{"id":4251,"date":"2010-12-02T00:00:00","date_gmt":"2010-12-01T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-03-16T16:04:12","modified_gmt":"2016-03-16T15:04:12","slug":"la-democrazia-potemkin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-democrazia-potemkin\/","title":{"rendered":"La democrazia Potemkin"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-31861\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/europa.jpg\" alt=\"europa\" width=\"250\" height=\"194\" \/>Il Foglio<\/strong>, 21 ottobre 2010<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Invettiva di un europeo libero contro la burocrazia senz\u2019anima n\u00e9 testa di Bruxelles<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Roger Scruton<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">(discorso tenuto alla Camera dei Deputati, Sala Aldo Moro, Roma,<br \/>\nil 15 ottobre 2010. Traduzione italiana di Marco Respinti)<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Noi europei apprezziamo la democrazia poich\u00e9 ci d\u00e0 la possibilit\u00e0 di tenere sotto controllo i governi a cui siamo soggetti. Riusciamo a figurarci ben pochi mali peggiori di un governo che sia invece esso a controllare incontrollatamente noi. Ci\u00f2 nonostante, la maggior parte delle leggi che ci vengono imposte dall&#8217;Unione europea vengono oggi scritte e varate da burocrati che nessuno ha mai eletto e che a nessuno rendono conto dei propri errori.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle decisioni pi\u00f9 importanti che pesano sulle nostre esistenze promanano dalla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, un organismo composto da giudici non eletti molti dei quali provengono da paesi privi di una solida tradizione di stato di diritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Voi italiani ne avete fatto recentemente esperienza quando \u00e8 stato deciso che il crocifisso dovesse essere rimosso dalle aule scolastiche giacch\u00e9 ritenuto lesivo appunto dei diritti umani. La maggior parte di noi, dunque, a fronte delle irreversibili &#8220;direttive&#8221; emanate a migliaia dalla Commissione europea e delle &#8220;sentenze&#8221; pronunciate per ragioni ideologiche dalla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, considerano tutto questo una vera e propria minaccia per la democrazia, eppure sembra non esistere alcuna riforma di quelle istituzioni in grado di ovviare al problema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza che nessuno lo volesse, noi europei siamo giunti a un punto in cui la maggior parte delle leggi che ci riguardano vengono imposte da persone che nessuno ha mai eletto e che non rispondono affatto dei propri errori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni si sono adattati a coesistere con questo problema, ritenendo che i benefici portati dall&#8217;Unione europea superino i costi. Altri &#8211; specialmente gli &#8220;euroscettici&#8221; del mio paese &#8211; pensano invece che i costi superino i benefici. Per questi ultimi, la confisca del processo decisionale operata da \u00e9lite non elette \u00e8 un difetto fatale dell&#8217;intero progetto eurofederale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qualsiasi delle due parti ci si schieri, \u00e8 comunque evidente che la spinta verso una governance mondiale configura un movimento che si allontana dalla democrazia. Ora, possiamo pure ritenere la globalizzazione un fenomeno inevitabile, ma non \u00e8 necessario pensare che essa debba includere anche il governo del mondo. Per il vero democratico, la politica deve controbilanciare la globalizzazione, non esserne assorbita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Immaginiamoci un villaggio che commerci con i propri vicini, vicini con i quali convive pacificamente. Tutte le decisioni che incidono su quel villaggio vengono prese da un consiglio elettivo. A propria volta, questo consiglio invia un rappresentante al governo centrale affinch\u00e9 questi promuova gli interessi di detto villaggio presso l&#8217;Assemblea nazionale. Questo processo, ci dice la storia, \u00e8 il migliore che possiamo instaurare per via democratica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; peraltro possibile immaginare l&#8217;esistenza di pi\u00f9 livelli rappresentativi fra il villaggio del nostro esempio e il governo a cui esso fa capo: rappresentanze, cio\u00e8, a livello di contea, di regione, di cantone o di qualsiasi altra sia l&#8217;unit\u00e0 amministrativa adottata. Ma il principio \u00e8 chiaro: democrazia significa controllo dal basso, con il popolo che decide.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Supponiamo per\u00f2 adesso che si affermi un movimento di riforma politica il quale dice che il villaggio \u00e8 una unit\u00e0 troppo piccola per prendere le decisioni che sono necessarie al bene comune. A scopo elettorale, il villaggio deve venire quindi considerato adesso come parte di una grande citt\u00e0 che dista dieci chilometri. Le argomentazioni a favore di questa modifica sono facili da immaginare: le relazioni commerciali, gli interessi reciproci e le esigenze di buon vicinato vengono infatti seriamente compromesse dallo stato di fattuale indipendenza in cui vive il villaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 per esempio bisogno di una strada che tagli fuori la citt\u00e0 ormai congestionata dal traffico. Ma l&#8217;unico tracciato possibile per costruirla corre in prossimit\u00e0 del villaggio, a totale detrimento della tranquillit\u00e0 fino a quel momento goduta dai suoi abitanti. Naturalmente, il villaggio si opporr\u00e0 al progetto della strada e questa non verr\u00e0 costruita. Ma se invece il villaggio \u00e8 inglobato in una citt\u00e0, i voti dei suoi abitanti verranno superati da quelli dei residenti urbani e la strada si far\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;aumento della capacit\u00e0 d&#8217;intervento governativa viene insomma acquisito a scapito della democrazia del villaggio. L&#8217;esempio illustra bene un principio di ordine generale: pi\u00f9 \u00e8 ampia la capacit\u00e0 d&#8217;intervento governativa, minore \u00e8 la possibilit\u00e0 di controllo che il popolo ha sullo spazio che direttamente lo circonda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ve n&#8217;\u00e8 riprova estremamente chiara nelle questioni inerenti le pianificazioni e le infrastrutture. I villaggi svizzeri hanno mantenuto parecchi dei diritti democratici altrove invece confiscati dai governi centrali. Ne deriva che \u00e8 comprovatamente impossibile costruire grandi autostrade attraverso i numerosi passi alpini che connotano il paese, dal momento che le popolazioni locali votano costantemente contro di esse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il traffico della Svizzera rurale \u00e8 notevolmente pi\u00f9 lento che altrove e l\u00ec i confini tra i villaggi assai pi\u00f9 netti e marcati. In Francia, invece, le autostrade vengono imposte dal governo, la terra acquisita per decreto e nell&#8217;intera faccenda nessuno fuorch\u00e9 l&#8217;Assemblea nazionale ha gran voce in capitolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne consegue che in Francia il traffico scorre pi\u00f9 rapidamente, l&#8217;economia nazionale ne trae vantaggio e la vita lungo le autostrade \u00e8 un inferno. La Francia \u00e8 dunque pi\u00f9 o mena democratica della Svizzera? Alcuni direbbero che il potere dei villaggi e dei cantoni elvetici impedisce la realizzazione di progetti che sarebbero altrimenti positivi per l&#8217;intero paese e che quindi esso si oppone alle aspirazioni della maggioranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Francia, invece, la capacit\u00e0 del governo centrale di superare gli interessi locali indica che il bene comune pu\u00f2 essere promosso nonostante gli egoismi localistici e che quindi la maggioranza svolge un ruolo assai pi\u00f9 grande nelle decisioni che la riguardano direttamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri per\u00f2 direbbero che questa sottrazione dei poteri e dei processi decisionali alle comunit\u00e0 locali a tutto vantaggio del governo centrale configura una perdita di democrazia giacch\u00e9 indica che le decisioni non vengono pi\u00f9 prese da coloro che ne sono direttamente toccati in misura maggiore e che dunque la voce delle autentiche comunit\u00e0 umane \u00e8 ascoltata solo di rado. Ch\u00e9 ne pensiamo noi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando un gruppo di stati nazionali si unisce per dare vita a una unione dotata di poteri legislativi, ognuno di essi perde il diritto di decisione su materie d&#8217;interesse nazionale in cambio di una voce in decisioni che interessano quell&#8217;unione nel suo insieme. Quando e in relazione a cosa ci\u00f2 \u00e8 giustificato? Un trattato fra due stati confinanti finalizzato alla difesa dei reciproci territori in caso di attacchi esterni \u00e8 un contratto franco e leale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nessuno dei contraenti perde pi\u00f9 di ci\u00f2 che guadagna e ognuno mantiene il controllo sovrano sugli affari interni. Un simile contratto di mutua difesa non implica alcuna resa di sovranit\u00e0 ed \u00e8 esso stesso soggetto al controllo democratico. I popoli di ciascuno dei due stati contraenti il patto possono infatti votarne la rescissione in qualsiasi momento. Raramente si sono dunque considerati i trattati bilaterali una minaccia alla democrazia: al contrario, sono stati visti come esiti naturali del processo appunto democratico con cui i cittadini conferiscono ai governi a cui sono soggetti la libert\u00e0 e il dovere di agire per parte loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche i trattati multilaterali possono di per s\u00e9 non costituire minacce alla sovranit\u00e0 degli stati nazionali o all&#8217;intero processo democratico. Anche quando quei trattati istituiscono infatti organismi burocratici esclusivamente dediti al perseguimento dell&#8217;accordo che ne sta alla base &#8211; come per esempio avviene per la Nato, essi non minacciano la democrazia fintanto che non si spingono oltre i propri scopi statutari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I paesi firmatari di quegli accordi mantengono la propria sovranit\u00e0 in qualsiasi ambito, inclusi quelli che rientrano nelle provvisioni del patto comunemente e concordemente sottoscritto. Bench\u00e9 il trattato ponga loro dei vincoli, questi obblighi si verificano soltanto in determinate circostanze specifiche e sono liberamente accettati dagli organi legislativi dei paesi sottoscrittori come giusto prezzo pagato per ottenere i benefici che ne conseguono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I trattati multilaterali sono un modo concreto per amministrare la globalizzazione. Man mano che su di essi si esercitano pressioni esterne sempre crescenti, gli stati nazionali possono unirsi siglando accordi e stabilendo procedure comuni che permettano di resistere a dette pressioni: trattati che proteggono gli spazi abitati comuni, le risorse naturali comuni (come la pesca e l&#8217;acqua) e le comuni esigenze di sicurezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui il punto qualificante \u00e8 che un trattato, proprio come un contratto, conferisce potere di veto a ciascuno dei suoi firmatari. Se i termini di esso non vengono onorati da uno dei contraenti, gli altri sono liberi di chiamarsi fuori ponendo cos\u00ec fine al patto stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo modo, i trattati possono essere, efficacemente adoperati per controllare la globalizzazione poich\u00e9 l&#8217;assoggettano alla disciplina della democrazia esattamente come il processo politico attivo in Svizzera \u00e8 soggetto a quella disciplina della democrazia locale che in merito alle decisioni riguardanti le comunit\u00e0 appunto locali esige il consenso di queste stesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non tutti i trattati hanno il carattere dei contratti. A far data dalla Seconda guerra mondiale (1939-1945) \u00e8 divenuta pratica comune un nuovo tipo di trattato: un accordo mediante il quale le parti contraenti si accordano per abdicare al proprio potere decisionale negli ambiti che rientrano nelle leggi del patto stesso, trasferendo agli organismi istituiti dal trattato ci\u00f2 che i propri elettorati nazionali non sono in grado di controllare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Unione europea ne \u00e8 il caso paradigmatico. Come la Corte penale internazionale, l&#8217;Organizzazione mondiale del commercio e la Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, la Ue \u00e8 una forma di globalizzazione e non un modo per resistere a essa. Bench\u00e9 create mediante trattati, queste istituzioni confiscano i poteri legislativi dei soggetti che vi aderiscono, imponendo agli stati nazionali leggi e regolamentazioni che i loro cittadini mai avrebbero votato, ma che pure non possono respingere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consideriamole normative circa la libert\u00e0 di movimento istituite dai Trattati di Roma. Danno ai cittadini della Ue il diritto si spostarsi in qualunque luogo dell&#8217;Unione al fine di cercare lavoro o stabilire la propria residenza l\u00e0 dove trovano lavoro. Quando gli originari Trattati di Roma furono firmati, nei paesi sottoscrittori vigeva una sostanziale parit\u00e0 fra redditi e livelli occupazionali, e nessuno immaginava che il risultato di quelle decisioni sarebbero state le migrazioni di massa da un capo all&#8217;altro del continente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se fossero stati consultati, i cittadini italiani avrebbero certamente votato a favore di un emendamento ai Trattati che escludesse la clausola relativa al diritto di libera circolazione per le persone oppure negando l&#8217;ingresso della Romania nella Ue. Ma i cittadini non sono stati consultati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di conseguenza, gli italiani si trovano oggi costretti ad accettare l&#8217;immigrazione nel proprio paese di gente proveniente dalla Romania senza che nessuno prenda in seria considerazione il fatto che la maggioranza di essi \u00e8 fortemente contraria. Con ci\u00f2 non intendo dire che gli italiani abbiano ragione. Ma questo \u00e8 ci\u00f2 che essi pensano, oltre che ritenere un proprio diritto democratico l&#8217;imporre, attraverso i propri rappresentanti politici, controlli sui flussi migratori: dopo tutto, si tratta del loro paese. E per\u00f2 questo diritto \u00e8 stato loro confiscato. Qualsiasi partito votino alle elezioni, i cittadini italiani non possono fare alcunch\u00e9 per rivendicare il proprio paese a se stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217;, questo, solo un esempio delle lagnanze che si levano oggi in tutti gli. stati membri della Ue nell&#8217;Europa occidentale e settentrionale. Abbiamo perso cio\u00e8 il controllo dei nostri confini e non vi \u00e8 modo compatibile con la permanenza di ognuno di noi nella Ue per riguadagnarlo. Per di pi\u00f9, non vi \u00e8 modo per emendare le istituzioni della Ue affinch\u00e9 esse se ne facciano carico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le norme incorporate nei Trattati di Roma non sono leggi ordinarie: non possono cio\u00e8 essere corrette in sede parlamentare e cos\u00ec, una volta in vigore, divengono di fatto irreversibili; oppure reversibili solo attraverso la dismissione dei Trattati e di tutta la sovrastruttura d&#8217;istituzioni e di procedure che sono state costruite su di essi: E questo nessun partito politico ha il coraggio di farlo, giacch\u00e9 le conseguenze sono incalcolabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, coloro che hanno progettato i Trattati di Maastricht e di Lisbona erano consapevoli del fatto che la Ue stava perdendo credibilit\u00e0 presso i popoli d&#8217;Europa. Ma erano altres\u00ec membri di un nuovo ceto politico, transnazionali quanto alle proprie fedelt\u00e0, ben ricompensati nelle proprie vite professionali e completamente dipendenti dai privilegi assicurati loro dai meccanismi eurofederali.Del resto, questo ceto politico \u00e8 anche parte in causa dell&#8217;economia globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riesce a relazionarsi pi\u00f9 facilmente con le multinazionali che con le comunit\u00e0 locali, contratta apertamente con le \u00e9lite estere e onora disinvoltamente gli incarichi fittizi che si \u00e8 dato dentro la Ue. Un tipico membro di questo nuovo ceto politico \u00e8 l&#8217;attuale Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza della Ue, cio\u00e8 di fatto il suo ministro degli Esteri, Catherine Margaret Ashton, baronessa Ashton di Upholland, britannica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Gran Bretagna nessuno sapeva chi fosse finch\u00e9 non n&#8217;\u00e8 stata annunciata la nomina. La Ashton non si \u00e8 mai candidata a elezioni per nessuno degli incarichi che ha ricoperto: dal Partito laburista e dalla rete di organizzazioni non governative che fa capo a esso ha fatto carriera fino a raggiungere la Camera dei Lord senza mai nemmeno una volta attirare l&#8217;attenzione su di s\u00e9 ed \u00e9 stata nominata come nostra rappresentante agli Affari esteri senza che nessuno nel mio paese abbia avutola possibilit\u00e0 di proferire parole nella vicenda, a eccezione dei suoi colleghi dentro quel medesimo nuovo ceto politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo ceto politico \u00e8 dunque davvero molto pi\u00f9 interessante per le multinazionali che per la gente comune, dato che controlla una macchina legislativa in grado di aggirare i cittadini. Attraverso il lavoro lobbistico che svolgono le burocrazie di stanza a Bruxelles, il mondo dei grandi affari mondiali ha insomma il potere di modificare a proprio favore le leggi di qualsiasi stato nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appartenenti a questo ceto politico, coloro che redigono i trattati della Ue sono naturalmente inclini a salvaguardare queste posizioni. Gran parte dei loro sforzi \u00e8\u00a0 infatti stata profusa per creare un tipo di &#8220;democrazia presunta&#8221; in cui un Parlamento modello Potemkin finge di vagliare leggi e di esercitare su di esse diritto di veto, ma in cui nessuno degli stati membri della Ue pu\u00f2 di fatto esercitare potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Trattati comunitari ci assicurano continuamente che nell&#8217;Unione vige il principio di &#8220;sussidiariet\u00e0&#8221;, in base al quale le decisioni debbono essere sempre assunte al pi\u00f9 basso livello possibile: ma essi implicano anche che sono la Ue e le sue Commissioni a decidere quale sia quel livello. Da ci\u00f2 deriva che in essi la sussidiariet\u00e0 \u00e8 semplicemente un sinonimo di quel controllo onnipervasivo esercitato dall&#8217;alto al basso che ha confiscato i nostri poteri legislativi nazionali e che ci permette di esercitarli solo quando alcuni funzionari non eletti ci permettono di farlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che vediamo all&#8217;opera nella Ue, cos\u00ec come in ogni nuova forma di tribunale internazionale o di agenzia legislativa tipo l&#8217;Organizzazione mondiale del commercio e le sussidiarie dell&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite, \u00e8 la globalizzazione della politica. Invece di difendere la sovranit\u00e0 nazionale dall&#8217;invasione globale, oggi il processa politico auspica ulteriore invasione globale ai danni dello stato nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E perch\u00e9 no? ci si domander\u00e0 a questo punto. Che c&#8217;\u00e8 di tanto male? Dato che viviamo in una societ\u00e0 globale, non c&#8217;\u00e8 forse bisogno di un governo globale che risolva i nostri problemi comuni? Il lato problematico di questo approccio \u00e8 che esso ignora il fatto da cui dipende la legittimit\u00e0 di ogni democrazia: il fatto dell&#8217;identit\u00e0 nazionale. In una democrazia, i cittadini si identificano come parte di una prima persona plurale: un &#8220;noi&#8221; fondato da una eredit\u00e0 e da una storia, evidente nella lingua, nella religione e nell&#8217;attaccamento al territorio e alla comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Europa, questo &#8220;noi&#8221; \u00e8 un &#8220;noi&#8221; nazionale, ed \u00e8 in nome di esso che gli uomini politici possono ottenere il consenso delle persone in merito a decisioni politiche che a breve termine possono pure danneggiarle. Gli italiani vogliono un governo che difenda e promuova l&#8217;interesse nazionale italiano. Non vogliono un governo che promuova l&#8217;interesse di un ceto politico internazionale o quello di una rete globale di multinazionali. Ma il numero delle leggi nazionali che quel ceto politico internazionale impone loro sotto la pressione degli interessi economici che lo influenzano cresce di continuo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa fare? E&#8217; mio parere che in assenza di cambiamenti radicali la Ue entrer\u00e0 in un periodo di crisi. Le sue decisioni verranno disattese e respinte in numero sempre maggiore, e le persone faranno di tutto per riconquistare i poteri erroneamente consegnati a essa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un modo o nell&#8217;altro, la Ue deve insomma cessare di essere un agente della globalizzazione per divenire un centro di resistenza a essa: un modo, cio\u00e8, d&#8217;imporre l&#8217;ordine politico all&#8217;entrop\u00eca sociale ed economica. E penso che questo potr\u00e0 accadere solo attraverso la restaurazione della sovranit\u00e0 nazionale in tutti gli ambiti in cui essa \u00e8 andata persa, ancorch\u00e9 come ci\u00f2 possa essere concretamente fatto \u00e9 materia da uomini politici, non da semplici filosofi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Foglio, 21 ottobre 2010 Invettiva di un europeo libero contro la burocrazia senz\u2019anima n\u00e9 testa di Bruxelles di Roger Scruton (discorso tenuto alla Camera dei Deputati, Sala Aldo Moro, Roma, il 15 ottobre 2010. 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