{"id":4364,"date":"2011-02-07T10:20:27","date_gmt":"2011-02-07T09:20:27","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-03-26T13:42:43","modified_gmt":"2015-03-26T12:42:43","slug":"garibaldi-leroe-che-diffuse-lideologia-laicista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/garibaldi-leroe-che-diffuse-lideologia-laicista\/","title":{"rendered":"Garibaldi L\u2019eroe che diffuse l\u2019ideologia laicista"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/02\/garibaldi.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-17637\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/02\/garibaldi.png\" alt=\"garibaldi\" width=\"157\" height=\"200\" \/><\/a>Il Tempo<\/strong> 6 Febbraio 2011<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Risorgimento Camicie rosse e radici cristiane nel saggio \u00abUna religione civile per una nuova Italia\u00bb<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Marco Respinti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni popolo, ogni Paese, ogni tradizione si regge su un\u2019epica di fondazione, intrisa di \u00ableggende\u00bb (di cose, cio\u00e8, da leggersi, \u00abbuona stampa\u00bb che edifica) e irta di eroi. L\u2019Italia non \u00e8 da meno. Il Risorgimento \u00e8 certamente il crogiuolo che ha forgiato ci\u00f2 che il Paese politicamente unificato \u00e8 oggi, e al suo cuore sta sicuramente Il mito di Garibaldi. \u00abUna religione civile per una nuova Italia\u00bb (Sugarco, Milano 2010), come suona il titolo dell\u2019opportuno studio dello storico e consigliere parlamentare presso il Senato Francesco Pappalardo. Titolo, il suo, che vale il migliore dei <em>sound-bite<\/em> che fanno la fortuna di un pubblicitario.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abMito\u00bb, \u00abreligione civile\u00bb, \u00abnuova Italia\u00bb. Il Risorgimento si \u00e8 retto sull\u2019idea centrale che quel che nella Penisola c\u2019era in mancanza di una unit\u00e0 politica fosse il peggiore dei mondi possibili e che quindi il Paese andasse rigenerato. E siccome i popoli politicamente divisi dello Stivale erano per\u00f2 da secoli uniti da un senso culturale comune tale anzitutto perch\u00e9 figlio di una identit\u00e0 religiosa forte e omogenea (capace pure di produrre una distintiva letteratura nazionale), il cambiamento poteva avvenire solamente attraverso la sostituzione di quell\u2019ethos che teneva divisi politicamente (per accidens) gl\u2019italiani,\u00a0 ma che li accomunava culturalmente in una comunit\u00e0 plurale. Una \u00abreligione civile\u00bb, appunto, di natura politica, che \u00abfacesse gl\u2019italiani\u00bb finalmente tutti nuovi, sostituendosi al nemico \u00abdivisivo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco qui allora Garibaldi, campione di tutto e del contrario di tutto, ateismo, spiritismo, deismo naturalistico e \u00abcristianesimo liberale\u00bb (ma chiss\u00e0 che significa: in quegli anni un Lord Acton, \u00abcristiano liberale\u00bb non meno e forse pi\u00f9 di Garibaldi, si poneva agli antipodi stessi dell\u2019\u00aberoe\u00bb). Tutto, basta che fosse contro la Chiesa Cattolica. Bisognava svellere l\u2019unit\u00e0 cattolica degl\u2019italiani per imporre un ordine nuovo, e Garibaldi si diede volontario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, avere paura del libro di Pappalardo non serve; occorre invece misurarsi serenamente con quest\u2019altra faccia mai narrata della Luna. Un\u2019opera, quella dello studioso, insulsamente reazionaria e smaccatamente nostalgica? Affatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cronista apprezzer\u00e0 in essa il puntiglio della ricerca e l\u2019acribia dei dati, quelli che non debbono mai essere separati dai giudizi ma che se mancano siamo alle solite mere opinioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Discutere approfonditamente assieme a uno studioso come Pappalardo del volto vero del Risorgimento, senza tacerne nemmeno i lati nascosti o persino inquietanti, significa buttare a mare l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia? Certo che no. Vuol dire farsi tutti un doveroso quanto umile bagno di realismo per non accontentarsi dei mezzucci e delle verit\u00e0 di comodo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per capirci, prendiamo a esempio la Francia. Nel 1989 i nostri cugini transalpini hanno celebrato il bicentenario del loro mito di fondazione, la Rivoluzione Francese. I Pappalardo d\u2019Oltralpe non hanno risparmiato nemmeno i colpi al cuore. Cito per tutti solo gli studi sconvolgenti dello storico Reynald Secher sul genocidio giacobino della Vandea (il primo della storia, che, rimosso dalla memoria collettiva, ha permesso il prodursi degli altri) e l\u2019onda lunga del revisionismo serio approdata a \u00abLe livre noir de la R\u00e9volution Fran\u00e7aise\u00bb, diretto da Renaud Escande (Cerf, Parigi 2008). In Francia se ne sono insomma date di ogni (accademicamente e mediaticamente parlando), ma ne sono usciti in piedi. Una nazione. Con il pregio di un poco di chiarezza in pi\u00f9. Sono sopravvissuti i francesi, volete che l\u2019Italia non sopravviva a Pappalardo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Francesco Pappalardo<\/strong>\u00a0<em>Una religione civile per una nuova Italia<\/em> Sugarco, Milano 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.theseuslibri.it\/product\/2317\/Mito-di-Garibaldi-(Il).-Una-religione-civile-per-l'Italia.html\" target=\"_blank\">ACQUISTA<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>* * *<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Cristianit\u00e0<\/strong> n.360 aprile-giugno 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Francesco Pappalardo, <em>Il mito di Garibaldi. Una religione civile per una nuova Italia<\/em>, <\/strong>con una <em>Presentazione <\/em>di<strong> Alfredo Mantovano,<\/strong> Sugarco, Milano 2010, pp. 234, \u20ac 18,50<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Paolo Martinucci<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La figura di Giuseppe Garibaldi (1807-1882) \u00e8 da tempo oggetto della ricerca e della riflessione storiografica di Francesco Pappalardo, socio benemerito di Alleanza Cattolica, del cui organo ufficiale <em>Cristianit\u00e0 <\/em>\u00e8 direttore editoriale, presidente dell\u2018IDIS, l\u2018Istituto per la Dottrina e l\u2018Informazione Sociale, di Roma, autore di diverse opere, fra cui <em>Il brigantaggio postunitario. Il Mezzogiorno fra resistenza e reazione <\/em>(D\u2018Ettoris, Crotone 2004) e <em>Il Risorgimento <\/em>(Quaderni del Timone, Art, Novara 2010).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con Giovanni Cantoni ha curato e ha collaborato a <em>Magna Europa. L\u2019Europa fuori dall\u2019Europa <\/em>(D\u2018Ettoris, Crotone 2006; cfr. la recensione di Massimo Introvigne in <em>Cristianit\u00e0<\/em>, anno XXXIII, n. 335, maggio-giugno 2006, pp. 19-22) e con Oscar Sanguinetti ha curato e ha collaborato a <em>1861-2011. A centocinquant\u2019anni dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia. Quale identit\u00e0? <\/em>(Cantagalli, Siena 2011). Lo studioso \u2014 che aveva gi\u00e0 dato alle stampe <em>Il mito di Garibaldi. Vita, morte e miracoli dell\u2019uomo che conquist\u00f2 l\u2019Italia <\/em>(Piemme, Casale Monferrato [Alessandria] 2002; cfr. la recensione di Giuseppe Bonvegna in <em>Cristianit\u00e0<\/em>, anno XXX, n. 313, settembre-ottobre 2002, pp. 43-44) \u2014 torna sullo stesso personaggio storico con l\u2018opera <em>Il mito di Garibaldi. Una religione civile per una nuova Italia<\/em>, che approfondisce i temi trattati nel primo testo e amplia il campo d\u2018indagine con un arricchimento bibliografico e documentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro si apre con una <em>Presentazione <\/em>(pp. 7-10) di Alfredo Mantovano, sottosegretario di Stato all\u2018Interno, per il quale le celebrazioni del 150 anniversario dell\u2018unit\u00e0 politica italiana dovrebbero evitare il duplice errore di un\u2018apologia acritica e di una svalutazione preconcetta. Occorre invece evidenziare che l\u2018Italia, gi\u00e0 prima del 1861, aveva una precisa identit\u00e0, risultato del lascito culturale greco-romano inverato nel cristianesimo in un contesto politico policentrico, e rinsaldata dalla plurisecolare resistenza ai nemici esterni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene il superamento dei piccoli Stati fosse diventata una necessit\u00e0, date le nuove condizioni socio-economiche della Penisola e soprattutto il nuovo contesto internazionale, il tentativo di stravolgere l\u2018identit\u00e0 italiana ha avuto rilevanti conseguenze: la formazione di uno Stato accentrato e uniforme; la nascita di una \u00abquestione cattolica\u00bb frutto del <em>\u00ab\u201cprocesso culturale\u201d \u2014 noto con il nome di Risorgimento \u2014 volto a \u201crifare gli italiani\u201d\u00bb <\/em>(p. 8); e l\u2018origine di una \u00abquestione meridionale\u00bb, perch\u00e9 le modalit\u00e0 di annessione del Regno delle Due Sicilie hanno causato <em>\u00abla dispersione significativa delle ricchezze culturali del regno\u00bb <\/em>(p. 10) e la distruzione d\u2018innumerevoli istituzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2018introduzione, <em>La nascita del mito <\/em>(pp. 11-27), si evidenzia come durante il processo risorgimentale sia stata costruita una leggenda anticattolica, con le caratteristiche di una religione civile, di cui Garibaldi rappresenta l\u2018icona pi\u00f9 duratura, un\u2018immagine creata ad arte attraverso la trasformazione fantasiosa della sua personalit\u00e0 e, spesso, dei fatti che lo hanno visto protagonista. La nuova religione \u00e8 funzionale alla creazione di un\u2018altra identit\u00e0, che secondo alcune minoranze deve aprirsi alla modernit\u00e0, ponendo fine alla decadenza iniziata nell\u2018epoca della Controriforma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Garibaldi impersona l\u2018eroe romantico, capace di realizzare quanto l\u2018ideologia ha elaborato. Ogni aspetto della sua vita viene enfatizzato ai fini della costruzione di questa immagine: la partecipazione ai moti di Genova del 1834, le imprese in Sudamerica (1836-1847), l\u2018incontro con Ana Maria Jesus Ribeiro da Silva detta Anita (1821 ca.-1849), prima di tre mogli, la partecipazione alla difesa della Repubblica Romana nel 1849.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I discorsi, i proclami, gli abiti e i comportamenti sono accuratamente studiati; gli oggetti a lui appartenuti diventano reliquie; le sue biografie e le memorie sono \u00abrivisitate\u00bb e prontamente stampate; non \u00e8 trascurata neanche l\u2018arte fotografica, allora ai primordi; e nella ritrattistica Garibaldi assume perfino le sembianze di Cristo Salvatore. Il ritiro a Caprera \u00e8 l\u2018apoteosi della leggenda: \u00e8 un novello Cincinnato, che si estranea dall\u2018agone politico e militare in povert\u00e0. A partire dal 1870, il mito \u00e8 gi\u00e0 una realt\u00e0 cristallizzata, \u00abpietrificata\u00bb, che trova un riscontro nella <em>\u00abmoltiplicazione di lapidi, monumenti ed epigrafi\u00bb <\/em>(p. 26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo capitolo, <em>La formazione politica e militare di Garibaldi <\/em>(pp. 29-70), descrive l\u2018ambiente familiare e la formazione ideologica del nizzardo, nel contesto sociale e politico dell\u2018Europa della Restaurazione, il suo ruolo nei primi moti rivoluzionari, l\u2018attivit\u00e0 di corsaro e di guerrigliero nell\u2018America del Sud. Marinaio mercantile, Garibaldi nei suoi viaggi incontra esuli, cospiratori, massoni e utopisti, formandosi politicamente con alcune precise connotazioni: il pragmatismo operativo, l\u2018odio verso il cattolicesimo, la militanza politica vissuta come una forma d\u2018impegno religioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 l\u2018epoca successiva al congresso di Vienna del 1815, caratterizzata dalla politica di conciliazione del cancelliere dell\u2018Impero d\u2018Austria, Clemens Wenzel Lothar von Metternich-Winneburg (1773- 1859), fautore di una monarchia amministrativa, centralizzata, burocratica e poliziesca, a discapito delle articolazioni sociali, in particolare del patriziato, dei notabili e del ceto borghese, che trovano un punto d\u2018incontro nel costituzionalismo liberale, ritenuto pi\u00f9 rappresentativo dei loro interessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello stesso periodo laici e religiosi di formazione controrivoluzionaria vogliono <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>dare un carattere di maggior profondit\u00e0 e incisivit\u00e0 alla Restaurazione\u00bb <\/em>(pp. 45-46), correggendone in particolare gli aspetti regalistici e giurisdizionalistici. Gli eredi della tradizione giacobina e napoleonica, invece, si riorganizzano in numerose societ\u00e0 segrete, che generano nuove forme di aggregazione sociale, quali i <em>club, <\/em>i caff\u00e8, i salotti e le redazioni dei giornali. La cultura romantica, inoltre, si lega al sentimento d\u2018indipendenza nazionale e al liberalismo, identificando la nazione con lo Stato e auspicando la distruzione delle <em>\u00abnazionalit\u00e0 spontanee\u00bb <\/em>(p. 52)<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Coinvolto nell\u2018ammutinamento della flotta nel porto di Genova del 1834 e condannato a morte, Garibaldi si rifugia a Marsiglia e presto raggiunge l\u2018America del Sud, dove non assume la difesa di popolazioni oppresse ma compie azioni piratesche, saccheggi e rappresaglie di ferocia ingiustificata. I resoconti che giungono in Italia sono sempre <em>\u00abingigantiti e artefatti\u00bb <\/em>(p. 66) dagli agenti mazziniani o, a Londra, dallo stesso Giuseppe Mazzini (1805-1872). Nel 1848 rientra in Italia, con un certificato di apprendista massone quale carta di presentazione per inserirsi nel processo rivoluzionario in atto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo capitolo, <em>Garibaldi, spada della rivoluzione in Italia <\/em>(pp. 71-129), analizza le azioni del nizzardo in un quadro politico che vede Camillo Benso conte di Cavour (1810-1861) assumere la guida del movimento liberale. In Italia, Garibaldi constata che l\u2018estremismo dei mazziniani ha fatto perdere consenso all\u2018opzione repubblicana, mentre trovano maggiore considerazione le soluzioni federaliste: quella neoguelfa, sostenuta da Vincenzo Gioberti (1801-1852), ma anche le proposte di Cesare Balbo (1789-1853) e del beato Antonio Rosmini-Serbati (1797-1855), nonch\u00e9 quelle repubblicane e rivoluzionarie dei milanesi Carlo Cattaneo (1801-1869) e Giuseppe Ferrari (1811-1876). Anche il nuovo Pontefice, Pio IX (1792-1878), propone la creazione di una Lega doganale italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la guerra fra il Regno di Sardegna e l\u2018Impero d\u2018Austria, iniziata da Carlo Alberto di Savoia (1798-1849), Papa Pio IX \u2014 intorno al quale si era creata la leggenda del Papa \u00abliberale\u00bb \u2014 rifiuta l\u2018appoggio alla causa rivoluzionaria, mentre le popolazioni rurali, in generale, si schierano con i sovrani legittimi. Dopo l\u2018assassinio del ministro dell\u2018Interno e delle Finanze dello Stato Pontificio, Pellegrino Rossi (1787-1848), Garibaldi raggiunge la Citt\u00e0 Eterna e si mette al servizio della neonata Repubblica Romana. Mentre il Pontefice trova rifugio a Gaeta, presso Ferdinando II di Borbone (1810-1859), il governo rivoluzionario perseguita i vescovi; su iniziativa del cospiratore romagnolo Callimaco Zambianchi (1811-1860), al servizio di Garibaldi, vengono uccisi numerosi sacerdoti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nizzardo abbandona Roma all\u2018arrivo delle truppe inviate dal presidente della Repubblica Francese, Luigi Napoleone Bonaparte (1808-1873). Nella ritirata \u00e8 attaccato dalla popolazione civile e sua moglie Anita muore in circostanze poco chiare. Braccato, riesce a raggiungere Genova, dov\u2018\u00e8 arrestato dalle forze sabaude ma, considerato un prigioniero scomodo, viene rilasciato e invitato a lasciare l\u2018Italia, ricevendo pure del denaro. Nel 1850 \u00e8 a New York, accolto da esuli politici e da un nutrito gruppo di massoni, quindi ricomincia a navigare lungo le rotte dell\u2018America Centrale e dell\u2018Oceano Pacifico, trasportando guano e manodopera cinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto non \u00e8 stato ottenuto con l\u2018esplosione rivoluzionaria del 1848 e sui campi di battaglia \u2014 dopo le sconfitte re Carlo Alberto abdica in favore del figlio Vittorio Emanuele II (1820-1878) \u2014 viene perseguito a livello culturale. Massimo d\u2018Azeglio (1798-1866), cattolico-liberale e primo ministro del Regno di Sardegna dal 1849 al 1852, allontana i dignitari di Corte legati alla destra cattolica e d\u00e0 inizio alla persecuzione del clero, facendo arrestare i parroci pi\u00f9 critici della svolta liberale e approvare l\u2018abolizione del foro ecclesiastico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cavour, imparentato con finanzieri ginevrini di origine ugonotta e vicino ad ambienti massonici, presidente del Consiglio dal 1852, continua l\u2018opera in modo pi\u00f9 radicale: accoglie nel regno dissidenti politici espatriati, rivoluzionari, massoni, militari, tecnici e intellettuali e, alleandosi con la sinistra di Urbano Rattazzi (1808- 1873), sopprime le comunit\u00e0 religiose ritenute \u00abnon produttive\u00bb. Il governo, nonostante la resistenza popolare, rifiuta il contributo che i vescovi, pur di salvare gl\u2018istituti religiosi, avevano raccolto e che era sufficiente a coprire le spese di culto; ci\u00f2 dimostra che la nuova politica antiecclesiastica poggiava esclusivamente su basi ideologiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle elezioni del 1857 i cattolici raddoppiano il consenso in percentuale e in seggi, ma il governo annulla le consultazioni in diciassette collegi; in questo contesto matura la posizione cattolica che caratterizzer\u00e0 lungamente la vita politica italiana, sintetizzata nel motto \u00abn\u00e9 elettori, n\u00e9 eletti\u00bb, coniato dal sacerdote vercellese Giacomo Margotti (1823-1887).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Garibaldi nel 1854 rientra in Italia e, ritenendo sterile l\u2018azione terroristica e insurrezionale, forse su pressione di ambienti massonici inglesi, si converte alla prospettiva unitaria imperniata sul Regno di Sardegna. L\u2018agenda politica italiana \u00e8 comunque dettata dagli avvenimenti europei. Con un colpo di Stato il presidente Luigi Napoleone Bonaparte (1808-1873) assume il titolo d\u2018imperatore dei Francesi con il nome di Napoleone III, modificando i rapporti tra le forze della rivoluzione e quelle della conservazione: la guerra di Crimea (1853-1856) fra l\u2018Impero Russo e quello Ottomano, sostenuto militarmente dall\u2018Impero Francese e dal Regno Unito, disgrega la Santa Alleanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cavour, inviando truppe sabaude a fianco degli anglo-francesi, guadagna alla causa italiana l\u2018appoggio di lord Henry John Temple, visconte di Palmerston (1784-1865), e dei bonapartisti francesi e il diritto a partecipare al Congresso di Parigi del 1856, nel corso del quale, non senza difficolt\u00e0 e il ricorso a intrighi, riesce a far prendere in considerazione il suo disegno di espellere l\u2018impero asburgico dalla penisola italiana e di procedere ad \u00ab<em>annessioni parziali a vantaggio del Regno di Sardegna<\/em>\u00bb (p. 118).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Incontra quindi Giuseppe La Farina (1815-1863), fondatore della Societ\u00e0 Nazionale, con cui elabora, con regolarit\u00e0 ma in segreto, piani rivoluzionari, ed entra in contatto anche con Garibaldi, nella speranza di realizzare fatti compiuti che la diplomazia europea non sarebbe riuscita a fermare. La fallita spedizione di Carlo Pisacane (1818-1857) nel Cilento rientra in questo ambito. \u00c8 tuttavia l\u2018azione terroristica del cospiratore romagnolo Felice Orsini (1819-1858) nei confronti di Napoleone III a spingere quest\u2018ultimo, nel 1858, agli accordi di Plombi\u00e8res, che prevedevano l\u2018intervento francese al fianco del Regno di Sardegna in una guerra contro l\u2018Impero d\u2018Austria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il conflitto scoppia nell\u2018aprile 1859 e Cavour ordina l\u2018insurrezione generale in Lombardia, sperando invano nella diserzione dei cinquantamila soldati italiani in servizio nell\u2018esercito asburgico. Maggior successo ha, nei piccoli Stati dell\u2018Italia Centrale, l\u2018azione destabilizzante degli agenti sabaudi, che costringe i sovrani ad abbandonare i loro territori. L\u2018insufficiente contributo dell\u2018esercito sabaudo delude il quartier generale francese e dopo la battaglia di Solferino Napoleone III firma a Villafranca un armistizio con l\u2018imperatore Francesco Giuseppe d\u2018Asburgo (1830-1916), ottenendo la Lombardia, che poi cede al Regno di Sardegna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conferenza di pace di Zurigo, che stabilisce la creazione di una confederazione italiana presieduta dal Papa, sembra far naufragare definitivamente la strategia di Cavour, ma questi piani non hanno seguito e nel marzo del 1860 l\u2018annessione dei piccoli Stati al Regno di Sardegna \u00e8 sancita da artefatti plebisciti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo capitolo, <em>Garibaldi e l\u2019Unit\u00e0 <\/em>(pp. 131-172), approfondisce il contributo del Generale alla realizzazione del progetto unitario, dalla spedizione dei Mille all\u2018invasione degli Stati della Chiesa. L\u2018esule siciliano Francesco Crispi (1818-1901), democratico, progetta una spedizione in Sicilia, gi\u00e0 in fermento per le aspirazioni autonomistiche e per la presenza di un\u2018aristocrazia liberaleggiante e di <em>\u00absegmenti delle classi popolari <\/em>[&#8230;] <em>in uno stato latente di organizzazione armata\u00bb <\/em>(p. 135).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo la Societ\u00e0 Nazionale si occupa dei finanziamenti \u2014 fondi consistenti giungono da New York e da ambienti massonici \u2014, del reclutamento e delle armi: ben ventuno spedizioni porteranno in Sicilia quindicimila uomini e undicimila fucili, a bordo di navi battenti bandiera statunitense e protette a distanza dalle unit\u00e0 dell\u2018ammiraglio Carlo Pellion conte di Persano (1806-1883). Il 5 maggio 1860 Garibaldi salpa da Quarto e sei giorni dopo sbarca a Marsala. L\u2018azione militare \u00e8 favorita anche dal tradimento di alcuni alti ufficiali borbonici, allettati da promesse di avanzamento di carriera fatte loro dagli agenti sardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Calatafimi Garibaldi \u00e8 vittorioso a causa dell\u2018imperizia del generale Francesco Landi (1792-1861), gi\u00e0 cospiratore carbonaro, mentre il generale Ferdinando Lanza (1785- 1865), comandante delle forze borboniche nell\u2018isola, pur in posizione di forza, tratta la resa con Garibaldi, trascurando le difficolt\u00e0 in cui questi si dibatte: la chiamata alle armi dei siciliani fallisce; nelle campagne regna il caos e si registrano l\u2018occupazione di terre e una lunga serie di violenze, fra cui il massacro di Bronte, compiuto da Gerolamo \u00abNino\u00bb Bixio (1821-1873) per salvare i possedimenti inglesi della Ducea di Bronte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francesco II, mal consigliato, concede un\u2018amnistia per i crimini politici, autorizza la sostituzione della bandiera gigliata con il tricolore rivoluzionario e nomina ministro di polizia il massone Liborio Romano (1793-1867). Sul continente l\u2018avanzata garibaldina \u00e8 favorita dai grandi proprietari terrieri, spesso usurpatori di beni demaniali ed ecclesiastici, che di fronte all\u2018impotenza delle autorit\u00e0 borboniche difendono i propri possedimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I soldati napoletani, spesso abbandonati dai comandanti, tentano di raggiungere le proprie case o il re Francesco II che, per evitare danni alla popolazione civile, ha lasciato la capitale e si \u00e8 ritirato a Gaeta con la regina Maria Sofia di Wittelsbach (1841-1925). Garibaldi entra a Napoli applaudito dal popolo radunato dalla camorra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cavour, di fronte al successo della spedizione, ingiunge al Papa di congedare i ventimila volontari cattolici, accorsi dall\u2018Europa e dal Canada per difendere la Santa Sede, e senza attendere la risposta pontificia ordina al generale Enrico Cialdini (1811-1892) d\u2018invadere gli Stati della Chiesa. L\u2018esercito papalino \u00e8 sconfitto a Castelfidardo, nelle Marche, e Ancona si arrende dopo un bombardamento navale proseguito anche dopo la resa. I montanari marchigiani e umbri insorgono contro gli invasori, che tuttavia non si arrestano e invadono, da nord, il Regno delle Due Sicilie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cavour decide per l\u2018immediata annessione del Mezzogiorno dopo un plebiscito, svoltosi con voto palese e sotto il controllo della camorra. Il 26 ottobre Garibaldi \u00abconsegna\u00bb il Regno delle Due Sicilie a Vittorio Emanuele II e si ritira a Caprera. Il colpo di grazia alla resistenza di Francesco II \u00e8 dato da Napoleone III, che ritira la flotta francese posta a protezione di Gaeta. Il 13 febbraio 1861 il re accetta la capitolazione e parte per l\u2018esilio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La resistenza popolare contro gl\u2018invasori si estende all\u2018intero regno, bollata per\u00f2 come \u00abbrigantaggio\u00bb. Con l\u2018intento dichiarato di non fare prigionieri, secondo gli ordini del generale Enrico Morozzo della Rocca (1807-1897), si scatena una durissima repressione. Migliaia di soldati irriducibili del Regno delle Due Sicilie subiscono la deportazione nei campi di concentramento piemontesi di San Maurizio Canadese e del forte di Finestrelle, molti la fucilazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u00abnormalizzazione\u00bb sabauda passa anche attraverso la spoliazione economica: le spese sostenute per l\u2018invasione sono poste a carico dei napoletani, s\u2018inasprisce la pressione fiscale, le industrie meridionali perdono le commesse statali, viene epurato il personale amministrativo e politico ed \u00e8 introdotta la legge sarda del 1855 sulla soppressione degli ordini religiosi. Si apre la Questione Meridionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quarto capitolo, <em>Garibaldi e il Risorgimento <\/em>(pp. 173-215), descrive il ruolo del nizzardo nel processo di creazione del consenso attorno allo Stato unitario e nella formazione del \u00abnuovo\u00bb cittadino, il suo apporto alla nascita della Questione Romana, determinata dal ridimensionamento territoriale dello Stato Pontificio e poi dalla conquista di Roma a opera del Regno d\u2018Italia. Il presidente del Consiglio, Bettino Ricasoli (1809-1880), <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>abbandona il modello di Stato decentrato prefigurato pochi mesi prima da <\/em>[Marco] <em>Minghetti <\/em>[1818-1886]<em>\u00bb <\/em>(p. 174); viene introdotto l\u2018istituto del prefetto; sono limitati i ruoli decisionali dei comuni; si procede all\u2018unificazione dei sistemi monetari, dei codici e delle procedure giudiziarie: con l\u2018omogeneizzazione delle istituzioni e la creazione di un forte Stato centralista nasce anche la Questione Istituzionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il partito \u00abanti-italiano\u00bb intende non solo \u00abfare l\u2018Italia\u00bb ma anche \u00abrifare\u00bb gli italiani, sostituendo l\u2018<em>ethos <\/em>nazionale con un <em>ethos <\/em>estraneo alla tradizione culturale italiana (cfr. p. 176). Pure Garibaldi si fa promotore di una cultura popolare basata su una nuova religione civile, anticattolica, diffusa con <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>la distribuzione capillare di opuscoli e di catechismi che attribuiscono a lui la vera rappresentanza della legge di Cristo contro le imposture del Papa\u00bb <\/em>(p. 177), ispirata ad un umanesimo di stampo massonico, che egli ha assimilato in un impressionante <em>cursus honorum <\/em>in seno alla libera muratoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti la massoneria italiana condiziona l\u2018agire politico sia dei moderati che dei rivoluzionari: tutta la classe politica, la burocrazia, le forze armate, la magistratura, il mondo dell\u2018 istruzione ne sono influenzati; la scuola e l\u2018esercito sono gli strumenti usati per un\u2018ampia iniziativa pedagogica nei confronti della societ\u00e0 italiana. Garibaldi diventa l\u2018ispiratore dei ministri dell\u2018Istruzione, Francesco De Sanctis (1817-1883), Michele Coppino (1822-1901) e Guido Baccelli (1830-1916), tutti affiliati alla massoneria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2018obbligatoriet\u00e0 del servizio militare, imposto anche ai chierici, \u00e8 vissuta come un sopruso, che genera, in numero elevatissimo, renitenza alla leva, diserzioni e suicidi. L\u2018<em>\u00abalfabetizzazione patriottica dei ceti popolari\u00bb <\/em>(p. 186) passa anche attraverso forme di sacralizzazione della monarchia e una massiccia rivoluzione toponomastica. Il Generale \u00e8 oggetto di venerazione ovunque; sorgono il \u00abpartito di Garibaldi\u00bb e poi il \u00abgaribaldinismo\u00bb, <em>\u00abtermine indicante un fenomeno mentale prima che sociale\u00bb <\/em>(p. 187).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo clima nasce il mito della Roma da liberare e da \u00abrigenerare\u00bb perch\u00e9 soggetta alla \u00abtirannia\u00bb papale. Nell\u2018attesa di un\u2018insurrezione dell\u2018Urbe, che non avverr\u00e0 mai, fra il 1866 e il 1867 vengono soppresse moltissime istituzioni ecclesiastiche, regolari o secolari: il passaggio dei beni di oltre venticinquemila enti alla borghesia fondiaria ha fortissime ripercussioni sociali e apre la strada al proselitismo dei socialisti in vasti strati della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La persecuzione rende i cattolici sempre pi\u00f9 consapevoli della necessit\u00e0 di <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>un\u2019effettiva sovranit\u00e0 territoriale per consentire al Pontefice il libero compimento della sua missione\u00bb <\/em>(p. 193), come implicitamente sostiene Papa Pio IX, nel dicembre 1864, condannando con il <em>Sillabo <\/em>due proposizioni relative al principato civile del Pontefice e alla sua libert\u00e0<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Garibaldi, che nel 1862, durante un tentativo di raggiungere Roma con i suoi volontari, era stato fermato e ferito sull\u2018Aspromonte in uno scontro con le forze regolari, nel 1867 irrompe nello Stato Pontificio e mette a sacco la citt\u00e0 di Monterotondo. Nonostante uno scontro a Villa Glori e l\u2018attentato alla caserma Serristori, che causa la morte di ventisette zuavi, la sommossa non scoppia e a Mentana, il 3 novembre, le truppe pontificie, appoggiate dai francesi, sconfiggono i garibaldini. Papa Pio IX pu\u00f2 convocare, l\u20188 dicembre 1869, il Concilio Vaticano I; ma la conquista di Roma \u00e8 solo rinviata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Napoleone III, dopo le sconfitte subite nella guerra franco-prussiana (1870-1871), ritira le truppe che difendono Roma. Il 20 settembre 1870, l\u2018esercito italiano entra nella Citt\u00e0 Eterna, aprendo una breccia a Porta Pia. Il governo di Giovanni Lanza (1810-1882), nel 1871, con la legge delle guarentigie assegna al Pontefice il possesso dei palazzi apostolici e subordina la legge della Chiesa a quella dello Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I volontari garibaldini non smobilitano e soccorrono la Francia, divenuta nuovamente repubblicana, dove si distinguono per il loro anticlericalismo, che genera il risentimento della popolazione e della gerarchia cattolica. Inoltre, Garibaldi si schiera con la Comune di Parigi, dove sono compiute sanguinose violenze contro i religiosi. Queste vicende e il trionfo del Reich germanico guidato dal cancelliere Otto Eduard Leopold von Bismarck-Sch\u00f6nhausen (1815-1898) mutano lo scenario della politica europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Roma enfatizzata dai rivoluzionari precipita <em>\u00abimprovvisamente a capitale di un regno di forza mediocre\u00bb <\/em>(p. 206). Con la Sinistra di Agostino Depretis (1824-1897), al potere nel 1876, la politica anticattolica non cambia, essendo le due famiglie risorgimentali unite dalla comune finalit\u00e0 rivoluzionaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2018ultimo periodo della sua vita il Generale diventa, poco credibilmente, diffusore d\u2018ideali pacifisti, auspica l\u2018avvento di una Repubblica Universale e si prodiga per la costituzione di una Lega della democrazia. Nel capitolo finale del romanzo <em>I Mille <\/em>delinea la nuova Italia e il ruolo che in essa deve essere assegnato ai sacerdoti, da impiegare, con la zappa e l\u2018aratro, nella bonifica delle paludi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 costituisce non solo <em>\u00abuna sorta di testamento politico, ma anche una sintesi della sua morale\u00bb <\/em>(p. 213). Muore a Caprera il 2 giugno 1882.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Tempo 6 Febbraio 2011 Risorgimento Camicie rosse e radici cristiane nel saggio \u00abUna religione civile per una nuova Italia\u00bb di Marco Respinti Ogni popolo, ogni Paese, ogni tradizione si regge su un\u2019epica di fondazione, intrisa di \u00ableggende\u00bb (di cose, cio\u00e8, da leggersi, \u00abbuona stampa\u00bb che edifica) e irta di eroi. 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