{"id":4555,"date":"2011-05-12T00:00:00","date_gmt":"2011-05-11T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-12-02T11:41:15","modified_gmt":"2015-12-02T10:41:15","slug":"il-federalismo-risorgimentale-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/il-federalismo-risorgimentale-italiano\/","title":{"rendered":"Il federalismo risorgimentale italiano"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/federalismo-risorgimentale.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-28472 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/federalismo-risorgimentale.jpg\" alt=\"federalismo risorgimentale\" width=\"240\" height=\"120\" \/><\/a>Nuova Secondaria<\/strong> n.8 &#8211; 15 aprile 2011<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Evandro Agazzi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il paradosso del nostro Risorgimento consiste nel fatto che l&#8217;unit\u00e0 nazionale si \u00e8 realizzata secondo un modello molto diverso, e quasi antitetico, rispetto a quello che avevano teorizzato nei secoli i pensatori che si erano pi\u00f9 direttamente occupati del problema di come garantire all&#8217;Italia unit\u00e0 e indipendenza dallo straniero.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Tale problema si impose drammaticamente alla fine del Quattrocento, con la calata in Italia del re di Francia Carlo VIII, cui seguirono altre analoghe imprese che misero in luce la debolezza di un Paese diviso e discorde che, proprio per questo, stava declinando culturalmente, economicamente, politicamente e diventava oggetto di dominazioni straniere.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il raggiungimento dell&#8217;unit\u00e0 appariva quindi come la condizione necessaria per conquistare l&#8217;indipendenza e (come abbiamo gi\u00e0 spiegato nel terzo editoriale di questa annata) i due maggiori pensatori politici del Rinascimento sostennero tesi opposte circa il modo per realizzare la suddetta precondizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Machiavelli auspicava che un forte condottiero del tipo del suo &#8220;Principe&#8221; potesse farsi carico vittoriosamente di questa impresa. Guicciardini invece (che accusava il Machiavelli di &#8220;utopia&#8221;) riteneva tale progetto non solo irrealizzabile, ma neppure auspicabile, e ci\u00f2 per una pi\u00f9 acuta consapevolezza delle condizioni <em>storiche<\/em> del suo tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esse mostravano indubbiamente un panorama disomogeneo di stati e staterelli in perenne contesa, ma questo era nello stesso tempo il panorama di una splendida e <em>variegata<\/em> fioritura di arti, scienze, lettere, raffinatezza di costumi, cui faceva da terreno di coltura l&#8217;indole individualista degli italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Costoro, di fatto, non erano mai stati <em>storicamente<\/em> sottoposti a un dominio unitario se non all&#8217;epoca dell&#8217;antica Roma, quando per altro tale unit\u00e0 veniva garantita dalla forza militare. Realizzare una simile impresa nel Cinquecento avrebbe significato che &#8220;una citt\u00e0 avrebbe prevalso sulle altre&#8221;, soffocando con ci\u00f2 stesso la ricchezza costituita dalla variegata civilt\u00e0 rinascimentale. Non esisteva dunque altra via? Esisteva e Guicciardini la propose nella realizzazione di una <em>federazione<\/em> di stati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analoga sensibilit\u00e0 storica dominava il pensiero politico di Vincenzo Cuoco, giustamente considerato un precursore del Risorgimento, il quale critic\u00f2 l&#8217;astrattezza dei progetti rivoluzionari di tipo illuministico diffusi alla fine del Settecento, che pretendevano di instaurare stati basati su principi ideali e istituzioni razionali senza rendersi conto che nessuna forma politica riesce a reggersi se non si radica nel \u00abcarattere della nazione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo era tragicamente fallita la Repubblica Partenopea del 1799, \u00abtroppo francese e troppo poco napoletana\u00bb. Infatti \u00abuna costituzione \u00e8 buona,per tutti gli uomini? Ebbene: ci\u00f2 vuoi dire che non \u00e8 buona per nessuno\u00bb. Questo necessario riferimento alla realt\u00e0 storica, combinato con un forte senso dell&#8217;identit\u00e0 italiana, venne raccolto da coloro che si posero in concretezza il problema di come conseguire l&#8217;unit\u00e0 e indipendenza d&#8217;Italia, dopo i tragici fallimenti dei &#8220;moti&#8221; carbonari e mazziniani del primo Ottocento, che si proponevano di cambiare la situazione storica mediante rivoluzioni unicamente fondate sul fascino di ideali generosi, ma senza neppure programmi definiti circa la struttura del futuro stato che avrebbe dovuto realizzarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>IL PRIMO PROGRAMMA POLITICO CONCRETO<\/strong> fu di tipo esplicitamente <em>federalista<\/em> e fu esposto da Vincenzo Gioberti nell&#8217;opera <em>Del primato civile e morale degli Italiani<\/em>, uscita a Bruxelles nel 1843. Sorvolando sull&#8217;aspetto di esaltazione dell&#8217;italianit\u00e0 che si sforzava di ricostruire anche storicamente l&#8217;identit\u00e0 nazionale (di cui gi\u00e0 abbiamo detto in precedenza), ribadiamo ora che la forma politica, che questa unit\u00e0 culturale e civile era chiamata a darsi, veniva indicata in una <em>federazione<\/em> dei vari stati italiani, presieduta dal papa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era il &#8220;programma neoguelfo&#8221; (cos\u00ec battezzato in senso spregiativo dai suoi avversari), la cui forza ideale consisteva nel proposito di conservare tutta l&#8217;eredit\u00e0 storica della nazione italiana, ivi compresa la sua fondamentale componente cristiana, senza attribuire a nessuno stato la preponderanza politica. Veniva in tal modo spiazzata la tesi del Machiavelli, secondo cui la divisione dell&#8217;Italia era imputabile alla presenza dello stato della Chiesa, che non era tanto forte da realizzare lei l&#8217;unit\u00e0, ma era tuttavia sufficientemente forte da impedire che altri la realizzassero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era una tesi impeccabile nell&#8217;ottica machiavellica di un&#8217;unit\u00e0 ottenuta per &#8220;conquista&#8221; dell&#8217;intero territorio nazionale da parte di un solo stato pi\u00f9 forte degli altri, ossia proprio secondo quell&#8217;ottica che Guicciardini respingeva. La soluzione alternativa era quella di un&#8217;unit\u00e0 in cui nessuno dominasse sugli altri, in quanto lo stesso pontefice avrebbe presieduto la federazione secondo un&#8217;autorevolezza morale ma non politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si trattava di velleit\u00e0 o sogni, bens\u00ec di una proposta che incontr\u00f2 enorme favore negli ambienti pi\u00f9 diversi (ma anche ostilit\u00e0 negli ambienti anticlericali e in quelli cattolici reazionari) e che trov\u00f2 l&#8217;adesione di un grande pensatore come Antonio Rosmini il quale, nello scritto <em>Sull&#8217;unit\u00e0 d&#8217;Italia<\/em> apparso in appendice a <em>La costituzione secondo la giustizia sociale<\/em> del 1848, riprendeva la idee giobertiane di una confederazione con dieta in Roma, presieduta dal pontefice, e con un&#8217;Italia settentrionale sabauda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un primo tempo parve che il progetto prendesse corpo quasi spontaneamente, includendo addirittura l&#8217;obiettivo di eliminare militarmente la dominazione austriaca sul Lombardo-Veneto. Tant&#8217;\u00e8 vero che, quando Carlo Alberto dichiar\u00f2 guerra all&#8217;Austria dopo le cinque giornate di Milano del marzo 1848, truppe regolari vennero inviate a sostenerlo da parte dello stato pontificio, del Granducato di Toscana, del Regno delle Due Sicilie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi appoggi vennero meno, tuttavia, dopo la famosa allocuzione del 29 aprile 1848 pronunciata da Pio IX: il &#8220;papa giobertiano&#8221; si rendeva conto che non poteva partecipare a una guerra contro una potenza cattolica come l&#8217;Austria (con le temute possibili conseguenze scismatiche) e ritirava le sue truppe, subito seguito in ci\u00f2 dal re di Napoli e dal granduca di Toscana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Carlo Alberto (che frattanto aveva accolto Gioberti a Torino e lo aveva nominato primo ministro) invi\u00f2 a Roma proprio Rosmini per tentare di recuperare il Papa alla causa italiana, e nel corso di tale missione il Rosmini (accolto con grande favore da Pio IX che gli annunzio la porpora cardinalizia) ebbe modo di promuovere un &#8220;progetto di Lega italiana&#8221; di cui si \u00e8 conservata la bozza predisposta da Pellegrino Rossi, il noto giurista che Pio IX aveva nominato suo ministro dell&#8217;interno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale documento si sancisce che la Lega avr\u00e0 sede in Roma, che \u00abgli affari della Lega saranno proposti e trattati da un Congresso di Plenipotenziari delegati da ogni parte contraente\u00bb (intendendosi per parte contraente ciascuno degli stati italiani che avrebbero aderito alla Lega). Infine si afferma che il Congresso \u00e8 presieduto dal Papa e che \u00able alte Parti contraenti promettono di non conchiudere con altri Stati e Governi trattati, convenzioni ed accordi particolari che siano incompatibili con patti e risoluzioni della Lega Italiana\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un punto di vista tecnico possiamo dire che questo era un progetto di &#8220;confederazione&#8221;, piuttosto che di &#8220;federazione&#8221;, ma gi\u00e0 abbiamo avvertito che queste terminologie sono pi\u00f9 recenti e, ad ogni modo, ci\u00f2 che qui interessa \u00e8 che un effettivo progetto federalista apparve come primo modello per la realizzazione dell&#8217;unit\u00e0 d&#8217;Italia, mentre l&#8217;idea di realizzare tale unit\u00e0 mediante la costituzione di un unico Regno non era ancora stata esplicitamente elaborata (anche se circolava in vari ambienti, tant&#8217;\u00e8 vero che Carlo Alberto venne acclamato dalle sue truppe &#8220;Re d&#8217;Italia&#8221; sul campo di battaglia dopo la vittoria di Coito del 30 maggio 1848).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>GLI EVENTI, TUTTAVIA, PRESERO UN&#8217;ALTRA PIEGA<\/strong>, per ragioni che qui non interessa esporre, e il programma giobertiano tramont\u00f2. Ma non fall\u00ec per il fatto di essere di tipo federalista. Infatti Cesare Balbo, egli pure &#8220;neoguelfo&#8221; in quanto cattolico liberale, che aveva dedicato al Gioberti le <em>Speranze d&#8217;Italia<\/em> uscite l&#8217;anno dopo il Primato, ne aveva criticato il carattere utopistico poich\u00e9 riteneva che condizione preliminare per la realizzazione dell&#8217;unit\u00e0 d&#8217;Italia fosse la cacciata dell&#8217;Austria, ribaltando cos\u00ec l&#8217;ordine delle priorit\u00e0 da molti sostenuto (basti pensare che nel progetto giobertiano di Lega italiana non si prevedeva l&#8217;inclusione del Lombardo-Veneto, sotto dominazione austriaca).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Balbo affermava che tale obiettivo non poteva essere raggiunto n\u00e9 per una inimmaginabile iniziativa concorde dei sovrani italiani, n\u00e9 per via di insurrezioni popolari, n\u00e9 grazie ad un intervento straniero, ma solo sfruttando occasioni propizie (in sostanza egli &#8220;sperava&#8221; in una progressiva disponibilit\u00e0 ad abbandonare l&#8217;Italia da parte dell&#8217;Austria conseguente ad un suo progressivo &#8220;inorientamento&#8221; verso i Balcani).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La guida di questo risorgimento avrebbe dovuto essere affidata alla casa Savoia che avrebbe dovuto riunire i principi italiani in un regno <em>confederale<\/em> di tipo costituzionale in cui anche le singole regioni avrebbero dovuto ricevere le loro costituzioni. Non guerre, ma trattative fra i governi venivano indicate come i mezzi per il conseguimento di questo fine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La morte del neoguelf\u00ecsmo fu decretata, in certo senso, dallo stesso Gioberti quando pubblic\u00f2 nel 1851 il <em>Rinnovamento civile d&#8217;Italia<\/em>, in cui ormai l&#8217;unit\u00e0 d&#8217;Italia \u00e8 vista come una missione della casa Savoia, il Papa senza pi\u00f9 domini temporali e la Chiesa viene considerata, accanto al potere politico, con un ministero di purificata spiritualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non l&#8217;abbandono della presidenza papale della Lega, bens\u00ec l&#8217;abbandono del federalismo \u00e8 il vero punto di svolta. Infatti lo stesso Gioberti, nell&#8217;opera <em>Prolegomeni al Primato<\/em> pubblicata nel 1845 per ribattere varie critiche che erano state rivolte al Primato, aveva scritto: \u00abII primato aveva la funzione di propagandare il progetto federativo e quello che importava era la lega [&#8230;] chiunque ne fosse poi il presidente, o il papa o il re di Sardegna\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel <em>Rinnovamento <\/em>si preconizza il programma politico secondo cui si sarebbe poi svolta la vicenda risorgimentale: l&#8217;unit\u00e0 d&#8217;Italia realizzata come impresa politico-militare centralistica ad opera della casa di Savoia. Si tratta del programma cavouriano, la cui prima tappa fu la seconda guerra d&#8217;indipendenza del 1859, seguita dalla spedizione dei Mille del 1860, dalle repressioni nelle terre del Mezzogiorno durate una dozzina d&#8217;anni, dalla terza guerra d&#8217;indipendenza del 1866 e coronata con la prima guerra mondiale del 1915-18.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>DOPO IL 1860 IL FEDERALISMO CESS\u00d2 DI ESSERE UN<\/strong> programma politico concretamente perseguito e divenne, specialmente nelle lucide pagine di Carlo Cattaneo e di pochi altri, una riflessione teorica e una denuncia dei limiti e dei danni del modello centralista. Scriveva Cattaneo gi\u00e0 nel numero IX del Politecnico (1860): \u00abIn tutte le popolazioni nostre si \u00e8 destata la coscienza che l&#8217;attuale ordinamento, fatto gi\u00e0 per uno Stato e non per pi\u00f9 Stati uniti, non basta ad appagare i loro bisogni, i modestissimi loro voti\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra il riecheggiare di parole di Vincenzo Cuoco che abbiamo gi\u00e0 citato: non si accusano gli ordinamenti piemontesi di essere scadenti o arretrati, bens\u00ec di non essere adeguati ad una realt\u00e0 multiforme cui sono stati estesi senza rispetto delle peculiarit\u00e0 storico-culturali. Naturalmente, anche perch\u00e9 ciascuna di queste realt\u00e0 regionali aveva i suoi punti di eccellenza che avrebbero potuto molto pi\u00f9 proficuamente essere ripresi ed integrati nella disciplina del nuovo stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre nel medesimo luogo leggiamo infatti: \u00abMa il Piemonte, anche addensando in sei mesi i progressi di un secolo, si trov\u00f2 inferiore in diritto penale alla Toscana, in diritto civile a Parma, in ordini comunali alla Lombardia; ebbe la disgrazia di apportare ai popoli come beneficio nuove leggi che essi accolsero come un disturbo e un danno. Li assennati riputarono un vituperio che il popolo preferisse le leggi austriache alle italiane e non si avvidero che il vituperio era che le leggi italiane potessero apparire peggiori delle austriache\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giudizi nettissimi, che in particolare aiutano a non scambiare il federalismo con un semplice decentramento (come non pochi anche oggi pensano, indotti in equivoco dalla stessa contrapposizione tra federalismo e &#8220;centralismo&#8221;). Ecco, in proposito, un&#8217;ultima lapidaria citazione di Cattaneo: \u00abNon si tratta di decentrare (&#8230;) ma di coordinare la vera e attuale vita legislativa degli Stati italiani\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>SE CI CHIEDIAMO PERCH\u00c9 QUESTO MODELLO NON<\/strong> ebbe forza di attecchimento nell&#8217;Italia risorgimentale, possiamo suggerire la tesi che esso non risultava ispirato da quel &#8220;problema massimo&#8221; (realizzare l&#8217;unit\u00e0 e indipendenza d&#8217;Italia) di cui abbiamo gi\u00e0 parlato. Esso si ispirava piuttosto ad un&#8217;ideale di libert\u00e0 intesa individualisticamente. Da Cattaneo, e in modo ancor pi\u00f9 netto da Giuseppe Ferrari, il federalismo \u00e8 visto come una difesa della libert\u00e0, e non per nulla il loro riferimento privilegiato sono gli Stati Uniti d&#8217;America e la Confederazione svizzera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pluralit\u00e0 degli organismi elettivi distribuiti su vari livelli e l&#8217;esercizio del diritto di voto dei cittadini fino ai livelli pi\u00f9 alti, appaiono come un meccanismo efficace per evitare politiche autoritarie e liberticide anche in regimi democratici. Infatti, notava ancora Cattaneo, quando sono in gioco ingenti forze e ingenti ricchezze, \u00e8 troppo facile per queste costruire o acquistare la maggioranza di un unico parlamento. Sono riflessioni la cui indubbia attualit\u00e0 non pu\u00f2 che colpire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quanto detto in precedenza risulta che la ragione fondamentale, per la quale il modello centralistico della costruzione di un unico regno fin\u00ec col prevalere, fu quella di dover contare sulla forza militare di una dinastia per giungere alla soluzione del &#8220;problema massimo&#8221;. Nel prossimo editoriale analizzeremo un poco tale questione, ponendola a confronto con le vicende di un Paese (la Germania) che realizz\u00f2 nei medesimi decenni la sua unit\u00e0 nazionale sotto la guida di una monarchia militarista come quella prussiana, eppure adott\u00f2 un modello federale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nuova Secondaria n.8 &#8211; 15 aprile 2011 di Evandro Agazzi Il paradosso del nostro Risorgimento consiste nel fatto che l&#8217;unit\u00e0 nazionale si \u00e8 realizzata secondo un modello molto diverso, e quasi antitetico, rispetto a quello che avevano teorizzato nei secoli i pensatori che si erano pi\u00f9 direttamente occupati del problema di come garantire all&#8217;Italia unit\u00e0 &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/il-federalismo-risorgimentale-italiano\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":28472,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[101,96],"tags":[737],"class_list":["post-4555","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-risorgimento","category-storia-italiana","tag-federalismo","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - 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