{"id":4531,"date":"2011-04-20T14:10:12","date_gmt":"2011-04-20T12:10:12","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-04-04T13:08:20","modified_gmt":"2015-04-04T11:08:20","slug":"lantimeritocrazia-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/lantimeritocrazia-italiana\/","title":{"rendered":"L&#8217;antimeritocrazia italiana"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/Renzi_Boldrini.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22395\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/Renzi_Boldrini.png\" alt=\"Renzi_Boldrini\" width=\"250\" height=\"166\" \/><\/a>Paradoxa<\/strong> (periodico della Fondazione internazionale Nova-Spes) n.1-2011<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019Italia ha visto sempre scegliere le sue \u00e9lites in base alla vicinanza e all\u2019obbedienza al potere piuttosto che al merito. A questa tradizione si sono sovrapposti dopo il \u201968 una cultura dell\u2019eguaglianza che ha ulteriormente mortificato il merito ed una decadenza culturale che ha affermato criteri di selezione pi\u00f9 moderni ma anche pi\u00f9 superficiali<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Lucetta Scaraffia<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">II nostro \u00e8 un paese che sembra, da sempre, incapace di selezionare i suoi cittadini, per qualsiasi fine, secondo categorie di merito. Naturalmente anche da noi, in tutti i campi, ci sono casi clamorosi di persone che riescono ad emergere per le loro straordinarie qualit\u00e0, specialmente nei settori dove c&#8217;\u00e8 un libero mercato o un pubblico che interviene liberamente, ma sono casi rari.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sappiamo infatti che l&#8217;Italia \u00e8 piuttosto refrattaria a ricorrere a categorie di merito quando si tratta di selezionare persone da assumere per un lavoro, a cui affidare compiti importanti, o da scegliere per un passo avanti nella carriera. \u00c8 un po&#8217; come se la pesante burocrazia dello Stato, all&#8217;interno dalla quale vale solo il criterio di anzianit\u00e0, avesse dato uno stile poco competitivo a tutto il mercato del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se, di questa situazione, soffrono la nostra economia e la nostra ricerca, l&#8217;universit\u00e0 e l&#8217;organizzazione sanitaria, sembrano soffrirne meno gli italiani, che da secoli sono abituati a muoversi nella vita sociale attraverso contatti personali, conoscenze se non proprio raccomandazioni, invece che contare solo sulle proprie capacit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 la questione del merito \u00e8 una questione storica, ancorata profondamente nella cultura di una popolazione, e l&#8217;Italia, governata per secoli dalle piccole corti &#8211; spesso rette da dinast\u00ece straniere &#8211; o addirittura da potenze straniere, ha visto sempre scegliere le sue \u00e9lites in base alla vicinanza e all&#8217;obbedienza al potere piuttosto che al merito. \u00c8 quindi un&#8217;antica abitudine, molto radicata soprattutto nelle regioni del paese che non hanno conosciuto una rivoluzione industriale autoctona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 anche la meritocrazia ha una storia, soprattutto se considerata come comportamento generalizzato, e non come caso eccezionale, che si \u00e8 sempre verificato. Non poteva esistere meritocrazia in una societ\u00e0 cetuale, in cui il posto di ciascuno era stabilito dalla nascita: in assenza di mobilit\u00e0 sociale, l&#8217;unica possibilit\u00e0 di ottenere qualcosa nella vita era la protezione di un potente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;unica istituzione che permetteva al suo interno una mobilit\u00e0 sociale, ottenibile grazie ad una selezione meritocratica, \u00e8 stata per secoli la Chiesa cattolica: certo, anche in questo caso la meritocrazia doveva convivere con una selezione determinata dall\u2019origine sociale ma, se pure parzialmente, funzionava. Basti ricordare ad esempio che Pio V, cio\u00e8 Michele Ghislieri, era un pastorello e cos\u00ec anche il cardinal Poli, potente membro della corte di Urbano VIII. E altrettanto si pu\u00f2 dire per molti santi, o fondatori di ordini religiosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, Chiesa a parte, la meritocrazia come sistema di selezione si pu\u00f2 sviluppare solo in una societ\u00e0 aperta alla mobilit\u00e0 sociale, e individualista: il merito infatti pu\u00f2 essere riconosciuto a una sola persona, non a un gruppo n\u00e9 a una famiglia. Quindi, la meritocrazia come sistema di selezione pu\u00f2 affermarsi solo in societ\u00e0 democratiche e di economia liberale, societ\u00e0 in cui \u00e8 avvenuta una rivoluzione industriale che ha visto il formarsi di una \u00e9lites di imprenditori che ha avuto successo per meriti professionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono infatti modello di societ\u00e0 meritocratica le societ\u00e0 anglosassoni, in cui la democrazia e la rivoluzione industriale si sono affermate precocemente, creando cos\u00ec una cultura abituata alla meritocrazia, che la pretende e la controlla. Che magari pu\u00f2 discutere la modalit\u00e0 in cui viene applicata, ma non mettere in discussione il metodo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da noi, si potrebbe dire da sempre, la meritocrazia non viene pretesa, n\u00e9 tanto meno si controlla che venga applicata: anzi, di solito viene dato per scontato che non sar\u00e0 applicata. E le rare volte che viene applicata, invece di selezionare secondo le regole non scritte di clientelismo o anzianit\u00e0, suscita vigorose proteste, perch\u00e9 si \u00e8 venuti meno ad una convenzione implicita ma fortissima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta allora di un&#8217;antica malattia, che per\u00f2 ha conosciuto dei momenti di flessione, se non proprio di guarigione, momenti in cui \u00e8 stata tentata una via diversa. Sicuramente, tutte le volte che lo Stato italiano ha investito nelle scuole, ha imposto prima scuole elementari obbligatorie per tutti a fine Ottocento, con un programma unificato (Legge Ceppino), poi, con il centro sinistra a met\u00e0 Novecento, con la scuola media unificata, c&#8217;\u00e8 stato un investimento nella meritocrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scuole uguali permettono ai ragazzi di accedere a uguali possibilit\u00e0 -nonostante le difficolt\u00e0 siano senza dubbio diverse a seconda della provenienza sociale &#8211; e quindi realizzano una selezione meritocratica. La nostra scuola ha svolto questa funzione, infatti, fino a qualche decennio fa, cio\u00e8 fino a quando \u00e8 stata una istituzione ben strutturata e severa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La decadenza dell&#8217;insegnamento, infatti, il crollo di qualit\u00e0 subito dalla preparazione scolastica, ha significato innanzi tutto per la scuola la fine di questa funzione di strumento della mobilit\u00e0 sociale. In una scuola che insegna poco, che non da quasi nulla agli studenti, pu\u00f2 andare avanti solo chi proviene da una famiglia che gli garantisce una cultura aggiuntiva, che gli insegna fin dalla nascita almeno un buon uso della lingua italiana, quindi solo chi parte gi\u00e0 avvantaggiato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi della nostra scuola, soprattutto quella secondaria, ha determinato quindi la quasi totale scomparsa di quella tendenza alla selezione meritocratica che la scuola liberale in qualche modo aveva difeso, creando le condizioni per la sua esistenza. Oggi, che tutti sono promossi, che i titoli di studio non hanno pi\u00f9 valore, \u00e8 pi\u00f9 facile che, nel selezionare, la meritocrazia lasci il passo ad altre forme di selezione, di tipo clientelare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma nessuno sembra preoccuparsene e, quando si parla di necessarie riforme della scuola secondaria, sono evocate solo la necessit\u00e0 di rendere la scuola pi\u00f9 vicina alla vita moderna, di rinnovare le forme didattiche: non si parla mai di ripristinare la severit\u00e0 necessaria ad una selezione meritocratica e chi lo fa &#8211; come ha provato la Gelmini &#8211; viene subito costretto al silenzio nello sdegno generale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nostro sistema scolastico \u00e8 stato ridotto cos\u00ec da una serie di interventi &#8211; avvenuti nei decenni post-sessantotto &#8211; finalizzati a garantire all&#8217;interno della scuola una totale eguaglianza fra gli insegnanti e negli alunni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo intervento \u00e8 stato l&#8217;abolizione delle note di merito &#8211; o di demerito &#8211; agli insegnanti, che un tempo influivano anche sulla loro carriera e sulla destinazione della sede, e che erano assegnate dal preside dell&#8217;istituto in cui si trovavano ad insegnare. Certo, i presidi non erano una garanzia di equit\u00e0 ed equilibrio, la loro, sovente, era una forma distratta e molto soggettiva di valutazione, ma eliminarla senza sostituirla con altre forme di valutazione ha significato demotivare gli insegnanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il merito non viene riconosciuto, solo un senso del dovere molto spiccato &#8211; caratteristica non troppo diffusa &#8211; pu\u00f2 garantire che l&#8217;insegnante dia il meglio di s\u00e9 nel suo lavoro, e quindi tutta la scuola ne risenta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma una spinta demotivante la pu\u00f2 dare anche l&#8217;impossibilit\u00e0 di valutare con seriet\u00e0 il lavoro degli allievi: se tanto devi poi promuovere tutti, se viene cancellata la possibilit\u00e0 di valutare il loro rendimento &#8211; sappiamo tutti che i voti non ci sono pi\u00f9, sostituiti da lunghi e insensati commenti, in genere poco chiari, il giudizio \u2013 cessa anche quel circolo virtuoso che si creava fra studenti bravi e insegnanti appassionati, che spesso aveva anche la funzione di far migliorare la classe intera, coinvolta nella competizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il concetto di uguaglianza, infatti, si \u00e8 sempre dimostrato nella pratica nemico della meritocrazia: lo conferma anche la storia dei regimi socialisti, dove l&#8217;obbedienza politica ha sostituito ogni forma di selezione per merito. La dittatura infatti, in ogni sua forma, significa totale conformismo, e il conformismo, specie se obbligatorio, \u00e8 stato sempre il nemico pi\u00f9 accanito del merito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uguaglianza \u00e8 diventata un&#8217;ossessione, pi\u00f9 che un processo di avvicinamento ad una realizzazione che si sa irrealizzabile, e il modo pi\u00f9 facile di realizzarla sembra essere l&#8217;appiattimento di tutto verso il basso: la famosa distruzione dei campanili da parte dei giacobini si \u00e8 poi ripetuta molte altre volte, in senso metaforico, sempre in nome dell&#8217;utopia dell&#8217;uguaglianza, dimenticando che i campanili non erano solo un simbolo di appartenenza religiosa, ma erano anche utili alla societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 parlare di merito vuol dire accettare che gli esseri umani sono diversi fra di loro, che alcuni sono pi\u00f9 dotati e altri meno, che alcuni hanno forza di volont\u00e0 e stabilit\u00e0 psichica per cui riescono a raggiungere i loro obiettivi, altri no. Il merito, quindi, fatalmente mette in crisi un&#8217;utopia di uguaglianza esasperata, semplificata, che si pu\u00f2 risolvere solo in un livellamento verso il basso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto che l&#8217;uguaglianza sia poi un&#8217;utopia inattingibile costringe a riflettere sulle categorie attraverso le quali si opera la selezione, che ovviamente sono radicate nella cultura della societ\u00e0 che esercita la meritocrazia. Perch\u00e9 alla fine ogni societ\u00e0 deve selezionare, e se nega che esiste l&#8217;esigenza di una selezione, \u00e8 pi\u00f9 facile che la metta in atto attraverso criteri inconfessati, e quindi forse non condivisibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ci pensiamo bene, anche la scelta di donne giovani e belle invece che di donne preparate e competenti \u00e8 una forma di meritocrazia, in cui le categorie sono discutibili e socialmente dannose, a meno che non si tratti di assumere ballerine di variet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, nella nostra societ\u00e0, per molte occasioni e incarichi, nei non numerosi casi in cui si riesce a operare una selezione meritocratica dei candidati, si vede che stanno prevalendo categorie molto legate alla moda del momento: a emergere infatti sono i &#8220;creativi&#8221;, quelli che si presentano come &#8220;originali&#8221;, o peggio ancora &#8220;trasgressivi&#8221;. Un esempio evidente \u00e8 quello dei giovani scrittori emergenti: la categoria del &#8220;trasgressivo&#8221; \u00e8 quella che viene pi\u00f9 sovente evocata nei risvolti di copertina che presentano il libro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Creando cos\u00ec una sorta di nuovo conformismo che si vanta di essere anticonformista, o peggio ancora &#8220;trasgressivo&#8221;. Un nuovo conformismo che fa nascere molti sospetti sulle categorie di merito che vengono prese in considerazione dagli editori quando decidono di pubblicare i libri: viene il fondato sospetto che un libro bello, ma che non rientra in questo &#8220;conformismo&#8221;, ma piuttosto si presenta classificabile come &#8220;tradizionale&#8221;, non sar\u00e0 mai pubblicato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questo tipo di categorie sono utilizzate anche in altri tipi di lavoro, dimenticando che l&#8217;originalit\u00e0 \u00e8 di pochi, mentre molti possono eseguire bene un lavoro seguendo regole tradizionali, ed essere cos\u00ec molto utili alla societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa situazione caratterizzata da una quasi completa assenza di meritocrazia, e presenza di una meritocrazia marginale che si basa su categorie modaiole, \u00e8 molto difficile educare seriamente i giovani. Da un lato, sembra del tutto inutile ogni fatica, dall&#8217;altro, si cerca di sviluppare doti di &#8220;creativit\u00e0&#8221; che solo pochi hanno, creando frustrazioni, o false aspettative. Manca un modello positivo a cui possano ispirarsi tutti, che garantisca qualche possibilit\u00e0 di affermazione sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, per giovani che non sono stati abituati alla competizione a scuola, che non hanno quasi mai sostenuto esami &#8211; essendo stati, quelli presenti nel curriculum scolastico, quasi tutti cancellati o resi immensamente pi\u00f9 facili negli ultimi decenni &#8211; come saprebbero affrontare una selezione meritocratica seria?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche alla competizione ci si deve allenare, si deve imparare ad accettare le inevitabili sconfitte, e a sudare le vittorie. Oggi nessuno si prepara a questo agone: o aspettano di affermarsi grazie a favoritismi personali o familiari, che comprendono anche ovviamente favori sessuali, o con le loro doti naturali, come il bell&#8217;aspetto o la &#8220;creativit\u00e0&#8221;. Difficilmente con il lavoro di una seria preparazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimangono in Italia alcuni collegi universitari &#8211; come il Sant&#8217;Anna di Pisa, o il Ghislieri di Pavia &#8211; dove i residenti sono selezionati per merito, e per merito rimangono per tutta la durata degli studi universitari, nei quali gli studenti, oltre che di ottime condizioni di vita e di studio, godono anche di una continua possibilit\u00e0 di arricchimento culturale attraverso conferenze e biblioteche, che sono stati frequentati dall&#8217;\u00e9lites politica e culturale italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eco e Amato, Magris e Tato, per citare solo alcuni, sono stati selezionati cos\u00ec. Ma funzioneranno ancora, dopo la bufera sessantottina che ha coinvolto anche loro? \u00c8 lecito avanzare qualche dubbio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una proposta drastica di ripristinare il merito nella selezione scolastica, e quindi nell&#8217;accesso alla cultura specialistica, l&#8217;ha lanciata una professoressa-scrittrice, Paola Mastrocola, nel suo ultimo libro <em>Togliamo il disturbo<\/em>. Il disturbo sarebbe quello degli studenti che non hanno alcun interesse per lo studio n\u00e9 alcuna disponibilit\u00e0 a imparare ma che sono costretti a continuare in omaggio all&#8217;ideologia ugualitaria, per cui la scuola sarebbe un diritto per tutti, fino all&#8217;universit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Mastrocola propone invece che a continuare gli studi siano solo quelli veramente interessati e disposti a faticare, a impegnarsi. \u00c8 il contrario del mito della &#8220;scuola di tutti&#8221;, del &#8220;diritto inteso come diritto di tutti ad ottenere un diploma o una laurea. Il ha dato luogo a discussioni vivaci, che fanno capire quanto ormai sia in crisi l&#8217;ideologia della scuola che deve accogliere tutti, che deve abbassarsi al livello dei meno dotati e dei pi\u00f9 svogliati invece di selezionare i migliori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La grave situazione che l&#8217;assenza di una cultura di tradizione meritocratica provoca nel nostro paese &#8211; che gi\u00e0 si manifesta nel presente, ma ancora di pi\u00f9 avr\u00e0 effetto sul futuro &#8211; affonda le sue radici nella nostra storia, e quindi anche nella nostra tradizione culturale, a cui si aggiunge la decadenza culturale attuale, che, in caso di selezione, ha cambiato le categorie con le quali si misura il merito, proponendone altre pi\u00f9 moderne, ma anche pi\u00f9 superficiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo una vera rivoluzione culturale, che ci porti non solo ad accettare finalmente la selezione meritocratica come necessit\u00e0 sociale, ma anche a ridiscutere i criteri con cui il merito viene giudicato, pu\u00f2 trasformare in positivo la societ\u00e0 italiana, e renderla realmente competitiva con il mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Paradoxa (periodico della Fondazione internazionale Nova-Spes) n.1-2011 L\u2019Italia ha visto sempre scegliere le sue \u00e9lites in base alla vicinanza e all\u2019obbedienza al potere piuttosto che al merito. 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