{"id":60929,"date":"2024-07-29T14:39:47","date_gmt":"2024-07-29T12:39:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=60929"},"modified":"2024-07-29T14:41:57","modified_gmt":"2024-07-29T12:41:57","slug":"radici-giacobine-del-fascismo-commento-alle-tesi-di-de-felice","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/radici-giacobine-del-fascismo-commento-alle-tesi-di-de-felice\/","title":{"rendered":"Radici giacobine del fascismo? Commento alle tesi di De Felice"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><strong><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/www.altaterradilavoro.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-43920 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/mussolini.jpg\" alt=\"\" width=\"193\" height=\"261\" \/>Alta terra di lavoro<\/a><\/strong> <\/span><span style=\"color: #000000;\">26 Luglio 2024 <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\">di <strong>Luca Fantini<\/strong> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><em>\u00abDi quale \u201ccontemporaneit\u00e0\u201d Spengler ritenesse degna la mia rivoluzione, non mi spieg\u00f2 (\u2026) Sarei stato fiero se egli avesse appaiato temporalmente, ideologicamente, il fascismo ai sogni giacobini di Robespierre, di Saint-Just, di Rossel, di Cipriani, i puri della rivoluzione militante (\u2026)\u00bb<\/em> <em>B. Mussolini<\/em>, in Y. De Begnac, \u201cTaccuini mussoliniani\u201d, Bologna 1990, pag. 598<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><em>\u00abMussolini non si stanca di celebrare sempre di nuovo la Comune di Parigi, \u201csangue fecondo, sangue che ci \u00e8 sacro\u201d. Solo il sangue porta avanti la storia (\u2026) Per Mussolini quella che Marx e Lenin considerano una visione scientifica del corso necessario della storia (\u2026) si costituisce come una \u201cfede\u201d (\u2026) \u201cNessuna vita senza spargimento di sangue\u201d\u00bb<\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><em>E. Nolte<\/em>, \u201cIl giovane Mussolini\u201d, Varese 1993, pp. 22-63<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-40870 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/giacobini.jpg\" alt=\"\" width=\"249\" height=\"165\" \/>\u00abNon sorprende che, nelle conversazioni con Emil Ludwig, Mussolini citi Blanqui. Il rivoluzionario francese, una citazione della quale sar\u00e0 da lui posta come motto nella testata del \u201cPopolo d\u2019Italia\u201d nel 1915, non \u00e8 forse l\u2019erede di una sinistra giacobina incarnata da Babeuf in Francia e da Buonarroti in Italia, e che coniuga radicalismo repubblicano, comunismo utopistico e patriottismo rivoluzionario?\u00bb<\/em> P. Milza, \u201cMussolini\u201d, Roma 2000, pp. 42-43<\/span><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Come \u00e8 noto, Renzo De Felice, prima di affermarsi a livello mondiale come lo storico per eccellenza del fascismo (movimento e regime), dedica le sue ricerche al giacobinismo. Il giacobinismo italiano \u00e8 infatti il suo principale tema di ricerca e di studio fino all\u2019inizio degli anni sessanta (1); le sue ricerche e le sue interpretazioni mirano, in proposito, ad abbattere il mito storiografico di un\u2019\u00abIdra giacobina dalle mille teste e dalle mille forme\u00bb (2).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Lo storico reatino manifesta insoddisfazione anche verso quella storiografia, che riprende, mediante l\u2019interpretazione gramsciana, il concetto di \u201crivoluzione passiva\u201d, elaborato da Vincenzo Cuoco (3).<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_33761\" style=\"width: 267px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33761\" class=\"wp-image-33761 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Renzo-De-Felice.jpg\" alt=\"\" width=\"267\" height=\"189\" \/><p id=\"caption-attachment-33761\" class=\"wp-caption-text\">Renzo De Felice<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Egli vuole infatti pervenire (come avverr\u00e0 ugualmente durante la profonda analisi del fenomeno fascista) alla definitiva definizione storica del giacobinismo, attraverso lo studio del fenomeno nei suoi molteplici aspetti &#8211; economici, politici, sociali, religiosi e psicologici &#8211; sia individuali che collettivi, in una connessione continua tra realt\u00e0 soggettiva e realt\u00e0 oggettiva<sup>. <\/sup>(4).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Sviluppando una sintesi delle vicende italiane nel periodo rivoluzionario, De Felice descrive anzitutto il fenomeno <em>oggettivo<\/em>, cio\u00e8 \u00abl\u2019occupazione francese della penisola e la sua \u201cdemocratizzazione\u201d in funzione degli interessi politici, economici e militari francesi\u00bb, per poi passare al fenomeno <em>soggettivo<\/em>: \u00a0\u00abL\u2019aspetto <em>soggettivo<\/em> risulta comunque prevalente nell\u2019analisi defeliciana del giacobinismo. Dalle sue ricerche, De Felice era giunto a ritenere che un momento centrale nell\u2019esperienza rivoluzionaria fosse costituita dal problema religioso, quale appariva attraverso una variet\u00e0 di espressioni, che andavano dalle esigenze di riforma della religione cattolica alla ricerca di nuove forme di religione razionalistica e al misticismo rivoluzionario, generato dal fervore palingenetico della rivoluzione francese e da un rinnovato millenarismo apocalittico che esso aveva rianimato\u00bb (5).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">De Felice individua infatti nel \u00abmisticismo rivoluzionario apocalittico\u00bb (6) la vera essenza del giacobinismo, l\u2019elemento fondamentale che differenzia radicalmente l\u2019idea rivoluzionaria giacobina dagli altri movimenti di radice illuministica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La stragrande maggioranza dei rivoluzionari visse la Rivoluzione <em>religiosamente<\/em>; convinta di essere il soggetto di un evento sostanzialmente sovraumano, si accese in loro una tensione mistica ed immanentistica, per la quale rivoluzione politica significava, immediatamente, rivoluzione sociale, rivoluzione morale, rivoluzione religiosa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-44711 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Luigi_XVI_processo_rivoluzione_francese-1-300x188.jpg\" alt=\"\" width=\"348\" height=\"218\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Luigi_XVI_processo_rivoluzione_francese-1-300x188.jpg 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Luigi_XVI_processo_rivoluzione_francese-1-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Luigi_XVI_processo_rivoluzione_francese-1-1024x640.jpg 1024w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Luigi_XVI_processo_rivoluzione_francese-1.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 348px) 100vw, 348px\" \/>\u00abCerto i confini tra aspetto politico, aspetto sociale e aspetto religioso sono estremamente vaghi e difficili a cogliersi. Essi infatti fanno un tutto unico, si riassumono in quello che abbiamo chiamato l\u2019aspetto <em>psicologico-morale<\/em>, in qualche cosa che non si pu\u00f2 definire, che rimane allo stadio di <em>sensibilit\u00e0<\/em>, ma che in ultima analisi rappresenta la vera essenza del \u00a0giacobinismo. \u00c8 la <em>fede nella Rivoluzione<\/em>, nella grande opera rigeneratrice di essa. \u00c8 ci\u00f2 che negli altri democratici del \u201996-99 manca e che fa dei giacobini qualcosa di ben definito, una forza nuova (\u2026) Irridere o anche solo passar sopra a questa sensibilit\u00e0 e ai suoi aspetti pi\u00f9 trascendenti e a volte ingenuamente teologici vuol dire precludersi la possibilit\u00e0 di comprendere qualcosa di quel grande fenomeno storico (\u2026) che fu appunto il giacobinismo. Visti dall\u2019angolo visuale della <em>fede nella Rivoluzione<\/em> e della <em>rigenerazione<\/em> tutti gli aspetti del giacobinismo acquistano significato preciso\u00bb (7).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00c8 dunque la religiosit\u00e0 rivoluzionaria apocalittica il tratto pi\u00f9 caratteristico dell\u2019ideologia rivoluzionaria democratico-totalitaria giacobina (8); i giacobini italiani stessi sono contraddistinti da una grande forza del tutto spirituale, psicologico-morale: \u00abla <em>fede nella Rivoluzione <\/em>e nella sua forza di <em>rigenerazione<\/em>\u00bb (9); nell\u2019azione dei giacobini italiani si pu\u00f2 infatti riscontrare un\u2019essenza religiosa che anticipa il Risorgimento e Mazzini (10).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">In seguito, dopo una vita di ricerche dedicate al fascismo ed alla visione del mondo mussoliniana, De Felice specifica che i concetti realizzati, o parzialmente realizzati dal fascismo, di totalitarismo, di patriottismo, lo stesso concetto pi\u00f9 significativo e storicamente pi\u00f9 rivoluzionario appartenente alla visione mussoliniana, quello di \u201cuomo nuovo\u201d, affondano le radici in una concezione dell\u2019universo e della societ\u00e0 di tipo chiaramente giacobino, inseribile nel filone della tradizione della sinistra rivoluzionaria europea.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-45124 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/fascisti.jpg\" alt=\"\" width=\"358\" height=\"259\" \/>L\u2019uomo nuovo fascista, per De Felice, deve effettivamente realizzarsi come un nuovo tipo umano, prodotto storico della rivoluzione fascista; a differenza dell\u2019uomo simbolico del nazismo tedesco, nel quale il motivo razziale fondamentale rimanda a dinamiche e visioni di tipo pre-rivoluzionario (precedenti dunque i motivi dell\u201989), l\u2019idea mussoliniana di uomo nuovo appartiene in pieno alle rivendicazioni storiche di un tipo di totalitarismo che deve essere considerato di sinistra e progressivo rispetto ai motivi fondamentali della Rivoluzione Francese (11).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il fascismo opera il proprio processo rivoluzionario su un piano essenzialmente <em>politico<\/em>, a differenza del nazismo che opera attraverso un piano essenzialmente razziale, ed il marxismo ortodosso che assegna la parte centrale alle dinamiche di tipo economico (sarebbe da fare un discorso a parte per la visione del mondo che si impone in URSS con la concezione del \u00absocialismo in un solo paese\u00bb, che finisce per valorizzare in modo radicale il fondamento slavofilo e mistico-cristiano della rivoluzione russa, ma non \u00e8 questo il contesto).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il fascismo \u00e8 una autentica religione politica fondata sul \u201cculto del littorio\u201d (12); l\u2019idea fascista di \u201cuomo nuovo\u201d, tutta centrata sulla potenza immanentista rivoluzionaria dello Stato pedagogico totalitario, \u00e8 \u00abuna manifestazione di carattere rousseauiano\u00bb; \u00abse leggiamo la \u201cCongiura di Babeuf\u201d, tanto per fare un esempio\u00bb continua De Felice (13)\u00abvediamo che nei programmi dei babuvisti uno dei punti centrali \u00e8 proprio questo. E non solo dei babuvisti: \u00e8 tutta una mentalit\u00e0 illuministica, rousseauiana, blanquista, proudhoniana. Ci\u00f2 \u00e8 molto significativo, perch\u00e9 le radici culturali di questa idea mussoliniana sono tipiche della sua formazione giovanile che si riallaccia a un certo radicalismo di sinistra (e non a un radicalismo di destra, come fa invece il nazismo)\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Questo punto fondamentale sottolineato dal pi\u00f9 profondo storico del fenomeno fascista permette appunto di considerare l\u2019equivoco di fondo di un presunto \u201cfascismo europeo\u201d; se le radici degli altri movimenti definiti impropriamente fascisti affondano in una dimensione ideologica e filosofica pre-rivoluzionaria o esplicitamente controrivoluzionaria, il \u201cpadre filosofico\u201d del Mussolini Rivoluzionario, sottolinea appunto De Felice, \u00e8 Rousseau.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-32359 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2004\/11\/Mussolini.jpg\" alt=\"\" width=\"302\" height=\"279\" \/>\u00c8 molto importante considerare che tale visione, di una diretta discendenza del fascismo mussoliniano dal giacobinismo, era gi\u00e0 rilevata, nel 1972, con grande lucidit\u00e0 da uno dei pi\u00f9 profondi ideologi della Federazione Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale Italiana, P. F. Altomonte, il quale, in un documento, \u201cSchema di mozione conclusiva in vista dell\u2019Assemblea Nazionale della FNCRSI\u201d, (Verona 8 gennaio 1972), afferma che il fascismo si contrappone al marxismo economicistico, ma si pone storicamente come rivoluzione progressiva di tipo politico rispetto alla rivoluzione teorizzata nella filosofia marxiana. Il fascismo \u00e8, per Altomonte, una prosecuzione di una visione e di una prassi di tipo giacobino-rousseauiano (dunque appartenenti alla sinistra radicalista europea) rispetto alla visione deterministica ed economicistica marxiana.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I<span style=\"color: #000000;\">l fascismo non \u00e8, per l\u2019ideologo della FNCRSI, un movimento rivoluzionario-conservatore, ma, viceversa, un movimento rivoluzionario, dell\u2019\u00abestrema sinistra storica\u00bb: \u00abogni tentativo di ridurre il fascismo alla funzione di una \u201cdestra politica nazional-conservatrice\u201d o neo-tradizionalista\u00bb, sostiene Altomonte, \u00abdeve essere considerato un chiaro disegno volto a diffamare le intenzioni rivoluzionarie mussoliniane, per la difesa di quegli interessi che ne provocarono la sconfitta militare e lo scempio corporeo\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Oltremodo significative, in proposito, le tesi marxiane sul giacobinismo; Marx, sebbene per taluni versi si possa affermare che mostri una molto tiepida simpatia per i giacobini, muove delle critiche a suo modo definitive verso i giacobini: Marx denuncia in termini inequivocabili il \u201cterrore giacobino\u201d (14) e la dittatura giacobina non \u00e8 per lui assolutamente un modello per la futura rivoluzione comunista; la dittatura giacobina vuole infatti superare l\u2019antitesi tra stato e societ\u00e0 civile con la forza politica pura e tale volont\u00e0 reca in s\u00e9 i germi del fallimento stesso, poich\u00e9 non pu\u00f2 essere, per Marx, la <em>politicizzazione<\/em> della societ\u00e0 civile la via risolutiva, ma solo la consapevolezza dell\u2019universalit\u00e0 dell\u2019individuo, sintesi di particolarismo ed universalismo. I giacobini, specifica Marx (15), vedono nell\u2019economia una sfera marginale, affidano alla volont\u00e0 politica (\u201cprincipio della politica \u00e8 la volont\u00e0\u201d) il ruolo centrale; non pu\u00f2 cos\u00ec stupire che cadano nel terrore, deviazione soggettivistica, che cadano nella venerazione simbolica della polis classica. Il terrore \u00e8 infatti, secondo la visione marxiana, contrassegnato dalla volont\u00e0 tutta rousseauiana di eliminare la <em>volont\u00e8 des tous<\/em> per realizzare la <em>volont\u00e8 g\u00e8n\u00e8rale<\/em>: \u00abIl terrore avrebbe voluto sacrificarla (la societ\u00e0 civile) a una vita politica antica\u00bb (16).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Nulla, ancora, quanto al contenuto teorico, Marx ed Engels ritengono di poter riprendere da Babeuf e da Buonarroti, da tale letteratura che nel \u201cManifesto\u201d definiscono addirittura \u201creazionaria\u201d (17); la rivoluzione giacobina, secondo Marx (1848), \u00e8 infatti una rivoluzione politica e lo stesso fallimento delle <em>\u00e8meutes<\/em> giacobino-blanquiste del giugno 1848 non \u00e8 affatto considerata una sconfitta per il proletariato, ma per le illusioni repubblicano-giacobine, che hanno spinto i lavoratori nell\u2019illusione che la sconfitta del 1793 si sarebbe tradotta nella vittoria del 1848 (18).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Anche in questo caso, \u00e8 la linea fermamente anti-soggettivista di ascendenza hegeliana a trionfare nella visione marxiana (19); \u00e8 infatti il soggettivismo giacobino a fornire a Marx l\u2019argomento fondamentale contro gli elementi blanquisti (20); l\u2019intimo bisogno del movimento operaio di emanciparsi dal terrorismo e dal giacobinismo si mostra anche nell\u2019attivit\u00e0 di Marx in seno all\u2019Internazionale (21).<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_33366\" style=\"width: 254px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33366\" class=\"wp-image-33366 \" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/Marx.jpg\" alt=\"\" width=\"254\" height=\"298\" \/><p id=\"caption-attachment-33366\" class=\"wp-caption-text\">Karl Marx<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il 9 settembre del 1870 Marx mette ancora in guardia contro la vecchia trappola insurrezionalista del radicalismo francese, che porta a reiterare l\u2019errore illusorio del 1793; la condanna marxiana della prassi dell\u2019insurrezione della classe operaia non potrebbe essere formulata in termini pi\u00f9 netti ed espliciti: \u00abLa classe operaia francese si trova dunque ad agire in circostanze estremamente precarie. Ogni tentativo di rovesciare il nuovo governo, mentre il nemico batte quasi alle porte di Parigi, sarebbe una disperata follia. Gli operai francesi devono compiere il loro dovere di cittadini; ma nello stesso tempo essi non devono lasciarsi sviare dai <em>souvenirs<\/em> nazionali del 1792 (\u2026)\u00bb (22).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Riguardo peraltro la relazione teoretica tra Marx e Rousseau, mi sembrano giuste le riflessioni di Colletti (23) indirizzate al Della Volpe autore peraltro di un saggio sull\u2019argomento (24); tesi importante affermata da Colletti \u00e8 che Marx, nella formazione del suo pensiero nell\u2019interpretazione di Rousseau, \u00e8 fortemente condizionato da Hegel che interpreta il \u201cContratto\u201d in chiave essenzialmente giusnaturalistica; fatto che ha operato come elemento di ritardo e di freno prima che da parte marxista si potesse arrivare a un rinnovato esame del pensiero di Rousseau (25).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Lo stesso Hegel, non a caso, \u00e8 un grande nemico della societ\u00e0 politicizzata; elaborando ad esempio la teoria delle garanzie istituzionali della libert\u00e0 borghese, Hegel evita una consequenzialit\u00e0 radicale, sviluppando \u201cun minimalismo rivoluzionario\u201d (26); Hegel precisa quindi nei Lineamenti che l\u2019idea della sovranit\u00e0 popolare va collocata tra le idee confuse che nascono dal rappresentarsi il popolo come privo di ogni ordine; per Hegel, esclusivo fine dello stato \u00e8 di impedire che il popolo possa pervenire al potere: \u00abAlla sua critica della societ\u00e0 politicizzata Hegel \u00e8 stato provocato dalla prassi politica di Robespierre e dalle teorie politiche di Rousseau e di Fichte. \u00c8 a questa provocazione che noi dobbiamo quelle grandi sezioni (\u2026) della Fenomenologia della Spirito e della Filosofia della storia che intendono essere descrizione ed interpretazione di quella volont\u00e0 popolare che ha voluto realizzarsi come governo della virt\u00f9 (\u2026) Per contrasto, Hegel ha ammirato e glorificato Napoleone perch\u00e9 costui ha (\u2026) politicamente restaurato (la) ragionevolezza liberale\u00bb (27).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Non \u00e8 dunque casuale, a tal riguardo, che Ugo Spirito muova al \u201ctotalitarismo\u201d marxista-leninista quale fondamentale critica quella di essere una perfetta incarnazione della filosofia politica hegeliana, motivo principale per cui non vi \u00e8 l\u2019annientamento della separazione astratta e trascendentistica tra burocrati e masse popolari (28).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-56468 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/rivoluzione_fascismo.jpg\" alt=\"\" width=\"187\" height=\"267\" \/>Viceversa, sarebbe errato vedere nella concezione fondamentale teoretica del \u201ctotalitarismo\u201d fascista impulsi di tipo neo-hegeliano; prescindendo in questo contesto dall\u2019analisi della riforma teoretica dell\u2019hegelismo compiuta da Gentile in senso rivoluzionario, immanentistico, anti-contemplativistico, va comunque precisato, come sostenuto da un discepolo, (29), che Gentile non solo non appartiene alla destra hegeliana, ma nemmeno \u00e8 definibile come un hegeliano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Come specifica proprio Del Noce (30) la funzione principale svolta da Gentile, filosofo del fascismo movimento (31), \u00e8 proprio quella di contendere l\u2019essenza della \u201cdottrina fascista\u201d, di cui egli \u00e8 in \u201cregime fascista\u201d il massimo teorico, alle correnti conservatrici, tradizionaliste e nazionaliste della destra.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Va ancora considerato che Gentile, nella sua visione filosofica politica, si riallaccia in modo molto pi\u00f9 pronunciato alle correnti risorgimentali e patriottiche italiane nelle quali \u00e8 evidente, come riconosciuto da De Felice, l\u2019influsso dei giacobini italiani, piuttosto che a correnti filosofico-politiche tedesche di radice hegeliana. Lo Stato, secondo la filosofia politica attuale, \u00e8 Stato di popolo in quanto potenza immanente nell\u2019interiorit\u00e0 dell\u2019uomo, creazione morale ed etica, antitetico a quello della destra nazionalista, che fa della nazione un presupposto dello stato; nell\u2019idea del mondo fascista di radice gentiliana \u00e8 lo Stato totalitario-popolare che ha la missione di\u00a0<em>nazionalizzare<\/em>, poich\u00e9 la nazione \u00abdal punto di vista fascista, si realizza nello spirito, e non \u00e8 un presupposto\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La potenza etica e \u201creligiosa\u201d dello Stato non deriva, come nelle dottrine controrivoluzionarie, reazionarie, di stampo legittimista, dall\u2019alto: la \u201cdemocrazia totalitaria\u201d teorizzata da Gentile sostiene che lo Stato popolare fascista esiste in quanto \u00e8 il popolo, mediante l\u2019azione e la mobilitazione continua della volont\u00e0 generale, che lo fa esistere; la forza storica dello Stato di popolo \u00e8 in effetti la potenza immanentistica e laicamente \u201creligiosa\u201d del popolo nazionalizzato in un atto di eticizzazione e politicizzazione continua interpretato dallo Stato.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_60085\" style=\"width: 323px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-60085\" class=\"wp-image-60085 \" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Giovanni_Gentile.jpeg\" alt=\"\" width=\"323\" height=\"270\" \/><p id=\"caption-attachment-60085\" class=\"wp-caption-text\">Giovanni Gentile<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Totalitarismo, non a caso, nell\u2019ottica gentiliana, equivale a <em>politicizzazione<\/em> ed <em>eticizzazione totale<\/em> della societ\u00e0, affermazione del momento dinamico dell\u2019anti-economia e dell\u2019anti-utilitarismo, processo caratterizzato dall\u2019integrazione dinamica tra l\u2019individuo e lo Stato, che incarna progressivamente il principio dell\u2019immedesimazione con le virt\u00f9 civili dell\u2019individuo (33).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Lo Stato totalitario \u00e8 in Gentile lo Stato popolare per eccellenza, ma nega alla base la dottrina liberal-democratica e rappresentativistica dello stato borghese, nel quale ha la sua pi\u00f9 significativa legittimazione la visione dell\u2019individualismo atomistico; \u00e8, secondo Ugo Spirito (34), un \u201csocialismo totalitario\u201d, e la prassi del \u201csocialismo totalitario\u201d \u00e8 il massimo apporto filosofico dato da Giovanni Gentile alla dottrina fascista.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Evidente l\u2019influsso mazziniano; la caratteristica dello stato mazziniano \u00e8 la sua spiritualit\u00e0, la dinamica immanente mediante cui lo stato si attua come patria o sostanza spirituale unificatrice della societ\u00e0 civile. Lo stato \u00e8 il tessuto di una comunit\u00e0 puramente politica, sostenuta da una religione civile, che si sprigiona da uno stato realmente etico \u00abquando esso non nasce come accordo o compromesso <em>inter homines<\/em>, lasciando poi <em>inter homines<\/em> un legame tutto sommato estrinseco se da ultimo \u00e8 l\u2019interesse economico (\u2026) bens\u00ec come comunione morale\u00bb (35).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Importante al riguardo specificare che il concetto mazziniano di \u201cpopolo\u201d ripreso da Gentile \u00e8 intrinsecamente impregnato dall\u2019essenza ideologica di tipo giacobino-buonarrotiano che \u00e8 fondamentale e centrale nella prima fase formativa del pensiero mazziniano (36); la stessa concezione buonarrotiana della \u201cdittatura rivoluzionaria\u201d e della \u201cdittatura popolare\u201d finir\u00e0 per influenzare in modo molto pi\u00f9 fondato correnti della sinistra fascista piuttosto che correnti del marxismo rivoluzionario.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Sebbene, a causa della visione fortemente \u201canti-contrattualista\u201d promossa dalla filosofia attuale, possa sembrare una forzatura definire in senso identificativo il giacobinismo con la visione teologico-politica gentiliana dello stato, va specificato che Gentile nello sviluppare un vero ideale di libert\u00e0 in antitesi a quello negativo, nell\u2019indicare il modello dell\u2019autentico cittadino totalitario, l\u2019uomo nuovo, il \u201ccittadino soldato\u201d, giunge non soltanto a formulare \u00abla pi\u00f9 radicale teoria dello stato totalitario\u00bb<sup>(37)<\/sup>, ma a delineare implicitamente il fondamento rousseauiano di tale visione (38).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-36060 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/Russeau.jpg\" alt=\"\" width=\"344\" height=\"249\" \/>D\u2019altronde, come specificato in diversi contesti da Renzo De Felice, il discorso del Talmon sulla \u201cdemocrazia totalitaria\u201d (39) rimane fondamentale per comprendere le connessioni tra giacobinismo e fascismo; inoltre, rimane indubbio il fatto che il fascismo \u00e8 il frutto storico pi\u00f9 maturo di quel processo di sacralizzazione della nazione, avviata in Europa dalla rivoluzione francese, ponendosi esso stesso come una vera e propria religione politica, che continua in senso progressivo e moderno la visione del Rousseau, in base a cui lo Stato nazionale non solo ha la missione immanentistica di riunire \u201cle due teste dell\u2019aquila\u201d (potere politico e potere religioso) istituendo una autentica \u201creligione civile\u201d (40), ma ha anche quella di essere un vero e proprio <em>Stato educatore<\/em>, e dunque di edificare cittadini virtuosi (l\u2019\u201cuomo nuovo\u201d mussoliniano) inculcando nel loro animo i fondamenti mistici della \u201creligione civile\u201d (41).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La concezione fascista dello stato, secondo gli stessi documenti del Partito Nazionale Fascista (42), annovera infatti Rousseau tra i propri padri: \u00abIl contratto sociale non \u00e8 all\u2019origine storica dello stato, ma criterio intrinseco di razionalit\u00e0, sia che ne intenda l\u2019essere profondo, sia che orienti l\u2019azione sua secondo un ideale di giustizia. La volont\u00e0 generale non \u00e8 pi\u00f9 la volont\u00e0 di tutti, ma l\u2019universale volont\u00e0 che gli \u00e8 immanente e che, come legittima la legge, fonda altres\u00ec l\u2019autorit\u00e0. In questo senso il Rousseau inaugura quelle profonde vedute dello stato che (\u2026) perverranno a noi (\u2026) Lo stesso popolo, su cui egli tanto insiste, non \u00e8 moltitudine disgregata, in cui ciascuno conta per uno (\u2026) secondo l\u2019interpretazione democratica, ma il depositario di un valore, che va oltre la vita singola, perch\u00e9 dello spirito, di un valore perenne che \u00e8 l\u2019associazione, il vincolo, l\u2019unit\u00e0\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il fascismo, continuando cos\u00ec la tradizione rivoluzionaria giacobina, diviene religione politica fondata sul culto sacralizzante della patria il cui principale fine storico \u00e8 la creazione dell\u2019 \u201cuomo nuovo\u201d, di cui il patriota risorgimentale prima, l\u2019ardito-squadrista poi, che mostra un \u00abcoraggio fascista di fronte alla morte\u00bb, rappresenterebbero un indubbio simbolo ispiratore (43).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I<span style=\"color: #000000;\">l fascismo, contrapponendosi alle correnti democratico-individualiste uscite sostanzialmente vittoriose dall\u201989 dopo l\u2019annientamento storico del giacobinismo rivoluzionario, si riallaccia chiaramente, con la sua liturgia politica, con la sua pedagogia di massa, fondate sul \u201cculto del littorio\u201d, alla tradizione rivoluzionaria e \u201ctotalitaria\u201d del \u201993 pi\u00f9 che quella dell\u201989 (44); i fascisti vengono definiti da Emilio Gentile i \u00abtralignati discepoli di Rousseau\u00bb, la cui azione fondamentale \u00e8 finalizzata all\u2019applicazione dei suoi precetti sulle feste civili per l\u2019edificazione di una \u201crepubblica della virt\u00f9\u201d (45):<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00abIl richiamo alla rivoluzione francese non appariva (\u2026) ingiustificato (\u2026) Un giornalista francese (\u2026) esaminando con notevole acume il misticismo e il simbolismo politico dei fascisti alla fine del 1924, riscontr\u00f2 varie analogie fra rivoluzione francese e rivoluzione fascista, al punto da parlare di una \u201cfiliazione\u201d del fascismo dal giacobinismo. Come i giacobini, scriveva De Nolva, il fascismo vuole creare un mondo virtuoso, e per compiere la sua missione proclama la necessit\u00e0 e la legittimit\u00e0 della dittatura rivoluzionaria, consacrandola con il culto della patria\u00bb (46).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La stessa concezione mussoliniana del progresso, che ispira la visione fascista dell\u2019uomo nuovo, essendo tutta fondata sul motivo immanentistico della centralit\u00e0 dell\u2019uomo creatore \u00e8, per Manco, di chiara ascendenza giacobina; l\u2019architettura ed il simbolismo fascista, altres\u00ec, risentirebbero di eguali influssi ideologici:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<span style=\"color: #000000;\">L\u2019espediente di Rousseau, metodologico e psicologico, rovescia alla base le tesi pessimistiche dei reazionari sulla condizione umana priva di speranza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-27564 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/antichi-romani.jpg\" alt=\"\" width=\"317\" height=\"246\" \/>La riutilizzazione dell\u2019esaltante periodo della storia di Roma, dell\u2019immaginario antico (eroi, miti, fatti storici) fu talmente grande in Francia da portare, talvolta, allo stesso parossismo staraciano, come in occasione della traslazione delle ceneri di Voltaire da Selliers alla Chiesa di Sainte-Genevi\u00e8ve a Parigi, trasformata in Pantheon degli eroi della repubblica. Uomini in tunica sorreggevano la statua di Voltaire, gli strumenti dei musicisti erano stati appositamente costruiti a imitazione di quelli romani, il corteo ricalcava fedelmente la descrizione dei cortei classici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il fascio littorio simboleggia il potere solare del popolo unito (\u2026) a questo proposito, si ricordi la colossale statua, in Place des Invalides, di Ercole (personificazione del popolo) che irretisce, armato di manganello, il feudalesimo personificato in una sirena che cerca di levarsi dal fango.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Tanto in Francia quanto in Italia erano riti di massa, il popolo faceva parte della scena (\u2026) doveva sentirsi attore (\u2026) L\u2019arco di trionfo \u00e8 un monumento della Roma imperiale, ma nella Parigi di Robespierre, e pi\u00f9 visibilmente nella Roma di Mussolini, \u00e8 il popolo e non il singolo ad attraversare la scena da trionfatore\u00bb (47).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ugo Spirito, nelle profonde riflessioni presenti nella conferenza tenuta nel 1955, \u201cCristianesimo e Comunismo\u201d, sostiene che l\u2019essenza rivoluzionaria del cristianesimo, durante il periodo rivoluzionario, era incarnata dalla corrente giacobina, il cui fine era l\u2019attuazione su un piano spiritualistico e immanentistico dei concetti assolutamente cristiani di \u201clibert\u00e0, eguaglianza, fraternit\u00e0\u201d, non dalle correnti reazionarie cattoliche, continuatrici, secondo Spirito, delle esigenze egoistiche della controrivoluzione cattolica anticristiana.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ne \u201cLa Congiura di Babeuf\u201d, non a caso si afferma (48): \u00abSe il cristianesimo non fosse stato sfigurato da coloro che ingannan\u00f2 per asservire, avrebbe potuto essere un grande aiuto (\u2026) La pura dottrina di Ges\u00f9, presentata come un\u2019emanazione della religione naturale, da cui non differisce, potrebbe divenire la base di una saggia riforma e la fonte di una morale veramente sociale, che non possono raggiungersi con il materialismo (\u2026)\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La stessa tesi del \u201ccomplotto\u201d considerato dalla corrente reazionaria cattolica la causa principale della rivoluzione giacobina, viene oggi impietosamente scartato dalla storiografia:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-45264 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/massoneria_loggia-Inghilterra.jpg\" alt=\"\" width=\"286\" height=\"270\" \/>\u00abNon c\u2019\u00e8 un solo storico degno di questo nome che accolga oggi la tesi del complotto massonico: ci sono stati dei framassoni in entrambi i campi, mentre la chiusura o la cessazione di attivit\u00e0 della quasi totalit\u00e0 delle logge massoniche a partire dal 1793 sono la prova dell\u2019insostenibilit\u00e0 di un complotto di cui non pu\u00f2 essere attestata alcuna traccia formale\u00bb (49).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00c8 comunque importante specificare che la tesi defeliciana riguardante la connessione ideologica giacobinismo-fascismo sembra riguardare in modo particolare il \u201cfilo rosso\u201d che attraversa la storia del fascismo, valorizzato integralmente durante la fase originaria e quella finale del movimento mussoliniano. Questo permetterebbe cos\u00ec di osservare in senso critico la fase del \u201cfascismo-regime\u201d che realizza solo parzialmente, a causa di un compromesso con le forze tradizionali della societ\u00e0 italiana, la sua sostanza totalitaria e \u201cpopolare\u201d di radice giacobina.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Va ugualmente ulteriormente specificato che al fascismo italiano, messo comunque a confronto con gli altri due massimi esperimenti totalitari del secolo trascorso quanto all\u2019attuazione concreta della differente prospettiva del mito rivoluzionario, debbono essere mosse le medesime critiche che potrebbero essere ugualmente rivolte al comunismo russo ed al nazismo tedesco (50).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Gi\u00e0 importante di per s\u00e9 il fatto che di questi tre movimenti solo il fascismo italiano ha il mito dello Stato totalitario (51); il vero mito rivoluzionario del fascismo non \u00e8 affatto, come si potrebbe viceversa credere, l\u2019affermazione del nazionalismo italiano, ma \u00e8 invece il superamento del nazionalismo di potenza e dell\u2019imperialismo nella realizzazione storica della visione universale dello Stato totalitario come alternativa allo stesso \u00abregime nazista, assertore di un predominio della razza germanica e di una nuova servit\u00f9 fra i popoli europei\u00bb (52); certamente il mito fascista dello stato totalitario non \u00e8 stato realizzato, come non \u00e8 stato realizzato il mito bolscevico: tralasciando ora le finalit\u00e0 teorizzate da Lenin in \u201cStato e Rivoluzione\u201d, lo stesso totalitarismo sovietico, spiega Emilio Gentile (53) peraltro \u00e8 imperfetto, \u00e8 pi\u00f9 una dittatura fondata sul ruolo passivo delle masse che uno stato totalitario, basato sulla mobilitazione permanente delle folle; il mito nazista, ugualmente, per spiegare il quale Gentile riprende la tesi di Bracher, non avrebbe affatto realizzato il vero modello di totalitarismo (54):<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00abHitler rinunci\u00f2 a fondere stato e partito. In tutti i campi della vita pubblica istanze sociali continuano a sussistere o addirittura ne furono create di nuove. Cos\u00ec, al posto della promessa riforma del <em>Reich<\/em>, si ebbe la trasformazione dello Stato federale in un confuso sistema di satrapie (\u2026) Le conseguenze furono conflitti di competenza, sprechi e inutili moltiplicarsi di funzioni, e ben presto si vide che questa non era solo una malattia infantile del sistema, ma apparteneva alla sua essenza\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-43913 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/fascismo-1.jpg\" alt=\"\" width=\"204\" height=\"304\" \/>Il fascismo \u00e8 quindi un movimento politico di radice rivoluzionaria giacobina, socialista-risorgimentale, \u201cgaribaldina\u201d, <em>protocomunista <\/em>(55), il cui carattere essenziale \u00e8 il proporsi come una autentica \u201creligione laica\u201d, con i suoi riti e la sua \u201cfede\u201d di tipo radicalmente immanentistico (nel senso della filosofia attuale gentiliana) che \u00e8 la sostanza dell\u2019idea del mondo fascista. La stessa dottrina dello Stato totalitario di popolo finalizzato alla creazione dell\u2019uomo nuovo convive indubbiamente, durante il regime, con quegli aspetti tradizionali che ne inquinano l\u2019essenza pi\u00f9 profonda, senza per\u00f2, almeno secondo Emilio Gentile, mai deformarla.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Movimento della piccola-borghesia, dei ceti medi che assumono, uscendo dalla guerra, un ruolo politico rivoluzionario (56), si struttura sin dalla nascita come un movimento caratterizzato da un \u201csenso religioso\u201d della vita e della morte (57). Significative, al riguardo, le liturgie politico-religiose gi\u00e0 vigenti all\u2019interno delle prime squadre:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00abPer i fascisti, la squadra non era soltanto un\u2019organizzazione armata, ma un gruppo legato dalla fede comune, da vincoli di cameratismo, da un senso di <em>comunione<\/em>. L\u2019esaltazione di questa comunione era il motivo dominante di tutti i primi riti della liturgia fascista. La partecipazione ad una spedizione delle squadre, per un nuovo aderente, era un rito di iniziazione in cui doveva dar prova di possedere le qualit\u00e0 dello squadrista (\u2026) La morte era un\u2019immagine dominante gi\u00e0 nello stadio di formazione dell\u2019universo simbolico del fascismo. \u00a0<\/span><span style=\"color: #000000;\">Ci\u00f2 per\u00f2 non era sintomo di una predilezione per una visione decadente e nichilista della vita, n\u00e9 esprimeva una compiaciuta volutt\u00e0 di pessimismo votato alla dissoluzione. Al contrario, l\u2019evocazione continua della morte era intesa come atto di sfida di un \u201cottimismo tragico attivo\u201d, che in questo modo voleva affermare la propria fede nella vita e nell\u2019immortalit\u00e0. L\u2019atteggiamento verso la morte era, per il fascismo, la pi\u00f9 valida testimonianza della sua religiosit\u00e0 (\u2026)\u00bb (58).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Se il misticismo di stato staliniano ed il culto del capo si impongono nell\u2019URSS sull\u2019esempio del modello offerto per la prima volta nell\u2019universo (eccetto la breve parentesi giacobina) dal fascismo mussoliniano (59), se la visione fascista-gentiliana della nazione come nazione volont\u00e0 \u00e8 essenzialmente giacobina (60), non nazionalista o imperialista, se il calendario italiano viene, sull\u2019esempio del medesimo modello giacobino, liturgicamente riformato in senso fascista (\u00abLui [Mussolini], giacobino, rammentava che Robespierre aveva trasformato il 22 settembre 1792, giorno di fondazione della Repubblica, nell\u20191 Vendemmiaio Anno I \u2026\u00bb (61), come sostiene giustamente De Felice il massimo esempio del giacobinismo fascista si ha nel tentativo di radicare nella storia italiana l\u2019uomo nuovo; tentativo che attesterebbe, secondo lo storico italiano, la differenza assoluta tra fascismo e nazismo, che apparterrebbero \u201ca due tradizioni, due storie\u201d (62) completamente diverse.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-60930 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/fascismo_folla_Pzza-Venezia.jpeg\" alt=\"\" width=\"284\" height=\"251\" \/>Gi\u00e0 dopo dieci anni di \u201cregime fascista\u201d, il fascismo sostiene di aver redento la folla trasformandola in <em>massa liturgica<\/em> che partecipa con gioia e con fede ai riti del regime (63); lo scenario dei riti di massa fascisti si presenta con piazze colme di gente gioiosa, uomini donne bambini che superano nel rito le differenze di classe: la festa del lavoro da festa di classe diviene infatti \u201cfesta nazionale\u201d della totalit\u00e0 popolare (64):<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00abIl fascismo, spiegava un pedagogo del regime, proprio per la sua natura di movimento religioso, aveva ridato lustro e vigore ai miti, ai simboli, ai riti, riportando lo stile nella politica di massa. (\u2026) Ancora una volta (\u2026) i fascisti calcavano le orme della rivoluzione francese, ripetendo formule di pedagogia politica ispirate all\u2019idea della rigenerazione morale del popolo, alla concezione dello Stato educatore, al mito dell\u2019 \u201cuomo nuovo\u201d, alla sacralit\u00e0 della patria, alla \u201cpassione dell\u2019unit\u00e0\u201d (\u2026) traducendo la religione civile di Rousseau nella versione di un moderno totalitarismo, che (\u2026) credeva nella\u00a0<em>plasticit\u00e0<\/em>\u00a0del carattere, come espressione di tradizione storica, costume, credenze e moralit\u00e0 di un popolo\u00bb (65).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Esponenti comunisti incaricati dai vertici di \u201ccontrollare\u201d la situazione riconoscono, nel 1932, che la politica totalitaria del fascismo basata sul principio dell\u2019\u00abalfabetizzazione politica\u00bb dell\u2019italiano, veicola in modo convincente la sua ideologia tra le masse (66); la religione fascista vede nel borghese, con la sua mentalit\u00e0 egoista e atomista, il nemico principale dell\u2019uomo nuovo fascista, che \u00e8 anzitutto \u201cindividuo sociale\u201d (67); la logica totalitaria caratterizzante la religiosit\u00e0 laica fascista si fonda appunto sulla mobilitazione popolare che deve annientare l\u2019indifferenza del cittadino verso le iniziative del regime ed il suo rifugio nella sfera privatistica (68).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Tutto ci\u00f2 \u00e8 appunto fondato su un unico motivo ispiratore di tutto il rituale fascista: il mito della comunit\u00e0 totalitaria di un popolo unito da una fede:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-45124 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/fascisti.jpg\" alt=\"\" width=\"317\" height=\"229\" \/>\u00abLa \u201cfede\u201d veniva ad assumere cos\u00ec il valore di un unico fattore egualitario in una societ\u00e0 che manteneva le sue divisioni sociali, pur proclamando il regime di voler \u201caccorciare le distanze\u201d (\u2026) Simbolo di questo egualitarismo della fede voleva essere l\u2019uniforme, la camicia nera, la partecipazione comune d\u2019ogni ceto alla celebrazione del culto del littorio. In questo modo, il fascismo presumeva di risolvere l\u2019antitesi fra individuo e massa, integrando l\u2019individuo nella comunit\u00e0 totalitaria, trasformando la massa stessa con la \u201cpratica di un costume di vita che sia realizzatore di una coscienza della collettivit\u00e0\u201d, attuando \u201cforme di vita coesiva, destinate a generare stati d\u2019animo collettivi, che da momentanei debbono trasformarsi in permanenti\u201d (\u2026) Per conseguire questo fine, era necessario intensificare in ogni aspetto della vita, specialmente delle nuove generazioni, un sistema pedagogico collettivista (\u2026)\u00bb (69)<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">In conclusione, ove si accetti la tesi defeliciana, centrale ed insuperata, almeno sotto il profilo dell\u2019analisi psicologica e soggettiva, nel discorso storico sul fascismo, si arriva di conseguenza alla conclusione che il fascismo italiano \u00e8 innanzitutto un fenomeno singolare, da non confondere con altri movimenti che possono condividere con questo alcuni tratti, ma non l\u2019essenza; in secondo luogo si pu\u00f2 affermare che dall\u2019analisi defeliciana scaturisce la certezza che il fascismo \u00e8 una via rivoluzionaria (parzialmente attuata su un piano storico) nata dall\u2019estrema sinistra del socialismo italiano, che acquisisce immediatamente un carattere spiritualistico e religioso, che si fonda sul culto sacrale della tradizione nazionale, che intende cos\u00ec superare da sinistra il determinismo economicistico e classista della vulgata marxista dell\u2019Internazionale, grazie all\u2019essenza fondamentalmente giacobina e blanquista della prassi e dell\u2019idea del mondo del Rivoluzionario di Predappio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Come il bolscevismo in Russia, il fascismo nasce all\u2019estrema sinistra della corrente socialista ufficiale: Mussolini per\u00f2, a differenza di Lenin (illuminanti in proposito le pagine dedicate da Colletti a commento dei \u201cQuaderni filosofici\u201d leninisti), si riallaccia con pi\u00f9 determinazione, rispetto al capo bolscevico, che non abbandoner\u00e0 mai sostanzialmente il proprio fondamentale quadro teoretico di riferimento, che \u00e8 quello della \u201cteologia astratta hegeliano-marxista\u201d, alla corrente rivoluzionaria della sinistra giacobina francese penetrata in Italia gi\u00e0 attraverso le correnti socialiste e patriottico-carbonare pi\u00f9 \u201cestremiste\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-40871 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/giacobini-1.jpg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"275\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/giacobini-1.jpg 225w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/giacobini-1-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px\" \/>L\u2019orizzonte di tipo socialista giacobino messo comunque sempre al servizio della \u201cpatria proletaria\u201d \u00e8, cos\u00ec come nel giacobinismo (il 9 luglio del 1792 teorizza ad esempio Robespierre che tutte le verit\u00e0 \u00absaranno accolte dal patriottismo\u00bb) (70), un orizzonte primario per il movimentismo fascista. Da qui l\u2019analisi di De Felice che scorge nel nazismo (71) una reazione da<em> destra<\/em> al bolscevismo, nel fascismo una prosecuzione di taluni motivi del socialismo rivoluzionario e, al tempo stesso, una contrapposizione radicale all\u2019internazionalismo delle sinistre in vista della pi\u00f9 geniale e riuscita unificazione storica del secolo trascorso: Patria e Socialismo. Proprio le pagine di De Felice attestano che il fondatore dei Fasci Italiani di Combattimento \u00e8 stato un \u201cgenio della rivoluzione\u201d. Come \u00e8 stato scritto da fonte non sospetta, la biografia mussoliniana \u00e8 il migliore documento \u00abper lo studio dell\u2019idea di rivoluzione\u00bb (72).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il proposito originario del fascismo, la sua essenza rivoluzionaria, il suo tratto distintivo, \u00e8 la pretesa di <em>ulteriorit\u00e0 <\/em>rispetto alla rivoluzione russa: Mussolini si pone rispetto a Lenin in senso alternativo e concorrenziale, non antitetico, come faranno invece i nazisti. Questo il grande insegnamento storico di Renzo De Felice, filosoficamente interpretato da Augusto Del Noce. Scrive Nitti riguardo al pensiero socialista rivoluzionario che ha sempre ispirato l\u2019azione del Duce:\u00abLe sue origini rivoluzionarie gli ispiravano l\u2019avversione per le istituzioni liberali e democratiche, il suo temperamento rivoluzionario lo portava all\u2019apologia della violenza (\u2026) Bisogna riconoscere che nella mutata azione di Mussolini vi \u00e8 stato sempre un concetto della violenza come base dei rapporti sociali. (\u2026) La sua ammirazione per il bolscevismo russo, di cui spesso segue i metodi, \u00e8 sincera perch\u00e9 viene da uno stesso concetto della violenza\u00bb (73).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Trockij, nel 1923, addirittura invita i comunisti tedeschi a seguire l\u2019esempio rivoluzionario del fascismo italiano, che \u00e8 simile a quello giacobino ed a quello bolscevico, poich\u00e9 Mussolini intende l\u2019azione rivoluzionaria in senso creatore ed attivo in antitesi all\u2019attendismo pseudo-rivoluzionario dei partiti socialisti ufficiali (74).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Da qui l\u2019ammirazione continua di Stalin verso Mussolini (lo considerava non a caso il pi\u00f9 grande capo rivoluzionario dell\u2019epoca). Stalin fu infatti il creatore di una via socialista nazionale (definita da Gregor una forma di \u201cfascismo imperfetto\u201d, in quanto non legittimata teoreticamente da un \u201cGentile russo\u201d) largamente impregnata di caratteri populistico-slavofili, addirittura dostoevskiani; \u00e8 cos\u00ec spiegabile la reiterata volont\u00e0 della guida politica sovietica di trovare un accordo con l\u2019Italia fascista, la terribile miopia, in questo caso, del capo fascista, che dal \u201936 al \u201943, pur con una sostanziale autonomia dall\u2019alleato tedesco, dar\u00e0 comunque un indirizzo reazionario alla politica estera italiana, la capacit\u00e0, dal \u201943 in poi, di tornare sui propri passi, arrivando addirittura, pochi istanti prima della morte, a salutare \u201cil fratello comunista Iosif Stalin\u201d, definendolo \u00abil pi\u00f9 grande uomo politico vivente\u00bb <strong><em>(75)<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\"><strong>Note:<\/strong><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(1) <\/strong>E. Gentile<em>, Renzo De Felice. Lo storico e il personaggio<\/em>, Bari 2003, pag. 37.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(2) <\/strong>R. De Felice, <em>Il triennio giacobino in Italia (1796-1799). Note e ricerche<\/em>, Roma 1990, pag. 79.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(3)<\/strong> E. Gentile, <em>Ivi, <\/em>pag. 38.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(4)<\/strong> <em>Ivi<\/em>, pag. 40.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(5) <\/strong><em>Ivi<\/em>, pag. 41.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(6) <\/strong><em>Ivi<\/em>, pag. 40.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(7) <\/strong>R. De Felice, <em>Ivi<\/em>, pp. 92-93.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(8)<\/strong> Id., <em>L\u2019evangelismo giacobino e l\u2019abate Claudio Della Valle<\/em>, in Italia giacobina, Napoli 1965, pag. 172.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(9)<\/strong> Id., <em>Il triennio giacobino.,<\/em> cit, pag. 161.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(10)<\/strong> <em>Ibid<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(11)<\/strong> R. De Felice, Introduzione, in Mosse, <em>La nazionalizzazione delle masse<\/em>, Bologna 2000, pag. 17.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(<span style=\"color: #000000;\">12)<\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\"> E. Gentile, <em>Il culto del littorio,<\/em> Bari 1994.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(13)<\/strong> R. De Felice, <em>Intervista sul fascismo<\/em>, a cura di M. A. Leeden, Roma-Bari 1975, pp. 53-54<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(14)<\/strong> Non \u00e8 questo il contesto per un simile approfondimento, ma va se non altro specificato che ci\u00f2 che la storiografia di radice tradizionalista controrivoluzionaria o liberale ha strumentalizzato ideologicamente al fine di delegittimare gli impulsi rivoluzionari dei \u201cpatrioti\u201d giacobini, il Terrore giacobino meriterebbe di essere fortemente ridimensionato o comunque contestualizzato nel motivo fondamentale, riconosciuto peraltro dallo stesso Joseph de Maistre, della \u201cdifesa della patria\u201d e delle conquiste rivoluzionarie dalla violenza realista e controrivoluzionaria; A. Mathiez G. Lefebvre, La Rivoluzione Francese, Volume secondo, Torino 1952, pp. 19-20.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(15)<\/strong> K. Marx, <em>Scritti politici giovanili<\/em>, a cura di L. Firpo, Torino 1950, pp. 437<\/span>-438.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(16)<\/strong> K. Marx \u2013 F. Engels, <em>La sacra famiglia,<\/em> Roma 1972, pag. 160.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(17)<\/strong> Riguardo questi aspetti si consigliano le pagine importanti presenti in D. Cantimori, <em>Studi di storia<\/em>, Torino 1959, pp. 627-628.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(18)<\/strong> S. Avineri, Il pensiero politico e sociale di Marx, Bologna 1997, pag. 244.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(19)<\/strong> <em>Ivi<\/em>, pag. 242.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(20) <\/strong><em>Ivi<\/em>, pag. 245.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(21)<\/strong> <em>Ivi,<\/em> pag. 249.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(22)<\/strong> Secondo Indirizzo del Consiglio generale sulla guerra franco prussiana, in K. Marx, 1871 <em>La Comune di Parigi. La guerra civile in Francia,<\/em> Napoli 1971, pag. 107<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(23)<\/strong> L. Colletti, <em>Ideologia e societ\u00e0,<\/em> Bari 1970, pp. 255-262.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(24)<\/strong> <sup>\u00a0<\/sup>G. Della Volpe, <em>Rousseau e Marx<\/em>, Roma 1997, V edizione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(25)<\/strong> <sup>\u00a0<\/sup>L. Colletti, <em>Ivi,<\/em> pag. 257.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(26)<\/strong> H. Lubbe, <em>Hegel critico della societ\u00e0 politicizzata, in Il pensiero politico di Hegel<\/em>, a cura di C. Cesa, Bari 1979, pag. 157.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(27)<\/strong> <em>Ivi<\/em>, pag. 166.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(28)<\/strong> U. Spirito, <em>Il comunismo,<\/em> Firenze 1979, pag. 166.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(29)<\/strong> V. Bellezza, <em>La problematica gentiliana della storia<\/em>, Roma 1983, pp. 221-227.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(30)<\/strong> A. Del Noce, <em>L\u2019epoca della secolarizzazione,<\/em> Milano 1970, pag. 130.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(31)<\/strong> A. Negri, <em>L\u2019inquietudine del divenire. Giovanni Gentile,<\/em> Firenze 1992, pag. 63.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(32)<\/strong> G. Gentile, <em>Origini e dottrina del fascismo<\/em>, in Id., Politica e cultura, I, Firenze 1990, pag. 404.\u00a0 <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(33)<\/strong> G. Gentile, <em>Che cos\u2019\u00e8 il fascismo<\/em>, in Id., Politica e cultura, I, cit., pag. 113.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(34) <\/strong>U. Spirito, <em>Dall\u2019attualismo al problematicismo<\/em>, Firenze 1976, pp. 109-111.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(35)<\/strong> A. Negri, Giovanni Gentile. 1\/ <em>Costruzione e senso dell\u2019attualismo<\/em>, Firenze 1975, pag. 130.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(36)<\/strong> A. Galante Garrone, <em>Filippo Buonarroti e i rivoluzionari dell\u2019Ottocento<\/em> <em>(1828-1837),<\/em> Torino 1972, pp. 335-345.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(37)<\/strong> E. Gentile, <em>Le origini dell\u2019ideologia fascista<\/em>, pp. 418-443.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(38)<\/strong> A. Del Noce, <em>Giovanni Gentile,<\/em> Bologna 1990, pag. 342.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(39)<\/strong> J. L. Talmon, <em>Le origini della democrazia totalitaria,<\/em> Bologna 1967.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(40)<\/strong> E. Gentile, <em>Il culto del littorio,<\/em> cit., pag. 6.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(41)<\/strong> Si veda: <em>Rousseau, Il contratto sociale,<\/em> in Id., Scritti politici, Bari 1994, pp. 195-204.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(42)<\/strong> PNF, Dizionario di politica, vol. IV, Roma 1940, pag. 157.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(<span style=\"color: #000000;\">43)<\/span><\/strong> E. Gentile, <em>Ivi,<\/em> pp. 116-117.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(44)<\/strong> <em>Ivi<\/em>, pag. 168.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(45)<\/strong> <em>Ibid<\/em>.)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(46)<\/strong> <em>Ivi<\/em>, pp. 168-169.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(47)<\/strong> G. Luigi Manco, <em>Illuminismo mussoliniano<\/em>, in \u201cAurora\u201d, mensile della Sinistra Nazionale, Gennaio 1998, pag. 12.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(48)<\/strong> F. Buonarroti, <em>Cospirazione per l\u2019eguaglianza detta di Babeuf<\/em>, Torino 1971, pag. 62.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(49)<\/strong> M. Vovelle<em>, I giacobini e il giacobinismo<\/em>, Bari 1998, pag. 31.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(50)<\/strong> E. Gentile, <em>Fascismo. Storia e interpretazione<\/em>, Bari 2002, pag. 108.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(51)<\/strong> <em>Ibid.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(52)<\/strong> Ivi, pag. 109.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(53) <\/strong>Ivi, pag. 107<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(54)<\/strong> K. D. Bracher, <em>La dittatura tedesca, <\/em>Bologna 1973, pp. 285-286.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(55) <\/strong>A. Del Noce, <em>Lezioni sul marxismo<\/em>, Milano 1972, pag. 17.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(<span style=\"color: #000000;\">56)<\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\"> E. Gentile, <em>Ivi<\/em>, pag. 102.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(57)<\/strong> E. Gentile, <em>Il culto del littorio,<\/em> cit., pag. 50.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(58)<\/strong> Ivi, pag. 50, 51-52.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(59)<\/strong> Ivi, pag. 310.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(60)<\/strong> Per la visione di nazione nel giacobinismo italiano, Cfr. A. M. Rao, Dalla Repubblica universale alla Repubblica italiana: nazione e democrazia nell\u2019esperienza dei patrioti italiani, in <em>Universalismo e nazionalit\u00e0 nell\u2019esperienza del giacobinismo italiano<\/em>, a cura di L. Lotti e R. Villari, Bari 2003, pp. 33-59.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(61)<\/strong> M. Staglieno, <em>Arnaldo e Benito. Due fratelli<\/em>, Milano 2003, pag. 252.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(62)<\/strong> R. De Felice, <em>Fascism: an informal introducyion to its theory and practice,<\/em> New Brunswick 1976, pag. 40.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(63)<\/strong> E. Gentile, Ivi, pag. 181.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(64)<\/strong> <em>Ibid.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(65)<\/strong> <em>Ivi,<\/em> pp. 184-186.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(66)<\/strong> <em>Ivi,<\/em> pag. 190.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(67)<\/strong> <em>Ivi,<\/em> pag. 195.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(68)<\/strong> <em>Ivi,<\/em> pag. 192.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(69)<\/strong> <em>Ivi,<\/em> pag. 193.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(70)<\/strong> J. L. Talmon, <em>Ivi<\/em>, pag. 186.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(71)<\/strong> Ritengo che le pagine pi\u00f9 profonde dedicate al tema della prosecuzione ideologica da parte del nazismo del \u201cradicalismo aristocratico\u201d, del radicalismo di destra fondato in larga parte sull\u2019ideologia del controannientamento che le classi dominanti devono attuare contro il movimento rivoluzionario socialista, sul sottofondo teoretico nazista che affonda in una \u201clunga tradizione di critica della rivoluzione\u201d, si possano trovare pi\u00f9 che nell\u2019analisi dedicata da Nolte al pensiero di Nietzshe,in quella dell\u2019italiano D. Losurdo: Nietzsche, il ribelle aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico, Torino 2004, in particolare pp. 860-893.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(<span style=\"color: #000000;\">72)<\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\"> A. Del Noce, <em>Idee per l\u2019interpretazione del fascismo,<\/em> \u201cOrdine Civile\u201d, 15 aprile 1960.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(73)<\/strong> F. Saverio Nitti, <em>Bolscevismo, fascismo e democrazia<\/em>, in Scritti politici, vol. II, Bari 1961, pp. 269-270.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(74)<\/strong> H. Abosch, <em>Trockij e il bolscevismo<\/em>, Milano 1977, pag. 47.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(75) <\/strong>A. Petacco, <em>Chi ha davvero ucciso Mussolini<\/em>, in \u201cPanorama\u201d, 16 settembre 2004, pag. 75.<\/span><\/p>\n<p>________________________________________________<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #000000;\">Leggi anche:<\/span><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-parentela-tra-sinistra-e-fascisti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color: #0000ff;\">Gli innumerevoli tratti che dimostrano la parentela tra sinistra e fascismo<\/span><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/per-molti-fascisti-il-partito-comunista-fu-vero-fascismo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color: #0000ff;\">Molti fascisti considerarono il Pci il vero partito fascista<\/span><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/lenin-il-maestro-di-benito-mussolini\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color: #0000ff;\">Lenin, il maestro di Benito Mussolini<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alta terra di lavoro 26 Luglio 2024 di Luca Fantini \u00abDi quale \u201ccontemporaneit\u00e0\u201d Spengler ritenesse degna la mia rivoluzione, non mi spieg\u00f2 (\u2026) Sarei stato fiero se egli avesse appaiato temporalmente, ideologicamente, il fascismo ai sogni giacobini di Robespierre, di Saint-Just, di Rossel, di Cipriani, i puri della rivoluzione militante (\u2026)\u00bb B. 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