{"id":5337,"date":"2012-12-20T00:00:00","date_gmt":"2012-12-19T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-11-30T09:28:56","modified_gmt":"2015-11-30T08:28:56","slug":"costantino-e-la-civilizzazione-cristiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/costantino-e-la-civilizzazione-cristiana\/","title":{"rendered":"Costantino e la civilizzazione cristiana"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/Costantino.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-28255\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/Costantino.jpg\" alt=\"Costantino\" width=\"140\" height=\"200\" \/><\/a>Studi cattolici<\/strong> n.621 novembre 2012<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In Occasione del prossimo XVII centenario dell\u2019Editto di Milano (313 d.C.), con cui Costantino e Licinio sancirono la libert\u00e0 di culto sono pubblicati due articoli sull\u2019evento: il primo sulla civilizzazione cristiana dell\u2019Occidente favorita dalla decisione imperiale e il secondo pi\u00f9 circoscritto sull\u2019editto stesso.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Giuseppe Nastri<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Commemoriamo quest&#8217;anno il diciassettesimo centenario della battaglia di Ponte Milvio (28 ottobre 312), nella quale l&#8217;imperatore Costantino sconfigge Massenzio. L&#8217;anno successivo, con l&#8217;Editto di Milano (febbraio-marzo 313), Costantino e Licinio riconoscono la libert\u00e0 di culto. Con Costantino non soltanto la Chiesa non \u00e8 pi\u00f9 perseguitata, ma \u00e8 favorita in tutti i modi, senza che i pagani, ancora di gran lunga superiori in numero, vengano molestati. Spetter\u00e0 a Teodosio, verso la fine del IV secolo, fare del cristianesimo la religione di Stato e proibire i culti pagani.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo centenario ci da l&#8217;opportunit\u00e0 di rivedere su tali eventi un&#8217;opera di Paul Veyne, apparsa in Francia nel 2007 e in Italia nel 2008. Ed \u00e8 soprattutto l&#8217;occasione di portare uno sguardo su ci\u00f2 che sussiste ancora del cristianesimo, nella convinzione che la comprensione del passato ci aiuti a orientarci per il futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La tetrarchia imperiale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla morte di Galerio, nel 311, a seguito dei successivi rovesciamenti dei poteri, l&#8217;Impero romano si trova nuovamente con quattro capi supremi, secondo lo schema della tetrarchia stabilito la Diocleziano nel 293. Nella parte occidentale dell&#8217;Impero, Costantino, eletto dai soldati a York, alla morte del padre Costanze Cloro estende la propria autorit\u00e0 sulla Britannia e sulla Gallia con capitale a Treviri, mentre l&#8217;usurpatore Massenzio, figlio di Massimiano, regna a Roma, dopo avere deposto Valerio Severo e averlo ucciso o forzato al suicidio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;area orientale, Licinio governa da Sirmio (oggi Sremska Mitrovica, in Voivodina) sulla penisola balcanica, mentre Massimino Daia regge o, per meglio dire, tiranneggia l&#8217;Asia Minore, la Siria e l&#8217;Egitto. La sua capitale \u00e8 Nicomedia (oggi Izmit, in Bitinia). Si da il caso che Costantino sia un generale coraggioso, esperto e dotato di un grande ascendente sulle truppe. Nel 312 decide di avanzare contro Massenzio. Il suo esercito, reclutato nella Gallia, sfoggia il labaro con il crisma, che \u00e8 un segno formato dalle prime due lettere greche del nome di Cristo &#8211; una X (chi) e una P (rho) &#8211; disposte di modo che la sbarra verticale della P attraversi la X.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo lo storico Eusebio da Cesarea, l&#8217;imperatore stesso aveva raccontato di avere ricevuto la rivelazione di questo segno insieme con il messaggio: \u00ab<em>In hoc signo vinces<\/em>\u00bb (\u00abSotto questo segno vincerai\u00bb) [1]. Il 28 ottobre 312 Massenzio esce con il suo esercito dalla capitale e s&#8217;avanza di alcune miglia lungo la via Flaminia per fare fronte all&#8217;avversario, ma \u00e8 respinto verso il Tevere in prossimit\u00e0 del Ponte Milvio. Le sue truppe sono disfatte e l&#8217;usurpatore s&#8217;annega nel fiume. L&#8217;affresco di Giulio Romano nelle Stanze di Raffaello in Vaticano rappresenta questo momento solenne che prepara la via a una nuova civilizzazione, la civilizzazione cristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;Editto di Milano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel febbraio-marzo 313, a Milano, Costantino da in matrimonio a Licinio la sorella Costanza. In tale occasione i due uomini stipulano un accordo, nel quale viene riconosciuta la libert\u00e0 religiosa \u00abaffinch\u00e8 ogni realt\u00e0 divina e celeste sia favorevole a noi e a quanti vivono sotto la nostra autorit\u00e0\u00bb. Con quest&#8217;accordo, rimasto nella storia sotto il nome di Editto di Milano [2], \u00e8 riconosciuta ai cristiani la libert\u00e0 di associarsi e di esercitare il proprio culto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Approfittando dell&#8217;assenza di Licinio dalla penisola balcanica, Massimino Daia, personaggio che Eusebio e Lattanzio descrivono come dedito al vino e ai vizi, e che non aveva mai cessato di nuocere ai cristiani, attacca le province di Licinio. Questi lascia precipitatamente l&#8217;Italia all&#8217;inizio di aprile per difendersi dell&#8217;aggressione. Vinto a Tzurulum, sulla via tra Adrianopoli e Bisanzio, Massimino Daia deve ritirarsi dinanzi a Licinio e si suicida a Tarso nel maggio del 313.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Licinio e Costantino si dividono allora l&#8217;Impero, non senza contrasti, fino al 324, quando vengono al confronto decisivo. In luglio, Costantino sconfigge il suo avversario ad Adrianopoli, e in settembre definitivamente a Calcedonia. Licinie \u00e8 messo a morte poco dopo. Cos\u00ec Costantino resta il solo imperatore dal 324 fino alla morte, che lo coglie nel 337. Durante quest&#8217;ultimo periodo della sua vita fa assassinare il figlio Crispus e la moglie Fausta (i diversi autori danno versioni troppo divergenti di questi fatti e dei loro moventi per permetterci di riportarli qui). Al fine di ottenere il perdono divino per tutte le sue colpe, Costantino riceve il battesimo in extremis, sul letto di morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pagani &amp; cristiani nel IV secolo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per solennizzare il trionfo di Costantino, il Senato erige tra il 313 e il 315, accanto al Colosseo, l&#8217;arco che porta il suo nome. La dedica ci fa sapere che il vincitore ha liberato lo Stato dal tiranno precisamente \u00abper ispirazione della divinit\u00e0 (<em>instinctu divinitatis<\/em>)\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In considerazione della possibilit\u00e0 che questo testo abbia potuto subire delle trasformazioni attraverso i secoli, nel 1863, per volont\u00e0 di Napoleone III, furono realizzati dei calchi. Essi hanno permesso di stabilire che l&#8217;iscrizione \u00e8 effettivamente d&#8217;origine [3]. La formula scelta \u00e8 ovviamente tale da soddisfare l&#8217;aristocrazia senatoriale pagana, senza mettere in discussione la fede intima di Costantino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 Costantino, come imperatore, ricopre la carica di <em>Pontifex maximus<\/em> (Pontefice massimo), che lo impegnerebbe a celebrare dei riti pagani. Ora, tanti martiri avevano sacrificato la loro vita pur di sottrarsi a tale gesto. Costantino adotta dunque la soluzione di delegarne l&#8217;esecuzione a degli ufficiali pagani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con Costantino &#8211; e durante una buona parte del IV secolo \u2014 il paganesimo e il cristianesimo coabitano dunque senza troppo urtarsi, ma si assiste a una lenta erosione delle posizioni pagane. Contrario ai sacrifici di animali e ai combattimenti di gladiatori (che erano dedicati agli d\u00e8i), Costantino non osa proibirli, ma pubblica leggi contro la magia (gi\u00e0 ripetutamente condannata dai suoi predecessori), che implicano il divieto di sacrifici notturni o in luoghi privati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I sacrifici di animali saranno vietati dal di lui figlio e successore, Costanzo II, nel 342 [4]. Infine, con Teodosio, che regn\u00f2 dal 378 al 395, il cristianesimo diventer\u00e0 la religione ufficiale dell&#8217;Impero (380) e saranno definitivamente vietati (391-394) i culti pagani. Fu forse durante l&#8217;ultimo risveglio pagano, che port\u00f2 alla battaglia sul Fiume Freddo, oggi Vipacco presso Gorizia (6 settembre 394), che le sei rappresentazioni di Costantino figuranti nel suo arco di trionfo furono mutilate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Conversione sincera?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Gibbon, i lettori protestanti e filosofici del tempo presente saranno disposti a credere che, attraverso un falso giuramento solenne e deliberato, Costantino riveli un&#8217;insincerit\u00e0 intenzionale riguardo alla propria conversione. Non esiterebbero a dichiarare che il suo spirito era guidato soltanto dall&#8217;interesse e che, secondo l&#8217;espressione di un poeta profano, utilizz\u00f2 l&#8217;altare della Chiesa come uno sgabello per salire al trono dell&#8217;impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello stesso modo in cui un&#8217;approvazione non meritata suscita a volte una vera virt\u00f9, \u00e8 pur possibile che la piet\u00e0 speciosa di Costantino, se all&#8217;inizio essa fu soltanto tale, si sia trasformata per effetto degli elogi e della pratica in una fede seria e in una devozione sincera [5].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;opposto, nel suo libro dedicato all&#8217;opera di Costantino, lo storico Paul Veyne sostiene che la conversione dell&#8217;imperatore fu sincera. Per confutare la tesi secondo la quale Costantino, uomo d&#8217;armi e politico senza scrupoli, si sarebbe convertito per puro calcolo politico, Veyn\u00e9 ricorda semplicemente che i cristiani rappresentavano allora il cinque o il dieci per cento della popolazione dell&#8217;impero, la quale ammontava forse a settanta milioni d&#8217;abitanti. Erano dunque troppo poco numerosi per far pensare che la politica religiosa di Costantino abbia avuto una ragione di mera convenienza immediata [6].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lasciando l&#8217;interiorit\u00e0 a un giudizio che supera la capacit\u00e0 umana di valutare, si deve riconoscere che, sin dal 312, Costantino manifesta chiaramente la propria fede cristiana, senza peraltro avvalersi della sua posizione di potere per imperla. E mentre favorisce il consolidamento della Chiesa, Costantino non pu\u00f2 certo immaginare che alla lunga la Chiesa, la quale possiede una logica e mezzi al di l\u00e0 degli ovvi schemi profani, sarebbe entrata in concorrenza con qualsiasi potere secolare che si fosse voluto esclusivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella parte orientale dell&#8217;impero, quella che diventer\u00e0 l&#8217;Impero romano d&#8217;Oriente, e nella santa Russia, ci sar\u00e0 certamente uno stuolo di santi pastori e di martiri capaci di tener testa alle prevaricazioni di un potere pur nominalmente cristiano; tuttavia, nell&#8217;insieme, la Chiesa, con i suoi patriarchi e la sua gerarchia, \u00e8 stata sottomessa al potere dello Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario, in Occidente, nell&#8217;ambito del sistema feudale, una prova decisiva sar\u00e0 rappresentata dalla lotta tra la Chiesa, da un lato, e diverse monarchie, dall&#8217;altro, per l&#8217;investitura dei vescovi. Essi avevano allora un potere politico, spesso delegato dai poteri civili, ed \u00e8 comprensibile che questi volessero controllare le nomine episcopali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al culmine del conflitto per le investiture si situa l&#8217;episodio degli ultimi giorni del gennaio 1077, allorch\u00e9 l&#8217;imperatore Enrico IV di Franconia, scomunicato, venne a chiedere perdono a papa Gregorio VII, che si era rifugiato presso la contessa Matilde di Canossa. Forse nell&#8217;evoluzione della sua sensibilit\u00e0 culturale, l&#8217;Occidente \u00e8 segnato da questa doppia fedelt\u00e0: alla coscienza religiosa, da un lato, e al potere politico, dall&#8217;altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le persecuzioni anticristiane<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dall&#8217;abdicazione di Diocleziano (305), i cristiani vissero in relativa pace in Occidente, mentre le persecuzioni continuarono in Oriente fino a quando l&#8217;imperatore Galerio, che regnava a Sirmio, terrorizzato da una malattia spaventosa che lo condusse alla morte, vi vide una punizione del Dio dei cristiani ed emise un editto di tolleranza (311).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Editto di Milano non fu dunque il primo ma, redatto con disposizioni favorevoli da Costantino e Licinio, nel pieno possesso delle loro forze, \u00e8 di un tono molto diverso da quello di Galerio. Tanto sangue [7] aveva forse stancato la stessa societ\u00e0 persecutrice e il coraggio delle vittime innocenti aveva probabilmente suscitato una certa cattiva coscienza [8]. Eppure, come sempre, ci furono anche allora delle persone che nulla pu\u00f2 commuovere e dei persecutori che non si stancano mai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tal modo, proprio quando Costantino garantiva la pace religiosa, Massimino Baia rilanciava in Oriente una delle persecuzioni pi\u00f9 spietate, e lo stesso Licinio non esit\u00f2 a colpire i cristiani quando entr\u00f2 in conflitto con Costantino. Pi\u00f9 tardi, Giuliano l&#8217;Apostata (361-363) imperverser\u00e0 contro i cristiani in modo pi\u00f9 capzioso, prendendo altri pretesti che la religione per farli condannare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il motivo originario della persecuzione dei cristiani \u00e8 stato il loro rifiuto di compiere un atto d&#8217;adorazione degli d\u00e8i dello Stato e dello stesso imperatore. Si trattava di un atteggiamento incomprensibile, che per dei pagani esprimeva il rifiuto della lealt\u00e0 al potere. Questi cristiani che si rifiutavano di mostrare esteriormente la loro fedelt\u00e0 venivano, in fondo, dalla massa pagana, e si poteva supporre che le loro obiezioni religiose finissero per destabilizzare il sistema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli ebrei, invece, pur fedeli al Dio unico, costituivano una comunit\u00e0 etnica identificabile con i suoi costumi e la sua pratica di una religione legale <em>(religio licita): <\/em>le autorit\u00e0 romane potevano ben comprenderne le ragioni. Per questo gli ebrei non furono oggetto di persecuzioni ricorrenti come i cristiani. Caligola, che tent\u00f2 di imporre l&#8217;adorazione di una statua di s\u00e9 stesso in bronzo dorato nel tempio di Gerusalemme (nell&#8217;anno 40), ne fu dissuaso da migliori consigli [9].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soltanto quando l&#8217;estremismo degli zeloti divenne pericoloso i romani reagirono con la pi\u00f9 grande durezza, distrassero il Tempio e la citt\u00e0 e uccisero o dispersero la popolazione (anno 70 e anno 135). Purtroppo, non si pu\u00f2 mai attendere una pace religiosa definitiva perch\u00e9 la religione \u2014 e la religione cristiana in particolare &#8211; pu\u00f2 dare un&#8217;enorme forza interiore, ma pu\u00f2 anche irritare profondamente, tanto per le esigenze morali imposte dalla fede quanto per l&#8217;estrema fermezza richiesta in questa stessa fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nietzsche, per il quale il libero arbitrio &#8211; e quindi gli esami di coscienza &#8211; sono una vera tortura, diede viva espressione a quest&#8217;irritazione, predicendo \u00abguerre contro il cristianesimo\u00bb quali non ce ne furono mai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cristianesimo &amp; politica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una religione che \u00e8 sopravvissuta alla lunga prova delle persecuzioni deve pur avere un&#8217;ossatura. Che cosa offriva il cristianesimo rispetto alle religioni e alle sette che proliferavano verso la fine dell&#8217;Antichit\u00e0? Forse un&#8217;innovazione sorprendente, o la risposta a una lunga attesa, o una pi\u00f9 grande profondit\u00e0 nel rapporto con il reale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un lato, tanto i pagani quanto gli ebrei possedevano gi\u00e0 una legge, nel fondo meno impegnativa di quella cristiana sul piano strettamente etico, ma forse &#8211; e certamente, nel caso degli ebrei &#8211; pi\u00f9 articolata in svariate pratiche e prescrizioni. Dall&#8217;altro lato, molte s\u00e8tte fornivano risposte alle preoccupazioni personali e sociali dell&#8217;epoca. Tuttavia, in materia religiosa, le vere risposte superano le questioni del momento e per essere valide devono avere un valore eterno, al di l\u00e0 del tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il contributo cristiano \u2014 oltre alla legge e all&#8217;amore che lega tra loro i fedeli e i fedeli a Dio &#8211; sta nell&#8217;estensione universale di quest&#8217;amore, perch\u00e9 Dio \u00abci ha amati per primo\u00bb [10]. Costantino avrebbe compreso il potenziale di quest&#8217;universalismo e ci\u00f2 lo avrebbe spinto a consolidare, accanto al potere dello Stato, la base politico-sociale della Chiesa, chiamata ad affrontare i secoli. Ora Paul Veyne, oltre ad assumersi il rischio di entrare nella coscienza di Costantino per rivelarne le intenzioni, sfida il mistero stesso della.storia suggerendo che la diffusione del cristianesimo sia legata a una circostanza abbastanza fortuita come la conversione di Costantino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente, rispettando le proporzioni, avrebbe potuto dire qualcosa di simile della conversione di Clodoveo, di Etelberta di Kent, di Teodolinda, di Olga di Kiev e di tanti altri, incluse le migliaia di capitrib\u00f9 convertiti a opera dei missionari in ogni parte della terra. E questo gli consente di trattare come una tappa storica superata quella che per conseguenza si potrebbe chiamare l&#8217;accidentale transizione del mondo mediterraneo-europeo attraverso il cristianesimo, del cui principio ispiratore, nell&#8217;attuale cultura dominante, si perderebbe quasi la traccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217; \u00aberedit\u00e0\u00bb costantiniana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se l&#8217;affermazione del cristianesimo nella storia d&#8217;Europa \u00e8 un incidente, di cui si sarebbe potuto fare a meno in vista del raggiungimento della \u00abfelice\u00bb civilt\u00e0 moderna dei diritti dell&#8217;uomo e della democrazia, la cosa si pu\u00f2 facilmente attribuire a una decisione di Costantino e ad alcune sue vittorie. Del resto, che cosa resta in Europa del cristianesimo, delle sue opere, delle sue battaglie e del suo successo storico?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra Europa attuale, sottolinea Veyne, \u00e8 democratica, laica, favorevole alla libert\u00e0 religiosa, ai diritti dell&#8217;uomo, alla libert\u00e0 di pensiero, alla libert\u00e0 sessuale, al femminismo e al socialismo o alla riduzione delle diseguaglianze. Tutte cose estranee e a talvolta opposte al cattolicesimo di ieri e di oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La morale cristiana predicava l&#8217;ascetismo, che non rientra pi\u00f9 nella nostra mentalit\u00e0, e l&#8217;amore del prossimo (vasto programma, rimasto vago); ci insegnava a non uccidere n\u00e9 rubare, ma tutti lo sapevano gi\u00e0. Abbreviamo il discorso: il contributo del cristianesimo all&#8217;Europa attuale, che conta sempre una forte proporzione di cristiani, si riduce quasi esclusivamente alla loro presenza in mezzo a noi. Se occorresse assolutamente trovare dei padri spirituali, la nostra modernit\u00e0 potrebbe nominare Kant o Spinosa [11].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, Kant propone un imperativo autonomo e universale che emerge dall&#8217;interno della coscienza, senz&#8217;altra ragione e senza alcun fondamento nella presa in conto (speculativa) del reale. E lo completa Nietzsche, il quale nega l&#8217;universalit\u00e0 della morale autonoma kantiana, proponendo le due opposte forme della morale del padrone e dello schiavo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene poi Lacan a garantirci che Sade \u00e8 la verit\u00e0 di Kant. Bisogna pur riconoscere che, sulla scia di Kant, le ragioni puramente formali dell&#8217;autonomia etica, e in particolare la morale della <em>liber<\/em><em>t\u00e0 per la libert\u00e0, <\/em>quale viene riproposta per esempio da Sartre, non possono fondare una vera morale se non ci sono n\u00e9 esempi d&#8217;amore n\u00e9 motivazioni basate sulla realt\u00e0 <em>naturale <\/em>e <em>sopranna<\/em><em>turale. <\/em>(Del resto, oggi, noi non siamo pi\u00f9 nemmeno nel mondo naturale, ma nella sfera <em>dell&#8217;arti<\/em><em>ficiale, <\/em>se non addirittura del <em>virtuale).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;attuale proposta di una civilt\u00e0 della <em>libert\u00e0 per la libert\u00e0 <\/em>si oppone, infatti, alla civilt\u00e0 cristiana dell&#8217;amore &#8211; umano e divino &#8211; e, considerato l&#8217;orientamento morale del mondo occidentale, si pu\u00f2 apprezzare, con un semplice sguardo tutt&#8217;intorno, quale sia stata l&#8217;efficacia dell&#8217;etica formale di Kant o <em>dell&#8217;amar fati <\/em>(amore del determinismo) di Spinoza: <em>si monumentum quaeris, circumspice <\/em>(se vuoi una prova, guardati attorno)! Se davvero si volesse verificare la validit\u00e0 di una civilizzazione in base alle sue prestazioni sul terreno, il bilancio del nostro tempo sarebbe ambiguo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da una parte, \u00e8 vero che abbiamo la solidariet\u00e0 e i diritti sociali, la democrazia e i diritti dell&#8217;uomo, le cure sanitarie e l&#8217;insegnamento gratuiti (o quasi); ma, d&#8217;altra parte, non c&#8217;\u00e8 lavoro per tutti, un certo livello d&#8217;incivilt\u00e0 se non addirittura di criminalit\u00e0 \u00e8, di fatto, tollerato e non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 tanta affidabilit\u00e0 nelle relazioni interpersonali, perfino nelle relazioni affettive e famigliari. Lo spasimo della <em>libert\u00e0 per la libert\u00e0 <\/em>non ne sarebbe forse responsabile?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paul Veyne era ben consapevole dell&#8217;enorme potenziale dell&#8217;ideologia comunista e delle opportunit\u00e0 offerte, nel Dopoguerra, a chi si fosse impegnato nel Partito comunista (francese). Vi si iscrisse, infatti, nel 1952 [12]. Certo allora era giovane, eppure quest&#8217;adesione riflette pur sempre dei criteri di base, certamente rivedibili con gli anni, ma che possono continuare, sia pure sotto altra forma, a pilotare il pensiero e la vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 essere tentati di stabilire un confronto tra il dinamismo del comunismo (allora, in Francia), considerando l&#8217;attrattiva che esso esercitava non solo sul mondo operaio, ma anche tra gli intellettuali, e l&#8217;attuale radicamento in tutto l&#8217;Occidente del \u00abpensiero corretto\u00bb, che s&#8217;impone attraverso i media, la politica, i risultati elettorali e un&#8217;ampia partecipazione della coscienza pubblica, del resto incoraggiata dal metodo democratico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma quale pu\u00f2 essere l&#8217;analogia tra il successo del cristianesimo nel IV secolo, la diffusione che ha avuto qualche decennio fa un movimento politico come il marxismo e la maniera in cui le masse aderiscono ora ai canoni dei consumi, della libert\u00e0 morale e del relativismo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il successo del cristianesimo nel IV secolo corona la visione e il coraggio dei martiri e \u2014 nel suo contesto storico \u2014 prepara i popoli ad affrontare i secoli delle invasioni barbariche; il marxismo ha preso come ispirazione la lotta, ma purtroppo anche l&#8217;odio di classe, e l&#8217;attuale ampia partecipazione della coscienza pubblica al metodo politico democratico riflette essenzialmente la facilit\u00e0 dei consumi, della libert\u00e0 morale e il condizionamento mediatico, ma non esprime nessuna particolare forza di volont\u00e0. Dobbiamo soprattutto domandarci che cosa rester\u00e0, alla prima seria difficolt\u00e0, di quest&#8217;uomo moderno che tanti diritti democratici intendono proteggere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il \u00abmistero\u00bb della storia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre rispettare il \u00abmistero della storia\u00bb cos\u00ec come si deve rispettare il segreto delle coscienze (e quindi, nel nostro caso, della coscienza di Costantino). Due opposti paradossi minacciano, infatti, la meditazione sulla storia. A un estremo sta lo <em>stori<\/em><em>cismo <\/em>che, secondo Popper, riduce gli eventi alla natura delle cose, come se i fatti storici derivassero da questa natura secondo leggi (deterministiche) e come se noi uomini fossimo al corrente delle leggi che ci permetterebbero appunto di operare questa riduzione [13].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questo si potrebbe essere tentati d&#8217;interpretare i successi come frutto di una superiorit\u00e0 dei vincenti, di un&#8217;inevitabile legge di progresso [14] o delle hegeliane \u00abastuzie della ragione\u00bb (tuttavia troppo capricciose per essere davvero interpretabili). All&#8217;altro estremo si situa <em>il possi<\/em><em>bilismo, <\/em>cio\u00e8 l&#8217;ipotesi secondo cui le cause dei fatti storici sono insondabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto gli avvenimenti andrebbero ricondotti al semplice gioco di circostanze occasionali. Eppure, affermare categoricamente che non esistano leggi della storia o che non si possano conoscere rappresenta ancora una volta la pretesa di saperne troppo, con in pi\u00f9 una (falsa) ammissione d&#8217;ignoranza. Questa posizione \u00e8 pertanto ancora pi\u00f9 paradossale della precedente. Oltretutto, la radicale impossibilit\u00e0 d&#8217;interpretare gli avvenimenti ne diminuirebbe indebitamente il significato e la portata, impedendo al tempo stesso ogni riflessione sulla storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un successo temporaneo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si vuol restare prudenti e discreti, \u00e8 sufficiente dire che, in ogni caso, sul lungo periodo ogni successo \u00e8 temporaneo: imperi, civilt\u00e0, filosofie e religioni sono destinati a crollare inevitabilmente. Questo \u00e8 l&#8217;intimo messaggio dell&#8217;interpretazione che Daniele da della statua sognata da Nabucodonosor [15]: le realizzazioni politiche, sociali, economiche, artistiche, culturali sono successi temporanei destinati a finire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure tutte queste opere non si possono n\u00e9 trascurare n\u00e9 tanto meno disprezzare, come avviene nelle rivalit\u00e0 e nelle guerre. Perch\u00e9 \u00e8 per mezzo loro che si compie ci\u00f2 che resta per davvero, e cio\u00e8 l&#8217;impegno, il coraggio, la buona volont\u00e0, l&#8217;ispirazione, la costanza che vi pone l&#8217;uomo. E se l&#8217;uomo ha un valore eterno, non \u00e8 perch\u00e9 esso resti solo, ma per quel legame d&#8217;amore che Costantino volle dimostrare, onorare e consolidare attraverso la sua conversione. Vi \u00e8 in essa una traccia di eternit\u00e0 (e un po&#8217; di eternit\u00e0 vuoi dire tutta l&#8217;eternit\u00e0). Quello che passa, insieme ai cicli e alla terra, sono invece le realizzazioni storiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il senso di una celebrazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, non si pu\u00f2 ricondurre a un intreccio di circostanze nemmeno questa \u00abtransizione cristiana dell&#8217;Europa\u00bb, se cos\u00ec la si vuoi chiamare, perch\u00e9 essa appartiene a un dominio che, sul piano affettivo, morale e intellettuale, esula dalla comune capacit\u00e0 di apprezzare. Sicch\u00e9, il diciassettesimo centenario degli eventi degli anni 312 e 313 rischia di non di evocare importanti celebrazioni pubbliche perch\u00e9 queste date introducono la libert\u00e0 di culto rispetto alla divinit\u00e0, nozione che, superando l&#8217;umano intendimento, \u00e8 spesso ignorata dal nostro mondo tendenzialmente laico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatti, l&#8217;uomo che riconosce facilmente ci\u00f2 che lo supera sul piano fisico &#8211; l&#8217;immensit\u00e0 dell&#8217;universo \u2014 oggi tende ad escludere ci\u00f2 che lo supera precisamente sul piano mentale, intellettuale o morale. Pascal vi vedrebbe un&#8217;incoerenza fondamentale in quanto dice: \u00abL&#8217;ultimo risultato della ragione \u00e8 di riconoscere che c&#8217;\u00e8 un&#8217;infinit\u00e0 di cose che la superano; \u00e8 davvero debole se non arriva a riconoscerlo\u00bb [16].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre s&#8217;intende dire che con Costantino la Chiesa da perseguitata diventa persecutrice. E, infine, la conversione di Costantino apre il cammino al Medioevo, il periodo cristiano per eccellenza. Ma un riferimento al sovrannaturale, il consolidamento della Chiesa e la prefigurazione del Medioevo non sembrano cose che si possano celebrare solennemente nel contesto sociale, morale e culturale del momento presente. Bisogna rammaricarsene?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[1]<\/strong> Secondo Eusebio, <em>Vita di Costantino, <\/em>I, 27-32, si tratta di una visione in pieno giorno, seguita da un sogno la notte stessa, molto prima della battaglia. Secondo Lattanzio, <em>La morte dei persecutori, <\/em>44, 5, si tratta invece di un sogno, avvenuto la notte del 26 ottobre (il sesto giorno prima delle calende di novembre), che suggerisce a Costantino d&#8217;iscrivere il crisma sullo scudo dei suoi uomini. In questo caso Costantino avrebbe avuto poco tempo per obbedire.<br \/>\n<strong>[2]<\/strong> Eusebio riporta quest&#8217;editto nella sua <em>Storia ecclesiastica, <\/em>X, v, 4.<br \/>\n<strong>[3]<\/strong> Horace Marucchi, <em>El\u00e9ments d&#8217;archeologie chr\u00e9tienne, <\/em>Descl\u00e9e-Lefebvre, Paris-Rome 1906, e. VI, p. 68.<br \/>\n<strong>[4]<\/strong> Paul Veyne, <em>Quando l&#8217;Europa \u00e8 diventata cristiana 312-394, <\/em>Garzanti, Milano 2008 e 2010, e. VII. Paul Veyne ha insegnato al College de France dal 1975 al 1998. I passaggi citati nel seguito sono ripresi dall&#8217;originale francese <em>Quand no<\/em><em>tre monde est devenu chr\u00e9tien (312-394),<\/em>Albin Michel 2007.<br \/>\n<strong>[5]<\/strong> Gibbon, <em>Decline and Fall ofthe Roman Empire, e. XX, <\/em>III, pp. 530-531 dell&#8217;edizione di Frederick Warne, Londra e New York, fine del XIX secolo, senza data. Il riferimento inevitabile per Gibbon \u00e8 rappresentato <em>\u00e0al&#8217;Essai sur les mceurs <\/em>di Voltaire, iniziato nel 1740 e ampliato durante il resto della vita del suo autore. \u00abV&#8217;era qualcosa <em>nell&#8217;Essai <\/em>che il Gibbon doveva condannare a ogni passo: il difetto d&#8217;informazione e di riflessione, i pregiudizi, la vivace esuberanza personale che si faceva beffa di tutta la sbandierata filosofia, del rispetto dovuto alla verit\u00e0 e alla storia, della carit\u00e0 verso i nostri simili\u00bb. Si veda Giorgio Falco, <em>La polemica <\/em><em>sul Medioevo, <\/em>Guida, Napoli 1977, e. IX, pp. 192-193. Gibbon pubblic\u00f2 tra il 1776 e il 1788 la sua opera, probabilmente la prima di tale ampiezza sullo stesso argomento. La lettura ne resta sempre piacevole, ma occorre sapere che Gibbon \u00e8 particolarmente felice nell&#8217;evocazione delle tappe fondamentali della storia, mentre l&#8217;insieme si presenta \u00abtorbido, contraddittorio, disuguale\u00bb (ivi, p. 195).<br \/>\n<strong>[6] <\/strong>Paul Veyne, <em>op. cit., <\/em>cap. I e cap. V.<br \/>\n<strong>[7]<\/strong> Edward Gibbon, <em>op. cit., <\/em>fine del e. XVI, pp. 430-31, fa un calcolo che arriva alla cifra ridicola di duemila martiri per tutto il periodo dei primi tre secoli. Ma il suo scopo \u00e8 di contrapporre questa cifra a quella data da Grotius di centomila protestanti che avrebbero subito la pena capitale sotto gli Asburgo al tempo della rivolta dei Paesi Bassi.<br \/>\n<strong>[8]<\/strong> Si veda Daniel Rops, <em>La Chiesa degli apostoli e dei martiri, <\/em>Marietti 1951, e. VIII, pp. 405-406.<br \/>\n<strong>[9]<\/strong> Claude Tresmontant, <em>Enqu\u00e9te sur l&#8217;Apocalypse, <\/em>F.-X. de Guibert, Paris 1994, pp. 139-41. Filone d&#8217;Alessandria, che riferisce la faccenda in quanto ne fu negoziatore, fu ricevuto dall&#8217;imperatore.<br \/>\n<strong>[10]<\/strong> 1 <em>Gv 4, <\/em>19. Anche secondo Paul Veyne, <em>op. cit., e. <\/em>Ili, il messaggio \u00abDio ti ama\u00bb \u00e8 una ragione per convertirsi molto pi\u00f9 decisiva del timore della morte.<br \/>\n<strong>[11]<\/strong> Paul Veyne, <em>op. cit., <\/em>e. XI, \u00abL&#8217;Europa ha radici cristiane?\u00bb.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>[12]<\/strong> Paul Veyne, <em>op. cit., <\/em>cap. V, in nota, e cap. II, in nota.<br \/>\n<strong>[13]<\/strong> In verit\u00e0, Popper identifica tre forme di <em>storicismo: <\/em>1) studiare la natura delle cose attraverso la loro evoluzione, 2) supporre che gli eventi dipendano dalla natura delle cose secondo strette leggi (deterministiche), 3) giustificare quindi moralmente tutto quello che accade. Karl Popper, <em>The Open Society and its Ene<\/em><em>mies, <\/em>Princeton University Press, Princeton, NJ. 1950 (orig. 1945), e. 11, p. 205. Popper chiama pi\u00f9 precisamente <em>istorismo <\/em>quella forma di sociologismo che riduce le opinioni comunemente accolte al contesto.<br \/>\n<strong>[14]<\/strong> Per Popper, se si pu\u00f2 costatare <em>un progresso, <\/em>si tratta di un <em>fatto, <\/em>non di una <em>legge della natura. <\/em>Conseguentemente, non si pu\u00f2 sostenere n\u00e9 lo storicismo ottimista di Hegel, Comte, Mili, Marx, Spencer, n\u00e9 il pessimismo di Piatone e Spengler (ivi, e. 21, p. 303). Si veda anche Popper, <em>The Poverty of Historicism, <\/em>Routledge &amp; Kegan Paul, London 1957.<br \/>\n<strong>[15]<\/strong> <em>Dn <\/em>2, 31-45. L&#8217;immagine \u00e8 ripresa da Dante, <em>Inferno, <\/em>XIV, 94-114. La sua potenza evocativa sta appunto nel mostrare il carattere perituro delle massime realizzazioni storiche, e ci\u00f2 a prescindere dalla divisione della storia in periodi che essa ha ispirato a diversi autori, da Eusebio di Cesarea e Agostino fino a Bossuet. Si veda di quest&#8217;ultimo il <em>Discours sur l&#8217;histoire uni- <\/em><em>verselle, <\/em>Parigi 1681.<br \/>\n<strong>[16]<\/strong> Pascal, <em>Pensieri, <\/em>n. *267 dell&#8217;edizione di Brunschwicg<\/div>\n<p>_________________<\/p>\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=5334\" target=\"_blank\">Milano 313 d.C.: un editto che cambi\u00f2 la storia<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studi cattolici n.621 novembre 2012 In Occasione del prossimo XVII centenario dell\u2019Editto di Milano (313 d.C.), con cui Costantino e Licinio sancirono la libert\u00e0 di culto sono pubblicati due articoli sull\u2019evento: il primo sulla civilizzazione cristiana dell\u2019Occidente favorita dalla decisione imperiale e il secondo pi\u00f9 circoscritto sull\u2019editto stesso. di Giuseppe Nastri<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/costantino-e-la-civilizzazione-cristiana\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":28255,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,24],"tags":[2117,1136],"class_list":["post-5337","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-chiesa","category-storia","tag-editto-di-milano","tag-storia-della-chiesa","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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