 2006.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(17)<\/strong> G. Segarini, M. P. Critelli, <em>Une source in\u00e9dite de l\u2019histoire de la r\u00e9pubblique romaine: les registres du commandant Girardon. <\/em><em>L\u2019\u201cinsorgenza\u201d du Latium m\u00e9ridional et la campagne du Circeo<\/em>, in \u201cMelanges de l\u2019\u00c9cole Fran\u00e7aises de Rome\u201d, civ, 1, 1992, p. 318.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(18)<\/strong> Ivi, p. 409.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(19)<\/strong> M. Stirpe, <em>Vicende e protagonisti della giacobina repubblica a Veroli<\/em>, in Id., <em>Verulana civitas. Ricerche storiche<\/em>, isalm, Anagni 1997, pp. 143-4.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(20)<\/strong> Segarini, Critelli, <em>Une source in\u00e9dite<\/em>, cit., p. 374.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(21)<\/strong> La lettera, conservata nell\u2019Archivio di Stato di Roma, fondo <em>Repubblica Romana<\/em>, b. 4, fasc. 26, \u00e8 segnalata da L. Tombolesi, <em>L\u2019insurrezione del luglio 1798 nel dipartimento del Circeo<\/em>, in \u201cLatium\u201d, 15, 1998, p. 169.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(22)<\/strong> Segarini, Critelli, <em>Une source in\u00e9dite<\/em>, cit., pp. 420 e 440.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(23)<\/strong> S. Nanni, <em>Il conclave dell\u2019esilio<\/em>, in G. Spinelli (a cura di), <em>Pio vii Papa benedettino nel bicentenario della sua elezione<\/em>, Atti del Congresso storico internazionale (Cesena-Venezia, 15-19 settembre 2000), Centro benedettino italiano \u2013 Badia di Santa Maria del Monte, Cesena 2003, pp. 99-121.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(24)<\/strong> Archivio di Stato di Napoli, fondo <em>Rei di Stato<\/em>, 1569, lettera senza data di Agostino Colajanni a Francesco Migliorini, da collocarsi fra la seconda met\u00e0 del 1799 e la prima met\u00e0 del 1800, in cui si parla dell\u2019assegnazione al canonico Giuseppe Nicolucci del beneficio di Regio patronato detto del Palazzo, nell\u2019Isola di Sora, vacato nel settembre del 1798: \u00abIn tal stato di cose mi fo un dovere di rassegnare a V. E. come ho perinteso con accerto che il cennato Canonico Nicolucci dentro il mese di febraro prossimo passato essendosi in vista di un proclama repubblicano organizzato nella terra dell\u2019Isola dal Popolo la municipalit\u00e0, da lui si leggesse sotto l\u2019albero il Proclama suddetto, e restasse in tale occasione ancor esso eletto Giudice di Pace dal Popolo medesimo; sebbene circa la di lui condotta nulla sia stato, come ho udito, di criminoso, e che dimostrasse propensione al Governo Repubblicano\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(25)<\/strong> Per le vicende rivoluzionarie di San Germano e di Arce si vedano G. Lena, <em>Le vicende di San Germano (Cassino) e di Montecassino nel 1799<\/em>, in \u201cLatium\u201d, 8, 1991, pp. 141-74, e F. Corradini, <em>\u2026di Arce in Terra di Lavoro\u2026<\/em>, ii, Arce 2004, pp. 186-201.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(26)<\/strong> La lettera \u00e8 riportata da A. Nicosia, <em>Una inedita corrispondenza del 1799 tra i paesi al confine pontificio<\/em>, in \u201cRassegna Storica Pontina\u201d, i, 1993, p. 162.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(27)<\/strong> Su Fra\u2019 Diavolo cfr. F. Barra, <em>Michele Pezza detto Fra\u2019 Diavolo: vita, avventure e morte di un guerrigliero dell\u2019800 e sue memorie inedite<\/em>, Avagliano Editore, Cava de\u2019 Tirreni 2000.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(28)<\/strong> Archivio Storico Comunale di Alvito, serie i, <em>Sedute del Decurionato (Registri)<\/em>; Reg. 2, <em>Sedute Decurionali. Pubblico Parlamento di Alvito (1745-1799)<\/em>, cc. 467v-468v, Deliberazione del Pubblico Parlamento di Alvito del 12 marzo 1799; ringrazio Lorenzo Arnone Sipari che mi ha fornito questo documento.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(29)<\/strong> Stirpe, <em>Vicende e protagonisti<\/em>, cit., pp. 154-6.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(30)<\/strong> A. Di Biasio, <em>Rivoluzione e controrivoluzione nell\u2019alta Terra di Lavoro. La Repubblica napoletana del 1799<\/em>, in F. Barra (a cura di), <em>Il Mezzogiorno d\u2019Italia e il Mediterraneo nel triennio rivoluzionario, 1796-1799<\/em>, Centro di ricerca G. Dorso, Avellino 2001, p. 539.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(31)<\/strong> Per quanto riguarda questi eventi cfr. F. Pistilli, <em>Descrizione storico-filologica delle antiche e moderne citt\u00e0 e castelli esistenti<\/em> <em>accosto i fiumi Liri e Fibreno<\/em>, Stamperia Francese, Napoli 1824, pp. 19-21; C. Branca, <em>Memorie istoriche della citt\u00e0 di Sora<\/em>, Napoli 1847, ristampa anastatica [Sala Bolognese 1976], pp. 135-7; D. Celestino, M. Ferri, <em>Il brigantaggio a Sora e nella Valle di Comino dal 1798 al 1808<\/em>, Centro Studi Cominium [Casalvieri, 1979], p. 145; V. Pinelli, <em>L\u2019occupazione francese<\/em>, Isola del Liri 1988, pp. 20-3.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(32)<\/strong> Sala, <em>Diario romano<\/em>, cit., vol. iii, pp. 363-4.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(33)<\/strong> Archivio di Stato di Napoli, fondo <em>Rei di Stato<\/em>, 1569; ove si conserva un documento sulla questione riportato in parte, ma con altra segnatura, nell\u2019articolo citato di Di Biasio, <em>Rivoluzione e controrivoluzione<\/em>, cit., alle pp. 598-9. Nel fascicolo da me consultato si trova anche una lettera scritta dal segretario Grossi, in data 24 settembre 1799, riportata senza data dallo stesso Di Biasio alle pp. 596-8; vi \u00e8 inoltre la seguente lettera inedita, adespota e senza data: \u00abIn tutte le azioni la Casa Pistilli era la prima a prendere le armi e a diriggere l\u2019artiglieria; e questo con tale costanza, e fermezza che nell\u2019ultimo attacco di Pentecoste, essendo la Colonna francese, comandata dal Generale Rusca, forte di ottomila uomini, restarono avvinti due fratelli del canonico, fra i quali il celebre macchinista Antonio, ch\u2019era il sostegno della Casa. Essendo, com\u2019\u00e8 mio dovere, il Sovrano incarico, mi do l\u2019onore di rassegnare alla Vostra Sovrana intelligenza, che l\u2019impegno del canonico e famiglia Pistilli, a vantaggiare gli interessi del Real Patrimonio \u00e8 a me noto; perch\u00e9 sono stato in mezzo all\u2019affare notorio della introduzione delle manifatture di ferro, progettata da esso canonico, ed accettate dalla M. V., come utili e vantaggiose. Dell\u2019attaccamento poi alla Vostra Sacra Persona, e delle esposte operazioni fatte nella passata rivoluzione, sono stato accertato da persone d\u2019intera fede, e specialmente dal vescovo di Sora Colajanni, da cui si fa elogio grandissimo a detta famiglia; oltre che avendo io piena cognizione del Canonico prefato, e dei suoi fratelli, ho sempre scorti ne\u2019 medesimi quei sentimenti, che caratterizzano il fedele suddito della M. V. La famiglia suddetta \u00e8 stata sempre una famiglia onesta, e veniva mantenuta nella maggior parte dalle industriose fatiche del fu Antonio Pistilli, rimasto ucciso coll\u2019altro fratello nell\u2019attacco coi francesi; e sono stato avvisato che presentemente per la morte di detti due individui, per i saccheggi ed altri danni ricevuti, si trovi la detta famiglia composta di otto individui, nello stato di deplorabilit\u00e0; e finanche vi si trova senza casa d\u2019abitazione, perch\u00e9 quella che nella Terra dell\u2019Isola esisteva, rimase incendiata dal furore nemico negli attacchi militari\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(34)<\/strong> In relazione all\u2019eccidio nella chiesa di San Lorenzo di Isola rimandiamo a Pinelli, <em>Pio vii Papa benedettino<\/em>, cit., pp. 67-73, che fornisce l\u2019elenco delle persone trucidate ad Isola dai francesi il 12 maggio 1799, esistente presso l\u2019Archivio parrocchiale di San Lorenzo, peraltro gi\u00e0 riportato in fotografia da A. Carbone, <em>Giustiniano Nicolucci e la sua patria<\/em>, [con i tipi dell\u2019Abbazia, Casamari] 1971, pp. 284, 286-7. Si veda inoltre A. Lauri, <em>Sora, Isola del Liri e dintorni<\/em>, Tipo-Litografia V. D\u2019Amico, Sora 1913, pp. 149-50, che riporta due importanti documenti inediti tratti dal Libro dei morti della chiesa di San Lorenzo e dall\u2019Archivio Comunale di Isola del Liri (una deliberazione del Decurionato del 25 aprile 1810), il primo dei quali scritto dall\u2019arciprete Giuseppe Nicolucci.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(35)<\/strong> Per i fatti di Casamari del 13 maggio 1799 cfr. B. Fornari, <em>Assassinio nell\u2019abbazia. La rivoluzione francese in Ciociaria<\/em>, in \u201cRivista Cistercense\u201d, iii, 3, 1986, pp. 256-67; altre notizie inedite, relative in particolare a Fra Maturino e padre Simone uccisi in quell\u2019occasione, sono riportate da A. Gabriele, <em>I monaci di Casamari e due \u201cgiacobini\u201d verolani in documenti inediti dell\u2019archivio privato Franchi de\u2019 Cavalieri<\/em>, in \u201cRivista Cistercense\u201d, viii, 3, 1991, pp. 340-2.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(36)<\/strong> Il <em>Catechismo reale ove per via di domande e risposte si propongono i dritti de\u2019 Re e gli obblighi de\u2019 Sudditi<\/em> \u00e8 riportato in appendice a L. Iannone, <em>Il 1799 in Terra di Lavoro. Storia, storiografia e controrivoluzione<\/em>, De Frede, Napoli 1997, pp. 102-8.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(37)<\/strong> V. Cicale, G. Verrengia, <em>L\u2019abate Mattia de Paoli da Cellole. Le opere della controrivoluzione del 1799<\/em>, Caramanica editore, Marina di Minturno 1997, p. 134.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(38)<\/strong> Nel 1803, come ricordato nell\u2019opera citata di Cicale e Verrengia (cfr. nota 37), dai torchi della Stamperia dell\u2019Arcadia Reale furono pubblicate <em>Varie produzioni dell\u2019abate Mattia De Paolo in occasione dell\u2019immortale trionfo riportato da S. M. Ferdinando iv Borbone sugli aggressori Francesi, e sull\u2019infame Giacobinica Setta<\/em>, dedicate a Vincenzo Ambrogio Galdi, Principe della Real Arcadia Eumelo conte Fenicio. Nel 1804, quando ormai la Reale Arcadia Sebezia era stata liquidata, dalla Stamperia Mergelliniana usciva <em>La Rivelazione difesa<\/em>, ove peraltro erano presenti odi ed epigrammi dei seguenti accademici: del giureconsulto Giulio Beatrice, regio erario per lo Napoletano Soglio nella Citt\u00e0 di Sessa tra i Regi Arcadi Sebezj <em>Ateneo Volscio<\/em>; del dottor-fisico Severino Fusco da Castelforte, Reale Accademico di Napoli, del giureconsulto Domenico Saraceni di Carinola, Reale Accademico di Napoli; dell\u2019abate Mattia Zona, tra i Regi Arcadi Sebezj <em>Pandareo Moludirio<\/em>; del giureconsulto Filippo Duratorre da Castelforte, tra gli arcadi <em>Clomirio Argirio<\/em>; dell\u2019Illustre Diego de\u2019 Renzis, de\u2019 baroni di Montanaro, Reale Accademico di Napoli.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(<span style=\"color: #000000;\">39)<\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\"> L. Di Silvestro, <em>Appunti di storia sessana: pillole di storia del 1700 e 1800<\/em>, Caramanica, Marina di Minturno 1995, pp. 20-2.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(40)<\/strong> I due documenti di Vincenzo Marrano e del vescovo di Gaeta sono stati riportati da L. Conforti, <em>1799. La Repubblica napoletana e l\u2019anarchia regia: narrazioni, memorie, documenti inediti<\/em>, Pergola, Avellino 1890, p. 178.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(41)<\/strong> La lettera \u00e8 riportata in parte da B. Maresca, <em>Il cavaliere Antonio Micheroux nella rivoluzione napoletana del 1799<\/em>, in \u201cArchivio Storico per le Province Napoletane\u201d, xix, 1894, pp. 285-7.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(42)<\/strong> Traggo questo riferimento dalla tesi di laurea di F. Cecilia, <em>L\u2019insorgenza ad Anagni nel 1799<\/em>, Universit\u00e0 La Sapienza di Roma, Facolt\u00e0 di Scienze politiche, a.a. 2006-07, relatore E. Di Rienzo, p. 133.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(43)<\/strong> L\u2019episodio \u00e8 ricordato in una lettera di Rodio all\u2019Acton, Giulia[nova] 19 novembre 1801, riportata da B. Croce, <em>La rivoluzione<\/em> <em>napoletana del 1799. Biografie, storie, racconti<\/em>; cito dall\u2019edizione critica a cura di C. Cassani, Bibliopolis, Napoli 1998, pp. 407-8.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(44)<\/strong> Cfr. P. Pieri, <em>Il Regno di Napoli dal luglio 1799 al marzo 1806<\/em>, in \u201cArchivio Storico per le Province Napoletane\u201d, lii, 1927, p. 39.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(45)<\/strong> I due attestati in favore di Michele Pezza, datati 10 dicembre 1799, sono nell\u2019appendice documentaria del citato articolo di Di Biasio, alle pp. 557-8.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(46)<\/strong> Il documento, datato 25 luglio 1799, \u00e8 riportato da L. Ployer, <em>Dall\u2019albero della libert\u00e0 alla caduta della Repubblica. Testimonianze d\u2019archivio<\/em>, in <em>Campagna, Marittima e Terra di Lavoro. I giorni giacobini (1798-1799)<\/em>, Atti del Convegno (Terracina, 15-16 gennaio 1999), a cura di L. Ployer, Archivio di Stato di Latina, Latina 2001, p. 105.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(48)<\/strong> Archivio Storico Diocesano di Sora (d\u2019ora in poi asds),<em> Fascicolo sui fratelli Mammone<\/em>, Dichiarazioni del can. Amedeo Carnevale e dell\u2019arciprete Giuseppe Lanna sottoscritte dal vicario generale Francesco Felice Tiberi e dal cancelliere Amedeo Antonio Fortuna, Dalla Cancelleria Vescovile di Sora, 13 agosto 1799.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(49)<\/strong> asds,<em> Fascicolo sui fratelli Mammone<\/em>, Lettera di Vincenzo Petroli al vicario generale di Sora Francesco Felice Tiberi, Dal Quartier generale di Sora, 30 agosto 1799.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(50)<\/strong> Ivi, Attestato sull\u2019irreligiosit\u00e0 dei fratelli Mammone indirizzato all\u2019Uditore generale dei Reali Eserciti, Dalla Curia vescovile di Sora, 30 agosto 1799.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(51)<\/strong> L\u2019attribuzione \u00e8 dovuta a G. Bianco, <em>La Sicilia durante l\u2019occupazione inglese (18061815)<\/em>, ed, Palermo 1902, pp. xi-xiii.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(52)<\/strong> Il riferimento si trova nelle <em>Memorie segrete: des Freiherrn Giangiacomo von Cresceri \u00fcber den Hof von Neapel enth\u00f6llungen, 1796-1816<\/em>, in \u201cSitzungsberichte der Kaiserlichen. Akademie der Wissenschaften\u201c, cxxvii, 4, 1892.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(53)<\/strong> B. Croce, <em>Un tentativo d\u2019insurrezione nel 1801 e la fine di Mammone<\/em>, in \u201cArchivio Storico per le Province Napoletane\u201d, xxx, 1905, pp. 468-80.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(54)<\/strong> Di cui si segnala, in particolare, l\u2019edizione critica a cura di A. De Francesco nella \u201cCollezione di studi meridionali\u201d dell\u2019animi: V. Cuoco, <em>Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli<\/em>, Lacaita, Manduria-Roma-Bari 1998.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(55)<\/strong> Sia consentito rinviare in proposito al mio <em>Croce, insorgenze e terrore rivoluzionario<\/em>, in \u201cL\u2019Acropoli\u201d, v, 1, 2004, pp. 72-9; per l\u2019interpretazione crociana del \u201999 si vedano le considerazioni di S. Ricci, <em>Bendetto Croce e il 1799<\/em>, in \u201cLa Provincia di Napoli\u201d, xii, 6, 1990, numero speciale dedicato a \u201cNapoli tra due rivoluzioni, 1789-1799\u201d, pp. 173-9, e di L. Mascilli Migliorini, <em>La rivoluzione del \u201999: note di letture crociane<\/em>, in L. Mascilli Migliorini, A. Di Bendetto (a cura di), <em>Memoria del Novantanove. Storie e immagini della Rivoluzione fra Ottocento e Novecento<\/em>, esi, Napoli 2002, pp. 259-68.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(56)<\/strong> A. Cogliano, <em>La fine di Gaetano Mammone: un delitto di Stato<\/em>, in \u201cArchivio Storico per le Province Napoletane\u201d, cxxii, 2004, pp. 307-51.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(57)<\/strong> A. Sansone, <em>Gli avvenimenti del 1799 nelle due Sicilie. Nuovi documenti<\/em>, Era Nova, Palermo 1901, pp. 197-9.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(58)<\/strong> Pieri, <em>Il Regno<\/em>, cit<em>.<\/em>, p. 39, ritiene che questa lettera dimostri come Gaetano Mammone \u00abfin dall\u2019estate \u201999 non fosse alieno da intese coi giacobini\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(59)<\/strong> P. Cayro, <em>Narrative e Riflessioni dell\u2019accantonamento, e Marcia dell\u2019Esercito, Della Ritirata e venuta de\u2019 Francesi, dell\u2019insorgenza e recuperato Regno con Roma; Dal anno 1796 al anno 1800<\/em>; ringrazio Angelo Nicosia che ha messo a mia disposizione una copia dattiloscritta del manoscritto, pubblicato per sua cura in \u201cArchivio Storico per le Province Napoletane\u201d, cxxvii, 2009, pp. 237-94.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(60)<\/strong> Ivi, p. 35 del manoscritto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(61)<\/strong> Ivi, p. 40 del manoscritto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(62)<\/strong> Ivi, pp. 45-6 del manoscritto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(63)<\/strong> Ivi, p. 46 del manoscritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(64)<\/strong> Per alcuni quadri regionali relativi al rapporto fra Repubblica, insorgenze e controrivoluzione, si rinvia a F. F. Gallo, <em>Dai gigli alle coccarde. Il conflitto politico in Abruzzo (1770-1815)<\/em>, Carocci, Roma 2002; A. Massafra (a cura di), <em>Patrioti e insorgenti in provincia: il 1799 in Terra di Bari e Basilicata<\/em>, Edipuglia, Bari 2002; A. Spagnoletti, <em>Alla ricerca delle ideologie: monarchismo e repubblicanesimo in Puglia nel 1799<\/em>, in A. M. Rao (a cura di), <em>Napoli 1799 fra storia e storiografia<\/em>, Vivarium, Napoli 2002, pp. 635-54; F. Barra, <em>Il 1799 e il tramonto dell\u2019antico regime in un\u2019area interna del Mezzogiorno. Il caso dell\u2019Irpinia<\/em>, Plectica, Salerno 2003; L. Addante (a cura di), <em>Repubblica e controrivoluzione. La Calabria nel 1799<\/em>, Rubbettino, Soveria Mannelli 2004; G. Cirillo, <em>Il paradigma delle insorgenze in Italia tra antico regime e crisi rivoluzionaria<\/em>, in E. Di Rienzo (a cura di), <em>Nazione e controrivoluzione nell\u2019Europa contemporanea<\/em>,<em> 1799-1848<\/em>, Guerini e Associati, Milano 2004, pp. 117-87. Un quadro analitico del periodo, relativo alle singole situazioni locali presenti sul territorio italiano, si trova ora nel volume a cura di M. P. Donato, D. Armando, M. Cattaneo, J.-F. Chauvard, <em>Atlante storico dell\u2019Italia rivoluzionaria e napoleonica<\/em>, \u00c9cole Fran\u00e7aise de Rome, Roma 2013.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(65)<\/strong> L\u2019avversione alle insorgenze \u00e8 testimoniata da numerose cronache cittadine, da diari e memorie di preti o autori locali, come appunto Pasquale Cayro, che indicano quanto questa prospettiva politica facesse parte in pieno del bagaglio culturale delle <em>\u00e9lites<\/em>; alcune notazioni, a proposito del contrasto fra \u00abcoloro che impugnavano le armi contro la Rivoluzione e chi la combatteva con la penna\u00bb, sono presenti nell\u2019articolo di M. de Leonardis, <em>Insorgenze e pensiero controrivoluzionario in Italia nel passaggio dall\u2019antico regime alla rivoluzione<\/em>, in Continisio (a cura di), <em>Le insorgenze popolari nell\u2019Italia napoleonica<\/em>, cit., pp. 327-43. Per quanto riguarda gli scrittori controrivoluzionari in Italia cfr. V. E. Giuntella, <em>Le dolci catene. Testi della controrivoluzione cattolica in Italia<\/em>, Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, Roma 1988, e L. Guerci, <em>Uno spettacolo mai pi\u00f9 veduto nel mondo. La Rivoluzione francese come unicit\u00e0 e rovesciamento negli scrittori controrivoluzionari italiani (1789-1799)<\/em>, utet, Torino 2008.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(66)<\/strong> Cayro, <em>Narrative e Riflessioni<\/em>, cit., p. 51 del manoscritto. Il corsivo \u00e8 nel manoscritto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(67)<\/strong> Si tratta del \u201cMercurio britannico ossia Notizie storico-critiche sugli affari attuali\u201d, n. xxv, 1799, pp. 22-3, cio\u00e8 a dire dell\u2019edizione italiana del \u201cMercure britannique ou Notices historiques et critiques sur les affaires du temps\u201d. Par J. Mallet du Pan. A Londres [\u2026] Spilsbury, Snow-hill, Ao\u00fbt 1798-Mars 1800 (i-v, nn. 1-36).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(68)<\/strong> Sulla quale insiste a sua volta, condividendone la prospettiva politica, anche Alessandro Verri che in una postilla autografa al \u201cMercurio britannico\u201d del 10 marzo 1799 (n. xiv), inseriva una significativa riflessione a proposito del rapporto tra filosofi illuministi e Rivoluzione francese; cfr. M. Ceretti, <em>La diffusione della pubblicistica antigiacobina in Italia e la testimonianza delle fonti nelle <\/em>Vicende memorabili dei tempi suoi<em> di Alessandro Verri<\/em>, in \u201cRivista Storica Italiana\u201d, cxii, 1, 2000, p. 170.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(69)<\/strong> Cayro, <em>Narrative e Riflessioni<\/em>, cit., pp. 54-5 del manoscritto. Il corsivo \u00e8 nel manoscritto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(70)<\/strong> Ivi, p. 62 del manoscritto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(71)<\/strong> Per la distinzione fra tradizionalismo, cultura controrivoluzionaria e conservatorismo, ancora utili sono alcune indicazioni metodologiche di K. Mannheim, <em>Conservatorismo. Nascita e sviluppo del pensiero conservatore<\/em>, Laterza, Roma-Bari 1989.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(72)<\/strong> Sul significato ideologico della Vandea, il riferimento d\u2019obbligo \u00e8 a J.-C. Martin, <em>I bianchi e i blu. Realt\u00e0 e mito della Vandea nella Francia controrivoluzionaria<\/em>, edizione italiana a cura di G. Solfaroli Camillocci, Societ\u00e0 Editrice Internazionale, Torino 1987.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(73)<\/strong> M. P. Critelli, <em>\u00abC\u2019est absolumment la Vand\u00e9e\u00bb. Girardon e l\u2019insorgenza del Circeo<\/em>, estratto da \u201cArchivi e Cultura\u201d, n.s. XXIII-XXIV, 1990-91, Il centro di ricerca, Roma 1992.<\/span><\/p>\n<p>________________________________________________________<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #000000;\">Leggi anche:<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=38245\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rivoluzione, scristianizzazione, insorgenze<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" title=\"PermaLink a Opposizione popolare, insorgenza e brigantaggio nell\u2019Italia napoleonica\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=38187\" target=\"_blank\" rel=\"bookmark noopener\">Opposizione popolare, insorgenza e brigantaggio nell\u2019Italia napoleonica<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" title=\"PermaLink a L\u2019Insorgenza come categoria storico-politica\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=2365\" target=\"_blank\" rel=\"bookmark noopener\">L\u2019Insorgenza come categoria storico-politica<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" title=\"PermaLink a L\u2019Insorgenza italiana, il suo significato, la sua \u00abmodernit\u00e0\u00bb\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1469\" target=\"_blank\" rel=\"bookmark noopener\">L\u2019Insorgenza italiana, il suo significato, la sua \u00abmodernit\u00e0\u00bb<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" title=\"PermaLink a Le insorgenze ferraresi del 1799 e del 1802-1809\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1462\" target=\"_blank\" rel=\"bookmark noopener\">Le insorgenze ferraresi del 1799 e del 1802-1809<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" title=\"PermaLink a Storia \/ La controrivoluzione in Italia\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=29425\" target=\"_blank\" rel=\"bookmark noopener\">La controrivoluzione in Italia<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" title=\"PermaLink a Quando l\u2019Italia si svegli\u00f2\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=30730\" target=\"_blank\" rel=\"bookmark noopener\">Quando l\u2019Italia si svegli\u00f2<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=40861\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">L\u2019insorgenza della Garfagnana<\/a><\/span><\/p>\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abstract: il conflitto tra Insorgenza e Controrivoluzione. 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