{"id":5790,"date":"2013-11-15T05:57:24","date_gmt":"2013-11-15T04:57:24","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-06-11T12:22:49","modified_gmt":"2015-06-11T10:22:49","slug":"il-bisogno-di-avere-una-madre-e-un-padre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/il-bisogno-di-avere-una-madre-e-un-padre\/","title":{"rendered":"Il bisogno di avere una madre e un padre"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/genitori.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-7149 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/genitori.jpg\" alt=\"genitori\" width=\"134\" height=\"200\" \/><\/a>Famiglia Oggi<\/strong> n.6 novembre-dicembre 2013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La presenza dei genitori svolge un ruolo basilare nello sviluppo psicosociale.Fonda l&#8217;identit\u00e0 della persona e promuove la costruzione dei legami. La coppia coniugale \u00e8 portatrice di cura, protezione e affetto (funzione materna) e, allo stesso tempo, di giustizia ed equit\u00e0 (funzione paterna). Il loro connubio permette una cura responsabile.<\/em><\/p>\n<p align=\"center\">di <strong>Rosa Rosnati<\/strong> e <strong>Raffaella Iafrate<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">(docenti di Psicologia dell&#8217;adozione, dell&#8217;affido e dell&#8217;enrichment familiare, Universit\u00e0 Cattolica di Milano)<\/p>\n<p>\u00a0<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto che un bambino per crescere abbia bisogno di un pap\u00e0 e di una mamma sembrava fino a non molto tempo fa qualcosa di scontato e condiviso da tutti: ora sembra non essere pi\u00f9 cos\u00ec, o almeno non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec per molti. L&#8217;incremento dell&#8217;instabilit\u00e0 coniugale, la diffusione di famiglie monogenitoriali, l&#8217;esperienza della genitorialit\u00e0 sempre pi\u00f9 vissuta come una scelta e un diritto individuale, la diffusione di forme familiari alternative e il dibattito sui diritti delle coppie omosessuali mettono seriamente in discussione tale affermazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cercheremo, dunque, di analizzare in breve se vi sia un <strong>fondamento psicologico<\/strong> al <strong>bisogno di padre e di madre per ogni essere umano<\/strong>, per arrivare poi a fare qualche cenno alle conseguenze dovute all&#8217;assenza o inadeguatezza delle figure genitoriali nello sviluppo psicologico del figlio e alla necessit\u00e0 di eventuali figure genitoriali sostitutive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>CODICE AFFETTIVO ED ETICO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se da decenni la letteratura psicologica ha ampiamente sottolineato l&#8217;importanza del <strong>legame di attaccamento<\/strong> con la madre quale fondamento del benessere psichico del figlio, gli studi pi\u00f9 recenti hanno evidenziato anche l&#8217;importanza della funzione paterna man mano che il figlio o la figlia crescono, a motivo della necessit\u00e0 di regole e di orientamento verso l&#8217;autonomia che, specie dall&#8217;adolescenza in poi, divengono fondamentali. Possiamo dire, in altre parole, che la genitorialit\u00e0 si esplica nella <strong>cura responsabile <\/strong>nei confronti del figlio che coniuga sia <strong>aspetti di cura, protezione, affetto e speranza<\/strong>, tipici della funzione materna (il <em>matris-munus<\/em>), sia <strong>l&#8217;aspetto della norma, del senso di giustizia e di equit\u00e0<\/strong> riferibile alla funzione paterna (il <em>patris-munus<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo secondo aspetto \u00e8 connesso il compito di orientamento dei figli, cio\u00e8 l&#8217;offrire loro una sorta di &#8220;bussola&#8221; interiore, un insieme di criteri, che comunemente chiamiamo valori, cui essi possono riferirsi nelle situazioni della vita e su cui sono chiamati a operare una scelta, una volta divenuti adulti (Scabini, lafrate, 2003).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, lungo il percorso di crescita dei figli, la compresenza di un <strong>codice affettivo materno<\/strong> e di un <strong>codice etico paterno<\/strong> \u00e8 fondamentale per garantire un&#8217;equilibrata evoluzione dell&#8217;identit\u00e0 personale (Scabini, Cigoli, 2000) : pertanto, madre e padre giocano ruoli e funzioni diverse e complementari nella crescita dei figli, pur modificandosi nel tempo a seconda dell&#8217;et\u00e0 dei figli (lafrate, Rosnati, 2007). La cura responsabile \u00e8 in tutti i casi compito congiunto della coppia genitoriale: nella societ\u00e0 contemporanea la divisione dei ruoli genitoriali \u00e8 molto meno rigida rispetto al passato e la funzione paterna e materna risultano svolte oggi, con modulazioni diverse, da entrambi i membri della coppia genitoriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le funzioni materna e paterna sono infatti per alcuni aspetti interscambiabili: sempre pi\u00f9 frequentemente si incontrano madri che esercitano anche alcuni aspetti della funzione paterna e viceversa padri che svolgono parte della funzione materna (es.: aspetti legati all&#8217;accudimento), soprattutto oggi dove la presa di distanza dai modelli normativi del passato conduce i padri ad allinearsi maggiormente alle modalit\u00e0 di relazione tipicamente femminili-materne (si parla a tal proposito di <em>new nurturant fathers<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto, nell&#8217;attuale contesto socioculturale, vengono maggiormente enfatizzati gli aspetti affettivi e di accudimento, mentre la funzione etico-normativa \u00e8 lasciata pi\u00f9 sullo sfondo. \u00c8 tuttavia essenziale, oggi come ieri, che nella coppia siano presenti entrambe le risorse della cura (l&#8217;affetto e la norma) poich\u00e9 l&#8217;impoverimento dell&#8217;uno o dell&#8217;altra portano inevitabilmente a situazioni problematiche, e in certi casi gravemente disfunzionali, per il figlio. Dunque le funzioni materna e paterna si radicano certamente alla persona del padre e della madre, ma al tempo stesso le trascendono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>SOLO L&#8217;AMORE PU\u00d2 BASTARE?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Facendo leva proprio su questo aspetto, molti traggono la conclusione che ci\u00f2 che \u00e8 davvero importante sia la qualit\u00e0 delle relazioni familiari, indipendentemente dal fatto che vi siano un padre e una madre: crescere in un ambiente sereno, privo di conflittualit\u00e0 e improntato al dialogo e al rispetto sembra, agli occhi di molti, essere pi\u00f9 decisivo rispetto alla presenza concreta di un padre e di una madre. D&#8217;altra parte, la realt\u00e0 ci insegna che \u00e8 effettivamente possibile crescere anche senza un genitore: l&#8217;esperienza di numerose famiglie in cui anche non per scelta, ma per un&#8217;avversit\u00e0 del destino, una figura genitoriale \u00e8 venuta a mancare, pu\u00f2 testimoniare che, pur nella fatica della perdita e dell&#8217;assenza &#8211; che va comunque affrontata ed elaborata \u2014 i figli possono crescere sani e sereni anche con la sola madre o il solo padre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi casi un ruolo assai importante pu\u00f2 essere ricoperto anche da altre figure di riferimento, quali nonni, amici, educatori e reti di sostegno esterne, dato che l&#8217;esercizio delle funzioni educative pu\u00f2 essere condiviso anche con altri che non siano l&#8217;altro genitore. Ma davvero queste osservazioni bastano a scardinare la convinzione dell&#8217;importanza per un figlio di poter essere cresciuto da un padre e da una madre? \u00c8 proprio vero che &#8220;tanto quello che conta \u00e8 l&#8217;amore&#8221; (Cigoli, Scabini, 2013)?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, e soprattutto se ci mettiamo dal punto di vista del figlio, dobbiamo riconoscere la &#8220;necessit\u00e0&#8221; per ogni essere umano di un paterno e di un materno o meglio proprio di &#8220;quel padre&#8221; e di &#8220;quella madre&#8221;. Se c&#8217;\u00e8 infatti un dato indiscutibile su cui non si pu\u00f2 obiettare, \u00e8 che <strong>per nascere, &#8220;quel figlio&#8221; ha bisogno di &#8220;quel padre&#8221; e di &#8220;quella madre&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Assistiamo nella odierna cultura occidentale alla compresenza di <strong>due opposte estremizzazioni<\/strong>: <strong>1)<\/strong> da una parte la <strong>tendenza a ridurre lo psichico al biologico<\/strong>: ne \u00e8 prova il tentativo di ricondurre al dato biologico e genetico la causa di tutte le patologie psichiche; <strong>2)<\/strong> dall&#8217;altra, si assiste al diffondersi dell&#8217;estremo opposto, ovvero <strong>una netta distinzione, fino alla separazione e al totale scollamento dello psichico dal biologico<\/strong>, come se il primo non &#8220;abitasse&#8221; in un corpo sessuato <em>e <\/em>geneticamente conformato. Di fatto operare una detta scissione tra il dato biologico e la dimensione psichica \u00e8 del tutto fuorviante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella realt\u00e0 sono dimensioni inestricabilmente connesse: detto in altre parole, l&#8217;essere umano \u00e8 un tutt&#8217;uno composto di mente e di corpo strettamente connessi tra loro. La differenza di genere e di generazione sono inscritte nella procreazione e sono metafora della vita psichica: il figlio \u00e8 sempre generato da due e da due &#8220;diversi&#8221;, potremmo dire da una corposa presenza di un maschio e una femmina, che sono il padre e la madre e che portano con s\u00e9 due stirpi familiari, due storie inter-generazionali e sociali, e di tutto ci\u00f2 ha costante bisogno nella sua crescita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto il figlio, nel tempo per strutturare la propria identit\u00e0 personale, ha bisogno di riconoscersi nel suo punto di origine che \u00e8 sempre frutto di uno scambio tra quel materno e quel paterno che lo hanno generato. Non c&#8217;\u00e8 identit\u00e0 senza un&#8217;origine. In altre parole non riusciamo a rispondere esaurientemente alla domanda &#8220;chi sono io?&#8221; senza far riferimento alla nostra origine, ossia al padre e alla madre che ci hanno generato. D&#8217;altra parte, dal punto di vista biologico, \u00e8 stato calcolato che un bambino \u00e8 la combinazione dei geni di 240 persone, otto generazioni, cio\u00e8 circa due secoli! E questa componente genetica viene immediatamente &#8220;catturata&#8221; nella dimensione psicologica e a essa vengono attribuiti una serie di significati che vanno a strutturare le vita psichica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un valido punto di osservazione di tutto ci\u00f2 \u00e8 il tema della <strong>somiglianza<\/strong>: fin dalla nascita, agli aspetti di somiglianza viene immediatamente attribuito un particolare significato di <strong>appartenenza del figlio alle stirpi familiari<\/strong>. Alcune ricerche hanno evidenziato come la madre e i familiari attribuiscano pi\u00f9 frequentemente la somiglianza del nuovo nato &#8220;al padre&#8221;: si potrebbe cogliere in questo un movimento, spesso inconsapevole, della famiglia estesa per chiamare il padre e per coinvolgerlo nel legame con il figlio (Greco, 1997).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;attribuzione di somiglianza non \u00e8 pregnante solo nella fase immediatamente successiva alla nascita, ma evolve nel tempo e trascende l&#8217;aspetto fisico per abbracciare tratti della personalit\u00e0 del figlio che richiamano spesso persone della parentela anche allargata. In altre parole, il figlio si trova fin dalla nascita &#8220;investito&#8221; di attese, valori e significati, da parte del padre e della madre e attraverso questi ultimi da parte delle rispettive famiglie di origine, ovvero delle due genealogie familiari (Cigoli, Scabini, 2006).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>CONTESTO FAMILIARE ADEGUATO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, poter fare riferimento sul piano della realt\u00e0 a due genitori, ovvero a quel padre e a quella madre nella loro essenziale unicit\u00e0 e, attraverso di loro, alle due stirpi familiari \u00e8 una condizione necessaria per dare un fondamento reale e non immaginario alla propria identit\u00e0. Ne \u00e8 prova l&#8217;angoscia di chi, per i motivi pi\u00f9 diversi, non ha accesso alle proprie origini, non sa o non di rado \u00e8 impedito od ostacolato nella conoscenza, come sono per esempio i casi di adozione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin qui abbiamo evidenziato sinteticamente come il bisogno di padre e di madre, anzi di &#8220;quel padre&#8221; e di &#8220;quella madre&#8221; sia inscritto in ciascun figlio, non solo nel suo Dna ma anche nel <strong>bisogno di relazione<\/strong> che \u00e8 tipico di ogni essere umano e fondamento della sua struttura psichica. Il piccolo dell&#8217;uomo si apre alla vita solo ed esclusivamente in un contesto di relazioni che gli assicurano protezione e cura, e nel tempo attraverso il rispecchiamento gli permette di capire chi \u00e8 e di strutturare la sua identit\u00e0. Noti sono i resoconti di Spitz relativamente alla situazione di molti bambini ricoverati negli orfanotrofi alla met\u00e0 del secolo scorso che, seppur curati e nutriti, entravano in quella che fu definita la &#8220;depressione analitica&#8221; fino a lasciarsi letteralmente morire proprio perch\u00e9 privi di quella risorsa fondamentale che \u00e8 la <strong>relazione con una figura di accudimento stabile e premurosa<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 \u00e8 stato recepito a <strong>livello normativo<\/strong> nella Convenzione Onu dei Diritti del fanciullo del 1959, in cui al Principio sesto si dice: \u00abII fanciullo, per lo sviluppo armonioso della sua personalit\u00e0 ha bisogno di amore e comprensione. Egli deve, per quanto \u00e8 possibile, crescere sotto le cure e la responsabilit\u00e0 dei genitori\u00bb. Pi\u00f9 di recente la Convenzione de L&#8217;Aja del 1993, che regolamenta tra le altre anche l&#8217;adozione, nei suoi principi \u00abriconosce che, per lo sviluppo armonioso della sua personalit\u00e0, il minore deve crescere in un ambiente familiare, in un clima di felicit\u00e0, d&#8217;amore e di comprensione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A livello nazionale, poi, possiamo ricordare la Iegge 149 del 2001 che riprende e integra la legge 184 del 1983 e che all&#8217;articolo 1 recita: \u00abII minore ha diritto di crescere ed essere educato nell&#8217;ambito della propria famiglia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma quando tutto ci\u00f2 non \u00e8 possibile? Anche ai giorni nostri, seppur siano cambiate le condizioni socioculturali rispetto all&#8217;epoca delle osservazioni di Spitz, sono numerosissimi i casi di bambini che per i motivi pi\u00f9 diversi sono privati del tutto o in parte di una relazione adeguata con il proprio padre e la propria madre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi casi \u00e8 unanimemente riconosciuta e stabilita per legge la <strong>necessit\u00e0 di ricorrere a un nucleo familiare sostitutivo ritenuto maggiormente idoneo alla crescita<\/strong> fisica e allo sviluppo psicologico e cognitivo: cio\u00e8, laddove si renda necessario un allontanamento dal nucleo di origine, perch\u00e9 assente, carente o non adeguato, il collocamento in una famiglia sostitutiva, sia essa affidataria o adottiva, risulta preferibile rispetto alla permanenza in una struttura residenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, \u00e8 stato evidenziato come, al di l\u00e0 della mutevolezza delle condizioni medico-sanitarie, per ogni anno trascorso in istituto il bambino accumula mediamente un ritardo di circa 3 mesi nella crescita fisica e nello sviluppo psicologico e cognitivo, mentre il collocamento nella famiglia adottiva ne favorisce un sorprendente recupero da tutti i punti di vista (Juffer, van IJzendoorn, 2006).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, qualora i bambini adottati siano posti a confronto non tanto con i coetanei che vivono nella propria famiglia biologica, quanto con quei minori che rimangono in istituto o in comunit\u00e0 e che di conseguenza hanno un <em>background <\/em>di provenienza simile agli adottati, in termini di probabilit\u00e0 di rischio genetico, di trascuratezza e di esperienze pregresse, <strong>le differenze riscontrate vanno decisamente a vantaggio dei soggetti adottati<\/strong>: questi ultimi globalmente manifestano con minore probabilit\u00e0 problemi comportamentali, una migliore riuscita scolastica e un quoziente intellettivo decisamente superiore (Palacios, Sanchez-Sandoval, 2005).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;adozione, assicurando un ambiente di tipo familiare, ovvero la presenza di un padre e di una madre, costituisce effettivamente un&#8217;occasione favorevole alla crescita per quei bambini che sono privi di un contesto familiare adeguato, consentendo un consistente recupero (Rosnati, 2010).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, non poche ricerche hanno evidenziato come i bambini collocati in famiglia adottiva dopo aver trascorso un periodo in famiglia affidataria abbiano <strong>potenzialit\u00e0 di recupero sia relazionali sia cognitive decisamente superiori ai bambini che permangono in istituto<\/strong>. Dunque il contesto familiare &#8211; anche sostituivo a un nucleo di origine &#8211; \u00e8 l&#8217;unico capace di garantire al minore un contesto adeguato per la crescita, perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;unico che possa rispondere al bisogno di padre e di madre di ogni figlio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;ADOZIONE E L&#8217;AFFIDO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Adozione e affido sono riconosciuti come <strong>strumenti di protezione dell&#8217;infanzia<\/strong>: in che senso? Possono essere definite <strong>forme di garanzia della condizione di &#8220;figlit\u00e0&#8221;, dell'&#8221;essere figli&#8221;<\/strong>. Andiamo pi\u00f9 a fondo sulla questione. Tale condizione, costitutiva e accomunante tutti gli esseri umani (tutti noi siamo figlio\/a di &#8230;), presuppone la presenza di diverse dimensioni, che altrove abbiamo definito (Greco &amp; lafrate, 2001; Rosnati, Greco, 2007; lafrate, Bertoni, 2013; Saviane, Comelli, 2013) biologica, accuditivi-educativa, storico-intergenerazionale e sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 figli, infatti, in quanto biologicamente concepiti e generati da una coppia genitoriale (registro biologico); in quanto nutriti, accuditi e fatti crescere attraverso la cura responsabile (registro accuditivo-educativo) ; in quanto resi membri di una stirpe e inseriti in una storia intergenerazionale di cui il cognome \u00e8 il segnale pi\u00f9 immediato (registro storico-intergenera-zionale) ; si \u00e8 figli, infine, in quanto riconosciuti nella propria appartenenza civile, sociale, etnica e culturale (registro culturale-sociale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La compresenza di questi quattro &#8220;registri&#8221; \u00e8 ci\u00f2 che consente a ciascun figlio di crescere in quanto figlio e ne definisce l&#8217;identit\u00e0 pi\u00f9 profonda: pertanto non \u00e8 sufficiente per un figlio che sia svolto l&#8217;accudimento relativo ai suoi bisogni puramente biologici se poi non viene rispettato il suo bisogno di essere guidato o di essere riconosciuto come parte di una genealogia familiare o sostenuto nel suo percorso di diventare cittadino del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando uno o pi\u00f9 di questi registri viene meno, la persona rischia quindi di non poter realizzare pienamente la sua identit\u00e0, costitutiva della sua stessa esistenza. Si potrebbe affermare che &#8220;non si esiste se non come figli&#8221;. Per questo il contesto sociale si fa carico e cerca di supplire alle eventuali carenze su questo aspetto, riconoscendo implicitamente il valore della categoria antropologica di figlio come \u00abgenerato da un padre e da una madre entro una storia intergenerazionale e sociale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;adozione come nell&#8217;affido, i genitori assumono su di s\u00e9 soprattutto la funzione accuditiva ed educativa che sono venute meno nel nucleo d&#8217;origine. Essi sono chiamati infatti a dare affetto e protezione al figlio che viene loro affidato, a trasmettere norme e valori, a essere guida e dare orientamento nella vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1 <i>Adozione.<\/i><\/strong> Nel caso dell&#8217;adozione, in particolare, il legame genitori-figli si costituisce a partire dalla mancata condiyisione della dimensione biologica. \u00c8 proprio l&#8217;elaborazione di questa mancanza &#8211; sia da parte del figlio sia dei genitori adottivi &#8211; a costituire il perno della vicenda adottiva. I genitori, dunque, si trovano ad assumere, nel senso di &#8220;fare proprie&#8221;, le altre tre dimensioni e a svolgere la cura responsabile (registro accuditivo-educativo), costruire una comune appartenenza familiare, sancita per altro dall&#8217;assunzione del cognome (registro storico-intergenerazionale), nonch\u00e9 a inserire il figlio a pieno titolo nel contesto sociale (registro culturale-sociale): il figlio, infatti, entra a pieno titolo nella storia familiare e sociale e diviene il depositario di quanto viene trasmesso e sedimentato nello scambio tra le generazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo snodo cruciale sta nel fatto che <strong>l&#8217;adozione permette al bambino di sentirsi pienamente figlio dei genitori adottivi<\/strong>, appartenente a quella specifica famiglia e alla sua storia plurigenerazionale, pur continuando a essere, nel registro biologico, figlio di altri e, nel caso di adozione internazionale, anche di un&#8217;altra cultura (Greco, Rosnati, 2001). Infatti, ci\u00f2 che rimane iscritto nel passato e non cancellabile \u00e8 il registro biologico, che come abbiamo visto ha immediatamente anche una notevole pregnan-za dal punto di vista psicologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla base del legame adottivo \u00e8 posta la <strong>differenza<\/strong>: innanzitutto la <strong>differenza genetica<\/strong> cui spesso si associa anche <strong>la differenza etnica, di lingua e di cultura<\/strong>. Il tema della differenza, infatti, \u00e8 destinato a rimanere un tema &#8220;sensibile&#8221; nelle famiglie adottive, in particolare durante l&#8217;adolescenza del figlio adottato, che cresce in mancanza di uno \u00abspecchio biologico\u00bb (Brodzinsky, 1990), di solito offerto dai genitori: i suoi tratti somatici rimandano infatti costantemente a un &#8220;altrove&#8221;. L&#8217;identit\u00e0, compito peculiare della fase adolescenziale, si costruisce, come abbiamo detto, a partire dal riconoscimento dell&#8217;origine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, viva \u00e8 nei ragazzi adottati la domanda: \u00abChi mi ha generato? Perch\u00e9 non mi ha tenuto?\u00bb. Molti sono quelli che, una volta diventati adulti, cercano, a volte attivamente e realmente, a volte solo interiormente in una sorta di viaggio simbolico, tutte le informazioni, tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 riempire quel &#8220;buco nero&#8221; che avvertono cos\u00ec prepotentemente dentro di loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il compito \u00e8 dunque quello di <strong>trovare il filo rosso che lega i diversi capitoli della propria storia<\/strong>, per dare continuit\u00e0 e significato al S\u00e9: tale compito non pu\u00f2 essere svolto in solit\u00e0ria, ma <strong>\u00e8 un compito congiunto di genitori e figli.<\/strong> Molto in sintesi possiamo dire che tanto pi\u00f9 il figlio si sentir\u00e0 accettato, riconosciuto e valorizzato nella sua differenza e nella sua diversa origine, tanto pi\u00f9 sar\u00e0 in grado di mettere radici nella nuova famiglia e di &#8220;approfittare&#8221; pienamente della cura e di tutte le molteplici risorse che gli vengono offerte nel nuovo contesto familiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><i>2 Affido.<\/i><\/strong> Nell&#8217;affido, i genitori affidatari svolgono le funzioni accuditivo-educative (ritenute non adeguate nelle famiglie di origine), ma sono chiamati a mantenere e garantire un rapporto non solo simbolico, ma reale con la famiglia biologica (o parte di essa) , di cui il minore conserva il cognome, ovvero l&#8217;appartenenza intergene-razionale e culturale. Anche in questo caso il rispetto della diversit\u00e0 \u00e8 la chiave di successo dell&#8217;affido che rischia di essere fallimentare proprio quando si cerca di inglobare il figlio in affido, senza rispettare e proteggere la sua appartenenza anche alla famiglia di origine (Greco, latrate, 2001; Greco, Co-melli &amp; latrate, 2011).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non di rado, i figli si sentono lacerati da conflitti di lealt\u00e0 tra le due famiglie dalle quali sono contesi e allora si sentono costretti a &#8220;schierarsi&#8221; o con gli uni o con gli altri. In questi casi, tuttavia, \u00e8 vanificata la stessa efficacia dell&#8217;intervento, perch\u00e9 il non rispetto dei confini impedisce ai figli di godere anche dei benefici della cura che gli affidatari sono in grado comunque di garantire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi, possiamo dire che <strong>la necessit\u00e0 di riconoscersi in un padre e in una madre \u00e8 un&#8217;istanza originaria dell&#8217;umano<\/strong> e, al di l\u00e0 della presenza\/assenza fisica delle due figure, <strong>diritto inalienabile di chi \u00e8 figlio<\/strong>: ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere censurato e che pretende di essere rispettato \u00e8 l&#8217;accessibilit\u00e0 almeno simbolica &#8211; quando non \u00e8 possibile quella reale &#8211; alla propria origine, il potersi riconoscere in un&#8217;appartenenza che da sempre e per sempre lo definir\u00e0 come persona, ovvero costituir\u00e0 i &#8220;mattoni&#8221; della propria identit\u00e0 personale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>QUALE BENE PER LA PERSONA?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come abbiamo visto, seppur brevemente, la complessit\u00e0 dell&#8217;esperienza dell&#8217;adozione e dell&#8217;affido mette pienamente in luce tutto ci\u00f2 e rende evidente il bisogno iscritto in tutti i bambini di padre e madre. Curioso (per non dire inquietante) che, da una parte si investa tanto nella tutela di questo diritto dell&#8217;essere umano a essere &#8220;figlio a tutti gli effetti&#8221;, mentre dall&#8217;altra parte si remi contro le categorie antropologiche connesse a tale diritto: ne \u00e8 un esempio la recente proposta di eliminare la specificit\u00e0 dei termini &#8220;padre&#8221; e &#8220;madre&#8221; e di sostituirli con quelli di &#8220;genitore 1 &#8221; e &#8220;genitore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma queste sono solo alcune delle tante contraddizioni della nostra cultura, che troppo spesso inneggia astrattamente e ipocritamente all&#8217;importanza dell'&#8221;amore &#8220;e del &#8220;benessere&#8221;, senza porsi il problema di ci\u00f2 che \u00e8 il &#8220;bene&#8221; per la persona, ossia di ci\u00f2 che rende l&#8217;umanit\u00e0 davvero degna di questo nome e che, pur affermando la centralit\u00e0 dei diritti dei bambini, di fatto tende a mettere in primo piano &#8211; fino a occupare tutto lo spazio &#8211; i diritti, reali o supposti, degli adulti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">_____________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">BIBLIOGRAFIA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Brodzinsky D.M., Schechter M.D. (a cura di), <em>Thepsychology ofadoption, <\/em>Oxford University Press, New York 1990.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cigoli V., Scabini E., &#8220;Sul paradosso delTomogenitorialit\u00e0&#8221;, <em>Vita e Pensiero, <\/em>n. 3, pp.101-112, 2013.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cigoli V., Scabini E., <em>Family Identity. Ties, symbols and transitions, <\/em>Lawrence Erlbaum Associates, Mahwah 2006.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Greco O., &#8220;Un figlio atteso a corte&#8221;, in Binda W. (a cura di), <em>Diventare famiglia. La nascita del primo figlio, <\/em>Franco Angeli, Milano 1997, pp. 212-264.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Greco G., lafrate R., <em>Figli al confine. Una ricerca multimetodologica sull&#8217;affido familiare, <\/em>Franco Angeli, Milano 2001.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Greco O., Rosnati R., &#8220;Cura genitoriale&#8221;, in Scabini E., Rossi G. (a cura di), <em>Le parole della famiglia. Studi interdisciplinari sulla famiglia, <\/em>n. 21, Vita e Pensiero, Milano 2006, pp. 117-127.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Greco O., Rosnati R.., &#8220;La genitorialit\u00e0 nell&#8217;affido e nell&#8217;adozione&#8221;, in Bramanti D. (a cura di), <em>La famiglia tra le generazioni. Quaderni del Centro Famiglia, <\/em>Vita e Pensiero, Milano 2001, pp. 111-124.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Greco O., Comelli I., lafrate R., <em>Tra le braccia un figlio non tuo. L&#8217;esperienza degli operatori e delle famiglie nell&#8217;affidamento di neonati, <\/em>Franco Angeli, Milano 2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">lafrate R., Rosnati R., <em>Riconoscersi genitori. I Percorsi di Promozione e Arricchimento del Legame Genitoriale, <\/em>Erickson, Trento 2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">lafrate R., Bertoni A., <em>Figli dati al mondo. Educare oggi in famiglia, <\/em>Editrice Ave, Roma 2013.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Juffer F., van IJzendoorn M.H., &#8220;Behavior problems and mental health referrals of international adoptees &#8221; <em>Thejour-nal of th\u00e8 American Medicai Association, <\/em>n. 293, pp. 2501-2515, 2005.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Palacios J., Sanchez-Sandoval Y., &#8220;Beyond adopted and non-adopted comparisons&#8221;, in Brodzinsky D., Palacios J (a cura di), <em>Psychological issues on adoption: research and practice, <\/em>Pareger, Westport 2005, pp. 117-145.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rosnati R. (a cura di), \/\/ <em>legame adottivo. Contributi internazionali per la ricerca e l&#8217;intervento, <\/em>Unicopli, Milano 2010.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scabini E., lafrate R., <em>Psicologia dei legami familiari, <\/em>II Mulino, Bologna 2003.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scabini E., Cigoli V., <em>Il Famigliare, <\/em>Raffaello Cortina Editore, Milano 2000.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Saviane L., Comelli I., <em>Affido familiare: scenari e orizzonti, <\/em>Vita e Pensiero, Milano 2013<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Famiglia Oggi n.6 novembre-dicembre 2013 La presenza dei genitori svolge un ruolo basilare nello sviluppo psicosociale.Fonda l&#8217;identit\u00e0 della persona e promuove la costruzione dei legami. La coppia coniugale \u00e8 portatrice di cura, protezione e affetto (funzione materna) e, allo stesso tempo, di giustizia ed equit\u00e0 (funzione paterna). 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