{"id":5059,"date":"2012-05-04T09:51:55","date_gmt":"2012-05-04T07:51:55","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-04-24T12:48:58","modified_gmt":"2015-04-24T10:48:58","slug":"per-molti-o-per-tutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/per-molti-o-per-tutti\/","title":{"rendered":"&quot;Per molti&quot; o &quot;per tutti&quot;? La risposta giusta \u00e8 la prima"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/elevazione_calice.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-23824 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/elevazione_calice.jpg\" alt=\"elevazione_calice\" width=\"188\" height=\"240\" \/><\/a>Tratto da <strong>www.chiesa<\/strong> blog di Sandro Magister &#8211; 3 maggio 2012<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lo scrive Benedetto XVI ai vescovi tedeschi. E vuole che in tutta la Chiesa si rispettino le parole di Ges\u00f9 nell&#8217;ultima cena, senza inventarne altre come nei messali postconciliari. Il testo integrale della lettera del papa <\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">CITT\u00c0 DEL VATICANO\u2013 Le Chiese di varie nazioni del mondo stanno ripristinando l&#8217;una dopo l&#8217;altra, nella messa, le parole della consacrazione del calice riprese testualmente dai Vangeli e in uso per secoli, ma nei decenni scorsi sostituite quasi ovunque da una diversa traduzione. Mentre il testo tradizionale nella sua versione base in latino dice tuttora: &#8220;Hic est enim calix sanguinis mei [\u2026] qui pro vobis et pro multis effundetur&#8221;, le nuove versioni postconciliari hanno letto nel &#8220;pro multis&#8221; un immaginario &#8220;pro omnibus&#8221;. E invece di &#8220;per molti&#8221; hanno tradotto &#8220;per tutti&#8221;.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 nell&#8217;ultima fase del pontificato di Giovanni Paolo II si era tentato, da parte di alcuni, pochi, dirigenti vaticani, tra i quali Joseph Ratzinger, di far rivivere nelle traduzioni la fedelt\u00e0 al &#8220;pro multis&#8221;. Ma con nessun successo. Benedetto XVI ha preso in pugno personalmente la questione. Ne \u00e8 prova ultima la lettera che egli ha scritto lo scorso 14 aprile ai vescovi della Germania. La traduzione integrale della lettera \u00e8 riprodotta pi\u00f9 sotto. In essa, Benedetto XVI riassume i passaggi principali della controversia, per meglio motivare la sua decisione di ripristinare una corretta traduzione del &#8220;pro multis&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma per capire pi\u00f9 a fondo il contesto, \u00e8 utile richiamare qui alcuni elementi. Anzitutto, con l&#8217;indirizzare la sua lettera ai vescovi della Germania, Benedetto XVI vuole rivolgersi, tramite loro, anche ai vescovi delle altre regioni germanofone: l&#8217;Austria, i cantoni tedeschi in Svizzera, il Sudtirolo in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se in Germania, infatti, pur con forti resistenze, la conferenza episcopale ha recentemente optato per tradurre il &#8220;pro multis&#8221; non pi\u00f9 con &#8220;f\u00fcr alle&#8221;, per tutti, ma con &#8220;f\u00fcr viele&#8221;, per molti, in Austria non \u00e8 cos\u00ec. E in Italia nemmeno. Nel novembre del 2010, in una votazione, su 187 vescovi votanti soltanto 11 si schierarono per il &#8220;per molti&#8221;. A favore del &#8220;per tutti&#8221; vot\u00f2 una maggioranza schiacciante, incurante delle indicazioni vaticane. Poco prima, anche le conferenze episcopali delle sedici regioni ecclesiastiche italiane, con la sola eccezione della Liguria, si erano pronunciate per il mantenimento della formula &#8220;per tutti&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altre parti del mondo si sta tornando all&#8217;uso del &#8220;per molti&#8221;: in America latina, in Spagna, in Ungheria, negli Stati Uniti. Spesso con contestazioni e disobbedienze. Ma \u00e8 evidente che, su questo, Benedetto XVI vuole andare fino in fondo. Senza imposizioni, ma esortando i vescovi a preparare il clero e i fedeli, con un&#8217;appropriata catechesi, a un cambiamento che dovr\u00e0 comunque arrivare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo questa lettera, \u00e8 quindi facile prevedere che anche nelle messe celebrate in Italia sar\u00e0 ripristinato il &#8220;per molti&#8221;, nonostante il voto contrario dei vescovi nel 2010. La nuova versione del messale, approvata dalla conferenza episcopale italiana, \u00e8 attualmente all&#8217;esame della congregazione vaticana per il culto divino. E su questo punto sar\u00e0 sicuramente corretta secondo le indicazioni del papa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una seconda annotazione riguarda i continui ostacoli che il ripristino di una corretta traduzione del &#8220;pro multis&#8221; ha incontrato sulla sua strada. Fino al 2001, i fautori di traduzioni pi\u00f9 \u201clibere\u201d dei testi liturgici si appellavano a un documento confezionato nel 1969 dal &#8220;Consilium ad exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia&#8221; di cui era segretario monsignor Annibale Bugnini, un documento non firmato e insolitamente redatto in francese, usualmente citato con le sue prime parole: &#8220;Comme le pr\u00e9voit&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2001, la congregazione per il culto divino pubblic\u00f2 un&#8217;istruzione, &#8220;Liturgiam authenticam&#8221;, per la retta applicazione della riforma liturgica conciliare. Il testo, datato 28 marzo, era firmato dal cardinale prefetto Jorge Arturo Medina Estevez e dall\u2019arcivescovo segretario Francesco Pio Tamburrino, ed era stato approvato da Giovanni Paolo II in un&#8217;udienza concessa otto giorni prima al cardinale segretario di Stato Angelo Sodano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordando che il rito romano &#8220;ha uno stile e una struttura proprie che vanno rispettate in quanto possibile anche per le traduzioni&#8221;, l&#8217;istruzione raccomandava una traduzione dei testi liturgici che fosse espressione &#8220;non tanto di esercizio di una creativit\u00e0, quanto di cura per la fedelt\u00e0 e l&#8217;esattezza nella resa dei testi latini in lingua vernacolare&#8221;. Le buone traduzioni \u2013 prescriveva il documento \u2013 &#8220;devono essere svincolate da ogni esagerata dipendenza da modi espressivi moderni e, in generale, da una lingua di tono psicologizzante&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;istruzione &#8220;Liturgiam authenticam&#8221; neppure citava il &#8220;Comme le pr\u00e9voit&#8221;. Ed era un&#8217;omissione voluta, per togliere definitivamente a quel testo un&#8217;autorit\u00e0 e una ufficialit\u00e0 che non aveva mai avuto. Ma nonostante ci\u00f2, l&#8217;istruzione incontr\u00f2 una resistenza fortissima, anche all&#8217;interno della curia romana, tanto da essere perfino ignorata e contraddetta da due successivi documenti pontifici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo \u00e8 l&#8217;enciclica di Giovanni Paolo II \u201cEcclesia de Eucharistia\u201d del 2003. Nel suo paragrafo 2, l\u00e0 dove si richiamano le parole di Ges\u00f9 per la consacrazione del vino, si legge: &#8220;Prendete, e bevetene tutti: questo \u00e8 il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati (cfr Mc 14, 24; Lc 22, 20; 1 Cor 11, 25)&#8221;. Il &#8220;per tutti&#8221; \u00e8 l\u00ec una variazione che non ha alcuna rispondenza nei testi biblici citati, evidentemente introdotta orecchiando le traduzioni presenti nei messali postconciliari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo documento \u00e8 l&#8217;ultima delle lettere che Giovanni Paolo II usava indirizzare ai sacerdoti ogni gioved\u00ec santo. Era datata Policlinico Gemelli, 13 marzo 2005, e al quarto paragrafo diceva: &#8221; &#8216;Hoc est enim corpus meum quod pro vobis tradetur&#8217;. Il corpo e il sangue di Cristo sono dati per la salvezza dell&#8217;uomo, di tutto l&#8217;uomo e di tutti gli uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una salvezza integrale e al tempo stesso universale, perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 uomo che, a meno di un libero atto di rifiuto, sia escluso dalla potenza salvifica del sangue di Cristo: &#8216;qui pro vobis et pro multis effundetur&#8217;. Si tratta di un sacrificio offerto per &#8216;molti&#8217;, come recita il testo biblico (Mc 14, 24; Mt 26, 28; cfr Is 53, 11-12) con una tipica espressione semitica che, mentre indica la moltitudine raggiunta dalla salvezza operata dall&#8217;unico Cristo, implica al tempo stesso la totalit\u00e0 degli esseri umani ai quali essa \u00e8 offerta: \u00e8 sangue &#8216;versato per voi e per tutti&#8217;, come in alcune traduzioni legittimamente si esplicita. La carne di Cristo \u00e8 infatti data &#8216;per la vita del mondo&#8217; (Gv 6,51; cfr 1 Gv 2,2)&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giovanni Paolo II aveva la vita appesa a un filo, sarebbe morto di l\u00ec a una ventina di giorni. Ed \u00e8 a un papa in queste condizioni, senza neppure pi\u00f9 la forza di leggere, che fu fatto firmare un documento a favore della formula &#8220;per tutti&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla congregazione per la dottrina della fede, al quale quel testo non era stato previamente sottoposto, la cosa fu notata con disappunto. Tant&#8217;\u00e8 vero che pochi giorni dopo, il 21 marzo, luned\u00ec santo, in una burrascosa riunione dei capi di alcuni dicasteri della curia, il cardinale Ratzinger fece le sue rimostranze. E meno di un mese dopo lo stesso Ratzinger fu eletto papa. Annunciato al mondo con visibile soddisfazione dal cardinale protodiacono Medina, lo stesso che aveva firmato l&#8217;istruzione &#8220;Liturgiam authenticam&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con Benedetto XVI papa, il ripristino di una corretta traduzione del &#8220;pro multis&#8221; divenne da subito un obiettivo della sua &#8220;riforma della riforma&#8221;, in campo liturgico. Egli sapeva che avrebbe incontrato tenaci opposizioni. Ma in questo campo non ha mai temuto di prendere decisioni anche forti, come prova il motu proprio &#8220;Summorum pontificum&#8221; del 2007 per la liberalizzazione della messa in rito antico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un dato di grande interesse \u00e8 la modalit\u00e0 con cui Benedetto XVI vuol mettere in atto le sue decisioni. Non esclusivamente con ordini perentori, ma tramite convincimento. Tre mesi dopo l&#8217;elezione a papa fece compiere dalla congregazione per il culto, allora presieduta dal cardinale Francis Arinze, un sondaggio tra le conferenze episcopali, per conoscere il loro parere circa la traduzione del &#8220;pro multis&#8221; con &#8220;per molti&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avuti questi pareri, il 17 ottobre del 2006, su indicazione del papa, il cardinale Arinze invi\u00f2 una lettera circolare a tutte le conferenze episcopali elencando sei ragioni a favore del &#8220;per molti&#8221; ed esortandole \u2013 laddove la formula &#8220;per tutti&#8221; fosse in uso \u2013 ad &#8220;intraprendere la necessaria catechesi dei fedeli&#8221; in vista del cambiamento. \u00c8 la catechesi che Benedetto XVI suggerisce di fare senza indugio in Germania, nella lettera da lui inviata ai vescovi tedeschi lo scorso 14 aprile. Facendo notare che non gli risulta che questa iniziativa pastorale autorevolmente suggerita sei anni fa sia mai stata avviata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due note a margine del testo papale: 1) Il &#8220;Gotteslob&#8221; \u00e8 il libro comune di inni e preghiere in uso nelle diocesi cattoliche di lingua tedesca. 2) La citazione &#8220;Siano rese grazie al Signore che, per la sua grazia, mi ha chiamato nella sua Chiesa&#8230;&#8221; \u00e8 l&#8217;ultimo verso della prima strofa di un canto ricorrente nelle chiese tedesche: &#8220;Fest soll mein Taufbund immer stehen&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">_________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>&#8220;SIAMO MOLTI E RAPPRESENTIAMO TUTTI&#8230;&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eccellenza!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Reverendo, caro arcivescovo!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In occasione della sua visita, il 15 marzo 2012, ella mi ha messo a conoscenza del fatto che, per quanto riguarda la traduzione delle parole &#8220;pro multis&#8221; nella preghiera del canone della santa messa, tra i vescovi dell&#8217;area di lingua tedesca tuttora non esiste consenso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A quanto pare incombe il pericolo che, nella nuova edizione del &#8220;Gotteslob&#8221;, la cui pubblicazione \u00e8 attesa presto, alcune parti dell&#8217;area linguistica tedesca desiderino mantenere la traduzione &#8220;per tutti&#8221;, sebbene la conferenza episcopale tedesca sia d&#8217;accordo nello scrivere &#8220;per molti&#8221;, cos\u00ec come auspicato dalla Santa Sede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ho promesso di pronunciarmi per iscritto in merito a tale importante questione, per prevenire una simile divisione nel luogo pi\u00f9 intimo della nostra preghiera. Provveder\u00f2 a fare inviare questa lettera, che attraverso di lei indirizzo a tutti i membri della conferenza episcopale tedesca, anche agli altri vescovi dell&#8217;area di lingua tedesca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Permettetemi qualche breve parola su come \u00e8 sorto il problema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni Sessanta, quando il messale romano, sotto la responsabilit\u00e0 dei vescovi, dovette essere tradotto in lingua tedesca, esisteva un consenso esegetico sul fatto che il termine &#8220;i molti&#8221;, &#8220;molti&#8221;, in Isaia 53, 11 s., fosse una forma espressiva ebraica per indicare l&#8217;insieme, &#8220;tutti&#8221;. La parola &#8220;molti&#8221; nei racconti dell&#8217;istituzione di Matteo e di Marco era pertanto considerata un semitismo e doveva essere tradotta con &#8220;tutti&#8221;. Ci\u00f2 venne esteso anche alla traduzione del testo latino, dove &#8220;pro multis&#8221;, attraverso i racconti evangelici, rimandava a Isaia 53 e quindi doveva essere tradotto con &#8220;per tutti&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale consenso esegetico nel frattempo si \u00e8 sgretolato; non esiste pi\u00f9. Nel racconto dell&#8217;ultima cena della traduzione unificata tedesca della Sacra Scrittura si legge: &#8220;Questo \u00e8 il mio sangue, il sangue dell&#8217;alleanza, versato per molti&#8221; (Mc 14, 24; cfr. Mt 26, 28). Ci\u00f2 rende evidente una cosa molto importante: la traduzione di &#8220;pro multis&#8221; con &#8220;per tutti&#8221; non \u00e8 stata una traduzione pura, bens\u00ec un&#8217;interpretazione, che era, e tuttora \u00e8, ben motivata, ma \u00e8 una spiegazione e dunque qualcosa di pi\u00f9 di una traduzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa fusione fra traduzione e interpretazione per certi versi fa parte dei principi che, subito dopo il Concilio, guidarono la traduzione dei testi liturgici nelle lingue moderne. Si era ben consapevoli di quanto la Bibbia e i testi liturgici fossero distanti dal mondo del linguaggio e del pensiero attuale della gente, per cui anche tradotti avrebbero continuato ad essere incomprensibili per quanti partecipavano alle funzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un rischio nuovo era il fatto che, attraverso la traduzione, i testi sacri sarebbero stati aperti, l\u00ec, davanti a quanti partecipavano alla messa, e tuttavia sarebbero rimasti molto distanti dal loro mondo, ed anzi questa distanza sarebbe diventata pi\u00f9 che mai visibile. Quindi non ci si sent\u00ec solo autorizzati, ma addirittura obbligati a immettere l&#8217;interpretazione nella traduzione, cos\u00ec da abbreviare il cammino verso le persone, i cui cuori e le cui menti dovevano essere raggiunti da quelle parole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una certa misura il principio di una traduzione contenutistica e non necessariamente letterale dei testi fondamentali continua ad essere giustificato. Poich\u00e9 pronuncio spesso le preghiere liturgiche nelle varie lingue, noto che talvolta tra le diverse traduzioni quasi non si riscontrano somiglianze e che il testo comune sulle quali si basano spesso \u00e8 solo lontanamente riconoscibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stesso tempo si sono verificate delle banalizzazioni che costituiscono vere perdite. Cos\u00ec, nel corso degli anni, io stesso ho compreso sempre pi\u00f9 chiaramente che, come orientamento per la traduzione, il principio della corrispondenza non letterale, bens\u00ec strutturale, ha i suoi limiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguendo queste intuizioni, l&#8217;istruzione per i traduttori &#8220;Liturgiam authenticam&#8221;, promulgata il 28 marzo 2001 dalla congregazione per il culto divino, ha messo nuovamente in primo piano il principio della corrispondenza letterale, senza naturalmente prescrivere un verbalismo unilaterale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;importante intuizione che sta alla base di questa istruzione \u00e8 la distinzione, gi\u00e0 citata all&#8217;inizio, fra traduzione e interpretazione. Essa \u00e8 necessaria sia per le parole della Scrittura, sia per i testi liturgici. Da un lato, la sacra Parola deve emergere il pi\u00f9 possibile per se stessa, anche con la sua estraneit\u00e0 e con le domande che reca in s\u00e9. Dall&#8217;altro, alla Chiesa \u00e8 affidato il compito dell&#8217;interpretazione affinch\u00e9 \u2013 nei limiti della nostra rispettiva comprensione \u2013 ci giunga il messaggio che il Signore ci ha destinato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la traduzione pi\u00f9 accurata non pu\u00f2 sostituire l&#8217;interpretazione: fa parte della struttura della Rivelazione il fatto che la Parola di Dio venga letta nella comunit\u00e0 interpretante della Chiesa, che la fedelt\u00e0 e l&#8217;attualizzazione si leghino tra loro. La Parola deve essere presente per se stessa, nella sua forma propria, a noi forse estranea; l&#8217;interpretazione deve essere misurata in base alla sua fedelt\u00e0 alla Parola, ma al tempo stesso deve renderla accessibile a chi l&#8217;ascolta oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale contesto, la Santa Sede ha deciso che nella nuova traduzione del messale l&#8217;espressione &#8220;pro multis&#8221; debba essere tradotta come tale, senza essere gi\u00e0 interpretata. La traduzione interpretativa &#8220;per tutti&#8221; deve essere sostituita dalla semplice traduzione &#8220;per molti&#8221;. Vorrei ricordare che sia in Matteo sia in Marco non c&#8217;\u00e8 l&#8217;articolo, quindi non &#8220;per i molti&#8221;, bens\u00ec &#8220;per molti&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se dal punto di vista della correlazione fondamentale fra la traduzione e l&#8217;interpretazione questa scelta \u00e8, come spero, del tutto comprensibile, sono per\u00f2 consapevole che essa rappresenta una sfida immensa per tutti coloro ai quali \u00e8 affidato il compito di spiegare la Parola di Dio nella Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per chi normalmente frequenta la messa, ci\u00f2 appare quasi inevitabilmente come una frattura al centro stesso del rito sacro. Domander\u00e0: ma Cristo non \u00e8 morto per tutti? La Chiesa ha modificato la sua dottrina? Pu\u00f2 farlo, le \u00e8 permesso? \u00c8 all&#8217;opera una reazione che vuole distruggere l&#8217;eredit\u00e0 del Concilio?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie all&#8217;esperienza degli ultimi cinquant&#8217;anni, tutti noi sappiamo quanto profondamente la modifica delle forme e dei testi liturgici colpisca l&#8217;anima delle persone; e quindi quanto un cambiamento in un punto cos\u00ec centrale del testo debba inquietare le persone. Proprio per questo, quando davanti alla differenza fra traduzione e interpretazione si scelse la traduzione &#8220;molti&#8221;, si stabil\u00ec anche che nelle diverse aree linguistiche la traduzione dovesse essere preceduta da una catechesi accurata, con la quale i vescovi dovevano spiegare concretamente ai loro sacerdoti, e tramite loro ai fedeli, di che cosa si trattava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa catechesi previa \u00e8 il presupposto essenziale per l&#8217;entrata in vigore della nuova traduzione. Per quanto mi risulta, nell&#8217;area di lingua tedesca una tale catechesi finora non c&#8217;\u00e8 stata. La mia lettera intende essere una richiesta pressante a tutti voi, cari confratelli, a preparare ora una tale catechesi, per poi parlarne con i vostri sacerdoti e al contempo renderla accessibile ai fedeli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa catechesi bisogna anzitutto chiarire brevemente perch\u00e9 nella traduzione del messale, dopo il concilio, la parola &#8220;molti&#8221; \u00e8 stata resa con &#8220;tutti&#8221;: per esprimere in modo inequivocabile, nel senso voluto da Ges\u00f9, l&#8217;universalit\u00e0 della salvezza che giunge da lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora, per\u00f2, sorge subito la domanda: se Ges\u00f9 \u00e8 morto per tutti, perch\u00e9 nelle parole dell&#8217;ultima cena egli ha detto &#8220;per molti&#8221;? E perch\u00e9 allora insistiamo su queste parole di Ges\u00f9 dell&#8217;istituzione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di tutto, a questo punto bisogna ancora precisare che secondo Matteo e Marco Ges\u00f9 ha detto &#8220;per molti&#8221;, mentre secondo Luca e Paolo ha detto &#8220;per voi&#8221;. Ci\u00f2 sembra stringere ancora di pi\u00f9 il cerchio. Ma proprio a partire da qui ci si pu\u00f2 avvicinare alla soluzione. I discepoli sanno che la missione di Ges\u00f9 trascende loro e il loro gruppo; che egli \u00e8 venuto per riunire insieme i figli di Dio di tutto il mondo che erano dispersi (Gv 11, 52).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le parole &#8220;per voi&#8221; rendono per\u00f2 la missione di Ges\u00f9 molto concreta per i presenti. Essi non sono un qualche elemento anonimo di un insieme immenso, bens\u00ec ognuno di loro sa che il Signore \u00e8 morto proprio per lui, per noi. &#8220;Per voi&#8221; si protende nel passato e nel futuro, si rivolge a me personalmente; noi, che siamo qui riuniti, siamo conosciuti e amati come tali da Ges\u00f9. Quindi questo &#8220;per voi&#8221; non \u00e8 un restringimento, bens\u00ec una concretizzazione che vale per ogni comunit\u00e0 che celebra l&#8217;eucaristia, che la unisce in modo concreto all&#8217;amore di Ges\u00f9. Il canone romano ha unito tra loro le due espressioni bibliche nelle parole di consacrazione e quindi dice: &#8220;per voi e per molti&#8221;. Questa formula, poi, con la riforma liturgica \u00e8 stata adottata per tutte le preghiere eucaristiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2 di nuovo: perch\u00e9 &#8220;per molti&#8221;? Il Signore non \u00e8 forse morto per tutti? Il fatto che Ges\u00f9 Cristo, come Figlio di Dio fatto uomo, sia l&#8217;uomo per tutti gli uomini, il nuovo Adamo, \u00e8 una delle certezze fondamentali della nostra fede. Vorrei a questo riguardo ricordare solo tre versi delle Scritture. Dio &#8220;ha dato per tutti noi&#8221; il proprio Figlio, dice Paolo nella lettera ai Romani (8, 32). &#8220;Uno \u00e8 morto per tutti&#8221;, afferma nella seconda lettera ai Corinzi a proposito della morte di Ges\u00f9 (5, 14). Ges\u00f9 &#8220;ha dato se stesso in riscatto per tutti&#8221;, si legge nella prima lettera a Timoteo (2, 6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma allora bisogna davvero domandare ancora una volta: se questo \u00e8 tanto ovvio, perch\u00e9 la preghiera eucaristica dice &#8220;per molti&#8221;? Ora, la Chiesa ha tratto questa formulazione dai racconti dell&#8217;istituzione nel Nuovo Testamento. La usa per rispetto della parola di Dio, per essergli fedele fin nella parola. \u00c8 il timore reverenziale dinanzi alla stessa parola di Ges\u00f9 la ragione della formulazione della preghiera eucaristica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora, per\u00f2, domandiamo: perch\u00e9 Ges\u00f9 ha detto cos\u00ec? La ragione vera consiste nel fatto che Ges\u00f9 in tal modo si \u00e8 fatto riconoscere come il servo di Dio di Isaia 53, che egli si \u00e8 rivelato come la figura annunciata dalla profezia. Il timore reverenziale della Chiesa davanti alla parola di Dio, la fedelt\u00e0 di Ges\u00f9 alle parole della &#8220;Scrittura&#8221;: \u00e8 questa doppia fedelt\u00e0 il motivo concreto della formulazione &#8220;per molti&#8221;. In questa catena di riverente fedelt\u00e0, noi ci inseriamo con la traduzione letterale delle parole della Scrittura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come prima abbiamo visto che il &#8220;per voi&#8221; della tradizione paolino-lucana non restringe ma rende concreto, cos\u00ec ora possiamo riconoscere che la dialettica tra &#8220;molti&#8221; e &#8220;tanti&#8221; ha una sua importanza. &#8220;Tutti&#8221; si muove sul piano ontologico: l&#8217;essere e l&#8217;agire di Ges\u00f9 comprende l&#8217;intera umanit\u00e0, il passato, il presente e il futuro. Ma di fatto, storicamente, nella comunit\u00e0 concreta di coloro che celebrano l&#8217;eucaristia egli giunge solo a &#8220;molti&#8221;. Si pu\u00f2 quindi riconoscere un triplice significato dell&#8217;attribuzione di &#8220;molti&#8221; e &#8220;tutti&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anzitutto, per noi, che possiamo sedere alla sua mensa, deve significare sorpresa, gioia e gratitudine per essere stati chiamati, per poter stare con lui e per poterlo conoscere. &#8220;Siano rese grazie al Signore che, per la sua grazia, mi ha chiamato nella sua Chiesa&#8230;&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi, per\u00f2, in secondo luogo ci\u00f2 \u00e8 anche una responsabilit\u00e0. La forma in cui il Signore raggiunge gli altri \u2013 &#8220;tutti&#8221; \u2013 a modo suo, in fondo rimane un suo mistero. Tuttavia, \u00e8 indubbiamente una responsabilit\u00e0 essere chiamati direttamente da lui alla sua mensa per poter sentire: per voi, per me egli ha sofferto. I molti hanno la responsabilit\u00e0 per tutti. La comunit\u00e0 dei molti deve essere luce sul candelabro, citt\u00e0 sopra il monte, lievito per tutti. \u00c8 questa una vocazione che riguarda ognuno in modo del tutto personale. I molti, che noi siamo, devono avere la responsabilit\u00e0 per l&#8217;insieme, nella consapevolezza della loro missione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine pu\u00f2 aggiungersi un terzo aspetto. Nella societ\u00e0 attuale abbiamo la sensazione di non essere affatto &#8220;molti&#8221;, bens\u00ec molto pochi, una piccola massa che continua a diminuire. E invece no, siamo &#8220;molti&#8221;: &#8220;Dopo ci\u00f2, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua&#8221; (Ap 7, 9). Siamo molti e rappresentiamo tutti. Quindi le parole &#8220;molti&#8221; e &#8220;tutti&#8221; vanno insieme e fanno riferimento l&#8217;una all&#8217;altra nella responsabilit\u00e0 e nella promessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eccellenza, caro confratello nell&#8217;episcopato! Con tutto questo ho voluto accennare le linee fondamentali della catechesi, con la quale sacerdoti e laici dovranno essere preparati al pi\u00f9 presto alla nuova traduzione. Auspico che tutto ci\u00f2 possa servire anche a una partecipazione pi\u00f9 intensa alla celebrazione della sacra eucaristia, inserendosi in tal modo nel grande impegno che dovremo affrontare con l'&#8221;Anno della Fede&#8221;. Posso sperare che la catechesi venga presto preparata e in tal modo diventi parte del rinnovamento liturgico, per il quale il Concilio ha lavorato sin dalla sua prima sessione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con i saluti pasquali di benedizione, suo nel Signore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Benedictus PP XVI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">14 aprile 2012<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">(Traduzione dall&#8217;originale tedesco di <em>Simona Storioni<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tratto da www.chiesa blog di Sandro Magister &#8211; 3 maggio 2012 Lo scrive Benedetto XVI ai vescovi tedeschi. E vuole che in tutta la Chiesa si rispettino le parole di Ges\u00f9 nell&#8217;ultima cena, senza inventarne altre come nei messali postconciliari. 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