{"id":60038,"date":"2024-04-15T17:16:20","date_gmt":"2024-04-15T15:16:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=60038"},"modified":"2024-04-15T17:25:53","modified_gmt":"2024-04-15T15:25:53","slug":"genealogia-del-wokismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/genealogia-del-wokismo\/","title":{"rendered":"Genealogia del wokismo \u00a0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><strong><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/www.limesonline.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-52283 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Woke_revolution.jpg\" alt=\"\" width=\"294\" height=\"171\" \/>Limes<\/a><\/strong> <\/span><span style=\"color: #000000;\">n.3 2024 <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"> <em>Alle radici della &#8220;cultura woke&#8221;, tra razzismo sistemico e poststrutturalismo francese. La svolta dei cultural studies e la politica identitaria. La storia come lotta per l\u2019egemonia. Innocenza, progresso e pedagogia: cosa resta del sogno americano?<\/em> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\">di <strong>Giuseppe De Ruvo<\/strong><\/span><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>I end up in crises (tale as old as time) \/ I wake up screaming from dreaming. \/ (\u2026) It\u2019s me, hi! I\u2019m the problem, it\u2019s me\u00ec<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>At tea time, everybody agrees \/I\u2019ll stare directly at the sun \/but never in the mirror. \/It must be exhausting always<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>rooting for the anti-hero.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Taylor Swift<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">1. ALABAMA, 1931. SIAMO SU UN TRENO DIRETTO a Memphis. All\u2019interno del vagone, un gruppo di ragazzi bianchi non \u00e8 contento di dover condividere lo spazio con dei neri. Dopo un rapido conciliabolo, i primi decidono di attaccare i secondi. Casus belli: \u00abQuesto vagone \u00e8 riservato ai bianchi\u00bb. La carica non va per\u00f2 a buon fine. I <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-55017 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/woke_razzismo_Usa-227x300.jpg\" alt=\"\" width=\"258\" height=\"341\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/woke_razzismo_Usa-227x300.jpg 227w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/woke_razzismo_Usa.jpg 700w\" sizes=\"auto, (max-width: 258px) 100vw, 258px\" \/>bianchi vengono cacciati dal treno a calci, nonostante l\u2019uso (poco onorevole per dei gentiluomini) di pietre e bastoni. Una volta a terra, pi\u00f9 dell\u2019onor pu\u00f2 la rabbia. Si recano dallo sceriffo, indicandogli il treno su cui si trovano i facinorosi. Intercettato il vagone a Paint Rock, due ragazze (bianche) accusano il gruppo di ragazzi afroamericani di stupro. Il processo \u00e8 sommario e la condanna immediata. Otto dei nove ragazzi di Scottsboro (dal nome della localit\u00e0 in cui viene aperto il caso) sono condannati alla pena di morte per aver \u00abviolato una donna bianca\u00bb (1). Le ragazze, per\u00f2, mentivano. E i giovani evitano la sedia elettrica solo grazie a una mobilitazione popolare da anni Sessanta.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">L\u2019episodio, uno tra i tanti di quell\u2019America degli anni Trenta cui Hitler guardava con sommo interesse (2), viene raccontato da un cantante blues, Lead Belly, in una canzone intitolata proprio Scottsboro Boys. E, alla fine del pezzo, l\u2019autore decide di dare un consiglio a tutti i giovani di colore che potrebbero trovarsi in una situazione simile a quella vissuta dai ragazzi di Scottsboro: \u00ab<em>I made this little song about down there. So I advise everybody, be a little careful. Best stay woke, keep their eyes open<\/em>\u00bb (3).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Lead Belly, deceduto nel 1949, non avrebbe mai potuto immaginare che il suo consiglio avrebbe dato il nome a un fenomeno culturale che oggi \u00e8 sulla bocca di tutti: il cosiddetto \u00abwokismo\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>2.<\/strong> Negli anni Trenta, dire \u00ab<em>stay woke<\/em>!\u00bb non significava altro che dire \u00abstate attenti!\u00bb. In un mondo in cui la segregazione razziale e le pratiche di esclusione erano legalizzate e per larghi tratti introiettate dalla moralit\u00e0 pubblica, i neri dovevano per forza di cose prestare attenzione a ogni gesto. Dovevano vivere con gli occhi aperti per evitare un destino tragico e ingiusto, al quale difficilmente si poteva sfuggire. Oggi, quando nelle manifestazioni o nelle universit\u00e0 si dice \u00ab<em>stay woke<\/em>!\u00bb s\u2019intende qualcosa di molto diverso.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Definire il wokismo contemporaneo \u00e8 estremamente difficile. Possiamo affermare provvisoriamente che con questa espressione si intende un atteggiamento in virt\u00f9 del quale bisogna essere sensibili non solo alle marginalizzazioni e alle disuguaglianze sociali, razziali e di genere, ma anche a come esse siano state all\u2019opera nel passato. Il wokismo, dunque, non \u00e8 rivolto esclusivamente al presente (come lo <em>stay woke<\/em> di Belly) o al futuro (come, per fare un esempio, l\u2019idea marxiana di societ\u00e0 senza classi). Piuttosto, esso si rivolge anche al passato. Come ha scritto Susan Neiman, infatti, \u00ab<em>il woke<\/em> enfatizza come ad alcuni gruppi sociali sia stata negata la giustizia, e cerca di rettificare e riparare\u00bb (4).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Centrale nel wokismo contemporaneo \u00e8 dunque la presa di coscienza dello strettissimo rapporto che intercorre tra storia e potere. L\u2019idea di fondo \u00e8 che la storia \u00e8 semplicemente un significante vuoto. Una costruzione ideologica nata per nascondere le storie di marginalizzazione, repressione e discriminazione che hanno portato l\u2019Occidente (in particolare l\u2019America) a essere quel che \u00e8. Recuperando elementi gramsciani, i wokisti ritengono che al centro delle storie vi sia una molteplicit\u00e0 di lotte per l\u2019egemonia, finora sistematicamente perse da quelle minoranze (neri, latini, omosessuali e donne) che hanno dovuto sopportare un dominio eteronomo<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Essere \u00ab<em>woke<\/em>\u00bb, dunque, significa calarsi in queste lotte per l\u2019egemonia, decostruendone la presunta oggettivit\u00e0 storica e cercando di promuovere sia una maggiore rappresentanza delle categorie storicamente oppresse sia una decolonizzazione (o liberazione) delle loro forme di vita. Fin qui, questo programma intellettuale e politico sembra essere, se non condivisibile, quantomeno innocuo. Tuttavia, quando calato nella pratica della vita quotidiana, suscita questioni assai critiche che non possono essere ignorate. Prima, per\u00f2, \u00e8 necessario porci due domande: quali sono gli antesignani intellettuali del wokismo? E perch\u00e9 si \u00e8 sviluppato proprio negli Stati Uniti?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>3.<\/strong> John Hopkins University, Baltimora, 1966. Svolgimento: un gruppo di studiosi americani, sovvenzionati dalla Fondazione Ford, organizza una conferenza dal titolo \u00abThe Language of Criticism and the Sciences of Man\u00bb (5). Obiettivo: introdurre negli Usa il pensiero strutturalista francese. Il <em>parterre<\/em> \u00e8 quello delle grandi occasioni. Tengono relazioni Roland Barthes, Jacques Derrida, Jacques Lacan, Jean Hyppolite e Gilles Deleuze (6). Pesa l\u2019assenza di Michel Foucault, che probabilmente paga il litigio con Derrida avvenuto tre anni prima a causa di divergenze esistenziali circa l\u2019interpretazione del <em>cogito<\/em> cartesiano (7).<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-52291 \" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Woke_revolution-3-300x180.jpg\" alt=\"\" width=\"372\" height=\"223\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Woke_revolution-3-300x180.jpg 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Woke_revolution-3-768x461.jpg 768w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Woke_revolution-3-1024x614.jpg 1024w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Woke_revolution-3.jpg 1400w\" sizes=\"auto, (max-width: 372px) 100vw, 372px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Gli organizzatori americani non sanno che i colleghi francesi sfrutteranno il convegno per andare oltre lo strutturalismo, inaugurando una nuova fase del pensiero filosofico del Novecento, ovvero quella del post-strutturalismo. A Baltimora, Derrida \u2013 autentico mattatore della serata, da qualcuno paragonato a Clint Eastwood (8) \u2013 declama: \u00abSi annuncia qui un tipo di problema, diciamo ancora storico, di cui oggi possiamo a stento intravedere la <em>concezione, la gestazione, il travaglio<\/em>. E dico queste parole con lo sguardo rivolto verso (\u2026) coloro che distolgono lo sguardo da ci\u00f2 che, ancora innominabile, si preannuncia e non pu\u00f2 non preannunciarsi (\u2026) se non sotto la specie della non-specie, sotto la forma informe, muta, infante e terrificante della mostruosit\u00e0\u00bb (9)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Qual \u00e8 il problema innominabile che non pu\u00f2 non presentarsi e che assume \u00a0la forma della mostruosit\u00e0? In breve: \u00e8 la necessit\u00e0 di decostruire qualsiasi identit\u00e0 e qualsiasi sostanzialit\u00e0. Si tratta, insomma, di andare oltre le strutture e le forme classiche della modernit\u00e0 (Stato, soggetto, potere), mostrando come esse non siano altro che la manifestazione contingente di quella che, in un\u2019altra occasione, Derrida definisce la \u00abmitologia bianca\u00bb (10). Gli obiettivi polemici sono: \u00abIl \u201ctesto\u201d come prodotto di un \u201cautore\u201d che custodisce un \u201csenso\u201d, la falsa neutralit\u00e0 di una \u00a0Ragione \u201cimperialista\u201d, l\u2019\u201cuniversalismo\u201d in quanto arma dell\u2019Occidente o, ancora, i \u201ccorpus canonici\u201d come forma di colonialismo letterario\u00bb (11).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Inoltre, il post-strutturalismo francese dedicher\u00e0 un\u2019attenzione morbosa alla nozione di potere, che viene riformulata in maniera estremamente radicale. Secondo autori come Foucault, il potere non \u00e8 qualcosa di localizzabile (ad esempio, nello Stato). Al contrario, il dominio \u00e8 ovunque. Esso viene prodotto e riprodotto nelle interazioni sociali, nelle pratiche orizzontali di inclusione e di esclusione, oltre che nel linguaggio e nelle forme di sapere. La stessa nozione di soggettivit\u00e0 non \u00e8 mai slegata dal potere. Anzi, giocando con i termini Foucault afferma che si diventa soggetti solo perch\u00e9 si \u00e8 soggetti a un potere (12), il quale offre a ciascuno le sue griglie di autointerpretazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Sulla base di queste teorie, in America si \u00e8 sviluppato un florido e immenso campo di studi, i <em>cultural studies<\/em>. Le analisi di Derrida sulla metafisica bianca, integrate con quelle di autori come Fanon, sono state recuperate per criticare strutture di senso come l\u2019etnocentrismo occidentale e il fallocentrismo della cultura americana, cos\u00ec dotando i <em>postcolonial <\/em>e i <em>gender studies<\/em> di nuovi strumenti concettuali; la genealogia foucaultiana della sessualit\u00e0, invece, ha ispirato i <em>queer studies<\/em>, permettendo agli studiosi americani di sviluppare \u00abun\u2019archeologia postidentitaria in cui la norma di genere (<em>gender norm<\/em>) viene analizzata in quanto costruzione storica precisa e allo scopo di decifrarne le modalit\u00e0\u00bb (13).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il contesto sociale americano era particolarmente adatto al post-strutturalismo francese. Le lotte per i diritti civili degli anni Sessanta necessitavano di una teoria in grado di sostenere le rivendicazioni delle comunit\u00e0 nere e segregate. La vita da campus, di fatto slegata da incombenze e responsabilit\u00e0, era poi perfetta per lo sviluppo di una filosofia che metteva al centro i concetti di gioco (Derrida, Foucault) e di godimento (Lacan). Certo, sarebbe sbagliato e fuorviante affermare che i post-strutturalisti francesi \u2013 per quanto sicuramente amanti della bella vita \u2013 proponessero un\u2019esistenza all\u2019insegna delle droghe e del libero amore. Foucault e Derrida erano professori universitari che si prendevano anche molto sul serio. Non erano degli <em>hippies<\/em>. E tuttavia, lo stile caustico e psichedelico dei loro scritti ben si accoppiava con la quotidianit\u00e0 che i ragazzi vivevano (e vivono) al college, il quale \u00ab\u00e8 pi\u00f9 ludico che stacanovista. (\u2026) Le dimensioni di gioco, di spensieratezza, di cameratismo stanno al cuore della sua giustificazione storica: il college costituisce un interludio esistenziale che deve essere innanzitutto un momento piacevole, un prolungamento dell\u2019infanzia, un differimento delle asperit\u00e0 della vita\u00bb (14)<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-52287 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Woke_revolution-2.jpg\" alt=\"\" width=\"340\" height=\"214\" \/>Inoltre, a ben guardare, l\u2019ossessione post-strutturalista per il dominio non \u00e8 poi cos\u00ec diversa dal terrore americano nei confronti del <em>big government<\/em>. \u00c8 per questo che la diffidenza statunitense nei confronti del potere risorge con la lettura di Foucault. Con una differenza: il potere non risiede pi\u00f9 a Washington. Esso, al contrario, deve essere inteso come \u00abqualcosa che circola, o piuttosto come qualcosa che funziona solo, per cos\u00ec dire, a catena. Non \u00e8 mai localizzato qui o l\u00e0, non \u00e8 mai nelle mani di qualcuno. (\u2026) Il potere funziona, si esercita attraverso un\u2019organizzazione reticolare\u00bb (15). Insomma, davanti a siffatto potere non \u00e8 possibile fare come Walden e rifugiarsi nei boschi. Piuttosto, \u00e8 necessario \u00abinaugurare un nuovo discorso mondiale sulla resistenza micropolitica e sulla subalternit\u00e0\u00bb (16).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Si tratta, nell\u2019espressione di Foucault, di mettere in campo delle \u00abcontrocondotte\u00bb in grado di contestare localmente e tatticamente l\u2019avanzata del potere. Al contempo, secondo le indicazioni derridiane, \u00e8 necessario decostruire le narrazioni vigenti, mostrando come esse nascondano dietro di s\u00e9 oppressione, marginalizzazione e discriminazione. Nell\u2019efficace espressione di Derrida: si tratta di decostruire l\u2019\u00abimperialismo del logos\u00bb. Svolti questi compiti, i <em>cultural studies<\/em> potranno impegnarsi in una lotta per l\u2019egemonia, con l\u2019obiettivo di restituire dignit\u00e0, visibilit\u00e0 e <em>agency <\/em>ai soggetti sessualizzati, colonizzati e razzializzati.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Infine, vi \u00e8 un ultimo elemento che ha reso il post-strutturalismo particolarmente adatto all\u2019America. A essere totalmente assente dalla ricezione statunitense dei post-strutturalisti francesi \u00e8 infatti la loro riflessione sul capitalismo. Come ha recentemente notato Giorgio Fazio, lo sviluppo di queste teorie \u00e8 \u00abavvenuto spesso sullo sfondo di una rimozione ideologica della critica dell\u2019economia politica\u00bb (17).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ci\u00f2 ha permesso agli studiosi americani di interpretare la disuguaglianza e la marginalizzazione in termini puramente simbolici e non economici. Per quanto tale scelta generi ovviamente un evidente problema epistemologico e politico all\u2019interno dei <em>cultural studies<\/em> (18), non si pu\u00f2 negare che un simile approccio abbia contribuito non poco alla loro fortuna nella terra del capitalismo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Riassumendo, si pu\u00f2 affermare che tra gli anni Sessanta e Settanta l\u2019impatto del post-strutturalismo francese porta alla creazione negli Usa di nuovi campi di studio, i quali condividono una tesi di fondo: tutte le formazioni discorsive, tutti i saperi e le pratiche sociali sono gi\u00e0 da sempre contaminate con un potere in grado di produrre soggettivit\u00e0 razzializzate, sessualizzate e marginalizzate. Compito dei <em>cultural studies<\/em> \u00e8 mostrare come ci\u00f2 che si pretende neutro e oggettivo sia in realt\u00e0 frutto di pratiche storiche di dominio, le quali devono essere decostruite e rese evidenti. L\u2019obiettivo \u2013 a parere di chi scrive, nobile (19) \u2013 \u00e8 quello di mostrare come tutte le identit\u00e0 (politiche, sociali e di genere) siano in realt\u00e0 costruite da un gioco di differenze e di slittamenti in cui il potere transita costantemente.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Eppure, ed ecco il paradosso, saranno proprio i <em>cultural studies<\/em> a tornare a fare ricorso al concetto di identit\u00e0, interpretandolo paradossalmente come strumento politico necessario per portare avanti \u00ablotte specifiche per l\u2019egemonia\u00bb (20).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">All\u2019impulso critico, autoriflessivo e negativistico proprio della genealogia foucaultiana e della decostruzione derridiana, i <em>cultural studies<\/em> opporranno una nuova \u00abpolitica dell\u2019identit\u00e0\u00bb che \u2013 col passare degli anni \u2013 si trasformer\u00e0 nella cultura woke che conosciamo, caratterizzata dal \u00abtribalismo\u00bb e dalla \u00absuddivisione pi\u00f9 mobile in \u201ccomunit\u00e0\u201d e \u201cmicrogruppi\u201d\u00bb (21) incapaci di comunicare tra loro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>4.<\/strong> Il cambiamento decisivo avviene negli anni Ottanta, e le motivazioni sono pi\u00f9 che altro politiche. L\u2019elezione di Ronald Reagan negli Usa e quella di Margaret Thatcher nel Regno Unito danno il via a una fase di \u00abrivoluzione conservatrice\u00bb, in cui il discorso <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-52285 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Woke_revolution-1.jpg\" alt=\"\" width=\"347\" height=\"228\" \/>neoliberista, combinato a una certa retorica nazionalista (\u00ab<em>America is back<\/em>\u00bb, urler\u00e0 Reagan), torna a essere preponderante. In questo contesto, i cultural studies si allontanano dalla prospettiva puramente \u00abnegativistica\u00bb della genealogia foucaultiana e della decostruzione derridiana, per assumere una postura maggiormente identitaria e normativa. In breve: se, con Foucault e Derrida, si trattava soprattutto di identificare le contraddizioni e i processi di marginalizzazione che agivano nella societ\u00e0 decostruendo qualsiasi principio di stabilit\u00e0 e identit\u00e0, i <em>cultural studies<\/em> americani degli anni Ottanta, al contrario, dotano la <em>French theory<\/em> di \u00abun contenuto, che altro non sarebbe se non l\u2019identit\u00e0 minoritaria, la parte dei sottomessi oramai minacciati di morte dall\u2019idra reazionaria\u00bb (22)<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La conseguenza \u00e8 lo sviluppo di quella che, in precedenza, abbiamo definito \u00abpolitica identitaria\u00bb (<em>identity politics<\/em>). Vengono cos\u00ec a formarsi diverse \u00abcomunit\u00e0\u00bb che \u2013 in un ambiente ancora accademico \u2013 riflettono sulle ingiustizie subite nella (loro) storia. All\u2019interno di questi luoghi di studio, dibattito e attivismo, ritorna dunque preponderante il concetto di identit\u00e0, nonostante esso fosse il principale bersaglio polemico del post-strutturalismo francese. I singoli, afferenti a queste comunit\u00e0, iniziano a definirsi sulla base delle loro storie di parte. Come scrive Cunnet, il ritorno del concetto di identit\u00e0 \u2013 necessario per condurre lotte per l\u2019egemonia nell\u2019opinione pubblica \u2013 fa s\u00ec che \u00abil tessuto socioculturale della nazione si scomponga in tanti casi quanti sono i microgruppi identitari\u00bb (23). Curiosamente, \u00e8 proprio in questi anni che si sviluppa il fenomeno della \u00ab<em>hyphenization<\/em>\u00bb (da <em>hyphen,<\/em> trattino), ovvero l\u2019abitudine di definirsi <em>African-American<\/em>, <em>Latin-American<\/em>, <em>Native-American<\/em>, <em>Gay-American<\/em> (24) e cos\u00ec via. Il microgruppo identitario diventa una sorta di <em>praenomen<\/em> che specifica la comunit\u00e0 d\u2019origine o di riferimento.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ora, \u00e8 importante sottolineare che in questa fase il dibattito \u00e8 principalmente accademico e ancora sostanzialmente aperto. Intellettuali liberali, marxisti e legati ai <em>cultural studies<\/em> riescono a discutere e a comunicare tra di loro, anche criticamente. Per fare un esempio, \u00e8 famoso l\u2019attacco che il critico marxista Todd Gitlin rivolse ai <em>cultural studies<\/em> (in particolare ai <em>queer<\/em>), accusandoli di aver elevato \u00abil vestirsi come Madonna al rango di atto di resistenza, equivalente all\u2019andare a manifestare per il diritto d\u2019aborto\u00bb (25). E non ci risulta che sia stato cacciato dalla Columbia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-50477 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Woke_usa_blak_live.jpg\" alt=\"woke, dittatura che unisce femminismo ecologia Lgbt\" width=\"279\" height=\"335\" \/>Per quanto riguarda il rapporto con la storia, l\u2019atteggiamento dei cultural studies degli anni Ottanta \u00e8 invece ancora simile a quello degli autori francesi. Il passato \u00e8 visto come un susseguirsi di lotte per l\u2019egemonia che hanno causato, senza dubbio, discriminazioni e marginalizzazioni. Tuttavia, quel che l\u2019<em>identity politics <\/em>rivendica \u00e8, in questa fase, semplicemente la presa di coscienza di questa storia (26). La nozione di identit\u00e0, dunque, \u00e8 intesa come uno strumento necessario affinch\u00e9 le persone appartenenti a gruppi discriminati possano comprendere la loro marginalizzazione non come contingente, ma come prodotta da una dinamica storica. Non c\u2019\u00e8 un tentativo di competere sulla storia. Al contrario, la decostruzione \u2013 come gi\u00e0 sosteneva Derrida \u2013 avviene all\u2019interno della storia occidentale o americana: pretendere di riscriverla significherebbe, paradossalmente, nascondere quelle contraddizioni che i cultural studies vorrebbero portare alla luce.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">E tuttavia \u00e8 del tutto evidente come nella torsione identitaria dei cultural studies vi siano delle tendenze che, in un mutato contesto sociale e geopolitico, avrebbero potuto dare luogo a qualcosa di nuovo. Soprattutto, questo ragionamento accademico \u2013 giocato sempre sul filo tra l\u2019analisi e la provocazione \u2013 ha sub\u00ecto dei mutamenti strutturali quando \u00e8 diventato <em>pop<\/em>. Ci\u00f2 \u00e8 avvenuto nell\u2019ultimo decennio. In particolare, a partire dal 2016<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>5.<\/strong> Se <em>l\u2019identity politics<\/em> si \u00e8 sviluppata durante la presidenza Reagan, il wokismo \u00e8 indissolubilmente legato all\u2019elezione di Donald Trump. Si tratta di un movimento politico e sociale che considera la storia come nient\u2019altro che un ammasso di marginalizzazioni e discriminazioni. Il cosiddetto progresso \u00e8 solo una bella parola con cui i maschi bianchi eterosessuali descrivono il presunto avanzamento della societ\u00e0, ottenuto attraverso lo schiacciamento e lo sfruttamento delle minoranze nere, latine, omosessuali e non cisgender, oltre che delle donne. Anche il wokismo, come il post-strutturalismo, ritiene che il potere sia all\u2019opera sempre e ovunque, indipendentemente dalla concreta intenzione dei soggetti: le prassi di razzismo, <em>misgendering<\/em>, omofobia, grassofobia, abilismo e machismo non vengono infatti messe in campo volontariamente dagli attori sociali. Piuttosto, esse vengono riprodotte inconsapevolmente dalla societ\u00e0 nella sua totalit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-52287 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Woke_revolution-2.jpg\" alt=\"\" width=\"375\" height=\"236\" \/>La differenza tra wokismo e <em>cultural studies<\/em> risiede soprattutto nell\u2019atteggiamento pratico di chi si fa sostenitore di queste idee. Se gli studiosi di cultural studies nascono e prosperano in universit\u00e0, il wokismo \u00e8 un movimento sociale orizzontale, \u00abcapeggiato\u00bb da attivisti e influencer. Mentre i primi mantenevano aperto il dibattito con i loro pari ed erano pronti a riflettere, coerentemente con l\u2019impostazione post-strutturalista, sulla fallibilit\u00e0 delle loro teorie, i secondi si comportano in maniera differente. I princ\u00ecpi del wokismo \u00abnon possono mai essere criticati. (\u2026) Sono diventati una sorta di teoria del tutto, un insieme di Verit\u00e0 indubitabili. (\u2026) L\u2019ambiguit\u00e0 e il dubbio che caratterizzavano il pensiero post-strutturalista sono scomparsi del tutto\u00bb (27). \u00c8 solo tenendo presente questo spostamento concettuale che possiamo comprendere come il significato di woke sia mutato: se, in passato, con tale espressione si indicava un atteggiamento critico, riflessivo e difensivo, oggi l\u2019aggettivo indica, nella prospettiva di chi si definisce tale, \u00abuna persona morale che conosce la Verit\u00e0\u00bb (28). E che dunque ha il compito di rifondare la societ\u00e0 sulla base di essa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Un simile approccio ha tre conseguenze fondamentali, che generano altrettanti problemi. In primo luogo, chi conosce la Verit\u00e0 ha l\u2019obbligo morale di farla conoscere agli altri, affinch\u00e9 diventi la storia. In questo, il wokismo compie un ulteriore passo avanti rispetto ai <em>cultural studies<\/em>. Il passato non va solo conosciuto e decostruito, va anche raccontato da un\u2019altra prospettiva che non \u00e8 esclusivamente quella degli sfruttati o dei dannati della terra (ci\u00f2 era gi\u00e0 presente nei <em>postcolonial studies<\/em>). La prospettiva da cui deve essere raccontata la storia \u00e8 quella della colpevolizzazione delle categorie ritenute egemoni: \u00abIl woke pretende che le nazioni e i popoli facciano i conti con le loro storie criminali\u00bb (29). Il problema, qui non \u00e8 contenutistico, ma metodologico. Sia nella narrazione occidentalocentrica (civilt\u00e0 vs barbarie) sia in quella woke (dominanti vs dominati) si ripete infatti uno schema manicheo che tende a dividere la societ\u00e0 in due e che, nel caso del wokismo, mira esplicitamente a generare senso di colpa nei confronti di chi detiene il potere. Inoltre, anche il rapporto della cultura woke con il futuro \u00e8 estremamente problematico, almeno da un punto di vista teorico. Se la storia non \u00e8 altro che un susseguirsi di progressive discriminazioni e marginalizzazioni bisogna concluderne \u2013 come effettivamente concludono i wokisti pi\u00f9 radicali \u2013 che non esiste alcun progresso storico: \u00abLa storia, nella sua totalit\u00e0, non \u00e8 altro che un susseguirsi di crimini\u00bb (30). Al suo interno, vi sarebbero solo spostamenti di dominio e mai una reale emancipazione. Ma, se questo \u00e8 l\u2019impianto filosofico di base, allora non si comprende sulla base di quale normativit\u00e0 il wokismo possa \u00abdipingersi come l\u2019unico campione del progresso sociale e morale, senza il quale la democrazia \u00e8 senza senso e vuota\u00bb (31). Insomma, su che basi possiamo affermare che una societ\u00e0 woke non generi nuove pratiche di esclusione?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La seconda questione problematica del wokismo riguarda invece la convivenza civile. Infatti, come ha giustamente notato Rahel Jaeggi, questi atteggiamenti filosofici rivelano una peculiare tendenza \u00abschmittiana di sinistra\u00bb. Essi tendono a dividere lo spazio pubblico in amici e nemici. La conseguenza \u00e8 che, paradossalmente, la richiesta di riconoscimento delle minoranze sfocia in una paralisi comunicativa, dal momento che i wokisti egemonisti \u00abmostrano scetticismo sulla possibilit\u00e0 di dare una base argomentativa al conflitto\u00bb (32). In questo senso il wokismo \u00abrappresenta una cultura completamente differente, per quanto sia incorporata nella nostra. Le persone che l\u2019hanno adottata possono esserci fisicamente vicine ma, intellettualmente, sono lontane anni luce. Ci\u00f2 rende estremamente difficile comprenderle e argomentare con loro. Sono ossessionate dal potere, dal linguaggio, dal sapere e dalla loro relazione reciproca. Interpretano il mondo attraverso delle lenti che scorgono dinamiche di potere in ogni interazione. (\u2026) \u00c8 una visione del mondo basata su rivendicazioni socioculturali che cerca di trasformare tutto in un gioco politico a somma zero\u00bb (33). Insomma, il wokismo tende a rendere impossibile lo scambio argomentativo razionale. Dato che lo spazio pubblico \u00e8 esclusivamente un luogo in cui si combattono guerre culturali, allora parole, azioni e gesti \u00abcostituiscono sempre una mossa nella lotta per l\u2019egemonia sociale\u00bb (34)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Infine, emerge un problema esiziale che riguarda il rapporto tra verit\u00e0 e potere. Se, infatti, essere woke significa essere una persona morale che conosce la Verit\u00e0, ci\u00f2 implica che chi non si identifica come tale debba essere considerato un essere amorale destinato a vivere nell\u2019ignoranza. Curiosamente, questa caratterizzazione \u00e8 abbastanza simile a quella che i colonialisti occidentali affibbiavano ai popoli colonizzati, quando li trattavano come gruppi sociali che, non essendosi innalzati alla ragione, erano destinati alla barbarie. Tralasciando le questioni filosofiche, \u00e8 del tutto evidente come ci\u00f2 renda estremamente complesso il vivere civile. Anche perch\u00e9 non bisogna dimenticare come alcuni politici americani di destra, Ron DeSantis su tutti, abbiano dato inizio a una vera e propria caccia alle streghe nei confronti del wokismo, promulgando leggi censorie e liberticide in diversi Stati (35). Il punto, insomma, \u00e8 che \u00abciascuna delle due parti (woke e conservatori) vede l\u2019altra come una minaccia esistenziale\u00bb (36). La guerra culturale rischia di trasformarsi in stato d\u2019eccezione. Gli schmittiani di destra e di sinistra paiono ragionare solo in termini di amico\/nemico. Ci\u00f2, ovviamente, d\u00e0 luogo a dinamiche di tribalizzazione (37) del dibattito pubblico che, nel contesto americano, riproducono e approfondiscono divisioni politiche e antropologiche gi\u00e0 molto profonde.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>6.<\/strong> In precedenza, abbiamo cercato di tracciare una genealogia che, a partire dagli Scottsboro Boys cantati da Lead Belly, ci ha condotto, passando per il post-strutturalismo e i <em>cultural studies<\/em>, sino al woke, di cui abbiamo cercato di mostrare natura, storia e criticit\u00e0. Ma saremmo degli sprovveduti a pensare che una teoria sia in grado di imporsi nel vuoto. Per innestarsi in un contesto di senso, qualsiasi prodotto culturale deve trovare un humus favorevole e delle comunit\u00e0 pronte a farlo proprio. Ed \u00e8 esattamente per questa ragione che, a nostro avviso, il wokismo deve essere considerato come un sintomo e non, con buona pace di DeSantis, come la malattia dell\u2019America.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La malattia che affligge gli Stati Uniti \u00e8 infatti sempre la stessa: un\u2019apparentemente irrisolvibile crisi d\u2019identit\u00e0, un passaggio d\u2019epoca in cui a essere messa in discussione \u00e8 la forma di vita americana in quanto tale. Gli americani, semplicemente, non sono in grado di rispondere alla pi\u00f9 geopolitica delle domande, ovvero \u00ab<em>who are we<\/em>?\u00bb<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">In questo contesto, il wokismo si configura come radicale messa in discussione di tutti gli strumenti concettuali e di tutte le mitologie che hanno reso l\u2019America quella che \u00e8. Pensiamo, innanzitutto, alla nozione di progresso. Gli Usa hanno fondato buona parte del loro <em>soft power<\/em> su una narrazione storica in virt\u00f9 della quale si configuravano come l\u2019incarnazione dell\u2019avanzamento umano, in termini morali, politici e tecnologici. La \u00abluce verde\u00bb del progresso e del sogno americano, metaforicamente descritta da Fitzgerald in <em>Il Grande Gatsby<\/em>, \u00e8 stata il motore geopolitico dell\u2019America. Attraeva satelliti e incuteva terrore ai nemici (38). Oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. L\u2019America si rappresenta in declino (39) e il progresso universale \u00e8 bollato inganno occidentale. Non importa se sia vero o falso. Ci\u00f2 che conta \u00e8 che tale atteggiamento riflette un cambio di prospettiva, una nuova idea di s\u00e9. Oggettivamente poco attraente.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-60041 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/woke.jpeg\" alt=\"\" width=\"329\" height=\"219\" \/>Vi \u00e8, poi, una questione pedagogica. In molte universit\u00e0, anche sulla base delle direttive degli uffici Dei (40) (diversit\u00e0, equit\u00e0 e inclusione), i corsi di storia non sono pi\u00f9 centrati sulla storia degli Usa ma sulla \u00abstoria del mondo\u00bb e adottano una prospettiva post-coloniale. Ora, per quanto ci\u00f2 possa essere assolutamente comprensibile e per larghi tratti condivisibile da un punto di vista accademico, non si pu\u00f2 ignorare il fatto che gli Usa non siano un paese come gli altri. Che le piaccia o no, l\u2019America \u00e8 ancora il paese pi\u00f9 potente sulla faccia della Terra e si trova <em>de facto<\/em> a esercitare tale potere. Calibrare l\u2019insegnamento universitario sui soggetti marginalizzati e sulle colpe dell\u2019Occidente rischia di produrre decisori semplicemente privi delle categorie analitiche necessarie per gestire il potere che gli Usa possiedono. Da questo punto di vista, peraltro, gli studi post-coloniali potrebbero essere declinati strategicamente, insistendo sulle specificit\u00e0 delle singole comunit\u00e0 per conoscerle meglio e capire come avervi a che fare. Insegnare un\u2019astratta \u00abstoria del mondo\u00bb, invece, rischia semplicemente di stereotipare ulteriormente l\u2019immagine del globo, producendo una rappresentazione fittizia secondo cui vi sarebbe l\u2019Occidente e poi \u00abgli altri\u00bb. Come se tra un afghano e un vietnamita (gli esempi non sono casuali) non ci fosse alcuna differenza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Veniamo, infine, al problema decisivo. Per la prima volta nella loro storia gli Stati Uniti smettono di pensarsi e dipingersi innocenti. Pensiamo al Progetto 1619 del New York Times, che ricostruisce la storia degli Usa a partire dallo schiavismo e dal razzismo. Non possiamo limitarci a considerarlo una mera \u00aboperazione verit\u00e0\u00bb. Lo \u00e8, certo, ma \u00e8 anche altro. Il <em>1619 Project<\/em> \u00e8 anzitutto sintomo di una mutazione che sta avvenendo all\u2019interno dello spirito americano. Ed \u00e8 fenomeno immediatamente geopolitico. L\u2019innocenza \u00e8 una rappresentazione geopolitica fondamentale per l\u2019imperialit\u00e0 stessa dell\u2019America: \u00e8 sulla base di tale connotazione morale che gli Usa giustificavano, innanzitutto a s\u00e9 stessi, la loro presenza all\u2019estero (41). Nella crisi del dispositivo dell\u2019innocenza si riflette dunque l\u2019amletico dubbio americano, ovvero quello tra l\u2019essere repubblica o l\u2019essere impero (42). Il wokismo, data la violenza con cui l\u2019innocenza americana viene messa in discussione, \u00e8 la suprema dilatazione di questa faglia. E tuttavia, esso compie anche un passo oltre: non \u00e8 solo l\u2019impero a essere moralmente inaccettabile, perch\u00e9 anche la repubblica \u00e8 fondata sul sangue, sull\u2019oppressione e sulla discriminazione. La questione diventa dunque quella della legittimit\u00e0 storica del popolo americano in quanto tale. Problema semplicemente esiziale su cui gli Usa non si giocano solo l\u2019impero, ma anche la nazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-60042 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/woke_Usa.jpeg\" alt=\"\" width=\"366\" height=\"238\" \/>Insomma, il wokismo \u00e8 sintomo di un\u2019America in preda alla pi\u00f9 traumatica delle crisi d\u2019identit\u00e0. E della stessa malattia \u00e8 sintomo anche Donald Trump, il quale, al pari dei wokisti, ha pi\u00f9 volte negato l\u2019eccezionalismo americano e l\u2019innocenza degli Usa. Il suo cosiddetto \u00abisolazionismo nazionalista\u00bb \u00e8 semplicemente il rovescio della medaglia della cultura woke. \u00ab<em>America has never been great<\/em>\u00bb e \u00ab<em>Make America great again<\/em>\u00bb condividono l\u2019assunto fondamentale. L\u2019America, oggi, non \u00e8 grande. E non lo \u00e8 perch\u00e9 non sa chi \u00e8. Tra i fattori di potenza americani che sono in crisi, probabilmente l\u2019idea di s\u00e9 \u00e8 quello maggiormente in difficolt\u00e0. Chi sono, oggi, gli americani? Probabilmente non lo sanno neanche loro.\u00f9<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Eppure, in una fase di caos geopolitico come quella che ci troviamo a vivere l\u2019Occidente non pu\u00f2 \u2013 magari anche per mero riflesso pavloviano \u2013 fare altro che guardare agli Stati Uniti. Ma vedere qualcosa pare impossibile. Le nubi della tempesta americana e i fulmini del wokismo e del trumpismo impediscono agli alleati di orientarsi. E allora ci aggiriamo come il povero Musil agli inizi degli anni Venti. Cercando lo spirito americano, ma trovando solo sintomi (43)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">_______________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>1)<\/strong> D.O. LINDER, \u00abThe Trials of \u201cThe Scottsboro Boys\u201d\u00bb, Famous Trials, 1999<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>2)<\/strong> J.Q. WHITMAN, <em>Hitler\u2019s American Model. The United States and the Making of Nazi Race Law, <\/em>Princeton-Oxford 2017, Princeton University Press<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>3)<\/strong> \u00abHo scritto questa canzoncina che parla di quanto \u00e8 successo laggi\u00f9. Dunque avviso tutti: state un po\u2019 attenti. \u00c8 meglio stare svegli, tenere gli occhi aperti\u00bb. La canzone \u00e8 del 1938.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4)<\/strong> S. NEIMAN, <em>Left Is Not Woke<\/em>, London 2023, Polity Press, p. 5.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>5)<\/strong> Il titolo \u2013 palesemente sessista per gli standard attuali \u2013 deriva dal fatto che negli Usa non si era ancora sviluppato il concetto di <em>human sciences<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>6)<\/strong> Per una ricostruzione si veda F. CUSSET, <em>French Theory. Foucault, Derrida, Deleuze &amp; Co. all\u2019assalto dell\u2019America<\/em>, Milano 2012, il Saggiatore.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>7)<\/strong> Nel 1963 Derrida, in una conferenza intitolata \u00abCogito e Storia della follia\u00bb aveva aspramente criticato l\u2019interpretazione foucaultiana di Cartesio, contenuta, appunto, nella sua Storia della follia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>8)<\/strong> F. CUSSET, <em>op. cit<\/em>., p. 11.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>9)<\/strong> J. DERRIDA, \u00abLa struttura, il segno e il gioco nel discorso delle scienze umane\u00bb, in ID., La scrittura e la differenza, Torino 1990, Einaudi, p. 376<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>10)<\/strong> ID., \u00abLa mitologia bianca. La metafora nel testo filosofico\u00bb, in ID., Margini della filosofia, Torino 1997, Einaudi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>11)<\/strong> F. CUSSET, <em>op. cit<\/em>., p. 19.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>12)<\/strong> M. FOUCAULT, <em>Sicurezza, territorio, popolazione<\/em>, Milano 2017, Feltrinelli.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>13)<\/strong> F. CUSSET, <em>op. cit<\/em>., p. 188<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>14)<\/strong> <em>Ibidem<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1<span style=\"color: #000000;\">5)<\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\"> M. FOUCAULT, <em>Bisogna difendere la societ\u00e0<\/em>, Milano 2022, Feltrinelli, p. 33<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>16)<\/strong> F. CUSSET, <em>op. cit.,<\/em> p. 23.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1<span style=\"color: #000000;\">7)<\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\"> G. FAZIO, <em>Ritorno a Francoforte. Le avventure della nuova teoria critica<\/em>, Roma 2020, Castelvecchi, p. 21<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>18)<\/strong> Al riguardo si veda, almeno, A. CALLINICOS, <em>Against Postmodernism. A Marxist Critique<\/em>, New York 1989, St. Martins Press.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>19)<\/strong> A ben guardare tale approccio, almeno metodologicamente, deriva \u2013 come Foucault e Derrida riconoscono \u2013 da una certa lettura dell\u2019idealismo tedesco e della teoria critica della Scuola di Francoforte e si colloca al di qua della modernit\u00e0 e non al di l\u00e0 (post-moderno). L\u2019obiettivo \u00e8 quello di cogliere riflessivamente le contraddizioni e gli occultamenti del presente, \u00abaggiornando\u00bb il progetto illuminista e non semplicemente dismettendolo. Su questo, cfr. A. ALLEN, <em>The End of Progress<\/em>, New York 2015, Columbia University Press, pp. 195-218<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>20)<\/strong> F. CUSSET, <em>op. cit<\/em>., p. 166.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>21)<\/strong> <em>Ibidem.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>22)<\/strong> Ivi, p. 163<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>23)<\/strong> Ivi, p. 205.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>24)<\/strong> Questa usanza si \u00e8 persa, ma si veda S.O. MURRAY, <em>American-Gay,<\/em> Chicago 1996, University of Chicago Press<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>25)<\/strong> T. GITLIN, \u00abThe Anti-Political Populism of Cultural Studies\u00bb, in M. FERGUSON, P. GOLDING<em>, Questioning Cultural Studies<\/em>, London 1997, Northumbria, p. 30.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>26)<\/strong> Un\u2019eccezione \u00e8 M. BERNAL, <em>Black Athena: The Afroasiatic Roots of Classical Civilization<\/em>. Il testo, tuttavia, fu criticato aspramente anche all\u2019interno dei cultural studies<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>27).<\/strong> H. PULCKROSE, J. LINDSDALE, <em>Cynical Theories<\/em>, London 2021, Swift Press, p. 183.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>28)<\/strong> <em>Ibidem<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>29)<\/strong> S. NEIMAN, <em>op. cit<\/em>., p. 5<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>30)<\/strong> <em>Ibidem.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>31)<\/strong> H. PULCKROSE, J. LINDSDALE, <em>op. cit<\/em>., p. 12.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>32)<\/strong> R. JAEGGI, <em>Critica delle forme di vita,<\/em> Milano 2021, Mimesis, p 61.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>33)<\/strong> H. PULCKROSE, J. LINDSDALE, <em>op. cit<\/em>., p. 15.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>34)<\/strong> R. JAEGGI, <em>op. cit.,<\/em> p. 61<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3<span style=\"color: #000000;\">5)<\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\"> Si veda l\u2019articolo di J. ZIMMERMAN in questo volume.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>36)<\/strong> H. PULCKROSE, J. LINDSDALE, <em>op. cit., <\/em>p. 12.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>37)<\/strong> S. NEIMAN, <em>op. cit.,<\/em> cap. 2.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>38)<\/strong> Su come anche l\u2019Italia sia stata attratta dalla luce verde del progresso americano, cfr. G. DE RUVO, \u00abIl vincolo esterno (non) \u00e8 un destino\u00bb, Limes 2\/2024, \u00abUna certa idea di Italia\u00bb, pp. 45-55.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>39)<\/strong> Si veda F. ZAKARIA, \u00abThe self-doubting superpower\u00bb, Foreign Affairs, 1-2\/2024.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>40)<\/strong> G. LUKIANOFF, R. SCHLOTT, <em>The Canceling of American Mind<\/em>, New York 2024, Penguin, parte I, cap. 4<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>41)<\/strong> G. DE RUVO, \u00abNiente innocenza, niente impero\u00bb, Limes 11\/2022, \u00abAmerica?\u00bb, pp. 213-220.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4<span style=\"color: #000000;\">2)<\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\"> Si veda l\u2019intervista a M. KIMMAGE in questo volume<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>43)<\/strong> Musil, ovviamente, si riferiva allo spirito tedesco. Cfr. R. MUSIL, <em>L\u2019uomo tedesco come sintomo, <\/em>Bologna 2015, Pendragon.<\/span><\/p>\n<p>_____________________________________________<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Leggi anche:<\/strong><\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/lideologia-woke-distrugge-loccidente\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color: #0000ff;\">L\u2019ideologia Woke incarna la guerra che l\u2019Occidente dichiara a s\u00e9 stesso<\/span><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wokismo-il-totalitarismo-del-secolo-xxi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color: #0000ff;\">\u00abWokismo\u00bb: il totalitarismo del secolo XXI<\/span><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/woke-dittatura-che-unisce-femminismo-ecologia-e-lgbt\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color: #0000ff;\">Francia: un libro denuncia la rivoluzione woke<\/span> <\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/un-invito-a-risvegliarsi-dalla-rivoluzione-del-risveglio-woke-revolution-che-ci-sta-assediando\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color: #0000ff;\">Un invito a risvegliarsi dalla \u2018Rivoluzione del Risveglio\u2019 (Woke Revolution) che ci sta assediando<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Limes n.3 2024 Alle radici della &#8220;cultura woke&#8221;, tra razzismo sistemico e poststrutturalismo francese. 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