{"id":5243,"date":"2012-10-18T14:59:18","date_gmt":"2012-10-18T12:59:18","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-06-09T15:15:45","modified_gmt":"2016-06-09T13:15:45","slug":"la-triplice-verginit-di-maria-i-de-la-potterie-sj-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-triplice-verginit-di-maria-i-de-la-potterie-sj-2\/","title":{"rendered":"La triplice verginit&agrave; di Maria &#8211; I. de La Potterie S.J. (2)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong>Marianum<\/strong> XLV (1983)<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>II parto verginale del Verbo incarnato:<\/strong><br \/>\n<strong> \u00abNon ex sanguinibus&#8230;,\u00a0 sed ex Deo natus est\u00bb (Gv. 1, 13) *<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-34459 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/Maria-Vergine.jpg\" alt=\"Maria Vergine\" width=\"268\" height=\"188\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>IGNACE DE LA POTTERIE, S.I.<\/em><br \/>\n(Pontificio Istituto Biblico \u2013 Roma)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[<em>a causa della mancanza di idonee font nel sito la grafia delle\u00a0 parole greche pu\u00f2 risultare scorretta n.d.r<\/em>.]<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>3.<\/strong> L&#8217;ultimo testo citato ci da l&#8217;occasione di fare un&#8217;osservazione pi\u00f9 generale di una certa importanza: si rimane colpiti dall&#8217;insistenza frequente nella tradizione patristica <em>sull&#8217;incontaminazione <\/em>di Maria. Perch\u00e9? In tali testi, probabilmente, traspare ancora l&#8217;antica preoccupazione giudaica per la purit\u00e0 rituale, secondo la quale lo spargimento di sangue al parto era per la donna una contaminazione (71). Ma nel caso della nascita del Salvatore, la sua madre Maria rimase \u00abincontaminata\u00bb.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;insistenza sul fatto dimostra che questi autori si muovono ancora in una tradizione giudeo-cristiana. In un tale contesto veniva applicata a Maria una serie di termini molto caratteristici:\u00a0 \u03ac\u03bc\u03af\u03b1\u03c5\u03c4\u03bf\u03c2,\u00a0 \u03ac\u03bc\u03cc\u03bb\u03c5\u03c5\u03c4\u03bf\u03c2,\u00a0 \u03acx\u03c1\u03b1\u03c5\u03c4\u03bf\u03c2\u00a0 (<em>impollutus<\/em>)\u00a0 \u03acx\u03c1\u03ac\u03c5\u03c4\u03c9\u03c2 ,\u00a0 \u03ac\u03bc\u03bf\u03bb\u03cd\u03c5\u03c4\u03c9\u03c2 ,\u00a0 \u03ac\u03c1\u03c5\u03c0\u03ac\u03c1\u03c9\u03c2 ,\u00a0 \u03ac\u03c6\u03b4\u03cc\u03c1\u03c9\u03c2 ,\u00a0 \u03c0\u03b1\u03c5\u03c4\u03cc\u03c2\u00a0 \u03ad\u03bb\u03b5\u03c5\u03b4\u03ad\u03c1\u03b1\u00a0 \u03bc\u03bf\u03bb\u03cd\u03c3\u03bc\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2 ,\u00a0 x\u03b1\u03b4\u03b1\u03c1\u03cc\u03c2 ,\u00a0 \u03bc\u03ae\u00a0 \u03bf\u03cb\u03c3\u03b1\u00a0 \u03acx\u03ac\u03b4\u03b1\u03c1\u03c4\u03bf\u03c2\u00a0 \u03ae\u00a0 \u039c\u03b1\u03c1\u03af\u03b1\u00a0 (72). Ma la novit\u00e0 cristiana sta proprio nel fatto che questo vocabolo della <em>contaminazione<\/em> e dell&#8217;<em>incontaminazione<\/em> non viene usato solo per dire che non ci fu effusione di sangue nel <em>parto<\/em> di Maria, ma anche per parlare del momento della <em>concezione <\/em>(qui evidentemente, l&#8217;incontaminazione si intende in un altro senso: l&#8217;esclusione di ogni rapporto con l&#8217;uomo); inoltre, per l&#8217;uno come per l&#8217;altro di questi due momenti, viene pi\u00f9 volte aggiunto il termine cristiano \u00abvergine\u00bb (73).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altra parte, da Ireneo in poi, c&#8217;\u00e8 una tendenza a sostituire al vocabolario del1&#8242; <em>incontaminazione<\/em>, termini che mettono direttamente in luce la totale purezza di Maria, specialmente \u03ac\u03b3\u03c5\u03cc\u03c2,\u00a0 \u03c0\u03ac\u03c5\u03b1\u03b3\u03c5\u03bf\u03c2,\u00a0 <em>purus, castus, immaculatus<\/em> (74).Ecco due esempi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>a)<\/em> sant&#8217;Ireneo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abQuonam Verbum caro erit et Filius Dei filius hominis, <em>purus<\/em> <em>pure puram <\/em>aperiens vulvam, eam quae regenerat hominem in Deum, quam ipse <em>puram fecit<\/em>\u00bb (Adversus haereses, IV, 33, 11: SC, 100, 830; PG, 7, 1080 B);<\/p>\n<p>sant&#8217;Ambrogio:<\/p>\n<p>\u00abAperuit matris suae vulvam, ut inmaculatus exiret \u00bb (Expositio in Incora, II, 57: CCL, 14, 56; PI, 15, 1655 A [1573 A]).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma pi\u00f9 chiara ancora \u00e8 l&#8217;insistenza su termini nuovi, tipicamente cristiani, come\u00a0 \u03c0\u03b1\u03c1\u03b4\u03ad\u03c5\u03bf\u03c2\u00a0 \u03ac\u03b5\u03b9\u03c0\u03ac\u03c1\u03b4\u03b5\u03c5\u03bf\u03c2\u00a0 \u03c0\u03b1\u03c1\u03b4\u03b5\u03c5\u03b9x\u03cc\u03c2\u00a0 <em>virgo<\/em>, per descrivere la <em>verginit\u00e0 <\/em>di Maria in quel momento in cui partor\u00ec il suo figlio (75). La preoccupazione per la purezza <em>rituale<\/em> stava scomparendo. I Padri mettevano sempre pi\u00f9 in risalto l&#8217;aspetto morale e religioso della purit\u00e0 di Maria e della sua verginit\u00e0 al momento del parto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altra parte per\u00f2, l&#8217;estensione della terminologia alla concezione (fu un concepimento verginale) rappresenta una notevole cristianizzazione del vocabolario. Probabilmente questo spiega pure il fatto precedentemente notato \u2014 e questa volta il fatto \u00e8 veramente paradossale \u2014 che i Padri parlano anche della purit\u00e0 e verginit\u00e0 di Maria per il periodo della <em>gravidanza, <\/em>durante il quale, nella tradizione giudaica, l&#8217;idea di una eventuale contaminazione non veniva nemmeno presa in considerazione (76).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prendeva invece un senso importante nella prospettiva dell&#8217;incarnazione, perch\u00e9 dal sangue \u00absanto\u00bb di Maria il Figlio di Dio doveva \u00abnascere santo\u00bb (Le 1, 35; cfr <em>infra). <\/em>Pertanto, Maria viene presentata come vergine sia nella <em>concezione <\/em>sia nella <em>gestazione <\/em>sia nel <em>parto; <\/em>e si aggiunger\u00e0 presto: anche <em>dopo il parto <\/em>(ma questo non \u00e8 pi\u00f9 il nostro problema). Si arriva cos\u00ec al titolo classico\u00a0 \u0386\u03b5\u03b9\u03c0\u03ac\u03c1\u03b4\u03b5\u03c5\u03bf\u03c2\u00a0 (77).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4<\/strong>. Queste diverse indicazioni della tradizione patristica erano necessarie per far vedere che l&#8217;espressione giovannea \u00abnon da sangui\u00bb apparteneva primitivamente a un contesto giudeo-cristiano abbastanza preciso, con un interesse speciale per l&#8217;incontaminazione di Maria nel suo <em>parto<\/em>: (78) era un contesto di lettura importante per l&#8217;interpretazione esatta del nostro versetto. Questa preoccupazione per il fatto che non c&#8217;era nessuna \u00abmacchia\u00bb nella madre di Ges\u00f9 \u00e8 rimasta viva nella patristica antica: ma l&#8217;incontaminazione, a quanto pare, fu interpretata sempre di pi\u00f9 in senso religioso e cristiano, come sinonimo di <em>verginit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altra parte, bisogna sottolineare un dettaglio importante. Nel testo di Giovanni, viene senza dubbio sottolineato il fatto realistico dell&#8217;assenza di spargimento di sangue nel parto di Cristo, ma la ragione non \u00e8 pi\u00f9 di tipo legalistico (non si tratta di un tab\u00f9: l&#8217;interesse per la <em>purit\u00e0 rituale di Maria, <\/em>in Giovanni, \u00e8 gi\u00e0 scomparso. Il punto che l&#8217;evangelista vuoi mettere in luce \u00e8 l&#8217;aspetto <em>non carnale <\/em>( \u03bf\u03cd\u03b4\u03ad\u00a0 \u03adx\u00a0 \u03b4\u03b5\u03bb\u03ae\u03bc\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2\u00a0 \u03c3\u03b1\u03c1x\u03cc\u03c2 ) di questo concepimento e di questo parto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, il vero senso di questi aspetti negativi si pu\u00f2 cogliere soltanto in connessione con l&#8217;affermazione positiva finale ( \u03adx\u00a0 \u03b4\u03b5\u03bf\u03b0\u00a0 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7 ), cio\u00e8 in relazione col <em>mistero di Cristo, <\/em>quello del suo rapporto filiale col Padre, come vedremo pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>b) <\/em>II testo di Giovanni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torniamo pertanto al nostro versetto per situarlo esattamente nel suo contesto: l&#8217;espressione \u00abnon da sangui\u00bb ha una funzione precisa nell&#8217;insieme dei vv. 11-14 del prologo. Osserviamo attentamente i diversi movimenti del pensiero in questo brano. Come di solito, Giovanni mette qui una stretta relazione tra la vita di <em>Cristo <\/em>e il comportamento degli <em>uomini <\/em>davanti a lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si delinea cos\u00ec, dal vv. 11 al v. 14, un doppio sviluppo parallelo: da una parte la rivelazione del Verbo \u00abvenuto tra i suoi\u00bb (v. 11), che si fa conoscere come Figlio di Dio; dall&#8217;altra, l&#8217;approfondimento della fede dei credenti, chiamati per mezzo della fede in lui a diventare anche loro figli di Dio (v. 12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> La rivelazione <em>cristolagica <\/em>in Gv 1,11-14 segue paradossalmente un ordine regressivo, cio\u00e8, si muove <em>a ritroso, <\/em>andando dal fatto globale della venuta di Cristo tra i suoi (v. 11) verso un momento preciso del passato, l&#8217;incarnazione (v. 13), ma per tornare poi di nuovo alla presenza del Verbo incarnato fra i suoi (v. 14); questa volta per\u00f2 viene considerata come oggetto della contemplazione dei <em>testimoni <\/em>(quindi durante la vita pubblica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma rispetto alla prima accoglienza del Ges\u00f9 storico, a cui si accennava nel v. 12, si \u00e8 raggiunto al v. 14 un livello pi\u00f9 profondo, quello del <em>mistero di Cristo: <\/em>i discepoli <em>sanno <\/em>ormai che egli \u00e8 il Figlio unigenito venuto da presso il Padre (79). Ma come si \u00e8 passati, dall&#8217;aspetto <em>esteriore, <\/em>alla conoscenza della vera identit\u00e0 di Ges\u00f9 come Figlio di Dio, cio\u00e8 alla scoperta del suo mistero <em>interiore<\/em>? L&#8217;elemento intermediario presentato nel contesto \u00e8 una riflessione sul modo in cui l&#8217;uomo Ges\u00f9 \u00e8 stato <em>partorito <\/em>e <em>concepito <\/em>(vv. 12-13). L&#8217;importanza di questa riflessione sul concepimento e sulla nascita del Verbo incarnato verr\u00e0 messa in luce pi\u00f9 avanti (al \u00a7 4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.<\/strong> Ma consideriamo prima lo sviluppo parallelo, quello dell&#8217;atteggiamento di fede degli <em>uomini. <\/em>Al v. 11, l&#8217;evangelista dice che, davanti alla venuta del Verbo tra \u00abi suoi\u00bb ( \u03bf\u03af\u00a0 \u03ca\u03b4\u03b9\u03bf\u03b9 ), la loro risposta fu negativa. Ma dal v. 12 al v. 14 descrive l&#8217;atteggiamento positivo di coloro che \u00ablo hanno accolto\u00bb ( \u03ad\u03bb\u03b1\u03b2\u03bf\u03c5 ): questa \u00abaccoglienza\u00bb per\u00f2 era stata solo il momento iniziale del loro incontro con lui, al tempo della sua vita terrestre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la descrizione della crescita esistenziale di questa fede (e del frutto che produce: l&#8217;approfondimento nella vita filiale), Giovanni segue semplicemente l&#8217;ordine storico: dopo aver ricordato l&#8217;accoglienza <em>passata <\/em>(cfr l&#8217;aoristo\u00a0 \u03ad\u03bb\u03b1\u03b2\u03bf\u03c5 ), egli considera la maturazione della fede <em>presente <\/em>( \u03c4\u03bf\u03ca\u03c2\u00a0 \u03c0\u03b9\u03c3\u03c4\u03b5\u03cd\u03bf\u03c5\u03c5\u03c3\u03b9\u03c5\u00a0 \u03b5\u03af\u03c2\u00a0 \u03c4\u03cc\u00a0 \u03cc\u03c5\u03bf\u03bc\u03b1\u00a0 \u03b1\u03cd\u03c4\u03bf\u03cb ) per aprire subito una prospettiva sul divenire <em>futuro <\/em>( \u03ad\u03be\u03bf\u03c5\u03c3\u03af\u03b1\u03c5 \u2026 \u03b3\u03b5\u03c5\u03ad\u03c3\u03b4\u03b1\u03b9 ), cio\u00e8 sulla possibilit\u00e0 per i credenti di diventare sempre pi\u00f9 figli di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quale \u00e8 il complemento dei verbi e quindi <em>l&#8217;oggetto <\/em>della loro fede? Progredendo nella lunga frase, si concentra nelle ultime parole: \u00ab(credono che egli) \u00e8 stato <em>ge<\/em><em>nerato da Dio<\/em>\u00bb; e si aggiunge al v. 14: egli \u00e8 \u00abil <em>Figlio unigenito <\/em>venuto da presso il Padre\u00bb. Soltanto la fede nel Verbo incarnato, <em>Figlio unigenito, <\/em>\u00e8 per Giovanni l&#8217;autentica fede in Ges\u00f9 Cristo (cfr Gv 20,31).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3,<\/strong> II paradosso quindi \u00e8 che, mentre lo sviluppo della fede dei <em>discepoli <\/em>\u00e8 descritto secondo l&#8217;ordine cronologico (dal <em>passato <\/em>al <em>presente, <\/em>verso il <em>futuro, <\/em>nella vita dei credenti), l&#8217;oggetto stesso di questa fede \u2014 la vita e il mistero di <em>Cristo <\/em>\u2014 viene presentato nell&#8217;ordine inverso di quello storico, come abbiamo osservato: dalla <em>manifestazione <\/em>(pubblica) di Cristo tra i suoi, Giovanni risale indietro fino <em>di&#8217;incarnazione. <\/em>L\u00e0 infatti si trova per l&#8217;evangelista la chiave del mistero di Cristo. Per far comprendere che Ges\u00f9 \u00e8 il Figlio di Dio, egli concentra tutta la sua attenzione su quel momento iniziale della sua vita: egli \u00e8 stato \u00abgenerato da Dio\u00bb (v. <em>13b).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma dobbiamo subito chiedere: <em>come lo sa <\/em>l&#8217;evangelista? Come lo sapevano i discepoli? Il concepimento di Cristo nel seno della sua madre era un fatto storico, s\u00ec, ma del tutto segreto e nascosto, sottratto a ogni possibilit\u00e0 di osservazione esteriore. Qui precisamente prendono tutto il loro significato le tre negazioni del versetto; queste tre esclusioni hanno reso possibile la scoperta sorprendente, decisiva: Cristo era stato \u00abgenerato <em>da Dio<\/em>\u00bb; egli quindi era \u00abl&#8217;Unigenito venuto da presso <em>il Padre<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quale \u00e8 dunque la funzione delle tre negazioni? Per spiegare ci\u00f2 che fu la generazione temporale del Verbo, vengono escluse tre realt\u00e0 esteriori che sarebbero state i mezzi normali della sua generazione umana. Queste tre esclusioni, che hanno come oggetto delle realt\u00e0 di per s\u00e9 <em>visibili <\/em>(sangue, carne, uomo), erano certo soltanto un <em>segno negativo; <\/em>per\u00f2 erano necessarie per rendere verosimile il fatto <em>invisibile della generazione <\/em><em>divina. <\/em>Il caso \u00e8 analogo a quello della tomba vuota: era un fatto visibile, un segno negativo, ma un segno quasi necessario della risurrezione corporale del Signore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4.<\/strong> Si deve ancora notare un altro punto. All&#8217;interno della parte negativa del v. 13, esattamente come per l&#8217;insieme della vita di Cristo, il movimento rimane anche qui regressivo, andando cio\u00e8 <em>a rovescio <\/em>dell&#8217;ordine cronologico: si parla stranamente prima della nascita (\u00abnon da sangui\u00bb) e nel terzo membro, della concezione (\u00abnon da volere di uomo\u00bb).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo J. Galot, \u00abil paradosso \u00e8 cos\u00ec palese che si riesce difficilmente ad ammetterlo come autentica interpretazione del testo\u00bb (80). Secondo noi, invece, l&#8217;apparente paradosso scompare del tutto, se, dopo aver analizzato il movimento del versetto, abbiamo capito in quale direzione si sviluppa il pensiero dell&#8217;autore. Si vede allora che l&#8217;ordine regressivo era quasi necessario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, <em>dove voleva arrivare <\/em>l&#8217;evangelista? Come abbiamo visto, la lunga frase che riempie i due w. 12-13 \u00e8 fortemente polarizzata verso la fine:\u00a0 \u03adx\u00a0 \u03b4\u03b5\u03bf\u03cb\u00a0 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7.\u00a0 Per spiegare al lettore che questa \u00abgenerazione\u00bb unica era l&#8217;opera di <em>Dio <\/em>stesso, e non di un uomo, era indispensabile escludere il modo in cui si sarebbe realizzata una generazione <em>umana <\/em>( \u03bf\u03cd\u03b4\u03ad\u00a0 \u03adx\u00a0 \u03b4\u03b5\u03bb\u03ae\u03bc\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2\u00a0 \u03ac\u03c5\u03b4\u03c1\u03cc\u03c2 ).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi, per ottenere un contrasto diretto, questa terza negazione doveva <em>prece<\/em><em>dere immediatamente <\/em>l&#8217;affermazione finale e positiva: in questi due membri, infatti, si tratta di due modi opposti, radicalmente diversi, di <em>concepimento, <\/em>quello umano e quello divino: o \u00abda volere di uomo &#8230;\u00bb o \u00abda Dio &#8230;\u00bb. Bisogna escludere formalmente il primo per far comprendere e accettare il secondo, cio\u00e8 che Ges\u00f9 fu \u00abgenerato da <em>Dio<\/em>\u00bb<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si vede meglio adesso che c&#8217;\u00e8 una dialettica complessa in questo versetto. L&#8217;autore doveva giungere all&#8217;affermazione essenziale,\u00a0 \u03adx\u00a0 \u03b4\u03b5\u03bf\u03cb\u00a0 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7\u00a0 , che descrive la generazione temporale del Verbo. Ora, questo momento era l&#8217;inizio assoluto della sua vita terrestre. Perci\u00f2, siccome Giovanni era partito dalla presenza di Cristo tra i suoi (v. 12), egli ha dovuto <em>risalire <\/em>progressivamente verso questo momento iniziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo cammino verso l&#8217;indietro per\u00f2, doveva incontrare anche il momento della <em>nascita, <\/em>prima ancora di raggiungere il punto di partenza, il momento centrale e decisivo, pi\u00f9 <em>inte<\/em><em>riore <\/em>e pi\u00f9 misterioso, della <em>generazione <\/em>di Cristo. Ora, quel momento della nascita era ugualmente importante: il parto dell&#8217;uomo, cio\u00e8 il momento in cui <em>esce <\/em>dal seno materno, \u00e8 l&#8217;inizio della sua vita <em>esteriore, visibile <\/em>e sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2, per gli altri uomini, si pu\u00f2 dire che la nascita \u00e8 l&#8217;inizio della loro vita: la durata della vita umana viene calcolata, non dal <em>concepimento <\/em>alla morte, ma dalla <em>nascita <\/em>alla morte. Pertanto, \u00e8 comprensibile che l&#8217;evangelista, risalendo verso l&#8217;inizio della vita temporale di Cristo, si sia fermato anche al momento della sua nascita, non gi\u00e0 per descriverne le circostanze esteriori (non c&#8217;\u00e8 in Giovanni un racconto di \u00abNatale\u00bb, come in Matteo e Luca), ma per considerare il fatto umano stesso del <em>parto, <\/em>con tutto il suo significato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nascita \u00e8 un evento pi\u00f9 vistoso e <em>appari<\/em><em>scente <\/em>di quello del concepimento: il parto del bimbo, per\u00f2, se l&#8217;esito \u00e8 andato bene, indica che tutto il tempo della gestazione \u2014 e anche il momento iniziale del concepimento \u2014 hanno avuto uno svolgimento normale e felice. In questo senso, <em>la nascita appartiene, nella <\/em><em>sua esteriorit\u00e0 significativa, alla categoria del segno <\/em>(81).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo appare chiaramente nel testo parallelo di Ippolito analizzato sopra (p. 153 s.): dopo aver ricordato che, a differenza di Cristo, l&#8217;anticristo sar\u00e0 <em>concepito<\/em>\u00a0 \u03adx\u00a0 \u03c3\u03c0\u03ad\u03c1\u03bc\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2\u00a0\u00a0 e <em>partorito<\/em>\u00a0 \u03ad\u03be\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03ac\u03c4\u03c9\u03cd,\u00a0 come tutti gli altri, l&#8217;autore, qualche riga dopo, torna sulla descrizione del processo generativo ordinario degli uomini; ma qui, riprende solo l&#8217;espressione\u00a0 \u03adx\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03ac\u03c4\u03c9\u03c2\u00a0 \u03b3\u03b5\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03b7\u03bc\u03ad\u03c5\u03bf\u03c5\u00a0 che descrive il <em>parto, <\/em>perch\u00e9 nella tradizione giudaica, era propria quel fatto <em>esteriore <\/em>dello spargimento di sangue che <em>contaminava <\/em>la partoriente. Cos\u00ec sar\u00e0 per l&#8217;anticristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma nel caso di Cristo, dice Giovanni, il parto avvenne <em>senza <\/em>questo spargimento di sangue: era un parto verginale. Anche questo fatto negativo, del tutto eccezionale, era un <em>segno. <\/em>Paragonandolo con le condizioni normali di ogni parto, i credenti dovevano concludere da questa nascita a un intervento di Dio stesso. Con la seconda negazione l&#8217;evangelista spiega infatti che questa nascita e questa concezione non si sono svolte secondo le leggi ordinarie della carne: \u00abnon fu generato da volere di <em>carne<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo preparava anche la terza negazione. Il <em>parto <\/em>verginale e tutto il <em>processo generativo <\/em>senza il desiderio della carne faceva comprendere che anche il <em>concepimento <\/em>si era svolto \u00absenza un volere di uomo\u00bb. Il parto verginale e il concepimento verginale, quindi, fanno parte insieme di un processo unico; sono l&#8217;inizio e la fine di quel periodo; ma il parto, ancora pi\u00f9 della concezione, \u00e8 un <em>segno <\/em>dell&#8217;intervento di Dio nell&#8217;incarnazione del Verbo: il <em>parto verginale <\/em>era un segno della <em>concezione verginale, <\/em>un segno del fatto che il Verbo incarnato era stato \u00abgenerato da Dio\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2, i primi cristiani, contemplando il Verbo incarnato alla luce della sua generazione umana, hanno compreso che egli era \u00abil Figlio unigenito venuto da presso il Padre\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>c) <\/em>II testo parallelo di Luca<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una conferma dell&#8217;interpretazione proposta per Gv 1,12-14 si trova nel testo pi\u00f9 o meno parallelo di Le 1,34-35. Sono i due passi pi\u00f9 espliciti dei vangeli sull&#8217;incarnazione. Furono spesso raffrontati nei primi secoli. Infatti esistono chiaramente diverse somiglianze tra loro, anche se, dal punto di vista letterario, sarebbe rischioso supporre un contatto diretto tra le due tradizioni. Presentiamo i due testi in sinossi (con un&#8217;inversione in quello di Luca per far vedere meglio il parallelismo; per la traduzione del v. 35, cfr <em>infra<\/em>):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II parallelismo diventa particolarmente suggestivo, quando si osserva l&#8217;articolazione ternaria dei due testi: <em>a) <\/em>generazione; <em>b) <\/em>nascita; <em>c) <\/em>riconoscimento futuro del fatto che egli (Ges\u00f9) \u00e8 il Figlio di Dio. Ma noi ci interessiamo specialmente dei due membri paralleli dove si parla della <em>nascita <\/em>di Ges\u00f9. Si pu\u00f2 osservare qui una specie di parallelismo di tipo chiastico:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lc\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 quello che <em>nascer\u00e0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(annuncio)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 santo<\/p>\n<p>Gv\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 non da sangui<br \/>\n(realizzazione)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0egli \u00e8 <em>nato <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> Non \u00e8 possibile analizzare qui in dettaglio il versetto tanto discusso di Lc 1, 35 (82) Ma la cosa certamente pi\u00f9 importante da chiarire \u00e8 la costruzione grammaticale della frase e la funzione che vi occupano i singoli elementi. Per pi\u00f9 grande chiarezza, indichiamo subito i quattro tipi di lettura che sono stati presentati, per poi giustificare e interpretare la nostra traduzione:<\/p>\n<p>I.\u00a0\u00a0\u00a0<em>Il Santo che nascer\u00e0 <\/em>\u2014 sar\u00e0 chiamato Figlio di Dio<br \/>\nII\u00a0\u00a0\u00a0Ci\u00f2 che <em>nascer\u00e0 santo <\/em>\u2014 sar\u00e0 chiamato Figlio di Dio<br \/>\nIII\u00a0\u00a0Ci\u00f2 che nascer\u00e0 \u2014 <em>sar\u00e0 (\u00e8) santo <\/em>e chiamato Figlio di Dio<br \/>\nIV\u00a0\u00a0\u00a0Ci\u00f2 che nascer\u00e0 \u2014 <em>sar\u00e0 chiamato Santo, <\/em>Figlio di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi diversi modelli, eccetto il secondo, sono ben rappresentati nelle versioni italiane recenti (83). Il primo, che considera\u00a0 \u03c4\u03cc \u2026 \u03ac\u03b3\u03b9\u03bf\u03c5\u00a0 come il soggetto, si trova soltanto tra i moderni; ma deve essere escluso, perch\u00e9 supporrebbe un altro ordine delle parole, con\u00a0 \u03c4\u03cc\u00a0 \u03ac\u03b3\u03b9\u03bf\u03c5\u00a0 in testa (\u00ab<em>sanctum <\/em>quod nascetur\u00bb, invece di \u00abquod nascetur sanctum\u00bb); inoltre, l&#8217;espressione lucana\u00a0 \u03c4\u03cc\u00a0 \u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ce\u03bc\u03b5\u03c5\u03bf\u03c5,\u00a0 che \u00e8 ben conosciuta in greco (84) e che si trova qui all&#8217;inizio, \u00e8 da prendere come un tutto (l&#8217;articolo\u00a0 \u03c4\u03cc\u00a0 regge\u00a0 \u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ce\u03bc\u03b5\u03c5\u03bf\u03c5 ); questo participio, quindi, non pu\u00f2 avere la funzione di un aggettivo determinativo di \u03c4\u03cc\u00a0 \u03ac\u03b3\u03b9\u03bf\u03c5\u00a0 (considerato come un sostantivo-soggetto).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo\u00a0 \u03c4\u03cc\u00a0 \u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ce\u03bc\u03b5\u03c5\u03bf\u03c5\u00a0 pu\u00f2 essere soggetto della frase; lo hanno capito bene gli altri tre modelli. Per\u00f2, ci\u00f2 non significa che questo participio neutro (\u00abnato\u00bb) sia da considerare come un <em>sostantivo, <\/em>ossia che debba essere preso come l&#8217;equivalente di \u00abbambino\u00bb ( \u03c4\u03cc\u00a0 \u03c4\u03adx\u03c5\u03bf\u03c5 ); l&#8217;espressione\u00a0 \u03c4\u03cc\u00a0 \u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ce\u03bc\u03b5\u03c5\u03bf\u03c5\u00a0 conserva intatto tutto il suo valore <em>ver<\/em><em>bale,<\/em>(85) in riferimento all&#8217;atto di concepire o di partorire, cio\u00e8 al momento della concezione o della nascita: secondo i casi, significa \u00abid quod <em>generatur<\/em>\u00bb oppure \u00abid quod <em>nascitur<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella situazione presente, quella <em>dell&#8217;annuncio <\/em>a Maria, il verbo ha valore di <em>futuro, <\/em>e si tratta del <em>parto, <\/em>della <em>nascita, <\/em>non del concepimento (del quale si era gi\u00e0 parlato nel v. 35a); con le versioni antiche bisogna dunque tradurre: \u00abci\u00f2 che <em>nascer\u00e0<\/em>\u00bb (cfr Volgata: \u00abid quod <em>nascetur <\/em>\u00bb) (86)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli altri tre modelli, in comune, fanno di \u00absanto\u00bb un <em>predi<\/em><em>cato. <\/em>Ma in dipendeva di quale verbo? Nella forma IV, \u00abSanto\u00bb dipende da \u00ab<em>sar\u00e0 chiamato<\/em>\u00bb che <em>segue; <\/em>il titolo \u00abFiglio di Dio\u00bb diventa allora una semplice apposizione del predicato \u00abSanto\u00bb, sul quale cade tutta <em>l&#8217;enfasi <\/em>del versetto. Questo per\u00f2 \u00e8 difficilmente sostenibile: la giustapposizione \u00abSanto, Figlio di Dio\u00bb non \u00e8 lucana; (87) del resto, siccome\u00a0 x\u03bb\u03b7\u03b4\u03ae\u03c3\u03b5\u03c4\u03b1\u03b9,\u00a0 <em>separa <\/em>i due termini\u00a0 \u03ac\u03b3\u03b9\u03bf\u00a0 e\u00a0 \u03c5\u03af\u03cc\u03c2\u00a0 non si pu\u00f2 parlare di giustapposizione; inoltre, questa lettura non trova quasi nessun appoggio nella tradizione; infine, dire che Ges\u00f9 \u00absar\u00e0 chiamato <em>Santo<\/em>\u00bb sembra contraddire l&#8217;uso del N.T., dove \u00abSanto\u00bb non \u00e8 diventato un nome corrente di Cristo; \u00abFiglio di Dio\u00bb invece \u00e8 uno dei suoi titoli principali (88).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo spiega precisamente che\u00a0 \u03c5\u03af\u03cc\u03c2\u00a0 \u03b4\u03b5\u03bf\u03cb\u00a0 si trova in posizione <em>enfatica <\/em>alla fine: \u00e8 il punto d&#8217;arrivo di tutto il movimento del versetto. L&#8217;aggettivo\u00a0 \u03b4\u03b5\u03bf\u03cb,\u00a0 che precede, non appartiene quindi a quel gruppo finale\u00a0 x\u03bb\u03b7\u03b4\u03ae\u03c3\u03b5\u03c4\u03b1\u03b9\u00a0 \u03c5\u03af\u03cc\u03c2\u00a0 \u03b4\u03b5\u03bf\u03cb\u00a0 (89). Rimane vero per\u00f2 che \u00absanto\u00bb \u00e8 un predicato; deve dunque dipendere da un verbo, ma <em>diverso <\/em>da \u00absar\u00e0 chiamato\u00bb. E\u2019cos\u00ec che viene interpretato il testo nei modelli II e III.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia anche il modello III deve essere criticato: la sua debolezza sta nel fatto che si vede costretto a inserire nel testo un <em>nuovo <\/em>verbo, \u00absar\u00e0\u00bb; conseguentemente, diversi aggiungono anche la congiunzione \u00abe\u00bb, per connettere i due verbi principali: \u00ab<em>sar\u00e0 <\/em>(oppure <em>\u00e8) <\/em>santo <em>e <\/em>(sar\u00e0) chiamato &#8230;\u00bb. Ma cos\u00ec cambiano doppiamente il versetto! L&#8217;unica lettura soddisfacente \u00e8 quindi quella del modello II; sembra essere anche quella della Volgata (critica), che riproduce esattamente il greco:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIdeoque et <em>quod nascetur sanctum <\/em>vocabitur Filius Dei\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le tre parole <em>quod nascetur sanctum, <\/em>prese insieme, formano il soggetto di <em>vocabitur Filius Dei. <\/em>All&#8217;interno del gruppo di quelle parole, l&#8217;aggettivo \u00absanto\u00bb \u00e8 semplicemente predicato con \u00abnascer\u00e0\u00bb. Infatti, non \u00e8 stato abbastanza osservato che il verbo nascere (qui:\u00a0 \u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ac\u03c3\u03b4\u03b1\u03b9 ) pu\u00f2 benissimo essere accompagnato da un predicato, che esprime le circostanze della nascita, la situazione sociale o familiare del bimbo, le sue disposizioni, etc.; cos\u00ec per esempio nel racconto giovanneo del cieco nato:\u00a0 \u03c4\u03c5\u03c6\u03bb\u03cc\u03c2\u00a0 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7\u00a0 (Gv 9, 2.19.20), \u00a0\u03c4\u03c5\u03c6\u03bb\u03cc\u03c2\u00a0 \u03b5\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03b7\u03bc\u03ad\u03c5\u03bf\u03c2\u00a0 (Gv 9, 32).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In latino si pu\u00f2 dire: \u00abqui <em>mortui <\/em><em>nascuntur &#8230; <\/em>\u00bb; (90) cos\u00ec anche in italiano: \u00ab\u00e8 <em>nato sordo, <\/em>cieco, ladro, povero, intelligente, etc.\u00bb; oppure in francese: \u00abil (le Messie) a voulu <em>na\u00ectre pauvre, <\/em>afin de &#8230;\u00bb (Bossuet). Si noti inoltre che questa lettura, che prende\u00a0 \u03c4\u03cc\u00a0 \u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ce\u03bc\u03ad\u03c5\u03bf\u03c5\u00a0 \u03b1\u03b3\u03b9\u03bf\u03c5\u00a0 come la prima met\u00e0 della frase, \u00e8 raccomandata dall&#8217;equilibrio stilistico (non \u00e8 il caso negli altri tre modelli): i due membri hanno una lunghezza uguale (due volte tre parole; e sei [in greco sette] o otto sillabe); le due costruzioni sono parallele: precede il verbo, al futuro <em>(nascetur, vocabitur), <\/em>poi segue il predicato, in posizione enfatica <em>(sanctum, Filius Dei); <\/em>non si pu\u00f2 negare la corrispondenza ritmica tra i due membri (91):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>quod nascetur\u00a0 <\/em>\u2014 <em>sanctum<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>vocabitur<\/em> \u2014 <em>Filius Dei<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 delle altre, questa interpretazione da un&#8217;importanza speciale al momento della <em>nascita <\/em>di Ges\u00f9 (\u00ab<em>nascer\u00e0 <\/em>santo\u00bb), in quanto si distingue dal <em>concepimento <\/em>(v. 35a), ma anche dal tempo posteriore in cui Ges\u00f9 verr\u00e0 <em>chiamato <\/em>Figlio di Dio: \u00e8 la divisione in <em>tre tempi <\/em>di cui abbiamo gi\u00e0 parlato. Cerchiamo adesso di meglio comprenderla, nel suo senso teologico. Dovremo anche spiegare la funzione che ottiene, in questa struttura, l&#8217;espressione\u00a0 \u03b4\u03b9\u03cc \u00a0x\u03b1\u03af,\u00a0 che mette un nesso causale tra il primo membro <em>(a: <\/em>il concepimento) e gli altri due <em>(b: <\/em>la nascita; <em>c: <\/em>la rivelazione della divina figliolanza).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.<\/strong> Nella prima parte del v. 35, l&#8217;angelo annuncia a Maria che (<em>a<\/em>) concepir\u00e0 in un modo verginale: sar\u00e0 l&#8217;opera dello Spirito, della potenza creatrice dell&#8217;Altissimo. Poi prosegue: \u00ab<em>per questo, <\/em>(<em>b<\/em>) ci\u00f2 che <em>nascer\u00e0 <\/em>santo, (<em>c<\/em>) verr\u00e0 <em>chiamato <\/em>Figlio di Dio\u00bb. La rivelazione tra gli uomini della <em>divina figliolanza <\/em>di Ges\u00f9 <em>(e) <\/em>\u00e8 presentata come una conseguenza della <em>concezione verginale (a); <\/em>per\u00f2 quel risultato sar\u00e0 ottenuto soltanto attraverso la funzione intermedia della <em>nascita santa <\/em>di Ges\u00f9 <em>(b).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se mettiamo, come si deve, la virgola dopo\u00a0 \u03ac\u03b3\u03b9\u03bf\u03c5,\u00a0 \u00e8 chiaro che la causalit\u00e0 introdotta con Sia <em>noi <\/em>vale in primo luogo per quella nascita di Ges\u00f9, e soltanto indirettamente per la divulgazione della sua divina figliolanza. Troppo spesso, \u00absanto\u00bb viene interpretato qui in un modo generico e assoluto, specialmente quando si inserisce il verbo \u00absar\u00e0\u00bb (allora l&#8217;angelo annuncerebbe la <em>futura <\/em>santit\u00e0 di Cristo); ma queste considerazioni ci allontanano dal contesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La posizione di\u00a0 \u03ac\u03b3\u03b9\u03bf\u03c5\u00a0 in funzione di predicato rispetto a\u00a0 \u03c4\u03cc\u00a0 \u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ce\u03bc\u03b5\u03c5\u03bf\u03c5\u00a0 (92) ci obbliga a vedere indicate qui in un modo preciso le circostanze della <em>nascita <\/em>di Ges\u00f9. Ora, <em>la san<\/em><em>tit\u00e0 della nascita <\/em>\u00e8 presentata come una prima conseguenza dell&#8217;azione dello Spirito Santo nella <em>concezione: <\/em>a un concepimento santo poteva seguire soltanto un \u00abparto santo\u00bb. In altre parole, la <em>concezione <\/em>verginale doveva avere come effetto prossimo il <em>parto <\/em>verginale (93).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u00absantit\u00e0\u00bb del parto, \u00e8 vero, viene menzionata solo di sfuggita; il testo si affretta a indicare la conseguenza futura di questa concezione e di questo parto nell&#8217;economia della rivelazione: Ges\u00f9 sar\u00e0 dunque <em>riconosciuto <\/em>come Figlio di Dio e <em>chiamato <\/em>tale (94).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto, anche la tradizione antica ci viene in aiuto. I Padri e gli autori medievali che leggono il versetto come lo abbiamo fatto noi, intendono la \u00absantit\u00e0\u00bb della nascita di Ges\u00f9 come l&#8217;assenza di <em>contaminazione, <\/em>di ogni forma d&#8217;impurit\u00e0 e di corruzione. Vediamo due esempi. San Cirillo di Gerusalemme, immediatamente dopo aver citato Le 1, 35, spiega:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa sua nascita ( \u03ae\u00a0 \u03b3\u03ad\u03c5\u03c5\u03b7\u03c3\u03b9\u03c2 ) fu <em>pura e incontaminata <\/em>( \u03acx\u03c1\u03b1\u03c5\u03c4\u03bf\u03c2\u00a0 x\u03b1\u03af\u00a0 \u03ac\u03c1\u03c1\u03cd\u03c0\u03b1\u03c1\u03bf\u03c2 ). Perch\u00e9 dove ispira lo Spirito Santo, l\u00e0 \u00e8 tolta ogni <em>macchia <\/em>( \u03bc\u03bf\u03bb\u03c5\u03c3\u03bc\u03cc\u03c2 ). La nascita del Figlio unigenito nella carne, dalla Vergine, fu <em>incontaminata<\/em>\u00bb<em> (Catechesis <\/em>12, 32: <em>PG, <\/em>33, 765 A; cfr anche :\u00a0 \u03c0\u03ce\u03c2\u00a0 \u03c4\u03ad\u03be\u03b7\u00a0 <em>Cai. <\/em>17, 6: 976 B).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aimone di Halberstadt:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abFiat &#8230; sine viri semine conceptus in virgine, <em>nascatur <\/em>de Spiritu Sancto <em>integra caro\u00bb (Homilia 4: PL, <\/em>118, 36 A) (95).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo questi autori, \u00abnascetur sanctum\u00bb \u00e8 da interpretare della <em>virginitas in partu <\/em>di Maria. Questo pu\u00f2 suscitare un po&#8217; di meraviglia; ma sembra veramente confacente al senso di\u00a0 \u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ce\u03bc\u03b5\u03c5\u03bf\u03c5\u00a0 \u03ac\u03b3\u03b9\u03bf\u03c5\u00a0 del nostro versetto. Si deve notare che gi\u00e0 sant&#8217;Ambrogio commentava il nostro testo nel modo seguente: \u00abVere <em>sanctus, <\/em>quia <em>inmaculatus <\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 vero che pensava piuttosto al <em>concepimento <\/em>verginale <em>(non enim virilis coifus vulvae virginali<\/em> <em>secreta reseravit), <\/em>ma ne vedeva anche una conseguenza per la purezza del <em>parto: <\/em>\u00abHic est qui aperuit matris suae vulvam, ut <em>inmaculatus exiret<\/em>\u00bb (96). In questi diversi testi, \u00absanto\u00bb del nostro versetto viene dunque interpretato nel senso di <em>puro, incontaminato. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si deve dimenticare che, nel Levitico, specialmente nel \u00abCodice di santit\u00e0\u00bb (Lv 17-26), il termine \u00absanto\u00bb implicava anche l&#8217;assenza di contaminazione. Ora, nell&#8217;occasione della presentazione di Ges\u00f9 nel Tempio, \u00e8 proprio Luca che ricorder\u00e0 la legge mosaica di <em>purificazione <\/em>(Lv 12, 1-8), alla quale Maria ha voluto sottomettersi (Le 2, 22).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Colpisce il fatto che, per Luca come per Giovanni (1, 13), siamo rimandati, per interpretare il parto di Maria, alla tradizione levitica sulla purit\u00e0 e sull&#8217;impurit\u00e0. Letto cos\u00ec, il versetto di Luca prende un senso eccellente nel contesto dell&#8217;annuncio dell&#8217;angelo a Maria. Questo risulta chiaramente dalla parafrasi seguente:<\/p>\n<p>\u00abLa potenza dell&#8217;Altissimo<br \/>\nstender\u00e0 su di te la sua ombra.<br \/>\nPertanto quello che (partorirai)<br \/>\n<em>nascer\u00e0 puro e immacolato,<\/em><br \/>\ne perci\u00f2 verr\u00e0 chiamato Figlio di Dio\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.<\/strong> Torniamo adesso al testo di Giovanni. \u00c8 solo per comprendere meglio quel versetto del prologo che abbiamo esaminato anche il passo parallelo del vangelo di Luca. L&#8217;interpretazione proposta per tale testo di Lc 1, 35 coincide praticamente con quella che abbiamo dato per Gv 1, 13a: secondo quest&#8217;ultimo, la nascita del Verbo incarnato si fece \u00abnon da sangui\u00bb, cio\u00e8 senza quello spargimento di sangue che <em>contaminava <\/em>la madre al momento del parto; nel testo di Luca, leggiamo che Ges\u00f9 doveva \u00abnascere santo\u00bb: anche qui si tratta <em>dell&#8217;incontaminazione <\/em>al momento del parto di Ges\u00f9<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">.Ancora un&#8217;osservazione: in ognuno dei due testi esaminati, c&#8217;\u00e8 un riferimento al riconoscimento della divina figliolanza di Ges\u00f9. Nei due casi, questa fede in Cristo, Figlio di Dio, \u00e8 legata alla fede nella <em>concezione verginale, <\/em>ma pi\u00f9 immediatamente ancora a quella nel <em>parto verginale. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E si comprende perch\u00e9: nel rapporto dialettico dei tre tempi (concezione, parto, rivelazione pubblica), non \u00e8 il primo ma il secondo che aveva direttamente valore di <em>segno; <\/em>il fatto <em>esteriore <\/em>del parto verginale era il segno di un fatto anteriore, pi\u00f9 segreto, il concepimento verginale; l&#8217;uno e l&#8217;altro, per\u00f2, presi insieme, facevano comprendere che Ges\u00f9 Cristo, essendo stato \u00abgenerato da Dio\u00bb, era realmente Figlio di Dio (Lc), il Figlio unigenito venuto da presso il Padre (Gv).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>Conclusione<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per terminare questa lunga indagine, vorremmo fare tre osservazioni conclusive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> Secondo l&#8217;esegesi proposta per Gv 1,13 e Lc 1,35, abbiamo in questi due testi un riferimento, non solo alla concezione verginale della madre di Ges\u00f9, ma anche al parto verginale. Questo \u00e8 senza dubbio l&#8217;elemento pi\u00f9 nuovo della nostra interpretazione. Di solito si pensa che, per la <em>virginitas in partu, <\/em>non ci sono chiare indicazioni nel N.T.; avremmo soltanto argomenti di tradizione. Ma allora sorge spontanea la domanda: i Padri e gli autori medievali che affermavano la dottrina del parto verginale, non facevano nessun riferimento ai testi dei vangeli?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi invece abbiamo potuto constatare, almeno per quanto concerne Lc 1,35, che parecchi autori antichi leggevano la <em>virginit\u00e0s <\/em><em>in partu <\/em>proprio in questo versetto di Luca. Se una tale lettura del testo \u2014 quella del nostro modello II (cio\u00e8:\u00a0 \u03c4\u03cc\u00a0 \u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ce\u03bc\u03b5\u03c5\u03bf\u03c5\u00a0 \u03b1\u03b3\u03b9\u03bf\u03c5\u00a0 \u00abquod nascetur sanctum\u00bb) \u2014 non era tanto diffusa nella tradizione, la ragione \u00e8 quasi certamente di ordine filologico: questo versetto veniva gi\u00e0 letto in modi grammaticalmente diversi nell&#8217;antichit\u00e0; \u00e8 ancora sempre cos\u00ec oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, tra i moderni, la lettura secondo il modello II \u00e8 praticamente scomparsa (la maggior parte segue il modello III o IV). Nel tempo patristico invece, il modello II era ben conosciuto, specialmente in Occidente, grazie alle versioni latine. \u00c8 vero per\u00f2 che la lettura pi\u00f9 corrente era di considerare \u00absanto\u00bb come un predicato con l&#8217;aggiunta del verbo \u00ab\u00e8\u00bb o \u00absar\u00e0\u00bb (97).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;inconveniente era che, quando si faceva l&#8217;inserimento del futuro, la santit\u00e0 del bambino veniva quasi <em>staccata <\/em>dalla sua nascita (abbastanza vicina). Se invece \u00absanto\u00bb rimane predicato, ma col verbo \u00abnascer\u00e0\u00bb (era la nostra lettura), la santit\u00e0 \u00e8 <em>legata <\/em>al parto stesso. Perci\u00f2, se il progresso moderno in campo <em>filologico <\/em>porta nuovi argomenti a favore di questa lettura, rafforza allo stesso tempo l&#8217;interpretazione <em>teologica <\/em>che implica, cio\u00e8 fornisce un testo biblico per la <em>virginits in partu. <\/em>Questo ci sembra importante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti \u00e8 molto significativo che i Padri e gli autori medievali che leggevano il nostro versetto secondo quel modello II (\u00abci\u00f2 che <em>nascer\u00e0 santo<\/em>\u00bb) sono proprio quelli che vedevano nel testo l&#8217;indicazione dell&#8217;<em> incontaminazione <\/em>e della <em>purit\u00e0 <\/em>di Maria nella concezione o nel parto. Pertanto, contrariamente a ci\u00f2 che pensavano parecchi altri, non si tratta qui della santit\u00e0 ontologica del <em>Figlio di Dio <\/em>o di <em>Dio <\/em>(\u00ab<em>\u00e8 <\/em>santo\u00bb), neppure della futura santit\u00e0 <em>dell\u2019uomo Ges\u00f9 <\/em>durante la sua vita terrestre (\u00ab<em>sar\u00e0 <\/em>santo\u00bb: tema che sarebbe fuori posto nel contesto dell&#8217;annunciazione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;angelo, dopo l&#8217;annuncio a Maria del <em>concepimento <\/em>verginale, aggiunge subito che il bimbo che sta per venire dovr\u00e0 anche \u00ab<em>nascere <\/em>santo\u00bb, cio\u00e8 puro e <em>inconta<\/em><em>minato. <\/em>Come quel concepimento, cos\u00ec anche il parto \u00ab<em>santo<\/em>\u00bb sar\u00e0 dovuto alla potenza dell&#8217;Altissimo e all&#8217;azione dello Spirito <em>Santo. <\/em>Anzi, il <em>parto <\/em>verginale, essendo pi\u00f9 esteriore, sar\u00e0 un segno che anche il <em>concepimento <\/em>era stato verginale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uno e l&#8217;altro costituiscono un processo unico, quello dell&#8217;incarnazione. Ma il modo eccezionale in cui sta per realizzarsi questo evento far\u00e0 comprendere agli uomini che Ges\u00f9 era veramente il Figlio di Dio (98).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.<\/strong> Osservazioni analoghe si possono fare per il testo di\u00a0 Gv 1, 13. Anche qui, il problema critico e filologico \u00e8 di un&#8217;importanza determinante. La domanda era doppia: bisogna leggere il <em>verbo <\/em>al plurale o al singolare? su quale sfondo culturale va spiegato il <em>sostantivo <\/em>plurale \u00abi sangui\u00bb? Gli studi storici del nostro tempo hanno permesso di fare notevoli progressi per l&#8217;una e l&#8217;altra questione. Inoltre la storia dell&#8217;esegesi antica del nostro versetto ha fatto comprendere meglio quali erano i problemi coinvolti nelle singole letture.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A livello esegetico, il risultato di queste ricerche non \u00e8 di scarsa importanza. Il versetto di Gv 1,13 descrive le condizioni concrete in cui si \u00e8 svolta l&#8217;incarnazione. Secondo le indicazioni fornite sopra, Giovanni afferma il concepimento e il parto verginale del Verbo fatto carne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La convergenza tra Giovanni e Luca \u00e8 anche un punto di notevole importanza: nei due casi siamo rimandati alla tradizione levitica delle leggi di purit\u00e0 della donna partoriente. Ne segue che anche le posizioni teologiche di Luca e di Giovanni (malgrado un vocabolario diverso) sono somiglianti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo dimostra, contrariamente a ci\u00f2 che si afferma talvolta oggi (99), che la chiesa giovannea, esattamente come l&#8217;ambiente di Luca e di Matteo, conosceva bene la tradizione primitiva sul concepimento verginale e sul parto verginale del Verbo fatto carne. Il contrario sarebbe gi\u00e0 <em>a priori <\/em>molto strano, in un vangelo come quello di Giovanni, cos\u00ec centrato sul mistero dell&#8217;incarnazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.<\/strong> Ultima osservazione: secondo i testi di Luca e di Giovanni, la concezione verginale e il parto verginale erano strettamente legati al mistero dell&#8217;incarnazione del Figlio di Dio. Ma non nel senso che ne costituivano la condizione assoluta e ontologica (i vangeli non si esprimono in questo modo), bens\u00ec nella prospettiva dell&#8217;economia della <em>rivelazione. <\/em>Il fatto che Ges\u00f9 \u00e8 stato generato da Dio stesso era un <em>segno, <\/em>un invito rivolto agli uomini, affinch\u00e8 <em>ricono<\/em><em>scessero <\/em>in lui il Figlio unigenito di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la missione di Maria prende il suo vero significato in questa prospettiva: la concezione verginale e il parto verginale della Madre di Ges\u00f9 hanno un senso anzitutto cristologico. E\u2019cos\u00ec che questi fatti vengono presentati nei vangeli.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=5242\" target=\"_blank\">vai alle note<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marianum XLV (1983) II parto verginale del Verbo incarnato: \u00abNon ex sanguinibus&#8230;,\u00a0 sed ex Deo natus est\u00bb (Gv. 1, 13) * IGNACE DE LA POTTERIE, S.I. (Pontificio Istituto Biblico \u2013 Roma) ________________________ [a causa della mancanza di idonee font nel sito la grafia delle\u00a0 parole greche pu\u00f2 risultare scorretta n.d.r.]<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-triplice-verginit-di-maria-i-de-la-potterie-sj-2\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":34459,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[2097,1847],"class_list":["post-5243","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-chiesa","tag-ignace-de-la-potterie","tag-teologia","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.8 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La triplice verginit&agrave; di Maria - I. de La Potterie S.J. 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