{"id":5756,"date":"2013-10-17T00:00:00","date_gmt":"2013-10-16T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-02-03T11:05:08","modified_gmt":"2016-02-03T10:05:08","slug":"crisi-economica-e-demografia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/crisi-economica-e-demografia\/","title":{"rendered":"Crisi economica e demografia"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/passeggini.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-30154\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/passeggini.jpg\" alt=\"passeggini\" width=\"250\" height=\"140\" \/><\/a>Studi cattolici<\/strong> n.631 Settembre 2013<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Roberto Giorni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;economia dell&#8217;Europa, fino al XVIII secolo, era prevalentemente agraria. In tale situazione, <em>quando la popolazione aumentava i salari diminuivano, <\/em>a causa dei limiti della produttivit\u00e0 agricola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre all&#8217;inizio del Settecento la popolazione era in fase decrescente, poco dopo la met\u00e0 del secolo si registr\u00f2 un&#8217;imprevedibile inversione di tendenza per effetto dei primi risultati del progresso tecnologico, della medicina e dell&#8217;igiene. Il fatto costituisce una premessa importante perch\u00e9 dall&#8217;inizio dell&#8217;Ottocento, per la prima volta nella storia dell&#8217;umanit\u00e0, <em>mentre la popolazione cresceva fortemente aumentavano decisamente anche i solari. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel passato i salari erano a volte cresciuti in maniera significativa. Un esempio si ebbe dopo la peste del 1348, che fece in Europa 10 milioni di vittime pari a 1\/6 degli abitanti. I sopravvissuti, in quel momento, beneficiarono di un notevole aumento dei salari; ma la ripresa demografica del Quattrocento riport\u00f2 le paghe dei lavoratori al precedente livello di mera sussistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;analisi di Malthus<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Studiando questi dati, Thomas R. Malthus pens\u00f2 che la caduta dei salari, a causa dell&#8217;aumento della popolazione, si sarebbe ripresentata anche dopo il fenomeno che non aveva ancora il nome di Rivoluzione industriale. <em>Invece i <\/em><em>salari continuarono a crescere <\/em>e i redditi dell&#8217;industria ben presto superarono quelli dell&#8217;agricoltura. Anche Marx si accorse di quanto stava accadendo. Ci\u00f2 nonostante, per non smentire le sue tesi, nelle ultime edizioni del <em>Capitale <\/em>non aveva pi\u00f9 aggiornato i dati statistici sui salari reali in Gran Bretagna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tesi di Malthus (espressa nel <em>Saggio sul principio della popolazione: <\/em>prima edizione 1798, seconda edizione 1803), secondo cui la popolazione aumenta \u00abin progressione geometrica\u00bb mentre la disponibilit\u00e0 di alimenti aumenta \u00abin progressione aritmetica\u00bb, non era inedita. Infatti, quello che indichiamo come \u00abprincipio malthusiano\u00bb era gi\u00e0 stato formulato da Boter\u00f2 nel 1589 e la legge della progressione geometrica era stata suggerita da Petty in un saggio del 1686.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Malthus, senza una volontaria restrizione delle nascite qualunque progetto di miglioramento sociale era destinato a fallire, sconfitto dalla demografia. Malthus, pastore anglicano, non suggeriva alcun controllo artificiale dei concepimenti: insisteva sulla necessit\u00e0 del rinvio dei matrimoni al punto da consigliare al governo irlandese di demolire un buon numero di case per rendere impossibile il matrimonio ai giovani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il 1850 l&#8217;interesse degli economisti per il problema della popolazione declin\u00f2; ma, pur non adoperandolo nella loro opera teorica, raramente essi mancarono di rendere omaggio al feticcio costituito dal principio malthusiano. Alla fine del secolo l&#8217;unico economista di rilievo a prenderlo sul serio fu Wicksell, che riproponeva anche la teoria dell&#8217;ottimo della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si potrebbe pensare che queste avvisaglie non avrebbero avuto seguito. Invece, dopo la Prima guerra mondiale, come ci ricorda Schumpeter, \u00absi present\u00f2 Mr Keynes a sostenere che la questione maltusiana era come sempre d&#8217;importanza vitale; e che in realt\u00e0 era entrata in un nuovo periodo di vita da quando la natura aveva incominciato a dare compensi decrescenti alle fatiche dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli economisti furono sconcertati e sir William Beveridge spos\u00f2 l&#8217;opinione contraria\u00bb <em>(Storia dell&#8217;analisi economica, <\/em>Einaudi, Torino 1959, p. 707). Ma la polemica si esaur\u00ec presto perch\u00e9, tra l&#8217;altro, bisognava pensare agli urgenti problemi economici della fine degli anni Venti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I \u00abprofeti della fame\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella seconda met\u00e0 del XX secolo sono tornati i \u00abprofeti della fame\u00bb. Ce ne parla, nel suo famoso saggio <em>Il<\/em> <em>mito dell&#8217;esplosione de<\/em><em>mografica <\/em>(Ares, Milano 1974), Colin Clark (economista, docente di statistica e direttore dell&#8217;Istituto di economia agraria dell&#8217;universit\u00e0 di Oxford) a cui si deve, tra l&#8217;altro, il concetto di \u00abprodotto interno lordo\u00bb enunciato in una sua opera del 1937.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il caposcuola dei profeti, per Clark, \u00e8 il professor Paul Ehrlich autore, con Arm Ehrlich, di una <em>summa <\/em>su <em>Population Resources Environment <\/em>(San Francisco 1970) e del breve saggio dal titolo <em>The population bomb <\/em>(New York 1971). La prima opera, dice Clark, \u00ab\u00e8 uno strano miscuglio di dubbia consistenza teorica e di evidenti errori di fatto\u00bb; la seconda \u00abcontiene una minore percentuale di scienza e una maggiore quantit\u00e0 di asserzioni erronee\u00bb. Queste conclusioni dell&#8217;economista inglese scaturiscono da dati e precise argomentazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra gli epigoni di Ehrlich, Clark indica il professor Forrester del MIT che, in collaborazione con altri, forn\u00ec al \u00abClub di Roma\u00bb il famoso <em>rapporto I limiti dello svilup<\/em><em>po. <\/em>Il documento aveva il preciso obiettivo di patrocinare la limitazione delle nascite e degli investimenti di capitale nel mondo, ponendo un livello di vita pari a met\u00e0 di quello americano (50% di quello degli anni Settanta) come frontiera insuperabile del benessere, per interrompere il presunto cammino verso l&#8217;ecocatastrofe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il prestigio del rapporto, per Clark, derivava dall&#8217;impiego del computer, incolpevole elaboratore delle inesattezze o semplici sciocchezze di cui era stato nutrito. Il principio \u00e8 noto: <em>\u00abgarbage in, garbage out\u00bb <\/em>introducendo spazzatura non esce che spazzatura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u00absvista\u00bb principale riguardava la quantit\u00e0 di terra coltivabile necessaria per l&#8217;alimentazione di una persona. Essa, nel rapporto Forrester, veniva calcolata in 4.000 metri quadrati, cio\u00e8 il doppio del reale, poich\u00e9 in realt\u00e0 erano sufficienti 2.000 metri quadrati (con riferimento non a un raccolto teorico, ma a valori reali ottenuti che in seguito sono anche migliorati) per garantire non soltanto uno standard alimentare americano (pari al 100%), ma anche la necessit\u00e0 di fibre tessili e tabacco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, negli anni 1968-1975, questi neomalthusiani stabilirono che prima del 2000 decine, centinaia di milioni di persone sarebbero morte di fame, principalmente in Asia e in India. Sappiamo, infatti, com&#8217;\u00e8 andata: grazie alla popolazione i Paesi asiatici stanno diventando ricchi e da un po&#8217; investono anche da noi (ci compreranno?).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diversamente dal \u00abprincipio malthusiano\u00bb, l&#8217;esperienza ha dimostrato che la produzione agricola aumenta molto pi\u00f9 velocemente della popolazione, persino nei Paesi in via di sviluppo. Una storia completamente falsa \u00e8 che tutto l&#8217;aumento della produzione proveniente dalla diga di Assuan (iniziata alla fine degli anni &#8217;50) viene cancellato dalla crescita della popolazione egiziana. Invece, scrive Clark, \u00abda quando la diga \u00e8 stata costruita, la produzione agricola \u00e8 cresciuta pi\u00f9 in fretta della popolazione. Malthus si sbagli\u00f2 su tutti fronti\u00bb (<em>Il mito&#8230;, <\/em>cit.,p. 117).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ciononostante, non si pu\u00f2 certo dire che si tratti di un argomento chiuso come dimostrano, per esempio, gli esiti della Terza Conferenza Internazionale su Popolazione e Sviluppo, tenutasi a II Cairo nel settembre del 1994.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale sede, calcoli allarmistici ancora una volta sono stati portati a sostegno di proposte sostanzialmente mirate a un forte controllo delle nascite, spesso senza tener conto in maniera adeguata della complessit\u00e0 delle dinamiche demografiche, del progresso tecnico e delle differenti abitudini alimentari nelle diverse aree interessate. Per non contare poi le pressioni dell&#8217;Onu per il controllo delle nascite e la diffusione di contraccettivi e pillole abortive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come non ricordare che, gi\u00e0 prima di questa terza conferenza del1994, nei Paesi occidentali i <em>tassi <\/em><em>di natalit\u00e0 <\/em>erano precipitati in modo da superare la caduta dei <em>tassi di mortalit\u00e0? <\/em>Come si \u00e8 potuto ignorare che ci\u00f2 provocava, tra l&#8217;altro, l&#8217;inquietante fenomeno <em>dell&#8217;invecchiamento della popolazione?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 opportuno aggiungere, a proposito della caduta dei tassi di natalit\u00e0 dell&#8217;Occidente, che nel 1993 in Italia si registrava (dati Istat) un <em>tasso di natalit\u00e0 <\/em>di 9,6 (N: numero annuo dei nati vivi ogni 1.000 abitanti) di fronte a un <em>tasso di mortalit\u00e0 <\/em>di 9,7 (M: numero annuo di morti ogni 1.000 abitanti). Quando N = M, si parla di popolazione a \u00abcrescita zero\u00bb. Nel 2001 l&#8217;Italia era il secondo Paese al mondo per bassa natalit\u00e0 (9,4), subito dietro la Germania (8,9) (fonte: 36\u00b0 Rapporto Censis\/2002). Nel 2012 i tassi erano i seguenti: in Italia N 9,3 e M 9,93; in Germania N 8,33 e M 11,04; negli Stati Uniti N 13,68 e M 8,39 (dati <em>Index mundi, <\/em>fonte: <em>da World Factbook).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il crollo delle nascite<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 una connessione tra l&#8217;attuale crisi economica e l&#8217;andamento delle nascite nel mondo occidentale? \u00abLa crisi in corso\u00bb, scrive l&#8217;economista Ettore Gotti Tedeschi, \u00abnasce grazie al crollo delle nascite nel mondo occidentale, iniziato intorno al 1975. Tale caduta ha provocato la flessione dello sviluppo economico, l&#8217;aumento dei costi f\u00ecssi (i costi sociali, con sanit\u00e0 e farmaci) a causa dell&#8217;invecchiamento della popolazione\u00bb e, conseguentemente, \u00abl&#8217;aumento delle imposte e il crollo del tasso di crescita del risparmio prodotto\u00bb (\u00abRiprendiamo a fare figli e l&#8217;economia ripartir\u00e0\u00bb, <em>Corriere della sera, <\/em>23.7.2010).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;analisi dell&#8217;economista prosegue ricordando che per compensare tali fenomeni <em>pri<\/em><em>ma <\/em>si utilizzarono due modelli corretti: maggiore produttivit\u00e0 e delocalizzazione (di molte produzioni in Asia), <em>poi, <\/em>progressivamente, si provoc\u00f2 la crescita consumistica a debito delle famiglie e dell&#8217;intero sistema economico. In America, sperando di far crescere il PIL, le famiglie sono state incoraggiate secondo la dottrina keynesiana a indebitarsi per consumare fino a creare la bolla speculativa dei mutui <em>subprime. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa vicenda (che abbiamo descritto su queste colonne: <em>Se <\/em>n. 588, febbraio 2010), in sostanza, le banche \u2014 con insufficiente capitale proprio \u2014 inseguivano anche clienti non affidabili per offrire mutui per l&#8217;acquisto della casa. Dov&#8217;era la FED americana addetta ai controlli? In Europa si sono indebitati gli Stati per sostenere i costi sociali derivanti dalla mancata crescita demografica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli Stati Uniti, continua Gotti Tedeschi, il governo ha nazionalizzato il debito privato \u00aballeviando &#8211; quasi a volersi scusare &#8211; le famiglie dall&#8217;indebitamento imposto loro in passato\u00bb. Al contrario, in Europa, \u00absi privatizza il debito pubblico attraverso l&#8217;utilizzazione del risparmio delle famiglie virtuose. E senza neppure scusarsi\u00bb (\u00abChi paga il debito pubblico\u00bb, <em>L&#8217;Osservatore Romano, <\/em>21.7.2010).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 viene fatto con la politica keynesiana dei tassi zero (che con l&#8217;inflazione diventano negativi). In sostanza, dice Gotti Tedeschi, \u00absi tratta di una tassa occulta sui poveri risparmiatori, <em>una tassa trasferita ai ricchi: <\/em>Stati, imprenditori e banchieri troppo indebitati\u00bb (\u00abKeynes colpisce ancora\u00bb, <em>L&#8217;Osservatore Romano, <\/em>14.1.2011).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 questo il modo per distruggere il risparmio, la risorsa base per la creazione del credito bancario. Inoltre, i tassi zero favoriscono la speculazione mobiliare e immobiliare; impediscono il corretto funzionamento dei mercati lasciando credere che non sappiano autocorreggersi; permettono ai Governi di gestire l&#8217;economia senza correggere l&#8217;inefficienza. Il contesto, sottolinea Gotti Tedeschi, \u00ablascia anche immaginare che la manovra scelta per assorbire in futuro il debito creato &#8211; sia negli Stati Uniti che in Europa circa tre volte il PIL \u2014 sia l&#8217;inflazione\u00bb (\u00abKeynes colpisce ancora\u00bb, cit).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dove sta la soluzione per superare il grave impaccio dei Governi? Oggi che le idee per la ripresa mancano, per Gotti Tedeschi il ruolo della famiglia \u00e8 fondamentale: \u00abIncoraggiando la ripresa a sposarsi e a fare figli si avvia immediatamente un ciclo economico\u00bb. Anche perch\u00e9 la famiglia onera su quattro fasi economiche: \u00abE produttrice di reddito, di risparmio, di investimento (in capiale umano soprattutto) e redistribuisce il reddito al suo interno. Infatti, i Paesi preoccupati della non crescita della natalit\u00e0 hanno stabilito fondi a supporto: la Francia ha stanziato da tempo un 2,5% del PIL, la Germania un 3,2%, la Scandinavia un 4%. E l&#8217;Italia? Solo un 1%&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se \u00e8 vero che la famiglia \u00e8 stata inventata dal cristianesimo, solo questo basterebbe a renderlo benemerito per i valori economici creati nei secoli\u00bb (\u00abRiprendiamo a fare figli&#8230;\u00bb, cit.). Ottimismo di un economista cattolico? Per comprendere a pieno il valore del pensiero di Gotti Tedeschi forse \u00e8 opportuno ricordare, in tema di popolazione, anche il pensiero di Friedrich A. von Hayek.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il pensiero di Hayek<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Hayek, l&#8217;agire umano non \u00e8 guidato prevalentemente da considerazioni tecniche, ma innanzitutto da norme che lo limitano a tipi ammissibili di comportamento. Le convenzioni e regole delle relazioni sociali servono a garantire quel minimo di uniformit\u00e0 di comportamento che permette una cooperazione inintenzionale (ossia, una compatibilita delle azioni che si forma senza obbedire a un piano unitario) e la formulazione di un <em>ordine <\/em><em>spontaneo. <\/em>Ci\u00f2 corrisponde a quanto espresso da Adam Smith con l&#8217;immagine della \u00abmano invisibile\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli obblighi e divieti della tradizione costituiscono, infatti, un processo di selezione guidato non dalla ragione, ma dal successo: tra le tante regole sperimentate sono sopravvissute quelle in grado di far conseguire migliori risultati ai gruppi presso i quali sono prevalse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste regole, scrive Hayek, \u00abfurono adottate e si diffusero perch\u00e9 consentivano al gruppo di adeguare la propria struttura a effetti dell&#8217;azione individuale situati ben al di l\u00e0 della sfera di percezione degli individui, spingendoli inoltre alla soddisfazione di bisogni di cui non erano coscienti, e a far uso di risorse di cui non erano consapevoli\u00bb (\u00abLe regole della morale non sono le conclusioni della nostra ragione\u00bb, in <em>Libert\u00e0 giustizia <\/em><em>e persona nella societ\u00e0 tecnologica, <\/em>a cura di S. Ricossa &#8211; E. Di Robilant, Giuffr\u00e9, Milano 1985, p. 6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altre parole, le regole di condotta sono prevalse perch\u00e9 aumentavano il successo del gruppo e non perch\u00e9 si sapeva che avrebbero condotto a effetti desiderati. L&#8217;ordine spontaneo di mercato, tessuto inintenzionalmente e inconsapevolmente dagli esseri umani attraverso il rispetto delle norme di condotta della tradizione occidentale, costituisce il miglior sistema di trasmissione, raccolta e impiego delle innumerevoli e sperse conoscenze. Per Hayek, infatti, il problema economico della societ\u00e0 coincide col problema di <em>come utilizzare la conoscenza <\/em>che, nella sua totali\u00adt\u00e0, non appartiene ad alcuno (e non \u00e8 centralizzabile come credevano i comunisti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per utilizzare questa conoscenza, che \u00e8 dispersa in tutta la societ\u00e0, si deve ricorrere al processo di mercato -non deformato da interventi dei Governi &#8211; che consente di mobilitarla. Infatti, il sistema dei prezzi di mercato \u00e8 in grado di comunicare informazioni e, nello stesso tempo, di coordinare le azioni separate di persone differenti, spesso lontane e sconosciute tra di loro, ignare le une dei bisogni e dei mezzi delle altre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema economico della societ\u00e0, nel pensiero di Hayek, riguarda principalmente la necessit\u00e0 di rapidi adattamenti ai cambiamenti spesso imprevedibili che intervengono nelle particolari circostanze di tempo e di luogo: il <em>sistema dei prezzi comunica <\/em>ad alcuni operatori che ci\u00f2 che fanno o possono fare \u00e8 diventato pi\u00f9 o meno richiesto, ad altri fa scoprire la convenienza dell&#8217;introduzione di nuove tecnologie per la produzione o la necessit\u00e0 di offrire un nuovo servizio, ad altri ancora mostra la possibilit\u00e0 di sostituire alcune risorse con altre, sia come mezzi di produzione dei beni sia per la soddisfazione di specifici bisogni, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi, le regole di condotta, che consentono a ciascuno di impiegare le proprie conoscenze per perseguire i propri obiettivi, garantiscono \u2014 tramite la cooperazione inintenzionale dell&#8217;ordine spontaneo del mercato &#8211; l&#8217;utilizzo pi\u00f9 efficiente delle risorse. E ci\u00f2 consente il conseguimento di gradi di soddisfazione dei bisogni altrimenti non raggiungibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNon fu la ragione, ma la morale\u00bb, conclude Hayek, \u00aba mettere in grado l&#8217;uomo di formare l&#8217;ordine esteso dell&#8217;interazione umana che tiene in vita l&#8217;attuale popolazione della terra\u00bb, la quale altrimenti sarebbe di minore ammontare (\u00abLe regole della morale non sono le conclusioni della nostra ragione\u00bb, cit., p. 6). L&#8217;econo\u00admista austriaco non si riferisce solo alla \u00abmoralit\u00e0 innata\u00bb (solidariet\u00e0, decisioni di gruppo e simili), non sufficiente a sostenere il nostro attuale ordine esteso, ma principalmente alla \u00abmoralit\u00e0 evoluta\u00bb (risparmio, propriet\u00e0 privata, onest\u00e0 e cos\u00ec via) che ha creato e sostiene l&#8217;ordine esteso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si potrebbe dire, nella prospettiva di Hayek, che <em>siamo stati por<\/em><em>tati ad adottare il codice morale del capitalismo dal fatto che questo era il codice che favoriva la crescita della popolazione. <\/em>Istituzioni come <em>la famiglia <\/em>e la <em>propriet\u00e0 individuale <\/em>si sono sviluppate non perch\u00e9 gli uomini ne conoscessero le virt\u00f9 e pertanto mirassero alla loro realizzazione. Al contrario, questo processo si \u00e8 svolto contro i loro desideri, al punto da ingenerare un intenso conflitto tra i loro istinti innati e l&#8217;evoluzione che ha dato forma a quelle istituzioni che costituiscono significativi limiti imposti agli istinti naturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un errore di calcolo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo ultimo saggio, pubblicato nel 1988 (trad. it: <em>La presun<\/em><em>zione fatale. Gli errori del socialismo, <\/em>Rusconi, Milano 1997), Hayek tra l&#8217;altro completa il suo discorso in tema di popolazione. Dopo aver ribadito che n\u00e9 il socialismo n\u00e9 alcun altro sostituto del mercato potrebbe sostenere l&#8217;attuale popolazione mondiale, afferma che \u00abl&#8217;odierna idea che la crescita della popolazione minacci di produrre un impoverimento a livello mondiale \u00e8 semplicemente un errore\u00bb (p. 198).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Hayek un aumento della popolazione \u00e8 stato sempre un successo, nel senso che ha migliorato il livello di vita. A sostegno di questa tesi l&#8217;autore austriaco ha proposto due distinte argomentazioni. Vediamo, in sintesi, la prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La preoccupazione che la crescita della popolazione sia destinata a portare all&#8217;impoverimento generale e al disastro \u00ab\u00e8 dovuta alla non comprensione del calcolo statistico\u00bb <em>(La presunzione fata<\/em><em>le&#8230;, <\/em>cit, p. 200). Se la crescita avviene nelle famiglie della fascia pi\u00f9 povera (molte delle quali non sarebbero sopravvissute in una societ\u00e0 a economia non di mercato), quando si somma l&#8217;incremento demografico alla popolazione gi\u00e0 esistente, si registra una riduzione del reddito medio pro-capite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 scorretto concludere che tutti sono diventati pi\u00f9 poveri nel processo. In realt\u00e0, dice Hayek, \u00abognuno che era <em>gi\u00e0 <\/em>l\u00ec potrebbe essere diventato pi\u00f9 ricco; e tuttavia i redditi medi possono essere diminuiti se grandi numeri di persone povere si sono <em>aggiunti <\/em>a quelli di coloro che erano presenti precedentemente.[&#8230;] Sarebbe, per\u00f2, pi\u00f9 accurato concludere da ci\u00f2 che il processo di crescita beneficia maggiormente il pi\u00f9 grande numero dei poveri che il piccolo numero dei ricchi. Il capitalismo ha creato le possibilit\u00e0 di occupazione e ha fatto nascere e ha tenuto in vita milioni di persone che altrimenti non sarebbero vissute\u00bb (p. 201).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sostanza, \u00abla dimensione dello stock di capitale di un popolo, insieme con le sue tradizioni e le sue pratiche per <em>produrre e comunicare infor<\/em><em>mazione, \u00e8 <\/em>fattore determinante perch\u00e9 quel popolo possa essere in grado di mantenere grandi numeri di persone\u00bb (p. 202). La seconda argomentazione di Hayek &#8211; a sostegno della sua convinzione che la crescita della popolazione non costituisca una minaccia di abbassamento del livello di vita \u2014 si fonda sulla costatazione che il lavoro non \u00e8 pi\u00f9 un fattore produttivo omogeneo e pertanto pu\u00f2 fornire rendimenti crescenti invece che decrescenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;economista austriaco ritiene che l&#8217;assunzione di Malthus, di considerare il lavoro un fattore omogeneo (cio\u00e8 che il lavoro salariato fosse tutto dello stesso tipo, impiegato in agricoltura con gli stessi strumenti e le stesse opportunit\u00e0), rappresentasse in maniera adeguata la realt\u00e0 economica allora esistente. In tale contesto, ogni aumento del numero dei lavoratori avrebbe provocato una riduzione della produttivit\u00e0 marginale e, di conseguenza, una diminuzione del salario. Ma, ai nostri giorni, il lavoro non \u00e8 pi\u00f9 omogeneo, ma \u00e8 diversificato e specializzato: <em>abilit\u00e0 diverse, naturali o acquisite, costituiscono <\/em><em>fattori diversificati, <\/em>spesso complementari. E la specializzazione volontaria \u00e8 provocata dalle differenze nei compensi attesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contesto, con le continue nuove possibilit\u00e0 di specializzazione degli individui che costituiscono la base di un uso migliore delle risorse della terra, \u00abl&#8217;aumento della popolazione\u00bb, conclude Hayek, \u00abpu\u00f2 essere un prerequisito di <em>un aumento della civilt\u00e0 materiale e <\/em>(a causa dell&#8217;individualizzazione che \u00e8 resa possibile) <em>spirituale\u00bb <\/em>(p. 200). Possiamo anche in questo caso parlare di ottimismo di un cattolico?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">No, perch\u00e9 Hayek si \u00e8 definito un \u00abagnostico dichiarato\u00bb nell&#8217;intento di aiutare le persone religiose a perseguire con minore esitazione quelle conclusioni che con lui condividono. Tuttavia, al di l\u00e0 del suo agnosticismo, l&#8217;economista austriaco ha una grande considerazione per il ruolo avuto dalla tradizione cattolica nella formazione della nostra civilt\u00e0. Questo <em>rispetto <\/em>viene ricambiato da M. Novak e A. Tosato <em>\u2014 <\/em>esperti di punta nel campo delle relazioni tra il pensiero cattolico e le istituzioni economiche e culturali del capitalismo &#8211; che ritengono la morale di Hayek (e di Mises) compatibile con la morale cattolica<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studi cattolici n.631 Settembre 2013 Roberto Giorni L&#8217;economia dell&#8217;Europa, fino al XVIII secolo, era prevalentemente agraria. 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