{"id":57960,"date":"2023-12-13T15:44:20","date_gmt":"2023-12-13T14:44:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=57960"},"modified":"2023-12-13T15:44:21","modified_gmt":"2023-12-13T14:44:21","slug":"net-zero-emissioni-zero-dell-unione-europea-ci-rovinera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/net-zero-emissioni-zero-dell-unione-europea-ci-rovinera\/","title":{"rendered":"&#8220;Net zero&#8221;, emissioni zero dell&#8217; Unione europea, ci roviner\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-46472 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/ambiente_energia_eolico.jpg\" alt=\"La Net Zero dell'Unione europea \u00e8 una follia \" width=\"339\" height=\"213\" \/>Abstract:\u00a0 <\/strong><em>la &#8220;Net zero&#8221;, le emissioni zero entro il 2050\u00a0 dell&#8217; Unione europea non solo \u00e8 irrealizzabile ma se realizzata ci roviner\u00e0. Ecco il calcolo delle enormi risorse necessarie e dei relativi costi astronomici. ;&#8217;Unione europea ci vuole portare in un deserto industriale e in una era distropica post tecnologica ?<\/em><\/span><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.nicolaporro.it\/atlanticoquotidiano\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color: #0000ff;\">Atlantico<\/span><\/a><\/strong> 19 Luglio 2023<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Emissioni zero? Un altro sogno green che pu\u00f2 avverarsi solo come incubo <\/strong><\/span><\/h3>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>Conti alla mano, ecco cosa comporterebbe in concreto per l\u2019Italia. Obiettivo \u201cnet zero\u201d irrealizzabile, a meno che il vero piano non sia un deserto deindustrializzato<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\">di<strong> Vincent Vega<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-57961 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/net_zero_Europa_ambiente.jpg\" alt=\"Net zero dell'Unione europea entro il 2050\" width=\"385\" height=\"224\" \/>Tutti voi avrete sentito parlare dell\u2019obiettivo <em>\u201cnet zero\u201d<\/em> che, da qui al 2050, l\u2019Ue vuole imporre a tutti gli Stati membri. Cosa significa <em>\u201cnet zero\u201d<\/em>? Secondo la definizione data dalle Nazioni Unite, il termine <em>\u201cnet zero\u201d<\/em> indica <strong>l\u2019azzeramento di tutte le emissioni<\/strong> di gas serra provenienti da attivit\u00e0 antropiche, cio\u00e8 prodotte dall\u2019uomo. Sempre secondo le Nazioni Unite, raggiungere lo <em>\u201czero netto\u201d<\/em> entro il 2050 significherebbe contenere l\u2019aumento del riscaldamento globale entro +1,5 \u00b0C, limite oltre il quale il cambiamento climatico minaccerebbe di rendere invivibili alcune parti del pianeta.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Saltiamo a pi\u00e8 pari la discussione sull\u2019effettiva utilit\u00e0 di questo intento e sulla veridicit\u00e0 delle affermazioni delle Nazioni Unite; ci limitiamo solo a ricordare che buona parte della comunit\u00e0 scientifica <strong>non concorda affatto<\/strong> con quelle conclusioni, checch\u00e9 ne dicano i cosiddetti <em>\u201cdivulgatori scientifici\u201d<\/em> e <em>\u201cfact-checkers\u201d<\/em> all\u2019amatriciana <em>de noantri<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Viceversa, accettiamo pure il guanto di sfida e vediamo <strong>cosa significherebbe in concreto per l\u2019Italia<\/strong> implementare rigorosamente le politiche <em>\u201cnet zero\u201d<\/em> facendoci due conti della serva sulle modifiche che dovremmo apportare alla configurazione del nostro sistema tecnologico, a parit\u00e0 di tenore di vita attuale, per fare anche noi la nostra parte in questo <em>folle volo<\/em>, come direbbe l\u2019Ulisse dantesco<\/span><\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Quanto consumiamo oggi <\/strong><\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-51537 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/energia_bollette.jpg\" alt=\"\" width=\"355\" height=\"236\" \/>Prima di cominciare, \u00e8 bene fissare le idee sul <strong>consumo medio annuo attuale di energia elettrica in Italia<\/strong>: occorre sapere infatti che nel 2022 esso \u00e8 stato pari a 317TWh che, per chi non avesse molta dimestichezza con le conversioni tra unit\u00e0 di misura dell\u2019energia, corrispondono a <strong>317 miliardi di kWh<\/strong>. Ma, vi chiederete, perch\u00e9 siamo partiti dal consumo di energia elettrica? Lo capirete molto presto<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ovviamente, <em>condicio sine qua non<\/em> per realizzare l\u2019obiettivo <em>\u201cnet zero\u201d<\/em> \u00e8 <strong>abbandonare del tutto il consumo di combustibili fossili<\/strong> e di idrocarburi in generale, che \u00e8 tuttavia condizione necessaria ma non sufficiente. Oltre a quello, dovremmo infatti analizzare anche, ad esempio, l\u2019azzeramento degli allevamenti, l\u2019azzeramento dell\u2019utilizzo dei fertilizzanti chimici, l\u2019azzeramento della produzione delle plastiche (anch\u2019esse tutte di derivazione dagli idrocarburi), ec<\/span>c.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Tuttavia, per semplicit\u00e0 di esposizione, focalizziamo la nostra attenzione solo sulla trasformazione profonda del sistema di produzione e consumo di energia che si renderebbe necessaria a seguito dell\u2019abbandono dei combustibili fossili e del passaggio all\u2019utilizzo di energia proveniente <strong>interamente da fonti rinnovabili.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">In attesa della possibile nascita e affermazione di tecnologie innovative <strong>di cui per\u00f2 oggi non vi \u00e8 traccia<\/strong>, l\u2019energia dovrebbe necessariamente provenire dalle tecnologie consolidate \u2013 idroelettrico, eolico, fotovoltaico e biomasse \u2013 o, al limite, attraverso la loro intermediazione mediante vettori energetici, primo tra tutti il cosiddetto \u201cidrogeno verde\u201d ma anche, ad esempio, la cosiddetta \u201ce-fuel\u201d <em>alias<\/em> \u201cbenzina sintetica\u201d<\/span><\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Modifiche strutturali degli utilizzatori <\/strong><\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-51538 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/auto_batterie_ambiente-300x168.jpg\" alt=\"\" width=\"371\" height=\"208\" \/>In tutta evidenza, quindi, gli utilizzatori finali dovranno adattarsi a consumare solo ed esclusivamente energia rinnovabile. Cominciamo quindi la nostra analisi proprio da questi ultimi ed esaminiamo le <strong>tre principali tipologie di consumo<\/strong> in modo da calcolare una stima del futuro fabbisogno di energia elettrica e di materie prime critiche<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Mobilit\u00e0<\/strong>. Fatte salve soluzioni di nicchia legate all\u2019uso di combustibili rinnovabili \u2013 idrogeno verde, e-fuel \u2013 di entit\u00e0 tuttavia ancora del tutto trascurabile, affinch\u00e9 l\u2019intero parco semovente italiano (auto, camion, bus, moto, ecc.) si muova nella direzione del consumo di energia rinnovabile, occorrerebbe che esso si converta <strong>integralmente alla trazione elettrica<\/strong>. Sotto tale ipotesi, occorrerebbero all\u2019incirca ulteriori <strong>175 TWh\/anno<\/strong> di energia elettrica in sostituzione dei carburanti fossili. Questo dato pu\u00f2 desumersi in maniera piuttosto semplice attraverso le seguenti considerazioni energetiche (rif. dati Istat consumi 2021)<\/span>:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">In Italia si consumano annualmente circa <strong>7 milioni di tonnellate di benzina<\/strong> e <strong>23 milioni di tonnellate di gasolio<\/strong> per autotrazione<\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #000000;\">Sapendo che la benzina ha un potere calorifico di 12,2 kWh\/kg e il gasolio di 12,7 kWh\/kg e tenendo conto che il ciclo dei motori a benzina (ciclo Otto) ha rendimenti dell\u2019ordine del 35 per cento mentre quello dei motori turbodiesel del 40 per cento circa, vuol dire che in Italia il <strong>fabbisogno di energia meccanica<\/strong> per autotrazione all\u2019asse delle ruote ammonta a circa: 0,35 x 7.000.000.000 [kg] x 12,2 [kWh\/kg] + 0,40 x 23.000.000.000 [kg] x 12,7 [kWh\/kg] = 146.730.000.000 kWh, cio\u00e8 <strong>146,73 TWh<\/strong><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #000000;\">Sapendo che il rendimento di un veicolo elettrico si aggira ottimisticamente intorno al 93 per cento, il medesimo fabbisogno di energia meccanica all\u2019asse delle ruote si otterrebbe alimentando le batterie con energia elettrica pari a: 146,73 \/ 0,93 = <strong>157,77 TWh.<\/strong><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #000000;\">Sapendo infine che le perdite di rete per trasportare l\u2019energia elettrica dai punti di generazione (<em>wind farms<\/em>, <em>solar farms<\/em>, centrali a biomasse, centrali idroelettriche e punti di accumulo) fino alle colonnine di ricarica si aggirano intorno al 10 per cento, per poter fornire l\u2019energia di 157,77 TWh alle batterie occorrer\u00e0 generare 157,77 \/ 0,9 = 175,3 TWh, arrotondato per difetto a <strong>175 TWh\/anno<\/strong><\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong>Quanto invece al fabbisogno di <strong>materie prime critiche<\/strong>, in un veicolo elettrico esse si concentrano quasi essenzialmente nella batteria. Considerando per semplicit\u00e0 solo le automobili circolanti (40 milioni), e supponendo che le equivalenti auto elettriche siano dotate tutte di una batteria da 50 kWh, avremmo il seguente fabbisogno di materie prime critiche:<\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #000000;\"><strong>Alluminio<\/strong>: 1,00 [kg\/kWh] x 50 [kWh] x 40.000.000 = <strong>2 milioni di tonnellate.<\/strong><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #000000;\"><strong>Grafite:<\/strong> 1,00 [kg\/kWh] x 50 [kWh] x 40.000.000 = <strong>2 milioni di tonnellate<\/strong><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #000000;\"><strong>Rame<\/strong>: 0,50 [kg\/kWh] x 50 [kWh] x 40.000.000 = <strong>1 milione di tonnellate.<\/strong><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #000000;\"><strong>Terre rare (Cerio, Lantanio e Neodimio)<\/strong>: 0,50 [kg\/kWh] x 50 [kWh] x 40.000.000 =\u00a0<strong>1 milione di tonnellate.<\/strong><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #000000;\"><strong>Nickel<\/strong>: 0,40 [kg\/kWh] x 50 [kWh] x 40.000.000 =\u00a0<strong>000 tonnellate.<\/strong><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #000000;\"><strong>Manganese<\/strong>: 0,35 [kg\/kWh] x 50 [kWh] x 40.000.000 =\u00a0<strong>000 tonnellate.<\/strong><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #000000;\"><strong>Cobalto<\/strong>: 0,30 [kg\/kWh] x 50 [kWh] x 40.000.000 = <strong>000 tonnellate.<\/strong><\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #000000;\"><strong>Litio<\/strong>: 0,25 [kg\/kWh] x 50 [kWh] x 40.000.000 =\u00a0<strong>000 tonnellate.<\/strong><\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong style=\"font-size: revert;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-57962 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/metano_energia_ambiente.jpg\" alt=\"per arrivare alle emissioni zero come vuole l'Europa  occorre incrementare le rinnovabili\" width=\"331\" height=\"241\" \/>(2) Metano<\/strong><span style=\"font-size: revert;\">. Il consumo di metano nel 2022 in Italia si \u00e8 attestato a <\/span><strong style=\"font-size: revert;\">68,5 miliardi di m<sup>3<\/sup><\/strong><span style=\"font-size: revert;\">. Poich\u00e9 il metano ha un potere calorifico di 9,94 kWh\/m<\/span><sup>3<\/sup><span style=\"font-size: revert;\"> e considerato che esso \u00e8 utilizzato quasi del tutto per utilizzi termici (riscaldamento, forni industriali, ecc.), ci\u00f2 vuol dire che per la sua sostituzione occorrerebbero ulteriori 68.500.000.000 x 9,94 = 680.890.000.000 kWh\/anno, cio\u00e8 circa <\/span><strong style=\"font-size: revert;\">681 TWh\/anno <\/strong><span style=\"font-size: revert;\">aggiuntivi di energia elettrica. Ci\u00f2 in quanto, in virt\u00f9 del cosiddetto \u201ceffetto Joule\u201d, l\u2019energia elettrica pu\u00f2 essere trasformata al 100 per cento in calore, il che, per inciso, \u00e8 un pessimo modo di utilizzare la forma pi\u00f9 pregiata di energia ma \u00e8 pur sempre fattibile.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La sostituzione del metano con energia elettrica comporterebbe, come conseguenza, la conversione di tutti i bruciatori a gas con gli analoghi sistemi elettrici. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(3) Acciaierie<\/strong>. In Italia si producono all\u2019incirca 21,5 milioni di tonnellate annue di acciaio, di cui il 30 per cento, pari a circa 6,5 milioni di tonnellate, in forni elettrici i cui consumi sono gi\u00e0 computati nei 320 TWh\/anno di energia elettrica consumata attualmente in Italia. Il rimanente 70 per cento, pari a circa 15 milioni di tonnellate, viene prodotto invece utilizzando <em>carbon coke<\/em> negli altiforni<\/span>,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il fabbisogno di <em>carbon coke<\/em> in un\u2019acciaieria \u00e8 di circa 0,4 tonnellate per ogni tonnellata di ghisa prodotta. Pertanto, il fabbisogno annuo sar\u00e0: 0,4 x 15.000.000 = 6 milioni di tonnellate. Sapendo che il potere calorifico del <em>carbon coke<\/em> \u00e8 di 8,22 kWh\/kg, per la sua sostituzione occorrerebbero ulteriori 6.000.000.000 x 8,22 = 49,32 TWh\/anno, arrotondati per difetto per comodit\u00e0 di calcolo a <strong>49 TWh\/anno aggiuntivi<\/strong> di energia elettrica. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Anche nel caso delle acciaierie, la sostituzione del <em>carbon coke<\/em> con energia elettrica comporterebbe il soppiantamento degli altiforni e l\u2019adozione di forni elettrici ad arco, dove possibile<\/span>.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Fabbisogno complessivo <\/strong><\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ricapitolando, a partire dal 2050 il <strong>fabbisogno complessivo di energia elettrica rinnovabile<\/strong> sar\u00e0 pari all\u2019elettricit\u00e0 attualmente consumata (317 TWh\/anno) pi\u00f9, in aggiunta, 175 TWh\/anno per la sostituzione dei combustibili fossili per autotrazione, 681 TWh\/anno per la sostituzione del metano e 49 TWh\/anno per la sostituzione del carbon coke. In definitiva, occorreranno circa <strong>1.222 TWh\/anno<\/strong>. Sottraendo l\u2019energia che gi\u00e0 oggi proviene da fonte rinnovabile (circa 100 TWh\/anno), occorrer\u00e0 produrne ulteriori 1.122 TWh\/anno, cio\u00e8 <\/span><strong><span style=\"color: #000000;\">pi\u00f9 di 11 volte la produzione odierna<\/span>.<\/strong><\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Produzione di energia rinnovabile <\/strong><\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-24716 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/fotovoltaico.jpg\" alt=\"Per la Net zero dell'Unione Europea enorme incremento del fotovoltaico\" width=\"289\" height=\"241\" \/>Poich\u00e9 la capacit\u00e0 degli impianti idroelettrici \u00e8 pressoch\u00e9 saturata (a meno di piccole migliorie che forse sar\u00e0 possibile ottenere in termini di aumento dei rendimenti degli impianti esistenti), per ottenere i 1.122 TWh\/anno aggiuntivi di energia elettrica rinnovabile occorrer\u00e0 quindi incrementare di parecchi ordini di grandezza il numero di <\/span><strong><span style=\"color: #000000;\">impianti eolici, fotovoltaici e biomasse<\/span>.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Per il calcolo degli <strong>impianti aggiuntivi<\/strong>, supponiamo di voler mantenere inalterato il rapporto odierno di produzione tra queste tre tecnologie (38 per cento da eolico, 52 da fotovoltaico e 10 dalle biomasse). Suddividendo proporzionalmente i 1.122 TWh\/anno in ragione di queste percentuali, dovremmo quindi produrre ulteriori 426 TWh\/anno eolici, 583 TWh\/anno fotovoltaici e 113 TWh\/anno da biomasse. Per i nostri conti della serva considereremo infine un fattore di disponibilit\u00e0 del 95 per cento degli impianti, fattore che indica la percentuale di ore dell\u2019anno in cui gli impianti sono disponibili a generare energia (8.320 ore), che \u00e8 ci\u00f2 che si considera nelle buone pratiche industriali<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(<span style=\"color: #000000;\">1) Eolico<\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">. Per raggiungere il target dei 426 TWh\/anno da fonte eolica occorreranno <strong>ulteriori 60.000 turbine eoliche da 2 MW<\/strong> di targa (la taglia universalmente pi\u00f9 diffusa e affidabile \u2013 diametro rotore 80 m, altezza torre 100 m, peso 310 tonnellate + 800 tonnellate di calcestruzzo per le fondazioni), ognuna in grado di generare circa 7,5 GWh\/anno in siti idonei, per un totale di poco meno di <strong>19 milioni di tonnellate<\/strong> di materiali e <strong>48 milioni di tonnellate di calcestruzzo<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-46473 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/ambiente_energia_eolico-1-300x168.jpg\" alt=\"\" width=\"379\" height=\"212\" \/>Dovremmo cio\u00e8 installare <strong>2.222 nuove turbine ogni anno<\/strong> (700.000 tonnellate di materiali + 1.800.000 tonnellate di calcestruzzo \u2013 il 10 per cento della produzione annua italiana) fino al 2050 nelle aree italiane idonee che sono circa il 15 per cento della superficie del Paese e sono prevalentemente concentrate nel Sud Italia e nelle Isole. In buona sostanza, questo significherebbe avere una nuova grande turbina eolica ogni 0,75 km<sup>2<\/sup>\u00a0di territorio idoneo: una fitta distesa di turbine in ogni direzione distanziate 900 metri l\u2019una dall\u2019altra nelle aree favorite (o sfavorite, a seconda dei punti di vista), un reticolato perverso.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">So gi\u00e0 a cosa state pensando: invece di devastare i 45.000 km<sup>2<\/sup>\u00a0di aree geografiche profittevoli per l\u2019eolico, poich\u00e9 l\u2019Italia ha 7.000 km di coste, perch\u00e9 non installare le turbine lontano dalla vista e metterle al largo (<em>\u201coffshore\u201d<\/em>) oltre la linea dell\u2019orizzonte come si fa in Nord Europa?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Devo darvi una brutta notizia: affinch\u00e9 le installazioni\u00a0<em>offshore<\/em>\u00a0siano economicamente convenienti, occorre che le fondazioni delle turbine possano poggiare direttamente sul fondale e, perch\u00e9 ci\u00f2 accada, occorre che la profondit\u00e0 non sia superiore ai 70 metri:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Per profondit\u00e0 non superiori ai 15 metri si utilizzano grossi pali detti <em>\u201cmonopile\u201d<\/em>, come \u00e8 ad esempio il caso del Mar Baltico<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Per profondit\u00e0 dai 15 ai 40 metri si utilizzano sistemi pi\u00f9 complessi detti <em style=\"color: #000000; font-size: revert;\">\u201ctripodi\u201d<\/em><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Per profondit\u00e0 dai 40 ai 70 metri vanno installati invece dei veri e propri tralicci sottomarini detti <em style=\"color: #000000; font-size: revert;\">\u201cjackets\u201d<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre i 70 metri, occorre che le turbine siano installate su piattaforme galleggianti ancorate al fondale per mezzo di quattro linee di catene, una per ciascun vertice della piattaforma, ma questo fa\u00a0<strong>lievitare a dismisura i costi<\/strong>\u00a0di installazione e di manutenzione e, di conseguenza, il cosiddetto LCOE (<em>Levelized Cost of Energy<\/em> \u2013 Costo livellato dell\u2019Energia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ebbene, purtroppo (o per fortuna!), alla linea dell\u2019orizzonte (5 km circa) i fondali marini italiani sono tutti molto profondi e quindi, salvo installare le turbine eoliche sul bagnasciuga (cosa che \u00e8 stata fatta nel porto mercantile di Taranto, ad esempio: un vero obbrobrio), la soluzione\u00a0<em>offshore<\/em>\u00a0\u00e8 per noi <strong>economicamente preclusa<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Quanto infine al fabbisogno di materie prime:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Calcestruzzo<\/strong>: 800 [ton\/unit\u00e0] x 60.000 = <strong>000.000 tonnellate<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: revert;\">Acciaio<\/strong><span style=\"font-size: revert;\">: 279 [ton\/unit\u00e0] x 60.000 = <\/span><strong style=\"font-size: revert;\">740.000 tonnellate<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Fibra di vetro<\/strong>: 25 [ton\/unit\u00e0] x 60.000 = <strong>500.000 tonnellate<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Rame<\/strong>: 3,5 [ton\/unit\u00e0] x 60.000 = <strong>000 tonnellate<\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Alluminio<\/strong>: 2,3 [ton\/unit\u00e0] x 60.000 = <strong>000 tonnellate <\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>Zinco<\/strong>: 0,20 [ton\/unit\u00e0] x 60.000 =\u00a0<strong>000 tonnellate<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong style=\"font-size: revert;\">(2) Fotovoltaico<\/strong><span style=\"font-size: revert;\">. Sapendo che 1 m<\/span><sup>2<\/sup><span style=\"font-size: revert;\"> di pannello fotovoltaico al silicio monocristallino produce in Italia in media 200 kWh\/anno, per raggiungere il target dei 583 TWh\/anno da fonte fotovoltaica occorrer\u00e0 installare <\/span><strong style=\"font-size: revert;\">ulteriori 3.068 km<sup>2<\/sup> di pannelli<\/strong><span style=\"font-size: revert;\">, corrispondenti a poco meno di <\/span><strong style=\"font-size: revert;\">31 milioni di tonnellate <\/strong><span style=\"font-size: revert;\">di materiali, cio\u00e8 114 km<\/span><sup>2<\/sup><span style=\"font-size: revert;\">\u00a0(1.140.000 tonnellate) di nuovi pannelli ogni anno fino al 2050. Ogni regione dovr\u00e0 cio\u00e8 essere coperta per l\u20191 per cento della sua superficie da nuovi pannelli oltre l\u2019attuale copertura che, ricordiamo, si aggira intorno ai 300 km<\/span><sup>2<\/sup><\/span><span style=\"font-size: revert;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00a0complessivi<\/span>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-57963 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/fotovoltaico_energia_ambiente.jpg\" alt=\"per le emissioni zero come vuole l'Unione europea occorre tappezzare l'Italia di pannelli\" width=\"358\" height=\"288\" \/>A tal proposito, occorre sottolineare un effetto collaterale associato alla diffusione massiva di pannelli fotovoltaici mai sufficientemente enunciato e divulgato. Infatti, la copertura del territorio con pannelli neri incrementa la frazione di radiazione solare catturata al suolo che, poich\u00e9 per l\u201980-85 per cento non verr\u00e0 convertita in elettricit\u00e0, si trasforma in calore in eccesso che provoca di conseguenza incrementi significativi delle temperature locali, con netto peggioramento del microclima: un vero e proprio <strong>effetto serra su scala locale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Naturalmente, l\u2019obiettivo di coprire l\u20191 per cento della superficie italiana di pannelli fotovoltaici non far\u00e0 altro che amplificare tale effetto su scala pi\u00f9 vasta. Riuscite a cogliete il paradosso? Per combattere <strong>l\u2019ipotetico effetto serra<\/strong> globale dovuto all\u2019aumento di concentrazione di CO<sub>2<\/sub> in atmosfera, provochiamo <strong>l\u2019effetto serra sicuro<\/strong> su scala locale dovuto alla presenza massiccia di pannelli fotovoltaici sul territorio<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Quanto infine al fabbisogno di materie prime:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Vetro<\/strong>: 80,1% = <strong>831.000 tonnellate<\/strong><\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong style=\"font-size: revert;\">Alluminio<\/strong><span style=\"font-size: revert;\">: 9,8% = <\/span><strong style=\"font-size: revert;\">038.000 tonnellate<\/strong><\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Silicio<\/strong>: 4,7% = <strong>457.000 tonnellate <\/strong><\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Tedlar:<\/strong> 4,3% = <strong>333.000 tonnellate<\/strong><\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Altri materiali<\/strong>: 0,8% = <strong>000 tonnellate<\/strong><\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Rame<\/strong>: 0,3% = <strong>000 tonnellate<\/strong><\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>(3) Biomasse<\/strong>. Sapendo che oggi 764 MW di installato producono 5,5 TWh\/anno bruciando 11 milioni di tonnellate di cippato di legno, per raggiungere il target dei 113 TWh\/anno da fonte biomasse occorrer\u00e0 installare ulteriori 15.700 MW di impianti, cio\u00e8 <strong>1.570 nuove centrali da 10 MW<\/strong> (la taglia pi\u00f9 efficiente), per alimentare le quali occorrerebbero poi ulteriori <strong>226 milioni di tonnellate<\/strong> l\u2019anno di cippato di legno, 6 volte la produzione annua nostrana.<\/span><\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Compensazione dell\u2019intermittenza<\/strong>.<\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Per ovviare all\u2019intermittenza della generazione da fonti rinnovabili occorrer\u00e0 prevedere delle <strong>batterie di accumulo<\/strong> distribuite sul territorio. Il criterio empirico di dimensionamento segue la regola: C = E\/365, dove C \u00e8 l\u2019energia di accumulo ed E \u00e8 l\u2019energia prodotta totale<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Nel nostro caso sar\u00e0: C = 1.222\/365 = 3,48 TWh, equivalenti a 33 milioni di m3 (75 milioni di tonnellate) di batterie al piombo-acido (il litio \u00e8 pi\u00f9 prezioso e serve per le auto elettriche!) da distribuire sui 302mila km2 di superficie italiana. In media 109 m3 (250 tonnellate) di batterie per ogni km2: <strong>302.000 edifici 5x7x3 metri<\/strong> disseminati sul territorio pieni zeppi di batterie da sostituire in media ogni 1.500 cicli di carica\/scarica (24 ore), cio\u00e8 <strong>ogni 4 anni.<\/strong><\/span><\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Adeguamento della rete<\/strong><\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La nostra attuale rete di distribuzione attuale gestisce, come visto, <strong>317 TWh\/anno<\/strong> di energia elettrica con flusso medio di potenza pari a <strong>30 GW<\/strong> circa e picchi fino a <strong>50 GW<\/strong>. Dai dati <em>Terna<\/em> desumiamo che:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #000000;\">La rete di trasmissione in <strong>Alta Tensione<\/strong> (AT \u2013 220 e 330 kV) si stende per 60.000 km ed \u00e8 sorretta da 200.000 tralicci di 30 tonnellate ciascuno. I conduttori, ciascuno di sezione 50 mm<sup>2<\/sup>, sono disposti ai vertici di un triangolo equilatero di lato 400 mm (rame impiegato: 1,35 tonnellate\/km, acciaio: 100 tonnellate\/km)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #000000;\">La rete di distribuzione in <strong>Media Tensione<\/strong> (MT \u2013 10-20 kV) si stende per 350.000 km ed utilizza tipicamente cavi MT 3x120mm<sup>2<\/sup> (rame impiegato: 3,23 ton\/km) sorretti generalmente ma non necessariamente da pali in cemento armato di 5 metri di altezza<\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #000000;\">La rete di distribuzione in <strong>Bassa Tensione<\/strong> (BT \u2013 380 V) si stende per 780.000 km ed utilizza tipicamente cavi BT 3x120mm<sup>2<\/sup> (rame: 3,23 ton\/km) sorretti generalmente ma non necessariamente da pali in cemento armato di 5-6 metri di altezza<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-52008 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/energia_elettricit\u00e0.jpg\" alt=\"\" width=\"344\" height=\"229\" \/>Dovendo tuttavia gestire <strong style=\"font-size: revert;\">1.222 TWh\/anno<\/strong><span style=\"font-size: revert;\">, cio\u00e8 poco meno del quadruplo dell\u2019attuale consumo di energia, \u00e8 lecito aspettarsi che anche la potenza media e quella di picco nello scenario <\/span><em style=\"font-size: revert;\">\u201cnet zero\u201d<\/em><span style=\"font-size: revert;\"> sarebbero il quadruplo delle attuali, cio\u00e8 <\/span><strong style=\"font-size: revert;\">120 GW<\/strong><span style=\"font-size: revert;\"> medi con <\/span><strong style=\"font-size: revert;\">punte di 200 GW<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Considerando l\u2019attuale riserva di capacit\u00e0 della rete e immaginando di \u201crosicchiarla\u201d tutta nel nuovo scenario, ci\u00f2 porterebbe quindi alla necessit\u00e0 almeno di <strong>triplicare l\u2019intera rete elettrica<\/strong>. Per far questo occorrerebbero ulteriori 180.000 km di elettrodotti in AT, ulteriori 600.000 tralicci in AT, ulteriori 1.050.000 km di rete di distribuzione in MT ed ulteriori 2.340.000 km di rete di distribuzione in BT.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ci\u00f2 porterebbe al seguente\u00a0<strong>fabbisogno di rame e acciaio:<\/strong><\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #000000;\"><strong>Rame<\/strong>: 1,35 x 180.000 + 3,23 x 1.050.000 + 3,23 x 2.340.000 = 11.192.700<\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #000000;\"><strong>Acciaio<\/strong> (solo per i tralicci AT): 100 x 180.000 = 18.000.000<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Entro il 2050, occorrerebbe quindi approvvigionare circa <strong style=\"font-size: revert;\">12 milioni di tonnellate di rame<\/strong><span style=\"font-size: revert;\"> (450mila tonnellate ogni anno fino al 2050) e <\/span><strong style=\"font-size: revert;\">18 milioni di tonnellate di acciaio<\/strong><span style=\"font-size: revert;\"> (670mila tonnellate ogni anno fino al 2050), oltre a un numero imprecisato di pali in cemento armato per le linee MT e BT.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Tenendo conto che la produzione mondiale annua di rame \u00e8 21 milioni di tonnellate mentre quella di acciaio \u00e8 140 milioni di tonnellate, per il solo ampliamento dell\u2019infrastruttura di rete l\u2019Italia dovrebbe aggiudicarsi, per ogni anno da oggi fino al 2050, il 2,1 per cento della produzione mondiale di rame e lo 0,5 per cento della produzione mondiale di acciaio.<\/span><\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Conclusioni<\/strong><\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Guardando i semplici conti della serva messi nero su bianco qui sopra, avrete ormai capito che l\u2019obiettivo <em>\u201cnet zero\u201d<\/em> <strong>non \u00e8 affatto realisticamente raggiungibile<\/strong> nel 2050 e, probabilmente, non lo sar\u00e0 nemmeno nel 2150, tante e tali sono le trasformazioni necessarie e i fabbisogni di materie prime critiche<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Sempre che il reale obiettivo non sia invece <strong>incidere pesantemente sulla qualit\u00e0 della vita<\/strong> dei cittadini Ue e, anzich\u00e9 far crescere l\u2019Unione rendendola sempre pi\u00f9 il \u201cgiardino d\u2019Europa\u201d, come ama ripetere l\u2019attuale gruppo dirigente con a capo <strong>Ursula von der Leyen<\/strong>, farla invece regredire verso un deserto deindustrializzato in cui la vita scorra in un nuovo medioevo post-tecnologico come il futuro distopico prospettato da tanti film di fantascienza.<\/span><\/p>\n<p>_____________________________________<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>L&#8217;obiettivo delle emissioni zero Co2 che l&#8217;Unione europea persegue non \u00e8 realizzabile se non a costi esorbitanti e con risultati dubbi per l&#8217;ambiente. Per approfondire:\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-casa-verde-elimina-lo-01-di-emissioni-e-costa-1-400-miliardi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color: #0000ff;\">La casa verde elimina lo 0,1% di emissioni e costa 1.400 miliardi<\/span><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/fit-for-55-lultima-sciocchezza-ambientalista\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color: #0000ff;\">\u201cFit For 55\u201d. L\u2019ultima sciocchezza ambientalista\u00a0<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abstract:\u00a0 la &#8220;Net zero&#8221;, le emissioni zero entro il 2050\u00a0 dell&#8217; Unione europea non solo \u00e8 irrealizzabile ma se realizzata ci roviner\u00e0. Ecco il calcolo delle enormi risorse necessarie e dei relativi costi astronomici. ;&#8217;Unione europea ci vuole portare in un deserto industriale e in una era distropica post tecnologica ?<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/net-zero-emissioni-zero-dell-unione-europea-ci-rovinera\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":46472,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3,13,14],"tags":[2387,2984,2389,1819,2745,1454,567],"class_list":["post-57960","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ambientalismo","category-economia","category-europa-e-ue","tag-ambientalismo","tag-biomasse","tag-economia","tag-energia","tag-energia-eolica","tag-energia-solare","tag-europa-eu","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>&quot;Net zero&quot;, emissioni zero dell&#039; Unione europea, ci roviner\u00e0 - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"La Net zero - emissioni zero - dell&#039; Unione europea \u00e8 irrealizzabile e se realizzata ci roviner\u00e0. 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