{"id":4559,"date":"2011-05-12T15:00:51","date_gmt":"2011-05-12T13:00:51","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-02-27T13:38:11","modified_gmt":"2015-02-27T12:38:11","slug":"cronache-da-cuba-lultimo-paradiso-2010-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/cronache-da-cuba-lultimo-paradiso-2010-ii\/","title":{"rendered":"Cronache da Cuba, l&#8217;ultimo paradiso (2010) II"},"content":{"rendered":"<div>\n<p style=\"text-align: center;\">La rubrica di <strong>Yoani S\u00e0nchez<\/strong> su Internazionale<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">(<em>segue annata 2010<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/Fidel_Cuba_1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-20106\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/Fidel_Cuba_1.jpg\" alt=\"Fidel_Cuba_1\" width=\"279\" height=\"181\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">a cura di <strong>rassegna Stampa<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n. 860 del 20 agosto 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>L&#8217;ALTRO SILVIO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre i giovani di tutto il mondo si godevano la musica degli anni sessanta, per i cubani era proibito ascoltare qualunque cosa avesse reminiscenze imperialiste, Beatles compresi. Proprio in quell&#8217;epoca nacque sulla nostra isola quello che prese il nome di movimento della <em>nueva trova <\/em>cubana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Silvio Rodriguez ne \u00e8 stato il massimo esponente, con versi poetici e melodie che mescolano le tonalit\u00e0 della nostra trova tradizionale con gli accordi di Bob Dylan. La sua generazione, segnata dagli effetti euforici della rivoluzione, lo considerava un contestatario per via della seconda lettura che si poteva fare dei suoi testi. Le canzoni furono proibite in alcuni programmi tv.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poco a poco, davanti agli occhi di fan e detrattori, il movimento fu assorbito dall&#8217;apparato ideologico filogovernativo e le sue canzoni diventarono la musica di fondo di ogni evento politico. Oggi Silvio Rodriguez \u00e8 la rappresentazione in carne e ossa della nostalgia per un&#8217;utopia che non si \u00e8 mai avverata. In pochi gli perdonano i tanti anni da deputato durante i quali non ha mai alzato la mano per chiedere la fine della criminalizzazione degli oppositori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per sua fortuna sar\u00e0 ricordato solo per aver composto delle belle canzoni. In casa conservo tutti i suoi dischi, ma li ascolto di rado. Ho paura di scoprire delle note stonate. Preferisco farli riposare, finch\u00e9 un giorno Cuba non sar\u00e0 il giardino dove potranno riposare in pace tutti gli unicorni, qualunque sia il loro colore.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale <\/strong>n.861 del 27 agosto 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;AvanaYoani S\u00e0nchez<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>INTERFERENZE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;apparecchio radio che mi hanno regalato per il compleanno sonnecchia su uno scaffale, coperto dalla polvere. Non c&#8217;\u00e8 motivo di accenderlo, non si sente praticamente niente. Nemmeno le stazioni cubane: la zona \u00e8 piena di palazzi ministeriali e antenne usate per ostacolare le trasmissioni a onde corte che arrivano sull&#8217;isola. Mi illudo di poter ascoltare la <em>Deutsche Welle<\/em>, per mantenere vivo il mio tedesco. Ma dall&#8217;altoparlante esce solo un ronzio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viviamo nel mezzo di una guerra di frequenze radiofoniche. <em>Radio <\/em><em>Marti<\/em>, che trasmette dagli Stati Uniti, cerca di intromettersi nel nostro spazio radioelettrico. Anche se vietata, l&#8217;emittente \u00e8 estremamente popolare. Agli apparecchi radio in vendita nei negozi ufficiali viene tolto il modulo che permette di ricevere le trasmissioni straniere. Cos\u00ec non \u00e8 raro vedere sui tetti di molti palazzi gli aggeggi che consentono di captare i segnali dall&#8217;estero<strong><strong>.<\/strong><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rinchiusi dentro casa, i cubani cercano la posizione migliore per superare le interferenze. Capita di vedere qualcuno disteso sul pavimento mentre cerca il punto esatto in cui le trasmissioni che arrivano da fuori riescono a sovrapporsi alla programmazione locale. Non importa cosa stanno trasmettendo dall&#8217;altra parte. Non importa se \u00e8 un noiosissimo programma musicale, un notiziario in inglese o le previsioni del tempo di altre parti del mondo.L&#8217;importante \u00e8 che suoni diverso, che sia lontano dal miscuglio di ordini e prosa senza libert\u00e0 trasmesso ogni giorno dalla radio cubana<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.862 del 3 settembre 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>RICETTE PROIBITE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo ristorante privato, Humberto serve di nascosto aragoste, gamberi e carne di manzo. Questi prodotti sono tenuti sotto stretto controllo dalla legge cubana. Il loro possesso &#8211; senza un&#8217;autorizzazione regolare &#8211; pu\u00f2 costare vari anni di prigione. Le ricette non compaiono nel men\u00f9, ma quando arriva un cliente dall&#8217;aspetto affidabile Humberto gli sussurra all&#8217;orecchio le prelibatezze proibite che lo attendono in cucina, lontano dalla vista degli ispettori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1994 Cuba ha autorizzato il lavoro autonomo e il paese si \u00e8 riempito di ristoranti che cucinavano bistecche di maiale o pizze napoletane. L&#8217;offensiva rivoluzionaria della fine degli anni sessanta aveva soffocato la creativit\u00e0, ma la camicia di forza si stava allentando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra la sorpresa e l&#8217;entusiasmo, gli abitanti dell&#8217;Avana hanno visto la citt\u00e0 riempirsi di chioschetti e case trasformate in ristoranti, ribattezzati <em>paladares. <\/em>Ma l&#8217;euforia \u00e8 durata poco a causa delle tasse, delle restrizioni per assumere dipendenti che non appartengono alla cerchia familiare e della lista dei prodotti proibiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti <em>paladares <\/em>hanno chiuso i battenti.Ad agosto Ra\u00f9l Castro ha annunciato che ci saranno degli incentivi per il lavoro autonomo. Humberto ha tirato un sospiro di sollievo, perch\u00e9 stava pensando di riconsegnare la licenza e prendere un taxi illegale. Forse non sar\u00e0 obbligato a far sposare sua figlia con il cuoco per farlo lavorare con lui. E forse potr\u00e0 offrire liberamente le merci nascoste nella sua cucina.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.863 del10 settembre 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>FINESTRE CON LE GRATE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle dieci di mattina si sono calati dal terrazzo sul balcone, al dodicesimo piano. L&#8217;appartamento era vuoto e i due ragazzi si sono portati via il videoregistratore e qualche vestito. Qualche giorno prima in quella casa era arrivato un parente emigrato: forse i ladri pensavano di trovare qualche dollaro nascosto in un barattolo. Hanno guardato dappertutto, ma la famiglia aveva gi\u00e0 speso quel poco che l&#8217;ospite aveva lasciato. La polizia non ha rintracciato i delinquenti n\u00e9 la refurtiva. I vicini, spaventati, hanno cominciato a proteggere i loro balconi con delle grate e qualcuno ha comprato anche un cane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Avana si \u00e8 riempita di inferriate, grate e sbarre alle porte, alle finestre e agli abbaini dei tetti. Tutti hanno paura di essere svaligiati del poco che hanno e i pi\u00f9 ricchi sanno che ci sono occhi in attesa di una minima distrazione per intrufolarsi nelle loro case. Il furto in appartamento \u00e8 diventato uno dei reati pi\u00f9 comuni: c&#8217;\u00e8 chi si gioca la vita saltando un muro per fuggire con un fon. \u00c8 raro che la refurtiva venga ritrovata o il ladro sia arrestato, perch\u00e9 gli investigatori non hanno le risorse per analizzare le impronte digitali o il dna lasciato sulla scena del reato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La protezione migliore contro i ladri sono le grate. Alcune sono belle, altre davvero brutte. Negli ultimi anni ne sono spuntate cos\u00ec tante che si ha l&#8217;impressione di vivere di nuovo in una citt\u00e0 circondata da mura, questa volta non per difenderci dai pirati ma dai furfanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.866 del 1 ottobre 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>LA BENZINA DI CARACAS<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Luned\u00ec \u00e8 stato un giorno strano. Quando i vecchietti sono andati a comprare il Granma, hanno notato che le elezioni legislative venezuelane erano a malapena nominate. Quella stessa mattina i gestori dei benzinai hanno ricevuto una busta sigillata con i nuovi prezzi della benzina. Ma l&#8217;hanno potuta aprire solo dopo aver saputo che il partito di Hugo Ch\u00e0vez non aveva ottenuto i due terzi all&#8217;assemblea nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;operazione di rincaro del combustibile \u00e8 stata organizzata in assoluta segretezza. Quando gli automobilisti sono andati a fare benzina, hanno scoperto che dovevano pagare fino al 20 per cento in pi\u00f9. I cubani hanno associato il risultato delle elezioni in Venezuela all&#8217;improvviso rincaro del carburante. E alcuni si sono accaparrati decine di litri di diesel, per paura che nei prossimi giorni il prezzo aumenti ancora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;Avana la preoccupazione \u00e8 tangibile. Perfino i bambini delle elementari lo sanno: senza il sostegno incondizionato di questo vicino che ci vende petrolio a prezzi di favore, il sistema energetico nazionale potrebbe collassare da un momento all&#8217;altro. Ma sappiamo anche che se Caracas continuer\u00e0 a inviarci aiuti cos\u00ec sostanziosi, il governo cubano non sar\u00e0 obbligato a proseguire sulla strada dell&#8217;apertura economica e politica. Il 26 settembre si decideva anche il nostro futuro. Ma la stampa e la tv di stato non hanno parlato della sensazione &#8211; a met\u00e0 tra la paura e il sollievo &#8211; che ha attraversato l&#8217;\u2019sola da un capo all&#8217;altro<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.867 del 8 ottobre 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>ILLUSIONI DI CAMBIAMENTO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per fortuna non mi facevo pi\u00f9 molte illusioni, altrimenti sarei rimasta davvero delusa quando, un paio di settimane fa, mi hanno negato per l&#8217;ottava volta in tre anni il permesso di viaggiare all&#8217;estero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quando Ra\u00f9l Castro ha ereditato la presidenza di Cuba, nel febbraio del 2008, la cosa di cui parlano di pi\u00f9 gli studiosi sono i cambiamenti che sarebbero avvenuti nel socialismo cubano. Le speculazioni sono cominciate quando il generale ha annunciato che bisognava introdurre dei cambiamenti strutturali nell&#8217;economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti hanno creduto di poter avere una connessione internet, una tv via cavo o un&#8217;antenna parabolica. Abbiamo immaginato che sarebbe sparito l&#8217;assurdo divieto di vendere una casa o una macchina, e che finalmente il diritto di fondare un&#8217;azienda non sarebbe pi\u00f9 stato un privilegio dello stato e degli investitori stranieri. Ma da quando abbiamo cominciato a sentir parlare di aperture, il nostro sogno pi\u00f9 assurdo \u00e8 stato pensare che si abolissero le restrizioni che obbligano gli abitanti del &#8220;primo territorio libero d&#8217;America&#8221; a chiedere un permesso per visitare un altro paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 meglio cambiare illusioni. Le mie speranze non riguardano la volont\u00e0 dei politici, ma il peso dell&#8217;ostinata realt\u00e0. Tutto cambier\u00e0, anche se loro si oppongono. I miei nipoti mi prenderanno per bugiarda quando gli racconter\u00f2 com&#8217;erano le cose ai miei tempi e io sar\u00f2 felice di vedere che gli sembreranno impossibili queste sciocchezze.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.868 del 15 ottobre 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong> LIBRI FODERATI E AUTORI PROIBITI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro era foderato con una di quelle riviste piene di colori e povere di verit\u00e0 che cercano di convincere i turisti dei vantaggi dell&#8217;utopia cubana. Lo leggeva un ragazzino &#8211; gli stavano spuntando i primi baffi &#8211; e, nonostante i sobbalzi dell&#8217;autobus e le persone che si frapponevano tra me e quelle pagine, l&#8217;ho riconosciuto: era <em>La <\/em><em>guerra della fine del mondo <\/em>di Mario Vargas Llosa, che pochi giorni fa ha ricevuto il Nobel per la letteratura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Cuba coprire la copertina dei libri censurati \u00e8 stato un trucco che per anni ci ha permesso di sfogliare in luoghi pubblici gli autori esiliati dalle librerie ufficiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dimostrare una cultura letteraria all&#8217;Avana oggi non significa conoscere Alejo Carpentier o Julio Cort\u00e0zar, ma aver tenuto tra le mani un libro di Reinaldo Arenas, Herta M\u00f9ller o Guillermo Cabrer\u00e0 Infante. La seduzione degli espulsi \u00e8 infinitamente pi\u00f9 grande di quella degli scrittori autorizzati. Abbiamo letto Vargas Llosa non solo per il suo talento di narratore o per l&#8217;arguzia dei suoi articoli, ma anche come gesto di ribellione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c&#8217;\u00e8 legame pi\u00f9 forte tra un autore e i suoi lettori di quello che si stabilisce nella clandestinit\u00e0. Un po&#8217; di paura di essere scoperti ci rimarr\u00e0 sempre di fronte all&#8217;opera di Mario Vargas Llosa, ma gran parte del timore si sta dissipando. Da un po&#8217; di tempo ho notato che alcune persone pi\u00f9 coraggiose leggono i suoi romanzi, senza foderare la copertina, nei parchi, in ufficio o nelle aule universitarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale <\/strong>n.869 del 22 ottobre 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>SILENZIO E TEMPESTA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una tegola di zinco ha preso il volo disegnando un&#8217;incredibile coreografia in aria prima di cadere sul tetto di un altro edificio. Le raffiche di vento del ciclone tropicale Paula hanno spezzato rami, provocando ventidue frane all&#8217;Avana e lasciandoci per pi\u00f9 di un giorno senza elettricit\u00e0. In un&#8217;isola abituata al passaggio di forti uragani, questa piccola meteora dal nome di donna \u00e8 stata una sgradevole sorpresa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;imprevisto \u00e8 dipeso dal fatto che i mezzi d&#8217;informazione non hanno voluto scatenare l&#8217;allarme o hanno sottovalutato gli effetti delle raffiche divento sulle case decrepite della capitale. Paula ha reso evidente che le autorit\u00e0 non vogliono aggiungere neanche un pizzico di malessere alla gi\u00e0 critica realt\u00e0. In altre circostanze ci avrebbero detto di rinforzare le finestre e seguire i comunicati ufficiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, per le strade, le battute contro l&#8217;istituto di meteorologia si mescolano alle critiche contro la protezione civile, che non ha sospeso le lezioni a scuola. Alla vigilia dell&#8217;arrivo di Paula i tg hanno dedicato pi\u00f9 di 25 minuti alla quarta parte di una riflessione di Fidel Castro. L&#8217;ex presidente ha snocciolato dettagli interni della politica statunitense, mentre tutti ci aspettavamo notizie sulla tempesta tropicale. Chi ha ordinato alla stampa di non alimentare l&#8217;allarme ha ancora un tetto. Ma molte altre persone si ricorderanno di Paula come del giorno in cui hanno visto crollare la loro casa o hanno perso definitivamente la fiducia nei mezzi d&#8217;informazione ufficiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.871 del 5 novembre 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>PEPITO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risata e lo sberleffo sono terapie d\u00ec gruppo a Cuba. Qui la frustrazione \u00e8 esorcizzata con l&#8217;umorismo. Ridiamo di noi, ma anche di chi ci governa, nell&#8217;intimit\u00e0 della famiglia o nella cerchia ristretta degli amici. Inventiamo dei soprannomi, cerchiamo buffe analogie tra i personaggi pubblici e raccontiamo barzellette. Insomma, ci sganasciamo dalle risate anche se avremmo pi\u00f9 motivi per piangere che per essere contenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa vocazione nazionale alla battuta si manifesta anche in Pepite, un eterno scolaro che pone domande scomode. Il bambino, dalla lingua affilata e le tasche bucate, \u00e8 il personaggio principale di molti dei nostri racconti satirici. Le sue storie circolano in clandestinit\u00e0, passando di bocca in bocca. Sento parlare di questo bambino immaginario da quando ho l&#8217;uso della ragione. Pepito \u00e8 andato sulla Luna quando l&#8217;Unione Sovietica e Cuba hanno lanciato la loro prima missione nello spazio, \u00e8 stato a fianco di papa Giovanni Paolo II durante la sua visita all&#8217;Avana ed \u00e8 entrato nel bunker segreto in cui Fidel Castro ha passato la convalescenza. \u00c8 stato ovunque e in nessun luogo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma proprio quando pensavamo che non ci avrebbe mai abbandonati, Pepito ha cominciato a languire. Oggi \u00e8 difficile sentire qualche nuova storia su di lui. Io mi sveglio ogni mattina sperando nel suo ritorno. Prima o poi le battute torneranno nelle nostre vite sotto forma di un bambino ribelle che non ha rispetto di niente e di nessuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale n<\/strong>. 872 del 12 novembre 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>SCARPETTE DA BALLO NELLA NOTTE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul palcoscenico danza una figura in scarpette e tut\u00f9, una delle pi\u00f9 importanti dell&#8217;American ballet theater in tourn\u00e9e all&#8217;Avana. Il pubblico applaude in delirio un corpo di ballo che \u00e8 stato assente da Cuba per cinquant&#8217;anni. Abbiamo vissuto una settimana glamour di applausi prolungati dalle poltrone del teatro e di grida di incitamento davanti a ogni<em> fouett\u00e9. <\/em>Abbiamo trattato sul prezzo di un biglietto al mercato nero per farci trasportare dalle luci e dalla musica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il festival di danza ci ha fatto dimenticare le preoccupazioni quotidiane, soprattutto quelle per i licenziamenti che colpiscono decine di migliaia di persone in tutto il paese. Lo <em>Schiaccianoci, Coppelia e II lago <\/em><em>dei cigni <\/em>ci hanno distratto anche da altre questioni scottanti, come il mancato rispetto dei termini per la liberazione dei prigionieri politici: tredici sono ancora in carcere. Tra le coreografie e un fitto programma di presentazioni, la prima settimana di novembre ci \u00e8 sembrata irreale, avulsa dal contesto preoccupante in cui viviamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sono decisa a vedere la versione del <em>Don Chisciotte <\/em>nella sala Garcia Lorca e ho assistito a una bellissima festa di luci, costumi e musica. Alla fine dello spettacolo sono stata una delle ultime persone a uscire dalla sala piena di poltrone di velluto rosse. Sono rimasta anche quando il sipario si era chiuso e nei camerini i ballerini si toglievano il trucco. Uscendo da l\u00ec era tutto molto diverso: l&#8217;oscurit\u00e0 era calata intorno al campidoglio e ormai era ora di tornare a casa.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.873 del 19 novembre 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>SESTO CONGRESSO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono nata nel 1975, l&#8217;anno del primo congresso del Partito comunista cubano. Nel 1986, quando il Pcc si \u00e8 riunito per la terza volta, \u00e8 cominciato il processo di rettifica degli errori. Nel 1991 il piatto forte \u00e8 stata la flessibilizzazione che ha permesso ai religiosi di en\u00adtrare nel partito, anche se la percentuale di credenti entrati nel Pcc \u00e8 stata pi\u00f9 bassa di quella degli iscritti che si sono tolti pubblicamente la ma\u00adschera dell&#8217;ateismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A causa del periodo speciale, abbiamo dovuto aspettare fino al 1997 per vedere la quinta riunione dell'&#8221;avanguardia organizzata della nazione cubana&#8221;. Questa volta per redigere un documento intitolato &#8220;Per la democrazia e i diritti umani che difendiamo&#8221;. Un&#8217;ironia non da poco in un paese da cui non si pu\u00f2 uscire senza un permesso e dove sono punite l&#8217;associazione e l&#8217;espressione del dissenso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pochi giorni fa sono state pubblicate le linee guida del sesto congresso del Pcc. La piattaforma rafforza l&#8217;iniziativa privata e si prefigge di dare pi\u00f9 libert\u00e0 ai lavoratori autonomi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione pi\u00f9 scottante poteva essere la rielezione di Fidel Castro come eterno leader del Pcc o la sua sostituzione. Ma le aspettative sono sfumate con l&#8217;annuncio di una conferenza nazionale parallela al congresso, dove si affronteranno le questioni interne al partito. Il vero congresso, di cui non si conoscono n\u00e9 luogo n\u00e9 data, sar\u00e0 questo e segner\u00e0 le nostre vite con la stessa cecit\u00e0 del passato<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale <\/strong>n.874 del novembre 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>PATTO SOCIALE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un centro scientifico dell&#8217;Avana l&#8217;economista Juan Triana ha tenuto una conferenza sulla crisi del paese. Mentre spiegava lo stato delle finanze cubane, il pubblico tossiva per il nervosismo e rideva delle nostre assurdit\u00e0 finanziarie. Alla fine \u00e8 calato un silenzio sepolcrale. L&#8217;economista ha mostrato dei grafici che illustravano il calo della produzione, la dipendenza dai mercati stranieri e il bisogno di rendere efficiente l&#8217;industria nazionale. Ha parlato del disastro della raccolta dello zucchero, che nell&#8217;ultimo anno ha superato di poco il milione di tonnellate, in questo paese che un tempo era lo zuccherificio del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;intervento \u00e8 stato registrato da una telecamera e nel giro di poche settimane \u00e8 stato diffuso attraverso le reti d&#8217;informazione alternativa. Le parole erano dure, lontane dai toni trionfalistici dei mezzi d&#8217;informazione ufficiali. L&#8217;economista ha analizzato le caratteristiche della crisi bancaria ed \u00e8 arrivato a sostenere che, se il problema non si risolver\u00e0 in breve tempo, il governo potrebbe portare &#8220;i carri armati in strada&#8221;. La conferenza ha raggiunto migliaia di cubani che non hanno studiato economia e che non sanno cosa sia il deficit di bilancio. Ma tutti hanno ascoltato con attenzione, perch\u00e9 si parlava di cose che conoscono bene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti continuano a pensare ad alcune frasi dette dall&#8217;economista, una delle quali si riferiva alla possibilit\u00e0 che si &#8220;rompa il patto sociale&#8221; tra le autorit\u00e0 e i cittadini, una frattura che oggi tutti vogliamo evitare.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.875 del 3 dicembre 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>OMBRE LUNGHE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono due uomini all&#8217;angolo della strada. Uno ha un auricolare, l&#8217;altro fissa il portone del palazzo. Tutti quelli che vivono in zona sanno benissimo perch\u00e9 sono l\u00ec. In uno degli appartamenti vive un dissidente: i due poliziotti politici tengono sotto controllo chi entra e chi esce, e l\u00ec vicino hanno una macchina per seguirlo ovunque vada.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non cercano di nascondersi. Vogliono far capire a tutti che quel soggetto \u00e8 schedato, per spingere gli amici ad allontanarsi ed evitare di finire nella ragnatela della vigilanza. A Cuba chiunque dissenta ha un&#8217;ombra che lo segue ovunque. Si chiamano <em>seguro<\/em><em>sos <\/em>e usano tecniche sofisticate di supervisione, dalle intercettazioni telefoniche o ambientali alla localizzazione attraverso il segnale del cellulare. Gli effetti sulla vita personale di operazioni di questo genere sono tali che i cubani chiamano la sicurezza di stato con nomi terribili come &#8220;Apparato&#8221;, &#8220;Armageddon&#8221; o &#8220;Trituratrice&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una frase illustra la smisurata proporzione di poliziotti politici che si aggirano intorno a ogni oppositore. A bassa voce <em>e <\/em>guardandosi alle spalle, molti dicono con sarcasmo: &#8220;Quante braccia rubate all&#8217;agricoltura, guarda questi, passano le giornate a controllare chi la pensa diversamente&#8221;. Quanto sarebbe diverso se invece di proiettare la loro lunga ombra sui critici del sistema la lasciassero cadere su un cesto di lattuga o una piantina di pomodoro, su quel solco &#8211; oggi vuoto &#8211; che potrebbero aiutare a seminare.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.876 del 10 dicembre 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>PASSAPORTO O SALVACONDOTTO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha solo 32 pagine e una sobria copertina blu: il passaporto cubano sembra pi\u00f9 un salvacondotto che un documento d&#8217;identit\u00e0. Indispensabile per uscire dall&#8217;isola, averlo non garantisce per\u00f2 di poter prendere un aereo. Viviamo nell&#8217;unico paese al mondo in cui per avere questo documento di viaggio bisogna pagare in una valuta diversa da quella dei nostri stipendi. Costa 55 pesos convertibili, e un lavoratore medio deve mettere da parte lo stipendio di tre mesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;inizio del ventunesimo secolo non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec insolito incontrare un cubano con un passaporto, ma negli anni settanta e ottanta solo pochi eletti ne avevano uno. Eravamo diventati un popolo immobile, e i pochi che andavano all&#8217;estero erano in missione per il governo (o cercavano di raggiungere l&#8217;esilio). Attraversare la barriera del mare era un premio concesso ai pi\u00f9 fedeli, mentre gli altri restavano a guardare. Per fortuna le cose sono cambiate, forse grazie all&#8217;arrivo dei turisti, che ci hanno contagiato con la loro curiosit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi quando ottengono la cittadinanza di un altro paese i miei compatrioti tirano un sospiro di sollievo: sanno che presto proveranno un senso di appartenenza per un altro luogo. Poche pagine, una copertina foderata di pelle e l&#8217;emblema di un altro paese possono fare la differenza. Nel frattempo, il libretto blu con l&#8217;emblema di Cuba rimane nascosto in un cassetto, in attesa che diventi una ragione di orgoglio e non di dolore<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.877 del 17 dicembre 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall\u2019Avana Yoani Sanchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>LA TRIBUNA DELLO SCHERMO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest&#8217;anno festeggiamo il sessantesimo anniversario dell&#8217;arrivo della tv nella nostra vita nazionale, orgogliosi di essere stati i primi latinoamericani ad aver conosciuto uno dei prodigi del novecento. Nei primi dieci anni di vita il piccolo schermo ci ha offerto spazi informativi, eventi sportivi, telenovela e altri prodotti importati come cartoni animati, film d&#8217;avventura, telefilm e ovviamente pubblicit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1959, quando la rivoluzione trionf\u00f2, l&#8217;ingresso dei ribelli all&#8217;Avana fu trasmesso in tutto il paese.Poco tempo dopo quei guerriglieri trasformarono i canali televisivi in una propriet\u00e0 dello stato. La tv divent\u00f2 la tribuna pi\u00f9 importante della rivoluzione per pronunciare arringhe, condannare e convincere in assenza di concorrenza. Scomparvero le pubblicit\u00e0, sostituite da messaggi in cui si raccomanda ai cittadini di risparmiare l&#8217;elettricit\u00e0 e l&#8217;acqua, mescolati agli appelli a sfilare il i maggio, a brevi note biografiche sugli eroi della Sierra Maestra e a promemoria storici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;improvviso cambiamento non \u00e8 sfuggito alle frecciate umoristiche. Come la battuta sul Nobel per la chimica assegnato al presidente dell&#8217;istituto di radio e televisione per aver trasformato la tv cubana in spazzatura. Quando il <em>lider maximo <\/em>occupava lunghe ore della programmazione si diceva che qualcuno avesse fatto riparare il suo televisore per una macchia verde che non voleva andarsene dallo schermo. Prima ci divertivamo con la televisione e ora ridiamo di lei.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=4558\" target=\"_blank\">vai agli articoli dell&#8217;annata 2011<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La rubrica di Yoani S\u00e0nchez su Internazionale (segue annata 2010) a cura di rassegna Stampa<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/cronache-da-cuba-lultimo-paradiso-2010-ii\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":20112,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[32,72,108],"tags":[603],"class_list":["post-4559","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofia-del-comunismo","category-cuba","category-paesi-e-continenti","tag-cuba-2","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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