{"id":5105,"date":"2012-06-14T00:00:00","date_gmt":"2012-06-13T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-05-02T21:04:44","modified_gmt":"2015-05-02T19:04:44","slug":"rousseau-padre-dei-tempi-moderni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/rousseau-padre-dei-tempi-moderni\/","title":{"rendered":"Rousseau, padre dei tempi moderni"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/Jean-Jacques-Rousseau.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-24034 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/Jean-Jacques-Rousseau.png\" alt=\"Jean-Jacques Rousseau\" width=\"176\" height=\"246\" \/><\/a>Studi Cattolici<\/strong> n. 615 Maggio 2012<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In occasione del trecentesimo anniversario della nascita di Jean-Jacques Rousseau (qui a lato, nel celebre ritratto di Maurice Quentin de la Tour), il prof. Gianfranco Morr\u00e0, sociologo del sapere, ne rilegge il pensiero rispetto alle tendenze della nostra societ\u00e0, ch&#8217;egli ha prevista e preparata soprattutto nel suo nichilismo e narcisismo di fondo. Infatti, \u00e8 stato il padre del \u00abrisentimento\u00bb dell&#8217;uomo moderno; il suo progetto utopistico di risanare la societ\u00e0 con il totalitarismo lo ha reso precursore dello Stato etico di Gentile e dell&#8217;opzione ateistica di Marx (Dio \u00e8 solo un&#8217;aspirazione sentimentale), di una visione in cui religione, moralit\u00e0 ed educazione sono ridotte all&#8217;ideologia politica e sono finalizzate a formare cittadini fedeli, condizionandoli e modificandoli nell&#8217;intimo, perch\u00e9 \u00abnessuna soggezione \u00e8 cos\u00ec perfetta come quella che conserva l&#8217;apparenza della libert\u00e0. Egli deve fare soltanto ci\u00f2 che vuole, ma deve volere ci\u00f2 che voi volete che faccia\u00bb (Emilia, II, in O 419). Secondo alcuni fu un anarchico, secondo altri un totalitario. Forse, conclude Morr\u00e0, un\u00ec in s\u00e9 entrambi gli aspetti per lasciarli in eredit\u00e0 al mondo attuale, nel quale tutto \u00e8 sociale e insieme tutto \u00e8 frammento e incomunicabilit\u00e0.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Gianfranco Morra<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Trecento candeline per uno dei padri dell&#8217;Europa moderna, nato a Ginevra il 28 giugno 1712. Tre secoli, durante i quali le sue azioni e le sue idee sono state oggetto di esaltazioni decise e polemiche spietate. Jean-Jacques Rousseau \u00e8 stato anatomizzato e studiato con migliaia di scritti, non meno di Dante e Goethe: segno evidente che la sua personalit\u00e0 ha lasciato un segno.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molte delle sue intuizioni hanno precorso profeticamente le sorti dell&#8217;Europa dalla Rivoluzione francese in poi e non pochi rivoluzionari erano imbevuti del suo insegnamento. La reazione romantica si oppose all&#8217;illuminismo, ma non al Rousseau, che divenne uno degli autori obbligati per gli <em>St\u00f9rmer <\/em>e gli <em>Schw\u00e0rmer, <\/em>ma anche per il pubblico borghese, che tanto <em>apprezzava <\/em>l&#8217;amore sentimentale descritto nel romanzo <em>La nuova Eloisa <\/em>(50 edizioni); e parte non piccola delle sue teorie si \u00e8 realizzata quasi alla lettera sia nella modernit\u00e0 trionfante del secolo XIX sia nella cultura postmoderna del XX.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco perch\u00e9 una riflessione sulla sua eredit\u00e0 ci consente di capire a fondo i caratteri ancora prevalenti nel nostro secolo XXI. Non tanto una lettura \u00abfilologica\u00bb del Ginevrino attraverso il caleidoscopio del mondo, quanto piuttosto una lettura \u00abgenealogica\u00bb del mondo attraverso il guazzabuglio del Ginevrino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Societ\u00e0 come peccato<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che anima i due <em>Discorsi <\/em>del Rousseau \u00e8 la certezza che l&#8217;unit\u00e0 e l&#8217;autenticit\u00e0 della persona, proprie dello stato di natura, si sono dissolte. Un rancore nei confronti della societ\u00e0 e della storia, che trapasser\u00e0 ai secoli della modernit\u00e0, tutti caratterizzati dalla sostituzione dell&#8217;<em>eros <\/em>greco e <em>dell&#8217;agape <\/em>cristiana, che producevano <em>amicizia per la <\/em>realt\u00e0, col risentimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stato d&#8217;animo del moderno \u00e8 lo stesso del Ginevrino: non devo essere ci\u00f2 che sono e devo essere ci\u00f2 che non sono. Un&#8217;utopia irrealizzabile, dato che buono, per lui, \u00e8 solo ci\u00f2 che non esiste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 nel primo <em>Discorso <\/em>esplode l&#8217;inconciliabilit\u00e0 di natura \u00abbuona\u00bb e di civilt\u00e0 \u00abcorrotta\u00bb: quelle scienze e tecniche che gli illuministi consideravano grandi doni per l&#8217;umanit\u00e0, \u00abnulla hanno aggiunto alla nostra vera felicit\u00e0 e hanno corrotto i nostri costumi\u00bb (DS II, in O 16). Il cosiddetto \u00abprogresso\u00bb \u00e8 in realt\u00e0 un regresso, che produce solitudine e incomunicabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli laicizza il peccato originale in un \u00abpeccato sociale\u00bb, che non si trova all&#8217;inizio della storia, ma dentro di essa: \u00abTutto \u00e8 bene quando esce dalle mani dell&#8217;Autore delle cose, tutto degenera nelle mani dell&#8217;uomo\u00bb (E I, in O 350). Una convinzione enunciata gi\u00e0 nel 1752, quando rappresent\u00f2 la commedia <em>Narciso ovvero l&#8217;amante di s\u00e9 stesso, <\/em>di cui egli \u00e8 tanto autore quanto ideale protagonista: \u00abTutti i vizi appartengono non tanto all&#8217;uomo, quanto all&#8217;uomo mal governato\u00bb (NA pref., in O 27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>\u00abbellum omnium cantra omnes\u00bb <\/em>di Hobbes non appartiene allo \u00abstato di natura puro\u00bb, ma deriva dalla corruzione della societ\u00e0. Una corruzione che gli uomini di cultura, scienziati, letterati e artisti, nascondono e mistificano come positiva. La molla di questa distruzione dell&#8217;armonia naturale \u00e8 la propriet\u00e0 privata, che, ci dice il secondo <em>Discorso, <\/em>produce la diseguaglianza, la divisione del lavoro, l&#8217;egoismo e l&#8217;asservimento. Il solo progresso \u00e8 il ritorno alla natura: \u00abLa natura ha fatto l&#8217;uomo felice e buono, ma la societ\u00e0 lo corrompe e lo rende miserabile\u00bb (R III; in O 1284).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo primitivismo, che legge la storia come una decadenza, suscit\u00f2 le proteste degli illuministi. Anche se il pessimismo dei <em>Discorsi <\/em>non voleva essere definitivo, tanto che le opere seguenti cercheranno di enunciare dei progetti di recupero: nella societ\u00e0 (CS), nell&#8217;educazione (E) e nella famiglia (NE).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>II contratto sociale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II primitivo stato di natura \u00abnon esiste pi\u00f9, forse non \u00e8 mai esistito, e probabilmente non esister\u00e0 mai\u00bb (DD pref, in O 39). Non \u00e8 una realt\u00e0, ma un&#8217;utopia. Il \u00abmale sociale\u00bb pu\u00f2 essere superato non gi\u00e0 ripristinando la \u00abnatura pura\u00bb, ma inserendone l&#8217;ideale nella societ\u00e0. Ci\u00f2 pu\u00f2 accadere sostituendo il \u00abpatto iniquo\u00bb con un nuovo e positivo \u00abcontratto sociale\u00bb, capace di far rinascere insieme l&#8217;uomo autentico e la societ\u00e0 libera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rousseau enuncia, in anticipo sui tempi, un&#8217;\u00abutopia di liberazione\u00bb, ossia un progetto di salvezza mondana che ha tutte le caratteristiche della \u00abteologia secolare\u00bb e anticipa l&#8217;idea marxiana di rivoluzione, come hanno mostrato Galvano della Volpe <em>(Rousseau e Marx, <\/em>Editori riuniti, Roma 1957) e Lucio Colletti <em>(Ideologia e utopia, <\/em>Laterza, Bari 1969).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parola pi\u00f9 ripetuta del <em>Contratto sociale \u00e8 <\/em>\u00ablibert\u00e0\u00bb. E ci\u00f2 ha fatto considerare Rousseau come uno dei teorici della democrazia politica. E la finalit\u00e0 del libro parla in tal senso: costruire una societ\u00e0 in cui ogni membro \u00e8 libero proprio perch\u00e9 delle leggi \u00e8 insieme il soggetto e l&#8217;oggetto: \u00abSottomesso alle leggi, il popolo ne \u00e8 l&#8217;Autore\u00bb (CS II 6, in O 295).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa coincidenza della volont\u00e0 con la legge non \u00e8 prodotta dalla \u00abvolont\u00e0 di tutti\u00bb, somma degli interessi parziali delle \u00abvolont\u00e0 singole\u00bb, ma dalla \u00abvolont\u00e0 generale\u00bb. Una categoria astratta e allucinata, da lui inventata per trovare una convergenza tra libert\u00e0 e legge: \u00abuna volont\u00e0 illuminata e retta, che tende sempre all&#8217;utilit\u00e0 pubblica\u00bb (CS II 3, in O 290).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La democrazia, alla quale pensa Rousseau, \u00e8 quella \u00abdiretta\u00bb, propria dei cantoni svizzeri, che si realizza nell&#8217;\u00abassemblea dei padri di famiglia\u00bb. Egli disprezza la democrazia indiretta, unica possibile nelle repubbliche di grande dimensione, ossia la democrazia rappresentativa, in quanto in essa il cittadino aliena la sua libert\u00e0 a favore dei governanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne deriva un rifiuto di tutti quegli strumenti, che la democrazia ritiene necessari per deliberare e controllare le decisioni: i diritti individuali, compreso quello di \u00abresistenza\u00bb, la divisione dei poteri, il pluralismo sociale, lo Stato di diritto. Egli tende a un unanimismo assoluto: \u00abNon vi debbono essere societ\u00e0 parziali e ogni cittadino non deve pensare con la sua testa\u00bb (CS II 3, in O 291). Perch\u00e9 l&#8217;individuo \u00e8 un niente, la societ\u00e0 un tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rousseau vede bene e anche soffre gli errori e la degenerazione della societ\u00e0. Ma il suo progetto utopico ce ne libera solo per mezzo del totalitarismo. Ossia con un male ancora peggiore dei precedenti. Ci\u00f2 appare evidente alla semplice considerazione del ruolo che il progettato <em>Contratto sociale <\/em>attribuisce alla religione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La religione civile<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le metamorfosi religiose di Jean-Jacques, non certo conversioni di fede, ma scelte di opportunit\u00e0 pratica, sono interne alla convinzione mai dismessa che il cristianesimo sia una religione nociva alla societ\u00e0 e, pertanto, alle singole persone. Ci\u00f2 che Rousseau rifiuta \u00e8 la distinzione tra Dio e Cesare, che \u00abrompe l&#8217;unit\u00e0 sociale\u00bb (C IV 8, in O 341) e produce individualismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle pagine conclusive del <em>Contratto sociale, <\/em>Rousseau distingue quattro religioni: 1) dell&#8217;uomo, buona ma sterile: un deismo sentimentale, privo di dogmi, riti e culti; 2) del cittadino, parzialmente buona: il culto degli d\u00e8i della <em>civitas; <\/em>3) del prete, totalmente cattiva: contrappone il credente al cittadino, come nel \u00abcristianesimo romano\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per lui l&#8217;unica religione valida \u00e8: 4) quella che, introducendo un termine fortunato, egli definisce \u00abreligione civile\u00bb, una professione di fede fissata dal sovrano, alla quale i cittadini sono tenuti di aderire: \u00abSe qualcuno si conduce come se non vi credesse, sia punito con la morte\u00bb (CS IV 8, in O 344). Rousseau riprende Machiavelli <em>(Discorsi, <\/em>113: \u00abI romani si servirono della religione per riordinare la citt\u00e0\u00bb) e Hobbes <em>(De cive, <\/em>XVII, 28: \u00abChi detiene il potere temporale \u00e8 capo dello Stato e della Chiesa\u00bb), ma anche li supera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quei due lo Stato si serve della religione come di uno strumento per regnare, per il Ginevrino lo Stato \u00e8 la fonte unica dei dogmi e dei precetti religiosi, identici con quelli sociali. La religione civile \u00e8, per il cittadino, Bibbia e Codice, in quanto gli fornisce i criteri del giusto nella vita individuale e sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rousseau indica alla modernit\u00e0 la via della sostituzione della religione con l&#8217;ideologia politica. Solo nei regimi totalitari questa strada giunge al termine, con la persecuzione delle religioni e l&#8217;imposizione della religione civile. Nei regimi democratici, soprattutto nella tradizione anglosassone, ci si limita ad accostare alla religione confessionale una \u00abreligione nel civile\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre democrazie accentuano il ruolo religioso della Nazione e sacralizzano, servendosi della terminologia religiosa, gli eventi della storia civile: ecco i \u00abmartiri della resistenza\u00bb, i \u00absacrari dei caduti\u00bb, l&#8217;\u00abaltare della patria\u00bb, il \u00abnuovo calendario\u00bb, le \u00abfeste nazionali\u00bb e simili miscugli di sacro e profano. La stessa Costituzione diviene allora una sorta di \u00abseconda Bibbia\u00bb (come l&#8217;ha chiamata un Presidente della Repubblica italiana).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non v&#8217;\u00e8 dubbio che questa esplicita tendenza rousseauiana verso il messianismo secolare configura il passaggio verso ci\u00f2 che Talmon ha chiamato <em>\u00abtotalitar\u00ecan Democracy\u00bb&#8217;. <\/em>\u00abL&#8217;etica religiosa fu sostituita dalla moralit\u00e0 sociale e laica, lo Stato rimase l&#8217;unica fonte e garanzia della moralit\u00e0\u00bb <em>(Le origini della democrazia totalitaria, <\/em>II Mulino, Bologna 1967, p. 11; ma cfr anche L. G. Cracker, \/\/ <em>\u00abContratto sociale\u00bb di Rousseau, <\/em>Sei, Torino 1971). Con indovinata espressione Jacques Maritain ha parlato di \u00abmimetismo della santit\u00e0\u00bb <em>(J.-J. Rousseau, o il santo della natura, <\/em>in <em>Tre riformatori, <\/em>Morcelliana, Brescia 1967).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo anche dire, con Augusto Del Noce, che Rousseau, nonostante parli sempre di Dio e dell&#8217;immortalit\u00e0, fonda la sua utopia politica premarxiana sulla opzione ateistica: \u00abNon \u00e8 il rifiuto del peccato che consegua al rifiuto di Dio, ma \u00e8 il rifiuto del peccato, della caduta iniziale, l&#8217;inizio di un processo che porta all&#8217;ateismo\u00bb (\/\/ <em>problema dell&#8217;ateismo, <\/em>II Mulino, Bologna 1964, p. 156).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Rousseau totalitario?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 appare del tutto chiaro nella condanna pronunciata dal Rousseau della libert\u00e0 di opinione. Rousseau era stato vittima della censura, che condann\u00f2 e bruci\u00f2 le sue opere, eppure, per singolare paradosso, la difende con decisione, come valido strumento dello Stato per controllare i \u00abreati d&#8217;opinione\u00bb: \u00abLa censura mantiene i costumi, impedendo alle opinioni di corrompersi, conservando la loro rettitudine con savie applicazioni, talvolta anche fissandole quando siano ancora incerte\u00bb (CS IV 7, in O 338).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E v&#8217;\u00e8 di pi\u00f9. Con acutissima previsione Rousseau intuisce una caratteristica della nuova politica: essa deve porsi come rigida e onnipresente \u00abpersuasione morale\u00bb. Anche nel divertimento, come peraltro avevano fatto il suo grande compatriota Calvino e, in Grecia, Piatone, quando ostracizz\u00f2 Omero come \u00abimmorale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella lunghissima <em>Lettera a D&#8217;Alembert <\/em>Rousseau non propone solo di vietare tutto ci\u00f2 che \u00e8 \u00abimmorale e fatuo\u00bb, ma di sostituirlo con spettacoli socialmente validi: \u00abPresiedete ai piaceri dei cittadini per renderli onesti: \u00e8 l&#8217;unico modo per ravvivarne il lavoro\u00bb (LS, in O 269). La \u00abnazionalizzazione delle masse\u00bb, studiata da G.Mosse nel libro omonimo (II Mulino, Bologna 1971 ), andr\u00e0 nel Novecento in questa direzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rousseau propone, in anticipo su Gentile, uno \u00abStato etico\u00bb, che non trae la sua validit\u00e0 n\u00e9 da una legge naturale n\u00e9 dalla scelta degli associati, ma dalla \u00abvolont\u00e0 generale\u00bb imposta dal Principe. Secondo il <em>Discorso sull\u2019economia politica, <\/em>nato come articolo per <em>Yencyclop\u00e9die <\/em>(V, 337-49), il compito dei governanti \u00e8 di formare cittadini fedeli, modificandoli nell&#8217;intimo: \u00abSe \u00e8 una cosa buona sapere utilizzare gli uomini cos\u00ec come sono, \u00e8 ancora meglio renderli come \u00e8 necessario che siano; l&#8217;autorit\u00e0 pi\u00f9 assoluta \u00e8 quella che opera dall&#8217;interno dell&#8217;uomo e si esercita sulla sua volont\u00e0 non meno che sulle sue azioni\u00bb (DE, in O 105). L&#8217;uomo deve essere costretto a essere libero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uomo libero \u00e8 quello che accetta tutto quanto impone la volont\u00e0 generale: \u00abOgni singola volont\u00e0 le si conformi; la virt\u00f9 non consiste che in questo conformarsi della volont\u00e0 particolare a quella generale; per dire in breve la stessa cosa, fate che regni la virt\u00f9\u00bb (DE, in O 106). Un invito che di certo era conosciuto dal suo discepolo Robespierre, quando alla Convenzione giustific\u00f2 il Terrore con la nota frase: \u00abSe la base del governo popolare in tempo di pace \u00e8 la virt\u00f9, in tempo di rivoluzione \u00e8 la virt\u00f9 pi\u00f9 il terrore: virt\u00f9 senza la quale il terrore \u00e8 omicida, terrore senza il quale la virt\u00f9 \u00e8 impotente\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tra anarchia &amp; totalitarismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II romanzo pedagogico <em>Emilia, <\/em>considerato come il punto di partenza del progetto educativo della modernit\u00e0, va letto come un completamento del <em>Contratto sociale. <\/em>Rousseau \u00e8 convinto che la vera educazione non pu\u00f2 essere quella gestita dalle congregazioni religiose, ma solo quella statale. E il suo modello \u00e8 la <em>paideia <\/em>greca della <em>polis, <\/em>in particolare quella di Sparta. Rousseau comprende il ruolo primario che, nella formazione del futuro cittadino obbediente e virtuoso, pu\u00f2 esercitare la scuola: essa deve \u00absnaturarlo, in modo che non si creda pi\u00f9 uno, ma parte dell&#8217;unit\u00e0, sensibile solo al tutto\u00bb (E I; in O 353).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma sa anche che l&#8217;utopia politica non si \u00e8 ancora realizzata e che alla societ\u00e0 corrotta esistente corrisponde una scuola anch&#8217;essa corrotta. Egli propone, dunque, un tipo di educazione domestica, a contatto diretto con la natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Emilio viene educato in campagna da un precettore. \u00c8 il paradosso di Rousseau: egli ama tanto la futura societ\u00e0 perfetta, da escludere i fanciulli dalla scuola pubblica, falsa come la societ\u00e0 attuale. Per ora la scuola deve difenderli dalla societ\u00e0. Un&#8217;educazione, quella di Emilio, svolta nel privato, ma per farlo divenire un cittadino. Anticipando una tendenza prevalente nella tarda modernit\u00e0, Rousseau considera morale, politica ed educazione come un solo processo. Ogni educazione \u00e8 politica, in quanto \u00abtutto dipende dalla politica\u00bb (C IX, in O 977). E morale e politica, dice anticipando Marx, sono la stessa cosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Motore dell&#8217;educazione \u00e8 il precettore, che agisce sul discepolo come il legislatore in politica, cio\u00e8 con metodi autoritari. Rousseau parla di libert\u00e0 dal fanciullo, di autonomia della coscienza morale, di educazione negativa, di \u00abcoscienza\u00bb (E IV, in O 558). La sua vuole essere una pedagogia della libert\u00e0, che tiene lontano Emilio da tutte le false sovrastrutture e le menzogne della societ\u00e0 per mezzo di un&#8217;educazione naturale. Ma la narrazione del romanzo pedagogico contraddice questa premessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Educare un fanciullo fuori della societ\u00e0 e senza rapporti con i coetanei \u00e8 quanto di pi\u00f9 innaturale vi possa essere. La stessa pretesa di cominciare l&#8217;educazione morale e religiosa solo a quindici anni si mostra come un progetto artificioso e controproducente. Esattamente come la religione proposta, la religione del \u00abcuore\u00bb professata dal Vicario Savoiardo (E IV, in O 537-578).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rousseau contraddice la sua pedagogia della libert\u00e0, quando descrive la pratica educativa del precettore, che in ogni momento dirige e condiziona l&#8217;alunno, guidandolo verso finalit\u00e0 politiche prefissate. Tanto che la cosiddetta autoeducazione appare come un espediente e un inganno: \u00abL&#8217;allievo deve credere sempre di essere il padrone, mentre dovete esserlo voi. Dovete catturare la sua volont\u00e0. Nessuna soggezione \u00e8 cos\u00ec perfetta come quella che conserva l&#8217;apparenza della libert\u00e0. Egli deve fare soltanto ci\u00f2 che vuole, ma deve volere ci\u00f2 che voi volete che faccia, dovete prevedere ogni suo passo\u00bb (E II, in O 419). I gesuiti, a confronto, erano solo dei principianti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 facilmente accettare la proposta di Rousseau di vedere nel fanciullo un fanciullo e non un uomo in potenza. Quella che il poeta romantico inglese esprimer\u00e0 nel noto verso: <em>\u00abThe child isfather ofthe Man\u00bb <\/em>(W. Wordsworth, <em>Intimations of Immortality). <\/em>Ma tale proposta si traduce poi da un lato in un anarchismo pedagogico, dall&#8217;altro in un autoritarismo educativo per fini politici. Proprio le tendenze prevalenti nella pedagogia attuale. Basta pensare tanto alla descolarizzazione di Ivan Illich <em>(Distruggere la scuola, <\/em>1971) e di Lorenzo Milani <em>(Lettera a una professoressa, <\/em>1967) quanto allo strutturalismo deterministico di Skinner <em>(Walden due, <\/em>1948).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Primitivismo, selvatichezza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rousseau non ha agito solo sulla scienza politica e sulla pedagogia, ma anche sul costume sociale. I suoi scritti sono penetrati nella letteratura e hanno prodotto un mutamento deciso del gusto e della moda. Essi sono valsi ad accentuare nel pubblico colto e meno colto la tendenza verso il primitivismo, che caratterizza le arti a partire dalla fine dell&#8217;Ottocento (esotismo) e che proprio ai nostri tempi si \u00e8 realizzato come una indiscutibile tendenza socioculturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;interesse per le civilt\u00e0 primitive si \u00e8 accentuato fortemente gi\u00e0 sul finire del Settecento (si pensi a <em>Paolo e Virginia, <\/em>dell&#8217;amico di Rousseau, Bernardin de Saint-Pierre, 1787, o ad <em>Alala, <\/em>1801, di Chateaubriand). E ancor pi\u00f9 con le ricerche antropologiche della seconda met\u00e0 dell&#8217;Ottocento, in coincidenza col massimo sviluppo della conquista coloniale europea. Levi-Strauss ha potuto affermare che Rousseau \u00e8 il padre della scienza antropologica <em>(J.-J. Rousseau, <\/em>in <em>Razza e storia, <\/em>Einaudi, Torino 1967). La cultura del Novecento privileger\u00e0 le espressioni delle civilt\u00e0 africane e oceaniche anche nella pittura, scultura e musica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 soprattutto nella moda che il trionfo del primitivismo \u00e8 rilevante. In corrispondenza con le teorie del postmoderno, si imporranno archetipi \u00abselvaggi\u00bb nell&#8217;abbigliamento. Per non dire, poi, dell&#8217;imbarbarimento primitivistico del corpo: tatuaggi, <em>piercing, <\/em>scarnificazioni, anelli, amuleti, tinture ci riconducono alle magie primitive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli stessi mezzi di comunicazione di massa fanno rivivere il \u00abtamburo tribale\u00bb e il \u00abvillaggio globale\u00bb (McLuhan). Le tendenze ecologiche si rivolgono a un <em>habitat <\/em>\u00abincontaminato\u00bb, preferiscono i cibi \u00abnaturali\u00bb e prediligono le medicine \u00abalternative\u00bb. Anche l&#8217;industria turistica privilegia, fin che ci sono, i luoghi primitivi e selvaggi, talvolta li inventa e impone. Non \u00e8 difficile, in tutto ci\u00f2, scorgere l&#8217;influenza del mito roussaeuiano del <em>\u00abboti sauvage\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Squilibrio &amp; risentimento<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non pochi interpreti del Rousseau sono rimasti perplessi di fronte agli eventi della sua vita: i piccoli furti, la disinvoltura dei rapporti erotici <em>\u00aba deux\u00bb, <\/em>ma anche <em>\u00aba trois\u00bb, <\/em>con M.me de Warens, il <em>m\u00e9nage <\/em>con Th\u00e9r\u00e8se Lavasseur, l&#8217;abbandono dei cinque figli nell&#8217;ospizio degli <em>Enfants trouv\u00e9s <\/em>(\u00abCos\u00ec insegnava Piatone\u00bb, diceva). Azioni deplorevoli, spesso espressione di un duplice malessere fisico e psichico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua salute fu sempre fragile e negli anni che precedettero la morte (1778) disastrosa: assediato dal \u00abmal della pietra\u00bb dovette vestirsi da turco per tenere nascosto in pubblico il necessario contenitore. Vittima di una mania di persecuzione, trascorreva dall&#8217;angoscia al delirio; di rapporti di amicizia era incapace e litig\u00f2 sempre con tutti (da Hume a Voltaire e Diderot). E sempre privo di mezzi per sopravvivere, costretto pertanto all&#8217;aiuto degli altri e anche a inganni per fare qualche soldo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sono mancati studiosi che ne hanno descritto le patologie, a fine Ottocento in chiave positivistica (genio e follia), nel Novecento attraverso la psicanalisi. Rousseau, del resto, non ha mai nascosto il suo \u00absquilibrio\u00bb, anzi lo ha fatto oggetto di compiaciute analisi introspettive, non prive di atteggiamenti superomistici e morbosa compiacenza, negli scritti autobiografici (C, PS, R).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con un atteggiamento che alternava il masochismo e l&#8217;esibizionismo, egli ha indicato s\u00e9 stesso come l&#8217;esempio pi\u00f9 alto di questa alienazione: \u00abDi tutti gli uomini che ho conosciuto, non ce ne fu uno soltanto migliore di me\u00bb <em>(Lettera a Malesherbes, <\/em>1762). E ha ritenuto che la sincerit\u00e0, con cui confessava le sue colpe, le cancellasse. Anche perch\u00e9, diceva, il fondo della sua anima ne era rimasta \u00abincontaminata\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come difende una libert\u00e0 senza limiti, cos\u00ec esalta la sincerit\u00e0, preludendo a una tendenza attuale, che la considera pi\u00f9 importante della moralit\u00e0 (si pensi ad Andre Gide). Ma il carattere di Rousseau non \u00e8 solo un fatto personale. Egli lo trasforma e lo innalza a modello della futura societ\u00e0. E di certo si \u00e8 incarnato nella nostra societ\u00e0 \u00abnarcisista\u00bb (cfr Ch. Lasch, <em>La cultura delnarcisismo, <\/em>Bompiani, Milano 1981).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo dire, con Spaemann, che era un \u00abapolide\u00bb e cercava una patria nella natura <em>(Rousseau, cittadino senzapatria, <\/em>Ares, Milano 2009, pp. 15 ss.). Anche in ci\u00f2 egli ha precorso il mondo d&#8217;oggi, caratterizzato, diciamo con Simone Weil, dal <em>\u00abd\u00e9racinement\u00bb (La prima radice, <\/em>SE, Milano 1990).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza dubbio il radicalismo del Rousseau demitizza l&#8217;illuminismo. Egli mostra che il suo esito \u00e8 quel nichilismo, che i suoi amici-nemici <em>philosophes <\/em>nascondevano dietro i miti del progresso, del benessere e della filantropia. Giunto al termine della sua giornata, Rousseau proclama la vanit\u00e0 di ogni impegno sociale e si chiude in una cupa solitudine: \u00abEccomi solo sulla terra, non avendo altro fratello, prossimo, amico, che me stesso. [&#8230;] Povero e sventurato mortale, eccomi tranquillo al fondo dell&#8217;abisso, ma impassibile proprio come Dio\u00bb (PS I, in O 1321,1323).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se anche ha perfettamente capito il pericolo della estraneazione dell&#8217;uomo nella societ\u00e0 moderna, Rousseau non ha in alcun modo contribuito a diminuirlo, anzi lo ha accentuato. Secondo alcuni fu un anarchico, secondo altri un totalitario. Forse un\u00ec in s\u00e9 entrambi gli aspetti per lasciarli in eredit\u00e0 al mondo attuale, nel quale tutto \u00e8 sociale e insieme tutto \u00e8 frammento e incomunicabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rousseau ha scritto un&#8217;opera intitolata <em>Confessioni, <\/em>che viene talvolta paragonata a quella omonima di sant&#8217;Agostino. Uno sbaglio. Agostino \u00abconfessa\u00bb in quanto la sua coscienza dialoga <em>(cum-fateor) <\/em>con <em>ilforas, Vintus <\/em>e il <em>supra. <\/em>Rousseau non confessa niente, esibisce narcisisticamente la sua vita: il mondo \u00e8 una natura idealizzata come se fosse Dio <em>(\u00abtotum bonum\u00bb); <\/em>l&#8217;uomo \u00e8 un essere buono corrotto dalla societ\u00e0, Rousseau ama l&#8217;uomo che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 e odia quello che c&#8217;\u00e8 ancora; quanto a Dio, \u00e8 solo un&#8217;aspirazione sentimentale: \u00abQuanto pi\u00f9 ci penso, tanto pi\u00f9 mi confondo\u00bb (E IV, in O 546).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rousseau ha distrutto una tradizione in nome di un&#8217;utopia visionaria da lui stesso sconfessata. La sua eredit\u00e0 \u00e8 ancora presente in molte tendenze del nostro momento narcisista e nichilista: \u00abRousseau \u00e8 stato il padre di quasi tutte le ideologie radicali degli ultimi due secoli\u00bb (Spaemann, <em>op. cit., <\/em>p. 142).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Opere del Rousseau:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C = <em>Le confessioni, <\/em>dal 1766, postume;<br \/>\nCS = <em>Contratto sociale, <\/em>1762;<br \/>\nDD = <em>Discorso sull&#8217;origine e i fondamenti della diseguaglianza, <\/em>1755;<br \/>\nDE = <em>Discorso sull &#8216;economia politica, <\/em>1755;<br \/>\nDS = <em>Discorso sulle scienze e le arti, <\/em>1750;<br \/>\nE = <em>Emilia, <\/em>1762;<br \/>\nLS = <em>Lettera a D&#8217;Alembert sugli spettacoli, <\/em>1758;<br \/>\nNA = <em>Narciso, <\/em>1752;<br \/>\nNE = <em>La Nuova Eloisa, <\/em>1761;<br \/>\nO = <em>Opere, <\/em>Sansoni, Firenze 1972;<br \/>\nPS = <em>Le passeggiate solit\u00e0rie, <\/em>1776-78, postume;<\/p>\n<div>R = <em>Rousseau giudice di Jean-Jacques, <\/em>1776.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studi Cattolici n. 615 Maggio 2012 In occasione del trecentesimo anniversario della nascita di Jean-Jacques Rousseau (qui a lato, nel celebre ritratto di Maurice Quentin de la Tour), il prof. Gianfranco Morr\u00e0, sociologo del sapere, ne rilegge il pensiero rispetto alle tendenze della nostra societ\u00e0, ch&#8217;egli ha prevista e preparata soprattutto nel suo nichilismo e &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/rousseau-padre-dei-tempi-moderni\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":24034,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[2074],"class_list":["post-5105","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-sguardo-sul-nostro-tempo","tag-rousseau","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Rousseau, padre dei tempi moderni - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - 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