{"id":51532,"date":"2021-06-17T00:00:59","date_gmt":"2021-06-16T22:00:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=51532"},"modified":"2025-07-23T15:12:40","modified_gmt":"2025-07-23T13:12:40","slug":"un-piano-per-finire-al-verde-indagine-sul-green-deal-europeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/un-piano-per-finire-al-verde-indagine-sul-green-deal-europeo\/","title":{"rendered":"Un piano per finire al verde. Indagine sul Green Deal europeo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\"><span style=\"color: #000000;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.tempi.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Tempi <\/a><\/strong>15 giugno 2021 <strong>\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>Il Green Deal che innerva i prossimi investimenti multimiliardari dell\u2019Europa rischia di portare benefici trascurabili all\u2019ambiente. E pi\u00f9 che favorire \u201cripresa e resilienza\u201d, pu\u00f2 affossarle. Consegnandoci allo strapotere cinese. Inchiesta <\/em><\/span><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Leone Grotti <\/strong><\/span><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Europa_verde_ambientalismo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Europa_verde_ambientalismo-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-51533\" style=\"width:458px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Europa_verde_ambientalismo-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Europa_verde_ambientalismo-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Europa_verde_ambientalismo-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Europa_verde_ambientalismo.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\"><\/span><wp-block data-block=\"core\/more\"><\/wp-block><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Neanche fosse, come i Blues Brothers, \u00abin missione per conto di Dio\u00bb, nel dicembre 2019 Ursula von der Leyen annunci\u00f2 un \u00abpiano per salvare il pianeta\u00bb. La presidente della Commissione europea, pi\u00f9 conosciuta per i suoi proclami che per i risultati raggiunti, lanci\u00f2 il famoso Green Deal, un mastodontico piano per rendere l\u2019Europa il primo continente climaticamente neutro entro il 2050. <\/span><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image wp-image-51536\">\n<figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"183\" height=\"275\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Ursula_von_der_Leyen_Europa.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-51536\" style=\"width:235px;height:auto\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Ursula von der Leyen<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Senza aspettare di trovare un accordo con i partner internazionali, pur consapevole che l\u2019ambiente \u00e8 un problema globale e non locale, Bruxelles ha deciso di rivoltare come un calzino la propria economia e il proprio modello produttivo per fare da apripista, nella speranza che il mondo si accodi per invidia o per convenienza. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Dall\u2019approvvigionamento energetico alla mobilit\u00e0, dalla produzione al commercio, dalla definizione di nuove regole globali al necessario stravolgimento delle alleanze internazionali, tutto dovr\u00e0 cambiare perch\u00e9 la rivoluzione verde abbia successo. L\u2019Italia ha scelto convintamente di accodarsi, destinando circa 70 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) alla transizione ecologica. Il Green Deal pu\u00f2 essere davvero, per l\u2019Europa, \u00abil momento \u201cUomo sulla Luna\u201d\u00bb, come affermato dalla Von der Leyen. <\/span><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"291\" height=\"173\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Europa_flag.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-32014\" style=\"width:459px;height:auto\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Ma se i ventisette paesi dell\u2019Unione Europea non metteranno da parte gli egoismi nazionali e se non sapranno convincere i grandi emettitori di gas serra come Stati Uniti, Cina, Russia e India a percorrere la stessa strada, allora la missione, pi\u00f9 che ricalcare l\u2019Apollo 11, assomiglier\u00e0 all\u2019Apollo 13, assestando un colpo mortale alla stessa economia europea senza aver migliorato per nulla l\u2019ambiente. <\/span><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Ets, meccanismo inceppato<\/strong> <\/span><\/h4>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Dal punto di vista ambientale l\u2019Europa \u00e8 la potenza pi\u00f9 virtuosa al mondo, avendo ridotto le proprie emissioni del 24 per cento tra il 1990 e il 2019 e addirittura del 3,7 per cento in due soli anni tra il 2018 e il 2019. Attualmente immette nell\u2019atmosfera il 9 per cento dei gas serra, contro il 15 degli Stati Uniti e il 30 della Cina, ma si \u00e8 unilateralmente impegnata ad azzerare le proprie emissioni nette entro il 2050 e a ridurle del 55 per cento in nove anni entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990. <\/span><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"284\" height=\"177\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/euro.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22844\" style=\"width:506px;height:auto\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Per raggiungere l\u2019obiettivo Bruxelles ha bisogno di investire 1.000 miliardi di euro nei prossimi 10 anni e punta a raggiungere una quota del 32 per cento di energia rinnovabile, migliorare l\u2019efficienza energetica di edifici e aziende del 32,5 per cento, immettere sul mercato una quantit\u00e0 smisurata di veicoli elettrici (e magari renderli obbligatori a partire dal 2035) e soprattutto diminuire la disponibilit\u00e0 di permessi inquinanti rilasciati in base al meccanismo Ets (Emission Trading System), entrato in vigore nel 2005. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019Unione Europea, in sostanza, stabilisce ogni anno quante emissioni di Co2 permettere sul proprio territorio e obbliga le aziende che rilasciano nell\u2019atmosfera determinati agenti inquinanti (in particolare biossido di carbonio, ossido di azoto e perfluorocarburi) ad acquistare permessi per continuare a farlo. Ogni quota equivale a una tonnellata di Co2 e le aziende interessate, 11 mila al momento, possono accaparrarsi le quote acquistandole o direttamente da altre aziende, che si sono ritrovate a inquinare meno, o sui mercati finanziari. <\/span><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"289\" height=\"174\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/ambiente_CO2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44226\" style=\"width:501px;height:auto\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019idea dell\u2019intero sistema, appena entrato nella Fase 4, \u00e8 semplice: mantenere i prezzi dei \u201ccarbon credit\u201d cos\u00ec alti da costringere le aziende a trovare soluzioni produttive pi\u00f9 green per risparmiare. Per tenere alti i prezzi dei diritti inquinanti, e conseguire l\u2019obiettivo della decarbonizzazione, a partire da quest\u2019anno l\u2019Unione ha annunciato una riduzione delle quote disponibili del 2,2 per cento all\u2019anno.<\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Al momento, i settori pi\u00f9 a rischio di subire la competizione internazionale ricevono quote gratuite, ma l\u2019intero comparto manifatturiero ne avr\u00e0 a disposizione sempre meno. Von der Leyen ha annunciato di voler applicare da luglio il sistema anche al settore marittimo, dei trasporti (aereo e su gomma), dell\u2019automotive e delle costruzioni. In un mondo ideale, questo sistema dovrebbe portare le aziende europee a riconvertirsi e a diventare pi\u00f9 virtuose dal punto di vista ambientale. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Nella pratica, per\u00f2, si vedono gi\u00e0 i primi effetti distorsivi dell\u2019Ets. Quello secondario, e meno pericoloso, ha gi\u00e0 fatto scattare l\u2019allarme dell\u2019Arera (l\u2019Autorit\u00e0 di regolazione per energia, reti e ambiente). Per far fronte all\u2019aumento del prezzo delle quote di emissione, circa 50 euro l\u2019una, le aziende stanno di fatto scaricando i costi sui consumatori finali: le famiglie. Secondo l\u2019authority, l\u2019aumento del costo dell\u2019energia potrebbe portare ad esempio a bollette pi\u00f9 salate fino al 10 per cento nei prossimi mesi. Ma non finisce qui. <\/span><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Una tassa molto discussa<\/strong> <\/span><\/h4>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Il problema principale riguarda infatti la competitivit\u00e0 dell\u2019intera economia europea. I principali ostacoli al progetto green della Commissione sono due: evitare da un lato che le grandi aziende manifatturiere del continente, costrette a sopportare costi maggiori, vengano surclassate dai rivali di altri paesi, come la Cina, che non si fanno remore ambientali e possono produrre a costi inferiori. Dall\u2019altro impedire che le aziende, per restare sul mercato, delocalizzino in paesi meno climaticamente corretti, producendo le emissioni di Co2 su altri territori, azzerando cos\u00ec i benefici per l\u2019ambiente ma al costo di un\u2019ecatombe occupazionale in Europa. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Per sviscerare questi problemi e trovare possibili soluzioni, la commissione sul Commercio internazionale del Parlamento europeo ha incaricato il Cepii, think tank francese tra i pi\u00f9 rinomati al mondo, di realizzare uno studio. Agli esperti \u00e8 stato chiesto di trovare uno strumento per raggiungere tre obiettivi: a) ridurre le emissioni in Europa mantenendo la competitivit\u00e0 della sua economia, b) incentivare altri paesi a seguire la stessa strada e c) evitare il cosiddetto \u201ccarbon leakage\u201d (fuga di carbonio). <\/span><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"279\" height=\"181\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2007\/02\/cina_inquinamento.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30479\" style=\"width:503px;height:auto\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Quest\u2019ultimo fenomeno si pu\u00f2 verificare in due modi: diretto, come gi\u00e0 visto, quando un\u2019azienda delocalizza la produzione, spostando semplicemente l\u2019emissione di gas serra da un paese all\u2019altro; indiretto, quando la riduzione dell\u2019utilizzo dei combustibili fossili porta a una diminuzione del loro prezzo e, di conseguenza, all\u2019aumento del loro utilizzo soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Lo strumento su cui sta ragionando l\u2019Unione Europea, e che dovrebbe essere presentato a luglio, \u00e8<\/span> <span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/www.tempi.it\/green-deal-tassa-carbonio-cbam-cina-stati-uniti-ambiente-clima\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">il cosiddetto Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism)<\/a><\/span> <span style=\"color: #000000;\">ed \u00e8 sostanzialmente un dazio doganale: per scoraggiare la delocalizzazione, si stabilisce un prezzo al carbonio utilizzato per produrre un bene e si richiede, a chi lo importa nell\u2019Unione Europea, di pagarlo. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">La tassa rende meno conveniente andare all\u2019estero a produrre, invoglia allo stesso tempo i paesi pi\u00f9 inquinanti a migliorare le proprie politiche ambientali per sfuggire al balzello green, riduce il rischio di \u201ccarbon leakage\u201d e rende pi\u00f9 accettabile ed equo agli occhi degli imprenditori europei la transizione ecologica.<\/span><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"154\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2004\/11\/economia-ambientale-300x154.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-28170\" style=\"width:498px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2004\/11\/economia-ambientale-300x154.jpg 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2004\/11\/economia-ambientale.jpg 312w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\"> La proposta, all\u2019apparenza perfetta, nasconde per\u00f2 problemi difficilmente risolvibili: 1) innanzitutto \u00e8 quasi impossibile stabilire l\u2019esatto contenuto di carbonio delle importazioni, dal momento che a causa della globalizzazione il prodotto finale viene assemblato con pezzi provenienti da tutto il mondo, e l\u2019esportatore non ha nessun interesse a rivelarlo; 2) non risolve il problema della fuga di carbonio indiretta; 3) la tassa alla dogana potrebbe violare i princ\u00ecpi dell\u2019Organizzazione mondiale del commercio (Wto) e scatenare infinite dispute legali. <\/span><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Nessuno salva il pianeta da solo<\/strong> <\/span><\/h4>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Quest\u2019ultimo non \u00e8 un rischio remoto: nel 2010 l\u2019India dichiar\u00f2 preventivamente che avrebbe portato davanti al Wto qualsiasi tassa sul carbonio. Quando nel 2012 poi Bruxelles ha esteso il sistema Ets a tutti i voli che arrivavano o partivano dall\u2019Unione, 23 paesi (tra i quali Stati Uniti, Cina, Giappone e Russia) hanno minacciato ritorsioni commerciali, costringendo l\u2019Europa a fare marcia indietro. <\/span><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"168\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Canale_Suez_navi-300x168.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-50513\" style=\"width:470px;height:auto\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">In uno studio a parte dedicato soltanto a questo tema, il Cepii delinea uno scenario allarmante: dopo l\u2019introduzione del Cbam, l\u2019export europeo calerebbe verso tutti i paesi extra Ue di circa il 2 per cento, mentre gli altri paesi subirebbero danni ancora maggiori. Si calcolano perdite da 2 miliardi per gli Stati Uniti, 1,8 miliardi per la Russia e 1 miliardo per la Cina. Solo le ritorsioni commerciali di questi paesi verso l\u2019Unione Europea, senza contare i contenziosi legali davanti al Wto, causerebbero ai Ventisette una perdita di almeno 6 miliardi di dollari. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Per superare questi problemi, l\u2019Europa potrebbe applicare una tassa sul carbonio di lieve entit\u00e0, spiega il Cepii nelle sue conclusioni, ma cos\u00ec annullerebbe di fatto il beneficio ambientale del Cbam. Bruxelles deve trovare una soluzione all\u2019enigma e in fretta. In mancanza di un meccanismo efficace che aggiusti gli squilibri, infatti, il risultato sarebbe disastroso sia per l\u2019economia che per l\u2019ambiente. Secondo una simulazione realizzata dall\u2019Universit\u00e0 di Copenaghen, il Green Deal europeo, unito all\u2019inazione degli altri paesi, produrr\u00e0 questi effetti: per ogni tonnellata di Co2 non emessa dall\u2019Europa, il 61,5 per cento sar\u00e0 comunque immesso nell\u2019atmosfera in qualche altro paese del mondo. Il beneficio ambientale, rispetto agli sforzi fatti, sar\u00e0 dunque irrisorio. <\/span><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"286\" height=\"176\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/crisi_economica.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-23580\" style=\"width:462px;height:auto\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019inferiore competitivit\u00e0 dei produttori europei porter\u00e0 inoltre le aziende ad aumentare le importazioni con conseguenze devastanti sulla bilancia commerciale e sull\u2019occupazione. Conclude l\u2019autore dello studio, il professore Yu Wusheng: \u00abLa transizione green nell\u2019Unione Europea non pu\u00f2 da sola ridurre le emissioni globali di gas serra. Bisogna trovare delle strade per far salire a bordo gli altri paesi\u00bb. <\/span><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Le incredibili promesse di Pechino<\/strong> <\/span><\/h4>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Si potrebbe a questo punto notare che la Cina, in realt\u00e0, ha fatto un mucchio di promesse per ridurre l\u2019effetto dei cambiamenti climatici. Il problema \u00e8 che il regime comunista \u00e8 inaffidabile. Quest\u2019anno, infatti, per la prima volta la Cina<\/span> <span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/www.tempi.it\/cina-ambiente-clima-emissioni-c02-xi-jinping\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u00e8 arrivata a emettere pi\u00f9 Co2 di tutti i paesi Ocse messi assieme<\/a>. <\/span><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"168\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Cina-3-300x168.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-45938\" style=\"width:540px;height:auto\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Secondo il Global Energy Monitor, la Cina ha 1.082 centrali a carbone attive. Per mantenere gli impegni presi, dovrebbe chiuderne nei prossimi dieci anni 588. Invece ne sta attualmente costruendo altre 92 e progettando 135. Se nel 2020 il mondo ha spento centrali a carbone per un totale di 37,8 gigawatt in meno, la Cina ne ha costruite per un totale di 38,4 gigawatt in pi\u00f9, vanificando quindi gli sforzi di tutti. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Per Xie Chunping, membro del Grantham Research Institute on Climate Change, se la Cina vuole mantenere le sue promesse deve ridurre le sue emissioni del 66 per cento entro il 2030. Ma quest\u2019anno le emissioni del Dragone sono aumentate ancora. Proprio perch\u00e9 quella europea rischia di essere una pericolosa corsa solitaria (anche sugli Stati Uniti non c\u2019\u00e8 da mettere la mano sul fuoco), il Green Deal avr\u00e0 notevoli ripercussioni internazionali, geopolitiche e di sicurezza, come sottolineato da uno studio approfondito dell\u2019European Council on Foreign Relations. <\/span><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"240\" height=\"192\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/petrodollari.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-29102\" style=\"width:538px;height:auto\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Nel 2019 l\u2019Unione Europea ha importato prodotti energetici per 320 miliardi di euro. Verso Bruxelles \u00e8 diretto il 20 per cento delle esportazioni globali di petrolio. Che cosa accadr\u00e0 quando l\u2019utilizzo dei combustibili fossili, che rappresenta circa il 75 per cento del mix energetico europeo, verr\u00e0 azzerato o seriamente ridotto? Entro il 2030, le importazioni europee di carbone diminuiranno del 71-77 per cento, quelle di petrolio del 23-25 per cento, quelle di gas naturale del 13-19 per cento. Dopo il 2030, le seconde diminuiranno del 78-79 per cento e le ultime del 58-67 per cento. <\/span><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Instabilit\u00e0 e nuove dipendenze<\/strong> <\/span><\/h4>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">La decarbonizzazione europea far\u00e0 verosimilmente crollare il prezzo del petrolio colpendo duramente, e potenzialmente destabilizzando, paesi come Russia (ma solo nel lungo periodo, grazie alla sua ingente disponibilit\u00e0 di gas naturale), Venezuela e Nigeria, che hanno costi di estrazione molto alti. La Russia dal canto suo sar\u00e0 spinta tra le braccia della Cina, dalla quale \u00abdiventer\u00e0 sempre pi\u00f9 dipendente\u00bb per esportare petrolio e gas naturale, per quanto a prezzi ridotti. <\/span><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"256\" height=\"180\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Isis.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-48071\" style=\"width:554px;height:auto\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019Algeria, il terzo fornitore di gas naturale dell\u2019Europa, vedr\u00e0 ridursi drasticamente quelle esportazioni che oggi coprono il 60 per cento del suo budget nazionale. Potrebbe diventare una delle basi della produzione di idrogeno verde per l\u2019Europa, ma se non accadr\u00e0 la destabilizzazione, causata da fenomeni interni o esterni come il terrorismo islamico, e potenzialmente la colonizzazione da parte di Pechino, saranno dietro l\u2019angolo. Lo stesso vale per un paese come la Libia. Il Green Deal provocher\u00e0 anche enormi problemi di sicurezza. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Se da un lato l\u2019Europa si affrancherebbe dalla dipendenza dai combustibili fossili \u2013 oggi l\u2019Unione deve importare l\u201987 per cento del petrolio e il 74 per cento del gas naturale che consuma \u2013 dall\u2019altro<\/span><span style=\"color: #0000ff;\"> <a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/www.tempi.it\/cina-guerra-mondiale-senza-armi-di-xi-jinping\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">cadrebbe in una nuova dipendenza<\/a><\/span>: <span style=\"color: #000000;\">quella dalle terre rare e dai minerali indispensabili per produrre batterie e pannelli fotovoltaici. Con una cruciale differenza: i combustibili fossili possono essere importati da molteplici paesi, minerali e terre rare no. <\/span><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"168\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/auto_batterie_ambiente-300x168.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-51538\" style=\"width:582px;height:auto\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Il 62 per cento delle materie prime indispensabili a portare avanti la rivoluzione verde viene oggi importata dalla Cina. Il secondo fornitore, in ordine di grandezza, \u00e8 la Russia, che provvede soltanto all\u20198 per cento del fabbisogno. Secondo una analisi di Bloomberg New Energy Finance, la produzione globale del polisilicio, fondamentale per realizzare le celle fotovoltaiche dei pannelli solari, \u00e8 in mano a Pechino. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Attualmente, il 95 per cento dei pannelli solari prodotti nel mondo \u00e8 fatto di polisilicio che proviene dal Xinjiang (dove il regime sfrutta il lavoro forzato degli uiguri, tra l\u2019altro). Il Pnrr di Mario Draghi prevede di installare 70 gigawatt di potenza da energie rinnovabili, soprattutto solare ed eolico, entro il 2030. Come far\u00e0 a decuplicare gli sforzi, dal momento che oggi l\u2019Italia installa solo 1 gigawatt all\u2019anno, \u00e8 un mistero. Ma ad ogni modo, il governo<\/span> <span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/www.tempi.it\/rinnovabili-ambiente-green-pnrr-draghi-solare-eolico\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">dovrebbe tappezzare di pannelli solari oltre 200 mila ettari<\/a>,<\/span> <span style=\"color: #000000;\">quasi il 2 per cento della superficie coltivata in Italia. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Esiste un piano per non legarsi mani e piedi alla Cina? <\/span><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Un Dragone a batterie<\/strong> <\/span><\/h4>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"275\" height=\"183\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/ambientalismo_solare.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-42160\" style=\"width:585px;height:auto\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Anche il mercato delle batterie al litio di ultima generazione, indispensabili per le auto elettriche che dovrebbero sostituire nei piani europei quelle a benzina e gasolio entro il 2035, \u00e8 in mano a Pechino. La Cina produce il 60 per cento della grafite mondiale e sebbene possegga appena l\u20191 per cento del cobalto mondiale, ha comprato negli anni 8 delle 14 miniere di cobalto pi\u00f9 grandi del Congo, responsabile del 60 per cento della produzione globale. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Inoltre, i cinesi controllano l\u201980 per cento del mercato della raffinazione del cobalto. Per quanto riguarda il litio, la Cina \u00e8 uno dei cinque paesi con maggiore disponibilit\u00e0 e sta acquistando quote nel resto del mondo. Ad esempio, la cinese Tianqi Lithium possiede ormai il 51 per cento della pi\u00f9 grande riserva di litio al mondo, la miniera australiana di Greenbushes. La stessa societ\u00e0 nel 2018 ha speso 4 miliardi di dollari per diventare il secondo investitore del pi\u00f9 grande produttore di litio in Cile. <\/span><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"160\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Cina_economia-300x160.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39970\" style=\"width:592px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Cina_economia-300x160.jpg 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Cina_economia.jpg 307w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Il Dragone non domina solo il mercato dei minerali indispensabili alla realizzazione delle batterie, ma anche quello della produzione delle batterie stesse: secondo un rapporto di Benchmark Mineral Intelligence, attualmente dispone di 93 megafabbriche ed entro il 2030 ne avr\u00e0 140, contro le 17 europee e le 10 americane. Questo predominio non mette per\u00f2 a rischio soltanto i posti di lavoro nel settore automotive europeo e americano. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Lo ha spiegato al <em>Washington Post<\/em>&nbsp;William Acker, direttore esecutivo di Ny-Best, organizzazione che promuove lo sviluppo del settore negli Stati Uniti: \u00abIl Pentagono vuole ridurre i costi e utilizzare le batterie per i veicoli militari dell\u2019esercito. Ma se noi abbiamo bisogno delle batterie per condurre le nostre operazioni militari e tutte le nostre batterie provengono dalla Cina, la situazione \u00e8 preoccupante\u00bb.<\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Gli effetti del predominio cinese, in termini di tecnologia e minori costi del lavoro, non si sono fatti attendere. La francese Keolis, specializzata nel trasporto pubblico, dopo aver vinto un appalto da 900 milioni di euro per rifornire l\u2019Olanda del pi\u00f9 grande ordine singolo mai commissionato al mondo di autobus elettrici per trasporto urbano, ben 300, ha affidato la costruzione di 259 mezzi alla cinese Byd. Il Pnrr italiano prevede ad esempio il rinnovo del parco autobus composto da 5.540 mezzi secondo i nuovi criteri green: li faremo costruire tutti alla Cina? <\/span><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>La guerra alla plastica e altri scherzi<\/strong> <\/span><\/h4>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"200\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/plastica_ambiente-300x200.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44974\" style=\"width:618px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/plastica_ambiente-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/plastica_ambiente-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/plastica_ambiente-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/plastica_ambiente.jpg 1688w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Nella speranza che Bruxelles abbia chiari quali sono i pericoli di inseguire il mito della decarbonizzazione in solitudine, resta un problema di fondo legato alla consueta natura litigiosa dell\u2019Unione Europea. Alcuni paesi membri utilizzano infatti l\u2019ambiente come scusa per condurre guerre commerciali all\u2019interno del continente. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019esempio pi\u00f9 lampante riguarda proprio il nostro paese: il 31 maggio la Commissione europea ha pubblicato nuove linee guida che obbligano a ridurre a partire dal 3 luglio il consumo di piatti, bicchieri, posate e imballaggi di plastica (ma anche di carta ricoperti da un velo di plastica), mettendo cos\u00ec a serio rischio un comparto dove l\u2019Italia \u00e8 leader. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Sono 50 mila i lavoratori impiegati. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Il ministro Giancarlo Giorgetti ha protestato contro \u00abl\u2019approccio ideologico che lascia sul terreno morti e feriti, in termini di fallimenti aziendali e disoccupazione\u00bb. Il problema principale riguarda il fatto che l\u2019Italia, in nome del rispetto dell\u2019ambiente, si \u00e8 specializzata nella produzione di plastica biodegradabile, ma l\u2019Europa ha deciso di accettare solo quella riciclabile. <\/span><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"284\" height=\"177\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/bosco_betulle_ambiente.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-51539\" style=\"width:606px;height:auto\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">La scelta non \u00e8 affatto neutra e c\u2019\u00e8 il sospetto che la direttiva sia stata caldeggiata dai paesi nordici, soprattutto Svezia e Finlandia, ricchi di foreste e importanti produttori di carta. Sono gli stessi paesi che in barba a ogni evidenza ambientale hanno fatto inserire nella tassonomia verde, cio\u00e8 l\u2019elenco delle attivit\u00e0 che per l\u2019Unione possono ricevere finanziamenti green, la combustione della biomassa. <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Oltre 500 scienziati hanno scritto in una lettera inviata a Bruxelles: \u00abCome si pu\u00f2 considerare green l\u2019attivit\u00e0 di bruciare gli alberi?\u00bb. Si pu\u00f2, se fa comodo ad alcuni paesi. Allo stesso modo \u00e8 stato rinviato il giudizio, per non danneggiare rispettivamente Germania e Francia, sulle dubbie qualit\u00e0 ambientali di gas naturale e nucleare. <\/span><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"156\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Cina-300x156.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-51540\" style=\"width:572px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Cina-300x156.png 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Cina.png 311w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Davanti a queste contraddizioni, viene da chiedersi se il mito del green, nella sua<\/span>&nbsp;<span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/www.tempi.it\/green-deal-ue-ambiente-clima-cbma-salini-ppe-cina\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">declinazione pericolosa e ideologica<\/a><\/span> <span style=\"color: #000000;\">che sembra caratterizzare il piano della Commissione europea, sia solo una scusa utilizzata da alcuni (Cina) per distruggere i propri competitor internazionali, e da altri (Germania, Francia, paesi nordici) per danneggiare i rivali interni (Italia). <\/span><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"color: #000000;\">Se non apporta i dovuti correttivi, l\u2019Europa potrebbe pentirsi amaramente in futuro della sua \u201crivoluzione\u201d, disastrosa per l\u2019economia, pericolosa per la sicurezza e poco efficace per l\u2019ambiente.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tempi 15 giugno 2021 \u00a0 Il Green Deal che innerva i prossimi investimenti multimiliardari dell\u2019Europa rischia di portare benefici trascurabili all\u2019ambiente. E pi\u00f9 che favorire \u201cripresa e resilienza\u201d, pu\u00f2 affossarle. Consegnandoci allo strapotere cinese. Inchiesta Leone Grotti<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/un-piano-per-finire-al-verde-indagine-sul-green-deal-europeo\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":51533,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3,14],"tags":[3032],"class_list":["post-51532","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ambientalismo","category-europa-e-ue","tag-green-deal","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Un piano per finire al verde. 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