{"id":4558,"date":"2011-05-12T14:52:12","date_gmt":"2011-05-12T12:52:12","guid":{"rendered":""},"modified":"2019-07-11T16:55:28","modified_gmt":"2019-07-11T14:55:28","slug":"cronache-da-cuba-lultimo-paradiso-2011-i","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/cronache-da-cuba-lultimo-paradiso-2011-i\/","title":{"rendered":"Cronache da Cuba, l&#8217;ultimo paradiso (2011) I"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\">La rubrica di <strong>Yoani S\u00e0nchez<\/strong> su Internazionale<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=3463\">Yohani S\u00e0nchez<\/a><\/strong> \u00e8 probabilmente la cubana pi\u00f9 odiata dal regime comunista\u00a0dell&#8217;isola caraibica\u00a0ma non \u00e8 una dissidente e neppure una oppositrice politica. E&#8217; una donna qualunque, che per\u00f2 da alcuni anni sul suo blog descrive la vita quotidiana nell&#8217;ultimo &#8220;paradiso&#8221; socialista.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Su internet tiene una sorta di diario dove\u00a0\u00a0descrive il fallimento di una ideologia e di un regime che doveva dare libert\u00e0 e felicit\u00e0 a tutti e che invece ha dato ai suoi connazionali una vita di miseria, di grigio squallore e quasi senza speranza. Alla S\u00e0nchez, stranamente, \u00e8 stata affidata una rubrica sul settimanale di sinistra <\/em>Internazionale<em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Stranamente, perch\u00e8 \u00e8 qui che\u00a0albergano gli ultimi nostralgici sostenitori del socialismo\u00a0e per i quali Cuba ancora oggi rappresenta l&#8217;ultima illusione. In questo spazio vi proponiamo alcuni dei suoi articoli.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/Cuba_2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-20110\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/Cuba_2.jpg\" alt=\"Cuba_2\" width=\"154\" height=\"200\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">a cura di <strong>Rassegna Stampa<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.879 del 7 gennaio 2011<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>LA RIVOLUZIONE SEPOLTA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A mezzanotte del 31 dicembre da ogni balcone del mio palazzo \u00e8 scrosciata una cascata. I cubani hanno la tradizione di lanciare un secchio d&#8217;acqua alla fine di ogni anno per pulire tutto il brutto e aspettare spiritualmente &#8220;puliti&#8221; il mese che sta per cominciare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pochi confessano l&#8217;elenco completo di speranze per il prossimo anno, ma \u00e8 facile immaginare che un punto importante della lista sia il bisogno di cambiamenti politici. &#8220;Che tutto questo finisca una buona volta&#8221;, dicono alcuni, &#8220;che le riforme di Ra\u00f9l possano migliorare le nostre vite&#8221;, sperano altri, o &#8220;che il 2011 sia l&#8217;anno che abbiamo tanto aspettato&#8221;, auspicano quelli che hanno perso la pazienza e la fede. La parola &#8220;rivoluzione&#8221; \u00e8 assente da queste profezie popolari, perch\u00e9 gran parte dei cubani ha smesso di considerarla un&#8217;entit\u00e0 dinamica, in trasformazione. Molti credono addirittura che sia morta da tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Assistiamo al suo funerale, con un dubbio: cos&#8217;\u00e8 andato storto? Quand&#8217;\u00e8 che la rivoluzione si \u00e8 trasformata in un cadavere? Sappiamo gi\u00e0 che in parte hanno avuto un ruolo determinante malattie croniche come il personalismo, la burocrazia, la subordinazione a una potenza straniera e la copia di un modello che sembrava bello solo sui libri di testo. Ma dobbiamo ancora capire se sono state le nostre mani o le nostre menti ad aver asfissiato la creatura che abbiamo tentato di creare o se nella genetica del processo c&#8217;erano dall&#8217;inizio i cromosomi del fallimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.880 del 14 gennaio 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>LICENZIAMENTI E REALT\u00c0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per chi \u00e8 cresciuto in un paese dove lo stato ha avuto per decenni il monopolio del lavoro, essere costretti a guadagnarsi da vivere da soli \u00e8 come fare un salto nel vuoto. Ecco perch\u00e9 in questi giorni in tutti i luoghi di lavoro \u00e8 palpabile la paura per la pubblicazione della temuta lista con i nomi di chi perder\u00e0 il posto. Decidere quali dipendenti rimarranno e quali no spetta a cia-scun dirigente e si sono gi\u00e0 verificati casi in cui non sono i pi\u00f9 capaci a mantenere il posto, ma i pi\u00f9 vicini al direttore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paradossalmente i posti che tutti cercano di mantenere non sono pagati abbastanza, ma la diminuzione di un quarto della forza lavoro attiva non comporter\u00e0 per ora un aumento degli stipendi di chi rimane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La riduzione degli organici colpir\u00e0 anche settori delicati come la sanit\u00e0 pubblica. \u00c8 il momento di aprire gli occhi davanti a una Cuba diversa, in cui la promessa della piena occupazione non si proclama ai quattro venti e il lavoro autonomo appare ostico e insicuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni abbandoneranno i loro camici bianchi per le forbici da barbiere, o le siringhe per un forno dove cuocere pane e pizze. Impareranno strada facendo che l&#8217;indipendenza economica porta con s\u00e9 l&#8217;indipendenza politica, andranno in bancarotta o si arricchiranno, mentiranno nella dichiarazione dei redditi o diranno quanto hanno guadagnato. Insomma, imboccheranno una strada nuova, difficile, dove lo stato padre non potr\u00e0 sostenerli, ma non avr\u00e0 neanche la forza di punirli.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.881 del 21 gennaio 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>CAFF\u00c8 AMARO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bere una tazza di caff\u00e8 la mattina \u00e8 l&#8217;equivalente nazionale della colazione. Possono mancare il pane, il burro e anche l&#8217;irraggiungibile latte, ma un risveglio senza questa bevanda calda e stimolante lascia presagire una brutta giornata. Quand&#8217;ero bambina tutti gli adulti che mi circondavano bevevano tazze su tazze di caff\u00e8 mentre chiacchieravano: il rito di condividere un caff\u00e8 era importante come abbracciare qualcuno o invitarlo a entrare in casa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche settimana fa Ra\u00f9l Castro ha annunciato che il caff\u00e8 del mercato razionato sar\u00e0 mescolato con altri ingredienti. \u00c8 stato buffo sentire un presidente parlare di argomenti culinari, ma a noi cubani ha fatto anche ridere il fatto che ci spiegasse una prassi comune da anni nell&#8217;isola. Non solo alteriamo da tempo la pi\u00f9 importante bevanda nazionale, ma lo stato ci ha anche superato in furbizia senza dichiararlo sull&#8217;etichetta del prodotto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si potr\u00e0 pi\u00f9 usare l&#8217;aggettivo &#8220;cubano&#8221;, perch\u00e9 non \u00e8 un segreto che il paese importa caff\u00e8 dal Brasile e dalla Colombia. A Cuba la produzione annuale di caff\u00e8 \u00e8 scesa da 60 mila tonnellate a seimila. Negli ultimi mesi &#8220;il nettare nero degli d\u00e8i bianchi&#8221;, come una volta l&#8217;hanno definito gli indigeni, ha cominciato a scarseggiare. Le casalinghe hanno ricominciato ad aggiungere piselli tostati e macinati per garantire il goccetto amaro al risveglio. Non sappiamo se si pu\u00f2 ancora chiamare caff\u00e8, ma almeno \u00e8 qualcosa di caldo da bere la mattina.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n. 882 del 28 gennaio 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall\u2019Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>RINASCONO I SAPORI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Timidi tendoni colorati fanno capolino dal nulla, si inaugurano ombrelloni sotto cui abbondano i frullati di frutta e i <em>chi<\/em><em>charrones <\/em>(i ciccioli di maiale) e nei portoni di alcune case s&#8217;improvvisano caffetterie con offerte allettanti. Tutto questo sta succedendo all&#8217;Avana in seguito alle nuove misure che hanno reso pi\u00f9 flessibile il lavoro autonomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni miei vicini vorrebbero aprire un negozio di calzolaio o un locale per riparare i frigoriferi, mentre viali e piazze stanno cambiando grazie alla spinta dei privati. Ma i pi\u00f9 cauti aspettano di capire se le riforme saranno definitive o faranno retromarcia come negli anni novanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pochi mesi dopo l&#8217;annuncio di Ra\u00f9l Castro di aumentare il numero di licenze per i lavori autonomi, i risultati sembrano promettenti. Da ottobre abbiamo cominciato a recuperare sapori perduti, ricette di cui sentivamo la mancanza, comodit\u00e0 nascoste. Pi\u00f9 di 70 mila cubani hanno ottenuto permessi per mettersi in proprio e altre migliaia di persone stanno riflettendo sui vantaggi di aprire una piccola azienda familiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante le cautele, le tasse ancora troppo alte e l&#8217;assenza di un mercato all&#8217;ingrosso, i nuovi lavoratori autonomi si stanno facendo notare in una societ\u00e0 segnata dall&#8217;immobilismo. Montano i banchetti e ridistribuiscono gli spazi di casa per offrire servizi come parrucchieri o manicure. La maggior parte crede che sar\u00e0 per sempre, perch\u00e9 il sistema che li ha soffocati ha perso la sua capacit\u00e0 di competere con loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.883 del 4 febbraio 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>CARRO E CAVALLI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono le sette di mattina e la fermata dell&#8217;autobus \u00e8 affollata. Un veicolo diretto verso il centro passa senza fermarsi, trascinandosi dietro una scia di grida e gesti di rabbia. Alcuni decidono di andare a piedi, altri si rassegnano e spendono i loro ultimi dieci pesos per un taxi collettivo. Anche oggi molti passeggeri frustrati non riusciranno ad arrivare in tempo sul posto di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 una scena isolata: in ogni quartiere le lunghe code per i trasporti fanno parte del paesaggio urbano, al punto che ormai la citt\u00e0 \u00e8 inimmaginabile senza una folla accalcata intorno a un cartello che indica la fermata del P1 o del P14, gli autobus diretti all&#8217;aeroporto e al Vedado.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<p>Le difficolt\u00e0 di spostamento tengono in scacco il paese. La paralisi di movimento incide negativamente sulla vita produttiva e imprenditoriale del paese, e le perdite economiche sono incalcolabili. Ne risentono anche lo sviluppo professionale, i rapporti familiari e di coppia.<\/p>\n<p>Cento chilometri diventano un abisso difficile da attraversare, se l&#8217;unico modo per raggiungere l&#8217;altro lato \u00e8 un mezzo di trasporto senza orari fissi e in pessimo stato. L&#8217;inefficienza e il centralismo ci hanno condannato a muoverci come nel medioevo. Ecco perch\u00e9 l&#8217;immagine di un carro trainato dai cavalli \u00e8 diventata ricorrente. \u00c8 lontana l&#8217;illusione &#8211; cos\u00ec viva negli anni del sussidio sovietico &#8211; di una metropolitana e remoti sembrano anche i giorni in cui, in anticipo sulla Spagna, costruimmo la nostra prima ferrovia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.884 del \u00a011 febbraio 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>DAL CAIRO ALL&#8217;AVANA<\/strong><\/p>\n<p>La scena sullo schermo \u00e8 durata appena qualche secondo, l&#8217;immagine di migliaia di persone che protestavano per le strade del Cairo. La situazione era descritta dalla voce grave di un presentatore cubano: la crisi del capitalismo aveva fatto esplodere la protesta in Egitto e le differenze sociali stavano facendo affondare il governo. Ha detto solo di sfuggita che un ciclo di quasi trent&#8217;anni stava finendo in una sola settimana, in un paese dove la storia si misura in numeri da quattro cifre e ha lo spessore dei millenni.<\/p>\n<p>A Cuba l&#8217;allusione al prolungato potere di Hosni Mubarak ha richiamato il detto &#8220;non nominare la corda in casa dell&#8217;impiccato&#8221;: cio\u00e8 insinuare che anche nel nostro cortile un autoritarismo di cinquantanni sta per scadere. Forse i mezzi d&#8217;informazione statali sono stati cauti nel parlare degli avvenimenti in Nordafrica per non farci fare questo paragone. Ci hanno somministrato in dosi minime i fatti, senza citare tutte la ragioni che spingono un popolo a mettere fine a un mandato improntato sul personalismo di un ottuagenario. Per evitare che una folla scenda in piazza e gridi all&#8217;unisono &#8220;Presidente, vattene! &#8221; i mezzi d&#8217;informazione attivano i meccanismi nascosti del controllo.<\/p>\n<p>Anche se il Cairo \u00e8 lontana, le analogie tra i cubani e i volti che abbiamo visto nella marcia del milione di egiziani sono tante. Loro gridavano contro Mubarak, ma da questa parte dello schermo molti hanno sentito che ci spingevano a muoverci, facendoci vergognare della nostra inerzia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.885 del 18 febbraio 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall\u2019Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>CUBA 2.0<\/strong><\/p>\n<p>Grandi schermi al plasma si succedono uno dopo l&#8217;altro, irradiando luce nello spazio espositivo pi\u00f9 grande della citt\u00e0. La Fiera informatica 2011, che si tiene in questi giorni all&#8217;Avana, ci ha messi di fronte al nostro medioevo tecnologico: i progressi nel settore dell&#8217;informatica e delle telecomunicazioni rimangono un miraggio per gli abitanti dell&#8217;isola. Da tre anni l&#8217;installazione di un cavo sottomarino di fibra ottica tra Cuba e il Venezuela si \u00e8 trasformato nella carota agitata davanti agli assetati internauti dell&#8217;isola. Questa settimana il cavo ha raggiunto la zona orientale di Cuba, con la promessa di moltiplicare per tremila l&#8217;attuale larghezza di banda.<\/p>\n<p>All&#8217;inizio il governo ha detto che i kilobyte del cavo erano destinati a istituzioni e organizzazioni statali. Ma poi il viceministro delle telecomunicazioni, Jorge Luis Perdomo, ha dichiarato che non ci sono &#8220;ostacoli politici&#8221; per aprire l&#8217;accesso a internet alla popolazione. Sono state anche sbloccate dai server cubani due importanti piattaforme di blogger censurate dalla met\u00e0 del 2008.<\/p>\n<p>Tutti ci chiediamo se le dichiarazioni di Perdomo e la fine del boicottaggio contro questi blog siano solo una misura temporanea. Potrebbe anche essere un cambiamento di strategia motivato dalle pressioni interne ed esterne, soprattutto di fronte al fallimento della politica di chiusura. Forse hanno capito che non c&#8217;\u00e8 niente di pi\u00f9 attraente di una cosa proibita.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.886 del 25 febbraio 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>UNA SCOMODA RICORRENZA<\/strong><\/p>\n<p>A volte \u00e8 la morte di una persona a garantirle un posto nella storia. \u00c8 il caso di Mohamed Bouazizi, il venditore ambulante tunisino che si \u00e8 dato fuoco davanti a un edificio del governo perch\u00e9 la polizia gli aveva confiscato la frutta. Le conseguenze della sua immolazione erano del tutto imprevedibili.<\/p>\n<p>A Cuba un muratore \u00e8 riuscito a risvegliare qualcosa che credevamo definitivamente sequestrato dalla polizia politica: la certezza che la realt\u00e0 dovr\u00e0 cominciare a cambiare. Il nome di Orlando Zapata Tamayo \u00e8 salito agli onori delle cronache per la prima volta nel 2002 in un libro intitolato <em>Los disidentes, <\/em>che voleva screditare i rappresentanti dell&#8217;opposizione cubana. Ma dopo la sua morte &#8211; in seguito a uno sciopero della fame di ottantacinque giorni &#8211; Ra\u00f9l Castro ha affermato che quel mulatto di 42 anni era un delinquente comune. Questa versione \u00e8 stata ripetuta dimenticando che le stesse autorit\u00e0 lo avevano inserito nella lista dei &#8220;nemici politici&#8221;.<\/p>\n<p>La morte di Orlando Zapata, avvenuta il 23 febbraio del 2010 alla vigilia del secondo anno di presidenza di Ra\u00f9l, ha creato una scomoda ricorrenza sul nostro calendario. Proprio quando cade il primo anniversario della sua morte, gli agenti della sicurezza di stato si preparano a impedire che amici e colleghi vadano al cimitero dov&#8217;\u00e8 sepolto. Ma non possono impedire che questa settimana il nome di Zapata Tamayo sia evocato pi\u00f9 del lungo epiteto del generale presidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n. 887 del 4 marzo 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>OSTINAZIONE<\/strong><\/p>\n<p>I telegiornali fanno solo brevi accenni alla Libia, ma tutti parliamo sottovoce di quello che sta succedendo in Nordafrica. Tra le proteste popolari che si sono scatenate nel Maghreb, sono quelle contro Muammar Gheddafi a interessare pi\u00f9 da vicino i cubani. La sua situazione ha turbato le autorit\u00e0 dell&#8217;Avana, preoccupate non solo per la rottura delle alleanze ideologiche ma anche per un possibile contagio delle proteste popolari. Nonostante le evidenti differenze, l&#8217;imminente caduta del caudillo africano ha scatenato l&#8217;allarme per le affinit\u00e0 tra il personalismo di Gheddafi e quello dei ribelli cubani in uniforme verde oliva.<\/p>\n<p>Quando un uomo cerca di forgiare un paese a sua immagine e somiglianza dev&#8217;essere consapevole che, sulle sue spalle, ricadranno onori e oneri di quello che succede al suo popolo. Come capita a tutti i politici autoritari, Gheddafi ha accumulato cos\u00ec tanti beneficiari e cos\u00ec tante vittime che oggi le opinioni su di lui oscillano tra l&#8217;apologia e l&#8217;invettiva. La testardaggine dell&#8217;uomo che si era autoproclamato &#8220;guida della rivoluzione&#8221; preoccupa chi vive su questa sponda dell&#8217;Atlantico, perch\u00e9 evoca la testardaggine altrettanto ostinata di Fidel Castro.<\/p>\n<p>In una situazione simile il comandante in capo non cederebbe come il presidente egiziano Hosni Mubarak, ma ripeterebbe la sua ormai nota frase: &#8220;Prima di arrenderci l&#8217;isola sprofonder\u00e0 nel mare&#8221;. Abbiamo paura che si comporti come Gheddafi.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.888 11 marzo 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>ISCRITTI E CONTROLLATI<\/strong><\/p>\n<p>Fin da piccola ho capito che i cubani potevano iscriversi solo alle organizzazioni fondate dal governo, ma erano puniti se decidevano di creare gruppi per iniziativa personale. I bambini entravano nei pionieri, le donne dopo i 14 anni diventavano federate, i vicini di quartiere formavano i comitati di difesa della rivoluzione, mentre i lavoratori s&#8217;iscrivevano all&#8217;unico sindacato autorizzato del paese.<\/p>\n<p>Gli studenti avevano una loro confederazione e i contadini facevano parte di un&#8217;unica associazione a livello nazionale. Quando qualcuno chiedeva un posto di lavoro, voleva iscriversi all&#8217;universit\u00e0 o comprare un elettrodomestico doveva riempire dei moduli in cui era richiesta l&#8217;appartenenza alle organizzazioni consacrate dal potere. Mi viene da ridere a ripensarmi con una matita in mano mentre segnavo con una crocetta la mia appartenenza a fianco di associazioni come l&#8217;Organizzazione dei pionieri Jos\u00e9 Marti, il Comitato di difesa della rivoluzione o la Federazione delle donne cubane. Volevo far credere di essere una cittadina &#8220;normale&#8221;.<\/p>\n<p>Da anni non pronuncio uno slogan <em>e <\/em>non appartengo a nessuna associazione autorizzata. Quando me lo chiedono dico che sono una cittadina indipendente o un elettrone libero e che mi limito a chiedere la depenalizzazione del disaccordo. A Cuba \u00e8 ancora tab\u00f9 criticare un ministro o l&#8217;orario delle lezioni di una scuola, pensare che sia possibile fondare un partito o semplicemente il club degli amici delle salamandre.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.889 del 17 marzo 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>BIGBROTHER<\/strong><\/p>\n<p>La telenovela brasiliana che va in onda ogni settimana sul canale pi\u00f9 importante di Cuba ha un concorrente inaspettato. Ogni luned\u00ec sera si trasmette una serie intitolata <em>Las razones de Cuba, <\/em>prodotta dal ministero dell&#8217;interno. Anche se la sceneggiatura \u00e8 abbastanza noiosa, ogni episodio riserva sempre qualche sorpresa, dalla scoperta di un agente in incognito infiltrato nel giornalismo indipendente fino alle confessioni di un ragazzo che ha nascosto un&#8217;antenna parabolica in una tavola da surf. Ce n&#8217;\u00e8 per tutti i gusti, e il tutto condito da una buona dose di teoria della cospirazione e antimperialismo.<\/p>\n<p>La risposta alla diffusione delle reti clandestine d&#8217;informazione, alla blogosfera alternativa e alle critiche cittadine non si \u00e8 fatta attendere. Sul piccolo schermo sfilano esperti che parlano delle nuove minacce che incombono sull&#8217;isola e funzionari dell&#8217;intelligence che tuonano contro Twit-ter, Facebook e il web 2.0. Le notizie in arrivo dal Nordafrica spingono la polizia politica a demonizzare la tecnologia, associandola con il nemico.<\/p>\n<p>Ma la saga delle talpe infiltrate e degli specialisti di sicurezza informatica non \u00e8 riuscita ad appassionare n\u00e9 a convincere gran parte dei telespettatori. Forse \u00e8 per questo che gli episodi vengono ritrasmessi nelle scuole e negli uffici, per essere sicuri che li vedano tutti i cubani. La gente continua a preferire la telenovela rosa che arriva dal Brasile. Almeno non ci sono uniformi militari, slogan ideologici o ridicoli agenti in incognito.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.890 del 25 marzo 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>INFLUENZA DI MARZO<\/strong><\/p>\n<p>Starnutisco per l&#8217;ennesima volta nel giro di poche ore. Anche un signore che mi passa accanto tossisce rumorosamente. L&#8217;Avana \u00e8 vittima dell&#8217;influenza di marzo che ogni anno colpisce quasi tutti gli abitanti. Il contrasto tra l&#8217;umidit\u00e0 mattutina, il sole rovente di mezzogiorno e il freddo notturno ha riportato tra noi raffreddore, mal di testa e febbre. Molti miei amici stanno come me, con la voce fioca e la gola arrossata.<\/p>\n<p>Sarebbe una tosse come tante altre, un malessere primaverile che potrebbe scomparire quando la temperatura si sar\u00e0 stabilizzata, se non fosse per le difficolt\u00e0 di trovare anche un solo analgesico. I medici consigliano d&#8217;ingerire grandi quantit\u00e0 di liquidi e un po&#8217; di vitamina C, ma comprare un flacone di pastiglie di vitamina C \u00e8 un&#8217;impresa complicata e spesso impossibile. Ecco perch\u00e9 in questi giorni non faccio che telefonare in giro per sapere dove i miei conoscenti hanno scovato antinfluenzali o sciroppi per la tosse.<\/p>\n<p>Per fortuna sul mio terrazzo ci sono delle piante che, in infusione, mi aiutano a dormire senza svegliarmi per la tosse. La creativit\u00e0 aumenta e una vicina assicura che bevendo acqua tiepida con delle gocce di limone prima di andare a dormire si sta subito meglio. Ma sul mercato scarseggiano anche gli agrumi. Quindi la cosa pi\u00f9 saggia da fare \u00e8 aspettare che marzo passi e porti via il raffreddore. Arriver\u00e0 il caldo di aprile e magari un giorno avremo la fortuna di veder tornare anche le aspirine<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.891 del 1 aprile 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>TUTTO A UN TRATTO<\/strong><\/p>\n<p>Negli anni ottanta il mondo era pi\u00f9 facile da raccontare per i caricaturisti che pubblicavano le vignette sui giornali ufficiali. La guerra fredda alimentava il manicheismo di buoni e cattivi, missili e fiori, sorrisi e lacrime che inondavano gli spazi grafici oggi in estinzione. Cuba era raffigurata come un unico tratto verde da cui spuntava una palma, mentre il mondo era una sequenza di ciminiere grigie fumanti.<\/p>\n<p>La qualit\u00e0 di quelle illustrazioni era molto buona, ma il loro contenuto era schematico. Il cattivo doveva essere disegnato con le peggiori menomazioni fisiche come uno zio Sam con la barba a punta e un cappello a stelle e strisce. Invece il buono dei fumetti era rappresentato da un miliziano o un orso bonario, che raffigurava l&#8217;Unione Sovietica.<\/p>\n<p>Oggi, dopo l&#8217;emigrazione di molti artisti, alla nostra stampa manca la scintilla d&#8217;ingegno e umorismo delle vignette e dei ritratti mordaci di qualche personaggio famoso. I giornali sono senza colore e risate. Il quotidiano Granma \u00e8 forse l&#8217;esempio pi\u00f9 evidente di questa sobriet\u00e0 e di come anche la matita caustica dei disegnatori \u00e8 considerata contestataria o controrivoluzionaria. A Cuba rimpiangiamo gli anni settanta e ottanta e proviamo nostalgia per quelle strisce in cui un imperturbabile miliziano rimaneva fermo sulla sua isola con una sola palma, mentre fuori una nube tossica &#8211; disegnata come un&#8217;unica macchia d&#8217;inchiostro &#8211; minacciava di inghiottire tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.892 del 8 aprile 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>LA DIPLOMAZIA DELLE NOCCIOLINE<\/strong><\/p>\n<p>Alla fine degli anni settanta la stampa ufficiale cubana riservava a Jimmy Carter gli stessi epiteti negativi affibbiati ai suoi predecessori. E nelle scuole noi bambini imparavamo a gridare slogan antimperialistici pensando ai suoi occhi azzurri. Il Granma si prendeva gioco delle sue origini di venditore di noccioline, chiamandolo <em>el manisero.<\/em><\/p>\n<p>Dopo il suo mandato presidenziale Carter ha fondato il centro che porta il suo nome, si \u00e8 concentrato sul suo lavoro di mediatore e ha vinto il premio Nobel per la pace. Con una svolta senza precedenti, sui giornali \u00e8 diventato &#8220;il signor Carter&#8221; e in occasione della sua visita a Cuba nel 2002 \u00e8 stato presentato come un amico personale del <em>l\u00ecder m\u00e0ximo.<\/em><\/p>\n<p>Il 28 marzo Carter \u00e8 tornato sull&#8217;isola. Ha parlato con Ra\u00f9l Castro e con il ministro degli esteri, e ha incontrato diverse voci della societ\u00e0 civile cubana. Vari dissidenti e blogger alternativi (c&#8217;ero anch&#8217;io) gli hanno regalato alcuni prodotti popolari fatti a base di noccioline. &#8220;\u00c8 l&#8217;unico settore che non \u00e8 mai caduto nelle mani dello stato&#8221;, gli abbiamo detto. Il suo aereo \u00e8 decollato. L&#8217;isola sembrava identica a quella che aveva trovato al suo arrivo 72 ore prima, ma c&#8217;era stato un piccolo, minuscolo cambiamento. Impercettibile come una nocciolina e profondamente urbano come quei cartocci pieni di noccioline salate che in questo momento qualcuno sta vendendo per la strada.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.893 del 15 aprile 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>CARRI ARMATI<\/strong><\/p>\n<p>Intorno allo stadio di baseball pi\u00f9 grande della citt\u00e0 sonnecchiano i carri armati, i camion e i razzi che il prossimo 16 aprile sfileranno in un&#8217;enorme parata a Plaza de la revoluci\u00f3n. Sono stati ridipinti e oliati per l&#8217;occasione, ma non hanno perso la loro aria antiquata, come vecchi oggetti della guerra fredda privi di modernit\u00e0. I bambini si aggirano curiosi tra i cingolati, le cabine e i tubi dei mortai. \u00c8 come un museo delle cose passate che si rianimer\u00e0 il terzo sabato di questo mese, davanti agli occhi di Ra\u00f9l Castro.<\/p>\n<p>Il VI congresso del Partito comunista cubano comincer\u00e0 con una parata militare. Le prove sono in corso da un mese. I viali sono stati risistemati e dipinti, e nelle scuole si fanno prove tutti i giorni in attesa della festa. La gente per strada si lamenta a bassa voce di questo spiegamento eccessivo che sta costando al paese una cifra enorme. Molti temono che l&#8217;economia subir\u00e0 le conseguenze di questo spreco.<\/p>\n<p>Ma le autorit\u00e0 vogliono lanciare un messaggio di potere e chiarire che hanno il controllo del paese. Sanno che la situazione \u00e8 difficile e che la frustrazione dei cittadini \u00e8 forte. Sanno anche che all&#8217;appuntamento di partito non sar\u00e0 possibile approvare tutte le misure necessarie per far uscire la popolazione dalla crisi, quindi si preparano a impedire che il malcontento si esprima con delle proteste popolari. Tra una settimana ci mostreranno in pompa magna non i risultati che tutti aspettiamo, ma la pistola che portano alla cintura.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n. 895 del 29 aprile 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>LA VILLA E IL PAESE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 proprietaria di una villa di cinque stanze che cade a pezzi. L&#8217;ha avuta negli anni sessanta, quando la famiglia per cui lavorava come domestica fugg\u00ec in esilio. All&#8217;inizio vagava di stanza in stanza accarezzando il corrimano di marmo delle scale per ricordarsi che quella dimora neoclassica era diventata sua. La felicit\u00e0 \u00e8 durata fino a quando le prime lampadine si sono fulminate, l&#8217;intonaco si \u00e8 scrostato e le erbacce hanno invaso il giardino. Ha trovato lavoro come donna delle pulizie in una scuola, ma neanche guadagnando sei volte tanto sarebbe riuscita a coprire le spese di manutenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Migliaia di volte ha pensato di vendere la casa, ma non voleva fare niente di illegale. Per decenni a Cuba il mercato immobiliare \u00e8 stato proibito. L&#8217;unica possibilit\u00e0 era scambiare una propriet\u00e0 in una &#8220;permuta&#8221;. L&#8217;Istituto della casa ha emesso dei decreti che hanno reso un calvario burocratico perfino fare un trasloco. Quando il rapporto finale del VI congresso del partito comunista ha parlato della legalizzazione della compravendita di case, migliaia di cubani hanno tirato un sospiro di sollievo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La signora della villa ha saputo la notizia dalla tv. Ha guardato le colonne, i portoni di casa danneggiati dall&#8217;umidit\u00e0 e la scala di marmo ormai priva di corrimano (venduto). Potr\u00e0 finalmente appendere un cartello al cancello: &#8220;Vendesi villa di cinque stanze che ha bisogno di ristrutturazione urgente. Comprasi appartamento di una sola stanza in qual-siasi altro quartiere&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.896 del 6 maggio 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>GUANTANAMO: DUE VOLTI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima mattina di maggio un giovane dal volto incappucciato, con la camicia e i pantaloni arancioni, sfila in plaza de la Revoluci\u00f3n durante la festa dei lavoratori. Protesta per i detenuti che gli Stati Uniti tengono nella base navale di Guantanamo. Ma quasi subito alcune guardie si accorgono di lui e lo portano via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La zona militare degli Stati Uniti, nella parte orientale di Cuba, \u00e8 lo scenario di molti drammi umani al di qua e al di l\u00e0 delle sue frontiere imposte contro la volont\u00e0 popolare nel 1903. La frontiera \u00e8 disseminata di mine con cui il governo cubano evita l&#8217;esodo dei suoi cittadini in territorio statunitense, contravvenendo alla convenzione di Ottawa del 1997, che vieta l&#8217;uso, lo stoccaggio e la produzione di queste trappole mortali. Qualche settimana fa un ragazzo di sedici anni e suo fratello avevano trovato un oggetto con cui giocare. Gli hanno dato un calcio e c&#8217;\u00e8 stato uno scoppio. Il pi\u00f9 piccolo \u00e8 finito in ospedale, l&#8217;altro al cimitero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sempre i muri separano due luoghi diversi. A volte dividono persone che si somigliano per sogni o problemi. \u00c8 il caso di questo perimetro intorno a cui abita il desiderio di fuggire dall&#8217;altra parte. Alcuni indossano uniformi arancioni, sono accusati di appartenere ad Al Qaeda e sognano di uscire dalla prigione. Altri si trascinano dietro la monotonia delle loro vite e la frustrazione che li spinge a rischiare per raggiungere questa Guantanamo che non conoscono, dove ondeggia una bandiera piena di stelle.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.897 del 13 maggio 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>IL BENIAMINO IN FUGA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I succhi di frutta nei tetrapack colorati con il logo &#8220;Tropical Island&#8221; sono tornati sul mercato. Erano scomparsi per mesi perch\u00e9 l&#8217;azienda che li produceva, Rio Zaza, era bloccata da un&#8217;indagine della polizia. Il cileno Max Marambio, il socio principale dell&#8217;azienda, \u00e8 scappato mentre la causa era ancora in corso, lasciando i suoi clienti senza i succhi di frutta. La notizia \u00e8 apparsa su Granma e cos\u00ec molti cubani hanno scoperto il nome di un uomo che per anni \u00e8 stato dietro le quinte di molte iniziative commerciali dell&#8217;isola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo succede in un paese dove ancora oggi un cubano non pu\u00f2 guidare un&#8217;industria, importare materie prime o vendere le sue merci all&#8217;estero. All&#8217;improvviso quest&#8217;uomo ci \u00e8 stato presentato come un delinquente che si \u00e8 macchiato di corruzione, truffa e falsificazione di documenti bancari o commerciali. Gli stessi che gli avevano concesso dei privilegi l&#8217;hanno condannato in contumacia a vent&#8217;anni di carcere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marambio non \u00e8 un imprenditore qualsiasi. La sua storia nelle forze speciali del ministero dell&#8217;interno, i favori che gli ha concesso Fidel Castro e la vicinanza alle persone processate e giustiziate nel 1989, tra cui il generale Arnaldo Ochoa, lo rendono un testimone eccezionale degli intrighi del potere a Cuba. Con la notizia della sua fuga si sono moltiplicate le teorie su come avrebbe potuto raccontare i passaggi nascosti della storia nazionale. Ma il reo ha preferito tacere, nascondendosi dietro al denaro<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.898 del 20 maggio 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dall\u2019Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>AGGIRARE L\u2019INSULARITA\u2019<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stava sfogliando il suo passaporto quando \u00e8 squillato il telefono. La comunicazione era disturbata, ma lei \u00e8 riuscita a sentire la voce di un amico che vive alle Canarie gridare: &#8220;Hai saputo? I cubani potranno viaggiare come turisti!&#8221;. Poi la linea \u00e8 caduta e lei si \u00e8 ritrovata davanti agli occhi il documento blu, pieno di visti per entrare in tanti paesi ma senza neanche un permesso per uscire dal suo. Con una certa speranza si \u00e8 incamminata verso l&#8217;ufficio per l&#8217;immigrazione e gli stranieri della sua zona. Non \u00e8 immigrata n\u00e9 straniera, ma solo l\u00ec potevano darle il salvacondotto per dire addio all&#8217;insularit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 9 maggio \u00e8 apparsa nelle edicole la versione definitiva delle linee guida approvate dal sesto congresso del Partito comunista di Cuba. Migliaia di occhi hanno scorso velocemente le promesse di produzione e le espressioni di ottimismo fino a trovare la pepita d&#8217;oro della flessibilizzazione migratoria. Era una breve frase, ma abbastanza per alimentare i titoli della stampa straniera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo lei \u00e8 andata di corsa in quell&#8217;ufficio e, con il documento in mano, ha chiamato in causa le linee guida del congresso. Un capitano l&#8217;ha scrutata dai sandali fino alla fronte. &#8220;Prova ad andare all&#8217;aeroporto e a prendere un volo senza un permesso di uscita. Vedi un po&#8217; se ci riesci&#8221;, le ha detto in tono di sfida. E allora ha capito che niente era cambiato. Anche se i titoli della stampa straniera, l&#8217;amico dalle Canarie e i suoi desideri l&#8217;avevano spinta a credere il contrario.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale <\/strong>899 del 27 maggio 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>MATERASSI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal balcone sento un grido: &#8220;Materassi, materassai!&#8221;. Due uomini con un carretto par\u00adcheggiato sotto casa si offrono di riparare le molle rotte e la vecchia imbottitura dei nostri letti. Un lavoro molto richie\u00adsto, a causa dei prezzi esorbi\u00adtanti dei materassi nuovi in vendita nei negozi che accet\u00adtano solo pesos convertibili. Le casalinghe sono bravissi\u00adme a nascondere sotto le len\u00adzuola e i cuscini i buchi della fodera e i rigonfiamenti dell&#8217;ovatta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando le famiglie si trasferiscono, il momento pi\u00f9 difficile \u00e8 quello in cui bisogna tirare fuori i materassi logori per portarli sul camion diretto verso la nuova casa. La gente se ne vergogna e avvolge i ma\u00adterassi in teli colorati per na\u00adsconderne l&#8217;et\u00e0. Ancora oggi, in molte case cubane le perso\u00adne riposano sulla stessa super\u00adficie dove hanno dormito i lo\u00adro nonni. I bambini dormono nel letto comprato all&#8217;epoca del matrimonio di qualche an\u00adtenato ormai dimenticato. In\u00advece i materassi ortopedici multistrato sono in bella mostra nelle vetrine dei grandi magazzini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo i miei vicini di casa trasportano gi\u00f9 in ascensore i loro confusi am\u00admassi di tela e cotone, con la struttura in fil di ferro ormai persa o distrutta. Nella strada i due uomini lo esaminano con attenzione, lo cuciono da una parte e raddrizzano le molle dall&#8217;altra. Quando avranno messo l&#8217;ultimo pun\u00adto, il materasso torner\u00e0 nella camera dov&#8217;\u00e8 stato per quasi cinquant&#8217;anni, in attesa del prossimo rammendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n. 900 del 2 giugno 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>APATICI O FANATICI?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 sabato sera e calle G \u00e8 piena di <em>ragazzi <\/em>seduti sul prato o stipati nelle zone pi\u00f9 buie del parco. Dai balconi vicini gli anziani li osservano e fanno commenti cos\u00ec triti e ritriti da essere diventati noiosi: &#8220;Questa giovent\u00f9 \u00e8 perduta&#8221;. Gli sembrano strampalati i vestiti neri, i tatuaggi dai motivi grotteschi e l&#8217;aspetto languido di ragazzi che sembrano usciti da un manga giapponese. Ma soprattutto gli adulti criticano la loro apatia. Li accusano di vivere al di fuori della realt\u00e0.<\/p>\n<p>Eppure se mi metto a pensare a quand&#8217;ero adolescente mi rendo conto che a noi \u00e8 toccata un&#8217;epoca troppo sobria. Erano i tempi del lavoro volontario durante i fine settimana, delle pratiche militari che sembravano infinite e della noiosa tv di stato come unico mezzo di distrazione. A differenza dei giovani di oggi, uscire per strada con i capelli tinti di un colore sgargiante o con i jeans poteva essere interpretato come una deviazione ideologica. Figuriamoci leggere una rivista di fumetti stranieri!<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 quando vedo questi ragazzini indolenti mi sento sollevata e felice. Preferisco che siano apatici e non fanatici, che stiano attaccati all&#8217;mp3 invece di organizzarsi per andare a combattere in trincea. Sono felice che per loro sia anacronistico ripetere slogan o iscriversi all&#8217;unica organizzazione giovanile autorizzata dalla legge. So che riusciranno a svegliarsi da quest&#8217;inerzia. Sar\u00e0 molto pi\u00f9 facile di quanto non sia stato per noi lasciarci alle spalle il fanatismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale <\/strong>n. 901 del 10 giugno 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>CAMPI DA GOLF<\/strong><\/p>\n<p>Gli irrigatori umidificano il vasto terreno. L\u2019erba \u00e8 tagliata cos\u00ec corta da sembrare artificiale e i golf cart pieni di palline tirate a lucido sembrano usciti da un cartone animato. E\u2019 tutto cos\u00ec perfetto che fanno male gli occhi. I nuovi campi da golf cominciano a spuntare sull\u2019isola e suscitano lo stupore dei cubani, che conoscono meglio di chiunque altro il degrado e l\u2019improvvisazione del resto del paese.<\/p>\n<p>La costruzione dei campi \u00e8 stata accompagnata da molte discussioni sottovoce sull\u2019opportunit\u00e0 di erigere degli spazi di lusso per turisti durante la crisi economica. M;a l\u2019ultima parola l\u2019ha avuta il sesto congresso del partito comunista cubano, stabilendo che i campi erano necessari per attirare i visitatori dalle tasche pi\u00f9 gonfie.<\/p>\n<p>Anche se sono belle, queste distese verdi sollevano dubbi e non certezze. La nostra diffidenza non \u00e8 dovuta n\u00e9 a un rifiuto del golf n\u00e9 all\u2019attaccamento al baseball, il passatempo nazionale. L\u2019incertezza dipende dal fatto che questi luoghi di ricreazione paradisiaci sorgeranno in un paese segnato dall\u2019inefficienza produttiva, dall\u2019improvvisazione a tutti i livelli e dalla mancanza di qualit\u00e0 nella maggior parte dei servizi.<\/p>\n<p>Con i loro green perfetti e una costanze pioggia nebulizzata, i campi da golf aumenteranno il contrasto tra la Cuba turistica e quella reale, tra le persone che lanciano le palline bianchissime e quelli che possono solo stare a guardare dall\u2019altra parte della recinzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale<\/strong> n.902 del 17-23 giugno 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>DIPENDENZA<\/strong><\/p>\n<p>In questi giorni sono stati fir\u00admati pi\u00f9 di cento accordi bila\u00adterali tra Cuba e il Venezuela. Il timore \u00e8 che la nuova onda\u00adta di risorse in arrivo dall&#8217;esterno rafforzi la sfera statale a scapito di quella pri\u00advata. Tra le ragioni che hanno frenato l&#8217;iniziativa privata alla fine degli anni novanta c&#8217;\u00e8 sta\u00adto l&#8217;arrivo al potere di Hugo Ch\u00e0vez. Grazie al sostegno materiale offerto da Caracas, Fidel Castro ha trovato un modo pi\u00f9 centralizzato e me\u00adno pericoloso di sostenere le casse dello stato.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 questi ultimi accordi, che valgono 1,3 mi\u00adliardi di dollari per il 2011, so\u00adno preoccupanti. Come se non bastasse, ogni giorno dal\u00adla terra di Boh&#8217;var arrivano centomila barili di greggio. Anche se il governo lo defi\u00adnisce uno scambio equo <em>e <\/em>soli\u00addale tra due popoli uniti da un sentimento fraterno, \u00e8 diffici\u00adle nascondere la nostra infe\u00adriorit\u00e0. La stampa ufficiale giustifica l&#8217;arrivo di risorse co\u00ads\u00ec ingenti con il fatto che Cuba fornisce al Venezuela dei ser\u00advizi medici. Ma tutti sanno che il personale sanitario della missione Barrio adentro rice\u00adve uno stipendio basso.<\/p>\n<p>Il rischio di svegliarci un giorno e venire a sapere che Ch\u00e0vez non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, com&#8217;\u00e8 successo con il muro di Berli\u00adno, incombe su questa nuova dipendenza. La paura nasce da quello che abbiamo gi\u00e0 vis\u00adsuto. Fino a quando ci sar\u00e0 un partner potente a sostenerci, le fragili gambe del paese non riusciranno a svilupparsi e la sovranit\u00e0 economica di cui tanto abbiamo bisogno non far\u00e0 che slittare in avanti<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Internazionale <\/strong>903 del 24-30 giugno 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Dall&#8217;Avana Yoani S\u00e0nchez<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>CAFFETTIERE ESPLOSIVE<\/strong><\/p>\n<p>Una settimana fa il quotidiano Granma ha pubblicato un breve articolo che potrebbe far parte di un&#8217;antologia dell&#8217;assurdo. In tono didattico e quasi di rimprovero, spiegava ai lettori come preparare il caff\u00e8 con una caffettiera italiana. Per un popolo accanito bevitore di caff\u00e8 \u00e8 stato buffo leggere questa spiegazione. L&#8217;articolo era accompagnato da varie foto che mostravano le proporzioni &#8220;corrette&#8221; di acqua e polvere da usare. Se uno straniero avesse letto quel testo avrebbe pensato che noi cubani stessimo cominciando a interessarci per la prima volta a quello che gli africani chiamarono &#8220;il nettare nero degli d\u00e8i bianchi&#8221;.<\/p>\n<p>Sul mercato razionato \u00e8 in vendita solo un caff\u00e8 mescolato con i piselli al 50 per cento. La miscela, oltre ad avere un pessimo sapore, nasconde anche un grande pericolo: fa scoppiare le caffettiere perch\u00e9 ostruisce la valvola di sfogo. Le lamentele hanno sommerso il ministero del commercio interno, e diverse persone sono finite in ospedale con bruciature o ferite. L&#8217;umorismo di strada ha soprannominato la nuova miscela Bin Laden.<\/p>\n<p>Il malcontento \u00e8 cos\u00ec forte che il quotidiano del partito comunista \u00e8 stato obbligato a renderne conto sulle sue pagine. Ovviamente, secondo Granma, la colpa non \u00e8 della miscela di chicchi variet\u00e0 arabica e piselli importati, ma dei consumatori che non sanno preparare la caffettiera. Al cattivo sapore del caff\u00e8 ora si aggiunge la sensazione di essere messi in ridicolo dai mezzi d&#8217;informazione ufficiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=4618\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">continua<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La rubrica di Yoani S\u00e0nchez su Internazionale Yohani S\u00e0nchez \u00e8 probabilmente la cubana pi\u00f9 odiata dal regime comunista\u00a0dell&#8217;isola caraibica\u00a0ma non \u00e8 una dissidente e neppure una oppositrice politica. E&#8217; una donna qualunque, che per\u00f2 da alcuni anni sul suo blog descrive la vita quotidiana nell&#8217;ultimo &#8220;paradiso&#8221; socialista. 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