{"id":5241,"date":"2012-10-18T09:45:49","date_gmt":"2012-10-18T07:45:49","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-05-10T11:57:35","modified_gmt":"2015-05-10T09:57:35","slug":"la-triplice-verginit-di-maria-i-de-la-potterie-sj-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-triplice-verginit-di-maria-i-de-la-potterie-sj-1\/","title":{"rendered":"La triplice verginit&agrave; di Maria &#8211; I. de La Potterie S.J. (1)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong>Marianum<\/strong> XLV (1983)<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>II parto verginale del Verbo incarnato:<br \/>\n\u00abNon ex sanguinibus&#8230;,\u00a0 sed ex Deo natus est\u00bb (Gv. 1, 13) *<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>IGNACE DE LA POTTERIE, S.I.<\/em><br \/>\n(Pontificio Istituto Biblico \u2013 Roma)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[<em>a causa della mancanza di idonee font nel sito la grafia delle\u00a0 parole greche pu\u00f2 risultare scorretta n.d.r<\/em>.]<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Come sanno bene gli specialisti di san Giovanni, dopo la tesi di P. Hofrichter pubblicata nel 1978, si \u00e8 intensificata una controversia a proposito del v. 13 del prologo:(1) ci si domanda se si deve mantenere la lezione tradizionale del verbo, il plurale \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03c3\u03b7\u03c3\u03b1\u03c5, oppure preferire il singolare \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03c3\u03b7. Nel primo caso, il versetto parla della rigenerazione dei credenti; nell&#8217;altro, della generazione divina di Cristo. Col verbo al singolare il versetto deve essere tra\u00addotto letteralmente cos\u00ec:\u00abNon da sangui,<br \/>\nn\u00e9 da volere di carne,<br \/>\nn\u00e9 da volere di uomo,<br \/>\nma da Dio (egli) fu generato \u00bb.<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>I.<\/strong> STATO DELLA QUESTIONE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> Non torneremo qui sul problema critico delle due varianti del verbo, perch\u00e9 \u00e8 gi\u00e0 stato ampiamente trattato altrove. (2) Accettiamo l&#8217;opinione di molti autori: sia la critica esterna sia quella interna raccomandano di leggere il verbo al singolare. (3) Il versetto, in questo caso, ha un significato direttamente cristologico: quando l&#8217;evangelista scrive che, nella generazione del Verbo incarnato non intervenne n\u00e9 il volere della <em>carne <\/em>n\u00e9 il volere <em>dell&#8217;uomo, <\/em>egli ci da una testimonianza molto precisa sul concepimento verginale di Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.<\/strong> Ma che cosa significa allora la prima negazione: \u00abnon da sangui\u00bb? Questo plurale \u00e8 strano in tutte le lingue. Nessuna meraviglia quindi se \u00e8 stato interpretato in modi diversi. Possiamo elencare quattro spiegazioni:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>a)<\/em> Pochi anni fa, J. Galot e J. Winandy (4) pensavano di dover riproporre la spiegazione di sant&#8217;Agostino e san Bonaventura: (5) il plurale \u03b1\u03af\u03bc\u03b1\u03c4\u03b1 indicherebbe il sangue del padre e quello della madre; questi \u00absangui\u00bb mescolandosi causano il concepimento del bimbo. Purtroppo non si pu\u00f2 trovare nessun testo per mostrare che una teoria fisiologica cos\u00ec curiosa sia mai esistita nell&#8217;antichit\u00e0 (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>b)<\/em> Secondo P. Hofrichter, \u03b1\u03af\u03bc\u03b1\u03c4\u03b1 designa unicamente il sangue della madre. Ma dovremo vedere pi\u00f9 avanti quali conseguenze egli ne trae per l&#8217;interpretazione del nostro versetto. Inoltre, secondo questo autore, il verbo \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03c3\u03b7\u00a0 non significa la generazione eterna e divina del Verbo; sarebbe piuttosto una metafora per indicare la venuta del Logos-Rivelatore nel mondo. (7). Questo ultimo punto ci sembra molto discutibile, perch\u00e9 nel IV vangelo, l&#8217;aoristo \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03c3\u03b7 (\u03c3\u03b1\u03c5) ha sempre un senso fisico. (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>c) <\/em>Noi stessi abbiamo proposto una terza soluzione: \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03c3\u03b7 si riferisce alla generazione temporale del Verbo incarnato; e il plurale \u00absangui\u00bb \u00e8 da spiegare in riferimento alle prescrizioni bibliche e giudaiche sulla purit\u00e0 rituale della donna, al momento del parto o della mestruazione: ora, in questo contesto, si usa spesso il plurale \u00absangui\u00bb <em>(d\u00e0mim) <\/em>per parlare del fatto che la donna perde sangue in quelle circostanze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Gv 1, 13 dunque, la prima negazione significa che il Verbo incarnato \u00e8 nato \u00ab<em>senza <\/em>(spargimento di) sangue \u00bb. Il versetto pertanto non parla soltanto del concepimento verginale, ma anche della <em>virginitas in partii? <\/em>Ma questa interpretazione \u00e8 stata contestata da J. Galot. (10). Esamineremo le sue obiezioni nella terza parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>d) <\/em>Nel 1980, F. Salvoni, e nel 1982, J. Winandy e A. Vicent Cernuda \u2014 indipendentemente l&#8217;uno dall&#8217;altro \u2014 hanno presentato una quarta interpretazione: il plurale \u00absangui\u00bb non indica n\u00e9 il sangue della donna, neanche quello dei due genitori; ma la formula \u00e8 una sineddoche per parlare di tutta una serie di persone, cio\u00e8 \u00abl&#8217;ascendenza carnale &#8230; la propagazione della specie\u00bb, (11) ossia la trasmissione del sangue nella serie degli antenati, da una generazione all&#8217;altra; secondo A. Vicent Cernuda, \u00abi sangui\u00bb significa: \u00able famiglie, i lignaggi, le razze\u00bb (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;intenzione di Giovanni sarebbe simile a quella di Matteo, il quale, alla fine della genealogia di Ges\u00f9 (Mt 1, 1-17), esclude la paternit\u00e0 carnale di Giuseppe. In Gv 1, 13, quindi, la prima negazione significherebbe che nessuna iscendenza umana ha avuto un ruolo nella generazione terrestre di tristo. Ma c&#8217;\u00e8 una seria difficolt\u00e0 contro questa spiegazione: i testi citati per illustrarla hanno il termine \u00absangue\u00bb al singolare, e questo termine \u00e8 ulteriormente specificato (per es., \u00abdal sangue <em>di David<\/em>\u00bb).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco tre esempi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">nella Bibbia greca:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">i Gabaoniti erano \u00ab<em>del sangue <\/em>dell&#8217;Amorreo\u00bb,<br \/>\n\u03adx\u00a0 \u03c4\u03bf\u03b0\u00a0 \u03b1\u03ca\u03bc\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2\u00a0\u00a0 \u03c4\u03bf\u03b0\u00a0 \u0394\u03bc\u03bf\u03c1\u03c1\u03b1\u03af\u03bf\u03c5.<br \/>\n(2 Sam [2 Bao], 21, 2 in molti manoscritti);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">nel N.T.:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abEgli (Dio) <em>da un solo sangue <\/em>ha fatto uscire tutto il genere umano\u00bb, \u03ad\u03c0\u03bf\u03af\u03b7\u03c3\u03b5\u03c5\u00a0 \u03ad\u03b6\u00a0 \u03ad\u03c5\u03cc\u03c2\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2\u00a0 \u03c0\u03ac\u03c5\u00a0 \u03ad\u03b4\u03c5\u03bf\u03c2\u00a0 \u03ac\u03c5\u03b4\u03c1\u03ce\u03c0\u03c9\u03c5.<br \/>\n(At 17, 26, in D e nel <em>textus receptus);<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">per i testi profani, citiamo un contratto di adozione:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abaffinch\u00e8 sia il tuo figlio legittimo e primogenito, come se ti fosse stato generato <em>dal tuo proprio sangue <\/em>\u00bb,<br \/>\n\u03ad\u03be\u00a0 \u03af\u03b4\u03af\u03bf\u03c5\u00a0 \u03b1\u03ca\u03bc\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2\u00a0\u00a0 \u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03b7\u03b4\u03ad\u03c5\u03c4\u03b1\u00a0 \u03c3\u03bf\u03b9<br \/>\n(Papiro Leipz., 28, 15-16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma insistiamo sul fatto che nelle formule di questo genere, che servono a indicare l&#8217;ascendenza, la parentela, non si trova il plurale \u03ad\u03be\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03ac\u03c4\u03c9\u03c5 (13)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo questa indagine, la conclusione \u00e8 ovvia. Dobbiamo adesso esaminare pi\u00f9 attentamente i due punti sui quali verge la discussione: il senso esatto del verbo\u00a0 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7\u00a0 e quello della formula\u00a0 \u03bf\u03cdx\u00a0 \u03ad\u03be\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03ac\u03c4\u03c9\u03c5, che si riferiscono entrambi alla generazione di Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>II<\/strong>. L&#8217;ESPRESSIONE DI 1, 13b: \u03adx\u00a0 \u03b4\u03b5\u03bf\u03b0\u00a0 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> <em>Generazione eterna o concepimento storico?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il verbo \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7 viene applicato a Cristo, potrebbe teoricamente essere interpretato in due modi: (14) in riferimento, sia alla generazione eterna del Verbo del Padre, sia alla generazione temporale di Ges\u00f9 nel seno della Madre-Vergine; alcuni pensano che bisogna prendere insieme questi due significati (15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma diversi indizi fanno vedere che Giovanni pensa qui all&#8217;evento storico del concepimento e della nascita di Cristo: la lunga frase di Gv 1, 12-13 si trova tra due versetti che parlano ambedue dell&#8217;incarnazione (v. 11: <em>\u00abvenne <\/em>nella sua propriet\u00e0\u00bb; v. 14: \u00abil Verbo si \u00e8 <em>fatto <\/em>carne\u00bb); inoltre, l&#8217;aoristo \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7 \u00e8 inserito in una serie di otto verbi all&#8217;aoristo (da 1, 11 a 1, 14), che tutti rimandano, almeno genericamente, a quello stesso momento del passato. Questo vale anche per l&#8217;aoristo \u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03b7\u03b4\u03b5\u03af\u03c2 cristologico di 1 Gv 5,18: l&#8217;espressione \u00abcolui che \u00e8 stato generato da Dio\u00bb \u00e8 un richiamo all&#8217;incarnazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.<\/strong> <em>Tre obiezioni contro il senso temporale<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo studio recente, A. Vicent Cernuda contesta questa interpretazione, secondo la quale\u00a0 \u03adx\u00a0 \u03b4\u03b5\u03bf\u03b0\u00a0 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7\u00a0 indica la generazione temporale di Ges\u00f9. (16) Ecco le sue obiezioni:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>a)<\/em> \u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ac\u03c9\u00a0 \u00e8 per antonomasia il verbo che indica l&#8217;azione di <em>generare<\/em>, il che \u00e8 una funzione dell&#8217;<em>uomo<\/em>; anche quando significa <em>partorire<\/em>, il verbo contiene un riferimento al padre; ora, nel nostro caso questo \u00e8 escluso, dato che il concepimento di Ges\u00f9 \u00e8 stato verginale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>b)<\/em> L&#8217;espressione \u03adx\u00a0 \u03b4\u03b5\u03bf\u03b0\u00a0 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7\u00a0 se viene applicata alla generazione temporale di Ges\u00f9, evoca quasi necessariamente l&#8217;idea di una teogamia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>c))<\/em> Siccome il fatto dell&#8217;incarnazione viene solennemente proclamato al v. 14, \u00e8 del tutto improbabile che la frase precedente anticipi gi\u00e0 la stessa idea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se l&#8217;autore respinge l&#8217;interpretazione pi\u00f9 comune, vediamo come egli stesso intende la finale del v. 13. Si ispira qui a A. Loisy. L&#8217;espressione\u00a0 \u03adx\u00a0 \u03b4\u03b5\u03bf\u03b0\u00a0 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7 \u00e8 da spiegare in uno stretto riferimento al v. 12: \u00abMa a quanti l&#8217;accolsero, dette il potere di divenire figli di Dio, a coloro che credono nel suo nome, lui che fu &#8230; generato da Dio\u00bb. Secondo l&#8217;evangelista, scrive molto bene A. Loisy,&#8221; \u00ab<em>si diventa figlio di Dio<\/em> credendo nel nome di colui che <em>\u00e8 Figlio <\/em><em>di Dio<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I vv. 13-14 non descrivono direttamente il fatto passato della incarnazione, ma piuttosto il mistero stesso dell&#8217;Unigenito del Padre, che si \u00e8 manifestato in Ges\u00f9. In altre parole, non si tratta qui del concepimento verginale di Ges\u00f9, ma del <em>fatto teologico<\/em> della divina filiazione di Cristo, che si \u00e8 manifestato nel Verbo incarnato. Se comprendiamo bene, l&#8217;aoristo non rimanda a un momento del passato; \u00e8 piuttosto una specie di aoristo complessivo, che mette l&#8217;accento sull&#8217;oggetto centrale della fede cristiana: Ges\u00f9 \u00e8 il Figlio di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi due autori fanno osservazioni penetranti; e cercheremo di conservare l&#8217;idea di un aoristo complessivo. Nondimeno, gli argomenti che muovono contro l&#8217;opinione pi\u00f9 comune non sono convincenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.<\/strong> <em>Risposta alle obiezioni<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>a)<\/em> II senso di\u00a0 \u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ac\u03c9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 del tutto esatto che\u00a0 \u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ac\u03c9 \u00a0significhi per antonomasia <em>generare<\/em>. Ci sono da fare due restrizioni a questa regola. Anzitutto, il verbo pu\u00f2 essere usato per una madre che <em>partorisce<\/em> (per esempio in Lc 1, 13. 57); \u00e8 vero che anche allora una allusione al ruolo paterno resta talvolta sensibile: perci\u00f2 gli evangelisti non usano mai questo verso alle forme <em>attive<\/em> per Maria, dato che divent\u00f2 madre rimanendo vergine. D&#8217;altra parte \u2014 questa \u00e8 la seconda restrizione \u2014 quando il verbo \u00e8 usato al <em>passivo<\/em> ( \u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ce\u03bc\u03b1\u03b9 ), tutta l&#8217;attenzione si concentra sul bimbo che \u00e8 concepito e che nasce (cfr Mt 19, 12; 26,24; Gv 3,4; 9,2.19; 16,21; At 2,8; 7,20; 22,3.28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto, quelle forme verbali possono essere usate per Ges\u00f9, senza che questo implichi che sia intervenuto un padre umano (cfr Mt 1, 20:\u00a0 \u03c4\u03cc \u2026 \u03ad\u03c5\u00a0 \u03b1\u03cd\u03c4\u03ae\u00a0 \u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03b7\u03b4\u03ad\u03c5; Lc 1, 35; Gv 18, 37). Niente quindi si oppone al fatto che anche il passivo \u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03b7\u03b4\u03ad\u03c5\u00a0 di Gv 1, 13 significhi la generazione o il parto temporale di Ges\u00f9, tanto pi\u00f9 che le parole\u00a0 \u03adx \u03b8\u03b5\u03bf\u03cb\u00a0 indicano chiaramente che il \u00abgenerare\u00bb non \u00e8 dovuto a un uomo, ma a Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>b)<\/em> Una formula ierogamica?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 ancora pi\u00f9 difficile essere d&#8217;accordo con l&#8217;autore quando afferma che la finale del v. 13, applicata alla generazione temporale di Ges\u00f9, farebbe pensare a una \u00abgenerazione t\u00e8ogamica\u00bb. Questo viene semplicemente affermato, ma in nessun modo documentato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> A sostegno di questa tesi, per\u00f2, si potrebbe forse citare un testo dello Pseudo-Callistene, nella sua vita romanzata di Alessandro: per parlare dell&#8217;origine divina dell&#8217;eroe, il re di Macedonia, Filippo, dice alla sua moglie Olimpiade, la futura madre di Alessandro: \u00abda un dio hai concepito un figlio\u00bb\u00a0 \u03adx\u00a0 \u03b4\u03b5\u03bf\u03cb\u00a0 \u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03c3\u03b1\u03c3\u03b1\u00a0 \u03c0\u03b1\u03ca\u03b4\u03b1\u00a0 , I, 9, 2). (18) Ma il verbo \u00e8 attivo (in Gv, invece, \u00e8 al passivo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si legge tutto il contesto del brano indicato, si vede che si tratta di una vera ierogamia, cio\u00e8 dell&#8217;accoppiamento di una donna con un dio (Ammone), descritto in termini abbastanza realistici. Per\u00f2, l&#8217;espressione usata dallo Pseudo-Callistene per descrivere la nascita di Alessandro \u00e8 veramente unica nel mondo greco; (19) fa parte di una compilazione tardiva, fatta da un Alessandrino, probabilmente nel III secolo d.C., almeno un secolo dopo Giovanni, nel tempo del sincretismo ellenistico (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il vocabolario abituale per parlare delle ierogamie era del tutto diverso. (21) Si pu\u00f2 dire che la formula di Giovanni (un secolo prima) \u00e8 senza paralleli. Anche nella Bibbia si trova solo nei suoi scritti (cfr un altro uso in 1 Gv 5, 18: \u03cc\u00a0 \u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03b7\u03b4\u03b5\u03af\u03c2\u00a0 \u03b5x \u03c4\u03bf\u03cb\u00a0 \u03b4\u03b5\u03c3\u03cb). Se l&#8217;evangelista ha coniato una <em>espres<\/em><em>sione nuova, <\/em>viene dal fatto che doveva parlare di una <em>realt\u00e0 nuova, <\/em>unica nel senso pi\u00f9 assoluto: la generazione umana del Figlio di Dio, rivelata agli uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.<\/strong> Anzich\u00e9 domandarci in un modo astratto come l&#8217;espressione \u00a0\u03adx\u00a0 \u03b4\u03b5\u03bf\u03cb\u00a0 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03b7\u03b4\u03c5\u00a0 <em>avrebbe potuto <\/em>essere compresa nel mondo ellenistico, vediamo piuttosto come fu interpretata <em>in realt\u00e0 <\/em>nella prima tradizione cristiana. Si vedr\u00e0 che queste parole non avevano niente di ambiguo per i Padri. Per mostrarlo, esaminiamo la preziosa raccolta di testi che troviamo nel libro di P. Hofrichter (22).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per spiegare l&#8217;espressione giovannea \u00abfu generato da Dio\u00bb, i Padri del secondo e del terzo secolo hanno usato due metodi diversi. Gli uni hanno sostituito alla parola\u00a0 \u03b4\u03b5\u03bf\u03cb\u00a0 di Giovanni il termine \u03b4\u03cd\u03c5\u03b1\u03bc\u03b9\u03c2\u00a0 di Lc 1, 35 o\u00a0 \u03c0\u03c5\u03b5\u03cd\u03bc\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2\u00a0 di Mt 1,20. Questo procedimento si trova nelle opere di Giustino, Origene, Tertulliano e Metodio di Olimpo. (23) Citiamo due esempi. In un commento molto bello di Mt 1, 18, Origene scrive:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa sua nascita ( \u03b3\u03ad\u03c5\u03c5\u03b7\u03c3\u03b9\u03c2 ) fu doppia, <em>secondo la nostra na<\/em><em>tura <\/em>( x\u03b1\u03b4\u00a0 \u03ae\u03bc\u03ac\u03c2 ) e <em>al di sopra di essa <\/em>( \u03cd\u03c0\u03ad\u03c1\u00a0 \u03ae\u03bc\u03ac\u03c2 ): egli \u00e8 nato &#8220;da una donna&#8221; secondo la nostra natura; ma era sopra la nostra natura ch&#8217;egli nascesse, &#8220;non da un volere di carne, n\u00e9 da un volere d&#8217;uomo&#8221;, ma dallo Spirito Santo; cos\u00ec egli proclamava anticipatamente la nostra futura rigenerazione di cui voleva gratificarci dallo <em>Spirito <\/em>\u00bb <em>(In Matthaeum, <\/em>framm. 11: <em>GCS, Origenes, <\/em>12\/1,20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed ecco un testo di Metodio di Olimpo, che raggruppa i tre termini usati da Matteo, Luca e Giovanni:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abII corpo di Cristo non fu formato &#8220;da volere di carne&#8221; &#8230;, ma &#8220;dallo Spirito Santo ( \u03adx\u00a0 \u03c0\u03c5\u03b5\u03cd\u03bc\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2\u00a0 \u03ac\u03b3\u03af\u03bf\u03c5 ) e dalla potenza dell&#8217;Altissimo&#8221; ( \u03b4\u03c5\u03c5\u03ac\u03bc\u03b5\u03c9\u03c2\u00a0 \u03cd\u03c8\u03af\u03c3\u03c4\u03bf\u03c5 ) e dalla vergine \u00bb <em>(De resur<\/em><em>rectione, <\/em>1,26, 1: <em>GCS, <\/em>27,253,12-15, Bonwetsch).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri spiegavano\u00a0 \u03adx \u03b4\u03b5\u03bf\u03cd\u00a0 del testo di Giovanni introducendovi la parola \u03b4\u03ad\u03bb\u03b7\u03bc\u03b1\u00a0 <em>(voluntas <\/em>o <em>placitum) <\/em>che trovavano nella prima parte del versetto. Cos\u00ec fanno l\u2019<em>Epistula Apostolorum, <\/em>Giustino, Origene, Ireneo e Tertulliano. (24). Leggiamo la parafrasi di Ireneo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab&#8221;Non da volere di carne, n\u00e9 da volere di uomo&#8221;, ma <em>dal <\/em><em>volere (ex voluntate) <\/em>&#8220;di Dio&#8221;, il Verbo si \u00e8 fatto carne \u00bb <em>(Adversus haereses, <\/em>III, 16, 2: <em>PG, <\/em>7\/1, 921 C \u2014 922 A); \u00ab<em>Ex placito Patris <\/em>\u00bb (V, 1,3: 1123 B).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c&#8217;\u00e8 dubbio: per tutti questi autori, l&#8217;espressione\u00a0 \u03adx\u00a0 \u03b4\u03b5\u03bf\u03c5\u03cb\u00a0 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7\u00a0 indica il momento dell&#8217;incarnazione; e non risulta da nessun indizio che i Padri avrebbero minimamente sospettato che le parole di Giovanni potevano essere comprese nel senso di una ierogamia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.<\/strong> Rispetto all&#8217;inserimento di\u00a0 \u03b4\u03ad\u03bb\u03b7\u03bc\u03b1in \u00a0Gv 1, 13<em>b, <\/em>dobbiamo rispondere a una difficolt\u00e0 di A. Vicent Cernuda: per evitare, egli dice, \u00abla crudezza teogamica della formula\u00bb, (25) Giovanni avrebbe dovuto inserire di nuovo, alla fine del versetto, la parola\u00a0 \u03b4\u03ad\u03bb\u03b7\u03bc\u03b1in\u00a0 ch&#8217;egli aveva gi\u00e0 scritto nella prima parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo non ci sembra esatto per due motivi. In primo luogo, come abbiamo gi\u00e0 detto, non \u00e8 vero che le parole \u00abfu generato da Dio\u00bb avevano una risonanza ierogamica, siccome non erano in uso nella lingua sacra del mondo greco. Inoltre, se supponiamo che Giovanni voleva insistere sul fatto che la generazione di Cristo era dovuta alla <em>volont\u00e0 <\/em>di Dio e non a un <em>atto generatore <\/em>in senso fisico, non era praticamente possibile dire \u00abfu generato da <em>volere di Dio<\/em>\u00bb, perch\u00e9 nella prima parte del versetto il termine\u00a0 \u03b4\u03ad\u03bb\u03b7\u03bc\u03b1 \u00a0<em>(volere) <\/em>indicava precisamente il desiderio carnale (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se avesse ripetuto la stessa parola nella parte positiva del versetto, allora s\u00ec, avrebbe creato un pericoloso equivoco! Non \u00e8 dunque l\u2019<em>omissione, <\/em>\u00e8 piuttosto l&#8217;<em>inserimento <\/em>di\u00a0 \u03b4\u03ad\u03bb\u03b7\u03bc\u03b1 \u00a0davanti a che avrebbe potuto far pensare a una generazione divina di tipo ierogamico (27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 obiettare: diversi Padri hanno usato l&#8217;espressione \u00abfu generato <em>dal volere di Dio<\/em>\u00bb. Ma per loro non c&#8217;era equivoco, perch\u00e9 non sembra che si siano accorti del fatto che, all&#8217;inizio del versetto, il termine\u00a0 \u03b4\u03ad\u03bb\u03b7\u03bc\u03b1\u00a0 aveva un senso speciale, cio\u00e8 una risonanza chiaramente sessuale. Dato che comprendevano la parola\u00a0 \u03b4\u03ad\u03bb\u03b7\u03bc\u03b1\u00a0 nel senso ordinario di <em>volont\u00e0, <\/em>i Padri non avevano nessuna difficolt\u00e0 per utilizzarla di nuovo quando parlavano di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>c) <\/em>II parallelismo tra il v. 13 e il v. 14.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi due versetti sono strettamente legati, particolarmente con il\u00a0 x\u03b1\u03af\u00a0 che apre il v. 14. \u00c8 l&#8217;unico\u00a0 x\u03b1\u03af\u00a0 all&#8217;inizio di un versetto in tutto il prologo. Di solito, i commentatori non ne parlano. Deve per\u00f2 avere un senso: esso mostra che l&#8217;autore, nel v. 14, continua a sviluppare il tema che aveva gi\u00e0 trattato nella lunga frase dei vv. 12-13.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La migliore soluzione \u00e8 di considerarlo come un\u00a0 x\u03b1\u03af causale o esplicativo. Equivale pi\u00f9 o meno a una affermazione enfatica, che spiega e rafforza ci\u00f2 che era stato detto. \u00ab<em>S\u00ec, <\/em>il Verbo si \u00e8 fatto carne &#8230; \u00bb. (28) E\u2019stato obiettato che, se al v. 14 l&#8217;autore parla dell&#8217;incarnazione, non \u00e8 possibile che ne parlasse gi\u00e0 nella frase precedente. (29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 no? Non dobbiamo dimenticare le regole del parallelismo biblico. Quando due membri sono paralleli, il secondo non \u00e8 una semplice ripetizione del primo. Di solito riprende lo stesso tema, ma da un punto di vista diverso. In questo caso c&#8217;\u00e8 chiaramente un progresso da una frase all&#8217;altra: al v. 13, l&#8217;incarnazione \u00e8 considerata dal punto di vista di Cristo e del Padre: \u00ab<em>egli <\/em>(il Verbo venuto tra noi) fu generato da <em>Dio<\/em>\u00bb; al v. 14, Giovanni ne parla rispetto agli uomini: i testimoni (\u00ab<em>noi<\/em>\u00bb) hanno potuto \u00abcontemplare la sua gloria\u00bb, la gloria \u00abdel Figlio unigenito venuto da presso il Padre, pieno della grazia della verit\u00e0\u00bb; e al v. 16, l&#8217;autore aggiunge: \u00abdalla pienezza di lui, <em>noi tutti <\/em>abbiamo ricevuto\u00bb. Con queste risposte alle tre obiezioni, ci sembra di poter mantenere il senso temporale di\u00a0 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4.<\/strong> <em>Interprelazione di <\/em>\u03adx \u03b4\u03b5\u03bf\u03b0 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II v. 13 contiene un solo verbo,\u00a0 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7. Ma questo \u00e8 preceduto da quattro determinazioni, tre negative e una positiva. Le prime tre sono di un tale realismo che devono essere comprese in senso fisico; questo vale anche per il verbo di cui sono la spiegazione. Ma lo stesso verbo fa anche parte dell&#8217;espressione positiva alla fine del versetto. Il verbo\u00a0 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7\u00a0 non pu\u00f2 avere un senso diverso secondo le determinazioni che lo accompagnano; pertanto c&#8217;\u00e8 anche qui un riferimento all&#8217;incarnazione. Ma \u00e8 vero che l&#8217;accento non cade pi\u00f9 sull&#8217;aspetto umano dell&#8217;evento (il concepimento verginale e la nascita verginale), ma sull&#8217;azione di Dio nel concepimento storico del Verbo fatto carne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 anche vero, come lo faceva notare A. Loisy, che l&#8217;attenzione non si concentra pi\u00f9 sul momento storico dell&#8217;incarnazione. Se Giovanni ci spiega come Ges\u00f9 \u00e8 stato <em>concepito <\/em>e come \u00e8 <em>nato, <\/em>\u00e8 soltanto per farci comprendere <em>chi egli sia, <\/em>cio\u00e8: \u00abil Figlio unigenito venuto da presso il Padre\u00bb (v. 14). In questo senso, come si diceva sopra, si pu\u00f2 ammettere che\u00a0 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7\u00a0 prende qui l&#8217;aspetto di un aoristo complessivo. Questo senso globale sar\u00e0 ancora pi\u00f9 fortemente sottolineato nel dialogo di Ges\u00f9 con Pilato (18,37): qui il verbo \u00e8 utilizzato al perfetto ( \u03b3\u03b5\u03b3\u03ad\u03c5\u03b7\u03bc\u03b1\u03b9 ), perch\u00e9 Ges\u00f9 vuole insistere sulla sua <em>presenza <\/em>rivelatrice nel mondo ( \u03ad\u03bb\u03ae\u03bb\u03c5\u03b4\u03b1\u00a0 \u03b5\u03af\u03c2\u00a0 \u03c4\u03cc\u03c5\u00a0 x\u03cc\u03c3\u03bc\u03bf\u03c5\u00a0 \u0390\u03c5\u03b1 &#8230;)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per concludere questa seconda parte, facciamo ancora due precisazioni. Se diciamo che\u00a0 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7\u00a0 indica la generazione temporale del Verbo del Padre, \u00e8 anche vero che \u00abgenerare\u00bb ha qui un senso soltanto analogico. Rispetto all&#8217;uomo Ges\u00f9, Dio non funge da padre in senso fisico. Qui sta tutta la differenza tra la generazione divina nell&#8217;incarnazione secondo il cristianesimo, e l&#8217;unione sessuale di un dio con una donna nelle ierogamie pagane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non senza ragione, i Padri preniceni (30) introducevano nella formula di Gv 1,13 il termine \u00abvolont\u00e0\u00bb oppure sostituivano la parola \u00abDio\u00bb con \u00abpotenza\u00bb o \u00abSpirito Santo\u00bb; in questo modo, dice P. Hofrichter, volevano \u00abindicare la forza <em>creatrice <\/em>di Dio che operava il miracolo dell&#8217;incarnazione da una vergine\u00bb (31). Lo spiega molto bene anche J. Ratzinger: \u00abLa concezione di Ges\u00f9 \u00e8 una nuova creazione, non una generazione da parte di Dio. Pertanto, Dio non diventa suppergi\u00f9 il padre biologico di Ges\u00f9\u00bb (32)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il vero senso della generazione di cui parla il v. 13 \u00e8 indicato nel versetto seguente: era di rendere presente tra noi e di rivelare \u00abil Figlio unigenito venuto da presso il Padre\u00bb. E questo ci fa passare alla nostra seconda osservazione: lo stretto legame tra i vv. 13 e 14 \u00e8 importante dal punto di vista teologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contrariamente a ci\u00f2 che si dice talvolta oggi, (33) la paternit\u00e0 di Dio e la divina figliolanza di Ges\u00f9 implicano <em>ch&#8217;egli non ha avuto un padre umano; <\/em>se Ges\u00f9, il Verbo fatto carne, era il Figlio unigenito di Dio (v. 14), questo doveva lasciare qualche traccia nella storia, doveva manifestarsi con qualche <em>segno <\/em>nel modo in cui si svolgeva la sua nascita terrestre (cfr il\u00a0 x\u03b1\u03af\u00a0 causale di 1, 14): questo segno era <em>il non-intervento di un padre umano <\/em>nell&#8217;incarnazione dell&#8217;Unigenito, perch\u00e9 aveva Dio come Padre; dal punto di vista della madre, questo segno era il <em>concepimento vergi<\/em><em>nale <\/em>(v. 13: \u03bf\u03cd\u03b4\u03ad\u00a0 \u03adx\u00a0 \u03b4\u03b5\u03bb\u03ae\u03bc\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2\u00a0 \u03ac\u03c5\u03b4\u03c1\u03cc\u03c2), rna anche, come diremo subito, il <em>parto verginale<\/em> (34).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>III. <\/strong>LA PRIMA NEGAZIONE DI 1, 13a: \u00abNON DA SANGUI\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arriviamo adesso alla parte pi\u00f9 difficile della nostra trattazione. Per procedere sistematicamente, ricordiamo le tre interpretazioni proposte finora per l&#8217;espressione \u00abnon da sangui\u00bb, da coloro che accettano la lettura cristologica del versetto, ossia col verbo al singolare ( \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7 ).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per gli uni, la formula \u00abi sangui\u00bb significa l&#8217;ascendenza carnale; per altri, il plurale indica l&#8217;unione del sangue del padre con quello della madre; altri ancora pensano che si tratti soltanto del sangue della madre; ma qui, come vedremo, bisogner\u00e0 ancora distinguere diverse possibilit\u00e0. Esaminiamo l&#8217;una dopo l&#8217;altra queste tre interpretazioni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> <em>\u00abI sangui\u00bb dell&#8217;ascendenza carnale?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partiamo da un fatto assolutamente certo: il termine sangue, in greco, <em>pu\u00f2 <\/em>significare \u00abvincoli del sangue, parentela, razza \u00bb; cos\u00ec per esempio nell&#8217;espressione \u00abil sangue e la razza\u00bb,\u00a0 \u03b1\u03ca\u03bc\u03ac\u00a0 \u03c4\u03b5\u00a0 x\u03b1\u03af \u03b3\u03ad\u03c5\u03bf\u03c2\u00a0 , (35) e per indicare l&#8217;ascendenza di qualcuno, si pu\u00f2 dire: \u00abegli \u00e8 del sangue di\u00bb,\u00a0 \u03ad\u03b6\u00a0 \u03b1\u03ca\u03bc\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2\u00a0 (36). Ma in questi casi, la parola sangue viene praticamente sempre usata <em>al singolare, <\/em>non come in Gv 1, 13.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, sono stati citati due testi in cui si legge il plurale. L&#8217;uno \u00e8 un passo ben noto <em>dell&#8217;Ione <\/em>di Euripide: l&#8217;eroe era stato, si dice, \u00abnutrito ( <em>= <\/em>formato) da sangui stranieri\u00bb,\u00a0 \u03ac\u03bb\u03bb\u03c9\u03c5\u00a0 \u03c4\u03c1\u03b1\u03c6\u03b5\u03af\u03c2\u00a0 \u03ad\u03be\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03c4\u03c9\u03c5\u00a0 (37). Ma dobbiamo cercare di chiarire se questo plurale designa i \u00abgenitori adottivi\u00bb, come pensa J. Winandy, o soltanto la madre (38).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;analisi del contesto mostra che non ci pu\u00f2 essere nessun dubbio: Ione era nato da un&#8217;unione segreta tra Creusa e Apollo; dopo la sua nascita, fu portato a Delfi ed educato dalla profetessa, la quale fu per lui una madre (v. 321). Ma egli non sapeva ancora chi fossero veramente i suoi genitori (v. 313).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima della scena drammatica in cui il figlio riconosce la madre, il coro rivolge ad Apollo questo lamento: \u00abDa dove viene questo fanciullo educato nel tuo tempio? Chi tra <em>le donne <\/em>\u00e8 <em>la sua madre?&#8230; <\/em>Tutto \u00e8 inganno e sorte in questo ragazzo, formato da sangui stranieri\u00bb (vv. 683-693). Questi \u00absangui stranieri\u00bb sono in realt\u00e0 quelli di Creusa, la vera madre d&#8217;Ione, ch&#8217;egli per\u00f2 non conosce ancora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 confermato dall&#8217;uso del verbo\u00a0 \u03c4\u03c1\u03b1\u03c6\u03b5\u03af\u03c2\u00a0 (da\u00a0 \u03c4\u03c1\u03ad\u03c6\u03c9<em>\u00a0 nutrire, <\/em>formare; letteralmente: rendere spesso, compatto): quindi, non si tratta qui n\u00e9 di discendenza n\u00e9 del concepimento n\u00e9 del parto, ma della teoria greca di cui daremo altri esempi pi\u00f9 avanti, secondo la quale l&#8217;embrione, <em>nel seno <\/em>della madre <em>si nutre <\/em>del suo sangue. Ma perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 il plurale \u00absangui\u00bb?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si spiega forse dall&#8217;incertezza che c&#8217;\u00e8 ancora: <em>chi tra le donne <\/em>greche \u00e8 la madre del ragazzo? \u00abDa <em>sangui<\/em>\u00bb nel v. 693 \u00e8 un plurale <em>distributivo, <\/em>un&#8217;eco del plurale \u00abchi tra <em>le donne<\/em>\u00bb del v. 684. Il testo allude quindi al sangue di <em>una <\/em>di queste donne, la madre d&#8217;Ione, durante la <em>gestazione <\/em>del suo bimbo, e non ha niente a che fare con l&#8217;ascendenza in genere, ossia con la trasmissione del sangue da una generazione all&#8217;altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro esempio del plurale \u00e8 un testo del poeta alessandrino Licofrone (2\u00b0 sec. a.C.?): egli parla di due eroi, Tarconte e Tirreno, i figli di Telefo, il quale era il figlio di Eracle (\u00c8rcole); erano quindi \u00abdiscendenti dai sangui di Eracle\u00bb,\u00a0 \u03adx\u00a0 \u03c4\u03ce\u03c5\u00a0 \u0389\u03c1\u03b1x\u03b5\u03af\u03c9\u03c5 \u00a0\u03adx\u03b3\u03b5\u03b3\u03ce\u03c4\u03b5\u03c2\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03ac\u03c4\u03c9\u03c5\u00a0 (39). Qui senza dubbio si tratta di un&#8217;ascendenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il plurale\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03ac\u03c4\u03c9\u03c5\u00a0 come nel testo di Euripide, \u00e8 probabilmente dovuto al fatto che si tratta qui di pi\u00f9 persone, non per\u00f2 in rapporto alla madre (cfr Euripide), ma ai figli: al plurale dei <em>soggetti, <\/em>\u00abTarconte e Tirreno, lupi ardenti\u00bb (v. 1248), fa seguito, al versetto seguente, il plurale <em>distributivo <\/em>per la generazione di ciascuno di loro: <em>tutti i due <\/em>erano \u00abdai <em>sangui di Eracle<\/em>\u00bb. Ma se \u00e8 cos\u00ec, il senso dell&#8217;espressione \u00e8 lo stesso che nell&#8217;espressione corrente\u00a0 \u03b5\u03be\u00a0 \u03b1\u03ca\u03bc\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2\u00a0 ambedue erano <em>del sangue <\/em>di Eracle, cio\u00e8 i suoi discendenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro punto deve essere notato: in tutti i casi citati in cui\u00a0 \u03b5\u03be\u00a0 \u03b1\u03ca\u03bc\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2\u00a0 designa l&#8217;ascendenza, si pensa sempre al sangue <em>paterno, <\/em>(40) e l&#8217;espressione viene <em>specificata <\/em>(p. es. col <em>nome). <\/em>Sono rari i testi (p. es. Euripide, <em>Baccanti, <\/em>989) in cui\u00a0 \u03ad\u03be\u00a0 \u03b1\u03ca\u03bc\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2\u00a0 indichi l&#8217;ascendenza in riferimento alla <em>madre. <\/em>Pertanto <em>e <\/em>molto improbabile la nuova esegesi che \u00e8 stata proposta per\u00a0 \u03bf\u03cdx\u00a0 \u03ad\u03be\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03ac\u03c4\u03c9\u03c5\u00a0 di Gv 1, 13 (essa dice che verrebbe negata qui per il Verbo incarnato ogni <em>ascendenza carnale), <\/em>dato che secondo l&#8217;uso della formula con si dovrebbe pensare allora all&#8217;ascendenza <em>paterna. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora questa sar\u00e0 esplicitamente esclusa nella <em>terza <\/em>negazione: \u00abnon da volere di <em>uomo<\/em>\u00bb<em>. <\/em>La <em>prima <\/em>negazione quindi non significa lo stesso, deve avere un altro senso: (41) come diremo nel terzo paragrafo, deve trattarsi qui del sangue della <em>madre. <\/em>Ma esaminiamo prima un&#8217;altra spiegazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>2.<\/strong> \u00abI sangui\u00bb del padre e della madre?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si sa, era la spiegazione di sant&#8217;Agostino, ripresa nel nostro tempo da alcuni autori, tra cui J. Behm e J. Galot: \u00abil rarissimo plurale indica un duplice sangue, quello del padre e quello della madre, che, fondendosi, generano una nuova vita \u00bb (42).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II grande inconveniente di questa spiegazione sta in questo che non \u00e8 appoggiata da nessun testo antico. Perci\u00f2 rimane vero ci\u00f2 che H. J. Cadbury scriveva gi\u00e0 cinquant&#8217;anni fa: i commentatori moderni hanno fatto bene a respingerla (43). J. Galot ha cercato di provare questa teoria con un ragionamento: da una parte, egli dice, il sangue pu\u00f2 indicare l&#8217;origine <em>materna; <\/em>ma questo, egli lo afferma senza nessun argomento; (44) d&#8217;altra parte \u00abessere del sangue di\u00bb indica l&#8217;ascendenza <em>paterna, <\/em>il che \u00e8 vero; (45) e l&#8217;autore conclude subito: il plurale \u00abi sangui\u00bb designa questa <em>duplice <\/em>origine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 risaputo che, quando una delle premesse di un sillogismo non vale, anche la conclusione \u00e8 priva di valore. Del resto \u00e8 molto dubbio che si possa determinare il valore semantico di un&#8217;espressione poco comune, solo con un ragionamento. Aggiungiamo ancora un&#8217;altra difficolt\u00e0: se fosse vera questa spiegazione di Gv 1, 13, si escluderebbe <em>due volte <\/em>la funzione del padre in questo versetto, nella prima negazione (\u00abnon dai sangui\u00bb) e poi nella terza (\u00abnon da volere d&#8217;uomo\u00bb), il che sarebbe piuttosto strano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella prima negazione, si parlerebbe <em>del <\/em><em>padre e della madre, <\/em>ma nella terza, solo <em>del padre. <\/em>Sarebbe una presentazione delle cose molto paradossale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2 dobbiamo concludere che, nell&#8217;espressione\u00a0 \u03bf\u03cdx\u00a0 \u03ad\u03be\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03ac\u03c4\u03c9\u03c5\u00a0 di Gv 1, 13, \u00e8 del tutto improbabile che si possa vedere un&#8217;allusione ai \u00absangui\u00bb del padre <em>e <\/em>della madre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.<\/strong> <em>\u00abI sangui\u00bb della madre: sfondo dell&#8217;espressione<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mondo semitico e nel mondo greco, si parlava spesso del sangue della madre a proposito della generazione o del parto. I tre lavori fondamentali sulla questione sono un articolo di H. J. Cadbury nel 1924, l&#8217;opera gi\u00e0 citata di P. Hofrichter e un libro recente di M. Perrin (1981), sull&#8217;antropologia antica. (46). Ma i materiali raccolti da questi autori ci obbligano a distinguere ulteriormente l&#8217;ambiente greco, ellenistico e romano da una parte, e la tradizione biblico-giudaica dall&#8217;altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>a) <\/em>II mondo greco-romano Vediamo in primo luogo quali siano state le concezioni fisiologiche degli antichi in questo ambiente e quale applicazione si \u00e8 voluto farne al modo di parlare di Giovanni nel nostro versetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> L&#8217;essenziale di quelle convinzioni si pu\u00f2 compendiare in poche parole. L&#8217;embrione umano viene formato nel seno materno con la congiunzione del seme del padre e del <em>sangue <\/em>della madre, quello dei mestrui. Secondo Filone, questo sangue forma la sostanza corporale dell&#8217;embrione (47). Coagulandosi, diventa consistente e si trasforma nella carne del bimbo. Citiamo due testi che presentano bene questo processo. Il primo, del libro della Sapienza, descrive la generazione e la nascita di Salomone:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNel seno della madre fui formato di carne, in dieci mesi <em>condensato nel sangue <\/em>(\u00a0 \u03c0\u03b1\u03b3\u03b5\u03af\u03c2\u00a0 \u03ad\u03c5\u00a0 \u03b1\u03ca\u03bc\u03b1\u03c4\u03b9\u00a0 ), col seme virile e dal piacere che viene col sonno \u00bb (Sap 7, 1-2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;altro testo \u00e8 dell&#8217;esegeta bizantino Teofilatto, nel suo commentario di Giovanni. A proposito di Gv 1, 13 egli scrive:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abEgli (l&#8217;evangelista) dice: &#8220;Non sono nati dai sangui&#8221;: si tratta, \u00e8 ovvio, (del sangue) dei mestrui; <em>da questi sangui <\/em>l&#8217;embrione <em>si nutre e cresce<\/em>\u00bb <em>(In Johannem, <\/em>ad 1, 13: <em>PG, <\/em>123, 1154 A). (48).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2<\/strong>. H. J. Cadbury e P. Hofrichter vogliono spiegare l&#8217;espressione di Gv 1, 13a prendendo queste teorie come punto di riferimento: quel versetto, dicono, mette un forte contrasto tra la generazione <em>umana <\/em>e quella <em>divina. <\/em>L&#8217;espressione\u00a0 \u03bf\u03cdx\u00a0 \u03ad\u03be\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03ac\u03c4\u03c9\u03c5\u00a0 quindi vorrebbe dire che, nella generazione di Cristo, che \u00e8 da attribuire a Dio, <em>\u00e8 completamente esclusa la funzione materna <\/em>(49).<em>\u00a0 <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto, le tre negazioni del versetto escluderebbero non solo l&#8217;intervento di un padre, ma anche quello di una madre. Giustamente P. Hofrichter conclude che questa <em>negazione della reale maternit\u00e0 di <\/em><em>Maria <\/em>verso il Verbo incarnato metteva gravemente in pericolo gli interessi dogmatici fondamentali della Chiesa antica (50).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 verissimo, ma solo nell&#8217;interpretazione or ora proposta. Infatti, diversi Padri che leggevano cos\u00ec il versetto, erano imbarazzati davanti alle parole \u00abnon dai sangui\u00bb, le quali sembravano dire che Ges\u00f9 non era nato dal sangue di Maria. Questa era la convinzione dei doceti: era inconciliabile con la fede cristiana nell&#8217;incarnazione (51).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Padri se la cavavano, omettendo la prima negazione quando citavano il versetto. Ma \u00e8 chiaro che non era la buona soluzione: anzich\u00e9 cambiare l&#8217;espressione di Giovanni, bisognava cercare di interpretarla,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.<\/strong> Ora, contro questa opinione dei doceti, riproposta oggi dagli autori citati, ci sono obiezioni molto forti. Prima, \u00e8 impossibile che l&#8217;evangelista abbia voluto escludere qui il ruolo <em>materno <\/em>di Maria, dato che egli stesso la nomina di solito col titolo \u00abla <em>madre <\/em>di Ges\u00f9\u00bb (2,1.3.5.12; 19,25.26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;altra difficolt\u00e0 \u00e8 di tipo filologico: secondo l&#8217;interpretazione proposta, il termine \u03b1\u03ca\u03bc\u03b1\u03c4\u03b1 designerebbe qui il sangue <em>inferiore <\/em>al seno materno, quel sangue <em>in cui <\/em>gli antichi pensavano che si formasse e si nutrisse il corpo del bimbo. Perci\u00f2 H. J. Cadbury dice che\u00a0 \u03ad\u03be\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03ac\u03c4\u03c9\u03c5\u00a0 qui equivale a\u00a0 \u03ad\u03c5\u00a0 \u03b1\u03ca\u03bc\u03b1\u03c4\u03b9\u00a0 di Sap 7, 2. (52).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questa affermazione \u00e8 del tutto arbitraria, perch\u00e9 tra il testo sapienziale e il versetto giovanneo ci sono differenze importanti: Giovanni adopera la preposizione\u00a0 \u03ad\u03be\u00a0 (\u00ab<em>fuori <\/em>di\u00bb) e non\u00a0 \u03ad\u03c5\u00a0 (\u00abin\u00bb); non vuoi dunque parlare del periodo di formazione del bimbo <em>nel seno <\/em>della madre; la sua intenzione \u00e8 di dire <em>da dove <\/em>viene, da dove \u00e8 <em>uscito <\/em>al momento della sua <em>nascita <\/em>( \u03ad\u03be \u2026 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7 ). Inoltre, non c&#8217;\u00e8\u00a0 \u03ad\u03be\u00a0 \u03b1\u03ca\u03bc\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2 , ma il plurale. Insistiamo su questo punto, perch\u00e9 nei testi su cui si fondano questi autori, il termine \u00absangue\u00bb si trova sempre al singolare (53).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trascurare queste differenze \u00e8 un errore metodologico. Perci\u00f2 i testi ellenistici sulla formazione del bimbo <em>nel <\/em>sangue materno non sono veri paralleli, e non possono servire a interpretare il nostro testo. Non era quindi fondato il timore di alcuni Padri, e cio\u00e8 che le parole\u00a0 \u03bf\u03cdx\u00a0 \u03ad\u03be\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03ac\u03c4\u03c9\u03c5\u00a0 escluderebbero il ruolo materno di Maria nella formazione del corpo del suo figlio. La negazione ha un senso diverso. Per trovarlo, si dovr\u00e0 cercare in un&#8217;altra direzione qual \u00e8 lo sfondo culturale e letterario del versetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>b) <\/em>La tradizione biblico-giudaica<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partiamo dal fatto sul quale abbiamo gi\u00e0 insistito e che non \u00e8 tenuto in debito conto dai commentatori: Giovanni usa qui il <em>plurale <\/em>insolito \u00absangui\u00bb. Dove si trovano esempi di questo modo di esprimersi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> \u00c8 risaputo che, nella Bibbia e nel giudaismo nonch\u00e9 nel mondo greco, l&#8217;espressione \u00abi sangui\u00bb indica spesso il sangue <em>sparso <\/em>con un&#8217;uccisione violenta, per esempio una guerra o un massacro. (54) Ma questo non ci aiuta a spiegare Gv 1, 13, dove non si tratta di morte, ma di generazione e di nascita. Ci\u00f2 che invece \u00e8 molto interessante per noi \u00e8 il fatto che, nella tradizione biblica e giudaica, e solo l\u00e0, il plurale \u00absangui\u00bb viene usato anche per parlare di due circostanze precise nella vita sessuale della donna: il <em>parto <\/em>e la <em>mestruazione. <\/em>Osserviamo che anche qui si tratta del sangue <em>sparso.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I testi pi\u00f9 importanti per noi sono le prescrizioni levitiche sulla purezza rituale della donna in occasione del parto e dei mestrui. Nell\u2019 A.T. ebraico, due volte nel Levitico (12,4.7) e due volte in Ezechiele (16,6.9), viene usato il plurale \u00absangui\u00bb <em>(d\u00e0m\u00ecm) <\/em>per parlare della perdita di sangue della donna che partorisce; in un altro testo, il plurale designa il flusso di sangue dei mestrui (Lv 20, 18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La differenza con l&#8217;uso precedente \u00e8 manifesta: nei testi del mondo greco, si trattava della lunga formazione dell&#8217;embrione <em>nel <\/em>seno della madre; qui invece, i testi parlano del sangue <em>sparso <\/em>nelle due circostanze indicate: questo sangue rendeva la donna ritualmente impura. Perci\u00f2 c&#8217;erano le prescrizioni del Levitico (12, 7) per la donna che aveva partorito: doveva \u00abessere purificata dal suo flusso di sangue\u00bb (letteralmente: dalla sorgente dei <em>suoi sangui).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.<\/strong> Alla luce di questa tradizione biblica e giudaica, si pu\u00f2 precisare il senso della formula giovannea\u00a0 \u03bf\u03cdx\u00a0 \u03ad\u03be\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03ac\u03c4\u03c9\u03c5 \u2026 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7 , applicata al Verbo incarnato. Significa che egli \u00e8 nato \u00ab<em>non <\/em>da sangui\u00bb, cio\u00e8 senza effusione di sangue materno. Pertanto, l&#8217;evangelista non nega che Cristo sia stato <em>formato nel seno <\/em>della madre, non nega che egli sia stato <em>partorito <\/em>come ogni altro bimbo; egli vuoi dire soltanto che, in questo caso, il parto non fu accompagnato con uno <em>spargimento d\u00ec sangue <\/em>(54bis).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dei tre membri negativi del versetto, ciascuno ha un valore specifico: la terza negazione esclude l&#8217;intervento di un uomo nella <em>concezione <\/em>del Verbo incarnato (\u00e8 ci\u00f2 che verr\u00e0 chiamato pi\u00f9 tardi la <em>virginitas ante partum); <\/em>nella prima negazione, Giovanni dice che il parto stesso si svolse senza quella lesione corporale che di solito provoca una perdita di sangue (\u00e8 la <em>virginitas in partu). <\/em>In questa interpretazione si deve dire che Giovanni parla sia del <em>concepimento verginale <\/em>quanto della <em>nascita verginale <\/em>del Verbo fatto carne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.<\/strong> Contro questa spiegazione, J. Galot ha mosso due obiezioni. La prima \u00e8 che la preposizione\u00a0 \u03adx\u00a0 <em>, <\/em>non indica il <em>modo <\/em>di nascere (cio\u00e8: la nascita senza lesione corporale), ma l\u2019<em>origine; <\/em>per lui, questo risulta chiaro dalla triplice ripetizione della preposizione nel resto del versetto: \u00abNon si pu\u00f2 sostenere, egli dice, che il sangue della madre che si spande alla nascita ha per effetto che il bimbo nasca <em>da <\/em>questo sangue. Egli nasce <em>in <\/em>questo sangue, secondo l&#8217;espressione di Ezechiele (cfr 16,6. 9). Nascere <em>in <\/em>questo sangue non \u00e8 nascere <em>dal <\/em>sangue della madre. Non si possono confondere le due espressioni, soprattutto in un testo dove l&#8217;origine \u00e8 cos\u00ec deliberatamente sottolineata\u00bb (55).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma precisamente il parallelismo della formula con quella di Ezechiele non c&#8217;\u00e8: il profeta non usa l&#8217;espressione \u00ab<em>nascere nel <\/em>sangue\u00bb, e nemmeno \u00ab<em>nascere dal <\/em>sangue\u00bb (o: dai sangui); inoltre nel suo discorso simbolico non descrive il <em>parto <\/em>del bimbo che rappresenta Israele, ma il tempo successivo alla nascita, la situazione ripugnante del trovatello, che \u00ab<em>si agitava nel <\/em>suo sangue\u00bb (16,6.22). Si tratta qui del bimbo <em>dopo <\/em>la nascita, non nel momento stesso del suo parto, come in Giovanni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed ecco la seconda obiezione: nella nostra interpretazione del v. 13, il verbo\u00a0 \u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7\u00a0 \u00e8 preso sia nel senso di \u00abessere <em>generato<\/em>\u00bb sia in quello di \u00abessere <em>nato<\/em>\u00bb<em>, <\/em>a seconda del complemento che lo determina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 vero, ma non dovrebbe fare difficolt\u00e0. Purtroppo, l&#8217;autore ignora la risposta che abbiamo gi\u00e0 dato a questa obiezione: (56) concepimento e nascita sono il primo e l&#8217;ultimo momento di un ciclo <em>unico e continuo <\/em>di nove mesi; ora, l&#8217;insieme di quel periodo pu\u00f2 essere designato con l&#8217;uno o con l&#8217;altro dei due termini (che di per s\u00e9 indicano o l&#8217;inizio o la fine); anzi, nella stessa frase l&#8217;unico verbo \u00abnascere\u00bb o \u00abpartorire\u00bb pu\u00f2 riferirsi insieme alla generazione e al parto, cos\u00ec per esempio nell&#8217;antica formula di fede del simbolo della chiesa di Roma: \u00ab<em>natus est <\/em>de Spiri tu Sancto ex Maria Vergine \u00bb, (57) dove <em>natus est <\/em>designa, globalmente, tutto il processo dell&#8217;incarnazione; per\u00f2, a rigor di termini, quando si tratta dello Spirito, dovrebbe essere tradotto \u00abfu <em>generato <\/em>dallo Spirito Santo\u00bb; in relazione a Maria, pu\u00f2 significare soltanto \u00ab\u00e8 <em>nato <\/em>da Maria vergine\u00bb (nove mesi dopo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si vede, <em>natus est <\/em>designa allo stesso tempo il concepimento e la nascita. Cos\u00ec anche nel nostro caso:\u00a0 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7\u00a0 indica contemporaneamente il concepimento (la generazione) e il parto (la nascita), secondo la determinazione che accompagna il verbo (58).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4.<\/strong> L&#8217;obiezione gi\u00e0 formulata da J. Galot \u00e8 stata ripresa adesso in un modo pi\u00f9 insistente da J. Winandy: \u00abl&#8217;espressione <em>ex haitna-<\/em><em>t\u00f3n <\/em>(&#8230;) non pu\u00f2 evidentemente \u2014 malgrado l&#8217;uso pi\u00f9 frequente del plurale \u2014 riferirsi a uno spargimento di sangue: come mai un fatto del genere potrebbe essere considerato come la causa o una delle cause di una nascita qualunque?\u00bb. (59)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questo \u00e8 un modo di ragionare astratto, che non tiene conto dei fatti letterari. L&#8217;autore dimentica che\u00a0 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7,\u00a0\u00a0 l&#8217;unico verbo del versetto, \u00e8 polivalente, dato che designa simultaneamente la <em>nascita <\/em>e il <em>concepimento <\/em>(umano e divino). Questa <em>unificazione stilistica <\/em>della frase e il movimento ritmico insistente dei quattro membri (\u00a0 \u03bf\u03cd\u03b4\u03ad\u00a0 \u03ad\u03be \u2026 \u03bf\u03cd\u03b4\u03ad\u00a0 \u03adx \u2026 \u03bf\u03cd\u03b4\u03ad<em>\u00a0 <\/em>\u03adx &#8230; \u03ac\u03bb\u03bb\u2019\u00a0 \u03adx \u2026) implica la ripetizione dello stesso\u00a0 \u03adx\u00a0 per ciascun caso, bench\u00e9 ovviamente siano abbastanza diversi. (60).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La preposizione non indica semplicemente la \u00abcausa\u00bb, come lo suppone J. Winandy; ha un altro senso nelle singole formule: davanti a\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03ac\u03c4\u03c9\u03c5\u00a0 si riferisce al sangue che esce dalla <em>madre <\/em>nel parto; davanti a\u00a0 \u03b4\u03b5\u03bb\u03ae\u03bc\u03b1\u03c4\u03c2\u00a0 \u03c5\u03b4\u03c1\u03cc\u03c2,\u00a0 indica l&#8217;intervento attivo del <em>padre <\/em>in ogni normale concepimento; davanti a\u00a0 \u03b4\u03b5\u03bf\u03cb\u00a0 , descrive l&#8217;azione trascendente creativa di <em>Dio, <\/em>nella concezione temporale del Verbo incarnato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel primo caso, \u00e8 chiaro, l&#8217;autore non vuoi dire che l&#8217;effusione del sangue era la <em>causa <\/em>della nascita; ma, dato che il sangue sparso <em>viene dalla madre, <\/em>\u00e8 certo che il \u00abnascere <em>da donna<\/em>\u00bb (cfr Gai 4, 4) implica anche il \u00abnascere <em>dai sangui <\/em>(della donna)\u00bb: (61) questo sangue era <em>nel seno <\/em>della partoriente; ma quando <em>esce <\/em>insieme col bimbo, si pu\u00f2 dire che questo nasce \u00abdai sangui\u00bb della madre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4.<\/strong> <em>\u00abNon da sangui\u00bb: esegesi della prima negazione di Cv <\/em>1, 13<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cerchiamo adesso di spiegare in un modo positivo e articolato questa formula giovannea\u00a0 \u03bf\u03cdx\u00a0 \u03ad\u03be\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03ac\u03c4\u03c9\u03c5 \u2026 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anzitutto \u00e8 necessario sottolineare il fatto che per questa espressione <em>non esiste nessun parallelo esatto. <\/em>Certo, l&#8217;abbiamo visto, si trovano molti testi che descrivono l&#8217;ascendenza carnale con una espressione simile alla nostra ( \u03ad\u03be +\u00a0 genitivo), ma col sostantivo\u00a0 \u03b1\u03ca\u03bc\u03b1<em>\u00a0 <\/em>al singolare, e con riferimento al padre (62).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altra parte, il plurale \u00absangui\u00bb veniva usato nella tradizione giudaica per parlare del sangue materno effuso nel parto, non per\u00f2 col verbo \u00abessere generato\u00bb o \u00abessere nato\u00bb, come nel testo di Giovanni. Ci\u00f2 che \u00e8 nuovo e propriamente giovanneo \u00e8 la congiunzione dei <em>due <\/em>elementi presi insieme: \u00ab<em>nascere da o<\/em>\u00bb ( \u03ad\u03be\u00a0 col genitivo di\u00a0 \u03b1\u03ca\u03bc\u03b1 , e col verbo\u00a0 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7\u00a0 e il <em>plurale <\/em>\u00absangui\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dato che il plurale \u00absangui\u00bb si riferisce al parto (e dunque al sangue della donna) e dato che il primo elemento indica l&#8217;ascendenza, in questo caso si tratta della nascita. Mettendo insieme questi due elementi, ambedue ben documentati, arriviamo alla spiegazione che abbiamo indicato: Giovanni vuoi parlare qui non del concepimento, ma della <em>nascita <\/em>del Verbo incarnato; la negazione \u00abnon da sangui\u00bb significa quindi che, quando fu partorito dalla sua madre, non ci fu spargimento di sangue: era un <em>parto verginale.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa interpretazione abbastanza nuova (63) sembrer\u00e0 forse un po&#8217; audace. Ma per appoggiarla, vorremmo apportare adesso tre serie di considerazioni convergenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>a) <\/em>Indicazioni della tradizione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> Non \u00e8 stato sufficientemente osservato che le parole\u00a0 \u03ad\u03be\u00a0 hanno avuto una larga eco nella tradizione patristica. Il fatto che \u00e8 stata ripresa una formula cos\u00ec inconsueta, proprio in relazione all&#8217;incarnazione, fa pensare che si tratta probabilmente di una trasmissione inconscia dell&#8217;espressione di Gv 1,13 (in Lv 12,4.5.7, infatti, dove l&#8217;ebraico aveva tre volte il plurale \u00absangui\u00bb, i LXX usano il singolare:\u00a0 \u03ad\u03c5\u00a0 \u03b1\u03ca\u03bc\u03b1\u03c4\u03b9 <em>[bis],<\/em>\u00a0 \u03ac\u03c0\u03cc\u00a0 \u03c0\u03ae\u03c2\u00a0 \u03c0\u03b7\u03b3\u03ae\u03c2\u00a0 \u03c4\u03bf\u03cb\u00a0 \u03b1\u03ca\u03bc\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2 ).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 ugualmente significativo che la tradizione cristiana, quando applicava a Maria il plurale \u00abdai sangui\u00bb, ha introdotto nel testo giovanneo un triplice cambiamento: <em>a) <\/em>la formula <em>negativa <\/em>e <em>indeterminata <\/em>\u00ab<em>non da sangui<\/em>\u00bb<em>, <\/em>\u00e8 rovesciata, e diventa positiva e determinata (\u00ab<em>dai <\/em>sangui\u00bb), probabilmente per scartare la posizione dei doceti, secondo la quale Ges\u00f9 <em>non <\/em>era nato dal sangue di Maria; <em>b) <\/em>con un paradosso filologico di cui non sembrano nemmeno rendersi conto, questi autori conservano la formula primitiva con\u00a0 \u03ad\u03be\u00a0 senza applicarla per\u00f2 al <em>concepimento <\/em>o al <em>parto, <\/em>ma al tempo intermediario della gestazione <em>nel <\/em>seno materno; cio\u00e8 scrivono\u00a0 \u03ad\u03be<em>\u00a0 <\/em>ma (seguendo la teoria tradizionale del mondo greco) interpretano come se leggessero\u00a0 \u03ad\u03c5,\u00a0 e dicono che si tratta della <em>formazione <\/em>del bimbo <em>nel <\/em>sangue della madre; per\u00f2, ci si ricorder\u00e0 che l&#8217;espressione corrente per dire questo non era\u00a0 \u03ad\u03be\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03ac\u03c4\u03c9\u03c5,\u00a0 ma\u00a0 \u03ad\u03c5\u00a0 \u03b1\u03ca\u03bc\u03b1\u03c4\u03b9\u00a0 ; (64) <em>c)<\/em> insistono molto sul carattere <em>puro <\/em>e <em>verginale <\/em>di quella gestazione, il che sembra dimostrare l&#8217;origine levitica del tema, ma anche la reinterpretazione <em>cristiana <\/em>di quella purit\u00e0 <em>rituale. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche noi cercheremo di ritenere l&#8217;intuizione di questa antica tradizione: nel processo dell&#8217;incarnazione, la Madre del Verbo incarnato, infatti, \u00e8 rimasta <em>pura <\/em>e <em>ver<\/em><em>gine. <\/em>Per\u00f2, anzich\u00e9 connettere la verginit\u00e0 col periodo della <em>gesta<\/em><em>zione, <\/em>come fanno stranamente questi autori, la metteremo in relazione col momento anteriore della <em>concezione, <\/em>ma anche con quello posteriore del <em>parto, <\/em>come lo suggerisce il testo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Citiamo in traduzione due esempi di questo uso tradizionale, uno nella patristica greca, l&#8217;altro nella tradizione latina. Altri testi si trovano in nota (65).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Cirillo d&#8217;Alessandria, il corpo di Cristo fu formato senza desiderio carnale, senza passione; e prosegue cos\u00ec:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa <em>coagulazione <\/em>( \u03c3\u03cd\u03bc\u03c0\u03b7\u03be\u03b9\u03c2 ) del suo corpo si fece <em>da sangui <\/em><em>purissimi e verginali <\/em>( \u03adx\u00a0 \u03c0\u03b1\u03c5\u03ac\u03b3\u03c5\u03c9\u03c5\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03ac\u03c4\u03c9\u03c5\u00a0 \u03c0\u03b1\u03c1\u03b4\u03b5\u03c5\u03b9x\u03ce\u03c5 ), il parto si fece senza dolori e senza macchia per la verginit\u00e0 della partoriente \u00bb <em>(De Trinitate, <\/em>14: <em>PC, 11, <\/em>1152 A).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Medioevo, si ritrova ancora una formula molto simile presso san Tommaso, che cita il Damasceno <em>(De Fide orthodoxa, <\/em>III, 2):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abEcco perch\u00e9 si dice che il corpo di Cristo &#8220;\u00e8 stato <em>formato <\/em><em>dai castissimi e purissimi sangui <\/em>della <em>Vergine&#8221; <\/em>\u00bb<em> (Stimma <\/em><em>theologica, <\/em>III, 31,5, ad 3) (66).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;interesse di tali testi \u00e8 che riferiscono il plurale \u00absangui\u00bb alla <em>madre <\/em>di Ges\u00f9. Senza dubbio sono di una ortodossia ineccepibile; per\u00f2, come si vede, \u00e8 stata modificata sostanzialmente l&#8217;espressione di Giovanni: \u00ab<em>non <\/em>ex sanguinibus\u00bb \u00e8 diventato il suo contrario, <em>\u00a0<\/em>\u03ad\u03be\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03ac\u03c4\u03c9\u03c5\u00a0 <em>ex sanguinibus; <\/em>e questa formula non viene pi\u00f9 riferita al momento del <em>parto, <\/em>ma al tempo della <em>gravidanza. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2, un tal modo di leggere il testo, ispirato certo da un lodevole desiderio di evitare il docetismo, non pu\u00f2 corrispondere al vero senso della formula giovannea. Pertanto, ripetiamo anche qui: non c&#8217;\u00e8 da temere che l&#8217;espressione negativa del prologo, \u00ab<em>non <\/em>da <em>sangui<\/em>\u00bb, significhi che Ges\u00f9 <em>non <\/em>\u00e8 stato formato dal <em>sangue <\/em>di Maria, durante i mesi in cui lo portava <em>in grembo, <\/em>poich\u00e9 il plurale che accompagna la preposizione\u00a0 \u03ad\u03be\u00a0 (\u00abda\u00bb), insieme col verbo \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7\u00a0 fa pensare a un momento ulteriore, quello dove il bimbo <em>esce dal seno materno, <\/em>cio\u00e8 il momento della <em>nascita, <\/em>il quale normalmente \u00e8 accompagnato da uno spargimento di sangue.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la formula negativa\u00a0 \u03bf\u03cdx\u00a0 \u03ad\u03be\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03ac\u03c4\u03c9\u03c5 \u2026 \u03ad\u03b3\u03b5\u03c5\u03c5\u03ae\u03b4\u03b7\u00a0 , \u00e8 proprio questa <em>perdita di sangue <\/em>che \u00e8 esclusa dall&#8217;evangelista nella sua descrizione del <em>parto <\/em>di Ges\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.<\/strong> A favore di questa interpretazione, vorremmo adesso, partendo ancora dalla tradizione patristica, presentare non pi\u00f9 solo tracce pi\u00f9 o meno probabili della formula giovannea \u00abda sangui\u00bb, ma il suo uso preciso: si tratta di un testo importante di Ippolito, che \u00e8 quasi un commento a Gv 1, 13. Come si sa, Ippolito era uno dei testimoni della lettura <em>cristolagica <\/em>del versetto giovanneo (cio\u00e8 col verbo al singolare).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche egli rovescia la formula; per\u00f2 a differenza degli autori precedenti, egli la applica, <em>senza <\/em>la negazione, all&#8217;eretico Simone Mago, per metterlo in contrasto con Ges\u00f9; ma cos\u00ec si pu\u00f2 vedere come Ippolito interpretava la formula (<em>con <\/em>la negazione) per Ges\u00f9 stesso: \u00abSimone non era Cristo, il quale era, \u00e8 e sar\u00e0; era un uomo (formato) da seme ( \u03adx\u00a0 \u03c3\u03c0\u03ad\u03c1\u03bc\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2 ), <em>nato da <\/em><em>donna <\/em>( \u03b3\u03ad\u03c5\u03c5\u03b7\u03bc\u03b1\u00a0 \u03b3\u03c5\u03c5\u03b1\u03b9x\u03cc\u03c2 ), (nato e) generato da sangui (\u03ad\u03be\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03ac\u03c4\u03c9\u03c5 ) e dal desiderio carnale, come gli altri \u00bb (67). L&#8217;espressione (\u03ad\u03be\u00a0 \u03b1\u03af\u03bc\u03ac\u03c4\u03c9\u03c5 ) ancora pi\u00f9 avanti, applicata questa volta all&#8217;uomo in genere. (68).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ippolito vuoi dire che Simone non pu\u00f2 in nessun modo pretendere di essere come Cristo. La sua generazione e la sua nascita sono state identiche a quella di tutti gli uomini. Ma come intendere qui l&#8217;espressione \u00abda sangui\u00bb? J. Galot la spiega come la sintesi delle due determinazioni precedenti, \u00abda seme\u00bb e \u00abnato da donna\u00bb; si tratterebbe dunque \u00abdell&#8217;unione del padre e della madre nella generazione: ambedue forniscono il loro sangue e sono animati dal desiderio carnale\u00bb (69).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa interpretazione ci sembra inesatta. I quattro membri della frase formano un chiasme (secondo lo chema classico <em>a b b&#8217; a&#8217;); <\/em>i due membri esteriori <em>(a a&#8217;} <\/em>descrivono la funzione <em>paterna <\/em>nella concezione: \u00abda seme\u00bb, \u00abda desiderio carnale\u00bb; invece, nei due elementi al centro <em>(b b&#8217;}, <\/em>Ippolito dice quale fu il rapporto di Simone Mago con la <em>madre, <\/em>al momento della sua\u00a0 nascita: \u00abnato da donna\u00bb, \u00abnato da sangui\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto, i \u00absangui\u00bb anche in questo caso, sono quelli della madre e il parallelismo con l&#8217;espressione precedente mostra che non si tratta qui del concepimento, ma della <em>nascita <\/em>(\u00abnato da donna\u00bb,\u00a0 \u03b3\u03ad\u03c5\u03c5\u03b7\u03bc\u03b1\u00a0 \u03b3\u03c5\u03c5\u03b1\u03b9x\u03cc\u03c2 ), e dei \u00absangui\u00bb della donna, sparsi in questa occasione:\u00a0 proprio <em>il contrario di ci\u00f2 che accadde per Ges\u00f9.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un testo molto simile si trova nel <em>De consummatione mundi <\/em>dello Pseudo-Ippolito: questa volta si fa il contrasto tra Cristo e l&#8217;anticristo, il quale \u00e8 una personificazione del diavolo: \u00abil Salvatore del mondo &#8230; fu partorito da Maria, <em>incontaminata e vergine <\/em>( \u03adx\u00a0 \u03c4\u03ae\u03c2\u00a0 \u03ac\u03a7\u03c1\u03ac\u03c5\u03c4\u03bf\u03c5\u00a0 x\u03b1\u03af\u00a0 \u03c0\u03b1\u03c1\u03b4\u03ad\u03c5\u03bf\u03c5 )\u00bb; in un modo simile anche il diavolo (= l&#8217;anticristo) sar\u00e0 apparentemente <em>partorito <\/em>da una vergine; per\u00f2, \u00abuscir\u00e0 su questa terra <em>da una donna contaminata <\/em>( \u03adx\u00a0 \u03bc\u03b9\u03b1\u03c1\u03ac\u03c2\u00a0 \u03b3\u03c5\u03c5\u03b1\u03b9x\u03cc\u03c2 )\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il suo nascere da una vergine sar\u00e0 un inganno:\u00a0 \u00ab(&#8230;) sar\u00e0 partorito da una vergine come spirito, per poi manifestarsi agli altri come carne. Ma noi sappiamo che solamente <em>la tutta Santa ha partorito come vergine<\/em>\u00bb. (70) Si deve notare qui il contrasto tra \u00abvergine\u00bb e \u00abdonna contaminata\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si vede, tali testi sono molto vicini al nostro versetto. Confermano che l&#8217;espressione negativa di Giovanni \u00ab<em>non nato <\/em>da <em>sangui<\/em>\u00bb si riferisce al momento della nascita del Verbo incarnato: egli fu <em>partorito <\/em>in un modo santo, <em>puro <\/em>e <em>verginale.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=5243\"><strong>continua<\/strong><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=5242\" target=\"_blank\">vai alle note<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marianum XLV (1983) II parto verginale del Verbo incarnato: \u00abNon ex sanguinibus&#8230;,\u00a0 sed ex Deo natus est\u00bb (Gv. 1, 13) * IGNACE DE LA POTTERIE, S.I. (Pontificio Istituto Biblico \u2013 Roma) ________________________ [a causa della mancanza di idonee font nel sito la grafia delle\u00a0 parole greche pu\u00f2 risultare scorretta n.d.r.]<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-triplice-verginit-di-maria-i-de-la-potterie-sj-1\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":34459,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[2097,1847],"class_list":["post-5241","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-chiesa","tag-ignace-de-la-potterie","tag-teologia","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La triplice verginit&agrave; di Maria - I. de La Potterie S.J. 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