{"id":4612,"date":"2011-06-30T00:00:00","date_gmt":"2011-06-29T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-06-14T15:26:06","modified_gmt":"2016-06-14T13:26:06","slug":"un-grande-deluso-rompe-il-silenzio-con-un-appello-al-papa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/un-grande-deluso-rompe-il-silenzio-con-un-appello-al-papa\/","title":{"rendered":"Un &quot;grande deluso&quot; rompe il silenzio. Con un appello al papa"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\">\n<div id=\"attachment_34736\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34736\" class=\"wp-image-34736\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/Enrico-M.-Radaelli.jpg\" alt=\"Enrico M. Radaelli\" width=\"250\" height=\"168\" \/><p id=\"caption-attachment-34736\" class=\"wp-caption-text\">Enrico M. Radaelli<\/p><\/div>\n<p><a href=\"http:\/\/www.chiesa\/\"><strong>www.chiesa<\/strong><\/a> 16 giugno 2011<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">I mali della Chiesa e la &#8220;via soprannaturale&#8221; per guarirli, in un manifesto choc scritto da Enrico M. Radaelli, filosofo dell&#8217;estetica e paladino della Tradizione. Tredicesima puntata di una discussione tutt&#8217;altro che conclusa. In un POST SCRIPTUM le repliche di Arzillo e Cavalcoli<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Sandro Magister<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">ROMA \u2013 Tra i &#8220;grandi delusi&#8221; da papa Benedetto XVI, citati in un servizio di www.chiesa di due mesi fa, ce n&#8217;\u00e8 uno che non ha fin qui parlato. Quel servizio ha dato il via, infatti, a una dotta e appassionata discussione sul magistero della Chiesa, se possa o no cambiare il proprio insegnamento, e come, con particolare riferimento alle svolte del Concilio Vaticano II.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Discussione nella quale sono intervenuti studiosi di diverse tendenze.Non per\u00f2, fino ad oggi, il professor Enrico Maria Radaelli, filosofo dell&#8217;estetica, discepolo di colui che \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 grandi pensatori tradizionalisti del Novecento, lo svizzero Romano Amerio (1905-1997). Radaelli, a giudicare soprattutto dal suo ultimo libro, &#8220;La bellezza che ci salva&#8221;, \u00e8 sicuramente uno dei pi\u00f9 &#8220;delusi&#8221; dal magistero dei papi del Concilio e del dopoconcilio, compreso l&#8217;attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questi papi e alla gerarchia cattolica nel suo insieme, egli imputa di aver abdicato da un esercizio pieno del magistero, fatto di chiare definizioni e condanne, in nome di una vaga &#8220;pastorale&#8221; che avrebbe lasciato libero campo a confusione ed errori. Questa delusione non vieta tuttavia a Radaelli di continuare a sperare in un ritorno della Chiesa alla pienezza del suo &#8220;munus docendi&#8221;, per merito in primo luogo proprio di papa Joseph Ratzinger.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello scritto riprodotto pi\u00f9 sotto \u2013 con il quale rompe il suo silenzio nella disputa \u2013 Radaelli condensa sia la sua diagnosi dei mali della Chiesa d&#8217;oggi, sia la &#8220;via soprannaturale&#8221; che li pu\u00f2 sanare, con una precisa proposta fatta al &#8220;Trono pi\u00f9 alto&#8221;, cio\u00e8 al papa. \u00c8 una proposta che egli definisce insieme &#8220;di Tradizione e di audacia&#8221; e che far\u00e0 entrare d&#8217;ora in avanti nel suo libro &#8220;La bellezza che salva&#8221;, come sua integrazione essenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma prima di lasciare la parola a Radaelli, \u00e8 utile riepilogare tutte le precedenti puntate della discussione, nella quale sono intervenuti a pi\u00f9 riprese Francesco Arzillo, Francesco Agnoli, Inos Biffi, Agostino Marchetto, Martin Rhonheimer, Roberto de Mattei, David Werling, Giovanni Cavalcoli, Masssimo Introvigne, Basile Valuet, Stefano Ceccanti, Alessandro Martinetti, Giovanni Onofrio Zagloba.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;ordine, su www.chiesa:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/chiesa.espresso.repubblica.it\/articolo\/1347420\" target=\"_blank\">I grandi delusi da papa Benedetto<\/a> (8.4.201)<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/chiesa.espresso.repubblica.it\/articolo\/1347525\" target=\"_blank\">I delusi hanno parlato. Il Vaticano risponde<\/a> (18.4.2011)<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/chiesa.espresso.repubblica.it\/articolo\/1347670\" target=\"_blank\">Chi tradisce la tradizione. La grande disputa<\/a> (28.4.2011)<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/chiesa.espresso.repubblica.it\/articolo\/1347794\" target=\"_blank\">La Chiesa \u00e8 infallibile, ma il Vaticano II no<\/a> (5.5.2011)<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/chiesa.espresso.repubblica.it\/articolo\/1347864\" target=\"_blank\">Benedetto XVI &#8220;riformista&#8221;. La parola alla difesa<\/a> (11.5.2011)<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/chiesa.espresso.repubblica.it\/articolo\/1348041\" target=\"_blank\">Libert\u00e0 religiosa. La Chiesa era nel giusto anche quando la condannava?<\/a> (26.5.2011)<\/p>\n<p>Fatti i conti, questa \u00e8 la dodicesima puntata di una discussione tutt\u2019altro che conclusa.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">_________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Una proposta per i cinquant\u2019anni del Vaticano II<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La via soprannaturale per riportare pace tra prima e dopo il concilio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di<strong> Enrico Maria Radaelli<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La discussione che si sta svolgendo sul sito internet di Sandro Magister tra scuole di diverse e opposte posizioni riguardo a riconoscere nel Concilio ecumenico Vaticano II continuit\u00e0 o discontinuit\u00e0 con la Tradizione, oltre che chiamarmi in causa direttamente fin dalle prime battute, tocca da vicino alcune pagine preliminari del mio recente libro \u201cLa bellezza che ci salva\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto di gran lunga pi\u00f9 significativo del saggio \u00e8 la comprovata identificazione delle \u201corigini della bellezza\u201d con quelle quattro qualit\u00e0 sostanziali \u2013 vero, uno, buono, bello \u2013 che san Tommaso d\u2019Aquino dice essere i nomi dell\u2019Unigenito di Dio: identificazione che dovrebbe chiarire una volta per tutte il fondamentale e non pi\u00f9 eludibile legame che un concetto ha con la sua espressione, vale a dire il linguaggio con la dottrina che lo utilizza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi pare doveroso intervenire e fare cos\u00ec alcuni chiarimenti per chi vuole ricostruire quella \u201cCitt\u00e0 della bellezza\u201d che \u00e8 la Chiesa e riprendere cos\u00ec l\u2019unica strada (questa \u00e8 la tesi del mio saggio) che pu\u00f2 portarci alla felicit\u00e0 eterna, che ci pu\u00f2 cio\u00e8 salvare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Completer\u00f2 il mio intervento con il suggerimento della richiesta che meriterebbe essere fatta al Santo Padre affinch\u00e9, ricordando con monsignor Brunero Gherardini\u00a0 che nel 2015 cadr\u00e0 il cinquantesimo anniversario del Concilio (cfr. \u201cDivinitas\u201d, 2011, 2, p. 188), la Chiesa tutta approfitti di tale straordinario evento per ripristinare la pienezza di quel \u201cmunus docendi\u201d, di quel magistero, sospeso cinquant\u2019anni fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riguardo al tema in discussione, la questione \u00e8 stata ben riassunta dal teologo domenicano Giovanni Cavalcoli: \u201cIl nodo del dibattito \u00e8 qui. Siamo infatti tutti d\u2019accordo che le dottrine gi\u00e0 definite [dal magistero dogmatico della Chiesa pregressa] presenti nei testi conciliari sono infallibili. Ci\u00f2 che \u00e8 in discussione \u00e8 se sono infallibili anche gli sviluppi dottrinali, le novit\u00e0 del Concilio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il domenicano si avvede infatti che la necessit\u00e0 \u00e8 di \u201crispondere affermativamente a questo quesito, perch\u00e9 altrimenti che ne sarebbe della continuit\u00e0, almeno cos\u00ec come la intende il papa?\u201d. E non potendo fare, come ovvio, le affermazioni che pur vorrebbe fare, padre Cavalcoli le gira nelle domande opposte, cui qui dar\u00f2 la risposta che avrebbero se si seguisse la logica \u201caletica\u201d, veritativa, insegnataci dalla filosofia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Prima domanda: \u00c8 ammissibile che lo sviluppo di una dottrina di fede o prossima alla fede gi\u00e0 definita sia falso?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caro padre Cavalcoli, lei per la verit\u00e0 avrebbe tanto voluto dire: \u201cNon \u00e8 ammissibile che lo sviluppo di una dottrina di fede o prossima alla fede gi\u00e0 definita sia falso\u201d. Invece la risposta \u00e8: s\u00ec, lo sviluppo pu\u00f2 essere falso, perch\u00e9 una premessa vera non porta necessariamente a una conclusione vera, ma pu\u00f2 portare pure a una o pi\u00f9 conclusioni false, tant\u2019\u00e8 che in tutti i Concili del mondo \u2013 persino nei dogmatici \u2013 si confrontarono le pi\u00f9 contrastanti posizioni proprio a motivo di tale possibilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per avere lo sperato sviluppo di continuit\u00e0 delle verit\u00e0 rivelate per grazia non basta essere teologi, vescovi, cardinali o papi, ma \u00e8 necessario richiedere l\u2019assistenza speciale, divina, data dallo Spirito Santo solo a quei Concili che, dichiarati alla loro apertura solennemente e indiscutibilmente a carattere dogmatico, tale divina assistenza se la sono garantita formalmente. In tali soprannaturali casi avviene che lo sviluppo dato alla dottrina soprannaturale risulter\u00e0 garantito come veritiero tanto quanto sono gi\u00e0 state divinamente garantite come veritiere le sue premesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 non \u00e8 avvenuto all\u2019ultimo Concilio, dichiarato formalmente a carattere squisitamente pastorale almeno tre volte: alla sua apertura, che \u00e8 quel che conta, poi all\u2019apertura della seconda sessione e per ultimo in chiusura; sicch\u00e9 in tale assemblea da premesse vere si \u00e8 potuti giungere a volte anche a conclusioni almeno opinabili (a conclusioni che, canonicamente parlando, rientrano nel III grado di costrizione magisteriale, quello che, trattando di temi a carattere morale, pastorale o giuridico, richiede unicamente \u201creligioso ossequio\u201d) se non \u201caddirittura errate\u201d, come riconosce anche padre Cavalcoli contraddicendo la sua tesi portante, \u201ce comunque non infallibili\u201d, e che dunque \u201cpossono essere anche mutate\u201d, sicch\u00e9, anche se disgraziatamente non vincolano formalmente, ma \u201csolo\u201d moralmente il pastore che le insegna anche nei casi siano di incerta fattura, provvidenzialmente non sono affatto vincolanti obbligatoriamente l\u2019obbedienza del fedele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altronde, se a gradi diversi di magistero non si fanno corrispondere gradi diversi di assenso del fedele non si capisce cosa ci stiano a fare i gradi diversi di magistero. I gradi diversi di magistero sono dovuti ai gradi diversi di prossimit\u00e0 di conoscenza che essi hanno con la realt\u00e0 prima, con la realt\u00e0 divina rivelata cui si riferiscono, ed \u00e8 ovvio che le dottrine rivelate direttamente da Dio pretendono un ossequio totalmente obbligante (I grado), tali come le dottrine loro connesse se presentate attraverso definizioni dogmatiche o atti definitivi (II grado).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sia le prime che le seconde si distinguono da quelle altre dottrine che, non potendo appartenere al primo gruppo, potranno essere annoverate al secondo solo allorquando si sar\u00e0 appurata con argomenti plurimi, prudenti, chiari e irrefutabili la loro connessione intima, diretta ed evidente con esso nel rispetto pi\u00f9 pieno del principio di Vincenzo di L\u00e9rins (\u201cquod semper, quod ubique, quod ab omnibus creditum est\u201d), garantendo cos\u00ec al fedele di trovarsi anch\u2019esse dinanzi alla conoscenza pi\u00f9 prossima di Dio. Tutto ci\u00f2, come si pu\u00f2 capire, si pu\u00f2 ottenere soltanto nell\u2019esercizio pi\u00f9 consapevole, voluto e implorato dalla e sulla Chiesa del \u201cmunus\u201d, del magistero dogmatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La differenza tra le dottrine di I e II grado e quelle di III \u00e8 data dal carattere certamente soprannaturale delle prime, che invece nel terzo gruppo non \u00e8 garantito: forse c\u2019\u00e8, ma forse anche non c\u2019\u00e8. Quel che va colto \u00e8 che il \u201cmunus\u201d dogmatico \u00e8: 1) un dono divino, dunque 2) un dono da richiedere espressamente e 3) un dono la cui non richiesta non offre poi alcuna garanzia di assoluta verit\u00e0, mancanza di garanzia che sgancia il magistero da ogni obbligo di esattezza e i fedeli da ogni obbligo di obbedienza, pur richiedendo loro religioso ossequio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel III grado potrebbero trovarsi indicazioni e congetture di ceppo naturalistico, e il vaglio per verificare se, depuratele da tali eventuali anche microbiche infestazioni, \u00e8 possibile un loro innalzamento al grado soprannaturale pu\u00f2 compiersi solo ponendole a confronto col fuoco dogmatico: la paglia brucer\u00e0, ma il ferro divino, se c\u2019\u00e8, risplender\u00e0 certo in tutto il suo fulgore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 ci\u00f2 che \u00e8 successo alle dottrine dell\u2019Immacolata Concezione e dell\u2019Assunzione, oggi dogmi, articoli cio\u00e8 di fede appartenenti oggi di diritto al secondo gruppo. Fino rispettivamente al 1854 e al 1950 esse appartennero al gruppo delle dottrine opinabili, al terzo, alle quali si doveva nient\u2019altro che \u201creligioso ossequio\u201d, pari pari a quelle dottrine novelle che, pi\u00f9 avanti elencate qui in breve e sommario inventario, si affastelleranno nel pi\u00f9 recente insegnamento della Chiesa dal 1962.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma nel 1854 e nel 1950 il fuoco del dogma le circond\u00f2 della sua divina e peculiare marchiatura, le avvamp\u00f2, le vagli\u00f2, le impresse e infine in eterno le sigill\u00f2 quali \u201cab initio\u201d gi\u00e0 erano nella loro pi\u00f9 intima realt\u00e0: verit\u00e0 certissime e universalmente comprovate, dunque di diritto appartenenti al ceppo soprannaturale (il secondo) anche se fino allora non formalmente riconosciute sotto tale splendida veste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Felice riconoscimento, e qui si vuol appunto sottolineare che fu riconoscimento degli astanti, del papa in primo luogo, non affatto trasformazione del soggetto: come quando i critici d\u2019arte, dopo averla esaminata sotto ogni punto di vista e indizio utili ad avvalorarla o smentirla \u2013 certificati di provenienza, di passaggi di propriet\u00e0, prove di pigmentazione, di velatura, pentimenti, radiografie e riflettografie \u2013 riconoscono in un quadro d\u2019autore la sua pi\u00f9 indiscutibile e palmare autenticit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quelle due dottrine si rivelarono entrambe di fattura divina, e della pi\u00f9 pregiata. Se qualcuna dunque di quelle pi\u00f9 recenti \u00e8 della stessa altissima mano lo si riscontrer\u00e0 pacificamente col pi\u00f9 splendido dei mezzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Seconda domanda: Pu\u00f2 il nuovo campo dogmatico essere in contraddizione con l\u2019antico?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente no, non pu\u00f2 in alcun modo. Infatti dopo il Vaticano II non abbiamo alcun \u201cnuovo campo dogmatico\u201d, come si esprime padre Cavalcoli, anche se molti vogliono far passare per tale le novit\u00e0 conciliari e postconciliari, pur essendo il Vaticano II un semplice se pur solenne e straordinario \u201ccampo pastorale\u201d. Nessuno dei documenti richiamati da dom Basile Valuet alla sua nota 5 dichiara un\u2019autorevolezza del Concilio maggiore di quella da cui esso fu investito fin dall\u2019inizio: nient\u2019altro che una solenne e universale, cio\u00e8 ecumenica, adunanza \u201cpastorale\u201d intenzionata a dare al mondo alcune indicazioni solo pastorali, rifiutandosi dichiaratamente e ostentatamente di definire dogmaticamente o di colpire d\u2019anatema alcunch\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti i maggiorenti neomodernisti o semplicemente novatori che dir si voglia i quali (come sottolinea il professor Roberto de Mattei nel suo \u201cIl concilio Vaticano II. Una storia mai scritta\u201d) furono attivi nella Chiesa fin dai tempi di Pio XII \u2013 teologi, vescovi e cardinali della \u201cth\u00e9ologie nouvelle\u201d come Bea, C\u00e2mara, Carlo Colombo, Congar, De Lubac, D\u00f6pfner, Frings col suo perito, Ratzinger; K\u00f6nig col suo, K\u00fcng; Garrone col suo, Dani\u00e9lou; Lercaro, Maximos IV, Montini, Suenens, e, quasi gruppo a s\u00e9, i tre maggiorenti della cosiddetta scuola di Bologna: Dossetti, Alberigo e oggi Melloni \u2013 nello svolgimento del Vaticano II e dopo hanno cavalcato con ogni sorta di espedienti la rottura con le detestate dottrine pregresse sullo stesso presupposto, equivocando cio\u00e8 sull\u2019indubbia solennit\u00e0 della straordinaria adunanza; per cui si ha che tutti costoro compirono di fatto rottura e discontinuit\u00e0 proclamando a parole saldezza e continuit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che vi sia poi da parte loro e poi universalmente oggi desiderio di rottura con la Tradizione \u00e8 riscontrabile almeno: 1) dal pi\u00f9 distruttivo scempio perpetrato sulle magnificenze degli altari antichi; 2) dall\u2019egualmente universale odierno rifiuto di tutti i vescovi del mondo tranne pochissimi a dare il minimo spazio al rito tridentino o gregoriano della messa, in stolida e ostentata disobbedienza alle direttive del motu proprio \u201cSummorum Pontificum\u201d. \u201cLex orandi, lex credendi\u201d: se tutto ci\u00f2 non \u00e8 rigetto della Tradizione, cos\u2019\u00e8 allora?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Malgrado ci\u00f2, e la gravit\u00e0 di tutto ci\u00f2, non si pu\u00f2 per\u00f2 ancora parlare in alcun modo di rottura: la Chiesa \u00e8 \u201ctutti i giorni\u201d sotto la divina garanzia data da Cristo nei giuramenti di Matteo 16, 18 (\u201cPort\u00e6 inferi non pr\u00e6valebunt\u201d) e di Matteo 28, 20 (\u201cEgo vobiscum sum omnibus diebus\u201d) e ci\u00f2 la mette metafisicamente al riparo da ogni timore in tal senso, anche se il pericolo \u00e8 sempre alle porte e spesso i tentativi in atto. Ma chi sostiene un\u2019avvenuta rottura \u2013 come fanno alcuni dei maggiorenti anzidetti, ma anche i sedevacantisti \u2013 cade nel naturalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2 non si pu\u00f2 parlare neanche di saldezza, cio\u00e8 di continuit\u00e0 con la Tradizione, perch\u00e9 \u00e8 sotto gli occhi di tutti che le pi\u00f9 varie dottrine uscite dal e dopo il Concilio \u2013 ecclesiologia; panecumenismo; rapporto con le altre religioni; medesimezza del Dio adorato da cristiani, ebrei e islamici; correzione della \u201cdottrina della sostituzione\u201d della Sinagoga con la Chiesa in \u201cdottrina delle due salvezze parallele\u201d; unicit\u00e0 delle fonti della Rivelazione; libert\u00e0 religiosa; antropologia antropocentrica invece che teocentrica; iconoclastia; o quella da cui \u00e8 nato il \u201cNovus Ordo Miss\u00e6\u201d in luogo del rito gregoriano (oggi raccattato a fianco del primo, ma subordinatamente) \u2013 sono tutte dottrine che una per una non reggerebbero alla prova del fuoco del dogma, se si avesse il coraggio di provare a dogmatizzarle: fuoco che consiste nel dar loro sostanza teologica con richiesta precisa di assistenza dello Spirito Santo, come avvenne a suo tempo con il \u201ccorpus theologicum\u201d posto a base dell\u2019Immacolata Concezione o dell\u2019Assunzione di Maria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali fragili dottrine sono vive unicamente per il fatto che non vi \u00e8 nessuna barriera dogmatica alzata per non permettere il loro concepimento e uso. Per\u00f2 poi si impone una loro fasulla continuit\u00e0 col dogma per pretendere verso di esse l\u2019assenso di fede necessario all\u2019unit\u00e0 e alla continuit\u00e0 (cfr. le pp. 70ss, 205 e 284 del sopraddetto mio libro \u201cLa bellezza che ci salva\u201d), restando cos\u00ec tutte in pericoloso e \u201cfragile borderline tra continuit\u00e0 e discontinuit\u00e0\u201d (p. 49), ma sempre al di qua del limite dogmatico, che infatti, se applicato, determinerebbe la loro fine. Anche l\u2019affermazione di continuit\u00e0 tra tali dottrine e la Tradizione pecca a mio avviso di naturalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Terza domanda: Se noi neghiamo l\u2019infallibilit\u00e0 degli sviluppi dottrinali del Concilio che partono da precedenti dottrine di fede o prossime alla fede, non indeboliamo la forza della tesi continuista?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo che la indebolite, caro padre Cavalcoli, anzi: la annientate. E date forza alla tesi opposta, come \u00e8 giusto che sia, che continuit\u00e0 non c\u2019\u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Niente rottura, ma anche niente continuit\u00e0. E allora cosa? La via d\u2019uscita la suggerisce Romano Amerio (1905-1997) con quella che l\u2019autore di \u201cIota unum\u201d definisce \u201cla legge della conservazione storica della Chiesa\u201d, ripresa a p. 41 del mio saggio, per la quale \u201cla Chiesa non va perduta nel caso non \u2018pareggiasse\u2019 la verit\u00e0, ma nel caso \u2018perdesse\u2019 la verit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E quando la Chiesa non pareggia la verit\u00e0? Quando i suoi insegnamenti la dimenticano, o la confondono, la intorbidano, la mischiano, come avvenuto (non \u00e8 la prima volta e non sar\u00e0 l\u2019ultima) dal Concilio a oggi. E quando perderebbe la verit\u00e0? (Al condizionale: si \u00e8 visto che non pu\u00f2 in alcun modo perderla). Solo se la colpisse d\u2019anatema, o se viceversa dogmatizzasse una dottrina falsa, cose che potrebbe fare il papa e solo il papa, se (nella metafisicamente impossibile ipotesi che) le sue labbra dogmatizzanti e anatematizzanti non fossero soprannaturalmente legate dai due sopraddetti giuramenti di Nostro Signore. Insisterei su questo punto, che mi pare decisivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui si avanzano delle ipotesi, ma \u2013 come dico nel mio libro (p. 55) \u2013 \u201clasciando alla competenza dei pastori ogni verifica della cosa e ogni successiva conseguenza, per esempio del se e del chi eventualmente, e in che misura, sia incorso od ora incorra\u201d negli atti configurati. Nelle primissime pagine evidenzio in specie come non si possono alzare gli argini al fiume di una bellezza salvatrice se non sgombrando la mente da ogni equivoco, errore o malinteso: la bellezza si accompagna unicamente alla verit\u00e0 (p. 23), e tornare a far del bello nell\u2019arte, almeno nell\u2019arte sacra, non si riesce se non lavorando nel vero dell\u2019insegnamento e dell\u2019atto liturgico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che a mio avviso si sta perpetrando nella Chiesa da cinquant\u2019anni \u00e8 un ricercato amalgama tra continuit\u00e0 e rottura. \u00c8 lo studiato governo delle idee e delle intenzioni spurie nel quale si \u00e8 cambiata la Chiesa senza cambiarla, sotto la copertura (da monsignor Gherardini nitidamente illustrata anche nei suoi libri pi\u00f9 recenti) di un magistero volutamente sospeso \u2013 a partire dal discorso d\u2019apertura del Concilio \u201cGaudet mater ecclesia\u201d \u2013 in una tutta innaturale e tutta inventata sua forma, detta, con ricercata imprecisione teologica, \u201cpastorale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 svuotata la Chiesa delle dottrine poco o nulla adatte all\u2019ecumenismo e perci\u00f2 invise ai maggiorenti visti sopra e la si \u00e8 riempita delle idee ecumeniche di quegli stessi, e ci\u00f2 si \u00e8 fatto senza toccarne in alcun modo la veste metafisica, per natura sua dogmatica (cfr. p. 62), per natura sua cio\u00e8 soprannaturale, ma lavorando unicamente su quel campo del suo magistero che inferisce unicamente sulla sua \u201cconservazione storica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altre parole: non c\u2019\u00e8 rottura formale, n\u00e9 peraltro formale continuit\u00e0, unicamente perch\u00e9 i papi degli ultimi cinquant\u2019anni si rifiutano di ratificare nella forma dogmatica di II livello le dottrine di III che sotto il loro governo stanno devastando e svuotando la Chiesa (cfr. p. 285). Ci\u00f2 vuol dire che in tal modo la Chiesa non pareggia pi\u00f9 la verit\u00e0, ma neanche la perde, perch\u00e9 i papi, persino in occasione di un Concilio, si sono formalmente rifiutati sia di dogmatizzare le nuove dottrine sia di colpire d\u2019anatema le pur disistimate (o corrette o raggirate) dottrine pregresse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si vede, si potrebbe anche ritenere che tale incresciosissima situazione andrebbe a configurare un peccato del magistero, e grave, sia contro la fede, sia contro la carit\u00e0 (p. 54): non sembra infatti che si possa disobbedire al comando del Signore di insegnare alle genti (cfr. Matteo 28, 19-20) con tutta la pienezza del dono di conoscenza elargitoci, senza con ci\u00f2 \u201cdeviare dalla rettitudine che l\u2019atto \u2013 cio\u00e8 \u2018l\u2019\u2018insegnamento educativo alla retta dottrina\u2019 \u2013 deve avere\u201d (Summa Theologiae I, 25, 3, ad 2). Peccato contro la fede perch\u00e9 la si mette in pericolo, e infatti la Chiesa negli ultimi cinquant\u2019anni, svuotata di dottrine vere, si \u00e8 svuotata di fedeli, di religiosi e di preti, diventando l\u2019ombra di se stessa (p. 76).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peccato contro la carit\u00e0 perch\u00e9 si toglie ai fedeli la bellezza dell\u2019insegnamento magisteriale e visivo di cui solo la verit\u00e0 risplende, come illustro in tutto il secondo capitolo del mio libro. Il peccato sarebbe d\u2019omissione: sarebbe il peccato di \u201comissione della dogmaticit\u00e0 propria alla Chiesa\u201d (pp. 60ss), con cui la Chiesa volutamente non suggellerebbe sopranaturalmente e cos\u00ec non garantirebbe le indicazioni sulla vita che ci d\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo stato di peccato in cui verserebbe la santa Chiesa (si intende sempre: di alcuni uomini della santa Chiesa, ovvero la Chiesa nella sua componente storica), se riscontrato, andrebbe levato e penitenzialmente al pi\u00f9 presto anche lavato, giacch\u00e9, come il cardinale Jos\u00e9 Rosalio Castillo Lara scriveva al cardinale Joseph Ratzinger nel 1988, il suo attuale ostinato e colpevole mantenimento \u201cfavorirebbe la deprecabile tendenza [\u2026] a un equivoco governo cosiddetto \u2018pastorale\u2019, che in fondo pastorale non \u00e8, perch\u00e9 porta a trascurare il dovuto esercizio dell\u2019autorit\u00e0 con danno al bene comune dei fedeli\u201d (pp. 67s)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per restituire alla Chiesa la parit\u00e0 con la verit\u00e0, come le fu restituita ogni volta che si trov\u00f2 in simili drammatiche traversie, altra via non c\u2019\u00e8 che tornare alla pienezza del suo \u201cmunus docendi\u201d, facendo passare al vaglio del dogma a 360 gradi tutte le false dottrine di cui oggi \u00e8 intrisa, e riprendere come \u201chabitus\u201d del suo insegnamento pi\u00f9 ordinario e pastorale (nel senso rigoroso del termine: \u201ctrasferimento della divina Parola nelle diocesi e nelle parrocchie di tutto il mondo\u201d) l\u2019atteggiamento dogmatico che l\u2019ha sopranaturalmente condotta fin qui nei secoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ripristinando la pienezza magisteriale sospesa si restituirebbe alla Chiesa storica l\u2019essenza metafisica virtualmente sottrattale, e con ci\u00f2 si farebbe tornare sulla terra la sua bellezza divina in tutta la sua pi\u00f9 riconosciuta e assaporata fragranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per concludere, una proposta<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci vuole audacia. E ci vuole Tradizione. In vista della scadenza del 2015, cinquantesimo anniversario del Concilio della discordia, bisognerebbe poter promuovere una forte e larga richiesta al Trono pi\u00f9 alto della Chiesa affinch\u00e9, nella sua benignit\u00e0, non perdendo l\u2019occasione davvero speciale di tale eccezionale ricorrenza, consideri che vi \u00e8 un unico atto che pu\u00f2 riportare pace tra l\u2019insegnamento e la dottrina elargiti dalla Chiesa prima e dopo la fatale assemblea, e quest\u2019unico, eroico, umilissimo atto \u00e8 quello di accostare al soprannaturale fuoco del dogma le dottrine sopra accennate invise ai fedeli di parte tradizionista, e le contrarie: ci\u00f2 che deve bruciare brucer\u00e0, ci\u00f2 che deve risplendere risplender\u00e0. Da qui al 2015 abbiamo davanti tre anni abbondanti. Bisogna utilizzarli al meglio. Le preghiere e le intelligenze debbono essere portate alla pressione massima: fuoco al calor bianco. Senza tensione non si ottiene niente, come a Laodicea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo atto che qui si propone di compiere, l\u2019unico che potrebbe tornare a riunire in un\u2019unica cera, come dev\u2019essere, quelle due potenti anime che palpitano nella santa Chiesa e nello stesso essere, riconoscibili l\u2019una negli uomini \u201cfedeli specialmente a ci\u00f2 che la Chiesa \u00e8\u201d, l\u2019altra negli uomini il cui spirito \u00e8 pi\u00f9 teso al suo domani, \u00e8 l\u2019atto che, mettendo fine con bella decisione a una cinquantennale situazione piuttosto anticaritativa e alquanto insincera, riassume in un governo soprannaturale i santi concetti di Tradizione e audacia. Per ricostruire la Chiesa e tornare a fare bellezza, il Vaticano II va letto nella griglia della Tradizione con l\u2019audacia infuocata del dogma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque tutti i tradizionisti della Chiesa, a ogni ordine e grado come a ogni particolare taglio ideologico appartengano, sappiano raccogliersi in un\u2019unica sollecitazione, in un unico progetto: giungere al 2015 con il pi\u00f9 vasto, consigliato e ben delineato invito affinch\u00e9 tale ricorrenza sia per il Trono pi\u00f9 alto l\u2019occasione pi\u00f9 propria per ripristinare il divino \u201cmunus docendi\u201d nella sua pienezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">______________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro di Enrico Maria Radaelli \u201cLa bellezza che ci salva\u201d (prefazione di Antonio Livi, 2011, pp. 336, euro 35,00) pu\u00f2 essere richiesto direttamente all\u2019autore (enricomaria.radaelli@tin.it) o alla Libreria Hoepli di Milano (www.hoepli)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>www.chiesa 16 giugno 2011 I mali della Chiesa e la &#8220;via soprannaturale&#8221; per guarirli, in un manifesto choc scritto da Enrico M. 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