{"id":4638,"date":"2011-07-21T00:00:00","date_gmt":"2011-07-20T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2018-09-11T17:19:13","modified_gmt":"2018-09-11T15:19:13","slug":"il-patto-con-il-serpente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/il-patto-con-il-serpente\/","title":{"rendered":"Il Patto con il Serpente"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><em><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/Giuss_e_GPII.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-26721\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/Giuss_e_GPII.jpg\" alt=\"Giuss_e_GPII\" width=\"250\" height=\"198\" \/><\/a>Quello che segue \u00e8 un articolo del <strong>febbraio 2003<\/strong> di <strong>Massimo Borghesi<\/strong> pubblicato su <strong>30 Giorni<\/strong> e ripubblicato ne numero di luglio della stessa rivista. Come ricorda Borghesi nell\u2019introduzione \u00abritorna alla mente uno degli ultimi colloqui privati che don Giussani ebbe con papa Giovanni Paolo II nei primi anni Novanta e che lui stesso raccont\u00f2 cos\u00ec: al Papa che gli diceva che l&#8217;agnosticismo, sintetizzato nella formula &#8220;Dio seppure c&#8217;\u00e8 non c&#8217;entra con la vita&#8221;, era il sommo pericolo per la fede &#8211; cosa che don Giussani stesso pi\u00f9 volte aveva insegnato -Giussani rispondeva con la libert\u00e0 dei figli di Dio (che della fede \u00e8 una delle espressioni umanamente pi\u00f9 affascinanti): \u201cNo, Santit\u00e0, non l&#8217;agnosticismo, ma lo gnosticismo \u00e8 il pericolo per la fede cristiana!\u201d \u00bb.<br \/>\n<\/em><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abA distanza ormai di un ventennio ci si pu\u00f2 rendere conto di quanto sia stata anticipatrice quella svolta di don Giussani. Svolta che pu\u00f2 essere documentata anche dall&#8217;intervista, rilasciata nell&#8217;aprile 1992, in cui don Giussani parla della persecuzione nei confronti di quelli \u201cche si muovono nella semplicit\u00e0 della Tradizione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla domanda dell&#8217;intervistatore: \u201cUna persecuzione vera?\u201d, don Giussani risponde: \u201c\u00c8 cos\u00ec. L&#8217;ira del mondo oggi non si alza dinanzi alla parola Chiesa, sta quieta anche dinanzi all&#8217;idea che uno si definisca cattolico, o dinanzi alla figura del Papa dipinto come autorit\u00e0 moralele. Anzi c&#8217;\u00e8 un ossequio formale, addirittura sincero. L&#8217;odio si scatena &#8211; a mala pena contenuto, ma presto tracimer\u00e0 &#8211; dinanzi a cattolici che si pongono per tali, cattolici che si muovono nella semplicit\u00e0 della Tradizione\u201d (Luigi Giussani, Un avvenimento di vita, cio\u00e8 una storia &#8211; introduzione del cardinale Joseph Ratzinger- Edit-ll Sabato, Roma 1993, p. 104).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abIn una delle sue ultime pubblicazioni prima di essere eletto successore di Pietro (Fede, verit\u00e0, tolleranza. Il cristianesimo e le religioni del mondo, raccolta ragionata del giugno 2003 di suoi precedenti articoli sul tema), proprio nelle pagine di collegamento aggiunte ex novo, Joseph Ratzinger notava: \u00abII male non \u00e8 affatto &#8211; come reputava Hegel, e Goethe vuole mostrarci nel Faust &#8211; una parte del tutto di cui abbiamo bisogno, bens\u00ec la distruzione dell&#8217;Essere. Non lo si pu\u00f2 rappresentare, come fa il Mefistofele nel Faust con le parole: &#8220;io sono parte di quella forza che perennemente vuole il male e perennemente crea il bene&#8221;\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Pur essendo molto dotto e ricco di citazioni, l&#8217;articolo di Borghesi si legge d&#8217;un fiato. Mostra prima il crescere del fascino del male nell&#8217;epoca <\/em><em>contemporanea, avvertito sempre pi\u00f9 come l&#8217;energia liberatrice dell&#8217;uomo; poi la sua opposizione prometeica al Dio buono e misericordioso; e infine il suo essere concepito non in opposizione ma come principio interno a Dio stesso, proprio secondo le pi\u00f9 sottili e perverse favole gnostiche.<\/em>\u00a0[NdR]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>30 Giorni<\/strong> n.4-5 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Il Serpente, il tentatore, appare nelle vesti di liberatore, di colui che solleva l&#8217;uomo al di l<\/em><em>\u00e0<\/em><em> del bene e del male, al di l<\/em><em>\u00e0 <\/em><em>della &#8220;legge&#8221;, al di l<\/em><em>\u00e0<\/em><em> del Dio antico, nemico della libert<\/em><em>\u00e0<\/em><em>. <\/em><em>Gli ultimi duecento anni riscoprono il principio liberatore <\/em><em>del mondo affermato dalla setta degli Ofiti, principio intravisto dalla concezione sabbatiana con il suo Messia consegnato ai serpenti<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/serpente.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-41054\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/serpente.jpg\" alt=\"\" width=\"130\" height=\"200\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Massimo Borghesi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli Of\u00ecti: il serpente come liberatore<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono pi\u00f9 di due secoli che la cultura occidentale accarezza il <em>male, <\/em>lo blandisce, lo giustifica. Il negativo comunica vertigine, delirio di onnipotenza, emozioni inconfessabili; illumina di bagliori rossastri i sentieri proibiti, gli abissi della notte, le vette ghiacciate. Colora di s\u00e9 il peculiare <em>titanismo <\/em>moderno, la provocatoria sfida che esso lancia all&#8217;Eterno. Se il Faust antico, quello di Marlowe, si pente in punto di morte, quello posteriore vive dell&#8217;oltraggio, brama la dissoluzione. <em>Il<\/em> <em>patto <\/em><em>col serpente, <\/em>come titola Mario Praz uno dei suoi ultimi volumi (1), diviene ora stabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Serpente, il tentatore, appare nelle vesti del liberatore, di colui che solleva l&#8217;uomo al di l\u00e0 del bene e del male, al di l\u00e0 della &#8220;legge&#8221;, al di l\u00e0 del Dio antico, nemico della libert\u00e0. Gli ultimi duecento anni riscoprono \u00abil principio liberatore del mondo [affermato] dalla setta degli Ofiti\u00bb (2), principio intravisto, secondo Gershom Scholem, dalla concezione sabbatiana con il suo Messia consegnato ai &#8220;serpenti&#8221; (3). Principio riaffermato da Ernst Bloch nel suo <em>Ateismo <\/em><em>nel cristianesimo <\/em>dove il Cristo-Serpente libera il mondo dalla tirannia di Jahv\u00e8 (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche Goethe, secondo Vittorio Mathieu, \u00abaveva sentito parlare della setta degli Ofiti\u00bb (5). Nel suo <em>Goethe e il <\/em>suo <em>diavolo custode, <\/em>Mathieu osserva come nel Faust Mefistofele \u00e8 la \u00abforza che fa emergere dalla tenebra il positivo dell&#8217;uomo\u00bb (6). Come afferma Dio, rivolto a Mefistofele nel <em>Prologo in <\/em><em>Cielo, <\/em>\u00abnon hai che da mostrarti, liberamente, quello che sei; non ho mai odiato i tuoi pari; di tutti gli spiriti che negano, il beffardo \u00e8 quello che mi da noia minore. L&#8217;attivit\u00e0 dell&#8217;uomo si affloscia troppo facilmente ed egli si adagerebbe con piacere in un assoluto riposo. Perci\u00f2 gli metto volentieri accanto un compagno che lo sproni, ed agisca, e deve, come Diavolo, creare\u00bb (7). Il Diavolo \u00e8 posto <em>volentieri <\/em>(\u00abgern\u00bb) da Dio come collaboratore dell&#8217;uomo. Come notava Mircea Eliade, \u00absi potrebbe parlare di una <em>simpatia organica <\/em>tra il Creatore e Mefistofele\u00bb (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/paradiso_cacciata.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-41055 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/paradiso_cacciata-300x130.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"130\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/paradiso_cacciata-300x130.jpg 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/paradiso_cacciata.jpg 341w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Goethe fa di Mefistofele, del male, la molla che muove verso <em>l&#8217;azione <\/em>(\u00abTat\u00bb), verso ci\u00f2 che \u00e8 positivo. Si tratta dell&#8217;idea, destinata a percorrere molta strada, per cui la via verso il Cielo passa attraverso l&#8217;inferno. L&#8217;uomo diventa uomo, vivo, intelligente, libero, solo assaporando fino in fondo l&#8217;amaro della vita. L&#8217;innocenza dell &#8220;&#8216;anima bella&#8221; \u00e8, al contrario, inerzia, stasi, morte. Hegel, con la sua dialettica del negativo, dar\u00e0 una sontuosa veste teorica a quest&#8217;idea. L&#8217;uomo <em>deve <\/em>peccare, deve uscire dall&#8217;innocenza naturale <em>per divenire Dio. <\/em>Egli deve realizzare la promessa del Serpente: deve <em>conoscere, come <\/em>Dio, il bene e il male. Questa conoscenza \u00ab\u00e8 l&#8217;origine della malattia, ma anche la sorgente della salute, \u00e8 la coppa avvelenata nella quale l&#8217;uomo beve la morte e la putrefazione, e nello stesso tempo il punto sorgivo della riconciliazione, poich\u00e9 porsi come cattivo \u00e8 in s\u00e9 il superamento del male\u00bb (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso questa prospettiva la figura dell&#8217;Angelo ribelle, di colui che, provocando l&#8217;uomo, lo innalzerebbe alla sua libert\u00e0, rifulge di uno splendore nuovo. Mefistofele diviene, passo dopo passo, l&#8217;eroe, il Prometeo moderno, il liberatore. \u00abSenza cercarne per il momento le cause profonde\u00bb, scriveva Roger Caillois nel 1937, \u00abbisogna constatare come uno dei fenomeni psicologici pi\u00f9 carico di conseguenze dell&#8217;inizio del XIX secolo sia la nascita e la diffusione del satanismo poetico, il fatto che lo scrittore assuma volentieri la parte dell&#8217;Angelo del male e con lui senta precise affinit\u00e0. Sotto questa luce il romanticismo appare in parte come una <em>trasmutazione di valore\u00bb <\/em>(10)<em>. <\/em>Da Byron a Vigny la \u00abmitologia satanica\u00bb elabora la figura di un \u00abAngelo del male\u00bb, ribelle e vendicatore, le cui premesse risalgono indietro nel tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Satana contro Dio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giustamente Mario Praz, nel suo <em>La carne, la morte e <\/em><em>il diavolo nella letteratura romantica, <\/em>l&#8217;opera a tutt&#8217;oggi pi\u00f9 interessante sul fascino del demoniaco nella letteratura dell&#8217;Ottocento, indica l&#8217;inizio di questo processo nella peculiare caratterizzazione di Satana offerta da Milton nel suo <em>Paradiso perduto. <\/em>\u00abFu Milton a conferire alla figura di Satana tutto il fascino del ribelle indomito che gi\u00e0 apparteneva alle figure del Prometeo eschileo e del Capaneo dantesco\u00bb (11). L&#8217;Avversario \u00abdiventa stranamente bello\u00bb (12). Come scriveva Baudelaire: \u00abLe plus parfait type de Beaut\u00e9 virile est Satan &#8211; a la mani\u00e8re de Milton\u00bb (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al suo confronto, osserva Harold Bloom, \u00abil Dio di Milton \u00e8 una catastrofe\u00bb, cos\u00ec come il Cristo, il quale \u00ab\u00e8 un disastro poetico nel <em>Paradiso perduto\u00bb <\/em>(14). Per Blake: \u00abMilton era impacciato scrivendo di Dio e degli Angeli, e a suo agio scrivendo dei Dem\u00f2ni e dell&#8217;inferno, poich\u00e9 egli era un vero Poeta, e dalla parte del Demonio senza saperlo\u00bb (15). Giudizio, questo, perfettamente condiviso da Shelley per il quale: \u00abNulla pu\u00f2 superare l&#8217;energia e lo splendore del carattere di Satana quale si trova espresso nel <em>Paradiso perduto <\/em>[&#8230;]. Il demonio di Milton come essere morale \u00e8 di tanto superiore al suo Dio\u00bb (16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/simbolo_satanismo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-37321\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/simbolo_satanismo.jpg\" alt=\"\" width=\"157\" height=\"200\" \/><\/a>Impavido, indomito, il principe delle tenebre appare come lo strenuo lottatore contro la tirannia divina. Satana \u00e8 Prometeo, prende il posto del mitico titano incatenato da Zeus alla rupe, immortalato dalla fantasia di Eschilo. Il Prometeo moderno si oppone al dio ostile, malvagio. Il luciferino Satana appare migliore del Creatore: \u00abMilton conferisce apertamente un atteggiamento gnostico a Satana, secondo il quale Dio e Cristo sono soltanto versione del Demiurgo\u00bb (17). Il vero <em>affermativo \u00e8 <\/em>il demonio. \u00c8 lui, e non l&#8217;angelo obbediente, che appare, eticamente ed esteticamente, dotato di un fascino pi\u00f9 grande. Come asserisce Hegel: \u00abQuando si presenta il Diavolo bisogna dimostrare che vi \u00e8 in lui un affermativo; la sua forza di carattere, la sua energia, il suo spirito consequenziale appare di gran lunga migliore, pi\u00f9 affermativo di quello di qualche angelo [&#8230;]. Come in Milton\u00bb, aggiunge Hegel, \u00abdove egli, nella sua energia piena di carattere, \u00e8 migliore di alcuni angeli\u00bb (18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie a Milton, alla sua rielaborazione mitica, Satana fa cos\u00ec il suo ingresso nell&#8217;immaginario moderno. Si ha con ci\u00f2 quella che Praz chiama, in un capitolo del suo volume, la \u00abmetamorfosi di Satana\u00bb, il suo trapassare da figura negativa a eroe positivo: il ribelle triste, privato, come l&#8217;uomo, della sua felicit\u00e0 paradisiaca da un dio tiranno. Nel suo studio Praz documenta, con grande perizia, autori e correnti che fanno propria la mitologia satanica. Se nel Settecento \u00abil Satana miltonico trasfuse il suo fascino sinistro nel tipo tradizionale del bandito generoso, del sublime delinquente\u00bb (19), \u00e8 nell&#8217;Ottocento, nella temperie romantica, che egli diviene il ribelle, l&#8217;espressione della rivolta metafisica, del &#8220;no&#8221; alla creazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu Byron \u00aba portare a perfezione il tipo del ribelle, lontano discendente del Satana di Milton\u00bb (20). Con lui il ribelle diviene lo &#8220;straniero&#8221;, l&#8217;uomo impenetrabile che trascende l&#8217;ordinario modo di sentire, che trascende i suoi stessi delitti. E l&#8217;oltre-uomo che sta pi\u00f9 in alto e al contempo pi\u00f9 in basso degli altri uomini. \u00c8 l&#8217;infelice che si nutre di risentimento verso un dio crudele del quale imita la crudelt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La teologia di Byron \u00e8, secondo Praz, la stessa di de Sade la cui opera, secondo l&#8217;autore, ha una influenza fondamentale nella letteratura romantica. Al centro v&#8217;\u00e8 l&#8217;odio verso la creazione e il suo autore, l&#8217;esaltazione del piacere e del crimine come dileggio, profanazione, oltraggio. Siamo qui di fronte, per Praz, ad un \u00absatanismo cosmico\u00bb (21). La sua influenza \u00e8 enorme. Se la natura crea solo per distruggere, assecondare la natura \u00e8 ripeterne il ritmo, il piacere della distruzione, il gusto (sadico) che fa sorgere il piacere dal dolore, il delirio dall&#8217;annientamento, il divino dal diabolico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 la pittura di Delacroix. \u00abQuel pittore &#8220;cannibale&#8221;, &#8220;molochista&#8221;, &#8220;dolorista&#8221; che fu Delacroix, instancabilmente curioso di stragi, d&#8217;incendi, di rapine, di <em>putride<\/em><em>ros, <\/em>illustratore delle scene pi\u00f9 cupe del <em>Faust <\/em>e dei poemi pi\u00f9 satanici del suo idolatrato Byron; quell&#8217;innamorato di felinit\u00e0 [&#8230;] e dei Paesi violenti e calorosi\u00bb (22). \u00c8 la poesia di Baudelaire, nutrita di Poe e di de Sade, il cui pessimismo cosmico \u00e8 pi\u00f9 simile all&#8217;eresia manichea che alla religione cristiana: \u00abAbsolu! <em>Resultante <\/em>des contraires! Ormuz et Arimane, vous \u00e9tes le m\u00e9me!\u00bb (23). \u00c8 la narrativa di Flaubert, per il quale \u00abN\u00e9ron vivr\u00e0 aussi longtemps que Vespasien, Satan que J\u00e9sus-Christ\u00bb (24). Dei <em>Canti di Maldoror <\/em>di Lautr\u00e9amont, il quale confessa di aver \u00abcantato il male come hanno fatto Mickiewicz, Byron, Milton, Southey, A. de Musset, Baudelaire\u00bb (25).<\/p>\n<div id=\"attachment_41056\" style=\"width: 149px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/De-Sade.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-41056\" class=\"wp-image-41056\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/De-Sade.jpg\" alt=\"\" width=\"149\" height=\"200\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-41056\" class=\"wp-caption-text\">marchese De Sade<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di Swinburne che, avvinto dalla teologia gnostica di de Sade, declama il suo uomo in rivolta: \u00ab.. .potessimo ostacolare la natura, allora s\u00ec il delitto diventerebbe perfetto e il peccato una realt\u00e0. Se l&#8217;uomo potesse far questo, se egli potesse intralciare il corso delle stelle e alterare il tempo delle maree; se potesse cambiare i moti del mondo e trovar la sede della vita e distruggerla; se potesse entrare in cielo e contaminarlo, nell&#8217;inferno e liberarlo dalla soggezione; potesse trar gi\u00f9 il sole e consumare la terra, e ordinare alla luna di spargere veleno o fuoco nell&#8217;aria; potesse uccidere il frutto nel seme e corrodere la bocca del pargolo col latte di sua madre; allora si potrebbe dire d&#8217;aver peccato e d&#8217;aver fatto del male contro natura\u00bb (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Distruzione e profanazione: questo \u00e8 il piacere pi\u00f9 grande! Un filone consistente della letteratura, a partire dal romanzo libertino del Settecento, gode della profanazione. La violazione appassiona in quanto trasgressione, oltraggio. Il corpo, quello della donna, \u00e8 tanto pi\u00f9 oggetto del desiderio quanto pi\u00f9 esso \u00e8 inerme (bambina, vergine, suora). Profanarlo \u00e8 togliere la trascendenza, ricondurre alla terra, svelare il volto oscuro di \u00c8va, l&#8217;eterno femminino da sempre legato al potere di Satana. Il demoniaco mescola il puro e l&#8217;impuro, ha bisogno dell&#8217;innocenza per eccitare le passioni, per destare la forza dirompente del negativo. Con de Sade l&#8217;eros diviene parte di una teologia gnostica. Dopo di lui il connubio tra Eros e Thanatos, amore e morte, diviene l&#8217;elemento dominante di un nichilismo luciferino che trova nel Decadentismo prima e nel Surrealismo poi il suo compimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Satana in Dio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Satana non \u00e8 solo in Prometeo, controfigura dell&#8217;Angelo caduto di Milton. Satana \u00e8 anche in Dio. La teologia gnostica che sta al centro dell&#8217;ateismo ribelle degli ultimi due secoli distingue tra Lucifero (il liberatore) e Satana (l&#8217;oppressore). Essa trova la sua forma esemplare nel pensiero di Ernst Bloch. Per Bloch v&#8217;\u00e8 \u00abda un lato il Dio del mondo che si identifica sempre pi\u00f9 chiaramente con Satana, il Nemico, il ristagno; dall&#8217;altro il Dio della futura ascesa in cielo, il Dio che ci spinge in avanti con Ges\u00f9 e con Lucifero\u00bb (27). Il dio del mondo, creatore, \u00e8 il cattivo demiurgo contro cui, nell&#8217;Eden, si \u00e8 levato il Serpente vero amico dell&#8217;uomo. \u00c8 Lucifero, con il suo desiderio di <em>essere come Dio, <\/em>che svela all&#8217;uomo la sua destinazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/demonio.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-38233\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/demonio.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"195\" \/><\/a>\u00abSolo in Lucifero, tenuto segreto in Ges\u00f9 per essere manifestato pi\u00f9 tardi, alla fine, nei tempi in cui questo volto potr\u00e0 svelarsi; solo in Lucifero, divenuto inquieto da quando fu abbandonato per la seconda volta, da quando dalla croce si alz\u00f2 il grido che rimase senza risposta, da quando per la seconda volta fu schiacciato il capo del Serpente del paradiso appeso alla croce: solo in Lui dunque, nel Nascosto in Cristo, in quanto <em>anti-demiurgico <\/em>assoluto, \u00e8 compreso anche l&#8217;autentico elemento teurgico di chi si ribella perch\u00e9 figlio dell&#8217;uomo\u00bb (28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II Serpente, come per la setta degli Ofiti ricordata da Bloch <em>in Ateismo nel cristianesimo, \u00e8 <\/em>quindi il liberatore. Due volte soggiogato, nell&#8217;Eden e nel Cristo innalzato in croce come il Serpente di bronzo di Mos\u00e8, esso attende la sua rivincita, la sua vittoria sul Demiurgo che apre l&#8217;\u00abet\u00e0 dello Spirito\u00bb. Unendo assieme Marcione e Gioacchino da Fiore, Bloch \u00e8 il crocevia di tutta la gnosi moderna. Ges\u00f9, anticipazione del dio a venire, del dio &#8220;umano&#8221;, \u00e8 il redentore dal dio &#8220;satanico&#8221;, dal dio del cosmo, dell&#8217;ordine <em>e <\/em>della legge. La rivoluzione, come dissoluzione del vecchio ordine, diviene qui l&#8217;opera luciferina per eccellenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come illustre precedente delle sue riflessioni, Bloch richiama, in Ateismo <em>nel cristianesimo, <\/em>la figura di William Blake. Il poeta inglese, affascinato dalla rivoluzione americana e da quella francese, ebbe, oltre alla Bibbia, quattro maestri: Milton, Shakespeare, Paracelso, B\u00f2hme. Al primo dedic\u00f2 un breve poema epico, <em>Milton, <\/em>composto probabilmente tra il 1800 e il 1803. In esso Urizen, il Principe della Luce, appare identico a Satana. Ci\u00f2 che \u00e8 peculiare in Blake \u00e8 il suo <em>The Marriage of Heaven and Hel\u00ec (II matrimonio del Cielo e dell&#8217;Inferno) <\/em>scritto nel 1790.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui la santificazione degli impulsi e dei desideri, <em>in primis <\/em>quello sessuale, \u00ab<em>for everything that lives is Holy<\/em>\u00bb (poich\u00e9 ogni cosa vivente \u00e8 Sacra!), ottiene la sua consacrazione teorica. Per essa non v&#8217;\u00e8 pi\u00f9 il male che nega il bene: male e bene sono entrambi necessari. \u00abSenza Contrari non c&#8217;\u00e8 progresso. Attrazione e Ripulsa, Ragione e Energia, Amore <em>e <\/em>Odio sono necessari all&#8217;Umana esistenza. Da questi contrari scaturisce ci\u00f2 che l&#8217;uomo religioso chiama Bene e Male. Bene \u00e8 la passivit\u00e0 che ubbidisce a Ragione. Male \u00e8 l&#8217;attivit\u00e0 che scaturisce da Energia. Bene \u00e8 il Cielo, Male \u00e8 l&#8217;Inferno\u00bb (29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il male, come nel <em>Faust <\/em>di Goethe, \u00e8 ci\u00f2 che da energia, che desta il bene assopito. Il Diavolo \u00e8 la forza di Dio. In questa sua concezione Blake era debitore a colui che, per primo, nell&#8217;arco del pensiero moderno, aveva osato affermare il male in Dio: Jacob B\u00f2hme. Il <em>philo<\/em><em>sophus teutonicus, <\/em>il quale, secondo Hegel, \u00abfu il primo a far sorgere in Germania una filosofia con caratteristiche proprie\u00bb (30), stimato da Leibniz, Hegel, Schelling, von Baader e tutto il filone teosofico del pensiero moderno, \u00e8 colui per il quale <em>\u00absecondo il primo principio Dio non <\/em><em>si chiama Dio, <\/em>ma Collera, Furore, sorgente amara, e vengono di qui il male, il dolore, il tremore e il fuoco divorante\u00bb (31). L&#8217;ira di Dio \u00e8 superata nell&#8217;amore; cionondimeno essa rimane <em>l&#8217;Urgrund, <\/em>il principio originario da cui origina il tutto.<\/p>\n<div id=\"attachment_31502\" style=\"width: 142px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Hegel.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31502\" class=\"wp-image-31502\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Hegel.jpg\" alt=\"\" width=\"142\" height=\"200\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-31502\" class=\"wp-caption-text\">Hegel<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">B\u00f2hme, secondo Hegel, \u00abha lottato per intendere in Dio e da Dio il negativo, il male, il Diavolo\u00bb (32). Dio \u00e8 l&#8217;unit\u00e0 dei contrari, dell&#8217;ira e dell&#8217;amore, del male e del bene, del Diavolo e del suo contrario, il Figlio. In questa posizione Cristo e Satana divengono in qualche modo fratelli, figli di un unico Padre, parti di Lui, momenti della sua natura polare. \u00c8 quanto affermer\u00e0 Cari Gustav Jung nel suo esoterico <em>Septem Sermones <\/em><em>ad Mortuos <\/em>scritto nel 1916, fatto circolare come opuscolo per gli amici <em>e <\/em>mai distribuito in libreria. Il testo, che si richiama idealmente allo gnostico Basilide, afferma la natura di &#8220;pleroma&#8221; di Dio composta da coppie di opposti di cui \u00abDio e demonio sono le prime manifestazioni\u00bb (33).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essi si distinguono come generazione e corruzione, vita e morte. E tuttavia <em>\u00abl&#8217;effettivit\u00e0 \u00e8 <\/em>comune a entrambi. L&#8217;effettivit\u00e0 li unisce. Quindi l&#8217;effettivit\u00e0 \u00e8 al di sopra di loro ed \u00e8 un Dio sopra Dio, poich\u00e9 nel suo effetto unisce pienezza e vuotezza\u00bb (34). Questo Dio che unisce Dio e il Diavolo \u00e8 chiamato, da Jung, Abraxas. Esso \u00e8 la forza originaria, che sta prima di ogni distinzione. \u00abAbraxas genera verit\u00e0 e menzogna, bene e male, luce e tenebra, nella stessa parola e nello stesso atto. Perci\u00f2 Abraxas \u00e8 terribile\u00bb (35) Esso \u00e8 \u00abl&#8217;amore e il suo assassino\u00bb, \u00abil santo e il suo traditore\u00bb, \u00e8 \u00abil mondo, il suo divenire <em>e <\/em>il suo passare. Su ogni dono del Dio sole il demonio getta la sua maledizione\u00bb (36).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il messaggio esoterico dei <em>Sette <\/em><em>Sermoni <\/em>portava, come in Blake, alla santificazione della natura, all&#8217;innocenza del divenire. Esso implicava, per ci\u00f2 stesso, la giustificazione del male, del Diavolo, il suo inserimento, come in B\u00f2hme, in un sistema polare. Non a caso Martin Buber, venuto a conoscenza dell&#8217;opuscolo, parler\u00e0 qui di <em>gnosi. <\/em>\u00abEssa &#8211; e non l&#8217;ateismo, che annulla Dio perch\u00e9 deve rifiutare le immagini che finora di lui sono state fatte &#8211; \u00e8 il vero antagonista della realt\u00e0 della fede\u00bb (37). Per Buber la psicologia di Jung non costituiva altro che \u00abla ripresa del motivo carpocraziano, insegnato ora come psicoterapia, il quale divinizza misticamente gli istinti invece di santificarli nella fede\u00bb (38).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/satanismo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-33447 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/satanismo.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"202\" \/><\/a>Il rilievo di Buber non era puramente congetturale. Era stato lo stesso Jung che, in <em>Psicologia e religione, <\/em><em>aveva <\/em>richiamato l&#8217;attualit\u00e0 dello gnostico Carpocrate il quale sosteneva che \u00abbene e male sono soltanto opinioni umane e che al contrario le anime, prima della loro dipartita, avrebbero dovuto vivere fino all&#8217;ultimo ogni umana esperienza, se volevano evitare di ritornare nella prigione del corpo. Soltanto il completo adempimento di ogni esigenza della vita pu\u00f2 riscattare l&#8217;anima prigioniera nel mondo somatico del Demiurgo\u00bb (39).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vita, affermava nel <em>Saggio d&#8217;interpretazione psicologica del <\/em><em>dogma della Trinit\u00e0, <\/em>\u00abcome processo energetico ha bisogno dei contrasti, senza i quali l&#8217;energia \u00e8 notoriamente impossibile. Bene e male non sono altro che gli aspetti etici di queste antitesi naturali\u00bb (40). Per questo a Dio \u00e8 necessario Lucifero. \u00abSenza quest&#8217;ultimo non ci sarebbe creazione, e tanto meno ci sarebbe stata alcuna storia di redenzione. L&#8217;ombra e il contrasto sono le ne-cessarie condizioni di ogni realizzazione\u00bb (41).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest&#8217;ombra <em>\u00e8 <\/em>innanzitutto in Dio, nel Dio primigenio, nell&#8217;Inconscio che, per Jung, \u00e8 la vera potenza che dirige la vita la quale deve essere &#8220;umanizzata&#8221; dall&#8217;io cosciente. \u00c8 solo nel Dio umano, Cristo, che il giudizio separa quanto nel pleroma (l&#8217;inconscio) \u00e8 unito: la luce e la sua ombra. Ora i \u00abdue figli di Dio, Satana il maggiore e Cristo il minore\u00bb (42), la mano sinistra e la mano destra di Dio, si separano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abQuest&#8217;antitesi rappresenta un conflitto portato all&#8217;estremo, e con ci\u00f2 anche un compito secolare per l&#8217;umanit\u00e0 fino a quel punto o a quella svolta del tempo in cui bene e male cominciano a relativizzarsi, a porsi in dubbio, e si alza il grido verso un al di l\u00e0 del bene e del male. Ma nell&#8217;et\u00e0 cristiana, cio\u00e8 nel regno del pensiero trinitario, una simile riflessione \u00e8 semplicemente esclusa; poich\u00e9 il conflitto <em>\u00e8 <\/em>troppo violento, <em>perch\u00e9 si <\/em>potesse concedere al male qualche altra <em>relazione <\/em>logica con la Trinit\u00e0, che non fosse il contrasto assoluto\u00bb (43).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/07\/Eros-e-Titone.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-28591 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/07\/Eros-e-Titone.jpg\" alt=\"\" width=\"206\" height=\"200\" \/><\/a>Occorre che la Trinit\u00e0 divina, spirituale, si concili con un &#8220;quarto&#8221; principio: la materia, il corpo, il femminile, l&#8217;eros, il male, perch\u00e9 l&#8217;idealismo cristiano, conciliato con il mondo, pervenga a una superiore unit\u00e0. \u00abPerci\u00f2 anche nel tempo dell&#8217;assoluta fede nella Trinit\u00e0 ci fu sempre una ricerca del quarto perduto, dai neopitagorici greci fino al Faust di Goethe. Bench\u00e9 questi cercatori si ritenessero cristiani, essi erano tuttavia una specie di cristiani a latere, poich\u00e9 consacravano la loro vita a un <em>opus<\/em>, che aveva come meta la redenzione del serpens quadricornutus, dell&#8217;anima mandi irretita nella materia, del Lucifero caduto&#8230; La nostra formula della quaternit\u00e0 da ragione alla loro pretesa, poich\u00e9 lo Spirito Santo, come sintesi di colui che fu originariamente Uno e poi scisso, fluisce da una sorgente luminosa e da una oscura\u00bb (44).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L'&#8221;et\u00e0 dello Spirito&#8221;, nella peculiare interpretazione che Jung da di Gioacchino da Fiore, \u00e8 l&#8217;era che segue all&#8217;eone cristiano, il tempo di Abraxas in cui passioni e ragione, inconscio e conscio, male e bene, Lucifero e Cristo, diverrano uno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1919 Hermann Hesse, che nel 1920 si sottopose ad analisi con Jung, pubblic\u00f2 un romanzo, <em>Demian<\/em>, sotto lo pseudonimo di Emil Sinclair. In esso il protagonista, un giovane inesperto, viene istruito sul senso della vita da uno spirito &#8220;libero&#8221; che porta in s\u00e9 il segno di Caino: Demian. Per Demian \u00abil Dio dell&#8217;Antico e del Nuovo Testamento \u00e8 una figura eccellente, ma non \u00e8 quella che dovrebbe essere. \u00c8 il bene, la nobilt\u00e0, il padre, l&#8217;alto, il bello, il sentimentale: tutte belle cose, ma il mondo \u00e8 fatto anche di altro. E ci\u00f2 viene attribuito semplicemente al Diavolo, e tutta questa parte del mondo, questa met\u00e0 viene soppressa e uccisa col silenzio\u00bb (45). Ad essa appartiene, secondo Demian, la sfera sessuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo non si pu\u00f2 solo venerare Dio, \u00abdobbiamo venerare tutto e considerare sacro il mondo intero, non soltanto questa met\u00e0 ufficiale, separata ad arte. Accanto al servizio per Dio dovremmo avere anche un servizio per il Diavolo. A me parrebbe giusto. Oppure ci si dovrebbe procurare un Dio che racchiuda anche il demonio\u00bb.(46). Come in Jung, questo \u00abDio si chiama Abraxas ed \u00e8 Dio e Satana e abbraccia in s\u00e9 il mondo luminoso e il mondo scuro\u00bb (47) \u00c8 l&#8217;amor sacro e l&#8217;amor profano, \u00abl&#8217;immagine angelica e Satana, uomo e donna insieme, uomo e bestia, supremo bene e male estremo\u00bb (48).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La visione del divino come coincidentia oppositorum, versione che sigla in forma indissolubile il \u00abpatto con il Serpente\u00bb, attraversa, in tal modo, una parte cospicua del mondo culturale del Novecento. Ricordiamo, tra gli altri, la riflessione di Mircea Eliade che in due scritti, <em>Il mito delia reintegrazione<\/em> (1942) e <em>Mefistofele e l&#8217;Androgino<\/em> (1962), espone, sotto le suggestioni di Jung, la sua visione della \u00abpolarit\u00e0 divina\u00bb. Per essa ogni divinit\u00e0 appare polare, benefica e malefica ad un tempo. Il Serpente \u00e8 fratello del Sole, cos\u00ec come, secondo un mito gnostico, lo sarebbero Cristo e Satana. Questa biunit\u00e0 divina prepara, nell&#8217;uomo, la reintegrazione di sacro e profano, di bene e di male in una unit\u00e0 superiore che trova, per Eliade, la sua meta simbolica nella figura dell&#8217;androgino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_29688\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/Romano-Guardini.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-29688\" class=\"wp-image-29688\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/Romano-Guardini.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"155\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-29688\" class=\"wp-caption-text\">Romano Guardini<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La moderna teosofia degli opposti, fondata sulla dottrina ermetica della coincidentia oppositorum, porta a un connubio, inquietante, tra divino e diabolico, porta all&#8217;idea del Diavolo in Dio. \u00ab\u00c8 ovunque operante\u00bb, scriveva Romano Guardini nel 1964, \u00abl&#8217;idea fondamentale gnostica che le contraddizioni sono polarit\u00e0: Goethe, Gide, C. G. Jung, Th. Mann, H. Hesse&#8230; Tutti vedono il male, il negativo [&#8230;] come elementi dialettici nella totalit\u00e0 della vita, della natura\u00bb (49).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo atteggiamento, per Guardini, \u00absi manifesta gi\u00e0 in tutto quello che si chiama gnosi, nell&#8217;alchimia, nella teosofia. Si presenta in forma programmatica con Goethe, per il quale il satanico entra persino in Dio, il male \u00e8 forza originaria dell&#8217;universo necessaria quanto il bene, la morte solo un altro elemento di quel tutto, il cui polo opposto si chiama vita. Questa opinione \u00e8 stata proclamata in tutte le forme e concretata in campo terapeutico da C. G. Jung\u00bb<sup>\u00a0 <\/sup>(50).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;idea di fondo \u00e8 che la redenzione passa attraverso la degradazione, la grazia tramite il peccato, la vita attraverso la morte, il piacere mediante il dolore, l&#8217;estasi per opera della perversione, il divino mediante il diabolico. Il fascino che il negativo &#8211; metafora del demoniaco &#8211; esercita sulla cultura contemporanea dipende da questa singolare idea: che le vie del paradiso passino attraverso l&#8217;inferno, che \u00abDiscesa all&#8217;Ade e resurrezione\u00bb siano uno (51).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/05\/omosessualit\u00e0_Roma.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-35737\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/05\/omosessualit\u00e0_Roma.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"179\" \/><\/a>Consegnarsi al demonio, in una singolare trasposizione gnostica dell&#8217;idea per cui perdersi \u00e8 ritrovarsi, \u00e8 aprirsi a Dio. In questo &#8220;sacro&#8221; connubio Satana e Dio si uniscono nell&#8217;uomo. \u00c8 l\u2019\u00abidentit\u00e0 di de Sade e dei mistici\u00bb (52) auspicata da Georges Bataille. Per essa la via all&#8217;ingi\u00f9 coincide con la via all&#8217;insd. Faust, ora, non pu\u00f2 pi\u00f9 pentirsi, nemmeno in punto di morte. L&#8217;Avversario \u00e8 diventato complice, &#8220;parte&#8221; di Dio. \u00c8 la via per divenire dio. Il brivido del nulla, della discesa agli Inferi, accompagna la scoperta dell&#8217;Essere, di Abraxas, il pleroma senza volto che permane, immobile, nel divenire del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> M. Praz, <em>II patto col serpente<\/em>, Milano 1972 (ediz. 1995).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong> Op.cit.,p. 12.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3)<\/strong> G. Scholem, <em>Le grandi correnti della mistica ebraica,<\/em> tr. it., Torino 1993, p. 307<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4)<\/strong> E. Bloch, <em>Ateismo nel cristianesimo<\/em>, tr. it., Milano 1971, pp. 220-226.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5)<\/strong> V. Mathieu, <em>Goethe e il suo diavolo custode,<\/em> Milano 2002, p. 192.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6)<\/strong> Op.cit.,p.65.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7)<\/strong> W. Goethe, <em>Faust e Urfafaust<\/em>, tr. it., 2 voll., Milano 1976, vol. I, w. 340-343, p. 19.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8)<\/strong> M. Eliade, <em>Il mito \u00a0della reintegrazione,<\/em> tr. it., Milano 2002, p. 4.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9)<\/strong> G. W. F. Hegel, <em>Lezioni sulla filosofia della religione,<\/em> tr. it., 2 voll., Milano 1974, vol. Il,p.317.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10)<\/strong> R. Caillois, <em>Nascita di Lucifero,<\/em> tr. it., Milano 2002, p. 31.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>11)<\/strong> M. Praz, <em>La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica<\/em>, Firenze (ediz. 1999),p,58.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>12)<\/strong> Ivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>13)<\/strong> C. Baudelaire, <em>Journaux intimes<\/em>, cit, in: M. Praz, <em>La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica<\/em>, op. cit., p. 55.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>14)<\/strong> H. Bloom, <em>Rovinare le sacre verit\u00e0. Poesia e fede dalla Bibbia a oggi<\/em>, tr. it., Milano 1992, p. 106.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>15)<\/strong> W. Blake, <em>Il matrimonio del Cielo e dell&#8217;Inferno<\/em>, tr. it., in: <em>Selected Poems of William Blake, <\/em>Torino 1999, pp. 24-25.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>16)<\/strong> P. B. Shelley, <em>Difesa della Poesia<\/em>, cit. in: M. Praz, <em>La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica,<\/em> op. cit., p. 59.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>17)<\/strong> H. Bloom, <em>Rovinare le sacre verit\u00e0. Poesia e fede dalla Bibbia a oggi<\/em>, op. cit., p. 105.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>18)<\/strong> G. W. F. Hegel, <em>Lezioni sulla filosofia della religione<\/em>, op. cit., vol. Il, pp. 315-316 e 324, nota.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>19)<\/strong> M. Praz, <em>La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica<\/em>, op. cit., pp. 59-60.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>20)<\/strong> Op.cit.,p.64.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>21)<\/strong> Op.cit.,p.96.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>22)<\/strong> Op.cit.,p.135.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>23)<\/strong> Citato in op. cit., p. 147.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>24)<\/strong> Citato in op. cit., p. 161.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>25)<\/strong> Lautr\u00e9amont, <em>Lettere<\/em>, tr. it. in: Lautr\u00e9amont, <em>I canti di Maldoror<\/em>, Torino 1989, p. 531.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>26)<\/strong> Citato in: M. Praz, <em>La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica,<\/em> op. cit., p. 199.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>27)<\/strong> E. Bloch, <em>Spirito dell&#8217;utopia<\/em>, tr. it., Firenze 1980, p. 314.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>28)<\/strong> Op.cit.,p.252.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>29)<\/strong> W. Blake, <em>Il matrimonio del Cielo e dell&#8217;Inferno<\/em>, op. cit., pp. 19-20.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>30)<\/strong> G. W. F. Hegel, <em>Lezioni sulla storia della filosofia<\/em>, tr. it., 4 voll., Firenze 1973, vol.lll(2),p.35.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>31)<\/strong> Citato in: F. Cuniberto, <em>Jacob B\u00f2hme<\/em>, Broscia 2000, p. 119.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>32)<\/strong> G. W. F. Hegel, <em>Lezioni sulla storia della filosofia<\/em>, op. cit., vol. lll(2), p. 42.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>33)<\/strong> C. G. Jung, <em>Septem Sermones ad Mortuos,<\/em> tr. it., in: <em>Ricordi, sogni, riflessioni <\/em>di C. G. Jung, Milano 1990, p. 454.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>34)<\/strong> Op. cit, pp. 454-455.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>35)<\/strong> Op.cit.,p.456.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>36)<\/strong> Ivi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>37)<\/strong> M. Buber, <em>L&#8217;eclissi di Dio<\/em>, tr. it., Milano 1983, p. 139.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>38)<\/strong> Ivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>39)<\/strong> C. G. Jung, <em>Psicologia e religione,<\/em> tr. it., in: C. G. Jung, <em>Opere<\/em>, vol. XI, Milano 1984,p.83.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>40)<\/strong> C. G. Jung,<em> Saggio d&#8217;interpretazione psicologica del dogma della Trinit\u00e0,<\/em> tr. it., in: C. G. Jung, <em>Opere,<\/em> vol. XI, op. cit., p. 191.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>41)<\/strong> Op.cit.,p.190.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>42)<\/strong> C. G. Jung, <em>Prefazione a Z. Weblowsky, &#8220;Lucifero e Prometeo&#8221;,<\/em> tr. it., in: C. G. Jung, <em>Opere<\/em>, vol. 11,op.cit.,p. 299.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>43)<\/strong> C. G. Jung, <em>Saggio d&#8217;interpretazione psicologica del dogma della Trinit\u00e0,<\/em> op. cit., p.171.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>44)<\/strong> Op.cit.,p.174.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>45)<\/strong> H. Hesse, <em>Demian. Storia della giovinezza di Emil Sinclair<\/em>, tr. it., in: H. Hesse, <em>Peter Camenzind &#8211; Demian. Due romanzi della giovinezza<\/em>, Roma 1993, p. 185.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>46)<\/strong> Op. cit., p. 185. Corsivi nostri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>47)<\/strong> Op.cit.,p.216.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>48)<\/strong> Op.cit.,p.207.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>49)<\/strong> R. Guardini, Diario. Appunti e testi dal 1942 al 1964, tr. it., Brescia 1983, p. 245.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>50)<\/strong> R. Guardini, <em>Lettere teologiche a un amico<\/em>, tr. it., Milano 1979, p. 63.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>51)<\/strong> E. Zolla, <em>Discesa all&#8217;Ade e resurrezione<\/em>, Milano 2002.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>52)<\/strong> G. Bataille, <em>Frammenti su William Blake<\/em>, tr. it., in: <em>Selected Poems of William Blake<\/em> ,op.cit.,p. 163.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quello che segue \u00e8 un articolo del febbraio 2003 di Massimo Borghesi pubblicato su 30 Giorni e ripubblicato ne numero di luglio della stessa rivista. 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