{"id":439,"date":"2005-05-11T11:51:46","date_gmt":"2005-05-11T09:51:46","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-03-02T16:52:12","modified_gmt":"2016-03-02T15:52:12","slug":"la-mitologia-demografica-contemporanea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-mitologia-demografica-contemporanea\/","title":{"rendered":"La mitologia demografica contemporanea"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-31387\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/05\/bomba-demografica-1.jpg\" alt=\"bomba demografica\" width=\"240\" height=\"158\" \/>Cristianit\u00e0<\/strong> n. 250-251 (1996)<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In ogni branca della conoscenza, compaiono miti, cio\u00e8, per riprendere la definizione del Petit Robert, &#8220;immagini semplificate, spesso illusorie, che gruppi umani elaborano o accettano come un fatto e che svolgono un ruolo determinante nel loro comportamento o nella loro valutazione&#8221; . In demografia, come in altre discipline, regna un\u2019importante mitologia, che raggruppa idee comunemente accettate, mentre il loro esame mostra la loro carenza di fondamento scientifico.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di<strong> G\u00e9rard-Fran\u00e7ois Dumont<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Il termine &#8220;mitologia&#8221; rimanda di solito al complesso dei miti o racconti greco-latini, che mettono in scena dei, eroi, uomini e animali, alberi e fiori, rivestendo di caratteri meravigliosi lontane reminiscenze storiche. In verit\u00e0, ci si \u00e8 chiesto se i greci credevano veramente a queste storie (1). La risposta \u00e8: in una certa misura, s\u00ec. Noi stessi non continuiamo forse a parlare delle fatiche di Ercole e del filo di Arianna? Non tiriamo forse a sorte il &#8220;re dell\u2019Epifania&#8221; (2)? Cos\u00ec, numerosi popoli hanno costruito miti, il cui studio \u00e8 indispensabile per capire le societ\u00e0 antiche.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin dall\u2019inizio dell\u2019umanit\u00e0, gli uomini, appoggiandosi su apparenze, o in mancanza di conoscenze dimostrabili, immaginano causalit\u00e0 che si rivelano, pi\u00f9 o meno rapidamente, essere di fatto solo miti, cio\u00e8 pure costruzioni dello spirito. Pi\u00f9 recentemente, alla fine del secolo scorso, in Francia, Louis Pasteur ha trovato sulla sua via i sostenitori della generazione spontanea, che credevano fermamente alla comparsa, in certe condizioni, di organismi viventi, che causano le malattie. E, sotto i nostri occhi, vediamo attualmente la meravigliosa teoria del Big-Bang passare dallo stato di nozione esplicativa dell\u2019origine dell\u2019Universo a quello di mito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, con il passare del tempo, numerose scoperte e riflessioni pi\u00f9 approfondite hanno migliorato e affinato le conoscenze. Cos\u00ec si \u00e8 finito per credere che la ragione e la scienza dovevano scacciare il mito perch\u00e9 dovrebbe essere considerato come vero solo quanto risulta da una spiegazione razionale basata su un procedimento scientifico che, per giungere all\u2019evidenza, fa precedere l\u2019osservazione alla deduzione. Il mito doveva allora essere abbandonato, perch\u00e9 nemico d\u2019una conoscenza vera. Per altro, esiste tutta una corporazione di uomini, gli scienziati, il cui compito sta nel costruire una conoscenza fondata su ricerche indiscutibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la realt\u00e0 del nostro tempo \u00e8 diversa da questo schema, il quale lascerebbe pensare che la civilt\u00e0 umana sarebbe passata dall\u2019ombra dell\u2019ignoranza che costruisce, in sostituzione, miti, alla luce della conoscenza che scarterebbe tutto quanto ha carattere d\u2019irreale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il reale \u00e8 sempre pi\u00f9 complesso di quanto l\u2019uomo immagini e da ci\u00f2 derivano tre constatazioni. La prima sta nel ricordare i limiti della scienza: anche se lo scientismo ha creduto di poter racchiudere tutta la realt\u00e0 umana nelle logiche dimostrabili, la scienza &#8211; o meglio le scienze &#8211; non pu\u00f2 spiegare tutto, sperimentare tutto. D\u2019altronde, fare della scienza un dio \u00e8 una forma di mitologia e pu\u00f2 portare a societ\u00e0 disumane, come ha mostrato la realizzazione del socialismo scientifico in diversi paesi oppure il famoso libro di Aldous Huxley, <em>Il mondo nuovo<\/em> (3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, la neutralit\u00e0 della scienza resta indubbiamente un obiettivo da perseguire (4), ma gli scienziati sono sempre soltanto uomini, con le loro specificit\u00e0 e imperfezioni. Essi hanno anche la loro soggettivit\u00e0 e possono commettere errori. Inoltre, gli strumenti di cui dispongono corrispondono a un certo stadio del progresso tecnico, che limita la loro capacit\u00e0 d\u2019analisi e d\u2019azione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In terzo luogo bisogna pure constatare che ogni societ\u00e0, compresa quella contemporanea, secerne, fabbrica o manipola miti. Per esempio, era un mito molto radicato la credenza secondo cui i discepoli di Karl Marx conoscevano il senso della storia, il che comportava che i paesi che vi si sottomettevano dovevano ineluttabilmente superare economicamente i paesi non comunisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altro esempio, la credenza che le procedure di elezioni all\u2019europea &#8211; lo scrive un democratico -, che si reggono sul principio del potere affidato alla maggioranza, sia un modello universale che darebbe soluzione ai torbidi civici in tutte le societ\u00e0. Ora, in diversi paesi, la pace civile \u00e8 possibile solo se la minoranza o le minoranze godono di una garanzia d\u2019esistenza pi\u00f9 rilevante del loro peso quantitativo. Diversamente, si giunge a catastrofi, come quelle del Ruanda, largamente create dal mito europeo prima evocato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, in ogni branca della conoscenza, compaiono miti, cio\u00e8, per riprendere la definizione del <em>Petit Robert<\/em>, <em>&#8220;immagini semplificate, spesso illusorie, che gruppi umani elaborano o accettano come un fatto e che svolgono un ruolo determinante nel loro comportamento o nella loro valutazione&#8221;<\/em> (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In demografia, come in altre discipline, regna un\u2019importante mitologia, che raggruppa idee comunemente accettate (6), mentre il loro esame mostra la loro carenza di fondamento scientifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa mitologia demografica non \u00e8 nuova, anche se il suo sviluppo contemporaneo pu\u00f2 stupire, perch\u00e9 si produce proprio quando la demografia ha fatto progressi incontestabili nella conoscenza, soprattutto elaborando strumenti di migliore qualit\u00e0 (7). La mitologia demografica era pi\u00f9 scusabile in passato, in epoche in cui la quasi inesistenza della raccolta dei dati demografici non permetteva di conoscere la realt\u00e0. Fu cos\u00ec, per esempio, che Charles de Montesquieu costru\u00ec come osservazione demografica sull\u2019universo un racconto basato sull\u2019immaginazione, una favola, perch\u00e9 non disponeva di dati quantitativi reali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019epoca contemporanea, la mitologia demografica utilizza tutti gli strumenti della mitologia: la leggenda, la finzione, il miraggio e l\u2019illusione. Ognuno di questi termini sar\u00e0 illustrato con un esempio, il che non esclude l\u2019esistenza di molti altri esempi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma cominciamo con una favola mitologica proposta da Montesquieu come la descrizione della realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una favola antireligiosa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle <em>Lettere Persiane<\/em> il nostro grande autore si mostra convinto che la terra stia conoscendo uno spopolamento considerevole. E cos\u00ec scrive : <em>&#8220;Da un calcolo, esatto per quanto \u00e8 possibile in questa materia, ho dedotto che sulla terra c\u2019\u00e8 appena la decima parte degli uomini che c\u2019erano nei tempi antichi. \u00c8 sorprendente come essa si spopoli di giorno in giorno; se continua cos\u00ec, fra dieci secoli sar\u00e0 un deserto&#8221;<\/em> (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec il secolo XVIII avrebbe vissuto la continuazione della decadenza che si consumava dopo l\u2019Impero romano. Come spiegare il progredire continuo di un tale spopolamento?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora Montesquieu constata che due grandi religioni si sono diffuse dopo l\u2019Impero romano: il cristianesimo e l\u2019islam. <em>&#8220;Tu cerchi la ragione per cui la terra \u00e8 meno popolata che in altri tempi: e, se ci rifletti, vedrai che il grande cambiamento dipende da quello verificatosi nei costumi&#8221;<\/em> (9). Infatti Montesquieu denuncia tre aspetti dei costumi che potremmo designare con l\u2019aggettivo spopolazionisti, di cui getta la responsabilit\u00e0 sulle religioni cristiana e musulmana: il celibato, l\u2019impossibilit\u00e0 del divorzio e la poligamia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo lui <em>&#8220;il numero di persone che fanno professione di celibato \u00e8 straordinario&#8221;<\/em> (10) e la continenza perpetua scelta da troppi uomini \u00e8 <em>&#8220;una virt\u00f9 dalla quale non nasce niente&#8221;<\/em> (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La proibizione del divorzio da parte della religione cristiana sarebbe un secondo fattore di denatalit\u00e0. Infatti egli scrive, sempre nelle <em>Lettere Persiane<\/em>: <em>&#8220;Non bisogna dunque stupirsi se fra i cristiani si vedono tanti matrimoni fornire un numero cos\u00ec esiguo di cittadini. Il divorzio \u00e8 abolito; i matrimoni mal assortiti sono irreparabili&#8221;<\/em> (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Montesquieu rimpiange l\u2019impossibilit\u00e0 di risposarsi dopo un divorzio: <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>le donne non passano pi\u00f9 come tra i Romani, successivamente nelle mani di diversi mariti, che ne traevano nel passaggio il miglior beneficio possibile&#8221;<\/em> (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Terza causa di spopolamento, i costumi islamici, che autorizzano la poligamia e la pratica dell\u2019<em>harem<\/em>, che tiene nell\u2019infecondit\u00e0 molti uomini e sottoutilizza le possibilit\u00e0 di procreazione delle donne: <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>le donne costrette a una continenza forzata, hanno bisogno di chi le sorvegli, e non possono che essere eunuchi: la religione, la gelosia e la ragione stessa non permettono che altri le avvicinino. Questi guardiani devono essere numerosi, sia per mantenere la tranquillit\u00e0 interna, nelle lotte che le donne si fanno di continuo, sia per impedire tentativi dall\u2019esterno&#8221;<\/em> (14).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rivalit\u00e0 femminile e la sorveglianza dell\u2019<em>harem<\/em> necessitano dunque di troppa mano d\u2019opera maschile infeconda: <em>&#8220;Cos\u00ec uno che ha dieci mogli, o concubine, ha almeno altrettanti eunuchi per sorvegliarle. Ma che perdita per la societ\u00e0, tanti uomini morti fin dalla nascita! che spopolamento ne deve derivare!&#8221;<\/em> (15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo insieme di frasi forma un\u2019autentica favola. Infatti, da una parte non vi \u00e8 spopolamento nel secolo XVIII e nemmeno se si confronta questo secolo con i primi secoli dell\u2019era cristiana. D\u2019altra parte, le nuove religioni non hanno spinto alla denatalit\u00e0, ma hanno al contrario onorato la fecondit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come spiegare allora la nascita d\u2019una simile favola? A questo scopo bisogna studiare le immagini che Montesquieu ha sotto gli occhi. Cos\u00ec come una fotografia pu\u00f2 non essere rappresentativa della realt\u00e0, o essere truccata da chi detiene il potere (16), Montesquieu sembra vedere solo una cosa: l\u2019imponenza delle rovine lasciate dall\u2019Impero romano, che facevano supporre la necessit\u00e0 di una popolazione rilevante per costruire e per far vivere tali costruzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli ne deduce quindi, come numerosi suoi contemporanei, uno spopolamento, che i successivi lavori di demografia storica hanno poi mostrato non essersi verificato. Inoltre &#8211; com\u2019\u00e8 noto &#8211; Montesquieu era animato da robusti sentimenti fortemente anticlericali. Quindi non meraviglia che abbia attribuito alle religioni le cause dei disastri demografici ai quali credeva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La leggenda dell\u2019esponenziale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel secolo XVIII, quando la statistica demografica balbetta ancora, la favola di Montesquieu \u00e8 indubbiamente pi\u00f9 scusabile della mitologia demografica contemporanea. Questa si basa anzitutto su una leggenda, cio\u00e8 su una rappresentazione dei fatti accreditata nell\u2019opinione pubblica, ma deformata e amplificata dall\u2019immaginazione e dalla parzialit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quale lettore o quale telespettatore non ha visto la curva secondo la quale gli effettivi della popolazione mondiale sarebbero aumentati in modo continuo dalla preistoria fino alla met\u00e0 del secolo XVIII, per conoscere allora un nuovo aumento continuo, ma con un ritmo molto pi\u00f9 rapido, che d\u00e0 l\u2019impressione di una curva esponenziale, di una evoluzione folle? Ebbene, questa curva che si pretende riassuma gli studi demografici, contiene numerosi errori che trasformano la realt\u00e0 in una leggenda dell\u2019esponenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anzitutto, fino al 1750, la crescita della popolazione mondiale non \u00e8 stata continua, tutt\u2019altro. \u00c8 un dato acquisito che la popolazione, nel suo insieme, ha conosciuto fasi di stabilit\u00e0, di debole crescita, di crescita pi\u00f9 rilevante, di debole decrescita o di decrescita pi\u00f9 accentuata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019evoluzione caotica attorno a un effettivo relativamente stabile \u00e8 generalmente la regola per tutte le popolazioni di esseri viventi, a seconda della variazione delle condizioni climatiche, della concorrenza fra le specie, rappresentata per gli uomini dalle guerre e dalle rivoluzioni, delle epidemie aggravate dalle condizioni di vita in collettivit\u00e0 degli esseri umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una crescita debole si constata alla fine del primo millennio dell\u2019era cristiana e nei primi secoli del secondo millennio, o ancora al momento del Rinascimento. Le crescite pi\u00f9 rilevanti si manifestano nei periodi in cui l\u2019umanit\u00e0, o una parte di essa, realizza un salto tecnico che modifica sensibilmente le condizioni di vita. Fino a oggi, almeno tre tempi storici corrispondono a una fase di questo genere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima si situa fra il XL e il IX millennio avanti Cristo, quando l\u2019uomo fa progressi nei metodi di caccia e di cottura degli alimenti. La seconda, legata contemporaneamente alla diffusione di tecniche agricole e allo sviluppo delle citt\u00e0, si situa nella prima met\u00e0 del primo millennio avanti Cristo. Infine, un terzo periodo di crescita rilevante, nei secoli XIX e XX, \u00e8 la conseguenza d\u2019importanti progressi economici e sanitari (17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La popolazione mondiale ha conosciuto anche periodi di leggera decrescita, pi\u00f9 difficili da datare con precisione, che hanno potuto corrispondere a catastrofi climatiche, a conflitti sanguinosi oppure ad atteggiamenti negativi di fronte alla fecondit\u00e0. Inoltre, una netta decrescita della popolazione mondiale \u00e8 incontestabile almeno in due periodi storici. Da una parte, si sa che la decadenza dell\u2019Impero romano ha avuto effetti demografici: la popolazione mondiale, valutata in 250 milioni nell\u2019anno uno, \u00e8 scesa a 200 milioni nel corso del primo millennio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analogamente, la grande peste nera del secolo XIV ha provocato una ipermortalit\u00e0, il cui effetto si \u00e8 fatto sentire sulla popolazione mondiale. Questi fatti mettono in evidenza come la credenza in una crescita continua della popolazione del pianeta sia una leggenda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa leggenda rimane per il periodo contemporaneo, che spesso \u00e8 rappresentato come caratterizzato da un tasso di crescita della popolazione elevato e continuo. La realt\u00e0 delle cifre d\u00e0 risultati molto diversi. Il tasso di crescita della popolazione mondiale dopo il 1750 \u00e8 stato molto variabile, a seconda dell\u2019evoluzione delle diverse popolazioni che la compongono. In particolare, questo tasso di crescita ha toccato un massimo, stimato in 2,1% all\u2019anno, alla fine degli anni 1960, e poi non ha cessato di diminuire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, la stessa leggenda d\u00e0 l\u2019impressione che l\u2019eccedenza annua di abitanti sul pianeta rester\u00e0 durevolmente al livello storico massimo, cio\u00e8 92 o 93 milioni di persone all\u2019inizio degli anni 1990. In realt\u00e0, questa cifra ha iniziato a scendere verso il 1993-1994, contraddicendo cos\u00ec le previsioni che la vedevano crescere a 100 milioni e a non diminuire prima del 2000 (18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo ripiegamento dell\u2019eccedenza annuale degli abitanti della terra era peraltro certo per tutti i demografi avveduti. Il calo della fecondit\u00e0 media, iniziato negli anni 1970, doveva inevitabilmente riflettersi sulla natalit\u00e0, ma con lo scarto di una generazione, tenendo conto dell\u2019inerzia propria dei meccanismi demografici. Questa evoluzione condanna dunque la leggenda dell\u2019esponenziale e conferma la quasi-certezza che la crescita della popolazione mondiale nel secolo XXI sar\u00e0 nettamente pi\u00f9 debole di quanto non sia stata nel secolo XX, indubbiamente da tre a cinque volte minore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mitologia demografica ricorre anche al miraggio, cio\u00e8 alle apparenze ingannevoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il miraggio dell\u2019aumento letale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019aumento della popolazione solleva tutte le paure. Fra esse, una delle pi\u00f9 radicate consiste nel pensare che la popolazione mondiale sta nello stesso tempo per raddoppiare e per morire di fame. Ora, queste due evoluzioni si escludono reciprocamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la popolazione mondiale raddoppia, questo pu\u00f2 avvenire solo con deboli tassi di mortalit\u00e0, almeno tanto deboli da permettere un tasso di crescita che porti al raddoppio. Ora, i tassi di mortalit\u00e0 possono essere molto bassi solo se lo permettono le condizioni sanitarie, sociali ed economiche. La popolazione pu\u00f2 crescere soltanto se l\u2019alimentazione e le condizioni di vita lo rendono possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se i metodi di coltivazione e le strutture economiche e sociali non permettono di garantire l\u2019alimentazione di una popolazione pi\u00f9 numerosa, i tassi di mortalit\u00e0 saranno elevati mentre i tassi di natalit\u00e0 tenderanno a stagnare, e la popolazione non pu\u00f2 crescere. La crescita non si potr\u00e0 realizzare perch\u00e9 la fertilit\u00e0 sar\u00e0 indebolita dalla malnutrizione e i neonati saranno destinati a vita breve in ragione del tasso di mortalit\u00e0 infantile elevato che ne deriverebbe. \u00c8 la trappola malthusiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi, accettare l\u2019affermazione seguente: <em>&#8220;La popolazione mondiale aumenter\u00e0 nel secolo XXI fino a 12 miliardi&#8221;<\/em> (19)<em>, <\/em>significa ammettere il seguente sillogismo: &#8220;La popolazione mondiale raddoppier\u00e0. Ora, un raddoppio della popolazione suppone condizioni economiche e sanitarie soddisfacenti, quindi nel secolo XXI le condizioni economiche e sanitarie saranno soddisfacenti&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, la scelta delle informazioni diffuse dai <em>media<\/em> insiste pi\u00f9 sulle popolazioni che soffrono carestia &#8211; se non altro per presentare un uomo politico in vista, che, con gesto teatrale, si carica sulle spalle un sacco di riso &#8211; che su quelle popolazioni le cui condizioni di vita stanno migliorando. <em>&#8220;I popoli felici non hanno storia&#8221;<\/em>, dice la saggezza delle nazioni. Si tende a pensare che la loro consistenza numerica abbia la responsabilit\u00e0 delle terribili difficolt\u00e0 umane constatate in certi paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, in realt\u00e0, n\u00e9 le carestie n\u00e9 le epidemie corrispondono a una fatalit\u00e0 che viene ad abbattersi su certi paesi in via di sviluppo. La carestia, piuttosto che la conseguenza di una siccit\u00e0 ricorrente, \u00e8 soprattutto un <em>&#8220;sintomo acuto di crisi politiche ed economiche&#8221;<\/em> (20). Talora anche il risultato di <em>&#8220;politiche deliberate&#8221;<\/em> (21) da parte di gruppi in lotta o di governi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, non \u00e8 l\u2019aumento dell\u2019effettivo di una popolazione che si pu\u00f2 mettere in relazione con i luoghi di carestia, ma piuttosto i torbidi politici. Gli esempi della Cambogia, della Somalia, del Sudan, del Mozambico e della Liberia illustrano disgraziatamente questa realt\u00e0. In altri paesi, la cattiva gestione di certi governi spiega le difficolt\u00e0 dello sviluppo malgrado le potenzialit\u00e0 talora considerevoli: il Madagascar, la Birmania, l\u2019Etiopia o lo Zaire sono solamente esempi fra altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019aumento contemporaneo della popolazione e della mortalit\u00e0 \u00e8 dunque un mito, perch\u00e9 due processi contrari non possono svolgersi insieme. O la popolazione aumenta perch\u00e9 l\u2019umanit\u00e0 riesce a nutrirsi, oppure l\u2019umanit\u00e0 non riesce a nutrirsi e la popolazione non pu\u00f2 aumentare. Cos\u00ec, la popolazione dell\u2019Inghilterra \u00e8 quadruplicata nel corso del secolo XIX e l\u2019alimentazione ha seguito ampiamente lo stesso ritmo. Durante lo stesso secolo XIX, la popolazione dell\u2019India era stagnante perch\u00e9 non si era verificata nessuna trasformazione. La popolazione dell\u2019India ha cominciato ad aumentare solo quando si sono prodotte trasformazioni tecniche &#8211; scavo di canali d\u2019irrigazione, e cos\u00ec via -, economiche e sanitarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conviene quindi fare attenzione ai miraggi demografici diffusi come <em>fiction<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una &#8220;fiction&#8221; accattivante e tenace<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si crea una <em>fiction<\/em> quando si d\u00e0 a un fatto constatato una spiegazione diversa dalla realt\u00e0 e se ne traggono conseguenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle grandi <em>fiction<\/em> demografiche attuali concerne le cause dell\u2019aumento della popolazione mondiale constatato da circa due secoli. Quante volte lo si \u00e8 attribuito ai popoli <em>&#8220;che hanno troppi figli&#8221;<\/em>, <em>&#8220;la cui fecondit\u00e0 \u00e8 troppo elevata&#8221;<\/em>, i cui <em>&#8220;tassi di natalit\u00e0 sono insopportabili&#8221;<\/em>? In questo caso, la natalit\u00e0 \u00e8 considerata come responsabile della crescita demografica degli ultimi due secoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa affermazione, che \u00e8 una <em>fiction<\/em>, porta a una conseguenza prevedibile. Poich\u00e9 la natalit\u00e0 \u00e8 considerata il fattore determinante della crescita demografica mondiale, come il fattore responsabile della povert\u00e0, sar\u00e0 necessario e sufficiente ridurre la natalit\u00e0. Questa <em>fiction<\/em> accattivante influenza per esempio certe conclusioni della Conferenza Internazionale su Popolazione e Sviluppo, svoltasi a Il Cairo nel settembre del 1994. Infatti esse prevedono, come uniche misure concrete per giungere a <em>&#8220;una crescita economica sostenibile nel quadro di uno sviluppo durevole&#8221;<\/em> (\u00a7 3.15), la pianificazione familiare, oltre il soddisfacimento dei bisogni relativi alla salute genetica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, se bastasse <em>&#8220;frenare la crescita della popolazione&#8221;<\/em> per giungere alla ricchezza, lo si saprebbe e, <em>a contrario<\/em>, gli Stati Uniti d\u2019America figurerebbero fra i paesi pi\u00f9 sottosviluppati, avendo presente la loro eccezionale crescita demografica da due secoli a questa parte. In realt\u00e0 lo sviluppo ha altre esigenze. Ma \u00e8 vero che formare i giovani richiede sforzi organizzativi pi\u00f9 grandi che mettere &#8220;spirali&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque, il rimedio quasi unico proposto non pu\u00f2 essere efficace perch\u00e9 poggia su una <em>fiction<\/em>. Infatti, l\u2019attuale crescita della popolazione mondiale non \u00e8 dovuta a una natalit\u00e0 sbrigliata, che sarebbe aumentata da due secoli a questa parte, ma a una mortalit\u00e0 che \u00e8 crollata, aumentando considerevolmente lo scarto fra mortalit\u00e0 e natalit\u00e0. Pi\u00f9 precisamente, la crescita demografica \u00e8 il risultato del crollo di tre mortalit\u00e0, la mortalit\u00e0 neonatale, la mortalit\u00e0 materna e la mortalit\u00e0 dei bambini e degli adolescenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa evoluzione ha portato a un aumento considerevole dei tassi di sopravvivenza. La conseguenza \u00e8 stata una longevit\u00e0 quasi triplicata e, quindi, il numero degli esseri umani \u00e8 aumentato. Inoltre, la storia dei diversi popoli del pianeta mostra che non vi pu\u00f2 essere un comportamento teso all\u2019abbassamento della natalit\u00e0 se la diminuzione della mortalit\u00e0 non \u00e8 un fatto durevolmente acquisito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fattore scatenante la diminuzione della natalit\u00e0 sta dunque nella diminuzione della mortalit\u00e0, come sanno tutti gli specialisti della transizione demografica (22). \u00c8 inutile voler controllare d\u2019autorit\u00e0 la natalit\u00e0 quando non sono presenti le condizioni per un cambiamento di natura del livello di mortalit\u00e0. Questo spiega, in passato, i numerosi fallimenti dei programmi di pianificazione familiare un poco ovunque nel mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece, quando le trasformazioni sociali ed economiche di un paese portano a un abbassamento endogeno della mortalit\u00e0, l\u2019abbassamento della natalit\u00e0 finisce per prodursi naturalmente, non appena le popolazioni hanno capito che questa situazione \u00e8 duratura e ne hanno visto le conseguenze sulla discendenza desiderata (23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019illusione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre la fiaba, la leggenda e la <em>fiction<\/em>, la mitologia demografica ricorre anche all\u2019illusione, cio\u00e8 a un\u2019interpretazione errata della realt\u00e0 dei fatti. I <em>media<\/em> diffondono periodicamente immagini e cifre lorde, che danno l\u2019impressione di un &#8220;sovrappopolamento&#8221; presentato come un male assoluto. Vi sono esponenti religiosi che si preoccupano. Nel mondo protestante, un certo numero di responsabili giunge fino a giustificare l\u2019aborto perch\u00e9 vi sarebbero troppi abitanti sul pianeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mondo cattolico, sacerdoti rifiutano l\u2019enciclica <em>Humanae vitae<\/em>, del 1968, e le posizioni di Papa Giovanni Paolo II sulla vita in nome dei pericoli di una cosiddetta &#8220;sovrappopolazione&#8221;, che giustificherebbe tutti i metodi di contraccezione. Cos\u00ec, finalmente, la lotta contro la &#8220;sovrappopolazione&#8221; giustificherebbe tutti i mezzi, compresi quelli coercitivi, che attentano alla dignit\u00e0 della donna e alla sua integrit\u00e0 fisica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa paura della &#8220;sovrappopolazione&#8221; costituisce indubbiamente oggi, dopo che il marxismo \u00e8 passato di moda, l\u2019ideologia pi\u00f9 penetrante nel mondo. Io la chiamo l\u2019Ossessione del Sovraffollamento del Pianeta, che corrisponde alla sigla O.S.P. Questa formula mi sembra definire nel migliore dei modi la sostanza di questa ideologia, e non perch\u00e9 il rappresentante di un paese protestante, la Norvegia, se ne \u00e8 fatto il cantore a Il Cairo. Infatti, si tratta di una vera ossessione, antica, che riappare periodicamente nella vita delle idee (24) e che si \u00e8 dispiegata di nuovo con forza negli anni 1990.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La si trova gi\u00e0 nell\u2019antichit\u00e0 greca in Platone o nel secolo XVIII con i premalthusiani. Essa verr\u00e0 magnificata a partire dal 1798 con le diverse versioni di <em>An Essay on the Principle of Population<\/em>, di Thomas Robert Malthus (25), che appaiono appunto all\u2019epoca in cui i progressi tecnici e scientifici cominciano a rivoluzionare il ciclo della vita degli uomini e a contraddire la credenza malthusiana in limiti nella produzione. Il secolo XIX separer\u00e0 i malthusiani dai non malthusiani nel seno stesso delle grandi correnti di pensiero: socialismo, liberalismo e anche cattolicesimo. Ciascuno si trova diviso in s\u00e9 stesso quando si tratta di sapere se bisogna felicitarsi per l\u2019aumento del numero degli esseri umani oppure temerlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto meno comprensibile \u00e8 il ritorno dell\u2019O.S.P. all\u2019inizio degli anni 1970, con il Club di Roma. Infatti, all\u2019inizio del secondo terzo del secolo XX, la demografia \u00e8 una scienza che ha fatto molti progressi e molti processi demografici &#8211; come i fenomeni d\u2019inerzia o lo schema della transizione demografica &#8211; sono ormai ben noti. Ma vi \u00e8, di fronte alla realt\u00e0, un vero <em>&#8220;rifiuto di vedere&#8221;<\/em> (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra caratteristica dell\u2019O.S.P. sta nel mostrarsi incapace di guardare una carta di popolamento del pianeta: essa vi vedrebbe allora che il 95% delle terre emerse ha una densit\u00e0 di popolazione debole. La met\u00e0 della popolazione mondiale abita nei tre complessi internazionali a densit\u00e0 pi\u00f9 elevata che sono il Sudest asiatico, una parte del subcontinente indiano e una parte dell\u2019Europa Occidentale e Settentrionale. L\u2019altra met\u00e0 della popolazione mondiale, che occupa 142.500.000 km quadrati, \u00e8 dispersa su vasti territori, fuori dai dieci spazi urbanizzati relativamente densi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Detto in altre parole, sul 5% delle terre, cio\u00e8 7.500.000 km quadrati, vi \u00e8 una densit\u00e0 di 400 abitanti per km quadrato, cifra inferiore a quella dei Paesi Bassi (453), dell\u2019Isola Maurizio (595) o della regione \u00cele-de-France (890). Sul rimanente 95% la densit\u00e0 media \u00e8 di 21 abitanti per km quadrato, inferiore a quella di parecchi dipartimenti poco popolati di Francia (Creuse, 23; Ari\u00e8ge, Cantal e Gers, 27; Alta Corsica, 28; Lot e Corsica Meridionale, 29; Aveyron, 30; Meuse, 31; e cos\u00ec via).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la totalit\u00e0 della popolazione mondiale fosse riunita sul territorio degli Stati Uniti d\u2019America, e il resto del mondo fosse vuoto, la densit\u00e0 di quei territori sarebbe inferiore a quella della regione \u00cele-de-France.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, chiunque abbia voluto accedere correttamente all\u2019autentica conoscenza demografica, sa che la diminuzione della fecondit\u00e0 nel mondo si opera secondo lo schema della transizione demografica e che nulla permette di giustificare l\u2019O.S.P. Inoltre, questa ideologia deve essere scartata perch\u00e9 trascura l\u2019importanza delle potenzialit\u00e0 degli uomini e della terra e soprattutto perch\u00e9 crea riflessi di paura del futuro, che non favoriscono le scelte pi\u00f9 giudiziose per l\u2019avvenire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si sa che questa ideologia ha parzialmente influenzato i lavori della Conferenza Internazionale su <em>Popolazione e Sviluppo<\/em>, il che porta a una riflessione che conviene intitolare &#8220;misteri sul Nilo&#8221;, per riprendere la formulazione di un titolo di Agatha Christie, <em>Morte sul Nilo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8220;Misteri sul Nilo&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi misteri derivano dall\u2019ingenuit\u00e0 di certe analisi e dall\u2019utilizzo di nuove formulazioni: i loro autori sperano che il loro uso baster\u00e0 ad assicurare il progresso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo mistero \u00e8 quello del misconoscimento dei meccanismi demografici da parte di una grande percentuale di delegati. L\u2019astuzia consiste forse nell\u2019annunciare una grande politica di <em>&#8220;pianificazione della famiglia&#8221;<\/em> per poi vantarsi della diminuzione della crescita demografica nel mondo, diminuzione che \u00e8 certa e gi\u00e0 avviata, senza che dipenda molto da quanti pensano di controllare le popolazioni. Come ogni essere umano ha diritto a un ambiente che gli permetta di accedere alla dignit\u00e0 della maternit\u00e0 o della paternit\u00e0 responsabili, cos\u00ec deve essere bandita ogni politica autoritaria, quindi coercitiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro mistero risiede nell\u2019interesse sempre pi\u00f9 ostentato di occuparsi delle <em>&#8220;generazioni future&#8221;<\/em>. Interessarsi delle <em>&#8220;generazioni future&#8221;<\/em>, secondo la terminologia utilizzata alla Conferenza de Il Cairo, \u00e8 pi\u00f9 che lodevole, ma per assicurare una vita migliore alle generazioni future bisognerebbe forse far di tutto per migliorare quella delle generazioni presenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, la Conferenza de Il Cairo non ha detto praticamente una parola sui problemi posti dallo sviluppo nel mondo contemporaneo, soggetto che tuttavia costituiva la met\u00e0 del programma promesso nel titolo della Conferenza. Non \u00e8 stato fatto alcun inventario delle politiche di sviluppo applicate nei diversi Stati per distinguere quelle che si sono rivelate efficaci dalle altre. Quanto alla preoccupazione per le <em>&#8220;generazioni future&#8221;<\/em>, \u00e8 stata solamente molto parziale. Per esempio, non \u00e8 stato detto nulla sugli effetti economici e sociali, ma anche culturali e morali, che l\u2019insufficienza delle generazioni future rischia di portare con s\u00e9 in certi paesi d\u2019Europa, che conoscono gi\u00e0 &#8211; in alcuni casi da oltre un ventennio &#8211; una fecondit\u00e0 particolarmente bassa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo mistero \u00e8 anche nelle parole. Dopo la Conferenza tenuta a Rio de Janeiro nel 1993, gli esperti sono giunti alla conclusione che bisognava chiamare <em>&#8220;sviluppo sostenibile&#8221;<\/em> il tipo di sviluppo auspicabile, cio\u00e8 sviluppo la cui durata \u00e8 assicurata sempre a favore d\u2019una migliore qualit\u00e0 della vita. Nessuno si pu\u00f2 opporre alle buone intenzioni contenute in questo nuovo concetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 legittimo chiedersi se il suo uso ripetuto non sia un modo per mascherare gli errori di valutazione di ieri. Infatti si sa che i paesi a cui, negli anni 1950, la maggior parte degli esperti profetizzava un &#8220;non sviluppo&#8221; come il Giappone, Taiwan o la Corea, hanno conosciuto lo sviluppo mentre quelli a cui si pronosticava la ricchezza, come l\u2019Africa equatoriale, che possiede risorse considerevoli, non sono riusciti a decollare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre il concetto, attualmente molto gradevole, di <em>&#8220;sviluppo sostenibile&#8221;<\/em> \u00e8, di fatto, molto indeterminato. Sembrava d\u2019altronde difficile proporne le misure operative. Per certo si \u00e8 tentato di elaborare un indice dello sviluppo umano, ma esso non si \u00e8 rivelato pi\u00f9 operativo degli indici di sviluppo economico (27). Infatti porta a certi risultati che urtano il buon senso. Domandarsi oggi se lo sviluppo constatato in questo o in quel paese \u00e8 di natura <em>&#8220;sostenibile&#8221;<\/em> equivale, in una certa misura, a discutere sul sesso degli angeli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni potrebbero concludere che la tendenza a enunciare nuovi concetti, in realt\u00e0 molto indeterminati, \u00e8 un modo di mascherare un certo rifiuto del reale, mentre converrebbe previamente approfondirli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio della mitologia demografica contemporanea porta cos\u00ec a comprendere perch\u00e9 fanno la loro comparsa parole nuove per esprimere buoni sentimenti che non realizzano necessariamente buone politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019ora in cui le tecniche portano una sofisticazione e un uso crescente di immagini virtuali nei <em>media<\/em>, i miti demografici appaiono come altrettante immagini virtuali, seducenti e ingannevoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va a onore dell\u2019uomo scartare i miti accecanti per accedere alla conoscenza vera, perch\u00e9 la conoscenza \u00e8 la libert\u00e0 dell\u2019uomo. Rifiutarla significa cessare di essere. Significa accettare di farsi trascinare nell\u2019abisso, seguendo l\u2019immagine molto forte dei montoni di Panurgo (28)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">* Intervento dal titolo <em>La mythologie contemporaine en d\u00e9mographie<\/em> tenuto a Stans, in Svizzera, l\u201911 novembre 1995, a un convegno sul tema <em>Popolazione e sviluppo<\/em>, organizzato dall\u2019Associazione Medici Cattolici Svizzeri, nei giorni dal 10 al 12 novembre. Traduzione e titolo redazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>* * *<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(<strong>1<\/strong>) Cfr. Paul Veyne, <em>Les Grecs ont-ils cru \u00e0 leur mythe?<\/em>, Le Seuil, Parigi 1983.<\/p>\n<div align=\"justify\">(<strong>2<\/strong>) Il riferimento \u00e8 a all\u2019usanza &#8211; ancora diffusa in Francia &#8211; di preparare una torta con dentro una fava: chi ha in sorte la fetta che la contiene \u00e8 nominato &#8220;re dell\u2019Epifania&#8221; (ndr).<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>3<\/strong>) Cfr. Aldous Huxley, <em>Il mondo nuovo. Ritorno al mondo nuovo, <\/em>trad. it., Mondadori, Milano 1991 (ndr).<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>4<\/strong>) Cfr. il mio <em>La science peut-elle \u00eatre neutre?<\/em>, in AA. VV., <em>La famille de la science \u00e0 l\u2019\u00e9thique<\/em>, Bayard \u00c9ditions-Centurion, Parigi 1995, pp. 27-40.<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>5<\/strong>) Il rimando \u00e8 a un classico dizionario della lingua francese, a cura di Paul Robert, nella sua versione minore (ndr).<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>6<\/strong>) Cfr. Alfred Sauvy, <em>Mythologie de notre temps<\/em>, Payot, Parigi 1965.<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>7<\/strong>) Cfr. il mio <em>D\u00e9mographie. Analyse des populations et d\u00e9mographie \u00e9conomique<\/em>, Dunod, Parigi 1992.<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>8<\/strong>) Charles de Montesquieu, <em>Lettere Persiane<\/em>, lettera CXII, trad. it., Frassinelli, Milano 1995, p. 189.<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>9<\/strong>) <em>Ibid<\/em>., lettera CXIV, p. 192.<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>10<\/strong>) <em>Ibid<\/em>., lettera CXVII, p. 198.<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>11<\/strong>) <em>Ibidem<\/em>.<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>12<\/strong>) <em>Ibid<\/em>., lettera CXVI, p. 197.<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>13<\/strong>) <em>Ibidem<\/em>.<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>14<\/strong>) <em>Ibid<\/em>., lettera CXIV, p. 193.<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>15<\/strong>) <em>Ibidem<\/em>.<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>16<\/strong>) \u00c8 noto il caso delle fotografie pubblicate in certi paesi totalitari, dove, da un\u2019edizione all\u2019altra, scompaiono collaboratori che nel frattempo hanno smesso di essere graditi al dittatore.<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>17<\/strong>) Cfr. il mio <em>Le monde et les hommes. Les grandes \u00e9volutions d\u00e9mographiques<\/em>, Litec, Parigi 1995.<br \/>\n(<strong>18<\/strong>) Cfr. Pierre-Jean Thumerelle, <em>Une population \u00e9cartel\u00e9e entre jeunesse et viellissement<\/em>, in <em>Bulletin de l\u2019Association de g\u00e9ographes fran\u00e7ais<\/em>, n. 5, 1994.<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>19<\/strong>) Si tratta di un\u2019affermazione non sostenibile con sicurezza; cfr. il mio <em>De l\u2019explosion \u00e0 l\u2019implosion d\u00e9mographique?<\/em>, in <em>Revue des sciences morales et politiques<\/em>, n. 4, 1993.<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>20<\/strong>) Fran\u00e7ois Jean (a cura di), <em>Rapport annuel sur les crises majeures et l\u2019action humanitaire<\/em>, La D\u00e9couverte, Parigi 1995, cit. in <em>Le Monde<\/em>, 25-1-1995, p. 30.<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>21<\/strong>) <em>Ibidem<\/em>.<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>22<\/strong>) Cfr. Jean-Claude Chesnais, <em>La transition d\u00e9mographique<\/em>, Presses Universitaires de France, Parigi 1986. Infatti, il motore della transizione \u00e8 il calo della mortalit\u00e0: <em>&#8220;Se questa fosse rimessa in questione o, peggio, se venisse sostituita da una recrudescenza, anche il calo della fecondit\u00e0 perderebbe la sua principale ragione d\u2019entrare in campo&#8221;<\/em> (<em>La Chronique du Ceped<\/em>, n. 16, gennaio-febbraio 1995).<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>23<\/strong>) Cfr. Yves Montenay, <em>Les politiques de natalit\u00e9 dans le Tiers-monde<\/em>, in <em>D\u00e9fense nationale<\/em>, vol. 40, n. 4, aprile 1993.<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>24<\/strong>) Cfr. il mio <em>Il festino di Crono. Presente &amp; futuro della popolazione in Europa<\/em>, trad. it., Ares, Milano 1994.<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>25<\/strong>) Cfr. Thomas Robert Malthus, <em>Saggio sul principio di popolazione (1798). Seguito da Esame sommario del principio di popolazione<\/em>, trad. it., Einaudi, Torino 1977 (ndr).<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>26<\/strong>) L\u2019espressione \u00e8 di Alfred Sauvy: cfr. soprattutto il suo <em>L\u2019enjeu d\u00e9mographique<\/em>, \u00c9ditions de l\u2019APRD. Association Pour une Renaissance D\u00e9mographique, Parigi 1981.<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>27<\/strong>) Anche questi indici sollevano molteplici problemi. Un solo esempio: la societ\u00e0 Carrefour, aprendo il suo primo supermercato a Citt\u00e0 del Messico in un quartiere molto popolare, \u00e8 stata colpita dal potere d\u2019acquisto dei messicani, rivelatosi nettamente superiore a quello ricavabile dagli indici economici (cfr. la trasmissione <em>Capital<\/em>, su <em>M6<\/em>, domenica 29 gennaio 1995).<\/div>\n<div align=\"justify\">(<strong>28<\/strong>) Il riferimento \u00e8 a un episodio dell\u2019opera di Fran\u00e7ois Rabelais (1494-1553), <em>Gargantua et Pantagruel<\/em> (trad. it., <em>Gargantua e Pantagruele<\/em>, <em>Il quarto libro dei fatti e detti eroici del buon Pantagruele. Composto da Mastro Francesco Rabelais dottore in medicina<\/em>, capitolo ottavo <em>Come Panurgo fece affogare in mare il mercante e suoi montoni<\/em>, vol. III, Rizzoli, Milano 1995, pp. 1018-1021): &#8220;i montoni di Panurgo&#8221; stanno per &#8220;quanti si lasciano trascinare da un imbroglione&#8221; (ndr)<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cristianit\u00e0 n. 250-251 (1996) In ogni branca della conoscenza, compaiono miti, cio\u00e8, per riprendere la definizione del Petit Robert, &#8220;immagini semplificate, spesso illusorie, che gruppi umani elaborano o accettano come un fatto e che svolgono un ruolo determinante nel loro comportamento o nella loro valutazione&#8221; . 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