{"id":5122,"date":"2012-06-27T08:57:21","date_gmt":"2012-06-27T06:57:21","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-06-06T11:31:15","modified_gmt":"2016-06-06T09:31:15","slug":"analfabetismo-religioso-i-primi-da-rimandare-a-scuola-sono-gli-adulti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/analfabetismo-religioso-i-primi-da-rimandare-a-scuola-sono-gli-adulti\/","title":{"rendered":"Analfabetismo religioso. I primi da rimandare a scuola sono gli adulti"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.chiesa.espressonline.it\/\">www.chiesa.espressonline.it<\/a><a href=\"http:\/\/www.chiesa.espressonline.it\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-34200\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/anno_fede.png\" alt=\"anno_fede\" width=\"175\" height=\"200\" \/><\/a><\/strong><strong> &#8211;<\/strong> 25 giugno 2012<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Molti vescovi e preti pensano di risolvere il declino della fede scommettendo sui giovanissimi. \u00c8 un grave errore, obietta il professor Pietro De Marco: saranno gli adulti a decidere la riuscita o no del prossimo Anno della Fede. Il caso dell&#8217;Italia<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Sandro Magister<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">ROMA,\u2013 Si avvicina l&#8217;Anno della Fede ideato e indetto da Benedetto XVI. Avr\u00e0 inizio il prossimo 11 ottobre. Cinquant&#8217;anni dopo l&#8217;apertura del Concilio Vaticano II e vent&#8217;anni dopo la pubblicazione del Catechismo della Chiesa cattolica, che per Benedetto XVI \u00e8 il documento pi\u00f9 importante successivamente prodotto per attuare il primo obiettivo del Concilio: quello di ravvivare la fede.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per papa Joseph Ratzinger, infatti, \u00e8 lo spegnersi della fede anche in tanti paesi di antica cristianit\u00e0 la difficolt\u00e0 maggiore che la Chiesa oggi attraversa. Nella sua Germania, nelle regioni orientali, quelli che non credono in nessuna religione sono ormai maggioranza. E cos\u00ec nella Repubblica Ceca. Mentre in Irlanda \u00e8 in atto un crollo repentino paragonabile solo a quello gi\u00e0 sperimentato dal Quebec, passato in pochissimi anni da regione cattolicissima ad area largamente scristianizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche in quella &#8220;eccezione&#8221; che \u00e8 considerata l&#8217;Italia, dove perdura un cattolicesimo di popolo con una Chiesa fortemente presente e radicata, i rischi di un vicino ed esteso affievolimento della fede sono reali. \u00c8 uscito in questi giorni un libro scritto da due sociologi della religione, Massimo Introvigne e PierLuigi Zoccatelli, che quantifica e analizza la presenza di atei in un&#8217;area della Sicilia centrale i cui indicatori coincidono spesso con quelli della media nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro ha per titolo &#8220;Gentili senza cortile&#8221; ed \u00e8 stampato dalle Edizioni Lussografica di Caltanissetta. Gli autori hanno rilevato una presenza di atei &#8220;forti&#8221;, che cio\u00e8 motivano il loro ateismo con ragioni ideologiche, nella misura del 2,4 per cento della popolazione. Sono per lo pi\u00f9 anziani e di antica militanza comunista. Accanto a loro vi sono degli atei &#8220;deboli&#8221;, che cio\u00e8 considerano Dio e la religione irrilevanti per la loro vita, dove contano solo il lavoro, il denaro e le relazioni affettive. Sono il 5 per cento e sono prevalentemente giovani e istruiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma gli autori si spingono oltre. Alle due cerchie degli atei &#8220;forti&#8221; e degli atei &#8220;deboli&#8221; aggiungono la cerchia dei &#8220;lontani&#8221; dalla Chiesa cattolica e da qualsiasi altra religione. Una cerchia a loro giudizio molto vasta, superiore al 60 per cento della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;I &#8216;lontani&#8217; sono persone \u2013 scrivono i due autori della ricerca \u2013 che nella grande maggioranza non si dicono atee ma hanno perso ogni contatto con la religione: vanno in chiesa solo per i matrimoni e i funerali, e se pure si dicono religiose o spirituali, mettono insieme credenze disparate. Si tratta ormai di una solida maggioranza degli italiani&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tesi di Introvigne e Zoccatelli si presta a critiche. Essi tendono a far coincidere i cattolici soltanto con coloro che vanno a messa ogni domenica o quasi. Quando in realt\u00e0 il cattolicesimo italiano si caratterizza per le modalit\u00e0 molto varie in cui si esplica, anche di osservanza bassa e intermittente, e comprende proprio un gran numero di coloro che i due autori escludono come &#8220;lontani&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;analisi del cattolicesimo italiano per molti aspetti opposta a quella di Introvigne e Zoccatelli \u00e8, ad esempio, quella che ha fatto Pietro De Marco, dell&#8217;Universit\u00e0 di Firenze, anche lui sociologo della religione, in questo servizio di www.chiesa: <a href=\"http:\/\/chiesa.espresso.repubblica.it\/articolo\/1337091\" target=\"_blank\">Poco praticanti e poco virtuosi. Ma sono loro che fanno &#8220;Chiesa di popolo&#8221;<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il professor Paolo Segatti, dell&#8217;Universit\u00e0 di Milano, concorda nel riconoscere la perdurante impronta cattolica di larga parte della popolazione italiana. Ma nello stesso tempo, con una indagine pubblicata su &#8220;Il Regno&#8221; del 15 maggio 2010, Segatti ha messo in guardia, per primo, da un rischio che incombe sul futuro della fede cattolica in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua indagine ha messo in luce, infatti, una frattura drammatica tra i nati dopo il 1970, e pi\u00f9 ancora dopo il 1981, e le precedenti generazioni: &#8220;Sembra veramente di osservare un altro mondo. I giovanissimi sono tra gli italiani quelli pi\u00f9 estranei a un&#8217;esperienza religiosa. Vanno decisamente meno in chiesa, credono di meno in Dio, pregano di meno, hanno meno fiducia nella Chiesa, si definiscono meno come cattolici e ritengono che essere italiani non equivalga a essere cattolici&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il crollo \u00e8 cos\u00ec netto da far sparire anche le differenze che nelle generazioni adulte intercorrono tra uomini e donne, queste ultime di solito molto pi\u00f9 praticanti. Tra i giovanissimi anche le donne vanno pochissimo in chiesa, al pari dei maschi. E se si pensa che la fede \u00e8 generalmente trasmessa ai bambini dalle madri o comunque prevalentemente da donne, \u00e8 facile intuire che tale trasmissione rischia di interrompersi, quando gli attuali giovanissimi saranno divenuti padri e madri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 questo l&#8217;aspetto pi\u00f9 drammatico di ci\u00f2 che i vescovi italiani e lo stesso Benedetto XVI chiamano &#8220;emergenza educativa&#8221;. A questa emergenza \u2013 che non \u00e8 solo italiana ma di molti paesi \u2013 la Chiesa cattolica tende spesso a rispondere scommettendo su una pastorale che mette al centro, appunto, i giovanissimi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se sono essi il punto dolente, si pensa, \u00e8 su di loro che si deve agire. A loro misura. Nella speranza che da adulti anche la loro fede si faccia adulta. Ma \u00e8 giusto fare cos\u00ec? Per il professor De Marco no, \u00e8 un errore grave.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E qui di seguito spiega perch\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>FORMARE ANZITUTTO GLI ADULTI CON CONTENUTI DA ADULTI <\/strong>(1)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Pietro De Marco<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggiamo che dei vescovi del Veneto \u2013 ultimo caso di una serie, non solo in Italia \u2013 intendono rivoluzionare tempi e ordine dei sacramenti dell&#8217;iniziazione cristiana per bambini ed adolescenti, moltiplicando &#8220;pedagogicamente&#8221; eventi, gesti rituali e simboli. Ma il problema critico della &#8220;emergenza educativa&#8221;, generale e cristiana, come pure la preoccupazione dell&#8217;Anno della Fede, non sono dati anzitutto dagli adolescenti. E comunque non sarebbero da affrontare con pedagogie da &#8220;scuola attiva&#8221; che a questa emergenza hanno contribuito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema \u00e8 dato piuttosto dagli adulti, che sono poi i fedeli laici adulti nella massima estensione sociologica del termine (2).\u00a0 Consideriamo il primo generatore di &#8220;emergenza&#8221;, ossia la &#8220;tradizione&#8221;, la trasmissione della fede e della cultura tra generazioni. La formazione \u00e8 la cultura stessa di una civilt\u00e0 consapevole di s\u00e9. L\u2019adulto vi conferma e vi mette alla prova la propria costituzione, l\u2019avvenuta socializzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se esiste qualcosa come una &#8220;formazione degli adulti&#8221; essa \u00e8, anzitutto, l\u2019esistenza adulta messa alla prova. Ma l\u2019adulto \u00e8 contemporaneamente in costitutiva relazione con le generazioni pi\u00f9 giovani. Con queste egli \u00e8 sempre in una relazione sociale asimmetrica, nell\u2019et\u00e0 e nel ruolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una societ\u00e0 \u00e8 cultura e pratica dell\u2019asimmetria generazionale. In pi\u00f9, l\u2019adulto \u00e8 la controparte dei processi e dei traumi di identificazione che accompagnano la costruzione dell\u2019identit\u00e0 personale. Insomma, \u00e8 l\u2019ambiente prevalente dell\u2019essere in formazione, anche quando gli adolescenti si rifugiano in comunit\u00e0 di pari, naturali o elettroniche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ambizione pedagogistica contemporanea immagina l&#8217;adulto come un perenne &#8220;s\u00e9&#8221; da formare, quindi come un perenne allievo dell\u2019educatore illuminato. Ma non \u00e8 cos\u00ec. L\u2019adulto resta, in ogni momento, l\u2019attore dominante e libero della scena sociale. Senza dimenticare che questo &#8220;altro&#8221; rispetto all\u2019adolescente \u00e8, in effetti, una organizzata costellazione di differenze e conflitti. Cos\u00ec la socializzazione familiare \u00e8 sfidata ed erosa dalla concorrenza di tutte le altre pratiche formative. Cos\u00ec la scuola, rispetto ad altre &#8220;agencies&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La condizione adolescenziale \u00e8, insomma, capillarmente influenzata da reti di adulti in competizione tra loro ed esse stesse instabili nel tempo. Se, dunque, l\u2019adulto \u00e8 l\u2019ambiente della persona in formazione e se questo ambiente \u00e8, per di pi\u00f9, fluido e conflittuale \u2013 da &#8220;emergenza educativa&#8221;, appunto \u2013 dobbiamo ricondurre proprio lui, l&#8217;adulto, al centro della preoccupazione educativa cristiana. Contro il sentire prevalente, propongo le tesi seguenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A.<\/strong> La fiduciosa scelta di dare agli adolescenti la priorit\u00e0 e talora l&#8217;esclusiva nella strategia pastorale \u00e8 un errore. La pastorale ordinaria ha fatto la scommessa di fondare sugli adolescenti, sui &#8220;giovani&#8221; in accezione generica ed emotiva, la formazione cristiana, che \u00e8 divenuta cos\u00ec l\u2019unica formazione esistente nelle chiese (3). Ma questa formazione \u00e8 per definizione inadeguata agli adulti. E di conseguenza sar\u00e0 inadeguata agli stessi soggetti che ora si formano, una volta che siano divenuti adulti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019evidenza di questo errore \u00e8 di ogni giorno. Cosa resta al giovane divenuto adulto? Restano delle &#8220;narrazioni&#8221; su Ges\u00f9 e dei buoni sentimenti o ideali, cio\u00e8 tutta la debolezza della catechesi contemporanea. Dico debolezza, poich\u00e9 la trasmissione di un &#8220;credendum&#8221; necessario, di un insieme di verit\u00e0 di fede, gi\u00e0 per chi abbia oltrepassato l\u2019infanzia e sia entrato nell&#8217;adolescenza, non pu\u00f2 essere &#8220;narrativa&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le tracce cristiane infantilistiche, cos\u00ec, si rivelano improvvisamente marginali rispetto a ci\u00f2 che nel mondo adulto conta, anche quando l&#8217;adulto chiede a s\u00e9 e agli altri di &#8220;dare ragione della speranza&#8221; (1 Pt 3, 15). Per parte sua il mondo vitale degli adulti, se non contrasta, neppure conferma, n\u00e9 alimenta, n\u00e9, tantomeno, aggiorna la &#8220;paideia&#8221; cristiana ricevuta dall\u2019adolescente. Non lo pu\u00f2, non lo vuole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>B.<\/strong> La diffusa strategia pastorale a favore di adolescenti si caratterizza inoltre, a mio avviso, per tre pericolose convinzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. La convinzione inconfessata che si tratti di un impegno pi\u00f9 facile \u2013 data la presunta plasticit\u00e0 del &#8220;s\u00e9&#8221; adolescenziale \u2013 e in quanto &#8220;basico&#8221; destinato a risultati permanenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. La convinzione anti-adultistica che nasconde un atteggiamento di sufficienza difensiva nei confronti dell\u2019uomo comune, come pure del credente senza particolari qualifiche, magari del devoto; una convinzione nella quale clero e laicati &#8220;impegnati&#8221; spesso convergono. La &#8220;scelta prioritaria per il povero&#8221; \u00e8 accompagnata spesso da questo dispregio nei confronti del credente di &#8220;classe media&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3. La convinzione anti-intellettualistica e fideista di potere, attraverso i giovani, fare opposizione al &#8220;logos&#8221; cattolico, alla coerenza razionale e alla formulazione di contenuti e di argomenti, che sono invece necessarie alla &#8220;fides&#8221; del cristiano adulto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contro queste convinzioni e pratiche teologico-pastorali, largamente condivise e diffuse, ritengo che nella formazione cristiana la &#8220;edificazione&#8221; dell\u2019adulto non possa restare un capitolo facoltativo, rimandato al domani, sospeso sul presunto successo della formazione dell\u2019adolescente, oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 invece proprio la &#8220;edificazione&#8221; dell\u2019adulto che deve costituire, oggi, una pratica diretta e primaria della pastorale cattolica. Non \u00e8 vero che giovani &#8220;ben formati&#8221; saranno per ci\u00f2 stesso dei buoni adulti. Nel corso degli anni il giovane \u00e8 &#8220;socializzato&#8221; potentemente da processi di identificazione ed emulazione, da nuovi saperi e comunit\u00e0 comunicative, da impreviste possibilit\u00e0 di realizzazione di s\u00e9, tutto mediato dagli adulti; chi lo aiuter\u00e0 a incrementare parallelamente il suo intelletto di fede?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se gli adulti di riferimento non sono, oggi, coerentemente guidati (4) a confermare la formazione cristiana anzitutto in se stessi, come adulti, quindi nella comunicazione intergenerazionale, la formazione alla visione cattolica del mondo (5), offerta oggi agli adolescenti nella pastorale, \u00e8 gi\u00e0 a rischio di fallimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi insegna alle giovani generazioni cristiane deve contrastare sul suo terreno un insidioso teorema del Novecento pedagogico, in parte ereditato da Rousseau. \u00c8 il teorema che vuole favorire l&#8217;autoformazione degli adolescenti, perch\u00e9 si &#8220;deculturino&#8221;. E nello stesso tempo vuole riportare gli adulti a scuola, perch\u00e9 l&#8217;intelligencija possa &#8220;rieducarli&#8221;. A che cosa? Al nulla. \u00c8 quello che resta della Rivoluzione. Non \u00e8 poco e non deve essere vincente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> Intendo &#8220;adulto&#8221; nell\u2019accezione antropologica: l&#8217;individuo costituito ormai nella sua autonomia dalla cura parentale e comunitaria. L&#8217;analisi non guadagna granch\u00e9 dall\u2019uso valutativo etico o psicologico di &#8220;adulto&#8221; inteso in opposizione a &#8220;immaturo&#8221;; tanto meno dalla evocazione della formula occasionale e abusata di Dietrich Bonhoeffer sul &#8220;mondo adulto&#8221;. Per questo adotto l\u2019espressione &#8220;contenuti [di fede] da adulti&#8221; e non &#8220;contenuti adulti&#8221;, che esistono solo nella mente dell\u2019intelligencija.<br \/>\n<strong>2)<\/strong> A cominciare dai laici adulti che si qualificano come &#8220;adulti&#8221; perch\u00e9 emancipati dal passato cattolico, che pesano nelle parrocchie, fino ai credenti marginali con pratica saltuaria o ai credenti &#8220;a modo mio&#8221;.<br \/>\n<strong>3)<\/strong> Non parlo di movimenti e istituti di perfezione nelle diverse accezioni e sviluppi. Qui intendo solo ambienti e prassi della pastorale ordinaria.<br \/>\n<strong>4)<\/strong> Dico &#8220;guidati&#8221; non attraverso corsi o conferenze occasionali, per pochi, ma nel discorso &#8220;erga omnes&#8221;. L\u2019aula degli adulti \u00e8, infatti, lo spazio pubblico, a cominciare da quello ove avviene la predicazione. Sembra accadere il contrario: i parroci evitano gli adulti, forse perch\u00e9 non sanno cosa dire loro, n\u00e9 come direttori spirituali n\u00e9 come guide intellettuali. E come si potrebbe pretenderlo, ormai? La cultura d\u2019\u00e9lite del postconcilio ha deprezzato o distrutto, assieme alla direzione spirituale, l\u2019apologetica, disarmando cos\u00ec, attraverso i media cattolici e i seminari, l\u2019intelligenza e la spiritualit\u00e0 di generazioni di laici e di preti. Oggi ci restano i cascami di tutto ci\u00f2.<br \/>\n<strong>5)<\/strong> Dico &#8220;visione cattolica del mondo&#8221; a ragion veduta, perch\u00e9 circola tra gli educatori e i pastoralisti l\u2019idea insidiosa che l\u2019educazione cristiana necessaria e sufficiente sia l\u2019educazione dell\u2019uomo, nella memoria di un Ges\u00f9 &#8220;uomo [e credente] perfetto&#8221;. Da ci\u00f2 il pedagogismo attivistico, nella catechesi e nella stessa liturgia, non solo per i &#8220;ragazzi&#8221;. Se questa dovesse essere l\u2019alfabetizzazione religiosa cui nella stampa cattolica di punta si invita la Chiesa, meglio sarebbe proteggere quel tanto di fede cattolica che resta negli adulti legato alla memoria del vecchio catechismo, vista anche l&#8217;ignoranza che si ha del nuovo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>www.chiesa.espressonline.it &#8211; 25 giugno 2012 Molti vescovi e preti pensano di risolvere il declino della fede scommettendo sui giovanissimi. \u00c8 un grave errore, obietta il professor Pietro De Marco: saranno gli adulti a decidere la riuscita o no del prossimo Anno della Fede. 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I primi da rimandare a scuola sono gli adulti - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/analfabetismo-religioso-i-primi-da-rimandare-a-scuola-sono-gli-adulti\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Analfabetismo religioso. 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