{"id":4917,"date":"2012-03-01T00:00:00","date_gmt":"2012-02-29T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-04-22T11:55:28","modified_gmt":"2015-04-22T09:55:28","slug":"radici-e-soluzioni-della-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/radici-e-soluzioni-della-crisi\/","title":{"rendered":"Radici e soluzioni della crisi"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/crisi_economica.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-23580\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/crisi_economica.jpg\" alt=\"crisi_economica\" width=\"250\" height=\"154\" \/><\/a>Studi economici e sociali<\/strong> n.4 ottobre &#8211; dicembre 2011<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Riportiamo, con titolo e scelta degli articoli ad opera della Redazione, una rassegna di alcuni contributi di Ettore Gotti Tedeschi apparsi sull&#8217;Osservatore Romano, reperibili sul sito del centro studi Tocqueville-Acton del quale \u00e8 membro del Comitato Scientifico. I titoli dei paragrafi corrispondono ai titoli degli articoli, apparsi rispettivamente il 4, 9, 11 agosto, il 15 settembre e il 21 luglio.\u00a0<\/em><em>Ettore Gotti Tedeschi \u00e8 presidente dello IOR, Istituto per le opere di religione, e del Banco Santander.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Ettore Gotti Tedeschi<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div><strong>Le radici della crisi e le difficolt\u00e0 della politica. Economia di sopravvivenza<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Stati Uniti non sono riusciti a produrre una nuova &#8220;bolla&#8221;: hanno gettato la spugna e hanno raggiunto l&#8217;accordo anti-default, introdotto da un vero dramma politico, per riconfermare l&#8217;anima liberista, ma responsabile, del Paese. Cosa significa innalzare il tetto del debito pubblico? Significa essenzialmente nazionalizzare il debito dei privati, per i quali era divenuto insostenibile. Ma significher\u00e0 anche inflazione, pi\u00f9 tasse e svalutazione del dollaro. I rating sull&#8217;economia americana peggioreranno e il costo del debito crescer\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo di fronte a scelte economiche di sopravvivenza, senza prospettiva, non convinte e non convincenti. Regna l&#8217;incertezza sul reale funzionamento del mercato globale, e cos\u00ec, sul breve termine, ognuno pensa a se stesso. Nei Paesi europei si evidenziano disaccordi su come &#8211; al contrario di quanto avvenuto negli Stati Uniti &#8211; privatizzare il debito pubblico, usando il risparmio, ancora consistente, dei cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La soluzione, alla fine e per entrambe le aree economiche, non sar\u00e0 altro che un ruolo dello Stato ancora pi\u00f9 preminente, con la conseguenza di tasse pi\u00f9 alte. Si direbbe quasi che i sistemi politici vogliano far rimpiangere ai cittadini i mercati protetti e riversare su di loro il costo di venti anni di crescita fittizia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non molto tempo fa, si facevano progetti economici per fare politica. Poi si \u00e8 fatta politica per fare progetti economici. Oggi sembra che si vogliano inventare falsi progetti economici senza nemmeno fare pi\u00f9 politica. In alcuni Paesi si pensa persino di imporre una sorta di tassa patrimoniale pur di avere risorse da continuare a dissipare in mancanza di una vera progettualit\u00e0. \u00c8 come se un medico, per arrestare il sangue di una ferita, tagliasse l&#8217;arto lesionato. O come se, per sembrare pi\u00f9 ricca, una Nazione arrivasse a vietare di fare figli, facendo cos\u00ec crescere temporaneamente il pil pro capite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Separata dai riferimenti etici e assumendo autonomia morale, l&#8217;economia finisce in mano a persone che trasformano i suoi meccanismi in strumenti di potere, anche politico. Per parafrasare l&#8217;enciclica di Giovanni Paolo II <em>Sollicitudo rei so<\/em><em>cialis, <\/em>queste persone detengono strumenti sofisticati, ma non dispongono di maturit\u00e0 e saggezza sufficienti per pensare al bene comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come possa la politica venire a capo di questa situazione non \u00e8 affatto chiaro e le difficolt\u00e0 sono numerosissime. La soluzione dei problemi economici esigerebbe una politica di austerit\u00e0 a lungo termine. Ma questa \u00e8 una strategia impopolare e fa rischiare la sconfitta alle elezioni di chi voglia attuarla. La minaccia \u00e8 allora quella di scelte popolari in chiave elettorale, ma non risolutive sul piano economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Europa l&#8217;esigenza di governare la moneta unica impone regole equivalenti per contesti molto diversi e non omogeneizzabili, con il rischio di produrre soluzioni non sostenibili e di aggravare le eventuali crisi politiche. La disoccupazione incombente nei Paesi a economia matura \u00e8 frutto di debolezze competitive dovute alla delocalizzazione, attuata per consumare di pi\u00f9 e a buon mercato. Per migliorare il tasso di occupazione si dovrebbe rilocalizzare in patria le produzioni. E ci\u00f2 significherebbe, a breve, vantaggi per i produttori, ma forti svantaggi per i consumatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci si pu\u00f2 chiedere se tutti questi problemi siano veramente la conseguenza della crisi economica di oggi, oppure se stiamo solo subendo gli effetti di una crisi precedente, che economica non \u00e8, ma che ha prodotto effetti economici. In realt\u00e0, la vera crisi il mondo occidentale l&#8217;ha creata, vissuta e nutrita accettando l&#8217;idea di un uomo da soddisfare solo materialmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Soluzioni strategiche per la ripresa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte a questa emergenza \u00e8 inutile cercare le responsabilit\u00e0 degli errori commessi: \u00e8 meglio utilizzare le risorse creative in modo produttivo. \u00c8 inutile, per esempio, enfatizzare la situazione statunitense come quella di una Nazione in declino o colpita al cuore. Gli Stati Uniti restano infatti il Paese tecnologicamente pi\u00f9 avanzato al mondo e con il pil pi\u00f9 alto, che supera di oltre una volta e mezzo quello dell&#8217;Europa, di quattro volte quello cinese, di dieci volte quello italiano. Il fatto che sia stato declassato non lo mette a terra, ma probabilmente lo indurr\u00e0 a essere pi\u00f9 umile e disponibile a collaborare con l&#8217;Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 poi utile sottolineare oltre misura il ruolo economico della Cina. Il grande Paese asiatico ha infatti un pil non molto superiore a quello della sola Germania, e deve affrontare una serie di problemi non facili: l&#8217;assorbimento delle esportazioni fortemente ridotte, la crescita interna dei consumi e il conseguente innalzamento dei costi di produzione, la minore competitivita, i rischi di inflazione. La Cina ha avuto inoltre un ruolo non indifferente nella crescita a debito degli Stati Uniti, finanziando essa stessa gli acquisti americani delle sue esportazioni, fatto che le ha permesso di diventare una vera potenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le grandi economie mondiali dovrebbero smettere di cercare soluzioni individuali contrastanti fra loro, come stanno invece facendo da quando \u00e8 iniziata la crisi. Ci vorrebbe un vero vertice, con un&#8217;agenda precisa, dove discutere finalmente regole compatibili di risanamento. Soprattutto, sarebbe necessario giungere a un consenso comune sul fatto che solo un periodo di austerit\u00e0, gestito in modo integrato, pu\u00f2 essere la vera chiave per tornare a crescere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non esistono pi\u00f9 Paesi esenti dalla crisi o immuni dalla tentazione di accrescere il proprio debito pubblico per risolvere i problemi che li assillano. Ma tentativi di soluzione individuali possono aggravare la situazione comune e favorire la speculazione. Non sono quindi pi\u00f9 opportune \u2014 anzi sarebbero nocive \u2014 bolle speculative, manovre inflazionistiche per sgonfiare i debiti e le incertezze nel salvataggio dal default di Nazioni vicine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esistono invece strategie di crescita, valide soprattutto per Paesi che possono contare su valori economici quali il risparmio delle famiglie, un sistema efficiente di medie imprese e banche forti sul territorio. Questi Paesi, invece di lasciarsi tentare da soluzioni in apparenza facili come quella di usare il denaro delle famiglie per ridurre il debito pubblico, dovrebbero individuare le strade per convogliare parte del risparmio liquido disponibile nel rafforzamento delle medie imprese, senza penalizzare il risparmio stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una soluzione questa che permetterebbe davvero di produrre crescita e occupazione. Convogliando, per esempio, circa il dieci per cento del risparmio delle famiglie di un Paese sulle medie imprese sane e trainanti \u2014 attraverso lo strumento di obbligazioni convertibili a dieci anni con un tasso che copra l&#8217;inflazione, collocate dalle banche e possibilmente in base a proposte fatte dalle locali associazioni degli industriali \u2014 si potrebbero mettere ingenti capitali a disposizione di alcune decine di migliaia di aziende.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa strategia garantirebbe nuove risorse per gli investimenti oggi non ottenibili dalle banche e dai fondi, produrrebbe piani di crescita pi\u00f9 aggressivi, rafforzerebbe l&#8217;occupazione e offrirebbe persine maggiori garanzie alle banche per i loro finanziamenti. Potrebbe inoltre diventare la base per attrarre e raccogliere altri capitali di rischio, anche internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riguardo al debito pubblico, le partecipazioni di Stato, soprattutto quelle strategiche (come energia, difesa, infrastrutture), potrebbero, invece di essere cedute, essere poste a garanzia reale del debito stesso, per renderlo meno oneroso e pi\u00f9 attraente per i sottoscrittori internazionali. Di fronte a emergenze gravi, una percentuale del debito pubblico \u2014 e non certo quello in mano alle famiglie \u2014 potrebbe inoltre venire congelata per un periodo accettabile a un tasso che preservi solo dalla inflazione. In molti Paesi non mancano competenze accademiche e industriali che potrebbero collaborare con i Governi. \u00c8 forse giunto il momento di istituire degli <em>advisory board <\/em>permanenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un &#8220;prestito&#8221; per equit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II rilancio di un Paese, in una situazione di difficolt\u00e0 come l&#8217;attuale, si dovrebbe fondare sulla scelta dell&#8217;uso pi\u00f9 opportuno delle scarse risorse disponibili affinch\u00e8 si trasformino in vantaggi competitivi adatti al momento. Il nostro Paese ha due vantaggi principali: il risparmio delle famiglie (che equivale anche alle scarse risorse disponibili) e le capacit\u00e0 imprenditoriali, uniche al mondo, consistenti in migliaia di medie imprese. Vantaggi potenzialmente complementari, anche se non lo sono stati finora realmente. Il successo del progetto sta nel riuscire a renderle realmente complementari e sinergiche, riconducendo, in modo opportuno, l&#8217;investimento del nostro risparmio nelle nostre imprese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il processo di globalizzazione ha reso pi\u00f9 difficile questa prospettiva perch\u00e9 ha separato in modo complesso le tre dimensioni economiche dell&#8217;uomo. L&#8217;uomo, quale lavoratore-produttore, che trae reddito dal suo lavoro, \u00e8 diventato meno competitivo nel globale, verso altri produttori con vari vantaggi di costo. L&#8217;uomo-consumatore \u00e8 stato portato ad acquistare, con il reddito del suo lavoro, beni a prezzo pi\u00f9 vantaggioso ma spesso, conseguentemente, prodotti altrove. L&#8217;uomo-risparmiatore \u00e8 stato portato a investire la parte di reddito non spesa dovunque gli fosse stato prospettato miglior rendimento, dovunque si trovi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paradossalmente, nel mercato globale, queste tre dimensioni sono entrate in conflitto, l&#8217;uomo lavora in un&#8217;impresa dove genera reddito, con questo compra prodotti importati pi\u00f9 concorrenziali, con ci\u00f2 che risparmia investe in un&#8217;impresa che prospetta rendimenti pi\u00f9 remunerativi ma concorrente con la sua, rafforzandola. In pratica l&#8217;uomo-consumatore e l&#8217;uomo-investitore hanno minato le sorti dell&#8217;uomo- lavoratore sia pur, a breve, dandogli soddisfazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra soluzione strategica per uscire dalla crisi sta nel convogliare il nostro risparmio (che \u00e8 rischio) nelle nostre imprese (anch&#8217;esse a rischio) per rafforzare l&#8217;occupazione (molto a rischio) e per creare condizioni di sviluppo (oggi a rischio). Conseguenza di questo equilibrio sar\u00e0 anche la maggior disponibilit\u00e0 al formare famiglie e a fare figli, condizione indispensabile per creare condizioni di crescita sostenibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se potessimo perci\u00f2 convogliare quella parte di risparmio, che si vorrebbe prelevare con imposte patrimoniali, nel rafforzamento patrimoniale delle nostre e medie imprese, cui manca proprio capitale di rischio <em>(l&#8217;equity), <\/em>avremmo fatto veramente un progetto utile allo sviluppo del nostro paese. Magari dispiacendo a qualche altro Paese che guarda le nostre imprese con appetito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema \u00e8 come farlo correttamente verso imprese meritevoli, sane e trainanti, e come garantire al meglio la non penalizzazione del risparmio (cosa che la patrimoniale farebbe senza dubbio). Il risparmio italiano \u00e8 circa sei volte il debito pubblico, ma circa il 60% \u00e8 investito in immobili, circa il 30% in azioni di imprese e solo circa il 10% \u00e8 liquido e vale qualcosa come 8-900 miliardi di euro. Se il 10% di questo risparmio liquido venisse &#8220;prelevato&#8221; (al posto della patrimoniale) e convogliato come risorsa disponibile per le medie imprese si tratterebbe di disporre di circa 80-90 miliardi di euro da &#8220;investire&#8221; su 5-20 mila imprese, con importi diversi secondo attrattivit\u00e0 e merito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi investimenti potrebbero esser fatti attraverso ingresso diretto nel capitale di rischio o con obbigazioni convertibili in azioni a 10 anni a tassi di remunerazione che coprano solo l&#8217;inflazione. Il processo di investimento dovrebbe esse gestito dalle nostra banche che investirebbero detto risparmio in &#8220;portafogli&#8221; di imprese selezionate e da loto controllare (per distribuire meglio il rischio). Le proposte di investimento potrebbero esser delegate alle Associazioni industriali e le decisioni a commissioni di investimento che dovrebbero coinvolgere altri organismi ed esperienza (anche privati, quali fondi <em>di private equity).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I vantaggi di questo progetto per le imprese italiane sarebbero piani di crescita pi\u00f9 aggressivi, maggiori investimenti, crescita occupazione, maggior attrattivit\u00e0 per aItri investitori di capitali, ecc. E in pi\u00f9 l&#8217;opportunit\u00e0 di maggior trasparenza, maggior gettito fiscale conseguente (minor sommerso) ed occupazione pi\u00f9 stabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben concepito questo progetto, alternativo alla patrimoniale, potrebbe rappresentare un buon investimento finanziario (oltrech\u00e9 strategico per il Paese) per il risparmiatore &#8220;depredato&#8221; dalla sua libert\u00e0 di investitore (per un 10%). Ma i tempi attuali non sembrano esser poi tanto favorevoli per i risparmiatori, se non si vuole prender rischio non si riceve di fatto remunerazione dopo l&#8217;inflazione, se si accetta di prender rischio tanto vale investire nelle imprese domestiche, ben gestite, che creano da noi occupazione, pagano le tasse e creeranno ricchezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una materia prima chiamata risparmio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le turbolenze sui mercati internazionali, che riguardano soprattutto le vendite dei titoli di\u00a0 Stato dei\u00a0 Paesi europei, sono dovute a due fattori principali: l&#8217;aggressiva concorrenza americana nella ricerca di sottoscrittori del proprio debito pubblico e la percezione della crescita dei rischi legati ai bond europei, con la conseguente riduzione del loro peso nei portafogli obbligazionari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per sconfiggere queste turbolenze, e frenare le vendite ingiustificate di titoli di Stato, si deve ridurre il loro profilo di rischio e renderne pi\u00f9 attraente la sottoscrizione attraverso prospettive chiare di ripresa economica. La crescita \u00e8 l&#8217;unico elemento che garantisce stabilmente la diminuzione del debito pubblico e la capacit\u00e0 di garantirlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I progetti di crescita economica, in questo momento specifico, si devono fondare sul sostegno reale e competitivo del lavoro, grazie all&#8217;uso ottimale delle risorse disponibili in ogni singolo Paese. Il rafforzamento dell&#8217;occupazione si fonda sul consolidamento della produzione interna, che deve anche essere competitiva per non penalizzare i consumatori con misure protezionistiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per raggiungere questo obiettivo sono necessarie risorse per gli investimenti e per finanziare una crescita pi\u00f9 aggressiva. Queste risorse sono disponibili e sono i risparmi, che vanno protetti e valorizzati, convogliandoli verso i progetti che rafforzino le economie nazionali e l&#8217;occupazione. E che, di conseguenza, valorizzino il risparmio stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il risparmio sembra oggi essere visto come una delle tante risorse da usare per risolvere problemi contingenti in un&#8217;ottica di breve respiro. Invece esso non \u00e8 una risorsa come le altre. Non \u00e8 facilmente riproducibile, anzi \u00e8 un po&#8217; come il petrolio, le cui riserve sono in esaurimento e che pertanto va utilizzato con giudizio, limitandone gli sprechi. A differenza di quanto accade nel settore energetico, il risparmio non pu\u00f2 per\u00f2 contare su fonti alternative. Si deve quindi smettere di considerarlo come un limone da spremere, ma si deve invece valutare come bene da sostenere e valorizzare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II risparmio oggi \u00e8 bersaglio di una forte tassazione sui redditi che lo producono, ed \u00e8 oggetto di ulteriori prelievi fiscali quando viene investito e quando crea reddito. Viene occultamente tassato anche quando la sua remunerazione non copre neppure il tasso d&#8217;inflazione, e viene messo a rischio quando, alla ricerca del rendimento a tutti i costi, viene convogliato su investimenti pericolosi. Ma il rischio pi\u00f9 grosso, quello di estinzione, il risparmio lo corre quando viene indirizzato a sostegno dei consumi, quando cio\u00e8 il potere di acquisto si trasforma in dovere di acquisto (solo in Italia, negli ultimi venticinque anni, il tasso di risparmio sui redditi prodotti \u00e8 infatti crollato dal 27 al 5 per cento).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risparmio costituisce quindi una materia prima preziosa e rappresenta un vantaggio competitivo da utilizzare al meglio. Deve essere usato per favorire sviluppo, crescita e occupazione. Non deve essere considerato come garanzia onerosa dei debiti contratti dagli Stati, ma come garanzia dell&#8217;autonomia e dell&#8217;indipendenza della famiglia che lo ha formato. Quella stessa famiglia che, generando figli ed educandoli, crea valore per la societ\u00e0 producendo anche investimenti e consumi. La famiglia \u00e8 in fondo il primo motore della crescita economica vera e stabile. Quella che assorbir\u00e0 il debito e stabilizzer\u00e0 i mercati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sono i figli il motore della ripresa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Osservando la popolazione dei Paesi occidentali &#8211; in particolare, i Paesi che si potrebbero definire &#8220;maturi&#8221;, come gli Stati Uniti e quelli che formano l&#8217;Europa dei 20 &#8211; si nota che la percentuale di popolazione con un&#8217;et\u00e0 al di sopra dei sessant&#8217;anni continua a crescere sensibilmente. Oggi le persone comprese in quella fascia di et\u00e0 rappresentano circa un quarto del totale. Nei Paesi emergenti, invece, non arrivano a un decimo. E gi\u00e0 si avverte come i costi di questa tendenza non siano in realt\u00e0 sostenibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;invecchiamento della popolazione pu\u00f2 essere infatti considerato la vera origine della crisi economica in atto. Ma nel prossimo decennio i suoi effetti rischiano di non essere pi\u00f9 sopportabili, perch\u00e9 la percentuale sempre maggiore di persone che esce dalla fase produttiva diventer\u00e0 un costo fisso impossibile da assorbire e da sostenere da parte di chi produce. Sempre meno persone, inoltre, entrano nel ciclo produttivo e, quando riescono a entrarvi, lo fanno molto lentamente. Senza considerare i cambiamenti del concetto di occupazione diffuso sino a qualche tempo fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I costi di una popolazione sempre pi\u00f9 anziana non potranno quindi essere sostenuti dai giovani, i quali, oltre a essere sempre di meno, potrebbero anche chiedersi perch\u00e9 dovrebbero farlo, soprattutto se immigrati. Un altro fenomeno, meno osservato, relativo all&#8217;invecchiamento della popolazione sta nel cambiamento della struttura dei consumi. Sintetizzando un po&#8217; brutalmente, si potrebbe affermare che si comprano meno auto, ma pi\u00f9 medicine. Sta cambiando, e cambier\u00e0 sempre pi\u00f9, anche il ciclo di produzione del risparmio, in declino e destinato a crollare: prima perch\u00e9 ha dovuto sostenere i consumi, ora a causa della drastica riduzione dei redditi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte a questa realt\u00e0, \u00e8 indispensabile avere il coraggio di affrontare il tema delle nascite e dell&#8217;invecchiamento della popolazione. Trascurarlo \u00e8 dannoso, e per questo \u00e8 ormai improrogabile la definizione di strategie per sostenere concretamente le famiglie nella loro naturale vocazione ad avere figli. Solo cos\u00ec potr\u00e0 essere innescata una vera ripresa economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una famiglia di oggi con due redditi guadagna meno di quanto trenta anni fa la stessa famiglia guadagnava con un solo stipendio. E questa \u00e8 la conseguenza della crescita delle imposte sul prodotto interno lordo, raddoppiate nello stesso periodo proprio per assorbire le conseguenze dell&#8217;invecchiamento dovuto al crollo delle nascite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I governanti dei Paesi &#8220;maturi&#8221; devono investire nella famiglia e nei figli per generare una rapida crescita economica, grazie all&#8217;attivazione di fattori quali l&#8217;aumento della domanda, il risparmio e gli investimenti. Le persone anziane sarebbero cos\u00ec maggiormente accettate, e non solo sopportate, come a volte avviene oggi. In fondo, la natura stessa insegna che se l&#8217;uomo e la donna non generano figli \u00e8 difficile che qualcuno si prenda cura di loro quando invecchieranno. Lo Stato ci pu\u00f2 provare, ma a costi altissimi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studi economici e sociali n.4 ottobre &#8211; dicembre 2011 Riportiamo, con titolo e scelta degli articoli ad opera della Redazione, una rassegna di alcuni contributi di Ettore Gotti Tedeschi apparsi sull&#8217;Osservatore Romano, reperibili sul sito del centro studi Tocqueville-Acton del quale \u00e8 membro del Comitato Scientifico. 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