{"id":4153,"date":"2010-10-27T11:03:09","date_gmt":"2010-10-27T09:03:09","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-03-17T17:34:03","modified_gmt":"2015-03-17T16:34:03","slug":"juden-raus-la-santa-sede-e-la-questione-ebraica-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/juden-raus-la-santa-sede-e-la-questione-ebraica-2\/","title":{"rendered":"&laquo;Juden raus!&raquo; La Santa Sede e la questione ebraica (2)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong>Studium\u00a0 <\/strong>n.4 luglio-agosto 2006<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Danilo Veneruso<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Di fronte all&#8217;inesorabilit\u00e0 assunta dal secondo conflitto mondiale anche l&#8217;iniziativa dei salvataggi deve subire evidenti limiti, i quali non mancano di provocare perplessit\u00e0 e critiche, le quali rinviano sempre alla mancanza di \u00abuna parola del Santo Padre forte e solenne a difesa dell&#8217;umanit\u00e0\u00bb, sottolineata dallo stesso prefetto delle cerimonie pontificie mons. Respighi (pp. 319-320).<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quantunque provengano non solo da ogni parte del mondo cattolico, ma anche dall&#8217;interno stesso della Santa Sede, le insistenze per una pubblica denuncia del trattamento di sterminio per gli ebrei e di pesanti decimazioni che i nazisti e i loro collaboratori perpetrano a carico dei popoli dell&#8217;Europa occupata, l&#8217;atteggiamento della Santa Sede non cambia per tutta la durata della guerra, anche quando, dopo il 1942, la causa bellica del fascismo internazionale volge irrimediabilmente al peggio e pertanto sarebbe facile, e senza rischi, acquisire titoli di benemerenza presso i futuri vincitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 molto significativo, per lumeggiare la ratto dell&#8217;azione di Pio XII nei confronti degli ebrei, al vertice della lunga lista dei nemici del Reich, quanto sottolinea Alessandro Duce nel menzionare gli interventi della Santa Sede tra il 1943 e il 1944. Quando cominciano a circolare i dati degli interventi anche in denaro a favore dei rifugiati negli istituti religiosi romani, venuti a conoscenza dei cattolici americani che hanno versato queste somme, Pio XII osserva che se tale rivelazione non pu\u00f2 che produrre \u00abottima impressione fra gli ebrei\u00bb, tuttavia \u00ab\u201dsarebbe bene non gridare ai quattro venti&#8221; che \u00e8 stato inviato denaro alla Santa Sede per gli ebrei italiani; ci\u00f2 potrebbe aggravare la loro situazione e rendere pi\u00f9 difficile l&#8217;opera vaticana: meglio sarebbe parlare di aiuti per le vittime della guerra, &#8220;anche gli ebrei d&#8217;Italia e particolarmente i bambini ebrei sono fra le vittime della guerra&#8221;\u00bb (p. 377).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se dunque la Santa Sede agisce in questi termini, ci\u00f2 avviene non per motivi politici o per residui di quelle \u00abradici cristiane dell&#8217;antisemitismo\u00bb che sono state recentemente sottolineate in alcuni scritti, bens\u00ec per difetto di reali riscontri nella stessa politica di quegli alleati che, pur essendo in possesso di quei concreti strumenti di pressione, organizzativi e politici di cui la Santa Sede non pu\u00f2 disporre, nulla di concreto hanno fatto per il salvataggio degli ebrei e delle popolazioni dei territori occupati da tedeschi o da essi controllati attraverso alleati allineati sulla stessa politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Debole e addirittura fuori luogo \u00e8 l&#8217;argomento addotto da mons. Dell&#8217;Acqua, della Segreteria di Stato, quando, nell&#8217;agosto 1944, dopo aver constatato che \u00abben poco si \u00e8 riusciti ad ottenere dal governo germanico in favore degli ebrei\u00bb, aggiunge che una parte di responsabilit\u00e0 di questa situazione deve attribuirsi alla \u00abdure condizioni da farsi alla Germania nazista (anche da parte degli ebrei)\u00bb (p. 3 85).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non bisogna poi dimenticare che il piano della guerra antitedesca concordato dai Tre Grandi nel corso del 1943 non prevede affatto lo sfruttamento delle possibilit\u00e0 di accelerare la fine del conflitto offerte dal primo pericoloso cuneo aperto in Italia nella &#8220;fortezza Europa&#8221; blindata dai tedeschi. Nel lungo e serrato dibattito tenuto dagli alleati sul progetto strategico di Churchill che, profittando della favorevole situazione creata dalla resa italiana, intende chiudere al pi\u00f9 presto il conflitto concentrando tutte le risorse disponibili nel teatro europeo lungo il meridiano Roma-Berlino, \u00e8 infatti preferito quello di Roosevelt-Stalin, i quali, per premiare i meriti che spettano ai vincitori di Stalingrado, preferiscono prolungare il conflitto ignorando il centro imperniato sul meridiano Roma-Berlino e partendo ciascuno dal proprio punto cardinale di riferimento per incontrarsi nel cuore della Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se \u00e8 vero che solo in questi termini pu\u00f2 salvarsi fino alla resa della Germania quell&#8217;alleanza di guerra necessaria per liquidare il fascismo internazionale con la definitivit\u00e0 che era mancata all&#8217;Intesa quando, nella prima guerra mondiale, si era trattato di liquidare il nazionalimperialismo e il militarismo della Germania di Guglielmo II, \u00e8 anche vero che gli alleati non hanno fatto nulla per abbreviare anche di un solo giorno una guerra che stava uccidendo, al fine di salvare la vita di milioni di esseri umani che in tutta Europa languono nei Lager di Hitler.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In generale, poi, gli alleati della seconda guerra mondiale si guardano bene dal dare pubblica notizia di quanto sta accadendo agli ebrei nell&#8217;Europa occupata dal fascismo internazionale. Tanto la propaganda delle varie emittenti radiofoniche quanto i manifestini lanciati dagli aerei sono infatti estremamente evasivi sulla sorte degli ebrei caduti in mano ai tedeschi e dei loro alleati. Interpellato in proposito, lo stesso Roosevelt in un&#8217;intervista radiofonica afferma piuttosto imbarazzato che gli alleati non intendono dare l&#8217;impressione di aver fatto la guerra soprattutto per servire gli ebrei, come da anni andavano dicendo i tedeschi e i collaborazionisti di tutto il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Osserva infatti Alessandro Duce a questo proposito che durante la seconda guerra mondiale \u00able potenze alleate hanno un unico e prevalente obiettivo: vincere la guerra. Non mancano dichiarazioni, minacce di future condanne per le atrocit\u00e0 compiute, comunicati di solidariet\u00e0, ma non vengono prese iniziative specifiche o di rilievo per aiutare le comunit\u00e0 ebraiche. La tesi prevalente considera la vittoria militare la premessa indispensabile per la soluzione di tutti i problemi, all&#8217;interno dei quali c&#8217;\u00e8 anche quello razziale: questa scelta, assai motivata e logica, mette in secondo piano le esigenze immediate dei perseguitati\u00bb (pp. 417-418).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo giudizio comprende due parti che anche la Santa Sede prende in considerazione, ma in modo diverso. Anch&#8217;essa, infatti, parte dalla convinzione che la vittoria militare delle potenze alleate \u00e8 certa, da quando il rappresentante personale di Roosevelt, Myron Taylor, nel settembre 1942 \u00e8 tornato in Vaticano per illustrare il programma di guerra che gli Stati Uniti seguiranno, di concerto con i britannici e i sovietici, per annientare il fascismo internazionale, con affermazioni che trovano puntuale conferma con l&#8217;inizio dei massicci bombardamenti delle citt\u00e0 italiane che finora non li hanno mai conosciuti (eccetto Napoli, Palermo, La Spezia e Tarante, per\u00f2 con obiettivi fino a quel momento militari), con la vittoriosa offensiva delle truppe britanniche nel fronte egiziano, con lo sbarco degli statunitensi nelle coste atlantiche e mediterranee dell&#8217;Africa occidentale, e con la di-sastrosa sconfitta delle truppe dell&#8217;Asse sul fronte russo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto, a partire dalla fine del 1942, anche la Santa Sede \u00e8 del tutto interessata alla vittoria degli alleati contro il fascismo internazionale, che per\u00f2 a suo giudizio \u00e8 ostacolata dalla formula della &#8220;resa incondizionata&#8221; che, ponendo condizioni impossibili per la dissoluzione per implosione del fascismo internazionale, finir\u00e0 per ritardare quella vittoria dell&#8217;antifascismo e quindi per rinviare a tempi ancora imprevedibili la fine del sacrificio totale di quella parte del popolo ebraico e crudelmente selettivo per i popoli &#8220;inferiori&#8221; destinati a diventare colonizzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda la seconda parte del giudizio, mentre le potenze alleate non possono far nulla a favore delle vittime sacrificali perch\u00e9 ancora fuori di un sistema che attaccano troppo da lontano, la Chiesa cattolica, con i suoi vescovi, con il suo clero, con i consacrati, con le consacrate e con i fedeli che, nella loro maggior parte, condividono S&#8217;invito a salvare i perseguitati piuttosto che lasciarlo cadere o rifiutarlo, fa per quanto possibile e in misura certo molto minore rispetto ai bisogni dei perseguitati e alla determinazione degli sterminatori, invece, quello che le potenze alleate non possono: \u00abla crociata della carit\u00e0\u00bb, senza subordinarla al futuro (pp. 375-418).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricapitolando la situazione secondo le fonti documentarie e i dati utilizzati da Alessandro Duce, nella fase decisiva della seconda guerra mondiale dopo l&#8217;aggressione dell&#8217;Unione Sovietica, quando i tedeschi attuano sistematicamente lo sterminio degli ebrei e la falcidia degli altri popoli soggetti alla loro occupazione, si fronteggiarono due soluzioni che solo parzialmente potevano definirsi opposte: da una parte gli atti di sterminio degli ebrei e d\u00ec falcidia dei popoli occupati effettuati dai tedeschi e dai collaborazionisti, dall&#8217;altra gli atti di salvataggio o di assistenza delle vittime effettuati in forme disparate da una selva di istituzioni caritative internazionali (come la Croce Rossa) o confessionali, tra le quali la Chiesa occupa una posizione molto autorevole non solo per la capillarit\u00e0 della sua diffusione e della sua organizzazione, ma anche per quella sorta di mobilitazione di fedeli che \u00e8 capace di suscitare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall&#8217;esterno di quell&#8217;autentico inferno in cui si \u00e8 trasformato il continente europeo pi\u00f9 che prospettive di un avvenire diverso e parole che di solito giovano soltanto alla propaganda non entrano. Accanto al silenzio della morte quotidiana di vittime del fascismo internazionale, tra le quali gli ebrei costituiscono la maggioranza, c&#8217;\u00e8 anche il silenzio di chi opera per il salvataggio di altre vittime, per il quale la via della risonanza propagandistica \u00e8 controindicato. Certo il silenzio \u00e8 indizio di isolamento. La morte anonima \u00e8 la regola e l&#8217;evaporazione dei corpi attraverso i camini delle camere a gas delle decine di Lager in funzione nell&#8217;Europa occupata riguarda non soltanto i corpi ma anche la memoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un gigantesco incubo a cerchi concentrici. Se ben pochi degli internati nei campi di concentramento pi\u00f9 spietati sono in grado di provare interesse al di l\u00e0 di quanto avviene dentro il recinto dello sfruttamento e della morte, chi \u00e8 al di fuori dei campi ma dentro l&#8217;Europa occupata sospetta qualche cosa ma non pi\u00f9 di tanto e chi \u00e8 al di fuori anche del perimetro dell&#8217;Europa occupata sa soltanto quanto fanno sapere gli stessi avversari del fascismo internazionale, ed \u00e8 poco, molto poco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soltanto nella seconda met\u00e0 del 1944 \u00e8 possibile sapere da parte degli Stati e della Santa Sede l&#8217;entit\u00e0 degli stermini e delle falcidie, e soprattutto capire il significato di certi termini, come risulta soprattutto dalla \u00abmancanza di illusione\u00bb con cui negli ultimi mesi di guerra sono redatti i rapporti del nunzio in Ungheria, mons. Rotta, citati da Alessandro Duce (pp. 342-356).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il capitolo finale \u00e8 dedicato al biennio 1944-45, gli anni conclusivi di un conflitto gi\u00e0 potenzialmente segnato nel 1941, quando Hitler non riesce a evitare di essere compreso nell&#8217;elemento minoritario di un conflitto a tre fra rivoluzione nazionale, rivoluzione sociale e rivoluzione liberaldemocratica (\u00abil due a uno\u00bb). Alessandro Duce esamina singolarmente, Stato per Stato, i soggetti coinvolti nella progressiva erosione del potere tedesco nel bastione continentale europeo (pp. 329-418).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono passati in rassegna gli scenari della Romania, della Slovacchia, dell&#8217;Ungheria, della Francia, della Repubblica Sociale Italiana, della Germania, dove alla fine del 1944 la &#8220;soluzione finale&#8221; \u00e8 quasi raggiunta in territorio tedesco e nel protettorato (p. 367). Lo scenario \u00e8 quasi sempre di un&#8217;uniformit\u00e0 desolante, in cui le sole varianti, alla fine decisive, sono date dall&#8217;avanzata da est e da sud-est delle truppe sovietiche: \u00abAumentano, in questo periodo, le difficolt\u00e0 per le popolazioni per la mancanza di derrate alimentari e per la recrudescenza dei bombardamenti sulle citt\u00e0. [&#8230;] Inoltre, la ritirata tedesca non arresta la persecuzione antisemita, anzi, per certi aspetti la rende ancora pi\u00f9 radicale e sistematica. Continua senza sosta la deportazione dai tenitori che vengono abbandonati [&#8230;]. In questo contesto risulta pi\u00f9 difficile l&#8217;opera di assistenza del Vaticano: poche le notizie dei deportati, quasi nulle le comunicazioni con i nunzi, sempre pi\u00f9 sorda la diplomazia di Berlino\u00bb (p. 329). Neppure per i cattolici di &#8220;razza non ariana&#8221; c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 possibilit\u00e0 d&#8217;intervento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa desolante uniformit\u00e0 c&#8217;\u00e8 per\u00f2 addirittura un caso imbarazzante: quello della Slovacchia, dove il capo dello Stato, Josip Tiso, \u00e8 un \u00absacerdote politico\u00bb del tutto allineato a Hitler, al quale deve tutto, fin dal marzo 1939. Come sottolinea Alessandro Duce, \u00abin Vaticano c&#8217;\u00e8 viva preoccupazione per la sua posizione ad un tempo religiosa e politica\u00bb (p. 334). Per di pi\u00f9 condivide al massimo grado tutti i motivi di ostilit\u00e0 verso gli ebrei. Quando mons. Giuseppe Burzio, che fa le veci di incaricato d&#8217;Affari della Santa Sede in Slovacchia, si reca da mons.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tiso \u00abper tentare di ottenere un suo intervento almeno in favore degli ebrei battezzati, non trova nessuna comprensione e neppure una parola di compassione per i perseguitati: egli vede negli ebrei la causa di molti mali e difende le misure dei tedeschi contro gli ebrei come imposte dalle supreme esigenze della guerra\u00bb. Davanti a questo comportamento, Burzio riferisce che \u00abi buoni cattolici sono disgustati dall&#8217;atteggiamento di Tiso\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pio XII allora interviene e da istruzione al suo diplomatico \u00abdi recarsi subito da presidente Tiso per renderlo edotto profondo dolore Sua Santit\u00e0 per sofferenze cui numerosissime persone &#8211; contro principi umanit\u00e0 e giustizia &#8211; sono sottoposte cotesta nazione motivo loro nazionalit\u00e0 o stirpe e, nome Augusto Pontefice, lo richiami a sentimenti e propositi conformi sua dignit\u00e0 e coscienza sacerdotale e gli faccia altres\u00ec rilevare come ingiustizie commesse sotto suo governo nuocciono prestigio sua patria e di esse profittano avversari per screditare clero e Chiesa in tutto il mondo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma Tiso \u00e8 irremovibile: risponde infatti al Papa con una lettera nella quale afferma che \u00abnon pu\u00f2 eessere considerato un crimine l&#8217;invio di ebrei in Germania a lavorare (dove tra l&#8217;altro si recano anche molti slovacchi); \u00e8 la sicurezza dello Stato che ha indotto il governo ad adottare misure nei confronti dei cechi e degli ebrei: non sono dovute a ragioni razziali o nazionali, ma alla necessit\u00e0 di ridurre la negativa influenza di questi elementi\u00bb. Di fronte a questa chiusura la Santa Sede torna alla carica nel novembre 1944, ricordando che i tedeschi hanno disatteso le ampie assicurazioni rilasciate due mesi prima, che non ci sarebbero state pi\u00f9 deportazioni di ebrei (pp. 337-338).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dal radiomessaggio che il 1\u00b0 settembre 1944 diffonde globalmente per ricordare il quinto anniversario dell&#8217;inizio della guerra, Pio XII accenna a mutare il palinsesto della sua comunicazione sulla guerra. Da quel momento accentua la modestia dei risultati ottenuti rispetto all&#8217;enormit\u00e0 dei bisogni richiesti dal totalitarismo della guerra contemporanea nei settori del nascondimento dei fuggiaschi e del soccorso alle vittime della guerra in cui \u00e8 concentrata l&#8217;azione dal centro posta in essere dalla Santa Sede e nelle periferie dai vescovi, dal clero, dai consacrati, dalle consacrate e dai fedeli, ma nello stesso tempo, con una serie di prese di posizione, puntualmente registrate da Alessandro Duce, denuncia sistematicamente la radicalit\u00e0 della guerra contemporanea che, se non viene arrestata nella genesi delle sue scelte culturali, pu\u00f2 condurre alla catastrofe il genere umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel radiomessaggio natalizio del 1944 afferma che, in generale, bisogna fare \u00abguerra alla guerra\u00bb (p. 384); nel marzo del 1945 Pio XII \u00absi sofferma a denunciare alcuni grandi pericoli che in passato hanno avvelenato la vita dei popoli [&#8230;]: \u00e8 necessario &#8220;ripudiare&#8221; &#8220;l&#8217;idolatria dei nazionalismi assoluti, gli orgogli di stirpe e di sangue, la brama di egemonia nel possesso dei beni terreni&#8221;\u00bb (p. 385). Nel radiomessaggio del 9 gennaio, rivolto \u00aba tutte le genti per la fine della guerra in Europa\u00bb, il Papa sottolinea alcuni valori che devono costituire le fondamenta della nuova convivenza internazionale: \u00abrispetto della dignit\u00e0 umana, principio sacro dell&#8217;uguaglianza dei diritti di tutti i popoli e per tutti gli Stati, grandi e piccoli, deboli e forti\u00bb (p. 387).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando, nel concistoro tenuto ai cardinali il 2 giugno 1945 nella ricorrenza del suo onomastico, il Papa ricapitola i termini tenuti dalla Santa Sede nei confronti del nazionalsocialismo, \u00abspettro satanico\u00bb che ha investito la Germania, possono scorgersi i motivi che, attenuata la cogenza momentaneamente provocata dalla guerra fredda, saranno materia non contingente di fondo nel confronto tra la posizione di Pio XII e quella degli ebrei anche al di fuori del sionismo ripetutamente evocato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Papa ricorda come la persecuzione perpetrata contro la Chiesa abbia confermato la volont\u00e0 dei dirigenti tedeschi di concludere dopo la guerra la partita con la Chiesa, non essendo quello bellico il momento migliore per affrontare alla radice la questione religiosa. Dopo aver affermato che la Chiesa ha offerto aiuto e assistenza a tutti, aggiunge che la folla dei perseguitati \u00e8 formata anche dal clero e da molti laici, solo colpevoli di essere rimasti fedeli a Cristo e alla Chiesa, precisando che fra tutti merita di essere ricordato il martirio del clero polacco per la durezza del trattamento cui \u00e8 stato sottoposto: ben 2.800 sacerdoti e un vescovo sono stati internati a Dachau, da dove sono usciti vivi soltanto in 816. Non basta: ricorda ancora che anche molti altri in Germania e in altri paesi hanno patito ogni genere di tribolazioni (pp. 389-393).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bilancio che Pio XII traccia il 2 giugno 1945 non \u00e8 soltanto un giudizio storico e tanto meno una forma di non richiesta giustificazione <em>a posteriori<\/em>. E anche un paradigma teologico, che a sua volta ricorda quello espresso da Proudhon, che, nella prima met\u00e0 dell&#8217;Ottocento, aveva affermato che, nella sua essenza, la storia contemporanea non \u00e8 altro che un problema teologico. E per la ragione teologica che Pio XII nega, in sede di primo bilancio sul quale non torner\u00e0 in seguito, che l&#8217;enormit\u00e0 dell&#8217;Olocausto, il tentativo di sterminio sistematico e completo di tutto un popolo, quello ebraico, non autorizza nessuno, neppure gli stessi ebrei, a considerarlo come un <em>unicum<\/em>, staccato da tutte le altre stragi che si sono perpetrate storicamente nel mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Osserva infatti Alessandro Duce che, nel patrimonio teologico che deriva dall&#8217;Antico Testamento e fino a Ges\u00f9 Cristo \u00e8 comune tanto agli ebrei quanto ai cristiani, il peccato di superbia e di orgoglio commesso dal primo uomo e poi trasmesso per eredit\u00e0 a tutta la storia del genere umano avrebbe alterato l&#8217;armonia e la solidariet\u00e0 esistenti tra Dio creatore e l&#8217;ordine intero del creato, e soprattutto la posizione particolare dell&#8217;uomo, coscienza storica, custode e trasformatore del mondo, che non esisterebbe per nessuno senza l&#8217;intervento dell&#8217;uomo, che \u00e8 certamente un essere creato, con tutti i limiti che impone la creazione <em>ex altero<\/em>, ma al tempo stesso un essere particolare che non ha l&#8217;eguale in tutto l&#8217;essere vivente per il suo riferimento del tutto speciale con Dio che l&#8217;ha voluto \u00aba sua immagine e somiglianza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questa disobbedienza deriva quello che la teologia cristiana definisce come il peccato originale, che dunque accomuna tutti gli uomini, senza distinzione di nessun genere, nel peccato, nello stesso modo in cui la creazione per cos\u00ec dire speciale l&#8217;aveva accomunato nell&#8217;armonia e nella solidariet\u00e0 nei confronti del creato, degli uomini nella loro reciproca alterit\u00e0, di Dio creatore. Da questa decadenza nasce la necessit\u00e0 di una redenzione che deve riguardare tutti gli uomini, allo stesso modo che la particolarit\u00e0 gloriosa della creazione prima e la caduta umiliante del peccato originale poi avevano riguardato tutti gli uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il soggetto di questo riscatto \u00e8 il Dio incarnato, che ha predicato, ha sofferto, \u00e8 morto ed \u00e8 risorto per tutti gli uomini e non soltanto per una parte di essi, per quanto importante sia. Per questo tutti gli uomini hanno egualmente bisogno di Ges\u00f9 Cristo, anche gli ebrei, cui dunque i cristiani rimproverano non il &#8220;deicidio&#8221;, la morte di Ges\u00f9 che rientra invece nel progetto generale di salvezza del genere umano dalle conseguenze del peccato originale, bens\u00ec il rifiuto di riconoscere Ges\u00f9 come Messia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall&#8217;avvento di Cristo infatti nessuno che conosca, ami, preghi, adori il medesimo Dio, lo <em>El<\/em> della radice comune della religione monoteistica e trascendente rispetto alla pretesa antropologica, pu\u00f2 pretendere di trovare una salvezza, pu\u00f2 fare a meno della sua Incarnazione, vale a dire della sua opera di salvezza a vantaggio di tutti gli uomini (pp. 395-397).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I motivi che inducono i cristiani a cercare e ad approfondire le radici della fratellanza giudaico-cristiana, perch\u00e9 in esse \u00e8 possibile trovare l&#8217;universalit\u00e0 che \u00e8 l&#8217;essenza della situazione di chi riconosce l&#8217;unico Dio, li inducono anche a combattere e a rifiutare il razzismo del fascismo internazionale soprattutto nella forma cui \u00e8 pervenuto il nazionalsocialismo tedesco. Alessandro Duce nota che \u00abanche nel mondo razzista c&#8217;\u00e8 il ricordo di un passato felice, di un periodo nel quale regnava un originario equilibrio di natura, un ordine ispirato dalla divinit\u00e0 che rispondeva alla logica della creazione: in questo tempo fra gli uomini e le altre creature regnava un sistema gerarchico che garantiva un&#8217;armonia del tutto: alcuni gruppi umani, pi\u00f9 capaci e intraprendenti, detenevano posizioni di supremazia, frutto di queste loro doti naturali originarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel confronto e nello scontro con altri gruppi essi prevalevano, acquistando doti naturali di carattere egemonico, ispiravano imprese significative per il progresso umano, rappresentavano naturali avanguardie: questi gruppi avevano caratteristiche proprie di carattere morale, culturale, sociale e anche antropologico. Esse hanno finito per dare origine a razze vere e proprie distinte dalle altre per elementi sostanziali e immodificabili di natura sociale ma anche fisica che distinguevano gli uni dagli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo stato delle cose di naturale &#8220;selvaggia&#8221; felicit\u00e0, perch\u00e9 rispondente ad un ordine spontaneo &#8220;di natura divina&#8221;, \u00e8 stato rotto, superato, traviato nel corso dei millenni e dei secoli successivi. E stata compiuta una violenza a quell&#8217;originario &#8220;paradiso terrestre razziale&#8221; ad opera di due prevalenti &#8220;peccati&#8221;. Le razze e i gruppi non dominanti, pi\u00f9 deboli intellettualmente e fisicamente, hanno cercato con ogni mezzo di rompere quella situazione d&#8217;inferiorit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo i razzisti, \u00abessi non hanno compreso che l&#8217;ordine naturale era preferibile anche per loro. Il tentativo di penetrare nelle &#8220;razze superiori&#8221; avrebbe dato loro il vantaggio di arrestare la precedente esclusione dai vertici delle comunit\u00e0 umane, ma li avrebbe privati dei vantaggi del contributo delle &#8220;razze superiori&#8221; che, perdendo la loro originaria purezza e individualit\u00e0, non avrebbero potuto pi\u00f9 manifestare pienamente le loro potenzialit\u00e0. L&#8217;obiettivo delle razze inferiori \u00e8 stato l&#8217;inserimento, la mescolanza sociale e sanguinea con quelle pi\u00f9 sviluppate: il risultato \u00e8 il decadimento morale e sociale dell&#8217;intera collettivit\u00e0 umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo peccato esterno, compiuto dai deboli, si affianca quello di alcune componenti delle razze superiori, che avrebbero facilitato l&#8217;accostamento, la consanguineit\u00e0, la fusione fra elementi provenienti da razze diverse. I due &#8220;peccati originali&#8221; hanno dato vita all&#8217;attuale condizione di confusione e di tensione dentro gli Stati e fra gli Stati: al contrario nel tempo antico l&#8217;ordine era garantito dalla naturale supremazia delle razze superiori e tutti potevano approfittare dei frutti della loro creativit\u00e0. L&#8217;impegno per il futuro \u00e8 dunque un ritorno al passato, un riequilibrio fra una situazione di creativit\u00e0 e di gerarchia naturale e una condizione presente di degrado e di disordine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La politica razziale di Hitler e dei suoi collaboratori affonda le radici in questo convincimento e si esprime con la proclamazione della superiorit\u00e0 della razza ariana, all&#8217;interno della quale il popolo tedesco ha avuto e pu\u00f2 avere un ruolo trainante per le sue doti eccezionali: occorre riaffermare questi convincimenti, liberare la Germania dal peso e dai freni (morali, sociali ed economici) delle razze e dei gruppi inferiori che si sono infiltrati al suo interno. C&#8217;\u00e8 bisogno di una pulizia razziale\u00bb (pp. 393-400).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;accanimento di Hitler e dei nazionalsocialisti contro gli ebrei dipende principalmente da due motivi. Il primo, di carattere generale, \u00e8 costituito dal risentimento nutrito per la loro attivit\u00e0 volta a favorire la decadenza delle razze superiori attraverso la diffusione di dottrine egualitarie. Il secondo \u00e8 costituito dal ruolo fondamentale che gli ebrei hanno avuto nella sconfitta della Germania nella prima guerra mondiale attraverso la suggestione esercitata dalle \u00e9lites ebraiche americane. L&#8217;uno e l&#8217;altro costituiscono i due pilastri dell&#8217;Olocausto (p. 401).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alessandro Duce si sofferma ad indicare la diversit\u00e0 che sussiste con la posizione cristiana, che, nonostante passate, gravi e talvolta sanguinose incomprensioni con gli ebrei, non ha proprio nulla in comune con quella nazionalsocialista, fondata sulla superiorit\u00e0 della razza, che non ha alcun posto nella visione del mondo cristiana. C&#8217;\u00e8 da dire invece che, come ha sottolineato Pio XII nel bilancio dei suoi rapporti con la Germania e con il nazionalsocialismo nella seconda guerra mondiale, era proprio l&#8217;inscindibilit\u00e0 del binomio tra origine giudaica e continuit\u00e0 cristiana, alla base della vera e propria persecuzione contro il cristianesimo attuata in diverse fasi, a prospettare l&#8217;in evitabilit\u00e0 dell&#8217;annientamento dei cristiani come ultima fase di un olocausto cominciato con gli ebrei (pp. 401-403).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In generale si pu\u00f2 dire che la storiografia non ha prestato attenzione al rovesciamento della funzione esercitata dall&#8217;evoluzione del principio di nazionalit\u00e0 nella storia contemporanea degli ebrei, che hanno salutato l&#8217;avvento della rivoluzione nazionale come il sorgere del sole dell&#8217;emancipazione israelitica lungo i binari di un liberalismo che autorizzava ogni speranza. Gli ebrei di ogni paese hanno creduto che fosse una conquista permanente l&#8217;integrazione di ogni credo religioso e di ogni etnia nel corpus dei singoli Stati nazionali appartenenti alla grande civilt\u00e0, ma una parte di essi ha nello stesso tempo ritenuto che questa integrazione fosse conciliabile con il sionismo, che, per il solo fatto della sua esistenza, sottolineava l&#8217;autonomia del mondo ebraico rispetto a tutto il resto e faceva di Sion la cittadella, il punto di riferimento ideale, cui gli ebrei di tutto il mondo erano tenuti a guardare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di qui a pensare che il mondo ebraico sia inconciliabile con il principio nazionale il passo \u00e8 breve, ed \u00e8 compiuto dal &#8220;pangermanesimo&#8221; di cui Hitler \u00e8 l&#8217;araldo estremo, per cui si pu\u00f2 affermare che l&#8217;Olocausto \u00e8 l&#8217;immolazione del terribile sacrificio destinato a mostrare la mancanza di universalit\u00e0 del principio nazionale. Quando gi\u00e0 il pangermanesimo comincia a far circolare con insistenza l&#8217;invincibile inadempienza degli ebrei al dovere della loro assimilazione nel corpo del Reich tedesco, gli ebrei continuano a tener fede con la massima imperturbabilit\u00e0 al principio nazionale come fonte del miglior reggimento dei popoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec il noto filosofo della politica e politologo Emil Reich, in un volume che circola con successo in tutta Europa ed \u00e8 tradotto anche in italiano nel 1905 con il titolo <em>II successo delle nazioni<\/em>, indica lo Stato nazionale europeo come modello capace di assicurare stabilit\u00e0, unit\u00e0 e capacit\u00e0 di agire nello stesso tempo e per gli stessi motivi per cui critica il modello federale degli Stati Uniti come apportatore di inguaribile debolezza verso l&#8217;esterno e di fermento di dissoluzione interna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 anche nel mondo ebraico europeo s&#8217;inneschi l&#8217;inizio di un&#8217;inversione di tendenza bisogna oltrepassare la prima guerra mondiale, assistere senza prendere posizione al trionfo di Mussolini, che pure non perde occasione di gridare ai quattro venti di essere nazionalimperialista: solo con il delitto Matteotti si passa alla presa in considerazione, e non senza incertezze ed esitazioni, del modello federale quale l\u2019<em>optimum<\/em> per il reggimento dei popoli. Prima c&#8217;\u00e8 la prima guerra mondiale, cui gli ebrei partecipano versando il sangue secondo la propria nazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo non basta per stornare i sospetti dei vari nazionalismi europei, che intendono profittare della guerra generale per agire secondo il principio del nazionalismo assoluto, che esige un&#8217;assimilazione assoluta che deve essere certificata da un&#8217;omologazione altrettanto assoluta. Anche gli ebrei pagano a loro spese, e con un prezzo molto pi\u00f9 alto, la comprensione del fatto che anche la migliore dottrina, verbalmente ineccepibile, riesce a salvare la propria validit\u00e0 solo mantenendo fede alla funzione, e non alla formula verbale che l&#8217;ha generata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo giudizio, unito al tipo di analisi che lo genera, rinvia al rapporto che viene storicamente a stabilirsi tra definizione, formula politica e funzione. Afferma Alessandro Duce a questo pro-posito che \u00abnell&#8217;analisi in questione [&#8230;] si coglie un aspetto essenziale della questione: la difficolt\u00e0 per le Chiese, e per quella cattolica in particolare, di affrontare una battaglia in campo aperto con i poteri dello Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 in questa delicata realt\u00e0 il dramma concreto di molte coscienze di credenti, di molti religiosi e, in disperse occasioni, degli esponenti pi\u00f9 autorevoli dei vertici cattolici. L\u2019 accettazione e il rispetto delle leggi, la sottomissione come cittadini al potere statale, il rispetto per l&#8217;ordine costituito, il forte senso di appartenenza nazionale o statale hanno rappresentato un elemento di continuit\u00e0 e di generale approvazione da molti decenni: i governi hanno preteso lealt\u00e0 e ubbidienza dai cittadini nel nome del consenso che li ha prodotti, hanno esercitato il potere in nome degli interessi delle comunit\u00e0 che li hanno eletti e li hanno accettati, hanno identificato il proprio operato con il bene delle comunit\u00e0 da essi guidate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso movimento nazionalsocialista persegue con determinazione l&#8217;obiettivo di assumere la guida del governo e non rifugge da alleanze tattiche e da dichiarazioni rassicuranti. Solo in un secondo momento vuole la distruzione di tutte le altre forze politiche, pretende l&#8217;allineamento delle componenti sociali, impone una cultura e una educazione di Stato: con queste scelte trasforma la natura stessa dello Stato precedente, lo rende totalitario e assoluto. [&#8230;] I cittadini, abituati da decenni all&#8217;osservanza delle disposizioni statali, al rispetto dei governi costituiti, educati alla lealt\u00e0 e alla collaborazione, faticano a cogliere gli elementi costitutivi del passaggio dallo Stato parlamentare democratico a quello totalitario, assoluto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo spiega come i cattolici tedeschi, compresi i vescovi, e\u00a0 la stessa Santa Sede trovino difficolt\u00e0 \u00abad affrontare l&#8217;azione dello Stato, condannarne le pretese, limitarne i confini, denunciarne gli abusi: c&#8217;\u00e8 il pericolo di essere accusati di essere nemici non del governo in carica ma dello Stato che esso rappresenta, cio\u00e8 del popolo tedesco [&#8230;]. A tal punto il potere statale non solo presso i cittadini, ma anche in Vaticano trova rispetto e considerazione in una prassi consolidata da decenni nei rapporti Stato-Chiesa. Cos\u00ec, nei momenti di maggior tensione e divaricazione tra la politica razziale degli Stati e la proclamata &#8220;sostanziale uguaglianza&#8221; di tutti gli esseri umani, si incontra la difficolt\u00e0 di contrastare sul piano pratico l&#8217;azione statale [&#8230;].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa situazione, nei casi pi\u00f9 estremi di persecuzione, porta le autorit\u00e0 religiose locali, quelle diplomatiche e lo stesso Vaticano ad intervenire per mitigare quelle azioni nel nome dei diritti dell&#8217;uomo. [&#8230;] Si osserva giustamente da parte di alcuni che questo \u00e8 assai poco e non ha prodotto risultati apprezzabili. Se ci\u00f2 \u00e8 innegabile, come lo \u00e8 la mancata emissione di documenti autorevoli ed espliciti sull&#8217;antisemitismo di Stato, \u00e8 pure da rilevare che la Santa Sede non riesce a fermare la violenza nei confronti dei credenti dove sono state raggiunte intese concordatarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La constatazione della carenza pastorale mette in evidenza un problema, ma rischia di rimanere in superf\u00eccie se non se ne discutono le ragioni e non si cerca di capirne le motivazioni: timori, paura di reazioni, senso d&#8217;inferiorit\u00e0, coscienza d&#8217;impotenza, preoccupazioni per eventuali ritorsioni, fiducia nelle risorse diplomatiche\u00bb (pp. 405-407).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per meglio conoscere il pensiero di Pio XII sui rapporti tra Stato e Chiesa, su laicisrno e confessionalit\u00e0, Alessandro Duce mette allora in confronto l&#8217;allocuzione ai cardinali del 2 giugno 1945 con il messaggio natalizio dello stesso anno. Mentre nell&#8217;allocuzione si presenta con una certa fierezza la preveggenza della Chiesa, nel messaggio natalizio l&#8217;analisi \u00absi allarga ad un periodo pi\u00f9 ampio di circa un secolo e si affronta la nascita dello Stato moderno, costituzionale e laico, la sua evoluzione e la sua drammatica decadenza verso l&#8217;autoritarismo e il totalitarismo, fino a diventare a sua volta una forma di idolatria\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel secondo messaggio non si deplorano le critiche all&#8217;azione della Chiesa, non si prova la soddisfazione per le sue previsioni, neppure s\u00ec denuncia la sua emarginazione dalle stanze dei bottoni. Queste cose ci sono state, ma dipendono dalla logica stessa delle guerre contemporanee. Pio XII ammette che l&#8217;azione umanitaria della Chiesa \u00e8 stata del tutto inadeguata rispetto alle necessit\u00e0, ma afferma nello stesso tempo che \u00abla sua vocazione di carattere universale \u00e8 stata negata e combattuta proprio dalle correnti ideologiche che hanno ispirato l&#8217;individualismo nazionale e statale ed hanno operato con tutti i mezzi per rompere l&#8217;unit\u00e0 della Chiesa\u00bb (pp. 407-409).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il motivo per cui si \u00e8 cercato di escludere gli elementi religiosi dal contesto pubblico \u00e8 dipeso dal tentativo di cercare \u00abdi mantenere l&#8217;unit\u00e0 dello Stato attraverso la cultura laica e l&#8217;umanesimo secolarizzato\u00bb. Quali sono state le conseguenze? Non solo lo Stato laico non \u00e8 stato in grado di raggiungere il risultato che sperava, ma ha aperto il vaso di Pandora che ha portato alla \u00abtomba della sana libert\u00e0 umana, alle organizzazioni forzate, un mondo che, per brutalit\u00e0 e barbarie, per distruzioni e rovine, soprattutto per\u00f2 per funesta disunione e per mancanza di sicurezza non aveva conosciuto l&#8217;eguale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Papa osserva che, dopo tre decenni di guerre devastanti, \u00abora l&#8217;umanit\u00e0 ha bisogno &#8220;di ordine, pace e prosperit\u00e0&#8221;\u00bb, ma che \u00abqueste condizioni possono verificarsi se sar\u00e0 sconfitto in modo definitivo lo &#8220;Stato totalitario&#8221; e saranno ripudiati, senza incertezze, l&#8217;uso dispotico della forza e ogni forma di tirannia\u00bb (p. 409). A questo punto il discorso si profila con chiarezza: \u00abE errato processare la Chiesa per una sua presunta debolezza nei confronti di questo potere dispotico e violento. \u00c8 pi\u00f9 giusto riflettere sulle cause che hanno determinato questo fenomeno [&#8230;] \u00e8 quantomeno curioso che coloro che hanno &#8220;reciso le forze della Chiesa&#8221; ne pretendano poi il vigore per fermare la degenerazione di questi apparati originali\u00bb. Su questo tono Pio XII procede affermando che non solo \u00abla Chiesa non ha alcuna responsabilit\u00e0 nella formazione degli Stati moderni, ma che \u00e8 un errore attribuirle un potere di contrasto che non ha se non sul piano morale\u00bb (pp. 410-411).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel messaggio natalizio del 1945, Pio XII insiste anche sulla debolezza delle <em>\u00e9lites<\/em> e dei partiti che non hanno saputo impedire l&#8217;occupazione dei poteri dello Stato moderno (pp. 410 e 412).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riguardo alle atrocit\u00e0 belliche, Pio XII non manca di condannare il coinvolgimento delle popolazioni civili attraverso i bombardamenti degli alleati, tuttavia ha ben chiaro il fatto che quando gli anglo-americani bombardano le popolazioni civili tedesche lo fanno per costringere la Germania alla resa, non per estinguere il popolo tedesco, mentre quando i tedeschi affrontano il problema ebraico lo fanno per estinguere tutti gli ebrei in quanto tali (p. 413).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come conclusione finale, Alessandro Duce afferma che \u00abse il peso del passato antigiudaico nel mondo cattolico europeo e presso i vertici episcopali e vaticani fosse stato di rilievo, ancora pi\u00f9 meritoria risulterebbe l&#8217;opera di Pio XII e dei suoi pi\u00f9 diretti collaboratori. Essi in questo caso avrebbero dovuto affrontare una forte resistenza interna, operare per convincerla e renderla docile a indicazioni e suggerimenti poco graditi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 al contrario una generale testimonianza, con poche eccezioni, di una comune valutazione dell&#8217;emergenza in atto, si registra un diffuso senso di solidariet\u00e0 nei confronti del mondo ebraico, anche di quello non convertito, e prende corpo una significativa rete di solidariet\u00e0. <em>Quest&#8217;opera innegabile si coniuga con la difesa dei valori della convivenza civile, la condanna della guerra e delle sue atrocit\u00e0 e la tutela della struttura ecclesiale, senza esporla a un rischio &#8220;di un bagno di sangue&#8221;<\/em>\u00bb (2) (p. 415).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo pu\u00f2 accadere perch\u00e9, per la Chiesa, la \u00abguerra quadrangolare di religione\u00bb che coinvolge cattolici, protestanti, ebrei e musulmani non \u00e8 pi\u00f9 attuale a partire dalla seconda met\u00e0 del Seicento per l&#8217;effetto congiunto del Trattato di Westfalia, che nel 1648 pone fine alla guerra dei Trent&#8217;Anni, e per lo scacco subito dall&#8217;esercito turco davanti alle mura di Vienna e di Budapest alla fine del secolo. \u00c8 da quel periodo che le guerre di religione cessano di apparire nelle agende di lavoro degli Stati cattolici: la sola che appare ancora per qualche tempo, la \u00abcrociata per la liberazione dei luoghi santi\u00bb, vi resta per una sorta di omaggio letterario a una storia lunga, che a poco a poco si dissolve da s\u00e9 fino alla sua completa immersione nella &#8220;questione di Oriente&#8221; dai contenuti soltanto politici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa trasformazione coinvolge le lotte, in precedenza dipinte con i colori della religione, considerate nei loro aspetti di espansione politica, economica, sociale, nazionale, culturale, ideologica, linguistica, che come tali vanno trattate. A questa trasformazione contribuisce in prima persona, con piena consapevolezza e come soggetto attivo, la Chiesa cattolica, la quale si libera cos\u00ec da un passato che non ha pi\u00f9 ragione di essere. Le eccezioni si hanno soltanto in quelle zone, come la Penisola Balcanica e qualche zona danubiana, dove membri anche numerosi, qualificati ed organizzati della confessione cattolica come possono essere gli ordini religiosi, usano trattare i problemi religiosi in termini che non rispondono alla vocazione evangelica, come risulta dalla difficile trattazione di quelli che la stessa Santa Sede considera gli &#8220;scandali&#8221; di Tiso in Slovacchia e di Ante Pavelic in Croazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo motivo Alessandro Duce osserva che \u00abnegli anni della violenta persecuzione non c&#8217;\u00e8 traccia di discussione di natura religiosa fra coloro che hanno accolto Ges\u00f9 e quanti lo hanno respinto. Se fossero esistite forti opposizioni interne legate alle radici delle identit\u00e0 di ciascuno, esse si sarebbero manifestate: al contrario non si sviluppa alcun dibattito, alcuna opposizione, alla eventualit\u00e0 di un&#8217;opera di soccorso e di aiuto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;autore accenna \u00aba qualche intervento non molto significativo che solleva la questione delle responsabilit\u00e0 storiche ebraiche\u00bb, ma afferma anche che \u00abqueste voci, e sono rare, non sollevano le precedenti polemiche sulle responsabilit\u00e0 storiche del &#8220;popolo deicida&#8221;, ma piuttosto prospettano riserve e perplessit\u00e0 sull&#8217;operato dei singoli ebrei o di gruppi all&#8217;interno della societ\u00e0\u00bb, e inoltre, come emerge dall&#8217;ampio materiale diligentemente raccolto e attentamente studiato, provengono pressoch\u00e9 soltanto dai \u00abcasi speciali\u00bb della Slovacchia e della Croazia, in cui permane ancora tenace l&#8217;eredit\u00e0 di un passato lontano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa ed in altre occasioni, in diversi interventi, Pio XII sente la necessit\u00e0 di precisare i criteri che hanno ispirato la sua condotta e sottolinea la necessit\u00e0 di procedere con prudenza per non arrecare danni ulteriori alle possibili vittime, anche a costo, come sottolinea Alessandro Duce, di appannare lo splendore profetico della Chiesa secondo le previsioni di Edith Stein (p. 394).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019autore rileva che la <em>vexata<\/em> <em>quaestio<\/em> del parlare o non parlare pubblicamente contro lo sterminio degli ebrei e la falcidia dei popoli che si sono opposti al nazionalsocialismo \u00e8 mal posta: \u00abNon \u00e8 possibile sostenere che ad espressioni pi\u00f9 forti, esplicite e pubbliche sarebbero seguite reazioni pi\u00f9 convinte da parte del mondo cattolico e una maggiore prudenza da parte del governo tedesco: poteva verificarsi la reazione opposta. Ambedue le ipotesi potrebbero, in sede politica (non storica), trovare elementi di sostegno e di difesa, ma ambedue sono prive di validit\u00e0: non \u00e8 possibile la controprova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti &#8211; continua Alessandro Duce &#8211; non riescono a comprendere che alla critica di aver parlato poco si potrebbe affiancare, senza paure di smentite, quella di aver parlato troppo: nessuno pu\u00f2 valutare l&#8217;esito dei due eventuali opposti comportamenti\u00bb. Per evitare di cadere nel pericolo dell&#8217;antistoria fondata sul &#8220;se&#8221; o sul &#8220;ma&#8221;, \u00e8 opportuno, per l&#8217;autore, \u00abrimanere nel campo della ricerca senza uscire dalle certezze che offrono le fonti documentarie\u00bb (pp. 394-395).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> Cos\u00ec il contributo da me scritto sull&#8217;atteggiamento di Pio XII durante la seconda guerra mondiale in Rivista di Storia della Chiesa in Italia, a. 22 (1968), pp. 506-553.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong> II corsivo \u00e8 di Danilo Veneruso.<\/p>\n<div align=\"center\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=2296\"><strong>torna al testo<\/strong><\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studium\u00a0 n.4 luglio-agosto 2006 di Danilo Veneruso<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/juden-raus-la-santa-sede-e-la-questione-ebraica-2\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":16732,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[28,94,24],"tags":[1317,890],"class_list":["post-4153","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-chiesa-ed-ebrei","category-nazionalsocialismo","category-storia","tag-pio-xi","tag-pio-xii","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>&laquo;Juden raus!&raquo; 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