{"id":486,"date":"2005-05-12T00:00:00","date_gmt":"2005-05-11T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2019-03-26T16:59:59","modified_gmt":"2019-03-26T15:59:59","slug":"razze-amp-razzismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/razze-amp-razzismo\/","title":{"rendered":"Razze e razzismo"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-34078 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/05\/razzismo-1.jpg\" alt=\"razzismo\" width=\"208\" height=\"163\">Apparso in <strong>Studi cattolici<\/strong>, anno XXXVII, n. 394, dicembre 1993.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><em>La confusione terminologico-concettuale \u00e8 tra i maggiori ostacoli alla retta comprensione di quel fenomeno sociale rilevabile ormai in ogni Paese europeo e genericamente noto come \u00abintolleranza razzista\u00bb. Il saggio di Gianfranco Morra, ordinario di Sociologia della conoscenza e presidente del Corso di laurea politico-internazionale della Facolt\u00e0 di Scienze politiche dell\u2019universit\u00e0 di Bologna (sede di Forl\u00ec), fornisce anzitutto un\u2019ampia chiarificazione del plesso semantico \u00abrazza &amp; razzismo\u00bb, condotta attraverso un\u2019analisi anche storica che libera il linguaggio dalle sedimentazioni ideologiche ed emotive. Poich\u00e9 le razze ci sono, rileva l\u2019autore confermando una verit\u00e0 troppo spesso rimossa, il superamento delle molteplici forme di razzismo non \u00e8 ottenibile per assimilazione o per esclusione (modalit\u00e0 che negano entrambe l\u2019identit\u00e0 altrui), ma mediante il riconoscimento delle differenze tra popoli, etnie e gruppi sociali all\u2019interno della medesima umanit\u00e0. Programma che, per l\u2019uomo europeo, presuppone il ritrovamento della propria identit\u00e0 perduta e la vittoria sul nullismo morale cos\u00ec tangibilmente denunciato dalle bande giovanili che percorrono le metropoli d\u2019Occidente.<\/em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di&nbsp;<strong>Gianfranco Morra&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Chiunque voglia affrontare il tema della \u00abrazza\u00bb e del \u00abrazzismo\u00bb deve preliminarmente compiere un\u2019opera di disideologizzazione delle parole, il pi\u00f9 delle volte usate non in senso designativo e neutrale, ma in senso emotivo e propagandistico. \u00c8 bene, allora, prendere come punto di partenza una definizione il pi\u00f9 possibile razionale e fredda dei termini. \u00abRazza\u00bb \u00e8 un insieme di individui caratterizzati da caratteri costanti fenotipici (ossia della struttura esterna) e genotipici (ossia del corredo genetico). Appartengono alla stessa razza individui che differiscono dagli altri per alcune caratteristiche ereditarie fenotipiche radicate in differenze genotipiche, e ci\u00f2 ne consente la individuazione visibile rispetto ad altri individui di razze diverse.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/integrazione_razziale.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35947 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/integrazione_razziale.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"166\"><\/a>L\u2019origine del termine \u00abrazza\u00bb \u00e8 incerta e controversa. Alcuni la fanno derivare dalla parola latina <em>ratio, <\/em>che non significa soltanto \u00abragione\u00bb, ma anche \u00abmisura, qualit\u00e0, differenziazione\u00bb; altri preferiscono collegarla alla parola <em>hazar, <\/em>del francese antico, con cui si designava l\u2019allevamento di cavalli. Quale che ne sia l\u2019etimo, il termine \u00abrazza\u00bb testimonia la caratteristica, propria dell\u2019uomo, di classificare, ossia di collegare concettualmente pi\u00f9 individui in unit\u00e0 concettuali tassonomiche. Una di tali unit\u00e0 tassonomiche \u00e8 appunto la razza, ossia un insieme di individui che hanno gli stessi caratteri, soprattutto fisici (come dimensione corporea, pelle, capelli, cranio, occhi, naso, gruppo sanguigno, ecc.), ma anche psicologici (immaginazione, concettualizzazione, volont\u00e0, intuizione, ecc.) (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 nel XVIII secolo che la categoria di \u00abrazza\u00bb viene ampiamente studiata ed approfondita, soprattutto, entro una cornice biologica fissista, da Linneo e Buffon. Nel secolo seguente, l\u2019influenza dell\u2019ipotesi darwiniana sposta l\u2019accento dalla fissit\u00e0 delle razze alla loro evoluzione: si continua a parlare di razza, ma non pi\u00f9 come di una entit\u00e0 fissa. bens\u00ec come di una entit\u00e0 in continuo mutamento. Il secolo nostro applicher\u00e0 allo studio delle razze i risultati delle indagini genetiche. in particolare quelli sul Dna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo ampliamento degli approcci allo studio delle razze e l\u2019accentuazione del loro continuo mutamento hanno indotto non pochi a dubitare della utilit\u00e0 del termine \u00abrazza\u00bb, al quale preferirebbero sostituire altri termini, quali \u00abtipo\u00bb. \u00abgruppo\u00bb, \u00abetnia\u00bb. e altri ancora (2). La stessa possibilit\u00e0 di classificare le razze diviene problematica e non deve stupire il fatto che diversi studiosi abbiano dato classificazioni diversissime: da 2 a 63 razze! Non deve stupire, in quanto ogni classificazione \u00e8 uno schema di comodo, una ipotesi aperta e modificabile. La difficolt\u00e0 della classificazione, tuttavia, non deve condurre alla negazione del suo oggetto (la \u00abrazza\u00bb), ma solo all\u2019impegno per una definizione critica e problematica (3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/razza_darwin.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-32246 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/razza_darwin.jpg\" alt=\"\" width=\"260\" height=\"194\"><\/a>Come quella, densa e sintetica, che ci ha dato il biologo statunitense P.A. Gloor: \u00abLa razza \u00e8 una variet\u00e0 dell\u2019<em>homo sapiens <\/em>rappresentata da un insieme di esseri umani che si distingue da altri insiemi per un complesso di caratteri anatomici. fisiologici (e probabilmente anche psichici) ereditari e riconosciuti su pi\u00f9 generazioni, ad esclusione di ogni carattere acquisito attraverso l\u2019educazione, la tradizione o l\u2019influenza dell\u2019ambiente\u00bb (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa, come ogni altra definizione scientifica, non \u00e8 un assoluto, come si credeva nei secoli scorsi, ma uno schema aperto: dato che le razze si evolvono, si modificano, si incrociano, anche la definizione di razza deve continuamente aggiornarsi. Ma proprio qui nasce la domanda: si evolve, si modifica, si incrocia \u2014 che cosa? La risposta \u00e8: la razza. Se non esistessero le razze, come potrebbero evolversi, modificarsi, incrociarsi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E bene insistere su questa ovviet\u00e0, dato che oggi \u00e8 molto diffusa la tesi, anche in alcuni scienziati, che le razze non esistono. Non vi \u00e8 nulla di scientifico in questa negazione, le cui radici sono ideologiche: si teme che l\u2019ammissione dell\u2019esistenza delle razze conduca necessariamente al razzismo, un timore che pu\u00f2 avere anche fondati motivi di solidariet\u00e0 umana, ma che appare anche fortemente condizionato dal clima terroristico instaurato dall\u2019antirazzismo. Con singolare contraddizione, poi, quelle stesse persone che negano l\u2019esistenza delle razze, si fanno apostoli esaltati della cosiddetta \u00absociet\u00e0 multirazziale\u00bb: v\u2019\u00e8 da chiedersi come possa esserci una societ\u00e0 multirazziale, se non esistono le razze (le quali non solo debbono esistere, ma debbono essere molte: multi- razziale. appunto).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Cina_razzista.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-40757\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Cina_razzista-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"166\"><\/a>La realt\u00e0 effettuale \u00e8 diversa: esistono frequenze costanti di differenziazioni fenotipiche e genotipiche, che consentono (anche se in termini mai definitivi) di definire razze diverse. Sappiamo anche che le differenze fenotipiche sono assai pi\u00f9 numerose di quelle fenotipiche: le razze differiscono pi\u00f9 negli aspetti esteriori che nel corredo genetico. I gruppi sanguigni delle diverse razze sono assai simili tra di loro, come sono assai simili anche quelli dell\u2019<em>homo sapiens<\/em> e dello scimpanz\u00e9. Dovremo allora pervenire alla conclusione che non esiste differenza tra l\u2019uomo e lo scimpanz\u00e9?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 recente il termine \u00abrazzismo\u00bb. Esso nasce negli anni Venti del nostro secolo e indica una dottrina che afferma la superiorit\u00e0 necessaria di uno o pi\u00f9 gruppi razziali su altri; afferma, cio\u00e8, il dominio della razza \u00absuperiore\u00bb sulle razze \u00abinferiori\u00bb. Appare, allora, evidente che non basta, per essere razzisti, il riconoscimento della diversit\u00e0 delle razze: distinguere le razze non significa gerarchizzare le razze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/05\/razzismo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-29756\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/05\/razzismo.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"163\"><\/a>\u00c8 razzista colui che non solo afferma l\u2019esistenza delle razze, ma \u00e8 anche convinto che esistono alcune razze naturalmente destinata a dominare, altre a servire. Nel suo acuto saggio: <em>Per una definizione del razzismo <\/em>(5) Alain de Beno\u00ecst ha elencato cinque condizioni necessarie perch\u00e9 una teoria possa essere chiamata \u00abrazzista\u00bb: 1) la credenza nella superiorit\u00e0 gerarchica di una razza; 2) il collegamento di questa superiorit\u00e0 a cause biologiche immutabili (ad esempio, per gli spagnoli gli indios d\u2019America erano \u00abper natura\u00bb servi, ossia sarebbero stati creati da Dio in un certo modo proprio perch\u00e9 destinati a servire); 3) la derivazione di differenze (e quindi di superiorit\u00e0 o interiorit\u00e0) socio-culturali dalle differenze biologiche; non c\u2019\u00e8 razzismo senza pretesa di una continuit\u00e0 immutabile tra biologico e culturale: 4) il dominio delle razze superiori su quelle inferiori \u00e8 legittimato dal fatto che esso produce un bene all\u2019intera umanit\u00e0, in quanto diffonde alle razze inferiori il modello di vita pi\u00f9 elevato proprio delle razze superiori; 5) la difesa della razza \u00abpura\u00bb. ossia il rifiuto di ogni mescolanza o incrocio tra le razze (matrimoni misti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appare, dunque, del tutto possibile ammettere l\u2019esistenza delle razze, senza con ci\u00f2 essere necessariamente razzisti. Nella accezione scientificamente relativa e probabilistica di cui s\u2019\u00e8 detto, le razze esistono; ed esistono non solo come entit\u00e0 biologiche, ma altres\u00ec come realt\u00e0 socioculturali, come coscienze psicologiche dei popoli, vissute su fondamenti storici, non fenotipici o genotipici (fondate sui \u00abmemi\u00bb. non sui \u00abgeni\u00bb) (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo addurre alcuni esempi. Nella Francia del sud la razza araba \u00e8 pi\u00f9 odiata della nera, e ci\u00f2 in contrasto con la maggior somiglianza tra francesi del sud e arabi (tunisini, algerini, marocchini) che tra francesi del sud e negri. \u00c8 una legge storica che i maggiori conflitti razziali sono fra razze simili, non fra razze molto diverse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/israele_palestina.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-32846\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/israele_palestina.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"164\"><\/a>L\u2019esempio tanto ovvio da essere superfluo \u00e8 quello del conflitto tra arabi ed ebrei, due varianti di un\u2019unica razza, quella semita. Nel nostro Paese \u00e8 diffusa l\u2019espressione: \u00abmeglio un negro che un meridionale\u00bb. Ora possiamo chiederci: chi cos\u00ec si esprime \u00e8 un razzista? Certamente no, in quanto preferisce il negro (di razza diversa) al meridionale (della stessa razza).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se il razzismo \u00e8 vecchio quanto l\u2019uomo, i periodi in cui esso ha avuto la massima teorizzazione sono stati la seconda met\u00e0 del secolo scorso e la prima met\u00e0 del nostro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Razzismo &amp; darwinismo sociale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fondamento pi\u00f9 evidente del razzismo ottocentesco \u00e8 l\u2019evoluzionismo (e ci\u00f2 indipendentemente dalla volont\u00e0 del suo fondatore). Quando l\u2019ipotesi scientifica di Darwin si estese dallo studio della natura allo studio della storia, quando cio\u00e8 la teoria dell\u2019evoluzione divenne evoluzionismo, nacque una forma di antropologia chiamata \u00abdarwinismo sociale\u00bb, estensione delle ipotesi evoluzionistiche dalla biologia alla sociologia e alla politica (7). Se, dunque, il positivismo trova nell\u2019ipotesi evoluzionistica il fondamento del razzismo. in epoca romantica non era stata affermata la superiorit\u00e0 della \u00abrazza\u00bb, ma, con Fichte, Gioberti e Mazzini, dalla \u00abnazione\u00bb, ossia della patria come comunit\u00e0 culturale, non primariamente biologica (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/12\/colonialismo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-14826\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/12\/colonialismo.jpg\" alt=\"\" width=\"149\" height=\"200\"><\/a>Nell\u2019epoca della pi\u00f9 massiccia espansione coloniale, il darwinismo sociale costituisce l\u2019ideologia giustificatrice della conquista coloniale dei popoli \u00abprimitivi\u00bb e \u00abincivili\u00bb da parte dei popoli \u00abcivili\u00bb ed \u00abevoluti\u00bb. Le leggi dell\u2019evoluzione (lotta per l\u2019esistenza, selezione naturale, sopravvivenza del pi\u00f9 dotato) vengono estese dal mondo animale al mondo umano. All\u2019evoluzionismo si associa l\u2019etnocentrismo, ossia la pretesa che una civilt\u00e0, i suoi valori e costumi, costituiscano dei modelli privilegiati, ossia un criterio di riferimento unico per giudicare ogni altra civilt\u00e0. Questo pregiudizio etnocentrico demonizza le differenze e cerca di unificare l\u2019umanit\u00e0 nel modello scientifico e tecnologico dell\u2019europeo occidentale, laico e colto, del XIX secolo (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le razze \u00abinferiori\u00bb (\u00abselvagge\u00bb, \u00abprelogiche\u00bb, \u00abarretrate\u00bb, ecc.) costituirebbero dei gradini preliminari e superati della evoluzione dell\u2019umanit\u00e0 (una evoluzione che porterebbe l\u2019uomo a superare la categoria della \u00abpartecipazione mistica\u00bb in quella della \u00abcausalit\u00e0 scientifica\u00bb) (10). Il dominio delle razze \u00absuperiori\u00bb. in tale ipotesi, rappresenta il necessario strumento della liberazione e del progresso delle razze \u00abinferiori\u00bb: la colonizzazione diviene un dovere etico e religioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/intergenerazione_grecia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-42037\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/intergenerazione_grecia.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"166\"><\/a>E\u2019 noto che oggi la mentalit\u00e0 \u00e8 cambiata. L\u2019antropologia culturale del secolo scorso ragionava in termini evoluzionistici e, pertanto, razzisti, l\u2019antropologia culturale del nostro secolo ragiona invece in termini funzionalistici e strutturalistici (11). In tal modo il pregiudizio etnocentrico \u00e8 stato largamente superato, pur sapendo bene che l\u2019etnocentrismo non \u00e8 nato con l\u2019evoluzionismo, ma con l\u2019umanit\u00e0 e che i popoli \u00abprimitivi\u00bb sono pi\u00f9 etnocentrici e razzisti dei popoli \u00abcivilizzati\u00bb. I greci chiamavano \u00abbarbari\u00bb (cio\u00e8 \u00abbalbuzienti\u00bb) tutti gli altri popoli; alcuni teologi hanno messo in dubbio che gli indiani d\u2019America avessero l\u2019anima (per fortuna prevalse la tesi opposta): come scrive Montaigne, nel suo saggio <em>Sui cannibali, <\/em>\u00abognuno chiama barbarie gli usi diversi dai suoi\u00bb (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordiamo soltanto i principali autori che, in maggiore o minor misura, possono rientrare in un paragrafo intitolato \u00abrazzismo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I classici del razzismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anzitutto il conte Anhur de Gobineau, autore, nel 1855, di uno scritto molto acuto intitolato <em>Saggio sulla ineguaglianza delle razze umane, <\/em>nel quale sostiene la superiorit\u00e0 fisica, intellettuale e morale della razza ariana su tutte le altre. Gobineau non vede, dunque, solo \u00abdifferenze\u00bb, ma anche \u00absuperiorit\u00e0\u00bb, nel senso che la diversit\u00e0 razziale produce anche una prevalenza. Eppure, da questa analisi fattuale Gobineau, cattolico tradizionalista e amico del Tocqueville, non deduce un progetto di sottomissione delle razze \u00abinferiori\u00bb. Egli sa bene che in Europa (e questa osservazione del 1855 vale tanto pi\u00f9 oggi) non esistono pi\u00f9 razze \u00abpure\u00bb e propone di incrementare i matrimoni misti al fine ridurre i conflitti sociali (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/tabella_razza.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-36279\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/tabella_razza.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"183\"><\/a>In Germania l\u2019opera \u00abrazziale\u00bb pi\u00f9 nota fu il saggio di Ludwig Gumplowicz, intitolato <em>Il conflitto tra le razze <\/em>(1883). Va sottolineato il fatto che Gumplowicz era un ebreo, convinto che il <em>Rassenkampf <\/em>costituisse uno dei fattori costanti e insuperabili della storia dell\u2019umanit\u00e0. Gumplowicz, tuttavia, non intende in alcun modo acuire tali contrasti. Anzi: egli costata che le scoperte geografiche e la facilit\u00e0 dei contatti tra le razze hanno quasi del tutto cancellato le razze \u00abpure\u00bb e reso, pertanto, meno cruenti i loro conflitti, al punto ch\u2019egli propone di sostituire il termine \u00abrazza\u00bb col termine \u00abgruppo\u00bb. L\u2019opera \u00abrazziale\u00bb di Gumplowicz ha ben poco di \u00abrazzista\u00bb (14).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non diversamente Gustav Ratzenhofer, generale dell\u2019esercito austriaco di Francesco Giuseppe, studia nella sua <em>Sociologia <\/em>(1907) i conflitti di razza nelle societ\u00e0 primitive e mostra come essi siano meno facili e frequenti nelle societ\u00e0 evolute, le quali sono ormai tutte, in diversa misura, societ\u00e0 multirazziali. Nessun razzismo. in Ratzenhofer, che viveva proprio nello Stato pi\u00f9 interetnico d\u2019Europa e proprio nel momento in cui la politica di Francesco Giuseppe era volta al tentativo di far convivere e collaborare le molte e diverse etnie presenti nell\u2019impero austro-ungarico (15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se questi tre autori vanno definiti \u00abrazziali\u00bb, l\u2019autore \u00abrazzista\u00bb non tarder\u00e0 a giungere: Houston Stewart Chamberlain, questo inglese che si fece tedesco e wagneriano (di Wagner aveva sposato la figlia Eva).Nella sua opera <em>I fondamenti del XIX secolo <\/em>(1899) egli difende gli elementi della civilt\u00e0 europea: cultura greca, diritto romano, religione cristiana e, soprattutto, razza germanica, che nel momento in cui cadde l\u2019impero romano salv\u00f2 l\u2019Europa dalla fine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/neonazi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-27141 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/neonazi.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"166\"><\/a>L\u2019opera del Chamberlain, nella quale si mescolano profetismo razzista e falsificazione storica, apre la strada al razzismo tedesco, che trover\u00e0 i suoi \u00abvangeli\u00bb in due scritti di scarsissimo valore culturale, ma di grandissima forza persuasiva: <em>La mia battaglia <\/em>(1928) di Adolf Hitler e <em>Il mito del XX secolo <\/em>(1930) di Alfred Rosenberg (16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Razzismo &amp; antirazzismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il razzismo, del resto, non \u00e8 solo una teoria \u00abscientifica\u00bb, ma anche un comportamento diffuso. che assume in tempi e luoghi diversi forme molteplici. Sarebbe troppo lungo tentare una tipologia completa del razzismo; Mi limito, allora, a proporre, nella linea aperta da Pierre-Andr\u00e9 Taguieff, le due proposte estreme (17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo chiamare la prima <em>razzismo di assimilazione. <\/em>La sua pretesa \u00e8 che si devono portare alle razze inferiori tutti i benefici che sono propri delle razze superiori (come la medicina, l\u2019energia elettrica, la televisione, la Coca-Cola, i panini Mc Donald, ecc.). Il modello di sviluppo proprio di una civilt\u00e0 (quello europeo-occidentale) va esportato in tutto il mondo: razionalit\u00e0, scienza, tecnologia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/immigrati_africa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-26705 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/immigrati_africa.jpg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"183\"><\/a>Tutte le razze non-europee, dunque, vanno assimilate nella maggior misura possibile allo stile europeo o americano di vita (<em>american way of life<\/em>)<em>. <\/em>Lo strumento di questa assimilazione \u00e8 il dominio <em>e <\/em>il fine da raggiungere \u00e8 l\u2019omologazione, ossia la fine di ogni differenza; la razza inferiore \u00e8 accettata, aiutata e protetta nella misura in cui si assimila e si disintegra nella cultura della razza superiore (acculturazione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esempio principale di questo razzismo dell\u2019assimilazione \u00e8 la conquista coloniale, con i suoi sfruttamenti, prima territoriali e ora economico-industriali. Un altro esempio \u00e8 lo sfruttamento, nei Paesi civili, del lavoro, meno costoso e sovente rifiutato dai cittadini, degli extracomunitari: un lavoro che non di rado <em>\u00e8 <\/em>gestito da organizzazioni criminali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al lato opposto troviamo il <em>razzismo di esclusione. <\/em>Ogni razza ritiene di dover mantenere la propria identit\u00e0 e di evitare ogni mescolanza come nociva. Ma come preservare la propria razza dalle \u00abcontaminazioni\u00bb? Due paiono i metodi prevalenti. Il primo venne attuato in modo esemplare da Hitler.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/eugenetica_nazista.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-26180 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/eugenetica_nazista.jpg\" alt=\"\" width=\"136\" height=\"200\"><\/a>La difesa della purezza della razza ariana sollecit\u00f2 progetti diversi: la deportazione di tutti gli ebrei nel Madagascar; il loro mantenimento in Germania accompagnato dalla sterilizzazione, per impedire non solo matrimoni misti, ma anche accoppiamenti interrazziali; purtroppo, nei confronti di ebrei e zingari, prevalse un terzo progetto, la \u00absoluzione finale\u00bb del loro sterminio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un secondo metodo del razzismo di esclusione \u00e8 incruento: nessuna eliminazione, ma solo il rimpatrio di tutte le razze straniere a spese dello Stato o dei privati (come propone in Francia Le Pen, fondatore di una associazione che raccoglie fondi per pagare i viaggi di rimpatrio agli extracomunitari). In questa seconda ipotesi il razzismo di esclusione realizza la separazione delle razze in nome del loro rispetto: la differenza razziale esclude ogni identit\u00e0 e ogni rapporto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 male, a questo punto, cercare di definire, nei termini pi\u00f9 neutrali possibili, l\u2019\u00abantirazzismo\u00bb.che intende contrapporsi al razzismo, contro le cui aberrazioni vuole essere la giustificata reazione. In tal senso l\u2019antirazzismo \u00e8 il non-razzismo. Accade, tuttavia, che l\u2019antirazzismo divenga ci\u00f2 che sovente sono gli \u00abanti\u00bb: il capovolgimento simmetrico di ci\u00f2 che segue l\u2019\u00abanti\u00bb. In tal senso l\u2019antirazzismo diviene un razzismo capovolto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pi\u00f9 delle volte l\u2019antirazzista usa la parola \u00abrazzismo\u00bb in termini inflazionati e abusati. Nella sua bocca cessa di essere un termine designativo, per divenire un insulto contro l\u2019avversario. L\u2019uso antirazzistico del termine \u00abrazzismo\u00bb non \u00e8 razionale n\u00e9 descrittivo, ma strumentale e ideologico. E un mitra semantico per uccidere o almeno demonizzare l\u2019avversario, lo \u00absporco razzista\u00bb (capovolgimento simmetrico dello \u00absporco negro\u00bb), che dovrebbe nascondersi, scappare via, in quanto non \u00e8 un essere umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/antirazzismo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-39883 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/antirazzismo.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"187\"><\/a>L\u2019antirazzismo rivela qui gli stessi cromosomi dell\u2019intolleranza razzistica. Era gi\u00e0 accaduto al femminismo, che rischiava di essere solo un maschilismo capovolto (la donna che si \u00abtraveste\u00bb da maschio): era gi\u00e0 accaduto al marxismo: Marx era contro il razzismo biologico, ma esprimeva un intransigente razzismo sociologico, in quanto la lotta di classe \u00e8 tra due \u00abrazze\u00bb nemiche, quella dei borghesi e quella dei proletari, e l\u2019esito della dialettica storica \u00e8 lo sterminio dei primi da parte dei secondi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo uso impreciso ed emotivo del termine \u00abrazzismo\u00bb, che costituisce il fondamento dell\u2019antirazzismo come razzismo capovolto, ne ha esteso a tal punto il significato, da renderlo inservibile. Razzista non \u00e8 pi\u00f9 soltanto il colonialista sfruttatore o il fanatico ariano; razzista \u00e8 anche chi considera la donna diversa dal maschio, o l\u2019italiano del nord diverso da quello del sud; razzista \u00e8 chi maltratta gli animali o chi la tifo per una squadra di calcio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La malattia dell\u2019antirazzista \u00e8 il fanatismo dell\u2019assimilazione, che ignora le differenze. Ma in tal modo, paradossalmente, l\u2019antirazzismo confluisce nel razzismo di assimilazione, con la sua utopia, illuministica e antistorica, dell\u2019\u00abindividuo amnesiaco e intercambiabile\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/cani-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-33919 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/cani-1.jpg\" alt=\"\" width=\"175\" height=\"200\"><\/a>Vale la pena di ricordare un episodio, accaduto sul bollettino della Tv statalista, il <em>RadiocorriereTv, <\/em>del 13 dicembre 1992. Un docente universitario di psicologia vi ha elaborato dei quiz, per definire chi e quanto \u00e8 razzista. Il quiz n. 9 recita: \u00abAvete voglia di regalarvi un cane: cosa scegliete? A) un simpatico, intelligente, bastardo. B) Un cane ben addestrato alla difesa. C) Uno di pura razza con pedigree\u00bb. Solo chi risponde A \u00e8 l\u2019\u00abantitesi del razzista\u00bb; il razzista puro risponde C; peggio ancora chi sceglie B, razzista e intollerante. Ecco, dunque, la conclusione: chi compra cani di razza, soprattutto lupi o doberman, \u00e8 un razzista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Identit\u00e0 &amp; differenza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta autentica, capace di andare oltre il razzismo e l\u2019antirazzismo, non pu\u00f2 che partire da una esatta soluzione del rapporto tra \u00abidentit\u00e0\u00bb e \u00abdifferenza\u00bb. Ci\u00f2 vale per i rapporti tra maschio e femmina, tra genitori e figli, tra superiori e inferiori, tra indigeni e stranieri. Un aiuto a formulare tale risposta ci viene dalla filosofia greca e in particolare da Platone. \u00c8 noto che il padre \u00abvenerando e terribile\u00bb (18) della filosofia, Parmenide, aveva riassunto il suo pensiero nella frase: \u00abl\u2019essere \u00e8 e il non-essere non \u00e8\u00bb, (19) con la quale ha inizio la filosofia occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tal modo, affermando l\u2019identit\u00e0 dell\u2019essere, Parmenide finiva per\u00f2 per negare, insieme con il non-essere, anche la differenza. Toccher\u00e0 a Platone oltrepassare questo limite, con l\u2019inevitabile \u00abparricidio\u00bb (20) di Parmenide. Platone si chiede: e se oltre all\u2019essere esistesse anche il non-essere? Come \u00e8 possibile ammettere, insieme, l\u2019identit\u00e0 e la differenza?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Basti questa citazione dal dialogo <em>Sofista: <\/em>\u00abi generi si mescolano fra di loro e l\u2019ente e il diverso penetrano attraverso tutti i generi e l\u2019uno nell\u2019altro, e il diverso, partecipando dell\u2019ente, non \u00e8 conseguenza l\u2019ente, a sua volta, per innumerevoli cose, in innumerevoli casi, indiscutibilmente non \u00e8, e cos\u00ec anche gli altri generi, ciascuno preso a se e tutti insieme, per molti rispetti sono e, invece, per molti altri non sono\u00bb (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/evoluzionismo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-28750 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/evoluzionismo.jpg\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"152\"><\/a>Lo schema platonico pu\u00f2 esserci di aiuto per la soluzione del problema delle razze. L\u2019identit\u00e0 esiste ed \u00e8 la fondamentale unit\u00e0 dell\u2019<em>homo<\/em> <em>sapiens; <\/em>la differenza esiste e sono le molte e mescolate razze umane. Non v\u2019\u00e8 dubbio che, sul piano biologico, prevale l\u2019identit\u00e0 sulla differenza: le diverse razze umane hanno circa un 90% di elementi comuni; come non v\u2019\u00e8 dubbio che, sul piano culturale, le differenze si fanno pi\u00f9 forti: le differenze biologiche tra uno scimpanz\u00e9 e un uomo sono inferiori alle differenze culturali tra un indiano e uno spagnolo, tra un altoatesino e un pugliese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque gli uomini sono, insieme, identici e diversi. Rispettare l\u2019altro significa rispettare, insieme, la sua identit\u00e0 (ci\u00f2 che \u00e8) e la sua differenza (ci\u00f2 che non \u00e8). Si pu\u00f2 ragionevolmente supporre che il disprezzo della differenza dell\u2019altro (razzismo) sia fondato soprattutto sulla perdita della identit\u00e0 (antirazzismo).cos\u00ec diffusa ai nostri giorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi disprezza l\u2019altro non lo disprezza perch\u00e9 \u00e8 altro, ma perch\u00e9 egli, che disprezza, non \u00e8 pi\u00f9 qualcuno e cerca di diventarlo mediante il disprezzo. Basti pensare alle grandi metropoli tecnologiche, caratterizzate da una mescolanza di universalismo astratto e d\u00ec particolarismo localistico, di cosmopolitismo e di campanilismo. Ora l\u2019universalismo \u00e8 la negazione delle differenze in nome di una unit\u00e0, che finisce per negare l\u2019identit\u00e0: ecco allora il rinascere dei particolarismi come ricerca dell\u2019identit\u00e0 perduta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/immigrati_sinistre.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-39095 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/immigrati_sinistre.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"140\"><\/a>Dato che negli ideali di \u00abcittadinanza del mondo\u00bb e di \u00abintegrazione europea\u00bb l\u2019identit\u00e0 (nazionale, religiosa, linguistica, ecc.) viene perduta o almeno ricoperta, l\u2019uomo, che \u00e8 un ente storico, quindi condizionato dalla tradizione, reagisce non di rado con la chiusura nel particolare e con la xenofobia: la mescolanza delle razze provoca la distruzione dell\u2019identit\u00e0 e pertanto la ricerca di una nuova identit\u00e0 mediante l\u2019odio delle differenze. L\u2019odio per l\u2019altro rivela alla sua base l\u2019odio per s\u00e9 stesso, l\u2019incapacit\u00e0 di essere qualcuno: dato che sono privo di identit\u00e0, odio la differenza (odio l\u2019identit\u00e0 dell\u2019altro).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo, cos\u00ec, anche comprendere le ragioni dell\u2019esplosione odierna in Europa di nazionalismi localistici. Il processo di integrazione europea \u00e8 stato proposto in termini inadeguati, ossia in termini astrattamente illuministici: l\u2019eccessiva insistenza sulla fine delle identit\u00e0 nazionali apriva la via a una universalit\u00e0 vuota e tutto ci\u00f2 ha prodotto come reazione la rinascita di particolarismi e nazionalismi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Europa_flag.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-32014\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Europa_flag.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"149\"><\/a>Lo stesso uso, semanticamente scorretto, del termine \u00abfederazione\u00bb per indicare i! collegamento tra le nazioni europee (mentre si tratta di \u00abconfederazione\u00bb tra Stati sovrani), ha favorito questo scontento (22). Sarebbe stato necessario, invece, proporre una unit\u00e0 pi\u00f9 rispettosa delle differenze, quale viene espressa nel termine \u00abEuropa delle nazioni\u00bb. Gi\u00e0 Max Scheler, proponendo dopo lo sfacelo della prima guerra mondiale una \u00abricostruzione dell\u2018Europa\u00bb, rifiutava ogni astratto \u00abinternazionalismo\u00bb.livellatore delle differenze, per proporre un \u00abinternazionalismo\u00bb, capace di armonizzare e di far convergere le insopprimibili differenze nazionali senza annullarle o distruggerle (23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I cosiddetti \u00abnaziskin\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di questo razzismo come espressione della perdita di una identit\u00e0 costituiscono un esempio quelle bande giovanili, che. anche nel nostro Paese, sono state definite dei \u00abnaziskin\u00bb (dalla sintesi di \u00abnazi\u00bb e di \u00abskinhead\u00bb, ossia \u00abnazisti con le teste rasate\u00bb).Per capire con una certa approssimazione questo fenomeno magmatico, certo non numeroso (il Ministro degli Interni, on. Mancino, ha parlato di 1.200 elementi, tutti gi\u00e0 schedati dalle questure) (24) ma preoccupante. \u00e8 bene partire da una costatazione storica piuttosto ovvia: che il popolo italiano (o, se si preferisce, i popoli che abitano la nostra penisola) non ha mai dato prova di tendenze razzistiche, come peraltro \u00e8 comprensibile in una etnia cos\u00ec composita e mescolata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/manifesto_razza.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-30960 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/manifesto_razza.jpg\" alt=\"\" width=\"244\" height=\"200\"><\/a>Le \u00ableggi razziali\u00bb, emanate dal fascismo nel 1938 a imitazione di quelle del Terzo Reich, non solo ebbero, fortunatamente, in Italia scarsa attuazione, ma furono avversate dalla coscienza popolare. Gli ebrei, nel nostro Paese, ebbero aiuti notevoli e molti per sfuggire alla deportazione (lo ha affermato con decisione il Rabbino capo degli israeliti italiani) (25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per avere i primi sintomi di razzismo, si deve arrivare agli anni della contestazione giovanile: non solo un \u00abrazzismo\u00bb politico, evidente nella esaltazione e nella attuazione della violenza terroristica per la eliminazione dei \u00abnemici del proletariato\u00bb (borghesi, padroni, fascisti, ecc.): ma anche un \u00abrazzismo\u00bb antiebraico, per la forte simpatia (anche nell\u2019abbigliamento) dei contestatori per i feddayn, vittime del \u00abrazzismo ebraico\u00bb. Il primo antiebraismo (rifuggiamo dal termine \u00abantisemitismo\u00bb, in quanto sia gli arabi sia gli ebrei sono semiti) fu inventato dalle associazioni giovanili della sinistra, socialista e comunista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo razzismo politico, naturale nel clima \u00abrivoluzionario\u00bb degli anni Settanta, ha perso l\u2019aggettivo \u00abpolitico\u00bb) nel clima di riflusso degli anni Ottanta, quando gli animi si ripiegavano nel privato e nel \u00abvissuto\u00bb; ma le tendenze espresse dal sostantivo (\u00abrazzismo\u00bb) permangono e cercano luoghi diversi di realizzazione. Il principale di essi \u00e8 lo stadio calcistico.&nbsp;\u00c8 necessario brevemente premettere (sulla base di non pochi studi psicosociologici sul football) (26) che la partita \u00e8 un \u00abfatto sociale totale\u00bb (27), una liturgia forte nella quale \u00e8 possibile trovare ci\u00f2 che la famiglia, la scuola e la religione ormai raramente danno: identit\u00e0 e solidariet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/05\/calcio_ultras.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-42549\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/05\/calcio_ultras.jpg\" alt=\"\" width=\"236\" height=\"214\"><\/a>Interessante la dichiarazione di un giovane ultras bolognese di ventidue anni: \u00abDopo una giornata di lavoro, grazie all\u2019impegno con gli ultras, la mia vita \u00e8 pi\u00f9 attiva. E pi\u00f9 attiva alla sera, perch\u00e9 so che, grazie agli ultras, ho degli amici; grazie agli ultras ho un incarico; grazie agli ultras ho la possibilit\u00e0 di evadere da tante situazioni strane che purtroppo nella vita di tutti i giorni ci sono. Cio\u00e8 per me essere ultras \u00e8 una maniera di divertirmi e di sentire qualcosa dentro. Se non avessi questa possibilit\u00e0 mi sentirei spaesato. Finch\u00e9 c\u2019\u00e8 questa possibilit\u00e0 dello stadio, di credere in qualcosa, di stare con gli ultras, io mi sento un ragazzo non dico senza problemi, ma con meno problemi rispetto a quelli che magari potrei avere senza\u00bb (28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La partita e la banda creano solidariet\u00e0 attraverso la contrapposizione di amici e nemici, che pu\u00f2 anche trasformarsi in un rito sacrificale. Aggressivit\u00e0 e violenza possono e debbono essere limitate, ma non saranno mai eliminate del tutto dallo sport di massa. Ora ditali aggressivit\u00e0 e violenza sono espressione evidente slogans e striscioni razzistici, come pure simboli tratti dalla ideologia della violenza, soprattutto dal nazismo e dal comunismo. Tale ricorso al razzismo semantico non ha alcun significato politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si usano indifferentemente simboli di sinistra e di destra: Che Guevara e croce runica, croce uncinata e P 38, canzoni partigiane e fasciste, il pugno chiuso e il saluto romano, il tutto mescolato con linguaggio e gesti osceni. \u00c9 il linguaggio trasgressivo del \u201868, ormai privo di ogni valenza rivoluzionaria. Nel riflusso narcisistico, ha perduto la sua semantica politica ed \u00e8 rimasto pura provocazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/05\/calcio_ultras-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-42553\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/05\/calcio_ultras-1.jpg\" alt=\"\" width=\"277\" height=\"182\"><\/a>Significativa la dichiarazione di un tifoso milanese di diciotto anni, fattorino e barista, membro dei \u00abBoys\u00bb dell\u2019Inter: <em>\u00abDomanda. <\/em>Ma voi &#8220;Boys&#8221; siete tutti fascisti? <em>Risposta. <\/em>Ma no. Alcuni s\u00ec e altri no&#8230; Ma guarda che a me non me ne frega nulla. E poi anche tanti ragazzi che dicono di essere fascisti&#8230; non gliene frega niente. <em>Domanda. <\/em>Fammi capire. Non mi avevi detto di essere fascista? <em>Risposta. <\/em>Guarda, a me la politica non interessa. Tanti di noi dicono cos\u00ec per fare i duri, ma non vuole dire che siano iscritti al Fronte. Fanno cos\u00ec per disprezzo degli altri, soprattutto quando si sa che sono rossi\u00bb (29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa confusione di destra e sinistra, entrambe valide non gi\u00e0 per i loro contenuti, ma solo per il \u00abprestito\u00bb che possono indifferentemente offrire di una semantica trasgressiva e provocatoria, risulta da una scritta murale sprayzzata su un muro dell\u2019Universit\u00e0 di Roma: \u00abMacch\u00e9 Lenin macch\u00e9 lngrao \/<em> \u00e8 <\/em>Falcao il nuovo Mao\u00bb (30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli siogans razzistici (cafone, terrone, l\u2019Etna vi seppellir\u00e0, ebrei, negri, lager, ecc.), che vengono \u00absparati\u00bb durante le partire, non hanno valenza ne politica, n\u00e9 razzistica; servono solo per una contrapposizione forte contro il \u00abnemico\u00bb (Inter o Milan, Roma o Lazio, a seconda dei casi).\u00c8 stato accertato che met\u00e0 dei <em>supporters<\/em> delle due squadre milanesi e delle due torinesi sono figli di meridionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cosiddetto razzismo rivela soprattutto l\u2019esistenza di fasce giovanili, di forte minoranza rispetto alla maggioranza dei giovani, caratterizzate da perdita di identit\u00e0 e da sostanziale nichilismo morale. \u00c8 amaro costatare che questi giovani escono dalla scuola nata all\u2019insegna dell\u2019antifascismo e della Resistenza (oltre che dell\u2019antirazzismo). Essi trovano nella partita il momento forte di una unione solidale, esattamente come negli anni Settanta la trovavano in quel narcisismo collettivo che era il \u00abfatto sociale totale\u00bb dell\u2019Assemblea studentesca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cosiddetto \u00abrazzismo\u00bb della bande giovanili \u00e8 solo la testimonianza di una profonda crisi di identit\u00e0 e di un sostanziale nichilismo morale. Il \u00abrazzista\u00bb odia l\u2019altro solo perch\u00e9 prima odia s\u00e9 stesso; si contrappone all\u2019altro, perch\u00e9 questo \u00e8 l\u2019unico modo per illudersi di essere qualcuno. Non tanto razzismo, dunque, quanto teppismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/05\/naziskin.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-42555\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/05\/naziskin.jpg\" alt=\"\" width=\"219\" height=\"200\"><\/a>I \u00abnaziskin\u00bb sono in realt\u00e0 dei \u00abteppiskin\u00bb: un odio del nemico e delle stesse cose come unico mezzo per trovare provvisoriamente una identit\u00e0. Si tratta, del resto, di un fenomeno quanto mai limitato, che viene certo enfatizzato dalla classe politica al potere per far dimenticare altri e ben pi\u00f9 gravi guai, di cui \u00e8 direttamente responsabile e colpevole. L\u2019invenzione di un pericolo inesistente o l\u2019enfatizzazione di un pericolo appena incipiente costituiscono i paraventi di cancrene ben pi\u00f9 gravi e irreversibili della comunit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si vuole certo, con ci\u00f2, negare che esista un reale pericolo razzista, certo in Italia appena accennato, ma altrove nel mondo gravissimo: come nei conflitti interetnici, che dovunque la crisi del comunismo ha fatto esplodere; o come forti conflittualit\u00e0, anche in Italia, tra cittadini ed extracomunitari, a causa di leggi irresponsabili sulla immigrazione, che hanno creato una pericolosa situazione di ingiustizia e di criminalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/immigrati.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-24402\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/immigrati.png\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"167\"><\/a>Agire per reprimere il razzismo, quando esista, e soprattutto per educare i giovani ai valori universalmente umani, \u00e8 un compito imprescindibile. Ma esso non si realizza solo con gli \u00abanti\u00bb. Pi\u00f9 che negare il razzismo, appare importante sottolineare, insieme: 1) l\u2019identit\u00e0 etnica e anche le differenze etniche: 2) il rispetto delle altre identit\u00e0. N\u00e9 razzismo, dunque, n\u00e9 antirazzismo: ma il riconoscimento della differenza sulla base della identit\u00e0. Importa non disperdersi nell\u2019universalismo astratto. nell\u2019\u00abamore del lontano\u00bb, ma conservare la propria identit\u00e0, vantarsene e tradurre questa consapevolezza di essere qualcuno nel rispetto della identit\u00e0 dell\u2019altro: il dialogo tra le razze implica che ciascuno sia qualcuno e che ciascuno sia diverso dall\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Rispettare le differenze<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le razze esistono. ce lo dice la scienza. Basti l\u2019osservazione del grande genetista russo Theodosius Dobzhansky: \u00abNon \u00e8 preferibile spiegare alla gente la natura delle differenze razziali, piuttosto che sostenere che non ne esistono?\u00bb (31). Nessuna \u00abmenzogna razzista\u00bb (osservava il biologo francese Jean Rostand) pu\u00f2 cancellare la \u00abverit\u00e0 razziale\u00bb (32).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appartenere a razze diverse non esclude l\u2019identit\u00e0 dell<em>\u2019homo sapiens, <\/em>che in tutte quelle razze si realizza; e non esclude neppure la pari dignit\u00e0 di tutti gli uomini, a qualunque razza appartengano (33). La diversit\u00e0 delle razze rientra, per il cristiano, nella perfezione delta creazione: Dio era troppo intelligente per fare tutti gli uomini dello stesso colore. La stesse pluralit\u00e0 delle razze, del resto, e ancor pi\u00f9 la pluralit\u00e0 delle culture, \u00e8 positiva, in quanto ognuna di esse ha scoperto e realizzato una parte dei valori dell\u2019intera umanit\u00e0 (come si \u00e8 espresso Giovanni Paolo II nel suo <em>Discorso all\u2019Unesco<\/em> del 2 giugno 1980), ha rifiutato insieme razzismo e antirazzismo, nazionalismo e internazionalismo; ha proposto una comunit\u00e0 pacifica di popoli, ciascuno dei quali ha una sua identit\u00e0 che rispetta l\u2019identit\u00e0 degli altri popoli (cio\u00e8 la differenza): \u00abVigilate con tutti i mezzi a disposizione su questa sovranit\u00e0 fondamentale che possiede ogni Nazione in virt\u00f9 della propria cultura. Proteggetela come la pupilla dei vostri occhi per l\u2019avvenire della grande famiglia umana\u00bb (34)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/06\/multiculturalismo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-26756\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/06\/multiculturalismo.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"170\"><\/a>La parola della religione non \u00e8, in ci\u00f2, diversa da quella della scienza. Nessun annullamento delle differenze, come nessuna contrapposizione delle differenze; ma l\u2019armonia di molti diversi strumenti: \u00abSpesso viene avanzato l\u2019argomento in base al quale solo una civilt\u00e0 mondiale unitaria, con la totale mescolanza di tutte le razze, potrebbe risolvere le tensioni e i conflitti tra i gruppi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo non mi pare n\u00e9 necessario n\u00e9 auspicabile. Se si insegna all\u2019uomo ad essere tollerante, cio\u00e8 ad essere pronto a comprendere e ad accettare altri stili di vita tanto all\u2019interno delle civilt\u00e0 che fra i popoli, allora l\u2019etnocentrismo verr\u00e0 ad essere disinnescato senza che sia necessario che i gruppi abbandonino la loro particolarit\u00e0 culturali e la fierezza della loro civilt\u00e0. La pacificazione dell\u2019umanit\u00e0 non dovrebbe passare sui cadaveri delle civilt\u00e0 e delle razze\u00bb (33)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il superamento del razzismo non \u00e8 nell\u2019antirazzismo: non \u00e8 neppure in quella strana proposta che \u00e8 l\u2018utopia di una societ\u00e0 multirazziale mai esistita in senso pieno in nessun luogo; \u00e8 invece una comunit\u00e0 mondiale di popoli, ciascuno dei quali rispetta l\u2019identit\u00e0 dell\u2019altro, proprio perch\u00e9 \u00e8 consapevole della propria identit\u00e0. Il rispetto per l\u2019altro ha, dunque, un solo nome: l\u2019amore della propria identit\u00e0 etnica, della propria tradizione, della propria cultura. Non c\u2019\u00e8 che un modo per amare gli altri: essere totalmente se stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Dalla sterminata bibliografia sulla \u00abrazza\u00bb estraiamo solo alcune indicazioni di manuali generali sul tema: C.S. COON, <em>The Living Races of Man<\/em>, Knopf, New York 1965; H.V. VALLOIS, <em>Les races humaines<\/em>, Puf, Paris 1967; R.A. GOLDSBY, <em>Race and Races<\/em>, Macmillan, New York 1977; A.M. BRUES, <em>Peoples and Races<\/em>, ivi 1977; F. DOBZHANSKY,<em> Diversit\u00e0 genetica e eguaglianza umana<\/em>, Einaudi, Torino 1981; J. M. ALLEGRO, <em>All Manner of Men<\/em>, Thomas, Springfield 1982; S. MOLNAR, <em>Human variations. <\/em><em>Races, Types and Ethnic Groups<\/em>, Prentice-Hall, Englewood Cliffs 1983.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) Cfr M.F.A. Montagu, <em>La razza. Analisi di un mito<\/em>, Einaudi, Torino 1977.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) Rinviamo alla vasta enciclopedia: R. BIASUTTI, <em>Razze e popoli della terra<\/em>, voll. 4. Utet. Torino 1959.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(4) P.A. Gloor, <em>A propos de la x\u00e9nophohie et du racisme<\/em>, in \u00abL\u2019Anthropologie\u00bb. LXXXIV (1980), p. 586.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(5) Sotto il titolo <em>Razzismo e antirazzismo<\/em>, pubblicato da La Roccia di Erec (Firenze 1992), sono stati raccolti quattro saggi, tradotti dal francese: A. De Benoist<em>, Per una definizione del razzismo<\/em>; P.-A. TAGUIEFF, <em>Razzismo ed antirazzismo: modelli e paradossi<\/em>; A. B\u00c9JiN<em>, Riflessioni sull\u2019antirazzismo<\/em>; A. DE BENOIST, <em>Razzismo e differenze: la forza del pregiudizio<\/em>. \u00c8 nostra opinione che questi saggi rappresentino quanto di meglio \u00e8 stato scritto di recente sul tema. Rinviamo anche al n. 166 (marzo 1993<em>), Razzismo e antirazzismo. Le sfide della societ\u00e0 multiculturale<\/em>, della rivista \u00abDiorama letterario\u00bb (Firenze).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(6) La scuola anglosassone della \u00absociobiologia\u00bb ha introdotto, a fianco della parola \u00abgeni\u00bb, l\u2019analoga \u00abmemi\u00bb, per indicare gli archetipi culturali ereditari; cfr L. GALLINO (a cura di), <em>Sociobiologia e natura umana<\/em>, Einaudi, Torino 1980. Per i rapporti tra razza e cultura rinviamo a: C. L\u00e9vi-Strauss<em>, Razza e storia<\/em>, Einaudi, Torino 1975; F. BoAS, <em>L\u2019uomo primitivo<\/em>, Laterza, Bari 1972 (il titolo italiano \u00e8 inadeguato, non meno del titolo inglese<em>: The Mind of Primitive Man<\/em>, 1911; l\u2019argomento del libro, infatti, \u00e8 la categoria di \u00abrazza\u00bb, come hanno posto in evidenza gli editori della trad. tedesca: <em>Kultur und Rasse<\/em>, 1914. opera finita nei roghi di Norimberga del 10 maggio 1933).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(7) Cfr R. HOFSTADTER, <em>Soda! <\/em><em>Darwinism in American Thought<\/em>, Braziller, New York 1959.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(8) J. G. FICHTE, Discorsi alla nazione tedesca (1807-08); V. GIOBERTI, <em>Del primato morale e civile degli italiani<\/em> (1843); G. Mazzini, <em>I doveri dell\u2019uomo<\/em> (1860).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(9) Per la critica del pregiudizio etnocentrico, rinviamo al nostro volume: <em>Sociologia e antropologia<\/em>, Esperienze, Fossano 19712.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(10) \u00c8 la nota tesi di L. L\u00c9VY BRUHL del quale cfr <em>La mentalit\u00e0 primitiva<\/em> (1922), Einaudi, Torino 1966.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(11) Per la tendenza funzionalistica, rinviamo a B. MALINOWSKI<em>, Teoria scientifica della cultura<\/em>, Feltrinelli, Milano 1962; e a A.R. Radcliffe BROWN<em>, Struttura e funzione nella societ\u00e0 primitiva<\/em>, Jaca Book, Milano 1968. Per la tendenza strutturalistica, cfr C. L\u00c8VI-STRAUSS, <em>Antropologia strutturale<\/em>, Il Saggiatore, Milano 1980.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(12) MONTAIGNE, Saggi, 1, 31.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(13) A. De Gobineau, <em>Sull\u2019ineguaglianza delle razze<\/em>, Longanesi, Milano 1965 tr. parziale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(14) L. Gumplowicz, <em>Der Rassenkampf. Soziologische Untersuchungen<\/em>, Wagnerschen Univ. Buchhandlung, lnnsbruck 1909.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(15) G. RATZENHOFER, <em>Soziologie<\/em>, Brockhaus, Leipzig 1907.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(16) Per il processo storico del razzismo europeo rinviamo alla classica opera di G. Mosse, <em>Il razzismo in Europa. Dalle origini all\u2019olocausto<\/em>, Laterza, Bari 1982.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(17) Rinviamo all\u2019opera citata alla nota (5). Nella stessa linea \u00e8 il recente studio di M. WIEVORKA, <em>Lo spazio del razzismo<\/em>, Il Saggiatore. Milano 1993.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(18) PLATONE, <em>Teeteto<\/em>, 183 e.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(19) PARMENIDE, fr. 6.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(20) Platone, <em>Sofista<\/em>, 241 d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(21) <em>Ibid<\/em>., 259 a-B.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(22) Rinviamo alla nostra recente <em>Breve storia de! Pensiero federalista<\/em>, Oscar Mondadori, Milano 1993.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(23) Cfr M. SCHELER, <em>Della ricostruzione culturale dell\u2019Europa<\/em> (1917), in <em>L\u2019eterno nell\u2019uomo<\/em>, Fratelli Fabbri, Milano 1972.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(24) <em>Mancino: puniremo chi predica violenza<\/em>, intervista in \u00abIl Sole-24 Ore\u00bb, 1\u00b0 dicembre 1992.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(25) Rinviamo alla recente riedizione della <em>Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo<\/em>, di R. De Felice, Einaudi, Torino 1993.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(26) Ricordiamo solo gli studi pi\u00f9 recenti; D. Morris, <em>La trib\u00f9 del calcio<\/em>, Mondadori, Milano 1982; P. Marsh-E. Rosser-R. Harre, <em>Le regole del disordine<\/em>, Giuffr\u00e9, Milano 1984; O. BEHA, <em>Anni di cuoio, <\/em>Newton Compion, Roma 1988; A. DAL LAGO, <em>Descrizione di una battaglia. I rituali del calcio, <\/em>il Mulino, Bologna 1990; A. ROVERSI, <em>Calcio, tifo e violenza. Il teppismo calcistico in Italia, <\/em>il Mulino, Bologna 1992; A. BALLONI-R. Bisi, <em>Sportivi tifosi violenti, <\/em>Clueb, Bologna 1993.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(27) Il concetto di <em>\u00abfaits socials totals\u00bb, <\/em>proprio di tutta la scuola sociologica derivata dal Durkheim, \u00e8 stato sviluppato Soprattutto da M. MAUSS, del quale v. <em>Sociologie et anthropologie, <\/em>Puf, Paris 1950 (con una importante introduzione di C. L\u00e9vi-Strauss).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(28) Cit. in DAL LAGO, p. 110.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(29) Cit. in Roversi, p. III.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(30) Cit. in Beha, p. 147.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(31) T. DOBZHANSKY, <em>Le droit \u00e0 l\u2019intelligence. G\u00e9n\u00e9tique et \u00e9galit\u00e9, <\/em>Complexe, Bruxelles 1978, p. 63.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(32) J. Rostand-A. T\u00e9try, <em>L\u2019homme. Initiation \u00e0 la biologie<\/em>, voll. 2, Larousse, Paris 1972, voll. 2, p. 318.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(33) Precisa, in ci\u00f2, la parola di san Tommaso d\u2019Aquino: gli uomini sono uguali nella libert\u00e0, non nelle qualit\u00e0 naturali, per le quali sono diversi: come per le diverse razze, appunto: <em>\u00abNatura fecit omnes hormnes acquales in libertate, non autem in perfectionibus naturalibus\u00bb (In secundum Sententiarum, <\/em>dist. 44. a 3, ad 1). L\u2019Aquinate esprime razionalmente l\u2019annuncio dell\u2019Apostolo: \u00abQui non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, o Scita, schiavo o libero, ma Cristo \u00e8 tutto in tutti\u00bb; ma questa eguaglianza \u00abescatologica\u00bb, gi\u00e0 cominciata, non esclude la permanenza delle differenze, che dureranno quanto la storia dell\u2019uomo e impongono un dovere di comprensione: \u00absopportandovi a vicenda e perdonandovi cambievolmente\u00bb (<em>Col <\/em>3. II; 13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(34) GIOVANNI PAOLO II, <em>Dignit\u00e0 della cultura e difesa dell\u2019uomo, <\/em>Ediz. Carroccio, Treviso 1980, par. 15, p. 21.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(35) I. EIBL-EIBENSFELDT, <em>Par-del\u00e0 nos differences, <\/em>Flammarion, Paris 1979, p. 138.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Apparso in Studi cattolici, anno XXXVII, n. 394, dicembre 1993. La confusione terminologico-concettuale \u00e8 tra i maggiori ostacoli alla retta comprensione di quel fenomeno sociale rilevabile ormai in ogni Paese europeo e genericamente noto come \u00abintolleranza razzista\u00bb. 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