{"id":448,"date":"2005-05-11T14:52:14","date_gmt":"2005-05-11T12:52:14","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-03-10T14:31:34","modified_gmt":"2016-03-10T13:31:34","slug":"diritto-naturale-tra-diritto-ed-etica-spunti-di-riflessione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/diritto-naturale-tra-diritto-ed-etica-spunti-di-riflessione\/","title":{"rendered":"Diritto naturale: tra diritto ed etica, spunti di riflessione"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-31563\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/05\/etica_morale.jpg\" alt=\"etica_morale\" width=\"250\" height=\"172\" \/>Trascrizione dell\u2019incontro pubblico che si \u00e8 svolto a Pisa il 23 maggio 2003<\/p>\n<p>organizzato <strong>dall\u2019Unione Giuristi Cattolici Italiani<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di<strong> don GINO BIAGINI<\/strong><em><br \/>\n(assistente ecclesiastico e Parroco di S. Michele Arcangelo in Oratorio-Pisa)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;L\u2019essenza del diritto (sta) nel suo intimo rapporto con la moralit\u00e0. Non vi \u00e8 diritto senza moralit\u00e0. Un diritto senza moralit\u00e0 \u00e8 una contraddictio in adiecto, oppure \u00e8 la constatazione di un semplice stato di fatto. Questa norma di diritto positivo contraddice alla legge morale; non pu\u00f2, per conseguenza obbligare in coscienza, per quanto possa costringere in concreto&#8221;.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(H. Rommen, da &#8220;<strong>L\u2019eterno ritorno del diritto naturale<\/strong>&#8220;)<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Avv. ALDO CIAPPI.\u00a0<\/strong>Cari amici, siamo lieti, finalmente, di annunciare che anche nella nostra citt\u00e0, come gi\u00e0 in tante altre, inizia ad operare una realt\u00e0 associativa &#8211; che emana dalle professioni e dalle attivit\u00e0, sia teoriche che pratiche, aventi nelle materie giuridiche il loro oggetto principale &#8211; che si pone, come uno degli obiettivi, quello di approfondire e far conoscere all\u2019interno dei propri naturali ambiti, la ricchezza di quel pensiero giuridico, articolatosi nel corso della lunga sua storia, che trova radicamento nei principi universali affermati dal cristianesimo.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019ultimo, com\u2019\u00e8 noto, oltre a rappresentare l\u2019espressione pi\u00f9 compiuta ed esclusiva di quel &#8220;personale&#8221; legame tra l\u2019uomo ed il Suo Creatore, cos\u00ec come rivelata dai Vangeli e gelosamente trasmessaci dal Magistero della Chiesa, ha per molti secoli, nella sua storia, rappresentato &#8211; e ci auguriamo possa continuare a rappresentare anche oggi &#8211; un costante punto di riferimento per un modello di organizzazione della societ\u00e0 &#8220;<em>a misura di uomo e secondo il piano di Dio<\/em>&#8221; (G.P. II\u00b0).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cristianesimo &#8211; che, primo e sostanzialmente unico nella storia delle religioni e delle civilt\u00e0, ha posto al centro del proprio messaggio ogni singolo uomo quale persona irripetibile, dotato di una dignit\u00e0 inviolabile in quanto essere spirituale creato ad immagine di Dio &#8211; ha, in effetti, ben presto, con la sua rapida diffusione in un contesto sociale profondamente segnato dalla civilt\u00e0 ellenico-latina, gradualmente permeato di s\u00e9 il consesso umano e, quindi, gli stessi istituti giuridici e politici, infondendo anche a questi la propria linfa vitale, fino a far maturare &#8211; dopo alcuni secoli di transizione ed incubazione &#8211; una rinnovata consapevolezza dello &#8220;jus&#8221; come &#8220;corpus&#8221; organico ed armonioso di norme &#8211; siano esse scritte o, principalmente, non scritte (ma, non per questo, meno certe e vincolanti in quanto confermate dalla costante loro applicazione) &#8211; che, pur mutuato dal diritto romano classico, trovavano il proprio fondamento ultimo nella Lex Divina e nel messaggio evangelico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Corpus<\/em> di norme, dunque, tanto solenni quanto temperate dalle virt\u00f9 cristiane, alle quali si sentivano ed erano tutti soggetti e, in primis, gli stessi principi ed imperatori. E proprio tale indiscussa efficacia vincolante super homines esplic\u00f2, per diversi secoli, benefici effetti di indirizzo e di contenimento del potere dei sovrani, i quali non di rado venivano richiamati dall\u2019autorit\u00e0 dei Pontefici al rispetto dei loro doveri, dettati dal loro specifico <em>status<\/em>; al contempo, civili e cristiani, per i medesimi non meno cogenti che per gli altri fedeli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si venne, in questo contesto, ad affermare una concezione del diritto come entit\u00e0 sovraordinata, non suscettibile, cio\u00e8, di piegarsi, di volta in volta, alla occasionale volont\u00e0 del Principe (o, si direbbe oggi, del legislatore), ma viceversa ad essa, se del caso, in grado di resistere in forza di una superiore, trascendente legittimazione che scaturiva, come accennato sopra, dalla peculiarit\u00e0 di ci\u00f2 che costituiva l\u2019oggetto principale della sua applicazione, ossia l\u2019uomo, con la propria essenza, non meramente biologica ma altres\u00ec spirituale (e, quindi, in ultima istanza, <em>divina<\/em>), di fronte alla quale il diritto positivo &#8211; che \u00e8 espressione della facolt\u00e0 dell\u2019ordinamento statuale di produrre norme e di farle rispettare al suo interno &#8211; trova un limite invalicabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto descritto ben pu\u00f2 esprimere, dunque, ci\u00f2 che generalmente, nell\u2019ambito della tradizione giuridica che si rapporta al cristianesimo, si intende per &#8220;diritto naturale&#8221;. Il diritto naturale, quindi, quale antecedente logico e necessario presupposto e riferimento anche per il moderno legislatore, che ha il dovere di elaborare e promulgare &#8220;buone leggi&#8221;, cio\u00e8 rispettose dei &#8220;<em>diritti innati<\/em>&#8221; della persona; primo fra tutti quello <em>inalienabile<\/em> <span style=\"text-decoration: underline;\">alla vita<\/span> (in ogni sua espressione, incipiente o liminale), come pure quello <span style=\"text-decoration: underline;\">alla libert\u00e0 religiosa<\/span> (intesa come sfera intangibile che attiene alla ricerca della verit\u00e0 nel rapporto con Dio), <span style=\"text-decoration: underline;\">alla tutela ed allo sviluppo della personalit\u00e0, nella famiglia e in ogni altra dimensione, individuale e sociale,<\/span> <span style=\"text-decoration: underline;\">alla propriet\u00e0 privata,<\/span> quale concreta espressione e garanzia di libert\u00e0 contro le derive invasive dello stato totalitario, ecc..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un &#8220;diritto naturale&#8221;, pertanto, che anche nella attuale societ\u00e0, nei limiti di quanto sia possibile, si proponga nei riguardi delle istituzioni pubbliche, in nome di quei principi superiori intangibili che esso incarna, di ottenere il rispetto delle prerogative su cui ogni essere umano deve poter fare affidamento, perch\u00e9 sia reso a questi pi\u00f9 agevolmente possibile il conseguimento sia del proprio <em>bonum<\/em> individuale, che di quello comune, costituti, e non solo nella dimensione materiale ma anche, e soprattutto, in quella spirituale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un diritto naturale, pertanto, che non si deve confondere con un malinteso &#8220;<em>giusnaturalismo<\/em>&#8221; di tipo individualista (largamente dominante nella mentalit\u00e0 corrente, ma che ha radici antichissime, trovandosi teorizzato gi\u00e0 nelle opere dei sofisti greci; cfr. H. Rommen, L\u2019eterno ritorno del diritto naturale), agli antipodi di quello test\u00e8 evocato; stiamo parlando di quella corrente di pensiero che esprime una visione radicale, ed edonistica dell\u2019essere umano, esclusivamente teso ad assicurarsi il massimo possibile di autonomia da ogni legame sociale e, quindi, immerso in una prospettiva di tipo anarco-libertaria, con i soli limiti che gli derivano dalla sua inevitabile appartenenza al consorzio umano in cui \u00e8, comunque, destinato a vivere, e dimentico della propria naturale inclinazione alla socialit\u00e0 e, va da s\u00e9, del dovere evangelico della carit\u00e0 e dell\u2019amore per il prossimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">BREVI CENNI STORICI E FINALITA\u2019<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;<strong>U<\/strong>nione <strong>G<\/strong>iuristi <strong>C<\/strong>attolici <strong>I<\/strong>taliani <strong>(U.G.C.I.)<\/strong>, dal punto di vista del diritto canonico &#8220;associazione privata di fedeli&#8221;, ha lo scopo di contribuire, all&#8217;attuazione dei principi dell&#8217;etica cristiana nelle scienze giuridiche (attivit\u00e0 legislativa, giudiziaria, professionale, ecc. &#8211; art. 2 Statuto). L&#8217;Unione \u00e8 nata nel 1948 su impulso di personalit\u00e0 quali <strong>Giuseppe Capograssi e Francesco Carnelutti<\/strong>, in reazione alla profonda crisi di coscienza, anche giuridica, ed alle sconcertanti esperienze dei regimi totalitari favoriti dall&#8217;affermazione di dottrine giuridiche &#8211; tra cui il positivismo giuridico &#8211; profondamente anticristiane, e quindi antiumane. L&#8217;Unione intende promuovere un&#8217;adeguata preparazione spirituale e culturale dei giuristi,richiamare l&#8217;attenzione degli operatori, ed anche dell&#8217;opinione pubblica, sulla consapevolezza della importanza della funzione del diritto nella societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sua vita l&#8217;Unione &#8211; sotto la presidenza di personalit\u00e0 quali Antonio Segni, Francesco Santoro Passarelli, Pietro Gismondi, Sergio Cotta &#8211; attraverso convegni e pubblicazioni, con interventi di insigni relatori, ha trattato temi di grande rilievo, quali l&#8217;ordinamento dello Stato moderno, il progresso della comunit\u00e0 internazionale (relatori l&#8217;allora Mons. Montini, Passerin d&#8217;Entreves, Monaco e Santoro Passarelli), la tutela dei diritti della persona nell&#8217;ambito del sistema economico (Capograssi), la revisione dei Patti Lateranensi (Del Giudice); l&#8217;ecologia, la droga, la tutela della vita umana e della famiglia (Satta, Cotta, Gismondi, ecc.), fino ai pi\u00f9 recenti problemi giuridici legati alle manipolazioni genetiche ed alla biomedicina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche oggi, l&#8217;Unione intende essere punto di riferimento per il pensiero cattolico e di confronto per il pensiero laico nelle materie giuridiche, per i problemi relativi alla difesa delle libert\u00e0 politiche e civili ed a questo fine, cura una serie di pubblicazioni di qualificata reputazione: i <strong><em>Quaderni di Iustitia<\/em><\/strong>, e la rivista trimestrale <strong><em>Iustitia<\/em><\/strong>. L&#8217;U.G.C.I., che al suo interno si articola in Unioni locali, non ha carattere politico e di essa fanno parte docenti universitari, magistrati, avvocati, notai, pubblici funzionari ed in genere laureati e studiosi di materie giuridiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attualmente \u00e8 presieduta dal Prof. Giuseppe Dalla Torre, R.M. della L.U.M.S.A. L\u2019unione locale di Pisa si riunisce periodicamente presso i locali della Parrocchia di S. Michele Arcangelo in Oratoio, ove, per gentile concessione del parroco, ha attualmente la propria sede. La riunione si compone di due momenti; uno di riflessione, sotto la guida dell\u2019assistente ecclesiastico; l\u2019altro di formazione o organizzativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Unione locale si pone l\u2019obiettivo minimo di organizzare, con cadenze annuali, almeno un incontro-convegno su argomenti giuridici di attualit\u00e0, ai quali essa \u00e8 istituzionalmente sensibile, nonch\u00e9 un ritiro spirituale per i suoi associati. L\u2019invito a tutti gli interessati \u00e8 di sostenere, aderendo, a questa iniziativa che poniamo sotto la protezione della Madonna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Don GINO BIAGINI.\u00a0<\/strong>Il tema \u00e8 particolare ed \u00e8 vasto, perch\u00e9 non \u00e8 di quei temi che si impongono subito all\u2019attenzione di chi osserva, non \u00e8 una scienza esatta, non pu\u00f2 rispondere quindi ad un metodo di indagine cos\u00ec sicuro e chiaro. Vedremo che uno dei punti pi\u00f9 critici del diritto naturale (d.n.) si ha quando si intende affrontarlo con la mentalit\u00e0 razionalistica che emerge in Europa con quel grande personaggio che fu Cartesio, e per quanto riguarda il diritto, con quell\u2019altro grande personaggio che fu Ugo Grozio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Materia quindi complessa, per tutte le sue variegate sfaccettature, e per il cumulo di esperienza storica che porta con s\u00e9, ma complessa anche per i &#8220;tagli&#8221; che ha subito nel corso dei secoli e soprattutto nel nostro tempo. Potremo cominciare col porre la domanda: &#8220;che cos\u2019\u00e8 il d.n.?&#8221;; io preferisco non cominciare cos\u00ec, perch\u00e9 gli studi che ho fatto mi hanno convinto che non si pu\u00f2 cominciare con una definizione. La definizione pu\u00f2 essere utile, ma una definizione del d.n. non c\u2019\u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi possiamo soltanto cercare delle tracce, possiamo metterci davanti ad una realt\u00e0 che ho detto complessa, e fare esperienza. Io credo di dovermi riferire necessariamente almeno a quattro personaggi: uno ci viene dall\u2019antichit\u00e0 e si chiama Aristotele; l\u2019altro ci viene dal mondo romano ed \u00e8 Cicerone; l\u2019altro ci viene dal medio evo, dalla Chiesa, \u00e8 un santo e si chiama Tommaso d\u2019Aquino; e l\u2019ultimo ci viene dal mondo moderno, precisamente dall\u2019Olanda, ne ho parlato prima, e si chiama Ugo Grozio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo che la vicenda del d.n. si possa individuare in tappe precise attraverso questi personaggi. Tra questi personaggi c\u2019\u00e8 una miriade di studi, di esperienze, di trattati; ci sono altri filosofi, giuristi, studiosi, anche della Chiesa e del medio evo; c\u2019\u00e8 per esempio Agostino, ma io credo che un primo approccio, una incursione rapida in questo terreno possa essere fatta considerando questi quattro pensatori e organizzatori del diritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi dir\u00f2 subito che uno di questi lo lascer\u00f2 presto da parte, ma non perch\u00e9 non sia importante, o perch\u00e9 conti di meno, forse perch\u00e9 tra i quattro conta abbastanza, ed \u00e8 San Tommaso. Ritengo che la trattazione di San Tommaso richiederebbe forse una serata destinata solo a lui, per la precisione ma anche per la variet\u00e0 del suo pensiero. Allora non procedo per definizioni, per\u00f2 procedo da una certezza che si \u00e8 sempre avuta riguardo il diritto: il diritto \u00e8 ci\u00f2 che attiene alla giustizia. Quindi c\u2019\u00e8 subito una relazione stretta tra diritto e giustizia. Questo \u00e8 sempre stato sentito fin dall\u2019antichit\u00e0 con grande evidenza. A questo punto sorge anche un problema di termini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi abbiamo parlato di d.n., per\u00f2 si parla anche di legge naturale, si parla anche di un diritto razionale, e si parla pure di una legge razionale. Questi termini, intanto, non sono sinonimi, non si identificano. Pu\u00f2 esistere un ordinamento giuridico fatto di leggi, ma queste non esauriscono ancora il diritto. Un celebre studioso di Diritto romano, lo Schultz, diceva che i Romani erano il popolo del diritto, ma non erano il popolo delle leggi, perch\u00e9 avevano poche leggi. La Repubblica Romana, almeno fino all\u2019et\u00e0 del Principato, con i primi imperatori dopo Augusto, produsse pochissime leggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Romani avevano una specie di difficolt\u00e0 a legiferare: c\u2019erano i Comizi, c\u2019era il Senato, che produceva i Senatoconsulti, per\u00f2 avevano una difficolt\u00e0 a ricorrere a questo strumento. Solo in determinate circostanze, solo in occasioni gravi ricorrevano al comando, allo <em>jussum<\/em> della legge, <em>lex rogata<\/em> e poi promulgata. Per\u00f2 erano il popolo del diritto, dice lo studioso tedesco che ho citato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi l\u2019Italia probabilmente \u00e8 una terra di grandi leggi ma di scarso diritto, e certo non solo l\u2019Italia. Ecco allora che non c\u2019\u00e8 identit\u00e0, non sono sinonimi. Nel campo della morale si parla molto di legge naturale, si parla di legge eterna, di legge razionale, e la morale cattolica trova nel concetto di legge naturale uno spunto fondamentale. Essa \u00e8 luce per la coscienza ed evidenzia all\u2019interno dell\u2019uomo quali sono i suoi doveri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Santo Padre ha, ad esempio, ribadito la fondamentale importanza della legge naturale nella sua importante enciclica <em>Veritatis splendor<\/em>, sui fondamenti dell\u2019ordine morale. Il d.n., di cui si parla pure accanto alla legge, \u00e8 per\u00f2 qualcosa di diverso. Aristotele comincia a parlarne nell\u2019Etica a Nicomaco, un trattato dove Aristotele parla delle virt\u00f9 e della giustizia, e quando parla del giusto prende in considerazione anche la legge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Potrete trovare delle interessanti considerazioni da parte di Aristotele anche nella sua opera <em>Il Politico<\/em>. Per\u00f2 Aristotele \u00e8 il primo autore che viene indicato come il teorico del d.n., almeno quello che una certa tradizione ci ha consegnato, cio\u00e8 un diritto che va a porre le sue radici nella natura umana, al di l\u00e0 di ci\u00f2 che appare fenomenico, di ci\u00f2 che cambia in questa natura, al di l\u00e0 quindi degli atteggiamenti effimeri e dell\u2019effimera vita delle citt\u00e0, dei regni, delle famiglie, degli uomini e dei gruppi sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pensa quindi ad una natura umana come ad un sostrato, una sostanza che \u00e8 di pi\u00f9 della vita apparente dell\u2019uomo, che ha degli ancoraggi in una dimensione non direttamente visibile, ma della quale si possono scoprire i contorni in modo abbastanza chiaro quando si comincia a scandagliare l\u2019animo umano, la coscienza, l\u2019essere umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 Socrate aveva fatto questo, quando risponde al suo discepolo che voleva portarlo in salvo (era stato arrestato con una grave accusa, quella di essere un uomo empio e di traviare i giovani ateniesi). Socrate si difende dall\u2019accusa e trovate questa difesa in uno degli scritti credo pi\u00f9 belli della letteratura mondiale, ed \u00e8 la <em>Apologia<\/em>, scritta da Platone, ma \u00e8 il discorso di Socrate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2 ci \u00e8 consegnato anche il dialogo di Socrate con questi suoi discepoli, in particolare con Cratilo, che lo vuole portare in salvo, e Socrate dice che non potr\u00e0 mai mettersi in salvo, perch\u00e9 in realt\u00e0, mettendosi in salvo, e perci\u00f2 fuggendo, andando in un\u2019altra citt\u00e0, egli si dannerebbe, tradirebbe la sua citt\u00e0, Atene, tradirebbe quelle leggi sotto le quali \u00e8 nato, \u00e8 cresciuto, che lo hanno difeso e per le quali ha combattuto, e che in fondo, anche se lo hanno condannato, egli ama profondamente, perch\u00e9 egli sente di appartenervi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Socrate sente di appartenere alla legge, non \u00e8 la legge che appartiene a lui. E c\u2019\u00e8 in passo famoso di questo dialogo, nel quale Socrate immagina di vedersi venire incontro le leggi di Atene: \u00e8 la &#8220;prosopopea&#8221; delle leggi. Queste leggi gli vengono incontro e gli dicono: &#8220;Socrate, forse hai qualcosa da rimproverarci, forse non ti abbiamo trattato bene durante la tua fanciullezza, forse non sei stato da noi protetto, forse non ci hai amato, tu, che non hai mai desiderato lasciare Atene per andare a visitare altre citt\u00e0?&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era proverbiale questo attaccamento di Socrate alla sua citt\u00e0; solo per combattere usc\u00ec dalla sue mura. E allora Socrate decide di morire per le leggi di Atene, ma prima ancora che per le leggi, per la giustizia che dall\u2019osservanza di queste leggi egli \u00e8 convinto di rispettare. Non \u00e8 importante che egli sia stato condannato ingiustamente &#8211; egli d\u2019altra parte si difende &#8211; \u00e8 importante che egli colga, e Platone ce lo riporta, una ragione pi\u00f9 in l\u00e0 di quelle leggi, per rimanere ad Atene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco che ci introduce in quella dimensione che dicevo prima, che non \u00e8 quella della vita, con i suoi accadimenti immediati, con i suoi interessi che si possono pi\u00f9 o meno perseguire; \u00e8 invece qualcosa che sta pi\u00f9 sotto e nello stesso tempo pi\u00f9 sopra, e notate che siamo ancora in un ambiente pagano, non \u00e8 stato ancora disvelato all\u2019uomo tutto quel cosmo interiore, tutto quell\u2019universo dell\u2019anima, che avverr\u00e0 con la Rivelazione cristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E tuttavia Aristotele, che appare il primo indagatore e definitore del d.n., appare subito in modo scandaloso, perch\u00e9 Aristotele, nell\u2019Etica a Nicomaco, scrive: &#8220;Il fuoco arde nello stesso modo in Grecia e in Persia, ma il diritto muta&#8221;; e Aristotele non definisce il d.n., dice che c\u2019\u00e8 una natura che fa sentire agli uomini, nell\u2019essenza, dei diritti sicuri, fondamentali; per\u00f2 egli, subito dopo, passa alla legge positiva, passa a delineare la figura del legislatore, dice che ci vuole un legislatore, perch\u00e9 le istituzioni, che gli uomini hanno messo in piedi e nelle quali vivono, le citt\u00e0, sono fatte in percentuale maggiore di leggi positive, e non di d.n., e lui dice che \u00e8 meglio un legislatore al giudice che interpreta un diritto non scritto, perch\u00e9 il giudice &#8211; dice &#8211; \u00e8 sottoposto a passioni, a debolezze, e pu\u00f2 essere facilmente corrotto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 pi\u00f9 facile, secondo lui, trovare invece un legislatore saggio, che scriva una buona costituzione e che dia buone leggi, le quali costituiscono sempre delle norme universali, perch\u00e9 Aristotele sa che le leggi non possono da sole esaurire tutta la complessit\u00e0 del reale. Ma cos\u2019\u00e8 il diritto per Aristotele? Il diritto, per Aristotele, \u00e8 la misura della giustizia riguardo ad una determinata cosa. Quindi il diritto, per Aristotele, nasce dalle cose, nasce dai fatti, cos\u00ec come sono. Tenete ben presente questo aspetto, perch\u00e9 poi, alla fine di questa mia breve e forse un po\u2019 accidentata esposizione, troveremo un panorama del tutto diverso. Il diritto \u00e8 una certa uguaglianza di una cosa ad un uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8 la definizione che ne d\u00e0 Aristotele. In questa proporzione consiste il giusto che deve essere perseguito. Quindi se si tratta di un bene occorrer\u00e0 fissare il suo valore, per\u00f2 mentre il bene ha certamente un valore nella convivenza degli uomini &#8211; e questo \u00e8 il d.n. &#8211; il valore che viene fissato \u00e8 di diritto positivo, \u00e8 di legge positiva, perch\u00e9 \u00e8 statuito dal legislatore, e quindi dice Aristotele: c\u2019\u00e8 il giusto, che \u00e8 il valore da dare a quel bene, c\u2019\u00e8 un giusto naturale, e c\u2019\u00e8 il giusto legale, che \u00e8 il valore effettivamente fissato per quel bene<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aristotele dice che le misure sono pi\u00f9 grandi ai mercati dove si compra all\u2019ingrosso, e sono pi\u00f9 strette dai rivenditori al dettaglio, e dice che questo attiene al legislatore della citt\u00e0 e quindi attiene &#8211; introduce questa parola &#8211; all\u2019arbitrio dei legislatori. Allora dov\u2019\u00e8 il d.n.? Eppure Aristotele, come vi ho detto, riconosce un giusto per natura e un giusto legale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 tale per natura, e Aristotele ritiene che il giusto per natura lo si abbia, per esempio, nei rapporti tra il marito e la moglie, perch\u00e9 in questo caso \u00e8 proprio di d.n. che il marito sia fatto per la moglie, l\u2019uomo per la donna, sia cio\u00e8 uguagliato alla donna, e viceversa. Ma per Aristotele non si d\u00e0 lo stesso rapporto nei confronti dei figli, perch\u00e9 i figli appartengono al padre, sono cosa del padre, quindi non ci pu\u00f2 essere un rapporto di giustizia con s\u00e9 stessi: ci pu\u00f2 essere verso s\u00e9 stessi solo amore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora voi capite che, al di l\u00e0 di queste intuizioni profonde, essenziali e di notevole portata, poi intervengono altri fenomeni, per esempio interviene la religione, a dare un contenuto diverso a questi rapporti. Per\u00f2 occorre anche precisare un altro aspetto. Quando Aristotele affronta il problema del d.n., egli ha presente il tema della giustizia politica, che non \u00e8 quella che diciamo noi oggi, quella che si praticherebbe in alcuni tribunali o che sarebbe esercitata da alcuni giudici per raggiungere determinati scopi, ma \u00e8 la giustizia che si pratica nei rapporti tra i cittadini della <em>polis<\/em>, e quindi &#8220;politica&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli uomini abili a realizzare a giustizia sono gli uomini liberi che partecipano alla vita della <em>polis<\/em>. Per gli altri, cio\u00e8 per i servi, per gli schiavi, per gli stranieri, Aristotele dice che si pu\u00f2 parlare di una giustizia in senso analogo. Quindi Aristotele vede un universo piuttosto ristretto, \u00e8 un osservatore acuto. Il suo discepolo, Alessandro il Macedone, costruir\u00e0 il primo grande impero multinazionale; Aristotele, invece, ragiona ancora nell\u2019ambito della <em>polis<\/em>, pur vedendo in altre occasioni i limiti della piccola citt\u00e0 greca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aristotele, poi, a proposito del d.n., dice anche un\u2019altra cosa scandalosa, almeno per noi. Quando parla delle leggi della <em>polis<\/em>, dice che \u00e8 assurdo tuttavia, chiedere ad un uomo superiore, quindi ad un uomo che esercita pienamente le sue virt\u00f9, di osservare queste leggi. Per noi \u00e8 semplicemente incredibile ed assurdo che qualcuno sia al di sopra delle leggi. Aristotele definisce quest\u2019uomo un uomo, anzi un animale, veramente regale, legge a s\u00e9 stesso, legge vivente. Dove ci conduce Aristotele?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aristotele ci conduce quindi a considerare il diritto e la giustizia a partire dalla realt\u00e0. Aristotele non \u00e8 un idealista. \u00c8 un uomo, diremmo, con i piedi per terra e gli occhi ben piantati sulla realt\u00e0. Egli sa che esiste un modello buono, perfetto di costituzione cittadina, per\u00f2 egli fa uno studio comparato di tutte le costituzioni, a cominciare dalla costituzione degli ateniesi, e cos\u00ec scrive il primo trattato di scienza politica, il primo che si conosca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aristotele non ammette il relativismo nella giustizia. C\u2019era una corrente di filosofi, i sofisti &#8211; Platone ci riferisce nei suoi Dialoghi che tra questi c\u2019era anche Gorgia di Lentini &#8211; la quale sosteneva che la virt\u00f9 era solo l\u2019opera del pi\u00f9 forte, mentre invece c\u2019\u00e8 un\u2019altra corrente nell\u2019antica Grecia, a cui appartiene senz\u2019altro anche Aristotele, che considera la legge, una legge data, come fondamentale: la legge diventa il criterio della giustizia, l\u2019osservanza della legge, l\u2019osservanza della legge, naturalmente della legge che realizza il giusto, nel rapporto tra le cose e tra gli uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>polis<\/em> \u00e8 vista come un tutto, come un piccolo cosmo ordinato, e la legge deve consentire a questo cosmo di vivere nel modo migliore, con la migliore distribuzione dei beni. Il d.n. e il diritto positivo hanno immediatamente a che fare con i beni di cui gli uomini dispongono. Nell\u2019universo cristiano, San Tommaso assume il pensiero di Aristotele e non apporta grandi modifiche al concetto di d.n. Per\u00f2 San Tommaso fa una cosa molto importante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la grande e profonda e poderosa speculazione di Agostino e di altri Padri della Chiesa, era accaduto che il diritto civile, il diritto dello Stato, si fosse quasi appiattito sul diritto divino. Agostino \u00e8 tentato in molti passi della sua opera di tagliare corto e di dire: le uniche vere leggi, l\u2019unico vero diritto sono quelli che noi deriviamo dalla S. Scrittura; l\u2019unica vera legge \u00e8 quella evangelica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho detto che Agostino taglia corto, evidentemente taglio corto anch\u2019io, non posso dilungarmi perch\u00e9 bisognerebbe prendere in esami almeno cinque o sei opere ponderose di Agostino &#8211; anche questo pu\u00f2 essere un tema per il futuro &#8211; in primo luogo il <em>De civitate Dei contra paganos<\/em>, dove Agostino, in certe pagine, in certi libri esalta, per esempio, l\u2019Impero Romano anche per le sue leggi, e in altre pagine \u00e8 invece molto critico sull\u2019ingiustizia di queste leggi, sulla corruzione dei suoi magistrati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E quando tratteggia la figura dei buoni imperatori, Costantino, Teodosio, ecc., in realt\u00e0 li ritiene buoni non per delle doti particolari di statisti, ma perch\u00e9 sono stati uomini pii, hanno costruito chiese, hanno dato pace alla Chiesa e hanno saputo fare penitenza. In particolare Agostino allude all\u2019imperatore Teodosio, che fu scomunicato da Ambrogio, vescovo di Milano e poi fu riammesso in seguito ad una penitenza pubblica cui l\u2019imperatore si sottopose con molta dignit\u00e0, compostezza e coraggio, in quanto si era macchiato di un eccidio nella citt\u00e0 greca di Tessalonica, e Ambrogio lo aveva per questo duramente ripreso e gli aveva impedito di recarsi in chiesa per la festa di Natale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agostino quindi \u00e8 portato, in quel suo certo pessimismo, a svalutare il momento umano del diritto, non ha molta fiducia nella capacit\u00e0 dell\u2019uomo di realizzare la giustizia, per cui punta tutto sulla giustizia che viene da Dio. Agostino porta, possiamo dire, il cielo sulla terra. Eppure traccia un affresco stupendo il quel suo libro <em>De civitate Dei<\/em>, dove si vedono gli esiti delle due citt\u00e0, dove si aprono nuovi interrogativi e dove egli, con grande nostalgia, guarda all\u2019esperienza ed alla storia di quello che fu il grande Impero Romano, perch\u00e9 Agostino \u00e8 un africano di Cartagine, e quindi \u00e8 un vero romano, per cultura e per convinzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da Agostino uscir\u00e0 Lutero, e Lutero, in Germania, nel XV secolo, svaluter\u00e0 completamente il d.n., e getter\u00e0 l\u2019uomo completamente in bal\u00eca del diritto positivo, anche lui offuscato dal pessimismo sulla capacit\u00e0 dell\u2019uomo di porre in essere opere buone, non di salvarsi da s\u00e9, perch\u00e9 l\u2019uomo da s\u00e9 non si pu\u00f2 salvare, solo la Grazia lo salva, ma di acquistare qualche merito con le sue opere, questo s\u00ec Lutero lo nega, e quindi anche il d.n. scompare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tommaso, nel medio evo, riprendendo il pensiero di Agostino, e inserendolo nella sua grande speculazione filologica del pensiero aristotelico, recupera l\u2019aspetto dell\u2019umanit\u00e0, che era stato tagliato, che stato un po\u2019 soffocato. Allora Tommaso torna a parlare di un d.n., di una legge naturale &#8211; ne aveva parlato anche Agostino &#8211; ma rid\u00e0 una certa autonomia a queste realt\u00e0 della scelta umana, e torna soprattutto a mettere di nuovo le basi del diritto nelle radici delle cose, nelle cose stesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad un certo punto dice Tommaso &#8211; tanto per darvi un\u2019idea &#8211; nella sua Summa di teologia: &#8220;il d.n., come si \u00e8 detto, \u00e8 qualche opera adeguata ad un altro, secondo un modo di qualche uguaglianza&#8221;. L\u2019adeguazione di cui aveva parlato Aristotele ritorna anche in Tommaso. In questo modo Tommaso salva la realt\u00e0 creata e salva l\u2019uomo, che in qualche modo di questa realt\u00e0 fa parte, gli restituisce una dignit\u00e0. Metto da parte Tommaso, ce lo metto subito, perch\u00e9 ogni passo che facciamo in pi\u00f9 con lui \u00e8 un passo che ci apre prospettive nuove, e invece abbiamo gi\u00e0 bisogno di chiudere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo Tommaso, ma non per un errore n\u00e9 per una trascuratezza, io vi ricordo che c\u2019\u00e8 stato Cicerone. Vi ricordo Cicerone dopo Tommaso perch\u00e9 accede un fatto particolare. Nel \u2018500 e \u2018600, anzi a partire dal \u2018400, in Europa, specialmente in Italia, ma anche in Germania e in Francia, si scoprono gli umanisti, si scoprono gli scrittori greci e latini, in particolare si scoprono Cicerone e Seneca. Sono, questi, molto letti e molto commentati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cicerone e Seneca non sono veri e propri giuristi. Cicerone ha studiato il diritto, per\u00f2 fondamentalmente \u00e8 un retore, \u00e8 un avvocato &#8211; a quei tempi gli avvocati non erano necessariamente professionisti del diritto, ricevevano istruzioni dai giureconsulti loro amici e poi le ornavano con bei discorsi retorici e le portavano in tribunale &#8211; e Cicerone era un avvocato ambizioso, famoso, ricco, difensore di cause clamorose, alcune delle quali furono da lui anche perse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cicerone \u00e8 anche un filosofo, e come filosofo segue l\u2019indirizzo degli stoici, in particolare segue l\u2019indirizzo del medio stoicismo. Vorrei anche spiegarvi perch\u00e9 \u00e8 importante dire medio stoicismo e nono stoicismo antico o quello della terza fase. Cicerone incontra un maestro, che si chiama Posidonio, a Rodi, forse ne segue le lezioni, e poi a Roma egli legge le opere di un filosofo che era vissuto qualche tempo prima di lui, amico degli Scipioni, Panezio, saccheggiando le opere di quest\u2019uomo, tant\u2019\u00e8 vero che l\u2019opera di Panezio \u00e8 scomparsa, ma Cicerone ce ne riporta parecchi brani, e ce li riporta in un\u2019opera fondamentale, che gli umanisti del \u2018500 e \u2018600 hanno letto con attenzione: <em>De officiis<\/em>, i doveri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quest\u2019opera Cicerone tratta di diritti e doveri, ma soprattutto tratta di morale, di morale pubblica, di morale della vita pubblica. Attraverso Cicerone lo stoicismo diventa una corrente filosofica che invade l\u2019Europa. Ma che cos\u2019ha di particolare lo stoicismo?. Lo stoicismo parte dal soggetto, non parte dalla realt\u00e0 delle cose, come faceva Aristotele, parte dall\u2019interiorit\u00e0 del soggetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aristotele partiva vedendo l\u2019uomo inserito in un complesso sociale, la <em>polis<\/em>, con le sue leggi. Gli stoici sono degli individualisti, vivono in un tempo in cui non hanno interesse alla vita pubblica, e vedono l\u2019uomo ridotto a s\u00e9 stesso, chiuso in s\u00e9 stesso. Elaborano una filosofia di evasione, una grande e affascinante filosofia di evasione, che sar\u00e0 la filosofia di tutto il secolo XVI e anche del seguente, in Europa, in parte fino ai nostri tempi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stoicismo arriva in Europa attraverso l\u2019opera di Cicerone e anche di Seneca, ma soprattutto di Cicerone. Cicerone scrive un brano importante, che \u00e8 considerato da molti come il manifesto del d.n. nell\u2019et\u00e0 moderna e contemporanea, e poich\u00e9 a mente non lo so, io ve lo leggo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cicerone, nella sua opera <em>De republica<\/em>, dove parla della forma di stato di Roma, che egli idealizza e la presenta come la migliore di tutte le repubbliche mai esistite, dice: &#8220;Esiste una legge veritiera, che \u00e8 la retta ragione, e che \u00e8 in accordo con i dettami della natura, presente in tutti, immutabile, imperitura (<em>est quidem vera lex, recta ratio, naturae congruens<\/em>) &#8211; imprimetevi bene in testa questi termini &#8211; &#8220;che ci esorta imperiosamente ad adempiere i nostri doveri, e che ci proibisce l\u2019inganno e ce ne tiene lontano, una legge di cui l\u2019uomo retto seguir\u00e0 sempre i comandamenti e le proibizioni, e che rester\u00e0 invece lettera morta per i malvagi; \u00e8 un sacrilegio cercare di modificare questa legge, n\u00e9 \u00e8 lecito abrogarla o sopprimerla del tutto; da essa non possiamo essere dispensati, n\u00e9 per ordine del senato, n\u00e9 per ordine del popolo, e non c\u2019\u00e8 bisogno di cercare fuori di noi per trovare chi ce la esponga o ce la interpreti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa legge non \u00e8 diversa a Roma piuttosto che ad Atene, oggi piuttosto che domani, ma \u00e8 una sola e medesima legge immutabile, eterna, e che si rivolge a tutti i tempi e a tutte le nazioni. Un dio unico, padrone e signore di tutte le cose, \u00e8 stato di questa legge l\u2019unico inventore, l\u2019unico promulgatore, l\u2019unico giudice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi non obbedisce a questa legge fugge s\u00e9 stesso e dato che avr\u00e0 misconosciuto la natura umana, proprio perci\u00f2 subir\u00e0 il pi\u00f9 grave dei castighi, anche se riuscir\u00e0 a sfuggire ad ogni altro sopruso&#8221;. Ecco, questo \u00e8 considerato il manifesto del d.n., per\u00f2 questo non \u00e8 un manifesto giuridico, \u00e8 un manifesto morale. Con Cicerone e gli stoici, la morale ingloba il diritto: i doveri di cui parlano gli stoici, di cui parla ad esempio il bellissimo <em>Manuale <\/em>di Epitteto, o di cui parla Marco Aurelio nei suoi <em>Ricordi<\/em>, scritti nella tenda militare nelle fredde serate d\u2019inverno mentre combatteva sul Danubio per contenere la pressione dei barbari, dei Germani, sono splendidi precetti di morale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con gli stoici si verifica un cambiamento profondo: il diritto \u00e8 asservito alla morale. E direte voi: che c\u2019\u00e8 di male? Se non sbaglio nel titolo della conferenza c\u2019entrava anche qualcosa dei rapporti con l\u2019etica. Per\u00f2 per capire bene il rapporto tra diritto ed etica io dovrei parlarvi di Rosmini, e anche qui ci vuole un\u2019altra serata. In realt\u00e0 qui non c\u2019\u00e8 un rapporto tra diritto ed etica che salva entrambi: c\u2019\u00e8 una riduzione del diritto all\u2019etica, all\u2019etica stoica, che scompone il diritto, almeno il d.n. qui sono poste le basi del giuspositivismo contemporaneo; non crediate che nelle epoche storiche ci siano frequenti cambiamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi noi risentiamo ancora di certe cose successe in questo tempo. Se volete un esempio di tutto questo, concludiamo la nostra carrellata soffermandoci da ultimo su quel grande giurista che fu Grozio. Grozio fu un giurista vissuto in Olanda, visse nella seconda met\u00e0 del \u2018500 e nella prima met\u00e0 del \u2018600. Conviene tenere ben presente la personalit\u00e0 di Grozio e soprattutto la vicenda storica nella quale si trov\u00f2 a vivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grozio si trova in un\u2019Europa che ormai ha perso l\u2019unit\u00e0 religiosa nell\u2019unica fede e sotto la Santa Chiesa di Roma. L\u2019Europa in cui vive Grozio \u00e8 un\u2019Europa che ha conosciuto la lacerazione della Chiesa, \u00e8 un\u2019Europa divisa tra cattolici e protestanti, e in Olanda, a Leida, sono successi dei macelli incredibili tra cattolici e protestanti; gli Anabattisti hanno saccheggiato e a loro volta sono stati colpiti duramente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grozio appartiene, diremmo oggi, ad un\u2019<em>\u00e9lite<\/em> di governo olandese, appartiene ad una famiglia borghese, \u00e8 un carattere moderato, \u00e8 molto interessato alla produzione della ricchezza ed ai commerci &#8211; l\u2019Olanda sta costruendo il suo impero -; \u00e8 calvinista, ma non lo \u00e8 nel modo esagerato di alcuni seguaci di Calvino, che pure ci sono in Olanda e che trovano nel principe Guglielmo d\u2019Orange il loro comandante, il loro capo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un calvinista moderato e appartiene al partito repubblicano. Egli \u00e8 l\u2019autore di un documento famoso con il quale cerca di mettere pace nelle divisioni tra i cristiani olandesi. Per\u00f2 \u00e8 anche un giurista, \u00e8 un avvocato, in patria si mette in luce come avvocato della Compagnia delle Indie, ne cura gli interessi, e gli interessi della Compagnia delle Indie sono interessi naturalmente commerciali: guadagni, espansione, commercio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grozio studia gli umanisti, in particolare Cicerone, assume la filosofia stoica, perch\u00e9 \u00e8 il pensiero che gli consente di intravedere una via per superare tutti i contrasti religiosi in Europa. Egli \u00e8 sinceramente e profondamente cristiano, ma vuole conciliare le varie confessioni per arrivare ad una pace europea; egli \u00e8 un precursore dell\u2019ONU in Europa, e oggi tutti i sinceri europeisti che si muovono in questa direzione dovrebbero rendergli veramente omaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli \u00e8 anche un precursore di quell\u2019irenismo e di quel relativismo religioso che in fondo consiste nel togliere ogni differenza per attestarsi ad un minimo in cui tutti, protestanti, calvinisti, luterani, cattolici, possano trovarsi, perch\u00e9 altrimenti non si fa la pace: il problema di Grozio \u00e8 la pace. All\u2019inizio del \u2018600, nel 1618, scoppia la Guerra dei Trent\u2019anni: \u00e8 una guerra disastrosa per l\u2019Europa, una guerra di religione, che avr\u00e0 fine nel 1648 con il trattato di Westfalia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1631 Grozio, in esilio in Francia, scrive il famoso libro tanto citato ma forse poco letto: <em>De jure belli ac pacis<\/em>. La sua preoccupazione \u00e8 indagare le regole per cui una guerra si pu\u00f2 dichiarare da parte di uno Stato, si pu\u00f2 regolare, per cui una guerra \u00e8 ingiusta o no; si preoccupa di affrontare, anche con il diritto, le sedizioni interne ad uno Stato, perch\u00e9 la Guerra dei Trent\u2019anni \u00e8 devastante, non ci sono solo Stati uno contro l\u2019altro, ci sono anche all\u2019interno di una compagine statale, come per esempio la Germania, citt\u00e0 una contro l\u2019altra, dove ci sono cattolici e dove ci sono protestanti; ci sono Elettori tedeschi protestanti ed Elettori cattolici, e questi si affrontano, si combattono, si scontrano, fanno dei macelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grozio scrive questo libro, e in questo libro pensa di risistemare i principi fondamentali del diritto, tirando in ballo di nuovo il d.n.: ma il d.n. in Grozio non \u00e8 che una morale razionale. Dice Grozio: &#8220;Il dovere di socievolezza \u00e8 la fonte del diritto propriamente detto, che si riduce in generale a questo: astenersi religiosamente dai beni altrui e restituire il profitto che se ne \u00e8 conseguito o che si ha fra le mani; essere obbligati a mantenere la parola data e riparare i danni commessi per propria colpa&#8221;. Si tratta di tre massime dedotte da Cicerone e nelle quali si riassume il diritto di Grozio e dell\u2019Europa moderna, della borghesia commerciale, dei mercati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Voi troverete nel primo codice civile francese, il codice di Napoleone Bonaparte, anche lui grande legislatore, a suo modo &#8211; volle emulare l\u2019opera di Giustiniano &#8211; troverete commentati questi principi. Il codice civile napoleonico \u00e8 diventato poi un esempio per tutti gli altri codici civili. Mi fermo qui, perch\u00e9 mi accorgo che i temi forse sono gi\u00e0 tanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ho risposto alla prima domanda: che cos\u2019\u00e8 il d.n.? Perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 una risposta, o meglio non c\u2019\u00e8 una risposta che io voglio darvi qui. C\u2019\u00e8 una risposta se noi vediamo la situazione tragica di relativismo in cui \u00e8 scaduto il diritto oggi. Oggi &#8211; lo ho detto prima &#8211; si producono un\u2019infinit\u00e0 di leggi, spesso scritte male, senza una logica, e non c\u2019\u00e8 un diritto; il diritto c\u2019\u00e8, per\u00f2 \u00e8 scaduto, il diritto \u00e8 ridotto ad una normativa complicata, una normativa direi spietata, nei confronti della quale il cittadino non ha modo di districarsi granch\u00e9; non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 l\u2019afflato che c\u2019era nella <em>polis<\/em>, per cui si potevano amare le leggi, anche se c\u2019erano dei giudici corrotti o se c\u2019erano dei legislatori che dovevano metterci mano continuamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Voi sapete che quel grande legislatore, Solone, prima di lasciare Atene, dopo aver dato la costituzione agli ateniesi, li chiam\u00f2 tutti nell\u2019Agor\u00e0 e li fece giurare di non cambiare nemmeno una parola di quella costituzione, perch\u00e9 egli riteneva che fosse la migliore possibile, e l\u2019aveva ricevuta in seguito ad un oracolo della sacerdotessa di Apollo a Delfi, la famosa Pizia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, appena partito, cambiarono la sua costituzione. Lo stesso accadde pi\u00f9 o meno a Sparta con Licurgo. Allora, in questa congerie, in questa variet\u00e0 di leggi, di norme, ecc., il diritto sembra veramente ridotto a ben poca cosa. Me se si riduce il diritto a ben poca cosa, io credo che ne soffra l\u2019essere umano stesso. Nella S. Scrittura non c\u2019\u00e8 un d. n.: c\u2019\u00e8 il diritto di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il diritto \u00e8 una scoperta dell\u2019uomo quando riflette sulla natura, e certamente non su una natura materialistica, quella che noi vediamo di fuori, ma la sua sostanza umana. Nella S. Scrittura c\u2019\u00e8 un d.n. in quanto \u00e8 rivelato da Dio. Alcuni comandamenti sono in questo senso, non il comandamento della santificazione del sabato da parte degli Ebrei pu\u00f2 essere considerato di d.n., ma di rivelazione divina, ed \u00e8 passato con la legge di Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2 il comandamento di non uccidere, di onorare il padre e la madre sono certamente di diritto divino naturale rivelato, reso quindi palese agli uomini. Ma la S. Scrittura e il Vangelo stesso conosce la legge divina. Noi dobbiamo riscoprire, credo, questa riflessione sul d.n. andando anche un po\u2019 a ritroso, ma \u00e8 certamente difficile prescindere da ci\u00f2 che \u00e8 accaduto negli ultimi tre-quattro secoli, quando il razionalismo di Grozio, che precede Cartesio, e poi subito quello di Cartesio e poi gli illuministi, si sono impadroniti del concetto di diritto di natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E tuttavia dobbiamo riflettere su questo tema, per poter trovare un ancoraggio che salva la persona, che toglie la persona da quell\u2019autoritarismo intrinseco in ogni sistema che si basa sulla norma posta, sulla legge politica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Trascrizione dell\u2019incontro pubblico che si \u00e8 svolto a Pisa il 23 maggio 2003 organizzato dall\u2019Unione Giuristi Cattolici Italiani di don GINO BIAGINI (assistente ecclesiastico e Parroco di S. 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