{"id":5218,"date":"2012-10-03T15:50:40","date_gmt":"2012-10-03T13:50:40","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-05-08T13:17:11","modified_gmt":"2015-05-08T11:17:11","slug":"rinasce-la-teologia-della-liberazione-parte-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/rinasce-la-teologia-della-liberazione-parte-2\/","title":{"rendered":"Rinasce la Teologia della liberazione? (parte 2)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/teologia-liberazione-2.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-24331\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/teologia-liberazione-2.png\" alt=\"teologia liberazione 2\" width=\"148\" height=\"200\" \/><\/a>Rivista <em><strong>Tradizione Famiglia Propriet\u00e0<\/strong><\/em>, ottobre 2012<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Con l\u2019aggravarsi della crisi in Occidente, questo fantasma del passato sembra voler risorgere dai morti. Dall\u20198 all\u201911 ottobre, a San Leopoldo, Brasile, si terr\u00e0 un Congresso Continentale di teologi della liberazione per rilanciare il movimento, a pretesto del 50\u00b0 anniversario del Concilio Vaticano II. <\/em><em>Alcune autorit\u00e0 ecclesiastiche si mostrano preoccupate. Altre, invece, sembrano guardare l\u2019iniziativa piuttosto con simpatia, al meno a giudicare da alcune ripercussioni apparse di recente sulla stampa italiana e vaticana.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0Di seguito\u00a0la seconda parte del\u00a0dossier sulla teologia della Liberazione <strong>.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">_______________________________<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><strong>Pace e armonia? Anzi, lotta e conflitto<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cVi lascio la pace, vi do la mia pace\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel cuore del messaggio cristiano troviamo il richiamo alla pace. Per la loro stessa natura, gli esseri razionali anelano ardentemente alla pace. La nostra condizione naturale \u00e8 quella della tranquillit\u00e0 nell\u2019ordine. Nel seno della famiglia, per esempio, si aspira naturalmente all\u2019armonia risultante dalla pacifica convivenza fra i suoi membri. Dice S. Agostino: <em>\u201cCome infatti non v\u2019\u00e8 alcuno che non voglia godere, cos\u00ec non v\u2019\u00e8 chi non voglia avere la pace\u201d<\/em> (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo presuppone un atteggiamento amorevole nei confronti del prossimo, che \u00e8 alla base dell\u2019essere cristiano. <em>\u201cDobbiamo desiderare il bene non solo per noi, ma anche per gli altri\u201d<\/em>, esortava S. Tommaso d\u2019Aquino (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su queste verit\u00e0 basilari, la Chiesa ha costruito una dottrina sociale sorretta dai concetti di ordine, di armonia e di equilibrio. Armonia interiore nelle persone, armonia nella famiglia, armonia fra le istituzioni, armonia fra le classi sociali, armonia fra le nazioni. La Chiesa rigetta i sistemi fondati sull\u2019odio, sull\u2019invidia e sullo scontro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2, ribadendo la \u201cnecessit\u00e0 della concordia\u201d, Papa Leone XIII insegnava nella <em>Rerum Novarum<\/em>: <em>\u201cLa concordia fa la bellezza e l\u2019ordine delle cose, mentre un perpetuo conflitto non pu\u00f2 dare che confusione e barbarie\u201d<\/em> (3).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Rabbia e insurrezione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutt\u2019altro \u00e8 l\u2019atteggiamento dei teologi della liberazione. <em>\u201cLa teologia della liberazione nasce da una tintura di rabbia\u201d<\/em>, rivela il teologo della liberazione americano Alfred Hennelly (4). <em>\u201cLa teologia della liberazione inizia con l\u2019insurrezione\u201d<\/em>, afferma a sua volta la teologa femminista Sharon Welch, dell\u2019Universit\u00e0 di Harvard (5). <em>\u201cLa teologia della liberazione nasce dalla praxis sovversiva degli oppressi\u201d<\/em>, rincara Gustavo Guti\u00e9rrez (6). Rabbia, insurrezione, praxis sovversiva&#8230; La loro teologia \u00e8 tutt\u2019altro che armoniosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per instillare negli \u201coppressi\u201d questa rabbia, spingendoli verso una praxis sovversiva, la Teologia della liberazione applica capillarmente tecniche di \u201cconscientizzazione\u201d. Inizialmente elaborate dal pedagogo brasiliano Paolo Freire (7), queste tecniche, che pi\u00f9 di uno ha paragonato ad un \u201clavaggio di cervello\u201d, trasformano un pacifico cittadino in un rivoluzionario militante. Il metodo \u00e8 pensato per indurre il paziente a rigettare la \u201ccoscienza primitiva\u201d, cio\u00e8 l\u2019atteggiamento mansueto di chi accetta l\u2019ordine stabilito, e farlo acquisire invece una \u201ccoscienza critica\u201d che sfocia in una militanza rivoluzionaria. Solo all\u2019interno di questa militanza si potr\u00e0 \u201cfare teologia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso, la Teologia della liberazione si configura come un vasto movimento teso a instillare l\u2019odio, che poi sar\u00e0 indirizzato alla lotta di classe. L\u2019esatto opposto della dottrina sociale della Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Dialettica hegeliana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rabbia e la sovversione sono l\u2019anima della Teologia della liberazione. Alla base troviamo una visione hegeliana della storia, secondo cui la sua forza motrice sarebbero le lotte dialettiche. <em>\u201cLa lotta \u00e8 un bisogno oggettivo\u201d<\/em>, proclama Fr\u00e0 Clodovis Boff (8). <em>\u201cLa teologia della liberazione suppone una lotta rivoluzionaria\u201d<\/em>, dichiara Gustavo Guti\u00e9rrez (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta proprio dell\u2019\u201ceterno conflitto\u201d denunciato da Leone XIII che, invece di produrre pace e armonia, genera \u201cconfusione e barbarie\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per i teologi della liberazione ogni realt\u00e0 andrebbe analizzata sotto il prisma della conflittualit\u00e0, mai dell\u2019armonia o dell\u2019unit\u00e0. Esempio tipico ne \u00e8 la loro ecclesiologia, fondata sul conflitto dialettico base-gerarchia, cio\u00e8: laici-sacerdoti, chiesa discente-chiesa docente, preti-vescovi e via dicendo. <em>\u201cLa lotta di classe esiste nella stessa Chiesa<\/em> \u2014 afferma Guti\u00e9rrez \u2014 <em>l\u2019unit\u00e0 della Chiesa va ritenuta, con ragione, un mito che deve scomparire\u201d<\/em> (10). <em>\u201cL\u2019attuale chiesa porta la stessa contraddizione di classe della societ\u00e0 capitalista<\/em> \u2014 leggiamo in un documento del 1975 \u2014 <em>C\u2019\u00e8 una vita ecclesiale che domina e opprime, e un\u2019altra che \u00e8 dominata e oppressa\u201d<\/em> (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1).<\/strong> <em>\u00abDe civitate Dei\u00bb<\/em>, 19, 12.<br \/>\n<strong>2).<\/strong> S. Th. II, II, 83, 7.<br \/>\n<strong>3).<\/strong> Leone XIII, <em>\u00abRerum Novarum\u00bb<\/em>, 15 maggio 1891.<br \/>\n<strong>4).<\/strong> Alfred Hennelly, S.J., <em>\u00abTheology for a Liberating Church\u00bb<\/em>, p. 6.<br \/>\n<strong>5).<\/strong> Sharon D. Welch, <em>\u00abCommunities of Resistance and Solidarity. A Feminist Theology of Liberation\u00bb<\/em>, Orbis Books, New York, 1985, p. 35.<br \/>\n<strong>6).<\/strong> Gustavo Guti\u00e9rrez, <em>\u00abThe Power of the Poor in History\u00bb<\/em>, p. 17.<br \/>\n<strong>7).<\/strong> Cfr. Paulo Freire, <em>\u00abLa pedagogia degli oppressi\u00bb<\/em>, EGA, Torino 2002; Id., <em>\u00abL\u2019educazione come pratica di libert\u00e0\u00bb<\/em>, Mondadori, Milano, 1973; Id., <em>\u00abThe Politics of Education. <\/em><em>Culture, Power and Liberation\u00bb<\/em>, Bergin and Garver, South Hadley,1985.<br \/>\n<strong>8).<\/strong> Citato in R.P. Pedro Herrasti, S.M., <em>\u00abLa Teolog\u00eda de la Liberaci\u00f3n\u00bb<\/em>, Folleto EVC, N\u00b0 618, Messico, sd.<br \/>\n<strong>9).<\/strong> Gustavo Guti\u00e9rrez, <em>\u00abThe Power of the Poor in History\u00bb,<\/em> p. 37.<br \/>\n<strong>10).<\/strong> Gustavo Guti\u00e9rrez, <em>\u00abA Theology of Liberation\u00bb<\/em>, Orbis Books, New York, 1973, p. 277.<br \/>\n<strong>11).<\/strong> Document Finale, <em>II Conf\u00e9rence Internationale des Chr\u00e9tiens pour le Socialisme<\/em>, Qu\u00e9bec, Canada, aprile 1975.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">_____________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Intervista all\u2019economista Carlos del Campo<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u201cLa Teologia della liberazione causa miseria in America Latina\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Laddove sono stati applicati, i principi della Teologia della liberazione hanno provocato miseria e oppressione. Ne abbiamo parlato con l\u2019economista cileno Carlos del Campo. Laureato all\u2019Universit\u00e0 di California in Berkeley, professore emerito di economia presso la Pontificia Universit\u00e0 Cattolica del Cile, il dott. Del Campo \u00e8 autore di numerosilibri e saggi sulla riforma agraria in America Latina.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lei, dottor del Campo, pensa che la Teologia della liberazione \u2013 sebbene epurata da concetti marxisti e talvolta dalla giustificazione della violenza, pur tuttavia fermamente ancorata alle idee di lotta di classe e di redistribuzione egualitaria della ricchezza \u2013 possa risolvere i problemi di povert\u00e0 esistenti nel mondo, in particolare nell\u2019America Latina?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un errore immaginare che possa essere pacifico un movimento costruito sull\u2019idea che, per raggiungere una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta, siano condizioni necessarie la lotta di classe e la distribuzione egualitaria della ricchezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lotta di classe e il conflitto sociale sono necessariamente connessi fra loro. L\u2019una non pu\u00f2 esistere senza l\u2019altro come metodo di azione politico-sociale. A ci\u00f2 si aggiunga che la violenza \u00e8 un mezzo indispensabile per imporre un \u201cordine\u201d sociale ugualitario. Per questa ragione l\u2019ugualitarismo, essendo contrario allo stesso ordine naturale delle cose, pu\u00f2 nascere ed esistere solo sotto l\u2019impero della violenza. La storia ce lo insegna <em>ad nauseam<\/em>. Dunque, una Teologia della liberazione radicata nella lotta di classe e nell\u2019ugualitarismo, anche se si pretende pacifica, \u00e8 di per se stessa contraddittoria e impercorribile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 premesso posso rispondere alla prima domanda. Immaginiamo la Teologia della liberazione nel suo aspetto frequentemente presentato come essenziale e basilare, ovvero \u201cl\u2019opzione preferenziale per i pi\u00f9 poveri\u201d, intesa come la presa di posizioni e di misure energiche miranti a diminuire la povert\u00e0. In tal senso, senza alcun dubbio, con la forza dell\u2019esperienza di fatti concreti, si pu\u00f2 asserire che la strada migliore, e forse l\u2019unica, sia l\u2019adozione di un sistema di economia di mercato basato su tre principi fondamentali: la propriet\u00e0 privata, la libera iniziativa e l\u2019azione sussidiaria dello Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La piena vigenza di questi principi, basilari del vero ordine sociale, \u00e8 la condizione necessaria per limitare e diminuire la povert\u00e0. Tuttavia, non \u00e8 sufficiente. \u00c8 indispensabile che anche la societ\u00e0 sia imbevuta dallo spirito e dalla morale cristiani, sorgenti dell\u2019autentica giustizia e carit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esperienza in America Latina lo dimostra. I blocchi di povert\u00e0 esistenti in diversi paesi del Continente non hanno niente a che fare con l\u2019economia di mercato. Anzi, la loro origine si trova proprio in politiche implementate in contrasto con l\u2019economia di mercato. Un caso fra i pi\u00f9 emblematici \u00e8 la politica promossa dalla CEPAL (Commissione Economica per l\u2019America Latina, organismo delle Nazioni Unite, ndr), negli anni Quaranta e Cinquanta, che poneva in essere un processo di industrializzazione forzata al fine di produrre beni che sostituissero quelli importati. Questa politica penalizz\u00f2 i settori primari, specialmente l\u2019agricoltura, che all\u2019epoca dava lavoro alla maggioranza della popolazione meno qualificata e di minor reddito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stesso tempo, si favoriva una minoranza pi\u00f9 qualificata, aumentandone i guadagni. Il risultato fu un aumento della disuguaglianza nella distribuzione del reddito, favorendo l\u2019aumento delle sacche di povert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le riforme di struttura, come la Riforma agraria, hanno risolto efficacemente i problemi di povert\u00e0 in alcuni paesi dell\u2019America Latina?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I dati oggettivi rivelano esattamente il contrario. Le Riforme agrarie e alcune esperienze di socialismo di Stato realizzate in America Latina parlano chiaro. I casi pi\u00f9 caratteristici sono Cuba e Cile, quest\u2019ultimo durante il governo di Salvador Allende. La povert\u00e0 a Cuba sotto Fidel, divenuta isola-prigione, \u00e8 drammatica. La maggioranza della popolazione vive affastellata in catapecchie e assoggetta ad un feroce razionamento di derrate alimentari. Per incrementare i guadagni molte famiglie si sentono costrette a far prostituire le figlie con gli spregiudicati turisti stranieri. Carne, pesce, latte ecc. sono articoli di lusso per la maggioranza dei cubani.\u00a0Per averne un\u2019idea citer\u00f2 qualche dato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2011 lo stipendio medio mensile di un cubano era di 460 pesos, equivalenti a 21,03 dollari americani, ma il 43% si doveva accontentare di una somma inferiore. Il cesto di prodotti razionati costava 17,40 pesos, ma apporta solo il 41,2% delle calorie minime raccomandate. Per raggiungere questo minimo \u00e8 necessario incorrere in una spesa addizionale di 403,00 pesos. Dal mensile avanzano 40,00 (equivalente a US$1,83!) con i quali pagare i servizi base come acqua, elettricit\u00e0, gas, trasporto, prodotti per l\u2019igiene personale e della casa, pi\u00f9 tutte le spese con i dipendenti. Missione impossibile!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La soglia di povert\u00e0 di una persona si colloca in 841,40 pesos mensili. Se lo stipendio medio raggiunge solo 460,00 pesos, \u00e8 facile immaginare l\u2019estensione e la gravit\u00e0 della povert\u00e0 a Cuba e il grado di difficolt\u00e0 per la sopravvivenza. (Dati tratti da <em>\u00abLa Pobreza en Cuba\u00bb<\/em>, autore Ra\u00fal A. Sandoval Gonz\u00e1lez, economista e professore alla Facolt\u00e0 di Economia dell\u2019Universit\u00e0 dell\u2019Avana, pubblicati in <a href=\"http:\/\/www.progreso-semanal.com\/\" target=\"_blank\">http:\/\/www.progreso-semanal.com\/<\/a> , 28\/03\/2012).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Cile, due anni dopo la salita al potere dell\u2019<em>Unidad Popular<\/em> di Allende, la situazione sociale ed economica si pales\u00f2 in tutta la sua dolorosa tragicit\u00e0. Il PIL pro capite era diminuito rispettivamente del -2,9% e del -7,1% negli ultimi due anni del governo Allende. Come conseguenza della Riforma Agraria, negli anni 1971-72-73 la produzione agricola e di bestiame ebbe un crollo del -1,8%, -7,4% e -10,3% rispettivamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Emersero gravi problemi di approvvigionamento di beni essenziali. Le file, le lunghe attese, erano il dramma quotidiano della popolazione, specialmente della pi\u00f9 povera che non aveva possibilit\u00e0 di fare acquisti al mercato nero. L\u2019inflazione raggiunse i livelli allarmanti del 500% su base annua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ossia, tre anni di governo in conformit\u00e0 alle prediche della Teologia della liberazione avevano condotto il Cile al caos economico e sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La lotta di classe, promossa da personaggi quali Ch\u00e1vez (Venezuela) e Morales (Bolivia), ha realmente risolto i problemi di povert\u00e0 nei loro rispettivi paesi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I dati indicano che le performance di Venezuela e di Bolivia, in generale, sono al di sotto della media latinoamericana. Secondo informazioni della summenzionata CEPAL pubblicate su <em>\u201cPanorama social de Am\u00e9rica Latina 2011\u201d<\/em>, la media annua di crescita della regione \u00e8 stata del 2,3% nel periodo 2000-2008, -3,1% nel 2009, &#8211; 4,9% nel 2010. Nello stesso arco temporale, i valori del Venezuela sono stati 2,6%, -4,8% e -3,0% rispettivamente. Mentre in Bolivia sono stati dell\u20191,7%, 1,6% e 2,4%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In rapporto al fenomeno della povert\u00e0, i dati non sono migliori. L\u2019America Latina nell\u2019insieme ha registrato una diminuzione significativa della povert\u00e0 negli ultimi 20 anni. Nella decade degli anni Novanta circa il 45% della popolazione era ritenuto povero; nel 2010 questo valore \u00e8 calato intorno al 22%. In Bolivia invece il calo \u00e8 stato molto meno significativo: dal 55% al 60% degli anni Novanta e al 54% del 2007. Nel caso del Venezuela, la povert\u00e0 negli anni &#8217;90 raggiungeva valori intorno al 40%, al 50%, ed \u00e8 diminuita al 28% nel 2010; una performance comunque inferiore alla media dell\u2019America Latina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul versante opposto si osservano risultati ben superiori. In Cile, per esempio, la povert\u00e0 \u00e8 diminuita dal 30% superggi\u00f9 degli anni Novanta all\u201911% nel 2009. Dal canto suo, in Per\u00f9 la povert\u00e0 \u00e8 diminuita da un valore intorno al 48% sempre negli anni &#8217;90 al 31% nel 2010.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si sa che i dati su povert\u00e0 e distribuzione del reddito in genere sono soggetti a distorsioni non trascurabili per via delle difficolt\u00e0 pratiche di ottenere informazioni affidabili di reddito e altre varianti. A ci\u00f2 si aggiungono certe modifiche operate nei metodi di calcolo in questi ultimi tempi. Tuttavia una cosa sembra sicura: la rivoluzione socio-economica promossa dai teologi della liberazione, e in alcuni paesi dell\u2019America Latina messa in atto, non ha raggiunto i risultati previsti dai suoi mentori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 non pu\u00f2 sorprendere nessuno. I casi storici di fallimento delle politiche economiche di stampo statalista e interventista abbondano. Bastino due esempi: primo, la caduta del Muro che ha scoperto la miseria in cui vivevano i paesi sottomessi al giogo del socialismo e del comunismo. Secondo, un esempio di grande attualit\u00e0, l\u2019attuale crisi dell\u2019Europa che mostra ancora una volta le conseguenze di una politica economica a forte intervento statale praticata da alcuni paesi del Continente, oltre alle imposizioni dell\u2019Unione Europea. Spicca, in questo senso, l\u2019imposizione della moneta unica senza prendere in considerazione la realt\u00e0 economica, politica e culturale dei vari paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per i teologi della liberazione, raggiungere un livellamento ugualitario \u00e8 persino pi\u00f9 importante del superamento della povert\u00e0. Donde, per esempio, certi elogi sperticati a Cuba, dove anche se tutti sono poveri, godono, secondo loro, dell\u2019uguaglianza. Pensa sia questa una visione cristiana della societ\u00e0?\u00a0No, evidentemente. L\u2019uguaglianza delle classi \u00e8 contraria all\u2019ordine naturale creato da Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo riguardo, cito quanto dice testualmente nella sua opera <em>\u00abRivoluzione e Controrivoluzione\u00bb<\/em> il grande pensatore cattolico Plinio Corr\u00eaa de Oliveira: <em>\u201cSan Tommaso insegna che la diversit\u00e0 delle creature e la loro disposizione gerarchica sono un bene in s\u00e9, perch\u00e9 cos\u00ec risplendono meglio nella creazione le perfezioni del Creatore. E dice che, tanto fra gli angeli che quanto fra gli uomini, nel paradiso terrestre come in questa terra di esilio, la Provvidenza ha stabilito la disuguaglianza. Quindi odiare per principio ogni e qualsiasi disuguaglianza equivale a porsi metafisicamente contro gli elementi per la migliore somiglianza fra il Creatore e la creazione, significa odiare Dio\u201d<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In proposito possiamo pure ricordare un brano dell\u2019enciclica <em>\u201cAd Petri Cathedram\u201d<\/em> di Giovanni XXIII, del 29 giugno 1959: <em>\u201c\u00c8 inoltre assolutamente necessario restaurare anche fra le varie classi sociali la stessa concordia che si desidera fra i popoli e le nazioni. Se ci\u00f2 non avverr\u00e0, si avranno, come gi\u00e0 si vedono, vicendevoli odi e discordie, donde potranno nascere tumulti, dannosi rivolgimenti e talvolta anche eccidi, cui si aggiungerebbero il progressivo estenuarsi della ricchezza e la crisi della pubblica e privata economia. (\u2026) Chi osa quindi negare la disparit\u00e0 delle classi sociali, contraddice all\u2019ordine stesso di natura. Chi poi avversa questa amichevole e inderogabile cooperazione tra le classi stesse, tende senza dubbio a sconvolgere e a dividere l\u2019umana societ\u00e0, con grave turbamento e danno del bene pubblico e privato. (\u2026) Possono bens\u00ec le singole classi e le varie categorie di cittadini tutelare i propri diritti, purch\u00e9 ci\u00f2 si faccia legittimamente e non con la violenza, senza invadere gli altrui diritti, anch\u2019essi inderogabili. Tutti sono fratelli; pertanto tutte le questioni devono comporsi amichevolmente con mutua fraterna carit\u00e0\u201d<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torno infine a citare Plinio Corr\u00eaa de Oliveira in un\u2019altra sua opera <em>\u00abNobilt\u00e0 ed \u00e9lites tradizionali analoghe\u00bb<\/em>: <em>\u201cL\u2019opzione preferenziale per i nobili e quella per i poveri non si escludono fra loro, come insegna Giovanni Paolo II: \u2018S\u00ec, la Chiesa fa sua l\u2019opzione preferenziale per i poveri\u2019. Una opzione preferenziale, si badi, non dunque un\u2019opzione esclusiva o escludente, perch\u00e9 il messaggio della salvezza \u00e8 destinato a tutti\u201d<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Servano queste parole di chiarimento per coloro che, mossi dallo spirito della lotta di classe, immaginano l\u2019esistenza di una conflittualit\u00e0 inevitabile fra nobile e povero<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">_____________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Gli ultimi orizzonti dellaTeologia della liberazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si sente dire in giro, sempre pi\u00f9 spesso, che il problema della Teologia della liberazione (Tdl) sarebbe l\u2019uso dell\u2019analisi marxista. Togliete il marxismo ed, ecco fatto!, anzich\u00e9 una Tdl \u201csbagliata\u201d ne avremmo una \u201ccorretta\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Niente di pi\u00f9 riduttivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per non parlare di errori teologici assai gravi, come ad esempio l\u2019idea di Rivelazione pubblica che continua nella storia, il concetto di verit\u00e0 come ortoprassi, oppure la concezione ugualitaria di Chiesa, affermare che vi possa esistere una Tdl corretta \u00e8 disconoscere la sua essenza. La Tdl comporta sviluppi che vanno ben oltre il marxismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il concetto fondamentale della Tdl, che la percorre da cima a fondo, \u00e8 quello di \u201cliberazione\u201d. Cio\u00e8 un movimento, interiore ed esteriore, tendente ad emancipare individui e societ\u00e0 da certe situazioni ritenute oppressive o discriminanti. Confondendo questa liberazione terrena con la salvezza eterna offerta da Dio, i teologi della liberazione le conferiscono un carattere spirituale e perfino mistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al fine di proporre tale liberazione i teorici di questa corrente devono prima analizzare con cura le situazioni di oppressione o discriminazione dalle quali intendono emanciparsi. Per la teologia cattolica, la liberazione \u00e8 fondamentalmente quella spirituale dal peccato. Come strumenti di analisi utilizza quelli della teologia stessa, coadiuvata dalla filosofia. I teologi della liberazione volgono invece lo sguardo a situazioni terrene. E per analizzarle devono per forza mettere mano ad altri strumenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Il marxismo come strumento di analisi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel contesto in cui \u00e8 nata la Tdl, l\u2019America Latina nel decennio 1960-1970, la situazione di \u201coppressione\u201d che si presentava davanti ai loro occhi era quella della \u201csociet\u00e0 borghese\u201d (utilizziamo il loro linguaggio) che \u201copprimeva\u201d ed \u201cemarginava\u201d i \u201cpoveri\u201d, tagliandoli fuori dai benefici economici e dalla gestione della <em>res pubblica<\/em>. Insomma, uno stato di terribile ingiustizia sociale, economica e politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per esaminare questa situazione, al fine di proporre soluzioni, avrebbero potuto scegliere la dottrina sociale cattolica, brillantemente insegnata dai Pontefici a partire da Leone XIII. Oppure uno dei vari criteri proposti dalle scuole sociologiche allora in voga. Loro, invece, hanno scelto proprio l\u2019analisi marxista. <em>\u201cIl marxismo come cornice formale di tutto il pensiero filosofico contemporaneo non pu\u00f2 essere superato\u201d<\/em>, proclamava Gustavo Guti\u00e9rrez (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questo gi\u00e0 pone dei problemi molto gravi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non esiste un metodo di analisi asettico. Tutti sono contaminati, portano cio\u00e8 le tracce della filosofia dalla quale derivano. Il metodo di analisi marxista proviene dalla filosofia marxista. Non esiste praxis senza filosofia. Questo lo ammettono gli stessi pensatori marxisti (2). I teologi della liberazione utilizzavano il metodo di analisi marxista semplicemente perch\u00e9 simpatizzavano con l\u2019ideologia marxista.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Una rivoluzione permanente<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, \u00e8 parte integrante di questa ideologia, essenzialmente evoluzionista, l\u2019idea di una \u201crivoluzione permanente\u201d, vale a dire di una storia sempre in evoluzione verso l\u2019utopia ugualitaria e libertaria (3). N\u00e9 Marx, n\u00e9 la generalit\u00e0 dei suoi pi\u00f9 famosi seguaci hanno visto nel socialismo reale la mossa finale del processo rivoluzionario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella mitologia evoluzionista insita nel pensiero di Marx e dei suoi seguaci, cos\u00ec come l\u2019evoluzione si svolger\u00e0 all\u2019infinito, cos\u00ec anche la rivoluzione non avr\u00e0 termine.Lo stesso preambolo della Costituzione dell\u2019URSS affermava che lo Stato sovietico era una mera tappa che andava superata (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 dal 1920 i marxisti pi\u00f9 lungimiranti avevano cominciato a pensare al post- comunismo. Ricordiamo Antonio Gramsci e il suo concetto di \u201cegemonia\u201d, alla base della odierna rivoluzione culturale. Ricordiamo la cosiddetta Scuola di Francoforte che, dalla critica marxista al sistema capitalista, passa alla critica totale della societ\u00e0 occidentale. Ricordiamo le varie tendenze note come \u201cumanesimo marxista\u201d. Ricordiamo la corrente freudo-marxista che utilizza il freudismo per contestare le fondamenta morali della societ\u00e0. E arriviamo cos\u00ec ai recenti esponenti della \u201crivoluzione totale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche i teologi della liberazione hanno visto lontano. Anzi, <em>\u00abGuardare lontano\u00bb<\/em> \u00e8 proprio il titolo della prefazione che Gustavo Guti\u00e9rrez scrisse nel 1988 per aggiornare il suo capolavoro in vista dei nuovi sviluppi mondiali (5). Per \u201cGuardare lontano\u201d, Guti\u00e9rrez intendeva una visione che superasse il marxismo e tendesse invece verso una \u201cliberazione integrale\u201d per niente dissimile dalla rivoluzione permanente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il crollo del socialismo reale nel 1989, con la conseguente scomparsa della praxis che li aveva impegnati per tre decenni, non colse affatto di sorpresa i teologi della liberazione. Gi\u00e0 nel 1988 avevano realizzato un convegno mondiale a New York, nel quale l\u2019argomento centrale era stato proprio come sbarazzarsi del marxismo diventato scomodo specialmente dopo la condanna del Vaticano nel 1984 (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Ogni discriminazione \u00e8 ingiusta<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come abbiamo indicato sopra, il concetto fondamentale nella Tdl, che la percorre da cima a fondo, \u00e8 quello di \u201cliberazione\u201d, cio\u00e8 un\u2019emancipazione da una situazione di \u201coppressione\u201d o di \u201cdiscriminazione\u201d. Ne consegue che ogni discriminazione \u00e8 di per s\u00e9 ingiusta. Bisogna liberarsene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due domande sorgono spontanee: cosa s\u2019intende per discriminazione? Di conseguenza: qual \u00e8 la liberazione concretamente proposta? I due concetti sono estremamente elastici e ammettono un ampissimo ventaglio di significati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel marxismo, l\u2019oppressione era fondamentalmente quella economica. Le oppressioni politiche e sociali erano ritenute conseguenze (\u201csovrastrutture\u201d). Tale oppressione si sarebbe risolta eliminando la propriet\u00e0 privata dei mezzi di produzione. All\u2019inizio, i teologi della liberazione adottavano proprio questo senso. Gustavo Guti\u00e9rrez, per esempio, proclamava: <em>\u201cInsistiamo in una societ\u00e0 dove la propriet\u00e0 privata dei mezzi di produzione sia eliminata\u201d<\/em> (7). La liberazione sarebbe dunque consistita in una rivoluzione proletaria per instaurare il socialismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Una pletora di \u201cteologie\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questa visione piuttosto rozza i teologi della liberazione sono passati all\u2019analisi di altre oppressioni pi\u00f9 sottili, a cominciare da quelle razziali. I poveri, in questo caso, sarebbero i gruppi etnici ritenuti emarginati: i neri, gli indiani, i chicanos (messicani-americani) e via dicendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco che, mentre negli Stati Uniti nasceva la Teologia nera della liberazione e la Teologia chicana della liberazione, in America Latina si faceva strada la Teologia indigena della liberazione. Questa teologia \u00e8 alla base dell\u2019appoggio di certi cattolici al \u201csocialismo indigeno\u201d di Evo Morales in Bolivia, nonch\u00e9 delle ribellioni promosse, anche di recente, dalla <em>Confederaci\u00f3n de Nacionalidades Ind\u00edgenas del Ecuador<\/em> (CONAIE).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Affinando ancor di pi\u00f9 la loro analisi, alcuni teologi della liberazione hanno cominciato a esplorare il concetto, pi\u00f9 sofisticato e globale, di \u201coppressione culturale\u201d. In due parole, le classi dirigenti opprimerebbero il popolo non solo con la propriet\u00e0 dei mezzi di produzione e la conseguente gestione esclusiva della <em>res pubblica<\/em>, ma anche attraverso la cultura, trasformata in mezzo di oppressione. La cultura egemonica costringerebbe i \u201cpoveri\u201d ad operare secondo certi parametri forgiati ad arte per mantenere lo status quo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cQuando l\u2019analisi economica diventa difficile, gli sforzi di liberazione su basi culturali diventano sempre pi\u00f9 importanti\u201d<\/em>, rilevano Alice Evans, Robert Evans e William Kennedy (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi la proposta d\u2019una \u201cliberazione\u201d attraverso una rivoluzione culturale nella quale l\u2019oppresso \u201cestragga\u201d (getti fuori da s\u00e9) la cultura dominante. Sarebbe la nascita di un uomo nuovo, internamente libero da qualsiasi condizionamento culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qui si fa presto ad abbordare un altro tipo di \u201coppressione\u201d: quella morale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale concetto si fonda sul mito che ogni persona possiede pieno diritto di soddisfare le sue fantasie morali, senza nessun tipo di discriminazione. Alcuni teologi della liberazione hanno quindi cominciato a proporre una liberazione degli istinti contro l\u2019oppressione imposta da secoli di cultura e di civilt\u00e0 cristiana che hanno consacrato il dominio dell\u2019intelligenza e della volont\u00e0 sulla sensibilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frutto di tali considerazioni sono, per esempio, la Teologia della liberazione gay e la Teologia della liberazione lesbica (sic). La praxis rivoluzionaria collegata a queste teologie non \u00e8 pi\u00f9 la rivoluzione comunista vecchio stile, bens\u00ec la partecipazione ai vari movimenti omosessualisti, visti come fattore di una rivoluzione totale identificata con la liberazione integrale.Teologia eco-femminista<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una teologia molto diffusa \u00e8 quella femminista, sviluppata da persone come Elizabeth Sch\u00fcssler Fiorenza, Rosemary Radford Ruether e Mary Daly. Inizialmente appiattita sui canoni della Tdl, questa teologia ha cominciato a esplorare fattori di oppressione molto pi\u00f9 sottili, come quelli psicologici e di genere, trovando poi la sua \u201cprassi rivoluzionaria\u201d nel movimento femminista, col quale \u00e8 entrata in simbiosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 recentemente, questa teologia si \u00e8 aperta anche a riflessioni di tipo ecologista (la Terra non \u00e8, infatti, femminile?). Ne \u00e8 nata la Teologia eco-femminista, che ha fatto qualche incursione anche in Italia. <em>\u201cL\u2019eco-femminismo<\/em> \u2014 spiega Rosemary Radford Ruether \u2014 <em>mette insieme le due indagini sull\u2019ecologia e sul femminismo nelle loro forme complete o profonde e indaga sul collegamento tra dominio maschile delle donne e dominio della natura sia nell\u2019ideologia culturale sia nelle strutture sociali\u201d<\/em> (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Una teologia senza religione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di liberazione in liberazione, i teologi della liberazione stanno arrivando a liberarsi perfino dalla religione, giudicata oppressiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non altro \u00e8 stato il tema di un recente convegno mondiale dell\u2019Eatwot (<em>Ecumenical Association of Third World Theologians<\/em>), una sorta di forum mondiale di teologi della liberazione fondato nel 1976. <em>\u201c\u00c8 giunto il tempo di una teologia post-religione, senza dogmi e dottrine, laica, semplicemente umana\u201d<\/em>, titolava l\u2019agenzia ADISTA (10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La chiamano \u201cTeologia pluralista della liberazione\u201d e il suo credo ci viene illustrato dal teologo della liberazione brasiliano Fr\u00e0 Betto: <em>\u201cCredo nel Dio liberato dal Vaticano e da tutte le religioni esistenti e che esisteranno. Il Dio che antecede a tutti i battesimi, pre-esistente ai sacramenti e che va oltre tutte le dottrine religiose. (&#8230;) Credo nel Dio che non ha religione (&#8230;) presente in pienezza nella natura\u201d<\/em>. E via di questo passo&#8230; (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La liberazione del cosmo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultima frase dell\u2019irrequieto frate brasiliano ci porta nel cuore della nuova frontiera della Tdl: la teologia ecologista. <em>\u201cAl grido dei poveri dobbiamo sostituire il grido della Terra\u201d<\/em>, annunciava Leonardo Boff.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre alla stravaganza, per dire il meno, di trattare la Terra come soggetto teologico bisognoso d\u2019una liberazione, colpisce la capacit\u00e0 di tale teologia di spingersi fino ad orizzonti finora impensabili. Il fondamento della Teologia ecologista della liberazione, secondo quanto spiega lo storico belga Fran\u00e7ois Houtart, vicino alla corrente, <em>\u201c\u00e8 l\u2019idea che il paradigma tecnico-scientifico della modernit\u00e0 non \u00e8 universalizzabile, n\u00e9 integrale. Questa teologia si oppone a una concezione ottimistica del progresso e sviluppa una concezione olistica dell\u2019universo vivente\u201d<\/em> (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo tale teologia, il paradigma moderno \u00e8 ormai esaurito, e va sostituito da quello post-moderno. Quali sono i suoi elementi fondamentali?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Fine dell\u2019egemonia del Logos.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che segna il passaggio al post-moderno \u00e8 l\u2019abbandono della ragione come forza propulsiva della storia. <em>\u201cAssistiamo oggi alla fine dell\u2019egemonia del Logos. (&#8230;) Tutto indica che oggi siamo giunti al termine di questo lungo processo dell\u2019egemonia della ragione\u201d<\/em>, afferma il teologo della liberazione brasiliano Leonardo Boff.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E continua: <em>\u201cNella luce ancora incerta possiamo scorgere una nuova aurora, l\u2019inizio d\u2019una nuova egemonia culturale, quella dell\u2019Eros e del Pathos. La civilt\u00e0 \u00e8 nata con la repressione dell\u2019Eros. Adesso dobbiamo organizzare la vita e la cultura sotto l\u2019egemonia dell\u2019Eros, e non pi\u00f9 del Logos. (&#8230;) Dobbiamo lasciare che riemergano le strutture arcaiche della vita costituite dall\u2019Eros, cio\u00e8 la spontaneit\u00e0 creativa, la libert\u00e0, la fantasia\u201d<\/em> (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Commentando tali dottrine, il sociologo americano Daniel Bell rileva che <em>\u201csolo l\u2019impulso e il piacere sono validi, tutto il resto non \u00e8 che neurosi e morte\u201d<\/em> (14).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insieme all\u2019Eros v\u2019\u00e8 il Pathos, cio\u00e8 il sentimento, l\u2019affettivit\u00e0. <em>\u201cL\u2019esperienza fondamentale dell\u2019era post-moderna<\/em> \u2014 continua Boff \u2014 <em>\u00e8 il sentimento. Non \u00e8 pi\u00f9 il cogito ergo sum, ma il sentio ergo sum. Vivere \u00e8 sentire\u201d<\/em>. Secondo questa teologia, la conoscenza non \u00e8 pi\u00f9 un apprendere intellettuale, con la conseguente formazione di un concetto, ma una conoscenza diretta, per simpatia. Secondo Boff, <em>\u201cl\u2019uomo avr\u00e0 un\u2019unione mistica con tutte le realt\u00e0, compreso Dio, e le conoscer\u00e0 per simpatia\u201d<\/em> (15).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Una Rivelazione immanente.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel cuore della religione post-moderna troviamo dunque una Rivelazione immanente. Dio sarebbe un\u2019energia pulsante nel cosmo che si tratterebbe di discernere. Troviamo Dio, prima di tutto, nel nostro corpo. <em>\u201cIl nostro corpo \u00e8 la fonte primaria di Rivelazione<\/em> \u2014 afferma Joseph Holland, dell\u2019Universit\u00e0 gesuita di Georgetown \u2014 <em>noi conosciamo la presenza creativa di Dio nella realt\u00e0 del nostro corpo: carne, sangue, respirazione, postura, digestione, sessualit\u00e0 e via dicendo. Dio va trovato nelle profondit\u00e0 mistiche della carne\u201d<\/em> (16). Dio si rivela poi <em>\u201cnei nostri movimenti psicologici e temperamentali. (..) Sarebbe il campo interno, affettivo della Rivelazione\u201d<\/em>. Finalmente, Dio si rivela nella natura: una Rivelazione ecologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La societ\u00e0 ludica<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro elemento centrale del paradigma post-moderno sarebbe il suo carattere \u201cludico\u201d, cio\u00e8 giocoso. Spiega Gibson Winter, al quale fanno riferimento molti di questi teologi: <em>\u201cIl ludus \u00a0\u00e8 l\u2019espressione stessa dei movimenti della vita e della natura. (&#8230;) Il ludus \u00e8 il modo d\u2019essere del bios e del cosmo. (&#8230;) La vita \u00e8 un ludus\u201d<\/em>. Mentre il tipo umano classico sarebbe l\u2019Homo sapiens, e quello moderno l\u2019Homo faber, il tipo umano dell\u2019era post-moderna sarebbe l\u2019Homo ludens (17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ludus, come attivit\u00e0 pi\u00f9 naturale e spontanea dell\u2019uomo, quella decorrente dal libero flusso delle sue energie e della sua fantasia, e non da un\u2019azione disciplinante della ragione, sarebbe il migliore modo per cogliere le energie divine circolanti nel cosmo, la migliore \u201cmediazione\u201d attraverso la quale questo Dio-energia si manifesterebbe agli uomini: <em>\u201cIl ludus rende il bios e il cosmo accessibile al mondo del significato\u201d<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il modo di portare avanti la rivoluzione cambia sostanzialmente. Non si fanno pi\u00f9 insurrezioni proletarie. <em>\u201cLa storia si presenta come un gioco. Un gioco libero, inventivo, gioioso. \u00c8 il gioco che rende realt\u00e0 l\u2019utopia\u201d<\/em>, spiega il teologo spagnolo Eugenio Fern\u00e1ndez (18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa societ\u00e0 ludica, l\u2019immaginazione gioca un ruolo primario, proprio come voleva il \u201868. <em>\u201cL\u2019immaginazione \u00e8 la connessione fra l\u2019uomo ed i processi creativi del bios e del cosmo\u201d<\/em>, scrive Winter (19). Liberando l\u2019immaginazione, si aprirebbe questo canale privilegiato attraverso il quale si manifesterebbe il Dio-energia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La liberazione dei sogni<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Donde l\u2019enfasi sulla liberazione dei sogni. Leggiamo in un manuale di addestramento per le comunit\u00e0 ecclesiali di base: <em>\u201cI sogni hanno origine in Dio. Dio penetra nella realt\u00e0 attraverso i sogni\u201d<\/em> (20). Qualsiasi fattore che inibisca il divagare onirico viene ritenuto \u201coppressivo\u201d. In questo modo si cancella ogni distinzione fra immaginazione e realt\u00e0, e la fantasia regna sovrana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giunta a questo punto, la teologia della liberazione sarebbe arrivata al termine, liberando l\u2019uomo dall\u2019ultima oppressione: quella della realt\u00e0 stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">_____________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>USA: la &#8220;guerra dei sessi&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi mesi abbiamo assistito all\u2019inasprirsi del conflitto tra il Vaticano e la <em>Leadership Conference of Women Religious<\/em> (LCWR), organismo che rappresenta l\u201980% delle suore americane. Influenzata dalla Teologia della liberazione femminista, la LCWR ha intrapreso la via dello scontro, portando avanti ci\u00f2 che un commentatore ha definito una \u201cguerra dei sessi\u201d, versione aggiornata della vecchia lotta di classe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le suore della LCWR si ritengono oppresse dal \u201cpotere maschilista\u201d del Vaticano, a esso contrappongono il loro \u201cmagistero\u201d, che affermano essere pi\u00f9 vicino alla gente. Fa parte di questo bizzarro magistero la difesa della masturbazione, dell\u2019omosessualit\u00e0, dell\u2019aborto, del divorzio, degli anti-concezionali e via dicendo. Vale a dire, l\u2019esatto opposto di ci\u00f2 che insegna il Magistero della Chiesa. Il tutto condito da una teologia ugualitaria per la quale la \u201cbase\u201d sarebbe guidata direttamente dallo Spirito e non avrebbe, quindi, bisogno del \u201cvertice\u201d, ossia della gerarchia ecclesiastica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Vaticano ha risposto con una serie di documenti della Congregazione delle Dottrina della Fede. In particolare, nella recente Notificazione concernente il volume <em>\u00abJust Love. A Framework for Christian Sexual Ethics\u00bb<\/em>, di suor Margaret Farley, presidente della LCWR, si afferma: \u201c<em>Il libro non \u00e8 conforme alla dottrina della Chiesa\u201d<\/em>. Immediata la reazione delle suore: <em>\u201cIl Vaticano fa la guerra alle donne\u201d<\/em>. Tutto ci\u00f2 mentre negli Stati Uniti si moltiplicano le manifestazioni a favore delle suore, con marce, dibattiti, telegrammi di solidariet\u00e0 e via dicendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poi dicono che la Teologia della liberazione \u00e8 morta&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>(<a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=5217\">torna alla prima parte<\/a>)<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rivista Tradizione Famiglia Propriet\u00e0, ottobre 2012 Con l\u2019aggravarsi della crisi in Occidente, questo fantasma del passato sembra voler risorgere dai morti. Dall\u20198 all\u201911 ottobre, a San Leopoldo, Brasile, si terr\u00e0 un Congresso Continentale di teologi della liberazione per rilanciare il movimento, a pretesto del 50\u00b0 anniversario del Concilio Vaticano II. 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