{"id":4553,"date":"2011-05-11T08:53:55","date_gmt":"2011-05-11T06:53:55","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-03-23T20:20:07","modified_gmt":"2016-03-23T19:20:07","slug":"esegesi-biblica-e-concilio-ecumenico-vaticano-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/esegesi-biblica-e-concilio-ecumenico-vaticano-ii\/","title":{"rendered":"Esegesi biblica e Concilio Ecumenico Vaticano II"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-32185\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/Benedetto_cover.jpg\" alt=\"Benedetto_cover\" width=\"141\" height=\"200\" \/>Cristianit\u00e0<\/strong> n.358, ottobre-dicembre 2010<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una riflessione sull&#8217;esortazione apostolica postsinodale <em>Verbum Domini\u00a0\u00a0 <\/em>di Papa Benedetto XVI<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di Don<strong> Pietro Cantoni <\/strong>e<strong> Massimo Introvigne<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">L&#8217;11 novembre 2010 Papa Benedetto XVI ha reso pubblica l&#8217;esortazione apostolica postsinodale <em>Verbum Domini, <\/em>datata 30 settembre 2010 (1). In questo contributo non intendiamo esporre riassuntivamente il corposo documento, ma commentarne alcuni aspetti che attengono all&#8217;esegesi biblica, al Magistero e all\u2019interpretazione del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965). Si tratta di aspetti rilevanti per il dibattito avviato da alcuni critici dello stesso Concilio (2).<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un discorso ormai famoso, tenuto il 22 dicembre 2005 ai membri della Curia Romana, Papa Benedetto XVI ha criticato le interpretazioni del Concilio Ecumenico Vaticano II che ne leggono i documenti secondo un&#8217;\u00ab<em>ermeneutica della discontinuit\u00e0 e della rottura<\/em>\u00bb (3) rispetto al Magistero precedente della Chiesa, purtroppo assai diffusa e anzi in molti ambienti prevalente, raccomandando invece una \u00ab<em>giusta ermeneutica<\/em>\u00bb (4) insieme \u00ab<em>del rinnovamento nella continuit\u00e0<\/em>\u00bb (5) e \u00ab<em>della riforma<\/em>\u00bb (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni dei numerosi commentatori di questo storico discorso hanno rilevato che non \u00e8 un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Infatti ora si tratta di riprendere in mano i documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II, uno per uno, interpretandoli secondo la \u00ab<em>giusta ermeneutica<\/em>\u00bb e tenendo conto sia del Magistero precedente sia di quello successivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella <em>Verbum Domini <\/em>Papa Benedetto XVI fa appunto questo, e ci mostra la giusta ermeneutica \u2014 per cos\u00ec dire \u2014 in azione. Dopo la XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si \u00e8 celebrata in Vaticano dal 5 al 26 ottobre 2008 e che ha avuto per tema <em>La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa, <\/em>il Papa rilegge metodicamente la Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione <em>Dei Verbum <\/em>del Concilio Ecumenico Vaticano II (7), che definisce <em>\u00abpietra miliare nel cammino ecclesiale\u00bb <\/em>(n. 3), riconoscendo <em>\u00abi grandi benef\u00ecci apportati da questo documento\u00bb (ibidem), e <\/em>allo scopo si serve sia del Magistero precedente \u2014 in particolare di Papa Leone XIII (1878-1903) e del venerabile Papa Pio XII (1939-1958) \u2014, sia di documenti successivi al Concilio, del servo di Dio Papa Paolo VI (1963-1978), del venerabile Papa Giovanni Paolo II (1978-2005) e dello stesso Papa Benedetto XVI.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel medesimo tempo, il regnante Pontefice formula osservazioni generali utili non solo per l&#8217;esegesi biblica ma anche per il giusto accostamento nei confronti del Magistero della Chiesa in genere e dei documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II in particolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. L&#8217;esegesi della Bibbia secondo la <\/strong><em><strong>Verbum Domini<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insegna la <em>Verbum Domini <\/em>che <em>\u00ab[&#8230;] non v&#8217;\u00e8 alcuna comprensione autentica della Rivelazione cristiana al di fuori dell&#8217;azione del Paraclito\u00bb <\/em>(n. 15), dello Spirito Santo, che dapprima <em>\u00ab[&#8230;] ispira gli autori delle sacre Scritture\u00bb (ibidem), <\/em>quindi <em>\u00ab[&#8230;] sostiene e ispira la Chiesa nel compito di annunciare la Parola di Dio\u00bb (ibidem). <\/em>Quanto agli autori sacri, i due concetti fondamentali sono quelli dell&#8217;ispirazione e della verit\u00e0: <em>\u00ab[&#8230;] come il Verbo di Dio si \u00e8 fatto carne per opera dello Spirito Santo nel grembo della Vergine Maria, cos\u00ec la sacra Scrittura nasce dal grembo della Chiesa per opera dello Spirito Santo\u00bb <\/em>(n. 19). L&#8217;ispirazione dello Spirito Santo non \u00e8 una mera dettatura: la Chiesa <em>\u00ab[&#8230;] riconosce tutta l&#8217;importanza dell &#8216;autore umano che ha scritto i testi ispirati e, al medesimo tempo, Dio stesso come vero autore\u00bb (ibidem).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Papa Benedetto XVI insiste su <em>\u00ab[&#8230;] quanto il tema dell&#8217;ispirazione sia decisivo\u00bb (ibidem) <\/em>per una <em>\u00abcorretta ermeneutica\u00bb (ibidem). <\/em>Se si misconosce l&#8217;importanza dell&#8217;autore umano si adotta \u2014 si potrebbe dire \u2014 l&#8217;atteggiamento che l&#8217;islam ha di fronte al <em>Corano, <\/em>considerato un testo letteralmente \u00abdettato\u00bb e non semplicemente ispirato da Dio, e si cade in forme di fondamentalismo. Ma, se <em>\u00ab[&#8230;] si affievolisce in noi la consapevolezza dell&#8217;ispirazione\u00bb (ibidem) <\/em>divina, allora <em>\u00ab[&#8230;] si rischia di leggere la Scrittura come oggetto di curiosit\u00e0 storica e non come opera dello Spirito Santo\u00bb (ibidem). <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ultimamente, come insegna la <em>Dei Verbum, <\/em>\u00e8 lo Spirito Santo, e non lo studio storico degli atteggiamenti dei loro autori e delle circostanze della loro redazione, che garantisce la verit\u00e0 delle Scritture: <em>\u00abPoich\u00e9 dunque tutto ci\u00f2 che gli autori ispirati o agiograf\u00ec asseriscono<\/em> <em>\u00e8 da ritenersi asserito dallo Spirito Santo, si deve dichiarare, per conseguenza, che i libri della Scrittura insegnano fermamente, fedelmente e senza errore la verit\u00e0 che Dio per la nostra salvezza volle fosse consegnata nelle sacre Lettere\u00bb <\/em>(8)<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto all&#8217;azione dello Spirito Santo in relazione alla comprensione della Sacra Scrittura nella Chiesa, l&#8217;affermazione di Papa Benedetto XVI \u00e8 molto forte: \u00ab<em>[&#8230;] senza l&#8217;azione efficace dello &#8220;Spirito della Verit\u00e0&#8221; (GV 14,16) non \u00e8 dato di comprendere le parole del Signore<\/em>\u00bb (n. 16). Cos\u00ec hanno insegnato i Padri della Chiesa e i dottori. Per san Girolamo (347-419\/420)<em> \u00ab[&#8230;] non possiamo arrivare a comprendere la Scrittura senza l&#8217;aiuto dello Spirito Santo che l&#8217;ha ispirata<\/em>\u00bb <em>(ibidem).<\/em> <em>E \u00abRiccardo di San Vittore <\/em>[1110 ca.-1173]<em> ricorda che occorrono &#8220;occhi di colomba &#8220;, illuminati ed istruiti dallo Spirito, per comprendere il testo sacro\u00bb (ibidem).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si tratta di un&#8217;affermazione priva di conseguenze. <em>\u00abRiaffermando il profondo legame tra lo Spirito Santo e la Parola di Dio, abbiamo anche posto le basi per comprendere il senso ed il valore decisivo della viva Tradizione\u00bb<\/em> (n. 17) nella sua relazione con la Sacra Scrittura, e per interpretare correttamente la<em> Dei Verbum<\/em>. Appare allora con evidenza il fatto che \u00ab<em>il Concilio Vaticano II ricorda <\/em>[&#8230;] <em>come questa Tradizione di origine apostolica sia realt\u00e0 viva e dinamica: essa &#8220;progredisce nella Chiesa con l&#8217;assistenza dello Spirito Santo &#8220;; non nel senso che essa muti nella sua verit\u00e0, che \u00e8 perenne. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Piuttosto &#8220;cresce&#8230; la comprensione tanto delle cose quanto delle parole trasmesse &#8220;, con la contemplazione e lo studio, con l&#8217;intelligenza data da una pi\u00f9 profonda esperienza spirituale e per mezzo &#8220;della predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verit\u00e0 &#8220;\u00bb (ibidem; le citazioni sono dalla<em> Dei Verbum<\/em>, n. 8.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si legge la<em> Dei Verbum<\/em> meditando sull&#8217;azione dello Spirito Santo ci si convince che<em> \u00abla viva Tradizione \u00e8 essenziale affinch\u00e8 la Chiesa possa crescere nel tempo nella comprensione della verit\u00e0 rivelata nelle Scritture\u00bb<\/em> (n. 17): <em>\u00abin definitiva, \u00e8 la viva Tradizione della Chiesa a farci com\u00adprendere in modo adeguato la sacra Scrittura come Parola di Dio\u00bb (ibidem).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una parte cospicua \u2014 circa un quarto \u2014 dell&#8217;esortazione apostolica <em>Verbum Domini <\/em>\u00e8 consacrata all&#8217;interpretazione del n. 12 della <em>Dei Verbum<\/em>. Si tratta di un passaggio d&#8217;importanza centrale della Costituzione conciliare, che conviene anzitutto rileggere: <em>\u00abPoich\u00e9 Dio nella sacra Scrittura ha parlato per mezzo di uomini alla maniera umana, l&#8217;interprete della sacra Scrittura, per capir bene ci\u00f2 che egli ha voluto comunicarci, deve ricercare con attenzione che cosa gli agiograf\u00ec abbiano veramente voluto dire e a Dio \u00e8 piaciuto manifestare con le loro parole. Per ricavare l&#8217;intenzione degli agiograf\u00ec, si deve tener conto fra l&#8217;altro anche dei generi letterari. La verit\u00e0 infatti viene diversamente proposta ed espressa in testi in vario modo storici, o profetici, o poetici, o anche in altri generi di espressione. \u00c8 necessario adunque che l&#8217;interprete ricerchi il senso che l&#8217;agiografo in determinate circostanze, secondo la condizione del suo tempo e della sua cultura, per mezzo dei generi letterari allora in uso, intendeva esprimere ed ha di fatto espresso. Per comprendere infatti in maniera esatta ci\u00f2 che l&#8217;autore sacro volle asserire nello scrivere, si deve far debita attenzione sia agli abituali e originali modi di sentire, di esprimersi e di raccontare vigenti ai tempi dell&#8217;agiografo, sia a quelli che nei vari luoghi erano allora in uso nei rapporti umani\u00bb<\/em> (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abPerci\u00f2 <\/em>\u2014 continua la<em> Dei Verbum \u2014 dovendo la sacra Scrittura esser letta e interpretata alla luce dello stesso Spirito mediante il quale \u00e8 stata scritta, per ricavare con esattezza il senso dei sacri testi, si deve badare con non minore diligenza al contenuto e all\u2019unit\u00e0 di tutta la Scrittura, tenuto debito conto della viva tradizione di tutta la Chiesa e dell&#8217;analogia della fede. \u00c8 compito degli esegeti contribuire, seguendo queste norme, alla pi\u00f9 profonda intelligenza ed esposizione del senso della sacra Scrittura, affinch\u00e8 mediante i loro studi, in qualche modo preparatori, maturi il giudizio della Chiesa. Quanto, infatti, \u00e8 stato qui detto sul modo di interpretare la Scrittura, \u00e8 sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare e interpretare la parola di Dio\u00bb <\/em>(10)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per interpretare questa parte della <em>Dei Verbum<\/em> il Papa da rilievo anche al documento del 1993 della Pontif\u00eccia Commissione Biblica<em> L&#8217;interpretazione della Bibbia nella Chiesa<\/em> (11), che cita ripetutamente anche se non ne riprende tutti i passaggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La chiave di lettura proposta da Papa Benedetto XVI \u00e8 subito enunciata:<em> \u00ab<\/em>[&#8230;]<em> Il legame intrinseco tra Parola e fede mette in evidenza che l&#8217;autentica ermeneutica<\/em> <em>della Bibbia non pu\u00f2 che essere nella fede ecclesiale, che ha nel s\u00ec di Maria il suo paradigma<\/em>\u00bb (n. 29). Questo \u00e8 il \u00ab[&#8230;] <em>criterio fondamentale dell&#8217;ermeneutica biblica: il luogo originario dell &#8216;interpretazione scritturistica \u00e8 la vita della Chiesa\u00bb (ibidem;<\/em> corsivo nell&#8217;originale). L&#8217;esegesi biblica cattolica dev&#8217;essere condotta nella Chiesa e sotto la guida del Magistero. Diversamente, anzich\u00e9 interpretare la Bibbia la falsifica. \u00ab[&#8230;] <em>l&#8217;ecclesialit\u00e0 dell&#8217;interpretazione biblica non \u00e8 un&#8217;esigenza imposta dall&#8217;esterno<\/em>\u00bb (n. 30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si tratta di<em> \u00ab[&#8230;] un criterio estrinseco cui gli esegeti devono piegarsi, ma \u00e8 richiesta dalla realt\u00e0 stessa delle Scritture e da come esse si sono formate nel tempo<\/em>\u00bb (n. 29). Dopo tutto, quali testi fossero da considerare Sacra Scrittura \u00e8 stato indicato dalla Chiesa. E, \u00ab[&#8230;] <em>come dice mirabilmente sant&#8217;Agostino <\/em>[354-430],<em> &#8220;non crederei al Vangelo se non mi ci inducesse l&#8217;autorit\u00e0 della Chiesa cattolica&#8221;\u00bb (ibidem), <\/em>mentre <em>\u00absan Girolamo ricorda che non possiamo mai da soli leggere la Scrittura. Troviamo troppe porte chiuse e scivoliamo nell&#8217;errore\u00bb <\/em>(n. 30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne consegue che <em>\u00abun &#8216;autentica interpretazione della Bibbia deve essere sempre in armonica concordanza con la fede della Chiesa cattolica\u00bb (ibidem), <\/em>e ogni esegeta deve sentire come rivolto a s\u00e9 stesso l&#8217;ammonimento con cui <em>\u00ab<\/em>[&#8230;]<em> san Girolamo si rivolgeva ad un sacerdote: &#8220;Rimani fermamente attaccato alla dottrina tradizionale che ti \u00e8 stata insegnata, affinch\u00e8 tu possa esortare secondo la sana dottrina e confutare coloro che la contraddicono&#8221;\u00bb (ibidem). \u00abApprocci al testo sacro che prescindano dalla fede possono suggerire elementi interessanti soffermandosi sulla struttura del testo e le sue forme; tuttavia, un tale tentativo sarebbe inevitabilmente solo preliminare e strutturalmente incompiuto\u00bb (ibidem). \u00abLa relazione tra la vita spirituale e l&#8217;ermeneutica della Scrittura\u00bb (ibidem) <\/em>\u00e8 sottolineata dalla stessa Pontificia Commissione Biblica nel documento del 1993, che pure \u00e8 molto tecnico: <em>\u00abLa giusta conoscenza del testo biblico \u00e8 accessibile solo a colui che ha un&#8217;affinit\u00e0 vissuta con ci\u00f2 di cui parla il testo\u00bb <\/em>(12)<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se passiamo a interrogarci <em>\u00absullo stato degli attuali studi biblici\u00bb <\/em>(n. 31), tenendo conto dello stesso documento del 1993 e nella linea tracciata dalla <em>Dei Verbum, <\/em>ci troviamo davanti a luci e a ombre. Certo, <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>\u00e8 necessario riconoscere il benef\u00eccio derivato nella vita della Chiesa dal &#8216;esegesi storico-critica e dagli altri metodi di analisi del testo sviluppati nei tempi recenti\u00bb <\/em>(n. 32), e riaffermare che oggi per l&#8217;esegeta <em>\u00ab<\/em>[&#8230;]<em> l&#8217;attenzione a questi metodi \u00e8 imprescindibile\u00bb (ibidem). <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 si tratta di una novit\u00e0, perch\u00e9 \u2014 come il Papa ha richiamato nel suo viaggio in Francia del 2008 e in altre occasioni \u2014 fin dalla <em>\u00ab<\/em>[&#8230;]<em> cultura monastica, cui dobbiamo ultimamente il fondamento della cultura europea\u00bb (ibidem), <\/em>e in tutta la <em>\u00absana tradizione ecclesiale\u00bb (ibidem), <\/em>gli esegeti si sono sempre avvalsi della migliore cultura e scienza del loro tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo per\u00f2 interpretare i riferimenti della <em>Dei Verbum <\/em>ai <em>\u00abnuovi metodi di analisi storica\u00bb <\/em>(n. 33) alla luce del Magistero, servendoci in particolare delle <em>\u00abencicliche <\/em>Providentissimus Deus (13) <em>di Papa Leone XIII e <\/em>Divino afflante Spiritu (14) [1943] <em>di Papa Pio XII\u00bb (ibidem), <\/em>di cui \u2014 ricorda Papa Benedetto XVI, sempre attento agli anniversari \u2014 il venerabile Giovanni Paolo II ebbe occasione di celebrare insieme, nel 1993, rispettivamente il centenario e il cinquantenario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi due testi fondamentali ci aiutano a sfuggire a due errori contrapposti: interpretare la Bibbia con la sola ragione \u2014 che diventa razionalismo \u2014 prescindendo dalla fede; e leggerla con la sola fede \u2014 secondo un falso misticismo \u2014 prescindendo dalla ragione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;enciclica di Papa Leone XIII <em>Providentissimus Deus \u00ab[&#8230;] ebbe il merito di proteggere l&#8217;interpretazione cattolica della Bibbia dagli attacchi del razionalismo, senza per o rifugiarsi in un senso spirituale staccato dalla storia\u00bb (ibidem). <\/em>Nell&#8217;enciclica <em>Divino afflante Spiritu <\/em>il venerabile Papa Pio XII invece <em>\u00ab<\/em>[&#8230;]<em> si trovava di fronte agli attacchi dei sostenitori di un&#8217;esegesi cosiddetta mistica che rifiutava qualsiasi approccio scient\u00ecfico\u00bb (ibidem). <\/em>Papa Pacelli, <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>con grande sensibilit\u00e0, ha evitato d&#8217;ingenerare l&#8217;idea di una dicotomia fra l&#8217; &#8220;esegesi scientifica &#8221; per l&#8217;uso apologetico e l&#8217; &#8220;interpretazione spirituale riservata all &#8216;uso interno &#8220;\u00bb (ibidem). <\/em>Celebrando nel 2008 il cinquantenario della morte del venerabile Papa Pio XII, Papa Benedetto XVI ricordava fra i suoi insegnamenti pi\u00f9 importanti e attuali proprio la <em>Divino afflante Spiritu. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abL&#8217;approfondimento dei &#8220;generi letterari&#8221;, che intendeva comprendere meglio quanto l&#8217;autore sacro aveva voluto dire \u2014 spiegava Papa Benedetto XVI \u2014, <em>fino al 1943 era stato visto con qualche sospetto, anche per gli abusi che si erano verif\u00eccati. L&#8217;Enciclica ne riconosceva la giusta applicazione, dichiarandone legittimo l&#8217;uso per lo studio non solo dell&#8217;Antico Testamento, ma anche del Nuovo\u00bb <\/em>(15). A ben vedere, <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>entrambi i documenti <\/em>[la <em>Providentissimus Deus <\/em>e la <em>Divino afflante Spiritu} rifiutano &#8220;la rottura tra l&#8217;umano e il divino &#8220;\u00bb (ibidem), <\/em>dunque fra fede e ragione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla loro luce dobbiamo leggere <em>\u00abl&#8217;ermeneutica biblica conciliare\u00bb <\/em>(n. 34) del Concilio Ecumenico Vaticano II che si \u00e8 espressa nella <em>Dei Verbum. <\/em>Correttamente interpretato, il fondamentale n. 12 della Costituzione conciliare da una parte <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>sottolinea come elementi fondamentali per cogliere il significato inteso dall&#8217;agiografo lo studio dei generi letterari e la contestualizzazione\u00bb (ibidem). <\/em>Ma, <em>\u00abdall&#8217;altra\u00bb (ibidem), \u00ab[&#8230;} indica tre criteri di base per tenere conto della dimensione divina della Bibbia: 1) interpretare il testo considerando l&#8217;unit\u00e0 di tutta la Scrittura; questo oggi si chiama esegesi canonica; 2) tenere presente la Tradizione viva di tutta la Chiesa; e, infine, 3) osservare l&#8217;-nalogia della fede\u00bb (ibidem).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se non si tiene conto di questi criteri si separano \u2014 come in altri campi \u2014 ragione e fede, il che nell&#8217;esegesi biblica purtroppo oggi <em>\u00ab[&#8230;] avviene anche ai livelli accademici pi\u00f9 alti\u00bb <\/em>(n. 35), producendo <em>un\u2019 \u00abermeneutica secolarizzata\u00bb (ibidem) <\/em>che \u00e8 uno dei frutti avvelenati dell&#8217;interpretazione del Concilio Ecumenico Vaticano II secondo gl&#8217;infausti princ\u00ecpi della discontinuit\u00e0 e della rottura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Papa Benedetto XVI indica tre caratteristiche <em>dell&#8217;\u00abermeneutica secolarizzata\u00bb: <\/em>legge la Bibbia come <em>\u00abun testo solo del passato\u00bb (ibidem); \u00e8 <\/em>convinta che \u00ab[&#8230;] <em>il Divino non appare nella storia umana\u00bb (ibidem) <\/em>e <em>\u00ab[&#8230;] nega la possibilita dell&#8217;ingresso e della presenza del Divino nella storia\u00bb (ibidem), <\/em>cos\u00ec che, <em>\u00ab<\/em>[&#8230;]<em> quando sembra che vi sia un elemento divino, lo si deve spiegare in altro modo\u00bb (ibidem); <\/em>e getta <em>\u00ab<\/em>[&#8230;]<em> un dubbio sui misteri fondamentali del cristianesimo e sul loro valore storico, come ad esempio l&#8217;istituzione dell&#8217;Eucarestia e la risurrezione di Cristo\u00bb (ibidem). <\/em>E tutto questo avvelena anche la vita spirituale, la pastorale, <em>\u00abla preparazione delle omelie\u00bb (ibidem); \u00ab<\/em>[&#8230;]<em> produce a volte incertezza e poca solidit\u00e0 nel cammino formativo intellettuale anche di alcuni candidati ai ministeri ecclesiali\u00bb (ibidem).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema, insiste Papa Benedetto XVI, non riguarda solo l&#8217;esegesi biblica ma <em>\u00ab<\/em>[&#8230;]<em> il corretto rapporto tra fede e ragione. Infatti, l&#8217;ermeneutica secolarizzata della sacra Scrittura \u00e8 posta in atto da una ragione che strutturalmente vuole precludersi la possibilit\u00e0 che Dio entri nella vita degli uomini e che parli agli uomini in parole umane\u00bb <\/em>(n. 36).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, \u00e8 opportuno che la <em>Dei Verbum <\/em>sia letta tenendo conto anche dell&#8217;enciclica <em>Fides et raito <\/em>(16)<em>, <\/em>del venerabile Papa Giovanni Paolo II, la quale \u2014 insieme a una serie d&#8217;interventi dello stesso Papa Benedetto XVI, esplicitamente richiamati \u2014 pu\u00f2 insegnarci da una parte che <em>\u00ab<\/em>[&#8230;]<em> occorre una fede che mantenendo un adeguato rapporto con la retta ragione non degeneri mai in f\u00ecdeismo, il quale nei confronti della Scrittura diventerebbe fautore di letture fondamentaliste\u00bb (ibidem), <\/em>mentre dall&#8217;altra <em>\u00ab<\/em>[&#8230;]<em> \u00e8 necessaria una ragione che indagando gli elementi storici presenti nella Bibbia si mostri aperta e non rifiuti aprioristicamente tutto ci\u00f2 che eccede la propria misura\u00bb (ibidem).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In entrambi i casi \u2014 del fondamentalismo e del razionalismo \u2014 si apre la strada a <em>\u00abinterpretazioni soggettivistiche ed arbitrarie\u00bb <\/em>(n. 44) del testo sacro. Il fondamentalismo, che <em>\u00ab<\/em>[&#8230;]<em> tende a trattare il testo biblico come se fosse stato dettato parola per parola dallo Spirito\u00bb (ibidem), <\/em>in realt\u00e0 <em>\u00ab<\/em>[&#8230;]<em> rifiutando di tener conto del carattere storico della rivelazione biblica, si rende incapace di accettare pienamente la verit\u00e0 della stessa Incarnazione\u00bb (ibidem). <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altro canto, <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>coltivare un concetto di ricerca scientifica che si ritenga neutrale nei confronti della Scrittura\u00bb <\/em>(n. 47) significa precludersi la sua vera comprensione, con conseguenze molto gravi \u2014 quando questa forma di razionalismo penetra nelle universit\u00e0 cattoliche e nei seminari \u2014 anche nella formazione dei candidati al sacerdozio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ascolto della Tradizione e l&#8217;attenzione, <em>\u00ab<\/em>[&#8230;]<em> dalla quale nessuno pu\u00f2 prescindere\u00bb <\/em>(n. 49), ai santi \u2014 ognuno dei quali parte, per cos\u00ec dire, da un versetto scritturistico e lo vive in pienezza, cos\u00ec che <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>costituisce come un raggio di luce che scaturisce dalla Parola di Dio\u00bb (ibidem) <\/em>\u2014 aiuta anche a tornare all&#8217;antica questione della relazione fra senso letterale e senso spirituale della <em>Sacra Scrittura. Non dimenticando quanto <\/em>\u00ab[&#8230;] <em>san Tommaso d&#8217;Aquino<\/em> [1225 ca.-1274] afferma: <em>&#8220;tutti i sensi della sacra Scrittura si basano su quello letterale&#8221;\u00bb<\/em> (n. 37), il Papa ricorda come i medioevali distinguevano fra quattro sensi delle Scritture \u2014 letterale, allegorico, morale e anagogico: gli ultimi tre, spiega, sono suddivisioni del senso spirituale \u2014 ricordando, come aveva gi\u00e0 fatto in Francia, il distico contenuto nel<em> Rotulus pugillaris<\/em> del domenicano Agostino di Dacia (7-1282): \u00ab<em>Littera gesta docet, quid credas allegoria, moralis quid agas, quo tendas anagogia. La lettera insegna i fatti, l&#8217;allegoria che cosa credere, il senso morale che cosa fare e<\/em> <em>l&#8217;anagogia dove tendere\u00bb (ibidem),<\/em> citato anche nel<em> Catechismo della Chiesa Cattolica <\/em>(11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo tradizionale riferimento ai sensi spirituali ci segnala che<em> \u00ab<\/em>[&#8230;]<em> Dio stesso, infatti, non \u00e8 mai presente gi\u00e0 nella semplice letteralit\u00e0 del testo. Per raggiungerlo occorre un trascendimelo e un processo di comprensione<\/em>\u00bb (n. 38), di cui il n. 12 della<em> Dei Verbum<\/em> c&#8217;indica una via maestra<em>: <\/em>\u00ab[&#8230;] <em>un tale tra-scendimento non pu\u00f2 avvenire nel singolo frammento letterario se non in rapporto alla totalit\u00e0 della Scrittura\u00bb (ibidem).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui, per comprendere \u00ab[&#8230;] <em>quanto affermato nel numero 12 della Costituzione dogmatica Dei Verbum, indicando l&#8217;unit\u00e0 interna di tutta la Bibbia come criterio decisivo per una corretta ermeneutica della fede<\/em>\u00bb (n. 39), \u00ab<em>rimangono per noi una guida sicura le espressioni di Ugo di San Vittore <\/em>[1096 ca.-l 141<em>]: &#8220;Tutta la divina Scrittura costituisce un unico libro e quest&#8217;unico libro \u00e8 Cristo, parla di Cristo e trova in Cristo il suo compimento &#8220;\u00bb (ibidem).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto rimanda al tema centrale della<em> Dei Verbum<\/em>, ribadito nel n. 10 della Costituzione conciliare: \u00ab[&#8230;] <em>la sacra Tradizione, la sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che nessuna di queste realt\u00e0 sussiste senza le altre<\/em>\u00bb (n. 47).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 il vero<em> \u00abinsegnamento del Concilio Vaticano II\u00bb (ibidem):<\/em> <em>\u00ablo studio della sacra Scrittura\u00bb (ibidem)<\/em> deve avvenire<em> \u00abnella comunione della Chiesa universale\u00bb<\/em> <em>(ibidem)<\/em> e \u2014 come afferma ancora la<em> Dei Verbum<\/em> al n. 23<em> \u2014 \u00absotto la vigilanza del Sacro Magistero\u00bb <\/em>(n. 45).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. L&#8217;esegesi del Magistero<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>Verbum Domini<\/em> tratta anzitutto di esegesi biblica; quindi, di come interpretare correttamente uno specifico documento del Concilio Ecumenico Vaticano II, la Costituzione dogmatica <em>Dei Verbum<\/em>. Tuttavia alcuni princ\u00ecpi che fissa sono rilevanti per l&#8217;esegesi del Magistero cattolico in genere e dei documenti dell&#8217;ultimo Concilio in particolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In discussioni sul tema (18) \u00e8 emersa \u2014 da parte di alcuni critici dei documenti di tale Concilio \u2014 una tesi di fondo di natura non solo storica ma anche sociologica: che l&#8217;evento conciliare, proprio in quanto evento globale, \u00e8 un tutto che comprende \u2014 senza che sia possibile separarli \u2014 le discussioni in aula, l&#8217;azione delle <em>lobby,<\/em> la presentazione ai media durante e dopo il Concilio, la teologia dei circoli che hanno preceduto e preparato l&#8217;evento conciliare, le sue conseguenze e, infine, i suoi documenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se \u00e8 cos\u00ec, separare i documenti dall&#8217;evento e anche dalle conseguenze del Concilio \u2014 cio\u00e8 da quel postconcilio dove ha prevalso l&#8217;ermeneutica della discontinuit\u00e0 e della rottura \u2014 \u00e8 insieme illegittimo e impossibile. Si ammette, certo, che fra testi e contesto \u00e8 possibile una distinzione. Ma questa distinzione, in quanto dichiara illegittima una valutazione autonoma dei documenti, rimane puramente astratta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I documenti fanno parte dell&#8217;evento, di cui \u2014 si suggerisce \u2014 forse non sono neppure la parte pi\u00f9 importante, e fuori dell&#8217;evento perdono il loro significato. Se la discontinuit\u00e0 e la rottura sono apparse egemoniche nella fase postconciliare dell&#8217;evento e in alcune discussioni fra Padri conciliari, allora anche i documenti devono essere per forza coinvolti in questa egemonia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa tesi fa riferimento a una nozione di evento globale che \u00e8 sociologicamente sbagliata. Certo, osservare un evento nella sua globalit\u00e0 \u2014 sia pure perdendo di vista, per un momento, le sue singole componenti \u2014 pu\u00f2 apportare elementi utili a un&#8217;analisi di quanto \u00e8 avvenuto. Ma non esaurisce quest&#8217;analisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si tratta di documenti, in realt\u00e0 questi possono sempre essere separati \u2014 e non soltanto formalmente distinti \u2014 dalle discussioni che li hanno preceduti e dalle applicazioni che li hanno seguiti. Nessun giurista penserebbe di opporre a una legge gl&#8217;interventi nell&#8217;aula del Parlamento che l&#8217;ha votata, di chi si \u00e8 espresso a favore o contro il suo testo o la dottrina presente nella letteratura cui ha fatto riferimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I lavori preparatori possono essere un punto di riferimento interpretativo, ma non prevalgono mai sul testo della legge. E il fatto che a una legge non si ubbidisca, o che se ne tragga pretesto per comportarsi al contrario di quanto afferma, a rigore non ci dice nulla della sua corretta interpretazione:<em> abusum non tollit usum.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sociologia, inoltre, non \u00e8 l&#8217;unica scienza di cui servirsi per leggere i documenti del Magistero, compresi quelli del Concilio Ecumenico Vaticano II, e comunque non afferma affatto che sia impossibile la distinzione logica fra un testo e il suo contesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il testo fosse assorbito e fagocitato dal contesto, il che naturalmente potrebbe essere affermato di qualunque documento che si presenta come autorevole, perderebbe il suo specifico significato e ci troveremmo in una sorta di strutturalismo dove ogni affermazione \u00e8 smontata e decostruita in un gioco di riferimenti perpetuo dove nulla ha pi\u00f9 autorit\u00e0. La vera scienza serve a spiegare i documenti. Non serve pi\u00f9 se li fa a pezzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto cadono a proposito le osservazioni della<em> Verbum Domini<\/em> per relazione al metodo storico-critico nell&#8217;esegesi biblica. Neanche il pi\u00f9 \u00abultramontano\u00bb sostenitore del Magistero pontificio penserebbe di mettere sullo stesso piano gl&#8217;insegnamenti dei Pontefici o di un Concilio e la Sacra Scrittura<em>.<br \/>\n<\/em><br \/>\nTuttavia l&#8217;espressione citata, proprio della Costituzione conciliare<em> Dei Verbum<\/em>, secondo cui <em>\u00ab<\/em>[&#8230;]<em> la sacra Tradizione, la sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa <\/em>[&#8230;] <em>sono tra loro talmente connessi e congiunti che nessuna di queste realt\u00e0 sussiste senza le altre\u00bb<sup> (<\/sup><\/em>19)<em>, <\/em>permette una prudente analogia. Come abbiamo visto la <em>Verbum Domini <\/em>afferma che <em>\u00abapprocci al testo sacro che prescindano dalla fede\u00bb <\/em>(n. 30), per quanto approfondiscano gli elementi storici, <em>\u00abpossono suggerire elementi interessanti <\/em>[&#8230;]; <em>tuttavia, un tale tentativo sarebbe inevitabilmente solo preliminare e strutturalmente incompiuto\u00bb (ibidem).<br \/>\n<\/em><br \/>\nLo stesso vale, <em>mutatis mutandis, <\/em>per il Magistero. Come per la Bibbia, anche di un testo di Magistero \u00e8 possibile studiare la <em>Redaktionsgeschichte, <\/em>la \u00abstoria della redazione\u00bb, e anche la <em>Formgeschichte, <\/em>la \u00abstoria della forma\u00bb. Si tratta di elementi che, ci assicura Papa Benedetto XVI sulla scia della <em>Divino afflante Spiritu <\/em>del venerabile Papa Pio XII e della <em>Dei Verbum, <\/em>hanno un loro interesse e non vanno certo trascurati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia la storia della redazione di un testo e quella degli ambienti e delle forme di pensiero che si trovano in una qualche relazione con la sua genesi, offrono solo un accostamento <em>\u00abpreliminare\u00bb (ibidem) <\/em>e <em>\u00abincompiuto\u00bb (ibidem). <\/em>Ultimamente, per determinare il suo significato, occorrer\u00e0 anzitutto considerare il suo tenore letterale, da cui occorre sempre partire per non far dire al testo qualunque cosa venga in mente all&#8217;interprete, quindi applicare un&#8217;ermeneutica che abbia al suo centro <em>V&#8217;analogia fidei, <\/em>per cui una qualsiasi voce \u2014 <em>locus theologicus <\/em>\u2014 nella variegata sinfonia della Tradizione dev&#8217;essere interpretata in armonia con tutte le altre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, per esempio, sapere che il tal Padre conciliare nell&#8217;aula del Concilio Ecumenico Vaticano II espresse posizioni discutibili a proposito di un testo poi approvato, e che i redattori materiali di parti del documento erano di cattivi costumi o dottrina o facevano parte di <em>lobby <\/em>male orientate, non \u00e8 del tutto privo d&#8217;interesse, ma limitarsi a questi elementi non \u00e8 solo parziale: \u00e8 sbagliato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una regola fondamentale dell&#8217;interpretazione quella secondo cui il testo prevale su qualunque elemento eventualmente contrario che si ricavi dalla storia della sua redazione. Ragionare diversamente significa, come si \u00e8 accennato, distruggere l&#8217;autorit\u00e0 di qualunque documento. Tanto pi\u00f9 questo vale per le encicliche, per i documenti di un Concilio Ecumenico o per altri testi di quel Magistero che \u00e8, come ci ricordano la <em>Dei Verbum <\/em>e ora la <em>Verbum Domini, <\/em>cosa sacra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, ancora relativamente al Concilio Ecumenico Vaticano II, le ricostruzioni storiche dei movimenti e delle discussioni che precedettero l&#8217;approvazione dei documenti del Concilio \u2014 per non parlare di quelle che la seguirono \u2014, parafrasando quanto la <em>Verbum Domini <\/em>afferma della Sacra Scrittura, <em>\u00ab<\/em>[&#8230;]<em> possono suggerire elementi interessanti\u00bb (ibidem), <\/em>ma un accostamento fondato su queste discussioni \u00e8 solo <em>\u00abpreliminare\u00bb (ibidem) <\/em>e, se ci si ferma solo agli elementi storici, \u00e8 destinato a rimanere <em>\u00abincompiuto\u00bb (ibidem).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta che il testo conciliare \u00e8 stato approvato, e promulgato dal Pontefice, diventa Magistero da leggere \u2014 come soleva dire il card. Giuseppe Siri (1906-1989) \u2014 in ginocchio (20). Cercare di squalificare il testo magisteriale riferendosi a quanto a vario titolo ha preceduto la sua approvazione significa cadere nello stesso errore metodologico che si rimprovera a quegli esegeti imprigionati nelle sole <em>Formgeschichte <\/em>e <em>Redaktionsgeschichte <\/em>per cui gli elementi storici e il contesto prevalgono sul senso teologico del testo, come quando \u2014 per esempio \u2014 si pretende di correggere i Vangeli canonici servendosi della famosa \u00abfonte Q\u00bb, una creazione puramente congetturale che, in quanto tale, non ha nessun riscontro documentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Il Concilio Ecumenico Vaticano II: un&#8217;eccezione?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;obiezione che da certa letteratura \u00abanti-conciliarista\u00bb (21) l&#8217;espressione \u00e8 di Papa Benedetto XVI \u2014 si muove al ragionamento che abbiamo appena svolto, applicato all&#8217;ultimo Concilio, \u00e8 la seguente: il Concilio Ecumenico Vaticano II non \u00e8 un Concilio come gli altri. Non lo \u00e8 perch\u00e9 non ha emanato definizioni dogmatiche con corrispondenti condanne, e perch\u00e9 i suoi documenti \u2014 a differenza di tutti gli altri Concili \u2014 non hanno chiuso la discussione, ma al contrario l&#8217;hanno aperta, prestandosi a ipotesi interpretative disparate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, il fatto di non proporre definizioni dogmatiche non \u00e8 una caratteristica propria del Concilio Ecumenico Vaticano II. Se si accetta la lista <em>recepta <\/em>dei Concili Ecumenici, basterebbe chiedersi quali mai siano i dogmi definiti dai Concili Lateranense I, del 1123; II, del 1139; III, del 1179, e V, del 1512-1517.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si ammette che i Concili Ecumenici sono infallibili se e solo se definiscono in modo straordinario, qual \u00e8 il valore dei capitoli dottrinali del Concilio di Trento (1545-1563) e del Vaticano I (1869-1870) e in generale di tutte le parti non definitorie in senso stretto degli altri Concili? Sarebbe assurdo rispondere che tale valore non esiste, o che queste parti \u2014 in quanto non definiscano \u2014 possano essere tranquillamente rifiutate dai fedeli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;assenso del fedele cattolico sarebbe dovuto anche qualora nulla nel Concilio Ecumenico Vaticano II \u2014 o solo quanto \u00e8 letteralmente ripreso dal Magistero precedente \u2014 fosse insegnato in modo definitivo, il che non \u00e8 assolutamente certo. Vi sono anzi ottimi argomenti per pensare il contrario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per costante insegnamento, <em>\u00ab<\/em>[&#8230;]<em> anche il Magistero <\/em>non definitivo <em>(detto anche &#8220;autentico &#8220;) esige la nostra adesione, peraltro non solo esterna ma anche con un assenso interno della nostra intelligenza e della nostra volont\u00e0\u00bb <\/em>(22). \u00c8 inoltre dottrina della Chiesa, certa e mai messa in dubbio da nessun teologo cattolico, che i documenti di un Concilio Ecumenico legittimamente convocato e, soprattutto, legittimamente promulgati da tutto il corpo insegnante della Chiesa <em>cum Petro et sub Petro <\/em>non possono assolutamente contenere eresie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa che non ha niente a che vedere con l&#8217;antica questione <em>de Papa haeretico, <\/em>e neppure con la legittima resistenza ad atti della suprema autorit\u00e0 che siano contrari alla fede o la mettano in pericolo. La dottrina diffusa nelle opere dei grandi teologi e nei manuali riguarda infatti atti puntuali e rari, mentre qui ci troviamo davanti ad atti magisteriali di tutta la Chiesa docente, a un Magistero papale ordinario che copre un arco di tempo di pi\u00f9 di quarant&#8217;anni, solidali con atti quali la promulgazione di un Catechismo universale della Chiesa \u2014 il secondo \u2014 e di un Codice di Diritto Canonico, anch&#8217;esso il secondo della sua storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza contare le canonizzazioni, che \u00e8 opinione comune dei teologi ritenere infallibili, e le beatificazioni \u2014 compresa quella del Papa che convoc\u00f2 il Concilio, il beato Papa Giovanni XXIII (1958-1963) \u2014 cui comunque, in ossequio a questa dottrina comune, va ascritto un altissimo grado di autorevolezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;intervento di Papa Benedetto XVI del 22 dicembre 2005 da questa letteratura \u00e8 palesemente frainteso. Il Papa ha parlato infatti in esso di due ermeneutiche del Vaticano II che si sono affrontate e hanno litigato fra di loro. L&#8217;una <em>\u00ab<\/em>[&#8230;]<em> ha portato confusione\u00bb <\/em>(23), l&#8217;altra <em>\u00ab<\/em>[&#8230;]<em> ha portato e porta frutti\u00bb <\/em>(24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui il Pontefice non avanza una proposta teologica, ma interviene su una questione delicatissima, in una sede elevatissima \u2014 la Curia Romana \u2014, con l&#8217;autorit\u00e0 del suo Magistero ordinario. Il fatto che parli di due ermeneutiche non significa che si tratta di questioni discutibili, a proposito delle quali traccia uno <em>status quaestionis <\/em>su cui ciascuno ha diritto a costruire la sua personale opinione. Al contrario, come insegna il venerabile Papa Pio XII, <em>\u00abse <\/em>[&#8230;] <em>i<\/em> <em>Sommi Pontefici nei loro atti emanano di proposito una sentenza in materia finora controversa, \u00e8 evidente per tutti che tale questione, secondo l&#8217;intenzione e la volont\u00e0 degli stessi Pontefici, non pu\u00f2 pi\u00f9 costituire oggetto di libera discussione fra i teologi\u00bb <\/em>(25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La posta in gioco infatti non \u00e8 l&#8217;interpretazione teologica del Concilio Ecumenico Vaticano II, che pu\u00f2 certo rimanere oggetto di discussione, ma la sua accettazione \u2014 cio\u00e8 l\u2019<em>\u00abermeneutica della riforma\u00bb \u00a0<\/em>(26) o <em>\u00abdel rinnovamento nella continuit\u00e0\u00bb <\/em>(27) &#8211; o il suo rifiuto, cio\u00e8 l&#8217;ermeneutica della rottura. Ritenere infatti che un documento contraddica quanto dalla Chiesa sempre insegnato equivale, in un&#8217;ottica di fede, al suo rifiuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta accettato l&#8217;ultimo Concilio come momento di quell&#8217;atto continuo e complesso con cui la Chiesa ci <em>\u00ab<\/em>[&#8230;]<em> propone a credere\u00bb <\/em>ci\u00f2 che \u00e8 rivelato da Dio \u2014 ripensiamo all\u2019<em>Atto di fede <\/em>del <em>Catechismo della Chiesa Cattolica. Compendio <\/em>(28), facendo attenzione a quello che <em>non <\/em>dice: \u00abci obbliga a credere &#8220;con minaccia di scomunica&#8221;\u00bb \u2014 allora si potr\u00e0 anche discutere sulla sua pi\u00f9 precisa e articolata interpretazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec come \u2014 analogamente e non univocamente \u2014 una volta accettate le sacre Scritture come appartenenti a un unico Libro ispirato da Dio e affidato alla Chiesa per la sua spiegazione autentica, ci si pu\u00f2 per esempio ritenere liberi di optare per l&#8217;interpretazione, di un dato passo, proposta da san Giovanni Crisostomo (344\/354-407), da Cornelio a Lapide (1567-1637) o da Heinrich Schlier (1900-1978).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Papa Benedetto XVI ha paragonato i problemi di ermeneutica del Concilio Ecumenico Vaticano II a quelli relativi al Concilio di Nicea. La letteratura che critichiamo, in disaccordo con il Pontefice, obietta: i documenti di Nicea erano chiarissimi, e la crisi che segu\u00ec deriv\u00f2 solo dalla protervia degli eretici che non volevano accettare quel Concilio, mentre i documenti del Vaticano II sono pieni di ambiguit\u00e0, tanto pi\u00f9 se li si legge come parte di un \u00abevento\u00bb globale che comprende le discussioni precedenti alla loro promulgazione e il postconcilio, e che rivela almeno alcuni di loro, una volta letti all&#8217;interno dell&#8217;evento, non solo come ambigui ma come eretici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora \u2014 come abbiamo gi\u00e0 osservato \u2014 i termini in cui il Papa pone il problema non sono quelli di un legittimo \u00abconflitto d&#8217;interpretazioni\u00bb, ma del contrapporsi \u2014 nell&#8217;ottica di quell&#8217;\u00abinterpretazione\u00bb del messaggio divino che \u00e8 la fede \u2014 di un s\u00ec o di un no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si tratta neppure di un intervento assolutamente nuovo che correggerebbe in ritardo una primitiva lettura del Concilio Ecumenico Vaticano II mediante la metafora trionfalistica della \u00abnuova Pentecoste\u00bb, che \u00e8 \u2014 appunto \u2014 una metafora: in realt\u00e0 l&#8217;interpretazione in conformit\u00e0 con tutta la Tradizione della Chiesa \u00e8 quanto il Magistero ha sempre affermato, prima, durante e dopo il Concilio con il beato Papa Giovanni XXIII, con il servo di Dio Papa Paolo VI e con il venerabile Papa Giovanni Paolo II.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta d&#8217;altronde \u2014 puramente e semplicemente \u2014 del costante e ininterrotto richiamo da parte del Magistero ordinario della Chiesa di quella gi\u00e0 richiamata norma generale d&#8217;interpretazione teologica che si chiama tecnicamente<em> analogia fidei.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venendo al Concilio di Nicea, il patrologo Manlio Simonetti ha autorevolmente dimostrato che il significato di <em>homoousios<\/em>, espressione centrale di quel Concilio riferita a Ges\u00f9 Cristo che \u00e8 dichiarato \u00abdella stessa sostanza\u00bb del Padre, era a quell&#8217;epoca tutt&#8217;altro che chiaro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>L&#8217;equivocit\u00e0 di <\/em>homoousios<em> dipendeva dalla polivalenza di <\/em>ousia<em> che poteva indicare, fra l&#8217;altro, sia l&#8217;essenza individuale di un oggetto (= ipostasi), sia l&#8217;essenza comune a tutti gli esseri di uno stesso genere, secondo la distinzione aristotelica fra prima e seconda <\/em>ousia<em>: di qui il pericolo di interpretare l&#8217;espressione nel senso che il Figlio partecipa della<\/em> <em>stessa essenza individuale, cio\u00e8 della stessa ipostasi del Padre\u00bb <\/em>(29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il beato John Henry Newman (1801-1890) nel suo<em> Gli ariani del IV secolo<\/em>, opera giovanile che presenta i limiti di un&#8217;impostazione storica oggi ritenuta ampiamente superata, da \u00ab[&#8230;] <em>la netta impressione che solo i Niceni siano ortodossi, mentre oggi si riconosce che anche molti ecclesiastici che non vollero accettare il Credo di Nicea (perch\u00e9 pensavano che compromettesse la distinzione del Figlio dal Padre)<\/em> [&#8230;]<em> furono perfettamente ortodossi: sono Basilio diAncyra<\/em> [336 ca.-360]<em> e i suoi seguaci, che Epifania<\/em> [315-403]<em> denomin\u00f2, ingiustamente, semiariani. Che anzi proprio a questo ambiente teologico si ispir\u00f2 Basilio il Grande<\/em> [329-379]<em> a cui si deve la interpretazione di Nicea che risolse i contrasti e le difficolt\u00e0<\/em>\u00bb (30)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso beato Newman nella sua opera matura<em> Lo sviluppo della dottrina cristiana<\/em> scrive: \u00ab<em>Dobbiamo tener presente che nel periodo preniceno vi \u00e8 stato un solo grande Concilio dottrinale. Lo si tenne ad Antiochia, a met\u00e0 del III secolo<\/em> [&#8230;]. <em>Orbene, i Padri che si riunirono in quella occasione, condannarono, quale che ne fosse la ragione per farlo, o almeno non accettarono, quando se ne discusse, il termine<\/em> homousion,<em> che fu invece accolto successivamente a Nicea come quello che caratterizzava la posizione contro Ario<\/em> [256-336]\u00bb (31).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8 infatti la grande idea sviluppata dal beato Newman: quello che gli avversari della Chiesa Cattolica hanno considerato come un groviglio di contraddizioni, in cui \u00ab[&#8230;] <em>i Papi contraddicono altri Papi e dei Concili si ergono contro altri Concili<\/em>\u00bb (32) \u00e8 in realt\u00e0 un meraviglioso e armonico sviluppo in cui la stessa idea, pur cambiando a volte molto sensibilmente nelle sue formulazioni, cresce rimanendo s\u00e9 stessa<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dottrina della Chiesa c&#8217;insegna che il suo Magistero, senza essere un \u00absacramento\u00bb in senso stretto, gode tuttavia di un&#8217;assistenza divina che ne garantisce \u2014 a determinate condizioni \u2014 l&#8217;efficacia, cio\u00e8 la trasmissione della verit\u00e0. La letteratura \u00abanti-conciliarista\u00bb si affretta ad aggiungere che la promessa della grazia \u00e8 condizionata dall&#8217;umana collaborazione, e che questa spesso manca fra gli ecclesiastici in tempi di crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa letteratura evita cos\u00ec per\u00f2 il nocciolo della questione: siamo noi garantiti che in certi casi l&#8217;intervento di Dio si produca oggettivamente, al di l\u00e0 delle soggettive debolezze umane? In campo strettamente sacramentale questo fatto si \u00e8 trovato espresso nella formula <em>ex opere operato<\/em> del Concilio tridentino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Procedendo in analogia con l&#8217;ordine strettamente sacramentale \u2014 analogia, quindi non univocit\u00e0 \u2014, dobbiamo dire che anche qui si da,<em> quodammodo<\/em>, \u00abin un certo senso\u00bb, un<em> ex opere operato<\/em>. Tale da fondare l&#8217;obiettivit\u00e0 del fatto che la Chiesa rimanga sempre, nelle sue istanze autentiche, \u00ab<em>colonna e sostegno della verit\u00e0<\/em>\u00bb (<em>1 Tim.<\/em> 3, 15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla luce di questa analogia possiamo discernere qui il riemergere di una tentazione che ha sempre attraversato la storia della Chiesa, dal donatismo dei tempi di sant&#8217;Agostino, fino alla rivoluzione protestante, che ha indotto a far dipendere la realt\u00e0 e l&#8217;oggettivit\u00e0 dell&#8217;intervento salvifico di Dio dalla fede e dalla moralit\u00e0 dei suoi ministri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come il fatto che la Chiesa sia santa non mi garantisce che tutti i suoi membri diventino santi, cos\u00ec il fatto che la verit\u00e0 sia sempre presente nel Magistero universale della Chiesa non mi garantisce affatto che essa sia umilmente accolta, intelligentemente compresa e adeguatamente trasmessa. Ma gli errori di trasmissione e di applicazione, perfino i veri e propri tradimenti, non eliminano la verit\u00e0 contenuta nei documenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec san Gregorio di Nazianzo (329 ca.-390) ci descrive l&#8217;assemblea del Concilio Ecumenico Costantinopolitano I, del 381, nel suo \u00abevento\u00bb:<em> \u00abI vescovi gracchiavano come uno stormo di gazze, un baccano da bambini, un&#8217;officina appena avviata, una raffica di polvere, un vero uragano; nessuno di quelli che sono perfetti nel timore di Dio e nell&#8217;episcopato avrebbero osato dire una sola parola. Discutevano disordinatamente e, come vespe, si avventavano diritto sul volto, contestualmente. La vecchiaia venerabile, invece di correggere i giovani, li assecondava<\/em>\u00bb (33).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo Concilio dobbiamo il simbolo della nostra fede, che recitiamo o cantiamo tutte le domeniche a Messa. No, il Concilio Ecumenico Vaticano II non \u00e8 un Concilio diverso dagli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> Cfr. Benedetto XVI, <em>Esortazione Apostolica Postsinodale \u00abVerbum Domini\u00bb all&#8217;Episcopato, al Clero, alle Persone Consacrate e ai Fedeli Laici sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa, <\/em>del 30-9-2010; i rimandi al documento \u2014 di cui sono rispettati i cambi di carattere \u2014 sono fra parentesi nel testo, indicati con il numero di paragrafo.<br \/>\n<strong>2)<\/strong> Cfr. M. Introvigne, <em>Alleanza Cattolica e il Concilio Ecumenico Vaticano II, <\/em>in questo numero, pp. 35-63.<br \/>\n<strong>3)<\/strong> Benedetto XVI, <em>Discorso ai Cardinali, agli Arcivescovi, ai Vescovi e ai Prelati della Curia Romana per la presentazione degli auguri natalizi, <\/em>del 22-12-2005, in <em>Insegnamenti di Benedetto XVI, <\/em>voi. I, 2005. <em>(Aprile-Dicembre), <\/em>Libreria Editrice Vaticana, Citt\u00e0 del Vaticano 2006, pp. 1018-1032 (p. 1024).<br \/>\n<strong>4) <\/strong><em>Ibidem.<br \/>\n<\/em><strong>5)<\/strong> <em>Ibidem.<br \/>\n<\/em><strong>6) <\/strong><em>Ibidem.<br \/>\n<\/em><strong>7) <\/strong>Cfr. Concilio Ecumenico Vaticano II, <em>Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione \u00abDei Verbum\u00bb, <\/em>del 18-11-1965.<br \/>\n<strong>8)<\/strong> <em>Ibid., <\/em>n. 11<br \/>\n<strong>9)<\/strong><em> Ibid.,<\/em>n. 12.<em> <sup><br \/>\n<\/sup> <\/em><strong>10)<\/strong> <em>Ibidem.<br \/>\n<\/em><strong>11)<\/strong> Cfr. Pontificia Commissione Biblica, <em>L&#8217;interpr\u00e9tation de la Bible dans l&#8217;\u00c9glise<\/em>, del 15-4-1993, in <em>Enchiridion Vaticanum,<\/em> vol. 13, <em>Documenti Ufficiali della Santa Sede. 1991-1993,<\/em> testo ufficiale e trad. it, EDB. Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 1995, pp. 1554-1733.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>12)<\/strong> Ibid.,<em>p. 1641.<br \/>\n<\/em><strong>13)<\/strong> Cfr. Leone XIII, <em>Litterae encyclicae \u00abProvidentissimus Deus\u00bb de studio Scripturae Sacrae,<\/em> del 18-11-1893, in <em>Enchiridion delle Encicliche<\/em>, vol. 3, <em>Leone XIII. (1878-1903),<\/em> EDB. Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 1997, ed. bilingue, pp. 804-861.<\/p>\n<p><strong>14)<\/strong> Cfr. venerabile Pio XII, <em>Litt, encycl. \u00abDivino afflante Spiritu\u00bb de sacrorum bibliorum studiis opportune prevehendis<\/em>, del 30-9-1943, in <em>Enchiridion delle Encicliche<\/em>, vol. 6<em>, Pio XII. (1939-1958)<\/em>, EDB. Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 1995, ed. bilingue, pp. 240-295.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>15)<\/strong> Benedetto XVI, Omelia nel cinquantesimo anniversario della morte del servo di Dio Pio XII, del 9-10-2008, in Insegnamenti di Benedetto XVI, vol. IV, 2, 2008. (Luglio-Dicembre, Libreria Editrice Vaticana, Citt\u00e0 del Vaticano 2009, pp. 471-476 (p. 475).<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>16)<\/strong> Cfr. venerabile Giovanni Paolo II, <em>Litterae encyclicae \u00abFides et ratio\u00bb cunctis catholicae Ecclesiae Episcopis de necessitatibus natura inter utramque<\/em>, del 14-9-1998, in <em>Enchiridion delle Encicliche<\/em>, vol. 8, <em>Giovanni Paolo I. Giovanni Paolo IL (1978-1998<\/em>), EDB. Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 1998, ed. bilingue, pp. 1808-2001.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>17) <\/strong>Cfr. <em>Catechismo della Chiesa Cattolica,<\/em> dell&#8217; 11-10-1992, n. 118<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>18)<\/strong> Cfr. M. Introvigne, <em>art. cit.<br \/>\n<\/em><strong>19) <\/strong><em>Concilio Ecumenico Vaticano II, <\/em>Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione \u00abDei Verbum\u00bb, <em>cit, n. 10<br \/>\n<\/em><strong>20)<\/strong> \u00ab[&#8230;] <em>il sacrosanto Concilio Vaticano II, che tutti farebbero bene a leggere in ginocchio con intelligenza ed umilt\u00e0<\/em>\u00bb (card. Giuseppe Siri, Il criterio, in<em> Renovatio<\/em>. Rivista di teologia e cultura, anno XIII, n. 3, Genova luglio-agosto-settembre 1978, pp. 293-296 [p. 295]; ora anche in Idem, Il dovere dell&#8217;ortodossia. Editoriali di \u00abRenovatio\u00bb e note al clero, <em>Opere del cardinale<\/em> <em>Giuseppe Siri<\/em>, vol. XIII, con<em> Introduzione<\/em> di monsignor Brunero Gherardini, Giardini, Pisa 1987, p. 123).<br \/>\n<strong>21)<\/strong> Cfr. Benedetto XVI, <em>Incontro con il clero delle Diocesi di Belluno-Feltre e di Treviso <\/em><em>ad Auronzo di Cadore,<\/em> del 24-7-2007, in<em> Insegnamenti di Benedetto XV,<\/em> vol. III, 2, 2007. (<em>Luglio-Dicembre<\/em>), Libreria Editrice Vaticana, Citt\u00e0 del Vaticano 2008, pp. 56-77 (pp. 75-76)<br \/>\n<strong>22) <\/strong>Dom Basile Valuet O.S.B., <em>D\u00e9bat autour du Concile Vatican II<\/em>, in <em>La Nef<\/em>, n. 220, Feucherolles (Francia) novembre 2010, pp. 16-17 (p. 16).<\/p>\n<p><strong>23)<\/strong> Benedetto XVI, <em>Discorso ai Cardinali, agli Arcivescovi, ai Vescovi e ai Prelati della Curia Romana per la presentazione degli auguri natalizi<\/em>, cit, p. 1024.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>24) <\/strong><em>Ibidem.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><strong>25)<\/strong> Venerabile Pio XII,<em> Lift, encycl. \u00abHumani generis\u00bb de nonnullis falsis opinionibus, quae catholicae doctrinae fundamenta subruere minantur, <\/em>del 12-8-1950, in<em> Enchiridion delle Encicliche,<\/em> vol. 6, cit., pp. 628-661 (p. 643).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>26) <\/strong>Benedetto XVI, <em>Discorso ai Cardinali, agli Arcivescovi, ai Vescovi e ai Prelati della Curia Romana per la presentazione degli auguri natalizi, cit.,<\/em> p. 1024.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>27)<\/strong> <em>Ibidem.<\/em><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>28)<\/strong> <em>Atto di fede, in Catechismo della Chiesa Cattolica. Compendio,<\/em> del 28-6-2005, <em>Preghiere comuni,<\/em> Libreria Editrice Vaticana, Citt\u00e0 del Vaticano-Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2005, pp. 165-176 (p. 175).<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>29)<\/strong> Manlio Simonetti, <em>La crisi ariana nel IV secolo,<\/em> Institutum Patristicum \u00abAugustinianum\u00bb, Roma 1975, pp. 89-90; ma si veda tutta la sezione dedicata al simbolo niceno, <em>ibid<\/em>.,pp. 88-95.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>30)<\/strong> Don Enzo Bellini (1934-1981), <em>Introduzione<\/em>, in John Henry Newman, <em>Gli ariani del IV secolo<\/em>, trad. it, Jaca Book, Milano 1981, pp. XVII-XXXII (p. XXX).<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>31)<\/strong> J. H. Newman, <em>Lo sviluppo della dottrina cristiana<\/em>, trad. it., il Mulino, Bologna 1967, p.21.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>32)<\/strong><em> Ibid<\/em>.,p. 132.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>33) <\/strong>Cit. in Ignazio Ortiz de Urbina S.J. [1902-1984],<em> Storia dei concili ecumenici. I. Ni<\/em><em>cea e Costantinopoli<\/em>, trad. it., Libreria Editrice Vaticana, Citt\u00e0 del Vaticano 1994, p. 166.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cristianit\u00e0 n.358, ottobre-dicembre 2010 Una riflessione sull&#8217;esortazione apostolica postsinodale Verbum Domini\u00a0\u00a0 di Papa Benedetto XVI di Don Pietro Cantoni e Massimo Introvigne<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/esegesi-biblica-e-concilio-ecumenico-vaticano-ii\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":32185,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[110,5],"tags":[344],"class_list":["post-4553","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-benedetto-xvi","category-chiesa","tag-concilio-vaticano-ii","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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