{"id":5604,"date":"2013-06-06T00:00:00","date_gmt":"2013-06-05T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-06-24T08:22:43","modified_gmt":"2016-06-24T06:22:43","slug":"contro-i-pap","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/contro-i-pap\/","title":{"rendered":"Contro i pap&agrave;"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-35332 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Polito_cover.jpg\" alt=\"Polito_cover\" width=\"179\" height=\"281\" \/>Docete <\/strong>n.7 \u2013 aprile 2013<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il\u00a025 gennaio 2013, a Milano, organizzata dal Centro Culturale di Milano e dalla Rizzoli, si \u00e8 svolta la presentazione del libro di Antonio Polito &#8220;Contro i pap\u00e0. Come noi italiani abbiamo rovinato i nostri figli&#8221;, al quale hanno partecipato, oltre all&#8217;autore, don Juli\u00e0n Carr\u00f3n, presidente della Fraternit\u00e0 di Comunione e Liberazione, e Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Juli\u00e0n Carr\u00f3n<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Ringrazio prima di tutto Antonio Polito per questo invito di cui mi sento veramente onorato. Il libro che presentiamo oggi \u00e8 un grido, una provocazione, una domanda: ma dove stiamo portando i nostri figli? Tanti genitori si ritroveranno in questo interrogativo. \u00c8 una domanda che in non pochi casi diventa preoccupazione, e a volte angoscia, perch\u00e9 molti non sanno da che parte girarsi, dove guardare per uscire dall&#8217;impasse in cui a volte si trovano.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 un segno palese della confusione che domina il nostro tempo, in cui pure abbiamo visto nascere, crescere, svilupparsi tante cose belle, tante conquiste della scienza ma alla cosa pi\u00f9 cara, i nostri figli, non sappiamo offrire qualcosa di veramente significativo affinch\u00e8 possano orientarsi in mezzo alla confusione in cui si trovano a vivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo davanti al libro di un osservatore acuto, che coglie la sfida pi\u00f9 grande che la societ\u00e0 si trova ad affrontare, cio\u00e8 la sfida educativa, rispetto alla quale le altre, quella economica, sociale e politica, non sono che conseguenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma Antonio Polito non identifica solo la sfida, ma anche l&#8217;origine di essa: i padri. O, pi\u00f9 genericamente, gli adulti &#8211; siano essi padri, educatori, maestri o preti -, che non sono stati in grado di offrire un&#8217;ipotesi di risposta all&#8217;altezza del bisogno dei figli. L&#8217;Autore pone la questione in modo tranchant fin dalle prime pagine del libro: \u00abChi di noi padri [&#8230;] pu\u00f2 negare a se stesso la verit\u00e0, e cio\u00e8 che tutto intorno a noi ci dice che \u00e8 l&#8217;educazione (intesa in un senso molto pi\u00f9 ampio della semplice istruzione) il fattore cruciale per la riuscita di una comunit\u00e0 e, al suo interno, dei nostri ragazzi? E allora perch\u00e9 abbiamo completamente abdicato alla nostra funzione educativa per trasformarci in goffi sindacalisti dei nostri figli?\u00bb (p. 16). Questa \u00e8 la sfida.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si documenta questa abdicazione dei padri alla loro funzione educativa? Sostanzialmente in due modi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) I genitori hanno voluto risparmiare ad ogni costo ai loro figli la fatica del vivere. \u00abInvece che fare i genitori, ci siamo trasformati a poco a poco nei sindacalisti dei nostri figli, sempre pronti a batterci affinch\u00e9 venga loro spianata la strada verso il nulla [parole forti], perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 meta ambiziosa la cui strada non sia impervia. \u00c8 un grande fenomeno culturale, e sempre pi\u00f9 \u00e8 un tratto del carattere nazionale [&#8230;]. Ed \u00e8 un grande fattore di freno alla crescita non solo economica ma anche psicologica della nazione\u00bb (p. 21 ).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cio\u00e8, invece di lanciarli verso una meta ambiziosa corrispondente al loro bisogno, al loro cuore, anche se la strada \u00e8 impervia, abbiamo preferito spianare loro la strada perch\u00e9 non dovessero impegnarsi troppo, per evitare la fatica della salita. Invece dello Stay hungry, Stay foolish (restate affamati, restate folli) di Steve Jobs, nel suo famoso discorso all&#8217;Universit\u00e0 di Standford, abbiamo preferito il \u00abrestate sazi, restate conformisti\u00bb (p. 12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa colpa \u00e8 nostra. I veri bamboccioni siamo noi\u00bb (p. 23), scrive Polito. Abbiamo perseguito un modello sociale tutto teso a rendere facile la vita ai nostri ragazzi, senza accorgerci che cos\u00ec, in nome dei nostri figli, li abbiamo rovinati. \u00abAffamati non vogliamo che siano nemmeno per un istante. Abbiamo anzi costruito le nostre vite e la nostra societ\u00e0 in funzione del loro nutrimento. [&#8230;] In funzione della protezione dei figli dal bisogno, con conseguenze sociali rilevanti e non sempre positive\u00bb (pp. 12-13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 vissuto \u00abun malinteso senso di protezione verso i nostri figli; malinteso perch\u00e9 in realt\u00e0 tradisce una sfiducia collettiva nei loro mezzi, la paura di lasciarli nuotare con le loro forze il prima possibile. E questa sfiducia loro la sentono, e ne deprime l&#8217;auto-stima\u00bb (p. 20). Mi sembrano affermazioni acutissime di come noi, facendo cos\u00ec, diamo un giudizio sulle loro capacit\u00e0, sulle loro possibilit\u00e0 di essere se stessi, di crescere, di svilupparsi. Non lo diciamo cos\u00ec esplicitamente, ma loro colgono comunque questo giudizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In terzo luogo, abbiamo praticato un malefico paternalismo. \u00abSociet\u00e0 della pantofola\u00bb, la chiama Antonio, tutta protesa a preservare i giovani da ogni sforzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi colpisce la sintonia con quanto diceva don Giussani nel 1992, in una intervista al Corriere della Sera: \u00abMi spaventa [&#8230;] l&#8217;Italia. [&#8230;] \u00c8 una situazione civile dove non c&#8217;\u00e8 un ideale adeguato, dove non c&#8217;\u00e8 nulla che ecceda l&#8217;aspetto utilitaristico. Un utilitarismo perseguito senza alcun punto di fuga ideale. Questo non pu\u00f2 durare. Il timore \u00e8 che si scatenino conflitti senza fine. [&#8230;] Perch\u00e9 \u00e8 successo tutto questo? Lei lo pu\u00f2 dire dopo aver visto crescere tante generazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qual \u00e8 stato il fattore scatenante di una simile caduta, di un simile peggioramento? A tutte queste generazioni di uomini non \u00e8 stato proposto niente. Eccetto una cosa: l&#8217;apprensione utilitaristica dei padri. Sta parlando del dio denaro? Il dio denaro o una sicurezza di vita agiata, di vita senza rischi. E fatta solamente di cose, senza rischio alcuno. [&#8230;] Chiss\u00e0 se questo desiderio di rendere meno difficile la vita dei propri figli, o di un dato gruppo di persone, sfondi a un certo punto l&#8217;orizzonte. Cio\u00e8, se chi ha questo desiderio capisca che, per poterlo realizzare, ha bisogno di un ideale, di una speranza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I padri pensavano che, risparmiando loro lo sforzo e proteggendoli dal bisogno, stavano facendo il bene dei figli, quando in realt\u00e0 stavano spianando loro la strada verso il nulla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando questa mentalit\u00e0 vince, il risultato \u00e8 quello di cui parlava Pietro Citati in un articolo apparso qualche anno fa su la Repubblica e dedicato alla generazione dei giovani d&#8217;oggi, dal titolo \u00abGli eterni adolescenti\u00bb, in cui faceva un ritratto quasi spietato dei risultato che produce la vittoria di questa mentalit\u00e0. Scriveva Citati: \u00abUn tempo, si diventava adulti prestissimo. Oggi c&#8217;\u00e8 una continua corsa all&#8217;immaturit\u00e0. Un tempo, [&#8230;] a tutti i costi, un ragazzo diventava maturo. [\u2026] Conquistare la maturit\u00e0 era una rinuncia. [&#8230;] [Oggi i giovani] non sanno chi sono. Forse non vogliono saperlo: si chiedono sempre quale sia il loro io, amano [&#8230;] l&#8217;indecisione! Non dire mai s\u00ec e mai no: sostare sempre davanti a una soglia che, forse, non si aprir\u00e0 mai. Non hanno volont\u00e0: non desiderano agire. [&#8230;] Preferiscono restare passivi. [&#8230;] Vivono avvolti in un misterioso torpore. Non amano il tempo. L&#8217;unico loro tempo \u00e8 una serie di attimi, che non vengono legati in una catena o organizzati in una storia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo articolo aveva fatto seguito una risposta di Eugenio Scalfari, il quale sosteneva: \u00abLa ferita [in questi giovani] \u00e8 stata la perdita dell&#8217;identit\u00e0 e della memoria\u00bb forse perch\u00e9 qualcuno aveva tolto questa identit\u00e0. \u00c8 singolare: prima fanno di tutto per fare perdere loro l&#8217;identit\u00e0 e poi si lamentano del fatto che hanno perso l&#8217;identit\u00e0. \u00abLa ferita \u00e8 stata il silenzio dei padri troppo impegnati nella conquista del successo e del potere. La ferita \u00e8 stata la noia, l&#8217;invincibile noia, la noia esistenziale che ha ucciso il tempo e la storia, le passioni e le speranze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non vedo quella profonda melanconia che c&#8217;\u00e8 nei giovani volti del Rinascimento dipinti dal Lotto e dal Tiziano. [&#8230;] lo vedo occhi stupefatti, estatici, storditi, fuggitivi, avidi senza desiderio, solitari in mezzo alla folla che li contiene, lo vedo occhi disperati. [&#8230;] Eterni bambini. [&#8230;] La loro salvezza sta soltanto nei loro cuori. Noi possiamo soltanto guardarli con amore e trepidazione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi ci troviamo di fronte a una profonda crisi dell&#8217;umano, che si pu\u00f2 riassumere in questo torpore misterioso, in questa invincibile noia, in questo venir meno dell&#8217;umano in cui tante volte ci troviamo quando la mentalit\u00e0 denunciata nel libro stravince.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa profonda crisi dell&#8217;umano si documenta nella passivit\u00e0 di tanti giovani, che sembrano quasi incapaci di interessarsi a qualcosa di veramente significativo, o nello scetticismo di tanti adulti che non mettono davanti a loro qualcosa per cui valga la pena muoversi per uscire da questa situazione. \u00c8 come se non trovassero degli interessi con cui valesse la pena di coinvolgere fino in fondo la propria umanit\u00e0. Sembra che niente sia in grado di interessare i giovani fino al punto di metterli in movimento, e allora \u00abl&#8217;impegno verso lo studio diviene minimo, e la noia massima\u00bb, come scrive Massimo Borghesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma proprio facendo cos\u00ec, i genitori hanno commesso un errore madornale. Dov&#8217;\u00e8 stato ed \u00e8 l&#8217;errore? Nella confusione sulla natura del cuore dell&#8217;uomo. Pensiamo di risolvere noi il problema dei ragazzi, invece di sfidarli sulla loro natura. Quella natura originale, che Leopardi documenta in modo insuperabile: \u00abII non poter essere soddisfatto da alcuna cosa terrena, n\u00e9, per dir cos\u00ec, della terra intera; considerare l&#8217;ampiezza inestimabile dello spazio, il numero e la mole meravigliosa dei mondi, e trovare che tutto \u00e8 poco e piccino alla capacit\u00e0 dell&#8217;animo proprio; immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l&#8217;universo infinito, e sentire che l&#8217;animo e il desiderio nostro sarebbe ancora pi\u00f9 grande che s\u00ec fatto universo; e sempre accusare le cose d&#8217;insufficienza e di nullit\u00e0, e patire mancamento e v\u00f2to, e per\u00f2 noia, pare a me il maggior segno di grandezza e di nobilt\u00e0, che si vegga della natura umana\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questa natura dell&#8217;uomo &#8211; che \u00e8 la natura dei nostri giovani, e la nostra &#8211; non si pu\u00f2 rispondere soltanto con una proposta facilona che non \u00e8 in grado di interessare e di risvegliare tutta la capacit\u00e0 dell&#8217;io.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) Questo ci porta al secondo errore denunciato da Antonio Polito, che \u00e8 riuscito cos\u00ec a identificare l&#8217;altra radice dell&#8217;impostazione educativa che critica nel suo libro, e su questo mi trova molto d&#8217;accordo: l&#8217;origine dei problemi \u00e8 soprattutto culturale. E quale l&#8217;errore?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che \u00abha fatto di noi dei pessimi genitori \u00e8 il pensiero del Novecento. La cui grande scoperta \u00e8 stata l&#8217;individuazione di forze superumane, fossero esse psichiche, sociali o biologiche, capaci di togliere dalle spalle dell&#8217;uomo la responsabilit\u00e0 delle proprie azioni. Grandi filosofie consolatorie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come il sistema di pensiero scaturito da Freud, nel quale l&#8217;Io razionale e consapevole, la sede della responsabilit\u00e0 individuale, diventa un povero derelitto in bal\u00eca di forze pi\u00f9 grandi di lui, [gettando] le basi per una riduzione dell&#8217;etica alla psicologia. (Valeria Egidi Morpurgo). [&#8230;] Oppure filosofie come il marxismo, che trasportano sul piano sociale lo stesso meccanismo a responsabilit\u00e0 zero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordate uno dei pi\u00f9 celebri assunti? \u00c8 l&#8217;essere sociale che determina la coscienza, non il contrario. Dunque la nostra coscienza \u00e8 solo un&#8217;ancella, che va dove la porta il conflitto di classe. E la liberazione dell&#8217;uomo non pu\u00f2 che essere il risultato di un processo collettivo che si svolge sopra di noi [&#8230;]. Ogni responsabilit\u00e0 individuale \u00e8 finita, tutto \u00e8 trasferito a processi e movimenti collettivi. Scrive l&#8217;antropologo Robert Ardrey nel suoThe Social Contract: &#8220;Una filosofia che per decenni ci ha indotto a credere che le colpe dell&#8217;uomo devono sempre caricarsi sulle spalle di qualcun&#8217;altro; che la responsabilit\u00e0 di comportamenti dannosi alla societ\u00e0 devono sempre attribuirsi alla societ\u00e0 stessa; che gli esseri umani nascono non solo perfettibili ma anche identici, per cui qualsiasi grave conflitto tra d\u00ec loro va addebitato alla gravit\u00e0 delle condizioni ambientali&#8221;. [&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E infine il darwinismo. [&#8230;] Che spiega tutti i comportamenti umani come conseguenze inevitabili della storia evolutiva della specie, e non come scelte pi\u00f9 o meno consapevoli degli individui. Paura e coraggio, egoismo e altruismo, pigrizia e intraprendenza: niente di ci\u00f2 che siamo si pu\u00f2 pi\u00f9 far risalire all&#8217;educazione che abbiamo ricevuto, all&#8217;esempio che ci \u00e8 stato offerto, alla cultura in cui abbiamo vissuto. Ma tutto \u00e8 Natura, tutto ci deriva dai nostri antenati e dagli istinti che si svilupparono nella lotta per la sopravvivenza del pi\u00f9 forte\u00bb (pp. 26-28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non so se capiamo la portata di questo errore: l&#8217;uomo, ridotto ai suoi antecedenti biologici e sociologici diventa un pupazzo, una marionetta in mano alle \u00abforze superumane\u00bb; per cui l&#8217;io non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, l&#8217;io \u00e8 come un sasso travolto dal torrente di queste forze. L&#8217;\u00abio\u00bb come realt\u00e0 personale, autonoma, con capacit\u00e0 di libert\u00e0, in grado di porsi come soggetto nella storia e nelle circostanze non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, perch\u00e9 tutto \u00e8 scaricato su antecedenti di ogni tipo, psichici, sociali o biologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Polito lo chiama l&#8217;oppio della deresponsabilizzazione. Non essendoci l&#8217;io, non essendoci la libert\u00e0 perch\u00e9 tutto \u00e8 determinato da questi fattori, quale responsabilit\u00e0 \u00e8 possibile davanti alle sfide?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conseguenza di questa mentalit\u00e0 \u00e8 una certa concezione dell&#8217;uomo:\u00abRousseau defin\u00ec il bambino &#8220;un perfetto idiota&#8221;. E nel 1890 William James descrisse la vita mentale di un neonato come &#8220;una grande, dannata, ronzante confusione&#8221;. \u00c8 a causa di questa presunzione che, convinti di essere in presenza di simpatici &#8220;idioti&#8221;, parliamo e agiamo davanti a loro come se non ne fossimo ascoltati, e compresi, e giudicati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non so voi, ma a me invece non \u00e8 mai riuscito di stare in una stanza con uno dei miei figli fin dall&#8217;et\u00e0 di sette-otto mesi senza avvertire distintamente addosso a me i suoi cinque sensi spalancati; senza provare l&#8217;inquietante sensazione che dentro quei corpi ancora incapaci di muoversi e di nutrirsi con le loro forze ronzassero perfettamente oliati dei cervelli gi\u00e0 funzionanti\u00bb (p. 67).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, malgrado tutta la riduzione operata dal pensiero del Novecento, l&#8217;esperienza elementare del rapporto con i nostri figli impedisce questa riduzione. Come se avessimo la percezione, perfino sensibile, di come non li possiamo ridurre a quello a cui di solito li riduciamo, cio\u00e8 ai nostri pensieri. Continua Polito: \u00abVoi capite bene che se cos\u00ec fosse, allora il nostro comportamento di genitori sarebbe radicalmente sbagliato, e dovrebbe radicalmente cambiare [perch\u00e9 <em>se <\/em>i ragazzi hanno cervelli funzionanti, qualche cosa deve cambiare]. Non pi\u00f9 \u00abpovero bimbo, \u00e8 troppo piccolo per capire\u00bb [&#8230;]. Il bambino capisce, comprende che c&#8217;\u00e8 una cosa giusta e una sbagliata\u00bb(p. 68).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Provate a commettere una ingiustizia nei suoi confronti e vedrete se capisce! Provate a trattarlo nel modo sbagliato e vedrete se capisce! Altro che ridotto ai fattori antecedenti di tipo biologico, psicologico, eccetera! Se invece di questo riconoscimento della loro originalit\u00e0, del fatto che hanno cervelli funzionanti, prevale il dominio di questa mentalit\u00e0, questo annullamento dell&#8217;io, si lascia campo libero a quelli che Polito chiama i &#8220;cattivi maestri&#8221;, che non trovano cos\u00ec alcuna resistenza: \u00abCi sono in giro altri adulti che fanno danni non minori dei padri. Nel senso che li arrecano a un&#8217;intera generazione di figli. Sono i cattivi maestri, intesi nel senso letterale e non metaforico del termine: gente che cio\u00e8 insegna male, cose sbagliate, metodi approssimativi, idee perniciose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 il folto gruppo di quei reduci del Sessantotto i quali, invece che in politica o in azienda, hanno ottenuto il loro successo nell&#8217;accademia o nella comunicazione, e che oggi dagli schermi televisivi, dalle edicole o dalle librerie disegnano davanti agli occhi dei nostri giovani il mondo come \u00e8 e come sar\u00e0. \u00c8 attraverso le loro parole e le loro immagini che i nostri figli apprendono a sperare o a disperare. Perci\u00f2 il ruolo di questi padri-guru pu\u00f2 essere anche pi\u00f9 importante di quello dei padri biologici\u00bb (pp. 131 -133).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Antonio giunge a un&#8217;amara conclusione: \u00abSiamo la prima generazione di padri nella storia ad aver elaborato una complessa e altamente egoistica strategia di sopravvivenza attraverso la <em>captatio benevo<\/em><em>lentiae<\/em> dei nostri figli. Fingiamo di farlo per il loro bene, ma in realt\u00e0 lo facciamo per il nostro\u00bb (p. 143). E aggiunge: \u00abLa nostra societ\u00e0 \u00e8 dunque invecchiata nelle speranze e nelle aspettative, prima ancora che nell&#8217;et\u00e0 anagrafica\u00bb (p. 144).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riducendo l&#8217;uomo ai suoi antecedenti biologici, psicologici o sociologici, abbiamo tolto all&#8217;uomo e ai ragazzi la loro dignit\u00e0, e questo lo esprimiamo nel modo di guardarli, questo giudizio lo leggono nel modo in cui li trattiamo, molto di pi\u00f9 di quanto ce ne rendiamo conto. Ma basta un minimo di rapporto con loro perch\u00e9 scopriamo che l&#8217;io c&#8217;\u00e8. E che c&#8217;\u00e8 nell&#8217;io qualcosa di irriducibile a questi fattori: don Giussani la chiamava \u00abesperienza elementare\u00bb, una esigenza di verit\u00e0, di bellezza e di giustizia, di felicit\u00e0, di pienezza, che \u00e8 il nocciolo dell&#8217;io.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E per questo i giovani capiscono, capiscono benissimo, non devono frequentare un corso pervadere quando \u00e8 ingiusta una modalit\u00e0 di trattarli o quando non vogliamo loro bene o quando non diamo loro tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Togliere loro il criterio di giudizio \u00e8 togliere loro la dignit\u00e0, perch\u00e9 \u00e8 come dire: \u00abTu sei scemo, ti spiego io come stanno le cose!\u00bb. Ma loro capiscono benissimo che non \u00e8 cos\u00ec, proprio perch\u00e9 hanno dentro di s\u00e9 una esperienza elementare, che si esprime come esigenza di verit\u00e0, di bellezza e di giustizia, per cui non devono andare ad Harvard a fare un corso sulla giustizia per sapere quando sono trattati ingiustamente! Provate a farlo! Perch\u00e9 i nostri figli, i nostri ragazzi sono spietati su questo. Noi siamo dei dilettanti rispetto alla chiarezza del giudizio che hanno loro sulle cose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma noi pensiamo che siano scemi. Invece che differenza, che diversit\u00e0 quando li trattiamo per quello che sono! Ma, come dice il Papa, \u00e8 successo [in molte persone molto capaci] uno \u00abstrano oscuramento del pensiero\u00bb, quello che \u00e8 elementare non lo vediamo pi\u00f9. E con questo oscuramento del pensiero riduciamo la loro dignit\u00e0. La loro capacit\u00e0 di essere, il loro io con tutta la sua possibilit\u00e0 di evolvere e restringiamo allo stesso tempo il nostro concetto di amore, che non \u00e8 soltanto cortesia e gentilezza, ma \u00e8 amore nella verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la situazione \u00e8 questa, da dove ripartire? Dal \u00abpunto infiammato [dell&#8217;animo], il <em>locus<\/em> di tutta la mia coscienza\u00bb, di cui parlava Cesare Pavese. Da quei cervelli funzionanti, da quel cuore che non pu\u00f2 essere ridotto ai fattori antecedenti, il cuore con le sue esigenze e con le sue attese. \u00c8 questa attesa che deve trovare una riposta adeguata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 intorno a questo punto infiammato che pu\u00f2 ruotare una proposta veramente corrispondente all&#8217;umano. Ma questo punto infiammato (come abbiamo visto in tante occasioni) \u00e8 sepolto da un torpore, da una noia: non trovando chi sfida i giovani con un rapporto all&#8217;altezza della loro esigenza (che spesso si cerca di coprire con tante distrazioni), quel punto rimane sepolto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione, allora, \u00e8 chi \u00e8 in grado di risvegliare il punto infiammato, l&#8217;io dei giovani; ma anche quello degli adulti. Questa \u00e8 la sfida che abbiamo tutti davanti, la nostra generazione e le istituzioni: la scuola, la famiglia, la Chiesa, i partiti, gli imprenditori, tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per risvegliare l&#8217;io dal suo torpore, dalla noia che sembra invincibile, non basta una lezione o soltanto un richiamo etico (che pu\u00f2 essere utile), una predica; occorre un adulto che con la sua vita sia in grado di fare interessare il giovane alla sua esistenza, al suo destino. Ma \u00e8 difficile trovare adulti che non siano scettici; quante volte mi trovo a dialogare con ragazzi in universit\u00e0 i cui genitori, davanti al loro impeto ideale, dicono: \u00abNo, la vita ti sistemer\u00e0 pian piano\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 per questo che solo un testimone (diceva Paolo VI che abbiamo pi\u00f9 bisogno di testimoni che di maestri), per cui chi lo incontra non possa sottrarsi al suo fascino, alla sfida che la sua presenza introduce nella vita, pu\u00f2 risvegliare questo punto infiammato, questa esigenza nascosta. Uno che incarni un modo di vita in grado di attrarre il cuore, di sfidare la ragione, di mettere in moto la libert\u00e0. Insomma, occorre una proposta vivente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un testimone o, con una parola che oggi non \u00e8 politicamente corretto usare, ma se la svuotiamo delle connotazioni con cui a volte la percepiamo e se la diciamo nel suo senso originale risulta decisiva, un&#8217;autorit\u00e0, cio\u00e8 qualcuno che mi fa crescere, che mi genera con la sua presenza. Occorre una autorit\u00e0. Una presenza che sfidi il \u00abpunto infiammato\u00bb per lanciarmi verso quella \u00abmeta impervia\u00bb a cui io, per la mia struttura umana, sono chiamato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scriveva don Giussani: \u00abL&#8217;esperienza dell&#8217;autorit\u00e0 sorge in noi come incontro con una persona ricca di coscienza della realt\u00e0; cos\u00ec che essa si impone a noi come rivelatrice, ci genera novit\u00e0, stupore, rispetto. C&#8217;\u00e8 in essa un&#8217;attrattiva inevitabile, e in noi una inevitabile soggezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esperienza dell&#8217;autorit\u00e0 richiama infatti l&#8217;esperienza, pi\u00f9 o meno chiara, della nostra indigenza e del nostro limite. Ci\u00f2 porta a seguirla e <em>a <\/em>farci suoi &#8220;discepoli&#8221;. [&#8230;] Per rispondere in modo adeguato alle esigenze educative [che oggi dobbiamo affrontare] dell&#8217;adolescenza non basta proporre con chiarezza un significato delle cose, n\u00e9 basta una intensit\u00e0 di reale autorit\u00e0 in chi lo propone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre [allo stesso tempo] suscitare [nei giovani] nell&#8217;adolescente [quel] personale impegno con la propria origine; [con loro stessi, perch\u00e9 senza questo non saranno loro stessi; e per questo non si pu\u00f2 evitare la fatica]; occorre che l&#8217;offerta tradizionale sia verificata; e ci\u00f2 pu\u00f2 essere fatto solo dall&#8217;iniziativa del ragazzo e da nessun altro per lui. [Proposta di una ipotesi di significato da sottomettere alla verifica dei figli, della sua pertinenza alla vita, della sua capacit\u00e0 di rispondere alle sfide della vita. Senza questa educazione alla verifica di una proposta, non diventer\u00e0 mai loro e quindi correranno il rischio di perdersi]. La vera educazione deve essere un&#8217;educazione alla critica\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La critica \u00e8 il paragone di quello che ci viene proposto con i desideri del suo cuore: \u00abII criterio ultimo del giudizio, infatti, \u00e8 in noi, altrimenti siamo alienati. E il criterio ultimo, che \u00e8 in ciascuno di noi, \u00e8 identico: \u00e8 esigenza di vero, di bello, di buono. [&#8230;] Abbiamo avuto troppa paura di questa critica\u00bb, di questa verifica, non abbiamo rischiato per poter generare un soggetto autonomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continuava don Giussani: \u00abScopo della educazione \u00e8 quello di formare un uomo nuovo; perci\u00f2 i fattori attivi della educazione debbono tendere a far s\u00ec che l&#8217;educando agisca sempre pi\u00f9 da s\u00e9, e sempre pi\u00f9 da s\u00e9 affronti l&#8217;ambiente [le circostanze].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorrer\u00e0 quindi da un lato metterlo sempre pi\u00f9 a contatto con tutti i fattori dell&#8217;ambiente, dall&#8217;altro lasciargli sempre pi\u00f9 la responsabilit\u00e0 della scelta, seguendo una linea evolutiva determinata dalla coscienza che il ragazzo dovr\u00e0 essere capace di &#8220;far da s\u00e9&#8221; di fronte a tutto. Il metodo educativo di guidare l&#8217;adolescente all&#8217;incontro personale e sempre pi\u00f9 autonomo con tutta la realt\u00e0 che lo circonda, va tanto pi\u00f9 applicato, quanto pi\u00f9 il ragazzo si fa adulto [altrimenti il risultato sar\u00e0 che non cresce].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;equilibrio dell&#8217;educatore svela qui la sua definitiva importanza. L&#8217;evolversi infatti dell&#8217;autonomia del ragazzo rappresenta per l&#8217;intelligenza e il cuore &#8211; e anche per l&#8217;amor proprio &#8211; dell&#8217;educatore un &#8220;rischio&#8221;. D&#8217;altra parte \u00e8 proprio dal rischio del confronto che si genera nel giovane una sua personalit\u00e0 nel rapporto con tutte le cose; la sua libert\u00e0 cio\u00e8 &#8220;diviene&#8221;. [&#8230;] L&#8217;esperienza deve farla il giovane stesso, perch\u00e9 questo rappresenta l&#8217;avverarsi della sua libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questo amore alla libert\u00e0 fin nel rischio \u00e8 soprattutto una direttiva che l&#8217;educazione deve tenere presente. [&#8230;] Una educazione che accetti con vigilanza il rischio della libert\u00e0 dell&#8217;adolescente \u00e8 reale sorgente di fedelt\u00e0 e di devozione cosciente all&#8217;ipotesi proposta e a chi la propone. La figura del &#8220;maestro&#8221;, proprio per questa discrezione e rispetto, in un certo vero senso si ritira dietro la figura dominatrice della Verit\u00e0 Unica cui si ispira; il suo insegnamento e la sua direttiva diventano dono di testimonianza, e proprio per questo si iscrive nella memoria del discepolo con una simpatia acuta e sincera, indipendente &#8211; nel suo livello pi\u00f9 profondo &#8211; dalle stesse sue doti. Per cui abbiamo una gratitudine e un legame ineliminabile al maestro, e pure una convinzione indipendentemente da esso\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il processo educativo non ha come scopo quello di &#8220;convincere&#8221; l&#8217;altro di ci\u00f2 in cui crediamo noi &#8211; questo sarebbe un plagio -, perch\u00e9 al centro ci sono due libert\u00e0 in rapporto tra di loro. La libert\u00e0 si muove a causa dell&#8217;attrattiva del reale, perch\u00e9 il cuore dell&#8217;uomo \u00e8 assetato della verit\u00e0; ciascuno cerca ci\u00f2 che corrisponde alle sue esigenze originali di bene, di bellezza, di verit\u00e0, di giustizia, di felicit\u00e0, che sono destate da tutto ci\u00f2 che accade. L&#8217;educazione \u00e8, perci\u00f2, un invito alla libert\u00e0 dell&#8217;uomo, per iniziare un cammino alla scoperta della verit\u00e0 delle cose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se questo non accade, l&#8217;affezione, che pure le cose destano, prima o poi viene meno, e la noia vince, perch\u00e9 solo il vero ha la forza per permanere nel tempo. La dinamica della libert\u00e0 non \u00e8 arbitraria, non \u00e8 un fare ci\u00f2 che pare e piace, perch\u00e9 un uomo \u00e8 veramente libero quando riconosce e aderisce al significato della realt\u00e0; senza un significato, infatti, mancherebbe la ragione adeguata per vivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;educazione \u00e8 una grande sfida per il cuore dell&#8217;uomo, senza di essa \u00e8 impossibile lo sviluppo della persona, come ragione e libert\u00e0. Tanto \u00e8 vero che quando i giovani sono sfidati nella loro ragione e libert\u00e0, si dimostrano entusiasti di partecipare a questa avventura; il problema \u00e8 che, purtroppo, non trovano molti adulti che li sfidino e per questo decadono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei terminare con un testo di Rabindranath Tagore, che dice tutto l&#8217;amore che un padre deve avere; quando questo amore c&#8217;\u00e8, la persona lo riconosce perch\u00e9 gli lascia lo spazio per crescere: \u00abIn questo mondo coloro che m&#8217;amano \/ cercano con tutti i mezzi \/ di tenermi avvinto a loro. \/ II tuo amore \u00e8 pi\u00f9 grande del loro, \/ eppure mi lasci libero\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 solo l&#8217;amore che rende liberi e che lascia spazio alla libert\u00e0, per crescere. Questa \u00e8 la sfida che noi adulti abbiamo il compito di accettare nei confronti dei giovani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Docete n.7 \u2013 aprile 2013 Il\u00a025 gennaio 2013, a Milano, organizzata dal Centro Culturale di Milano e dalla Rizzoli, si \u00e8 svolta la presentazione del libro di Antonio Polito &#8220;Contro i pap\u00e0. 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