{"id":4154,"date":"2010-10-28T00:00:00","date_gmt":"2010-10-27T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-01-01T20:06:26","modified_gmt":"2016-01-01T19:06:26","slug":"la-dignit-della-persona-nelle-discussioni-sulla-bioetica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-dignit-della-persona-nelle-discussioni-sulla-bioetica\/","title":{"rendered":"La dignit&agrave; della persona nelle discussioni sulla bioetica"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/10\/persona.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-29067\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/10\/persona.jpg\" alt=\"persona\" width=\"250\" height=\"190\" \/><\/a>Studi cattolici<\/strong> n.595 Settembre 2010<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In queste pagine il prof. Giovanni Stelli riepiloga con chiarezza le corrette definizioni di individuo e di persona, sgomberando il campo da sterili discussioni su scienza e fede, confessionalismo e laicit\u00e0. Si tratta di impostare la cruciale questione della bioetica in termini antropologici, anche per dare un fondamento oggettivo ai diritti universali dell&#8217;uomo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sullo sfondo, l&#8217;analisi filosofica di Robert Spaemann. Il prof. Stelli, gi\u00e0 docente di Pedagogia e Didattica della filosofia nell&#8217;Universit\u00e0 della Basilicata, ha pubblicato, fra l&#8217;altro, La ricerca del fondamento (1995), Il labirinto e l&#8217;orizzonte (1998), Modelli di insegnamento della filosofia (2001), La scienza della prassi (2009). Con P. Sensi \u00e8 autore di una Storia della filosofia in tre volumi. Il libro di Giovanni Stelli, Il filo di Arianna (2007), \u00e8 stato ampiamente illustrato da Michelangelo Pel\u00e0ez nel n. 578 (2009) di Studi cattolici.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Giovanni Stelli<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Qual \u00e8 l&#8217;effettiva posta in gioco nelle questioni bioetiche che sempre pi\u00f9 frequentemente sembrano dividere l&#8217;opinione pubblica in due campi opposti, come \u00e8 avvenuto di recente a proposito del \u00abcaso Englaro\u00bb? A questa domanda difficilmente si potrebbe dare una risposta sensata sulla base delle pur copiose informazioni fornite dalla stampa quotidiana e dalle televisioni. La discussione, infatti, viene in genere presentata come uno scontro tra fede e ragione, tra integralismo religioso e \u00ablaicit\u00e0\u00bb, tra fede e scienza.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 veramente cos\u00ec o non si tratta piuttosto di un conflitto tra diverse concezioni dell&#8217; uomo e della ragione? Il classico argomento dei fautori della \u00abragione\u00bb e della \u00ablaicit\u00e0\u00bb, che pi\u00f9 correttamente dovrebbero esser detti laicisti, viene cos\u00ec proposto: con questa determinata legge (che consente, per esempio, l&#8217;aborto o l&#8217;eutanasia) non si obbliga il credente a fare ci\u00f2 che la legge consente; ma il credente, a sua volta, non ha il diritto di obbligare gli altri a non fare ci\u00f2 che essi ritengono lecito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il credente, coerente con la sua fede, non ricorrer\u00e0, per esempio, all&#8217;aborto, ma il non credente potr\u00e0 ricorrervi, senza che l&#8217;uno violi la libert\u00e0 dell&#8217;altro e viceversa. In altri termini: perch\u00e9 mai il credente dovrebbe imporre a tutti, anche ai non credenti, i suoi particolari convincimenti religiosi? A questa posizione laica e liberale, rispettosa dei diritti di tutti, si opporrebbe quindi una posizione integralista che vorrebbe invece obbligare tutti a seguire una concezione morale particolare; e ci\u00f2 costituirebbe un&#8217;indebita intromissione della religione (di una religione) nella sfera pubblica dello Stato laico, il quale per definizione deve essere neutrale rispetto a tutte le possibili diverse visioni del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, il carattere sofistico del ragionamento pu\u00f2 essere facilmente evidenziato mediante un argomento controfattuale. Supponiamo che si voglia e si possa far approvare una legge volta a reintrodurre l&#8217;istituto della schiavit\u00f9 in forma volontaria (stabilendo cio\u00e8 la necessit\u00e0 dell&#8217;assenso dell&#8217;eventuale candidato schiavo a essere ridotto in schiavit\u00f9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ragionamento a difesa di una iniziativa del genere sarebbe del tutto identico a quello menzionato in precedenza: io non ti obbligo n\u00e9 ad avere schiavi n\u00e9 a diventare schiavo; se nutri determinate convinzioni, rifiuterai queste possibilit\u00e0; ma perch\u00e9 negarle ad altri che non la pensano come te, che valutano positivamente l&#8217;istituto della schiavit\u00f9, sia dal lato del padrone sia da quello dello schiavo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella forma in cui \u00e8 presentato, l&#8217;argomento <em>non <\/em>pu\u00f2 avere quindi una validit\u00e0 generale: esso vale in tutti i casi in cui <em>non entra in gioco una violazione <\/em><em>dei diritti fondamentali <\/em>dell&#8217;uomo. Ognuno ha il diritto e la possibilit\u00e0 di arricchirsi in modo lecito, ma non tutti sono obbligati a farlo; ognuno ha la libert\u00e0 di praticare una determinata religione, ma non tutti sono obbligati a farlo e cos\u00ec via. \u00c8 chiaro, invece, che l&#8217;argomento non pu\u00f2 essere esteso ad affermazioni come \u00abognuno pu\u00f2 possedere schiavi (consenzienti), ma nessuno \u00e8 obbligato a farlo\u00bb o \u00abognuno ha il diritto di praticare la pedofilia (con minori consenzienti), ma nessuno \u00e8 obbligato a farlo\u00bb e cos\u00ec via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ci troviamo pertanto di fronte a un conflitto tra fede e ragione, bens\u00ec a un confitto tra <em>diverse concezioni dell&#8217; uomo, <\/em>in cui in prima istanza non \u00e8 affatto questione di opzioni religiose. Lo scontro si gioca completamente sul piano della ragione e dei diritti fondamentali dell&#8217;uomo, diritti che non sono sottoposti alle regole della maggioranza e del consenso, ma che costituiscono o dovrebbero costituire il presupposto incondizionato delle leggi positive (si pensi alla \u00abDichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo\u00bb del 1948).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 necessaria un&#8217;ulteriore precisazione, in quanto il presunto conflitto tra fede e ragione viene spesso presentato come un conflitto tra fede e <em>scienza: <\/em>bisogna, si sostiene, <em>lasciar fare alla scienza, <\/em>affidarsi agli scienziati, e non gi\u00e0 interferire indebitamente nella libert\u00e0 di ricerca con opzioni religiose particolari. La tesi presuppone che (a) la scienza sia in grado di dare risposte alla domanda su ci\u00f2 che si <em>de<\/em><em>ve <\/em>fare e (b) che le risposte della scienza siano univoche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda assunzione \u00e8 smentita dalla pi\u00f9 elementare esperienza: non c&#8217;\u00e8 problema (si pensi, per esempio, alla questione del \u00abriscaldamento del pianeta\u00bb) su cui gli scienziati non siano divisi, su cui gli \u00abesperti\u00bb non diano risposte diverse e, a volte, addirittura opposte. Ma, anche nei rari casi in cui siano condivise dalla comunit\u00e0 scientifica, le risposte degli scienziati non riguardano e non possono mai riguardare in linea di principio ci\u00f2 che si <em>deve <\/em>fare, bens\u00ec si limitano a fornirci gli strumenti indispensabili per sapere che cosa si <em>pu\u00f2 <\/em>fare, le cognizioni necessarie che ci consentono poi di decidere ci\u00f2 che si deve fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo avere una risposta scientifica alla domanda su che cosa sia un feto dell&#8217;et\u00e0 di tre mesi, ma la risposta alla domanda se sia lecito eliminarlo con una pratica abortiva dipende da presupposti di altro tipo: dal fatto di considerarlo \u00abpersona\u00bb o \u00abnon persona\u00bb o \u00abpersona potenziale\u00bb, dal peso rilevante che secondo alcuni va attribuito all&#8217;interesse della madre, dei genitori, della societ\u00e0 e cos\u00ec via; dipende cio\u00e8 da una serie di presupposti <em>filosofici. <\/em>L&#8217;idea che si debba \u00ablasciar fare\u00bb alla scienza \u00e8 essa stessa un&#8217;idea filosofica, caratteristica di quella filosofia ingenua detta <em>scienti<\/em><em>smo, <\/em>che spaccia per certezze \u00abscientifiche\u00bb convinzioni filosofiche implicite e inconsapevoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un \u00abincantesimo\u00bb millenario &amp; il \u00abnuovo\u00bb utilitarismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dietro le battaglie <em>apparenti <\/em>tra fede e ragione, integralismo e laicit\u00e0, fede e scienza si svolge dunque un&#8217;altra battaglia, che \u00e8 quella <em>reale, <\/em>tra diverse visioni dell&#8217;uomo, diverse concezioni antropologiche. Una delle novit\u00e0 pi\u00f9 radicali del nostro tempo \u00e8 costituita infatti da una profonda mutazione di quella visione dell&#8217;uomo che, pur con declinazioni molteplici e differenti, ha caratterizzato la cultura occidentale per due millenni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una mutazione annunciata con entusiasmo da alcuni filosofi e bioeticisti, come Maurizio Mori, che ha scritto a proposito del \u00abcaso Englaro\u00bb: \u00abEluana ha rotto <em>l&#8217;incantesimo della sacralit\u00e0 della vita\u00bb; <\/em>questa \u00abrottura\u00bb, si badi, \u00e8 tale nei confronti non soltanto del cristianesimo, ma anche della tradizione greca, di ci\u00f2 che lo stesso Mori chiama ippocratismo, riferendosi al \u00abGiuramento di Ippocrate\u00bb che interdice al medico di praticare l&#8217;eutanasia e di procurare l&#8217;aborto (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In che cosa precisamente consiste questa mutazione? Possiamo comprenderla a partire da alcune convinzioni o <em>certezze intuitive, <\/em>considerate indiscutibili e generalmente condivise fino a qualche tempo fa: a)<em> tutti <\/em>gli uomini, <em>in quanto uomini, <\/em>sono persone. Proprio queste convinzioni \u2014 che erano parte integrante del <em>senso comune <\/em>e su cui per secoli si \u00e8 esercitata la riflessione filosofica al fine di chiarirle e argomentarle razionalmente &#8211; vengono oggi messe in questione in vario modo e da varie parti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uomo non \u00e8 pi\u00f9 considerato persona in senso eminente, bens\u00ec un animale che presenterebbe differenze <em>non essenziali <\/em>rispetto ai mammiferi superiori. In queste posizioni il concetto di <em>persona <\/em>si stempera fino a perdere del tutto il suo significato originario. Questo concetto, cos\u00ec come l&#8217;espressione \u00absacralit\u00e0 della vita umana\u00bb, significava (e significa) che la vita di una persona \u00e8 <em>inviolabile <\/em>anche quando non risulta pi\u00f9 funzionale a quei soggetti &#8211; genitori, parenti, membri della societ\u00e0 in genere &#8211; che si trovano necessariamente in relazione con essa; e anche quando non \u00e8 funzionale (ovvero \u00abfunziona male\u00bb, in modo imperfetto) alla persona stessa, perch\u00e9 disabile, malata, anziana, o non ancora del tutto formata, come nel caso del feto e del neonato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, una volta che la nozione di persona sia stata eliminata o stravolta, per la formulazione delle regole morali non resta che il criterio <em>utilitaristico, riconoscere <\/em>cio\u00e8 <em>come criterio o valore soltanto ci\u00f2 che \u00e8 utile, ci\u00f2 che serve e \u00abfunziona\u00bb <\/em>sia in relazione al singolo individuo sia in relazione alla societ\u00e0. Qualche esempio pu\u00f2 servire a chiarire che cosa si intende con ci\u00f2. Il filosofo australiano Peter Singer, che insegna bioetica a Princeton ed \u00e8 stato consigliere di Clinton, \u00e8 il rappresentante pi\u00f9 noto di questa tendenza utilitaristica in campo bioetico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1998 con il titolo \u00abQuando \u00e8 giusto uccidere un bambino\u00bb, il <em>New York Times <\/em>pubblic\u00f2 un estratto del libro <em>Prac<\/em><em>tical Ethics, <\/em>base dell&#8217;insegnamento di Singer a Princeton, in cui viene sostenuta la tesi della possibilit\u00e0 di applicare l&#8217;eutanasia a un neonato emofiliaco. \u00c8 vero che il neonato emofiliaco potrebbe vivere \u00abin positivo equilibrio tra la felicit\u00e0 e l&#8217;infelicit\u00e0\u00bb e quindi ci sarebbe qualche ragione per opporsi alla sua soppressione. Ma se la sua morte inducesse i genitori ad avere un altro figlio \u00abcon migliori prospettive di felicit\u00e0 maggiore per tutti\u00bb, l&#8217;opposizione dovrebbe cadere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDa un punto di vista complessivo\u00bb, ha affermato Peter Singer in un&#8217;intervista del 2008, \u00abuccidere il neonato emofiliaco non \u00e8 l&#8217;equivalente morale di uccidere una persona. <em>La perdita di una vita felice da parte del primo bambino \u00e8 superata dal guadagno di una vita pi\u00f9 felice da parte del secondo. <\/em>Di conseguenza, se uccidere il bambino emofiliaco non ha conseguenze negative per altri, da un punto di vista complessivo, sarebbe giusto ucciderlo\u00bb (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta, come si vede, di un utilitarismo conseguente, che calcola la somma totale di vantaggi e svantaggi: \u00abQuando la morte di un neonato malformato conduce alla nascita di un altro bambino con migliori prospettive di una vita felice, <em>la quantit\u00e0 totale di <\/em><em>felicit\u00e0 sar\u00e0 maggiore <\/em>se il bambino malformato viene ucciso\u00bb (3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Singer sostiene che l&#8217;aborto \u00e8 omicidio, ma lo ritiene lecito, cos\u00ec come ritiene lecito sopprimere in certe determinate condizioni i neonati: dal momento che non c&#8217;\u00e8 alcuna \u00abdifferenza morale cruciale tra lo sviluppo di un essere umano dentro o fuori il corpo materno\u00bb, bisogna chiedersi: <em>\u00abperch\u00e9 limitare l&#8217;uccisione nell&#8217;utero? <\/em>Non avviene niente di magico alla nascita. Un bambino prematuro pu\u00f2 essere meno sviluppato di un feto in fase avanzata\u00bb (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In presenza di determinate condizioni del soggetto e in vista di precisi vantaggi degli altri soggetti coinvolti, \u00e8 lecito sopprimere la vita di feti, bambini, disabili e anziani. Quali sono queste condizioni? Esse si riassumono sostanzialmente in un solo criterio, stabilito ovviamente da coloro che hanno il <em>potere <\/em>di stabilirlo, ossia da esseri umani attualmente viventi e \u00abnormali\u00bb: la \u00abqualit\u00e0 della vita\u00bb ovvero la distinzione tra \u00abvita degna di essere vissuta\u00bb e \u00abvita non degna di essere vissuta\u00bb (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prospettiva dei vantaggi degli altri soggetti coinvolti \u00e8 poi facilmente accettabile a partire dai desideri e dalle aspettative di questi ultimi. I due aspetti\u00a0 &#8211; condizioni del soggetto da sopprimere e vantaggi per gli altri soggetti \u2014 sono illustrati con grande chiarezza da Singer in relazione al caso di neonati con spina bifida: \u00abLa ragione del lasciarli morire [i bambini con spina bifida] era <em>la miserevole vita che <\/em><em>avrebbero condotto <\/em>[condizioni del soggetto] e <em>la cura dei bambini che sarebbe diventata un peso per <\/em><em>i genitori <\/em>[utilit\u00e0 degli altri soggetti coinvolti]. Ma molti di loro non morivano rapidamente, alcuni vivevano per mesi, altri per anni, altri non morivamo affatto. <em>Non era una situazione desiderabile.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La decisione morale era se un bambino handicappato dovesse vivere o morire. Una volta presa la decisione, la morte del bambino, abbiamo pensato che dovesse avvenire in modo umano. La decisione se il bambino debba morire o no deve essere presa sulla dettagliata conoscenza della sua condizione, sulla situazione della famiglia e sulla <em>possibilit\u00e0 di rifiuto dei genitori. <\/em>[&#8230;] Un altro elemento [di cui tener conto] \u00e8 il <em>legame fra la madre e il figlio. <\/em>Esiste, anche prima della nascita, ma non \u00e8 cos\u00ec forte come quello che si forma le settimane successive alla nascita. Quindi, se le prospettive del bambino sono povere, <em>sar\u00e0 pi\u00f9 facile per i genitori distaccarsi dal bambino appena possibile\u00bb <\/em>(6)<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;eutanasia infantile \u00e8 quindi nell&#8217;interesse del bambino, a cui viene cos\u00ec risparmiata una \u00abvita povera\u00bb. Ma, si badi, <em>\u00e8 soprattutto utile ai genitori, <\/em>i cui desideri e le cui aspettative vanno assolutamente rispettati anche in assenza della prima condizione (la qualit\u00e0 della vita del soggetto da sopprimere). Anche se \u00abn\u00e9 l&#8217;emofilia n\u00e9 la sindrome di Down sono cos\u00ec gravi da rendere la vita non degna di essere vissuta\u00bb, i genitori hanno comunque il diritto di \u00abtrattare i feti come intercambiabili o sostituibili\u00bb (7); anche se il bambino \u00abpotr\u00e0 avere una vita senza eccessiva sofferenza, ma <em>i genitori pensano che sia un peso eccessivo per loro <\/em>e vogliono averne un altro, penso sia ragionevole considerare gli interessi del futuro bambino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I genitori possono a buon diritto dolersi che sia nato loro un bambino malformato. <em>In questo caso l&#8217;effetto della morte del bambino sui genitori pu\u00f2 essere una ra<\/em><em>gione per ucciderlo, piuttosto che contro\u00bb <\/em>(8) In modo analogo argomenta il pediatra olandese Eduard Verhagen, che preferisce usare il termine <em>\u00abtermination\u00bb <\/em>(\u00abnoi scegliamo di terminare il bambino\u00bb) oppure \u00abdeliberata fine della vita\u00bb invece del pi\u00f9 esplicito \u00abuccidere\u00bb di Singer.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il protocollo di Groningen sulla \u00abmorte infantile\u00bb, di cui Verhagen \u00e8 un autore, distingue tre categorie di bambini che possono essere \u00abterminati\u00bb; il problema sussiste per il terzo gruppo in cui determinante \u00e8 la previsione di una qualit\u00e0 della vita accettabile. Pur ammettendo che \u00abil novantanove per cento dei casi di spina bifida sono compatibili con una vita normale\u00bb, mentre il 90% dei bambini con questa anomalia viene abortito prima di nascere, Verhagen sostiene che sono sempre i genitori a dover decidere se sopprimere o no il loro bambino: \u00abDico questo, che sono d&#8217;accordo sempre sul fatto che i genitori hanno la scelta prima della nascita e dopo la nascita. Scegliere se far vivere o no il loro bambino\u00bb (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo stravolgimento del concetto di persona<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In posizioni come queste l&#8217;eclissi del concetto di <em>persona <\/em>sembra innegabile. Eppure negli ultimi trent&#8217;anni proprio alla nozione di persona si sono spesso richiamati coloro che intendevano attaccarne il nucleo profondo e il carattere universale. Dissociando il concetto di uomo da quello di persona, si \u00e8 tratta la conseguenza che <em>non a tutti gli uomini <\/em><em>in ogni fase della loro esistenza e in qualunque condizione spetterebbe la qualifica e la dignit\u00e0 di persone; <\/em>il neonato, per esempio, non avrebbe le caratteristiche e quindi la dignit\u00e0 di una persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il procedimento argomentativo \u00e8 il seguente: si sceglie una caratteristica che dovrebbe definire la \u00abpersona\u00bb (per esempio, l&#8217;autocoscienza), si individuano gli esseri umani che non presentano questa caratteristica, o la presentano in modo gravemente difettivo, e si negano loro di conseguenza i diritti spettanti agli altri esseri umani che di questa caratteristica sono invece provvisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal momento che non tutti gli uomini sarebbero persone, non avrebbe pi\u00f9 senso parlare di \u00abdiritti umani universali\u00bb. Ecco come si esprime Singer: \u00ab\u00c8 immediatamente evidente <em>[sic] <\/em>che non c&#8217;\u00e8 fondamento nella linea tracciata fra esseri umani e altri animali. Al contrario, <em>riguardo a queste caratteristiche <\/em>[le caratteristiche morali significative che qualificano la persona] <em>alcuni esseri umani non le hanno e alcuni animali non umani le possiedono. <\/em>I bambini appena nati e gli esseri umani intellettualmente disabili non possiedono razionalit\u00e0, autonomia, autocoscienza e capacit\u00e0 di comprendere che esistono nel tempo. Mentre gli scimpanz\u00e8 e i grandi primati hanno queste capacit\u00e0, almeno in un certo grado.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su queste basi possiamo dire che <em>alcuni esseri umani non sono persone <\/em>mentre alcuni animali non umani lo sono\u00bb (10). Per respingere tesi di questo genere, ha osservato Robert Spaemann, non sono sufficienti, l&#8217;orrore istintivo e \u00abuna certa paura pubblica\u00bb da esse suscitati; la \u00abresistenza dello stupore\u00bb \u00e8 certo una prima sana reazione, ma non pu\u00f2 sostituire la riflessione, che oggi deve interrogarsi nuovamente sul significato della nozione di persona (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Individuo, uomo, persona<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La persona presuppone l&#8217;individuo, ma \u00e8 pi\u00f9 dell&#8217;individuo. Che cosa \u00e8 un \u00abindividuo\u00bb? Il termine, che significa ci\u00f2 che \u00e8 <em>indiviso, <\/em>designa appunto un ente che non si pu\u00f2 scindere senza che in tal modo vada perduto proprio ci\u00f2 che lo caratterizza come <em>questo <\/em>ente determinato, come questo individuo. Un pezzo di materia inorganica, un sasso, una roccia, un gas <em>non <\/em>perde le sue caratteristiche, se viene diviso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ente inorganico non \u00e8 quindi un individuo. \u00c8 solo nel mondo organico che emerge, e gradatamente si afferma, qualcosa che pu\u00f2 dirsi <em>individualit\u00e0: <\/em>un centro di organizzazione autonoma, capace di <em>auto-riprodursi <\/em>(il fondamento della vita sono le molecole del Dna, che posseggono la decisiva propriet\u00e0 dell&#8217;autoreplicazione), qualcosa che non pu\u00f2 essere suddiviso senza cessare di esser quello che \u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pianta \u00e8 gi\u00e0 un centro di organizzazione in grado di autoriprodursi, ma non \u00e8 ancora individuo in senso proprio, in quanto non \u00e8 ancora, per cos\u00ec dire, centrata in s\u00e9 stessa: le parti di cui si compone sono solo relativamente autonome, esse sono anche l&#8217;intera pianta; il taglio o la privazione di una di tali parti, come un ramo o una gemma, non lede la pianta nella sua integrit\u00e0 di organismo in unit\u00e0 immediata col suo ambiente da cui assimila ininterrottamente cibo, privo di mobilit\u00e0, di calore e di sensibilit\u00e0. La differenza tra pianta e animale \u00e8 costituita dal chiaro emergere dell&#8217;individualit\u00e0: la pianta \u00e8 una forma aperta, si espande cio\u00e8 all&#8217;esterno, laddove l&#8217;animale \u00e8 una forma chiusa, si concentra cio\u00e8 <em>ver<\/em><em>so l&#8217;interno.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;animale \u00e8 centrato in s\u00e9 stesso, le sue parti (le membra) perdono la loro autonomia ed esso, in quanto capace di muoversi e di interrompere l&#8217;assunzione di cibo, \u00e8 relativamente <em>autonomo nei confronti dell&#8217;ambiente naturale <\/em>(12). Con la sensazione, infine, si apre una <em>differenza tra interno ed esterno: <\/em>l&#8217;essere vivente conquista una realt\u00e0 <em>oltre <\/em>il corpo e l&#8217;unit\u00e0 immediata con la natura viene cos\u00ec superata in via definitiva. L&#8217;animale \u00e8 pertanto <em>individuo <\/em>(e anche soggetto) in senso proprio, un centro interno di organizzazione che si espande all&#8217;esterno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia esso mantiene con l&#8217;ambiente che lo circonda sempre il medesimo rapporto, le cui modalit\u00e0 non variano (se non in misura irrilevante) col tempo, un rapporto identico quindi, di cui <em>l&#8217;istinto \u00e8 <\/em>la manifestazione tipica. Con la comparsa dell&#8217;uomo si apre una nuova pro spettiva: mentre l&#8217;animale non pu\u00f2 uscire dal suo <em>mondo-ambiente, l&#8217;uomo <\/em>non ha un mondo-ambiente in senso proprio, bens\u00ec <em>ha in generale un mondo: <\/em>egli conosce infatti il mondo-ambiente che gli \u00e8 toccato in sorte in quanto ente naturale e proprio per questo \u00e8 in grado di <em>superarlo. <\/em>A differenza degli animali e gi\u00e0 sul piano meramente biologico, l&#8217;uomo \u00e8, secondo la definizione di Plessner, un \u00abessere eccentrico\u00bb (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soltanto in presenza dell&#8217;uomo diventa possibile parlare non semplicemente di individuo, ma anche di <em>persona. <\/em>Non \u00e8 per\u00f2 sufficiente la tradizionale definizione dell&#8217;uomo come \u00abanimale razionale\u00bb, poich\u00e9 il termine ragione designa solo un momento, per quanto assai importante, della persona. Cercheremo ora di chiarire il significato della nozione di persona, seguendo le riflessioni di Spaemann, a partire dal senso comune e dal linguaggio ordinario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qual \u00e8 il senso di espressioni di uso comune come \u00abnon merita di essere uomo, non merita la qualifica di uomo\u00bb, \u00abatti disumani\u00bb, \u00abmancanza di umanit\u00e0\u00bb? Non potremmo certo adoperare queste espressioni in riferimento a un altro essere vivente. \u00c8 solo l&#8217;uomo che pu\u00f2 meritare o demeritare il suo essere-uomo. Ma ci\u00f2 vuoi dire: gli altri esseri viventi sono ci\u00f2 che sono, mentre <em>l&#8217;uomo pu\u00f2 essere diversamente da co<\/em><em>me \u00e8. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dire che l&#8217;uomo pu\u00f2 essere diversamente da come \u00e8 significa dire che l&#8217;uomo \u00e8 <em>persona: <\/em>in quanto persone gli uomini non <em>sono <\/em>semplicemente la loro natura, <em>ma possiedono <\/em>la loro natura ed \u00e8 questo possedere che costituisce in modo specifico il loro essere (14): le persone non sono assorbite dal loro determinato modo di essere\u00bb, \u00abma assumono nei confronti di questo un certo atteggiamento, adottandolo e realizzandolo o respingendolo\u00bb(15).La riflessione razionale \u00e8 solo una delle forme, una forma particolarmente astratta, in cui viene alla luce questa differenza tra poter-essere ed esser-cos\u00ec; anzi, si potrebbe dire che \u00e8 proprio tale differenza a rendere possibile la riflessione razionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa struttura dell&#8217;essere umano rimanda alla nozione di <em>scopo <\/em>o funzione essenziale. \u00abUomo\u00bb \u00e8 un concetto che <em>non <\/em>pu\u00f2 essere definito e compreso senza fare riferimento <em>alfine <\/em>o alla natura essenziale dell&#8217;uomo stesso (16). Il fine o natura essenziale dell&#8217;uomo non \u00e8 semplicemente il <em>vivere <\/em>(l&#8217;esser-cos\u00ec), ma il <em>vivere bene <\/em>(il poter-essere diversamente da come si \u00e8): ci\u00f2 che si \u00e8 di fatto <em>non <\/em>coincide mai con ci\u00f2 che si potrebbe, si vorrebbe o si dovrebbe essere. Questa differenza, di cui ogni uomo \u00e8 sempre pi\u00f9 o meno consapevole, \u00e8 a fondamento di tutta una serie di fenomeni familiari come il rimorso, il pentimento, il senso di colpa, il proponimento, la promessa e cos\u00ec via; \u00e8 a fondamento, insomma, dell&#8217;esperienza morale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa differenza apre lo spazio della <em>libert\u00e0: posso <\/em>essere diversamente da come sono, ma posso anche, all&#8217;opposto, essere come sono, restare ci\u00f2 che sono; tuttavia anche questa \u00e8 una decisione che presuppone la libert\u00e0, anche questa \u00e8 una scelta libera. E da questa esperienza, in cui la persona si mette in relazione con s\u00e9 stessa, si origina anche l&#8217;idea di <em>contin<\/em><em>genza: <\/em>per esperienza personale sappiamo non solo del nostro esser-cos\u00ec da cui possiamo distanziarci, ma anche che la nostra esistenza <em>non \u00e8 necessaria.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da ci\u00f2 il senso del tempo e della <em>morte: <\/em>fra tutte le specie animali solo l&#8217;essere umano, ossia la persona, \u00abvive\u00bb la morte, anche se pu\u00f2 facilmente dimenticarlo (17), e dall&#8217;esperienza personale della propria contingenza trapassa immediatamente all&#8217;esperienza della contingenza delle altre persone e del mondo. Da quanto detto fin qui consegue che la persona \u00e8 sempre <em>un&#8217;esistenza individuale, <\/em>un qualcuno, un <em>individuo unico. <\/em>In quanto persona, l&#8217;uomo si rapporta liberamente alla propria natura e questo rapportarsi riguarda sempre il <em>singolo <\/em>individuo, i suoi comportamenti specifici e singolari (18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 vero, nel contempo, che <em>io <\/em>sono questo singolo, questa persona determinata, proprio perch\u00e9 mi trovo <em>gi\u00e0 da sempre insieme e in relazione con altri. <\/em>Il \u00abluogo\u00bb che solo io occupo nell&#8217;universo \u00ab\u00e8 a sua volta determinato dalla sua posizione rispetto a tutti gli altri luoghi\u00bb occupati dagli altri e \u00abla persona dunque \u00e8 determinata dalla sua relazione rispetto ad ogni altra persona\u00bb (19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 vuoi dire che non si pu\u00f2 essere persone solo al singolare: l&#8217;io implica il tu, la <em>singolarit\u00e0 <\/em>presuppone l&#8217;esserci di <em>molti singoli. <\/em>Non a caso \u00abdi Dio come persona si inizi\u00f2 a parlare per la prima volta quando ci si mise a parlare di tre persone divine\u00bb (20). Si potrebbe dire che la relazione tra le persone \u00e8 una relazione <em>a priori, <\/em>nel senso che noi non \u00abentriamo\u00bb in questa relazione, ma ci troviamo gi\u00e0 da sempre in essa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente sono poi le caratteristiche sociali e storiche (professione, nazionalit\u00e0, cittadinanza) delle persone a determinare la differenza tra le diverse comunit\u00e0 di cui esse fanno parte di fatto. Essenziale tuttavia \u00e8 che queste appartenenze sono appartenenze <em>libere, <\/em>possono essere accettate o rifiutate. La persona non \u00e8 mai una mera <em>parte <\/em>di un tutto, bens\u00ec \u00e8 essa stessa una totalit\u00e0: \u00abLa comunit\u00e0 degli uomini non assorbe in s\u00e9 la persona annientandone l&#8217;autonomia [&#8230;], ma la valorizza ulteriormente, perch\u00e9 il rapporto tra persona e comunit\u00e0 \u00e8 di un tutto verso un altro tutto\u00bb (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Doveri verso la persona: il riconoscimento<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal momento che la persona esiste solo in relazione ad altre persone, il suo essere persona <em>deve <\/em>essere <em>ri<\/em><em>conosciuto <\/em>dagli altri, per cui \u00abtutti i doveri verso le persone sono riconducibili al <em>dovere di percepire le <\/em><em>persone come persone\u00bb. <\/em>\u00c8 ovviamente possibile, e in questo consiste il male, negare il riconoscimento e ridurre la persona a oggetto, considerare e trattare <em>qualcuno <\/em>alla stregua di qualcosa (22).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 in particolare il dovere del riconoscimento significa: <em>a) non devo sacrificare questa determinata persona nell&#8217;interesse della specie; <\/em>si tratta qui della <em>dignit\u00e0 <\/em>della persona e non del suo valore: \u00abII valore della vita di dieci uomini pu\u00f2 essere maggiore di quella di un solo uomo, la dignit\u00e0 di dieci uomini non significa qualcosa in pi\u00f9 della dignit\u00e0 di uno solo\u00bb; <em>b) devo considerare tutti gli altri \u00abuguali a me\u00bb <\/em>proprio nel senso della loro <em>incomparabile unicit\u00e0; <\/em>gli uomini sono simili tra loro in quanto appartenenti alla specie umana, mentre \u00abin quanto persone non sono simili ma uguali, ma proprio in virt\u00f9 del fatto che essi sono ogni volta unici e incommensurabili nella loro dignit\u00e0\u00bb(23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 bene ribadire che la persona non \u00e8 tale in quanto riconosciuta e quindi cooptata e accolta (ma anche eventualmente rifiutata) nella comunit\u00e0 delle persone. Il riconoscimento \u00e8 certamente un atto libero, ma \u00e8 anche e soprattutto una <em>risposta adeguata: <\/em>come do ragione a qualcuno in quanto egli <em>ha <\/em>effettivamente ragione, allo stesso modo riconosco qualcuno come persona in quanto egli <em>\u00e8 <\/em>gi\u00e0 persona, e non in base a criteri di cooptazione \u00abdefiniti da quanti sono gi\u00e0 stati riconosciuti\u00bb (24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ripresenta a questo punto la domanda: <em>tutti <\/em>gli uomini sono persone? Esistono <em>diritti umani <\/em>universali, in quanto diritti della persona, oppure non avrebbe pi\u00f9 senso parlare di \u00abdiritti umani\u00bb, poich\u00e9 una parte degli uomini ne sarebbe esclusa? Forse alcuni uomini non sarebbero persone, perch\u00e9 non presenterebbero alcune propriet\u00e0 morali, come razionalit\u00e0 e autocoscienza, che dovremmo considerare essenziali per definire la persona?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si potrebbe obiettare che gi\u00e0 le caratteristiche con cui, seguendo Spaemann, abbiamo cercato di definire la persona &#8211; caratteristiche innanzi tutto di tipo <em>esistenziale <\/em>o <em>pratico-affettivo <\/em>&#8211; non coincidono con quelle \u00abpropriet\u00e0 morali\u00bb essenziali utilizzate da coloro che, come Singer, intendono negare lo statuto di persona a tutti gli esseri umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il punto decisivo \u00e8 un altro: le caratteristiche tipiche della persona vanno intese come caratteristiche che si sviluppano in una <em>serie di stadi, <\/em>stadi che costituiscono appunto <em>la vita concreta della persona. <\/em>Non si pu\u00f2 sostenere, per esempio, che i neonati e i bambini piccoli non sono persone o, semmai, sono soltanto persone <em>potenziali: <\/em>\u00abLe persone possono svilupparsi. Tuttavia non si pu\u00f2 sviluppare qualcosa per diventare persona. Da qualcosa non si sviluppa <em>qualcuno.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La persona \u00e8 qualcuno che si trova in determinati stati e precede quindi gi\u00e0 da sempre questi stati\u00bb. Persone potenziali non esistono: dire che il neonato \u00e8 un essere umano potenziale contraddice non solo il senso comune, ma lo stesso linguaggio, a meno che non si intenda dire che egli \u00e8 un <em>adulto <\/em>potenziale. Embrione, feto, neonato, bambino, uomo adulto sono stadi di sviluppo della persona, che \u00abnon \u00e8 il risultato di una trasformazione, ma di una generazione, come la sostanza secondo Aristotele. Essa <em>\u00e8 <\/em>sostanza, perch\u00e9 essa \u00e8 il modo in cui un uomo <em>\u00e8\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pensi all&#8217;uso del pronome personale \u00abio\u00bb: iniziamo a dire \u00abio\u00bb dopo molto tempo dalla nascita e quando lo diciamo ci riferiamo all&#8217;uomo che prima <em>non <\/em>diceva ancora \u00abio\u00bb; \u00abnon diciamo &#8220;allora \u00e8 nato qualcosa da quale io mi sono sviluppato&#8221;\u00bb, bens\u00ec \u00abio sono nato in quel giorno\u00bb ossia \u00abio <em>ero <\/em>questo essere\u00bb (25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questo il motivo per cui percepiamo i <em>disabili <\/em><em>gravi <\/em>come persone <em>malate <\/em>e non come animali di una specie diversa e particolare (anche una sedia difettosa resta sempre una sedia!) e, percependoli come malati e quindi bisognosi di aiuto, cerchiamo di <em>curarli, <\/em>di ristabilire in qualche modo la loro \u00abnatura\u00bb. Anche i disabili gravi, i malati di mente per esempio, non sono la loro natura, ma <em>hanno <\/em>la loro natura, pur se in modo gravemente difettoso: \u00abDal momento che la loro natura \u00e8 inferma, anche il loro possesso di tale natura \u00e8 infermo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se non possiamo entrare nel loro mondo, non possiamo nemmeno escludere la presenza in essi di intenzionalit\u00e0 e capacit\u00e0 di produrre significati che ci sfuggono: in ogni caso percepiamo che essi <em>non <\/em>sono ritornati nel regno animale. E la presenza di questi malati, proprio perch\u00e9 non guardiamo alle qualit\u00e0 utili o gradevoli che essi non hanno, pu\u00f2 suscitare in noi la ragione specifica del rispetto dell&#8217;uomo verso s\u00e9 stesso: \u00abCi\u00f2 che essi danno all&#8217;umanit\u00e0 in questo modo, attraverso il loro prendere, \u00e8 pi\u00f9 di quanto essi stessi ricevano\u00bb (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione: il riconoscimento dell&#8217;essere persona \u00e8 il riconoscimento di un diritto incondizionato, che non dipende da presupposti empirici: \u00abI diritti umani non vengono conferiti o concessi, ma rivendicati da ciascuno con egual diritto\u00bb e sono incondizionati \u00absoltanto quando essi non vengono fatti dipendere dall&#8217;adempimento di qualche condizione qualitativa, della cui esistenza decidono coloro che sono gi\u00e0 membri della comunit\u00e0 giuridica\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poich\u00e9 \u00abla persona <em>\u00e8 <\/em>l&#8217;uomo e non una qualit\u00e0 dell&#8217;uomo\u00bb, l&#8217;unico criterio dell&#8217;essere persona \u00e8 la semplice appartenenza biologica al genere umano: <em>la persona muore quando muore l&#8217;uomo, <\/em>non pu\u00f2 morire <em>prima <\/em>dell&#8217;uomo (27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> Cit. in \u00abII Foglio\u00bb, 11.02.2009, p. I (corsivo aggiunto); il cosiddetto mistero della vita, aggiunge Mori, \u00ab\u00e8 roba vecchia, roba superata dai progressi scientifici\u00bb. Il medesimo entusiasmo per la \u00abrottura dell&#8217;incantesimo\u00bb, ma in versione \u00abcompassionevole\u00bb, \u00e8 stato espresso dalla scrittrice Lidia Ravera: \u00abAbbiamo piet\u00e0 dei nostri cagnolini, quando sono malati li portiamo dal veterinario, un&#8217;iniezione e via. Perch\u00e9 non abbiamo questa piet\u00e0 per gli esseri umani? Ringrazio Beppino Englaro\u00bb (ibidem). II <em>Giuramento di Ippocrate, <\/em>come \u00e8 noto, prescrive: \u00abNon dar\u00f2 a nessuno alcun farmaco mortale neppure se richiestone, n\u00e9 mai proporr\u00f2 un tale consiglio; ugualmente non dar\u00f2 alle donne pessari per provocare l&#8217;aborto\u00bb (Ippocrate, <em>Antica medi<\/em><em>cina. Giuramento del medico, <\/em>Rusconi, Milano 1998, p. 129).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong><em> Parla Peter Singer <\/em>(intervista a cura di Giulio Meotti), in \u00abII Foglio\u00bb, 11.03.2008 (corsivo aggiunto). Il caso \u00e8 trattato ampiamente da Singer in <em>Etica pratica (Practical Ethics, <\/em>1979), Liguori, Napoli 1989, pp. 136 ss.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>3)<\/strong> P. Singer, <em>Etica pratica, <\/em>cit., p. 137 (corsivo aggiunto).<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>4)<\/strong> Parla Peter Singer, cit.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>5)<\/strong> La paternit\u00e0 di questa distinzione \u00e8 del giurista Karl Binding e del medico Alfred Hoche, autori del libro <em>Die Freigabe der Ver<\/em><em>nichtung lebensunwerten Lebens<\/em> (La liberalizzazione della distruzione di una vita non degna di essere vissuta), pubblicato nel 1920, in cui veniva propugnata l&#8217;eutanasia di malati terminali, malati di menti e persone in stato comatoso.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>6)<\/strong> <em>Parla Peter Singer, <\/em>cit. (corsivi aggiunti).<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>7)<\/strong> P. Singer, <em>Etica pratica, <\/em>cit., p. 138.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>8)<\/strong> <em>Parla Peter Singer, <\/em>cit. (corsivo aggiunto).<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>9)<\/strong> <em>Parla Eduard Verhagen <\/em>(intervista a cura di Giulio Meotti), in \u00abII Foglio\u00bb, 29.02.2008, pp. II-III.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>10)<\/strong> Parla Peter Singer, cit. (corsivi aggiunti).<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>11)<\/strong> R. Spaemann, Persone. Sulla differenza tra \u00abqualcosa\u00bb e \u00abqualcuno\u00bb, Roma-Bari 2005, Laterza, p. 5.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>12)<\/strong> H. Plessner, <em>I gradi dell&#8217;organico e l&#8217;uomo. Introduzione all&#8217;antropologia filosofica (Die Stufen des Organischen und der Mensch<\/em>, 1975), Bollati Boringhieri, Torino 2006, pp. 244 ss.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>13)<\/strong> Ivi.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>14)<\/strong> R. Spaemann, <em>Persone&#8230;,<\/em> cit, p. 15: \u00abNessuno \u00e8 semplicemente e <em>tout court<\/em> quello che \u00e8. [&#8230;] Noi possiamo desiderare di avere o non avere determinati desideri. Noi non valutiamo soltanto le cose che corrispondono ai nostri desideri [come fanno anche gli animali superiori], ma valutiamo i nostri desideri\u00bb; v.anche pp. 41 ss.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>15)<\/strong> Ivi, p. 71.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>16)<\/strong> A. Maclntyre, <em>Dopo la virt\u00f9. Saggio di teoria morale<\/em> (Afier <em>Virtue. A Study in Maral Theory, <\/em>1981), Feltrinelli, Milano 1988,1 p. 77 ss.; concetti di questo genere sono detti da Maclntyre, ini un&#8217;impostazione neoaristotelica, \u00abconcetti funzionali\u00bb: \u00aborologio\u00bb, \u00abpianoforte\u00bb, \u00abagricoltore\u00bb, per esempio, sono definiti \u00abin base allo scopo o alla funzione cui ci si aspetta [&#8230;] servano tipicamente\u00bb e non possono quindi essere compresi \u00abindipendentemente dal concetto di buon orologio\u00bb, buon pianoforte, buon agricoltore; \u00abuomo\u00bb \u00e8 il concetto funzionale per eccellenza.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>17)<\/strong> Questa dimenticanza ovvero la possibilit\u00e0 che l&#8217;uomo si comporti verso la propria morte al modo degli animali \u00e8 espressa con concisa efficacia nel Salmo 49 (48): \u00abNella prosperit\u00e0 l&#8217;uomo non comprende \/ \u00e8 simile alle bestie che muoiono\u00bb.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>18)<\/strong> R. Spaemann<em>, Persone<\/em>&#8230;, cit, p. 31; persona \u00e8 sostanza prima nel senso aristotelico, ossia questo individuo concreto, per cui, a differenza del concetto di \u00abuomo\u00bb, il concetto di \u00abpersona\u00bb non \u00e8 il concetto di una classe, ma designa \u00abl&#8217;elemento di una classe non in quanto elemento di questa classe, ma in quanto individuo\u00bb (p. 33).<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>19)<\/strong> Ivi, p. 38.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>20)<\/strong> Ivi, p. 40.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>21)<\/strong> Benedetto XVI, <em>Caritas in ventate,<\/em> \u00a7 53, che richiama in nota la fondamentale distinzione tomista: \u00abRatto partis contrariatur rattorti personae\u00bb (III Sent. d. 5, 3, 2); R. Spaemann, <em>Persone&#8230;,<\/em> cit, p. 39.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>22)<\/strong> R. Spaemann, <em>Persone<\/em>&#8230;, cit, pp. 175, 177.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>23)<\/strong> Ivi, p. 178.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>24)<\/strong> Ivi, pp. 230 ss.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>25)<\/strong> Ivi, p. 239. Il concetto di potenzialit\u00e0 pu\u00f2 sorgere insomma solo nel presupposto della personalit\u00e0. La persona pertanto \u00e8 sempre in atto; come la sostanza aristotelica, \u00e8 realt\u00e0 prima \u00abche porta in s\u00e9 la possibilit\u00e0 di una molteplicit\u00e0 di attualizzazioni ulteriori\u00bb (Ivi, p. 240). La biologia moderna ha corroborato questa tesi di origine aristotelico-tomista: nel Dna \u00e8 contenuto tutto il possibile sviluppo successivo di quel determinato individuo.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>26)<\/strong> Ivi, pp. 236 ss., 238.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>27)<\/strong> Ivi, p. 241<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studi cattolici n.595 Settembre 2010 In queste pagine il prof. Giovanni Stelli riepiloga con chiarezza le corrette definizioni di individuo e di persona, sgomberando il campo da sterili discussioni su scienza e fede, confessionalismo e laicit\u00e0. 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