{"id":5617,"date":"2013-06-13T00:00:00","date_gmt":"2013-06-12T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-11-10T17:17:36","modified_gmt":"2015-11-10T16:17:36","slug":"la-nostra-scuola-era-un-gulag","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-nostra-scuola-era-un-gulag\/","title":{"rendered":"La nostra scuola era un gulag. I  ricordi dei sopravvissuti alla rieducazione comunista"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Laogai.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-27403\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Laogai.jpg\" alt=\"Laogai\" width=\"200\" height=\"134\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Laogai.jpg 305w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Laogai-300x201.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a>Tempi,<\/strong> 20 maggio 2013<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ragazzini obbligati a lavorare 14 ore al giorno tra le botte, mangiando topi e vermi per resistere alla fame. I compagni morti da seppellire per un pasto in pi\u00f9. Parlano i reduci della scuola-lager di Dabao<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Leone Grotti<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00abSe qualcuno trovava un topo o un criceto o un altro piccolo animale, lo mangiava vivo immediatamente. Gli ufficiali del Partito ce lo impedivano ma appena provavano a strapparceli noi serravamo la bocca. Ho visto un ragazzo ingoiare un topo tutto intero, senza neanche masticarlo, per paura che glielo rubassero. Ci nutrivamo anche di vermi, lombrichi e qualunque pianta commestibile trovassimo in giro, tanto eravamo affamati. E siccome avevamo la certezza che saremmo morti, per la fame o le torture, tutti cercavamo un bel posto dove essere seppelliti. Gli amici si dicevano tra loro: \u201cQuando muoio, voglio che mi seppelliate qui\u201d\u00bb.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Wang Yufeng era una ragazzina di 14 anni quando sua madre ha deciso di iscriverla al campo di lavoro giovanile di Dabao nel 1959. La legge sull\u2019indottrinamento attraverso il lavoro era stata copiata dall\u2019Unione Sovietica e approvata in Cina solo nel 1957.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">A quel tempo \u00abnessuno sapeva che cosa fosse un campo di rieducazione attraverso il lavoro\u00bb e quando gli ufficiali del Partito comunista assicuravano alle famiglie che si trattava di un luogo dove i bambini sarebbero stati nutriti e cresciuti \u00absecondo la buona educazione comunista\u00bb, i genitori non avevano motivo di dubitare. Chi poteva immaginare che una legge voluta dal \u201cGrande timoniere\u201d Mao Zedong avrebbe creato un sistema repressivo dove \u00able persone venivano trattate peggio degli schiavi, come animali\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Wang Yufeng oggi ha 68 anni ed \u00e8 una dei pochi scampati a Dabao, dove \u201cl\u2019indottrinamento attraverso il lavoro\u201d ha portato alla morte almeno tremila ragazzi di et\u00e0 compresa tra i 10 e i 18 anni in soli quattro anni, tra il 1959 e il 1962. La loro storia \u00e8 raccontata attraverso la voce<br \/>\ndei sopravvissuti nel documentario <em>I giovani lavoratori confinati a Dabao<\/em>, premiato lo scorso primo maggio alla libreria 1908 di Hong Kong e al Cafe Philo di Taipei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La regista Xie Yihui ha deciso di realizzarlo dopo aver letto un articolo di Zeng Boyan, ex giornalista del <em>Sichuan Daily<\/em>, che alla fine degli anni Cinquanta \u00e8 stato internato insieme a tanti altri membri \u00abdella destra\u00bb nel campo di lavoro Shaping Farm, fattoria statale nella provincia di Sichuan di cui Dabao faceva parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Zeng ha visto con i suoi occhi \u00able centinaia di bambini costretti a lavorare sulla montagna, nelle foreste, inseguiti dai supervisori con le fruste\u00bb e a distanza di cinquant\u2019anni, con l\u2019aiuto di Xie, \u00e8 andato a cercare i sopravvissuti \u00abperch\u00e9 questa storia non poteva essere seppellita con loro: i nostri figli devono sapere che cosa \u00e8 successo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il gulag cinese di Dabao raccontato dai sopravvissuti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dabao era diviso in cinque distaccamenti: ognuno poteva contenere al massimo 400 \u201cospiti\u201d, ma \u00abne stipavano anche 600. Ogni volta che qualcuno moriva, arrivavano nuovi detenuti. I pi\u00f9 giovani avevano 10 anni, i pi\u00f9 grandi 18\u00bb. Lin Xianjun ricorda bene l\u2019organizzazione del campo: \u00abPer ogni distaccamento c\u2019erano solo tre responsabili del Partito comunista. Per questo le centinaia di ragazzi erano suddivisi in grandi gruppi e questi a loro volta in piccoli gruppi. Alcuni detenuti venivano nominati leader e rispondevano del lavoro di tutti al diretto superiore. Io ero leader di uno dei grandi gruppi del quinto distaccamento\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Dabao non finivano solo i membri \u00abdella destra\u00bb, internati in massa per la purga ordinata da Mao durata dal 1957 al 1961. Chen Tongjun \u00e8 stato preso per vagabondaggio: \u00abAvevo 12 anni\u00bb, racconta. \u00abUn giorno sono arrivato in ritardo a scuola, ho litigato con il professore e sono stato espulso. Se fossi tornato a casa, i miei mi avrebbero punito. Cos\u00ec ho gironzolato per la citt\u00e0 chiedendo spiccioli per le caramelle, come facevo di solito. La polizia mi ha preso, mi ha detto che dovevo essere rieducato attraverso il lavoro e mi ha spedito a Dabao senza neanche avvisare la mia famiglia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Wang Chengyun, invece, \u00e8 stato portato nel campo di lavoro per volere della madre: \u00abNon riusciva a sfamare me e i miei fratelli. La polizia le ha detto che era un bel posto e lei stessa ha fatto richiesta. Avevo 13 anni\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le retate di bambini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chen Xiaojing ha disonorato la famiglia commettendo un piccolo furto, la sorella esasperata ha dato retta alla polizia, che parlava di un luogo dove i bambini potevano studiare per qualche mese e poi tornare a casa riformati: \u00abHa solo 13 anni\u00bb, ha detto alla madre, \u00ablasciamo che la educhino loro\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dai Fuquan, 16enne di Chongqing, si guadagnava gi\u00e0 da vivere quando l\u2019hanno accusato di \u201craccogliere illegalmente\u201d della legna: \u00abCome tanti altri mi hanno messo in prigione senza motivo\u00bb, si arrabbia mostrando i denti marci. \u00abA nessuno importava se eri colpevole o no. La verit\u00e0 \u00e8 che ogni citt\u00e0 aveva una quota di persone da inviare a Dabao. Se non sapevano come rispettarla, mandavano la polizia per le strade a prendere qualche bambino\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel campo di lavoro giovanile sono passati tra i cinque e i seimila bambini. La giornata cominciava presto e finiva tardi: \u00abLavoravamo non meno di dieci ore, a volte anche quattordici\u00bb, rivela Yang Youyuan, inviato nel primo distaccamento a 11 anni. \u00abCi mandavano in una foresta primordiale, l\u2019erba era pi\u00f9 alta di me. Qui dovevamo abbattere gli alberi, spaccarli e farne legna da ardere. Poi c\u2019erano i campi, con la terra da dissodare. Se lavoravi lentamente, ti picchiavano, se non terminavi il lavoro, non ti davano da mangiare la sera\u00bb.<\/p>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\">Yan Jiasen non si scorder\u00e0 mai il suo primo giorno di gulag: \u00abMi hanno ordinato di scavare due metri quadrati di terra al giorno. Come strumento, mi hanno messo in mano una patata. A 13 anni per me era difficile, non ci riuscivo, per questo mi frustavano con una canna di bamb\u00f9. Non mi hanno permesso di tornare al dormitorio, sono rimasto l\u00ec al freddo tutta la notte. Ci \u00e8 voluto un mese perch\u00e9 scavassi il mio primo metro quadrato di terra\u00bb. Peng Yuxiang veniva \u00abdalla campagna\u00bb, da Jianyang, e quando a 13 anni gli hanno detto che a Dabao avrebbe avuto \u00abdelle bestie tutte mie da allevare, un cavallo e anche il cinema\u00bb si \u00e8 iscritto volontariamente.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDovevo portare dalla foresta al campo 35 chili di legna al giorno. Poi mi hanno passato al trasporto del carbone: ogni giorno mi caricavo sulle spalle 18 chili di carbone e lo trasportavo a piedi per 10 chilometri dal villaggio di Shengli al campo\u00bb. Dopo il lavoro, la sera, i bambini dovevano anche studiare per \u00abessere riformati\u00bb. \u00abIo ero capo dell\u2019insegnamento nel quarto distaccamento\u00bb, ride Shen Qiyu, che nonostante la giovane et\u00e0 doveva insegnare fisica agli altri internati. \u00abMi avevano detto di insegnare prima le parole, poi a comportarsi e infine l\u2019educazione comunista. Ma l\u2019esperimento \u00e8 durato due mesi: in teoria met\u00e0 giornata doveva andare per lo studio, invece era relegato alla sera. Ma non veniva nessuno: i ragazzi avevano troppo freddo e troppa fame\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante i carichi di lavoro massacranti e il freddo costante \u00abperch\u00e9 avevamo solo vestiti di cotone, anche di inverno\u00bb, era la fame a rendere Dabao davvero un inferno. Quando il campo di lavoro giovanile ha aperto i battenti nel 1959, la Cina aveva intrapreso gi\u00e0 da un anno \u201cGrande balzo in avanti\u201d. La campagna di modernizzazione comunista dell\u2019economia imposta da Mao ha portato a una delle pi\u00f9 grandi catastrofi che il mondo abbia mai conosciuto: tra il 1958 e il 1962 sarebbero morte di fame 40 milioni di persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E se il cibo mancava nelle citt\u00e0 e nelle campagne, tanto meno ce n\u2019era per i giovani detenuti di Dabao. Lin Xianjun non lo ha dimenticato: \u00abLa situazione \u00e8 diventata tragica nel 1960. Gi\u00e0 prima non mangiavamo n\u00e9 carne, n\u00e9 sale, n\u00e9 olio. Solo zuppa di mais e, se eravamo fortunati, ravanelli. Poi vennero a mancare anche le verdure, le porzioni erano scarsissime\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abAlcuni ravanelli erano troppo grossi e duri perch\u00e9 riuscissimo a mangiarli, nonostante la fame\u00bb, prosegue Dai Fuquan. \u00abLo stomaco era sempre vuoto e cercavamo vermi e lombrichi per riempirlo. Tanti sono morti per avere ingerito erbe velenose. Una volta, scavando la terra,<br \/>\nabbiamo trovato carne di pecora seppellita da chiss\u00e0 chi. Era marcia e piena di vermi. Molti non sono riusciti a fermarsi e si sono avventati per morderla. Abbiamo provato a fermarli ma ci hanno risposto: \u201cSiamo felici di morire in questo modo, mangiando carne. Non ne possiamo pi\u00f9 di avere fame\u201d\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unico modo per sopravvivere era rubare, come testimonia Wang Yufeng: \u00abSe non avessi rubato sarei morta, chi obbediva ai quadri di partito non sopravviveva. Loro ci dicevano di non rubare perch\u00e9 non capivano: mangiavano carne tutti i giorni, mentre noi morivamo. Le patate che venivano piantate di giorno, erano dissotterrate la notte e consumate sul posto dai ragazzi, anche se ricoperte di merda e urina. Si derubavano anche i villaggi vicini. Ma guai a essere scoperti\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le torture erano all\u2019ordine del giorno a Dabao: chi veniva trovato a rubare, o cercava di scappare o non obbediva agli ordini, veniva picchiato, \u00abspesso ucciso di botte\u00bb o \u00ablegato mani e piedi e costretto a stare in piedi in mezzo al campo per ore. Chi cadeva veniva frustato, preso a calci e a pugni\u00bb. I maschi venivano anche spogliati nudi \u00abcon il pene chiuso in un sacchetto pieno di polvere di peperoncino piccante che bruciava come il fuoco\u00bb. Alcuni sono stati \u00abcosparsi di olio e bruciati, anche se non a morte\u00bb, ad altri \u00e8 stato \u00abreciso di netto un dito con il coltello\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Svegliarsi nella fossa comune<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma nonostante questo, ricorda Dai Fuquan, tutti rubavano \u00abogni due giorni, altrimenti saremmo morti di fame. La gente preferiva rischiare di andare incontro alla morte che crepare di fame\u00bb. Lin Xianjun, come tanti altri, era diventato pi\u00f9 simile a uno scheletro che a un bambino: \u00abEro completamente scavato, le mani e le braccia si erano rigonfiate, lo stomaco cos\u00ec incavato che ci stava dentro la testa di un uomo\u00bb. Wang Chengyun, invece, venne soprannominato \u201cchiappe spigolose\u201d perch\u00e9 \u00abero uno scheletro che camminava. Non avevo pi\u00f9 carne, solo ossa e pelle. Non potevo neppure sedermi su una panchina: mi facevano troppo male le ossa del culo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1960 morivano cos\u00ec tanti ragazzi nel campo di Dabao che il becchino era diventato un mestiere come gli altri. \u00abChi seppelliva i morti riceveva un tortino di mais in pi\u00f9\u00bb e i bambini facevano a gara. \u00abIo ero pi\u00f9 forte degli altri e mi sono aggiudicato il lavoro\u00bb, racconta Yang Youyuan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abAll\u2019inizio mi davano fastidio le facce dei morti, poi mi sono abituato. Ne seppellivo anche dodici al giorno. Se ce n\u2019erano troppi, ne mettevo due o tre nella stessa fossa. Se non ci stavano, gli si spezzavano gli arti per pressarli\u00bb. Molti per la fretta venivano ricoperti \u00abcon poca terra\u00bb, cos\u00ec, quando la neve si scioglieva, \u00abtornavano fuori\u00bb e i lupi che giravano per le montagne spesso li riducevano a brandelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abQueste scene ci facevano cos\u00ec paura \u2013 spiega Lin Xianjun \u2013 che chi aveva un amico stretto gli diceva: \u201cSe muoio prima di te, devi seppellirmi in una fossa profonda. Devi farlo, se sei davvero mio amico\u201d\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti ragazzi si addormentavano la notte e non si svegliavano la mattina, era perfino difficile capire chi fosse ancora vivo: \u00abMi \u00e8 successo questo episodio dopo un anno che ero a Dabao: la notte mi ero sentito male, respiravo a fatica e mi sono svegliato all\u2019improvviso sotto la pioggia circondato da cadaveri lungo una discesa. Pensavano che fossi morto e mi avevano gettato l\u00e0 con gli altri. Quei corpi freddi mi hanno terrorizzato e sono tornato di corsa al campo. Appena gli altri mi hanno visto, hanno cominciato a gridare: \u201cPrendete i bastoni e picchiate il fantasma\u201d. Per fortuna uno mi ha riconosciuto e li ha fermati: \u201cMa quale fantasma, \u00e8 Jiasen\u201d\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nessuno di quei ragazzi, secondo i medici, \u00e8 morto per \u201cmalnutrizione\u201d. Questa parola, infatti, era un \u00abtab\u00f9 politico\u00bb, nessuno \u00abpoteva parlare apertamente di quello che tutti vedevano, cio\u00e8 che c\u2019era la carestia e la gente moriva\u00bb. Nessuno poteva insinuare che \u00abMao aveva sbagliato\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il campo di rieducazione attraverso il lavoro di Dabao \u00e8 stato chiuso nel 1962 \u00abperch\u00e9 la situazione era diventata davvero insostenibile, perfino gli ufficiali di partito scappavano\u00bb. I sopravvissuti sono stati trasferiti o in altri campi o assegnati ad altre mansioni, per essere liberati solo nel 1971 o pi\u00f9 tardi ancora. \u00abLa mia vita mi \u00e8 stata rubata da Dio\u00bb, dice oggi Wang Yufeng, che vive con un altro sopravvissuto, Chen, e vende frutta al mercato a Leshan. \u00abCome si pu\u00f2 essere felici?\u00bb, si chiede Dai Fuquan, che campa con la pensione minima governativa di 340 yuan al mese (42 euro).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Wang Chengyun \u00e8 sposato, ha figli e manda avanti una piccola fabbrica. Oggi \u00e8 contento della vita che conduce ma pur non avendo velleit\u00e0 da scrittore ha voluto comporre una poesia intitolata: \u201cImpossibile dimenticare\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Partito comunista cinese non ha mai chiesto scusa alle famiglie per avere internato i loro figli senza una ragione e non vuole che l\u2019esperienza di Dabao venga ricordata. Cercando \u201cCampo di lavoro Sichuan\u201d su Baidu, il Google cinese, esce una sola voce che parla dei gulag, Dabao compreso: c\u2019\u00e8 scritto che 65 mila persone vi sono state educate e ben riformate per la societ\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tempi, 20 maggio 2013 Ragazzini obbligati a lavorare 14 ore al giorno tra le botte, mangiando topi e vermi per resistere alla fame. I compagni morti da seppellire per un pasto in pi\u00f9. 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I ricordi dei sopravvissuti alla rieducazione comunista - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-nostra-scuola-era-un-gulag\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La nostra scuola era un gulag. 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