{"id":41703,"date":"2018-12-20T00:00:20","date_gmt":"2018-12-19T23:00:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=41703"},"modified":"2018-11-29T12:47:47","modified_gmt":"2018-11-29T11:47:47","slug":"ecco-le-cause-che-generano-la-sottostima-delle-complicazioni-fisiche-e-psichiche-provocate-dallaborto-indotto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/ecco-le-cause-che-generano-la-sottostima-delle-complicazioni-fisiche-e-psichiche-provocate-dallaborto-indotto\/","title":{"rendered":"Ecco le cause che generano la sottostima delle complicazioni fisiche e psichiche provocate dall\u2019aborto indotto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/aborto.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-41704\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/aborto.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"166\" \/><\/a>da <strong><a href=\"http:\/\/www.libertaepersona.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Libert\u00e0 e Persona<\/a><\/strong> 24 Novembre 2018<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Lorenza Perfori<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricerca scientifica volta a individuare le complicazioni a carico della salute fisica e psichica della donna provocate dall\u2019aborto indotto pecca di ostacoli e limiti specifici, di falsificazioni e occultamenti intenzionali, che portano erroneamente a ritenere l\u2019aborto una procedura sicura o \u2013 come non mancano di propagandare gli abortisti \u2013 che per la donna sia assai pi\u00f9 sicuro abortire che partorire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo scritto indicher\u00f2 le manipolazioni e le falsificazioni messe in atto su pi\u00f9 livelli, e gli ostacoli che i ricercatori non ideologizzati si trovano di fronte quando vogliono studiare le complicazioni provocate dall\u2019aborto indotto con l\u2019obiettivo di individuare un quadro veritiero e fedele alla realt\u00e0.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sua corposa revisione del 2017 <strong>[1]<\/strong>, in cui prende in esame pi\u00f9 di 200 studi che si sono occupati delle complicanze provocate dall\u2019aborto indotto alla salute fisica e psichica della donna, il dott. Greg Pike \u2013 fondatore e direttore dell\u2019<em>Adelaide Centre for Bioethics and Culture<\/em>, Australia \u2013 evidenzia in pi\u00f9 occasioni il problema della distorsione dei dati negli studi che determina una sottostima delle conseguenze provocate dall\u2019aborto e quindi della sua pericolosit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pike osserva, per esempio, che in uno studio prospettico del 2008 condotto su donne tra i 15 e i 27 anni d\u2019et\u00e0, il tasso di abortivit\u00e0 riportato era il 74% dell\u2019ammontare che sarebbe dovuto risultare dall\u2019insieme dei dati nazionali <strong>[2]<\/strong>. Mentre in uno studio di coorte olandese del 2013 la storia di aborto era chiaramente sottostimata, essendo menzionata solo dall\u20191,2% di tutte le donne che avevano partorito <strong>[3]<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre \u2013 aggiunge Pike \u2013 \u201c<em>molti studi sui rischi dell\u2019aborto sulla salute fisica prendono in considerazione solo le donne sane <\/em><strong>[4]<\/strong><em>, escludendo in particolare le donne che hanno un rischio pi\u00f9 elevato di complicazioni<\/em>\u201d. In definitiva: se i dati alla base dello studio sono distorti lo saranno anche i risultati. In altre parole \u2013 osserva Pike \u2013 \u201c<em>la sottostima degli aborti porta alla sottostima delle loro conseguenze<\/em>\u201d e \u201c<em>considerata l\u2019attuale natura di molte ricerche sull\u2019aborto, \u00e8 importante sottolineare che le dichiarazioni definitive sulla sicurezza dell\u2019aborto sono inappropriate<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019occultamento e la sottostima dei dati riguarda sia le complicazioni di natura fisica che quelle di natura psichica nonch\u00e9 la mortalit\u00e0 associata all\u2019aborto, la quale \u2013 come ho evidenziato nel libretto \u201cPer la salute delle donne\u201d prodotto dall\u2019associazione ProVita onlus \u2013 \u00e8 legata a entrambi i gruppi di complicazioni (fisici e psichici).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Sottostima delle complicazioni sulla salute fisica<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/trauma_aborto.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-39779\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/trauma_aborto.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"154\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>a) La situazione in Italia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il quadro della situazione italiana, relativo alla sottostima delle complicanze a carico della salute fisica provocate dall\u2019aborto indotto, rimando alla lettura di<strong> <a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=40975\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">QUESTO ARTICOLO<\/a> [5]<\/strong>, in cui ho analizzato le relazioni annuali sull\u2019attuazione della legge 194 redatte dal Ministero della Salute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricerca che ho fatto sulle informazioni contenute nelle relazioni ministeriali ha messo in luce la presenza di dati incoerenti e in contrasto tra loro, non rilevati o espressi in maniera troppo generica, di informazioni mancanti e non adeguatamente specificate che determinano una forte sottostima delle complicazioni immediate provocate dall\u2019aborto indotto. Ho specificato \u201cimmediate\u201d perch\u00e9 \u00e8 solo questo tipo di complicazioni che il Ministero della Salute monitora (in maniera peraltro inadeguata) nelle sue relazioni. Si tratta di quelle complicazioni che si verificano in concomitanza della procedura abortiva o entro pochissimi giorni dalla stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dai dati del Ministero della Salute rimangono pertanto fuori tutte le complicazioni provocate dall\u2019aborto indotto sulla salute fisica che si possono presentare diversi giorni dopo, o molto pi\u00f9 in l\u00e0 nel tempo (infertilit\u00e0, cancro al seno) o in successive gravidanze (parto prematuro, gravidanza extrauterina, placenta previa, aborti spontanei ripetuti, isterectomia post-partum\u2026). Sono complicazioni che per una serie di ragioni risultano pi\u00f9 difficili da monitorare e qualificare quali conseguenze derivanti da precedenti aborti indotti, ma la cui correlazione all\u2019aborto volontario risulta chiaramente documentata dalla prassi medica, dalla letteratura scientifica (come riportato nel libretto di ProVita) e dalle testimonianze dirette.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione italiana non \u00e8 altro che il riflesso di un occultamento perpetrato su vasta scala a livello globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>b) Omert\u00e0, occultamento, mancata segnalazione, erronea classificazione, omissione di dati e informazioni: le cause alla base della sottostima delle complicazioni immediate<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un articolo di <em>Lifenews<\/em> di giugno 2018 <strong>[6]<\/strong> evidenzia alcune delle prassi che in America vengono sistematicamente messe in atto per coprire le complicazioni provocate dall\u2019aborto indotto al fine di farlo apparire pi\u00f9 sicuro di quanto non sia in realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La donna che si \u00e8 sottoposta a un aborto volontario che dopo qualche giorno dovesse riscontrare una complicazione come, per esempio, un\u2019emorragia che non si arresta o febbre alta e vomito dovuti a un\u2019infezione si reca solitamente non alla clinica che ha eseguito l\u2019aborto, ma al <strong>Pronto soccorso<\/strong>, dove con molta probabilit\u00e0 la complicazione in cui \u00e8 incorsa sar\u00e0 occultata sfuggendo al computo delle complicazioni correlate all\u2019aborto volontario. Uno dei motivi di tale occultamento \u00e8 dovuto al fatto che <strong>la donna non rivela<\/strong> \u2013 vuoi perch\u00e9 si vergogna o perch\u00e9 non vuole che i familiari lo vengano a sapere o per qualsiasi altra ragione -, di essere ricorsa all\u2019aborto indotto, ma afferma di aver avuto o di star avendo un aborto spontaneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti di coloro che promuovono in particolare l\u2019aborto con la pillola abortiva \u2013 scrive <em>Lifenews<\/em> \u2013 consigliano esplicitamente alle donne di non rivelare i loro aborti ai medici se hanno delle complicazioni, le invitano semplicemente a comunicare di avere un aborto spontaneo. \u201cWomen on Web\u201d, un servizio internazionale che spedisce pillole abortive in tutto il mondo, dice esplicitamente alle donne: \u201c<em>Non devi dire al personale sanitario che hai avuto un aborto indotto; puoi dire loro che hai avuto un aborto spontaneo. I medici hanno l\u2019obbligo di aiutarti in qualsiasi caso e sanno come gestire un aborto spontaneo<\/em>\u201c. Informano le donne del fatto che un occultamento dell\u2019aborto chimico \u00e8 facile da realizzare: visto che \u201c<em>i sintomi dell\u2019aborto spontaneo e dell\u2019aborto con la pillola abortiva sono esattamente gli stessi, il medico non sar\u00e0 in grado di vedere o verificare che si sia trattato di un aborto volontario<\/em>\u201c.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sito web \u201cearlyabortion.com\u201d, creato da donne medici di famiglia di New York, spiega alle donne che possono mascherare il loro aborto indotto affermando semplicemente di avere un \u201cciclo mestruale alterato\u201d in modo che gli altri componenti della famiglia non sappiano ci\u00f2 che sta realmente accadendo. Inoltre \u2013 aggiungono \u2013 \u00a0\u201c<em>il personale medico non sar\u00e0 in grado di dire che hai preso la pillola abortiva. Anche al pronto soccorso, un medico non pu\u00f2 distinguere tra aborto spontaneo e aborto chimico<\/em>\u201d. In questo modo ogni complicazione che si verifica, ogni possibile grave conseguenza, compresa la morte, <strong>sar\u00e0 registrata dal medico e imputata come correlata all\u2019aborto spontaneo<\/strong> e l\u2019aborto indotto continuer\u00e0 a risultare falsamente nelle statistiche come una procedura sicura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi sono studi che hanno dimostrato la riluttanza delle donne a parlare apertamente delle loro storie di aborto. Per esempio \u2013 specifica <em>Lifenews<\/em> \u2013, \u201c<em>Rachel Jones e Katryn Kost hanno scoperto che meno della met\u00e0 degli aborti delle donne statunitensi dal 1997 al 2001 erano stati segnalati dalle donne in interviste faccia a faccia nel National Survey of Family Growth del 2002<\/em>\u201d <strong>[7]<\/strong>. L\u2019omert\u00e0 delle donne su aborti e complicazioni subite fornisce pertanto un\u2019immagine falsata sulla sicurezza della pratica abortiva, finendo per ripercuotersi contro le donne stesse, che continueranno ad accedere all\u2019aborto pensando che si tratti di una procedura priva di conseguenze negative per la loro salute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro motivo di occultamento delle complicazioni che si verifica al Pronto soccorso, dipende dai medici. A volte \u00e8 <strong>il dottore che decide di non farla risultare nella cartella clinica<\/strong>, per esempio per assecondare la richiesta della donna che non vuole che si registri, oppure perch\u00e9 teme che l\u2019evento avverso possa essere usato contro i propri colleghi abortisti \u2013 scrive <em>Lifenews<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma pu\u00f2 anche succedere che non vi sia un\u2019intenzionalit\u00e0 diretta del medico a non riportare la complicazione come correlata all\u2019aborto, capita infatti sovente che il medico del Pronto soccorso sia molto indaffarato, che debba gestire gravi emergenze contemporaneamente e, ritenendo per esempio una febbre alta dovuta a un\u2019infezione non cos\u00ec rilevante, somministri semplicemente gli antibiotici necessari evitando di approfondire la questione. In questi casi un\u2019infezione sar\u00e0 registrata semplicemente come infezione, un\u2019emorragia solo come emorragia senza specificare che siano state provocate dall\u2019aborto indotto, che continuer\u00e0 a risultare erroneamente sicuro nelle statistiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019industria dell\u2019aborto \u2013 aggiunge <em>Lifenews<\/em> \u2013 ha una lunga \u201c<em>storia di occultamento dei suoi errori. Un rapporto del Chicago Tribune del 16 giugno 2011 ha scoperto che l\u2019obbligo di notifica allo Stato degli aborti e delle complicazioni veniva spesso ignorato. Pi\u00f9 di recente, maggio 2017, Randall Williams \u2013 direttore del Department of Health and Senior Services del Missouri \u2013 ha rilasciato una dichiarazione in cui affermava di aver scoperto che i medici abortisti non avevano rispettato una legge statale che richiedeva loro di riportare entro 45 giorni ogni complicazione correlata all\u2019aborto che avevano diagnosticato o trattato nel loro dipartimento<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro fattore che determina una sottostima delle complicazioni dipende <strong>da come vengono classificate negli studi dai ricercatori<\/strong>. Uno studio recente dell\u2019UCSF (University of California \u2013 San Francisco) \u2013 scrive <em>Lifenews<\/em> \u2013 ha concluso che l\u2019aborto \u00e8 una procedura molto sicura, considerando il numero basso delle donne che ricorrono al Pronto Soccorso dopo un aborto, ma se si esaminano i dati nel dettaglio, si scopre che gli \u201cincidenti\u201d, soprattutto quelli gravi, sono stati occultati con una falsa classificazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio in questione ha diviso le complicazioni in \u201cincidenti gravi\u201d, \u201cincidenti minori\u201d e \u201cnessun incidente\u201d: incidenti gravi sono stati considerati tutti quelli che hanno richiesto un ricovero ospedaliero di almeno un giorno, una trasfusione di sangue o un intervento chirurgico; mentre tra gli incidenti minori sono stati inseriti quelli che hanno comportato una diagnosi o un semplice trattamento correlato all\u2019aborto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, entrando nel dettaglio degli incidenti minori, si scopre che in questo gruppo sono stati inseriti, per esempio, gli \u201caborti da ripetere\u201d, un\u2019evenienza che si verifica in caso di aborto incompleto, pi\u00f9 frequente quando si ricorre al metodo chimico, per cui la donna \u00e8 costretta a ripetere l\u2019aborto o prendendo un\u2019altra pillola abortiva o ricorrendo al metodo chirurgico tramite raschiamento e\/o aspirazione. Ebbene, queste procedure chirurgiche per completare gli aborti mal riusciti non sono stati considerati interventi chirurgici dagli autori dello studio anche se di fatto lo sono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questo criterio, inoltre, anche molte altre gravi complicazioni potrebbero finire nella categoria degli incidenti minori o di nessun incidente. Una donna \u2013 specifica <em>Lifenews<\/em> \u2013 potrebbe arrivare con forte vomito e diarrea, potrebbe aver bisogno di ripristinare i liquidi, ma se si riprende e viene dimessa prima di sera, la sua complicazione non viene contata. Oppure potrebbe arrivare con un dolore cos\u00ec forte da necessitare di una somministrazione di antidolorifici ad alta potenza, ma se torna a casa non viene inserita tra le gravi complicazioni. La donna potrebbe in generale aver subito una tremenda esperienza traumatica, ma secondo la classificazione adottata dallo studio la sua esperienza sar\u00e0 classificata come \u201cminore\u201d o come \u201cnessun incidente\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, lo studio imbroglia anche nella selezione iniziale di codifica degli aborti: i ricercatori affermano di aver selezionato tutti i record che contenevano un codice di diagnosi di aborto, ma se si osserva l\u2019elenco di quelli esaminati si vede che mancano due categorie cruciali. Risultano infatti presi in considerazione gli aborti legali, gli aborti illegali, gli aborti non specificati e i falliti tentativi di abortire, mentre sono stati lasciati fuori tutti gli aborti a seguito di gravidanza extrauterina, i cui sintomi sono spesso simili a quelli dell\u2019aborto chimico e, soprattutto, gli aborti spontanei i quali, come abbiamo visto, sono proprio quelli che vengono dichiarati dalle donne che vogliono tenere l\u2019aborto indotto nascosto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019omert\u00e0 delle donne sulle loro storie di aborti indotti e sulle complicazioni subite, l\u2019occultamento volontario e involontario degli aborti e delle complicazioni da parte dei medici, l\u2019errata classificazione delle complicanze e l\u2019omissione di dati determinanti negli studi, concorrono a una sottostima delle complicazioni sulla salute fisica correlate all\u2019aborto indotto, facendolo apparire come la pratica sicura che di fatto non \u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>c) I limiti degli studi che negano il rischio di complicazioni fisiche a lungo termine correlate all\u2019aborto indotto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Problemi analoghi si riscontrano anche in quegli studi che si occupano delle complicazioni fisiche a lungo termine correlate all\u2019aborto indotto. Tra questi vi sono per esempio gli studi che sostengono che l\u2019aborto indotto non comporta alcun rischio di sviluppare successivamente il <strong>cancro al seno<\/strong>. Nella sua revisione il Dott. Pike scrive che molti studi hanno rilevato un aumento del rischio di cancro al seno correlato all\u2019aborto indotto mentre qualche studio nessuno. Tuttavia \u2013 aggiunge il dottore \u2013 l\u2019ambito rimane controverso, in parte a causa dei problemi presenti in alcuni studi nei quali il progetto di ricerca \u00e8 stato carente. Tra i problemi riscontrati \u2013 specifica Pike \u2013 \u201c<em>vi sono l\u2019incapacit\u00e0 di garantire un adeguato periodo di follow-up, l\u2019uso di registri abortivi imprecisi, la scelta di popolazioni di studio inadeguate e il non aver affrontato adeguatamente la sotto-denuncia dell\u2019aborto<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si vede, ritroviamo in questa sede alcune delle problematiche riscontrate per il monitoraggio delle complicazioni immediate viste sopra. Se la donna affetta da cancro al seno non comunica la sua storia di aborto, o se il medico curante non la riporta nella cartella clinica, o se lo studio imbroglia sul campione base da analizzare, quella complicazione sfuggir\u00e0 a ogni computo portando a un rischio estremamente pi\u00f9 basso o, addirittura, inesistente di sviluppare il cancro al seno dopo un aborto indotto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli stessi identici problemi di omert\u00e0 da parte delle donne e dei medici, di mancata o errata classificazione delle complicazioni, di alterazioni intenzionali da parte dei ricercatori\u2026 \u2013 che conducono a una sottostima \u2013 riguardano anche il calcolo dell\u2019incidenza delle altre complicazioni fisiche a lungo termine correlate all\u2019aborto, come una futura infertilit\u00e0 o problemi durante gravidanze successive (parto prematuro, gravidanza extrauterina, placenta previa, aborti spontanei ripetuti, isterectomia post-partum\u2026).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Sottostima delle complicazioni sulla salute psichica<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/09\/aborto.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-34867\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/09\/aborto.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"187\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>a) Lo studio \u201cTurnaway\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sua revisione, il dott. Pike approfondisce in particolare lo studio <em>Turnaway<\/em>, uno studio fortemente caldeggiato dagli abortisti perch\u00e9 avrebbe dimostrato che l\u2019aborto indotto non ha effetti collaterali sulla salute psichica della donna e che, al contrario, \u00e8 l\u2019impossibilit\u00e0 di abortire una gravidanza indesiderata a provocare i problemi di salute mentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contrariamente a ci\u00f2 che ha scoperto la maggior parte degli studi condotti in questo campo, lo studio <em>Turnaway<\/em> (e tutte le sue numerose propaggini) \u2013 scrive Pike \u2013 sostiene che l\u2019aborto indotto non ha effetti negativi su una grande variet\u00e0 di esiti di salute mentale della donna, tra i quali gli autori comprendono: effetti a livello emotivo, stress e bisogno di sostegno psicologico, uso e\/o abuso di sostanze, autostima, vita soddisfacente, rapporto con il partner, depressione, ansia, disturbo post-traumatico da stress e aspirazioni personali. In sostanza, concludono gli autori, l\u2019aborto volontario non si ripercuote in nessuno di questi aspetti di salute mentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli autori millantano l\u2019autorevolezza del loro studio, per il fatto di aver utilizzato gruppi di confronto appropriati e di aver seguito longitudinalmente le donne per 5 anni. I gruppi di donne presi in esame sono stati tre: un gruppo aveva abortito entro il primo trimestre di gravidanza, un altro gruppo aveva abortito a ridosso del limite gestazionale di legge, e un terzo gruppo era composto da donne che non hanno potuto abortire perch\u00e9 si trovavano oltre il limite gestazionale di legge, motivo per cui sono state mandate via, rifiutate (da qui il nome dello studio: <em>turn away<\/em>) dalle cliniche abortive a cui si erano rivolte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli autori sostengono che il confronto tra il gruppo delle donne rifiutate con il gruppo di coloro che hanno potuto abortire \u00e8 di grande rilevanza perch\u00e9 consente un paragone libero dall\u2019eventualit\u00e0 che la gravidanza sia non voluta per problemi di natura psichica piuttosto che all\u2019aborto in s\u00e9. In altre parole, tutte le donne dello studio non vogliono la gravidanza, perci\u00f2 qualsiasi risultato negativo sar\u00e0 legato solo all\u2019aborto e non al fatto che la gravidanza sia stata accidentale o indesiderata. Lo studio \u00e8 inoltre considerato rilevante perch\u00e9 ha prodotto almeno 27 documenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dott. Pike evidenzia i limiti e i difetti di questo studio e ne smaschera l\u2019autorevolezza che falsamente viene a esso attribuita. Primo, la mole di documenti prodotti non fa altro che discendere da un unico insieme viziato di dati. \u201c<em>Questa pletora di documenti<\/em>\u00a0\u2013 scrive Pike \u2013\u00a0<em>si presenta come un corpo di lavoro ampio e rilevante<\/em>\u201d, ma \u00e8 falso, perch\u00e9 \u201c<em>tutti i documenti pubblicati nell\u2019ambito dello studio Turnaway si basano su un unico insieme di dati viziati, pertanto tutti i documenti prodotti sono in un certo senso predeterminati da esso<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo, lo studio e i documenti da esso derivanti sono stati finanziati e realizzati da persone e organizzazioni dichiaratamente abortiste. Infatti, Pike spiega che \u201c<em>lo Studio Turnaway \u00e8 il lavoro di \u201cAdvancing New Standards in Reproductive Health\u201d (ANSIRH) [\u201cPromozione di Nuovi Standard di Salute Riproduttiva\u201d] al Bixby Center for Global Reproductive Health dell\u2019Universit\u00e0 della California. ANSIRH \u00e8 impegnato nell\u2019accesso libero e gratuito all\u2019aborto, e i finanziatori di questo lavoro comprendono organizzazioni che condividono tra loro le stesse idee, come la David and Lucille Packard Foundation. La maggior parte dei documenti presenta forti collegamenti con le linee politiche sostenute dagli autori<\/em>\u201d. \u00c8 come se gli studi per individuare il rischio di tumore ai polmoni correlato al consumo di sigarette venissero commissionati, realizzati e finanziati dall\u2019industria del tabacco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il vizio pi\u00f9 grave dello studio <em>Turnaway<\/em> riguarda la sua sostanza, cio\u00e8 \u201c<em>la selezione delle donne, e questo difetto<\/em> \u2013 scrive Pike \u2013 <em>influenza tutto ci\u00f2 che segue<\/em>\u201d. Infatti \u2013 spiega il dottore \u2013: \u201c<em>Solo il 37,5% delle donne ha acconsentito a partecipare allo studio al momento dell\u2019aborto o del turnaway [del rifiuto] e successivamente il 15% di costoro non ha effettuato l\u2019intervista di base. Pertanto inizialmente ha partecipato allo studio solo il 31,9% delle donne, ma in seguito si sono verificati altri abbandoni che hanno fatto scendere la partecipazione a 5 anni al 22%<\/em>\u201d. \u201c<em>Non sorprenderebbe<\/em> \u2013 conclude Pike \u2013 <em>che coloro che non vogliono partecipare, sia all\u2019inizio che in seguito, siano le donne potenzialmente pi\u00f9 segnate dall\u2019aborto. E dato che il gruppo delle respinte pu\u00f2 essere costituito solo da un numero esiguo di donne mentre il gruppo di coloro che hanno abortito, da un bacino pi\u00f9 ampio, \u00e8 quasi certo che quest\u2019ultimo gruppo sia rappresentato dalle donne meno inclini a subire conseguenze negative<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una recentissima propaggine del discutibile studio <em>Turnaway<\/em> \u00e8 stato citato in una risposta sul portale medico online <em>Quotidiano Sanit\u00e0 <\/em><strong>[8]<\/strong> indirizzata al prof. Giuseppe Noia (presidente dell\u2019AIGOC) dalle ginecologhe abortiste Anna Pompili e Mirella Parachini, per avvalorare la tesi secondo cui non sia l\u2019aborto volontario a provocare problemi di salute mentale, ma l\u2019impossibilit\u00e0 di abortire una gravidanza indesiderata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrivono le ginecologhe: \u201c<em>\u00c8 invece intuitivo, e dimostrato dalla letteratura, che si hanno importanti ripercussioni sul piano psicologico e sulla salute mentale quando le persone sono costrette a fare ci\u00f2 che non si sentono adeguate a fare in quel momento della loro vita (Biggs MA et al: \u201cWomen\u2019s mental health after receiving or being denied an abortion- A prospective, longitudinal cohort study, JAMA Psychiatry, 2017;74(2):169-178)<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il documento citato <strong><a href=\"https:\/\/www.ncbi.nlm.nih.gov\/pubmed\/27973641\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u00c8 QUESTO<\/a> [9]<\/strong> e come si vede, pur essendo stato pubblicato nel 2017, si riferisce ai dati fuorvianti dello studio <em>Turnaway<\/em> indicato dal dott. Pike, pertanto presenta anch\u2019esso tutti i limiti e i vizi che abbiamo evidenziato rendendo di fatto lo studio menzionato dalle ginecologhe discutibile e inattendibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>b) Distorsioni (bias) da selezione e altre alterazioni negli studi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli studi ad aver rilevato che l\u2019aborto indotto non ha ripercussioni di natura psichica ve ne sono molti che presentano\u00a0<strong>bias di selezione<\/strong>, mettendone di fatto in discussione l\u2019autorevolezza e le conclusioni. Nella sua revisione Pike ne evidenzia diversi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei motivi che porta a una sottostima delle complicazioni sulla salute psichica \u00e8 dovuto al fatto che \u201c<em>le donne angosciate [a causa dell\u2019aborto procurato] sono spesso escluse dagli studi <\/em><strong>[10]<\/strong><em>, o si rifiutano di partecipare<\/em>\u201d. Nello studio di Purcell et al., citato da Pike, gli autori ammettono: \u201c<em>Questo studio si riferisce a un campione auto-selezionato, in quanto include solo coloro che al momento del reclutamento si sentivano in grado o erano disposte a partecipare<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un problema analogo \u2013 continua Pike \u2013 \u00e8 presente anche in uno studio multicentrico di coorte svedese \u201c<em>che sosteneva che non vi fosse alcun collegamento tra aborto e stress post traumatico<\/em>\u201d. Tuttavia, se si entra nel merito dello studio, si pu\u00f2 osservare che \u201c<em>il 56% di coloro che erano state contattate si erano rifiutate di partecipare, inoltre, tra coloro che avevano partecipato all\u2019intervista di base, il 49% non aveva risposto alla rilevazione effettuata 3 mesi dopo <\/em><strong>[11, 12]<\/strong><em>, portando il campione analizzato dallo studio al 29% appena<\/em>\u201d. Pike osserva che \u201c<em>quando un campione \u00e8 cos\u00ec auto-selezionato, esattamente come nello studio Turnaway, sussistono validi motivi per cui le donne che hanno reagito negativamente all\u2019aborto non desiderano partecipare<\/em>\u201d <strong>[13]<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso si pu\u00f2 ritrovare in uno studio di Holmlund et al. <strong>[14] <\/strong>che afferma di non aver individuato alcun problema di salute mentale durante una gravidanza successiva dopo uno o pi\u00f9 aborti procurati passati. Lo studio \u2013 osserva Pike \u2013 \u201c<em>ha risentito di bias di selezione analoghi allo studio Turnaway, riuscendo a reclutare solo il 18,3% delle donne alle quali era stato chiesto di partecipare. Esattamente come nello Studio Turnaway, le donne afflitte dal precedente aborto si ritirerebbero in modo selettivo dalla ricerca<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Distorsioni da selezione si ritrovano anche in quegli studi che sostengono che non \u00e8 l\u2019aborto in s\u00e9 ad avere un impatto negativo sulla salute psichica, ma che i problemi psichici sono in realt\u00e0 gi\u00e0 presenti nella donna prima dell\u2019aborto. Pike scrive: \u201c<em>Ditzhuijzen e collaboratori hanno scoperto che le donne con una storia di malattia psichiatrica sono sovrarappresentate tra coloro che hanno abortito, ma bisogna essere cauti poich\u00e9 in uno di questi studi <\/em><strong>[15] <\/strong><em>il tasso di risposta \u00e8 stato solo del 13%, indicando un rischio significativo di bias di selezione<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora peggio va in uno studio dei ricercatori danesi Munk-Olsen et al. in cui avrebbero dimostrato che l\u2019incidenza del primo contatto psichiatrico non cambiava prima dell\u2019aborto rispetto a dopo l\u2019aborto, ma \u2013 osserva Pike \u2013 \u201c<em>lo studio presenta lacune significative<\/em>\u201d <strong>[16]<\/strong>, come evidenzia il dott. Reardon, fondatore e direttore dell\u2019Elliot Institute, un\u2019organizzazione no-profit che realizza ricerche e fa sensibilizzazione sull\u2019impatto dell\u2019aborto indotto sulla salute fisica e psichica delle donne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Reardon osserva che manipolare i dati \u00e8 un vizio della Munk-Olsen, la quale non solo in questo, ma anche in molti altri suoi lavori ha \u201c<em>ripetutamente modificato la metodologia di ricerca in modo tale da minimizzare e occultare gli effetti dell\u2019aborto sulla salute mentale\u201d<\/em>; inoltre \u2013 aggiunge Reardon \u2013 ogni volta che le sono state chieste precisazioni sui contenuti dei suoi studi, Munk-Olsen si \u00e8 sempre rifiutata di rispondere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un articolo pubblicato il 29 ottobre 2018 sul <em>Sage Open Medicine <\/em><strong>[17]<\/strong>, Reardon denuncia la scarsa collaborazione da parte di alcuni eminenti psicologi pro-choice, i quali si rifiutano di condividere i dati dei loro studi con gli altri ricercatori per la verifica e la rianalisi. Questa mancanza di cooperazione \u2013 sottolinea Reardon \u2013 costituisce una violazione delle regole etiche dell\u2019American Psychological Association (APA), che prevedono la condivisione dei dati tra gli psicologi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Problemi con la selezione iniziale delle donne sono presenti anche nello studio qualitativo di Kimport, volto a esplorare le difficolt\u00e0 emotive delle donne dopo l\u2019aborto indotto. Pike scrive: \u201c<em>L\u2019autrice conclude che ogni difficolt\u00e0 deriva \u2018dalla disapprovazione sociale, dalla perdita della relazione sentimentale e dal conflitto tra la testa e il cuore\u2019 <\/em><strong>[18]<\/strong><em>. \u00c8 importante notare che in questo studio le donne sono state reclutate attraverso una linea telefonica di conversazione sull\u2019aborto e circa la met\u00e0 delle donne che avevano chiamato non hanno potuto essere reclutate perch\u00e9 \u2018ritenute troppo sconvolte\u2019<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il dott. Reardon ha pi\u00f9 volte evidenziato il problema del bias di selezione, per esempio a proposito di quegli studi che sostengono di aver scoperto che la sensazione di \u201csollievo\u201d dopo un aborto indotto \u201c<em>\u00e8 la reazione pi\u00f9 comune<\/em>\u201d delle donne. Questa conclusione \u00e8 fuorviante \u2013 osserva Reardon \u2013 perch\u00e9 \u201c<em>suggerisce falsamente che un campione effettivamente rappresentativo di tutte le donne che hanno abortito \u00e8 stato consultato sulle loro reazioni pi\u00f9 importanti e comuni<\/em>\u201d, ma, di fatto, tutti gli studi che affrontano il sollievo dopo l\u2019aborto hanno tassi di abbandono del 50% o pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema \u00e8 ulteriormente aggravato se coloro che tendono a partecipare sono quelle che sperimentano pi\u00f9 reazioni positive, mentre coloro che abbandonano sono quelle che sperimentano pi\u00f9 reazioni negative. \u00c8 infatti risaputo che le donne che nutrono sentimenti negativi nei confronti del loro aborto sono anche quelle meno propense a partecipare agli studi, falsando cos\u00ec i risultati che risultano appunto non rappresentativi dell\u2019intera popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ulteriore aspetto che determina una sottostima delle complicanze psicologiche legate all\u2019aborto \u2013 spiega Pike \u2013 a ha che fare con \u201c<em><strong>i tempi in cui vengono condotte le rilevazioni<\/strong><\/em>\u201d. Questo tipo di problema \u00e8 presente, per esempio, in uno studio di Toffol e colleghi <strong>[19]<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio ha concluso che l\u2019aborto \u00e8 associato a una riduzione generale dell\u2019ansia, ma \u2013 osserva Pike \u2013 \u201c<em>il sondaggio di riferimento \u00e8 stato somministrato solo qualche ora prima dell\u2019esecuzione dell\u2019aborto. Come \u00e8 stato evidenziato dal dott. Reardon <\/em><strong>[20]<\/strong><em>, non sorprende che vi sia stato un certo calo dell\u2019ansia dopo la procedura, dati i momenti fortemente ansiosi poco prima di sottoporsi a un aborto che \u00e8 stato utilizzato come \u2018linea di base\u2019, invece di una misura storica pi\u00f9 accurata poco tempo prima della gravidanza<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>Un altro potenziale punto debole di alcuni studi<\/em>\u00a0\u2013 continua Pike \u2013 <em>\u00e8 <\/em><strong><em>l\u2019incapacit\u00e0 di seguire gli effetti psicologici per un periodo abbastanza lungo<\/em><\/strong><em> \u2013 qualche mese o addirittura qualche anno potrebbe essere un periodo troppo breve <\/em><strong>[21]<\/strong><em>. La ricerca fenomenologica suggerisce che le donne possano superarlo bene all\u2019inizio, ma anni dopo riconsiderano l\u2019evento in maniera negativa <\/em><strong>[22, 23]<\/strong>\u201d, come dimostrano gli studi di Trybulski e Goodwin riportati da Pike.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo riguardo, Reardon osserva che la maggior parte delle donne sperimenta nel contempo emozioni sia positive che negative: il sollievo provato per la conclusione dell\u2019aborto pu\u00f2 essere mescolato con sentimenti di speranza, perdita, colpa, rabbia e una miriade di altre emozioni. Questo mix ambivalente di sensazioni pu\u00f2 essere in continuo mutamento: le emozioni contrastanti possono cambiare di intensit\u00e0 nel tempo o apparire improvvisamente dopo anni di calma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molte donne possono sviluppare meccanismi di difesa per tenere sotto controllo i sentimenti negativi, ma avvenimenti successivi, come una nuova gravidanza o la morte di una persona cara, possono attivare emozioni a lungo sopite correlate all\u2019aborto. Per esempio \u2013 scrive Reardon \u2013 in uno degli studi pi\u00f9 citati in cui le donne riferiscono di sentirsi sollevate dopo l\u2019aborto, \u201c<em>i medesimi ricercatori hanno scoperto, nelle valutazioni post-aborto a tre mesi e a due anni, che i punteggi sia di sollievo che di sentimenti positivi diminuivano significativamente, mentre la media delle emozioni negative aumentava<\/em>\u201d <strong>[24]<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i fattori atti a determinare una sottostima delle complicazioni psichiche negli studi, ritroviamo inoltre ci\u00f2 che abbiamo gi\u00e0 visto per le complicanze di natura fisica: l\u2019omert\u00e0 delle donne sulle loro storie di aborto. Pike osserva che \u201c<em><strong>la mancata segnalazione degli aborti passati<\/strong><\/em><em> potrebbe determinare un errore di classificazione, in quanto coloro che hanno avuto un aborto, ma dichiarano di non averlo avuto, possono apparire nel gruppo di controllo diluendo in questo modo qualsiasi effetto negativo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Limiti presentano anche quegli \u201c<em>studi che si basano sull\u2019auto-segnalazione di problemi di natura psichica sia attuali che passati\u201d\u00a0<\/em>perch\u00e9\u00a0<em>\u201crichiamano\u00a0<\/em><strong><em>bias e\/o distorsioni dovute alla dissonanza cognitiva<\/em><\/strong><em>\u00a0attinente a un ricordo doloroso da rivivere\u00a0<\/em><strong>[25]<\/strong>\u201d, come dimostra Keys nello studio citato da Pike.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre manipolazioni negli studi che determinano una sottostima hanno a che fare \u2013 secondo quanto riporta Reardon\u00a0<strong>[26]<\/strong> \u2013 con <strong>l\u2019uso voluto di termini vaghi<\/strong>, che confondono piuttosto che chiarire, e <strong>il raggruppamento delle sensazioni negative sotto un\u2019unica voce<\/strong>. Per esempio, molti ricercatori ritengono che gli aborti siano il frutto di gravidanze \u201cindesiderate\u201d e usano questo termine nei loro lavori, ma la ricerca ha rilevato che molte donne ad avere abortito avevano inizialmente programmato o voluto la gravidanza, erano cio\u00e8 aperte e accoglienti all\u2019idea di avere un figlio e avrebbero preferito portarla a termine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019incapacit\u00e0 di distinguere tra questa e molte altre varianti delle esperienze affettive delle donne ha portato a numerose imprecise generalizzazioni. Un\u2019altra ambiguit\u00e0 \u2013 osserva Reardon \u2013 ruota intorno al termine \u201csollievo\u201d: i sostenitori dell\u2019aborto citano spesso gli studi in cui risulta che la maggior parte delle donne riferisce un senso di sollievo dopo l\u2019aborto, come prova del fatto che nutrono sentimenti positivi nei confronti dei loro aborti, per\u00f2 poi non definiscono l\u2019origine di questo sollievo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre il sollievo, come osservato precedentemente, \u00e8 solo una delle numerose reazioni, sia positive che negative, segnalate dalle donne dopo l\u2019aborto, ma le liste predefinite delle emozioni usate in questi studi limitano spesso la scelta delle donne solo a una manciata di opzioni che non rappresentano l\u2019intera gamma delle loro esperienze. Ma v\u2019\u00e8 di pi\u00f9: questi ricercatori riportano spesso il sollievo in una singola categoria mentre raggruppano o \u201cmediano\u201d pi\u00f9 emozioni negative in un singolo punteggio, diluendo cos\u00ec ulteriormente il numero di emozioni negative provate dalle donne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pike riporta infine nella sua revisione una dichiarazione della ricercatrice Priscilla Coleman, che si occupa da tempo dell\u2019impatto dell\u2019aborto sulla salute psichica delle donne: \u201c<em>Una autorevole ricercatrice ha descritto i problemi in questo campo come segue: \u2018[Vi \u00e8 una] falsificazione davvero sistematica e vergognosa che permea la psicologia dell\u2019aborto. Le organizzazioni professionali degli Stati Uniti e di altri Paesi hanno arrogantemente cercato di distorcere la letteratura scientifica e paternalisticamente negare alle donne le informazioni che meritano per fare scelte per la loro salute pienamente informate e ricevere la necessaria assistenza psicologica quando e se la decisione di abortire si rivelasse dannosa\u2019<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Sottostima della mortalit\u00e0 correlata all\u2019aborto indotto<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2004\/11\/aborto-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-34741\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2004\/11\/aborto-1-300x156.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"130\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2004\/11\/aborto-1-300x156.jpg 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2004\/11\/aborto-1.jpg 312w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sua revisione, il dott. Pike affronta anche il problema della sottostima della mortalit\u00e0 correlata all\u2019aborto indotto, riportando gli studi e le valutazioni di coloro che hanno affrontato questa questione. L\u2019analisi di Pike si basa principalmente sulla mortalit\u00e0 materna derivante da complicazioni di natura fisica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La mortalit\u00e0 materna<\/strong> \u2013 scrive Pike \u2013 \u201c<em>\u00e8 definita come la morte della donna durante o fino a sei settimane (42 giorni) dopo la fine della gravidanza (che sia terminata per aborto indotto, aborto spontaneo, parto o a causa di una gravidanza extrauterina) per cause associate, o aggravate dalla gravidanza<\/em>\u201d.\u00a0<strong>La mortalit\u00e0 correlata all\u2019aborto<\/strong> \u201c<em>\u00e8 normalmente espressa come percentuale della mortalit\u00e0 materna ed \u00e8 praticamente sempre sottostimata, essendo quella misurata in maniera peggiore<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una sottostima in questo senso, la si pu\u00f2 individuare, per esempio, nel \u201c<em>dato complessivo sulla mortalit\u00e0 materna correlata all\u2019aborto diffuso dall\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 (OMS)<\/em>\u201d. Questo dato \u2013 osserva Pike \u2013 \u201c<em>\u00e8 stato criticato perch\u00e9 errato: le cifre sono state definite \u2018irrealisticamente basse\u2019 per effetto della sottostima <\/em><strong>[27]<\/strong>\u201d. Nel rapporto dell\u2019OMS \u2013 spiega Pike \u2013 \u201c<em>la categoria dell\u2019aborto si riferisce all\u2019aborto indotto, all\u2019aborto spontaneo e alla gravidanza extrauterina, ed \u00e8 stato quantificato al 7,9% dell\u2019ammontare totale della mortalit\u00e0 materna, ovvero in circa 193.000 decessi l\u2019anno <\/em><strong>[28]<\/strong><em>. D\u2019altra parte, il \u2018Global Burden of Disease Study\u2019 del 2014 ha calcolato che le morti per aborto sono il 14,9% della mortalit\u00e0 materna totale: quasi il doppio delle stime dell\u2019OMS <\/em><strong>[29]<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei problemi che determina pertanto la sottostima della mortalit\u00e0 correlata all\u2019aborto indotto, deriva dalla <strong>sottostima della mortalit\u00e0 materna totale<\/strong>. Infatti \u2013 scrive Pike \u2013 \u201c<em>le morti materne sono difficili da identificare perch\u00e9 richiedono informazioni riguardanti lo stato di gravidanza in prossimit\u00e0 o al momento del decesso, cos\u00ec come necessitano dell\u2019indicazione esatta della causa di morte, due elementi difficili da accertare <\/em><strong>[30]<\/strong>\u201d. In altre parole, se nei certificati di morte delle donne decedute vengono omessi sia il fatto che vi fosse una gravidanza in corso o recente, sia la causa precisa che ne ha determinato la morte, la mortalit\u00e0 materna totale risulter\u00e0 sottostimata, questo porter\u00e0 di conseguenza alla sottostima della mortalit\u00e0 correlata all\u2019aborto in quanto percentuale calcolata sulla mortalit\u00e0 materna totale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro problema che determina negli studi la sottostima della mortalit\u00e0 correlata all\u2019aborto indotto deriva dal fatto che \u201c<em><strong>aborti volontari e aborti spontanei sono raggruppati insieme<\/strong><\/em>\u201d, come abbiamo visto per esempio nei dati diffusi dall\u2019Oms, e come \u2013 scrive Pike \u2013 \u201c<em>dimostra una recente revisione sui metodi di ricerca <\/em><strong>[31]<\/strong>\u201d, realizzata da Gerdts et al., da cui emerge \u201c<em>che la maggior parte degli studi pubblicati sulla mortalit\u00e0 materna \u00e8 di dubbia qualit\u00e0<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In uno studio del 2015 <strong>[32]<\/strong>, Caitlin Gerdts e colleghi osservano che \u201c<em>per misurare le morti direttamente riconducibili alle procedure abortive, vi sono quattro tipi di fonti: le indagini confidenziali, i registri di stato civile, i verbali delle autopsie e i dati delle strutture [sanitarie]<\/em>\u201d. Le quattro fonti vanno esaminate congiuntamente: prendere in esame sola una di esse porter\u00e0 a una sottostima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello studio vengono poi analizzati, per ciascuna fonte, alcuni degli ostacoli che inficiano la corretta misurazione delle morti legate all\u2019aborto indotto. Per quanto riguarda <strong>le indagini confidenziali<\/strong> sulle cause della mortalit\u00e0 materna \u2013 scrivono i ricercatori \u2013 \u201c<em>a livello nazionale esse <\/em><strong><em>vengono realizzate solo in una manciata di Paesi<\/em><\/strong>\u201d. I \u201c<em><strong>registri di stato civile<\/strong><\/em><em> sono considerati il punto di riferimento per la misurazione della mortalit\u00e0<\/em>\u201c, tuttavia \u00e8 stato dimostrato che in \u201c<em>essi <\/em><strong><em>risultano non riportate fino al 30-50% delle morti materne<\/em><\/strong>\u201d. Inoltre \u2013 aggiungono i ricercatori \u2013 \u201c<em><strong>il 75% delle nascite a livello globale avviene in Paesi in cui non esistono sistemi di registrazione<\/strong><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I problemi relativi alle <strong>strutture<\/strong> e ai <strong>verbali delle autopsie<\/strong>, che rappresentano un \u201c<em>ostacolo alla raccolta di dati rigorosi<\/em>\u201d, riguardano \u201c<em><strong>la disponibilit\u00e0 a partecipare agli studi, l\u2019errata classificazione e la sottodenuncia<\/strong><\/em>\u201d. Inoltre, \u201c<em>nei Paesi in cui l\u2019aborto \u00e8 legalmente limitato o altamente stigmatizzato<\/em><strong><em>, la paura di ripercussioni legali o sociali, porta le donne che sperimentano complicanze legate all\u2019aborto a cercare con meno probabilit\u00e0 assistenza presso le strutture mediche<\/em><\/strong><em>, rispetto alle donne che sperimentano altri tipi di complicanze legate alla gravidanza<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cQ<em>ueste forme di bias di selezione distorcono i risultati, traducendosi in una sottostima assoluta delle morti legate all\u2019aborto (e in una sottostima relativa delle morti associate all\u2019aborto rispetto alle morti materne per altre cause) nei dati facenti capo alle strutture<\/em>\u201d. Ma, \u201c<em>preoccupazione per il bias di selezione permane anche a proposito dei verbali delle autopsie<\/em>\u201d, poich\u00e9 \u201c<em><strong>la paura di implicazioni sociali e legali pu\u00f2 portare i familiari di donne morte a causa dell\u2019aborto a partecipare con meno probabilit\u00e0 agli studi<\/strong><\/em><em>, rispetto ai familiari di donne morte per altre cause legate alla maternit\u00e0<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, sempre a proposito dei dati relativi alle strutture e ai verbali delle autopsie, i ricercatori rilevano quanto abbiamo gi\u00e0 notato a proposito delle complicazioni fisiche correlate all\u2019aborto, e cio\u00e8 che \u201c<em><strong>poich\u00e9 le complicanze provocate dall\u2019aborto indotto sono spesso simili ad altre complicanze ostetriche<\/strong><\/em><em> (aborto spontaneo, emorragie, sepsi), <\/em><strong><em>le morti legate all\u2019aborto [provocate da queste complicanze] sono soggette a essere classificate come morti materne non correlate all\u2019aborto o anche come non correlate alla maternit\u00e0<\/em><\/strong><em>, portando di nuovo alla sottostima sia assoluta che relativa delle morti legate all\u2019aborto<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>Infine<\/em>\u2013 aggiungono i ricercatori \u2013 <em>nelle fonti delle strutture e dei verbali delle autopsie, <\/em><strong><em>le morti legate all\u2019aborto hanno una maggiore probabilit\u00e0, rispetto alle morti materne per altre cause, a essere classificate come \u2018sconosciute\u2019<\/em><\/strong>\u201d. E, concludono, \u201c<em>per il fatto di essere classificate come \u2018sconosciute\u2019, le morti legate all\u2019aborto sono erroneamente classificate come decessi non correlati all\u2019aborto, <\/em><strong><em>portando alla sottostima delle morti associate all\u2019aborto come percentuale di tutte le morti materne<\/em><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dott. Pike cita in proposito anche lo studio di Isabelle Horon osservando che \u201c<em>persino negli Stati Uniti, dove l\u2019aborto \u00e8 ampiamente diffuso e accettato, <\/em><strong><em>i medici non riportano le gravidanze recenti o in corso nel 50% o pi\u00f9 dei certificati di morte <\/em><\/strong><strong>[33]<\/strong><em>, facendo s\u00ec che l\u2019aborto appaia pi\u00f9 sicuro di quanto non sia in realt\u00e0<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scopo dello studio \u2013 scrive Horon \u2013 era quello di \u201c<em>determinare l\u2019entit\u00e0 della sottostima delle morti materne sui certificati di morte<\/em>\u201d, per questo sono state prese in esame e confrontate tra loro tre fonti di dati: i certificati di morte correlati alla maternit\u00e0, i certificati dei bambini partoriti vivi e morti, le perizie dei medici legali. Il confronto delle fonti ha rivelato un tasso di mortalit\u00e0 materna del 60,9% pi\u00f9 elevato rispetto a quello calcolato considerando i soli certificati di morte: il 22,2 contro il 13,8 su 100.000 nati vivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Horon conclude che \u201c<em>come hanno gi\u00e0 dimostrato studi precedenti, quando i dati sulla mortalit\u00e0 materna si basano esclusivamente sui certificati di morte, il numero dei decessi materni risulta sostanzialmente sottostimato. E, poich\u00e9 il calcolo dei tassi di mortalit\u00e0 materna da parte degli Stati \u00e8 desunto dai certificati di morte, si determina una sottovalutazione del problema della mortalit\u00e0 legata alla gravidanza sia a livello statale che nazionale<\/em>\u201d. E, come abbiamo gi\u00e0 detto, se la mortalit\u00e0 materna risulta sottostimata, lo sar\u00e0 anche la mortalit\u00e0 correlata all\u2019aborto. \u201c<em>Allo stato attuale<\/em> \u2013 scrive infine la ricercatrice \u2013\u00a0<em>l\u2019identificazione completa delle morti materne pu\u00f2 essere ottenuta solo raccogliendo informazioni da pi\u00f9 fonti di dati<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro forte sostenitore della cosiddetta <strong>tecnica di \u201crecord-linkage\u201d<\/strong> negli studi, cio\u00e8 della necessit\u00e0 di prendere in considerazione e confrontare tra loro pi\u00f9 fonti di dati per poter avere \u201c<em>un quadro maggiormente fedele dei benefici del parto e dei rischi dell\u2019aborto<\/em>\u201d <strong>[34] <\/strong>\u00e8 il dottor Reardon, convinto che \u201c<em>gli studi di record linkage sono l\u2019unica via che consente di utilizzare un metro di misura coerente e uniforme nel confronto dei tassi di mortalit\u00e0 associati alla gravidanza<\/em>\u201d. Studi autorevoli di record linkage, sulla mortalit\u00e0 materna associata all\u2019aborto, sono stati condotti in Finlandia, Danimarca e California.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Uno studio finlandese<\/strong>, realizzato da ricercatori del\u00a0<em>National Research and Development Center for Welfare and Health<\/em>, ha mostrato che \u201c<em>la presunzione consolidata che l\u2019aborto \u00e8 associato a un minor numero di decessi rispetto al parto, non regge quando la storia di gravidanza delle donne \u00e8 di fatto analizzata utilizzando il record linkage<\/em>\u201d <strong>[35]<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio \u201c<em>ha scoperto che <\/em><strong><em>il 94% delle morti materne associate all\u2019aborto indotto, non \u00e8 identificabile dai soli certificati di morte<\/em><\/strong><em>. Il monitoraggio corretto delle morti associate alla gravidanza \u2013 <\/em>scrivono i ricercatori<em> -, richiede <\/em><strong><em>il collegamento dei certificati di morte con le cartelle cliniche delle donne decedute<\/em><\/strong><em>. Solo in questo modo, concludono, possono essere individuate informazioni accurate sulle gravidanze recenti, informazioni che spesso mancano nei certificati di morte e nelle autopsie<\/em>\u201d. Grazie a questi collegamenti i ricercatori finlandesi \u201c<em>hanno scoperto che il tasso di mortalit\u00e0 associato all\u2019aborto \u00e8 in realt\u00e0 tre volte superiore al tasso di mortalit\u00e0 del parto<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un dato che sfata completamente \u201c<em>quanto precedentemente ampiamente si presumeva<\/em>\u201d basandosi \u201c<em>principalmente su informazioni raccolte dai soli certificati di morte<\/em>\u201d, ovvero che \u201c<em>il tasso di mortalit\u00e0 associato all\u2019aborto indotto fosse solo un sesto di quello del parto<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una conclusione analoga \u00e8 stata raggiunta da <strong>uno studio di record linkage effettuato in Danimarca<\/strong> \u2013 pubblicato sul <em>Medical Science Monitor<\/em> \u2013 condotto anch\u2019esso sulle cartelle cliniche di quasi mezzo milione di donne danesi. Anche in questo caso, il confronto dei dati ha consentito l\u2019individuazione di uno scenario pi\u00f9 veritiero, facendo emergere che \u201c<em>i tassi di mortalit\u00e0 materna sono significativamente pi\u00f9 elevati dopo l\u2019aborto rispetto al parto<\/em>\u201d <strong>[36]<\/strong>. \u201c<em>I dottori e gli altri funzionari che compilano i certificati di morte non sanno quasi mai se la donna deceduta abbia avuto una storia di aborto<\/em>\u201d, ha detto Reardon, \u201c<em>il record linkage \u00e8 l\u2019unico metodo che permette di identificare e confrontare in maniera obiettiva i tassi di mortalit\u00e0 associati alla gravidanza utilizzando parametri conformi<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo studio di record linkage californiano<\/strong> ha invece <strong>confrontato i certificati di morte con le registrazioni dei pagamenti delle spese mediche sostenute per i parti e gli aborti<\/strong>, scoprendo anch\u2019esso un rischio significativamente pi\u00f9 elevato di morire per aborto indotto rispetto al parto. Anche in questo caso, il collegamento delle fonti ha consentito di individuare la sottostima comunemente presente sui certificati di morte e di rettificare le conclusioni false sulla sicurezza dell\u2019aborto, in generale, e sulla maggiore sicurezza dell\u2019aborto rispetto al parto, in particolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Reardon ha commentato: \u201c<em>Collegando i certificati di morte direttamente alle registrazioni dei pagamenti, possiamo finalmente ottenere un\u2019immagine accurata di ci\u00f2 che realmente accade. Questo \u00e8 il primo studio americano che utilizza uno standard uniforme e obiettivo per confrontare le morti associate all\u2019aborto e al parto<\/em>\u201d <strong>[37]<\/strong>. E ha aggiunto: \u201c<em>Da tempo i critici dell\u2019aborto contestano le inesattezze ampiamente riconosciute delle cifre sulla mortalit\u00e0 provocata dall\u2019aborto<\/em>\u201d. Uno dei problemi \u00e8 che \u201c<em><strong>non esistono regolamenti federali o statali per riportare le complicazioni da aborto<\/strong><\/em><em>. In effetti, i codici di classificazione internazionali per l\u2019identificazione delle cause di morte non forniscono alcuno strumento per identificare l\u2019aborto chirurgico come causa di morte<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, un altro problema \u00e8 che \u201c<em>anche se esistesse un metodo per registrare le morti correlate all\u2019aborto, l\u2019accuratezza delle rilevazioni per determinare <strong>l<\/strong><\/em><strong><em>a sottostante causa di morte sarebbe ancora vincolata al giudizio dei medici legali<\/em><\/strong><em>. Le morti per suicidio o a causa di infezioni prolungate nel tempo, per esempio, possono essere difficili da attribuire a una causa specifica<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Reardon denuncia <strong>la tendenza delle organizzazioni abortiste e persino delle autorit\u00e0 statali e nazionali \u201c<\/strong><em><strong>a minimizzare o occultare le tracce scritte intorno alle morti per aborto<\/strong><\/em><strong>\u201d [38]<\/strong>. \u201c<em>L\u2019occultamento delle morti legate all\u2019aborto<\/em> \u2013 osserva Reardon \u2013 <em>\u00e8 perfino favorito dalla regola numero 12 della Classificazione Internazionale delle Malattie dell\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0. Questa regola stabilisce che <\/em><strong><em>le morti dovute a trattamenti medici e chirurgici debbano essere riportate come complicazioni derivanti dalla procedura (per esempio, embolia) e non come condizione del trattamento (per esempio, aborto volontario)<\/em><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricercatrice Isabelle B\u00e9gin \u2013 continua Reardon \u2013 \u201c<em>sostiene che ci\u00f2 rende l\u2019aborto una categoria \u2018fantasma\u2019 per cui \u00e8 praticamente impossibile codificare una morte provocata dall\u2019aborto. I medici codificatori hanno infatti comunicato che ogni tentativo di codificare una morte come dovuta all\u2019aborto produce un \u2018messaggio di rifiuto\u2019 da parte del programma informatico fornito dal National Center for Health Statistics. Solo un numero irrisorio di morti correlate all\u2019aborto pu\u00f2 essere effettivamente classificato sotto la voce aborto, quelle per le quali il certificato di morte attribuisce categoricamente e inequivocabilmente all\u2019aborto la causa alla base del decesso<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le autorit\u00e0 statali e federali impegnate nell\u2019occultamento delle morti per aborto, il dott. Reardon inserisce anche il <em><strong>Centers for Disease Control and Prevention<\/strong><\/em><strong> (CDC)<\/strong>, un\u2019importante agenzia federale di controllo sulla sanit\u00e0 pubblica del Dipartimento della Salute degli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pi\u00f9 grande ente abortista americano \u201c<em>Planned Parenthood e il suo stretto alleato, il Guttmacher Institute<\/em> \u2013 scrive Reardon -, <em>continuano a diffondere il messaggio che l\u2019aborto \u00e8 pi\u00f9 sicuro del parto. La loro tesi si basa sul confronto tra i tassi nazionali delle morti per parto e per aborto diffusi dal Centers for Disease Control, ma entrambi i gruppi di dati sono desunti principalmente dai certificati di morte<\/em>\u201d <strong>[39]<\/strong>, nei quali \u2013 come evidenziato \u2013 le morti correlate all\u2019aborto risultano fortemente sottostimate. Reardon sottolinea anche \u201c<em>la resistenza del CDC ad adottare le nuove tecniche di record linkage<\/em>\u201d nella determinazione della mortalit\u00e0 materna correlata all\u2019aborto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Evidentemente il CDC non ha interesse a diffondere la verit\u00e0 sull\u2019aborto, viste anche le altre anomalie che lo riguardano. Risulta infatti che i medici a capo dell\u2019unit\u00e0 di controllo sull\u2019aborto del CDC, abbiano degli evidenti conflitti di interesse, poich\u00e9 \u2013 scrive Reardon \u2013 \u201c<em>non solo l\u2019unit\u00e0 di controllo del CDC \u00e8 guidata da sostenitori dell\u2019aborto, ma \u00e8 anche composta regolarmente da abortisti di professione! \u00c8 come se i consulenti della produzione di sigarette Philip Morris, fossero tra i responsabili dell\u2019unit\u00e0 di controllo del cancro al polmone del CDC. Chiaramente, l\u2019unit\u00e0 di controllo dell\u2019aborto del CDC \u00e8 pi\u00f9 interessata a proteggere la salute dell\u2019industria dell\u2019aborto americana piuttosto che a proteggere la salute delle donne americane<\/em>\u201d. Mark Crutcher, fondatore dell\u2019organizzazione pro-life <em>Life Dynamics<\/em>, ha commentato: \u201c<em>L\u2019unit\u00e0 di controllo dell\u2019aborto del CDC \u00e8 stata istituita dai promotori dell\u2019aborto non per monitorare, ma per difendere e promuovere l\u2019aborto<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non stupisce, quindi, se questi enti statali abbiano tutto l\u2019interesse a minimizzare, contraffare e occultare le complicanze associate all\u2019aborto indotto. Tuttavia, basta esserne consapevoli tenendo conto del fatto che le cifre che diffondono sono in realt\u00e0 solo una minima parte delle morti provocate dall\u2019aborto. Pertanto se le <strong>431 morti ufficiali da aborti legali indotti avvenute negli Stati Uniti<\/strong> \u2013 riportate dal CDC per il periodo 1973-2013 (tabella 23) <strong>[40] <\/strong>\u2013 sembrano di per s\u00e9 gi\u00e0 elevate, bisogna avere cognizione del fatto che esse sono solo una piccola parte dei decessi a seguito di aborti legali indotti realmente avvenuti solo negli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>Negli Stati Uniti e in Europa<\/em>\u00a0\u2013 osserva Reardon \u2013\u00a0<em>gli attivisti del controllo della popolazione, i Governi, le ONG e i circoli accademici, stanno facendo pressione sui Paesi in via di sviluppo per legalizzare l\u2019aborto. Il loro obiettivo da tempo documentato \u00e8 quello di ridurre i tassi di natalit\u00e0 tra i poveri, ma quest\u2019obiettivo \u00e8 mascherato con il discorsetto pi\u00f9 politicamente corretto secondo cui l\u2019aborto \u00e8 pi\u00f9 sicuro del parto e rappresenta un beneficio per la salute delle donne<\/em>\u201d. Motivo per cui \u201c<em>ogni evidenza che mette in discussione quel discorsetto viene pervicacemente ignorata o eliminata\u2026 Le prove dei rischi associati all\u2019aborto sono eliminate per ragioni ideologiche e politiche<\/em>\u201d <strong>[41]<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ancora: \u201c<em>Considerato il peso dei moltissimi studi statisticamente validi, nonch\u00e9 i resoconti dei medici e delle donne che attribuiscono sintomi di stress post-traumatico ai loro aborti, sembra evidente che lo sforzo dei pochi che negano categoricamente che l\u2019aborto possa contribuire a reazioni traumatiche \u00e8 guidato, non dalla scienza, ma da considerazioni ideologiche<\/em>\u201d <strong>[42]<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Riepilogo e sintesi delle cause che generano la sottostima<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/aborto.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-27566\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/aborto.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sulla salute fisica:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><u>In generale:<\/u><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">La donna occulta l\u2019aborto indotto dicendo che ha avuto o sta avendo un aborto spontaneo: le complicazioni sono imputate all\u2019aborto spontaneo.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Nei Paesi in cui l\u2019aborto \u00e8 legalmente limitato o fortemente stigmatizzato, la paura di ripercussioni legali o sociali porta le donne che incorrono in complicanze legate all\u2019aborto a cercare con meno probabilit\u00e0 aiuto presso le strutture sanitarie.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">I medici non riportano (involontariamente o intenzionalmente) le complicazioni o, se le riportano, non specificano la correlazione con l\u2019aborto indotto: un\u2019infezione sar\u00e0 registrata semplicemente come infezione, un\u2019emorragia solo come emorragia.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">I medici abortisti eludono l\u2019obbligo di notifica allo Stato delle complicazioni correlate all\u2019aborto che hanno diagnosticato o trattato.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><u>Negli studi:<\/u><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">Molti studi prendono in considerazione solo le donne sane, escludendo in particolare le donne che hanno un rischio pi\u00f9 elevato di complicazioni.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">L\u2019omert\u00e0 delle donne sulle proprie storie di aborto determina una sottostima dei casi di aborto e quindi delle sue conseguenze.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Le complicazioni gravi vengono inserite nel gruppo delle conseguenze minori o non vengono inserite affatto.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Vengono volutamente esclusi dal computo degli aborti da analizzare quelli che hanno caratteristiche simili agli aborti indotti (aborti da gravidanze extrauterine, aborti spontanei).<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Per gli studi sul cancro al seno, in particolare si registrano: l\u2019incapacit\u00e0 di garantire un adeguato periodo di follow-up, l\u2019uso di registri abortivi imprecisi, la scelta di popolazioni di studio inadeguate e il non aver affrontato adeguatamente la sotto-denuncia dell\u2019aborto.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sulla salute psichica:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><u>Nello studio \u201cTurnaway\u201d:<\/u><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">La pletora di documenti pubblicati nell\u2019ambito dello studio Turnaway si basa su un unico insieme di dati viziati.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Lo studio \u00e8 stato finanziato e realizzato da organizzazioni dichiaratamente abortiste impegnate in programmi di salute riproduttiva nel mondo: accesso libero e gratuito ad aborto e contraccezione.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Lo studio risente di un elevato bias di selezione: inizialmente ha partecipato solo il 31,9% delle donne contattate, ma abbandoni successivi hanno portato la partecipazione a 5 anni ad appena il 22% delle donne.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><u>Negli studi in generale:<\/u><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">Bias di selezione: le donne pi\u00f9 angosciate dall\u2019aborto indotto si rifiutano di partecipare o, se accettano di partecipare, si ritirano successivamente dalla ricerca (studio di Lundell: partecipazione 29%; studio di Holmlund: partecipazione 18,3%; studio di Ditzhuijzen: partecipazione 13%; studio di Kimport: il 50% delle donne non sono state reclutate perch\u00e9 ritenute troppo sconvolte; gli studi che prendono in esame il senso di \u201csollievo\u201d dopo l\u2019aborto hanno tassi di abbandono del 50% e pi\u00f9).<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">I ricercatori modificano la metodologia di ricerca in modo da minimizzare e occultare gli effetti dell\u2019aborto sulla salute mentale (per es. Munk-Olsen) e si rifiutano di condividere i dati dei loro studi per la verifica e la rianalisi da parte di altri ricercatori.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">I tempi in cui vengono condotte le rilevazioni non sono attendibili (nello studio di Toffol il calo dell\u2019ansia dopo l\u2019aborto \u00e8 stato misurato qualche ora prima e subito dopo l\u2019intervento abortivo).<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Incapacit\u00e0 di seguire gli effetti psicologici per un periodo abbastanza lungo (gli studi di Trybulski e Goodwin mostrano che all\u2019inizio l\u2019aborto era stato superato bene dalle donne, ma anni dopo le stesse hanno riconsiderato l\u2019evento in maniera negativa).<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">L\u2019omert\u00e0 delle donne sulle proprie storie di aborto pu\u00f2 diluire gli effetti negativi negli studi se le donne che hanno abortito, ma dicono di non averlo fatto, entrano a far parte del gruppo di controllo dello studio.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Gli studi che si basano sull\u2019auto-segnalazione di problemi di natura psichica, sia attuali che passati, possono richiamare bias e\/o distorsioni dovute alla dissonanza cognitiva attinente a un ricordo doloroso da rivivere (studio di Keys).<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Uso di termini vaghi che confondono piuttosto che chiarire (per es. ritenere che tutti gli aborti siano il frutto di gravidanze indesiderate, oppure rilevare il senso di \u201csollievo\u201d dopo l\u2019aborto senza specificarne l\u2019origine, cio\u00e8 cos\u2019\u00e8 che lo ha determinato.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Le opzioni delle emozioni negative provate dalle donne sono limitate solo a pochissime scelte e non rappresentano l\u2019intera gamma delle esperienze da loro vissute.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">I ricercatori diluiscono il numero delle emozioni negative raggruppandole o \u201cmediandole\u201d in un singolo punteggio e nel contempo riportano, per esempio, il \u201csollievo\u201d in una singola categoria.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sulla mortalit\u00e0:<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">La sottostima della mortalit\u00e0 materna determina la sottostima della mortalit\u00e0 correlata all\u2019aborto in quanto espressione percentuale calcolata sul totale della mortalit\u00e0 materna.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Mortalit\u00e0 materna e mortalit\u00e0 correlata all\u2019aborto indotto risultano sottostimate perch\u00e9: nei certificati di morte non vengono riportate le gravidanze in corso o recenti delle donne decedute (per es. negli Stati Uniti la mancata segnalazione riguarda il 50% o pi\u00f9 dei certificati di morte); nei certificati di morte non vengono riportate le cause che hanno provocato la morte; la maggior parte dei Paesi non realizza indagini confidenziali sulle cause della mortalit\u00e0 materna; nei registri di stato civile mancano fino al 30-50% delle morti materne; il 75% delle nascite a livello globale avviene in Paesi in cui non esistono sistemi di registrazione.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Aborti volontari e aborti spontanei sono raggruppati insieme (per es. stime dell\u2019OMS).<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Per paura di implicazioni legali o sociali, i familiari di donne morte a causa dell\u2019aborto sono riluttanti a partecipare agli studi.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Le morti per suicidio o dovute a infezioni prolungate nel tempo possono essere difficili da attribuire a una causa specifica.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">A causa della somiglianza tra le complicazioni correlate all\u2019aborto indotto con le complicazioni dovute ad altri problemi ostetrici (aborto spontaneo, emorragie, sepsi), sia nei documenti delle strutture sanitarie che nei verbali delle autopsie, le morti legate all\u2019aborto provocate da queste complicanze sono classificate come morti materne non correlate all\u2019aborto o anche come non correlate alla maternit\u00e0.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Sia nei documenti riconducibili alle strutture sanitarie che nei verbali delle autopsie, le morti correlate all\u2019aborto hanno una maggiore probabilit\u00e0 di essere classificate come sconosciute.<\/li>\n<li>I ricercatori negli studi e le organizzazioni governative preposte al calcolo dei tassi di mortalit\u00e0 materna, prendono in esame solo un\u2019unica fonte (i certificati di morte) rifiutandosi di adottare il pi\u00f9 veritiero metodo di record linkage. Tra gli enti statali spicca in particolare l\u2019americano\u00a0<em>Centers for Disease Control<\/em>, organo preposto al controllo sull\u2019aborto, il quale ha pi\u00f9 interesse a difendere l\u2019industria abortiva americana che la salute delle donne essendo composto da promotori dell\u2019aborto e abortisti di professione.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">I codici di classificazione internazionali per l\u2019identificazione delle cause di morte non prevedono l\u2019aborto chirurgico tra le cause di morte. Tuttavia, anche se ci\u00f2 fosse previsto, l\u2019accuratezza nel determinare la sottostante causa di morte sarebbe pur sempre vincolata al giudizio dei medici legali.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">La regola n. 12 della Classificazione Internazionale delle Malattie dell\u2019OMS favorisce l\u2019occultamento delle morti correlate all\u2019aborto: le morti dovute a trattamenti medici e chirurgici devono essere riportate come complicazioni derivanti dalla procedura (per esempio, embolia) e non come condizione del trattamento (per esempio, aborto volontario).<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Le prove dei rischi associati all\u2019aborto sono occultate o eliminate per ragioni ideologiche e politiche: l\u2019obiettivo di riduzione dei tassi di natalit\u00e0 nei Paesi poveri viene perseguito con l\u2019asserzione secondo cui l\u2019aborto \u00e8 pi\u00f9 sicuro del parto e quindi rappresenta un beneficio per la salute delle donne.<\/li>\n<\/ul>\n<p>____________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[1]<\/strong> Greg Pike, \u201cAbortion and women\u2019s health\u201d, aprile 2017, <a href=\"https:\/\/www.spuc.org.uk\/~\/media\/Files\/Abortion-and-Womens-Health_April-2017.ashx\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.spuc.org.uk\/~\/media\/Files\/Abortion-and-Womens-Health_April-2017.ashx<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[2]<\/strong> Pedersen W (2008) Abortion and depression: a population-based longitudinal study of young women, Scandinavian Journal of Public Health 36:424-428.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[3]<\/strong> Scholten BL, Page-Christiaens GCML, Franx A, Hukkelhoven CWPM &amp; Koster MPH (2013) The influence of pregnancy termination on the outcome of subsequent pregnancies: a retrospective cohort study. BMJ Open 3:e002803.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[4]<\/strong> White K, Carroll E &amp; Grossman D, (2015),\u00a0<em>Complications from first-trimester aspiration abortion: a systematic review of the literature<\/em>, Contraception 92:422-438.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[5]<\/strong> Lorenza Perfori, \u201c<em>Complicanze associate all\u2019aborto indotto: il Ministero della Salute \u2018d\u00e0 i numeri\u2019<\/em>\u201d, http:\/\/www.libertaepersona.org, 3 settembre 2018, <a href=\"http:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2018\/09\/complicanze-associate-allaborto-indotto-il-ministero-della-salute-da-i-numeri\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.libertaepersona.org\/wordpress\/2018\/09\/complicanze-associate-allaborto-indotto-il-ministero-della-salute-da-i-numeri\/<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[6]<\/strong> Randy O\u2019Bannon, \u201cMisleading study falsely claims abortion is \u2018Safe\u2019 for women\u201d, www.lifenews.com, 26 giugno 2018, <a href=\"http:\/\/www.lifenews.com\/2018\/06\/26\/misleading-study-falsely-claims-abortion-is-safe-for-women\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.lifenews.com\/2018\/06\/26\/misleading-study-falsely-claims-abortion-is-safe-for-women\/<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[7]<\/strong> Jones RK, Kost K., \u201cUnderreporting of induced and spontaneous abortion in the United States: an analysis of the 2002 National Survey of Family Growth\u201d, <em>Studies in Family Planning<\/em>, 2007, <a href=\"https:\/\/www.ncbi.nlm.nih.gov\/pubmed\/17933292\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.ncbi.nlm.nih.gov\/pubmed\/17933292<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[8]<\/strong> A. Pompili \u2013 M. Parachini, \u201cAborto. Le dichiarazioni di fede non hanno nulla a che vedere con scienza e corrette informazioni\u201d, <em>www.quotidianosanit\u00e0.it<\/em>, 7 maggio 2018, <a href=\"http:\/\/www.quotidianosanita.it\/lettere-al-direttore\/articolo.php?articolo_id=61489\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.quotidianosanita.it\/lettere-al-direttore\/articolo.php?articolo_id=61489<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[9]<\/strong> <a href=\"https:\/\/www.ncbi.nlm.nih.gov\/pubmed\/27973641\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.ncbi.nlm.nih.gov\/pubmed\/27973641<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[10]<\/strong> Purcell C, Cameron S, Caird L, Flett G &amp; Laird G, (2014), <em>Access to and experience of later abortion: accounts from women in Scotland<\/em>, Perspectives on Sexual and Reproductive Health 46(2):101-108.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[11]<\/strong> Wallin Lundell I, Georgsson \u00d6hman S, Frans \u00d6 et al., (2013), <em>Posttraumatic stress among women after induced abortion: a Swedish multi-centre cohort study<\/em>, BMC Womens Health 13:52.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[12]<\/strong> Wallin Lundell I, Sundstrom Poromaa I, Frans O et al., (2013),\u00a0<em>The prevalence of posttraumatic stress among women requesting induced abortion<\/em>, Eur J Contracept Reprod Health Care 18:480\u2013488.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[13]<\/strong> Weisaeth L, (1989), <em>Importance of high response rates in traumatic stress research<\/em>, Acta Psychiatr Scand Suppl 355:131-137.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[14]<\/strong> Holmlund S, Kaljonen A, Junttila N, R\u00e4ih\u00e4 H, M\u00e4kinen J &amp; Rautava P, (2014), <em>Psychological ill-being experienced by first-time mothers and their partners in pregnancy after abortion: a cohort study<\/em>, J Psychosom Obstet Gynaecol 35(4):132-9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[15]<\/strong> Van Ditzhuijzen J, ten Have M, de Graaf R, van Nijnatten CH, Vollebergh WA, (2013), <em>Psychiatric history of women who have had an abortion<\/em>, J Psychiatr Res 47(11):1737-43.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[16]<\/strong> Reardon DC, (2015), <em>Postpartum mental health study flawed by fetal loss omission<\/em>, Scandinavian Journal of Primary Health Care 33(4):318-319.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[17]<\/strong> David C Reardon, <em>The abortion and mental health controversy: A comprehensive literature review of common ground agreements, disagreements, actionable recommendations, and research opportunities<\/em>, Sage Open Medicine, 29 ottobre 2018, <a href=\"https:\/\/journals.sagepub.com\/doi\/full\/10.1177\/2050312118807624\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/journals.sagepub.com\/doi\/full\/10.1177\/2050312118807624<\/a>. Citato da Amy Sobie,\u00a0<em>Review of Over 200 Medical Studies Finds Abortion Contributes to Mental Health Problems for Women<\/em>, www.lifenews.com, 2 novembre 2018,<a href=\"https:\/\/www.lifenews.com\/2018\/11\/02\/review-of-over-200-medical-studies-finds-abortion-contributes-to-mental-health-problems-for-women\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.lifenews.com\/2018\/11\/02\/review-of-over-200-medical-studies-finds-abortion-contributes-to-mental-health-problems-for-women\/<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[18]<\/strong> Kimport K, (2012), <em>(Mis)Understanding abortion regret<\/em>, Symbolic Interaction 35(2):105-122.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[19]<\/strong> Toffol E, Pohjoranta E, Suhonen S et al., (2016), <em>Anxiety and quality of life after first-trimester termination of pregnancy: a prospective study<\/em>, Acta Obstet Gynecol Scand 95(10):1171-80.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[20]<\/strong> Reardon DC, (2016), <em>Missed opportunities and overstated results in anxiety and quality of life study following termination of pregnancy<\/em>, Acta Obstet Gynecol Scand doi: 10.1111\/aogs.13053.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[21]<\/strong> Trybulski J, (2005), <em>The long-term phenomena of women\u2019s postabortion experiences<\/em>, Western Journal of Nursing 27(5):577-582.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[22]<\/strong> Goodwin P &amp; Ogden J, (2007), <em>Women\u2019s reflections upon their past abortions: An exploration of how and why emotional reactions change over time<\/em>, Psychology and Health 22(2):231-248.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[23]<\/strong> Trybulski J, (2006), <em>Women and abortion: the past reaches into the present<\/em>, Journal of Advanced Nursing 54(6):683-690.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[24]<\/strong> D. Reardon, ott. 2018, art. cit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[25]<\/strong> Keys J, (2010),\u00a0<em>Running the gauntlet: women\u2019s use of emotion management techniques in the abortion experience<\/em>, Symbolic Interaction 33(1):41-70.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[26]<\/strong> D. Reardon, ott. 2018, art. cit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[27]<\/strong> Gerland P, Masquelier B, Helleringer S, Hogan D, Mathers CD et al., (2015), <em>Correspondence: Maternal mortality estimates<\/em>, The Lancet 384(9961):2211.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[28]<\/strong> Say L, Chou D, Gemmill A, Tun\u00e7alp \u04e6, Moller AB et al., (2014),\u00a0<em>Global causes of maternal death: a WHO systematic analysis<\/em>, Lancet Glob Health 2:e323-33.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[29]<\/strong> Kassebaum NJ, Bertozzi-Villa A &amp; Coggeshall MS et al., (2014), <em>Global, regional, and national levels and causes of maternal mortality during 1990-2013: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2013<\/em>, The Lancet 384:980-1004.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[30]<\/strong> Coleman PK, Reardon DC, &amp; Calhoun BC, (2012), <em>Reproductive history patterns and long-term mortality rates: a Danish, population-based record linkage study<\/em>, European Journal of Public Health 23(4):579-574.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[31]<\/strong> Gerdts C, Vohra D &amp; Ahern J, (2013),\u00a0<em>Measuring unsafe abortion-related mortality: a systematic review of the existing methods<\/em>, PLOS One 8(1):e53346.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[32]<\/strong> Gerdts C, Tun\u00e7alp O, Johnston H &amp; Ganatra B, (2015), <em>Measuring abortion-related mortality: challenges and opportunities<\/em>, Reproductive Health 12:87.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[33]<\/strong> Horon I, (2005),\u00a0<em>Under-reporting of maternal deaths on death certificates and the magnitude of the problem of maternal mortality<\/em>, Am J Public Health 95:478-82.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[34]<\/strong> \u201c<em>Abortions increase risk of maternal death: new study<\/em>\u201d, Elliot Institute, 2012, <a href=\"http:\/\/afterabortion.org\/2012\/multiple-abortions-increase-risk-of-maternal-death-new-study\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/afterabortion.org\/2012\/multiple-abortions-increase-risk-of-maternal-death-new-study\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[35]<\/strong> \u201c<em>New study finds women are three times more likely to die after an abortion<\/em>\u201d, Elliot Institute, 9 settembre 2005, <a href=\"http:\/\/afterabortion.org\/2005\/cdc-abortion-mortality-reports-flawed-new-study-and-head-of-cdcs-admission\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/afterabortion.org\/2005\/cdc-abortion-mortality-reports-flawed-new-study-and-head-of-cdcs-admission\/<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[36]<\/strong> \u201c<em>Higher death rates after abortion found in U.S., Finland, and Denmark<\/em>\u201d, Elliot Institute, 2012, <a href=\"http:\/\/afterabortion.org\/2012\/higher-death-rates-after-abortion-found-in-u-s-finland-and-denmark\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/afterabortion.org\/2012\/higher-death-rates-after-abortion-found-in-u-s-finland-and-denmark\/<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[37]<\/strong> \u201c<em>New study shows abortion death rate higher than previously known<\/em>\u201d, Elliot Institute, 2002, <a href=\"http:\/\/afterabortion.org\/2002\/new-study-shows-abortion-death-rate-higher-than-previously-known\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/afterabortion.org\/2002\/new-study-shows-abortion-death-rate-higher-than-previously-known\/<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[38]<\/strong> \u201c<em>The cover-up: why U.S. abortion mortality statistics are meaningless<\/em>\u201d, Elliot Institute, 2000, <a href=\"http:\/\/afterabortion.org\/2000\/the-cover-up-why-u-s-abortion-mortality-statistics-are-meaningless\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/afterabortion.org\/2000\/the-cover-up-why-u-s-abortion-mortality-statistics-are-meaningless\/<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[39]<\/strong> Elliot Institute, 9 settembre 2005, art. cit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[40]<\/strong> Tara C. Jatlaoui, MD et al., \u201c<em>Abortion Surveillance \u2014 United States, 2014<\/em>\u201d, Centers for Disease Control and Prevention, 24 novembre 2017,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.cdc.gov\/mmwr\/volumes\/66\/ss\/ss6624a1.htm?s_cid=ss6624a1_w\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.cdc.gov\/mmwr\/volumes\/66\/ss\/ss6624a1.htm?s_cid=ss6624a1_w<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[41]<\/strong> Elliot Institute, 2012, art. cit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[42]<\/strong> D. Reardon, ott. 2018, art. cit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">_______________________<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Leggi anche:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=40975\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Complicanze associate all\u2019aborto indotto: il Ministero della Salute \u201cd\u00e0 i numeri\u201d<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=39481\">Gli ultimi dati scioccanti che arrivano dall\u2019Inghilterra confermano che l\u2019aborto \u201csicuro\u201d non esiste<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da Libert\u00e0 e Persona 24 Novembre 2018 di Lorenza Perfori La ricerca scientifica volta a individuare le complicazioni a carico della salute fisica e psichica della donna provocate dall\u2019aborto indotto pecca di ostacoli e limiti specifici, di falsificazioni e occultamenti intenzionali, che portano erroneamente a ritenere l\u2019aborto una procedura sicura o \u2013 come non mancano &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/ecco-le-cause-che-generano-la-sottostima-delle-complicazioni-fisiche-e-psichiche-provocate-dallaborto-indotto\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":41704,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[2386,1479],"class_list":["post-41703","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-aborto","tag-aborto","tag-sindrome-post-aborto","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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