{"id":5594,"date":"2013-05-23T00:00:00","date_gmt":"2013-05-22T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-06-05T10:02:29","modified_gmt":"2015-06-05T08:02:29","slug":"altro-che-leonessa-ditalia-otranto-salv-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/altro-che-leonessa-ditalia-otranto-salv-roma\/","title":{"rendered":"Altro che leonessa d\u2019Italia. Otranto salv&ograve; Roma"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/Otranto_saraceni.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-25462\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/Otranto_saraceni.jpg\" alt=\"Otranto_saraceni\" width=\"250\" height=\"187\" \/><\/a>Il Foglio quotidiano <\/strong>sabato 14 luglio 2013<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La chiesa rende l\u2019onore degli altari agli ottocento martiri che nel 1480 opposero resistenza alle truppe del sultano ottomano. Il suo nome era Fatih. Voleva conquistare la citt\u00e0 dei Papi<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Alfredo Mantovano<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Il 6 luglio 2007 Benedetto XVI ha ricevuto il prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, card. Jos\u00e9 Saraiva Martins, e ha autorizzato la pubblicazione del decreto che riguarda l\u2019autenticazione del martirio di Antonio Primaldo e dei suoi Compagni laici, \u201cuccisi in odio alla fede\u201d a Otranto nel 1480.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Antonio Primaldo \u00e8 l\u2019unico del quale \u00e8 tramandato il nome; gli altri sono 800 ignoti pescatori, artigiani, pastori e agricoltori di una citt\u00e0 periferica, il cui sangue, cinque secoli fa, \u00e8 stato sparso in una terribile giornata di agosto solo perch\u00e9 cristiani. Ottocento uomini, i quali hanno subito il trattamento riservato tre anni fa all\u2019americano Nick Berg, catturato da terroristi islamici in Iraq mentre svolgeva il suo lavoro di tecnico antennista, e ucciso probabilmente per mano di Al Zarqawi al grido di \u201cAllah akhbar!\u201d: il suo boia, dopo avergli recisa la giugulare, passa la lama attorno al collo, fino a staccare la testa, e quindi la mostra come un trofeo. Esattamente come ha fatto il boia ottomano a ciascuno degli 800 idruntini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esecuzione di massa ha un prologo, il 29 luglio 1480. Sono le prime ore del mattino: dalle mura comincia a scorgersi all\u2019orizzonte e diventa sempre pi\u00f9 visibile una flotta composta da 90 galee, 15 maone e 48 galeotte, con 18 mila soldati a bordo. L\u2019armata \u00e8 guidata dal pasci\u00e0 Agomath; costui \u00e8 agli ordini di Maometto II (1430-1481), detto Fatih, \u201cil Conquistatore\u201d, cio\u00e8 del sultano che nel 1451, ad appena ventun anni, era salito a capo della trib\u00f9 degli ottomani, a sua volta impostasi sul mosaico degli emirati islamici un secolo e mezzo prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1453, alla guida di un esercito di 260 mila turchi, Maometto II aveva conquistato Bisanzio, la \u201cseconda Roma\u201d, e da quel momento coltivava il progetto di espugnare la \u201cprima Roma\u201d, la Roma vera e propria, e di trasformare la basilica di san Pietro in una stalla per i suoi cavalli. Nel giugno 1480 valuta i tempi maturi per completare l\u2019opera: toglie l\u2019assedio a Rodi, difesa con coraggio dai suoi cavalieri, e punta la flotta verso il mare Adriatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intenzione \u00e8 di approdare a Brindisi, il cui porto \u00e8 ampio e comodo: da Brindisi progettava di risalire l\u2019Italia fino a raggiungere la sede del Papato. Un forte vento contrario costringe per\u00f2 le navi a toccare terra 50 miglia pi\u00f9 a sud, e a sbarcare in una localit\u00e0 chiamata Roca, a qualche chilometro da Otranto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Otranto, 1480: assedio alla cristianit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Otranto era \u2013 ed \u00e8 \u2013 la citt\u00e0 pi\u00f9 orientale d\u2019Italia. Ha un passato ricco di storia: le immediate vicinanze erano abitate probabilmente gi\u00e0 dal Paleolitico, certamente dal Neolitico; era stata poi popolata dai messapi, stirpe che precedeva i greci, quindi \u2013 conquistata da costoro \u2013 era entrata nella Magna Grecia e, ancora, era caduta nelle mani dei romani, diventando presto municipio. L\u2019importanza del suo porto le aveva fatto assumere il ruolo di ponte fra oriente e occidente, consolidato sul piano culturale, e anche politico, dalla presenza di un importante monastero di monaci basiliani, quello di san Nicola in Casole, di cui oggi restano un paio di colonne, sulla strada che conduce a Leuca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sua splendida cattedrale, costruita fra il 1080 e il 1088, nel 1095 era stata impartita la benedizione ai dodicimila Crociati che, al comando del principe Boemondo I d\u2019Altavilla (1050- 1111), partivano per liberare e per proteggere il santo Sepolcro. Di ritorno dalla Terra Santa, proprio a Otranto san Francesco d\u2019Assisi era approdato nel 1219, accolto con grandi onori. A Otranto, l\u201911 settembre 1227, era morto a seguito di malaria il langravio di Turingia, sposo di santa Elisabetta di Ungheria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al momento dello sbarco degli ottomani la citt\u00e0 pu\u00f2 contare su una guarnigione di 400 uomini in armi, e per questo i capitani del presidio si affrettano a chiedere aiuto al re di Napoli, Ferrante d\u2019Aragona (1431-1494), inviandogli una missiva. Cinto d\u2019assedio il castello, nelle cui mura si erano rifugiati tutti gli abitanti del borgo, il pasci\u00e0, attraverso un messaggero, propone una resa a condizioni vantaggiose: se non resisteranno, uomini e donne saranno lasciati liberi e non riceveranno alcun torto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta giunge da uno dei maggiorenti della citt\u00e0, Ladislao De Marco: se gli assedianti vogliono Otranto \u2013 fa sapere, devono prenderla con le armi. Al nuncius \u00e8 intimato di non tornare pi\u00f9, e quando arriva un secondo messaggero con la medesima proposta di resa, costui viene trafitto dalle frecce; per togliere ogni sospetto, i capitani prendono le chiavi delle porte della citt\u00e0, e in modo visibile, da una torre, le buttano in mare, alla presenza del popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la notte, buona parte dei soldati della guarnigione si cala con le funi dalle mura della citt\u00e0 e scappa. A difendere Otranto restano soltanto i suoi abitanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019assedio che segue \u00e8 martellante: le bombarde turche rovesciano sulla citt\u00e0 centinaia di grosse palle di pietra (molte sono state conservate e sono ancora oggi visibili per le strade del centro storico idruntino, all\u2019ingresso del municipio o a fianco di ristoranti e di negozi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo quindici giorni, all\u2019alba del 12 agosto, gli ottomani concentrano il fuoco contro uno dei punti pi\u00f9 deboli delle mura: aprono una breccia, irrompono nelle strade, massacrano chiunque capiti a tiro, raggiungono la cattedrale, nella quale in tanti si sono rifugiati. Ne abbattono la porta e dilagano nel tempio, raggiungono l\u2019arcivescovo Stefano, l\u00ec presente con gli abiti pontificali e con il crocifisso in mano: all\u2019intimazione di non nominare pi\u00f9 Cristo, poich\u00e9 da quel momento regnava Maometto, l\u2019arcivescovo risponde esortando gli assalitori alla conversione, e per questo gli viene reciso il capo con una scimitarra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 13 agosto Agometh chiede e ottiene la lista degli abitanti catturati, con esclusione delle donne e dei ragazzi di et\u00e0 inferiore ai 15 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. L\u2019\u201camore della patria terrena\u201d degli ottocento martiri.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec racconta il cronista (De Marco): \u201cIn numero di circa ottocento furono presentati al pasci\u00e0 che aveva al suo fianco un miserrimo prete, nativo di Calabria, di nome Giovanni, apostata della fede. Costui impieg\u00f2 la satannica sua eloquenza a fin di persuadere a\u2019 nostri santi che, abbandonato Cristo, abbracciassero il maomettismo, sicuri della buona grazia d\u2019Acmet, il quale accordava loro vita, sostanze e tutti qui beni che godevano nella patria: in contrario sarebbero stati tutti trucidati. Tra quegli eroi ve n\u2019ebbe uno di nome Antonio Primaldo, sarto di professione, d\u2019et\u00e0 provetto, ma pieno di religione e di fervore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi a nome di tutti rispose: \u201cCredere tutti in Ges\u00f9 Cristo, figlio di Dio, ed essere pronti a morire mille volte per lui\u201d. Aggiunge un altro cronista (Laggetto): \u201cE voltatosi ai cristiani disse queste parole: \u201cFratelli miei, sino oggi abbiamo combattuto per defensione della patria e per salvar la vita e per li signori nostri temporali, ora \u00e8 tempo che combattiamo per salvar l\u2019anime nostre per il nostro Signore, quale essendo morto per noi in croce conviene che noi moriamo per esso, stando saldi e costanti nella fede e con questa morte temporale guadagneremo la vita eterna e la gloria del martirio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A queste parole incominciarono a gridare tutti a una voce con molto fervore che pi\u00f9 tosto volevano mille volte morire con qual si voglia sorta di morte che di rinnegar Cristo\u201d. Agomath proclama la condanna a morte di tutti e ottocento i prigionieri<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al mattino seguente, costoro vengono condotti con la fune al collo e le mani legate dietro la schiena al colle della Minerva, a poche centinaia di metri dalla citt\u00e0. Scrive, ancora, De Marco: \u201cRatificarono tutti la professione di fede e la generosa risposta data innanzi; onde il tiranno comand\u00f2 che si venisse alla decapitazione e, prima che agli altri, fosse reciso il capo a quel vecchio Primaldo, a lui odiosissimo, perch\u00e9 non rifiniva di far da apostolo co\u2019 suoi, anzi in questi momenti, prima di chinare la testa sul sasso, aggiungeva a\u2019 commilitoni che vedeva il cielo aperto e gli angeli confortatori; che stessero saldi nella fede e mirassero il cielo gi\u00e0 aperto a riceverli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pieg\u00f2 la fronte, gli fu spiccata la testa, ma il busto si rizz\u00f2 in piedi: e ad onta degli sforzi de\u2019 carnefici, rest\u00f2 immobile, finch\u00e9 tutti non furono decollati. Il portento evidente ed oltremodo strepitoso sarebbe stata lezione di salute a quegl\u2019infedeli, se non fossero stati ribelli a quel lume che illumina ognuno che vive nel mondo. Un solo carnefice, di nome Berlabei profitt\u00f2 avventurosamente del miracolo e, protestandosi ad alta voce cristiano, fu condannato alla pena del palo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante il processo per la beatificazione degli ottocento, nel 1539, quattro testimoni oculari riferiscono il prodigio di Antonio Primaldo, che resta in piedi dopo la decapitazione, e della conversione e del martirio del boia. Cos\u00ec racconta uno dei quattro, Francesco Cerra, che nel 1539 aveva 72 anni: \u201cAntonio Primaldo fu il primo trucidato e senza testa stette immobile, n\u00e9 tutti gli sforzi dei nemici lo poter gettare, finch\u00e9 tutti furono uccisi. Il carnefice, stupefatto per il miracolo, confess\u00f2 la fede cattolica essere vera, e insisteva di farsi cristiano, e questa fu la causa, perch\u00e9 per comando del Bass\u00e0 fu dato alla morte del palo\u201d (Laggetto).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">500 anni dopo, il 5 ottobre 1980 Giovanni Paolo II si reca a Otranto per ricordare il sacrificio degli ottocento. E\u2019 una splendida mattinata di sole, nella spianata sottostante il Colle della Minerva, dal 1480 chiamato \u201cColle dei Martiri\u201d. Il Pontefice polacco coglie l\u2019occasione per rivolgere un invito, attuale allora come oggi: \u201cNon dimentichiamo (\u2026) i martiri dei nostri tempi. Non comportiamoci come se essi non esistessero\u201d. Esorta a guardare oltre il mare, e richiama espressamente le sofferenze del popolo di Albania, al quale in quel momento, sottoposto a una delle pi\u00f9 feroci versioni del comunismo, nessuno rivolgeva l\u2019attenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sottolinea che \u201ci Beati Martiri ci hanno lasciato \u2013 e in particolare hanno lasciato a voi \u2013 due consegne fondamentali: l\u2019amore alla patria terrena; l\u2019autenticit\u00e0 della fede cristiana. Il cristiano ama la sua patria terrena. L\u2019amore della patria \u00e8 una virt\u00f9 cristiana\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Roma \u201csalvata\u201d da Otranto.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sacrificio di Otranto non \u00e8 importante soltanto sul piano della fede. Le due settimane di resistenza della citt\u00e0 consentono all\u2019esercito del re di Napoli di organizzarsi e di avvicinarsi a quei luoghi, cos\u00ec impedendo ai 18 mila ottomani di dilagare per la Puglia. I cronisti dell\u2019epoca non esagerano nell\u2019affermare che la salvezza dell\u2019Italia Meridionale fu garantita da Otranto: e non solo quella, se \u00e8 vero che la notizia della presa della citt\u00e0 inizialmente aveva indotto il pontefice allora regnante, Sisto IV (1414-1484), a programmare il trasferimento ad Avignone (Pastor), nel timore che gli ottomani si avvicinassero a Roma. Il Papa recede dall\u2019intento quando il re Ferrante incarica il figlio Alfonso, duca di Calabria, di trasferirsi in Puglia, e gli affida il compito di riconquistare Otranto: il che accade il 13 settembre 1481, dopo che Agomath era tornato in Turchia e Maometto II era morto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che rende questo straordinario episodio pieno di significato, anche per l\u2019europeo di oggi, \u00e8 che nella storia della cristianit\u00e0 non sono mai mancate testimonianze di fede e di valori civili, n\u00e9 sono mai mancati gruppi di uomini che hanno affrontato con coraggio prove estreme. Mai per\u00f2 \u00e8 accaduto un episodio di proporzioni cos\u00ec vaste: un\u2019intera citt\u00e0 dapprima combatte come pu\u00f2, e tiene testa per pi\u00f9 giorni all\u2019assedio; poi risponde con fermezza alla proposta di abiura. Sul Colle della Minerva, al di fuori del vecchio Primaldo, non emerge alcuna individualit\u00e0, se \u00e8 vero che degli altri martiri non si conosce il nome, a riprova del fatto che non sono pochi eroi, bens\u00ec \u00e8 una popolazione intera che affronta la prova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tutto succede anche per l\u2019indifferenza dei responsabili politici dell\u2019Europa dell\u2019epoca di fronte alla minaccia ottomana. Nel 1459 il papa Pio II (1405-1464) aveva convocato a Mantova un congresso, al quale aveva invitato i capi degli stati cristiani, e nel discorso introduttivo aveva delineato le loro colpe di fronte all\u2019avanzata turca; bench\u00e9 nella circostanza venga decisa la guerra per contenere quest\u2019ultima, poi non segue nulla, a causa dell\u2019opposizione di Venezia e della non curanza della Germania e della Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo che i musulmani conquistano l\u2019isola di Negroponte, appartenente a Venezia, una nuova alleanza contro gli ottomani, proposta da Papa Paolo II (1464-1471), viene fatta arenare dai milanesi e dai fiorentini, pronti ad approfittare della situazione critica nella quale si trova la Serenissima. Il decennio successivo, con Sisto IV che diventa pontefice nel 1471, fa assistere all\u2019omicidio di Galeazzo Sforza, duca di Milano, all\u2019alleanza antiromana del 1474 fra Milano, Venezia e Firenze, alla Congiura dei Pazzi del 1478, e alla guerra che ne segue, fra il Papa e il re di Napoli da una parte, e dall\u2019altra Firenze, aiutata da Milano, da Venezia e dalla Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLorenzo il Magnifico, che aveva ammonito Ferrante di non prestarsi al gioco ed alle aspirazioni degli stranieri, fu proprio lui a sollecitare Venezia perch\u00e9 si accordasse con i turchi e li spingesse ad assalire le sponde adriatiche del Regno di Napoli, al fine di turbare i disegni di Ferdinando e del figlio. (\u2026) La Serenissima, firmata da poco la pace con i turchi (1479), ader\u00ec al disegno del Magnifico nella speranza di riversare sulla Puglia l\u2019orda musulmana che da un momento all\u2019alto poteva abbattersi sulla Dalmazia, dove sventolava il vessillo di san Marco. (\u2026) E gli uomini di Lorenzo il Magnifico non esitarono neppure (\u2026) a sollecitare Maometto II a invadere le terre del re di Napoli, ricordandogli i vari torti subiti da questi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il sultano non aveva bisogno di questi consigli: da 21 anni attendeva il momento buono per sbarcare in Italia, e sin allora era stata proprio Venezia, la diretta avversaria sul mare, ad impedirglielo\u201d (Pastor).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. La \u201cnaturalezza\u201d del sacrificio di<\/strong> <strong>Otranto.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la storia non \u00e8 mai identica a s\u00e9 stessa, tuttavia non \u00e8 arbitrario cogliere dai suoi sviluppi analogie e similitudini: esattamente mille anni dopo il 480, anno della nascita di San Benedetto da Norcia, un umile monaco alla cui opera l\u2019Europa deve tanto della sua identit\u00e0, altri umili interpretano l\u2019Europa meglio e pi\u00f9 dei loro capi, pronti a combattersi reciprocamente piuttosto che a fronteggiare il nemico comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando gli idruntini si trovano di fronte alle scimitarre ottomane, non invocano la distrazione dei re per motivare un proprio disimpegno; forti della cultura nella quale sono cresciuti, pur se la gran parte di loro non ha mai conosciuto l\u2019alfabeto, sono convinti che resistere e non abiurare costituisca la scelta pi\u00f9 ovvia, quella in qualche modo naturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si provi a parlare oggi con un nostro connazionale che \u00e8 tornato dall\u2019Iraq o che torna dall\u2019Afghanistan, dopo aver completato il periodo di missione: ci\u00f2 che si coglie con maggiore frequenza \u00e8 la meraviglia per le discussioni e per i contrasti infiniti sulla nostra presenza in quegli scenari. Per loro \u00e8 naturale che si vada ad aiutare chi ha necessit\u00e0 di sostegno e che si garantisca la sicurezza della ricostruzione contro gli attacchi terroristici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Otranto cinque secoli fa nessuno ha esposto drappi arcobaleno, n\u00e9 ha invocato risoluzioni internazionali, o ha chiesto la convocazione del consiglio comunale perch\u00e9 la zona fosse dichiarata demilitarizzata: non esistendo ancora i comboniani, oggi spesso immemori del genuino spirito del loro fondatore, nessuno si \u00e8 incatenato sotto le mura per \u201ccostruire la pace\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per due settimane 15 mila pacifici idruntini hanno bollito olio e acqua, finch\u00e9 ne hanno avuto, e li hanno rovesciati dalle mura sugli assedianti. Quando sono rimasti in vita soltanto 800 uomini adulti e sono stati catturati, hanno fatto volontariamente la fine che oggi fanno in Iraq e in Afghanistan gli americani, gli inglesi, i pachistani, gli iracheni, gli italiani, e altri ancora, quando vengono sequestrati dai terroristi: ottocento teste sono state tagliate una per una, senza che all\u2019epoca cronisti politically correct ne abbiano censurato i dettagli; se oggi conosciamo bene questa straordinaria vicenda, \u00e8 perch\u00e9 chi l\u2019ha descritta \u00e8 stato preciso e rigoroso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi l\u2019Europa \u00e8 attaccata non \u2013 come nell\u2019episodio storico richiamato \u2013 da una realt\u00e0 islamica istituzionalmente organizzata, bens\u00ec dall\u2019equivalente di pi\u00f9 organizzazioni non governative di ultrafondamentalisti islamici. Tenuta presente questa differenza strutturale, non \u00e8 fuori luogo chiedersi quanto c\u2019\u00e8 oggi in occidente, in Europa, e in Italia, di quella \u201cnaturalezza\u201d che ha portato una intera comunit\u00e0 \u201ca difendere la pace della propria terra\u201d fino al sacrificio estremo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quesito non \u00e8 fuori luogo, se si riflette che nella lotta al terrorismo un elemento realmente decisivo \u00e8 la tenuta del corpo sociale, o comunque di gran parte di esso, di fronte alla minaccia e ai modi pi\u00f9 efferati di concretizzazione della stessa. E\u2019 ovvio che la memoria di Otranto non vale soltanto a sottolineare che vi sono momenti in cui resistere \u00e8 un dovere, ma prima ancora a ricordare a noi stessi chi siamo e da quali comunit\u00e0 discendiamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vale la pena di ricordare che nel 1571, novant\u2019anni dopo il martirio di Otranto, una flotta di stati cristiani ferma finalmente la minaccia turco-islamica nel Mediterraneo al largo di Lepanto. Lo scenario europeo non era migliorato: la Francia faceva lega con i principati protestanti per contrapporsi agli Asburgo e si compiaceva della pressione che i turchi esercitavano contro l\u2019Impero nel Mediterraneo; Parigi e Venezia non avevano mosso un dito per difendere i cavalieri di Malta nell\u2019assedio condotto contro di loro da Solimano il Magnifico. Questo vuol dire che la vittoria di Lepanto non \u00e8 stata il frutto della convergenza di interessi politici; al contrario, il trionfo \u2013 tale \u00e8 stato \u2013 si \u00e8 realizzato nonostante le divergenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La straordinariet\u00e0 di Lepanto sta nel fatto che, nonostante tutto, per una volta principi, politici e comandanti militari hanno saputo accantonare le divisioni e unirsi per difendere l\u2019Europa. Questa unione si \u00e8 certamente realizzata per l\u2019impegno di uomini che non hanno disdegnato il nobile esercizio della leadership \u2013 come si dice oggi \u2013, ma soprattutto perch\u00e9 la politica europea del XVI secolo aveva ancora un residuo di visione del mondo sostanzialmente comune, fondata sul rispetto del cristianesimo e del diritto naturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E se oggi tante testoline allegramente agnostiche girano liberamente, senza essere costrette ad avvolgersi nei burqa, accade anche perch\u00e9 qualcuno a suo tempo ha speso tempo, energie, e anche la propria vita, per la buona causa, dal momento che la vittoria degli altri avrebbe fatto cadere in mani musulmane l\u2019Italia, e forse anche la Spagna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5. Otranto, citt\u00e0 martire per l\u2019Europa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Otranto insegna che una civilt\u00e0 culturalmente omogenea \u2013 o anche solo in prevalenza animata da principi di realt\u00e0 \u2013 \u00e8 capace di reagire in modo sostanzialmente compatto a difesa della propria pace, e lo fa senza calpestare la propria identit\u00e0 e la propria dignit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal frutto \u2013 la bont\u00e0 della reazione \u2013 si comprende che la radice \u2013 l\u2019omogeneit\u00e0 culturale \u2013 \u00e8 un bene, ovviamente nella misura in cui la cultura condivisa \u00e8 sana. Oggi la cristianit\u00e0 romano\u2013germanica come civilt\u00e0 omogenea non esiste pi\u00f9. Ne restano alcune significative vestigia: il che \u00e8 certamente un male. N\u00e9 \u00e8 condivisibile la tesi secondo la quale la cristianit\u00e0, finch\u00e9 \u00e8 esistita, sarebbe stata una realt\u00e0 speculare alla \u2018umma islamica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tre differenze strutturali impediscono qualsiasi sovrapposizione o analogia rispetto alla \u2018umma islamica: nella cristianit\u00e0 vi \u00e8 distinzione fra la sfera politica e quella religiosa, vi \u00e8 il fondamento del diritto naturale, vi \u00e8 il rispetto della coscienza della persona umana. La riflessione su quanto accaduto nel 1480 permette tuttavia di individuare tre capisaldi attorno ai quali rifare unit\u00e0, e cio\u00e8 il riferimento al diritto naturale, la riscoperta delle radici cristiane dell\u2019Europa e l\u2019amor di patria, quest\u2019ultimo esplicitamente evocato da Giovanni Paolo II quale lascito dei Martiri idruntini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una delle lettere che San Paolo inviava alle comunit\u00e0 cristiane che aveva contribuito a costituire, vi \u00e8 una espressione che non pu\u00f2 lasciare indifferenti: \u201cla nostra lettera siete voi\u201d (2 Cor. 3, 2), a conferma della prevalenza del rapporto umano su quello dello scritto (che pure l\u2019Apostolo non riteneva marginale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019indomani della rivoluzione in Francia, Joseph de Maistre riceveva le considerazioni sconfortate di un amico che, come spesso capita nei dialoghi fra appassionati di politica, erano piene di amarezza sulla situazione dell\u2019epoca e sulle prospettive dopo le devastazioni subite dalla Francia. E de Maistre, dopo avergli ricordato che il fondamento di tutte le costituzioni politiche sono gli uomini, gli chiedeva: forse che non esistono pi\u00f9 uomini oggi in Francia? Oggi, guardandosi allo specchio, ci si potrebbe rivolgere la medesima domanda, con tutti gli adattamenti del caso: forse che non esistono pi\u00f9 uomini in Italia, in Europa, in occidente?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Sacra Scrittura \u00e8 maestra anche su questo piano. Nel dialogo fra Dio e Abramo, Dio mette a conoscenza Abramo dell\u2019intenzione di distruggere Sodoma e Gomorra (Gen, 18, 16 ss). Abramo tenta di intercedere e gli dice: \u201cDavvero sterminerai il giusto con l\u2019empio? Forse ci sono cinquanta giusti nella citt\u00e0: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano?\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricevuta l\u2019assicurazione da Dio che, per riguardo a quei cinquanta giusti avrebbe perdonato l\u2019intera citt\u00e0, Abramo va avanti, in una sorta di ardita trattativa: e se ce ne fossero 45, 40, 30, 20, o soltanto 10? La risposta di Dio \u00e8 la medesima: \u201cNon la distrugger\u00f2 per riguardo a quei dieci\u201d. Ma non se ne trovarono n\u00e9 50, n\u00e9 45, n\u00e9 30, n\u00e9 20, e neanche 10; e le due citt\u00e0 furono distrutte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa pagina scritturale \u00e8 terribile per la sorte di annientamento che prospetta alle civilt\u00e0 che rinnegano i valori scritti nella natura dell\u2019uomo: \u00e8 una pagina che \u00e8 stata dolorosamente riletta tante volte, soprattutto nel XX secolo, di fronte alle rovine del nazionalsocialismo e del socialcomunismo realizzato. Ma \u00e8 altrettanto confortante per chi ritiene che la centralit\u00e0 dell\u2019uomo e la coerenza con i principi costituiscano non soltanto il punto di partenza, ma pure la strategia per chiunque voglia fare politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1480 quel brano del Genesi trova un\u2019applicazione particolare: l\u2019Europa, ma in particolare la sua citt\u00e0 pi\u00f9 importante, Roma, vengono risparmiate dalla distruzione non \u201cper riguardo\u201d, bens\u00ec \u201cper il sacrificio\u201d di 800 sconosciuti pescatori, artigiani, pastori e agricoltori di una citt\u00e0 periferica. Colpisce che quanto accaduto a Otranto non abbia avuto, e ancora non abbia, il riconoscimento diffuso che merita. La stessa Chiesa ha atteso cinque secoli, e un Pontefice straordinario come Karol Wojtyla, per proclamare \u201cbeati\u201d quegli 800.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il decreto del quale Benedetto XVI ha autorizzato la pubblicazione il 6 luglio 2007 equivale a dire che il \u201cmartirio\u201d deve intendersi come storicamente e teologicamente accaduto. Il 31 luglio il decreto sar\u00e0 formalmente consegnato all\u2019arcivescovo di Otranto: \u00e8 la premessa per la canonizzazione, che seguir\u00e0 quando sar\u00e0 accertato il miracolo. La Chiesa, anche quella idruntina, mantiene un doveroso riserbo sul punto, ma tutti sanno che l\u2019intercessione degli 800 di miracoli ne ha gi\u00e0 procurati tanti; manca il riconoscimento ufficiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I martiri di Otranto non hanno fretta: le loro ossa accolgono chi visita la cattedrale ordinate in pi\u00f9 teche, nella cappella situata alla destra dell\u2019altare maggiore. Ricordano che non solo la fede, ma anche la civilt\u00e0, hanno un prezzo: un prezzo non monetizzabile, paradossalmente compatibile con l\u2019aver ricevuto la fede e la civilt\u00e0 come doni inestimabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel prezzo viene chiesto a ciascuno in modo differente, ma non ammette n\u00e9 saldi n\u00e9 liquidazioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Foglio quotidiano sabato 14 luglio 2013 La chiesa rende l\u2019onore degli altari agli ottocento martiri che nel 1480 opposero resistenza alle truppe del sultano ottomano. Il suo nome era Fatih. Voleva conquistare la citt\u00e0 dei Papi di Alfredo Mantovano<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/altro-che-leonessa-ditalia-otranto-salv-roma\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":25462,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[16,96],"tags":[2182],"class_list":["post-5594","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-islam","category-storia-italiana","tag-martiri-otranto","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Altro che leonessa d\u2019Italia. 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