{"id":5002,"date":"2012-04-19T00:00:00","date_gmt":"2012-04-18T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-04-23T10:12:36","modified_gmt":"2015-04-23T08:12:36","slug":"il-compagno-gramsci-che-resti-in-carcere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/il-compagno-gramsci-che-resti-in-carcere\/","title":{"rendered":"Il compagno Gramsci? Che resti in carcere"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/Gramsci_carcerato.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-23708\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/Gramsci_carcerato.jpg\" alt=\"Gramsci_carcerato\" width=\"250\" height=\"155\" \/><\/a>L\u2019Osservatore Romano<\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: center;\">sabato 14 aprile 2012<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Furono molto complessi i rapporti tra il Partito comunista d\u2019Italia e uno dei suoi fondatori in prigionia<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Roberto Pertici<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Dal 1947 al 1951 l\u2019editore Einaudi venne pubblicando il vasto <em>corpus <\/em>di lettere e note scritte da Antonio Gramsci negli anni trascorsi in carcere prima e dopo la condanna comminatagli dal Tribunale speciale nel giugno 1928. Il tutto si svolse sotto la sapiente regia di Palmiro Togliatti, il leader del comunismo italiano, che di Gramsci era stato compagno e amico fin dagli anni dell\u2019universit\u00e0 e della prima milizia socialista nella Torino della <em>Belle \u00c9poque<\/em>.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratt\u00f2 probabilmente della pi\u00f9 rilevante operazione di politica culturale del Novecento italiano. Con essa il Partito comunista italiano riusc\u00ec a conquistare stabilmente buona parte del mondo intellettuale, dando un inedito prestigio alla propria politica e imponendo una serie di temi con cui la cultura italiana si sarebbe confrontata per oltre un trentennio: insomma, un\u2019operazione \u201cegemonica\u201d in gran parte riuscita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essa ruot\u00f2 attorno all\u2019immagine di un Gramsci leninista e fino in fondo fedele al partito, che approfitta degli spazi che l\u2019amministrazione carceraria gli concede per scrivere qualcosa che duri (com\u2019ebbe a dire) <em>f\u00fcr ewig<\/em>.Uno dei primi tasselli di questa complessa elaborazione fu l\u2019articolo con cui Togliatti, appena tornato in Italia dall\u2019Unione Sovietica, aveva commemorato il compagno scomparso: era il 30 aprile 1944.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abStrappato violentemente alla vita politica e all\u2019attivit\u00e0 di direzione del partito nel 1926 \u2014 vi si leggeva \u2014 Gramsci (&#8230;) arrestato, deferito al Tribunale speciale e condannato <em>non usc\u00ec<\/em> <em>pi\u00f9 dal carcere <\/em>(&#8230;). Il risultato dei suoi studi \u00e8 consegnato in una trentina di quaderni&#8230; che sono pure conservati a Mosca, essendo riuscita una cognata del nostro compagno a trafugarli dalla cella la sera stessa della sua morte, grazie al trambusto creatosi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo scritto conteneva una serie inquietante di falsi storici: Gramsci non era morto in carcere, ma nella clinica Quisisana di Roma. Dal 25 ottobre 1934 era in libert\u00e0 condizionale e aveva ottenuto la piena libert\u00e0 il 21 aprile 1937, sei giorni prima della morte improvvisa: dei trentatr\u00e9 <em>Quaderni <\/em>che ci sono pervenuti, ben dodici sono stati scritti fra il 1934 e il 1935, quindi <em>fuori <\/em>del carcere. Fu solo il primo passo, perch\u00e9 tutto il processo di canonizzazione del pensatore sardo avvenne attraverso un abile occultamento di fatti e di verit\u00e0, che solo progressivamente sono emerse (spesso a opera di studiosi comunisti e post-comunisti), suscitando domande che mancano ancora di risposte definitive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un elemento sul quale esiste ormai un accordo quasi generale \u00e8 che negli anni del carcere si venne progressivamente logorando il rapporto fra Gramsci e il partito di cui al momento dell\u2019arresto (8 novembre 1926) era segretario generale: si oper\u00f2 qualcosa come un distacco che dopo la sua morte ci si sforz\u00f2 a lungo di mimetizzare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla vigilia del suo arresto era intercorso un drammatico scambio epistolare fra Gramsci e Togliatti, che si trovava a Mosca. Il primo esprimeva il dissenso del Partito comunista d\u2019Italia sui metodi con cui Stalin e la maggioranza del partito russo stavano liquidando le opposizioni interne e replicava duramente a Togliatti che gli aveva manifestato le proprie riserve su quella presa di posizione: fu il loro ultimo contatto diretto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindici mesi dopo (febbraio 1928), quando il leader sardo era in attesa del processo che poi lo avrebbe condannato a vent\u2019anni di carcere, ricevette da Mosca una \u00abstrana\u00bb lettera di Ruggero Grieco, un altro importante dirigente comunista: mentre Gramsci ovviamente cercava di minimizzare il suo ruolo nel partito, quella lettera rischiava di provare esattamente il contrario, che cio\u00e8 vi contava ancora molto. \u00abOnorevole Gramsci \u2014 ebbe a dirgli il giudice istruttore \u2014 lei ha degli amici che certamente desiderano che lei rimanga un pezzo in galera\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 molto discusso sulla reale portata della mossa di Grieco. Come che sia, una cosa \u00e8 certa: essa costitu\u00ec un rovello continuo e lancinante per il prigioniero, i cui sospetti vennero confermati da una serie di circostanze verificatesi negli anni successivi. Si aggiunga che Gramsci non approv\u00f2 la \u201csvolta\u201d a sinistra decisa nell\u2019estate del 1928 dal VI congresso del Comintern e che un tale dissenso, in tempi di incipiente stalinismo, costava caro: gli altri reclusi comunisti, infatti, lo vennero sempre pi\u00f9 isolando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I suoi contatti con l\u2019esterno passavano quasi unicamente attraverso la cognata Tania Schucht, impiegata dell\u2019ambasciata sovietica di Roma, e l\u2019amico Piero Sraffa, il noto economista che allora insegnava a Cambridge e che riferiva puntualmente a Togliatti di ogni loro incontro. Tania copiava le lettere che Antonio le scriveva e le faceva avere a Sraffa, che a sua volta le girava a Togliatti: cos\u00ec quella corrispondenza passava attraverso due filtri, quello della vigilanza carceraria e quello del partito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altronde anche la moglie Iulca, che viveva malata in Urss, doveva sottoporre a controllo le lettere in partenza per l\u2019Italia e ci\u00f2 provocava ritardi nel loro flusso e irritazione nel prigioniero. Si comprende allora quanto Gramsci scrive il 19 maggio 1930: \u00abIo sono sottoposto a vari regimi carcerari: c\u2019\u00e8 il regime carcerario costituito dalle quattro mura, dalla grata, dalla bocca di lupo, ecc. ecc. (&#8230;) Quello che da me non era stato preventivato era l\u2019altro carcere, che si \u00e8 aggiunto al primo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio per questo prese una serie di precauzioni: evit\u00f2 il pi\u00f9 possibile di esprimere chiaramente nelle lettere e nei colloqui i suoi pensieri sulla politica del partito, sulla situazione russa, sulle sue prospettive di vita. Da qui lo stile oscuro e criptico di non poche delle <em>Lettere dal<\/em> <em>carcere<\/em>, che generazioni di lettori hanno giustificato con la sua intenzione di sfuggire alla censura carceraria: ma i carceri \u2014 come abbiamo visto \u2014 erano due. La loro lettura quindi non \u00e8 sempre agevole: c\u2019\u00e8 sempre il pericolo di banalizzare un passo che in realt\u00e0 cela un senso riposto, ma anche quello di sovraccaricarlo di significati astrusi e impropri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Corre arditamente tali rischi Franco Lo Piparo, docente di filosofia del linguaggio all\u2019universit\u00e0 di Palermo, da oltre trent\u2019anni studioso di Gramsci, in un suo libro (<em>I due carceri<\/em> <em>di Gramsci. La prigione fascista e<\/em> <em>il labirinto comunista<\/em>, Roma, Donzelli, 2012, pagine 144, euro 16). Lo Piparo pone al centro della sua trattazione la lunga lettera di Antonio a Tania del 27 febbraio 1933 (una delle tante omesse nell\u2019edizione del 1947), che per un lettore ingenuo \u00e8 quasi incomprensibile, tanti sono gli sbalzi tematici e i mutamenti di registro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che rinviasse a significati non immediatamente evidenti lo scriveva poco dopo anche Tania a Sraffa, definendola \u00abun capolavoro di lingua esopica\u00bb (p. 18). Credo si tratti di una reminiscenza del <em>Che fare? <\/em>di Lenin, che quei bolscevichi conoscevano a menadito: \u00abIn un paese autocratico \u2014 vi si legge \u2014 dove la stampa \u00e8 completamente asservita, in un\u2019epoca di reazione politica spietata, la quale reprime anche le minime manifestazioni di malcontento e di protesta politica, improvvisamente si fa strada, in una letteratura sottoposta a censura, la teoria del marxismo rivoluzionario, esposta in linguaggio esopico, ma comprensibile a tutti gli \u201cinteressati\u201d\u00bb. Tale si presentava \u2014 a giudizio della cognata \u2014 anche quello scritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi riaffiora subito il fantasma della lettera di Grieco, a proposito della quale Gramsci scrive di aver soppesato tutte le spiegazioni possibili e di essere arrivato a una conclusione: \u00abio sono stato condannato il 4 giugno 1928 dal Tribunale Speciale, cio\u00e8 da un collegio di uomini determinati, che si potrebbero nominalmente indicare con indirizzo e professione nella vita civile. Ma questo \u00e8 un errore. Chi mi ha condannato \u00e8 un organismo molto pi\u00f9 vasto, di cui il Tribunale Speciale non \u00e8 stato che l\u2019indicazione esterna e materiale, che ha compilato l\u2019atto legale di condanna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Devo dire che tra questi \u201ccondannatori\u201d c\u2019\u00e8 stata anche Iulca, credo, anzi sono fermamente persuaso, inconsciamente e c\u2019\u00e8 una serie di altre persone meno inconscie. Questa \u00e8 almeno la mia persuasione, ormai ferreamente ancorata perch\u00e9 l\u2019unica che spieghi una serie di fatti successivi e congruenti tra loro. (&#8230;) Ho creduto di doverti scrivere perch\u00e9 mi pare di essere giunto a uno svolto decisivo nella mia vita, in cui occorre, senza pi\u00f9 dilazioni, prendere una decisione. Questa decisione \u00e8 presa. (&#8230;) Certe volte ho pensato che tutta la mia vita fosse un grande (grande per me) errore, un dirizzone. (&#8230;) Da tutto l\u2019insieme sento che sto attraversando la fase pi\u00f9 critica della mia esistenza e che tale fase non pu\u00f2 durare a lungo senza determinare, fisicamente e psichicamente, risultati e complicazioni da cui non si pu\u00f2 tornare pi\u00f9 indietro perch\u00e9 decisive\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 mettere la povera Iulca fra i \u00abcondannatori\u00bb? Perch\u00e9 riferire nella stessa lettera l\u2019impressione \u00abdi essere tenuto [da lei] da parte, di rappresentare, per cos\u00ec dire, \u201cuna pratica burocratica\u201d da emarginare e nulla pi\u00f9\u00bb? Secondo Lo Piparo, Iulca \u00e8 qui una metafora del comunismo. Sulla base di questi e altri passi da lui minutamente analizzati, l\u2019autore avanza cos\u00ec l\u2019ipotesi che \u00abnella lettera del 27 marzo 1933 Gramsci dichiari e renda ufficiale, anche se in maniera criptica, la propria estraneit\u00e0, filosofica anzitutto, al comunismo come si andava realizzando e \u2014 tendiamo a pensare \u2014 al comunismo <em>tout court<\/em>\u00bb (p. 17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma il Gramsci degli ultimi anni sarebbe diventato un ex-comunista, che si era messo alle spalle l\u2019esperienza del bolscevismo. Di ci\u00f2 si avrebbe conferma nella riscrittura dei quaderni, che port\u00f2 a termine nel 1934-35, quand\u2019ormai era in clinica a Formia: nella nuova versione, la terminologia marxista-leninista \u2014 sono sempre ipotesi di Lo Piparo \u2014verrebbe sostituita da un\u2019altra riferibile a un paradigma teorico di tipo liberaldemocratico. Cos\u00ec il concetto di \u00abegemonia\u00bb che \u00e8 al centro della riflessione gramsciana dei <em>Quaderni<\/em> <em>\u2014 <\/em>almeno nella sua accezione finale \u2014 non avrebbe pi\u00f9 nulla di leninista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono proposte su cui gli studiosi di Gramsci hanno gi\u00e0 cominciato e continueranno a lungo a discutere. Ma \u2014 credo \u2014 si potrebbe utilmente avanzare anche qualche ipotesi diversa: se si leggono le lettere del 1932-1933 (gli anni pi\u00f9 drammatici della sua esperienza carceraria) si ha l\u2019impressione che sui problemi teorico-politici ne prevalgano altri che sono molto pi\u00f9 elementari: problemi di sopravvivenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gramsci \u00e8 allo stremo, lo scrive continuamente. Avverte in s\u00e9 una serie di mutamenti e di degenerazioni psico-fisiche, da cui teme di essere travolto. Ha un unico problema: quello di uscire in qualche modo da quella situazione. La cosa non \u00e8 facile: la grazia non la vuol chiedere, perch\u00e9 equivarrebbe a un suicidio morale, ma gli anni da trascorrere in carcere sono ancora troppi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno spiraglio si apre alla fine dell\u2019ottobre 1932: in occasione del decennale della marcia su Roma, il regime decide provvedimenti di amnistia e di condono, estesi ai condannati politici. Gramsci ne scrive a Tania gi\u00e0 il 31 ottobre e il 9 novembre. La sua condanna potr\u00e0 essere ridotta, anzi appare ben presto imminente la possibilit\u00e0 di avere nel giro di una quindicina di mesi la libert\u00e0 condizionale (la pena ancora da scontare doveva essere inferiore ai cinque anni).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo diventa \u2014 si pu\u00f2 dire \u2014 il suo pensiero dominante: la \u00abdecisione presa\u00bb di cui parla nella lettera del 27 marzo 1933 potrebbe essere quella di chiederla in base all\u2019art. 176 del nuovo codice penale, che allora recitava \u00abil condannato a pena detentiva per un tempo superiore a cinque anni, il quale (&#8230;) abbia dato prove costanti di buona condotta, pu\u00f2 essere ammesso alla liberazione condizionale, se il rimanente della pena non supera i cinque anni\u00bb; e quindi di impegnarsi per scritto a non fare pi\u00f9 politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco perch\u00e9 pochi mesi prima, appena si era cominciato a parlare della possibilit\u00e0 di riduzioni di pena, aveva proposto un \u00abaccordo bilaterale\u00bb per cui Iulca (qui evidentemente il partito) e lui dovevano prendere ciascuno la propria strada: la moglie avrebbe potuto \u00abdare un nuovo indirizzo alla sua esistenza\u00bb, Gramsci sarebbe rientrato \u00abnel suo guscio \u201csardo\u201d\u00bb, cio\u00e8 si sarebbe ritirato dalla politica attiva: questo nella lettera a Tania del 14 novembre 1932.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 3 e il 27 febbraio 1933, la segreteria del Partito comunista d\u2019Italia, investita del problema con tutta probabilit\u00e0 da Sraffa, ammetteva il ricorso da parte del leader prigioniero all\u2019art. 176 e il suo impegno \u00abdi non dare attivit\u00e0 per il Pc\u00bb: lo provano alcuni documenti citati da Paolo Spriano gi\u00e0 nel 1977. Il 27 marzo Togliatti avanzava una proposta ulteriore: \u00abdi fare campagna estero e interno con la parola della libert\u00e0 condizionale anticipata\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 nel 1927-28 una serie di analoghe campagne d\u2019opinione per la liberazione di Gramsci erano state lanciate dai comunisti, ma esse avevano avuto un effetto controproducente, irrigidendo Mussolini e impedendo ogni soluzione: ora \u2014 scriveva Gramsci alla cognata il 16 maggio \u2014 si ripete \u00abla stessa catena di pasticci che si \u00e8 verificata nel 1927-28 e per la quale il giudice istruttore ebbe ragione di dirmi che pareva proprio i miei amici collaborassero a mantenermi il pi\u00f9 a lungo possibile in carcere\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma anche quei nuovi sviluppi lo confermavano nei suoi dubbi e nelle sue diffidenze: il partito lo voleva veramente libero? Una volta scarcerato, non rischiava di diventare un personaggio assolutamente ingombrante? Un \u201ccapo\u201d di dubbia ortodossia, con una serie di conti da regolare con gli altri dirigenti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 10 luglio 1933, tuttavia, d\u00e0 istruzioni alla cognata perch\u00e9 prosegua nella via che le ha prescritta e la invita a scrivere direttamente a Mussolini, anche a chiedergli un\u2019udienza, convinto com\u2019era che \u00abtutto ci\u00f2 che mi riguarda di una certa importanza, non sar\u00e0 mai deciso senza una risoluzione del Capo del Governo\u00bb: nel novembre successivo, com\u2019\u00e8 noto, avrebbe lasciato il carcere di Turi e, dopo un transito in quello di Civitavecchia, sarebbe stato ricoverato, sempre in stato di detenzione, in una clinica di Formia. La libert\u00e0 condizionale (come detto) sarebbe arrivata il 25 ottobre 1934.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando la segreteria del Partito approvava una <em>exit strategy <\/em>di questo tipo, la riteneva un <em>escamotage <\/em>per sfuggire alla prigione fascista e riprendere prima o poi la vita di rivoluzionario di professione, anche se nell\u2019immediato il prigioniero liberato restava evidentemente \u201cbruciato\u201d: la consent\u00ec, infatti, anche ad altri condannati (sarebbe da verificare quanti di costoro ottennero poi effettivamente la libert\u00e0 condizionale). Ma dalle sue lettere \u00abesopiche\u00bb si potrebbe ricavare l\u2019impressione che per Gramsci quel passo contenesse una scelta pi\u00f9 radicale: significava sfuggire anche all\u2019altro carcere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 1991 \u00e8 nota una lettera di Tania alla sorella di Antonio (18 maggio 1936), in cui le riferisce che Nino vorrebbe lasciare la clinica romana e trasferirsi in Sardegna, a Santo Lussurgio: \u00ab\u00e8 tanto \u2014 aggiunge \u2014 che egli rumina il pensiero di recarsi nel luogo dove ha passato la sua adolescenza\u00bb (p.63). Ma quanto era possibile per altri, era possibile per lui? Uno dei capi del comunismo internazionale poteva ritirarsi in un angolo dell\u2019Italia fascista per trascorrere indisturbato quello che gli restava da vivere ?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il partito mise in atto un tentativo estremo di fargli cambiare idea, che Lo Piparo commenta adeguatamente. Il 25 marzo 1937, Sraffa raggiunse l\u2019amico in clinica e fece pressioni perch\u00e9 \u2014 una volta ottenuta la piena libert\u00e0 \u2014 espatriasse in Urss: fra i tanti argomenti addotti, gli avr\u00e0 ricordato anche che la sua famiglia lontana (la moglie e i due figlioletti) avrebbe potuto incontrare difficolt\u00e0 per una sua decisione contraria?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli prepar\u00f2 una minuta di richiesta di espatrio, ma gliela sped\u00ec da Milano solo il successivo 18 aprile: Gramsci si era impegnato a firmarla? A quali condizioni? Non \u00e8 possibile saperlo, perch\u00e9 una settimana dopo, all\u2019improvviso, fu colpito dall\u2019emorragia cerebrale che in due giorni doveva portarlo alla tomba. Un esito tragico, che scioglieva in modo imprevisto molti nodi che restavano ancora assai intricati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Osservatore Romano sabato 14 aprile 2012 Furono molto complessi i rapporti tra il Partito comunista d\u2019Italia e uno dei suoi fondatori in prigionia di Roberto Pertici<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/il-compagno-gramsci-che-resti-in-carcere\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":23708,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[82],"tags":[857,853],"class_list":["post-5002","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunismo-in-italia","tag-antonio-gramsci","tag-pci","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il compagno Gramsci? 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