{"id":5616,"date":"2013-06-13T00:00:00","date_gmt":"2013-06-12T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-06-03T21:51:25","modified_gmt":"2015-06-03T19:51:25","slug":"la-provvidenza-in-soccorso-degli-stati-uniti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-provvidenza-in-soccorso-degli-stati-uniti\/","title":{"rendered":"La &laquo;Provvidenza&raquo; in soccorso degli Stati Uniti"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/presidenti-Usa.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-25412\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/presidenti-Usa.png\" alt=\"presidenti Usa\" width=\"250\" height=\"190\" \/><\/a>Studi cattolici<\/strong> n. 627 maggio 2013<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>II cancelliere Bismarck sosteneva che \u00abesiste una particolare Provvidenza divina nei confronti dei matti, dei bambini, degli ubriachi e degli Stati Uniti d&#8217;America\u00bb. Secondo il <\/em>Dizionario della lingua italiana<em> di Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli, due sono i significati del vocabolo \u00abProvvidenza\u00bb: 1. \u00abL&#8217;azione costante esercitata da Dio sul mondo creato in quanto esplicazione di una infinita saggezza\u00bb; 2. \u00abEvento fortunato e imprevisto\u00bb. Evidentemente, Otto von Bismarck-Schoenhausen intendeva la \u00abProvvidenza divina\u00bb nella prima accezione, essendo improbabile che egli ritenesse che responsabile delle fortune degli Stati Uniti d&#8217;America fosse semplicemente il caso. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00c8 secondo questa felice e maliziosa indicazione che, in queste pagine, Mauro della Porta Raffo, sempre informatissimo e brillante, esamina alcuni accadimenti di non poco conto nei quali, fino ai nostri giorni, guardando alla Casa Bianca e agli uomini che l&#8217;hanno occupata, Dio \u00e8 senza dubbio intervenuto con particolare benevolenza, facendo scaturire effetti benefici da intrighi, delitti e apparenti colpi di fortuna. Di Mauro della Porta Raffo le Edizioni Ares hanno pubblicato tre libri: <\/em>I Signori della casa Bianca; Dieci anni di pignolerie; I film della nostra vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Mauro della Porta Raffo<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><strong>1. Morti &amp; successioni \u00abprovvidenziali\u00bb<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>William Harrison\/John Tyler.<\/strong> Gi\u00e0 candidato alla Casa Bianca nel 1836 e battuto nell&#8217;occasione da Martin Van Buren, il generale William Harrison, favorito dalla grave crisi economica che aveva colpito il Paese sotto la conseguente presidenza del predetto, vinse facilmente le elezioni del 1840, defenestrando il rivale a sua volta in cerca di una conferma. Per inciso, restano quelle le presidenziali col maggior numero di votanti: almeno il settantotto per cento degli aventi diritto. Eroe di guerra (aveva, tra l&#8217;altro, sconfitto a Tippecanoe il celebre capo pellerossa Tecumseh), esponente dei whigs, Harrison contava al momento dell&#8217;insediamento &#8211; il 4 marzo 1841 &#8211; la bellezza di sessantotto anni compiuti, et\u00e0, per l&#8217;epoca e non solo, decisamente avanzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu proprio in occasione dell&#8217;insediamento che si ammal\u00f2 contraendo una polmonite che lo condusse a morte il successivo 4 aprile 1841. Un mese in carica: finora, la pi\u00f9 breve presidenza dell&#8217;intera storia americana. Era la prima volta che un capo dello Stato Usa doveva essere sostituito in corso di mandato. Gli subentr\u00f2 quindi, sia pure con qualche difficolt\u00e0 e creando un precedente da allora sempre replicato e rispettato in casi consimili, il vice presidente John Tyler, un uomo politico virginiano che aveva lasciato i democratici per aderire ai <em>whigs<\/em> ai tempi della cosiddetta \u00abcrisi abrogazionista\u00bb, una questione che non riguardava, come potrebbe apparire, lo schiavismo, ma i contrasti tra gli Stati conseguenti a faccende tariffarie e fiscali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arrivato inaspettatamente a White House, Tyler si trov\u00f2 in breve tempo a governare senza l&#8217;appoggio di alcun partito. Inviso ai democratici, riusc\u00ec a inimicarsi anche i suoi <em>whigs, <\/em>soprattutto per l&#8217;opposizione dichiarata e conclusa negli atti di governo alle idee e ai programmi che da tempo portava avanti il loro riconosciuto leader Henry Clay. Ci\u00f2 malgrado, a parte il sensazionale colpo di coda col quale si accomiat\u00f2 da Washington, John Tyler va ricordato per la riorganizzazione della Marina e per la costruzione della prima linea telegrafica che un\u00ec la capitale federale e Baltimora. Ma veniamo al dunque, all&#8217;atto che consegna il virginiano alla Storia con la esse maiuscola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quasi subito, conquistata l&#8217;indipendenza dal Messico nel 1836 (ricordo l&#8217;eroica resistenza di Alamo e la vittoria conseguita da Sam Houston sul generale Lopez de Santa Ana a San Iacinto), il Texas aveva richiesto di entrare a far parte degli Stati Uniti. N\u00e9 Jackson, n\u00e9 Van Buren diedero ascolto a tale istanza preoccupati in primo luogo del fatto che l&#8217;immensa Repubblica della Stella Solitaria, posizionata geograficamente come era e schiavista quale si dichiarava, rafforzasse eccessivamente nell&#8217;Unione lo schieramento degli Stati appunto schiavisti. Respinto, il Texas si diede da fare per valorizzare la propria indipendenza, ottenne vari riconoscimenti intemazionali e, in particolare, instaur\u00f2 ottimi rapporti con l&#8217;Inghilterra che lo riteneva una possibile futura spina nel fianco degli Usa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed ecco dove e come l&#8217;espansionista John Tyler si dimostra sull&#8217;argomento l&#8217;uomo giusto, al momento giusto, al posto giusto, agendo contro tutto e tutti come, con quasi assoluta certezza, il conservatore William Harrison, che in campagna elettorale aveva dichiarato che se avesse prevalso avrebbe guardato all&#8217;amministrazione lasciando al Congresso ogni altra iniziativa, non sarebbe stato in grado di fare. Dopo un primo tentativo andato a vuoto (il segretario di Stato Abel Upshur, incaricato nel 1843 delle trattative, era morto nel febbraio 1844 a seguito dell\u2019esplosione di un cannone a bordo di una nave da guerra), le due parti conclusero un trattato che, ai sensi del dettato costituzionale americano, fu presentato per l&#8217;approvazione al Senato. Improvvidamente, assai improvvidamente, nel mentre, il nuovo ministro degli esteri John C. Calhoun, in una nota destinata ai britannici, difendeva a spada tratta lo schiavismo, rinfocolando cos\u00ec la vecchia opposizione in proposito al Texas.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E in effetti, per conseguenza, il Senato bocci\u00f2 il trattato con trentacinque voti contro sedici. Mai domo, approfittando della sia pure risicata vittoria (fu decisivo lo Stato del New York che si schier\u00f2 per il democratico e deluse l&#8217;eterno candidato <em>whig <\/em>Clay) nel 1844 dell&#8217;espansionista James Folk, affermando che il Paese, eleggendo l&#8217;uomo del Tennessee, aveva confermato di volere che i texani entrassero a far parte degli Usa, Tyler, forzando a detta di molti addirittura la Costituzione, impose che il famoso trattato fosse messo ai voti con una risoluzione congiunta davanti alle Camere, non solo, quindi, al Senato. Approvata dalla Camera con centoventi suffragi contro novantotto e dal Senato con ventisette contro venticinque, la risoluzione fu firmata dal festante Tyler l&#8217;1 marzo 1845. Due giorni dopo sarebbe scaduto il mandato che gli era toccato in sorte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>N.B.<\/strong> <em>Fino al 1933, primo insediamento di Franklin Delano Roosevelt, il mandato quadriennale aveva inizio alle ore 00,00 del 4 marzo dell&#8217;anno successivo a quello elettorale. Di conseguenza, il quadriennio precedente si chiudeva alle ore 24,00 del 3 marzo. Dal 1937, secondo insediamento del predetto Roosevelt, a seguito dell\u2019adozione di un emendamento costituzionale, la cerimonia si svolge alle ore 12 del 20 gennaio sempre dell\u2019anno successivo a quello elettorale.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>John Fitzgerald Kennedy\/Lyndon B. Johnson<\/strong>. \u00abAncora nel marzo 1963, un Martin Luther King molto deluso accusava Kennedy di essersi accontentato di un progresso fittizio nelle questioni razziali\u00bb. L&#8217;ha scritto Maldwyn Jones nella sua imperdibile <em>Storia degli Stati Uniti, <\/em>e non v&#8217;\u00e8 storico che non possa in materia concordare, come non v&#8217;\u00e8 serio studioso che, esaminando gli atti compiuti e le decisioni prese da Kennedy a White House, non concluda giudicando negativamente l&#8217;intero mandato, anche guardando alla politica estera, particolarmente incoerente, ricca di balordaggini e di errori macroscopici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pensi alla tragica \u00abSpedizione della Baia dei Porci\u00bb &#8211; approvata, voluta e realizzata malissimo da Kennedy, anche se ideata dall&#8217;amministrazione Eisenhower &#8211; nonch\u00e9 all&#8217;assassinio di Ngo Dinh Diem, cui Kennedy non si oppose e che anzi incoraggi\u00f2, e ancora ai contrasti acuiti con l&#8217;Urss che, proprio in previsione di una programmata visita di Kennedy nella citt\u00e0, nel 1961 fece costruire il Muro di Berlino, al coinvolgimento nella Guerra del Vietnam laddove invi\u00f2 diecimila \u00abosservatori\u00bb in verit\u00e0 combattenti, al forte riarmo militare voluto da Kennedy, al cedimento mascherato in occasione della \u00abCrisi di Cuba\u00bb del 1962, eccetera. Sostanzialmente, ripensando alle promesse elettorali del 1960, una grande delusione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dell&#8217;immaginifico e coinvolgente programma denominato <em>Nuova frontiera, <\/em>un gran numero di punti (per esempio, in politica interna, l&#8217;assicurazione contro le malattie per gli anziani, il contributo federale per l&#8217;istruzione, la creazione di un ministero per lo sviluppo del territorio) non videro la luce per l&#8217;opposizione del Congresso nel quale i suoi democratici avevano comunque la maggioranza. Dimostrazione del fatto che, in specie per quel che concerne i problemi razziali e sociali, Kennedy non aveva nessuna reale presa e non sapeva, n\u00e9 voleva imporre i propri desiderata, per evitare contrapposizioni troppo palesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Kennedy, nell&#8217;autunno del 1963 era a un punto morto, anche per avere sostanzialmente perso nel novembre 1962 le <em>Mid Term Elections <\/em>(i democratici cedettero molti seggi ma riuscirono a mantenere la maggioranza congressuale). Il suo assassinio &#8211; Kennedy non era certamente il primo presidente Usa a essere ucciso, ma nessuno prima di lui era morto in un&#8217;era televisiva la qual cosa permise a tutto il mondo di partecipare e di emozionarsi &#8211; lo salv\u00f2 elevandolo, d&#8217;un sol colpo, al Paradiso riservato ai \u00abGrandi\u00bb. E non poteva succedergli persona e uomo politico pi\u00f9 diverso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un uomo migliore dal punto di vista comportamentale (Kennedy, non dimentichiamolo, usava le donne come fossero oggetti), un grande esperto della vita parlamentare in grado di coinvolgere il Congresso e di convincerlo a votare seguendo le sue direttive. Si tratta di un grandissimo presidente originario del Texas, eccezionale in particolare per la politica interna: Lyndon B. Johnson.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco il brano che gli ho dedicato e che si pu\u00f2 leggere nel saggio <em>White House 2012. Obama again: <\/em>\u00abSubentrato il 22 novembre 1963, il texano utilizz\u00f2 alla grande l&#8217;anno di presidenza antecedente le elezioni del successivo 1964 ottenendo dal Parlamento l&#8217;approvazione a tamburo battente di provvedimenti decisivi in materia di diritti civili e in specie di lotta alla segregazione razziale, riducendo per la prima volta in trent&#8217;anni le tasse, volendo una normativa a proposito dei trasporti di massa e una legge sull&#8217;istruzione universitaria. Infine, proponendo al Paese &#8220;una guerra totale contro la povert\u00e0&#8221;. \u00abPer quanto significative risultassero tali misure, Johnson le vedeva come primi passi in vista di quella che avrebbe dovuto essere &#8220;la Grande Societ\u00e0&#8221;, un&#8217;America nella quale regnassero abbondanza e libert\u00e0 per tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abA contrastare l&#8217;impeto johnsoniano, il Gop, nel predetto 1964, chiam\u00f2 il senatore Barry Goldwater &#8211; rivalutato negli ultimi tempi per quella che oggi viene ritenuta la sua &#8220;purezza ideologica&#8221; repubblicana &#8211; che perse nettamente conquistando solo sei Stati, cinque dei quali nel Sud fino ad allora democratico, conservatore e segregazionista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl secondo mandato del successore di Kennedy fu ancora pi\u00f9 travolgente: <em>Medicare Act <\/em>e <em>Medicata <\/em><em>Act <\/em>per fornire ai vecchi e ai poveri l&#8217;assicurazione sociale per le cure mediche, due profondi interventi tesi a migliorare la pubblica istruzione a ogni livello, leggi a favore della reale estensione a tutti e in primo luogo ai neri del diritto di voto fino ad allora fortemente condizionato da lacciuoli di vario genere, perfino un <em>Immigration Act <\/em>che eliminava il sistema discriminatorio basato sull&#8217;origine nazionale in vigore dagli anni Venti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abJohnson, nella realizzazione della sua &#8220;Grande Societ\u00e0&#8221;, fece inoltre approvare leggi per il miglioramento delle autostrade, contro l&#8217;inquinamento dell&#8217;aria e dell&#8217;acqua e un ambizioso programma urbanistico che voleva arrivare addirittura all&#8217;eliminazione degli <em>slums. <\/em>\u00c8, quindi, da questo momento, dopo un tale uragano, che, sia pure non di colpo, la geopolitica americana muta radicalmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDa allora, gli Stati della costa pacifica e quelli settentrionali dell&#8217;atlantica a ogni elezione si colorano abitualmente di azzurro <em>(Blue States), <\/em>il colore dei democratici. Quelli del Sud e di buona parte del Midwest diventano rossi <em>(Red States) <\/em>essendo appunto il rosso il colore repubblicano. <em>Swing, <\/em>e cio\u00e8 indecisi, gli altri i cui spostamenti &#8211; tranne casi straordinari (la seconda volta di Reagan per esempio) <em>&#8211; <\/em>determinano l&#8217;esito\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>N.B.<\/strong> <em>Per inciso, una domanda: come mai nella comu<\/em><em>ne visione, nell&#8217;immaginario popolare il pericoloso \u2014 si <\/em><em>guardi agli esiti della sua politica estera e al riarmo <\/em><em>che volle &#8211; parolaio John Kennedy, del tutto inconcludente quanto alla politica interna, \u00e8 considerato un grande nel mentre Lyndon Johnson viene trascurato, <\/em><em>quando gli va bene, se non denigrato con tutto quel che ha fatto? In verit\u00e0, l&#8217;assassinio di Kennedy a Dallas fu, <\/em><em>guardando alle conseguenze e per l&#8217;eterogenesi dei fini, una vera manna per gli Stati Uniti.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>2. Una staffetta alla vicepresidenza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appartengono a Franklin Delano Roosevelt due imbattibili record. Il primo in tema di elezioni presidenziali vinte, quattro. Il secondo in merito agli anni di permanenza a White House, oltre dodici, dal 4 marzo 1933 al 12 aprile 1945. Infatti, a seguito dell&#8217;approvazione, nel 1951, di un emendamento costituzionale in larga parte conseguente alla sua anomala avventura \u2014 nessuno, in precedenza, si era candidato per un terzo mandato e Franklin Delano l&#8217;aveva fatto addirittura in una quarta occasione \u2014 i mandati possibili ormai sono due e non di pi\u00f9, salvo il caso di un vice presidente subentrato nel secondo biennio del mandato del titolare e quindi autorizzato a proporsi ed essere eletto in prima persona per due quadrienni per un totale di anni non mai superiore a nove, undici mesi e spiccioli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Roosevelt, inoltre &#8211; primato teoricamente eguagliabile o superabile &#8211; \u00e8 l&#8217;unico candidato alla vicepresidenza sconfitto (nel 1920 a fianco di James Cox) ad avere raggiunto successivamente in prima persona la Casa Bianca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8, infine &#8211; record superabile anch&#8217;esso, ma occorrerebbe una moria di vice &#8211; l&#8217;inquilino di White House che abbia avuto il maggior numero di vice presidenti, tre. Dal 4 marzo 1933 al 20 gennaio 1941, fu al suo fianco John Agard Garner, il cosiddetto \u00abvecchio Cactus Jack\u00bb, uomo politico di grande esperienza. Suo rivale nelle primarie del 1932, ostico oppositore alla successiva <em>convention <\/em>dello stesso anno, lo aveva alfine appoggiato in cambio dello scranno vice presidenziale permettendone la <em>nomination.<br \/>\n<\/em><em><br \/>\n<\/em>Ritiratosi Garner (per inciso, visse fino ad arrivare vicinissimo ai novantanove anni), nella tornata elettorale del 1940, e per conseguenza nel quadriennio 20 gennaio 1941\/20 gennaio 1945, con Roosevelt corse, vinse e fu in carica Henry Wallace. Noto anche in Italia &#8211; Benito Mussolini aveva fatto tradurre e pubblicare alcune sue opere teoriche che riteneva dessero supporto alle idee corporative del fascismo &#8211; il nuovo vice era e si conferm\u00f2 decisamente un radicale troppo \u00aba sinistra\u00bb, in specie con riferimento ai rapporti Usa\/Urss che desiderava fossero assai pi\u00f9 amichevoli, dannatamente attivo e indipendente. In ragione di ci\u00f2, F.D. chiese al partito democratico di essere affiancato nella campagna del 1944 da qualcuno che fosse abituato a stare nell&#8217;ombra, che, insomma, se ne stesse buono, buono senza disturbare il manovratore. La scelta cadde su Harry Truman.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tre mesi scarsi dopo l&#8217;insediamento, esattamente il 12 aprile 1945, il secondo Roosevelt passava a miglior vita e l&#8217;insignificante (se ne accorgeranno!) senatore del Missouri si sedeva sullo scranne presidenziale.<strong><br \/>\n<\/strong><br \/>\nPer cominciare a capire chi fosse davvero il missouriano, sar\u00e0 opportuno rammentare che, da pochi giorni vice (si era a fine gennaio), aveva partecipato nella sua terra, piangendo calde lacrime, ai funerali del locale boss politico democratico Toni Pendergast, colui che con metodi mafiosi, ricatti e omicidi governava la vita amministrativa dello Stato da decenni e al quale doveva tutta la sua carriera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non gli faceva difetto, quindi, il coraggio. Era capace di rivendicare origini e amicizie mettendo tranquillamente a rischio la propria credibilit\u00e0. E, d&#8217;altra parte, l&#8217;affetto e l&#8217;ammirazione per Pendergast li dimostr\u00f2 ancora allorquando, incontrato Stalin alla Conferenza di Potsdam, commosso, rifer\u00ec agli amici: \u00abMi ha ricordato il boss\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, allora, chi era Harry Truman? Riporto al riguardo il ritratto che ne feci anni orsono e che ho raccolto nel saggio <em>Americana: <\/em>\u00abNato a Lamar l&#8217;8 maggio 1884, dopo una giovinezza trascorsa nell&#8217;esercizio dei pi\u00f9 diversi mestieri, per la prima volta si distinse nel 1916 fallendo miseramente nel tentativo di sfruttare una concessione petrolifera nel Kansas. Partito per il fronte europeo con il grado di capitano di artiglieria (questi i reali trascorsi militari al di l\u00e0 di quelli in seguito sbandierati), arriv\u00f2 in prima linea dieci minuti prima dell&#8217;armistizio dell&#8217;11 novembre 1918 e fece in tempo a tirare una sola salva di cannone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abReduce, si dedic\u00f2 al commercio e nel 1922 fall\u00ec nuovamente, questa volta nella veste di proprietario di un negozio di camicie e cravatte, per la bella somma di venticinquemila dollari dell&#8217;epoca. Mai fallimento fu pi\u00f9 fortunato! Pi\u00f9 vicino ai quarant&#8217;anni che ai trenta, decise di buttarsi in politica tra le fila democratiche e si leg\u00f2 anima e corpo al boss locale Tom Pendergast che &#8220;governava&#8221; da oltre vent&#8217;anni Kansas City e il Missouri con metodi spietati e gangsteristici. Fu Pendergast a designare Truman come giudice e come agente elettorale della Jackson County.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo dodici anni di &#8220;onorato&#8221; servizio nella terra natia, il futuro presidente fu spedito, ancora una volta da Pendergast, al Senato di Washington con una maggioranza di ben quattrocentomila voti e la consegna di &#8220;tenere la bocca chiusa fino a che avesse imparato le astuzie del mestiere e di rispondere alla corrispondenza&#8221;. \u00abEra il 1934 e lo scandalo conseguente alla sua elezione ebbe vasta eco nel Paese, tanto che l&#8217;appellativo protocollare <em>&#8220;The gentleman from Missouri&#8221;, <\/em>nel suo caso si trasform\u00f2 in <em>&#8220;The gentleman from Pendergast&#8221;.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abConfermato al Senato nel 1940, sia pure a fatica, il missouriano &#8211; il cui altro carattere distintivo era l&#8217;assoluta mancanza di cultura (aveva seguito a fatica alcuni corsi serali della scuola di diritto di Kansas City), tanto che Bernard Baruch lo defin\u00ec &#8220;incolto e grossolano&#8221; \u2014 una volta arrivato assolutamente per caso e come gi\u00e0 accennato a White House, incredibilmente, si rivel\u00f2 un ottimo presidente, dotato di una fin allora ben nascosta capacit\u00e0 decisionale e di grande fiuto politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abL&#8217;uomo che, come gi\u00e0 detto, ancora il 28 gennaio del 1945, da vice presidente in carica, non aveva mancato di partecipare, piangente, al funerale del suo boss, in quello stesso anno ordin\u00f2 il lancio delle atomiche su Hiroshima e su Nagasaki, ponendo cinicamente fine al secondo conflitto mondiale nel Pacifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSempre lui, nel 1947 (con la &#8220;dottrina&#8221; che prese il suo nome) decise l&#8217;abbandono da parte degli Stati Uniti della tradizionale politica di non intervento nelle questioni europee, promettendo, in piena guerra fredda, che gli Usa &#8220;avrebbero appoggiato i popoli liberi che stanno resistendo ai tentativi di assoggettamento da parte di minoranze armate o di pressioni esterne&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abAncora lui, diede il via al Piano Marshall di assistenza economica all&#8217;Europa devastata dalla guerra (Marshall era il suo segretario di Stato). Nel 1948, poi, pose fine drasticamente alla segregazione razziale nell&#8217;esercito e nelle scuole finanziate dal governo federale e si guadagn\u00f2, malgrado tutti i sondaggi negativi e i primi risultati della costa atlantica a lui contrari, una magnifica rielezione. \u00abPromotore, nel 1949, della Nato, coinvolse successivamente il Paese nella guerra di Corea. Nel pieno del sostegno popolare, rinunci\u00f2 nel 1952 a un possibile terzo mandato ritirandosi, come voleva sua moglie Bess, a vita privata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abAssolutamente contrario al successore designato dai &#8220;suoi&#8221; democratici, Adlai Stevenson, gli diede comunque una mano nella campagna contro il repubblicano Eisenhower. Fu l&#8217;ultima volta che il vecchio e caro &#8220;treno elettorale&#8221; percorse il Paese. La sconfitta di Stevenson sarebbe stata ben pi\u00f9 rovinosa senza il suo tardivo intervento. Truman morir\u00e0 a Kansas City il 26 dicembre 1972, a ottantotto anni compiuti, lasciando nel lutto un&#8217;intera nazione\u00bb. <em>Chapeau!<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>N.B.<\/strong> \u00abThe buck stop here\u00bb. <em>Nel West, nei saloon e sui <\/em><em>battelli fluviali, i giocatori di poker alfine di ricordare a chi toccasse dare le carte si passavano l&#8217;uno do<\/em><em>po l&#8217;altro una pelle di daino. Tale pelle venne gergalmente chiamata <\/em>\u00abbuck\u00bb <em>e <\/em>\u00abthe buck stops here\u00bb <em>fu espressione usata per indicare appunto a chi toccasse fare il mazzo e quindi comandare. Truman aveva collocato nella stanza ovale di White House sulla scriva<\/em><em>nia un cartello che riportava la frase a far intendere <\/em><em>che le decisioni, tutte le decisioni, le doveva prendere lui e non spettavano ad altri. Niente male per uno <\/em>yes man <em>quale per lunghissimi anni era stato!<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>3. Due peripezie elettorali<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Thomas Jefferson. <\/strong>1927, Monte Rushmore, South Dakota. L&#8217;artista di origini danesi Gutzon Borglum, aiutato dal mastro carpentiere italiano Luigi Del Bianco, inizia a scolpire le teste di quattro presidenti. L&#8217;opera verr\u00e0 portata avanti dai due fino al 1941, quando lo scultore muore, e sar\u00e0 condotta a termine dal di lui figlio Lincoln.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I capi dello Stato Usa scelti e raffigurati sono George Washington, Thomas Jefferson, Abraham Lincoln e Theodore Roosevelt. Washington perch\u00e9 Padre della Patria, Jefferson in quanto modello di comportamento per tutti i futuri inquilini di White House, Lincoln in ragione della sua capacit\u00e0 di difendere e portare al successo gli ideali, il primo Roosevelt per l&#8217;impeto di modernit\u00e0 e progresso trasmesso al Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta, evidentemente \u2014 e con la sola possibile, anche se discutibile, aggiunta negli anni a noi pi\u00f9 vicini di presidenti quali il secondo Roosevelt, Harry Truman, Lyndon Johnson e Ronald Reagan &#8211; di un quartetto di uomini politici del tutto straordinari. Ora, nel mentre le due elezioni di Washington furono praticamente senza oppositori e lasciando da parte la vicenda legata a Theodore che tratter\u00f2 a breve, vale senza dubbio la pena di riferire come e in qual modo la \u00abProvvidenza\u00bb alla quale Bismarck fa riferimento abbia profondamente operato per favorire l&#8217;insediamento alla dimora presidenziale di Jefferson e di Lincoln.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo fu coinvolto in una serie infinita di ballottaggi dai quali usc\u00ec malconcio ma vincitore; il secondo vinse perdendo nettamente in termini di voti popolari ma prevalendo in numero di delegati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>N.B.<\/strong> <em>Non scrivo nell&#8217;occasione tout court \u00aballa Casa <\/em><em>Bianca\u00bb perch\u00e9 ai tempi di Jefferson la sede del ca<\/em><em>po dello Stato non si denominava in cotal modo. Sar\u00e0 chiamata White House solo dopo essere stata ricostruita, essendo la prima dimora presidenziale andata a fuoco nell&#8217;estate del 1814 allorquando le truppe inglesi, nel corso della cosiddetta Guerra del 1812, che come si vede dur\u00f2 ben oltre l&#8217;anno che le diede nome, conquistarono la citt\u00e0 di Washington.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 vice di John Adams tra il 1797 e il 1801, il virginiano Thomas Jefferson si candid\u00f2 nuovamente alla presidenza nel 1800. Contro di lui, un largo schieramento: il collega repubblicano democratico Aaron Burr, il presidente uscente John Adams, federalista, l&#8217;altro federalista Charles C. Pinckney e ancora John Jay.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;epoca e fino all&#8217;adozione dell&#8217;emendamento costituzionale del 1804, adottato proprio a seguito di quanto occorso nelle votazioni delle quali stiamo parlando, i candidati correvano tutti per la massima carica. Il primo classificato conquistava lo scranno spettante al capo dello Stato, il secondo diventava vice presidente anche se appartenente a un diverso partito essendo quindi possibile, in caso di decesso o di dimissioni del titolare, la successione di un esponente di differente se non opposta collocazione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Effettuati i conteggi dei delegati spettanti ai singoli candidati, Jefferson e Burr si trovarono primi alla pari con settantaquattro grandi elettori a testa. Secondo il disposto costituzionale allora in vigore, la scelta tra loro spettava alla Camera dei Rappresentanti. Nella circostanza, non contavano i singoli parlamentari ma il voto Stato per Stato. Trattative, condizionamenti, ricatti, manifestazioni&#8230; nulla di tutto questo serv\u00ec per la bellezza di trentacinque votazioni a superare l&#8217;impasse. La questione fu risolta a favore di Jefferson \u2014 che arriv\u00f2 pertanto per vero miracolo alla presidenza &#8211; a 1801 inoltrato al trentaseiesimo ballottaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Determinante l&#8217;appoggio che gli port\u00f2 l&#8217;ex ministro, ma ancora influentissimo leader, Alexander Hamilton, il quale di certo non lo apprezzava politicamente, ma ancor meno desiderava vedere ai vertici dello Stato Burr che avversava inoltre sul piano professionale e considerava un poco di buono. L&#8217;11 luglio del successivo 1804, i nodi tra Burr e Hamilton vennero al pettine e in un duello alla pistola il primo &#8211; vice presidente in carica, si badi bene &#8211; fer\u00ec a morte il secondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Abraham Lincoln.<\/strong> Nel saggio <em>White House 2012 <\/em><em>Obama again <\/em>ho scritto: \u00abEd eccoci alle presidenziali del 1860, anno nel quale i repubblicani conquistano per la prima volta la Casa Bianca per non lasciarla (salvo la strana successione a Lincoln di Andrew Johnson \u2014 un democratico vice di un repubblicano, frutto della Guerra di Secessione in corso durante le elezioni del 1864 &#8211; e i due quadrienni non consecutivi di Grover Cleveland) addirittura fino al 1913, quando a William Taft subentra Woodrow Wilson, vittorioso alle urne nell&#8217;anno precedente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDivisi &#8211; i sostenitori del presidente in carica, James Buchanan, avversavano l&#8217;accreditato senatore Stephen Douglas accusato di avere posizioni addirittura filo repubblicane su molte questioni \u2014 i democratici tennero in aprile una prima convention a Charleston. Lungi dal raggiungere un accordo, le due parti si combatterono al punto che la kermesse ebbe a chiudersi con un nulla di fatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abRitrovatisi i delegati a Baltimora, a giugno, i contrasti divennero insanabili e molti abbandonarono definitivamente i lavori. Nominato dai superstiti, Douglas si dovette scontrare nella successiva campagna non solo, come ovvio, col rivale repubblicano, ma anche con un altro democratico, dato che i fuorusciti si radunarono per indicare nell&#8217;allora vice presidente John Breckinridge il loro vessillifero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella confusione, nacque allora anche un terzo partito, l&#8217;Unione costituzionale, che decise di mettere in corsa John Bell. \u00abI repubblicani, per parte loro, nella convention di Chicago di met\u00e0 maggio, ritenendo Douglas il probabile avversario, al terzo scrutinio optarono per Abraham Lincoln che nella campagna per il Senato del 1858 si era gi\u00e0 contrapposto con grande efficacia, sia pur soccombendo, al rivale <em>in pectore. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abFrammentati i voti democratici divisi tra Douglas e Breckinridge, degna di menzione anche la prestazione di Bell, Lincoln vinse in quel novembre conquistando centoottanta delegati sui trecentotre in palio. Il voto popolare lo vedeva invece soccombente, a fronte del totale dei suffragi raccolti dai rivali, per all&#8217;incirca un milione voti\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>4. Theodore Roosevelt i \u00abcostretto\u00bb a White House<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Reduce dalla vittoriosa &#8211; e per lui gloriosissima, tanto eroicamente si era comportato \u2014 missione bellica americana a Cuba, nel 1898 Theodore Roosevelt fu trionfalmente eletto governatore dello Stato di New York. Geniale riformatore, buon liberale e onest&#8217;uomo, il Nostro si trov\u00f2 subito in difficolt\u00e0 nel nuovo incarico visto che di tutt&#8217;altro avviso politico e ideologico era l&#8217;allora boss repubblicano della futura (verr\u00e0 cos\u00ec chiamata nei successivi anni Venti\/Trenta) \u00abGrande Mela\u00bb, Tom Platt, il quale non desiderava di certo che qualche \u00abmaledetto progressista\u00bb gli venisse a rovinare gli affari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco, quindi, che per allontanare Theodore dalla citt\u00e0 e dallo Stato, i capi partito repubblicani nel successivo 1900 in qualche modo lo obbligarono ad accettare la candidatura alla vice presidenza a fianco di William McKinley, la cui rielezione novembrina era pi\u00f9 che sicura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mai una carriera altrettanto promettente era finita con uguale rapidit\u00e0: dalla fama nazionale al quasi oblio (il vice presidente in America, tranne casi rarissimi, era all&#8217;epoca, e in parte ancora \u00e8, figura decisamente \u00abminore\u00bb con un peso politico vicino allo zero) in meno di due anni. Rassegnato a svolgere misere funzioni di rappresentanza, trascorsi poco pi\u00f9 di sei mesi dall&#8217;insediamento, ecco che un Roosevelt che possiamo immaginare assai deluso, a seguito dell&#8217;assassinio di McKinley, d&#8217;improvviso, a soli quarantadue anni, \u00e8 catapultato alla Casa Bianca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>N.B.<\/strong> <em>Per inciso, l&#8217;uomo scopre solo a posteriori la <\/em><em>vera portata degli accadimenti che lo riguardano, ra<\/em><em>gione per la quale, al momento dei fatti e comunque questi si appalesino, \u00e8 assolutamente illogico e segno di insipienza esultare (poco male, comunque) e, soprattutto, onde evitare ogni possibile negativo e a volte non rimediabile atto, disperarsi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sar\u00e0 un grande presidente progressista e, fra l&#8217;altro, il vero padre dell&#8217;ambientalismo. Riformatore, diede della carica una nuova e trascinante interpretazione (il miliardario e senatore Mark Hanna lo defin\u00ec \u00abQuel dannato cow boy\u00bb) agendo in tutti i campi, dappoich\u00e9 riteneva che fosse diritto e dovere del capo dello Stato interessarsi di ogni problema o questione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Impegnato sul piano interno a combattere i <em>trusts <\/em>privati proteggendo gli interessi dell&#8217;uomo comune e a contrastare l&#8217;eccessiva burocrazia, in politica estera propose l&#8217;immagine di un&#8217;America forte e sicura mostrando a tutti anche un qualche grado di aggressivit\u00e0 (la \u00abpolitica del bastone\u00bb, o del <em>big <\/em><em>stick), <\/em>la qual cosa non gli imped\u00ec di ottenere il Premio Nobel per la Pace nel 1906.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4Attivo e non poco in America Latina, fece costruire il Canale di Panama. Lasciata l&#8217;incombenza a William Taft, ritenne di poter tornare in sella riproponendosi nelle elezioni del 1912. Perse con il miglior risultato mai conseguito da un candidato di un terzo partito, ma questa \u00e8 un&#8217;altra storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Maldwyn Jones, <em>Storia degli Stati Uniti, <\/em>Bompiani.<br \/>\n&#8211; Nevins e Commager, <em>Storia degli Stati Uniti, <\/em>Einaudi.<br \/>\n&#8211; Bernard Bailyn e Gordon Wood, <em>Le origini degli Stati <\/em><em>Uniti, <\/em>II Mulino.<br \/>\n&#8211; David Davis e David Donald, <em>Espansione e conflitto, <\/em>II Mulino.<br \/>\n&#8211; John Thomas, <em>La nascita di una potenza mondiale, <\/em>II Mulino.<br \/>\n&#8211; Michael Parrish, <em>L&#8217;et\u00e0 dell&#8217;ansia, <\/em>II Mulino.<br \/>\n&#8211; Raymond Carrier, <em>Le cinquanta Americhe, <\/em>Garzanti. <em>Storia della civilt\u00e0 letteraria degli Stati Uniti, <\/em>vol. III, Utet.<br \/>\n&#8211; Pier Giorgio Lucifredi, <em>Appunti di diritto costituzionale <\/em><em>comparato, <\/em>vol. III <em>Il sistema statunitense, <\/em>Giuffr\u00e8.<br \/>\n&#8211; Mauro della Porta Raffo, <em>Americana, <\/em>Legatoria Carravetta.<br \/>\n&#8211; Mauro della Porta Raffo, <em>White House 2012 Obama <\/em><em>again, <\/em>Legatoria Carravetta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studi cattolici n. 627 maggio 2013 II cancelliere Bismarck sosteneva che \u00abesiste una particolare Provvidenza divina nei confronti dei matti, dei bambini, degli ubriachi e degli Stati Uniti d&#8217;America\u00bb. Secondo il Dizionario della lingua italiana di Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli, due sono i significati del vocabolo \u00abProvvidenza\u00bb: 1. \u00abL&#8217;azione costante esercitata da Dio &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-provvidenza-in-soccorso-degli-stati-uniti\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":25412,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[108,76],"tags":[150],"class_list":["post-5616","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-paesi-e-continenti","category-stati-uniti","tag-usa","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La &laquo;Provvidenza&raquo; in soccorso degli Stati Uniti - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-provvidenza-in-soccorso-degli-stati-uniti\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La &laquo;Provvidenza&raquo; 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