{"id":58137,"date":"2023-12-13T00:00:00","date_gmt":"2023-12-12T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=58137"},"modified":"2024-01-04T14:34:53","modified_gmt":"2024-01-04T13:34:53","slug":"neolingua-femminista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/neolingua-femminista\/","title":{"rendered":"Neolingua femminista"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-58138 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/neolingua_linguaggio.jpg\" alt=\"neolingua femminista\" width=\"202\" height=\"236\" \/>Absract: <\/strong><em>Neolingua femminista ultima frontiera della dissoluzione. La lingua di genere ha come obiettivo ideologico la femminilizzazione del linguaggio, dunque della societ\u00e0, compreso il cosiddetto \u201cimmaginario spirituale\u201d. Va da s\u00e9, con tale impostazione, che l\u2019omosessualizzazione \u00e8 solo una tappa intermedia di un processo di inversione totale destinato a compiersi con la prevalenza del femminino. Come tutte le rivoluzioni, anche quella liturgica \u00e8 fondata sul ritorno alle origini, allo stato di natura, che \u00e8 tutt\u2019altra operazione rispetto al ritorno alle fonti della Tradizione. <\/em><\/span><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/www.ricognizioni.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Ricognizioni<\/strong> <\/a><\/span>3 dicembre 2023 <\/span><\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>La prevalenza del femminino, ultima frontiera della dissoluzione<\/strong><\/span><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong> (romanzo infernale)<\/strong><\/span><\/h3>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\">di <strong>Alessandro Gnocchi<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"> Quando sento parlare di linguaggio, invece che mettere mano alla pistola, torno a leggere quanto scriveva Attilio Mordini oltre quarant\u2019anni fa: <em>\u201cDall\u2019unit\u00e0 di Dio muove il molteplice nello spazio e nel tempo per tornare all\u2019uno nell\u2019atto della Sua eternit\u00e0; (\u2026). In Dio, causa efficiente e causa finale sono una cosa sola, sono Carit\u00e0. Creare \u00e8 evocare dal nulla; l\u2019atto di Dio che dona la vita \u00e8 lo stesso atto che chiama la vita al suo unico fine. Il comando all\u2019abisso vuoto e informe e l\u2019appello amoroso alle creature \u00e8 una sola parola, il Verbo, il Figlio; e ascoltare questa parola \u00e8 contemplare\u201d.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I<span style=\"color: #000000;\">nizia cos\u00ec <em>Verit\u00e0 del linguaggio<\/em><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\">, con un incipit bello come poche volte lo sono quelli posti in capo ai libri di saggistica. Cos\u00ec caritatevolmente inesorabile da essere un colpo diretto al cuore dei corruttori di intelligenze, pi\u00f9 risolutivo di una revolverata. Bellezza di altri cieli, se si pensa cosa sia divenuta oggi la nostra lingua e quali abissi evochi ogni volta che venga pronunciata secondo le regole della reductio ad infernum che ormai la governano. E viene alla mente un altro incipit, poetico questa volta, quello del <em>Diario Bizantino<\/em><\/span><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\"> di Cristina Campo: \u201cDue mondi \u2013 e io vengo dall\u2019altro\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>In principio fu la neolingua<\/strong><\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Quando sento parlare di linguaggio, non metto mano alla pistola, poich\u00e9 la mise un inarrivabile Orwell, con <a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/1984-by-george-orwell-in-english\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color: #0000ff;\"><em>1984<\/em><\/span><\/a><\/span><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\"><span style=\"color: #000000;\">. Nel suo romanzo, settant\u2019anni fa, lo scrittore inglese descriveva il dominio del Grande Fratello esercitato sui cervelli e sulle anime attraverso l\u2019invenzione della neolingua e l\u2019esercizio del bipensiero: questo ordito per indurre gli uomini a ritenere possibile contemporaneamente una cosa e il suo contrario, quella per consentire solo articolazioni vocali gradite al partito<\/span>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit; color: #000000;\">Era il 1949 quando Orwell raccontava un universo in cui il potere governa un eterno presente in nome di un futuro illusorio e grazie alla manipolazione del passato. Un inferno reso possibile dalla devastazione delle parole. Quasi contemporaneamente, nel 1947, ne parlava Thomas Mann nel <em>Doctor Faustus<\/em>, con un\u2019intuizione visionaria capace di andare anche pi\u00f9 lontano, l\u00e0 dove la parola \u00e8 sul punto di spegnersi: \u201cQuesta \u00e8, precisamente, la gioia segreta, la sicurezza dell\u2019inferno: che non \u00e8 enunciabile, che \u00e8 salva dal linguaggio, che esiste semplicemente, ma non la si pu\u00f2 mettere nel giornale, non la si pu\u00f2 rendere pubblica, non se ne pu\u00f2 dare una nozione critica con parole, poich\u00e9 le parole sotterraneo, cantina, mura spesse, silenzio, oblio, mancanza di salvezza sono solo deboli simboli (\u2026) <em>l\u00e0 tutto finisce, ogni piet\u00e0, ogni grazie, ogni riguardo e fino all\u2019ultima traccia di comprensione per l\u2019obiezione incredula e scongiurante: \u2018Questo voi potete, eppure non potete fare di un\u2019anima\u2019. E invece s\u00ec, lo si fa e avviene senza il controllo della parola, in cantine afone, laggi\u00f9 in fondo dove Dio non ode, e per tutta l\u2019eternit\u00e0<\/em>\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ma la realt\u00e0 \u00e8 sempre in grado di mettere in mora anche l\u2019immaginazione pi\u00f9 feroce. Nel fondo dell\u2019inferno, dove la luce della Carit\u00e0 divina giunge solo come tormento, non \u00e8 in atto semplicemente una guerra al Santo, Santo, Santo Signore Dio degli Eserciti. Laggi\u00f9, l\u2019opera al nero della scimmia e dei suoi seguaci persegue il disegno di impedire, anche solo come idea, la santit\u00e0 dell\u2019uomo producendo alchemicamente il silenzio delle parole.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Se per un momento siamo entrati in chiesa, \u00e8 gi\u00e0 il momento di uscirne per tornarvi pi\u00f9 tardi, quando verr\u00e0 celebrato il culto delle tenebre. Adesso accomodiamoci a una conferenza sulla \u201cLingua di genere\u201d.<\/span><\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\"><strong>Ministra, sindaca, ingegnera &amp; c. Non c&#8217;\u00e8 niente da rdere<\/strong><\/span><\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Da qualche anno, l\u2019Italia, come gli altri Paesi cosiddetti sviluppati, \u00e8 percorsa da agguerrite compagnie di giro che spiegano al colto e all\u2019inclita come sia ben fatta cosa dire \u201cministra\u201d, \u201csindaca\u201d, \u201cingegnera\u201d, via via declinando al femminile tutto quanto venga toccato da una donna, come in una nuova creazione dove \u00e8 una Eva politicamente corretta a dare finalmente il nome giusto alle cose<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">V<span style=\"color: #000000;\">ado volentieri a questi incontri, specialmente a quelli che mi segnalano le colleghe pi\u00f9 radical e pi\u00f9 chic, perch\u00e9 alla fine c\u2019\u00e8 sempre modo di parlare con qualche relatore, che poi sarebbe una \u201crelatora\u201d. \u201c<em><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\">Ti presento la professoressa A B, \u00e8 docente dell\u2019univresit\u00e0 di C, autrice per l\u2019editore D e scrive da anni su questi argomenti. Magari ti convince\u201d. <\/span><\/em>Sono un irrecuperabile, ma simpaticamente garbato, dunque vengo tenuto sotto benevola osservazione. Non si sa mai<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La professoressa A B, in genere, \u00e8 di alto livello, studia da anni la materia e ha una competenza notevole. Fuori onda, opportunamente sollecitata, spiega ancora pi\u00f9 precisamente l\u2019obiettivo del suo lavoro, che non \u00e8 quello di denunciare la profanazione maschilista della lingua per bilanciare democraticamente i poteri linguistici. <em>\u201cQuesta\u201d<\/em><\/span><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\"><span style=\"color: #000000;\"> spiega la professoressa A B <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">\u201c\u00e8 roba da femministe degli anni Settanta. Non \u00e8 la quota rosa nel vocabolario che ci interessa. Noi il vocabolario lo dobbiamo riscrivere perch\u00e9 vogliamo che si parli una nuova lingua, anzi la vera lingua che \u00e8 sempre stata occultata da una sovrastruttura ideologica\u201d<\/span>.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il linguaggio della professoressa A B, come il suo nome, non mi \u00e8 nuovo e azzardo un\u2019osservazione a cui magari non avrebbe risposto in pubblico <em>\u201cInsomma, si tratta di tornare a uno stato di natura della lingua, una lingua pura\u2026\u201d.<\/em><\/span><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\"><span style=\"color: #000000;\"> Un momento di silenzio. <em>\u201cMa, allora, siamo fatti per intenderci\u2026\u201d. <\/em>Per intenderci, forse no, per\u00f2 per capire quanto stiamo dicendo, forse s\u00ec. Cerco di vederci chiaro fino in fondo, <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">\u201cQuindi, voi siete almeno un passo avanti ad Alma Sabatini<\/span>\u201d.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ho pronunciato il nome magico, tanto pi\u00f9 che ho anche aggiunto <em>Il sessismo nella lingua italiana<\/em><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\">, 1986. Alma Sabatini \u00e8 stata femminista, militante radicale e si \u00e8 battuta per tutti i diritti immaginabili, civili e, a mio modo di vedere, incivili. Ma, soprattutto, \u00e8 stata la linguista che ha tracciato il solco della \u201clingua di genere\u201d oggi difeso dalle spade delle varie professoresse A B. <em>Il sessismo nella lingua italiana<\/em><\/span><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\">, uscito appena due anni dopo il fatidico anno 1984 immaginato da Orwell come apogeo del Grande Fratello, fu scritto su richiesta della Commissione Pari Opportunit\u00e0 istituita dal governo Craxi e divenne la pietra angolare degli studi linguistici di genere.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Va riconosciuto che chi lavora per le forze degli inferi, in genere, ha doti intellettuali di tutto rispetto e produce opere in grado di contenere almeno <em>in nuce<\/em> tutto quanto verr\u00e0 nei decenni successivi. \u00c8 caso di Alma Sabatini. Lo riconosco senza remore e riserve mentali anche parlando con la professoressa A B, la quale mi ricompensa con un cortese sorriso e la conferma che <em>\u201cs\u00ec, il nostro compito \u00e8 quello di ritrovare lo stato di natura della lingua, perch\u00e9 l\u00ec sono contenuti tutti i femminili di qualsiasi parola che possa essere riferita anche a una donna. Se esiste il femminile \u00e8 obbligatorio usarlo per dimostrare che l\u2019essere donna \u00e8 superiore a qualsiasi altra determinazione\u201d.<\/em><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\"> E questa non sarebbe ideologia.<\/span><\/span><\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>La prevalenza del femminino<\/strong><\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Nei teoremi della professoressa A B non esiste il minimo dubbio su chi debba prevalere al termine della tenzone lessicale. Riprendo quindi una domanda su cui in sala la risposta non \u00e8 stata molto chiara. Se il compito principale affidato alla lingua consiste nell\u2019identificare e certificare l\u2019identit\u00e0 sessuale, anche quando non \u00e8 necessario, dovr\u00e0 essere adottato un genere anche per gli omosessuali\u2026 <em>\u201cNiente affatto\u201d<\/em><\/span><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\"><span style=\"color: #000000;\"> spiega la professoressa A B. <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">\u201cEsistono solo il genere femminile e quello maschile. Gli orientamenti sessuali dei singoli individui possono solo essere descritti. Questo non significa che non abbiano dignit\u00e0, e io personalmente mi batto per i diritti di qualsiasi scelta, ma non sono riconosciuti dalla lingua<\/span>\u201d.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">In altre parole, la lingua di genere ha come obiettivo ideologico la femminilizzazione del linguaggio, dunque della societ\u00e0, compreso il cosiddetto \u201cimmaginario spirituale\u201d. Va da s\u00e9, con tale impostazione, che l\u2019omosessualizzazione \u00e8 solo una tappa intermedia di un processo di inversione totale destinato a compiersi con la prevalenza del femminino<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Questo argomento meriterebbe un saggio a s\u00e9. Ma, visti i tempi, non si pu\u00f2 comunque non applicare lo schema a quanto sta accadendo nel mondo cattolico. Siccome il processo rivoluzionario tende sempre al suo effetto estremo, il capovolgimento totale, l\u2019esito finale di quello in atto nella chiesa pu\u00f2 essere solo la sostituzione del sacerdote maschio con il sacerdote femmina o, per usare la \u201clingua di genere\u201d, del sacerdote con la sacerdotessa. Da questo punto di vista, la pandemica omosessualizzazione del clero cattolico \u00e8 la via pi\u00f9 rapida, efficace e inesorabile alla femminilizzazione della chiesa: l\u2019inversione sessuale del maschio diventa agente dell\u2019inversione spirituale della neochiesa, che ha come mito fondatore un Eden in cui regna un\u2019Eva ribelle e come fine ultimo una Gerusalemme celeste in cui angeli femmina, o meglio \u201cangele\u201d, cantano incessantemente le lodi di un dio donna<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit; color: #000000;\">A questo punto, mi prendo la libert\u00e0 di saltare le argomentazioni esibite dalla nostra studiosa come apodittiche e, in quanto tali, nemmeno passibili di revisione scientifica. Sono tutte opinabili, una per una, ma la professoressa A B non si muove nel campo della scienza, detta dogmi in quello della teologia, anche se non lo sa o finge di non saperlo. Sono tentato di salutarla chiamandola professore, poi ricordo che, pi\u00f9 o meno quarant\u2019anni fa, all\u2019universit\u00e0 chiamavamo professoressa il Chiarissimo Professor Sofia Vanni Rovighi e soprassiedo.<\/span><\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Ritorno allo stadio di natura della lingua, l&#8217;Eden della follia\u00a0<\/strong><\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ho impegnato un\u2019ora di viaggio per l\u2019andata, un\u2019ora di conferenza, un\u2019ora di chiacchiera informale e un\u2019altra ora di viaggio per il ritorno, ma ne valeva la pena. Mi sono portato a casa l\u2019esplicita dichiarazione d\u2019intenti di <em>\u201cisolare il femminile da maschile e renderlo indipendente dall\u2019ordine tradizionalmente istituito\u201d.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\"><span style=\"color: #000000;\">Bisogna riconoscere che l\u2019hanno studiata proprio bene. Basta dire \u201cministra\u201d invece che una \u201cdonna \u00e8 ministro\u201d e, se mi si passano i termini inventati sul momento, la \u201cdonnit\u00e0\u201d ha il sopravvento sulla \u201cministrit\u00e0\u201d. Affermare la superiorit\u00e0 dell\u2019identit\u00e0 sessuale sul significato di una carica pubblica porta proprio al punto in cui le varie professoresse A B vogliono arrivare: la separazione della donna dall\u2019uomo l\u00e0 dove dovrebbero invece essere uniti e sullo stesso piano nel riferirsi a un ordine superiore rappresentato dalla funzione svolta<\/span>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\"><span style=\"color: #000000;\">A questo punto, lo stato di natura della lingua, se non \u00e8 raggiunto, \u00e8 comunque alle viste e basta un passo per entrarvi. Ma \u00e8 l\u2019Eden della follia, in cui le parole non sono pi\u00f9 in grado di dire niente per il semplice motivo che sono pensate per essere afone. Pi\u00f9 di un secolo fa, tutto questo \u00e8 accaduto all\u2019arte. Ne parlo con un amico, l\u2019architetto E, che conosce a memoria tutta l\u2019opera di Sedlmayr. \u201c\u2019Perdita del centro\u2019, pagine 221 e 222\u201d. Mi alzo, prendo <em>Perdita del centro<\/em> dallo scaffale in cui tengo le opere di liturgia, anche se questa parla di arte, e apro alle pagine 221 e 222. <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">\u201cLeggi, leggi e vedrai se quel genio di Sedlmayr, quando parlava della tragedia dell\u2019arte moderna non descriveva anche quello che mi stai dicendo sulla lingua pura\u201d<\/span>.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Leggo: <em>\u201cLe manifestazioni dell\u2019arte indicano per\u00f2 anche \u2013 e chiaramente \u2013 in quale zona si debba ricercare l\u2019origine del turbamento, ossia il nucleo pi\u00f9 intimo. Nell\u2019arte, il fattore primario \u00e8 evidentemente lo sforzo verso l\u2019autonomia, verso la purezza sia dell\u2019arte in genere sia delle singole arti in specie. Con ci\u00f2 possono essere facilmente spiegati lo slittamento dell\u2019arte e, insieme, di tutte le arti nel subartistico e una quantit\u00e0 di altri fenomeni. Dall\u2019aspirazione verso l\u2019architettura pura deriva il dissolvimento dell\u2019architettura stessa e la sua sostituzione con la pura e semplice edilizia, come anche la sua mancanza di una base. Dall\u2019aspirazione alla pittura pura consegue l\u2019abbassamento dell\u2019uomo al livello delle cose morte e la rinuncia all\u2019oggettivit\u00e0 in genere. (\u2026) L\u2019aspirazione a un\u2019arte presumibilmente pura ha come conseguenza la separazione del contenuto intellettuale e la degradazione dell\u2019arte nella zona del subrazionale, il suo decadere nella costruzione, nella fotografia, nel sogno, ossia nell\u2019oggetto estetico\u201d. (\u2026) Nel medesimo ambiente storico dal quale ha origine l\u2019arte moderna tendente all\u2019autonomia, e nella medesima epoca (un po\u2019 prima, per\u00f2, come del resto ci si poteva aspettare) si \u00e8 giunti alla scissione fra l\u2019uomo e Dio, scissione che qui pu\u00f2 essere desunta soltanto dalle manifestazioni dell\u2019arte: si \u00e8 giunti alla proclamazione dell\u2019uomo autonomo\u201d.<\/em><\/span><\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>V<\/strong><\/span><span style=\"color: #000000;\"><strong>a in scena la liturgia di genere<\/strong><\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La compagnia di giro che porta nelle piazze d\u2019Italia le meraviglie della \u201clingua di genere\u201d, a diversi livelli di consapevolezza, intende arrivare all\u2019oblio dell\u2019essere. <em>\u201cDunque, siamo all\u2019atto finale?\u201d.<\/em><\/span><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\"><span style=\"color: #000000;\"> No, l\u2019atto finale \u00e8 un altro, ancora pi\u00f9 infernale, e si recita nelle chiese cattoliche romane da lungo tempo: palesemente dall\u2019avvento della riforma liturgica di Paolo VI, occultamente molto prima. Lo schema \u00e8 lo stesso adottato nella rivoluzione della \u201clingua di genere\u201d, quello della separazione, tanto da poter parlare di \u201cliturgia di genere\u201d. Bisogna solo considerare che i termini in gioco, qui, non sono pi\u00f9 \u201cuomo\u201d e \u201cdonna\u201d, ma \u201csacro\u201d e \u201cprofano\u201d, \u201csacerdote\u201d e \u201claico<\/span>\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit; color: #000000;\">Come sempre, in caso di reato, serve un testimone. Per questo vado a trovare don F, un vecchio sacerdote cattolico romano che decenni fa ha intrapreso un burrascoso viaggio dalla vecchia Messa alla nuova e ritorno. Voglio che mi confermi quanto mi confid\u00f2 a proposito del disagio provato durante la celebrazione della neoliturgia. <em>\u201cTi ripeto volentieri quanto ti ho gi\u00e0 detto. Ci\u00f2 che mi ha fatto definitivamente tornare al messale antico, affrontando la persecuzione e l\u2019isolamento che sai bene, \u00e8 stato il fatto che non mi sono mai sentito cos\u00ec solo come quando celebravo la messa di Paolo VI. Lo facevo secondo il massimo rigore, mettendo tutto quello ci potevo mettere, eppure ognuno rimaneva ognuno per conto suo, il sacerdote, i fedeli e persino Dio, se cos\u00ec mi permetti dire, magari con un po\u2019 di imprecisione teologica. In altre parole, rimaneva tutto qui sulla terra, senza che nessuno sentisse il bisogno di salire verso il Signore e diventare santo\u201d.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit; color: #000000;\">Ma lei, don F, mi ha detto che una sensazione un po\u2019 opaca la provava anche prima\u2026 <em>\u201cS\u00ec, con l\u2019andare del tempo sentivo i legami farsi meno saldi. Ma non era una questione di rito, era una questione di fede. Non bisognava cambiare la vecchia Messa, bisognava ridare vigore alla fede dei sacerdoti e dei laici, bisognava rinvigorire il desiderio di santit\u00e0. Con il nuovo culto, che non riesco neanche a chiamare liturgia, \u00e8 finito tutto in un batter d\u2019occhio, ognuno \u00e8 andato per conto proprio lungo le strade del mondo. Io non sono durato neanche un anno perch\u00e9, in coscienza, non potevo officiare un rito che non rende santi e quindi, se due pi\u00f9 due fa sempre quattro, pu\u00f2 solo portare all\u2019inferno. Oggi non capisco proprio quei sacerdoti che celebrano sia l\u2019antico che il nuovo rito\u2026 Vuol dire che, per loro, paradiso e inferno sono la stessa cosa. Perdonami se ogni volta mi lascio prendere dalla foga, ma tu sai che secondo me avviene tutto nella liturgia e l\u2019uomo potrebbe vivere anche solo di quella\u201d.<\/em><\/span><\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><strong>Il vizio solitario della neolingua\u00a0<\/strong><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Devo alle lunghe chiacchierate con don F la messa a punto della definizione dell\u2019uomo come \u201canimale liturgico\u201d. Avevo cominciato a lavorarci riflettendo sul detto di padre Pio secondo cui il mondo potrebbe stare senza il sole ma non senza la Messa, poi fu il vecchio sacerdote renitente alla leva montiniana a mettermi sulla strada buona. <em>\u201cSecondo me, tu dovresti leggere Alexander Schmemann. Il nome pu\u00f2 suonare come quello di un modernista, ma non allarmarti inutilmente, \u00e8 un teologo ortodosso. Gli ortodossi non hanno mai smarrito il senso pi\u00f9 profondo della fede e quindi anche della liturgia\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit; color: #000000;\">In un libro di Schmemann, <em>Per la vita del mondo. Il mondo come sacramento<\/em>, ho effettivamente trovato la conferma che cercavo nella definizione dell\u2019uomo\u00a0\u201ccome homo adorans: colui per il quale l\u2019atto liturgico \u00e8 l\u2019atto essenziale che allo stesso tempo \u2018pone\u2019 la sua umanit\u00e0 e la compie\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Per l\u2019uomo, essere \u201canimale razionale\u201d non \u00e8 complementare all\u2019essere \u201canimale liturgico\u201d, non lo precede, non lo segue e neppure gli \u00e8 contemporaneo: semplicemente vi \u00e8 contenuto ricevendone nutrimento. Ci\u00f2 perch\u00e9 l\u2019intelligenza umana, che pure ha come oggetto l\u2019essere, lo percepisce come mistero: sia che lo incontri troppo ricco di intelligibilit\u00e0, troppo puro per le sue possibilit\u00e0, come nelle cose spirituali, sia che vi scorga una certa resistenza all\u2019intelligibilit\u00e0, testimonianza in s\u00e9 del non-essere, come \u00e8 il caso della materia. \u00c8 l\u2019intima adesione dell\u2019uomo all\u2019atto liturgico a preservare la natura eccedente di Dio, la sua infinita distanza e alterit\u00e0 rispetto alla ragione puramente logica, facendo s\u00ec che il mistero, misteriosamente, diventi eloquente. In virt\u00f9 di questa apertura originaria dell\u2019uomo alla contemplazione, la ragione \u00e8 forte al punto di accedere a certezze assolute<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<span style=\"color: #000000;\"><em><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\">Devo ammettere che il tuo \u2018animale liturgico\u2019, alla fine, mi convince\u201d<\/span><\/em><\/span><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\"><span style=\"color: #000000;\"> dice don F. <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">\u201cIn qualche modo spiega la solitudine infernale generata dal nuovo rito cattolico e pure la sensazione inquieta provata durante la Messa vera celebrata dentro una chiesa che si avviava a mutarla praticamente senza incontrare resistenze. Se l\u2019uomo \u00e8 un \u2018animale liturgico\u2019, nella liturgia si compie la sua umanit\u00e0, cio\u00e8 si santifica. Ma la messa nuova non \u00e8 fatta per questo e quella antica non sempre veniva celebrata a tale fine. \u00c8 faticoso diventare santi. Ma, se non ci si santifica, non si d\u00e0 compimento alla propria umanit\u00e0. E, se non c\u2019\u00e8 vera umanit\u00e0, non c\u2019\u00e8 vero discorso, ognuno rimane un ente isolato da tutti gli altri\u201d<\/span>.<\/em><\/span><\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Ritorno allo stato di natura del culto<\/strong><\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Come tutte le rivoluzioni, anche quella liturgica \u00e8 fondata sul ritorno alle origini, allo stato di natura, che \u00e8 tutt\u2019altra operazione rispetto al ritorno alle fonti della Tradizione. Lo schema e il fine sono identici a quelli adottati per il ritorno allo stato di natura della lingua e dell\u2019arte, che li seguono logicamente e cronologicamente: separare per chiudere le Porte Regali del Cielo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La liturgia, che \u00e8 solo cristiana, non \u00e8 da confondere con il semplice culto, inteso come un rito compiuto per stabilire un contatto tra una comunit\u00e0 e una divinit\u00e0. L\u2019azione di culto presuppone la distinzione radicale tra \u201csacro\u201d e \u201cprofano\u201d e, al suo termine, il sacro rimane sacro e il profano rimane profano, senza che vi sia stato mutamento. L\u2019atto liturgico invece, celebrato da un sacerdote e partecipato dal laico, \u00e8 di altra natura in quanto \u00e8 manifestazione della santit\u00e0 della chiesa. Il sacerdote e il laico, pur nella distinzione dei rispettivi stati e dei rispettivi ruoli, vi sono uniti in quanto vivono della stessa santit\u00e0, dell\u2019appartenenza allo stesso Corpo di Cristo<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<span style=\"color: #000000;\"><em><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\">\u00c8 proprio questo ci\u00f2 che mancava durante la celebrazione della messa nuova nella chiesa latina\u201d<\/span><\/em><\/span><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\"><span style=\"color: #000000;\"> dice don F. <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">\u201cInvece che dischiudersi le Porte Regali, si spalancavano i cancelli dell\u2019inferno perch\u00e9 quel culto \u00e8 pensato allo scopo di separare gli uomini dalla santit\u00e0 separandoli uno dall\u2019altro. Non bisogna farsi ingannare dalle panzane raccontate sullo spirito comunitario, sul ruolo dei laici, sulla partecipazione all\u2019assemblea. Non ho mai visto nessuno cos\u00ec solo come in quelle chiese e a quelle messe. Se c\u2019era comunione, ma non sono cos\u00ec certo che ci fosse, non era comunque con il Corpo di Cristo misticamente presente sulla terra\u201d<\/span>.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit; color: #000000;\">In chiesa \u00e8 dunque gi\u00e0 avvenuto ci\u00f2 che ora sta accadendo nelle scuole di ogni ordine e grado, nei giornali, nella politica e ovunque sia usata la lingua parlata o scritta. Qui, isolando il genere femminile da ogni rapporto con quello maschile, attraverso il prevalere della femminilit\u00e0, si persegue la sterilit\u00e0 del linguaggio e l\u2019oblio della ragione. L\u00e0, isolando il laico dal sacerdote, attraverso il prevalere della laicit\u00e0, si persegue la sterilit\u00e0 della liturgia e l\u2019oblio della santit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00c8 questo, in definitiva, l\u2019esito dell\u2019opera al nero condotta sulla Messa che ha visto solo come ultimo atto la riforma liturgica: il ritorno allo stato di natura del culto, concetto quanto mai adeguato se l\u2019obiettivo \u00e8 quello di oscurare la sopranatura. Il sacerdote torna a essere \u201cagente del sacro\u201d e il laico torna a essere passivamente \u201cprofano\u201d, anche se la pantomima inscenata alla tavola calda di un presbiterio aperto al pubblico illude il sacerdote di essere quasi un laico e il laico di essere quasi un sacerdote. In realt\u00e0, cos\u00ec come nella \u201clingua di genere\u201d si \u00e8 costretti a dire \u201cdonna \u00e8 donna\u201d oppure \u201cuomo \u00e8 uomo\u201d, nella \u201cliturgia di genere\u201d si pu\u00f2 solo dire \u201claico \u00e8 laico\u201d oppure \u201csacerdote \u00e8 sacerdote\u201d. Come sempre, l\u2019illusione \u00e8 pi\u00f9 rivoluzionaria della realt\u00e0<\/span>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\"><span style=\"color: #000000;\">La vera liturgia ha bisogno del pane e del vino perch\u00e9 i fedeli, sacerdoti e laici, possano essere in comunione con Dio e conoscerlo. Ed \u00e8 proprio questa comunione con la Divinit\u00e0 ottenuta attraverso la materia a dire ci\u00f2 che il pane e il vino sono realmente<\/span>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Eppure, nelle chiese le cui porte sono spalancate sull\u2019inferno si crede e si pronunciano uno sterile \u201cil pane \u00e8 pane\u201d, \u201cil vino \u00e8 vino\u201d\u2026 Si indica una cosa con un semplice urlo, con il barrito di una bestia. Non si dice niente. E si canonizzano santi che non sono santi, che celebrano una messa che non \u00e8 Messa, che appartengono a una chiesa che non \u00e8 Chiesa.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Absract: Neolingua femminista ultima frontiera della dissoluzione. La lingua di genere ha come obiettivo ideologico la femminilizzazione del linguaggio, dunque della societ\u00e0, compreso il cosiddetto \u201cimmaginario spirituale\u201d. 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