{"id":5388,"date":"2013-01-24T00:00:00","date_gmt":"2013-01-23T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-05-17T13:46:56","modified_gmt":"2015-05-17T11:46:56","slug":"darwinismo-e-dottrina-cattolica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/darwinismo-e-dottrina-cattolica\/","title":{"rendered":"Darwinismo e dottrina cattolica"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\">\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/Charles-Darwin.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-24756 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/Charles-Darwin.png\" alt=\"Charles Darwin\" width=\"227\" height=\"222\" \/><\/a>Studi Cattolici<\/strong> n.622 Dicembre 2012<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>II fisico padre Paolo De Lisi, sacerdote missionario di Maria, espone le tesi di fondo della teoria evoluzionista di Darwin (nella foto) e del neodarwinismo, a partire dalla \u00abselezione naturale\u00bb, accompagnandola con le affermazioni pi\u00f9 recenti di scienziati di varie branche della biologia che, contro l&#8217;opinione comune che ritiene ormai assodate e vere le concezioni darwiniane, ne evidenziano i punti deboli e superati, intendendo l&#8217;evoluzione come dovuta a fattori interni agli organismi pi\u00f9 che ambientali. L&#8217;autore richiama poi il fatto che anche la Chiesa condanna il darwinismo, ma non l&#8217;idea di evoluzione, che sul piano scientifico, conclude lo studio, resta peraltro una mera ipotesi probabile.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Dai documenti del Magistero risulta chiaro questo principio: esclusi alcuni punti inaccettabili &#8211; che niente hanno a che fare con la vera scienza &#8211; non c&#8217;\u00e8 contraddizione tra la dottrina della creazione e le tesi evolutive, purch\u00e9 rettamente insegnate. Attualmente, rileva De Lisi, i reperti fossili non consentono di stabilire se l&#8217;evoluzione della specie umana sia monogenetica o poligenetica (da una sola coppia o da un gruppo di individui), sicch\u00e9 non viene meno il valore di verit\u00e0 della dottrina tradizionale cattolica del peccato originale commesso dal primo uomo e trasmesso ai discendenti per propagazione genetica. Del resto, l&#8217;analisi del genoma umano e del Dna mitocondriale ha offerto indizi scientifici a favore del monogenismo.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Paolo De Lisi<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;anno 2009 ricorreva il 200 anno dalla nascita di Charles Darwin (1809-1882) e il 150 anno dalla pubblicazione della sua famosa opera Sull&#8217;<em>Origine delle Specie <\/em>(1859). Durante questo \u00abAnno di Darwin\u00bb ci furono numerose celebrazioni e convegni in tutto il mondo. Uno di questi \u2014 a cui partecipai di persona \u2014 fu il meeting \u00abEvolution Rome 2009\u00bb tenuto presso la Gregoriana, presenti i pi\u00f9 famosi scienziati evoluzionisti del mondo. Ci\u00f2 dimostra che la Chi\u00e8sa non ha nessun pregiudizio nei confronti delle teorie evolutive.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le idee di Darwin, essendo insegnate nelle scuole di ogni ordine e grado, sono note pi\u00f9 o meno a tutti. Per comodit\u00e0 del lettore riassumo i punti essenziali: <strong>1)<\/strong> tutte le specie viventi derivano, per trasformazione lenta e progressiva durata milioni di anni, da uno o pochi organismi ancestrali (concetto di evoluzione delle specie); <strong>2)<\/strong> La causa di questa \u00abevoluzione\u00bb \u00e8 principalmente la selezione naturale che favorisce gli individui migliori e pi\u00f9 adattati all&#8217;ambiente ecologico ed elimina quelli peggiori, determinando cos\u00ec, in modo lento e progressivo, l&#8217;avanzamento verso specie sempre pi\u00f9 complesse e perfezionate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo processo, governato solo da leggi naturali, avviene in modo casuale e senza alcuna finalit\u00e0. Questa visione brutale e irrazionale del mondo vivente \u00e8 sintetizzata dalla chiusa del libro: \u00abDalla guerra della natura, dalla carestia e dalla morte, nasce la cosa pi\u00f9 alta che si possa immaginare: la produzione degli animali pi\u00f9 elevati\u00bb (C. Darwin, <em>L&#8217;Origine delle specie<\/em>, Newton Compton, Roma 2010, p. 428).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni anni dopo (1871) Darwin pubblic\u00f2, a coronamento della sua dottrina, <em>L&#8217;origine dell&#8217;uomo e la selezione sessuale<\/em>. Nella prima sezione del libro egli pone le basi di quella visione materialistica dell&#8217;uomo che ha caratterizzato larga parte della cultura evoluzionista fino ai nostri giorni: \u00abNondimeno,la differenza mentale tra l&#8217;uomo e gli animali superiori, per quanto sia grande, \u00e8 certamente di grado e non di genere: abbiamo visto che i sensi, le intuizioni, la curiosit\u00e0, l&#8217;imitazione, la ragione ecc., di cui l&#8217;uomo si vanta, si possono trovare in una condizione incipiente, o anche talora ben sviluppata, negli animali inferiori\u00bb (C. Darwin, <em>L&#8217;origine dell&#8217;uomo e la selezione sessuale, <\/em>Newton Compton, Roma, p. 110).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, l&#8217;uomo non sarebbe altro che una scimmia un po&#8217; pi\u00f9 evoluta, e sarebbe privo di qualsiasi principio spirituale. Per provare che l&#8217;uomo discende da forme inferiori porta l&#8217;esempio degli indigeni della Terra del Fuoco (cap. XXI) che nel <em>Diario <\/em>del suo viaggio aveva gi\u00e0 definito con disprezzo \u00abselvaggi barbari\u00bb la cui differenza dall&#8217;uomo civile \u00e8 \u00abmaggiore di quella che corre tra gli animali domestici e quelli selvatici\u00bb (cfr C. Darwin, <em>The Voyage of th\u00e8 Beagle: Journal of Researches <\/em><em>into the Naturai History and Geology ofthe Countries Visited During th\u00e8 Voyage of HMS Beagle Round the World, Under the Command of Captain FitzRoy, RN, (1845), <\/em>Wordsworth Classics reprint, London 1997, pp 198-199).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sostiene poi che le donne sono meno intelligenti degli uomini, perci\u00f2 meno evolute <em>(L&#8217;origine dell&#8217;uomo, <\/em>cit, pp. 424 e 447). Non vorrebbe inoltre alcuna attivit\u00e0 assistenziale perch\u00e9 queste, preservando gli elementi pi\u00f9 deboli, permetterebbero che si riproducano gli individui peggiori della societ\u00e0 <em>(ivi, <\/em>p. 116). Vorrebbe anche vietare il matrimonio fra persone con difetti ereditari <em>(ivi).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nascita <\/strong>e<strong> crespuscolo del neodarwinismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Figlio primogenito della dottrina di Darwin \u00e8 il <em>neo<\/em><em>darwinismo <\/em>detto anche <em>teoria sintetica <\/em>o <em>sintesi moderna. <\/em>Elaborato negli anni Trenta dai biologi Theodosius Dobzhandsdy, Ernst Mayr, George G. Simpson, J. Huxley e altri, questa teoria <em>apparente<\/em><em>mente <\/em>nuova cerca di conciliare le idee di Darwin con la genetica mendeliana. Mendel dimostr\u00f2 che i caratteri ereditari sono trasmessi attraverso <em>unit\u00e0 <\/em>(i geni) che si mantengono inalterate e si conservano <em>singolarmente <\/em>a ogni generazione, perci\u00f2 la regola non \u00e8 la variabilit\u00e0, ma la stabilit\u00e0 delle specie. Darwin, al contrario, riteneva che le specie si modificassero nel tempo in modo quasi continuo <em>(Origine delle specie, <\/em>cap. II).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La teoria sintetica ipotizz\u00f2 allora che alcune <em>mutazioni casuali <\/em>nella struttura biochimica dei <em>geni, <\/em>causando piccole variazioni negli organismi, avrebbero determinato, in modo <em>graduale <\/em>e dopo milioni di anni, la trasformazione di una specie in un&#8217;altra pi\u00f9 progredita. La <em>selezione naturale <\/em>operata dall&#8217;ambiente avrebbe agito da <em>filtro <\/em>per mandare avanti le specie pi\u00f9 adattate e migliorate ed eliminare le altre. La \u00absintesi\u00bb \u00e8 una teoria complessa e sofisticata, ma essenzialmente riduttiva: tutto si spiega &#8211; secondo i suoi seguaci -con l&#8217;azione dei geni; l&#8217;impianto darwiniano resta comunque conservato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il neodarwinismo ha dominato in biologia per pi\u00f9 di quarant&#8217;anni ed \u00e8 stato insegnato (e lo \u00e8 tuttora!) in tutte le scuole. Solo dopo gli anni &#8217;70 cominci\u00f2 il suo declino, ma sono ancora molti che lo difendono ostinatamente (i cosiddetti \u00abultradarwinisti\u00bb). Esponenti di spicco di questa scuola sono stati Jacques Monod e Richard Dawkins. Al di l\u00e0 di tutto l&#8217;incenso profuso a Darwin dalla cultura \u00abpoliticamente corretta\u00bb, oggi un numero sempre crescente di scienziati ci tiene a distinguere molto bene tra \u00abevoluzione\u00bb e \u00abdarwinismo\u00bb (soprattutto neodarwinismo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per esempio, Yves Coppens, uno dei pi\u00f9 importanti paleontologi viventi ha affermato (2010): \u00abL&#8217;evoluzione \u00e8 molto pi\u00f9 complessa e diversificata di quanto Darwin pensasse [&#8230;]. L&#8217;evoluzione come oggi la intendiamo non pu\u00f2 pi\u00f9 essere definita col nome di darwinismo. Darwinismo ed evoluzione sono ormai due parole ben separate, anche se il darwinismo rappresent\u00f2 una delle origini della riflessione sull&#8217;evoluzione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 di 800 scienziati (l&#8217;elenco \u00e8 riportato nel sito <a href=\"http:\/\/www.dissentfromdarwin.org\/\" target=\"_blank\">http:\/\/www.dissentfromdarwin.org\/<\/a>) hanno sottoscritto pubblicamente la seguente dichiarazione: \u00abSiamo scettici circa la pretesa che le mutazioni casuali e la selezione naturale possano dar conto della complessit\u00e0 della vita. Un attento esame dell&#8217;evidenza della teoria darwiniana dovrebbe essere incoraggiato\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">M. Piattelli Palmarini e J. Fodor, in un noto saggio (<em>Gli errori di Darwin, <\/em>Feltrinelli, Milano 2010) hanno scritto fra l&#8217;altro: \u00abDarwin si sbagliava, non \u00e8 la selezione naturale il meccanismo che governa l&#8217;evolversi delle specie. Nessuno oggi pu\u00f2 dire di sapere con certezza come l&#8217;evoluzione operi, anche se non c&#8217;\u00e8 dubbio che ci\u00f2 avvenga\u00bb. La mappatura di interi genomi, compreso quello umano (2000) e studi approfonditi sulle mutazioni nel Dna hanno evidenziato infatti che la <em>selezione naturale, <\/em>cardine del darwinismo, non produce alcuna <em>reale <\/em>evoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per esempio, R.E. Lenski da pi\u00f9 di vent&#8217;anni sta studiando l&#8217;evolversi di una <em>stessa <\/em>coltura di batteri <em>escherichia coli. <\/em>Ebbene, dopo pi\u00f9 di 40.000 generazioni e nonostante fossero avvenute pi\u00f9 di un miliardo di mutazioni genetiche, il batterio non si \u00e8 affatto evoluto, non sono apparsi nuovi caratteri n\u00e9 \u00e8 aumentata la sua complessit\u00e0, neanche in abbozzo, neanche aumentando di un fattore 100 i tassi evolutivi (cfr \u00abNature\u00bb, 461, 29 October 2009, pp. 1243-1247; \u00abProc. Nati. Acad. Sci. Usa\u00bb, 19 Jul. 1994).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Studi convergenti biologia molecolare, di genetica, di paleontologia di embriologia e altro, hanno evidenziato che molto pi\u00f9 probabile che l&#8217;evoluzione sia dovuta a fattori <em>endogeni <\/em>agli organismi, mentre i processi adattativi e selettivi svolgerebbero un ruolo del tutto secondario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra sempre pi\u00f9 evidente che l&#8217;origine delle specie coinvolga processi simili a quelli che determinano lo sviluppo embrionale (teoria Evo-Devo [<em>evolution &amp; development<\/em>]) come se ci fosse un <em>programma <\/em>di autocostruzione governato da una complessa <em>rete <\/em>di fattori genetici e di fattori <em>epigenetici <\/em>(modificazioni chimiche dei geni, che danno luogo a strutture viventi differenti nonostante il Dna genetico sottostante sia identico).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2 l&#8217;idea neodarwinista per cui l&#8217;evoluzione sarebbe dovuta a mutazioni casuali del Dna, non \u00e8 pi\u00f9 sostenibile (\u00c8va Jablonka e altri, 1989, 2006). \u00c8 inoltre ormai provata l&#8217;esistenza di \u00abvincoli\u00bb interni (M. Sar\u00e0, 1998) messi gi\u00e0 in evidenza da J. Gould pi\u00f9 di vent&#8217;anni fa, a causa dei quali l&#8217;evoluzione pu\u00f2 prendere solo alcune direzioni e non altre: dunque non pu\u00f2 procedere a caso, ma deve rispondere a princ\u00ecpi di \u00abcostrizione\u00bb <em>(contraints). <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I fenomeni in gioco sono in definitiva talmente complessi che alcuni teorici propongono di studiare l&#8217;evoluzione con il modello delle <em>reti <\/em>informatiche e la <em>computer <\/em><em>science <\/em>(E. Fox Keller, 2001); altri, contro il riduzionismo darwiniano, la studiano con la moderna teoria dei sistemi complessi (S. Kauffman, 1993, 2004, 2008) applicata oggi in molti campi della fisica, dell&#8217;ingegneria e dell&#8217;economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si fa strada l&#8217;idea che ci sarebbe stato, nell&#8217;evoluzione, un qualcosa come un complesso \u00abprogramma\u00bb inscritto nella natura che avrebbe governato &#8211; tenendo conto anche di numerose variabili ambientali &#8211; la comparsa e lo sviluppo della vita sulla Terra. Messo Darwin in cantina, si \u00e8 cominciato finalmente ad affrontare <em>scientificamente <\/em>un altro problema che n\u00e9 lui n\u00e9 i suoi seguaci di oggi hanno mai risolto: il problema delle \u00abforme\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 i viventi hanno la forma che hanno? Si sta aprendo ora un settore di studi per capire perch\u00e9 gli esseri viventi si strutturano secondo precise leggi matematiche che, ancora una volta, escludono qualunque evoluzione dovuta al caso e alla selezione naturale (Saunders, 1980, 1992, Kaufmann, 1993)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La posizione della Chiesa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando Giovanni Paolo II afferm\u00f2 che \u00abl&#8217;evoluzione non \u00e8 pi\u00f9 una mera ipotesi\u00bb <em>(Messaggio alla <\/em><em>Pontificia Accademia delle scienze, <\/em>22 ottobre 1996), molti giornali scrissero che \u00abfinalmente\u00bb la Chiesa si era riconciliata con Darwin (per es., <em>Corriere della sera, <\/em>24 ottobre 1996: \u00abII Papa riabilita l&#8217;evoluzionismo\u00bb; <em>Repubblica: <\/em>\u00abWojtyla a Darwin: qua la mano\u00bb).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, il Papa non parl\u00f2 mai di Darwin e non aveva bisogno di riabilitare chicchessia. Anzi condann\u00f2 apertamente quelle \u00abteorie dell&#8217;evoluzione che, in funzione delle filosofie che le ispirano, considerano lo spirito come emergente dalle forze della materia viva o come un semplice epifenomeno di questa materia; sono incompatibili con la verit\u00e0 dell&#8217;uomo. Esse sono inoltre incapaci di fondare la dignit\u00e0 della persona\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Chiesa non ha mai avuto bisogno di intervenire espressamente contro il darwinismo: infatti la struttura fondamentalmente atea di quella dottrina \u00e8 <em>in s\u00e9 stessa <\/em>inconciliabile con la fede. Non c&#8217;\u00e8 alcun bisogno di \u00abriconciliarsi\u00bb con Darwin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda invece l&#8217;ipotesi dell&#8217;evoluzione generalmente intesa, la Chiesa si \u00e8 sempre espressa con prudenza e rispetto. Dai documenti del Magistero (ufficiale e non) risulta chiaro questo principio: esclusi alcuni punti inaccettabili &#8211; che niente hanno a che fare con la <em>vera <\/em>scienza &#8211; non c&#8217;\u00e8 contraddizione tra la dottrina della creazione e le tesi evolutive, purch\u00e9 <em>rettamente insegnate <\/em>(Giovanni Paolo II). Un articolo del card.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Christoph Sch\u00f2nborn, pubblicato sul <em>N. Y. Times <\/em>del 7 giugno 2005 (<a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2005\/07\/07\/opinion\/07schonborn.html\" target=\"_blank\">http:\/\/www.nytimes.com\/2005\/07\/07\/opinion\/07schonborn.html<\/a>) spiega l&#8217;esatta interpretazione dei vari interventi pontifici, dimostrando che il <em>darwinismo <\/em>\u00e8 in s\u00e9 inconciliabile con la dottrina cattolica perch\u00e9 \u00able teorie scientifiche che cercano di spazzar via l&#8217;apparire del disegno come effetto di &#8220;caso e necessit\u00e0&#8221; non sono per niente scientifiche ma, come Giovanni Paolo II ha messo in luce, un&#8217;abdicazione dell&#8217;umana intelligenza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;articolo fece il giro del mondo e il cardinale fu accusato da molti (anche da cattolici!) di <em>creazionismo <\/em>o di difensore dell\u2019<em>Intelligent Design. <\/em>L&#8217;intervento del card. Sch\u00f2nborn sul <em>N. Y. Times <\/em>fu per\u00f2 elogiato pubblicamente dallo stesso Benedetto XVI nel convegno su \u00abCreazione ed Evoluzione\u00bb tenuto a Castel Gandolfo nel settembre 2006.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Monogenismo &amp; monofiletismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 necessario distinguere tra <em>monogenismo <\/em>e <em>monofiletismo. <\/em>Col primo termine si intende l&#8217;origine di tutto il genere umano da un&#8217;unica <em>coppia <\/em>di progenitori umani, mentre col secondo si intende l&#8217;origine della specie umana da un singolo <em>gruppo <\/em>di esseri umani o da un gruppo di creature inferiori che raggiungono quasi simultaneamente il livello umano. Il <em>monofiletismo \u00e8 compatibile di per s\u00e9 sia col monogenismo sia con il poligenismo. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attualmente i reperti fossili non consentono di stabilire se l&#8217;evoluzione della specie umana \u00e8 monofiletica o polifiletica e forse non lo sar\u00e0 mai, data l&#8217;enorme difficolt\u00e0 di classificare i reperti stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel cap. VII dell&#8217;<em>Origine dell&#8217;uomo <\/em>Darwin, discutendo dell&#8217;origine delle razze umane, sosteneva che queste non sono specie diverse, ma che hanno origine da un&#8217;unica <em>specie <\/em>umana ancestrale e usa \u2014 impropriamente &#8211; il termine <em>monogenismo <\/em>(invece di monof\u00ecletismo) per esprimere questo concetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si occupa per\u00f2 della questione se quest&#8217;unica specie umana primitiva sia costituita da <em>un&#8217;unica <\/em>coppia di progenitori o da pi\u00f9 coppie (cfr C. Darwin, <em>L&#8217;Origine del<\/em><em>l&#8217;uomo, <\/em>cit., pp. 145-147). Il suo discorso \u00e8 comunque impreciso, anche se sembra che egli propenda per il monogenismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto che per Darwin la selezione naturale agisca a livello di <em>singoli <\/em>individui rende ipoteticamente possibile che l&#8217;evoluzione della specie umana abbia avuto come punto di arrivo una <em>singola <\/em>coppia progenitrice. Infatti nella lotta per l&#8217;esistenza avrebbe potuto &#8211; teoricamente &#8211; prevalere una sola coppia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario di Darwin, per il <em>neodarwinismo <\/em>la selezione naturale agisce solo a livello di <em>popolazioni, <\/em>caratterizzate queste dall&#8217;insieme del patrimonio genetico complessivo di ciascuna specie, comprese tutte le <em>varianti (alleli). <\/em>Di conseguenza, alla fine del processo evolutivo si otterrebbe non qualche individuo perfezionato, ma l&#8217;intera, <em>specifica popolazione.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Applicando questi concetti alla specie umana ne deriva che si sarebbe necessariamente evoluto un intero <em>gruppo, <\/em>pi\u00f9 o meno vasto, di individui umani, portatori di quel dato patrimonio genetico, favorito, quest&#8217;ultimo, dalla selezione naturale. Il poligenismo -inteso come origine del genere umano <em>da pi\u00f9 <\/em>coppie <em>umane <\/em>progenitrici &#8211; \u00e8 perci\u00f2 una conseguenza logica e necessaria della moderna sintesi neodarwiniana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Monogenismo, poligenismo e peccato originale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli anni &#8217;40 e &#8217;50 il neodarwinismo raggiunse un grande consenso nella comunit\u00e0 scientifica e fu ampiamente divulgato, al punto che tante persone, non molto addentro alle cose, pensarono <em>&#8211; <\/em>erroneamente \u2014 che si trattasse di una teoria provata. Questa opinione influenz\u00f2 pi\u00f9 tardi anche non pochi accademici cattolici e non fa meraviglia che fosse stata presa in considerazione dalla parte pi\u00f9 progressista dei teologi del tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nacque allora il tentativo di mettere in discussione la dottrina cattolica tradizionale sull&#8217;origine dell&#8217;umanit\u00e0 e sul peccato originale per pretenderne la conciliazione con le nuove ipotesi evoluzioniste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, nonostante la chiara condanna del poligenismo da parte di Pio XII nell&#8217;enciclica <em>Humani Generis <\/em>(1950), alcuni teologi ed esegeti, tra gli anni &#8217;60 e &#8217;70, cominciarono a sgretolare la dottrina cattolica sull&#8217;origine monogenica dell&#8217;umanit\u00e0, e con-seguentemente sul peccato originale, proponendo un&#8217;interpretazione della <em>Genesi <\/em>e dei dogmi del Concilio Indentino tale da svuotarne il senso tradizionale, pur mantenendone l&#8217;apparenza formale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tralascio, perch\u00e9 il discorso sarebbe lungo, le idee che su questo punto aveva Teilhard de Chardin per soffermarmi su alcuni dei teologi recenti. Per esempio, Karl Rahner sosteneva esplicitamente: \u00abNon sembra possibile dimostrare in maniera certa e probante che solo un&#8217;umanit\u00e0 originante monogenista (quindi un singolo e una coppia) pu\u00f2 essere soggetto di quella prima colpa all&#8217;inizio dell&#8217;umanit\u00e0&#8230; Anche in una umanit\u00e0 originante sorta poligenicamente \u00e8 possibile pensare che un suo membro singolo o tutti insieme siano stati il soggetto che per primo ha peccato, determinando cos\u00ec quella situazione di non salvezza per tutta l&#8217;umanit\u00e0 originata. Mi sembra che per poter affermare questo, per\u00f2, sia necessario pensare all&#8217;umanit\u00e0 originante come un&#8217;unit\u00e0 storico carnale anche sul piano della storia della salvezza. Questo presupposto sembra possibile anche in un contesto poligenetico\u00bb (<em>Peccato Ori<\/em><em>ginale e Evoluzione, <\/em>in \u00abConcilium\u00bb, III, 1967, pp. 86 s.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione dell\u2019<em>unit\u00e0 <\/em>del genere umano fu proiettata \u00abal futuro\u00bb vedendola pi\u00f9 come una chiamata all&#8217;unit\u00e0 in Cristo che come uno stato originario passato. Ci si appellava al Concilio Vaticano II che aveva definito la Chiesa come <em>sacramento di unit\u00e0 di tutto il genere umano, <\/em>cio\u00e8 segno e strumento della salvezza da raggiungere. Il peccato perci\u00f2 cominci\u00f2 a essere visto come un impedimento alla realizzazione di un progetto salvifico che tendeva all&#8217;unit\u00e0 fra tutti gli uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ansfridus Hulsbosch proponeva il dubbio \u00abse l<sup>\u2019<\/sup>affinit\u00e0, attraverso la discendenza a livello umano dell&#8217;evoluzione, sia veramente il fattore pi\u00f9 importante di unit\u00e0\u00bb. E osservava che \u00abnell&#8217;ordine salvifico cristiano, cos\u00ec come si realizza sulla terra, l&#8217;unit\u00e0 \u00e8 basata su un principio pi\u00f9 alto&#8230; Non contano pi\u00f9 n\u00e9 razza n\u00e9 sesso, decisiva \u00e8 l&#8217;appartenenza a Cristo. Questo nuovo principio di unit\u00e0 ha potuto realizzarsi perch\u00e9 l&#8217;uomo vi era gi\u00e0 disposto per natura&#8230; La dignit\u00e0 di immagine di Dio viene conferita a ogni uomo dal suo Creatore e non dal suo progenitore, e la reciproca unione spirituale tra gli uomini, che ne risulta, supera di gran lunga l&#8217;unit\u00e0 che deriva dalla comune discendenza\u00bb (<em>Storia della creazione, storia della salvezza: creazione, peccato e redenzione in una prospettiva evoluzionistica del mondo, <\/em>Vallecchi, Firenze 1967, p. 52).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Acquisito questo principio, non era molto difficile presentare la dottrina del peccato originale come indipendente dalla situazione biologica originaria. C. Baumgartner, alla domanda se all&#8217;origine del peccato umano vi siano una o pi\u00f9 coppie, un solo o pi\u00f9 peccati, rispondeva nel 1969: \u00abQueste questioni&#8230; non riguardano pi\u00f9 la sostanza della fede direttamente. Se le cose stanno cos\u00ec, il monogenismo e il poligenismo sarebbero problemi relativi alle scienze naturali e quindi di loro competenza esclusiva. La fede nel peccato originale e nel peccato delle origini ne sarebbe completamente indipendente\u00bb (cfr Carlo Molari, <em>La teologia cattolica di fronte all&#8217;evoluzionismo darwinista ieri e oggi, <\/em>in Gianfranco Ghiara (ed.), <em>Il<\/em> <em>darwinismo nel pensiero scientifico contemporaneo, <\/em>Guida, Napoli 1984, pp. 96-98).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I gesuiti M. Flick e Z. Alszeghy che negli anni &#8217;50 avevano sempre difeso il monogenismo (cfr i loro classici manuali di teologia), nel 1966 (cfr <em>Il <\/em><em>peccato originale in prospettiva evoluzionistica &#8211;<\/em>\u00abExtractum Gregorianum\u00bb, Voi. 47, 1966, Parte 2) assunsero sul poligenismo una posizione pi\u00f9 possibilista, finch\u00e9, dopo gli anni &#8217;70, si allinearono sostanzialmente alle posizioni di Rahner: \u00abII memorabile articolo di K. Rahner, con la sua analisi del decreto tridentino, che in un primo tempo ci \u00e8 sembrato basarsi su distinzioni troppo soggettive, <em>ha fi<\/em><em>nito per convincerci<\/em>\u00bb (Flick e Alszeghy, in Carlo Molari, <em>op. cit., <\/em>p. 96, nota 259).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo non si tratt\u00f2 di voci isolate; le nuove tesi teologiche influenzarono seminari e universit\u00e0 cattoliche al punto tale che nel 1966 Paolo VI dovette ribadire con fermezza la dottrina tradizionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco alcuni passaggi del discorso del Pontefice: \u00ab\u00c8 evidente, perci\u00f2, che vi sembreranno inconciliabili con la genuina dottrina cattolica le spiegazioni che del peccato originale danno alcuni autori moderni, i quali, partendo dal presupposto, che non \u00e8 stato dimostrato, del <em>poligenismo, <\/em>negano, pi\u00f9 o meno chiaramente, che il peccato, donde \u00e8 derivata tanta colluvie di mali nell&#8217;umanit\u00e0, sia stato anzitutto la disobbedienza di Adamo &#8220;primo uomo&#8221;, figura di quello futuro (Conc. Val. II, Const. <em>Gaudium e spes, <\/em>n. 22; cfr anche n. 13) commessa all&#8217;inizio della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per conseguenza, tali spiegazioni neppur s&#8217;accordano con l&#8217;insegnamento della Sacra Scrittura, della Sacra Tradizione e del Magistero della Chiesa, secondo il quale il peccato del primo uomo \u00e8 trasmesso a tutti i suoi discendenti non per via d&#8217;imitazione ma di propagazione, <em>&#8220;inest unicuique proprium &#8220;, <\/em>ed \u00e8 <em>&#8220;mors animae &#8221; <\/em>,cio\u00e8 privazione e non semplice carenza di santit\u00e0 e di giustizia anche nei bambini appena nati (cfr <em>Conc. <\/em><em>Trid. <\/em>,sess. V, can. 2-3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche la teoria dell&#8217;<em>evoluzionismo <\/em>non vi sembrer\u00e0 accettabile qualora non si accordi decisamente con la creazione immediata di tutte e singole le anime umane da Dio, e non ritenga decisiva l&#8217;importanza che per le sorti dell&#8217;umanit\u00e0 ha avuto la disobbedienza di Adamo, protoparente universale (cfr <em>Conc. <\/em><em>Trid., <\/em>sess. V, can. 2). La quale disubbidienza non dovr\u00e0 pensarsi come se non avesse fatto perdere ad Adamo la santit\u00e0 e giustizia in cui fu costituito (cfr <em>Conc. Trid., <\/em>sess. V,<sup>&#8211;<\/sup>can. 1)\u00bb <em>(Discorso ai partecipanti al Simposio sul mistero <\/em><em>del peccato originale, <\/em>Nemi 11 luglio 1966).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giovanni Paolo II, citando espressamente quell&#8217;intervento di Paolo VI, conferm\u00f2 nel 1986 la dottrina tradizionale della Chiesa (cfr <em>Udienza Generale, <\/em>1 ottobre 1986). Benedetto XVI, a sua volta, l&#8217;ha riconfermata nel 2008: \u00abMa come uomini di oggi dobbiamo domandarci: che cosa \u00e8 questo peccato originale? Che cosa insegna san Paolo, che cosa insegna la Chiesa? \u00c8 ancora oggi sostenibile questa dottrina? Molti pensano che, alla luce della storia dell&#8217;evoluzione, non ci sarebbe pi\u00f9 posto per la dottrina di un primo peccato, che poi si diffonderebbe in tutta la storia dell&#8217;umanit\u00e0. E, di conseguenza, anche la questione della Redenzione e del Redentore perderebbe il suo fondamento\u00bb. E ribadisce, con una profonda analisi teologica e psicologica, la classica dottrina paolina (cfr <em>Udienza generale, <\/em>3 dicembre 2008).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pensiero della Chiesa su questi temi non \u00e8 dunque mai cambiato. Sorprende perci\u00f2 il ragionamento di Gianfranco Ravasi nell&#8217;introduzione al volumetto <em>Il Libro della Genesi (1-11) <\/em>(Citt\u00e0 Nuova, 1991): \u00abIn questa nuova interpretazione dei primi capitoli della <em>Genesi <\/em>si \u00e8 sviluppata una rielaborazione della comprensione del dogma tradizionale del peccato originale. [&#8230;] Secondarie diventano in questa luce le questioni scientifiche dell&#8217;evoluzionismo e del poligenismo riguardanti le origini (unica o molteplice) dell&#8217;uomo sulla faccia della terra e il suo progressivo evolversi biologico-culturale. Certo, il testo arcaico della <em>Genesi <\/em>appella sicuramente al modello scientifico del suo tempo che era fissista e monogenista (un solo ceppo d&#8217;origine e una fisiologia gi\u00e0 propria e definita dell&#8217;uomo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma lo scopo di <em>Genesi <\/em>1-3 non \u00e8 primariamente scientifico\u00bb. D&#8217;accordo sul fatto che lo scopo della <em>Genesi <\/em>non \u00e8 primariamente scientifico, ma il dogma del peccato originale, fondato sulla Scrittura, \u00e8 legato indissolubilmente al monogenismo, che non pu\u00f2 essere perci\u00f2 una \u00abquestione secondaria\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dottrina del peccato originale non \u00e8 una bazzecola: se viene messa in dubbio, crolla anche tutta la dottrina della redenzione e alla fine \u00absi rende vana la croce di Cristo\u00bb (1 <em>Cor <\/em>1, 17). Come disse l&#8217;allora card. Ratzinger nel libro-intervista <em>Rapporto sulla fede: <\/em>\u00abL&#8217;incapacit\u00e0 di capire e presentare il &#8220;peccato originale&#8221; \u00e8 davvero uno dei problemi pi\u00f9 gravi della teologia e della pastorale attuali\u00bb (Paoline, Cinisello Balsamo 1985, p. 79).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il Dna mitocondriale sostiene il monogenismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo dunque di nuovo di fronte a un conflitto fra scienza e fede? Siccome la verit\u00e0 \u00e8 una sola, se c&#8217;\u00e8 conflitto vuoi dire che o \u00e8 falsa la dottrina di fede o \u00e8 falsa l&#8217;ipotesi scientifica. Siccome crediamo nell&#8217;infallibilit\u00e0 dei dogmi di fede, \u00e8 lecito dubitare della validit\u00e0 dell&#8217;ipotesi scientifica. Tuttavia, \u00e8 scorretto giudicare un concetto scientifico con argomenti teologici (Galileo insegna); occorre valutarlo rigorosamente con i metodi della scienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si possono dimostrare <em>sperimentalmente <\/em>in modo diretto n\u00e9 il monogenismo n\u00e9 il poligenismo (come del resto neanche l&#8217;evoluzionismo). Esistono almeno dati scientifici e osservazioni che possono dare degli importanti <em>indizi <\/em>a favore dell&#8217;una o dell&#8217;altra ipotesi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo osservato che gi\u00e0 Darwin, con i dati a disposizione al suo tempo, propendeva per il monogenismo. E oggi? A favore del monogenismo ci sono alcuni fatti fondamentali. La decifrazione del genoma umano (2000) ha dimostrato che il 99,9% del Dna \u00e8 lo stesso per tutti gli esseri umani, quindi una differenza dello 0,1% nella composizione del Dna \u00e8 sufficiente per dar luogo alla variabilit\u00e0 delle popolazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Confrontando il genoma di tutte le popolazioni, la maggior parte dei geni risulta essere in comune, e alcuni geni sono altamente conservati, mentre altri, <em>pochissimi, <\/em>variano in maniera pi\u00f9 rilevante determinando le varie razze. Questo non dimostra apoditticamente il monogenismo, ma \u00e8 un forte indizio a favore di un&#8217;origine <em>unitaria <\/em>di tutto il genere umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro fatto importante deriva dagli studi sul Dna mitocondriale. \u00abNel 1987, Cann, Stoneking e Wilson hanno ipotizzato, sulla base di comparazioni del Dna mitocondriale (mtDna), ereditato quasi esclusivamente per via materna, che tutti gli uomini oggi viventi derivino da un&#8217;unica donna africana [infatti le comparazioni del DNA, e altre ragioni, indicherebbero l&#8217;Africa quale origine del genere umano, <em>ndr<\/em>] (la cosiddetta &#8220;madre \u00c8va&#8221;), che sarebbe vissuta ca. 200.000 anni radiometrici fa\u00bb (R. Junker &amp; S. Scherer, <em>Evoluzione un trattato cr\u00ectico, <\/em>Gribaudi 2007).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I calcoli per determinare quando sarebbe vissuta questa \u00ab\u00c8va\u00bb sono molto incerti: sembra si possa collocare al massimo verso gli 800.000-500.000 anni fa, ma \u00e8 possibile un&#8217;epoca pi\u00f9 recente: molti pensano 150.000 anni fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli studi sull&#8217;mtDna mostrano che l&#8217;\u00abEva mitocondriale\u00bb, da cui discenderebbe tutta l&#8217;umanit\u00e0 attuale, \u00e8 da identificare con un unico individuo. Solo i suoi mitocondri, infatti, avrebbero discendenti nelle cellule degli esseri umani viventi. \u00ab\u00c8va\u00bb sarebbe perci\u00f2 l\u2019<em> unica <\/em>femmina della sua generazione dalla quale tutte le persone viventi discendono attraverso le loro linee materne (per una trattazione dettagliata si veda lo studio di Bryan Sykes, <em>The Seven Daughters of \u00c8ve: The Science That Reveals Our Genetic Ancestry, <\/em>W.W. Norton, New York 2001).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conseguenza \u00e8, dunque, che non si da alcun conflitto tra scienza e fede su questi argomenti, nessun \u00abcaso Galileo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Animazione e evoluzione da specie pre-umane<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa discussione ci sarebbe da parlare anche del problema <em>dell&#8217;animazione. <\/em>Ammesso per ipotesi che il corpo umano sia derivato dall&#8217;evoluzione di una qualche specie pre-umana, quando il Creatore ha infuso <em>l&#8217;anima <\/em>su questo corpo diventando alla fine pienamente <em>umano<\/em>? Se l&#8217;anima \u00e8 \u00abforma\u00bb del corpo, come si pu\u00f2 concepire un corpo <em>umano <\/em>senza anima? Questi problemi ovviamente trascendono i metodi della scienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione \u00e8 estremamente complessa e tocca alla filosofia e alla teologia trovare qualche risposta convincente. Se accettiamo una qualche forma di evoluzione della specie umana, forse dovremo invocare la categoria del <em>mistero.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su questa linea si muove anche Benedetto XVI: \u00abProprio partendo da qui si dovrebbe avanzare una diagnosi sulla forma dell&#8217;antropogenesi: il fango \u00e8 divenuto uomo nel momento in cui un ente per la prima volta, anche se ancora in forma alquanto oscura, \u00e8 stato in grado di formare l&#8217;idea di Dio. Il primo Tu che &#8211; per quanto balbettando &#8211; venne rivolto da bocca d&#8217;uomo a Dio, designa il momento in cui lo spirito \u00e8 comparso nel mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui si \u00e8 varcato il Rubicone dell&#8217;antropogenesi. Perch\u00e9 non sono l&#8217;uso delle armi o del fuoco; non sono dei nuovi metodi crudeli o attivit\u00e0 utili a costituire l&#8217;uomo; ma la sua capacit\u00e0 di stare accanto a Dio. Questo sostiene la dottrina della creazione particolare dell&#8217;uomo; soprattutto in questo sta il centro della fede nella creazione. E questo \u00e8 anche il motivo per cui \u00e8 impossibile che il momento dell&#8217;antropogenesi possa venire fissato dalla paleontologia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;antropogenesi \u00e8 il sorgere dello spirito che non si pu\u00f2 dissotterrare con la vanga. La teoria dell&#8217;evoluzione non sopprime la fede n\u00e9 la conferma. Essa per\u00f2 la sfida a comprendere pi\u00f9 profondamente s\u00e9 stessa e ad aiutare cos\u00ec l&#8217;uomo a capirsi e a diventare sempre pi\u00f9 quello che egli \u00e8: l&#8217;essere che in eterno deve dare del Tu a Dio\u00bb (Intervento al Convegno su \u00abCreazione ed Evoluzione\u00bb, Castel Gandolfo, 2 settembre 2006).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;evoluzione: una mera ipotesi probabile<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo studio ho cercato di chiarire la differenza sostanziale tra <em>evoluzione <\/em>e <em>darwinismo <\/em>mostrando come serie ragioni scientifiche rendano ormai necessario, per un concreto progresso della ricerca scientifica, mettere Darwin e i darwinisti in cantina. Rimane la questione <em>dell&#8217;evoluzione. <\/em>\u00c8 questa un fatto? \u00c8 una teoria? E solo un&#8217;ipotesi? Dalla valenza scientifica dell&#8217;evoluzione deriva anche la considerazione che di essa si deve tenere in campo teologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo l&#8217;evoluzionista Ludovico Galleni dell&#8217;Universit\u00e0 di Pisa, l&#8217;evoluzione \u00e8 un fatto dimostrato come \u00e8 dimostrata l&#8217;esistenza dell&#8217;Impero romano. Tuttavia, Galleni dimentica che una cosa \u00e8 la ricerca storica e altra cosa \u00e8 la ricerca scientifica: siamo di fronte a due metodi di studio diversi. La storia parte dai documenti per ricavare i fatti, mentre l&#8217;evoluzione viene considerata <em>aprioristi<\/em><em>camente <\/em>un fatto per provare il quale si cerca di trovarne, <em>a posteriori, <\/em>una qualche documentazione. \u00c8 l&#8217;esatto contrario. E la documentazione \u00e8 talmente frammentaria e incompleta da rendere impossibile la prova definitiva che l&#8217;evoluzione sia un <em>fatto <\/em>realmente avvenuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I dati sono almeno sufficienti a qualificare l&#8217;evoluzionismo come <em>teoria <\/em>scientifica? Gi\u00e0 Popper &#8211; convinto evoluzionista &#8211; negava che l&#8217;evoluzione darwiniana fosse una teoria scientifica. La ragione stava nel fatto che, essendo essa considerata vera <em>a pri<\/em><em>ori, <\/em>non era falsificabile (secondo il noto criterio popperiano di scientificit\u00e0). Perci\u00f2 Popper la considerava solo \u00abun programma di ricerca metafisico\u00bb (cfr Karl R. Popper, <em>Unended Quest, <\/em>Revised edition, Open Court Publishers, La Salle, 111., 1976, pp. 168, 171-172).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E se non \u00e8 propriamente una teoria scientifica come possiamo qualificare l&#8217;evoluzione? A mio parere si pu\u00f2 affermare \u2014 con J. Ratzinger (cfr Harry Luck, <em>Der zweite Mann im Vatikan <\/em>[II numero due vaticano], in \u00abPUR Magazin\u00bb, n. 22, 18-11-1996, pp. 14-15) che si tratta di un&#8217;ipotesi \u00abimportante\u00bb perch\u00e9 ha stimolato molti settori di ricerca per cui \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 che una semplice <em>ipotesi di lavoro. <\/em>Io la definirei perci\u00f2 un&#8217;ipotesi <em>probabile. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, il criterio che lo stesso Giovanni Paolo II enunci\u00f2 proprio discutendo dell&#8217;evoluzione \u00e8 molto chiaro: \u00abQual \u00e8 l&#8217;importanza di una simile teoria? Affrontare questa questione, significa entrare nel campo dell&#8217;epistemologia. Una teoria \u00e8 un&#8217;elaborazione metascientifica, distinta dai risultati dell&#8217;osservazione, ma a essi affine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie a essa, un insieme di dati e di fatti indipendenti fra loro possono essere collegati e interpretati in una spiegazione unitiva. La teoria dimostra la sua validit\u00e0 nella misura in cui \u00e8 suscettibile di verifica; \u00e8 costantemente valutata a livello dei fatti; laddove non viene pi\u00f9 dimostrata dai fatti, manifesta i suoi limiti e la sua inadeguatezza. Deve allora essere ripensata\u00bb (Messaggio ai partecipanti all&#8217;Assemblea Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, 22-10-1996).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fin fine, mi pare che distinguere tra un evoluzionismo \u00abcattolico\u00bb o \u00abteista\u00bb e un evoluzionismo \u00abateo\u00bb o \u00abmaterialista\u00bb lascia il tempo che trova. Se l&#8217;evoluzione \u00e8 vera, \u00e8 vera e basta; se \u00e8 falsa, \u00e8 falsa e basta, comunque la si voglia etichettare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Voglio concludere con quanto afferm\u00f2 il fisico Nicola Cabibbo, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, scomparso nel 2010: \u00abNon riesco veramente a entusiasmarmi del dibattito scienza-fede. Il possibile imbarazzo teologico di oggi verso alcune idee della scienza sembrer\u00e0 domani del tutto irrilevante: le teorie scientifiche di oggi saranno forse rafforzate, e poi sopravanzate da teorie pi\u00f9 complete e dettagliate. \u00c8 quello che \u00e8 successo alle teorie di Copernico, inglobate e completate da quelle di Newton e poi di Einstein. \u00c8 cos\u00ec che la scienza procede, ed \u00e8 bene abituarsi\u00bb (<em>Il<\/em> <em>Sole-24 <\/em><em>Ore, <\/em>5 gennaio 2009).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Verrebbe da dire che le teorie passano, mentre \u00abCristo \u00e8 lo stesso ieri, oggi e sempre\u00bb (<em>Eb <\/em>13, 8)<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studi Cattolici n.622 Dicembre 2012 II fisico padre Paolo De Lisi, sacerdote missionario di Maria, espone le tesi di fondo della teoria evoluzionista di Darwin (nella foto) e del neodarwinismo, a partire dalla \u00abselezione naturale\u00bb, accompagnandola con le affermazioni pi\u00f9 recenti di scienziati di varie branche della biologia che, contro l&#8217;opinione comune che ritiene ormai &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/darwinismo-e-dottrina-cattolica\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":24756,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,51],"tags":[751],"class_list":["post-5388","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-chiesa","category-evoluzionismo","tag-darwinismo","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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