{"id":5513,"date":"2013-03-28T00:00:00","date_gmt":"2013-03-27T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-05-26T11:42:45","modified_gmt":"2015-05-26T09:42:45","slug":"america-latina-fu-vera-evangelizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/america-latina-fu-vera-evangelizzazione\/","title":{"rendered":"America Latina, fu vera evangelizzazione?"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/americhe_conquista.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-25164\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/americhe_conquista.jpg\" alt=\"americhe_conquista\" width=\"250\" height=\"192\" \/><\/a>Studi Cattolici<\/strong> n.624 febbraio 2013<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Si \u00e8 molto discusso, e non solo recentemente, sulla natura dell&#8217;evangelizzazione dell&#8217;America. Non manca chi la vede come un&#8217;imposizione straniera che avrebbe sottratto agli indigeni i culti ancestrali; oppure come una sostituzione dei contenuti religiosi senza che ci\u00f2 comportasse una vera conversione a Cristo; altri invece vedono una deriva sincretista presente fin dall&#8217;inizio.\u00a0Per contro ci sono le testimonianze degli stessi evangelizzatori &#8211; e la storia dei fatti &#8211; a sostenere il contrario. La realt\u00e0 \u00e8 che il processo di cristianizzazione fu assai variegato, data la reale differenza tra le diverse etnie autoctone. Mart\u00ecnez Ferrer, docente presso la Pontificia Universit\u00e0 della Santa Croce, analizza il fenomeno.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Luis Mart\u00ecnez Ferrer<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Se per \u00abidentit\u00e0 culturale\u00bb intendiamo \u00abl&#8217;insieme di tratti che permette a un gruppo di riconoscersi nella propria originalit\u00e0 e di essere percepito dagli altri come diverso\u00bb (1), \u00e8 chiaro che negli ultimi duecento anni il processo di costruzione dell&#8217;identit\u00e0 latinoamericana \u00e8 stato molto articolato. Ma qui vogliamo partire semplicemente dal considerare l&#8217;Iberoamerica una grande regione meticcia.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il meticciato ha inizio molto prima dell&#8217;arrivo degli europei, ed \u00e8 forse pi\u00f9 intenso nella cosiddetta America nucleare (Mesoamerica e l&#8217;Incario), rispetto all&#8217;America intermedia (Colombia, Equador) e, a maggior ragione, in riferimento all&#8217;America marginale (popolazioni del Nord del Messico e del Sud degli attuali Stati Uniti, del Brasile ecc.). Nell&#8217;America nucleare per millenni ci furono scambi tra gruppi umani di diverse razze. Con lo sbarco degli spagnoli e dei portoghesi il processo di meticciato si intensific\u00f2 e speriment\u00f2 un cambio qualitativo, al quale si aggiunse pi\u00f9 tardi l&#8217;apporto di schiavi africani in Brasile e in altre zone come i Caraibi, Messico, Colombia ecc. Saranno i meticci a diventare col tempo la colonna dei nuovi Paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il vero significato di questo meticciato \u00e8 un tema controverso. Riferendosi al Per\u00f9, l&#8217;editorialista di una rivista di Arequipa commenta: \u00abII Per\u00f9 sorse come una nuova realt\u00e0 e si costitu\u00ec a partire dalla sintesi dell&#8217;eredit\u00e0 spagnola e indigena. Anche se in alcuni aspetti e in alcuni momenti le due realt\u00e0 si sovrappongono sincreticamente, maggiore \u00e8 stata la dinamica integratrice e riconciliatrice che ha forgiato una sintesi culturale meticcia che unisce entrambi i legati\u00bb (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono in molti a non trovarsi d&#8217;accordo con questa visione \u00abd&#8217;integrazione\u00bb e insistono sul predominio della differenza. Il nostro autore arequipeno comunque continua: \u00abII Per\u00f9 \u00e8 una realt\u00e0 meticcia. Non si tratta di una giustapposizione di culture, come diceva il messicano Leopoldo Zea in riferimento a tutta l&#8217;America Latina, ma di un meticciato o una &#8220;sintesi vivente&#8221;\u00bb. A partire da un pensiero di Victor Andr\u00e9s Bela\u00f9nde l&#8217;editorialista si riferisce a una <em>\u00absinte<\/em><em>si <\/em>incompiuta e in svolgimento [&#8230;], ma totalmente reale\u00bb. In definitiva la domanda \u00e8: la prima evangelizzazione \u00e8 riuscita a penetrare nelle anime degli indigeni, o ha soltanto sfigurato le loro culture?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tra evangelizzazione &amp; culture<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qual \u00e8 stato il rapporto della prima evangelizzazione con le culture indigene? Si tratta di una questione formalmente storica, teologica e antropologica, ma che porta con s\u00e9 una carica pastorale, culturale, persine affettiva, di enorme rilevanza per l&#8217;attuale America Latina. \u00abI popoli devono volgere lo sguardo agli eventi fondanti [&#8230;] della loro storia per comprendere la propria identit\u00e0\u00bb (3), hanno ribadito recentemente i vescovi messicani. Per questo si tratta di una domanda cruciale perch\u00e9, dalla sua risposta, dipender\u00e0 in qualche misura l&#8217;impostazione dell&#8217;odierna pastorale indigena, e non solo. Semplificando al massimo, segnaliamo tre interpretazioni:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">a) la posizione \u00abtrionfalistica\u00bb sottolinea senza sfumature il fondamento cattolico dei popoli latinoamericani, originato da una prima evangelizzazione efficace e profonda, pienamente riuscita;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">b) la posizione \u00abdella resistenza\u00bb sostiene che l&#8217;evangelizzazione fu un&#8217;imposizione esterna che non attecch\u00ec nelle popolazioni americane, le quali continuarono a praticare nel loro cuore i riti ancestrali;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">c) la linea che si potrebbe chiamare \u00abdell&#8217;umilt\u00e0 storiografica\u00bb, delle sfumature realistiche, che non rinunciano a coniugare i dati storici con le istanze teologiche e antropologiche; essa cerca di capire fino a che punto la fede cattolica fu interiorizzata dagli indigeni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest&#8217;ultima \u00e8, a nostro avviso, l&#8217;unica via percorribile, ma anche la pi\u00f9 impegnativa. Va notato che la fede cattolica personale dello studioso pu\u00f2 diventare, se si agisce con buon senso e con rispetto verso le fonti, un valore aggiunto assai utile nella lettura dei dati storici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La corrente che abbiamo chiamato \u00abtrionfalistica\u00bb \u00e8 facile da controbattere, bench\u00e9 continui a essere presente in alcuni discorsi istituzionali o accademici. A mio parere si tratta di una posizione autoreferenziale, eccessivamente segnata da atteggiamenti difensivi. A questo riguardo, per esempio, non si pu\u00f2 considerare trionfalista Giovanni Paolo II quando parla della prima evangelizzazione dell&#8217;America Latina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei suoi giudizi si pu\u00f2 rilevare un profondo rispetto, quasi una venerazione, per la verit\u00e0 storica, pur riconoscendo le mancanze nell&#8217;opera missionaria. Non cade in facili manicheismi fra politica e Chiesa, e tanto meno nasconde gli errori commessi. Ma tutto questo non diminuisce la sua positiva valutazione dell&#8217;evangelizzazione fondante, ove furono \u00abluci e ombre\u00bb, ma \u00abpi\u00f9 luci che ombre, se pensiamo ai frutti duraturi di fede e di vita cristiana nel Continente\u00bb (4). \u00c8 interessante l&#8217;attenzione ai \u00abfrutti di vita cristiana\u00bb, non sempre considerati dagli studiosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un panorama geopolitico i molto articolato<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Veniamo alla seconda posizione. \u00c8 universalmente ammesso che il rapporto tra fede e cultura nella prima evangelizzazione dell&#8217;America Latina presenta grande complessit\u00e0 \u00a0(5). Intanto occorre distinguere gli \u00e0mbiti geopolitici. Sin dall&#8217;inizio, il processo nella Nuova Spagna (semplificando, l&#8217;attuale Messico) e nel grande Per\u00f9 sono diversi, e lo \u00e8 ancora di pi\u00f9 il percorso brasiliano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Nuova Spagna godeva, nella grande regione dell&#8217;altipiano centrale, di un clima mite e di una conformazione priva di grandi ostacoli naturali ed era poi ben collegata con la penisola iberica. Il processo di conquista fu, per quanto riguarda la zona centrale, relativamente breve. I movimenti di resistenza non furono maggioritari. Le \u00e9lite autoctone, dopo la conquista, accettarono la soggezione alla corona e alla fede. Il popolo ne segu\u00ec l&#8217;esempio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molteplici sono le ragioni della veloce conversione: il vuoto spirituale negli indios dopo il trauma anche culturale della conquista, i contenuti non aggressivi della nuova religione, la connessione con la loro profonda religiosit\u00e0 ancestrale, l&#8217;esempio di virt\u00f9 e di solidariet\u00e0 dei primi missio-nari e il loro impegno nella difesa dei diritti dei nativi ecc. Il risultato, alla fine del XVI secolo, fu probabilmente una religione in parte ancora ibrida, ove la maggioranza degli indios era sinceramente cattolica e sinceramente seguace delle antiche pratiche (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Difficile da valutare la rilevanza dei \u00abfalsi cristiani\u00bb, per i quali il Vangelo era un qualcosa di superficiale. Non si pu\u00f2 nemmeno escludere che ci siano stati indios con una fede integra e interiore, come Juan Diego Cuauhtlatoatzin, figura di grande importanza nell&#8217;irradiazione del messaggio della Madonna di Guadalupe, uno dei perni della spiritualit\u00e0 messicana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Significativa in proposito \u00e8 stata la testimonianza del missionario domenicano Diego Dur\u00e0n ( + 1588), che nella sua <em>Historia de las Indias de Nueva Espa<\/em><em>na e Islas de Tierra Firme <\/em>racconta il dialogo con un indiano azteco. La conversazione ebbe origine da un rimprovero che il missionario aveva fatto all&#8217;indiano, a causa della sua incoscienza: dopo aver tanto faticato a raccogliere i soldi per il suo matrimonio, li aveva spesi tutti per invitare l&#8217;intero paese alla festa di nozze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta dell&#8217;indigeno fu: \u00abPadre, non ti meravigliare, noi siamo ancora <em>nepantla\u00bb. <\/em>Dur\u00e0n sapeva benissimo che la parola nahuatl <em>nepantla <\/em>significava \u00abin mezzo\u00bb, ma voleva capire con esattezza che cosa intendesse l&#8217;azteco. La conclusione del missionario fu: \u00abDal momento che essi [gli indios] non erano ben radicati nella fede, non ci si doveva meravigliare del fatto che fossero ancora neutri [&#8230;], credendo in Dio e allo stesso tempo praticando i costumi antichi e i riti del demonio\u00bb. Questo racconto ci mostra come, alla fine del XVI secolo, gli stessi indios erano consapevoli di non aver recepito integralmente il cristianesimo. Tuttavia non vedo una connessione diretta tra la condotta eccessivamente prodiga dell&#8217;indigeno e il sincretismo; il testo di Dur\u00e0n \u00e8 molto interessante ma non privo di mistero (7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Jaime Lara, sar\u00e0 all&#8217;inizio del Seicento che le popolazioni indigene, soprattutto quelle in costante contatto con le citt\u00e0 spagnole, diventeranno veramente cristiane. Per dirla con questo autore, in questo periodo si entra in un secondo livello della storia sociale e spirituale, dove \u00able parole e i concetti spagnoli di tipo religioso, cos\u00ec come i santi cristiani, erano penetrati profondamente nei nahuas, che non li consideravano pi\u00f9 come strani e imposti [&#8230;]; i templi e le antiche e crudeli cerimonie, erano soltanto ombre di un passato appena ricordato da pochi indigeni come qualcosa di imbarazzante\u00bb (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo questa interpretazione &#8211; non condivisa da tutti -, verso la fine del Cinquecento il fenomeno della \u00abpiena\u00bb conversione divenne prevalente. Generazioni di nativi nascevano e morivano abituati a recitare le formule dei catechismi, a pregare con i loro rosari, a portare la croce nelle processioni, a danzare nella festivit\u00e0 del Corpus Domini, a confessare i loro peccati in Quaresima, a ricevere regolarmente la Comunione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per\u00f9, Cile &amp; Brasile, tre casi esemplari<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Per\u00f9 il processo di evangelizzazione avvenne pi\u00f9 lentamente. La catena delle Ande poneva enormi difficolt\u00e0 alle comunicazioni, pur tenendo conto degli incredibili ponti che la sapienza tecnica indigena aveva distribuito lungo le montagne. L&#8217;isolamento di molte comunit\u00e0 della sierra era la norma. La regione soffri inoltre il lacerante fenomeno delle guerre civili, che imped\u00ec a lungo l&#8217;integrazione sociale. Soltanto nel 1550 inizi\u00f2 metodicamente l&#8217;evangelizzazione, con vent&#8217;anni di ritardo rispetto a quella del Messico. I gesuiti, a partire dagli anni Sessanta, diventarono uno dei gruppi missionari pi\u00f9 importanti, con figure della portata di Jos\u00e9 de Acosta (1540-1600).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle montagne, la religiosit\u00e0 popolare si esprimeva soprattutto nel culto della Madre Terra <em>(Pacha Marna) <\/em>e degli spiriti protettori delle montagne <em>(Apus <\/em>e <em>Wamanis). <\/em>Lungo la costa, invece, la conformazione orografica pi\u00f9 clemente permise una pi\u00f9 facile ricezione del messaggio evangelico da parte di popolazioni pi\u00f9 numerose e consolidate rispetto a quelle della sierra. Da Santa F\u00e9 de Bogot\u00e0 fino a Quito, e gi\u00f9 verso Arequipa e oltre ancora, i missionari lottarono per desacralizzare la <em>Pacha Marna.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per l&#8217;antropologo Manuel Marzal, il risultato di questi sforzi missionari fu che, verso la seconda met\u00e0 del Seicento, \u00abla maggior parte della popolazione peruviana, non soltanto era stata battezzata, ma aveva accettato la nuova religione, in modo tale che il Paese ebbe la maggior trasformazione religiosa della sua storia\u00bb (9). Approfondendo tale affermazione questo autore segnala che gli <em>andinos, <\/em>considerati nell&#8217;insieme, accettarono i nuovi parametri \u00abdi credenze, riti, forme di organizzazione e norme etiche di origine cristiana, anche se non sempre allo stesso modo, n\u00e9 con la stessa intensit\u00e0 in tutte le etnie\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, sottolinea sempre Marzal, nel Sud delle Ande predomin\u00f2 l&#8217;integrazione del vecchio sistema religioso con il cristianesimo, \u00abcostituendo un sistema pi\u00f9 o meno sincretico\u00bb. Si pu\u00f2 affermare con sicurezza che il sincretismo fu molto pi\u00f9 alto nell&#8217;Incarto rispetto alla Nuova Spagna, tenendo sempre presente il divario costa-sierra nel Per\u00f9. In ogni caso, nel complesso le fonti storiche mostrano che una gran parte degli indios si incorpor\u00f2 con vera sincerit\u00e0 alla fede cattolica, mentre gradualmente si integrava nella vita amministrativa e burocratica del vicereame. Molti documenti dimostrano che i veri problemi degli indigeni erano principalmente di tipo giuridico, sociale, economico, e non di violenza religiosa, come si constata, per esempio, nelle molte cause che gli indios facevano presso le istanze giudiziali del vicereame, per protestare contro diverse ingiustizie (10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un caso diverso \u00e8 quello delle regioni dell&#8217;estremo Sud cileno, dove si sperimenta un divario tra l&#8217;evangelizzazione pi\u00f9 riuscita in area costiera e nelle grandi isole come Chilo\u00e9, e quella dell&#8217;Arance dove gli indiani Mapuches e altri gruppi furono capaci di tener testa alle milizie spagnole durante l&#8217;intero periodo coloniale, e la cristianizzazione penetr\u00f2 con molta difficolt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Brasile grandi figure accompagnarono tutto il processo di evangelizzazione, come il beato Jos\u00e9 di Anchieta (1534-1597), o il poliedrico Antonio Vieira (1608-1697), entrambi gesuiti. La situazione politica era diversa, e la presenza di potenze cattoliche non portoghesi, come la Francia, facilit\u00f2, almeno per un periodo, l&#8217;ingresso di frati cappuccini, che arrivarono in alcuni casi a stabilire un vero dialogo religioso con i nativi tupi del Maranh\u00e0o, come racconta Yves d&#8217;Evreux (1557-1650) (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma torniamo alla domanda principale: ci fu un processo d&#8217;inculturazione della fede nella prima evangelizzazione dell&#8217;America? Ovvero, si verific\u00f2 un&#8217;incarnazione del Vangelo nelle culture americane e l&#8217;incorporazione di esse nella vita della Chiesa universale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A mio parere, nell&#8217;intero territorio americano durante il Cinquecento non si trova un fenomeno d&#8217;inculturazione parallelo a quello guadalupano. Riscontriamo in alcune metodologie missionarie tendenze all&#8217;adattamento dei metodi missionari al modo di essere indigeno. Di questo lavoro rende testimonianza una ricca letteratura di tipo linguistico, storico o catechistico: vocabolari, grammatiche, storie, catechismi, guide per confessori, raccolte di sermoni ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era lo sforzo di penetrare nel mondo interiore degli indigeni per far loro accogliere pienamente il Vangelo. Come diceva Marzal per il Per\u00f9, nell&#8217;intera America va tenuto conto della regione e della modalit\u00e0 peculiare del processo evangelizzatore onde poter fare una valutazione che non cada nelle semplificazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La tesi della resistenza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u00abresistenza degli indigeni\u00bb \u00e8 diventata ormai un termine tecnico. Una qualche resistenza \u00e8 innegabile, soprattutto all&#8217;inizio della conquista (12). Lo stesso dicasi del sincretismo, fenomeno spirituale e psicologico ampiamente documentato, e tuttora presente tra molti indigeni. Nell&#8217;Incario, per esempio, \u00e8 stato scoperto qualche anno fa un <em>Confesionar\u00eco <\/em>[manuale del confessore] <em>pagano <\/em>del XVI secolo dove il redattore, probabilmente un leader religioso andino, basandosi sulla struttura dei manuali cattolici ne confezion\u00f2 uno pagano, con i corrispettivi peccati, tra cui quello di avere contatti con gli spagnoli (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi, il problema non \u00e8 tanto il sincretismo in s\u00e9, ma il suo consolidarsi nel tempo. Tale fatto significherebbe la sconfitta dell&#8217;evangelizzazione, non compatibile con una religione con forti accenti fatalistici e frutto di un amalgama di elementi mitici, come quella presente tra i mesoamericani, e nell&#8217;Incario, prima dell&#8217;arrivo degli europei. D&#8217;altra parte, \u00e8 pur vero che non sempre l&#8217;opera di cristianizzazione arriv\u00f2 alla piena valorizzazione di molti tratti culturali indios, che potevano essere visti come <em>praeparatio evangelica. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tale proposito bisogna dire che gli evangelizzatori agirono in senso \u00abnegativo\u00bb rispetto agli orientamenti della Teologia India, di cui parleremo in seguito: volevano raggiungere il profondo dell&#8217;anima india neutralizzando qualsiasi elemento incompatibile con il cristianesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Teologia India e prima evangelizzazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi decenni del XX secolo si \u00e8 sviluppata in America latina una corrente chiamata Teologia India (14). Dal punto di vista teologico non si tratta di \u00abuna riflessione particolare e specifica, ma piuttosto di un mondo complesso, con diverse sfumature e diverse accezioni\u00bb (15). Nella Teologia India convivono elementi pi\u00f9 o meno \u00abmoderati\u00bb con altri piuttosto \u00abradicali\u00bb, alcuni di essi addirittura non cristiani, i quali considerano l&#8217;opera di evangelizzazione in America come un&#8217;imposizione intollerabile che port\u00f2 alla distruzione delle religioni pre-ispaniche, vero sostegno dell&#8217;identit\u00e0 indigena. In questa linea, alcuni movimenti estremi auspicano un ritorno alle religioni pre-ispaniche, senza escludere gli aspetti violenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri, in una linea moderata e all&#8217;interno della Chiesa cattolica, intendono arrivare a un \u00abaccordo\u00bb tra le culture indigene e il cristianesimo, cercando di evitare l&#8217;etnocentrismo. Questa \u00e8 la linea pi\u00f9 generale della Teologia India, anche se all&#8217;interno di essa non mancano sfumature diverse. Invece di definire che cos&#8217;\u00e8 la Teologia India possiamo descriverla, partendo dalle riflessioni di mons. Felipe Arizmendi, vescovo di San Crist\u00f3bal de Las Casas, nella sintesi degli incontri di \u00abPastoral ind\u00ecgena y Teolog\u00eca India\u00bb tenutisi nel 2002 a Oaxaca (M\u00e9xico) e Riobamba (Equador): \u00abII Signore Ges\u00f9 Cristo, Verbo incarnato, ci conceda i doni del suo Spirito, affinch\u00e8 scopriamo la sua presenza nei nostri popoli originari, offriamo loro la pienezza della sua manifestazione affinch\u00e8 vivano il mistero pasquale e raggiungano la vita degna che Dio Padre vuole per tutti\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo qui, mi pare, gli elementi essenziali della ricchezza della Teologia India nella Chiesa: partire dai valori presenti nelle culture indigene per dar loro compimento nella rivelazione del Dio cristiano, uno e trino. Non possiamo in questa sede addentrarci nella galassia della Teologia India, ma \u00e8 possibile accennare ad alcuni aspetti che si riferiscono alla prima evangelizzazione. Per alcuni si tratt\u00f2 di un modello non valido, quello che possiamo chiamare un modello \u00abno\u00bb, in contrasto con un modello \u00abs\u00ec\u00bb da proporre oggi: un sistema di alleanza con le culture ancestrali, con i loro valori religiosi, con i loro <em>semina Verbi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo proposito \u00e8 interessante la posizione di Eleazar Lopez Hern\u00e0ndez, sacerdote messicano zapoteco, uno dei rappresentanti pi\u00f9 noti della Teologia India. In uno scritto del 1999 affermava: \u00abAll&#8217;arrivo degli europei nel continente Anahuac, Tahuantinsuyu o Abya Yala, chiamato adesso &#8220;America&#8221;, le possibilit\u00e0 di incontro del mondo europeo cristiano con il mondo indigeno &#8220;pagano&#8221; erano abbastanza propizie. E questo per due motivi: non soltanto perch\u00e9 i nostri popoli anelavano profondamente al ritorno di Quetzalcoatl, ma perch\u00e9 avevano elaborato schemi culturali e religiosi che permettevano l&#8217;interrelazione di popoli diversi. Nei nostri nonni c&#8217;era la coscienza che esistevano molte modalit\u00e0 per capire la vita e per capire Dio, che potevano sommarsi in insiemi polisintetici\u00bb (16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo e in altri scritti l&#8217;autore sottolinea una comune identit\u00e0 del mondo indigeno del continente, che indica con diversi nomi alternativi a quello di America.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quetzalcoatl &amp; Wiracocha, i miti della speranza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come abbiamo visto, Lopez Hern\u00e0ndez segnala la speranza dei popoli indigeni nel ritorno di Quetzalcoatl; esisteva, aggiungiamo, un analogo fenomeno nell&#8217;Incario sotto il nome di Wiracocha. Erano miti di speranza, di fiducia nel ritorno di un eroe scomparso, pi\u00f9 o meno divinizzato, che sarebbe tornato a portare la felicit\u00e0. Come non vedere in questi miti una possibile preparazione provvidenziale all&#8217;accoglienza del Vangelo in America?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lopez Hern\u00e0ndez va oltre: afferma che la saggezza degli antenati aveva creato una sorta di piattaforma d&#8217;integrazione religiosa, dove tutte le credenze potevano confluire in una sintesi, nell&#8217;ambito di una specie di indifferentismo mistico, di tipo orientale. In realt\u00e0 questo tipo di saggezza pre-ispanica non era in una situazione ottimale: coesisteva con sistemi politici socialmente ingiusti dove non mancavano manipolazioni sanguinose delle religioni per fini di espansione imperialista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 che puntare su questi circoli polisintetici, si dovrebbe far leva sui veri <em>semina Verbi, <\/em>che si trovano nelle manifestazioni di religiosit\u00e0 genuina, come per esempio nella letteratura poetica texcocana e in autori come Nezahualcoyotl (1402-1472), che cercava l&#8217;amicizia con l&#8217;unico Dio, Ipalnemouani, il <em>Datore della vita. <\/em>Riprendiamo il testo di Lopez Hern\u00e0ndez. \u00abIl Dio cristiano poteva sedersi, senza nessun problema, sul <em>petate <\/em>(tappeto) religioso dei nostri popoli. Perch\u00e9 era perfettamente compatibile con le nostre credenze ancestrali. [&#8230;] Tuttavia, da parte degli europei non ci fu lo stesso atteggiamento dialogante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;aver vinto la guerra dava loro la certezza che il loro Dio era l&#8217;unico Dio vero. E di conseguenza il Dio indigeno doveva essere annichilito\u00bb. Il brano, di grande forza retorica, rimane per\u00f2 problematico a livello storico e teologico. In primo luogo, il modo di fare il paragone tra il Dio cristiano e il <em>petate<\/em> (tappeto) religioso \u00abdei nostri popoli\u00bb fa pensare a un&#8217;antecedenza delle credenze ancestrali sul \u00abDio cristiano\u00bb; secondo l&#8217;autore, \u00e8 il \u00abDio cristiano\u00bb che deve salire sul <em>petate <\/em>(<em>tappeto<\/em>) pre-ispanico, e sedersi come un ospite. Da parte degli americani, l&#8217;ospite poteva sedersi \u00abperch\u00e9 era perfettamente compatibile con le nostre credenze ancestrali\u00bb, ribadendo ulteriormente l&#8217;antecedenza delle culture ancestrali sul \u00abDio cristiano\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 da domandarsi: si pu\u00f2 affermare che il Vangelo fosse perfettamente compatibile con le credenze ancestrali senza forzare sia il <em>kerygma <\/em>evangelico sia le stesse credenze ancestrali? Si pu\u00f2 pensare che, senza negare forti parallelismi in certi aspetti, non \u00e8 ammissibile mettere in un&#8217;unica tipologia religiosa le credenze ancestrali tradizionali dell&#8217;America. In verit\u00e0 si conoscono abbastanza bene le dissomiglianze tra le differenti regioni culturali e la molteplicit\u00e0 di manifestazioni religiose presenti in ognuna di esse, difficili da accordare in un unico sistema religioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il che non vuoi dire che non si possano individuare alcuni aspetti generali comuni, molto importanti: in primo luogo la religiosit\u00e0 \u00abmitica\u00bb, che implica l&#8217;alienazione della persona singola, incapace di superare le passioni e le forze della natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Religiosit\u00e0 \u00abmitica\u00bb che porta alla creazione di divinit\u00e0 e potenze spirituali alle quali si indirizzano riti di scongiuro. Una religiosit\u00e0 che spesso confluisce nell&#8217;accentramento del potere politico. Nessuno mette in dubbio per\u00f2 &#8211; cos\u00ec fecero tra l&#8217;altro molti missionari della prima ora &#8211; che nelle culture ancestrali americane non mancassero tratti genuinamente religiosi \u2014 <em>semina Verbi \u2014 <\/em>che aspettavano il completamento cristiano, come per esempio la generosit\u00e0 nell&#8217;offrire sacrifici personali agli d\u00e8i, la tendenza al monoteismo in alcuni circoli di saggi, le virt\u00f9 famigliari e sociali, la giustizia nel lavoro, l&#8217;ospitalit\u00e0, la creativit\u00e0 artistica ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non si pu\u00f2 neanche negare che sussistevano molti elementi da purificare, sia a livello religioso sia umano, come l&#8217;ambiguo rapporto religioso con la terra <em>(Pacha Marna) <\/em>e con gli spiriti intermedi, la poligamia, le devianze sessuali, la sepoltura di mogli e schiavi con il marito defunto, la crudelt\u00e0, i sacrifici umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale contesto \u00e8 utile considerare il seguente brano di padre Eleazar, riguardo all&#8217;accettazione del Vangelo da parte degli indios: \u00abCi furono alcuni nelle comunit\u00e0 indigene che interiorizzarono le conseguenze dell&#8217;evangelizzazione intollerante. E accettarono di seppellire per sempre le loro antiche credenze, al fine di sopravvivere all&#8217;ecatombe della conquista\u00bb. In seguito \u00e8 ancora pi\u00f9 esplicito: \u00abQuesta distruzione del mondo indigeno, all&#8217;inizio della prima evangelizzazione, ebbe anche per la Chiesa disastrose conseguenze, giacch\u00e9 allora perse la possibilit\u00e0 d&#8217;inculturarsi nell&#8217;ambiente indigeno\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo qui arrivati, credo, al nucleo del pensiero di Lopez Hern\u00e0ndez sul nostro tema. L&#8217;evangelizzazione, che \u00e8 un processo teologico di annuncio della Parola e di chiamata alla conversione, per lui fondamentalmente \u00e8 un&#8217;altra cosa: \u00e8 sedersi aproblematicamente sul <em>petate <\/em>(tappeto) delle credenze ancestrali. \u00c8 accettare di essere un ospite che dialoga, magari che offre dei regali, ma soprattutto che ascolta, che conversa. Un&#8217;evangelizzazione che annunzia eventi storici, che non trascura la chiamata alla conversione, al cambiamento, al riconoscimento del peccato per ricevere la liberazione \u00e8, in quest&#8217;ottica, qualcosa di intollerante. E la migliore risposta a questo atteggiamento \u00e8 la resistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conversione \u00e8 quasi una resa, un tradimento della propria identit\u00e0. La prima evangelizzazione \u00e8, in definitiva, un modello \u00abno\u00bb, un modello anti-inculturazione. E di conseguenza, con le parole di Lopez Hernandez, \u00abla sfida attuale della Chiesa \u00e8 mostrare che con la nuova evangelizzazione \u00e8 possibile superare l&#8217;intolleranza della prima\u00bb: dev&#8217;esserci un nuovo modello \u00abs\u00ec\u00bb attuale che cancelli il modello \u00abno\u00bb della prima evangelizzazione. In tale contesto, \u00e8 vero che oggi non \u00e8 proponibile un annuncio del Vangelo senza un&#8217;attenzione per i valori culturali e religiosi dei popoli. La Chiesa cattolica \u00e8 da tempo impegnata lungo questa linea, anche se &#8211; a ben vedere &#8211; la tensione verso quella che oggi chiamiamo inculturazione proviene dall&#8217;evento della Pentecoste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma oggi, pi\u00f9 che mai, la comprensione della storia delle popolazioni locali \u00e8 fondamentale per gli operatori pastorali, i quali dovranno cercare sempre di appurare la verit\u00e0 dei fatti storici, senza modelli pregiudiziali, senza cadere in una logica oppressori-oppressi, meccanismi che non giovano alla ricerca della verit\u00e0, e che conducono a forzature di tipo trionfalistico o demonizzante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse un criterio positivo pu\u00f2 essere quello di considerare che l\u2019inculturazione, pur necessaria, sia un aspetto subordinato, secondario, al servizio dell&#8217;evangelizzazione. L&#8217;inculturazione ha quindi senso se la si riferisce all&#8217;evangelizzazione. Quando viene separata dall&#8217;evangelizzazione, l&#8217;inculturazione perde le proprie coordinate, e diventa una priorit\u00e0 che fa saltare gli equilibri: la cultura si mette al centro, al di sopra della persona stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al riguardo, pu\u00f2 essere sostenuto che l&#8217;evangelizzazione dell&#8217;America \u00abdiede luogo a una nuova sintesi\u00bb (17), un meticciato a pi\u00f9 livelli, che recava una nuova visione del cosmo e dell&#8217;essere umano, radicata nella fede cristiana. La prima evangelizzazione si pu\u00f2 considerare, dunque, un contributo di identit\u00e0, perch\u00e9 ha animato e continua a vivificare tutte le culture latino-americane attraverso un humus cattolico, che \u00e8 sopravissuto nel corso degli ultimi cinquecento anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1) <\/strong>Herv\u00e9 Carrier, <em>Dizionario della cultura. Per l&#8217;analisi culturale e l&#8217;inculturazione, <\/em>Libreria Editrice Vaticana, Citt\u00e0 del Vati-ano 1997, p. 222.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong> In \u00abPersona y cultura\u00bb, 4\/4 (2005), p. 7.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3)<\/strong> Lettera Pastorale dei Vescovi Messicani, <em>Conmemorar nuestra <\/em><em>historia desde la f\u00e9, para comprometernos hoy con nuestra pa<\/em><em>tria <\/em>(1 settembre 2010), n. 8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4)<\/strong> Giovanni Paolo II, <em>Lettera ai religiosi e alle religiose dell&#8217;America <\/em>(26 giugno 1990), n. 8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5)<\/strong> Raccomandiamo Ricardo Acosta Nassar &#8211; Luis Martinez Ferrer, <em>Inculturaci\u00f3n: magisterio de la Iglesia y documentos eclesi\u00e0sticos, <\/em>Promesa (Teolog\u00eca 5), San Jos\u00e9, Costa Rica 2011, 2<sup>a <\/sup>ed. (l<sup>a<\/sup>: 2006). In particolare la mia <em>Introducci\u00f3n generai. Enraizamineto y universalidad. La belleza del reto de la incultu<\/em><em>raci\u00f3n, <\/em>pp. 29-95.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6)<\/strong> Cos\u00ec la pensano Pedro Borges per tutta l&#8217;America e Robert Ricard per l&#8217;area messicana: Pedro Borges Mor\u00e0n, <em>M\u00e9todos mi<\/em><em>sionales en la cristianizaci\u00f3n de America, sigio XVI, <\/em>CSIC (Departamento de Misionolog\u00eca Espanola), Madrid 1960, pp. 521-525; Robert Ricard, <em>La conquista espiritual de M\u00e9xico: ensayo sabre el apostolato y los m\u00e9todos misioneros de las \u00f3rdenes mendicantes en la N\u00f9eva Espana de 1523-1524 a 1572, <\/em>Fondo de Cultura Econ\u00f2mica, M\u00e9xico 1986, pp. 387-407.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7)<\/strong> Cfr una riflessione sulla questione del <em>nepantla <\/em>in Jaime Lara, <em>Chr\u00ecstian Texts or Aztecs. <\/em><em>Art and Liturgy in Colonia! M\u00e9xico, <\/em>University of Notre Dame Press, Notre Dame (Indiana) 2008, p. 258. Dal punto di vista antropologico \u00e8 importante Jos\u00e9 Rub\u00e9n Remer\u00f2 Galv\u00e0n, \u00ab<em>&#8220;Padre no te espantes, pues todavia estamos <\/em><em>nepantla&#8221;. La evangelizaci\u00f3n como experiencia indigena\u00bb, <\/em>in: Alicia Mayer (ed.), <em>El historiador frente a la historia. Religi\u00f3n y vida cotidiana, <\/em>Universidad Nacional Aut\u00f2noma de M\u00e9xico (Instituto de Investigaciones Hist\u00f3ricas. Serie Divulgaci\u00f3n, 4), M\u00e9xico 2008, pp. 149-165.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8)<\/strong> Jaime Lara, <em>Chr\u00ecstian texts, <\/em>cit, p. 261.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9)<\/strong> Manuel Marzal, <em>La Transformaci\u00f3n Religiosa Peruana, <\/em>in: Fernando Armas As\u00ecn (ed.), <em>La construcci\u00f3n de la Iglesia en los <\/em><em>Andes, <\/em>Pontificia Universidad Cat\u00f3lica del Per\u00f9, Lima 1999, p.143.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10)<\/strong> Sulla questione del rapporto indigeni e diritto \u00e8 fondamentale Ana de Zaballa Beascoechea (ed.), <em>Los indios, el Derecho <\/em><em>Can\u00f2nico y lajusticia eclesi\u00e0stica en la America virreinal, <\/em>Iberoamericana, Vervuert (Tiempo emulado. Historia de America y de Espana, 15), Madrid &#8211; Frankfurt a. M. 2011.,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>11)<\/strong> Yves d&#8217;Evreux, <em>Viagem ao Norie do Brasil: fetta nos anos <\/em><em>1613 a 1614, <\/em>com colaborac\u00e0o de Ferdinand Denis, traduzida por Cesar Augusto Marques, Siciliano, S\u00e0o Paulo 2002.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>12)<\/strong> Un&#8217;opera rappresentativa di questa tendenza \u00e8 quella di Pierre Duviols, <em>La destrucci\u00f3n de las religiones andinas (durante la <\/em><em>Conquista y Colonia), <\/em>Universidad Nacional Aut\u00f2noma de M\u00e9xico (Serie Historia General 9), M\u00e9xico 1977. Per una serena visione critica, cfr Pedro M. Guibovich P\u00e9rez, <em>Visitas eclesi\u00e0<\/em><em>sticas y extirpaci\u00f3n de la idolatr\u00eca en la di\u00f3cesis de Lima en la segunda mitad del sigio XVII, <\/em>in Zaballa Beascoechea <em>(ed.), Los <\/em><em>indios, cit, pp. <\/em>178-181.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>13)<\/strong> Studiato in Josep-Ignasi Saranyana, <em>Teolog\u00eca prof\u00e8tica ame<\/em><em>ricana: diez estudios sabre la evangelizaci\u00f3n fundante, <\/em>cap. 9: <em>Fen\u00f3menos de religi\u00f3n yuxtapuesta en el Incario, <\/em>Universidad de Navarra (Colecci\u00f3n teol\u00f2gica 77), Pamplona 1991, pp. 227-248.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>14)<\/strong> Cfr l&#8217;opera fondamentale: Javier Garc\u00eca Gonz\u00e0lez, <em>Teolog\u00eca India de America, <\/em>Editorial Nueva Evangelizaci\u00f3n, M\u00e9xico 2001.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>15)<\/strong> Octavio Ruiz Arenas, <em>Reflexiones sabre el m\u00e8todo teol\u00f2gico, ante el surgimiento de la Teolog\u00eca India, <\/em>relazione pronunciata nel II Simposio de Teolog\u00eca India, Riobamba, Equador, ottobre 2002.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>16)<\/strong> Eleazar Lopez Hernandez, <em>Pueblos Indios e Iglesia \u2013 Historia <\/em><em>de una relaci\u00f3n dificil, <\/em>Centro Nacional de Ayuda a Misiones Ind\u00ecgenas, enero de 1999.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>17)<\/strong> Paul Poupard, <em>Novedad y tradici\u00f3n de la evangelizaci\u00f3n de las culturas, <\/em>conferenza pronunciata nell&#8217;Universidad Popular Aut\u00f2noma del Estado de Puebla, Puebla de los \u00c0ngeles, M\u00e9xico, 16 giugno 1988.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studi Cattolici n.624 febbraio 2013 Si \u00e8 molto discusso, e non solo recentemente, sulla natura dell&#8217;evangelizzazione dell&#8217;America. 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