{"id":585,"date":"2005-05-24T17:28:08","date_gmt":"2005-05-24T15:28:08","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-03-29T12:44:29","modified_gmt":"2016-03-29T10:44:29","slug":"mistificazioni-evoluzionistiche-e-matematica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/mistificazioni-evoluzionistiche-e-matematica\/","title":{"rendered":"Mistificazioni evoluzionistiche e matematica"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-32321\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/05\/numeri.jpg\" alt=\"numeri\" width=\"250\" height=\"162\" \/>Articolo pubblicato su <strong>Cristianit\u00e0<\/strong> n. 95 (1983)<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>le\u00a0cifre danno solo una pallida idea del tipo di problema che sorge quando si vuole assegnare al caso la genesi e la complessit\u00e0 del mondo vivente. Basta supporre, per esempio, che i geni interessati alla novit\u00e0 siano 6 anzich\u00e8 5, perch\u00e9 la certezza della comparsa di un mutante risulti di 1 su 100 miliardi di miliardi di anni! Dato che la cosmologia pi\u00f9 recente assegna all&#8217;Universo una et\u00e0 di circa 20 miliardi di anni si pu\u00f2 ritenere assurda ogni ipotesi che faccia ricorso al caso come a fonte di variabilit\u00e0 vantaggiosa, sia in ambiente pre-vivente che in ambiente vivente.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Luciano Benassi<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">Il 19 aprile 1882, compiuti da poco i settantatr\u00e9 anni, Charles Robert Darwin moriva nella sua casa di Down, nel Kent. Gli sopravvivevano la moglie Emma, sette dei suoi dieci figli, una mole notevole tra libri, articoli e memorie scientifiche; ma il suo nome sarebbe rimasto indissolubilmente legato a una delle maggiori mistificazioni della storia della scienza e della cultura occidentale: la teoria della evoluzione (1).<\/span><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I. La rivoluzione evoluzionistica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A cento anni dalla scomparsa, il mondo scientifico ufficiale, con grande dispiego di mezzi, ha celebrato nel 1982 l'&#8221;anno darwiniano&#8221;. Quotidiani, settimanali, riviste di divulgazione hanno offerto generosamente le proprie pagine alla memoria del &#8220;fondatore&#8221; e alla diffusione del suo &#8220;messaggio&#8221;: una <em>claque <\/em>invadente e ossessiva ha applaudito senza interruzione alle vecchie tesi evoluzionistiche riproposte, come sempre, secondo enunciati ambigui e sfuggenti e con il consueto corredo di &#8220;prove&#8221; (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo spazio per il dissenso \u00e8 stato pressoch\u00e9 nullo e su ogni voce discorde \u00e8 stata fatta gravare un&#8217;atmosfera ora di ironia, ora di disinteresse. Non \u00e8 consentito avere dubbi <em>&#8220;sulla validit\u00e0 della teoria <\/em>[&#8230;]. <em>L&#8217;impostazione corretta di questo dubbio non \u00e8 <\/em>[&#8230;] &#8220;se l&#8217;evoluzione \u00e8 vera&#8221;, <em>ma se sappiamo tutto dell&#8217;evoluzione&#8221;<\/em> (3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Della evoluzione, in pratica, si conosce ben poco. Giuseppe Montalenti, presidente dei Lincei, fautore e divulgatore in Italia della teoria evoluzionistica, ammette, per esempio, che <em>&#8220;non \u00e8 a credere che tutto sia chiaro, che tutti i problemi siano risolti. Al contrario, molti rimangono aperti e intorno a essi si discute e si ricerca molto<\/em>. [&#8230;] <em>Molti e gravi sono i problemi anche in quello che abbiamo chiamato l&#8217;aspetto storico dell&#8217;evoluzione. Il quadro del processo evolutivo appare disegnato nelle sue grandi linee in modo abbastanza attendibile, ma quando si cerca di fissare il particolare si incontrano spesso grandi difficolt\u00e0&#8221;<\/em> (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se le difficolt\u00e0 permangono, come sempre, e se nessun fatto nuovo, nessuna verifica sostanziale sono intervenuti in questi cento anni a fare s\u00ec che l&#8217;evoluzionismo sia qualcosa di pi\u00f9 di un disegno <em>&#8220;attendibile&#8221;<\/em> soltanto nelle sue <em>&#8220;grandi linee&#8221;<\/em>, le celebrazioni riservate a Darwin e alla sua teoria, fatto anomalo nella storia della scienza, inducono a un atteggiamento di sospetto. Il sospetto cade e diviene certezza se si considera che Darwin e l&#8217;evoluzionismo sono troppo importanti per essere lasciati al vaglio della usuale metodologia scientifica: non tanto per il rischio di vedere cadere ci\u00f2 che affermano, quanto per il timore di dovere affermare ci\u00f2 che negano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne ha chiara coscienza Francois Jacob, evoluzionista, premio Nobel per la medicina nel 1965: <em>&#8220;Quello che Darwin ha mostrato \u00e8 che per rendere conto dello stato attuale del mondo vivente non c&#8217;era affatto bisogno di ricorrere ad un Ingegnere Supremo<\/em>. [\u2026] <em>Tuttavia se l&#8217;idea di un progetto, di un piano generale del mondo vivente, stabilito da un creatore \u00e8 scomparsa con il darwinismo, questo ha conservato un alone di armonia universale&#8221;<\/em> (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi, per evitare che l&#8217;<em>&#8220;Ingegnere Supremo&#8221;<\/em>, cacciato dalla porta principale pi\u00f9 di cento anni fa, rientri per quella di servizio attraverso la oggettiva constatazione della <em>&#8220;armonia&#8221;<\/em> della sua opera, ovvero della perfezione e della finalit\u00e0 delle sue parti, si rende necessario un costante rilancio della teoria evoluzionistica, nel quale non siano discussi e criticati i dubbi e le prove, ma sia posto l&#8217;accento sull&#8217;impatto rivoluzionario che essa ha avuto e continua ad avere su ogni concezione del mondo che faccia ricorso a un creatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un creatore presuppone una volont\u00e0, e una volont\u00e0 esprime una intenzione, un progetto: ebbene, continua Jacob, <em>&#8220;la teoria della selezione naturale consiste precisamente nel capovolgere questa affermazione<\/em>. [\u2026] <em>In questo rovesciamento, in questa specie di rivoluzione copernicana sta l&#8217;importanza di Darwin per la nostra rappresentazione dell&#8217;universo e della sua storia&#8221;<\/em> (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se poi si considera che la concezione tradizionale del mondo <em>&#8220;ha nella dottrina cristiana il suo pi\u00f9 saldo fondamento&#8221;<\/em> (7), non \u00e8 difficile collocare il movimento evoluzionistico nel quadro pi\u00f9 ampio del movimento che il pensiero contro-rivoluzionario denomina &#8220;Rivoluzione&#8221; e che si realizza nella lotta e nella demolizione tematica di ogni espressione conforme a quella dottrina: sul piano religioso, su quello politico-sociale-istituzionale, su quello economico, fino a colpire, da ultimo, i legami microsociali e l&#8217;individuo stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguendo lo schema di Plinio Corr\u00eaa de Oliveira (8), lo svolgimento storico mette in evidenza, dalla fine dei Medioevo cristiano, una I Rivoluzione, protestantica, che distrugge i legami religiosi; una II Rivoluzione, liberale-illuministica, che distrugge i vincoli e i legami dell&#8217;antico ordine sociale; una III Rivoluzione, comunistica, che abolisce il residuo ordine economico. Ma, ulteriore al comunismo, Corr\u00eaa de Oliveira intravede una <em>&#8220;IV Rivoluzione nascente&#8221;<\/em> (9), il cui tratto saliente sta nel carattere ristretto del suo campo d&#8217;azione: i legami microsociali, cio\u00e8 la trama di relazioni che ogni uomo tesse in quanto membro di una comunit\u00e0, di una famiglia, in quanto genitore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E dopo i legami microsociali, spesso in diretta relazione con essi, si pone l&#8217;ordine interiore della persona, che trova nella gerarchia intelletto-volont\u00e0-sensibilit\u00e0 il riferimento di ogni azione e di ogni manifestazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">V&#8217;\u00e8 ora da chiedersi: se l&#8217;evoluzionismo, come non esitano ad affermare i suoi esponenti pi\u00f9 rappresentativi, \u00e8 una rivoluzione, nel senso di &#8220;sovvertimento&#8221; e non in quello, purtroppo diffuso, di semplice &#8220;cambiamento&#8221; rispetto a un ordine precedente, come collocarlo all&#8217;interno dello schema ora tracciato?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il suo carattere intellettuale e accademico, l&#8217;evoluzionismo si pone innanzitutto su di un piano non immediatamente legato ai fatti e ai comportamenti delle persone: l&#8217;evoluzionismo \u00e8 una rivoluzione nelle idee. Cionondimeno, analogamente ai grandi sistemi ideologici del passato, esso aspira a fornire una giustificazione al comportamento individuale e sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 vero in un&#8217;epoca come la nostra che <em>&#8220;si \u00e8 lasciata gradatamente persuadere che l&#8217;essere umano, analizzato, scomposto, scandagliato dalle varie direttive di ricerca <\/em>non \u00e8 altro che <em>una macchina, di volta in volta meccanica, chimica, elettrica o cibernetica&#8221;<\/em> (10). Ora, \u00e8 al contenuto delle idee evoluzionistiche e alla loro capacit\u00e0 di penetrazione che si deve guardare per rispondere alla importante domanda che ho posto prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 ho osservato che il loro carattere sovversivo generale risiede nell&#8217;affermazione di una visione del mondo che fa a meno di un creatore. Tuttavia non \u00e8 difficile constatare che esse si spingono ben oltre, negando anche l&#8217;ordine morale che deriva dalla esistenza di un creatore e che, per questo, \u00e8 vincolante. L&#8217;evoluzionismo, infatti, traendo l&#8217;uomo dal caso e facendone un <em>&#8220;prolungamento delle cose <\/em>[\u2026] <em>sullo stesso piano degli animali&#8221;<\/em> (11), lo sottrae a ogni responsabilit\u00e0: la storia diventa storia della biologia, dove <em>&#8220;tutto \u00e8 permesso&#8221;<\/em> (12) e dove <em>&#8220;non vi sono pi\u00f9 leggi divine che assegnino limiti all&#8217;esperimento&#8221;<\/em> (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta esclusi Dio e la sua volont\u00e0, cio\u00e8 una volta rotto il legame Creatore-creatura, rimane la constatazione del puro divenire. Da esso gli esseri emergono non in vista di un fine secondo un progetto, ancorch\u00e9 immanenti al movimento stesso, bens\u00ec in virt\u00f9 del puro gioco delle fluttuazioni statistiche. <em>&#8220;L&#8217;evoluzione &#8211;<\/em> scrive Jacob &#8211; <em>mette in gioco intere serie di contingenze storiche&#8221;<\/em> (14), cos\u00ec che <em>&#8220;il mondo vivente avrebbe potuto essere diverso da quello che \u00e8, o addirittura non esistere affatto&#8221;<\/em> (15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa affermazione \u00e8 molto importante per il tipo di analisi che sto conducendo. Essa dimostra, infatti, che l&#8217;evoluzionismo contiene in s\u00e9 anche gli elementi della II e della III Rivoluzione: la rottura dei legami politici, cio\u00e8 delle antiche solidariet\u00e0 sociali fondate sulla gerarchia e sull&#8217;ordine, e di quelli economici. Se ne rende ben conto lo stesso Jacob: <em>&#8220;Finch\u00e9 l&#8217;Universo era opera di un Divino Creatore, tutti gli elementi erano stati da lui creati per accordarsi in un insieme armonioso, accuratamente preparato al servizio del componente pi\u00f9 nobile: l&#8217;uomo<\/em>. [&#8230;] <em>Era un modo di concepire il mondo che aveva importanti conseguenze politiche e sociali, in quanto legittimava l&#8217;ordine e la gerarchia della societ\u00e0&#8221;<\/em> (16). Ora, invece, perde di senso qualunque tentativo di fondare un ordine e una gerarchia: <em>&#8220;il migliore di tutti i mondi possibili \u00e8 diventato semplicemente il mondo che si trova a esistere&#8221;<\/em> (17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo emergere prepotente del &#8220;caso&#8221; come fonte ed essenza della realt\u00e0, in questa dissolvenza dell&#8217;essere umano, della sua libert\u00e0 e della sua volont\u00e0 nel movimento evolutivo, risiede il carattere originale della rivoluzione darwiniana: una originalit\u00e0 che la distingue dallo stesso marxismo e da ogni altra ideologia di matrice hegeliana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella dialettica hegeliana e in quella marxistica, il movimento universale, dell&#8217;Idea o della Materia, conservava pur sempre una sua finalit\u00e0, una &#8220;direzione privilegiata&#8221;, &#8220;ascendente&#8221;, e offriva agli individui pi\u00f9 consapevoli la possibilit\u00e0 di tuffarsi nella corrente e di accelerare in qualche modo il corso della storia. Ma ora che il mondo esistente non pu\u00f2 essere che il frutto del caso, costruito come una quaterna del lotto, ogni pretesa di perfettibilit\u00e0 diventa inutile e assurda: anche il mondo di domani, come quello di oggi, uscir\u00e0 &#8220;alla cieca&#8221; dall&#8217;urna dei &#8220;mondi possibili&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Distinta dal comunismo, dunque, ma anche &#8220;oltre&#8221; il comunismo (18): la rivoluzione darwiniana procede inesorabile secondo una logica folle di trasgressioni successive. Abbattute le barriere tra le specie, in una visione del mondo vivente nel quale gli organismi perdono la loro tipicit\u00e0 e la loro fissit\u00e0 strutturale, dove <em>&#8220;oggetto effettivo di conoscenza \u00e8 la popolazione nel suo insieme&#8221;<\/em> (19), l&#8217;avanguardia evoluzionistica propone, da ultimo, il programma di ricostruzione della societ\u00e0 e degli individui sulle basi delle indicazioni della sociobiologia e della ingegneria genetica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;inserimento dell&#8217;aborto nelle legislazioni di molti paesi, accompagnato da campagne propagandistiche sul suo uso come strumento di <em>selezione <\/em>in base alle caratteristiche genetiche dei feti (20); la diffusione della fecondazione artificiale, che esclude ogni rapporto di paternit\u00e0 e di maternit\u00e0, lasciano intravedere l&#8217;inquietante scenario di una umanit\u00e0 pianificata e manipolata artificialmente, che attraverso la tecnica della <em>clonazione <\/em>(21), realizza il sogno utopico della uguaglianza assoluta: quella relativa al patrimonio ereditario degli individui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il movente occulto della Rivoluzione \u00e8 l&#8217;odio a Dio. Non potendo questo odio scagliarsi contro Dio stesso, si proietta contro le sue opere e, nella sua forma pi\u00f9 consapevole e compiuta, contro il capolavoro del creato: l&#8217;uomo. Nell&#8217;uomo Dio ha infuso la scintilla dell&#8217;intelletto, che lo distingue dagli animali, ma a ogni uomo ha anche assegnato una <em>vita interiore<\/em>, un modo di affacciarsi al reale e di riflettere su di esso del tutto diverso da quello di ogni altro uomo: \u00e8 il dono della <em>personalit\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 evidente che l&#8217;aggressione organizzata e tematica della Rivoluzione al creato deve prevedere il momento di lotta specifica all&#8217;essere umano: questo attacco, come si \u00e8 detto, si compie con la IV Rivoluzione. Nel quadro di questa battaglia, forse quella finale che la Rivoluzione si accinge a combattere (22), la rivoluzione evoluzionistica svolge il ruolo di <em>aggressivo genetico<\/em>, fornendo le idee per una alterazione delle differenze psico-somatiche tra gli individui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prospettiva \u00e8 <em>al limite<\/em>; tuttavia non \u00e8 <em>eliminabile<\/em>: la direzione in cui l&#8217;evoluzionismo lavora nei laboratori di genetica \u00e8 quella di un mondo popolato da miliardi di esseri uguali, repliche esatte di uno stesso &#8220;progetto umano&#8221;. Scrive ancora Jacob: <em>&#8220;Forse si riuscir\u00e0 anche a produrre, a volont\u00e0 e nel numero di esemplari desiderato, la copia esatta di un individuo: un uomo politico, un artista, una reginetta di bellezza, un atleta. Nulla vieta di applicare fin d&#8217;oggi agli esseri umani i procedimenti selettivi utilizzati per i cavalli da corsa, i topi da laboratorio o le vacche lattiere <\/em>[&#8230;]. <em>Ma tutto questo non ha pi\u00f9 a che fare soltanto con la biologia&#8221;<\/em> (23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 vero, tutto ci\u00f2 \u00e8 gi\u00e0 oltre la biologia, \u00e8 la prospettiva sinarchica della Repubblica Universale, di un mondo, come insegna Corr\u00eaa de Oliveira <em>&#8220;senza disuguaglianze n\u00e9 sociali n\u00e9 economiche, diretto mediante la scienza e la tecnica, la propaganda e la psicologia&#8221;<\/em> (24); di un mondo nel quale, paradossalmente, quella umanit\u00e0 che l&#8217;evoluzionismo vuole scaturita dai branchi scimmieschi delle savane, ritorna a essere mandria indistinta e brutale come i suoi mitici progenitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>II. L&#8217;evoluzionismo scientifico<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La filosofia insegna che l&#8217;unit\u00e0 \u00e8 un carattere della verit\u00e0. La verit\u00e0 \u00e8 <em>compatta<\/em>: negandone un aspetto, prima o poi si dovr\u00e0 negarla tutta. L&#8217;errore, al contrario, \u00e8 <em>molteplice<\/em>, nel senso che il contrario di <em>una <\/em>affermazione vera non \u00e8 <em>una <\/em>affermazione falsa, ma possono essere <em>infinite<\/em> affermazioni false. Ci\u00f2 rende, evidentemente, pi\u00f9 ardua la difesa della verit\u00e0, tuttavia ogni errore presenta sempre uno o pi\u00f9 punti particolarmente deboli, sui quali intraprendere l&#8217;opera di demolizione completa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso dell&#8217;errore evoluzionistico la situazione descritta \u00e8 assai favorevole in quanto tutta la visione del mondo che scaturisce da esso trae la propria forza da un preteso riscontro scientifico, cio\u00e8 da un contesto in cui la verifica della bont\u00e0 di una affermazione \u00e8 immediata e, entro certi limiti, inoppugnabile. In altri termini, la rivoluzione evoluzionistica pretende di essere fondata scientificamente, per cui \u00e8 sul terreno scientifico che pu\u00f2 cominciare una seria opera di confutazione nei suoi confronti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sproporzione tra la produzione scientifica evoluzionistica e quella antievoluzionistica, decisamente a favore della prima, non deve indurre a credere in una altrettanto sproporzionata differenza di qualit\u00e0, anzi. Semplicemente il mondo accademico ufficiale, di concerto con i pi\u00f9 importanti organi di divulgazione, impedisce che ottimi lavori di valenti uomini di scienza, di impostazione antievoluzionistica, possano raggiungere il vasto pubblico dei lettori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Basti, per tutte, la dichiarazione di Pietro Omodeo, evoluzionista presentato come <em>&#8220;il pi\u00f9 noto studioso italiano di evoluzionismo&#8221;<\/em> (25), rilasciata nel corso di una intervista sul movimento neo-creazionistico americano. Ascoltando le affermazioni dei suoi avversari, a Omodeo <em>&#8220;viene voglia di rispondere con un pernacchio&#8221;<\/em> (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 dei suoni non propriamente civili evocati da Omodeo, ci\u00f2 che condiziona lo scienzato anticonformista \u00e8, naturalmente, il clima di ostracismo e di intimidazione che si crea contro chi avanza ipotesi contrarie alle vedute ufficiali sull&#8217;argomento (27). Tuttavia non sono mancati nel passato, e non mancano ancora oggi, autorevoli ricercatori che, con i loro lavori, hanno messo in evidenza le lacune dell&#8217;evoluzionismo scientifico e proposto soluzioni radicalmente alternative al problema relativo all&#8217;origine e allo sviluppo della vita sulla Terra (28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra questi, merita particolare attenzione, per il prestigio dell&#8217;autore e per la completezza e il rigore della trattazione, lo studio dello scienziato francese Georges Salet (29). Docente universitario, profondo conoscitore delle maggiori questioni scientifiche del nostro tempo, Salet, cattolico, non ha esitato a scendere in campo ogni qualvolta l'&#8221;intellighentsia&#8221; scientista, mistificando i fatti, ha attaccato la Chiesa, le verit\u00e0 di fede, la filosofia naturale e cristiana (30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pregio del volume di Salet consiste nell&#8217;andare direttamente al cuore della questione evoluzionistica, confutando i due cardini della teoria: il ruolo della <em>selezione naturale <\/em>e quello del <em>caso <\/em>come fonti del mondo vivente, della sua variet\u00e0, e della sua pretesa evoluzione. Nella impossibilit\u00e0 di trascrivere <em>in extenso <\/em>tutte le osservazioni di Salet, svolte in diverse centinaia di pagine, mi limito a esporre i passaggi fondamentali della sua confutazione dell&#8217;evoluzionismo, che non \u00e8 ancora stata smentita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. <em>I princ\u00ecpi della teoria evoluzionistica<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il termine &#8220;evoluzionismo&#8221; si intende l&#8217;ipotesi scientifica che spiega l&#8217;origine della vita a partire dalla materia inerte (evoluzione molecolare), e la successiva diversificazione del mondo vivente a partire dagli esseri pi\u00f9 semplici e primitivi, fino a rendere conto dello stato attuale del mondo vivente, con i milioni di specie esistenti nei regni vegetale e animale (evoluzione biologica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Circa i meccanismi <\/em>di questo processo non esistono spiegazioni univoche, e questo fatto, gi\u00e0 di per s\u00e9, non depone a favore della bont\u00e0 della teoria. <em>Grosso modo<\/em>, le teorie esplicative della evoluzione possono riassumersi in tre gruppi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>a.<\/em> spiegazioni spiritualistiche: sono quelle che fanno appello a non meglio identificati <em>princ\u00ecpi immateriali<\/em>, che orienterebbero la materia verso stati sempre pi\u00f9 complessi e perfezionati;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>b. <\/em>spiegazioni verbali: si tratta di definizioni tautologiche della evoluzione, dissimulate sotto la maschera di discorsi dotti e di terminologie scientifiche. Questo tipo di spiegazioni sono dovute, per esempio, ai biologi marxisti, come il sovietico Oparin e l&#8217;inglese Haldane, e a uno spiritualista come Teilhard de Chardin, con la sua legge di &#8220;complessit\u00e0-coscienza&#8221; (31);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>c. <\/em>spiegazioni scientifiche: sono i tentativi di spiegare il processo evolutivo attraverso i fatti di osservazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sui primi due gruppi la scienza non pu\u00f2 formulare giudizio alcuno, in quanto essi stessi si pongono al di fuori del suo campo di azione. Per quanto riguarda le spiegazioni scientifiche si pu\u00f2 dire che, attualmente, pur nella grande variet\u00e0 delle posizioni dei singoli ricercatori, la maggior parte degli evoluzionisti concorda su spiegazioni dell&#8217;evoluzione che combinano le acquisizioni della genetica sulla <em>eredit\u00e0 <\/em>e sulle <em>mutazioni<\/em>, con l&#8217;idea originale di Darwin intorno alla selezione naturale: le teorie attuali sui meccanismi della evoluzione non sono altro che messe a punto di questa &#8220;teoria-base&#8221; detta &#8220;mutazioni-selezione&#8221;. Vediamo che cosa afferma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>genetica<\/em>, branca della biologia che si occupa della eredit\u00e0, mostra che il patrimonio ereditario di ciascun individuo \u00e8 strutturato secondo unit\u00e0 microscopiche perfettamente individuate, dette <em>geni<\/em>. I geni sono localizzati nei <em>cromosomi<\/em>, situati nel nucleo di ogni cellula, secondo un ordine ben determinato: ciascun gene, o una data sequenza di essi, corrisponde a una serie complessa di funzioni, che la cellula \u00e8 o sar\u00e0 chiamata a svolgere. Il corredo di geni di ogni individuo contiene, in altri termini, la descrizione dell&#8217;individuo stesso, il suo progetto o piano di montaggio: \u00e8 questo corredo di geni che, per esempio, \u00e8 all&#8217;origine dello sviluppo dell&#8217;uomo cos\u00ec come di ogni animale pluricellulare. Esso stabilisce i tempi e le modalit\u00e0 della crescita del feto: quando e come si deve formare il tessuto nervoso, quando e come quello osseo, quando e come gli occhi, i capelli, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accade, tuttavia, che nel corso dello sviluppo di un individuo, o durante la sua vita, il suo patrimonio genetico subisca <em>mutazioni<\/em>, cio\u00e8 alterazioni di struttura. Ricorrendo di\u00a0nuovo alla immagine del piano di montaggio, \u00e8 come se le linee di esso fossero state in qualche modo alterate. Ci\u00f2 che la genetica ha accertato intorno al fenomeno delle mutazioni si pu\u00f2 riassumere nelle seguenti proposizioni:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&gt; le mutazioni si trasmettono ereditariamente secondo le leggi di Mendel;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&gt; il loro tasso \u00e8 estremamente basso: presso gli animali superiori \u00e8 appena di 1 ogni 10.000 \/ 100.000 individui;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&gt; fanno generalmente apparire delle anomalie, delle tare, a volte delle vere e proprie mostruosit\u00e0, che limitano notevolmente gli individui colpiti;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&gt; se l&#8217;organo colpito \u00e8 un organo fondamentale, l&#8217;individuo muore prematuramente, spesso allo stadio di embrione;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&gt; il carattere delle mutazioni \u00e8 <em>profondamente casuale<\/em>, cio\u00e8 non si conosce alcun agente mutageno con azione specifica;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&gt; il numero delle mutazioni letali \u00e8 da 10 a 15 volte superiore a quello delle mutazioni &#8220;vitabili&#8221;, cio\u00e8 delle mutazioni che mantengono <em>comunque <\/em>in vita l&#8217;individuo colpito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la teoria evoluzionistica &#8220;mutazioni-selezione&#8221;, le mutazioni costituiscono la fonte della variabilit\u00e0 del mondo vivente, alla quale attinge la <em>selezione naturale <\/em>per trattenere gli individui nei quali le mutazioni hanno incrementato il tasso di natalit\u00e0 o diminuito quello di mortalit\u00e0, cio\u00e8 gli individui <em>favoriti <\/em>dalle mutazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la selezione naturale \u00e8 un fatto di osservazione, definitivamente acquisito alla scienza. Le sue modalit\u00e0 di azione, quando possono esplicarsi, sono estremamente incisive. Per esempio, se in una coltura di un milione di batteri compare un individuo mutato, o mutante, il cui ritmo di duplicazione \u00e8 superiore dell&#8217;1 % rispetto agli altri, dopo 4000 generazioni, cio\u00e8 qualche giorno su scala batterica, il rapporto di popolazione sar\u00e0 invertito: un individuo originale per milione di mutanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La selezione naturale, utilizzando i prodotti delle mutazioni e con l&#8217;effetto dell&#8217;isolamento geografico delle popolazioni, rende perfettamente conto di quelle <em>modificazioni limitate in seno alle specie<\/em>, note da sempre ai naturalisti, che talvolta prendono il nome di <em>microevoluzione<\/em>. Una delle sue manifestazioni pi\u00f9 conosciute \u00e8 la formazione di <em>razze <\/em>all&#8217;interno di una specie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La microevoluzione, per\u00f2, non ha nulla a che vedere con l&#8217;evoluzionismo: tra essi esiste una <em>differenza di natura<\/em>. Quasi sempre gli evoluzionisti trascurano tale differenza con disinvoltura colpevole, cos\u00ec che fenomeni microevolutivi vengono interpretati come esempi di evoluzione (32). La microevoluzione implica modificazioni organiche limitate ed esclude completamente la comparsa di nuovi organi o di nuove funzioni; l&#8217;evoluzionismo, invece, per rendere conto delle differenze organiche e funzionali tra i gruppi di viventi passati e attuali, deve postularle: la microevoluzione \u00e8 <em>indifferente <\/em>o <em>regressiva<\/em>, l&#8217;evoluzionismo \u00e8 <em>progressivo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La teoria evoluzionistica dunque, parte da basi concrete &#8211; le mutuazioni, la selezione -, in grado di rendere conto delle modificazioni limitate dei viventi, realmente riscontrabili in natura, per spiegare la comparsa di nuovi gruppi della classificazione sistematica attraverso modifiche profonde e apparizioni di funzioni e di organi nuovi negli esseri viventi. Per rendere plausibili questi fantomatici passaggi, gli evoluzionisti ricorrono a sofismi e a mistificazioni, con i quali il ruolo delle mutazioni e della selezione viene completamente alterato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. Il primo inganno evoluzionistico: il ruolo della selezione naturale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spiega Salet che la reale variabilit\u00e0 del mondo vivente pu\u00f2 riassumersi nella seguente proposizione: <em>&#8220;Gli organismi si modificano a caso. Ogni modificazione (mutazione) che corrisponde al MIGLIORAMENTO di un organo \u00e8 automaticamente selezionata&#8221;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(33). Ed ecco, invece, ci\u00f2 che gli evoluzionisti, al seguito di Darwin, continuano a insinuare: <em>&#8220;Gli organismi si modificano a caso. Le modificazioni (mutazioni) che corrispondono all&#8217;APPARIZIONE di una nuova funzione (e quindi, in senso lato, di un nuovo organo) SONO automaticamente selezionate&#8221;<\/em> (34).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le due proposizioni, come si vede, differiscono per le parole scritte in maiuscolo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&gt; &#8220;mutazione&#8221;, che era singolare, \u00e8 diventata plurale;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&gt; &#8220;miglioramento&#8221; \u00e8 diventato &#8220;apparizione&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi cambiamenti, apparentemente banali, sono tali da trasformare una proposizione esatta in un sofisma. Infatti \u00e8 chiaro che la selezione naturale pu\u00f2 intervenire sul mutante soltanto <em>dopo <\/em>che si sono verificate <em>tutte le <\/em>mutazioni necessarie alla comparsa del nuovo organo o della nuova funzione, cio\u00e8 soltanto <em>dopo <\/em>che il nuovo organo \u00e8 completamente costituito ed \u00e8 in grado di esplicare perfettamente la nuova funzione: la selezione non pu\u00f2 in alcun modo trattenere mutazioni intermedie perch\u00e9 non corrispondono ad alcunch\u00e9 di compiuto nell&#8217;organismo; anzi, un individuo in un simile stato sarebbe svantaggiato rispetto agli individui originali e la selezione naturale provvederebbe a cancellarlo in breve tempo dalla faccia della Terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per esempio, un essere vivente dotato di un organo a mezza strada tra una pinna e un arto non \u00e8 n\u00e9 un pesce capace di nuotare nell&#8217;acqua, n\u00e9 un animale da terraferma. Un organo come un arto implica <em>ossa<\/em>, che ne assicurino la <em>rigidit\u00e0<\/em>; <em>articolazioni<\/em>, che ne assicurino la <em>mobilit\u00e0<\/em>, e <em>muscoli<\/em>, <em>tendini <\/em>e <em>nervi<\/em>, che ne assicurino la <em>forza<\/em>. Parlare di formazione progressiva e lenta degli arti \u00e8 un puro esercizio verbale, privo di ogni riscontro scientifico. La selezione naturale non avrebbe nulla su cui agire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dietro una simile concezione circa il ruolo della selezione, oltre al misconoscimento dei fatti, vi \u00e8 una cattiva comprensione dei concetti di &#8220;organo&#8221; e di &#8220;funzione&#8221;. Nei trattati, nei libri di scuola e in ogni articolo sull&#8217;evoluzionismo, spesso si dice che un organo nuovo compare <em>in forma molto semplice <\/em>e che, in seguito, esso <em>si perfeziona sotto il controllo della selezione <\/em>come se, afferma Salet, bastasse <em>&#8220;un poco di organo&#8221;<\/em> per avere assicurata anche <em>&#8220;un poco di funzione&#8221;<\/em> (35).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli evoluzionisti dimenticano che il &#8220;diagramma&#8221; della funzione svolta da un organo \u00e8 del tipo &#8220;tutto o niente&#8221;, proprio come accade per le macchine: <em>nessun <\/em>funzionamento fino a quando non sono a posto <em>tutti <\/em>i dispositivi componenti della macchina. Lo sanno bene gli automobilisti, dice Salet, che <em>&#8220;senza carburatore o senza dispositivo di accensione un&#8217;auto non viaggia &#8220;meno bene&#8221;: non viaggia affatto&#8221;<\/em> (36).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto, una via di uscita esiste, ed \u00e8 quella di ritenere che le mutazioni relative alla comparsa di un organo nuovo e di una nuova funzione avvengano tutte <em>simultaneamente<\/em>, cos\u00ec che la selezione pu\u00f2 intervenire subito per conservare il risultato finale. Come si comprende, il problema si sposta verso il calcolo delle probabilit\u00e0, poich\u00e9 occorre stabilire che valore di probabilit\u00e0 hanno mutazioni casuali di verificarsi simultaneamente e di costruire qualcosa di nuovo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella che sembra una via di uscita pone, in realt\u00e0, quesiti ancora pi\u00f9 gravi dei precedenti e, ancora una volta, gli evoluzionisti propongono soluzioni illusorie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Il secondo inganno evoluzionistico: il tempo necessario alla evoluzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino dai tempi di Darwin, ancora prima di individuare nelle mutazioni la fonte della variabilit\u00e0 del mondo vivente, i biologi avevano intuito le connessioni tra matematica ed evoluzione, ma nessuno tent\u00f2 mai di impostare rigorosamente il problema (37). Ancora oggi l&#8217;atteggiamento evoluzionistico \u00e8 quello di una certa &#8220;sufficienza&#8221;: avendo avuto a disposizione un periodo dell&#8217;ordine di due miliardi di anni, si ritiene sostanzialmente inutile chiedersi cosa sia possibile o impossibile per la evoluzione in un tempo tanto lungo. Basta attendere: il tempo compir\u00e0 da solo il miracolo della creazione della vita e della sua trasformazione. Ma non sar\u00e0 un&#8217;attesa inutile?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A fronte di affermazioni gratuite e non provate, Salet dimostra che la formazione casuale di un organo nuovo, anche modesto, richiederebbe periodi di tempo di durata inimmaginabile, che, espressi in anni, sarebbero dell&#8217;ordine di 10 seguito da parecchie centinaia o migliaia di zeri. Nella impossibilit\u00e0 di ripercorrere punto per punto i suoi calcoli, riporto qui di seguito i passaggi principali della dimostrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre osservare, innanzitutto, che la casualit\u00e0 delle mutazioni non implica affatto che esse possano produrre un <em>qualsiasi <\/em>risultato. Anche le fantasie del caso, dice Salet, hanno limiti. Nella teoria delle probabilit\u00e0, questi limiti si chiamano <em>soglie di impossibilit\u00e0 <\/em>e rappresentano quei valori di probabilit\u00e0 al di sotto dei quali vi \u00e8 la <em>certezza <\/em>che un evento casuale, di una certa natura, non si \u00e8 mai verificato n\u00e9 mai si verificher\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla scorta delle speculazioni di \u00c9mile Borel, uno dei massimi matematici del nostro secolo, Salet determina le soglie di impossibilit\u00e0 assoluta per eventi di natura chimica e biochimica sulla Terra e nell&#8217;Universo. Considerando la velocit\u00e0 dell&#8217;elettrone nell&#8217;atomo e la sua massa si pu\u00f2 stabilire in 10<sup>38<\/sup> il massimo numero di eventi chimici che si possono svolgere ogni secondo in 1 grammo di materia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stimando ancora, con larghissimo margine, che il Sole abbia riserve di idrogeno per 100 miliardi di anni, si pu\u00f2 ritenere che il nostro pianeta, esistente gi\u00e0 da qualche miliardo di anni, possa avere una vita di 10<sup>18<\/sup> secondi. Infine, ritenendo che gli esseri viventi possano muovere una quantit\u00e0 di materia pari, al pi\u00f9, a quella contenuta in uno strato terrestre dello spessore di 1 chilometro, cio\u00e8 10<sup>24<\/sup> grammi, si giunge alla cifra di 10<sup>80<\/sup> come limite superiore sicuro del numero di tutto ci\u00f2 che \u00e8 possibile immaginare sulla Terra relativamente a eventi di natura chimica e biochimica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo numero \u00e8 molto importante perch\u00e9 il suo inverso, cio\u00e8 10<sup>-80<\/sup> (=1\/10<sup>80<\/sup>), costituisce proprio la soglia di impossibilit\u00e0 assoluta per eventi chimici e biochimici (38). Salet riassume in un teorema queste considerazioni: <em>&#8220;la realizzazione sulla Terra di un evento supposto o di un insieme di eventi supposti di natura chimica \u00e8 impossibile se la probabilit\u00e0 di realizzazione di tale evento o insieme di eventi, in una sola prova, \u00e8 inferiore a 10<sup>-100<\/sup><\/em>&#8221; (39).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro dato utile ai fini della dimostrazione della impossibilit\u00e0 evolutiva \u00e8 il numero massimo di esseri viventi che sono potuti esistere da quando la Terra pu\u00f2 ospitare la vita, cio\u00e8 da due miliardi di anni. I calcoli forniscono 10<sup>45<\/sup> come valore. Nel caso particolare dei vertebrati tetrapodi, cio\u00e8 anfibi, rettili, uccelli e mammiferi, ovvero i grandi gruppi della sistematica animale, si ottiene come valore massimo la cifra di 10<sup>25<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla scorta di questi limiti superiori e dei relativi valori inversi di probabilit\u00e0, Salet calcola i valori di probabilit\u00e0 delle serie di mutazioni casuali, che possono portare alla comparsa di <em>novit\u00e0 vantaggiose <\/em>nel patrimonio ereditario di un individuo. I risultati non lasciano adito a dubbio alcuno: tali valori di probabilit\u00e0 sono talmente inferiori ai limiti superiori da fare ritenere impossibile non solo la evoluzione nel suo complesso, ma anche la singola mutazione, o gruppo di mutazioni, capace di fare apparire un organo nuovo, per <em>quanto semplice possa essere<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per dare una idea, consideriamo il caso particolarmente interessante dei vertebrati tetrapodi, di cui si \u00e8 detto sopra. L&#8217;interesse nasce da due considerazioni: la prima \u00e8 che gli evoluzionisti hanno elaborato numerose e contraddittorie teorie sulla filiazione di un gruppo di vertebrati da un altro (40); la seconda \u00e8 che ai mammiferi appartiene anche l&#8217;uomo che, per questo, verrebbe ricollegato ad antenati animaleschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consideriamo, dunque, una specie <em>S <\/em>di vertebrati tetrapodi costituita da <em>M <\/em>individui. Se <em>P <\/em>\u00e8 la probabilit\u00e0 che <em>n <\/em>geni del patrimonio ereditario di un individuo abbiano acquisito un nuovo carattere, in seguito a mutazioni casuali, si pu\u00f2 scrivere che<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>P <\/em>= <em>p<sub>1<\/sub> <\/em>x <em>p<sub>2<\/sub><\/em> x &#8230; x <em>p<sub>n<\/sub><\/em>,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">dove p<sub>1<\/sub>, p<sub>2<\/sub>,&#8230;, p<sub>n<\/sub> sono le probabilit\u00e0 di mutazione vantaggiosa dei singoli geni (41). Chiamando <em>p <\/em>il valore pi\u00f9 grande tra essi si pu\u00f2 scrivere che la probabilit\u00e0 di mutazione degli <em>n <\/em>geni <em>\u00e8 inferiore <\/em>a p<sup>n<\/sup> , cio\u00e8<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">P &lt; <em>p<sup>n<\/sup><\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, il <em>numero probabile <\/em>di individui della specie che hanno subito la mutazione sar\u00e0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>N<\/em> = <em>P<\/em> x <em>M<\/em>,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">cio\u00e8 la probabilit\u00e0 per un individuo moltiplicata per il numero totale degli individui (42). In virt\u00f9 della diseguaglianza scritta sopra vale allora che<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>N<\/em> &lt; <em>p<sup>n<\/sup><\/em> x <em>M<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Assegniamo adesso valori ai simboli della disequazione, cercando di essere benevoli con la evoluzione. Supponiamo che alla mutazione siano interessati soltanto 5 geni (<em>n<\/em> = 5); che la probabilit\u00e0 della singola mutazione sia di un milionesimo (<em>p<\/em> = 10<sup>-6<\/sup>) e che la popolazione della specie sia addirittura uguale al numero massimo di vertebrati tetrapodi (M = 10<sup>25<\/sup>): con questa ipotesi il numero di individui mutati risulta inferiore a<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">10<sup>-30<\/sup> x 10<sup>-25 <\/sup>= 10<sup>-5<\/sup>, cio\u00e8 a 1 su 100.000.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel contesto della nostra dimostrazione questo numero significa che, <em>in un periodo di un miliardo di anni la probabilit\u00e0 che sia apparso un solo vertebrato munito di 5 nuovi geni funzionali, \u00e8 di 1 su 100.000, ovvero che occorrono 100.000 miliardi di anni per avere la quasi certezza di vederne uno<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste cifre danno solo una pallida idea del tipo di problema che sorge quando si vuole assegnare al caso la genesi e la complessit\u00e0 del mondo vivente. Basta supporre, per esempio, che i geni interessati alla novit\u00e0 siano 6 anzich\u00e8 5, perch\u00e9 la certezza della comparsa di un mutante risulti di <em>1 su 100 miliardi di miliardi di anni!<\/em> Dato che la cosmologia pi\u00f9 recente assegna all&#8217;Universo una et\u00e0 di circa 20 miliardi di anni (43), si pu\u00f2 ritenere assurda ogni ipotesi che faccia ricorso al caso come a fonte di variabilit\u00e0 vantaggiosa, sia in ambiente pre-vivente che in ambiente vivente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Salet riassume quanto succintamente ho esposto nel seguente principio generale: <em>&#8220;Se una costruzione nuova necessita di n nuovi geni, il tempo necessario perch\u00e9 mutazioni geniche conferiscono loro il carattere voluto \u00e8 una funzione esponenziale di n rapidamente crescente. Tempi largamente superiori a quelli delle ere geologiche sono raggiunti per valori di n molto modesti&#8221;<\/em> (44).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo principio, e i calcoli da cui deriva, non hanno trovato smentita di nessun genere. Ed \u00e8 anche molto inverosimile che possano trovarne. L&#8217;atteggiamento evoluzionistico \u00e8, di solito, quello di ignorare le difficolt\u00e0 e le obiezioni e di passare oltre, giocando sulla ignoranza dei molti e su fattori emotivi. Tra questi ultimi trova posto, senza dubbio, la convinzione diffusa che una risposta non scientifica a un problema posto dalla scienza, quale \u00e8 quello relativo alla origine e alla variet\u00e0 dei viventi, sia una sorta di capitolazione dell&#8217;intelletto, l&#8217;ammissione di un limite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, ci\u00f2 che cade e si frantuma, di fronte alle grandi questioni, non \u00e8 l&#8217;intelletto, ma l&#8217;orgoglio &#8220;originale&#8221; che rispunta, oggi, nelle vesti di una scienza egemone del reale, attraverso la tecnica, e intollerante verso ogni fatto che sfugga ai suoi metodi di indagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel costringere i limiti della conoscenza entro i rigori del principio fisico di indeterminazione, Max Born, premio Nobel per la fisica nel 1954, scriveva con disprezzo <em>&#8220;Quello che sta al di l\u00e0, gli aridi tratti della metafisica, lo lasciamo volentieri alla filosofia speculativa&#8221;<\/em> (45).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal canto suo, la filosofia naturale e cristiana si fa carico di quegli <em>&#8220;aridi tratti&#8221;<\/em>, sorretta dall&#8217;antica e ispirata sapienza: <em>&#8220;Vani <\/em>[<em>per natura<\/em>]<em> sono tutti gli uomini, cui manca la conoscenza di Dio,\/ e che dai beni visibili non seppero conoscere Colui che \u00e8,\/ n\u00e9 dalla considerazione delle opere riconobbero l&#8217;artefice.\/ Ma o il fuoco o il vento o l&#8217;aria mobile\/ o il cielo delle stelle o la gran massa delle acque\/ o il sole e la luna credettero dei, governatori del mondo.\/ Se dilettati dalla bellezza di tali cose le supposero dei,\/ sappiano quanto pi\u00f9 bello di esse \u00e8 il loro Signore,\/ giacch\u00e9 l&#8217;autore della bellezza cre\u00f2 tutte quelle cose.\/ Se furono colpiti invece dalla loro potenza ed energia,\/ intendano da esse, che pi\u00f9 potente di loro \u00e8 colui che le produsse.\/ Dalla grandezza invero e dalla bellezza delle creature\/ si pu\u00f2 conoscere, per analogia, il loro creatore&#8221;<\/em> (46).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) In Giuseppe Sermonti e Roberto Fondi, <em>Dopo Darwin. Critica all&#8217;evoluzionismo<\/em>, Rusconi, Milano 1980, p. 16, chiedendosi se sia &#8220;<em>possibile un evoluzionismo senza Darwin<\/em>&#8220;, Sermonti risponde che &#8220;<em>se si intende il vero spirito e la vera intenzione dell&#8217;evoluzionismo la risposta \u00e8 no<\/em>&#8220;.<\/p>\n<div align=\"justify\">(2) La corsa alle &#8220;prove&#8221; costituisce, nella storia dell&#8217;evoluzionismo, un capitolo a s\u00e9. Dalla ricerca dei cosiddetti &#8220;anelli mancanti&#8221; tra due gruppi di viventi al clamoroso falso paleontologico di Piltdown nel quale ebbe un ruolo attivo padre Teilhard de Chardin gli evoluzionisti non hanno mai tralasciato nulla che potesse confortare la validit\u00e0 della loro teoria. Cos\u00ec non \u00e8 infrequente imbattersi in notizie come <em>Un bimbo con coda conferma la teoria dell&#8217;evoluzione <\/em>(<em>il Giornale nuovo<\/em>, 21-5-1982).<\/div>\n<div align=\"justify\">(3) Cos\u00ec Claudio Barigozzi, in <em>il Giornale nuovo<\/em>, 17-6-1982. Questo <em>tour d&#8217;esprit <\/em>\u00e8 talmente frequente presso gli autori evoluzionisti che, si pu\u00f2 dire, caratterizzi la logica dell&#8217;evoluzionismo stesso: non \u00e8 pi\u00f9 la teoria a sottostare ai dati della realt\u00e0, ma \u00e8 la realt\u00e0 a essere forzata entro le maglie rigide della teoria.<\/div>\n<div align=\"justify\">(4) Giuseppe Montalenti, <em>Charles Darwin<\/em>, Editori Riuniti, Roma 1982, pp. 117-118.<\/div>\n<div align=\"justify\">(5) Francois Jacob, <em>Evoluzione e bricolage, gli &#8220;espedienti&#8221; della selezione naturale<\/em>, Einaudi, Torino 1978, p. VIII.<\/div>\n<div align=\"justify\">(6) <em>Ibid.<\/em>, p. 36. Sul carattere rivoluzionario del darwinismo cfr. anche Iring Bernard Cohen, <em>La rivoluzione darwiniana<\/em>, in <em>Le Scienze<\/em>, n. 172, dicembre 1982. L&#8217;autore \u2014 che in realt\u00e0 \u00e8 Victor S. Thomas, professore di storia della scienza ad Harvard \u2014 ritiene estremamente significativa l&#8217;affermazione fatta da Darwin a conclusione dell&#8217;<em>Origine delle specie<\/em>, l&#8217;opera con cui present\u00f2 al mondo scientifico la sua teoria. Scriveva Darwin: <em>&#8220;Quando le opinioni sostenute in questo libro, od altre opinioni analoghe, verranno ammesse dalla generalit\u00e0 degli studiosi, si pu\u00f2 prevedere oscuramente che vi sar\u00e0 una grande rivoluzione nella storia della scienza&#8221;<\/em> (Charles Darwin, <em>L&#8217;origine delle specie<\/em>, ed. originale del 1859 e app. con le varianti dell&#8217;ed. del 1872, trad. it., Newton Compton, Roma 1981, p. 557). Cohen commenta cos\u00ec: <em>&#8220;Questo evento, una dichiarazione di rivoluzione in una pubblicazione scientifica formale, \u00e8 apparentemente senza precedenti nella storia della scienza&#8221;<\/em>. Interessante \u00e8 ancora l&#8217;osservazione di Cohen sul fatto che <em>&#8220;c&#8217;\u00e8 un solo altro autore scientifico dell&#8217;epoca moderna che pu\u00f2 essere paragonato a Darwin,<\/em> [&#8230;] <em>ed \u00e8 Sigmund Freud, un dato che mostra l&#8217;incredibile intuito che Freud ebbe quando, paragon\u00f2 l&#8217;effetto prevedibile delle sue idee <\/em>[sull&#8217;inconscio e sulla psicanalisi, ndr] <em>a l&#8217;effetto di quelle di Darwin&#8221;<\/em>.<\/div>\n<div align=\"justify\">(7) G. Montalenti, <em>op. cit.<\/em>, p. 42.<\/div>\n<div align=\"justify\">(8) Cfr. Plinio Corr\u00eaa de Oliveira, <em>Rivoluzione e Contro-Rivoluzione<\/em>, 3a ed. it. accresciuta, Cristianit\u00e0, Piacenza 1977.<\/div>\n<div align=\"justify\">(9) <em>Ibid.<\/em>, p. 189.<\/div>\n<div align=\"justify\">(10) Emanuele Samek Lodovici, <em>Ma l&#8217;uomo non \u00e8 solo una macchina<\/em>, in <em>Il Settimanale<\/em>, anno 1980, n. 34-35.<\/div>\n<div align=\"justify\">(11) F. Jacob, <em>La logica del vivente<\/em>, tr. it., Einaudi, Torino 1971, p. 215.<\/div>\n<div align=\"justify\">(12) <em>Ibidem<\/em>.<\/div>\n<div align=\"justify\">(13) <em>Ibidem<\/em>.<\/div>\n<div align=\"justify\">(14) Idem, <em>Evoluzione e bricolage, Gli &#8220;espedienti&#8221; della selezione naturale<\/em>, cit., p. VIII.<\/div>\n<div align=\"justify\">(15) <em>Ibidem<\/em>.<\/div>\n<div align=\"justify\">(16) <em>Ibidem<\/em>.<\/div>\n<div align=\"justify\">(17) <em>Ibid.<\/em>, p. IX.<\/div>\n<div align=\"justify\">(18) Cfr. Lucio Colletti, <em>Marx era il suo miglior nemico<\/em>, in <em>Darwin. Come si diventa uomo<\/em>, supplemento a <em>L&#8217;Espresso<\/em>, anno XXVII, n. 13, 4-4-1982.<\/div>\n<div align=\"justify\">(19) F. Jacob, <em>La logica del vivente<\/em>, cit., p. 207. Darwin, in pratica, ha negato la specie e il &#8220;tipo&#8221; o &#8220;modello&#8221; a cui ogni specie rinvia. Il mondo vivente \u00e8, per l&#8217;evoluzionismo, un grande sistema i cui elementi, <em>tutti diversi<\/em>, sono in continua trasformazione.<\/div>\n<div align=\"justify\">(20) Il problema \u00e8 discusso in Harry Harris, <em>Diagnosi prenatale e aborto selettivo<\/em>, tr. it., Einaudi, Torino 1978.<\/div>\n<div align=\"justify\">(21) <em>Clonazione <\/em>\u00e8 la tecnica con cui l&#8217;intero patrimonio cromosomico di un individuo viene introdotto in una cellula per ottenere un duplicato biologico dell&#8217;individuo stesso. Fino dal 1979 i ricercatori Karl Illmensee, svizzero, e Peter Hoppe, statunitense, hanno ottenuto <em>topi clonati<\/em>, primi tra i mammiferi a essere generati con questo trattamento. Il <em>Corriere Medico <\/em>del 13\/14-1-1981, nel pubblicare un estratto del testo ufficiale con cui i due ricercatori presentavano l&#8217;esperimento, titola &#8220;profeticamente&#8221;: <em>Oggi i topi, domani l&#8217;uomo<\/em>.<\/div>\n<div align=\"justify\">(22) Cfr. Massimo Introvigne, <em>Le origini della Rivoluzione sessuale<\/em>, in <em>Cristianit\u00e0<\/em>, anno VII, n. 54, ottobre 1979. L&#8217;autore osserva che il mutamento di interesse della Rivoluzione, dai fenomeni macrosociali a quelli microsociali, non \u00e8 il segno di una &#8220;crisi&#8221; della Rivoluzione stessa. Al contrario, <em>&#8220;il fine della Rivoluzione \u00e8 la IV Rivoluzione&#8221;<\/em>, ovvero si sono demolite le istituzioni cristiane per quindi demolire l&#8217;uomo naturale e cristiano.<\/div>\n<div align=\"justify\">(23) F . Jacob, <em>La logica del vivente<\/em>, cit., p. 375.<\/div>\n<div align=\"justify\">(24) P. Corr\u00eaa de Oliveira, <em>op. cit.<\/em>, p. 117.<\/div>\n<div align=\"justify\">(25) Cfr. il servizio <em>Il nonno perde il pelo<\/em>, in <em>Panorama<\/em>, anno XIX, n. 772, 2-2-1981.<\/div>\n<div align=\"justify\">(26) <em>Ibidem<\/em>.<\/div>\n<div align=\"justify\">(27) Lo stesso fenomeno si verifica anche in altri settori della ricerca, che hanno immediate implicazioni di carattere filosofico o religioso. Chi scrive \u00e8 a conoscenza, per diretta notizia da parte dell&#8217;interessato, di condizioni poste alla pubblicazione dei risultati di una analisi elettronica, estremamente raffinata, sulla Santa Sindone, da parte della redazione della rivista a cui il lavoro era diretto. La redazione era disposta a pubblicarlo purch\u00e9 l&#8217;autore rinunciasse al confronto con i Vangeli che si rivelavano, naturalmente, in pieno accordo con i risultati.<\/div>\n<div align=\"justify\">(28) Tra questi autorevoli ricercatori, merita di essere espressamente ricordato A. Ernst Wilder Smith. Sulla sua opera, cfr. Ermanno Pavesi, <em>&#8220;Le scienze naturali non conoscono l&#8217;evoluzione&#8221;<\/em>, in <em>Cristianit\u00e0<\/em>, anno VII, n. 56, dicembre 1979.<\/div>\n<div align=\"justify\">(29) Cfr. George Salet, <em>Hasard et certitude. Le Transformisme devant la biologie actuelle<\/em>, \u00c8ditions scientifiques St-Edme, 2a ed., Parigi 1972. Allo stesso livello, anche se con carattere diverso, \u00e8 da collocare il gi\u00e0 citato testo di G. Sermonti e R. Fondi.<\/div>\n<div align=\"justify\">(30) Di Salet \u00e8 uscito un utilissimo studio sul &#8220;caso Galileo&#8221;, in <em>Courrier de Rome et d&#8217;ailleurs<\/em>, anno XII, n. 11-12, Parigi maggio-giugno-luglio 1980.<\/div>\n<div align=\"justify\">(31) Per una confutazione delle teorie abiogeniche di Haldane e Oparin, cfr. G. Sermonti e R. Fondi, <em>op. cit.<\/em>, pp. 162 ss. Sul pensiero e sulla teoria evoluzionistica di Teilhard de Chardin, cfr. Pier Carlo Landucci, <em>Miti e realt\u00e0<\/em>, La Roccia, Roma 1968.<\/div>\n<div align=\"justify\">(32) Cfr. G. Montalenti, <em>L&#8217;avesse saputo Darwin<\/em>, in <em>Scienza e Vita nuova<\/em>, anno IV, 4-5-1982. Montalenti riporta come <em>&#8220;un classico&#8221;<\/em> della evoluzione l&#8217;esempio della <em>Biston betularia<\/em>, la falena di cui sono sopravvissuti soltanto individui scuri. Quelli chiari, al tempo della rivoluzione industriale, risaltavano particolarmente sui tronchi di betulla ricoperti di fuliggine, diventando facile preda degli uccelli. Un tipico esempio di azione della selezione naturale \u00e8 diventato un caso di evoluzione in atto!<\/div>\n<div align=\"justify\">(33) G. Salet, <em>Hasard et certitude. Le Transformisme devant la biologie actuelle<\/em>, cit., p. 212.<\/div>\n<div align=\"justify\">(34) <em>Ibidem<\/em>.<\/div>\n<div align=\"justify\">(35) <em>Ibid.<\/em>, p. 214.<\/div>\n<div align=\"justify\">(36) <em>Ibidem<\/em>.<\/div>\n<div align=\"justify\">(37) Ammette F. Jacob, <em>La logica del vivente<\/em>, cit., p. 200, che <em>&#8220;Darwin \u2014 per analizzare la variazione delle popolazioni \u2014 non ricorre a trattamenti matematici complessi, ma fa appello all&#8217;intuizione e al buon senso&#8221;<\/em>.<\/div>\n<div align=\"justify\">(38) Il criterio per passare da 10<sup>80<\/sup> (= numero massimo di eventi possibili) a 10<sup>-80<\/sup> (= probabilit\u00e0 di un evento), \u00e8 lo stesso che si applica nel noto caso del dado. Nel lancio del dado il numero massimo di eventi possibili \u00e8 6 (le sei facce dei dado), mentre 1\/6 \u00e8 la probabilit\u00e0 di uscita di una faccia.<\/div>\n<div align=\"justify\">(39) G. Salet, <em>op. cit.<\/em>, p. 107. Il valore 10<sup>-80<\/sup> \u00e8 stato arrotondato, per comodit\u00e0 di calcolo, a 10<sup>-100<\/sup> e ci\u00f2 non cambia la validit\u00e0 della dimostrazione. Il teorema \u00e8, in realt\u00e0, il corollario di una proposizione pi\u00f9 generale, enunciata per la prima volta da \u00c9. Borel e nota come &#8220;legge unica del caso&#8221;. Per brevit\u00e0 non ho ritenuto di citarla in questa sede, anche se l&#8217;autore ne fa oggetto di una lunga analisi concettuale e matematica.<\/div>\n<div align=\"justify\">(40) Cfr., su questo argomento, l&#8217;ottima esposizione di R. Fondi, in G. Sermonti e R. Fondi, <em>op. cit.<\/em>, pp. 233-274.<\/div>\n<div align=\"justify\">(41) La formula scritta della probabilit\u00e0 totale di eventi indipendenti come prodotto delle probabilit\u00e0 dei singoli eventi pu\u00f2 risultare pi\u00f9 chiara ricorrendo a un esempio immediato. Nel lancio di <em>un dado<\/em>, come si \u00e8 detto, la probabilit\u00e0 di ottenere un numero, per esempio 4, \u00e8 1\/6. Nel lancio di <em>una moneta<\/em>, invece, la probabilit\u00e0 di ottenere, per esempio, &#8220;testa&#8221; \u00e8 1\/2. Nel lancio di <em>dado e moneta <\/em>la probabilit\u00e0 di ottenere <em>4 e &#8220;testa&#8221; <\/em>\u00e8 proprio 1\/6 x 1\/2 = 1\/12.<\/div>\n<div align=\"justify\">(42) Procedendo con l&#8217;esempio del dado, si pu\u00f2 ritenere, con buona approssimazione, che, su 6000 lanci, il numero di volte in cui uscir\u00e0 4 sar\u00e0 circa 1\/6 x 6000 = 1000.<\/div>\n<div align=\"justify\">(43) Cfr. Venzo de Sabbata, <em>Universo senza fine. Attualit\u00e0 in astrofisica<\/em>, Corso, Ferrara 1978, p. 162.<\/div>\n<div align=\"justify\">(44) G. Salet, <em>op. cit.<\/em>, p. 156.<\/div>\n<div align=\"justify\">(45) Max Born, <em>Fisica atomica<\/em>, tr. it., Boringhieri, Torino 1968, p. 384.<\/div>\n<div align=\"justify\">(46) <em>Sap. <\/em>13, 1-5<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo pubblicato su Cristianit\u00e0 n. 95 (1983) le\u00a0cifre danno solo una pallida idea del tipo di problema che sorge quando si vuole assegnare al caso la genesi e la complessit\u00e0 del mondo vivente. 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