{"id":5747,"date":"2013-10-10T00:00:00","date_gmt":"2013-10-09T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-06-10T12:20:14","modified_gmt":"2015-06-10T10:20:14","slug":"rino-cammilleri-un-siciliano-e-le-origini-dellevangelizzazione-nipponica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/rino-cammilleri-un-siciliano-e-le-origini-dellevangelizzazione-nipponica\/","title":{"rendered":"Rino Cammilleri: un siciliano e le origini dell\u2019evangelizzazione nipponica"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/persecuzioni_Giappone.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-25904\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/persecuzioni_Giappone.jpg\" alt=\"persecuzioni_Giappone\" width=\"250\" height=\"166\" \/><\/a>Colloquia Mediterranea<\/strong> n.3\/1 &#8211; 2013<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Carlo Pelliccia (Napoli)<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 ormai un fenomeno diffuso che autori europei si interessino alla storia delle missioni cattoliche nella Terra del Sol Levante. Essi, nonostante abbiano poca \u00abaffinit\u00e0\u00bb con il mondo estremo-orientale per formazione culturale ed educativa, si immergono alla scoperta di un mondo nuovo e per alcuni versi esotico. Sono diversi i livelli che permettono di affrontare argomenti tanto particolari, differenti le motivazioni, e di conseguenza gli esiti, ma ci\u00f2 rende questo tipo di scrittura intrigante e talvolta originale. Nel caso di Rino Cammilleri (n. 1950), scrittore e giornalista siciliano, nonch\u00e9 esperto di \u00abscrittura di cose sante\u00bb, egli fa trapelare la natura agiografica del suo contributo ed esalta le figure di coloro che guidarono la sommossa.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 toccare con mano, scorrendo rapidamente le pagine, l&#8217;aspetto celebrativo e elogiativo che l&#8217;autore vuole comunicare ai lettori, il suo intento \u00e8 infatti quello di narrare la bellezza e il coraggio dei missionari cattolici in Giappone, i quali si sono spesi senza riserve affinch\u00e8 il cristianesimo trionfasse in una terra tanto lontana.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;autore che ha attirato la nostra attenzione traccia, seppur rapidamente, i tratti di coloro che aderiscono alla nuova dottrina e che si dimostrano disponibili ad accettare le difficolt\u00e0 e l&#8217;ostilit\u00e0 del potere regnante, qualcosa che sarebbe difficile conoscere o soltanto immaginare guardando a (o da) Roma, o meglio alla (o dalla) sua enclave: Citt\u00e0 del Vaticano aperta al mondo \u00abaltro\u00bb, piuttosto che etnocentrico, per sua stessa conformazione. Basta un nulla e il lontano Oriente, seppur cristiano, \u00e8 a portata di lettura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la pubblicazione dell&#8217;articolo <em>La resistenza dimenticata dei samu<\/em><em>rai cristiani <\/em>per la rivista di apologia cattolica <em>Il Timone <\/em>nel 2003 (1) e del \u00abromanzo storico\u00bb<em> Il<\/em> <em>Crocifisso del Samurai <\/em>nel 2009 (2), Cammilleri edita per <em>I Quaderni del Timone, <\/em>collana <em>Storia: Shimabara no ran. La grande rivolta <\/em><em>dei samurai cristiani <\/em>(Milano, 2012).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scrittore si cimenta ancora una volta nella narrazione di uno degli eventi principali della storia del Giappone del XVII secolo, e in questo snello volumetto tenta di fornire le peculiarit\u00e0 del periodo in questione, ed \u00e8 per questo motivo che esso ha attirato la nostra attenzione e ci permette, in questa sede, di ampliarne la bibliografia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 nell&#8217;introduzione dello scritto egli tratteggia le coordinate politiche, sociali, culturali e religiose del tempo, partendo dall&#8217;arrivo di Francesco Saverio (1506-1552) il 15 agosto 1549 a Kagoshima, fino ad arrivare alla met\u00e0 del XIX secolo, quando l&#8217;arcipelago \u00e8 \u00abinvitato\u00bb a riaprire le porte all&#8217;Occidente. Prima di concludere il paragrafo un riferimento alla politica del <em>sakoku <\/em>(3), ovvero al periodo di chiusura del Giappone (4), proclamata da Tokugawa lemitsu (1604-1651) nell&#8217;agosto 1639 (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un particolare accenno alla nascita e alle opere che caratterizzano la prima comunit\u00e0 cattolica giapponese e ad alcuni missionari e personaggi storici, che hanno speso tempo ed energie perch\u00e9 questa fosse accolta dalla popolazione. Alessandro Valignano (1539-1606), visitatore delle missioni gesuitiche nelle Indie orientali, il samurai Takayama Ukon (1552-1615), battezzato con il nome di Justo nel 1564 (7) e amico dei gesuiti di Ky\u00f2to (8), costretto all&#8217;esilio a Manila, e ancora Oda Nobunaga (1534-1582), <em>daimy\u00f2 <\/em>di Owari, favorevole alla penetrazione dei missionari stranieri, allo scopo di circoscrivere l&#8217;ascendente politico buddhista. Alcuni sostengono che la sua conversione sia nata dal desiderio di sapere e approfondire la conoscenza scientifica dei gesuiti. Egli \u00e8 indotto al suicidio dal generale Akechi Mitsuhide (1526-1582).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel paragrafo <em>La persecuzione <\/em>l&#8217;autore sottolinea la poca \u00absimpatia\u00bb che lo shogunato Tokugawa (1603-1867) mostra nei riguardi della religione cattolica, tanto da allontanare tutti i missionari europei (9) dal paese, e costringere alcuni neofiti ad abiurare. Gli <em>sh\u00f3gun, <\/em>a partire dal 1611, mostreranno una vera e propria avversione nei confronti <em>della, jaky\u00f2 <\/em>[religione perversa o mala pianta].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tokugawa leyasu (1542-1616), nominato <em>sh\u00f3gun <\/em>nel 1603 dall&#8217;imperatore Go-Y\u00f2zei all&#8217;et\u00e0 di sessant&#8217;anni, estende a tutto il paese la proibizione della fede cristiana e l&#8217;esilio per tutti i missionari stranieri (10) e il suo primogenito Hidetaka (1579-1632) (11), nel 1614 (12) emaner\u00e0 un altro editto (13) nel quale motiva il rifiuto degli stranieri cattolici dalla sua terra: \u00abI cristiani sono venuti in Giappone non solo per scambi commerciali, ma anche con lo scopo di diffondere una Legge malvagia, distruggere la Dottrina retta e cos\u00ec cambiare il governo del Paese e impossessarsi della nostra terra. Questa \u00e8 l&#8217;origine di un grande disordine che deve essere stroncato&#8230;\u00bb (14).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I cattolici sono sottoposti a crudeli torture e ad alcuni di essi \u00e8 chiesta la pratica dei <em>fumi-e<\/em> [\u00abimmagini da calpestare\u00bb], nel corso della quale religiosi e neofiti sono esortati a calpestare un&#8217;immagine di Cristo o di Maria quale gesto di non appartenenza alla \u00abnuova religione\u00bb, o come segno di abiura. Alcune copie antiche sono conservate presso il <em>Hirado-no-j\u00f3<\/em> [castello di Hirado], sede principale del clan Matsuura. L&#8217;autore ricorda, inoltre, le torture pi\u00f9 comuni: la <em>mino odori<\/em> ovvero la \u00abdanza del mino\u00bb, durante la quale certuni sono arsi vivi e l\u2019<em>ana-tsurushi<\/em>, ovvero il \u00abtormento della fossa\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non vi \u00e8 nessun richiamo, neppure nel paragrafo <em>San Paulo Miki e i <\/em><em>Ventisei Martiri <\/em>[pp. 54-6], al primo editto di persecuzione che Toyotomi Hideyoshi (1537-1598), abile militare e geniale politico del periodo Azuchi-Momoyama (1573-1603) (15), emana nel 1587 (16). L&#8217;ingiunzione colpisce, in particolare, la comunit\u00e0 gesuitica insediatasi ormai in diverse zone dell&#8217;arcipelago. Ecco la frase con cui il \u00abgrande ministro\u00bb comincia la sua ordinanza: \u00ab<em>Nihon wa shinkoku taru tokoro!<\/em>\u00bb [Il Giappone \u00e8 il paese degli d\u00e8i]<sup>\u00a0 <\/sup>(17)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIn principio era apparso ben disposto nei riguardi della cristianit\u00e0, ma pi\u00f9 tardi si rendeva conto che i Gesuiti non erano cos\u00ec influenti sui mercanti portoghesi, come lui credeva che fossero; seppe che il porto di Nagasaki era diventato &#8220;feudo&#8221; del Pontefice romano e che i <em>daimy\u00f3 <\/em>di Arima e \u00d3mura avevano dato in usufrutto diverse terre ai padri della Compagnia di Ges\u00f9 e riscontr\u00f2 infine atteggiamenti di subordinazione nei suoi confronti da parte dei cristiani\u00bb (18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2 ritornato vittorioso da una campagna militare ed entrato a pi\u00f9 stretto contatto con \u00abl&#8217;ambiente\u00bb, nella notte tra il 24-25 luglio di quell&#8217;anno, decide di stroncare il cammino tracciato da Saverio e da altri confratelli. Quest&#8217;ordinanza, che entrer\u00e0 in vigore 10 anni pi\u00f9 tardi, grazie all&#8217;intervento di alcune dame di corte di Kita no Mandokoro (1548-1624), moglie legittima di Hideyoshi, condurr\u00e0, il 5 febbraio 1597, alla morte di 26 uomini (19), i <em>Nihon Nij\u00f9roku Seijin<\/em> (26 martiri del Giappone) (20), che il Martirologio Romano censisce come \u00abPaolo Miki e compagni\u00bb (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per l&#8217;avversit\u00e0 del potere ufficiale, si giunge all&#8217;organizzazione di \u00abcomunit\u00e0 segrete\u00bb, le quali cercano di preservare la propria religiosit\u00e0 e di viverne gli aspetti essenziali e caratterizzanti. Cammilleri riferisce pure dei <em>kakure kirishitan<\/em>, ovvero cristiani occulti o cripto-cristiani (22), coloro che si sono nascosti nelle montagne pi\u00f9 remote dell&#8217;arcipelago, senza rinunciare alla fede in Cristo, alla preghiera e ai sacramenti, anzi disponendo una gerarchia ministeriale laicale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tenta di ricordare, pertanto, i numerosi \u00abtestimoni della fede\u00bb: gesuiti, frati minori, domenicani e agostiniani, che in tempi diversi hanno subito il martirio sulla \u00abcollina dei martiri\u00bb. Si annotano tra essi due italiani: il \u00abgesuita genovese\u00bb Carlo Spinola (1564-1622) e il lucchese domenicano Angelo Orsucci (1573-1622). Il primo, nato a Madrid, di nobili origini, giunge in Giappone nel 1602 e dopo lo studio della lingua, si dedica pienamente a varie opere di diffusione della fede, tra cui la fondazione di una congregazione mariana e un&#8217;altra opera simile tra d\u00f3juku e catechisti a Miyako, dove resta per circa 7 anni (23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 ricordato, tuttavia, come studioso di matematica e di astronomia e come procuratore della missione giapponese, carica che ricopre fino al dicembre del 1618 (24). Il secondo, invece, dopo aver compiuto gli studi tra Viterbo e Roma, \u00e8 inviato a Valencia, in Spagna, per ricevere la formazione missionaria. Nel 1602 salpa alla volta di Manila nelle Filippine (25) e anni dopo, nel 1618, si imbarca per il Giappone, raggiungendo Nagasaki il 13 agosto. Dopo circa 4 mesi \u00e8 imprigionato a \u00d2mura, dove resta 4 anni e condannato a morte il 10 settembre 1622 (26). Il loro sacrif\u00eccio \u00e8 passato alla storia come \u00abGrande Martirio di Nagasaki\u00bb: un gruppo di confessori composto da 25 religiosi e 30 laici (27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra questi ultimi, si annota il martirio di numerose donne, tra queste: \u00abBeatriz Costa, figlia di un portoghese <em>e <\/em>una giapponese, e sua figlia Maria Silva di diciotto anni (28)\u00bb [p. 28], ma molte sono le giovani donne che si consegnano per essere giustiziate (29). Alcuni esempi emblematici: Marina di Omura, terziaria domenicana nel 1626, la quale dopo essere imprigionata, \u00e8 bruciata viva nel 1634 (30); Maddalena di Nagasaki, prima terziaria agostiniana recolletta (OAR) (31) e dal 1632 domenicana (32), che si consegna spontaneamente per seguire la via tracciata dai genitori; \u00d2sen Maria, prima martire di Hirado, giustiziata nel 1558 o ancora Hasakawa Tamako, battezzata a Osaka nel 1587 e uccisa nel 1600 durante la battaglia di ribellione di Mitsunari (33).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 menzionato solo un caso di apostasia quello del portoghese Christ\u00f3v\u00e0o Ferreira (1580-1650) (34), in seguito, Sawano Ch\u00f9an, che l&#8217;autore chiama Cristobal [p. 28], giunto a Nagasaki nel 1609, dove \u00e8 subito inviato ad Arima per l&#8217;esercizio della lingua. Nonostante la proscrizione, continua l&#8217;apostolato a Miyako, Fushimi, Tarnba e Settsu. Tra i suoi importanti incarichi si nota il compito di segretario, nel 1617, del nuovo provinciale portoghese Mateus de Couros (1568-1633) e successivamente, nel 1633, quello di vice provinciale dei gesuiti (35).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune fonti gli attribuiscono il ruolo di <em>sh\u00f9mon meakashi<\/em> ovvero una sorta di inquisitore giapponese, una spia del governo. Quelle portoghesi, invece, sostengono che egli abbia trascorso la sua vita di \u00abtraditore\u00bb nel pentimento e nella preghiera. Lo scrittore dimentica forse il famoso caso del confratello siciliano Giuseppe Chiara (1603-1685) di cui riferisce End\u00f3 Sh\u00f9saku (1923-1996) nel romanzo Chinmoku (Silenzio, 1966) (36).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il paragrafo <em>La ribellione<\/em> [pp. 29-35] si entra nel vivo del discorso. Il Nostro comincia a trattare le cause che conducono alla rivolta di Shimabara (dicembre 1637 &#8211; aprile 1638) vale a dire l&#8217;oppressione che il <em>daimy\u00f3<\/em> Matsukura Nagato no Kami Shigeharu (P-1638) riserva alla popolazione, gravata da numerose tasse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Subito dopo la scintilla che scatena l&#8217;insurrezione del popolo: il 17 dicembre le guardie, giunte presso l&#8217;abitazione di un debitore, non avendolo trovato, denudano la figlia e le danno fuoco. Ci\u00f2 convince la popolazione a intervenire per allontanare, o meglio \u00abdemolire\u00bb il comportamento sanguinario dei loro signori. Si contagiano cos\u00ec anche i villaggi limitrofi e in breve tempo le isole di Amakusa diventano \u00abpossedimento\u00bb dei ribelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La roccaforte \u00e8 il castello di Hata, sito su un alto promontorio e circondato, per tre lati, dal mare. Ben presto sar\u00e0 invaso dai rivoluzionari e diventer\u00e0 il luogo in cui rifugiarsi e progettare le varie strategie belliche. Esso rappresenta anche il luogo in cui \u00e8 possibile sperimentare la \u00abcarit\u00e0\u00bb ovvero la capacit\u00e0 di condividere con l&#8217;altro la scarsit\u00e0 di viveri necessari per la sopravvivenza e la disgrazia dell&#8217;evento di cui sono protagonisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 citato anche l&#8217;attacco olandese (37) del 24 febbraio 1638 quando <em>De Ryp, <\/em>il vascello dell<em>&#8216;opperhoofd <\/em>(\u00abcapo\u00bb) (38) Nicolas Koeckebacker (39), assedia il castello di Hara incitato da Matsudaira Izu no Kami Nobutsuna (1596-1662) che sperava in un aiuto per sconfiggere i rivoltosi (40).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cammilleri fa notare, come gi\u00e0 nel sottotitolo del suo contributo, che si tratta de <em>La grande rivolta dei samurai cristiani, <\/em>ma diversi autori sostengono che le motivazioni principali sono dettate dal giogo politico ed economico dei <em>daimy\u00f3 <\/em>sui feudi di Shimabara e Amakusa (41). Ci\u00f2 nonostante gli studiosi tendono a sottolineare il \u00abcarattere religioso\u00bb dell&#8217;accaduto: \u00abNot all the insurgents were Christians, but the movement speedily took on a religious character which all seemed to share once it had begun. The participants openly proclaimed their Christian faith and their determination, if need be, to die for it. They used banners with Portuguese inscriptions such as <em>&#8220;Louvado seia o Santissimo Sacramento&#8221; <\/em>(Praised be the most Holy Sacrament) and shouted the names of lesus, Maria and Santiago in their attacks\u00bb (42).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si registrano circa 20.000 morti le cui teste vengono impalate sulla spiaggia e davanti al castello. Tra di esse anche quelle di coloro che hanno organizzato e in un certo senso guidato la rivolta. Molti sono costretti a fare <em>seppuku <\/em>ossia quello \u00abche in Occidente viene detto, erroneamente, <em>hara-kiri, <\/em>che \u00e8 propriamente il tagliarsi la pancia, non il nome della cerimonia\u00bb [p. 47].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nathalie Kouam\u00e9, docente di lingua e civilt\u00e0 del Giappone presso l&#8217;Institut National des Langues et Civilisations Orientales (INALCO) di Parigi, scrive: \u00abEnfin, l&#8217;expulsion definitive des Portugais en 1639 laissa aux seuls Hollandais et Chinois la possibilit\u00e9 de s\u00e9journer au Japon (a Dejima-Nagasaki) et d&#8217;entretenir avec les nationaux des relations principalement commerciales. Notons que cette derni\u00e8re d\u00e9cision fut prise au lendemain de la r\u00e9volte spectaculaire de plusieurs milliers de paysans et petits <em>samurai <\/em>chr\u00e9tiens de l&#8217;ile de Ky\u00f9sh\u00f9, dans la r\u00e9gion de Shimabara-Amakusa (1637-1638). Par cette s\u00e8rie de mesures, le gouvernement d&#8217;Edo esp\u00e9rait non seu-lement r\u00e9soundre le probl\u00e8me chr\u00e9tien et minimiser la menace potentielle que repr\u00e9sentait la pr\u00e9sence d&#8217;\u00e9trangers sur le sol nippon, mais il visait aussi a s&#8217;arroger le monopole du commerce ext\u00e9rieur au d\u00e9triment des <em>daimy\u00f2, <\/em>notamment ceux du Sud-Ouest, afin de conforter le rapport de force in\u00e9gal existant depuis la victoire de Sekigahara entre le centre (Edo) et la province (c&#8217;est-\u00e0-dire les fiefs r\u00e9gionaux). Cette strategie se r\u00e9v\u00e9la efficace, et elle fut appliqu\u00e9e sans \u00e9tat d&#8217;\u00e0me\u00bb (43).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il capitoletto <em>La fine del Sakoku <\/em>[pp. 49-53] (44) tratta della riapertura del paese all&#8217;Occidente e ai tentativi dei missionari di accedervi per continuare l&#8217;opera di evangelizzazione. L&#8217;ingresso nel 1642 di 8 gesuiti, che l&#8217;anno successivo sono martirizzati e l&#8217;avventura dell&#8217;abate Giovan Battista Sidotti (1668-1715), che Cammilleri chiama <em>Pietro <\/em>[p. 49], sacerdote diocesano siciliano, penetrato in Giappone clandestinamente e morto per asfissia nella <em>Kirishitan yashikf\u00f3, <\/em>che all&#8217;arrivo \u00e8 interrogato dal celebre intellettuale confuciano e consigliere, nel 1694, dello <em>sh\u00f2gun <\/em>Tokugawa lenobu ( 1662-1712) (46), Arai Hakuseki (1657-1725) (47). Si ricorda, che, nel 1705, nella citt\u00e0 di Manila, Sidotti fonda \u00abun&#8217;opera pia\u00bb con lo scopo di aiutare i bambini cinesi abbandonati dai loro genitori (48).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si passa al 17 marzo 1865 quando il francese Bernard Thad\u00e9e Petitjean (1828-1884), membro della Societ\u00e0 per le Missioni Estere di Parigi, si imbatte in un commovente incontro con le contadine del vicino villaggio di Urakami, le quali dopo avergli posto tre domande, gli rivelano di avere lo \u00abstesso cuore\u00bb ovvero lo stesso Credo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In seguito, Cammilleri menziona il tragico evento del 9 agosto 1945 che colpisce Nagasaki, distruggendo parte della citt\u00e0 e della sua gente, lasciando integra, per\u00f2, una statua della Madonna e una parte del <em>Mungenzai no sono <\/em>[II Giardino dell&#8217;Immacolata] che il frate conventuale polacco Massimiliano Maria Kolbe (1894-1941), giunto il 24 aprile 1930 (49), ha eretto nel sobborgo di Hongochi nell&#8217;anno successivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tre giorni prima Hiroshima \u00e8 stata stravolta dall&#8217;ordigno nucleare. Lo scrittore ricorda l&#8217;abbattimento di alcune strutture della citt\u00e0, tra cui \u00abla parrocchia dell&#8217;Assunzione\u00bb [p. 52], sede di una piccola comunit\u00e0 gesuitica. Questo \u00e8 solo uno degli esempi di devastazione apportati dall&#8217;atomica, come racconta in una lettera del 18 novembre 1945 una suora missionaria (50), pubblicata nella rubrica <em>Con I Gesuiti per il Mondo <\/em>della rivista <em>Societas, <\/em>allora, <em>Corrispondente Mensile dei PP. Gesuiti del Mezzogiorno d&#8217;Ita<\/em><em>lia <\/em>(51)<em> , <\/em>diretta dall&#8217;aquilano Giovanni Alessandri (1913-1987) (52).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In queste pagine \u00e8 riferito di un certo P. Hopp (53), anch&#8217;egli vittima dello scoppio, componente della residenza di Nagatsuka e dell&#8217;impegno dei padri nel so\u00adstenere i feriti, di cui una sessantina ospitati nella grande cappella (54).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proseguendo la lettura, la nostra attenzione cade sull&#8217;ammiraglio Yamamoto Shinjir\u00f3 (1877-1942), di famiglia shintoista, il quale ha frequentato la scuola pi\u00f9 prestigiosa di T\u00f2kyo, gestita dalla Societ\u00e0 di Maria (55). Segue il paragrafo <em>I martiri <\/em>[pp. 57-61], in cui si tratta della beatificazione dei 188 martiri (\u00abPietro Kibe Kasui e 187 compagni martiri\u00bb) (56), avvenuta il 24 novembre 2008 presso il Big-N Baseball Stadium di Nagasaki. Si tratta seppur brevemente di questa numerosa schiera composta per la maggior parte da laici, tra cui tante donne e bambini, e da soli 5 religiosi: 4 gesuiti e 1 agostiniano (57). L&#8217;ultimo capitoletto <em>Da san Francesco Saverio a Shimabara <\/em>[p. 61] ripercorre rapidamente il contenuto del volumetto fino al 1638.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;intero quaderno \u00e8 contornato da immagini e fotografie, le quali riprendono visivamente ci\u00f2 che lo scrittore racconta. Esse possono considerarsi importanti e fondamentali perch\u00e9 aiutano il lettore a entrare in contatto e a familiarizzare con volti, luoghi <em>e <\/em>oggetti, per alcuni, poco conosciuti. Prevalgono quelle di contenuto religioso, come traspare gi\u00e0 dalle prime pagine in cui \u00e8 presente la statua del Saverio con alcuni discepoli a Kagoshima e ancora, nella pagina seguente, un&#8217;altra dello stesso soggetto in paramenti sacri e avente nella mano sinistra una croce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A queste ne accompagnano diverse fino ad arrivare alla facciata della cattedrale di Urakami, a Nagasald e alla scultura in bassorilievo, della chiesa di \u00d3ura (58), che ricorda l&#8217;incontro di Petitjean, di cui si \u00e8 detto, al dipinto di Guillaume-Joseph Chaminade(176l-1850), sacerdote francese e fondatore dei marianisti <em>e <\/em>la foto della cerimonia della prima beatificazione in suolo giapponese. In essa sono ritratti migliaia di fedeli e in primo piano certuni in atteggiamento orante, e una lunga fila di concelebranti in stola rossa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche foto circa i danni provocati dall&#8217;atomica, tra cui le rovine <em>Dll\u2019 Urakami Tenshud\u00f3. <\/em>Seguono, comunque, alcune tele raffiguranti la crocifissione dei 26 protomartiri del Giappone, tra cui il monumento celebrativo eretto proprio nel luogo in cui essi sono stati martirizzati (59).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo ambito \u00e8 doveroso menzionare Hasegawa Lucas Ryuzo (1897-1967), pittore della scuola tradizionale giapponese <em>Nihon-ga, <\/em>il quale ha mostrato particolare attenzione per questa \u00abgloriosa pagina\u00bb della storia del cristianesimo in Giappone. Ricordiamo gli affreschi della chiesa SS. Martiri giapponesi di Civitavecchia, costruita nel 1864, due anni dopo la canonizzazione, la quale sembra essere la prima se non l&#8217;unica in Europa a loro dedicata (60). Di sicuro il tempio \u00e8 un <em>unicum, <\/em>dipinto come \u00e8 da un artista di alto livello (61).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno accanto all&#8217;altro, gli affreschi ripercorrono le fasi salienti della vita degli \u00abuomini\u00bb, del loro patire e delle fatiche alle quali sono sottoposti fino all&#8217;arrivo a Nagasaki. Il bianco, colore del lutto in Estremo Oriente, si impone senza essere invasivo, manifestandosi in vari elementi significativi: il bianco del fiore aperto, delle vesti degli uomini avviati al martirio, delle corde leganti i corpi. Il bianco \u00e8 usato persino sul legno delle croci, quasi a creare un velo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco come Irene larocci nel volume <em>Quelle croci a Nagasaki. Storia dei <\/em><em>26 protomartiri in Giappone e del loro tempo <\/em>introduce la singolare figura di Hasegawa: \u00abPioniere della tecnica dell&#8217;affresco in Estremo Oriente, dove il clima caldo umido richiede particolari accorgimenti, \u00e8 autore delle scene, spiranti serenit\u00e0 e pace interiore, che imbelliscono la chiesa francescana di Civitavecchia dedicata ai martiri di Nishizaka\u00bb (62).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accanto a questo si pone <em>Nagasaki he no michi <\/em>[Sulla strada di Nagasaki] (63), dello stesso artista, donato al <em>Nihon Nij\u00f9roku Seijin Kinenkan <\/em>[Museo commemorativo dei 26 Martiri del Giappone] nel 1965, anche se il lavoro \u00e8 terminato circa due anni dopo (10 maggio 1967). Egli rappresenta le 14 stazioni del martirio da Ky\u00f3to a Nagasaki in uno senario in cui sono dipinte 354 persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ricorda, inoltre, la <em>story-cards <\/em>realizzata dal cattolico Nagai Paolo Takashi (1908-1951) (64), \u00abdirettore della Facolt\u00e0 di Radiologia dell&#8217;universit\u00e0 di Nagasaki\u00bb (65) in collaborazione con il fratello minore Hajime, conservata presso la <em>Nagai Takashi Memor\u00ecal Library <\/em>in Mitoya-machi, a Shimane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa accompagna una <em>short story Roj\u00f3 no hito [Men on th\u00e8 Road, <\/em>redatta in giapponese e inglese, presentata, dall&#8217;Arcidiocesi di Nagasaki, come scrive l&#8217;arcivescovo Shimamoto Francis Xavier Kaname (1932-2002) nel <em>Hajimeni <\/em>[Prefazione], in occasione del quarto centenario (1597-1997) dal martirio (66). Interessanti anche le immagini dei personaggi storici, che si accostano a quelle del mondo dei samurai (67) e di alcuni squarci della battaglia di Shimabara, delle rovine di <em>Hara-no-j\u00f3 e <\/em>la statua del <em>r\u00f3nin <\/em>(68) e figura <em>lea<\/em><em>der di <\/em>Masuda Shir\u00f2 Tokisada (1621-1638), solitamente conosciuto come Amakusa Shir\u00f2 (69), \u00abwho used the Christian name of Jerome\u00bb (70).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa \u00absezione\u00bb lo scrittore introduce anche uno squarcio della Cina, vale a dire l&#8217;immagine di Matteo Ricci (1552-1610), giunto nel paese il 10 settembre 1583 (71) e la descrizione di alcuni elementi legati al confucianesimo, al buddismo (72), che sebbene sia nato in India verso il VI secolo a.C., nelle prossimit\u00e0 del fiume Gange, abbia riscosso particolare popolarit\u00e0 nel Paese di mezzo e al \u00abcristianesimo nella versione nestoriana\u00bb (73) [p. 9].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno studio di Matteo Nicolini-Zani circa la \u00abstele di Xi&#8217;an\u00bb (conosciuta anche come \u00abstele Tang\u00bb, 618-907), attesta la presenza della Chiesa siro-orientale in Cina tra il 635 e il 718, fondata da \u00c0lu\u00f3b\u00e8n. Egli precisa, pertanto: \u00abnaturalmente questo non vieta di pensare, per\u00f2, che gi\u00e0 prima di quella data vi fosse una presenza cristiana, forse non organizzata\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quadro (olio su tela 120&#215;95 cm) \u00e8 particolarmente famoso perch\u00e9 realizzato nel 1610 (74) dal pittore cinese Yii W\u00e9n-Hui, noto con il nome portoghese di Emmanuele Jeuuenhoei (1575-1633) detto Pereira (75), custodito presso la chiesa del SS. Nome di Ges\u00f9 all&#8217;Argentina (76), da sempre denominata tempio farnesiano perch\u00e9 non sarebbe stato possibile realizzarla cos\u00ec grandiosa senza la liberalit\u00e0 del cardinale Alessandro Farnese, nipote del vescovo di Roma Paolo III (77) (Alessandro Farnese, r. 1534-1549).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esso \u00e8 stato recapitato grazie al francese Nicolas Trigault (1577-1628), fondatore nel 1625 di una missione gesuitica in Xi&#8217;an per volere di due letterati cinesi convertiti al cristianesimo, insieme ad alcuni documenti del Ricci nel 1614 ed esposto inizialmente nella residenza adiacente alla Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La penultima pagina \u00e8 dedicata alla Bibliografia [p. 62], che si limita a indicare tre libri soltanto. Oltre a citare il suo romanzo, Cammilleri considera il volume del gesuita e professore presso la J\u00f2chi Daigaku [Sophia University] di Tokyo, Jean Monsterleet, <em>Storia della Chiesa in Giappone dai tempi feudali ai nostri giorni. Storia e problemi missionari, <\/em>edito dalle Paoline nel 1957(78) da cui attingere gli eventi e i \u00abfautori\u00bb del missionariato cattolico nell&#8217;arcipelago e il libro del docente di studi giapponesi Ivan Morris La nobilt\u00e0 della sconfitta presentato da Guanda nel 1983, in cui si racconta di nove eroi \u00abpoco fortunati\u00bb della storia giapponese, e presenta una caratteristica tipica della cultura nipponica: il h\u00f3ganbiiki(79), ovvero la \u00absimpatia per il perdente\u00bb(80).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> R. CAMMILLERI, <em>La resistenza dimenticata dei samurai cristiani, <\/em>in \u00abII Timone\u00bb, 5\/27 (2003), pp. 18-20. 2<br \/>\n<strong>2)<\/strong> R. CAMMILLERI, <em>Il Crocifisso del Samurai<\/em>, Milano, 2009.<br \/>\n<strong>3)<\/strong> Cfr. M.S. Laver, <em>The Sakoku Edicts and the Politics of Tokugawa Hegemony, Amherst<\/em> (Nj), 2011.<br \/>\n<strong>4)<\/strong> La storiografia recente sta rivalutando il periodo Tokugawa. Non si parla di assenza di contatti, ma di scambio silenzioso, che ha manifestato i suoi segni in un&#8217;era di grande modernizzazione e introduzione di innovazioni come il periodo Meiji (1868-1912). \u00abI giapponesi non erano completamente all&#8217;oscuro di ci\u00f2 che c&#8217;era al di l\u00e0 del mare (kaigai)\u00bb: A. TAMBURELLO, <em>La cultura occidentale nel Giappone Tokugawa Parte I<\/em> &#8211; <em>Gli sviluppi del nanbangaku e l&#8217;apporto attraverso la Cina,<\/em> in \u00abII Giappone\u00bb, 19 (1979), pp. 137-51; ID., <em>La cultura occidentale nel Giappone Tokugawa Parte II \u2013 La mediazione olandese e russa fra Seicento e Ottocento,<\/em> in \u00abII Giappone\u00bb, 20 (1980), pp. 19-49; ID., <em>La cultura occidentale nel Giappone Tokugawa Parte III &#8211; L&#8217;Ottocento: dalla mediazione olandese e rus\u00adsa alla cooperazione internazionale<\/em>, in \u00abII Giappone\u00bb, 21 (1981), pp. 5-31; P. CARIOTI, <em>II cosiddetto sakoku: nuove linee interpretative della storiografia giapponese circa la politica di &#8220;chiusura&#8221; varata dal bakufu Tokugawa nel secolo XVII, in Giappone: il futuro del passato<\/em>, Venezia, 1998, pp. 89-106; M. CAPRIATI, <em>L&#8217;ukiyo-e come arte di uso e consumo<\/em>, in \u00abII Giappone\u00bb, 41 (2001), pp. 43-86.<br \/>\n<strong>5)<\/strong> L&#8217;anno successivo il bakufu istituisce il Kirisb\u00ectan sh\u00f9mon aratameyaku [Ufficio dell&#8217;inquisizione] sotto la direzione di Inoue Chikugo no Kami Masahige (1585-1662), un cristiano rinnegato: L. Bluss\u00e9, \u00abThe Grand Inquisitor Inoue Chikugo no Kami Masashige Spin Doctor of the Tokugawa Bakufu\u00bb, Bulletin of Portuguese\/Japanese Studies VII (2003), pp. 23-43.<br \/>\n<strong>6)<\/strong> Cfr. J.F. Moran, <em>The Japanese and the Jesuits: Alessandro Valignano in sixteenth-century Japan<\/em>, London-New York, 1993. Si veda, inoltre: M. DE GIORGI, <em>Alessandro Valignano<\/em> <em>(1539-1606) in <\/em><em>Japan, <\/em>in \u00abQuaderni del Centro Studi Asiatico\u00bb, 3\/2 (2008), pp. 87-97.<br \/>\n<strong>7)<\/strong> \u00ab&#8230; quien renunci\u00f3 a su honor, a su familia y a sus tierras por ser cristiano, viviendo como ap\u00f3stol de la f\u00e9 cat\u00f3lica\u00bb, A.R. MANZANO, <em>Mitosy Leyendas Sabre las Reladones Hispano-Japonesas <\/em><em>durante los SiglosXVI-XVII\u00bb, <\/em>in \u00abBracar\u00bb, 29 (2005), p. 57. Gi\u00e0 in A CERMENO, <em>Corona de daimyos: <\/em><em>Don Justo Ukondono Takayama, <\/em>Bilbao, 1950.<br \/>\n<strong>8)<\/strong> YAKICHI KATAOKA, <em>Takayama Ukon, <\/em>in \u00abMonumenta Nipponica\u00bb, 1\/2 (1938), pp. 159-72; J. Laures, <em>Takayama Ukon. A CriticaiEssay, <\/em>in \u00abMonumenta Nipponica\u00bb, 5\/1 (1942), pp. 86-112.<br \/>\n<strong>9)<\/strong> Cfr. <em>Pr\u00e9sences occidentale* aujapon du \u00absiecle chr\u00e9tien\u00bb a la r\u00e9ouverture du XIII siecle, <\/em>ed. par H. Bernard-Ma\u00ectre &#8211; P. Humbertclaude &#8211; M. Prunier, Paris, 2011.<br \/>\n<strong>10)<\/strong> P.G. MANINI, \/\/ <em>coraggio della fede. L&#8217;ordine di cancellare il cristianesimo, <\/em>in \u00abMissionari Saveriani\u00bb, 61\/9 (2008), p. 3.<br \/>\n<strong>11)<\/strong> Egli pensa di delimitare il commercio degli stranieri ai soli porti di Nagasaki e di Hirado.<br \/>\n<strong>12)<\/strong> Antecedono gli editti del 1612, in cui il signore di Nagasaki, Hasegawa Sahioye (in alcune fonti Sahyoe), intende punire i portoghesi per aver arrecato alcune offese con i giapponesi e quello emanato nel 1613, dove si comunica a tutti i templi e santuari di distanziarsi dal cattolicesimo e da un ramo del buddhismo, vale a dire quello della Nichiren Sh\u00f3sh\u00f9 (setta o scuola Nichiren).<br \/>\n<strong>13)<\/strong> Si dice che l&#8217;editto sia stato redatto dal padre. Seguiranno altri tre \u00abdecreti di espulsione\u00bb nel 1633, 1635 <em>e <\/em>1639. Questi colpiscono non solo i membri delle comunit\u00e0 cristiane, ma anche i mercanti stranieri.<br \/>\n<strong>14)<\/strong> <em>Giappone, il secolo dei martiri Pietro Kibe e altri 187 martiri infrangono un silenzio di 4 secoli e ci raccontano la loro storia<\/em>, a cura della Conferenza Episcopale Giapponese, Brescia, 2008, p. 1.<br \/>\n<strong>15)<\/strong> Si veda, E PUDDINU, <em>La politica interna di Toyotomi Hideyoshi<\/em>, in \u00abII Giappone\u00bb, 10 (1970), pp. 123-44.<br \/>\n<strong>16)<\/strong> A. BOSCARO, <em>Toyotomi Hideyoshi and the 1587 Edicts against Christianity<\/em>, in \u00abOriens Extremus\u00bb, 20\/2 (1973), pp. 219-24.<br \/>\n<strong>17)<\/strong> A. BOSCARO, <em>I kirishitan monogatari: una rilettura del secolo cristiano<\/em>, in \u00abAnnali di Ca&#8217; Foscari\u00bb, 18\/3 (1979), p. 120.<br \/>\n<strong>18)<\/strong> G. MALENA, <em>I Gesuiti italiani in Giappone nel &#8220;secolo cristiano&#8221;,<\/em> in \u00abII Giappone\u00bb, 35 (1995), pp. 25-6<br \/>\n<strong>19)<\/strong> \u00abL&#8217;imperator Taicosama principe abbominevole pe&#8217; suoi vizii e per le sue crudelt\u00e0, pens\u00f2 d&#8217;allontanar per sempre dal suo regno una religione, che contraddiceva alle sue brutalit\u00e0, emanando un editto, con cui si stabiliva l&#8217;esilio o la morte, a chi non rinunciasse al nome di cristiano\u00bb: G. Bosco, <em>Storia ecclesiastica ad uso delle scuole utile per ogni ceto di persone, dedicata all&#8217;Onoratissimo <\/em><em>Signore E Erv\u00e9 de Li Croix, Provinciale dei Fratelli D. I. D. S. C<\/em>., Torino, 1845, p. 68.<br \/>\n<strong>20)<\/strong> Per una breve biografia dei martiri: DIEGO RY\u00d2GO YUKI, <em>The Martyr&#8217;s Hill Nagasaki, Nagasaki,<\/em> 2002.<br \/>\n<strong>21)<\/strong> Cfr. AGOSTINO DA OSIMO, <em>Storia dei ventitre martiri giapponesi dell&#8217;Ordine dei Minori<\/em> <em>Osservanti detti Scalzi di S. Francesco Pierbattista Commissario, Martino D&#8217;Aguirre, Francesco Bianco&#8230; <\/em><em>[et al.] scritta per la circostanza della solenne loro canonizzazione<\/em>, Roma, 1862; P. PFISTER, <em>I primi mar<\/em><em>tiri gesuiti giapponesi 1597 Paolo Miki, Giovanni Soan, Giacomo Kisai<\/em>, in \u00abSocietas\u00bb, 46\/3-4 (1997), pp. 93-6.<br \/>\n<strong>22)<\/strong> Si veda il volume del periodico \u00abJapanese Religions\u00bb, 19\/1-2 (1993) dedicato interamente ai <em>kakure kirishitan.<\/em><br \/>\n<strong>23)<\/strong> Cfr. F.A. SPINOLA, <em>Vita del P. Carlo Spinola della Compagnia di Giesu, Morto per la Santa Fede <\/em><em>nel Giappone<\/em>, Roma, 1628; J. Ruiz DE MEDINA, <em>Un genov\u00e9s nacido en Madrid. Carlo Spinola, cien<\/em><em>tifico, misioneroy m\u00e0rtir<\/em>\u00bb, in \u00abQuaderni Franzoniani\u00bb, 5\/10 (1992), pp. 69-86.<br \/>\n<strong>24)<\/strong> Cfr. D. FRISON, <em>II contributo scientifico del gesuita Carlo Spinola nel Giappone del primo <\/em><em>Tokugatva, <\/em>in \u00abII Giappone\u00bb, 49 (2009), pp. 21-56.<br \/>\n<strong>25)<\/strong> E considerato \u00abporto internazionale\u00bb e \u00abcitt\u00e0 aperta\u00bb per i missionari stranieri. U. IACCARINO, <em>Manila as an International Entrop\u00f2t: Chinese and japanese Trade with the Spanish Philippines at the <\/em><em>dose of the 16th Century, <\/em>in \u00abBulletin of Portuguese\/Japanese Studies\u00bb, 16 (2008), pp. 71-81.<br \/>\n<strong>26)<\/strong> L. FERRETTI, <em>Vita del Beato Angelo Orsucci dei Frati Predicatori martirizzato in Giappone il <\/em><em>10 settembre 1622, <\/em>Roma, 1923. Si ricorda che la <em>Campus Maior Rivista di Studi Camaioresi <\/em>edita dall&#8217;Istituto Storico Lucchese, ha dedicato al martire il numero 19 del 2007: <em>Ambizioni nobiliari <\/em><em>ed esperienze missionarie. La famiglia Orsucci ed il Beato Angelo missionario e martire del &#8216;600.<br \/>\n<\/em><strong>27)<\/strong> J. RUIZ DE MEDINA <em>El Martirologio del jap\u00f3n 1558-1783, <\/em>Roma, 1999, p. 443.<br \/>\n<strong>28)<\/strong> Secondo Charles Boxer le due donne sono esiliate a Macao, mentre gli altri appartenenti al gruppo, sono martirizzati nelle acque solforose dell&#8217;Uzen (tortura introdotta da Mizuno Kawachi) per tutto il mese di dicembre del 1631 e successivamente arsi vivi: C. BOXER, <em>The Christian Century <\/em><em>injapan 1549-1650, <\/em>Berkeley and Los Angeles, 1951, pp. 351-56.<br \/>\n<strong>29)<\/strong> II seguente volume delinea il ruolo che le donne giapponesi hanno svolto nella conoscenza e nella diffusione della religione cattolica in Giappone: H. NAWATA WARD, <em>Women Religious Leaders <\/em><em>in japan&#8217;s Christian Century, 1549-1650, <\/em>Aldershot, 2009.<br \/>\n<strong>30)<\/strong> L. GALM\u00c9S MAS, <em>Los Diecis\u00e9is Martires del jap\u00f3n, <\/em>Madrid, 1987, p. 38.<br \/>\n<strong>31)<\/strong> Cfr. ANDR\u00c9S DE SAN NICOLAS, <em>Canto a Magdalena de Nangasaqui. Versi\u00f3n Castellana por <\/em><em>Manuel Briceno Jduregu\u00ec, <\/em>Bogota, 1987.<br \/>\n<strong>32)<\/strong> P.P. CEFERINO, <em>Witnesses ofthe Faith in th\u00e8 Or\u00ecent: Dominican Martyrs of japan, China, and Vietnam, <\/em>Hong Kong, 2006<sup>2<\/sup>, pp. 75-7.<br \/>\n<strong>33)<\/strong> Le notizie circa Maria e Tamako sono attinte dal Museo dei Martiri di Nagasaki.<br \/>\n<strong>34)<\/strong> Si tratta del terzo caso. Infatti antecede il ripudio di Araki Thomas, gi\u00e0 membro della Compagnia, e nel 1620 quello di Fukan (o Fukansai) Fabian: D. ALDEN, <em>The Making of an <\/em><em>Enterprise the Society of Jesus in Portugal, Its Empire, and Beyond, 1540-1750<\/em>, California, 1996, p. 136; M. SCHMMPF, <em>The Pro- and Anti-Christian Writings of Fukan Fabian (1565-1621), <\/em>in \u00abJapanese Religions\u00bb, 33\/1-2 (2008), pp. 35-54. Si veda, inoltre: J. BASKIND, &#8220;<em>The Matter of the Zen School&#8221;, <\/em><em>Fukansai Fabian&#8217;s My\u00f2tei Mond\u00f2 and his Christian Polemic on Buddhism<\/em>, in \u00abJapanese Journal of Religious Studies\u00bb, 39\/2 (2012), pp. 307-31; K. PARAMORE, <em>Early Japanese Christian Thought <\/em><em>Reexamined: Confucian Ethics, Catholic Author\u00ecty, and the Issue of Faith in the Scholastic Theories of Fabian, Gomez, and Ricci<\/em>, in \u00abJapanese Journal of Religious Studies\u00bb, 35\/2 (2008), pp. 231-62.<br \/>\n<strong>35)<\/strong> H. CIESLIK, <em>Ferreira, Christ\u00f3v\u00e0o (Sawano Ch\u00f9an),<\/em> in, <em>Diccionario hist\u00f3rico de la. Compania de <\/em><em>Jes\u00f9s biogr\u00e0fico-tem\u00e0tico,<\/em> editors C. O&#8217;Neill-J. M. Dominguez II, Madrid, 2001, pp. 1407-1408.<br \/>\n<strong>36)<\/strong> EMI MASE-HASEGAWA, Chr\u00ecst in Japanese Culture: Theolog\u00eccal Themes in Sh\u00f9saku E,ndo&#8217;s Literary Works, Leiden, 2008, p. 98.<br \/>\n<strong>37)<\/strong> Nel luglio 1609 giungono a Hirado le prime navi della Compagnia delle Indie Orientali olandesi sotto il comando di Abraham Van der Broeck. Nel 1652 essi stabiliscono la pi\u00f9 importante base commerciale nei pressi del Capo di Buona Speranza. Seguono gli inglesi nel 1613, giunti con la <em>Clave <\/em>capitanata da John Saris (1580-1643), i quali, nonostante l&#8217;invito di leyasu a fondare un&#8217;agenzia commerciale ad Edo (T\u00f2kyo), \u00abcapitale del <em>bakufu\u00bb, <\/em>preferiscono restare a Hirado perch\u00e9 \u00abfosse in posizione pi\u00f9 strategica per aprire eventuali traffici con la Cina\u00bb. Entrambi le popolazioni sono chiamate <em>k\u00f3m\u00f2jin <\/em>(lett. \u00abbarbari dai capelli rossi\u00bb) per distinguerli dai <em>nanbanjin <\/em>(lett. \u00abbarbari del Sud\u00bb) ovvero gli stranieri provenienti da Portogallo e Spagna, promotori della <em>nanbanbunka <\/em>(lett. \u00abcultura dei barbari del Sud\u00bb). Essi sono etichettati dai missionari come i \u00abdiavoli luterani\u00bb: A. TAMBURELLO, <em>La crisi del patronato cattolico portoghese nello scacchiere dell&#8217;Asia estremorientale <\/em><em>nei secoli XVI-XVII, <\/em>in <em>II Portogallo e i mari: un incontro tra culture, <\/em>a cura di M.L. Cusati, Napoli, 1994, p. 347; T. IANNELLO <em>Sh\u00f2gun, K\u00f3m\u00f2jin e Rangakusha, Le Compagnie delle Indie e l&#8217;apertura del <\/em><em>Giappone alla tecnologia occidentale nei secoli XVII-XVIII, <\/em>Padova, 2012.<br \/>\n<strong>38)<\/strong> E HUIBERT, <em>Nederlanders in japan, 1600-1854: De VOC op Desjima, <\/em>Weesp, 1984, p. 34.<br \/>\n<strong>39)<\/strong> Soggiorna a Hirado, \u00abconsiderata postazione internazionale dell&#8217;Estremo Oriente, nella prima met\u00e0 del secolo XVII\u00bb, dal 20 dicembre 1633 al 3 febbraio 1639: P. CARIOTI, <em>Hirado, postazione internazionale dell&#8217;Estremo Oriente, nella prima met\u00e0 del secolo XVII, <\/em>in \u00abII Giappone\u00bb, 37 (1997), pp. 55-68; G.K. GOODMAN, <em>Japan and th\u00e8 Dutch, 1600-1853, <\/em>Richmond, 2000, p. 13.<br \/>\n<strong>40)<\/strong> MATT K. MATSUDA, <em>Pacific Worlds: A History of Seas, Peoples, and Cultures, <\/em>Cambridge, 2012, pp. 100-1.<br \/>\n<strong>41)<\/strong> J. JENNES <em>A History of the Catholic Church in japan from its Beginnings to the Early Meiji Era, <\/em>T\u00f2kyo, 1973,p. 143.<br \/>\n<strong>42)<\/strong> R.H. DRUMMOND, <em>A History of Christianity in Japan, <\/em>Grand Rapids (Mi), 1974, p. 106.<br \/>\n<strong>43)<\/strong> N. KOUAME, <em>L&#8217;Etat des Tokugawa et la religion. <\/em><em>Intransigeance et tol\u00e9rance religieuses dans le <\/em><em>Japon moderne (XVII&#8217;-XIX&#8217; si\u00e8cles), <\/em>in \u00abArchives de sciences sociales des religions\u00bb, 52 (2007), p. 111.<br \/>\n<strong>44)<\/strong> \u00abDopo la visita del commodoro Perry il paese si trov\u00f2 diviso tra chi era a favore dell&#8217;apertura del paese <em>(kaikoku) <\/em>e chi invece voleva la cacciata degli stranieri <em>(j\u00f2\u00ec) <\/em>dal suolo giapponese\u00bb: L. BERETTA, <em>Il<\/em> <em>viaggio in Italia di Tokugawa Akitake, 1867: la missione in Europa del fratello dell&#8217;ultimo<\/em> shogun<em>, <\/em>Moncalieri (To), 2008, p. 14.<br \/>\n<strong>45)<\/strong> R.C. TASSINARI, <em>The End of Padre Sidotti. <\/em><em>Some New Discoveries, <\/em>in \u00abMonumenta Nipponica\u00bb, 5\/1 (1942), pp. 246-53. Recentemente: L. CONTARINI &#8211; A. LUCA, <em>L&#8217;ultimo missionario (Oriente), <\/em>Milano, 2009.<br \/>\n<strong>46)<\/strong> Sesto <em>sh\u00f2gun <\/em>Tokugawa dal 1709 al 1712. Figlio di Tsunashige (1644-1678).<br \/>\n<strong>47)<\/strong> Cfr. K. WILDMAN NAKAI, <em>Shogunal Politici: Arai Hakuseki and th\u00e8 Premises of Tokugawa Rule, <\/em>Cambridge, 1988.<br \/>\n<strong>48)<\/strong> Cfr. M.M.<sup>a<\/sup> MANCHADO LOPEZ, <em>&#8220;Desamparo en que con la vida, sepierde elalma&#8221;. Las contro<\/em><em>versias en torno a la obra pia del Abad S\u00ecdot\u00ec para la recogida de ninos chinai abandonados (Fil\u00ecpinas, <\/em><em>1705-1740), <\/em>in \u00abRevista de Indias\u00bb, 71 (2011), pp. 415-48.<br \/>\n<strong>49)<\/strong> Sono diverse le opere realizzate da Kolbe durante gli anni della missione giapponese (1930-1936), tra cui la rivista mariana <em>Seibo no Kishi <\/em>[II Cavaliere dell&#8217;Immacolata], che subito riscuote successo anche tra i non-cristiani con una tiratura di 10.000 copie del primo numero, che diventeranno 65.000 nel 1935 e la casa tipografica <em>Seibo no Kishi sha: San Massimiliano Kolbe II Cavaliere <\/em><em>dell&#8217;Immacolata, <\/em>Mogliano, (s.d.), p. 39; P. MAXENCE, <em>Maximilien Kolbepr\u00e9tre, journaliste et martyr <\/em><em>\u00a0(1894-1941), <\/em>Paris, 2011. Si legga, pertanto: T\u00d2MEI OZAKI, <em>Nagasaki no Korube Shinpu: Seibo no<\/em><em>kishi monogatar\u00ec, <\/em>T\u00f2kyo, Kishisha, 1983.<br \/>\n<strong>50)<\/strong> Presumibilmente la suora appartiene alla Congregazione delle <em>Sisters ofthe poor <\/em>cui accenna anche Johannes Siemes (1907-1983), tuttavia, non sembrerebbe essere attivo, attualmente in Giappone un istituto che corrisponda a questo. Cfr. J. SIEMES, <em>Atomic Bomb on Hiroshima \u2014 <\/em><em>Eyewitness Account, injapan Province of the Society of Jesus Centennial Recollections 1908-2008, <\/em>a cura di Shinz\u00f2 Kawakura &#8211; Yoshio Kajiyama &#8211; R. Chiesa, Tokyo, 2010, pp. 92-104.<br \/>\n<strong>51)<\/strong> Nel numero di gennaio 1948 il periodico ha come dicitura la seguente: \u00abSocietas Rivista mensile dei gesuiti\u00bb. Dopo alcuni anni diverr\u00e0 \u00abSocietas Rivista bimestrale dei Gesuiti dell&#8217;Italia meridionale\u00bb.<br \/>\n<strong>52)<\/strong> Giunge a Napoli dopo lo studio della filosofia a Vals in Francia, dove consegue la laurea in lettere: G. SALVIMI, <em>Sapeva vivere le cose belle, <\/em>in \u00abSocietas\u00bb, 37\/4-5 (1987), pp. 120-121.<br \/>\n<strong>53)<\/strong> Forse vi \u00e8 un refuso nella trascrizione del cognome. Dovrebbe trattarsi del tedesco Peter Kopp, nato il 25 settembre 1911, entrato nella Compagnia il 6 aprile 1932 e ordinato presbitero il 26 luglio 1936. Emette i voti solenni il 15 agosto 1946. Spende la maggior parte della sua vita a servizio della missione gesuitica giapponese. Muore il 18 giugno 2002. Alcuni dati sono attinti dalla <em>Alphabetical List of Members of the Province, <\/em>gi\u00e0 <em>IndexAlphabeticus Sociorum, <\/em>del <em>Catalogus Provincia <\/em><em>laponica Societatis Jesu <\/em>del 2002, p. 114. In un articolo apparso su <em>The Canadian Magister Province of Quebec Edition \u00e8 <\/em>scritto che egli insieme al confratello Alois Michel (1904-1994), rispettivamente a Hiroshima e Tokyo, promuovono la diffusione dell&#8217;organizzazione cattolica laica <em>Legio Maria: Legion of Mary. <\/em><em>Working in Japan, <\/em>in \u00abThe Canadian Magister\u00bb, 37\/6 (1947), p. 1.<br \/>\n<strong>54)<\/strong> <em>In Giappone: Alle prese con la bomba atomica, <\/em>in \u00abSocietas\u00bb, 1\/1 (1946), pp. 26-28.<br \/>\n<strong>55)<\/strong> Si ricorda che i religiosi, in Giappone dal dicembre 1887, si sono sempre dedicati all&#8217;apostolato scolastico ed educativo.<br \/>\n<strong>56)<\/strong> Cfr. E LAURENDEAU, <em>B\u00e8atification de 188 martyrs, <\/em>in \u00ab\u00c9glises d&#8217;Asie, suppl\u00e9ment\u00bb, 5 (2008), pp. 11-46.<br \/>\n<strong>57)<\/strong> I gesuiti sono: Fukunaga Nicholas Keian (1569-1633); Nakaura Julian (1568-1633); Ry\u00f3setsu Diogo Y\u00f9ki (1574-1636); Kibe Pedro Kasui (1587-1639) e l&#8217;agostiniano Jihy\u00f3e Thomas Kintsuba (1600P-1637).<br \/>\n<strong>58)<\/strong> Nota come <em>Oura Tenshud\u00f3 <\/em>o chiesa del ritrovamento, dedicata ai 26 martiri, conserva, sul lato destro dell&#8217;abside, una tela circa la crocifissione di Paolo Miki e compagni.<br \/>\n<strong>59)<\/strong> Un accenno al monumento e al santuario in: D. RY\u00d3GO Y\u00d9KI, <em>126 primi santi martiri d\u00ec <\/em><em>Nagasaki, <\/em>in \u00abVoci d&#8217;Oriente\u00bb, 103 (1989), pp. 20-24. Il volumetto \u00e8 una traduzione dall&#8217;inglese di Guerrino Marsecano sj. (1915-2000), missionario in Cina (giunge a Taiwan nel 1955 dalle Filippine). Anche suo fratello Dante \u00e8 gesuita: T. D&#8217;ORZA, <em>Piccolo rifugio da 55 anni, <\/em>in \u00abL&#8217;amore vince\u00bb, 55\/2 (2012), p. 15.<br \/>\n<strong>60)<\/strong> Cfr. M.A. PAVESE, <em>II sacrificio dei protomartiri giapponesi esaltato dall&#8217;arte del pittore Hasegawa<\/em>, in \u00abII Tempo\u00bb, 8 maggio 1954.<br \/>\n<strong>61)<\/strong> Cfr. G. CONCETTI, <em>Pregano a Civitavecchia per i martiri di Nagasaki<\/em>, in \u00abL&#8217;Osservatore Romano\u00bb, 1 febbraio 1981.<br \/>\n<strong>62) <\/strong>I. IAROCCI, <em>Quelle croci a Nagasaki. Storia dei 26 protomartiri in Giappone e del loro tempo, <\/em>Bologna, 2001, p. 149.<br \/>\n<strong>63)<\/strong> Cfr. D. RY\u00d3GO Y\u00d9KI, <em>Nagasaki he no michi Nihon Nij\u00f9roku Seijin, <\/em>Nagasaki, 1987.<br \/>\n<strong>64)<\/strong> E tra le personalit\u00e0 che si sono contraddistinte per aver soccorso i feriti durante il periodo tragico dell&#8217;atomica. Si ricorda, pertanto, il suo volume <em>Nagasaki no Kane <\/em>[Le campane di Nagasaki], terminato il 9 agosto 1946 e tradotto in pi\u00f9 lingue, tra cui l&#8217;italiano, edito, nel 1952, da Garzanti: E GLYNN, <em>A Songfor Nagasaki The Story of Takashi Nagai a Scientist, Convert, and Survivor of the <\/em><em>Atomic Bomb (with aforeword by Shusaku Endo), <\/em>San Francisco, 2009.<br \/>\n<strong>65)<\/strong> M. SCALISE, <em>Dazai Osarmi e il Cristianesimo, <\/em>in \u00abII Giappone\u00bb, 12 (1972), p. 9.<br \/>\n<strong>66)<\/strong> TAKASHI NAGAI &#8211; HAJIME NAGAI, <em>Roj\u00f3 no Hito: Nihon Nij\u00f9roku Seijin, <\/em>Nagasaki, Hakk\u00f2\/ Katorikku Nagasaki Daishiky\u00f3ku, 1996.<br \/>\n<strong>67)<\/strong> Si legga: D. ALMAZAN TOMAS, \/ <em>cavalieri del Sol Levante: Ascesa e declino dei Samurai, <\/em>in \u00abStorica National Geographic\u00bb, 40\/4 (2012), pp. 82-95.<br \/>\n<strong>68)<\/strong> \u00c8 anche il nome del protagonista del romanzo <em>Dai-San <\/em>di Eric van Lustbader (n. 1946), secondo volume del ciclo <em>II Guerriero del tramonto <\/em>(presentato da SuperBur, Milano 1998).<br \/>\n<strong>69)<\/strong> Cfr. MATSUNOSUKE NISHIYAMA, <em>Edo Culture: Daily Life and Diversioni in Urbanjapan, 1600-<\/em><em>1868, <\/em>Honolulu, 1997, p. 215.<br \/>\n<strong>70)<\/strong> A.D. COOPER, <em>The Geography of Genocide, <\/em>Lanham (Md), 2009, p. 139.<br \/>\n<strong>71)<\/strong> Cfr. B. VERMANDER, <em>Matteo Ricci. La saggezza dell&#8217;amicizia, <\/em>in <em>Gesuiti. Annuario della <\/em><em>Compagnia di Ges\u00f9 &#8211; 2010, <\/em>pp. 49-54.<br \/>\n<strong>72)<\/strong> Si consiglia la lettura di una serie di volumi che Sergio Ticozzi, missionario del PIME in Cina, ha pubblicato per i tipi ed. Studio Domenicano di Bologna nel 2001, nella collana <em>SetteReligioni, <\/em>sulle religioni cinesi.<br \/>\n<strong>73)<\/strong> Cfr. F. Holm, <em>My Nestorian Adventure in China: A Popular Account of the Holm-Nestorian <\/em><em>Expedition to Sian-Fu and Its Results First, <\/em>Piscataway, 2001; M. KEEVAK, <em>The Story of a Stele: China&#8217;s <\/em><em>Nestorian Monument and Its Reception in th\u00e8 West, 1625-1916, <\/em>Hong Kong, 2008; M. NICOLINI-ZANI, <em>&#8220;La brezza luminosa soffi\u00f2 verso Oriente&#8221; La prima inculturazione del cristianesimo in Cina a <\/em><em>partire dalla stele di Xi&#8217;an, <\/em>in \u00abI Quaderni del Museo\u00bb, 20 (2010), p. 5.<br \/>\n<strong>74)<\/strong> I. DONISELLI ERAMO, <em>&#8220;In tutto mi accomodai a loro&#8221;Matteo Ricci e il metodo missionario <\/em><em>dell&#8217;adattamento, <\/em>in \u00abI Quaderni del Museo\u00bb, 16 (2010), p. 26.<br \/>\n<strong>75)<\/strong> Tra gli allievi cinesi, si ricorda, pertanto, Jacopo Niwa (1579-1635) il cui nome cinese \u00e8 Ni Yi Ch&#8217;eng (di padre cinese e madre giapponese): Donatella Caterina, <em>Architettura, urbanistica ed <\/em><em>arti del secolo cristiano in Giappone, <\/em>Tesi di laurea in Archeologia e Storia dell&#8217;Arte del Giappone, Napoli, Universit\u00e0 degli Studi di Napoli &#8220;L&#8217;Orientale&#8221;, 2004-2005 (consultabile presso la Biblioteca del Ges\u00f9 Nuovo in Napoli).<br \/>\n<strong>76)<\/strong> M.P. D&#8217;ORAZIO, <em>Echi dall&#8217;Estremo Oriente, <\/em>in <em>Fiamminghi e altri maestri. Gli artisti stranieri<\/em> <em>nel Patrimonio del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell&#8217;Interno,<\/em> a cura di Fondazione Memmo, Roma, 2008, p. 71.<br \/>\n<strong>77)<\/strong> Cfr. A. DIONISI, <em>Il Ges\u00f9 di Roma. Breve storia e illustrazione della, prima chiesa eretta dalla Compagnia di Ges\u00f9<\/em>, Bologna, 1982.<br \/>\n<strong>78)<\/strong> Segue un&#8217;altra edizione nel 1959.<br \/>\n<strong>79)<\/strong> Cfr. TAR\u00d2 WAKAMORI, <em>Hoganbiiki to Nihonjin<\/em>, Tokyo, 1991.<br \/>\n<strong>80)<\/strong> P.A. GEORGE, <em>Japanese Studies: Changing Global Profile<\/em>, New Delhi, 2010, p. 394.<br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Colloquia Mediterranea n.3\/1 &#8211; 2013 di Carlo Pelliccia (Napoli) \u00c8 ormai un fenomeno diffuso che autori europei si interessino alla storia delle missioni cattoliche nella Terra del Sol Levante. Essi, nonostante abbiano poca \u00abaffinit\u00e0\u00bb con il mondo estremo-orientale per formazione culturale ed educativa, si immergono alla scoperta di un mondo nuovo e per alcuni versi &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/rino-cammilleri-un-siciliano-e-le-origini-dellevangelizzazione-nipponica\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":25904,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,65],"tags":[363,364],"class_list":["post-5747","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-chiesa","category-santi","tag-cammilleri","tag-cristiani-in-giappone","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Rino Cammilleri: un siciliano e le origini dell\u2019evangelizzazione nipponica - 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