{"id":5771,"date":"2013-10-31T00:00:00","date_gmt":"2013-10-30T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2019-10-11T15:29:31","modified_gmt":"2019-10-11T13:29:31","slug":"limpresa-di-fiume-avanguardia-della-rivoluzione-culturale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/limpresa-di-fiume-avanguardia-della-rivoluzione-culturale\/","title":{"rendered":"L\u2019impresa di Fiume avanguardia della Rivoluzione Culturale"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/impresa_Fiume.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-26045\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/impresa_Fiume.jpg\" alt=\"impresa_Fiume\" width=\"250\" height=\"157\"><\/a>Cristianit\u00e0<\/strong> n. 361 (2011)<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Salvatore Calasso<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>L\u2019impresa di Fiume compimento del Risorgimento<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle varie memorie dei centocinquant\u2019anni dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia si pu\u00f2 inserire a pieno titolo un episodio avvenuto molto tempo dopo, fra il settembre del 1919 e il Natale del 1920, che per\u00f2, di fatto, conclude l\u2019epopea risorgimentale e apre a nuove prospettive rivoluzionarie: l\u2019impresa di Fiume, ideata e guidata da Gabriele D\u2019Annunzio (1863-1938). Essa cerca di portare a compimento, in stile quasi garibaldino, l\u2019unit\u00e0 del nuovo Stato italiano verso i suoi &#8220;confini naturali&#8221;, quelli cantati, secondo una retorica rispolverata anche di recente, da Dante Alighieri (1265-1321) nella Divina Commedia: &#8220;s\u00ec com\u2019a Pola, presso del Carnaro \/ ch\u2019Italia chiude e suoi termini bagna&#8221; (1).<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Ma va oltre: in sintonia con la rivoluzione politica della modernit\u00e0 e in ideale proseguimento con l\u2019ideologia risorgimentale, tenta d\u2019istituire un &#8220;nuovo ordine&#8221; non solo politico, ma anche e soprattutto esistenziale e morale, un ordine che, per concretizzarsi, dovr\u00e0 passare attraverso la rigenerazione della nazione e dei suoi componenti.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non meno significativi sono i modelli che crea D\u2019Annunzio: il risalto dato a tecniche come il discorso pubblico, il motto e lo slogan, il richiamo alla massa e alla storia idealizzata dell\u2019antica Italia, il culto dei martiri e della bandiera; tutti esempi che disegnano una religione civile &#8220;laica&#8221; e che verranno fatti propri dal fascismo e in parte dalla politica odierna, alla ricerca di un\u2019identit\u00e0 nazionale sempre precaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019impresa di Fiume si pone nel magma rivoluzionario creatosi dopo la fine della Prima Guerra Mondiale (1914-1918), segnata dalla dissoluzione dell\u2019Impero Austro-Ungarico \u2014 che affondava le sue radici nel Sacro Romano Impero, incarnazione politica della Cristianit\u00e0, nato nella notte di Natale dell\u2019800 \u2014 e dalla Rivoluzione Russa, scoppiata nel 1917 e all\u2019origine della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa e, nel 1922, dell\u2019Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, che gi\u00e0 nel nome indicava il passaggio a una forma di Stato nuovo: lo Stato totalitario socialista, caratterizzato dalla dittatura del proletariato, in cui il diritto regolava la vita dell\u2019uomo in tutti gli aspetti e lo Stato aveva il massimo potere possibile sulla persona, arrogandosi la missione di creare l\u2019uomo nuovo, l\u2019uomo socialista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa novit\u00e0 politica influenza gran parte degli Stati europei, che, pur assumendo connotazioni ideologiche opposte a quella socialcomunista, ne riprendono le caratteristiche, dando inizio alla stagione dei totalitarismi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019interno di questi rivolgimenti epocali si situa l\u2019impresa fiumana, che rappresenta molto pi\u00f9 di quello per cui viene ricordata nei libri di storia. Su di essa grava l\u2019uso fattone dal fascismo che ha presentato &#8220;le vicende fiumane al pari di un segnale della riscossa nazionale destinata a sfociare nella nuova Italia del Littorio&#8221; (2), come affermano Gerolamo &#8220;Mimmo&#8221; Franzinelli e Paolo Cavassini, nell\u2019Introduzione al volume fotografico dedicato all\u2019impresa di D\u2019Annunzio. Di conseguenza, nel dopoguerra, la cultura dominante ha continuato a vederla e a giudicarla sotto quest\u2019ottica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esempio di ci\u00f2 \u00e8 la pubblicazione nel 1961 da parte della casa editrice Feltrinelli delle lezioni tenute all\u2019universit\u00e0 statunitense di Harvard da Gaetano Salvemini (1873-1957), dove si legge questo giudizio: \u00abLa pratica di costringere chi portava nel cuore sentimenti impuri a bere l\u2019olio di ricino fu inventata dai &#8220;legionari&#8221; di D\u2019Annunzio a Fiume. Il fez, la camicia nera, il pugnale e la mazza ferrata, erano stati durante la guerra l\u2019armamento distintivo degli &#8220;arditi&#8221;, e dagli &#8220;arditi&#8221; furono importati a Fiume; sostituirono soltanto la crudele mazza ferrata con un pi\u00f9 gentile manganello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La canzone &#8220;Giovinezza&#8221; e il cosiddetto saluto romano, fatto sollevando per aria la mano destra, erano durante la guerra la canzone e il saluto degli arditi e furono adottati a Fiume. Le adunate all\u2019aria aperta, nelle quali il capo pone delle domande e la folla, alzando la mando destra, grida &#8220;S\u00ec&#8221; o quanto altro \u00e8 stato prefabbricato, furono usate da D\u2019Annunzio a Fiume. La citt\u00e0 anticip\u00f2 sino al pi\u00f9 piccolo particolare tutto quanto doveva accadere in Italia dopo la conquista fascista\u00bb (3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il passare del tempo, per\u00f2, questo episodio assume sempre pi\u00f9 un connotato nuovo, che lo libera dal significato di un semplice colpo di mano nazionalista per annettere la citt\u00e0 di Fiume al Regno d\u2019Italia e lo classifica invece come un esperimento rivoluzionario che va oltre il totalitarismo, anche se a questo offre un modello, collocato in quella congerie rivoluzionaria che fu il periodo compreso fra lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e l\u2019avvento dei regimi totalitari in quasi tutta Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cos\u2019\u00e8 la Rivoluzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per comprendere pienamente il carattere eversivo dell\u2019impresa fiumana bisogna specificare cosa s\u2019intende per Rivoluzione, alla scuola del pensatore cattolico brasiliano Plinio Corr\u00eaa de Oliveira (1908-1995): \u00abDiamo a questo vocabolo il senso di un movimento che mira a distruggere un potere o un ordine legittimo e a instaurare, al suo posto, uno stato di cose \u2014 intenzionalmente non vogliamo dire &#8220;ordine di cose&#8221; \u2014 o un potere illegittimo\u00bb (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ordine legittimo \u00e8 quello che nella sua struttura sociale e politica rispecchia \u00ab[&#8230;] una visione della realt\u00e0 come dato &#8220;naturale&#8221;, cio\u00e8 esiste una natura umana con leggi proprie, naturali, che presiedono al retto vivere civile: sono esse il fondamento della politica. E vanno rispettate e tutelate. Il compito dello Stato \u00e8 quello di favorire tale tutela e rispetto da parte dei cittadini con una legislazione adeguata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa visione si colloca la difesa di quelli che vengono chiamati valori tradizionali, come il valore primario della vita umana dal concepimento alla morte naturale, la famiglia naturale come cellula fondamentale della societ\u00e0, la cultura nazionale come patrimonio comune di un popolo, la propriet\u00e0 come valore sociale, la religione come valore fondante il vivere personale e comunitario\u00bb (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Rivoluzione intende eliminare questa visione della realt\u00e0 e questo modo d\u2019essere dell\u2019uomo per rimpiazzarli con altri radicalmente opposti, che riconoscono nell\u2019individuo un essere singolare, autonomo e autoreferente, portatore unicamente d\u2019interessi propri ed esclusivi, i cui rapporti con gli altri individui sono improntati alla parzialit\u00e0, alla precariet\u00e0 e alla conflittualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019avventura di Fiume si presenta come un esempio anticipatore dei comportamenti politici che caratterizzeranno la societ\u00e0 occidentale dalla conclusione del Secondo Conflitto Mondiale (1939-1945) in poi ed \u00e8 un\u2019anticipazione di quella che Corr\u00eaa de Oliveira chiama IV Rivoluzione, a dominante socio-culturale ovvero di tipo morale (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essa ha molte facce ma un\u2019unica forma mentis: la prevalenza del principio del piacere, il desiderio come criterio di scelta, la concezione dell\u2019esistenza come un susseguirsi frammentato di &#8220;attimi fuggenti&#8221;, l\u2019assenza di progettualit\u00e0. Nel microcosmo che si crea a Fiume, in seguito all\u2019occupazione da parte dei legionari capeggiati da D\u2019Annunzio, \u00ab[&#8230;] il piacere diventa prerogativa di tutti coloro che sono convenuti alla festa della rivoluzione. Godimenti senza limiti, divertimenti, libero fluire dei desideri, comportamenti disinibiti, privi di moralismo: tali sono i caratteri che di quest\u2019esperienza collettiva, sostanzialmente liberatoria, ci tramandano cronache e memorie\u00bb (7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019avventura fiumana crogiuolo di rivoluzioni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019avventura fiumana inizia la mattina del 12 settembre 1919 quando D\u2019Annunzio fa il suo ingresso nella citt\u00e0 a capo di un manipolo di granatieri per sostenere, contro i deliberati della pace di Versailles, l\u2019annessione della citt\u00e0 all\u2019Italia. \u00c8 un ingresso trionfale: dappertutto echeggia il suono di campane e di sirene, dai tetti piovono fronde di alloro, la citt\u00e0 \u00e8 in tripudio, l\u2019atmosfera \u00e8 surriscaldata e trabocca di entusiasmo incontenibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comincia in tal modo \u2014 in maniera spettacolare, pittoresca, coreografica \u2014 un episodio di breve durata, che si concluder\u00e0 nel dicembre del 1920 con il cosiddetto &#8220;Natale di sangue&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019impresa di Fiume negli ambienti culturali europei d\u2019avanguardia, orientati a sinistra, ha una grande importanza e una straordinaria risonanza, come dimostra il telegramma inviato dal Club Dada di Berlino al Corriere della Sera:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIll.mo Signore Gabriele D\u2019Annunzio<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Corriere della Sera&#8221; Milano<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se gli alleati protestano preghiamo telefonare Club Dada Berlino. Con questa grandiosa impresa dadaista per il cui riconoscimento interverremo con tutti i mezzi. L\u2019atlante mondiale dadaistico DADAKO (editore Kurt Wolff, Leipzig) riconosce Fiume gi\u00e0 come citt\u00e0 italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Club Dada<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Huelsenbeck. Baader. Grosz\u00bb (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella Fiume dannunziana viene creata e sperimentata \u00abper la prima volta una liturgia della politica di massa\u00bb (9), attraverso riti collettivi, come la celebrazione degli anniversari, le cerimonie di giuramento e le marce militari, e tramite simbologie pseudoreligiose, come il culto dei caduti e dei martiri, in una sorta di nuova religiosit\u00e0 laica il cui perno \u00e8 il rapporto quasi magico fra il &#8220;capo&#8221; e la massa, espresso soprattutto nella &#8220;manifestazione&#8221;, che diventa anche una festa in cui \u00ab[&#8230;] ogni regola di comportamento \u00e8 rovesciata, l\u2019ordine militare si converte in disciplina elastica, la rivista diventa spettacolo che coinvolge tutti in esplosioni d\u2019allegria collettiva\u00bb (10), come descritto dal fondatore del futurismo Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944) durante il suo soggiorno a Fiume.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abArriva D\u2019Annunzio in automobile. Elegantissimo, la mano guantata di bianco continuamente alla visiera, col saluto tipico dei Lancieri di Novara. Passa davanti alle truppe pigiatissime, interrogando qua e l\u00e0 ufficiali e soldati. Va fin sul molo, dove sono disposte in fila le blindate, accanto a un cacciatorpediniere tutto pavesato. \u2014 Due cinematografi funzionano, uno davanti e uno sotto la tribuna imbandierata di D\u2019Annunzio. \u2014 Dopo il discorso di D\u2019Annunzio sfilano tutte le truppe davanti alla tribuna. Ultime e pi\u00f9 belle di tutte, le blindate passano, movendo su e gi\u00f9 e puntando verso D\u2019Annunzio le mitragliatrici in torretta. \u2014 Originalissimo saluto militare di minacciose antenne di mostri fantastici\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abFolla delirante intorno all\u2019automobile di D\u2019Annunzio costretto a fermarsi nella ressa. \u2014 Si forma un enorme corteo popolare con donne, bambini, soldati. Ritmo un po\u2019 lento e grave, un po\u2019 tedesco. \u2014 Sotto il palazzo del Governatorato urbano urlano: Parli Marinetti, mi costringono a parlare. Sollevato da 100 braccia, salgo su un muro e dico: &#8220;Nella lunga guerra meravigliosa e vittoriosa e nelle violente dimostrazioni di piazza per la Dalmazia italiana, non avevo mai sognato un cos\u00ec rosso vulcano di eroismo e d\u2019italianit\u00e0. Auguro ai Fiumani auguro agli Italiani e all\u2019Italia che questo vulcano di patriottismo eroico straripi sulla bella penisola e colla sua ondata rivoluzionaria la pulisca e la ringiovanisca definitivamente\u201d. Ovazione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abParla il cap. Vecchi [Ferruccio (1894-1957 ca.)], poi Rizzo [Luigi (1887-1951)] dall\u2019alto della terrazza, poi D\u2019Annunzio, che invita la folla a giurare per Fiume italiana e per il porto. \u2013 Uno nella folla urla: &#8211; Anche la ferrovia di Budapest! \u2013 D\u2019Annunzio dice: Anche la ferrovia! Prendo con Vecchi la testa del corteo, precipitando nel ritmo cogli arditi che cantano, gi\u00f9 per la discesa ripida che si tuffa in Piazza Dante e nello specchio del porto. \u2013 Rosso \u2013 Tramonto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIn testa alla folla che s\u2019ingrossa, e sempre accelerando, sotto il balcone della Filarmonica ritmo futurista di danze e di schiamazzi allegrissimi. Lunghi ranghi di Arditi e ragazze alternati a braccetto. Le ragazze impazziscono dalla gioia. Corse frenetiche al Caff\u00e8 Budai lunghissimo giro di corse continue, galoppi, canti. \u2014 In piazza Dante parla Libero Tancredi [Massimo Rocca (1884-1973)] da una carrozza. Andiamo al molo. Saluto urlante delle navi. \u2013 Poi invitato a parlare di nuovo, sulle spalle d\u2019un amico: &#8220;Vi abbiamo portato un\u2019ondata di allegria futurista. Sappiate che i veri eroi italiani, sempre pronti a morire per l\u2019Italia, prima di lanciarsi all\u2019attacco ridono ridono a crepapelle\u201d\u00bb (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Fiume si sperimenta un modo nuovo di fare politica, di stampo parareligioso, che i rituali e le cerimonie politiche degli Stati totalitari del secolo XX faranno proprio e raffineranno, facendone un potente strumento di propaganda teso alla fondazione rivoluzionaria di una nuova visione dell\u2019uomo, in cui la religiosit\u00e0 tradizionale di natura trascendente viene sostituita da una totalmente rivolta all\u2019immanente di cui la politica diviene l\u2019artefice con l\u2019utilizzo di una simbologia quasi sacrale, fatta per appagare la naturale religiosit\u00e0 dell\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fiume dannunziana appare, dunque, come un microcosmo dove il percorso della modernit\u00e0 giunge rapidamente al suo apice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Fiume viene prefigurata una societ\u00e0 rivoluzionaria dai connotati libertari e anarchici, come scrive Mario Carli (1888-1935) sul settimanale dei legionari pubblicato a Fiume a partire dall\u20191 febbraio 1920, con l\u2019autorizzazione di D\u2019Annunzio: \u00abTutti sanno quanta dose di anarchismo sia nella nostra concezione futurista del mondo, che vorrebbe abolire tutte le cose inutili ed ingiuste: le dinastie ed i carceri, il papato e i tribunali, il parlamento e i privilegi, l\u2019archeologie e i corrieri della sera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 per questo che, non potendo pi\u00f9 accettare il dominio dell\u2019attuale classe dirigente n\u00e9 avendo fiducia in quello avvenire delle altre classi, io mi sento assai vicino alla concezione anarchica, cio\u00e8 individualista, che vuol preparare un tipo d\u2019uomo libero e forte, unico e indiscusso arbitro dei propri destini [&#8230;]. Fiume e rivoluzione non sono due cose eccessivamente antitetiche\u00bb (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Fiume viene saggiato un tentativo inedito di combinare individualismo e comunitarismo, in un nuovo ordine politico-sociale, frutto di un magma ribollente di stati d\u2019animo, di concezioni della vita plurali, di aspirazioni al cambiamento radicale dello stato delle cose, che mette insieme idealismo, nazionalismo, utopia anarchica e vitalismo festaiolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo storico Mario Isnenghi vede nell\u2019esperienza fiumana un luogo in cui si sperimenta una nuova agor\u00e0: \u00abFra il settembre 1919 e il dicembre 1920 si dispiegano [&#8230;] mesi di inebriante pienezza di vita durante i quali la piccola citt\u00e0 adriatica viene strappata alla sua perifericit\u00e0 e vissuta e presentata \u2014 da pellegrini dell\u2019arte, della letteratura e della politica, accorsi non solo dall\u2019Italia, \u2014 come il luogo di tutte le possibilit\u00e0: il centro del mondo, la &#8220;citt\u00e0 olocausta&#8221; \u2014 nel linguaggio immaginifico di D\u2019Annunzio \u2014 alla cui fiamma si alimentano il pensiero creativo e i &#8220;nuovi bisogni&#8221; \u2014 individuali e collettivi, nazionali e di genere; la &#8220;piazza universale&#8221; di tutti i progetti e di tutti i sogni\u00bb (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale contesto si afferma un clima psicologico che fa di Fiume la &#8220;citt\u00e0 di vita&#8221;, come la defin\u00ec lo stesso D\u2019Annunzio, \u00abuna sorta di piccola &#8220;controsociet\u00e0&#8221; sperimentale, \u2014 scrive Salaris \u2014 con idee e valori non propriamente in linea con quelli della morale corrente, nella disponibilit\u00e0 alla trasgressione della norma, alla pratica di massa del ribellismo\u00bb (14).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quella situazione prende corpo l\u2019idea di fare di Fiume il crogiolo di una nuova fase della rivoluzione, in grado di andare oltre la rivoluzione bolscevica, per configurare un nuovo ordine sociale, che avr\u00e0 la sua Magna Charta nella Carta del Carnaro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esso si pone in antitesi al tradizionale ordine europeo: \u00abLa rivolta capeggiata da D\u2019Annunzio era diretta contro il vecchio ordine esistente nell\u2019Europa occidentale, e fu attuata in nome della creativit\u00e0 e della virilit\u00e0 giovanili che si sperava avrebbero dato vita a un mondo modellato sull\u2019immagine dei suoi creatori. L\u2019essenza di tale rivolta fu la liberazione della personalit\u00e0 umana, quella che si pu\u00f2 chiamare la &#8220;radicalizzazione&#8221; delle masse del popolo che per tanti secoli erano state sistematicamente sfruttate\u00bb (15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo quadro l\u2019esperienza di Fiume si configura come un modo del tutto nuovo di vivere l\u2019esperienza politica e la stessa quotidianit\u00e0. L\u2019intellettuale anarchico americano Peter Lamborn Wilson, che si cela sotto lo pseudonimo di Hakim Bey, nel suo T.A.Z. Zone temporaneamente autonome, un classico del pensiero cyberpunk e libertario, ne parla come di un esempio di zona temporaneamente autonoma, cio\u00e8 una sorta d\u2019isola liberata dalle influenze politiche tradizionali dello Stato e del sistema capitalista in cui si sperimenta un modo nuovo di vivere, senza alcun riguardo per qualsiasi ideologia o dogma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco come la descrive: \u00abLui e uno dei suoi amici anarchici scrissero la Costituzione che dichiarava la musica essere il principio centrale dello Stato. La Marina (formata da disertori e sindacalisti marittimi anarchici Milanesi) si chiam\u00f2 gli Uscochi, in memoria dei pirati da tempo scomparsi, che erano usi abitare le isole locali fuori costa e predare il naviglio Veneziano e Ottomano. I moderni Uscochi realizzarono alcuni colpi clamorosi: diversi ricchi mercantili Italiani improvvisamente diedero un futuro alla Repubblica: soldi nei forzieri! \u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abArtisti, boh\u00e9mien, avventurieri, anarchici (D\u2019Annunzio corrispondeva con Malatesta [Errico (1853-1932)]) fuggitivi e rifugiati apolidi, omosessuali, dandy militari (l\u2019uniforme era nera con teschio e tibie pirata \u2014 pi\u00f9 tardi rubata dalle SS) e strambi riformatori d\u2019ogni tipo (compresi Buddisti, Teosofisti e Vedantisti) iniziarono ad arrivare in massa a Fiume. La festa non finiva mai. Ogni mattina D\u2019Annunzio leggeva poesie e proclami dal suo balcone; ogni sera un concerto, poi fuochi d\u2019artificio. In questo consisteva l\u2019intera attivit\u00e0 del governo. Diciotto mesi dopo, quando il vino e i soldi finirono e la flotta italiana finalmente arriv\u00f2 e lanci\u00f2 qualche proiettile contro il Palazzo Municipale, nessuno ebbe l\u2019energia per resistere\u00bb (16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante i circa sedici mesi dell\u2019avventura fiumana hanno fatto la loro apparizione non pochi di quei fenomeni che, con caratteristiche singolarmente affini, sono riesplosi nel 1968: il rapporto conflittuale giovani-anziani, il radicalismo di posizioni e di comportamenti, l\u2019uso della droga, la democratizzazione dell\u2019esercito, l\u2019abbandono completo ai sensi, l\u2019importanza data alla festa e al gioco, la libert\u00e0 sessuale e l\u2019esaltazione del corpo, il mito del vivere in armonia con la natura e quello della lotta per i popoli oppressi, il rifiuto della famiglia e la sperimentazione di vita in comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si disse gi\u00e0 allora che a Fiume il clima era orgiastico. Nella &#8220;citt\u00e0 olocausta&#8221;, edonismo ed estetismo s\u2019incontravano e si fondevano, vita e sogno, realt\u00e0 e rappresentazione si sovrapponevano. A questo proposito scrive ancora Hakim Bey: \u00abCredo che se paragoniamo Fiume con l\u2019insurrezione di Parigi del 1968 (anche con le insurrezioni urbane italiane della prima met\u00e0 degli anni Settanta) cos\u00ec come pure con le comuni controculturali Americane e le loro influenze Nuova Sinistra-anarchiche, dovremmo notare certe similarit\u00e0, quali: \u2014 l\u2019importanza della teoria estetica (vedi i Situazionisti) \u2014 anche la popolarit\u00e0 di pittoresche uniformi militari \u2014 anche quella che potrebbe essere chiamata &#8220;economia pirata&#8221;, vivere bene del surplus della sovrapproduzione sociale \u2014 e il concetto di musica come cambiamento sociale rivoluzionario \u2014 e, infine l\u2019aria di impermanenza che condividono, di essere pronte a muoversi, a cambiare forma per ricollocarsi in altre universit\u00e0, cime di montagna, ghetti, fabbriche, covi, fattorie abbandonate \u2014 o anche altri piani della realt\u00e0. Nessuno stava tentando di imporre un\u2019altra Dittatura Rivoluzionaria sia a Fiume, Parigi, Millbrook. O il mondo sarebbe cambiato, oppure niente. Nel frattempo mantenersi in movimento e vivere intensamente\u00bb (17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I &#8220;legionari&#8221; vissero davvero una vita irreale, inimitabile, fuori del comune, sospesa in una sorta di eterno presente senza passato n\u00e9 futuro, come afferma lo storico Nino Valeri (1897-1978): \u00abUna febbre fatta, nei pi\u00f9 risoluti, di orrore per la vita dura e grigia di tutti i giorni, di disprezzo per gli ordini costituiti, di disinteresse per il passato e per l\u2019avvenire, di irridente spregio per la virt\u00f9 e per il risparmio, per la famiglia, per gli avi, per la religione, per la monarchia e per la repubblica: di nichilistica aspirazione, in fondo, di finirla in bellezza questa inutile stupida vita, in una specie di orgia eroica. Sono sentimenti codesti, che giacciono anche nel remoto sottofondo di molti benpensanti, ma normalmente repressi e condannati in nome della rispettabilit\u00e0. L\u2019esplosione sfrenata di essi fu forse la caratteristica pi\u00f9 importante dell\u2019ambiente legionario fiumano e segno di una situazione politica intrinsecamente rivoluzionaria, in cui D\u2019Annunzio si trov\u00f2, un certo momento, ad essere il capo, mandato avanti piuttosto dalla forza degli eventi che da una sua chiara volont\u00e0\u00bb (18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo confermano memorie e testimonianze di molti protagonisti: <em>Le mie stagioni<\/em> di Giovanni Comisso (1895-1969) (19), <em>La quinta stagione o i centauri di Fiume<\/em> di L\u00e9on Kochnitzky (1892-1965) (20), <em>Con D\u2019Annunzio a Fiume<\/em> di Mario Carli (21); come pure i testi di narrativa quali <em>Arabeschi fiumani<\/em> dello stesso autore (22) e i romanzi <em>Trillir\u00ec<\/em>, ancora di Carli (23), e <em>Il porto dell\u2019amore<\/em> di Comisso, del 1924 (24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esperienza fiumana rinvigorisce le naturali inclinazioni giovanili verso un volontarismo irregolare ricco d\u2019implicazioni e opera come elemento aggregante dei \u00ab[&#8230;] pi\u00f9 svariati personaggi, non solo italiani, tanto che il comando assume un respiro tutt\u2019altro che provinciale, ma anzi decisamente cosmopolita per la presenza, tra gli uomini pi\u00f9 vicini al Vate e con incarichi non secondari, di alcuni giovani dai nomi esotici, L\u00e9on Kochnitzky, Henry Furst [1893-1967], Ludovico Toeplitz [de Grand Ry (1893-1973)], che rappresentano l\u2019ala anticonformista, inquieta e ribelle del fiumanesimo, quella stessa in cui si muovono il pilota-guru Guido Keller [1892-1929], nonch\u00e9 gli scrittori Mario Carli e Giovanni Comisso\u00bb (25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono questi giovani, che Renzo De Felice (1929-1996) definisce &#8220;scalmanati&#8221; (26), i veri protagonisti del fiumanesimo. Sono essi che danno all\u2019impresa \u00ab[&#8230;] il valore di una esperienza, non solo esaltante ed irripetibile, ma moralmente liberatrice e politicamente anticipatrice di un nuovo ordine politico-sociale che essi non sapevano definire concretamente ma al quale anelavano; e che, nel periodo postfiumano, ha fatto s\u00ec che la maggioranza di questi legionari si schierasse contro il fascismo\u00bb (27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questi legionari &#8220;scalmanati&#8221; Fiume \u00e8 il rifiuto di un duro e difficile reinserimento nel vivere sociale civile, con il ritorno a una vita anonima, in un sistema di valori e di regole diversi da quelli cui la guerra li aveva abituati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo rifiuto in alcuni si trasforma in una critica al sistema sociale e politico dell\u2019epoca, che va dalla Roma liberale alla Societ\u00e0 delle Nazioni, il &#8220;trust mondiale degli stati ricchi&#8221; (28) secondo il sindacalista e uomo politico Alceste De Ambris (1874-1934), e sfocia in una rivolta molto pi\u00f9 vasta che esprime \u00ab[&#8230;] una risposta alle inquietudini e ai malesseri che travagliavano tanta parte degli &#8220;uomini nuovi&#8221; che la guerra, in bene e in male, aveva creati e fatti consapevoli di essere diversi dai loro padri e dal loro modo di concepire la vita, i rapporti umani e sociali, l\u2019organizzazione del potere tra gli uomini come tra i popoli\u00bb (29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 la ricerca di una risposta alternativa all\u2019ordine costituito che porta l\u2019esperienza fiumana ad assumere i connotati rivoluzionari pi\u00f9 avanzati dell\u2019epoca, espressi in un magma ideologico, apparentemente contraddittorio, ma rivelante l\u2019utopia di assemblare in un ordine nuovo l\u2019idealismo nazionalista, che si muoveva lungo le direttrici della tradizione democratico-rivoluzionaria del Risorgimento, con l\u2019anarco-sindacalismo e il futurismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Carta del Carnaro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019ideologia magmatica del fiumanesimo scaturiscono i progetti repubblicani e sindacalistico-corporativi della Carta del Carnaro e il disegno del nuovo ordinamento dell\u2019esercito liberatore; da qui l\u2019atteggiamento con cui si guarda alla causa dei &#8220;popoli oppressi&#8221; e alla loro liberazione; da qui la ricerca di un\u2019alleanza in chiave rivoluzionaria con la sinistra massimalista ed estrema, rappresentata in quel frangente dal nascente movimento comunista, e con la Russia dei Soviet.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrive in proposito Carli: \u00abPrendendo la Russia come modello tipico di rivoluzione sociale, si vede anzitutto che il bolscevismo \u00e8 stato un movimento, non tanto grettamente espropriatore, quanto rinnovatore, perch\u00e9 ha voluto ricostituire in base a ideali vasti e profondi l\u2019edificio sociale, assurdamente sbilenco sotto il decrepito regime zarista. Inoltre il bolscevismo russo, animato da un potente soffio di misticismo, non si \u00e8 mosso con quei criteri di pacifismo codardo, che fanno dei cortei proletari italiani altrettante processioni d\u2019innocenti agnellini [&#8230;]. Il popolo russo ha saputo anche difendere la sua rivoluzione, e gli eserciti di Lenin si sono battuti, spesso, vittoriosamente, contro i bianchi paladini della reazione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abAssodato poi che i socialisti italiani non credono nella rivoluzione, non la vogliono e non fanno nulla per provocarla, possiamo stabilire in modo definitivo che noi legionarii non avremo mai alcun contatto, e neppure alcun cenno d\u2019approccio, con quella ottusa cocciuta grettissima cretinissima Chiesa che \u00e8 il Partito Ufficiale Socialista italiano, colpevole, davanti a noi, [&#8230;] di non aver capito la bellezza e la portata rivoluzionaria dell\u2019impresa dannunziana\u00bb (30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab[&#8230;] il nostro sogno pi\u00f9 caro di artisti e di lottatori \u00e8 sempre stato quello di sollevare la miseria materiale e spirituale delle masse, e se domani avremo modo di sopprimere in loro prima la fame, poi l\u2019ignoranza, potremo dire di aver raggiunto uno degli obiettivi fondamentali di tutta la nostra azione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNon chiediamo di meglio che chiamare accanto alle &#8220;\u00e9lites&#8221; anche i rappresentanti del &#8220;numero&#8221; a partecipare alla vita collettiva, a decidere dei propri interessi e del proprio destino. Il soviet (altra parola-spauracchio per i mosci borghesi di tutti gli Stati) \u00e8 un prodotto cos\u00ec ragionevole e cos\u00ec utile dei nuovi tempi, ed \u00e8 gi\u00e0 cos\u00ec diffuso, sotto la forma sindacale, negli ambienti amministrativi e industriali, che non si capisce perch\u00e9 non debba entrare senz\u2019altro nella vita politica e militare\u00bb (31).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab[&#8230;] indiscutibilmente Fiume e Mosca sono due rive luminose. Bisogna, al pi\u00f9 presto, gettare un ponte fra queste due rive\u00bb (32).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa politica ha il suo clou a partire dal 10 gennaio 1920 con la nomina di Alceste De Ambris, chiamato a Fiume da D\u2019Annunzio fin dal 21 dicembre 1919 come capo di gabinetto del Comando Fiumano, in sostituzione di Giovanni Giuriati (1876-1970) e di altri elementi radicali che prendono il posto dei moderati, e si conclude con il &#8220;Natale di sangue&#8221; del 1920.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Originario della Lunigiana, De Ambris proviene dalle file del sindacalismo rivoluzionario d\u2019ispirazione mazziniana ed \u00e8 figura carismatica di questo movimento per il suo impegno operativo nelle lotte sindacali e politiche del Parmense e per le battaglie giornalistiche combattute sulle testate di tale mondo sindacalista. Per quanto avesse scritto qualche testo teorico, era soprattutto un organizzatore e un rivoluzionario nel vero senso della parola e vedeva il sindacalismo come pura e semplice azione sovversiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la scelta di un personaggio del genere, e con tali precedenti, come suo collaboratore diretto, D\u2019Annunzio imprime una svolta fondamentale all\u2019impresa di Fiume, &#8220;di tipo sempre pi\u00f9 marcatamente &#8220;rivoluzionario&#8221; (33).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie alla collaborazione con un uomo che proviene dalla militanza attiva nelle file del sindacalismo rivoluzionario e con altri giovani esponenti radicali, D\u2019Annunzio riesce a fare di Fiume &#8220;la citt\u00e0 di vita&#8221;: \u00abuna sorta di piccola contro-societ\u00e0, con propri valori e un proprio modo di concepire i rapporti personali e collettivi\u00bb (34). Ci\u00f2 determina in non pochi sostenitori e avversari dell\u2019impresa la revisione dei propri giudizi, facendo affiorare una condanna morale che con il passar del tempo diviene sempre pi\u00f9 significativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019anno in cui \u00e8 capo di gabinetto De Ambris si muove, ufficialmente sempre in accordo con il &#8220;Comandante&#8221;, secondo una duplice direzione: sul piano interno si adopera per l\u2019adozione di una costituzione di stampo sindacalista; sul piano esterno cerca di stabilire un ponte fra il movimento fiumano, le sinistre italiane e le forze sovversive per un\u2019azione rivoluzionaria in Italia e l\u2019instaurazione di un ordine nuovo su base sindacalistico-corporativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Mario Missiroli (1886-1974) \u00abnel caos fiumano De Ambris rappresent\u00f2 un elemento che possiamo senz\u2019altro qualificare quello della purezza delle intenzioni. Mentre D\u2019Annunzio, il &#8220;Comandante&#8221;, combattuto fra tendenze contrastanti, sbandava di qua e di l\u00e0, De Ambris, aveva un suo scopo immutabile: attuare a Fiume un ordinamento sindacalista. Era un programma utopistico, al quale, una volta riuscito De Ambris (non sappiamo come) a farlo adottare dal &#8220;Comandante&#8221;, ogni altra cosa doveva essere subordinata [&#8230;]. La meta utopistica a cui tendeva De Ambris era questa: fare di Fiume, con la sua Costituzione corporativa, una prima cellula modello, un nucleo di cristallizzazione intorno al quale si sarebbe dovuta organizzare l\u2019Italia tutta\u00bb (35).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie a De Ambris a Fiume vengono gettate le basi di un esperimento politico nuovo di stampo rivoluzionario, che trova attuazione nella Carta del Carnaro, il testo costituzionale della Reggenza Italiana del Carnaro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il documento, reso pubblico il 30 agosto 1920 dal &#8220;Vate&#8221; che lo legge al teatro Fenice, \u00e8 il risultato della redazione fatta da De Ambris e trasmessa a D\u2019Annunzio il 18 marzo, su cui il poeta \u00e8 intervenuto per trasporlo in prosa d\u2019arte e per inserirvi alcune aggiunte e modifiche: in particolare, sostituisce all\u2019espressione Repubblica del Carnaro, usata da De Ambris, quella di Reggenza Italiana del Carnaro, che evidenzia e ribadisce in modo pi\u00f9 adeguato l\u2019intento di unione territoriale di Fiume all\u2019Italia; ricupera termini vetusti e desueti per indicare i vari istituti e le varie magistrature, riprendendoli dal linguaggio degli antichi statuti comunali e corporativi e, in qualche caso, dall\u2019ordinamento fiumano allora vigente; aggiunge ex novo alcuni articoli, fra cui il XIV, riguardante le credenze religiose, che recita: \u00abTre sono le credenze religiose collocate sopra tutte le altre nella universit\u00e0 dei Comuni giurati: la vita \u00e8 bella, e degna che severamente e magnificamente la viva l\u2019uomo rifatto intiero dalla libert\u00e0; l\u2019uomo intiero \u00e8 colui che sa ogni giorno inventare la sua propria virt\u00f9 per ogni giorno offrire ai suoi fratelli un nuovo dono; il lavoro, anche il pi\u00f9 umile, anche il pi\u00f9 oscuro, se sia bene eseguito, tende alla bellezza e orna il mondo\u00bb (36).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo articolo disegna una nuova concezione religiosa che non ha nulla a che fare con la religiosit\u00e0 tradizionale, che postula l\u2019esistenza di Dio, ma privilegia una dimensione esclusivamente orizzontale, in cui l\u2019elemento cardine non \u00e8 il rapporto con la divinit\u00e0 ma \u00e8 il lavoro, visto misticamente come elemento capace di creare bellezza. In esso si ritrovano echi della concezione marxista che vede nel lavoro il mezzo tramite il quale la Natura, arrivata a questo stadio, attua la sua evoluzione, tendente alla realizzazione dell\u2019uomo nuovo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea di uomo nuovo si ritrova anche nell\u2019art. XIX riguardante le corporazioni e in particolare nella descrizione della decima e ultima corporazione: \u00abLa decima non ha arte n\u00e9 novero n\u00e9 vocabolo. La sua pienezza \u00e8 attesa come quella della decima Musa. \u00c8 riservata alle forze misteriose del popolo in travaglio e in ascendimento. \u00c8 quasi una figura votiva consacrata al genio ignoto, all\u2019apparizione dell\u2019uomo novissimo, alle trasfigurazioni ideali delle opere e dei giorni, alla compiuta liberazione dello spirito sopra l\u2019\u00e0nsito penoso e il sudore di sangue. \u00c8 rappresentata, nel santuario civico, da una lampada ardente che porta inscritta un\u2019antica parola toscana dell\u2019epoca dei Comuni, stupenda allusione a una forma spiritualizzata del lavoro umano: &#8220;Fatica senza fatica&#8221;\u00bb (37).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa corporazione &#8220;senza nome&#8221; indica l\u2019obbiettivo di tutto il movimento rivoluzionario moderno: liberare l\u2019uomo dall\u2019eredit\u00e0 della fatica umana che la religione cristiana indica quale conseguenza del peccato originale. A tal proposito nella Genesi si legge: \u00ab[&#8230;] maledetto il suolo per causa tua! \/ Con dolore ne trarrai il cibo \/ per tutti i giorni della vita. \/ Spine e cardi produrr\u00e0 per te \/ e mangerai l\u2019erba dei campi. \/ Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, \/ finch\u00e9 non ritornerai alla terra, perch\u00e9 da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai! \u00bb (38).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo movimento di liberazione dalla fatica del lavoro si accompagna a un altro, tipico della modernit\u00e0: l\u2019affrancamento da ogni legge morale oggettiva, vista come un limite alla libert\u00e0 soggettiva. Esso viene codificato nell\u2019ultima riga del XXXIV articolo, aggiunta da D\u2019Annunzio, in cui, fra le materie che l\u2019Arengo del Carnaro pu\u00f2 trattare e deliberare, vi \u00e8 quella &#8220;dell\u2019ampliata libert\u00e0&#8221; (39), dove s\u2019introduce un concetto giuridico, che tanta fortuna avr\u00e0 nei nostri giorni, per cui \u00able libert\u00e0 umane possano col tempo sempre allargarsi e, forse, ne possano emergere delle nuove e che lo Stato deve, se i cittadini lo ritengono opportuno, accettarle e sancirne il riconoscimento\u00bb (40).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esso \u00e8 la codificazione di una concezione libertaria dei diritti dell\u2019uomo, secondo la quale un diritto \u00e8 tale quando il soggetto ha la possibilit\u00e0 e la capacit\u00e0 di scegliere se attuarlo o meno, e lo Stato deve garantire questa &#8220;libert\u00e0&#8221;. La conseguenza \u00e8 che soggetti come il feto, o le persone con gravi menomazioni, o in fase terminale, non possono avere diritti poich\u00e9 sono incapaci di esercitare delle scelte e di manifestare la propria libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Carta del Carnaro, nella formulazione definitiva, prefigura, all\u2019art. III, la creazione di uno Stato fondato sulla democrazia diretta, con &#8220;un governo schietto di popolo&#8221; (41) e sulle \u00ab[&#8230;] pi\u00f9 larghe e pi\u00f9 varie forme dell\u2019autonomia quale fu intesa ed esercitata nei quattro gloriosi secoli del nostro periodo comunale\u00bb (42). Tale autonomia \u00e8 cos\u00ec vasta che prevede un potere legislativo comunale derivato \u00abdalla consuetudine propria, dalla propria indole, dall\u2019energia trasmessa e dalla nuova coscienza\u00bb (43), sintetizzando, in questo modo, antiche tradizioni ed esigenze rivoluzionarie, espresse dalla &#8220;nuova coscienza&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019autonomia si estende al mondo del lavoro con l\u2019autogoverno dei lavoratori organizzati in dieci corporazioni, giuridicamente riconosciute, \u00ab[&#8230;] che prendono dal Comune l\u2019imagine della lor figura, ma svolgono liberamente la loro energia e liberamente determinano gli obblighi mutui e le mutue provvidenze\u00bb (44), alle quali \u00ab[&#8230;] sono per obbligo inscritti\u00bb (45) tutti i lavoratori in ragione del lavoro o della professione esercitati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei Fondamenti, la Reggenza del Carnaro all\u2019art. IV \u00ab[&#8230;] riconosce e conferma la sovranit\u00e0 di tutti i cittadini senza divario di sesso, di stirpe, di lingua, di classe, di religione\u00bb (46), ponendo cos\u00ec a suo fondamento la sovranit\u00e0 popolare, tipico delle democrazie moderne, e, all\u2019articolo successivo, \u00ab[&#8230;] si studia di ricondurre i giorni e le opere verso quel senso di virtuosa gioia che deve rinnovare dal profondo il popolo finalmente affrancato da un regime uniforme di soggezioni e menzogne\u00bb (47), dando cos\u00ec all\u2019azione politica un significato di rinnovamento del popolo, liberato dal regime precedente ritenuto menzognero, per guidarlo verso una felicit\u00e0 tutta immanente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un documento costituzionale dai tratti senza dubbio nuovi, che va oltre quanto posto in essere dalle carte europee vigenti all\u2019epoca, poich\u00e9 fonde in una sintesi nuova gli aspetti democratici e libertari con una rivisitazione rivoluzionaria della tradizione storica del municipalismo italiano, attraverso la mediazione delle istanze decentratrici del sindacalismo rivoluzionario, anticipando in ci\u00f2 le istanze del municipalismo libertario, tipiche dei movimenti anarchici contemporanei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il futurismo oltre l\u2019esperienza del socialcomunismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Carta del Carnaro fu preceduta il 15 agosto dalla pubblicazione sul giornale dei legionari <em>La testa di ferro<\/em> di un testo-manifesto di Filippo Tommaso Marinetti dal titolo alquanto significativo, <em>Al di l\u00e0 del comunismo<\/em>. In questo scritto Marinetti pone il futurismo oltre l\u2019esperienza socialcomunista, prospettando un\u2019utopia politica nuova, che anticipa temi e prospettive che troveranno cittadinanza nei movimenti sessantottini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abVogliamo liberare l\u2019Italia dal papato, dalla monarchia, dal Senato, dal matrimonio, dal Parlamento. Vogliamo un governo tecnico senza parlamento, vivificato da un consiglio o eccitatorio di giovanissimi. Vogliamo l\u2019abolizione degli eserciti permanenti, dei tribunali, delle polizie e dei carceri, perch\u00e9 la nostra razza di geniali possa sviluppare la maggior quantit\u00e0 possibile di individui liberissimi, forti, laboriosi, novatori, veloci\u00bb (48).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marinetti \u00e8 cosciente che le idee del futurismo e l\u2019esperienza fiumana si pongono al di l\u00e0 del socialcomunismo: \u00abNon soltanto siamo pi\u00f9 rivoluzionari di voi, socialisti ufficiali, ma siamo al di l\u00e0 della vostra rivoluzione\u00bb (49). Per lui il comunismo \u00e8 l\u2019\u00abesasperazione del cancro burocratico che ha sempre roso l\u2019umanit\u00e0\u00bb (50), la quale \u00ab[&#8230;] cammina verso l\u2019individualismo anarchico, m\u00e9ta e sogno di ogni spirito forte. Il Comunismo invece \u00e8 una vecchia formola mediocrista, che la stanchezza e la paura della guerra riverniciano oggi e trasformano in moda spirituale\u00bb (51).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rivoluzione che il leader del futurismo profila tiene in debito conto l\u2019esperienza in atto nella nuova realt\u00e0 fiumana, in cui l\u2019arte \u00e8 al potere e, con la sua capacit\u00e0 immaginativa, sta creando un mondo nuovo. Infatti egli propone \u00aball\u2019umanit\u00e0 come unica soluzione del problema universale: l\u2019Arte e gli Artisti rivoluzionari al potere\u00bb (52).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essa dovrebbe prendere il posto precedentemente avuto nella storia dalle religioni, poich\u00e9, \u00abmentre agonizzano le ultime religioni, l\u2019Arte deve essere il nutrimento ideale che consoler\u00e0 e rianimer\u00e0 le razze inquietissime, insoddisfatte e deluse dal crollo successivo di tanti banchetti ideali insufficienti\u00bb (53).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019utopia estetizzante in cui l\u2019arte assume una funzione stupefacente e nutritiva, come l\u2019alcol, \u00ab[&#8230;] ma un alcool di ottimismo esaltatore, che divinizzi la giovent\u00f9, centuplichi la maturit\u00e0 e rinverdisca la vecchiaia\u00bb (54). Lo scopo dell\u2019arte \u00e8 quello \u00ab[&#8230;] di ingigantire la facolt\u00e0 sognatrice del popolo e di educarla in un senso assolutamente pratico\u00bb (55).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa intenda Marinetti per educazione pratica \u00e8 spiegato subito dopo: \u00abIl soddisfacimento d\u2019ogni bisogno d\u00e0 un piacere. Ogni piacere ha un limite. Al limite del piacere comincia il sogno. Si tratta di regolare il sogno e di impedire che diventi nostalgia d\u2019infinito o odio per il finito. Bisogna che il sogno bagni, perfezioni e idealizzi il piacere\u00bb (56).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dare il potere agli artisti nell\u2019ottica rivoluzionaria del futurismo e del fiumanesimo ha una sua ragion d\u2019essere, spiegata da Corr\u00eaa de Oliveira: \u00abQuanto alle arti, poich\u00e9 Dio ha stabilito relazioni misteriose e mirabili fra certe forme, colori, suoni, profumi, sapori e certi stati d\u2019animo, con questi mezzi si possono chiaramente influenzare a fondo le mentalit\u00e0 e indurre persone, famiglie e popoli a formarsi una condizione spirituale profondamente rivoluzionaria\u00bb (57). Ecco il perch\u00e9 degli artisti al potere e del ruolo delle avanguardie culturali nel promuovere tendenze, atteggiamenti e costumi contrari alla concezione naturale e cristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il ruolo rivoluzionario della musica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra le arti un ruolo fondamentale in questo senso \u00e8 riconosciuto alla musica. Infatti sia la Costituzione fiumana, sia il manifesto marinettiano, che vengono alla luce nello stesso momento storico, traggono linfa da un identico humus culturale e prospettano un medesimo ideale politico, presentando molti punti in comune. \u00abIl pi\u00f9 evidente \u00e8 quello relativo al ruolo sociale della musica\u00bb (58), rileva la Salaris.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel testo marinettiano si legge: \u00abLa musica regner\u00e0 sul mondo. Ogni piazza avr\u00e0 la sua grande orchestra strumentale e vocale. Vi saranno cos\u00ec, dovunque, fontane di armonia che giorno e notte zampilleranno dal genio musicale e fioriranno in cielo, per colorare, ingentilire, rinvigorire e rinfrescare il ritmo duro, buio, trito e convulso della vita quotidiana. Invece del lavoro notturno, avremo l\u2019arte notturna. Si alterneranno le squadre dei musicisti, per centuplicare lo splendore dei giorni e la soavit\u00e0 delle notti\u00bb (59).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab[&#8230;] noi proponiamo un vasto progetto di concerti quotidiani e gratuiti in ogni quartiere della citt\u00e0\u00bb (60). La Carta del Carnaro si chiude con due articoli, il LXIV e il LXV, dedicati alla musica, inseriti da D\u2019Annunzio, che rivelano sorprendenti somiglianze: \u00abNella Reggenza italiana del Carnaro la Musica \u00e8 una istituzione religiosa e sociale. Ogni mille anni, ogni duemila anni sorge dalle profondit\u00e0 del popolo un inno e si perpetua. Un grande popolo non \u00e8 soltanto quello che crea il suo dio a sua somiglianza ma quello che anche crea il suo inno per il suo dio. Se ogni rinascita d\u2019una gente nobile \u00e8 uno sforzo lirico, se ogni sentimento unanime e creatore \u00e8 una potenza lirica, se ogni ordine nuovo \u00e8 un ordine lirico nel senso vigoroso e impetuoso della parola, la Musica considerata come linguaggio rituale \u00e8 l\u2019esaltatrice dell\u2019atto di vita, dell\u2019opera di vita. Non sembra che la grande musica annunzi ogni volta alla moltitudine intenta e ansiosa il regno dello spirito?&nbsp; [&#8230;]\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abCome il grido del gallo eccita l\u2019alba, la musica eccita l\u2019aurora, quell\u2019aurora: &#8220;excitat auroram. Intanto negli strumenti del lavoro e del lucro e del gioco, nelle macchine fragorose che anch\u2019esse obbediscono al ritmo esatto come la poesia, la Musica trova i sui movimenti e le sue pienezze. Delle sue pause \u00e8 formata il silenzio della decima corporazione. Sono istituiti in tutti i Comuni della Reggenza corpi corali strumentali con sovvenzione dello Stato\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNella citt\u00e0 di Fiume al collegio degli Edili \u00e8 commessa l\u2019edificazione di una Rotonda capace almeno di diecimila uditori, fornita di gradinate comode per il popolo e d\u2019una vasta fossa per l\u2019orchestra e per il coro. Le grandi celebrazioni corali e orchestrali sono &#8220;totalmente gratuite&#8221; come dai padri della Chiesa \u00e8 detto delle grazie di Dio\u00bb (61).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo ruolo sociale e rivoluzionario della musica \u00e8 ben compreso da D\u2019Annunzio che non solo lo costituzionalizza ma organizza spettacoli in continuazione al Teatro Verdi, divenuto ben presto un luogo di forte attrattiva per i legionari. Gli spettacoli che vi si tengono spaziano dalla musica classica alle ardite sperimentazioni futuristiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che per\u00f2 entusiasma i frequentatori sono i canti militari e soprattutto le canzoni popolari napoletane, cantate anche dal pubblico, come descritto in questo episodio da Kocknitzky: \u00abLeggera, dapprima, scintillante, poi violenta, impetuosa la canzone napoletana s\u2019innalza. Le terzine della tarantella, urlate da un migliaio di voci calde, rombano come la tempesta. Elettra e il suo sacco empito di serpenti, i galloni e i gradi, la pompa dei canti ufficiali, tutti gli accessori \u2014 teatro e realt\u00e0 \u2014 d\u2019una vita luccicante e fittizia, turbinano come le foglie secche al vento di uragano. La canzoncina da nulla colle sue parole insulse, si gonfia e s\u2019ingrossa, diventa la pi\u00f9 spaventevole fra le carmagnole\u00bb (62).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che manca al movimento rivoluzionario fiumano \u00e8 una musica che ne esprima i sentimenti e ne incarni gl\u2019ideali. Questo verr\u00e0 realizzato pochi anni dopo, con l\u2019esplosione del jazz e in seguito, nel secondo dopoguerra, si consolider\u00e0 con la nascita e l\u2019affermazione del rock\u2019n\u2019roll che \u00e8 uno stile musicale nel quale il cantante utilizza la voce in modo balbettante e singhiozzante, accompagnato da un basso pulsante e da chitarre frenetiche, che definiscono uno stile di canto psicotico nel quale viene enfatizzato il ritmo, non la melodia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie ai progressi tecnologici, il tutto viene catturato con due registratori in modo da produrre l\u2019effetto di riverbero slapback ed essere quanto pi\u00f9 vicino all\u2019evocazione di spasmi di lussuria. Questa musica far\u00e0 da colonna sonora al pi\u00f9 radicale mutamento dei costumi avvenuto nella storia dell\u2019Occidente. Il rock ne interpreter\u00e0 i diversi umori facendosi, in qualche modo, portavoce di mode e di costumi rivoluzionari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le sue canzoni raccontano storie con cui gli adolescenti possono identificarsi, storie che enfatizzano il passaggio generazionale, che alludono ad argomenti tab\u00f9 quali l\u2019amore giovanile vissuto in libert\u00e0, con un\u2019atmosfera sospesa, sinistra e ipnotica. Il piglio del rock\u2019n\u2019roll \u00e8 certamente diverso dalle tradizionali atmosfere della musica popolare i cui toni sentimentali, tragici e comici, diventano rispettivamente erotici, violenti e sarcastici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Fiume mancava questo tipo di colonna sonora ma erano certamente presenti molti altri elementi che fanno di questa esperienza una rivoluzione &#8220;esistenziale&#8221;. Con la Carta del Carnaro si realizza un esperimento politico con l\u2019ambizioso obbiettivo di creare l\u2019uomo nuovo mediante la prassi civile, \u00ab[&#8230;] facendo nascere una sorta di contro societ\u00e0 con una sua contromorale\u00bb (63).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il melting pot fiumano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto il governo dannunziano Fiume diventa il ricettacolo di personaggi delle pi\u00f9 svariate appartenenze politiche. Kocknitzky elenca \u00abnazionalisti e internazionalisti, monarchici e repubblicani, conservatori e sindacalisti, clericali e anarchici, imperialisti e comunisti\u00bb (64). Questa concentrazione fa di Fiume un melting pot culturale che porta, in breve, al prevalere di una \u00abpratica di massa del ribellismo e della trasgressione\u00bb (65).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u2019istituisce uno stile di vita capace di coniugare l\u2019individualismo pi\u00f9 esasperato con il cameratismo pi\u00f9 spinto, che porta al superamento di ogni limite morale. Questa concentrazione spaziale di gruppi umani diversissimi favorisce la degenerazione dei costumi che si manifesta con la libert\u00e0 sessuale, con l\u2019uso libero della droga e con la pratica dell\u2019omosessualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il clima festaiolo che s\u2019instaura a Fiume \u00e8 il risultato di una concezione di vita in cui si d\u00e0 libero sfogo al desiderio, trasformando ogni momento dell\u2019esistenza in godimento. Questo rovesciamento delle regole, che porta a uno stato di perenne vacanza, nasce sull\u2019onda lunga delle trasformazioni rivoluzionarie, avvenute con la Prima Guerra Mondiale, che inaugura modificazioni radicali nella concezione dell\u2019uomo e della vita, capaci di trasformare i costumi tradizionali dell\u2019Europa, aventi le loro radici nella concezione cristiana, in nuove abitudini diametralmente opposte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrive in proposito Comisso: \u00abL\u2019Italia aveva compiuto non solo una guerra di liberazione di terre e di uomini, ma soprattutto di liberazione da principi, idee e costumi che le erano stati imposti dalla casta borghese del secolo passato\u00bb (66).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di questa liberazione Fiume \u00e8 il luogo simbolo, in cui i giovani, usciti dalla guerra, trovano la possibilit\u00e0 di vivere in un clima di sovreccitazione continua, generato da un lato dalla precariet\u00e0 della situazione, che non permette di programmare un futuro che non sia l\u2019immediato, e, dall\u2019altro, di sperimentare forme di vita nuova, rivoluzionaria, libera dalla schiavit\u00f9 del lavoro e fondata su pratiche alternative di socialit\u00e0, in cui la vita privata si annulla in quella pubblica, come descritto da Kocknitzky: \u00abSi crea cos\u00ec, a poco a poco, quest\u2019atmosfera di perpetuo quatorze juillet che avvolge il nuovo venuto a Fiume. Cortei e fiaccolate, fanfare e canti, danze, razzi, fuochi di gioia, discorsi, eloquenza, eloquenza, eloquenza [&#8230;]\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abMai scorder\u00f2 la festa di San Vito, patrono di Fiume, il 15 giugno 1920; la piazza illuminata, le bandiere, le grandi scritte, le barche coi lampioncini fioriti (anche il mare aveva la sua parte di festa) e le danze\u2026: si danzava dappertutto: in piazza, ai crocevia, sul molo; di giorno, di notte, sempre si ballava, si cantava: n\u00e9 era la mollezza voluttuosa delle barcarole veneziane; piuttosto un baccanale sfrenato. Sul ritmo delle fanfare marziali si vedevano turbinare, in scapigliati allacciamenti, soldati, marinai, donne, cittadini, ritrovanti la triplice diversit\u00e0 delle coppie primitive che Aristofane [450 a.C. ca. -388 a.C. ca.] vant\u00f2. Lo sguardo, dovunque si fosse fermato, vedeva una danza: di lampioni, di fiaccole, di stelle; affamata, rovinata, angosciata, forse alla vigilia di morire nell\u2019incendio o sotto le granate, Fiume, squassando una torcia, danzava davanti al mare\u00bb (67).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Fiume la droga circola liberamente fra gli occupanti; \u00e8 molto probabile che sia stato proprio in questa impresa che D\u2019Annunzio contrae il vizio di sniffare cocaina, da cui non si liberer\u00e0 pi\u00f9. Del suo uso viene rimproverato in una lettera dal tenente Ernesto Cabruna (1889-1960) (68): \u00abLei \u2014 che dovrebbe scuotere l\u2019umanit\u00e0 di oggi pi\u00f9 che mai decadente e depravata \u2014 non sente di far tanto male prendendo la cocaina\u00bb (69).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla diffusione della droga fra i legionari sono utili le notizie riportate da Comisso nelle sue memorie fiumane: \u00abDurante la guerra certi nostri aviatori per sostenersi nei voli senza tregua, che avrebbero potuto addormentarli e perderli, usavano fiutare la cocaina. Alcuni di questi aviatori ne diffusero l\u2019uso in Fiume, molti tenevano nel taschino della giubba una piccola scatola d\u2019oro con la droga ravvivante. I miei amici la prendevano e invano volevano indurmi a provarla. Rispondevo loro che ero gi\u00e0 in continuo stato d\u2019ebrezza\u00bb (70).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un altro passo, l\u2019autore descrive lo stato di alcuni ragazzi anarcoidi: \u00abUna volta li sorpresi distesi per terra in preda a una droga fiutata con abbondanza\u00bb (71). Leggendo le memorie di Comisso, come quelle di altri reduci dell\u2019impresa, si comprende come l\u2019uso della droga fosse molto diffuso fra i giovani legionari e ci\u00f2 faceva da pendant con la diffusione di costumi sessuali sregolati. D\u2019altronde la medesima vita del Comandante era caratterizzata dall\u2019esaltazione del piacere come privilegio superomistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con una lettura molto personale del pensiero di Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900) D\u2019Annunzio ne mette in risalto l\u2019aspetto vitalistico \u2014 attraverso l\u2019esaltazione della volont\u00e0 di potenza, considerata impulso fondamentale della vita, di cui la guerra \u00e8 l\u2019espressione pi\u00f9 significativa \u2014 e l\u2019aspetto dionisiaco, che spinge a immergersi nel caos delle passioni dell\u2019esistenza per affermare, tramite il piacere, il proprio io. In D\u2019Annunzio l\u2019esteta unisce il culto della forza a quello della bellezza, trasformando la vita in un\u2019opera d\u2019arte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019impresa fiumana, in questo senso, \u00e8 il capolavoro dannunziano. Qui l\u2019artista diviene in grado di progettare un nuovo modello di societ\u00e0 attraverso la manipolazione culturale e la creazione di nuovi stili di vita. A Fiume l\u2019estetica dannunziana diviene esperienza di massa e \u00ab[&#8230;] il piacere diventa prerogativa di tutti coloro che sono convenuti alla festa della rivoluzione\u00bb (72). Leggendo le cronache e le memorie di quell\u2019esperienza, ci s\u2019imbatte nella descrizione di un mondo sostanzialmente libertario, caratterizzato da comportamenti disinibiti e senza limiti morali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel microcosmo affollato della Fiume occupata maturano rapidamente le condizioni per attuare una nuova idea dei rapporti sessuali, improntati alla pi\u00f9 ampia licenza. Nella provvisoriet\u00e0 della situazione e nell\u2019incertezza per il futuro il presente diviene la pienezza dell\u2019esistenza in cui si consumano accoppiamenti veloci e si diffondono le malattie veneree, come descritto da Comisso: \u00abGli amori furono veramente senza limiti: la citt\u00e0 fu effettivamente italianizzata nel sangue. Non si ebbero drammi di gelosia da parte di uomini, ma da parte di donne: le donne si disputavano l\u2019italiano. Si vedevano gli arditi accompagnati alle loro donne in grigioverde. Nel disordine degli amori le malattie serpeggiavano diffondendosi\u00bb (73).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche una relazione del Ministero degli Interni parla della vita libertina che vi si svolgeva: \u00abNon vi \u00e8 ufficiale a Fiume e neppure legionario che non abbia un\u2019amante fra le povere Fiumane ormai perdute in un\u2019atmosfera di immoralit\u00e0. [&#8230;] Fiume, perci\u00f2, rappresenta per i primi l\u2019Eden terrestre, l\u2019eldorado di tutti i piaceri [&#8230;] e per gli altri [&#8230;] volontari [&#8230;] il paese della cuccagna\u00bb (74). A Fiume \u00ab[&#8230;] \u00e8 possibile divorziare e chi non sopporta pi\u00f9 il giogo coniugale si reca nella citt\u00e0 occupata. Ne approfitteranno, tra gli altri, lo scienziato Guglielmo Marconi [1874-1937], l\u2019economista Maffeo Pantaleoni [1857-1924], il sociologo Vilfredo Pareto [1848-1923] e il Gran Maestro della massoneria Domizio Torrigiani [1876-1932]\u00bb (75).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non solo i rapporti eterosessuali sono liberi, ma anche quelli omosessuali godono della stessa libert\u00e0 e sono vissuti alla luce del sole, come ci fa sapere Kochnitzky: \u00abSul ritmo delle fanfare marziali si vedevano turbinare, in scapigliati allacciamenti, soldati, marinai, donne, cittadini, ritrovanti la triplice diversit\u00e0 delle coppie primitive che Aristofane vant\u00f2\u00bb (76). In effetti Fiume diventa un ricettacolo di libertari d\u2019ogni genere che cercano avventure particolari, come evidenzia Carli: \u00ab[&#8230;] dal colonnello in cerca di avventure femminili al pederasta in cerca di avventure maschili [&#8230;] un po\u2019 di tutto \u00e8 venuto a te, divina Fiume\u00bb (77).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai futuristi non sembra vero di trovare nell\u2019esperienza fiumana un terreno ideale per sperimentare le loro idee innovative. Marinetti nel manifesto Al di l\u00e0 del Comunismo ipotizza un concetto di patria molto simile a quello del municipalismo libertario caro al mondo poliforme della sinistra antagonista. \u00abIl cuore dell\u2019uomo rompe nella sua espansione circolare il piccolo cerchio soffocatore della famiglia, per giungere fino agli orli estremi della Patria, dove sente palpitare i suoi connazionali di frontiera, come i nervi periferici del proprio corpo. L\u2019idea di patria annulla l\u2019idea di famiglia. L\u2019idea di patria \u00e8 un\u2019idea generosa, eroica, dinamica, futurista, mentre l\u2019idea di famiglia \u00e8 gretta, paurosa, statica, conservatrice, passatista. [&#8230;]\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa patria \u00e8 il massimo prolungamento dell\u2019individuo, o meglio: il pi\u00f9 vasto individuo capace di vivere lungamente, dirigere, dominare e difendere tutte le parti del suo corpo. La patria \u00e8 la coscienza psichica e geografica dello sforzo di miglioramento individuale\u00bb (78).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non molto diversa \u00e8 la descrizione che della societ\u00e0 in chiave cittadina offre Franco Piperno, ex leader del movimento della sinistra extraparlamentare Autonomia Operaia: \u00abQui per citt\u00e0 si intende la citt\u00e0 naturale, per dirla con Marx [Karl (1818-1883)]; la citt\u00e0 che ha la facolt\u00e0 di autoregolarsi. La citt\u00e0 \u00e8 quel luogo speciale, topologicamente singolare, dove si manifesta la potenza dell\u2019intelletto comune nella produzione di parole, sentimenti, leggi che esteriorizzano, per cos\u00ec dire, le qualit\u00e0 specifiche del luogo, il genius loci. La citt\u00e0 \u00e8 quindi una potenza linguistica, capace di interagire con la lingua. [&#8230;] Questo essere in potenza fa della citt\u00e0 il luogo comune dove \u00e8 possibile vivere l\u2019esperienza di darsi la regola da s\u00e9, dell\u2019autoregolazione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl punto \u00e8 che esiste, per ogni luogo, una soglia nella cooperazione umana a partire dalla quale l\u2019esperienza urbana, la vita politica, prende forma. Si potrebbe dire che la nascita e la rinascita di una citt\u00e0 sia l\u2019emergere delle propriet\u00e0 collettive che rendono la comunit\u00e0 urbana assai pi\u00f9 potente che la somma delle capacit\u00e0 individuali dei suoi componenti. La citt\u00e0 \u00e8 in atto quando insorgono le qualit\u00e0 collettive cio\u00e8 comuni; e questo stesso insorgere fa s\u00ec che sia impossibile comprendere la citt\u00e0 a partire dalle condotte o dalle condizioni individuali dei cittadini. La citt\u00e0 \u00e8 una forma di vita biologica, al pari di un alveare o di un termitaio\u00bb (79).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo nuovo soggetto sovrano, secondo il teorico anarcoecologista Murray Bookchin (1921-2006), potr\u00e0 realizzarsi la nuova forma politica che prevede il superamento della famiglia: \u00ab\u00c8 a questo livello che diviene possibile oltrepassare il privato e la grettezza di una vita familiare celebrata per la sua separatezza, per sperimentare quelle istituzioni pubbliche tese alla partecipazione ed alla associazione\u00bb (80).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si pu\u00f2 notare sia l\u2019idea di patria marinettiana sia l\u2019idea di citt\u00e0 &#8220;collettiva&#8221; annullano l\u2019individuo e le articolazioni sociali cui egli d\u00e0 origine in favore di un collettivismo totalizzante. Il fine della rivoluzione, spiega Piperno, \u00e8 formare il cittadino come individuo sociale \u00ab[&#8230;] che consiste nella capacit\u00e0 di divenire multiplo pur restando uno, senza rompersi psichicamente\u00bb (81), e questo pu\u00f2 avvenire \u00ab[&#8230;] solo che prenda collettivamente coscienza della natura animale della cooperazione cittadina\u00bb (82).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste concezioni si pongono in antitesi alla concezione naturale e tradizionale della socialit\u00e0 umana, dove gli uomini si organizzano in corpi sociali differenziati, partendo dalla famiglia. Dice Aristotele (384-322 a. C.) nella Politica: la natura \u00ab[&#8230;] destina ogni cosa ad una sola funzione: e ogni strumento che non servisse a pi\u00f9 usi, ma ad uno solo, condurrebbe a termine la sua funzione nel migliore dei modi. [&#8230;] La comunit\u00e0 che si costituisce per la vita di tutti i giorni \u00e8 per natura la famiglia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab[&#8230;] La prima comunit\u00e0, che deriva dall\u2019unione di pi\u00f9 famiglie volte a soddisfare un bisogno non strettamente giornaliero, \u00e8 il villaggio. [&#8230;] La comunit\u00e0 perfetta di pi\u00f9 villaggi costituisce la citt\u00e0, che ha raggiunto quello che si chiama il livello dell\u2019autosufficienza: sorge per rendere possibile la vita e sussiste per produrre le condizioni di una buona esistenza.&nbsp; [&#8230;] Da ci\u00f2 dunque \u00e8 chiaro che la citt\u00e0 appartiene ai prodotti naturali, che l\u2019uomo \u00e8 un animale che per natura deve vivere in una citt\u00e0 e che chi non vive in una citt\u00e0, per la sua natura e non per caso, o \u00e8 un essere inferiore o \u00e8 pi\u00f9 che uomo\u00bb (83).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il futurismo e il municipalismo libertario vogliono sostituire ai corpi sociali differenziati e organizzati in comunit\u00e0, capaci di venire incontro alle esigenze dell\u2019uomo, l\u2019individuo multiplo, capace di fare tutto. 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