{"id":5655,"date":"2013-07-18T00:00:00","date_gmt":"2013-07-17T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-11-12T10:39:12","modified_gmt":"2015-11-12T09:39:12","slug":"sul-paradosso-dellomogenitorialit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/sul-paradosso-dellomogenitorialit\/","title":{"rendered":"Sul paradosso dell\u2019omogenitorialit&agrave;"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/omogenitori.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-27530\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/omogenitori.jpg\" alt=\"omogenitori\" width=\"208\" height=\"154\" \/><\/a>Vita e Pensiero<\/strong> n.3 maggio-giugno 2013<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Muta la percezione del corpo e la societ\u00e0 appare fatta di ibridazioni, con &#8220;postpadri&#8221; e &#8220;postmadri&#8221;. Ma non si eludono i dati biologici: anche le coppie omosessuali, allorch\u00e9 hanno figli, devono fare i conti con la differenza di genere maschile e femminile.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di<strong> Vittorio Cigoli<\/strong> e<strong> Eugenia Scabini<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">E\u2019 di questi mesi la ripresa, anche accesa, del dibattito sul matrimonio omosessuale e sulla legittimit\u00e0 che coppie dello stesso sesso abbiano figli o li adottino, anche a seguito del disegno di legge proposto in Francia dal governo guidato dal presidente Hollande e recentemente approvato. La posta in gioco \u00e8 di grande rilevanza perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 chi sostiene che queste forme di relazione e filiazione tendano a sovvertire le basi sulle quali si \u00e8 costituita la cultura occidentale.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre riconoscere l&#8217;impatto altamente emotivo del problema che non a caso riguarda le origini; la via breve di uscita dell&#8217;emozione \u00e8 quella dell&#8217;uso di slogan e dell&#8217;attribuzione a s\u00e9 della posizione progressista e all&#8217;altro della posizione reazionaria in quanto incapace di riconoscere le nuove forme evolutive familiari. Anche se, in realt\u00e0, la visione evoluzionistica della famiglia &#8211; descritta come un&#8217;entit\u00e0 che si sviluppa secondo un andamento progressivo e lineare &#8211; \u00e8 stata da tempo smentita dagli storici e dagli antropologi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;affrontare il problema dal punto di vista psicologico-relazionale noi partiremo dall&#8217;interrogativo sull&#8217;identit\u00e0 della famiglia e su ci\u00f2 che costituisce il suo &#8220;proprio&#8221;, pur entro le varie configurazioni che pu\u00f2 assumere. Non va infatti dimenticato che quella occidentale \u00e8 una tra le culture e non la cultura che tutto assorbe e tutto uniforma a se stessa. Nello specifico, il tema-problema della omogenitorialit\u00e0 verr\u00e0 discusso secondo una prospettiva tesa a evidenziare le implicazioni, le conseguenze e gli interrogativi che essa pone da un punto di vista generazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come detto, ci muoviamo facendo riferimento al contributo fornito dalla psicologia, disciplina che, proprio su questo tema \u00e8 stata evocata come interlocutore diretto da buona parte del dibattito. Infatti (e questa \u00e8 una piega nuova che gi\u00e0 in s\u00e9 fa riflettere) il diritto alla genitorialit\u00e0 da parte di coppie dello stesso sesso viene spesso motivato dai risultati delle ricerche psicologiche che attesterebbero effetti positivi o per lo meno non negativi sui bambini cresciuti da coppie dello stesso sesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partiremo dalla riflessione sulle risultanze della ricerca oggi a nostra disposizione, per poi allargare l&#8217;orizzonte agli interrogativi che il clinico, specie quello che ha dimestichezza con le dinamiche familiari, non pu\u00f2 non porsi a proposito di queste forme di legame generazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La ricerca, nuova fonte di verit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cominciamo con una premessa. Nei contributi di ricerca vengono so utilizzate le dizioni &#8220;genitori omosessuali&#8221; o &#8220;coppie omosesuali con figli&#8221; in modo generico, dizioni che in realt\u00e0 coprono un universo variegato di situazioni: occorre infatti distinguere tra coppie lesbiche e coppie gay, tra genitori omosessuali in coppia o single, tra coppie che hanno un figlio frutto di una relazione eterosessuale precedente e coppie che hanno un figlio per inseminazione, utero in affitto o adozione. Si rischia cio\u00e8 di operare una semplificazione erronea quando si interpretano i risultati delle ricerche come riferiti genericamente a figli di coppie omosessuali quando i singoli campioni in realt\u00e0 fanno riferimento a condizioni molto diverse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda i risultati, una tappa significativa \u00e8 costituita dal volume pubblicato nel 2005 dall\u2019American Psychological Association: si tratta di un lavoro di revisione degli studi condotti sulle coppie sessuali e i loro figli, dal titolo <em>Lesbian and Gay Parenting, <\/em>in cui gli autori concludono che non esistono differenze significative tra i bambini allevati da coppie omosessuali e quelli cresciuti in famiglie tradizionali e che \u00abnon un solo studio <em>dimostra <\/em>[il corsivo \u00e8 nostro] che i figli di genitori gay e lesbiche siano in qualche modo svantaggiati rispetto ai figli di coppie eterosessuali\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sociologa Loren Marks ha pubblicato nel 2012 un lavoro di lettura critica di tale &#8220;review&#8221;, evidenziando i rilevanti vizi metodologi delle 59 ricerche citate nella sezione riguardante gli studi empirici specificatamente relativi ai genitori gay\/lesbiche e i loro bambini. La maggioranza degli studi, puntualizza Marks, si basa su campioni piccoli, non rappresentativi perch\u00e9 spesso socio-culturalmente omogenei, di convenienza o selezionati <em>ad hoc. <\/em>Molti dei partecipanti alle ricerche sono infatti affiliati a organizzazioni e associazioni in difesa dei diritti dei gay e delle lesbiche, e, oltre ad avere un alto livello d&#8217;istruzione, sono molto coinvolti nella causa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In molte ricerche \u00e8 assente il gruppo di confronto rappresentato da famiglie composte da due genitori eterosessuali e, anche laddove esso \u00e8 incluso, o \u00e8 rappresentato da genitori single o \u00e8 ambiguo, ossia non vengono riportate informazioni specifiche sulle caratteristiche del campione. In breve, il criterio di distinzione tra gruppi sembra essere l&#8217;orientamento sessuale del genitore, pi\u00f9 che la forma familiare in cui i figli crescono. Inoltre, nella maggioranza dei casi gli studi hanno preso in considerazione prevalentemente bambini in et\u00e0 prepuberale; d&#8217;altra parte, essi hanno investigato l&#8217;orientamento sessuale, i comportamenti di ruolo e l&#8217;identit\u00e0 di genere, variabili che si manifestano, con contorni pi\u00f9 definiti, non prima della media-tarda adolescenza. \u00c8 perci\u00f2 legittima una domanda: cosa sappiamo di questi figli nel &#8220;lungo termine&#8221;?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, come viene evidenziato nelle ricerche sui &#8220;figli del divorzio&#8221;, vi sono difficolt\u00e0 che rimangono silenti per anni e che emergono quando i figli dovranno fare a loro volta la propria scelta sia del partner sia del progetto generativo. Come non supporre, allora, che tutto questo si verifichi anche nei figli di coppie omosessuali che vivono una ben pi\u00f9 profonda scissione parentale? Le ricerche per ora su questo sono mute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tali riflessioni se ne aggiungono di ulteriori circa gli strumenti utilizzati: la maggioranza delle ricerche si avvale di <em>self-report <\/em>somministrati solo ai genitori e li interpreta come un dato relativo al benessere dei figli. In realt\u00e0 queste informazioni, come ben sanno gli studiosi, ci dicono solo della <em>percezione <\/em>che hanno i genitori ed \u00e8 del tutto comprensibile che, avendo essi investito moltissimo in questa causa, tendano a enfatizzare gli aspetti positivi di essa. Non c&#8217;\u00e8 insomma nessuna ricerca che utilizzi anche fonti informative esterne, ad esempio gli insegnanti, cosa che invece viene consigliata per ovviare a una distorsione <em>(bias) <\/em>troppo forte legata alla fonte dell&#8217;informazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli strumenti, infine, contengono <em>item <\/em>per la maggioranza dei casi volti a rilevare comportamenti e competenze; vengono omesse variabili rilevanti come il rapporto con il gruppo dei pari, con la famiglia estesa, e la costruzione degli aspetti identitari pi\u00f9 profondi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In breve, queste osservazioni suggeriscono grandi cautele sulla generalizzabilit\u00e0 dei risultati, proprio per le limitazioni metodologiche e concettuali evidenziate. Anche per il prosieguo delle ricerche svolte dopo il 2005 valgono molte delle limitazioni indicate, sebbene l&#8217;impianto delle medesime si sia fatto pi\u00f9 sofisticato con la presenza di alcuni disegni longitudinali e l&#8217;utilizzo di campioni pi\u00f9 ampi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Relativamente agli studi longitudinali, ricordiamo il <em>US National <\/em><em>Longitudinal Lesbian Family Study, <\/em>che ha coinvolto e seguito nel tempo 77 famiglie composte da madri lesbiche in coppia, separate o single, che hanno avuto un figlio tramite inseminazione eterologa. Considerando i resoconti delle madri circa il benessere dei figli (\u00e8 stata coinvolta una sola madre per nucleo familiare, nella maggior parte dei casi la cosiddetta &#8220;madre biologica&#8221;), \u00e8 emerso che i ragazzi allevati da madre lesbica, rispetto al gruppo normativo di confronto, hanno un miglior rendimento scolastico, buone competenze sociali e minori problemi di esternalizzazione, quali comportamenti aggressivi e oppositivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Considerando invece i resoconti dei figli circa la condotta e l&#8217;orientamento sessuale, emergono dati problematici, specialmente per quanto riguarda l&#8217;identit\u00e0 di genere: solo il 65% dei ragazzi si dichiara infatti esclusivamente eterosessuale. Tra i risultati critici, infine, si evidenza che il 56% delle madri che erano in coppia al momento della nascita del figlio si sono in seguito separate, in media dopo circa 7 anni, una percentuale significativamente superiore rispetto al tasso di divorzio genitoriale dei ragazzi coetanei, pari al 36%. La stabilit\u00e0 familiare, considerata tra i fattori pi\u00f9 importanti per lo sviluppo dei figli, risulta cos\u00ec assai compromessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda il secondo caso, ricordiamo la ricerca del sociologo Mark Regnerus, oggetto di intenso dibattito per i risultati controcorrente. Questa ricerca ha considerato un campione ampio, casuale, rappresentativo di giovani adulti americani tra i 18 e i 39 anni, nel quale sono compresi anche figli che hanno almeno un genitore omosessuale. Si tratta soprattutto di figli avuti da precedenti relazioni eterosessuali e figli adottati, non solamente figli &#8220;pianificati&#8221; tramite fecondazione artificiale o utero in affitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scopo del lavoro \u00e8 stato confrontare i ragazzi cresciuti in differenti forme familiari (famiglie composte da genitori eterosessuali, famiglie adottive, famiglie separate e\/o divorziate, famiglie con un genitore omosessuale), relativamente a pi\u00f9 di 40 variabili, con un focus particolare sugli aspetti relazionali, emozionali e sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I risultati, di complessa lettura perch\u00e9 riferiti a sottocampioni specifici, hanno messo in luce, contrariamente al <em>trend <\/em>delle ricerche sul tema, differenze significative tra i ragazzi con un genitore omosessuale e i ragazzi cresciuti fino ai 18 anni in famiglie composte da due genitori eterosessuali a favore di questi ultimi relativamente a: ricorso all&#8217;assistenza pubblica, identit\u00e0 di genere (identificazione nel proprio genere e interesse per l&#8217;altro sesso), rendimento scolastico, livelli di depressione, condotte sessuali (numero di partner sessuali), comportamenti a rischio (per esempio consumo di fumo, alcool, dro\u00adga, episodi di arresti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Potremmo proseguire, passando in rassegna le numerose ricerche pubblicate sulle famiglie omogenitoriali e proponendo i loro variegati esiti. Qui per\u00f2 ci interessa porre la questione fondamentale inerente al processo stesso di ricerca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricerca scientifica in ambito psicologico, vale a dire entro le scienze del vivente e dell&#8217;azione umana, non \u00e8 oggettiva, ma soggetta a un insieme di vincoli che vanno dalle presupposizioni dei ricercatori (loro implicazione compresa) fino agli strumenti che utilizzano (tecniche e statistiche comprese). Trattare la ricerca come nuova fonte di verit\u00e0 \u00e8 un affronto nei confronti dei programmi di ricerca e di ci\u00f2 che la filosofia della scienza ha insegnato. La ricerca non &#8220;dimostra&#8221;, ma indica il rilievo di alcune informazioni provenienti dalla medesima. Quale aspetto del fenomeno vogliamo considerare? Cosa intendiamo per benessere dei figli? La risposta a queste domande inevitabilmente orienta il processo di ricerca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto concerne le presupposizioni, peraltro diffuse anche tra i ricercatori, esse riguardano sia il valore attribuito agli individui e alle loro percezioni, sia l&#8217;idea che i modelli sperimentali e quasi spe\u00adrimentali costituiscano la &#8220;vera scienza&#8221;. Ci\u00f2 in linea con le concezioni post-positiviste tipiche della cultura psicologica nordamericana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne consegue che rare sono le ricerche che utilizzano informazioni di tipo interattivo con l&#8217;individuazione di <em>pattern <\/em>che caratterizzano lo scambio dal vivo, e ancor pi\u00f9 rare quelle che fanno riferimento a concezioni di tipo <em>generazionale <\/em>che si occupano di identit\u00e0 e di ci\u00f2 che passa tra le generazioni, della qualit\u00e0 e del senso dei legami e delle loro vicissitudini nello scorrere del tempo. C&#8217;\u00e8 insomma un evidente <em>riduzionismo <\/em>in ambito di ricerca familiare dovuto alla predominanza di modelli che si orientano in senso individuale e cognitivo\/comportamentale (gli individui genitori e l&#8217;individuo bambino) e alla caduta di modelli psicodinamico-fenomenologici volti alla ricerca di senso, alla individuazione delle risorse e dei problemi inerenti al legame tra gli uomini a partire da quello generazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La coppia omogenitoriale e il transfer generazionale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Veniamo ora a osservazioni che fanno riferimento all&#8217;ambito clinico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche qui una doverosa premessa: sul piano professionale: il clinico ha il compito di accogliere i problemi e i dolori interpersonali e intergenerazionali che le famiglie portano in consultazione e di aiutarle nella loro gestione, indipendentemente dalle forme che la relazione familiare presenta. Altra cosa \u00e8 la posizione che egli assume nei confronti del problema sulla base dell&#8217;orientamento teorico e dell&#8217;esperienza clinica stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo partire dalla posizione psicoanalitica classica, chiaramente espressa da Silvia Vegetti Pinzi, che fa leva sul triangolo edipico, architrave dell&#8217;inconscio, che ritiene essenziale, per un corretto svilup\u00adpo dell&#8217;essere umano, il riferimento al padre e alla madre. L&#8217;identit\u00e0 si costruisce attraverso un processo di identificazione che coinvolge tanto la psiche quanto il corpo sessuato dei genitori e che si delinea nella differenza. Al proposito noi preferiamo parlare, con un termine forte, di &#8220;incorporazione&#8221; ancor prima che di identificazione: la persona del figlio si incorpora infatti nella storia familiare, cio\u00e8 ne \u00e8 parte costitutiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche tra gli psicoanalisti vi sono altre posizioni, come ad esempio quella espressa da Antonino Ferro; si parla in questo caso di sessualit\u00e0 come accoppiamento tra le menti e di funzioni paterne e materne che possono essere esercitate prescindendo da qualsiasi riferimento al corpo sessuato. Si sente qui l&#8217;influenza delle teorie del <em>gender <\/em>e in particolare della <em>queer theory <\/em>che, in linea con la posizione costruttivista, sostiene la tesi che il genere \u00e8 una pura costruzione sociale (come ampiamente discusso nel contributo di Sylviane Agacinski sul numero scorso di \u00abVita e Pensiero\u00bb). Una posizione, questa, che riteniamo &#8220;riduzionista&#8221; perch\u00e9 denega la differenza anatomo-biologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa posizione si inserisce in quel fenomeno che Chasseguet-Smirgel <em>(II corpo come specchio del mondo, <\/em>2005) ha acutamente indicato come <em>rivolta contro l&#8217;ordine biologico <\/em>caratteristica della cultura dell&#8217;Occidente che oggi assume varie forme, dalla mutilazione dei corpi e commercio degli organi, agli interventi di mutazione del sesso, alle madri in affitto, al reimpianto di embrioni congelati dopo la morte dei genitori o di un genitore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;origine di questo drammatico disinvestimento sul corpo, che lo &#8220;depersonalizza&#8221; togliendogli il carattere di corpo vivente, sta la mancata integrazione o meglio, se si vuole, la scissione, tra l&#8217;io corporeo e l&#8217;io psichico. Ci\u00f2 porta a varie forme di perversione mosse da un desiderio di onnipotenza (\u00e8 del desiderio inconscio la connaturata insofferenza del limite) che vuole fare accadere ci\u00f2 che \u00e8 impossibile, com&#8217;\u00e8 il generare con corpi &#8220;omogeneri&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci troviamo cos\u00ec di fronte all\u2019<em> ibrido <\/em>e all&#8217;indistinto. E\u2019 entro questo quadro che si situa la concezione del corpo come indifferenziato; in esso scompaiono le differenze tra i sessi e tra le generazioni (ma anche tra il bambino e l&#8217;adulto) e si preconizza una societ\u00e0 fatta di ibridazioni, transgenere, postpadre e postmadre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale contesto si evidenzia cos\u00ec una <em>nuova forma di r\u00ecschio gene<\/em><em>rativo <\/em>che oggi vive non tanto di imposizione e\/o di subordinazione di un genere sull&#8217;altro o del genitore sul figlio, ma piuttosto utilizza il diniego della differenza tra generi e generazioni e sostiene la loro confusione e indistinzione. Potremmo parlare <em>dell&#8217;hybris <\/em>dell&#8217;uomo moderno, che nega il limite e il vincolo dell&#8217;essere generato, dell&#8217;appartenere a un sesso (e perci\u00f2 non a un altro) e di abbisognare dell&#8217;altro per generare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La differenza di genere, generazione, stirpe \u00e8 invece la costante e lo specifico dei legami familiari. Tale differenza viene trattata in modo diverso dalle varie culture, ma \u00e8 risaputo come le scissioni tra ordine biologico e psico-antropologico e il diniego delle differenze stiano all&#8217;origine di molti e gravi problemi relazionali. Usando una terminologia lacaniana, potremmo dire che l&#8217;immaginario (il mondo delle rappresentazioni) ha la meglio sul registro simbolico (il terzo tipico del legame che viene dalla differenza). In ogni caso l&#8217;attacco alla differenza e alla complementariet\u00e0 che ne deriva, che si manifesta attraverso l&#8217;invidia, il disprezzo e l&#8217;abuso nei confronti dell&#8217;altro \u00e8 un pericolo ricorrente dei legami familiari, come la storia ben insegna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa accade allora sul piano psichico-generazionale quando una coppia &#8220;omo&#8221; affronta la sfida della genitorialit\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima riflessione riguarda proprio il fatto della richiesta di diventare genitori. Perch\u00e9? Vi possiamo leggere l&#8217;attrattiva <em>nostalgica <\/em>di un bene da cui si \u00e8 esclusi per scelta e condizione di vita, ma anche una sorta di contraddizione e quasi &#8220;un tradimento&#8221; di questa scelta, come afferma certa colta cultura gay che, riconoscendosi nella sua specificit\u00e0, parla in questi casi di emofobia internalizzata. Pi\u00f9 in generale il clinico (V. Cigoli, <em>II viaggio iniziatico, <\/em>2012) vi legge un&#8217;angoscia a cui consegue quasi un&#8217;ossessione di normalit\u00e0 che pu\u00f2 celare un profondo vissuto di inferiorit\u00e0-marginalit\u00e0, sentimento che non \u00e8 peraltro propriet\u00e0 esclusiva di coppie gay o lesbiche, dato che attraversa la vita di molte coppie e persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare, l&#8217;assillo della normalit\u00e0 si manifesta nella rivendicazione del <em>diritto <\/em>di ottenere legittimazione sociale. \u00c8 come se il problema (cio\u00e8 un ostacolo, un interrogativo profondo) trovasse una soluzione definitiva nella legittimazione legale e sociale. Ma il &#8220;normale&#8221;, sia esso statistico o legale, non \u00e8 in grado, in s\u00e9, di rispondere alla specificit\u00e0 dell&#8217;esserci al mondo e del proprio valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma veniamo ora al travaglio psichico della coppia &#8220;omo&#8221; che inizia l&#8217;itinerario della filiazione facendo ricorso a inseminazione eterologa o ad affitto dell&#8217;utero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una delle (poche) ricerche qualitative condotte in Belgio con interviste in profondit\u00e0 su coppie gay e lesbiche (D. Naziri, E. Feld-Elzon, A. Ovart, <em>Les nouvelles familles, <\/em>2010), gli autori, a proposito di queste ultime, si soffermano sul vissuto minaccioso relativo alla presenza del donatore anonimo, al quale giocoforza la coppia deve ricorrere. Il tema dell&#8217;estraneo persecutore \u00e8 del resto presente anche nelle coppie che ricorrono alla fecondazione eterologa, come ha ben mostrato Marie-M. Ch\u00e0tel.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa presenza intrusiva viene vissuta secondo modalit\u00e0 diversificate da quella che sar\u00e0 la madre biologica e quella che invece sar\u00e0 la madre sociale; in ogni caso, tale presenza rompe il &#8220;fantasma dell&#8217;identico&#8221; reintroducendo il rapporto con la differenza anatomica senza la quale non si da filiazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E non che tutto questo possa essere risolto <em>sic et simpliciter <\/em>facendo uscire dall&#8217;anonimato il donatore (che in genere \u00e8 prezzolato, a meno che si tratti di un amico gay), perch\u00e9 egli da una parte ripropone la scissione tra il biologico e il simbolico (\u00e8 un produttore di seme, non certo un padre) e dall&#8217;altra, nella misura in cui &#8220;pretende&#8221; di fare da padre, attenta alla coppia omosessuale in quanto appunto &#8220;omo&#8221;, qualificantesi cio\u00e8 per l&#8217;identico-ibrido.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda poi le coppie gay, come nota Gratton, i resoconti di cui disponiamo sono pi\u00f9 limitati numericamente (e in effetti le coppie omogenitoriali lesbiche sono assai pi\u00f9 numerose delle coppie omogenitoriali gay). Ci\u00f2 non toglie che qualche profonda differenza balzi in tutta evidenza. Esse fondamentalmente paiono consistere nel fatto che la scelta genitoriale dei gay \u00e8 molto meno di coppia e molto pi\u00f9 del singolo e che tale scelta mette in evidente contraddizione il S\u00e9 omosessuale con il S\u00e9 genitoriale. Ci\u00f2 con buona probabilit\u00e0 a causa del fatto che manca l&#8217;aggancio del corpo nell&#8217;esperienza della gravidanza, presente nelle donne lesbiche. Il passaggio alla genitorialit\u00e0 \u00e8 quindi ben pi\u00f9 trasgressivo, pi\u00f9 sfidante in termini di onnipotenza, pi\u00f9 insomma al di l\u00e0 del limite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche in questo caso il luogo generativo (utero in affitto) e la <em>sua presenza terza <\/em>non pu\u00f2 in nessun modo essere ignorata. A ci\u00f2 si aggiunga il dramma di chi affitta l&#8217;utero e si tiene il bambino in grembo &#8220;obbligandosi&#8221; (attraverso potenti meccanismi di scissione) a trattare il proprio e altrui corpo come una cosa priva di senso e parola generazionale. Cosa ne facciamo allora del sofisticato dialogo madre-bambino intrauterino di cui da tempo parla la ricerca psicologica? E l&#8217;intersoggettivit\u00e0 come presupposizione dell&#8217;umano \u00e8 solo un fatto operante in presenza fisica?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 anche le coppie omosessuali, allorch\u00e9 hanno figli, non possono che fare i conti con la differenza di genere maschile e femminile. Ecco il paradosso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma vi \u00e8 di pi\u00f9, essere genitori fa rientrare inevitabilmente le persone nella logica dello scambio tra le generazioni. Il figlio non va confuso con il bambino, un generato che, attraverso la coppia, entra nel registro generazionale. Sar\u00e0 neonato, bambino, adolescente, adulto e anziano, ma la sua iscrizione \u00e8 generazionale, come ben evidenzia la clinica sistemico-relazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo anche molta ricerca psicologica, in nome degli individui che fanno coppia, denega tale evidenza e confonde la coppia genitoriale con la generativit\u00e0 che riguarda sempre pi\u00f9 generazioni. \u00c8 come, insomma, se la coppia fosse all&#8217;origine di tutto e non fosse a sua volta generata. Cos\u00ec anche la coppia omosessuale, proprio come la coppia eterosessuale, nel momento in cui entra nel registro della genitorialit\u00e0 deve rispondere dei legami e delle storie generazionali in cui il figlio si iscrive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quale storia generazionale si iscrive il figlio? Da quali &#8220;antenati&#8221; ha preso e che cosa? Che posto occupa nella genealogia di ciascun membro della coppia? E come tutto questo viene vissuto dalle famiglie di origine? E che ne \u00e8 della &#8220;stirpe&#8221; del donatore o della donna che ha prestato l&#8217;utero? Questo problema si ripropone inevitabilmente a livello genetico (specie quando compare qualche malattia), ma nell&#8217;umano il genetico \u00e8 pi\u00f9 propriamente il corporeo, quel corpo vivente che \u00e8 da subito simbolizzato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui si situa per il figlio il tema cruciale delle <em>origini <\/em>e della loro oscurit\u00e0 che, come sappiamo dagli studi sull&#8217;adozione, \u00e8 un nodo altamente critico e problematico. Vi \u00e8 per\u00f2 una differenza a proposito della fantasmatica sull&#8217;assente e del segreto delle origini nell&#8217;adozione e nella fecondazione eterologa. Nel primo caso, diversamente che nel secondo, la coppia eterosessuale che offre un corpo infecondo nel quale \u00e8 presente la differenza non sceglie di far nascere il figlio secondo la modalit\u00e0 &#8220;prometeica&#8221; omogenere, ma sceglie di accogliere un figlio gi\u00e0 nato (quindi dato) che, nel suo dramma, ha un abbandono e spesso un segreto d&#8217;origine. E quindi meno esposta alla fantasia del terzo &#8220;estraneo e persecutore&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nostro &#8220;modello relazionale-simbolico&#8221; di lettura dei legami famigliari (cfr. E. Scabini, V. Cigoli, <em>Alla ricerca del famigliare, <\/em>2012) ritiene centrale sia il tema della differenza di genere, sia quello della differenza di generazione e di stirpe, e con esso il tema delle origini. Quest&#8217;ultimo \u00e8 legato al transfert generazionale che vive di azioni tipiche quali il trasmettere e il tramandare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partendo da questa prospettiva possiamo perci\u00f2 chiederci: qual \u00e8 l&#8217;eredit\u00e0 con la quale il figlio delle coppie &#8220;omo&#8221; deve fare i conti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli, per situarsi come soggetto con una sua identit\u00e0, dovr\u00e0 trattare il congiungimento con la differenza sessuale da cui \u00e8 venuto, differenza che la coppia adulta omogenitoriale non ha affrontato o ha affrontato scindendo il biologico (seme, utero) dal simbolico, facendo evaporare dal corpo la parola che lo innerva di senso. Egli dovr\u00e0 cio\u00e8 integrare ci\u00f2 che gli arriva scisso, dovr\u00e0 dare parola, se mai lo potr\u00e0 fare, all&#8217;ignoto-oscuro che grava sulla sua origine. Il compito che avr\u00e0 sulle spalle \u00e8 perci\u00f2 assai arduo e rischioso. Inoltre, e questo \u00e8 altrettanto decisivo, dovr\u00e0 orientarsi nella complicazione delle genealogie per trovare il suo posto nella storia delle generazioni che rappresentano il filo rosso che consente riconoscimento. L&#8217;essere umano sa chi \u00e8 non solo se \u00e8 riconosciuto dagli altri significativi, ma se entra in un ordine che consente riconoscimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La famiglia non \u00e8 solo luogo di affetti, di amore e odio, ma vive anche di un ordine strutturale e simbolico, vive di una dinamica generazionale che ha le sue regole e le sue leggi. Genealogie confuse, assenti o enigmatiche, non facilitano certo il viaggio che fa del bambino un figlio. Nella clinica, specie di orientamento generazionale, ben conosciamo le patologie connesse a tali accadimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>II peso della responsabilit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco infine alcune e non secondarie annotazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stupisce che il tema della omogenitorialit\u00e0, che comporta necessariamente il destino dei generati, venga posto quasi esclusivamente nei termini dell&#8217;eguaglianza di <em>opportunit\u00e0 <\/em>e di diritti degli adulti, eludendo il tema della <em>responsabilit\u00e0 <\/em>che sempre le generazioni precedenti hanno su quelle successive, tema che non \u00e8 solo della singola persona o della coppia che fa questa scelta, ma anche del corpo sociale che pu\u00f2 favorirla o ostacolarla avvertendone il pericolo per il proprio futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sposiamo di certo la causa del determinismo per quanto riguarda sia lo sviluppo della persona sia la trasmissione tra le generazioni. Sappiamo bene (e l&#8217;atteggiamento che ha contraddistinto tutto il nostro lavoro di ricerca, di intervento e di formazione \u00e8 l\u00ec a testimoniarlo) che, anche nelle situazioni pi\u00f9 difficili, gli esseri umani, anche attingendo a incontri &#8220;benefici&#8221;, possono trovare risorse impreviste. E questo auguriamo ai bambini che crescono in contesti di &#8220;omoparentalit\u00e0&#8221; e anche agli adulti che fanno queste scelte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma tutto ci\u00f2 non ci esime dall&#8217;evidenziare il rischio e pericolo aggiuntivo di tali situazioni che la psicoanalista Janine Chasseguet-Smirgel con espressione forte cos\u00ec esprime: \u00abSolo la mancanza di immaginazione permette di veder avanzare con tranquilla stupidit\u00e0 l&#8217;enorme massa di problemi che tutto questo ci propone e ci aspetta\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stupisce anche, da un punto di vista psicologico, che il dolore profondo e l&#8217;angoscia che accompagna tali itinerari di vita (sia per gli adulti sia per i figli) venga cos\u00ec raramente alla luce. \u00c8 come se non fosse possibile parlare di ostacoli, problemi, drammi, invidia, bisogno di riconoscimento essendo tutto coperto dall'&#8221;amore&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricerca, come abbiamo visto, \u00e8 rivolta soprattutto a sottolineare gli esiti di &#8220;normalit\u00e0&#8221; nello sviluppo dei figli. Ma, se non \u00e8 compito della psicologia patologizzare, non lo \u00e8 neppure &#8220;normalizzare&#8221;. Piuttosto essa \u00e8 chiamata a comprendere come si articola la bilancia risorse-rischi per aiutare le persone a far fronte alle difficolt\u00e0, specie quelle che hanno a che fare con i processi di umanizzazione. Su questi temi oggi \u00e8 molto difficile avviare discussioni &#8220;oneste&#8221; perch\u00e9 il discorso viene facilmente ideologizzato. Forse il tempo ci aiuter\u00e0 a vedere con pi\u00f9 <em>chiarezza <\/em>e meno semplificazioni ci\u00f2 che queste scelte comportano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al proposito anche su questo punto possiamo trarre qualche indicazione dalla storia delle ricerche e degli studi sui &#8220;figli del divorzio&#8221;. Infatti, mentre nelle prime ricerche gli aspetti di problematicit\u00e0 e di sofferenza venivano attribuiti riduzionisticamente allo stigma sociale, ora che tale stigma non pu\u00f2 pi\u00f9 essere evocato (stante anche la grande diffusione del divorzio che lo rende statisticamente normale) il peso e il dolore che accompagna questi figli, ora adulti, viene pi\u00f9 facilmente alla luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci auguriamo che il corpo sociale possa rendersi conto dei problemi che l\u2019omogenitorialit\u00e0 porta con s\u00e9 e che si ponga <em>ora <\/em>responsabilmente doverosi interrogativi. Ci\u00f2 implica sia il sentire di appartenere a un corpo sociale di cui si condividono le sorti future, sia la capacit\u00e0 di appoggiarsi ad argomentazioni solide.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello spettro delle argomentazioni la psicologia occupa un posto non marginale, ma non occupa di certo l&#8217;unico posto. Essa \u00e8 un sapere empirico-clinico con le limitazioni inerenti al suo statuto scientifico e poggia inevitabilmente su presupposizioni antropologiche che, in tema di filiazione, fanno riferimento alla cultura che ha forgiato l&#8217;Occidente. E perci\u00f2, anche noi ricercatori e operatori della salute non possiamo non fare i conti con la concezione dell&#8217;umano che ci guida e con i seri interrogativi che si pongono se essa viene messa in discussione. A meno di essere servi della stupidit\u00e0 sulla base del pregiudizio che \u00abla ricerca ha dimostrato\u00bb e dell&#8217;affermazione che \u00abtanto quello che conta \u00e8 l&#8217;amore\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">___________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Vittorio Cigoli<\/strong>, gi\u00e0 professore ordinario di Psicologia Presso l&#8217;Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore, \u00e8 direttore dell&#8217;Alta Scuola di Psicologia &#8220;A. Gemelli&#8221; e dei master in Mediazione familiare e comunitaria e Clinica delle relazioni di coppia. Dirige altres\u00ec la collana &#8220;Psicologia sociale e clinica familiare&#8221; della Franco Angeli Editore<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Eugenia Scabini <\/strong>\u00e8 professore emerito di Psicologia sociale e presidente del Comitato scientifico del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia che ha diretto per molti anni. E\u2019 stata preside della Facolt\u00e0 di Psicologia dell&#8217;Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore dall&#8217;anno accademico 1999\/2000 al 2010\/2011.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vita e Pensiero n.3 maggio-giugno 2013 Muta la percezione del corpo e la societ\u00e0 appare fatta di ibridazioni, con &#8220;postpadri&#8221; e &#8220;postmadri&#8221;. Ma non si eludono i dati biologici: anche le coppie omosessuali, allorch\u00e9 hanno figli, devono fare i conti con la differenza di genere maschile e femminile. di Vittorio Cigoli e Eugenia Scabini<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/sul-paradosso-dellomogenitorialit\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":27530,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[48],"tags":[602],"class_list":["post-5655","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-omosessualit","tag-adozioni-gay","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Sul paradosso dell\u2019omogenitorialit&agrave; - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/sul-paradosso-dellomogenitorialit\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Sul paradosso dell\u2019omogenitorialit&agrave; 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