{"id":5555,"date":"2013-04-21T23:50:45","date_gmt":"2013-04-21T21:50:45","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-11-06T11:59:50","modified_gmt":"2015-11-06T10:59:50","slug":"la-rivoluzione-nel-diritto-dal-1789-ad-oggi-note","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-rivoluzione-nel-diritto-dal-1789-ad-oggi-note\/","title":{"rendered":"La rivoluzione nel diritto dal 1789 ad oggi (note)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\">relazione alla Scuola di Formazione promossa da Alleanza Cattolica<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\"><em>La moderna crisi del diritto e dello stato<br \/>\n<\/em><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">(Napoli, 18-21 aprile 2013)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Giovanni Formicola<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> Fran\u00e7ois Furet, <em>Critica della Rivoluzione francese<\/em>, Laterza, Bari 1980, p. 205.<br \/>\n<strong>2)<\/strong> Probabilmente il primo ad usare tale endiadi per stigmatizzare la Rivoluzione nel diritto \u00e8 stato Leone XIII (1878-1903), nell\u2019enciclica <em>Immortale Dei<\/em>, dell\u20191 novembre 1885. La locuzione ricorre frequentemente nel <em>corpus leoniano<\/em>, cfr. Massimo Introvigne, <em>La dottrina sociale di Leone XIII<\/em>, Fede &amp; Cultura, Verona 2010, in particolare pp. 84-90.<br \/>\n<strong>3)<\/strong> Secondo Carl Schmitt (1888-1985), uno dei pi\u00f9 grandi giuristi e filosofi del diritto del XX secolo, di quel <em>\u00abfenomeno specificamente europeo\u00bb<\/em>, che \u00e8 la scienza giuridica, <em>\u00abpadre \u00e8 il rinato diritto romano, <\/em>[\u2026] <em>madre la Chiesa di Roma\u00bb<\/em> (Ex Captivitate Salus<em>. Esperienze degli anni 1945-47<\/em>, trad. it., Adelphi, Milano 1987, pp. 71-72).<br \/>\n<strong>4)<\/strong> Secondo Bodin, <em>\u00abla legge dell\u2019et\u00e0 nuova appartiene alla dimensione della volont\u00e0 e non della attivit\u00e0 conoscitiva del Principe, \u00e8 pertanto qualcosa di auto-referenziale, che si autogiustifica all\u2019interno della psicologia del soggetto volente, identificandosi puramente e semplicemente con ci\u00f2 che al soggetto piace\u00bb<\/em> (Paolo Grossi, <em>La legalit\u00e0 costituzionale nella storia del diritto <\/em>moderno, Discorso all\u2019Accademia dei Lincei, 11 giugno 2009).<br \/>\n<strong>5)<\/strong> Francesco Calasso<em> Gli ordinamenti giuridici del rinascimento medievale<\/em>, Giuffr\u00e8, Milano 1965, pp. 259-260.<br \/>\n<strong>6)<\/strong> Juan Vallet de Goytisolo, <em>L\u2019influsso della Rivoluzione francese sul diritto pubblico e privato attuale<\/em>, relazione a convegno, inedita, p. 3.<br \/>\n<strong>7)<\/strong> Cit. in <em>ibidem<\/em>, p. 7. <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>dalle viscere stesse di una nazione che aveva appena abbattuto la monarchia si vide uscire a un tratto un potere pi\u00f9 esteso, pi\u00f9 minuzioso, pi\u00f9 assoluto di quello che mai fosse stato esercitato da uno dei nostri re\u00bb<\/em> (Alexis de Tocqueville [1805-1859], <em>L\u2019antico regime e la rivoluzione<\/em>, Einaudi, Torino 1989, parte prima, libro terzo, capitolo VIII,\u00a0 p. 302)<br \/>\n<strong>8)<\/strong> <em>\u00abLa teoria della sovranit\u00e0 illimitata del re in Francia <\/em>[\u2026]<em> aveva condotto alla lotta contro i diritti feudali \u2013 per lo meno sotto il loro profilo politico \u2013 in favore della sovranit\u00e0 assoluta. <\/em>[\u2026]<em> Questa tendenza <\/em>[\u2026]<em> trova <\/em>[\u2026]<em> durante la Rivoluzione la sua espressione pi\u00f9 completa\u00bb <\/em>(Bernard Groethuysen [1880-1946], <em>Filosofia della Rivoluzione francese<\/em>, il Saggiatore, Verona 1967, p. 290)<br \/>\n<strong>9)<\/strong> Cit. in A. de Tocqueville, <em>op. cit.<\/em>, parte prima, libro primo, capitolo II,\u00a0 p. 57.<br \/>\n<strong>10)<\/strong> P. Grossi, Discorso cit..<br \/>\n<strong>11)<\/strong> Cfr. Heinrich Rommen (1897-1967), <em>L\u2019eterno ritorno del diritto naturale<\/em>, Studium, Roma 1965.<br \/>\n<strong>12)<\/strong> Cfr. Plinio Corr\u00eaa de Oliveira (1908-1995), <em>Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Edizione del cinquantenario (1959-2009) con materiali della \u00abfabbrica\u00bb del testo e documenti integrativi<\/em>, trad. it, presentazione e cura di Giovanni Cantoni, Sugarco, Milano 2009.<br \/>\n<strong>13)<\/strong> Va qui notato soltanto come, non avendo mantenuto le sue promesse, questo processo rivoluzionario si stia concludendo \u2013 essendo partito dall\u2019esaltazione della potenza della ragione resa autonoma da qualunque autorit\u00e0, finanche da quella del fatto \u2013 nella negazione alla stessa ragione di ogni possibilit\u00e0 non gi\u00e0 di conoscere la verit\u00e0, ma anche solo di pensarne l\u2019esistenza (cfr. Lettera enciclica di Papa Giovanni Paolo II, <em>Fides et ratio<\/em>).<br \/>\n<strong>14)<\/strong> Jean Jacques Rousseau (1712-1778), <em>Contratto sociale<\/em>, IV, II. <em>\u00abDi fronte alle singole volont\u00e0 individuali dominate dalle passioni, dall\u2019istinto, dall\u2019egoismo, la volont\u00e0 generale, frutto del sottostante fondo comune, costituisce una volont\u00e0 obiettiva, razionale, morale. \u00c8 la pi\u00f9 vera, la pi\u00f9 profonda volont\u00e0 dell\u2019uomo, quella in cui l\u2019uomo ritrova davvero se stesso e celebra la sua natura umana e razionale\u00bb<\/em> (Giorgio Balladore Pallieri [1905-1980], <em>Dottrina dello Stato<\/em>, CEDAM, Padova 1964, p. 26).<br \/>\n<strong>15)<\/strong> <em>Ibidem<\/em>, p. 27 (la sottolineatura \u00e8 mia).<br \/>\n<strong>16)<\/strong> <em>Ibidem<\/em>, p. 28.<br \/>\n<strong>17)<\/strong> Luigi Ferrajoli, <em>La sovranit\u00e0 nel mondo moderno. Nascita e crisi dello Stato nazionale<\/em>, Laterza, Roma-Bari 1997, p. 20 (le sottolineature sono mie).<br \/>\n<strong>18)<\/strong> <em>\u00abIl popolo <\/em>[\u2026]<em> era il nuovo monarca\u00bb <\/em>(Paolo Viola<em>, \u00c8 legale perch\u00e9 lo voglio io. Attualit\u00e0 della Rivoluzione francese<\/em>, Laterza, Roma-Bari 1994, p. 129<em>). \u00abLa rivoluzione francese <\/em>[\u2026]<em> si preparava a riprendere la frase di Luigi XVI: \u201c\u00c8 legale perch\u00e9 lo voglio io\u201d. Solo che stava cambiando l\u2019\u201dio\u201d, cio\u00e8 il sovrano, che non era pi\u00f9 il re ma la nazione\u00bb <\/em>(<em>Ibidem<\/em>, pp. 33-34).<br \/>\n<strong>19)<\/strong> <em>\u00abDal momento che il Popolo \u00e8 il sovrano assoluto, Dio incarnato \u2013 una immagine che non \u00e8 troppo forte \u2013 la sua volont\u00e0 \u00e8 il criterio supremo del Bene e del Male\u00bb.<\/em> (Jean Baechler, <em>Prefazione<\/em> a Augustin Cochin [1876-1916], <em>Lo spirito del giacobinismo. Le \u00absociet\u00e0 di pensiero\u00bb e la democrazia: una interpretazione sociologica della Rivoluzione francese<\/em>, Bompiani, Milano 1981, p. 23).<br \/>\n<strong>20)<\/strong> <em>\u00ab\u00c8 un\u2019ovviet\u00e0, per l\u2019utopia, che l\u2019antica religione, la quale in larga misura ha prodotto lo stato di cose superato, non funga pi\u00f9 da guida nel mondo unificato. Al posto di Dio onnipotente <\/em>[\u2026]<em> si fa avanti il popolo onnipotente, gli attributi della divinit\u00e0 spettano ora al genere umano <\/em>[\u2026]<em>. Per la nuova umanit\u00e0, la legge del vero sovrano, il genere umano, prende il posto di Dio: \u201cLa Loi bienfaisante remplacera un DIEU insignificant\u201d\u00bb <\/em>(Roman Schnur [1927-1996],<em> Rivoluzione e guerra civile<\/em>, Giuffr\u00e8, Milano 1986, pp. 69-70).<br \/>\n<strong>21)<\/strong> <em>\u00abSi contrappone alla \u201csouverainit\u00e9 une et indivisible\u201d del monarca assoluto la \u201csouverainit\u00e9 une et indivisible\u201d del genere umano. <\/em>[\u2026]<em> Di conseguenza, il nemico per l\u2019utopia non \u00e8 la sovranit\u00e0 in quanto tale, bens\u00ec la sovranit\u00e0 del signore monarchico. Ci\u00f2 che importa non \u00e8 quindi la protezione del singolo davanti alla sovranit\u00e0 o al potere in generale, ma che un altro domini in maniera assoluta: la verit\u00e0 e con essa il genere umano. Questo sovrano \u00e8 per\u00f2 ancora pi\u00f9 assoluto, se si pu\u00f2 dire cos\u00ec, del sovrano assoluto del passato, perch\u00e9 \u00e8 limite a se stesso, mentre quello conosceva ancora una responsabilit\u00e0 davanti a Dio. Il nuovo sovrano conosce come norme soltanto quelle poste dall\u2019io nella sua assoluta libert\u00e0\u00bb<\/em> (<em>ibidem<\/em>, pp. 70-71).<br \/>\n<strong>22)<\/strong> <em>\u00ab\u00c8 solo l\u2019uomo che giudica, ma giudica su tutto, perch\u00e9 vuole essere signore di tutto; pertanto egli deve anche assumere la totale responsabilit\u00e0. Il nuovo sovrano non conosce dunque alcuna barriera, il dominio della verit\u00e0 e della\u00a0 morale \u00e8 nel vero senso del termine sconfinato; per esso non vi sono spazi liberi dalla morale o almeno moralmente indifferenti, per altre opinioni qui non vi \u00e8 alcun posto\u00bb <\/em>(<em>ibidem<\/em>, p. 71)<em>.<\/em><br \/>\n<strong>23)<\/strong> <em>\u00abIl Codice napoleonico, al suo articolo 4, considerava colpevole di rifiuto di dare giustizia il giudice che si fosse rifiutato di giudicare adducendo silenzio, oscurit\u00e0 oppure insufficienza della legge <\/em>[\u2026]<em>. Il suo postulato fondamentale \u00e8 il principio della sua completezza, poi riferita all\u2019ordinamento giuridico positivo\u00bb<\/em> (J.V. de Goytisolo, <em>rel. cit.<\/em>, pp. 7-8).<em><br \/>\n<\/em><strong>24)<\/strong> <em>\u00abIl popolo <\/em>[\u2026]<em> rispettava le forme che si era dato, ma travolgeva gli ostacoli, e se trovava delle barriere al fluire della sua maestosa volont\u00e0, le distruggeva, cambiava le regole, le definizioni del suo ambito, in definitiva imponeva come \u201clegale quello che voleva Lui\u201d\u00bb<\/em> (P. Viola, <em>op. cit.<\/em>, pp. 129-130). In altri termini, come \u00abriconosce\u00bb uno studioso marxista non \u00abpentito\u00bb, Luciano Canfora, in una sua riflessione sulla \u00abdemocrazia radicale\u00bb nell\u2019Atene del V secolo, che assimila alla <em>\u00abconcezione giacobina della dittatura \u201cin nome del popolo\u201d\u00bb<\/em>, secondo questa <em>\u00abil popolo \u00e8 al di sopra della legge e questa pu\u00f2 anche essere \u201csospesa\u201d \u2013 e finanche le garanzie giuridiche \u2013 se questo \u201cgiova al popolo\u201d. Tratto inquietante del dottrinarismo giacobino, adoratore della \u201cvolont\u00e0 popolare\u201d, per cui la legge \u00e8 solo uno strumento, non un valore in s\u00e9.<\/em> <em>All\u2019origine, ovviamente, c\u2019\u00e8 Rousseau\u00bb<\/em> (Luciano Canfora, <em>La democrazia come violenza<\/em>, in Anonimo Ateniese, <em>La democrazia come violenza<\/em>, Sellerio, Palermo 1982, pp. 59, 60-61). <em><br \/>\n<\/em><strong>25)<\/strong> Emanuel Joseph Siey\u00e8s (1748-1836),<em> Che cosa \u00e8 il terzo stato?<\/em>, con in appendice il <em>Saggio sui privilegi<\/em>, Editori Riuniti, Roma 1989, p. 63<br \/>\n<strong>26)<\/strong> Fran\u00e7ois Furet e Mona Ozouf, <em>Dizionario Critico della Rivoluzione Francese<\/em>, Prefazione, Bompiani, Milano 1989, p. XI.<em> \u00abNel 1793, per qualche mese, il processo tocca il culmine: sotto la finzione del \u201cPopolo\u201d, il giacobinismo si sostituisce contemporaneamente alla societ\u00e0 civile e allo Stato. Attraverso la volont\u00e0 generale, il <\/em>popolo-re<em> coincide ormai miticamente col potere, e questa convinzione \u00e8 l\u2019origine del totalitarismo\u00bb<\/em> (F. Furet, <em>Critica della Rivoluzione francese<\/em>, cit., p. 201. La sottolineatura \u00e8 mia).<br \/>\n<strong>27)<\/strong> C. s. I, VII: <em>\u00abIl sovrano essendo formato dai privati che lo compongono non ha e non pu\u00f2 avere interessi contrari ai loro; in conseguenza il potere sovrano non ha alcun bisogno di garanzie verso i sudditi, perch\u00e9 \u00e8 impossibile che il corpo voglia nuocere a tutti i suoi membri<\/em> [\u2026]<em>. La volont\u00e0 generale \u00e8 sempre retta e tende sempre alla pubblica utilit\u00e0; la legge non pu\u00f2 essere ingiusta, perch\u00e9 nessuno \u00e8 ingiusto verso s\u00e9 medesimo\u00bb<\/em>.<br \/>\n<strong>28)<\/strong> <em>\u00abLaddove la coscienza regna infallibile, ogni pensiero diverso non pu\u00f2 che essere privo di coscienza e quindi anche di diritto. Di conseguenza, a questo pensiero nessun asilo appare necessario, nessuno spazio per l\u2019emigrazione, dal momento che davanti al dominio della verit\u00e0 universale solo il suo nemico pu\u00f2 voler fuggire, e questo non ha diritti, perch\u00e9 \u00e8 amorale. <\/em>[\u2026]<em> Non esiste, per l\u2019utopia, che ha il monopolio della verit\u00e0, alcun diritto all\u2019essere altrimenti\u00bb <\/em>(R. Schnur, <em>op. cit.<\/em>, pp. 71-72). Cfr. anche Josef\u00a0 Pieper 81904-1997), <em>Sulla fine del tempo<\/em>, Morcelliana, Brescia 1953, p. 123.<br \/>\n<strong>29)<\/strong> <em>\u00abLa differenza tra nemico e criminale viene soppressa, <\/em>[\u2026]<em> il nemico non merita di essere trattato come un uomo (\u201ctout les ennemis de la libert\u00e9 seront effac\u00e9s de la liste des hommes\u201d) <\/em>[\u2026]<em>. Solo cancellando questo nemico del genere umano il combattente per la pace si rivela nella sua qualit\u00e0 di filantropo, vero promotore dell\u2019umanit\u00e0\u00bb<\/em>;<em> \u00abe infatti gli uomini vengono annientati solo in quanto portatori di idee\u00bb<\/em> (R. Schnur, <em>op. cit.<\/em>, p. 85). Non \u00e8 difficile capire, a questo punto, il \u00abperch\u00e9\u00bb dei GULag e dei Lager di questo tragico e sanguinario secolo (cfr. St\u00e9phane Courtois, <em>\u00abPerch\u00e9?\u00bb<\/em>, in AA. VV., <em>Il libro nero del comunismo. Crimini, terrore, repressione<\/em>, Mondadori, Milano 1998, pp. 679-705).<br \/>\n<strong>30)<\/strong> <em>\u00abLa nuova guerra, dice un oratore giacobino, \u00e8 una guerra della nazione contro dei <\/em>\u201cbriganti\u201d<em>. Ecco il termine che rester\u00e0 a designare i nemici dell\u2019umanit\u00e0; in senso proprio, non si tratta di uomini. <\/em>[\u2026]<em> La nuova guerra \u00e8 brutale <\/em>[\u2026]<em>. Essa erige a principio l\u2019indegnit\u00e0 dell\u2019avversario, come l\u2019onore antico supponeva il suo valore. I nemici sono dei \u201cmostri\u201d, degli \u201canimali feroci che cercano di divorare il genere umano\u201d. <\/em>[\u2026]<em> \u201cColpisci senza piet\u00e0, cittadino\u201d, dice a un giovane soldato il presidente dei giacobini, \u201ccolpisci tutto ci\u00f2 che ha a che fare con la monarchia. Non deporre il tuo fucile se non sulla tomba di tutti i nostri nemici \u2013 <\/em>\u00e8 il consiglio dell\u2019umanit\u00e0<em>\u201d. \u00c8 per <\/em>umanit\u00e0<em> che Marat <\/em>[Jean Paul, 1743-1793]<em> reclama 260.000 teste. \u201cChe mi importa essere chiamato bevitore di sangue!\u201d grida Danton, \u201cebbene beviamo il sangue <\/em>dei nemici dell\u2019umanit\u00e0<em>, se \u00e8 necessario!\u201d. Carrier <\/em>[Jean Baptiste, 1756-1794]<em> scrive alla Convenzione che la \u201cdisfatta dei briganti \u00e8 cos\u00ec completa che essi arrivano a centinaia ai nostri avamposti. Ho deciso di farli fucilare. Ne vengono altri da Angers, gli assegno la stessa sorte e invito Francastel a fare altrettanto\u2026\u201d\u00bb<\/em> (A. Cochin, <em>op. cit.<\/em>, pp. 190-191).<br \/>\n<strong>31)<\/strong><em> \u00abLo <\/em>ius in bello<em>, che Vitoria<\/em> [Francisco de, 1483-86-1546]<em> aveva fondato sulla rigida esclusione di ogni violenza inutile o eccessiva, e in particolare di quelle contro le popolazioni civili, perde <\/em>[\u2026]<em> ogni limite, essendo lecito <\/em>[\u2026]<em> ai belligeranti uccidere tutti coloro che si trovano in territorio nemico, incluse le donne e i bambini e perfino i prigionieri\u00bb<\/em> (<em>ibidem<\/em>, p. 21). <em>\u00abIn certe epoche, si \u00e8 manifestata perfino la tendenza a trasformare l\u2019arte della guerra a un gioco piuttosto convenzionale. La moderna arte della guerra data dalla rivoluzione francese; <\/em>[\u2026]<em> questa annull\u00f2 di colpo le convenzioni sorpassate <\/em>[\u2026]<em> precedenti\u00bb<\/em> (Victor Serge [1890-1947], <em>L\u2019Anno primo della rivoluzione russa<\/em>, Einaudi, Torino 1991, p. 92).<br \/>\n<strong>32)<\/strong> Emerge presto <em>\u00abil senso estremamente preciso del termine <\/em>rivoluzionario<em>, <\/em>[\u2026]<em> termine dotato di \u201cuna potenza magica\u201d, dice Mallet du Pan <\/em>[Jacques, 1749-1800]<em>. Si chiama <\/em>rivoluzionario<em> ogni atto e ogni decisione che emani direttamente dal sovrano <\/em>[il potere popolare]<em>, e tutti quelli del regime delle societ\u00e0 hanno questo carattere. Essi sono, come tali, al di sopra di ogni legge, di ogni giustizia, di ogni morale convenuta. Cos\u00ec esistono leggi <\/em>rivoluzionarie<em> che violano le prime regole della giurisprudenza, a esempio quelle della retroattivit\u00e0, e i diritti e le libert\u00e0 pi\u00f9 elementari. Cos\u00ec esistono massacri <\/em>rivoluzionari<em> e dunque legittimi; eserciti <\/em>rivoluzionari<em> che hanno come tali il diritto di entrare nelle case dei singoli, di farvi e di prendervi ci\u00f2 che vogliono; una polizia <\/em>rivoluzionaria<em> che apre le lettere, ordina e paga la delazione; una guerra <\/em>rivoluzionaria<em> che \u00e8 al di sopra del diritto delle genti\u00bb<\/em> (A. Cochin, <em>op. cit.<\/em>, p. 125).<br \/>\n<strong>34)<\/strong> F. Furet, <em>Critica della Rivoluzione francese<\/em>, cit., p. 196.<em> \u00abA questo punto <\/em>[\u2026]<em> la societ\u00e0 di pensiero diventa un partito politico, che teoricamente incarna la societ\u00e0 e insieme lo Stato, in situazione di reciproca identificazione\u00bb<\/em> (<em>ibidem<\/em>, p. 199): la \u00abpartitocrazia\u00bb ha radici antiche e profonde.<br \/>\n<strong>35)<\/strong> Cfr. P. Viola, <em>op. cit.<\/em>, p. 118.<br \/>\n<strong>36)<\/strong> A. Cochin, <em>op. cit.<\/em>, p. 89.<br \/>\n<strong>37)<\/strong> <em>Ibidem<\/em>, p. 91.<br \/>\n<strong>38)<\/strong> Come accadde all\u2019epoca della Rivoluzione: <em>\u00abcon un gioco di prestigio sconcertante per la sua facilit\u00e0, il piccolo popolo delle societ\u00e0 di pensiero si era sostituito al popolo reale e si presentava a Versailles come il suo legittimo rappresentante. L\u2019avanguardia del proletariato incarnava la volont\u00e0 profonda e autentica del proletariato o, come si diceva allora, la volont\u00e0 generale aveva trovato il suo organo\u00bb <\/em>(J. Baechler, <em>Prefazione<\/em>, cit., p. 31).<br \/>\n<strong>39)<\/strong> <em>Ibidem<\/em>, pp. 32-33.<br \/>\n<strong>40)<\/strong> <em>\u00abA dire il vero, la tirannia del Piccolo Popolo sul grande \u00e8 diventata cos\u00ec evidente che esso stesso rinuncia a negarla. La \u201cmancanza di uomini\u201d \u00e8 la sua maggiore preoccupazione <\/em>[\u2026];<em> scrive <\/em>[\u2026]<em> per chiedere <\/em>[\u2026]<em> \u201cuna colonia di patrioti <\/em>[\u2026]<em> su questa terra straniera\u201d in cui i patrioti sono \u201cin una situazione di minoranza spaventosa\u201d <\/em>[\u2026]<em>. Non c\u2019\u00e8 citt\u00e0 che non venga descritta dal suo club come una Sodoma e su cui non si invochi il fuoco del cielo, l\u2019armata rivoluzionaria, la ghigliottina. <\/em>Si condanna a morte un villaggio come un uomo [\u2026]<em>. Del resto i puri sarebbero turbati se avessero dalla loro parte il numero; si sentirebbero meno puri. \u00c8 noto il famoso motto di Robespierre<\/em> [Maximilien de, 1758-1794]<em>, \u201cla virt\u00f9 \u00e8 minoranza sulla terra\u201d <\/em>[\u2026]<em>. <\/em>Nella piccola Citt\u00e0 si conviene a questo punto che una societ\u00e0 numerosa non potrebbe essere una societ\u00e0 rivoluzionaria<em>\u00bb <\/em>(A. Cochin, <em>op. cit.<\/em>, pp. 129-130).<br \/>\n<strong>41)<\/strong> <em>\u00abTutte le differenze debbono essere eliminate, altrimenti non si perviene alla vera unit\u00e0. Ma ci\u00f2 significa anche che tutte le istituzioni esistenti saranno eliminate <\/em>[\u2026]<em>; di conseguenza si deve tendere al \u201cnivellement final\u201d. <\/em>[\u2026]<em>: il divenuto storico <\/em>[\u2026]<em> deve far posto, in quanto contro-natura, all\u2019unit\u00e0. <\/em><em>Cloots<\/em> [Jean Baptiste du Val de Grace, barone di, 1755-1794] [sosteneva che] <em>\u201cLa r\u00e9publique universelle remplacera l\u2019\u00e9glise catholique, et l\u2019assembl\u00e9e nationale fera oublier les conciles \u00e9coumeniques; l\u2019unit\u00e9 de l\u2019\u00e9tat vaudra mieux que l\u2019unit\u00e9 de l\u2019\u00e9glise\u201d. <\/em>[\u2026]<em> L\u2019unit\u00e0 politica produrr\u00e0 ogni bene. Si spodestino le frazioni sociali, e si vedr\u00e0 la totalit\u00e0, il despota par excellence, la legge universale, realizzare le favole dell\u2019et\u00e0 dell\u2019oro. \u00c8 questo il dominio del genere umano. <\/em>[\u2026]<em> Una volta instaurata l\u2019unit\u00e0, il problema politico apparir\u00e0 risolto, in quanto la politica verr\u00e0 abolita. Essa ha infatti, nella concezione degli utopisti, il suo fondamento nel fatto che l\u2019uomo ha rinnegato la natura, \u00e8 diventato moralmente cattivo, al punto che ciascuno \u00e8 nemico di ciascuno. Nel mondo unificato, invece, la politica diventa obsoleta, perch\u00e9 il suo fondamento \u00e8 eliminato. Regner\u00e0 pertanto la pace mondiale totale\u00bb<\/em> (R. Schnur, <em>op. cit.<\/em>, pp. 66-68).<br \/>\n<strong>42)<\/strong> F. Furet, <em>Critica della Rivoluzione francese<\/em>, cit., p. 208.<br \/>\n<strong>43)<\/strong> A. Cochin, <em>op. cit.<\/em>, p. 126.<br \/>\n<strong>44)<\/strong> <em>Ibidem<\/em>, p. 148. Cos\u00ec prosegue Cochin: <em>\u00abIl codice dei Diritti dell\u2019Uomo conviene soltanto ai cittadini del mondo del pensiero, non agli abitanti del mondo reale. Nel mondo reale, la patria giacobina sar\u00e0 sempre in pericolo, costretta di conseguenza a usare la violenza per conservarsi: al primo abbandono della sorveglianza e della costrizione, la folla tornerebbe da sola agli \u201cinteressi particolari\u201d, cio\u00e8 a quelli della vita reale\u00bb<\/em>:<em> \u00abTirannia di fatto al servizio della libert\u00e0 di principio: ecco tutta la Rivoluzione\u00bb<\/em> (<em>ibidem<\/em>).<br \/>\n<strong>45)<\/strong> Ed invero, se la \u00abvolont\u00e0 generale\u00bb si esprime in forma di legge, la sanzione comminata agli oppositori non pu\u00f2 essere inflitta che attraverso le forme del processo, concepito quindi come strumento dell\u2019azione rivoluzionaria.<br \/>\n<strong>46)<\/strong> <em>Ibidem<\/em>, pp. 125-126.<em> \u00abLa vicenda del governo rivoluzionario, passato alla storia col nome di \u201cTerrore\u201d, quello vero, comincia all\u2019inizio di marzo 1793, quando la giustizia popolare sovrana aveva ormai esaurito la sua spinta <\/em>[\u2026]<em>. Furono creati allora gli ingranaggi fondamentali <\/em>[\u2026]<em>. Questi ingranaggi furono il tribunale rivoluzionario, una magistratura d\u2019eccezione, competente per tutto il territorio nazionale, in grado di giudicare senza appello i delitti contro la rivoluzione, e di comminare <\/em>(sic)<em> come unica pena la morte, e i comitati rivoluzionari, o comitati di vigilanza, che dovevano esercitare capillarmente il controllo del territorio in ogni quartiere cittadino o in ogni piccolo comune\u00bb<\/em> (P. Viola, <em>op. cit.<\/em>, pp. 106-107).<br \/>\n<strong>47)<\/strong> Salvatore Satta, <em>Il mistero del processo<\/em>, Adelphi, Milano 1994, pp. 11-14.<br \/>\n<strong>48)<\/strong> <em>Ibidem<\/em>, pp. 18-21.<br \/>\n<strong>49)<\/strong> L. Ferrajoli, <em>op. cit.<\/em>, p. 20.<br \/>\n<strong>50)<\/strong> <em>Ibidem<\/em>, pp. 22-23.<br \/>\n<strong>51)<\/strong> Gustav Radbruch (1878-1949), <em>Rechtphilosophie<\/em>, 1950, p. 347<br \/>\n<strong>52)<\/strong> Hans Kelsen (1881-1973), <em>Teoria generale del diritto e dello Stato<\/em>, Milano 1954, p. 114.<br \/>\n<strong>53)<\/strong> Rudolf von Jhering (1818-1892), <em>Der Zweck im Recht<\/em>, vol. I, Lipsia 1882, p. 318, cit. in Reginaldo M. Pizzorni O. P., <em>Filosofia del diritto<\/em>, Pontificia Universit\u00e0 Lateranense-Citt\u00e0 Nuova, Roma 1982, p. 152. Il beato Giovanni Paolo II ricorda, invece, che \u00e8 Stato di diritto quello in cui <em>\u00ab\u00e8 sovrana la legge, e non la volont\u00e0 arbitraria degli uomini\u00bb<\/em> (<em>Centesimus Annus<\/em>, n. 44), con chiaro riferimento ad una legge superiore che non \u00e8 in potest\u00e0 dello Stato ignorare, modificare, contraddire<em>.<\/em><em><br \/>\n<\/em><strong>54)<\/strong> F. Furet e M. Ozouf, <em>op. cit.<\/em>, p. XIII.<br \/>\n<strong>55)<\/strong> Cfr. Estanislao Cantero N\u00fa\u00f1ez, <em>Il realismo giuridico di J. Bms. Vallet de Goytisolo<\/em>, trad it., Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2011.<br \/>\n<strong>56)<\/strong> Hugo von Hoffmannsthal (1874-1929), <em>Das Schrifttum als geistiger Raum der Nation<\/em> (1926), cit. in Damir Barbari\u0107, <em>Presentazione<\/em> a H. von Hoffmannsthal, <em>La rivoluzione conservatrice europea<\/em>, Marsilio, Venezia 2003, p. 22.<br \/>\n<strong>57)<\/strong> C. Schmitt, <em>op. cit.<\/em>, p. 75.<br \/>\n<strong>58)<\/strong> <em>Ibid<\/em>., pp. 75-77.<br \/>\n<strong>59)<\/strong> Questo il titolo \u2013 felicemente e sinteticamente descrittivo del senso della decisione della Cassazione \u2013 di un dottissimo e puntuale articolo del professor Francesco Gazzoni, pubblicato in <em>Diritto di famiglia e delle persone<\/em>, n. 1\/2008, pp. 107-131, dal quale mi pare utile trascrivere che <em>\u00abil magistrato dovrebbe praticare quotidianamente la virt\u00f9 dell\u2019umilt\u00e0, per sconfiggere tendenze narcisistiche e esibizionistiche, talvolta con sconfinamenti nel delirio di onnipotenza. Il magistrato<\/em> [\u2026]<em> dovrebbe fare propria l\u2019affermazione dell\u2019Ovidio di <\/em>Tristia<em>, secondo cui <\/em>Bene qui latuit, bene vixit [\u00abChi bene si \u00e8 nascosto, bene ha vissuto\u00bb]<em>,<\/em> [\u2026] <em>e non gi\u00e0, assumendo provvedimenti clamorosi, aspirare alla notoriet\u00e0, ad essere citato, ad occupare gli schermi televisivi e la carta stampata, dando sfogo al proprio Ego ipertrofico. Non diversamente, non vi \u00e8 niente di peggio del giudice che va alla ricerca di un preteso diritto \u201cgiusto\u201d o \u201cumanitario\u201d che dir si voglia, un giudice che ritiene di avere una missione da compiere, piuttosto che doversi limitare ad applicare con umilt\u00e0 la legge, per quel che essa, piaccia o non piaccia, dispone. In tal modo l\u2019umanit\u00e0 o l\u2019<\/em>aequitas<em> cui egli pretenderebbe di ispirarsi \u00e8 quella canonica, per l\u2019identificazione di s\u00e9 con il Creatore (<\/em>Nihil aliud est aequitas quam Deus<em>)<\/em> [\u00abL\u2019equit\u00e0 non \u00e8 nient\u2019altro che Dio stesso\u00bb]<em>, identificazione che il giudice \u201cmissionario\u201d opera inevitabilmente, reputandosi <\/em>legibus solutus <em>e dunque creatore egli stesso di leggi, secondo la propria arbitraria volont\u00e0\u00bb<\/em> (pp. 130-131).<br \/>\n<strong>60)<\/strong> <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>come se, sposata l\u2019idea di una \u201csapienza professionale vincolante\u201d, la giurisprudenza <\/em>[\u2026] <em>si fosse trasformata in una versione <\/em>[\u2026]<em> del <\/em>judge made law<em>\u00bb<\/em> (C. Schmitt, <em>La tirannia dei valori. Riflessioni di un giurista sulla filosofia dei valori<\/em>, Introduzione all\u2019edizione del 1960, trad. it. Adelphi, Milano 2008, p. 17). <em>\u00a0<\/em><br \/>\n<strong>61)<\/strong> <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>a porre i valori \u00e8 <\/em>[\u2026] <em>l\u2019individuo umano nel suo totale libero arbitrio puramente soggettivo\u00bb<\/em> (<em>ibid.<\/em>, p. 50)<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>relazione alla Scuola di Formazione promossa da Alleanza Cattolica La moderna crisi del diritto e dello stato (Napoli, 18-21 aprile 2013) di Giovanni Formicola ________________________ NOTE<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-rivoluzione-nel-diritto-dal-1789-ad-oggi-note\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":27148,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,54],"tags":[386],"class_list":["post-5555","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diritto","category-rivoluzione-e-controrivoluzione","tag-rivoluzione","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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