{"id":5300,"date":"2012-11-16T16:20:00","date_gmt":"2012-11-16T15:20:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-01-22T10:26:00","modified_gmt":"2016-01-22T09:26:00","slug":"unadeguata-ermeneutica-conciliare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/unadeguata-ermeneutica-conciliare\/","title":{"rendered":"Un\u2019adeguata ermeneutica conciliare"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Concilio-Vaticano.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-29597\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Concilio-Vaticano.jpg\" alt=\"Concilio Vaticano\" width=\"250\" height=\"159\" \/><\/a>il Regno<\/strong> n.17 1 ottobre 2012<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scorso 3 ottobre, il card. Scola ha tenuto la prolusione d&#8217;apertura &#8211; intitolata <em>Dagli albori all&#8217;apertura del Concilio. <\/em><em>Note per una lettura del Vaticano II\u2014al <\/em>Convegno internazionale \u00abII concilio ecumenico Vaticano II alla luce degli archivi dei padri conciliari\u00bb, promosso (dal 3 al 5 ottobre) dal Pontificio comitato di scienze storiche in collaborazione col Centro studi e ricerche \u00abConcino Vaticano II\u00bb della Pontificia universit\u00e0 lateranense.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abNel rispetto della mia compe<\/em><em>tenza\u00bb, <\/em>scrive l&#8217;arcivescovo di Milano, il contributo <em>\u00abintende soffermarsi su tre <\/em><em>nodi ermeneutici emergenti dai principali <\/em><em>fatti e documenti del periodo di cui il Con<\/em><em>gresso si occupa\u00bb: <\/em>il rapporto tra l&#8217;elemento teologico e quello storico, e di conseguenza la definizione del \u00absoggetto\u00bb dell&#8217;ermeneutica conciliare; la questione <em>dell\u2019\u00abindole pastorale del Vaticano II<\/em>\u00bb; e l&#8217;intreccio tra <em>\u00abevento\u00bb <\/em>e \u00abcorpus <em>dot<\/em><em>trinale\u00bb. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;intenzione dichiarata, <em>\u00aboffrire <\/em><em>qualche pista per un&#8217;adeguata erme<\/em><em>neutica conciliare necessaria per com<\/em><em>prendere il processo di recezione\u00bb, <\/em>trova nell&#8217;idea di <em>riforma <\/em>nella continuit\u00e0, proposta da Benedetto XVI, la categoria che sembra <em>\u00abpi\u00f9 conveniente per legge<\/em><em>re la natura dell&#8217;evento conciliare e per <\/em><em>un&#8217;adeguata ermeneutica del suo <\/em>corpus <em>nell&#8217;ottica della pastoralit\u00e0\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Stampa da supporto digitale in nostro possesso. Titolazione redazionale<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">____________________________<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Un concilio ecumenico, nel quale il Collegio dei vescovi esercita in modo solenne la potest\u00e0 sulla Chiesa universale, (1) domanda una lettura compiuta in cui l&#8217;elemento teologico e l&#8217;elemento storico, sempre necessariamente intrecciati, concorrano a spiegarne tutta la portata per la Chiesa e la sua missione (2).<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso un concilio \u00e8 sempre un <em>evento, <\/em>connotato da precisi dati storici, attraverso il quale il \u00absoggetto Chiesa\u00bb si esprime in vario modo e secondo varie forme, ma soprattutto attraverso un <em>corpus di insegnamenti. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non a caso <em>Dei Verbum <\/em>8 descrive questo soggetto in azione con le seguenti parole: \u00abNella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto la Chiesa perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ci\u00f2 che essa \u00e8, tutto ci\u00f2 che essa crede\u00bb (<em>EV<\/em> l\/882) (3). Pertanto, il concilio ecumenico costituisce un&#8217;occasione eccezionale nella vita del \u00absoggetto Chiesa\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Convocati dal papa e sotto la sua presidenza i vescovi, nel concilio ecumenico, \u00absono per tutta la Chiesa dottori e giudici della fede e della morale\u00bb <em>(LG <\/em>25; <em>EV <\/em>1\/345). Nel concilio, infatti, la Chiesa si trova autenticamente rappresentata: \u00abI singoli vescovi rappresentano la propria Chiesa, e tutti insieme col papa la Chiesa intera, nel vincolo della pace, dell&#8217;amore e dell&#8217;unit\u00e0\u00bb <em>(LG <\/em>23; <em>EV <\/em>1 \/338) (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Chiesa, autenticamente rappresentata nel concilio ecumenico, \u00e8 un soggetto vivente. Non \u00e8 quindi possibile avvicinarsi ai primi passi del Vaticano II &#8211; <em>Dagli albori al<\/em><em>l&#8217;apertura del Concilio &#8211; <\/em>prescindendo dalla sua recezione. Al di l\u00e0 dell&#8217;importanza di una considerazione accurata degli avvenimenti del periodo compreso tra l&#8217;annuncio del Concilio, il 25 gennaio 1959, (5) e il messaggio al mondo del 20 ottobre 1962, (6) affinch\u00e8 la loro rilevanza ecclesiale emerga \u00e8 necessario che essi siano colti a partire dal presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quest&#8217;ottica \u00e8 indubbio che la fase attuale di recezione del Vaticano II \u00e8 segnata dall&#8217;ormai celebre discorso di Benedetto XVI alla curia romana del 22 dicembre 2005. In esso il papa invitava a ripensare il nesso tra ermeneutica e recezione del Concilio (7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cominciamo con identificare sinteticamente la sequenza di tali avvenimenti (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella <em>fase antepreparatoria, <\/em>il 17 maggio 1959, viene istituita la Commissione antepreparatoria (9). presieduta dal cardinale Domenico Tardini, (10) il quale nel mese successivo invier\u00e0 la lettera di consultazione ai futuri padri conciliari (11). Il 15 luglio successivo, il papa comunica al segretario di stato che il concilio si chiamer\u00e0 \u00abVaticano II\u00bb (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La registrazione e la schedatura delle risposte dei vescovi, dei superiori generali, delle universit\u00e0 e dei dicasteri romani alla richiesta del segretario di stato sar\u00e0 il compito fondamentale di questa fase (13). Dal 24 al 31 gennaio 1960, viene celebrato il Sinodo romano (14).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>fase preparatoria <\/em>si apre con il motu proprio <em>Superno <\/em><em>Dei nutu, <\/em>del 5 giugno 1960, che istituisce le commissioni preparatorie e il Segretariato per l&#8217;unit\u00e0 dei cristiani (15). Le commissioni iniziano e svolgono il loro lavoro mentre si verificano alcuni fatti significativi dal punto di vista ecclesiale &#8211; la pubblicazione dell&#8217;enciclica <em>Mater et Magistra <\/em>il 15 maggio 1961 (16), del monitum <em>Biblicarum disciplinarum studio <\/em>da parte del Sant&#8217;Uffizio, il 20 giugno 1961 (17), e della costituzione apostolica <em>Veterum Sapientia <\/em>sulla scelta di mantenere il latino sia nell&#8217;insegnamento ecclesiastico sia nella liturgia, del 22 febbraio 1962 (18) e dal punto di vista sociale: il 13 agosto 1961 inizia la costruzione del muro di Berlino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il compito di guidare tali lavori preparatori \u00e8 affidato alla Commissione centrale preparatoria che celebra, fra il 1961 e il 1962, sette sessioni (19). Il 25 dicembre 1961, Giovanni XXIII pubblica la costituzione apostolica <em>Humanae salutis <\/em>e indice il concilio Vaticano II (20). Poco dopo, il 2 febbraio 1962, ne fissa l&#8217;inizio per l&#8217;11 ottobre 1962 (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, rientrano nella fase iniziale dei lavori conciliari la pubblicazione, il 6 agosto 1962, dell&#8217;<em>Ordo concilii oecumenici Vaticani <\/em><em>secundi celebrandi <\/em>(22) e il radiomessaggio dell&#8217; 11 settembre (23), che precedono l&#8217;apertura solenne dell&#8217;assise conciliare e l&#8217;allocuzione <em>Gaudet mater Ecclesia <\/em>(24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presente contributo, nel rispetto della mia competenza, intende soffermarsi su tre nodi ermeneutici emergenti dai principali fatti e documenti del periodo di cui questo congresso si occupa. L&#8217;intenzione \u00e8 quella di offrire qualche pista per un&#8217;adeguata ermeneutica conciliare necessaria per comprendere il processo di recezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per comodit\u00e0 li anticipo: la considerazione dei precedenti teologici e ecclesiali del Vaticano II e dell&#8217;iniziativa di Giovanni XXIII ci introdurr\u00e0 nella questione del rapporto tra l&#8217;elemento teologico e l&#8217;elemento storico e, conseguentemente, in quella del \u00absoggetto\u00bb adeguato dell&#8217;ermeneutica conciliare. In secondo luogo, a partire dalle indicazioni offerte da papa Roncalli, affronteremo la questione dell&#8217;indole pastorale del Vaticano II. Infine, considerando gli inizi dei lavori e la vicenda degli schemi approntati dalle diverse commissioni preparatorie, proporr\u00f2 qualche nota sull&#8217;intreccio <em>evento-corpus dottrinale.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">1. II SOGGETTO DELL&#8217;ERMENEUTICA CONCILIARE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tra i due Concili<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 agevole presentare un quadro sintetico dei decenni che intercorrono tra l&#8217;interruzione del Vaticano I e l&#8217;annuncio di un nuovo concilio ecumenico. La difficolt\u00e0 deriva dalla molteplicit\u00e0 e complessit\u00e0 delle questioni in gioco nei pontificati che si sono succeduti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A titolo di esempio possiamo citare alcuni elementi: il peso della questione sociale negli anni del pontificato di Leone XIII (25) l&#8217;inizio delle riforme e la crisi modernista in quelli di san Pio X, (26) la tragedia della prima guerra mondiale con Benedetto XV (27) la soluzione della questione romana con Pio XI (28) e, infine, il complesso e ricco pontificato di Pio XII, tuttora oggetto di disparate valutazioni (29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda l&#8217;oggetto del nostro contributo \u00e8 possibile individuare due elementi particolarmente significativi. Entrambi si presentano sotto la forma del paradosso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In primo luogo, occorre fare riferimento al contesto ecclesiale e socio-culturale della prima met\u00e0 del Novecento. In esso troviamo, da una parte, una situazione problematica della Chiesa nei confronti del \u00abmondo\u00bb: mi riferisco al noto confronto con la modernit\u00e0 e alle difficolt\u00e0 cui esso ha condotto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo storico Martina cos\u00ec descrive questa situazione: \u00abSi <em>avvertiva <\/em>da molti l&#8217;urgenza di adeguare la Chiesa a una situazione per molti aspetti nuova che si era sviluppata abbastanza rapidamente negli ultimi decenni e di farla uscire da quella severa chiusura, da quella diffidenza verso il mondo moderno, da quella lentezza nel cammino, da quella ritrosia a ogni dialogo veramente aperto e comprensivo, che aveva caratterizzato molte pagine della storia della Chiesa dopo la repressione del modernismo, efficace e senz&#8217;altro positiva per un verso, unilaterale e negativa per l&#8217;altro\u00bb. (30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre evitare subito interpretazioni fuorvianti delle radici di tale urgenza. Essa non nacque dalla smania della Chiesa di rincorrere il mondo moderno, o per dirlo in altri termini, dal tentativo di \u00abadeguarsi allo spirito del mondo\u00bb. Si deve oggettivamente riconoscere che quell&#8217;urgenza di apertura al mondo fu anzitutto un&#8217;urgenza missionaria. Questa lettura permette, tra l&#8217;altro, di cogliere il legame oggettivo che vincola la percezione critica che Pio XII ebbe della fine del suo pontificato e l&#8217;iniziativa del beato Giovanni XXIII (31).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questa situazione problematica, fa da contrappunto- ecco il paradosso \u2014 la presenza di notevoli segni di rinnovamento nella vita della Chiesa e nella riflessione teologica. Ne elenchiamo i principali. Innanzitutto, il dinamismo missionario che caratterizz\u00f2 la vita e l&#8217;azione della Chiesa dalla seconda met\u00e0 dell&#8217;Ottocento trovando nella Santa Sede un efficace sostegno (32).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Segue poi nel tempo e si estende fino all&#8217;immediato preconcilio, il fiorire dell&#8217;apostolato dei laici &#8211; si pensi all&#8217;Azione cattolica o ai movimenti di spiritualit\u00e0 matrimoniale in Francia &#8211; e il conseguente sviluppo della \u00abteologia del laicato\u00bb. (33). Questi segni nuovi nella vita ecclesiale sono accompagnati e, nello stesso tempo, favoriti dai cosiddetti movimenti liturgico, (34) patri-stico (35), biblico (36), ecumenico (37), e catechistico (38), nonch\u00e9 dal rinnovamento teologico (39).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo proposito si avverte oggi, con pi\u00f9 insistenza che in passato, la necessit\u00e0 di studiare il legame effettivo di tali movimenti con il Vaticano II e la sua preparazione (40) mettendo in maggiore evidenza il fatto che un concilio \u00e8 in se stesso un momento privilegiato di recezione della vita della Chiesa e, anche per questo, di <em>traditio <\/em>(41).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Riprendere il Vaticano I?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo elemento significativo, dunque, \u00e8 la coesistenza di una situazione problematica e il fermento di nuove correnti e realt\u00e0 che man mano si fanno spazio nella vita della Chiesa. Questo paradosso rende ragione dell&#8217;urgenza di cambiamento scaturita da una presa di coscienza di una mancanza di incidenza missionaria nei confronti del mondo moderno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo elemento riguarda l&#8217;interrogativo sui tentativi precedenti a quello di Roncali! di riprendere il concilio Vaticano I e l&#8217;eventuale loro influsso sull&#8217;iniziativa di Giovanni XXIII.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E importante sottolineare che, dalla fine del Vaticano I, permase nella coscienza ecclesiale l&#8217;idea di riprendere il concilio per completarne i lavori (42). Sono ben noti i tentativi di Pio XI e di Pio XII di riprendere il Vaticano I: \u00abEra un problema che ciascun papa trasmetteva al successore\u00bb (43).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;enciclica <em>Ubi arcano, <\/em>del 23 dicembre 1922, Pio XI espresse con chiarezza il proposito di riprendere il Vaticano I (44) e, a questo fine, chiese di studiare quanto era rimasto inevaso a motivo della sua interruzione forzata. Fece inviare a cardinali e vescovi una lettera del segretario di stato domandando il loro parere sulla ripresa del concilio (45). Tuttavia l&#8217;iniziativa di papa Ratti non fu condotta in porto a motivo sia della complessit\u00e0 del dibattito intorno all&#8217;eventuale concilio sia, soprattutto, a causa della questione romana ancora aperta (46).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 nonostante l&#8217;idea della ripresa del Vaticano I non fu del tutto abbandonata. Infatti, dopo il tentativo fallito di Pio XI, anche papa Pacelli ne consider\u00f2 la possibilit\u00e0, affidando la questione al Sant&#8217;Uffizio. Una commissione ristretta inizi\u00f2 a lavorare su questa ipotesi il 15 marzo 1948. Successivamente, nel febbraio 1949, venne istituita la Commissione centrale o Commissione speciale preparatoria, e nominati presidente il nunzio in Italia, s.e. Borgongini Duca, e segretario il gesuita Pierre Charles, professore di teologia dogmatica a Lovanio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due dati sono rilevanti nel lavoro della Commissione: la convinzione che la mera ripresa del Vaticano I non giustificava la convocazione di un nuovo concilio e le divergenze in merito all&#8217;impostazione e all&#8217;organizzazione del concilio stesso. Di fatto, il 4 gennaio 1951, il papa dispose l&#8217;abbandono del progetto (47).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le difficolt\u00e0 oggettive legate al numero di vescovi da convocare e alle divergenze citate, insieme al disegno pacelliano di internazionalizzazione del collegio cardinalizio e della curia nonch\u00e9 di un magistero universale molto capillare, condussero a tale decisione (48).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, ecco l&#8217;altra faccia della medaglia, questi tentativi, che finirono sempre per arenarsi, possono essere considerati \u00ab&#8221;precedenti&#8221;, per intenderci, solo in ordine di tempo, essendo ben noto che l&#8217;idea del Concilio matur\u00f2, in Giovanni XXIII, per ben altre vie, n\u00e9 pu\u00f2 ricollegarsi direttamente ai propositi del suo predecessore\u00bb (49).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, appare chiaro che la pura ripresa del Vaticano I non poteva di per s\u00e9 sola giustificare l&#8217;indizione di un nuovo concilio. Una mera ripresa \u2014 come la stessa commissione preparatoria ai tempi di Pio XII fece presente &#8211; non sarebbe stata in grado di rispondere alle sollecitazioni storiche che lo Spirito stava offrendo alla Chiesa (50).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tali nuove sollecitazioni rispose il beato Giovanni XXIII. Gli studiosi hanno messo in rilievo alcuni elementi che potrebbero aiutare a comprendere come si fece strada l&#8217;idea del concilio nell&#8217;animo di Roncalli: gli anni passati come giovane segretario del vescovo di Bergamo, Radini Tedeschi, che gli permisero di conoscere l&#8217;uso del sinodo come strumento pastorale; i suoi studi storici, soprattutto quelli relativi all&#8217;applicazione della riforma tridentina da parte di san Carlo Borromeo (con la pubblicazione degli Atti della visita apostolica del santo a Bergamo nel 1575); le figure e le proposte di presuli come Bonomelli e Gelso Costantini; le frequentazioni degli ambienti ortodossi in qualit\u00e0 di rappresentante della Santa Sede; i tentativi dei suoi predecessori.. (51)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nell&#8217;esercizio del ministero petrino<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, nella celebre allocuzione <em>Gaudet mater Ecclesia <\/em>dell&#8217;11 ottobre 1962, Giovanni XXIII descrisse l&#8217;origine del Concilio con queste parole: \u00abQuanto all&#8217;origine e alla causa del grande avvenimento per il quale ci \u00e8 piaciuto adunarvi, \u00e8 sufficiente riportare ancora una volta la testimonianza, certamente umile, ma che noi possiamo attestare come sperimentata: la prima volta che abbiamo concepito questo Concilio nella mente quasi all&#8217;improvviso, e in seguito l&#8217;abbiamo comunicato con parole semplici davanti al sacro Collegio dei padri cardinali in quel fausto 25 gennaio 1959, festa della conversione di san Paolo, nella sua patriarcale basilica sulla via Ostiense.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli animi degli astanti furono subito repentinamente commossi, come se brillasse un raggio di luce soprannaturale, e tutti lo trasparirono soavemente sul volto e negli occhi. Nello stesso tempo si accese in tutto il mondo un enorme interesse, e tutti gli uomini cominciarono a attendere con impazienza la celebrazione del Concilio\u00bb (52).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il modo in cui si giunse all&#8217;annunzio del 25 gennaio 1959 \u00e8 stato oggetto di diverse pubblicazioni (53). E\u2019 necessario, tuttavia, soffermarsi a considerare la natura dell&#8217;ispirazione giovannea del Concilio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre abbandonare vecchi stereotipi, ormai superati: \u00e8 passato il tempo in cui si parlava del \u00abmistero Roncalli\u00bb per esprimere la difficolt\u00e0 di spiegare come un uomo profondamente legato alla tradizione abbia potuto indire un concilio come il Vaticano II (54).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, oggi \u00e8 agevolmente possibile riconoscere la grandezza spirituale di questo papa che present\u00f2 il Concilio come qualcosa di \u00abimprovviso\u00bb non perch\u00e9, come abbiamo detto, non ci fossero elementi nella sua storia personale e nei decenni precedenti al suo pontificato per poter pensare a un concilio, bens\u00ec perch\u00e9 l&#8217;annuncio e la convocazione di quello che sarebbe stato il Vaticano II, furono <em>la risposta personale che il <\/em><em>successore di Pietro diede allo Spirito nell&#8217;esercizio del suo singolare ministero <\/em>(55)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si pu\u00f2, infatti, che essere d&#8217;accordo con chi parla dell&#8217;ispirazione di Roncalli come di \u00abun pensiero, evidentemente gi\u00e0 riflettuto e di cui ha anche parlato a altri, che &#8211; in un certo momento \u2014 egli sente come accettato, supportato o anche &#8220;illuminato&#8221; da Dio\u00bb (56)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questa responsabilit\u00e0 personale nell&#8217;esercizio del ministero petrino da parte di Giovanni XXIII si connette il <em>novum <\/em>che, nel solco della <em>traditio catholica, caratterizza <\/em>il Vaticano II (57). Dalla considerazione sintetica dei precedenti ecclesiali e teologici del concilio Vaticano II e dell&#8217;iniziativa di Giovanni XXIII che abbiamo voluto offrire, emerge un elemento fondamentale per un&#8217;adeguata comprensione del Concilio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti gli avvenimenti precedenti, compresi i fattori di rinnovamento, non sono in grado di spiegare esaurientemente l&#8217;iniziativa del papa. E impossibile coglierla senza un&#8217;adeguata ermeneutica della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essa implica riconoscere che la storia della Chiesa ha per sua natura uno statuto teologico: la storia della Chiesa, descrivendo il pellegrinare del popolo di Dio attraverso i secoli verso la patria celeste, ha come protagonista il Padre che chiama gli uomini, in Ges\u00f9 Cristo e per la potenza dello Spirito, a esserne co-agonisti. Una strada che finisca, lo si voglia o meno, per estromettere dall&#8217;elaborazione della storia della Chiesa il dialogo tra la libert\u00e0 di Dio e la libert\u00e0 degli uomini semplicemente non risulta percorribile. La storia proprio in quanto storia mette in gioco questo incontro di libert\u00e0 e, in ultima analisi, la fede stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su questa base, numerose controversie ermeneutiche che vedono storici e teologi accusarsi reciprocamente di letture riduttive o ideologiche, dovrebbero essere lasciate definitivamente da parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente, non \u00e8 compito facile e necessita di grande acribia. Un aiuto ci pu\u00f2 essere offerto dall&#8217;analogia con ci\u00f2 che sta avvenendo nell&#8217;ambito degli studi biblici. Nell&#8217;esortazione apostolica <em>Verbum Domini, <\/em>Benedetto XVI indica alcuni evidenti rischi che minacciano l&#8217;interpretazione delle Scritture quando metodologicamente si cede al dualismo tra i due livelli, quello storico-critico e quello teologico: la riduzione della Scrittura a un testo solo del passato, l&#8217;elaborazione di un&#8217;ermeneutica secolarizzata, la cui chiave fondamentale \u00e8 la convinzione che il divino non appare nella storia umana, e la conseguente estensione del dubbio sui misteri fondamentali del cristianesimo e sul loro valore storico (58).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il \u00absoggetto\u00bb adeguato<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sembra che queste considerazioni possano illuminare il necessario compito di ermeneutica adeguata al concilio Vaticano II. Lo prova il fatto che il criterio fondamentale per l&#8217;esegesi biblica proposto dal papa \u00e8 applicabile all&#8217;ermeneutica conciliare: \u00abII luogo originario dell&#8217;interpretazione scritturistica \u00e8 la vita della Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa affermazione non indica il riferimento ecclesiale come un criterio estrinseco cui gli esegeti devono piegarsi, ma \u00e8 richiesta dalla realt\u00e0 stessa delle Scritture e da come esse si sono formate nel tempo\u00bb (59). Sembra plausibile leggere quest&#8217;affermazione in rapporto alla proposta del papa circa \u00abl\u2019ermeneutica della riforma&#8221;, del rinnovamento nella continuit\u00e0 dell&#8217;unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato; \u00e8 un soggetto che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo per\u00f2 sempre lo stesso, unico soggetto del popolo di Dio in cammino\u00bb (60).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto fin qui detto indica con chiarezza quale sia il soggetto adeguato di un&#8217;ermeneutica conciliare. La lettura conciliare, sia per lo storico sia per il teologo, non pu\u00f2 scaturire, in ultima istanza, che dal \u00absoggetto Chiesa\u00bb. Solo in esso trova la sua unit\u00e0. Attraverso il \u00absoggetto Chiesa\u00bb, infatti, l&#8217;unit\u00e0, per sua natura, \u00e8 posta e garantita all&#8217;origine e non cercata come il convergere di strade autonome.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente, quando si parla di \u00absoggetto Chiesa\u00bb \u2014 ma questo dovrebbe essere un dato acquisito proprio grazie all&#8217;insegnamento conciliare &#8211; lo si intende secondo tutta la ricchezza della <em>communio <\/em>che \u00e8 nello stesso tempo <em>communio <\/em><em>christifiddium, communio hierarchica <\/em>e <em>communio Ecclesia<\/em><em>rum, <\/em>quella <em>communio <\/em>che vive secondo \u00abil vero principio teologico della variet\u00e0 e della pluriformit\u00e0 nell&#8217;unit\u00e0\u00bb (61)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">2. L&#8217;INDOLE PASTORALE DEL CONCILIO<\/p>\n<p><strong>Genesi e affermazione <\/strong><strong>di un concetto dibattuto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II frutto della risposta di Giovanni XXIII alla sollecitazione dello Spirito per il bene della Chiesa e della sua missione, fu la proposta di un concilio ecumenico le cui finalit\u00e0 e caratteristiche, anche se non sempre tra loro omogenee (aggiornamento, unit\u00e0 dei cristiani e della famiglia umana, attenzione ai segni dei tempi, indole pastorale del magistero, scelta di esporre pi\u00f9 chiaramente il valore dell&#8217;insegnamento piuttosto che di condannare&#8230;), possono essere sinteticamente enucleate nel termine \u00abpastorale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, l&#8217;indole \u00abpastorale\u00bb ha segnato fin dall&#8217;origine l&#8217;indizione conciliare. Il termine \u00abpastorale\u00bb, che connotava da tempo la sensibilit\u00e0 di Roncalli, diventa esplicito nel suo ministero come patriarca di Venezia. (62) Viene riproposto dal papa in diversi interventi fino ad arrivare alla celebre <em>Gaudet mater Ecclesia. <\/em>La letteratura storico-teologica ha sufficientemente documentato non solo la lettera di questa considerazione, ma anche il suo significato (63).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Limitandoci ad alcuni degli interventi pi\u00f9 significativi di Giovanni XXIII al riguardo, possiamo iniziare citando le parole con cui la costituzione apostolica <em>Humanae salutis <\/em>descrive la finalit\u00e0 del Concilio: \u00abQuesto si richiede ora alla Chiesa: di immettere l&#8217;energia perenne, vivificante, divina del Vangelo nelle vene di quella che \u00e8 oggi la comunit\u00e0 umana, che si esalta delle sue conquiste nel campo della tecnica e delle scienze, ma subisce le conseguenze di un ordine temporale che taluni hanno tentato di riorganizzare prescindendo da Dio\u00bb (64).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Segue il radiomessaggio dell&#8217;11 settembre 1962, un mese prima dell&#8217;apertura del primo periodo del Concilio: \u00abII mondo infatti ha bisogno di Cristo: ed \u00e8 la Chiesa che deve portare Cristo al mondo. Il mondo ha i suoi problemi dei quali cerca talora con angoscia una soluzione (&#8230;). Questi problemi di acutissima gravita stanno da sempre nel cuore della Chiesa. Perci\u00f2 essa li ha fatti oggetto di studio attento, e il concilio ecumenico potr\u00e0 offrire, con chiaro linguaggio, soluzioni che son postulate dalla dignit\u00e0 dell&#8217;uomo e dalla sua vocazione cristiana\u00bb (65).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine \u00e8 d&#8217;obbligo citare quello che \u00e8 stato considerato l&#8217;emblema dell&#8217;indole pastorale del Concilio proposta da Giovanni XXIII, l&#8217;allocuzione <em>Gaudet mater Ecclesia<\/em> (66). Si \u00e8 evidenziato come il papa, con uno squisito gesto primaziale, pi\u00f9 che offrire un ordine del giorno per i lavori del Concilio <em>\u2014 <\/em>sono noti i commenti anche autorevoli di coloro che ritenevano imprescindibile un programma (67) consegn\u00f2 una prospettiva o linea di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda il contenuto dell&#8217;allocuzione, \u00abse la prima parte era destinata ai presupposti del Concilio: sperimentata fecondit\u00e0 dell&#8217;istituzione conciliare, centralit\u00e0 del Cristo nel rapporto tra concilio e Chiesa e, infine, contesto storico del nuovo concilio, [la] seconda parte concerneva pi\u00f9 direttamente i contenuti del lavoro conciliare\u00bb (68).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra questi contenuti, particolare attenzione \u00e8 stata dedicata alla caratterizzazione pastorale del magistero, per riproporre la fede cristiana in modo adeguato al cammino storico della Chiesa e, quindi, ai tempi in cui essa \u00e8 chiamata a svolgere la sua missione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vale la pena citare per esteso questo celeberrimo brano: \u00abNoi non dobbiamo soltanto custodire questo prezioso tesoro, come se ci preoccupassimo della sola antichit\u00e0, ma, alacri, senza timore, dobbiamo continuare nell&#8217;opera che la nostra epoca esige, proseguendo il cammino che la Chiesa ha percorso per quasi venti secoli. Ma il nostro lavoro non consiste neppure, come scopo primario, nel discutere alcuni dei principali temi della dottrina ecclesiastica (&#8230;). Per intavolare soltanto simili discussioni non era necessario indire un concilio ecumenico. Al presente bisogna invece che in questi nostri tempi l&#8217;intero insegnamento cristiano sia sottoposto da tutti a nuovo esame, con animo sereno e pacato, senza nulla togliervi, in quella maniera accurata di pensare e di formulare le parole che risalta soprattutto negli atti dei concili di Trento e Vaticano I; occorre che la stessa dottrina sia esaminata pi\u00f9 largamente e pi\u00f9 a fondo e gli animi ne siano pi\u00f9 pienamente imbevuti e informati, come auspicano ardentemente tutti i sinceri fautori della verit\u00e0 cristiana, cattolica, apostolica; occorre che questa dottrina certa e immutabile, alla quale si deve prestare un assenso fedele, sia approfondita ed esposta secondo quanto \u00e8 richiesto dai nostri tempi. Altro \u00e8 infatti il deposito della fede, cio\u00e8 le verit\u00e0 che sono contenute nella nostra veneranda dottrina, altro \u00e8 il modo con il quale esse sono annunziate, sempre per\u00f2 nello stesso senso e nella stessa accezione. Va data grande importanza a questo metodo e, se \u00e8 necessario, applicato con pazienza; si dovr\u00e0 cio\u00e8 adottare quella forma di esposizione che pi\u00f9 corrisponda al magistero, la cui indole \u00e8 prevalentemente pastorale\u00bb (69).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Uno snodo ermeneutico decisivo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 questa l&#8217;occasione per compiere una ricerca dettagliata sull&#8217;effettiva recezione da parte dei padri conciliari di questa prospettiva indicata dal papa (70). Tuttavia, occorre riconoscere che parlare di \u00abconcilio pastorale\u00bb o \u00abindole pa-storale\u00bb del concilio implica inoltrarsi in uno dei nodi fondamentali dell&#8217;ermeneutica del Vaticano II. Non a caso il significato del termine \u00abpastorale\u00bb e l&#8217;opportunit\u00e0 di utilizzarlo fu oggetto di dibattito gi\u00e0 lungo i lavori conciliari: basti ricordare l&#8217;emblematica discussione sul carattere pastorale dello <em>Schema XIII <\/em>sul titolo che esso doveva ricevere (71).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa si intende per \u00abindole pastorale\u00bb del Concilio?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per descrivere il contenuto di questa espressione possiamo proporre alcuni elementi fondamentali che dovranno essere convenientemente approfonditi nelle sedi adeguate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In primo luogo, mi sia permesso di riprendere la proposta d&#8217;interpretazione dell&#8217;indole pastorale del Concilio, che ebbi modo di offrire riflettendo sulla recezione della <em>Gaudium <\/em><em>et spes, <\/em>nel convegno internazionale sul Vaticano II celebratosi a Roma in occasione del grande giubileo del 2000 (72) \u00abIn estrema sintesi: &#8211; dicevo allora &#8211; papa Roncalli, e sulla sua scia Paolo VI e i padri conciliari, hanno inteso sottolineare la natura salvifica della Chiesa proprio con l&#8217;evidenziarne il compito pastorale. La Chiesa offre testimonianza della verit\u00e0 che \u00e8 Ges\u00f9 Cristo per il fatto di concepirsi essenzialmente <em>propter homines<\/em>\u00bb.(73)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi col termine \u00abpastorale\u00bb ci si riferisce alla missione storico-salvifica (sacramentale) della Chiesa. Questa prospettiva suppone una considerazione \u00abpastorale\u00bb del <em>Chi <\/em>della Chiesa, all&#8217;interno della quale rientra il tema &#8211; decisivo, ma circoscritto <em>\u2014 <\/em>della formulazione pastorale della dottrina. L&#8217;\u00abindole pastorale\u00bb mostra che \u00abla Chiesa appare come una realt\u00e0 essenzialmente eccentrica, definibile solo in base a una duplice costitutiva relazione: a Cristo e alla sua missione, da una parte, e al mondo verso cui \u00e8 continuamente ed essenzialmente inviata, dall&#8217;altra\u00bb (74)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il valore del magistero conciliare<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La considerazione \u00abpastorale\u00bb della Chiesa, l&#8217;identificazione del suo essere essenzialmente \u00abeccentrica\u00bb, cio\u00e8 missionaria, conduce a riconoscere che \u00abnon c&#8217;\u00e8 annuncio del Vangelo di Dio senza farsi carico del destinatario\u00bb (75). Questo farsi carico del destinatario rivela tutta la sua portata nel rinnovamento della teologia della rivelazione e della fede sulla scia della costituzione dogmatica <em>Dei Verbum <\/em>(76).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, \u00abla rivelazione diventa realt\u00e0 soltanto e sempre l\u00e0 dove c&#8217;\u00e8 fede (&#8230;). Di conseguenza appartiene, fino a un certo punto, alla rivelazione anche il soggetto ricevente, senza del quale essa non esiste\u00bb (77). Occorrerebbe, a proposito del destinatario della rivelazione, approfondire come la storia chieda sempre decisione, chieda libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c&#8217;\u00e8 storia che possa prescindere dalla decisione del singolo uomo. Ogni censura fatta alla storia, \u00e8 condannata a fallire, proprio perch\u00e9 \u00e8 una sorta di attentato oggettivo contro la libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa comprensione dell&#8217;indole pastorale del Concilio, infine, permette un risultato di primo ordine (anche per il rapporto con la modernit\u00e0): \u00abCristianesimo e storia non sono pi\u00f9 pensati come due fattori estrinseci e tra loro presupposti\u00bb (78). In forza della \u00abpastoralit\u00e0\u00bb \u00e8 possibile precisare il rapporto tra cristianesimo e storia nella prospettiva della <em>logica sacramentale <\/em>(79).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dall&#8217;indole pastorale del Concilio risulta plausibile una lettura unitaria delle quattro costituzioni conciliari, che trova nella costituzione pastorale <em>Gaudium et spes<\/em> la sua espressione emblematica. Secondo tale lettura unitaria le costituzioni <em>Sacrosanctum concilium <\/em>e <em>Lumen gentium <\/em>manifestano l&#8217;autocoscienza missionaria della Chiesa, cio\u00e8, la risposta al celebre interrogativo <em>Ecclesia quid dicis de te <\/em><em>ipsa? <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una risposta resa possibile dall&#8217;insegnamento su rivelazione e fede a opera della costituzione dogmatica <em>Dei Ver<\/em><em>bum <\/em>(80) L&#8217;essenza pastorale della Chiesa implica che dica a s\u00e9 e al mondo <em>chi essa sia <\/em>e per farlo non pu\u00f2 che partire dall&#8217;autocomunicazione della Trinit\u00e0 (rivelazione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, \u00e8 possibile riconoscere continuit\u00e0 tra la prospettiva di un \u00abconcilio pastorale\u00bb di Giovanni XXIII e l&#8217;ac\u00adcento ecclesiologico favorito da Paolo VI (81). In primo luogo, per la valutazione che lo stesso Montini offr\u00ec ai suoi diocesani dell&#8217;allocuzione <em>Gaudet mater Ecclesia. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scriveva il 13 ottobre 1962: \u00abAbbiamo visto la Chiesa! E ascoltato! la voce del papa su tutte, una voce di padre e di profeta, quella di un maestro amico del mondo. Bisogna, cari confratelli e fedeli, rileggere il discorso del papa all&#8217;apertura del Concilio. \u00c8 la chiave per comprendere il resto; \u00e8 l&#8217;invito alla sintonia dei sentimenti e dei propositi con il Concilio stesso; \u00e8 la lezione sul come bisogna oggi guardare il mondo, la vita: &#8220;La Chiesa cattolica &#8211; ha detto il papa &#8211; innalzando per mezzo di questo concilio ecumenico la fiaccola della verit\u00e0 religiosa, vuoi mostrarsi madre amorevole di tutti, benigna, paziente, piena di misericordia e di bont\u00e0 verso i figli da lei separati. ..&#8221;. Bisogna che questa voce del papa risuoni dentro di noi e ci educhi a essere cristiani, e sentirci cattolici. Ascoltare\u00bb (82).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, in forza della ripresa esplicita della <em>Gaudet mater Ecclesia <\/em>e della finalit\u00e0 pastorale del Concilio proposta dallo stesso Paolo VI nel discorso di apertura del secondo periodo conciliare, il 29 settembre 1963 (83).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un testimone privilegiato del nesso intrinseco tra indole pastorale del Concilio e rinnovamento dell&#8217;autocoscienza della Chiesa, \u00e8 il cardinale Karol Wojtyla e il suo ministero a Cracovia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sua opera <em>Alle fonti del rinnovamento <\/em>il futuro Giovanni Paolo II coglie acutamente il nesso tra pastoralit\u00e0, autocoscienza e realizzarsi della Chiesa: il Vaticano II \u00abconservando il carattere di pastoralit\u00e0 \u2014 anzi, proprio a motivo del suo fine pastorale \u2014 ha sviluppato largamente la dottrina della fede e di conseguenza ha creato le basi per il suo arricchimento (&#8230;). Infatti, prendendo in esame l&#8217;insieme del magistero conciliare, ci accorgiamo che i pastori della Chiesa si prefiggevano non tanto e non soltanto di dare una risposta all&#8217;interrogativo: in che cosa bisogna credere quale \u00e8 il genuino senso di questa o quella verit\u00e0 della fede o simili, ma cercavano piuttosto di rispondere alla domanda pi\u00f9 complessa: che cosa vuoi dire essere credente, essere cattolico, essere membro della Chiesa? Essi si sono adoperati a dare risposta a questo interrogativo nell&#8217;ampio contesto del mondo di oggi\u00bb (81).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;azione del card. Wojtyla e il magistero di Giovanni Paolo II individuano nel singolare principio dell\u2019 <em>arricchimento della fede <\/em>la nota distintiva di questa pastoralit\u00e0: non si tratta di un principio puramente intellettuale, ma di una concreta attuazione di forme ecclesiali personali e comunitarie (85).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per concludere questo secondo passaggio della nostra riflessione, mi preme sottolineare che l&#8217;indole pastorale del Concilio, lungi dal depotenziare la portata del Vaticano II per la Chiesa e l&#8217;importanza del suo insegnamento dottrinale (86), la rafforza. E lo fa proprio perch\u00e9 mostra come dalla considerazione della missione della Chiesa scaturisca la possibilit\u00e0 di una pi\u00f9 adeguata comprensione della stessa rivelazione cristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco perch\u00e9 l&#8217;indole pastorale del Concilio ne esalta tutta la portata dottrinale: \u00abSarebbe assolutamente sbagliato contrapporre l&#8217;intenzione e il modo di esprimersi pastorale del Concilio al significato dottrinale, esplicitamente formulato e continuamente ribadito, dimenticando che i suoi testi contengono &#8220;un serio appello alla coscienza del cristiano cattolico&#8221; (J. Ratzinger)\u00bb (87).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">3. EVENTO E CORPUS DOTTRINALE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli albori del Concilio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019 esaminare gli albori del lavoro conciliare, con tutta l&#8217;attivit\u00e0 di preparazione che lo precedette, dobbiamo in questa sede, per ovvi motivi, lasciar cadere altre vicende non prive di complessit\u00e0 (88), e concentrarci su due momenti: gli interventi dei cardinali Li\u00e9nart e Frings, quest&#8217;ultimo anche a nome dei cardinali D\u00f2pfner e K\u00f2nig, del 13 ottobre 1962, e la considerazione degli schemi, approntati durante la fase preparatoria, fino al loro arrivo in aula conciliare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli studiosi hanno segnalato l&#8217;importanza della richiesta di rinvio della votazione delle commissioni conciliari fatta dal cardinale Li\u00e9nart e appoggiata dall&#8217;arcivescovo di Colonia (89). Definire questo fatto come \u00abrottura della legalit\u00e0 conciliare\u00bb (90) significa prescindere dall&#8217;accettazione della proposta da parte della presidenza. Ed \u00e8 quindi un abuso interpretativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E rinvio della votazione consent\u00ec di comporre le commissioni conciliari incrementandone sia l&#8217;internazionalit\u00e0 sia la pluralit\u00e0 di visioni e di competenza teologica dei membri. Soprattutto \u00ab\u00e8 necessario considerare come frutto di questa prima decisione fondamentale del Concilio, il ristabilimento d&#8217;una tensione feconda tra periferia e centro, tra la molteplicit\u00e0 vivente del cattolicesimo rappresentata dall&#8217;episcopato e l&#8217;unit\u00e0 la cui garanzia \u00e8 affidata al primato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E si deve aggiungere che la tensione tra questi due elementi non \u00e8 assolutamente, come qualche osservatore sorpreso ha deplorato, un andare &#8220;in panne&#8221;, un doloroso incidente di percorso, ma questa tensione, e l&#8217;arricchimento reciproco tra l&#8217;uno e il molteplice che ne risulta, appartiene di per s\u00e9 all&#8217;espressione stessa della vita della Chiesa, essere vivente che, infatti, ha bisogno di tali tensioni per svilupparsi\u00bb (91).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, \u00e8 opportuno offrire qualche precisazione in merito agli schemi preparati per lo svolgimento del concilio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un primo dato che \u00e8 conveniente sottolineare riguarda il lavoro della Commissione centrale preparatoria, che vide la presenza di personalit\u00e0 come Alfrink, Bea, Cicognani, D\u00f2pfner, Frings, K\u00f2nig, Larraona, L\u00e9ger, Li\u00e9nart, Montini, Ottaviani, Pizzardo, Ruffini e Siri (92). \u00c8, infatti, necessario evidenziare che in quella sede cominci\u00f2 a farsi spazio, pur timidamente, l&#8217;intendimento pastorale proposto da Giovanni XXIII (93).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un secondo dato riguarda la quantit\u00e0 degli schemi preparati. Si \u00e8 giunti addirittura a parlare di \u00abmiopia ed elefantiasi del lavoro preparatorio\u00bb, (94) giudizio che dev&#8217;essere adeguatamente corretto. Infatti, gi\u00e0 nel 1971 Vincenzo Carbone forn\u00ec gli elementi necessari per poter concludere che \u00abil numero degli schemi fu ridotto a ventidue senza particolari difficolt\u00e0\u00bb (95).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In terzo luogo, \u00e8 opportuno notare che i giudizi sulla qualit\u00e0 e il tenore degli schemi preparati sono molto discordi e anche contraddittori. Non manca chi li considera la \u00abquintessenza\u00bb di quella che viene chiamata \u00abteologia o corrente romana\u00bb, tesa a proporre un concilio dottrinale di preservazione della fede e condanna degli errori moderni (96).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;opposto estremo, soprattutto per quanto riguarda il materiale preparato dalla commissione teologica, (97) troviamo l&#8217;opinione di chi considera, senz&#8217;altro con una certa enfasi polemica, che \u00absicuramente il periodo preparatorio fu teologicamente pi\u00f9 interessante e importante del periodo conciliare\u00bb (98).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sull&#8217;importanza degli schemi preparatori<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla luce dell&#8217;uso effettivo degli schemi preparati nel processo di redazione e approvazione dei diversi documenti conciliari &#8211; oggi \u00e8 riconosciuto, anche da coloro che mantengono pareri contrapposti sul loro valore, che gli schemi hanno avuto una loro importanza \u2013 (99) appare pi\u00f9 equilibrato il giudizio sul materiale preparatorio che Joseph Ratzinger offre in <em>La mia vita: <\/em>\u00abCome membro della commissione centrale per la preparazione del Concilio il cardinal Frings ricevette gli schemi preparatori <em>(&#8220;Schemata&#8221;), <\/em>che dovevano essere presentati ai padri dopo la convocazione dell&#8217;assemblea conciliare per essere discussi e approvati. Questi testi egli me li invi\u00f2 ora regolarmente, per avere un mio parere e delle proposte di miglioramento. Ovviamente, su diversi punti avevo qualcosa da osservare, ma non trovavo nessuna ragione per rifiutarli del tutto, come poi, durante il Concilio, fu da molti richiesto e, infine, anche ottenuto. Indubbiamente, il rinnovamento biblico e patristico, che aveva avuto luogo nei decenni precedenti, aveva lasciato solo poche tracce in questi documenti; essi davano quindi un&#8217;impressione di rigidit\u00e0 e di scarsa apertura, di un eccessivo legame con la teologia scolastica, di un pensiero troppo professorale e poco pastorale; ma si deve riconoscere che essi erano stati elaborati con cura e solidit\u00e0 di argomentazioni\u00bb (100).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un tale giudizio, infatti, permette di meglio comprendere sia il contributo reale dell&#8217;attivit\u00e0 preparatoria ai lavori conciliari, sia le ragioni dell&#8217;esito degli schemi dopo la loro presentazione in aula.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un esempio paradigmatico, anche se di poco esula dal penodo che stiamo considerando, ci viene offerto dal primo dibattito sullo schema <em>De Ecclesia, <\/em>iniziato il 1 dicembre 1962 nella XXXI Congregazione generale. Esso \u00e8 preceduto dal sintomatico lamento del cardinale Ottaviani sulle critiche che avrebbe ricevuto lo schema presentato (101).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dato significativo, che gli studiosi mettono in evidenza con acribia, \u00e8 costituito dal fatto che le critiche allo schema non riguardano direttamente i contenuti dottrinali del medesimo, bens\u00ec il loro stile teologico. Gli interventi dei padri conciliari lasciano trasparire la necessit\u00e0 non solo di accettare la prospettiva di Giovanni XXIII sull&#8217;indole pastorale del Concilio, ma anche di assumere gli apporti dei movimenti di rinnovamento (missionario, catechistico, biblico, patristico, liturgico&#8230;) precedenti al Concilio (102)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 il Philips nel suo commento alla costituzione <em>Lumen gentium <\/em>osserva: \u00abMalgrado gli elogi che gli vengono decretati (semplici formule di cortesia, per entrare in argomento) il testo proposto \u00e8 oggetto di critiche aperte. La maggior parte degli oratori riconosce che il lavoro dottrinale \u00e8 stato condotto diligentemente; i punti trattati sono effettivamente della massima attualit\u00e0 e perseguono obiettivi di un alto insegnamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l&#8217;esposizione \u00e8 per lo pi\u00f9 troppo astratta e troppo schematica per essere in grado di promuovere un rinnovamento di fede profondo ed efficace. Inoltre, il testo assomiglia piuttosto a una giustapposizione di punti dottrinali che a un insieme veramente strutturato (&#8230;). Si fa rilevare la differenza tra lo spirito che papa Giovanni aveva descritto nel suo impressionante discorso inaugurale e il modo in cui \u00e8 concepito il documento, sia nella sostanza sia nella forma, dove si stenta a intravedere le preoccupazioni del papa. Tutti desiderano una esposizione di carattere pastorale; ma non si \u00e8 d&#8217;accordo sui metodi per arrivarvi\u00bb (103).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il <\/strong><strong>soggetto Chiesa si disse<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esito del dibattito sugli schemi approntanti prima dell&#8217;apertura del Concilio e, soprattutto, la richiesta di un&#8217;esposizione pastorale della materia da trattare faranno spazio a un nuovo <em>\u00abmodus loquendi<\/em> determinato, a monte, dal ritorno alle fonti e, a valle, dai destinatari ai quali ci si vuoi rivolgere\u00bb (104). Siamo cos\u00ec di fronte al processo di rinnovamento caratteristico del Vaticano II.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sia la decisione di rinviare la votazione delle commissioni, sia la sorte degli schemi preparatori ci consentono di identificare un terzo nodo ermeneutico: tra <em>evento <\/em>e <em>corpus <\/em><em>dottrinale <\/em>si da conformit\u00e0 o antinomia? (105)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E possibile superare tale alternativa? A mio modo di vedere lo \u00e8 se vengono assunte fino in fondo sia un&#8217;ermeneutica adeguata della storia \u2014 primo passaggio della nostra riflessione &#8211; sia l&#8217;indole pastorale dell&#8217;insegnamento conciliare <em>\u2014 <\/em>secondo passaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, l&#8217;ermeneutica della storia conciliare ci indica che l&#8217;urgenza missionaria (indole pastorale) richiese di rispondere alla domanda: <em>chi \u00e8 la Chiesa? <\/em>Tale domanda trov\u00f2 nel Concilio <em>(evento), <\/em>come espressione rappresentativa della Chiesa, la sua risposta: nell&#8217;evento del Concilio il <em>\u00absoggetto Chiesa si disse\u00bb (corpus dottrinale). <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso, i documenti conciliari non solo fanno parte integrante dell&#8217;evento, ma permettono l&#8217;accesso all&#8217;evento stesso nella sua verit\u00e0. Evento e testi sono semplicemente indisgiungibili (106). Non c&#8217;\u00e8 antinomia tra <em>evento e corpus dot<\/em><em>trinale, <\/em>ma conformit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia \u00e8 possibile domandarsi: esiste una sporgenza dell&#8217;evento rispetto ai testi? Esiste. E non deve meravigliare. Basta citare l&#8217;analogia (senza perdere di vista la maggior differenza) con la rivelazione: l&#8217;autocomunicazione della Trinit\u00e0 all&#8217;uomo e alla famiglia umana sporge rispetto alla Tradizione e alla sacra Scrittura &#8211; che pure \u00e8 ispirata e canonica \u2014 autenticamente interpretate dal magistero, eppure non si ha accesso all&#8217;autocomunicazione che Dio ha voluto far di s\u00e9 a prescindere dalla rivelazione scritta o trasmessa (cf. <em>Dei Verbum, <\/em>nn. 7-10; <em>EV<\/em>1\/880-888).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sporgenza a cui ci stiamo riferendo \u00e8 irriducibile, perch\u00e9 \u00e8 propria del cammino storico della Chiesa. E al suo interno che si deve leggere l&#8217;incidenza del Concilio e il grado della sua recezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;inadeguatezza dell&#8217;opposizione evento-testi ci porta a riconoscere, ancora una volta, l&#8217;inseparabile intreccio tra l&#8217;elemento teologico e quello storico. La storia non pu\u00f2 essere ridotta a una somma di fatti bruti tra loro giustapposti. La storia ha un senso perch\u00e9 in essa si attua il destino dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia \u00e8 <em>res gestae, <\/em>cio\u00e8 espressione di azioni significanti. Questo dato emerge con chiarezza proprio dalla considerazione dell&#8217; <em>intenzione generativa <\/em>dei testi che narrano la storia. Questi, infatti, non si lasciano spogliare di tale intenzione in nome di una pretesa oggetti-vita, sotto pena di cadere in bal\u00eca di una ricerca puramente soggettiva. L&#8217;esistenza di uno scarto tra l&#8217;analisi critica di un testo e l&#8217;intenzione generativa del medesimo va indubbiamente riconosciuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 proprio questo scarto a garantire la natura fondativa dell&#8217;intenzione generativa del testo, impedendo al lettore o allo scienziato di appropriarsene come se fosse un suo prodotto. L&#8217;intenzione, sempre soggiacente al racconto storico, \u00e8 una solida prova di come le circostanze e i rapporti che si danno nella storia provochino la libert\u00e0 a prendere posizione, a decidere. Proprio per questa ragione, evento e testi frutto dell&#8217;evento chiedono adesione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto indisgiungibile <em>evento-corpus di insegna<\/em><em>menti, <\/em>che non elude la questione dell&#8217;inevitabile e benefica sporgenza, fa emergere, ancora una volta, attraverso il peso dell&#8217;intenzione generativa, l&#8217;insostituibile ruolo del protagonista del Concilio e della recezione: il <em>\u00absoggetto Chiesa\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">4. \u00abLA CHIESA PROSEGUE IL SUO PELLEGRINAGGIO\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lettura del concilio Vaticano II, anche limitata al tempo che va dai suoi albori fino all&#8217;apertura, impone un&#8217;ermeneutica adeguata della storia. Alla luce della chiave della pastoralit\u00e0, questa lettura \u00e8 resa possibile dalla polarit\u00e0 <em>evento-corpus, <\/em>mantenuta in indisgiungibile unit\u00e0 dal \u00absoggetto Chiesa\u00bb in cammino nella storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Vaticano II \u00e8 stato una tappa singolare e decisiva dell&#8217;avanzare della Chiesa lungo la storia, un provvidenziale <em>\u00abbalzo innanzi\u00bb. <\/em>Sono molto significative le parole finali di <em>Lumen gentium 8 <\/em>che, mentre chiudono il capitolo I sul mistero della Chiesa, introducono al capitolo II sul popolo di Dio, mostrando cos\u00ec l&#8217;inscindibile unit\u00e0 tra l&#8217;origine tri-nitaria della Chiesa e il suo essere soggetto storico (107).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa Chiesa &#8220;prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio&#8221;, annunziando la passione e la morte del Signore finch\u00e9 egli venga (cf. 1 Cor 11,26). Dalla potenza del Signore risorto viene corroborata per vincere con pazienza e carit\u00e0 le sue afflizioni e difficolt\u00e0 interne ed esterne e per svelare al mondo con fedelt\u00e0, anche se in immagine, il mistero di lui, fin quando alla fine sar\u00e0 manifestato in piena luce\u00bb (108).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo pellegrinaggio non pu\u00f2 compiersi senza la dinamica della <em>riforma. <\/em>Non a caso, prima di concludere il paragrafo, lo stesso numero 8 di <em>Lumen gentium <\/em>recita: \u00abLa Chiesa, che comprende nel suo seno i peccatori, santa e insieme sempre bisognosa di purificazione <em>[semper purificanda<\/em><em>], <\/em>\u00e8 continuamente dedita alla penitenza e al rinnovamento\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;ottica di questa formula conciliare si spiega il ricorso alla categoria di <em>riforma. <\/em>Essa non pu\u00f2 essere adeguatamente compresa da letture costituzionaliste del <em>corpus <\/em>del Vaticano II (109) e non \u00e8 riducibile a cambiamenti puramente istituzionali (110). La <em>riforma \u00e8 <\/em>legata all&#8217;approfondirsi dell&#8217;autocoscienza e della santit\u00e0 ecclesiali che lo Spirito assicura alla Sposa soprattutto quando questa non rinuncia a proporre in ogni tempo storico, disposta al martirio, l&#8217;avvenimento salvifico di Cristo (111)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se \u00abla Chiesa peregrinante verso la meta \u00e8 chiamata da Cristo a questa continua riforma\u00bb <em>(Unitatis redintegratio, <\/em>n. 6; <em>EV <\/em>l\/520s), allora la categoria di <em>riforma <\/em>(112), che invera quelle di <em>aggiornamento <\/em>e di <em>rinnovamento <\/em>utilizzate da Giovanni XXIII (113) e da Paolo VI, (114) supera le false problematiche della continuit\u00e0 e della discontinuit\u00e0 e quelle della rottura e della persistenza. In quest&#8217;ottica ci sembra si muova il gi\u00e0 citato discorso di Benedetto XVI alla curia romana del 22 dicembre 2005.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La categoria di <em>riforma, <\/em>quindi, al di l\u00e0 di eventuali comprensioni riduttive del suo significato, continua a sembrare a me la pi\u00f9 conveniente per leggere la natura dell&#8217;<em>&#8216;evento <\/em>conciliare e per un&#8217;adeguata ermeneutica del suo <em>corpus <\/em>nell&#8217;ottica della pastoralit\u00e0. La categoria di <em>riforma <\/em>mette in evidenza il primato della fede \u2014 si vede cos\u00ec il legame tra il concilio Vaticano II e l&#8217;Anno della fede che Benedetto XVI ha voluto esplicitare nel motu proprio <em>Porta fidei <\/em>&#8211; poich\u00e9 \u00abla fede stessa, in tutta la sua grandezza e ampiezza, \u00e8 sempre nuovamente la riforma ecclesiale di cui noi abbiamo bisogno\u00bb (115).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 questa la prospettiva con cui affrontare il processo di recezione del Vaticano II. Esso \u00e8 parte integrante dell&#8217;essenziale compito missionario della Chiesa, cio\u00e8, del suo porsi nella storia come sacramento universale di salvezza (116).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;indole pastorale, intesa nella sua pienezza che va dall\u2019<em>&#8216;evento <\/em>al <em>corpus dottrinale, <\/em>rappresenta il <em>novum <\/em>del Vaticano II. I suoi benefici effetti sono gi\u00e0 ben visibili nella storia della Chiesa. Tuttavia la sua recezione, ancora in atto, continua a esigere dai cristiani una risposta libera e generosa alla chiamata di Dio che si attesta nella trama storica di circostanze e di rapporti.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>\u00a0Citt\u00e0 del Vaticano, Salone San Pio X, 3 ottobre 2012.<br \/>\nCard. <em><strong>Angelo Scola<br \/>\n<\/strong>Arcivescovo di Milano<br \/>\n<\/em><\/em><\/p>\n<div align=\"center\">\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=5299\" target=\"_blank\">vai alle note<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>il Regno n.17 1 ottobre 2012 Lo scorso 3 ottobre, il card. Scola ha tenuto la prolusione d&#8217;apertura &#8211; intitolata Dagli albori all&#8217;apertura del Concilio. 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