{"id":41326,"date":"2018-11-01T00:00:18","date_gmt":"2018-10-31T23:00:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=41326"},"modified":"2018-10-17T09:47:36","modified_gmt":"2018-10-17T07:47:36","slug":"la-poverta-di-cristo-un-approccio-puramente-fattuale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-poverta-di-cristo-un-approccio-puramente-fattuale\/","title":{"rendered":"La povert\u00e0 di Cristo Un approccio puramente fattuale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Ges\u00f9.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-41328\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Ges\u00f9.jpg\" alt=\"\" width=\"139\" height=\"200\" \/><\/a>da<a href=\"http:\/\/www.storialibera.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong> Storia Libera<\/strong><\/a> n.1 2015<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Beniamino Di Martino<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Abstract<\/strong> Tralasciando ogni argomentazione teologica o ermeneutica, il saggio vuole ancorarsi unicamente a ci\u00f2 che dalle fonti storiche conosciamo della condizione economica di Ges\u00f9 e della sua famiglia. Il riferimento fondamentale ed imprescindibile \u00e8 quello delle narrazioni evangeliche, luogo principale da cui traiamo le notizie sulla vita e sulla persona di Ges\u00f9. I testi dei quattro evangelisti sono stati, per\u00f2, avvicinati con metodo storico e con il distacco proprio di chi a questo metodo vuole rimanere fedele. E proprio da questo genere di ricerca, libera da ogni tipo di prevenzione o di suggestione, si delinea una figura umana che dispone di un certo benessere e che gode certamente di molti pi\u00f9 beni materiali di quanto potessero goderne i suoi conterranei e i suoi contemporanei. La disamina, incrociando le testimonianze di Matteo, Marco Luca e Giovanni, pone in luce molti indizi e non poche prove che indurrebbero a rivedere l\u2019immagine romantica che molta predicazione religiosa ha fatto propria nel corso dei secoli.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>The thesis put forth in this essay, though recognising the importance of theological arguments and biblical hermeneutics, is solidly grounded on historical sources related to the financial profile of Jesus and his family. The primary and indispensable Gospel narratives represent the fundamental source to gain factual information around the life and the figure of Jesus Christ. Methodologically, the texts of the four evangelists have been examined with rigorousness and with a detached historical scrutiny. This allows for a research free from any sort of bias or personal inclination. The thesis defended in this essay outlines a human figure with a good degree of prosperity and that certainly has a lot more material goods than most of his countrymen contemporaries could enjoy. The analysis, by cross-examining the testimony of Matthew, Mark, Luke and John, will shed some light on many clues that lead to revise the romantic image of Jesus that has been perpetrated by many religious preaching over the last centuries.<\/em><\/p>\n<div id=\"attachment_41330\" style=\"width: 222px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Beniamino-Di-Martino.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-41330\" class=\"wp-image-41330\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Beniamino-Di-Martino.jpg\" alt=\"\" width=\"222\" height=\"200\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-41330\" class=\"wp-caption-text\">Beniamino Di Martino<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019autore <\/strong>Beniamino Di Martino \u00e8 sacerdote della diocesi di SorrentoCastellammare (in provincia di Napoli). \u00c8 direttore di \u00abStoriaLibera. Rivista di scienze storiche e sociali\u00bb (www.StoriaLibera.it). Insegna Dottrina Sociale e Storia della Chiesa in alcuni Istituti Superiori di Scienze Religiose della Campania ed \u00e8 docente invitato presso l\u2019Istituto \u201cClaretianum\u201d di Roma, Istituto di Specializzazione incorporato nella Pontificia Universit\u00e0 Lateranense. I suoi ambiti di ricerca riguardano l\u2019insegnamento sociale della Chiesa, la storia del Movimento Cattolico ed il pensiero politico ed economico, in particolare i rapporti tra cattolicesimo e liberalismo. Ha approfondito le tematiche antropologiche collegate al Welfare State e le tematiche morali collegate alle crisi economiche. Tra le sue pubblicazioni: Note sulla propriet\u00e0 privata (2009), Il volto dello Stato del Benessere (2013) I progetti di De Gasperi, Dossetti e Pio XII (2014) e Rivoluzione del 1789. La cerniera della modernit\u00e0 politica e sociale (2015).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">_______________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>1. LA QUESTIONE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La povert\u00e0 di Cristo \u00e8 sempre stata una quaestio disputata. Tutt\u2019altro che una pacata analisi della teologia Scolastica, essa \u00e8 stata, al contrario, una questione che ha infiammato dibattiti e discussioni, che ha suscitato acri polemiche e confronti serrati, che ha creato contese e prodotto divisioni. Da tutto ci\u00f2 prende subito le distanze il presente lavoro il cui intento \u2013 preferiamo dichiararlo immediatamente \u2013 non \u00e8 certo quello di rinfocolare vecchie tensioni ed alimentare vetusti contrasti. Anzi, il proposito di questo contributo \u00e8 quello di provare a prescindere, nel modo pi\u00f9 netto possibile, da ogni diatriba (antica e moderna).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unico scopo di questo lavoro \u00e8 scovare nei testi evangelici gli elementi utili a comprendere in che modo Ges\u00f9 Cristo sia vissuto in relazione ai beni materiali. Per poter svolgere ogni ricerca che meriti il carattere della scientificit\u00e0 \u00e8 assolutamente necessario tenersi al di fuori di quei contenziosi che, quasi inesorabilmente, comportano conclusioni gi\u00e0 pregiudizialmente assunte e risultati che prevengono l\u2019analisi. Non vorremmo incorrere in questi limiti che compromettono ogni studio e rendono ideologico ci\u00f2 che, invece, dovrebbe essere lasciato al campo della seriet\u00e0 intellettuale e dell\u2019onest\u00e0 scientifica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Sacra_Famiglia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-41331\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Sacra_Famiglia.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Sacra_Famiglia.jpg 225w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Sacra_Famiglia-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a>Quanto al metodo ed alla prospettiva, questo esame deve essere considerato di natura prevalentemente storica. Un approfondimento sicuramente pi\u00f9 storico che teologico. Si \u00e8 provato, cio\u00e8, a capire in che modo Ges\u00f9 ha utilizzato i beni materiali riferendoci ai vangeli quale fonte storica considerata attendibile. La prospettiva storica \u2013 e non teologica \u2013 pone questo studio alla ricerca dei fatti e non alla ricerca dell\u2019interpretazione (e tanto meno dell\u2019attualizzazione) di essi; questo contributo, quindi, \u00e8 teso all\u2019indagine di ci\u00f2 che emerge del rabbi di Nazaret e non di ci\u00f2 che si deve credere del Figlio di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi scrive non \u00e8 un biblista, ma non crediamo che ci\u00f2 possa compromettere la correttezza delle conclusioni e la precisione dei singoli passaggi. Innanzitutto perch\u00e9 il biblista, nel suo lavoro, \u00e8, essenzialmente, un teologo, mentre la nostra prospettiva \u2013 abbiamo detto \u2013 \u00e8, in modo preponderante, storico-fattuale. Oltretutto, spesso capita che proprio i biblisti siano tentati a ripiegarsi su un dato particolare tanto da smarrire la visione generale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo lavoro, invece, mettendo insieme diversi pezzi, vuole giungere ad una visione complessiva che consenta di capire se Ges\u00f9 sia vissuto nella precariet\u00e0 economica o in un relativo benessere. In secondo luogo perch\u00e9 la correttezza delle conclusioni di uno studio storico si fonda sulla qualit\u00e0 e sulla \u201celoquenza\u201d delle fonti. Il presente esame, quindi, deve essere giudicato fondamentalmente per il modo con cui sono stati selezionati i dati delle scienze bibliche e per come questi dati sono stati forniti quali elementi utili per una conclusione di natura squisitamente storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il metodo o, meglio, la prospettiva storica ha fatto, quindi, in modo che dal lavoro dei biblisti si ricevesse e si recuperasse il materiale utile per una sintesi di diversa natura (certamente pi\u00f9 storica che teologica). L\u2019intento, quindi, \u00e8 di sintetizzare e utilizzare i risultati raggiunti dai biblisti in funzione di una risposta da dare alla domanda circa la condizione economica di Ges\u00f9 di Nazaret. Occorre capire cosa possiamo sapere o cosa ci dicono i vangeli circa la situazione censitaria di Ges\u00f9. Il risultato raggiunto in questo \u201criassunto\u201d richieder\u00e0, poi, di essere completato almeno con due altri approfondimenti, uno teologico-esegetico, l\u2019altro teologico-sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo di questi, di natura \u2013 questo s\u00ec \u2013 teologico-esegetico, dovrebbe consentire di avvicinare l\u2019insegnamento di Ges\u00f9 sulla povert\u00e0 e sulla ricchezza. Per onest\u00e0 procedurale sar\u00e0 il caso tenere sufficientemente distinto l\u2019aspetto storico (oggetto del presente lavoro) e l\u2019aspetto teologico (oggetto di un successivo elaborato).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019attuale lavoro (storico) ci si occupa dello status economico di Ges\u00f9 e della sua famiglia, in quello prossimo (teologico-esegetico) ci si dovr\u00e0 occupare dell\u2019atteggiamento teorico e dottrinale che il maestro della Galilea ha espresso in relazione diretta o meno al tema della ricchezza e della povert\u00e0. Come i due aspetti non devono essere confusi nelle rispettive prospettive disciplinari, neanche deve essere dato per scontato che il modo con cui Ges\u00f9 si \u00e8 rapportato ai beni materiali coincida con il modo con cui lo stesso Ges\u00f9 ha parlato di questi beni materiali o con il modo con cui, a riguardo, le parole del Maestro sono state recepite dalla comunit\u00e0 delle origini. Questa distinzione \u00e8 imposta dall\u2019onest\u00e0 con cui bisogna esaminare i dati a nostra disposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo futuro approfondimento che ci attenderebbe \u00e8 \u2013 si direbbe \u2013 di natura teologico-sociale e, a differenza del primo che avrebbe un taglio esegetico, questo non potrebbe che coltivare un approccio teoretico (e, perci\u00f2, pi\u00f9 congeniale a chi scrive) perch\u00e9 riguarderebbe una possibile identificazione dell\u2019ordine sociale ed economico che emerge dal pensiero, dall\u2019insegnamento e dalle parole di Ges\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Lazzaro.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-41332\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Lazzaro.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"178\" \/><\/a>Sono questi \u2013 quello teologico-esegetico e quello teologico-sociale \u2013 gli altri approfondimenti a cui sin da ora rimandiamo, contributi destinati a completarsi reciprocamente, insieme al presente, e chiamati ad integrarsi l\u2019uno con l\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 questa la sede per distinguere la povert\u00e0 in senso \u201cmateriale\u201d dalla povert\u00e0 in senso \u201cspirituale\u201d, una differenza che non \u00e8 certamente una sottigliezza se dal significato che si d\u00e0 alla povert\u00e0 dipende cos\u00ec tanto della vita cristiana, come Ges\u00f9 stesso lascia presagire quando dichiara \u201cbeati\u201d i poveri. Ma chi sono i poveri che Cristo definisce \u201cbeati\u201d? Gli uomini che non possiedono beni come sembrerebbe alludere il testo dell\u2019evangelista Luca per il quale Ges\u00f9 avrebbe assicurato \u00abbeati voi poveri, perch\u00e9 vostro \u00e8 il regno di Dio\u00bb (Lc 6,20) oppure gli uomini che si affidano a Dio come, invece, sembrerebbe specificare il testo dell\u2019evangelista Matteo per il quale Ges\u00f9 si sarebbe rivolto a coloro che sono beati \u201cin spirito\u201d (\u00abbeati i poveri in spirito, perch\u00e9 di essi \u00e8 il regno dei cieli\u00bb, Mt 5,3)?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per rispondere a questo interrogativo occorre un\u2019altra analisi. Dicevamo che questo diverso tipo di approfondimento dovrebbe collocarsi su un altro piano, quello teologico-esegetico, che, per\u00f2, non rappresenta la peculiare prospettiva del presente contributo. A questo, invece, spetta solo accertare, sulla base della documentazione storica fornita dalle testimonianze dei quattro vangeli (1) , se Cristo sia o meno stato povero; \u201cpovero\u201d nel senso pi\u00f9 ordinario, cio\u00e8 povero \u201cmaterialmente\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per poter accertare ci\u00f2 vi \u00e8 una lunga serie di indizi e un sufficiente numero di prove che possono essere tratti dai testi che meglio ci narrano le vicende del rabbi nazareno e che, per eccellenza, sono il riferimento della sua missione e, cio\u00e8, i racconti di Matteo (2), Marco (3), Luca (4) e Giovanni (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questi racconti, storicamente attendibili (6), apprendiamo che:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>a.\u00a0<\/strong>le origini di Ges\u00f9 si direbbero \u201caristocratiche\u201d: il Nazareno apparteneva non ad una famiglia qualsiasi, bens\u00ec al pi\u00f9 nobile lignaggio giudaico, quello davidico (cfr. Mt 1,20; Lc 1,27);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>b.<\/strong> Maria ebbe senz\u2019altro una dote matrimoniale (cfr. Mt 1,18-20) ed un successivo sostegno nella vedovanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>c.<\/strong> Cristo, nonostante ogni compassione verso i derelitti, gli ultimi e gli infermi, non nacque n\u00e9 schiavo n\u00e9 malato;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>d.<\/strong> contrariamente all\u2019immagine tradizionale, la nascita di Ges\u00f9 (cfr. Lc 2,7) non sembra essere particolarmente contrassegnata da indigenza e miseria (cfr. Mt 2,11);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>e.<\/strong> anzi, la famiglia di Ges\u00f9 potrebbe aver goduto di propriet\u00e0 proprio a Betlemme (cfr. Lc 2,4);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>f.<\/strong> pur tuttavia, nell\u2019episodio della purificazione di Maria al tempio, l\u2019evangelista Luca sembra presentare la famiglia di Nazaret come indigente (cfr. Lc 2,24);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>g.<\/strong> Ges\u00f9 e la sua famiglia non dovettero mancare di una loro casa a Nazaret (cfr. Mt 2,23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>h.<\/strong> il lavoro di artigiano doveva consentire a Ges\u00f9 di guadagnarsi da vivere (cfr. Mc 6,3; Mt 13,55) e di mantenere la madre, senza escludere ci\u00f2 che Giuseppe aveva dovuto lasciare in eredit\u00e0;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>i.<\/strong> la partecipazione allo sposalizio di Cana (cfr. Gv 2,1- 11) indicava l\u2019approvazione della festa ed anche l\u2019accondiscendenza nei confronti di un certo lusso;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>j.\u00a0<\/b>a quanto pare, nessuno tra gli stretti collaboratori di Ges\u00f9 (gli apostoli) risulta povero; anzi i Dodici sembrano essere tutti relativamente benestanti: non solo Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, Levi-Matteo e gli altri, ma anche Saulo-Paolo;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>k.\u00a0<\/b>Ges\u00f9 non disdegn\u00f2 il sostegno economico delle donne che lo seguivano; esse erano facoltose e, perci\u00f2, potevano assistere lui e i suoi discepoli con le loro risorse (cfr. Lc 8,3);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>l. <\/strong>oltretutto nessuno tra i discepoli \u2013 neanche tra quelli pi\u00f9 stretti (gli apostoli) \u2013 ha dovuto abbandonare la famiglia (cfr. Mt 8,14-15) \u2013 se non temporaneamente (cfr. Mt 4,20) \u2013 o liquidare i propri beni (cfr. Mc 1,29);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>m.<\/strong> Ges\u00f9 non ha rifiutato gli inviti e la partecipazione ai banchetti anche a costo di essere considerato \u00abun mangione e un beone\u00bb (Mt 11,19); in ci\u00f2 il Nazareno sottolinea la differenza tra s\u00e9 e gli esseni o anche tra s\u00e9 e il Battista (cfr. Mt 11,18-19);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>n.<\/strong> sebbene Ges\u00f9 avesse invitato a privilegiare coloro che non hanno da contraccambiare (cfr. Lc 14,12), i suoi amici erano persone ragguardevoli e ricche come lo erano coloro che spesso frequenta;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>o.<\/strong> Ges\u00f9 non ha rifiutato l\u2019uso di strumenti e di beni messigli a disposizione (le barche, la casa di Simone, ecc.), alcuni di questi erano considerati di lusso (l\u2019asina per l\u2019ingresso in Gerusalemme, la sala grande e ben arredata per la celebrazione della Pasqua, un giardino in cui spesso si recava, posto alle porte della Citt\u00e0);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>p.<\/strong> Ges\u00f9 si \u00e8 compiaciuto del gesto di una donna considerato di spreco e di sottrazione di risorse ai poveri: a Betania non solo ricevette un\u2019unzione con un olio \u00abprofumato molto prezioso\u00bb (Mt 26,7), ma contest\u00f2 lo sdegno di coloro \u2013 e tra questi, <em>in primis<\/em>, Giuda (cfr. Gv 12,4-5) \u2013 che avrebbero voluto devolvere ai poveri il prezzo del materiale assai pregiato (cfr. Mt 26,11; Mc 14,5; Gv 12,6); n\u00e9 \u00e8 da trascurare che il modo con cui Cristo giustific\u00f2 l\u2019atto della donna rendeva la sua persona pi\u00f9 apprezzabile della carit\u00e0 che pur si deve ai bisognosi: \u00abi poveri infatti li avete sempre con voi, non sempre, invece, avete me\u00bb (Mt 26,11);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>q.<\/strong> Ges\u00f9 non ha rigettato l\u2019uso del denaro (e il richiamo alla moneta tornava anche in alcune parabole) e con gli apostoli ha posseduto una cassa per le necessit\u00e0 che, come sappiamo, era affidata a Giuda;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>r.<\/strong> dalla narrazione della passione sappiamo sia che Ges\u00f9 vestiva con abiti di valore \u2013 tanto che i soldati preferirono non strappare la tunica per dividersela, ma decisero di aggiudicarla a sorte \u2013, sia che il sepolcro nel quale il corpo del Maestro \u00e8 stato deposto era particolare e sontuoso, sia che il corpo del Nazareno \u00e8 stato trattato senza badare a spese.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>2. CRISTO POVERO?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scendiamo in qualche dettaglio ed esaminiamo con maggiore pazienza i singoli aspetti appena sommariamente elencati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>a. La stirpe regale <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Maria.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-41333\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Maria.jpg\" alt=\"\" width=\"170\" height=\"200\" \/><\/a>Innanzitutto le origini domestiche di Ges\u00f9 sono tutt\u2019altro che di basso rango. La famiglia di Ges\u00f9 deve essere considerata appartenente alla \u201caristocrazia\u201d davidica. Il padre, Giuseppe, era \u00abfiglio di Davide\u00bb (Mt 1,20) e la madre, Maria, era, molto probabilmente, appartenente alla stirpe di Aronne (7) per la sua stretta parentela con Elisabetta (8) senza dover escludere antenati davidici (9). In ogni caso, fu Giuseppe \u2013 \u00abuomo della casa di Davide\u00bb (Lc 1,27) \u2013 che, avendo la legale paternit\u00e0 di Ges\u00f9, confer\u00ec la titolarit\u00e0 del casato (10). Due evangelisti (Matteo e Luca) si premurano di ripercorrere l\u2019intera discendenza (cfr. Mt 1,1-17.20; Lc 3,23-38) del figlio di Giuseppe: segno, questo, dell\u2019importanza attribuita al riferimento agli ascendenti in ordine al titolo messianico. Isaia aveva, infatti, scritto: \u00abun germoglio spunter\u00e0 dal tronco di Iesse, un virgulto germoglier\u00e0 dalle sue radici\u00bb (Is 11,1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sin dal concepimento, i richiami alla genealogia (11) sono un marchio ben riconoscibile per accertare cosa spettasse a Ges\u00f9: \u00abil trono di Davide suo padre\u00bb (Lc 1,32) e la sovranit\u00e0 \u00absulla casa di Giacobbe\u00bb (Lc 1,33). Quanto, poi, alla dimora a Nazaret (cfr. Gv 7,40-43), essa non solo non costituisce un ostacolo a riconoscere l\u2019appartenenza alla trib\u00f9 di Giuda, ma, vieppi\u00f9, conferma la profezia di Michea (cfr. Mi 5,1). Per questo motivo, Giuseppe \u00abche era della casa e della famiglia di Davide\u00bb (Lc 2,4), a causa del censimento di Quirino (cfr. Lc 2,2) che imponeva la registrazione presso la propria terra di origine (cfr. Lc 2,3), fu costretto a recarsi a Betlemme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il legame con la stirpe davidica \u00e8 una costante che attraversa la missione e l\u2019identit\u00e0 del Nazareno: Ges\u00f9 viene riconosciuto pi\u00f9 volte come \u00abfiglio di Davide\u00bb (12). E questo appellativo equivale quasi ad un\u2019attestazione messianica (13). Certamente questo sfondo messianico \u00e8 ben evidente nelle acclamazioni dell\u2019ingresso pasquale di Ges\u00f9 in Gerusalemme quando la folla festante gridava: \u00abosanna al figlio di Davide!\u00bb (cfr. Mt 21,9.15; Mc 11,10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che \u00e8, per\u00f2, direttamente utile al nostro tema \u00e8 sottolineare un duplice aspetto. Da un lato, come le origini di Ges\u00f9 non siano \u201cpopolari\u201d (al contrario, si direbbero \u201caristocratiche\u201d (14) bench\u00e9 solo \u201cdi sangue\u201d e non di governo) perch\u00e9 il Nazareno non apparteneva ad una famiglia qualsiasi, bens\u00ec al pi\u00f9 nobile lignaggio giudaico, quello davidico; dall\u2019altro, Ges\u00f9 non solo non rinneg\u00f2, ma rivendic\u00f2 esplicitamente il titolo della regalit\u00e0 sia nella linea della tradizione veterotestamentaria davidica (cfr. Mt 22,42-43; Mc 12,35; Lc 20,41-42), sia in una nuova ed inedita dimensione \u2013 quella neotestamentaria \u2013 che si manifest\u00f2, ad esempio, dinanzi a Pilato (cfr. Gv 19,33-37), ma poi soprattutto sulla croce (cfr. Gv 12,32).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cristo, dunque, non ha ignorato le sue origini dinastiche n\u00e9 ha disdegnato la sua appartenenza regale; anzi ha richiamato le prime e ha proclamato la seconda in funzione dell\u2019opera salvifica da compiere. \u00abGes\u00f9 stesso \u2013 scriveva Agostino d\u2019Ippona (354-430) \u2013 invoc\u00f2 questa testimonianza di fronte ai giudei, e con essa li costrinse al silenzio\u00bb (15). D\u2019altra parte sin dalla prima evangelizzazione (cfr. Ap 5,5; Ap 22,16) tutto ci\u00f2 non venne affatto giudicato sconveniente in relazione all\u2019umilt\u00e0 del Signore tanto che anche Paolo ricorder\u00e0 pi\u00f9 volte che il Figlio di Dio \u00e8 \u00abnato dalla stirpe di Davide secondo la carne\u00bb (Rm 1,3; cfr. Rm 15,12; 2Tm 2,8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>b. Maria \u00abpromessa sposa\u00bb di Giuseppe <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Maria_Giuseppe.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-41334\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Maria_Giuseppe.jpg\" alt=\"\" width=\"140\" height=\"200\" \/><\/a>Il fidanzamento tra Giuseppe, \u00abfiglio di Davide\u00bb (Mt 1,20), e Maria, sua \u00abpromessa sposa\u00bb (Mt 1,18), aveva sicuramente rispettato tutte le consuetudini degli usi giudaici (16). Alle trattative preliminari seguiva la cerimonia di fidanzamento e le successive nozze con la coabitazione. Gi\u00e0 con il fidanzamento l\u2019uomo e la donna si consideravano giuridicamente legati; il fidanzamento non era una semplice promessa, ma un contratto gi\u00e0 perfezionato. \u00c8 questa la ragione per cui Giuseppe (gi\u00e0 considerato sposo) pens\u00f2 di licenziare Maria (Mt 1,19): il fidanzamento, infatti, dava luogo a tutti i doveri e a tutti i diritti perch\u00e9 valeva quanto il matrimonio stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E come tutti i patti di nozze degli ebrei, anche quello tra Giuseppe e Maria dovette comportare un aspetto pecuniario. Ma davvero Maria era \u00absprovvista di beni di fortuna e d\u2019ogni titolo sociale\u00bb (17)? La \u00abpromessa sposa\u00bb (Mt 1,18) di Giuseppe ebbe senz\u2019altro una dote matrimoniale ed allo sposo era toccato versare un prezzo sponsale (stabilito nel contratto di unione) come deposito di credito per la donna in caso di vedovanza o di divorzio causato dalla colpa dell\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abPossiamo ritenere per certo che Maria, andata sposa a Giuseppe in conformit\u00e0 ai dettami della Legge, ebbe anch\u2019essa il suo <em>mamon<\/em>, e venne a disporne allorch\u00e9, come sembra, rest\u00f2 vedova\u00bb (18). Nulla pu\u00f2 indurre a ritenere che il nuovo nucleo familiare si sia discostato dalle usanze giudaiche soprattutto considerando la scrupolosit\u00e0 di Giuseppe e Maria nei riguardi di ogni prescrizione, soprattutto religiosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A dimostrarlo c\u2019\u00e8, di l\u00ec a poco, l\u2019episodio della presentazione al tempio e del sacrificio di purificazione \u00abcome \u00e8 scritto nella Legge del Signore\u00bb (Lc 2,23) e solo \u00abquando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro citt\u00e0 di Nazaret\u00bb (Lc 2,39). Per Giuseppe e Maria sarebbe stato inconcepibile non adeguarsi agli usi religiosi tanto che la lettura tradizionale ha sempre visto \u00abCristo soggetto in tutto alla legge\u00bb (19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>c. N\u00e9 schiavo, n\u00e9 donna, n\u00e9 straniero; neanche zoppo o lebbroso <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se \u00e8 vero che il contesto familiare di Ges\u00f9 era certamente qualificato e carico di prestigio (almeno storico), un altro aspetto \u2013 per quanto possa apparire banale \u2013 non pu\u00f2 non essere osservato. La teologia deve sempre riflettere sulla umiliazione, sull\u2019abbassamento, sulla spoliazione a cui Dio si \u00e8 sottoposto (<em>kenosis<\/em>) con l\u2019incarnazione; tuttavia il Verbo non ha assunto nessuno status personale, culturalmente e legalmente, secondario o condizione umana imperfetta. Le parole di Paolo ai Galati ricordano la vera umanit\u00e0 del Verbo, indispensabile strada della redenzione: \u00abquando venne la pienezza del tempo, Dio mand\u00f2 il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perch\u00e9 ricevessimo l\u2019adozione a figli\u00bb (Gal 4,4-5). Il Figlio di Dio, per quanto \u00abnato sotto la legge\u00bb, tuttavia, \u00e8 tra gli uomini fortunati che nascono giuridicamente liberi e fisicamente sani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Ges\u00f9_pastore.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-40702\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Ges\u00f9_pastore.jpg\" alt=\"\" width=\"220\" height=\"200\" \/><\/a>Per portare all\u2019estremo lo \u201cspogliamento\u201d divino (la <em>kenosis<\/em>), il Verbo avrebbe potuto assumere, ad esempio, la condizione di schiavo. Erano almeno tre gli status personali che rendevano un essere umano inferiore sotto l\u2019aspetto giuridico e culturale: la condizione dello schiavo, la condizione femminile e la condizione extra-giudaica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abErano precisamente queste tre, per giudizio universale e tradizionale, le povert\u00e0 radicali presenti al mondo (per i greci, si capisce, la terza \u201cmiseria\u201d era quella di nascere \u201cbarbaro\u201d)\u00bb (20). Per quanto, quindi, il Figlio di Dio avrebbe potuto portare all\u2019eccesso la propria <em>kenosis, <\/em>Cristo era nello stato di uomo libero, di maschio (e di maschio \u201cprimogenito\u201d [21]) e di israelita (oltretutto della trib\u00f9 di Davide). Identicamente per ci\u00f2 che riguarda i difetti o le menomazioni fisiche, se \u00e8 stata grande la compassione di Ges\u00f9 verso i malati di ogni genere, tutto concorre a ritenere che Cristo doveva essere sano e integro, sfigurato \u2013 come fu \u2013 solo dalla sofferenza della croce (22).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante ogni piet\u00e0 verso i derelitti, gli ultimi e i malati, il Figlio di Dio non nacque n\u00e9 zoppo o lebbroso n\u00e9 malformato o infermo. Anzi Cristo viene presentato come l\u2019agnello perfetto, integro e senza alcun difetto. Ripercorrendo l\u2019antico precetto veterotestamentario in cui si scorge la prefigurazione della vera vittima pasquale, agli ebrei era stato ingiunto di immolare un agnello che doveva essere \u00absenza difetti\u00bb (Nm 28,3) e la prescrizione agli israeliti nel solo capitolo 28 del libro dei <em>Numeri <\/em>viene ripetuta ben cinque volte (cfr. versetti 3, 9, 11, 19, 31). Riguardo, poi, la nuova economia, a nessuno pu\u00f2 sfuggire quanto l\u2019icona dell\u2019agnello sia evocativa nella liturgia cristiana (23) e, non di meno quindi, nella prima lettera di Pietro viene ancora presentata l\u2019immagine di Cristo quale agnello senza macchia e \u00absenza difetti\u00bb (1Pt 1,19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>d. L\u2019alloggio per la nascita <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ges\u00f9 nacque a Betlemme, in Giudea, dove \u2013 com\u2019\u00e8 noto \u2013 Giuseppe e la sposa si trovavano a causa del censimento (cfr. Lc 2,1-6) (24). Non \u00e8, ovviamente, questa la sede per occuparci delle numerose questioni storiche che sorgono intorno all\u2019evento della nascita di Cristo. Ci interessa, per\u00f2, rilevare ci\u00f2 che riguarda l\u2019alloggio che la famiglia proveniente da Nazaret trov\u00f2 nella contrada di Giuda. Nella lettura tradizionale, infatti, Giuseppe e Maria, da nullatenenti, si sistemarono alla men peggio e, in questa situazione assai disagiata, viene alla luce Ges\u00f9: \u00abla scena della nascita di Ges\u00f9 presentata da Luca \u00e8 forse la pi\u00f9 semplice e la pi\u00f9 povera che si poteva immaginare: Maria e Giuseppe accanto al bambino deposto in una mangiatoia\u00bb (25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur tuttavia la situazione merita di essere analizzata pi\u00f9 compiutamente. L\u2019evangelista Luca riporta che Maria avvolse Ges\u00f9 \u00abin fasce e lo depose in una mangiatoia, perch\u00e9 non c\u2019era posto per loro nell\u2019albergo\u00bb (Lc 2,7). Esulerebbero dalle competenze e dagli intendimenti di questo contributo analisi particolari di ordine filologico e linguistico, tuttavia non possiamo non recuperare gli studi del biblista e archeologo francese Pierre Maurice Benoit (1906-1987) (26) sul versetto di Luca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Giuseppe_Maria.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-41335\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Giuseppe_Maria.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Giuseppe_Maria.jpg 225w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Giuseppe_Maria-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a>Il termine greco <em>kat\u00e1lyma<\/em> viene generalmente tradotto con \u201clocanda\u201d o \u201cpensione\u201d o \u201calbergo\u201d. Confrontando molti testi sia extra-biblici sia neotestamentari (cfr. Lc 22,11-12), il sostantivo greco \u2013 stando alle conclusioni del biblista francese \u2013 andrebbe pi\u00f9 opportunamente tradotto con \u201ccamera\u201d o \u201cstanza\u201d anche lussuosa (ed \u00e8 ci\u00f2 che avviene per l\u2019episodio dell\u2019allestimento della sala della cena della Pasqua di Ges\u00f9 con i suoi discepoli; cfr. Lc 22,11-12) (27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il testo greco non fa alcun riferimento n\u00e9 a stalla n\u00e9 ad animali (28). E ci\u00f2 rende la narrazione \u00abnon solo poco chiara, bens\u00ec alquanto sorprendente\u00bb (29) perch\u00e9 manca di correlazione. Diverso sarebbe stato se fosse stato scritto: \u00abMaria avvolse il bambino in fasce e lo depose in una mangiatoia, perch\u00e9 non avendo trovato posto in albergo si erano adattati a sistemarsi in una stalla\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unico riferimento atto a sostenere l\u2019idea della stalla \u00e8 quello della presenza della mangiatoia (del versetto 7 e che ritorna nel versetto 12). Ma se il sostantivo <em>kat\u00e1lyma <\/em>indica una \u201cstanza\u201d (e non l\u2019albergo) si apre la possibilit\u00e0 che si sia trattato di un alloggio, comune in quella zona, costituito \u00abda un\u2019unica grande stanza, dove le persone occupavano una specie di piattaforma rialzata, mentre in un\u2019estremit\u00e0 si trovavano gli animali di cui la famiglia aveva bisogno\u00bb (30). Questa ipotesi di Benoit, oltretutto, getterebbe luce su due particolari rimasti oscuri (il secondo dei quali sar\u00e0 richiamato poco pi\u00f9 avanti, nel punto successivo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo di questi particolari riguarda la precisazione che Luca aggiunge al mancato posto \u00abin albergo\u00bb (Lc 2,7) o, meglio, <em>en to<\/em> <em>kat\u00e1lymati <\/em>(nella stanza). L\u2019evangelista Luca puntualizza che non c\u2019era posto \u00abper loro\u00bb (Lc 2,7). Supporre un\u2019ostilit\u00e0 mirata nei confronti degli sposi provenienti dalla Galilea non \u00e8 sostenibile. Cos\u00ec come \u00e8 difficile ritenere che non si sia trovato alcun alloggio in un periodo distante da quello dei grandi movimenti di persone per la Pasqua e in una zona abituata a tali movimenti perch\u00e9 direttamente coinvolta dal periodico afflusso di pellegrini a causa della festa annuale a Gerusalemme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Improbabile, quindi, immaginare un \u201ctutto esaurito\u201d (31) attribuito agli spostamenti generati dal censimento. Oltretutto, a Giuseppe non saranno mancati, nella sua Betlemme, n\u00e9 parenti n\u00e9 conoscenti ben disposti ad ospitare lui e la sposa in prossimit\u00e0 del parto (32). Sembra pi\u00f9 sensato ritenere che, proprio a causa del parto, Maria e Giuseppe abbiano ricercato un angolo pi\u00f9 riservato e discreto rispetto all\u2019unico stanzone il cui spazio, per quanto ampio, era in comune (33). E che in un angolo, probabilmente destinato agli animali, i genitori di Ges\u00f9 abbiano trovato una mangiatoia (certo sufficientemente pulita) nella quale adagiare il neonato (34).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche non dando credito a questa complessiva ipotesi lessicale e volendo arrestarsi alla traduzione tradizionale (quella della \u201clocanda\u201d), la considerazione circa l\u2019indigenza della famiglia di Ges\u00f9 non solo non ha elementi per consolidarsi, ma risulterebbe indebolita e, forse, ancor di pi\u00f9. Se la traduzione esatta fosse quella consueta (\u00ab\u2026lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perch\u00e9 non c\u2019era posto per loro nell\u2019albergo\u00bb, Lc 2,7), a fortiori, occorrerebbe concludere che la ricerca di un ricovero a pagamento sia possibile solo a chi abbia le possibilit\u00e0 di permetterselo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che l\u2019alloggio pi\u00f9 confortevole non si sia reso, poi, possibile alla famigliola di Nazaret (per un improbabile \u201ctutto esaurito\u201d o per qualche altro pi\u00f9 verosimile motivo) non toglierebbe nulla al fatto che Giuseppe abbia ricercato un riparo adeguato. E questa scelta lascia supporre un certo benessere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nascita di Ges\u00f9 \u2013 con il viaggio che l\u2019ha preceduto \u2013 \u00e8 stata, nell\u2019insieme, sicuramente accompagnata da ogni genere di disagi. Ma questi sono da imputare ben pi\u00f9 alle condizioni generali proprie dell\u2019epoca che non ad una situazione di specifica indigenza in cui si sarebbero trovati i membri della giovane famiglia proveniente da Nazaret.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>e. Propriet\u00e0 a Betlemme? <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo particolare che la traduzione di Benoit consente (o consentirebbe) di chiarire \u00e8 la ragione per cui Giuseppe si fece accompagnare da Maria in un viaggio lungo ed abbastanza impervio, senza, quindi, risparmiare alla sposa disagi, sofferenze e pericoli proprio negli ultimi giorni di gravidanza. Tutto potrebbe ruotare intorno al censimento e a cosa comportava il censimento romano. \u00c8 certamente bene tralasciare le questioni storiche ad esso relative (35), tratteggiando solo ci\u00f2 che riguarda il nostro tema. Ebbene, il censimento in epoca imperiale implicava un aspetto \u201cpolitico\u201d ed un comprensibilmente preponderante aspetto fiscale. Entrambe queste correlate dimensioni potrebbero aiutarci a comprendere meglio la situazione familiare di Ges\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/nativit\u00e0.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-41336\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/nativit\u00e0.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"200\" \/><\/a>Quanto all\u2019aspetto, per cos\u00ec dire, \u201cpolitico\u201d, il censimento prevedeva un gesto di sottomissione all\u2019imperatore, una sorta di giuramento di fedelt\u00e0. Sembrerebbe, questo, un particolare di scarsa rilevanza per gli studi biblici, ma a ben vedere esso costituirebbe un primo importante motivo che potrebbe aver indotto Giuseppe a non poter sottrarsi all\u2019appuntamento. Il ruolo di Giuseppe potrebbe essere stato ben noto ai notabili di Betlemme che, nell\u2019organizzare il giuramento, potrebbero aver insistito con Giuseppe perch\u00e9 il discendente di Davide assistesse alla cerimonia (36).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se cos\u00ec non fosse, non si capirebbe appieno perch\u00e9 l\u2019evangelista abbia voluto scrivere: \u00abGiuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla citt\u00e0 di Nazaret e dalla Galilea sal\u00ec in Giudea alla citt\u00e0 di Davide, chiamata Betlemme\u00bb. Come spesso avviene, la traduzione letterale (come in questo caso) non \u00e8 sufficiente: \u00abper una lettura corretta dei testi, la filologia deve ricorrere a cose che le parole del testo non dicono, ma suppongono [\u2026]: dietro il viaggio di Giuseppe e Maria ci sono le autorit\u00e0 di Betlemme\u00bb (37).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quadro si compone se ci si affaccia sull\u2019altro e predominante aspetto che il censimento comportava: la tassazione. \u00c8 oggi acclarato che lo scopo principale del censimento (o \u201ciscrizione\u201d: <em>apographe<\/em>) doveva essere la determinazione dell\u2019imposizione fiscale. Ma ci\u00f2 non avrebbe richiesto alcuno spostamento (\u00abciascuno nella sua citt\u00e0\u00bb, Lc 2,3) se Giuseppe e Maria non avessero avuto dei possedimenti nella zona di Betlemme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A dare inaspettata luce alla prassi fiscale dell\u2019area \u00e8 sopraggiunta una scoperta archeologica risalente al 1961 quando, nella cosiddetta \u201ccaverna delle lettere\u201d a Nachal Augot a nord di Masada, nella zona centro-occidentale del Mar Morto, venne rinvenuto un intero archivio familiare di una donna ebrea di nome Babata (o Babta) (38). A seguito della rivolta di Bar Kochba \u2013 protrattasi dal 132 al 135 d.C. \u2013 la donna dovette portare con s\u00e9 questo materiale lasciandolo nelle caverne in cui i ribelli si erano barricati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019archivio di Babata \u2013 di grande importanza per la conoscenza delle prassi amministrative del periodo e dell\u2019area neotestamentaria \u2013 fu rinvenuta anche una dichiarazione fiscale risalente all\u2019anno 127 (quindi nel tempo dell\u2019imperatore Adriano). Come i vangeli, questa dichiarazione \u00e8 stata redatta in greco (sebbene sia una copia autenticata, traduzione di un originale in lingua aramaica) e presenta informazioni preziose per cogliere il possibile motivo per cui non solo Giuseppe, ma anche Maria non pot\u00e9 non sottoporsi al viaggio verso Betlemme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ipotesi \u2013 che per il papirologo tedesco di fama internazionale Carsten Peter Thiede (1952-2004) \u00e8 ben pi\u00f9 che solo un\u2019ipotesi (39) \u2013 \u00e8 che Maria doveva necessariamente mettersi in viaggio, bench\u00e9 in prossimit\u00e0 del parto, perch\u00e9 obbligata a registrare una propriet\u00e0, atto che \u2013 come avverr\u00e0 per l\u2019altra donna, Babata (40) \u2013 non avrebbe potuto delegare neanche allo sposo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 probabile che anche Giuseppe avesse dei possedimenti nella zona di Betlemme dato che il testo di Luca offre due sottolineature (il richiamato versetto 3 e il versetto 4 del secondo capitolo). L\u2019evangelista, infatti, precisa che il viaggio si rese necessario perch\u00e9 ad ognuno si rendeva necessario farsi registrare, ma \u00abciascuno nella sua citt\u00e0\u00bb (Lc 2,3). \u00abSappiamo, per\u00f2, da diverse fonti, che gli interessati dovevano presentarsi l\u00e0 dove avevano propriet\u00e0 terriere. Conformemente, possiamo supporre che Giuseppe della casa di Davide disponesse di una propriet\u00e0 terriera a Betlemme cos\u00ec che, per la riscossione delle imposte, doveva recarsi l\u00ec\u00bb (41).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltretutto il testo greco dell\u2019evangelista Luca, scrivendo che Giuseppe doveva portarsi a Betlemme perch\u00e9 \u00abera della casa e della famiglia di Davide\u00bb (Lc 2,4), utilizza il sostantivo <em>oikos<\/em> (\u00abcasa\u00bb) ed, in questo modo, \u00abanche se l\u2019evangelista qui non si esprime con formule strettamente giuridiche, bens\u00ec seguendo i modelli linguistici presi dalla Bibbia, ogni lettore di Luca comprendeva che Giuseppe aveva ereditato [una propriet\u00e0] a Betlemme o in quei dintorni\u00bb (42).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il biblista Beinot, che avanzava le sue ipotesi nel 1970, non poteva conoscere il contenuto dei manoscritti di Babata che furono, invece, analizzati solo nel 1995 (43). Tuttavia giungeva, attraverso la pi\u00f9 accurata ricerca del significato delle parole del versetto 7 del secondo capitolo del vangelo di Luca, ad identificare la stanza (<em>kat\u00e1lyma<\/em>) menzionata con la casa paterna di Giuseppe che l\u2019\u00abuomo della casa di Davide\u00bb (Lc 1,27) avrebbe potuto avere in compropriet\u00e0 con altri membri della famiglia (44).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conclusione cui arrivava Beinot trova nelle successive scoperte papirologiche e nelle ulteriori acquisizioni storiche un nuovo slancio: Giuseppe e Maria, che saranno dovuti tornare a Betlemme pi\u00f9 volte nel corso della loro vita, nella circostanza del censimento fiscale non avrebbero potuto esimersi dal recarvisi anche e soprattutto per ragioni fiscali. Thiede, quindi, ritiene che a tutto ci\u00f2 \u00abconsegue, in modo non vincolante, che Maria e Giuseppe avevano rispettivamente un possedimento terriero nella localit\u00e0 di Betlemme dove veniva riscosso il censo\u00bb (45).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte non va dimenticato l\u2019episodio nel quale l\u2019evangelista Matteo descrive la visita dei saggi provenienti dall\u2019Oriente, i quali trovarono il neonato Ges\u00f9 in \u00abcasa\u00bb (Mt 2,11). Scrive Matteo: \u00abentrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra\u00bb (Mt 2,11). Se i ricchi doni di questi illustri e singolari visitatori non risultano essere stati rifiutati da Maria, manteniamo l\u2019attenzione sui beni immobili della famiglia, Il termine greco utilizzato \u00e8 <em>oik\u00eda<\/em> (<em>t\u00e8s oikian<\/em>) che significa \u201cabitazione\u201d, ma che nei testi del Nuovo Testamento viene adoperato senza significative differenze con il vocabolo oikos che indica la \u201ccasa\u201d (46). Oltre, allo stato delle conoscenze, non si pu\u00f2 dire se non per ritenere esserci pi\u00f9 motivi per abbandonare l\u2019immagine di una famiglia povera, quasi \u201csenzatetto\u201d (come si usa dire oggi), che non avrebbe avuto dove alloggiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>f. La presentazione al tempio: la questione delle offerte dei poveri <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/presentazione-al-tempio.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-41337\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/presentazione-al-tempio.jpg\" alt=\"\" width=\"129\" height=\"200\" \/><\/a>Nei tempi prescritti per la circoncisione (cfr Lc 2,21) e per la purificazione della madre (cfr Lc 2,22), \u00abcome \u00e8 scritto nella Legge del Signore\u00bb (Lc 2,23), Giuseppe e Maria salirono al tempio di Gerusalemme. La purificazione della donna prevedeva un sacrificio di animali normato con precisione sin dal libro del <em>Levitico<\/em> (cfr. Lv 12,1-8) dove \u00e8 anche scritto che se non fosse stato possibile procurarsi un agnello, la famiglia avrebbe potuto optare per un sacrificio meno costoso offrendo due tortore o due colombi (47). L\u2019evangelista Luca, che \u00e8 l\u2019unico a riportare l\u2019episodio, lascia intendere che l\u2019offerta di Giuseppe e di Maria fu di \u00abuna coppia di tortore o di giovani colombi\u00bb (Lc 2,24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti i commenti hanno sempre scorto in questa scelta della famigliola di Nazaret una necessit\u00e0 dovuta all\u2019indigenza (48). Anche di recente, i Papi hanno ribadito autorevolmente questa lettura (49). Per\u00f2 ci\u00f2 non convince pienamente perch\u00e9 \u00e8, in qualche modo, incoerente con la situazione economica familiare che viene fuori dal quadro generale. \u00c8 difficile pensare che Giuseppe e Maria abbiano pensato di economizzare \u2013 seppure per necessit\u00e0 \u2013 proprio dinanzi ad un dovere cultuale cos\u00ec importante per la loro vita e per quella del loro figlio, \u201cprimogenito\u201d e perci\u00f2 \u00absacro al Signore\u00bb (Lc 2,23). \u00c8 difficile pensare che Giuseppe e Maria siano stati superati in zelo religioso da quella vedova che Ges\u00f9 esalt\u00f2 per aver versato come obolo tutto ci\u00f2 che aveva per vivere (cfr. Mc 12,41-44; Lc 21,1-4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma c\u2019\u00e8 una prova che mette in discussione l\u2019interpretazione tradizionale consolidata che vuole la famiglia di Nazaret povera sino al punto di non poter permettersi l\u2019agnello. Se anche fossero stati sempre indigenti, Giuseppe e Maria, proprio in quei giorni, non potevano esserlo pi\u00f9. E ci\u00f2 grazie ai ricchi doni ricevuti dai saggi provenienti da Levante. Con la mirra, l\u2019incenso, ma soprattutto con l\u2019oro ricevuto (cfr. Mt 2,11) la famiglia di Nazaret ormai deteneva un capitale inatteso e solido.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A margine dell\u2019episodio della purificazione di Maria, aggiungiamo un\u2019ulteriore considerazione. Riguarda ancora gli uccelli (tortore o colombi) adibiti per il sacrificio. Giuseppe e Maria, come la gran parte dei pellegrini, potrebbero aver acquistato i volatili dai mercanti, all\u2019uopo collocati in prossimit\u00e0 del tempio. Servendosi, in questo modo, proprio dai colleghi di quei commercianti che il loro bambino, qualche decennio pi\u00f9 tardi, caccer\u00e0 via rovesciandone i banchi e rovinandone la mercanzia (Mt 21,12-13; Mc 11,15-17; Lc 19,45-46; Gv 2,13-16). Anche la parola \u201ccolombe\u201d ricorre esplicitamente in tre testi dell\u2019episodio (cfr. Mt 21,12; Mc 11,15; Gv 2,14), creando un involontario richiamo ad uno dei primi momenti della vita di Ges\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se fosse stato immorale il commercio anche solo per il fatto di essere in prossimit\u00e0 di un luogo sacro, Giuseppe e Maria non avrebbero potuto acquistare nulla di ci\u00f2 di cui in quel giorno avranno avuto bisogno. Un piccolo indizio in pi\u00f9 per ritenere che il gesto del rabbi di Nazaret non fu compiuto contro la professione mercatile in quanto tale, ma, unicamente, contro la prassi della disonest\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>g. La casa di Nazaret <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Nazaret_sacra_famiglia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-41338\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Nazaret_sacra_famiglia.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"191\" \/><\/a>Non abbiamo indicazioni per comprendere se, oltre questi possibili possedimenti betlemiti, la famiglia di Ges\u00f9 possedesse una dimora di propriet\u00e0 a Nazaret. Ancora da Matteo sappiamo che, dopo il periodo trascorso in Egitto (Mt 2,13s.), la famiglia pot\u00e9 \u201crincasare\u201d nella borgata della Galilea (50). Ma non viene fatto cenno a qualcosa che possa dare soluzione all\u2019interrogativo. Il solo versetto di Matteo (Mt 2,23) non offre indicazioni utili. Informazioni di primaria importanza sono, invece, pervenute, sin dalla met\u00e0 degli anni Cinquanta, dai lunghi e meticolosi lavori di scavo condotti dall\u2019archeologo francescano Bellarmino Bagatti (1905-1990) a Nazaret: le ricognizioni archeologiche che hanno consentito di identificare il sito della casa di Maria (51).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stato attuale, nulla farebbe escludere che la famiglia di Nazaret abbia avuto il possesso dell\u2019abitazione in cui dimorava e se \u00e8 vero che gli scavi ne dimostrano la semplicit\u00e0, questa \u00e8 una caratteristica comune alle dimore della zona. D\u2019altronde, supporre una casa di propriet\u00e0 appare vieppi\u00f9 giustificato dal lavoro svolto da Giuseppe che non potr\u00e0 non aver avuto un\u2019officina e un deposito, spazi indispensabili per esercitare la professione di artigiano. In pi\u00f9, proprio il mestiere di Giuseppe \u2013 che sia stato quello di carpentiere o che sia stato quello di costruttore \u2013, cos\u00ec collegato ai lavori per l\u2019edificazione degli edifici, rende ancora pi\u00f9 probabile che questa professionalit\u00e0 sia stata utilizzata e posta in essere innanzitutto per la propria famiglia e per offrire ad essa il migliore conforto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>h. Il lavoro di Giuseppe e di Ges\u00f9 <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutta la tradizione cristiana ha costantemente ritenuto che l\u2019attivit\u00e0 di Giuseppe e di Ges\u00f9 fosse quella della carpenteria. Cos\u00ec lasciano intendere le traduzioni, sempre invalse, della parola greca<em> tekton<\/em> che appare in due versetti dei vangeli. Matteo e Marco riportano in modo similare lo stupore dei compaesani di Ges\u00f9 dinanzi al suo insegnamento nella sinagoga di Nazaret in una consueta assemblea in giorno di sabato. Marco scrive: \u00abnon \u00e8 costui il carpentiere (<em>o tekton<\/em>), il figlio di Maria\u2026?\u00bb (Mc 6,3). Mentre Matteo precisa: \u00abnon \u00e8 egli forse il figlio del carpentiere (<em>o tou tektonos uios<\/em>)? sua madre non si chiama Maria&#8230;?\u00bb (Mt 13,55)52.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Giuseppe_artigiano.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-41339\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Giuseppe_artigiano.jpg\" alt=\"\" width=\"130\" height=\"200\" \/><\/a>La meraviglia dei nazareni non va intesa come disappunto verso chi si dava aria di maestro ed, invece, era solo un artigiano. \u00abSappiamo dalle fonti ebraiche che proprio i <em>tekt\u00f4nes<\/em>, come viene chiamato il suo mestiere nel Nuovo Testamento, cio\u00e8 i muratori che costruivano edifici con legno e pietra, venivano rispettati come uomini particolarmente pii ed esperti della Bibbia\u00bb (53). E da altre fonti del tempo sappiamo anche che l\u2019esercizio di una professione non rendeva certo impossibile l\u2019attivit\u00e0 di insegnamento dei rabbi (54) che, per essere portata avanti, richiedeva una certa tranquillit\u00e0 economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi niente di pi\u00f9 normale per i giudei del tempo che un maestro lavorasse per mantenere la propria famiglia. Anzi, ci\u00f2 dimostra l\u2019assenza di pregiudizio nei confronti del lavoro e del guadagno. Lo stupore dei conterranei di Ges\u00f9 va inteso differentemente: sono le parole del \u00abfiglio del carpentiere\u00bb e di Maria a creare imbarazzo perch\u00e9 costui, di fatto, si \u00e8 proclamato messia (cfr. Lc 4,16-28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi \u00e8, tra gli apocrifi del Nuovo Testamento, un testo che sin dal titolo richiama il lavoro del padre (legale) di Ges\u00f9; il testo \u2013 probabilmente tardivo rispetto ai vangeli canonici \u2013 si chiama Giuseppe il falegname. In esso viene detto: \u00abvi fu un uomo di nome Giuseppe [\u2026] eccelleva inoltre nel mestiere di falegname\u00bb (Giuseppe il falegname, 2,1) (55), ma anche, in questo caso (il documento potrebbe essere stato scritto in greco), il termine originario potrebbe avere anche altri significati affini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Recentemente, infatti, alcuni studiosi (56) hanno impugnato la traduzione convenzionale e hanno sostenuto che la parola <em>tekton<\/em> significherebbe, piuttosto, \u201ccostruttore\u201d. Si tratta di un\u2019acquisizione importante, ma non centrale per il nostro tema. Importante perch\u00e9 darebbe molte notizie sull\u2019attivit\u00e0 lavorativa di Giuseppe e di Ges\u00f9; \u00e8 certamente rilevante capire qual \u00e8 stato il mestiere con cui Giuseppe e Ges\u00f9 si sono guadagnati da vivere (57). Non sarebbe, invece, determinante perch\u00e9 ci\u00f2 che conta \u00e8 che Cristo abbia inteso la legge del lavoro come naturale e il profitto come qualcosa di lecito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto l\u2019aspetto filologico, la nuova ipotesi \u00e8 senz\u2019altro sostenibile a condizione, per\u00f2, di non ritenerla incompatibile con quella pi\u00f9 comune perch\u00e9 nei testi biblici l\u2019aggettivo <em>tektonik\u00f3s<\/em> traduce l\u2019ebraico <em>hara\u0161et<\/em> per indicare sia il taglio della pietra sia il taglio del legno. Infatti nel libro dell\u2019Esodo si trova scritto: \u00abper intagliare le pietre da incastonare, per scolpire il legno e compiere ogni sorta di lavoro\u00bb (Es 31,5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia apriamo una finestra sull\u2019ambiente lavorativo che fu di Giuseppe e di Ges\u00f9; \u00e8 un ambiente che quest\u2019ultima ipotesi rende pi\u00f9 chiaro. La recente teoria si basa innanzitutto sul presupposto filologico, ma sembrerebbe accreditarsi per il fatto che la zona di Nazaret era, anche all\u2019epoca, palesemente povera di legno e le costruzioni delle case avvenivano mediante pietre o scavando spazi nelle frequenti grotte che il territorio presentava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viceversa, a pochissimi chilometri da Nazaret (a nord ovest di questa), negli anni giovanili di Ges\u00f9, Erode Antipa stava costruendo (anzi \u201cricostruendo\u201d dopo una precedente distruzione punitiva per mano dei romani nell\u2019anno 4 d.C.) la citt\u00e0 di Sepphoris nella quale il tetrarca aveva deciso di stabilire la propria capitale (58). Sepphoris era il grande cantiere della Galilea e lo rimase per diversi anni, dando lavoro a molti artigiani; \u00e8, quindi, da supporre che anche Giuseppe e Ges\u00f9 abbiano offerto la loro opera per le grandi costruzioni che l\u00ec occorreva edificare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 possibile ritenere che una prolungata permanenza a Sepphoris abbia offerto a Ges\u00f9 molte conoscenze che traspaiono in parecchie e significative occasioni riportate nelle narrazioni evangeliche, episodi nei quali si manifesta una formazione intellettuale assai improbabile in un giovane cresciuto in un villaggio di poche centinaia di abitanti (59). Rivelativa di questa tutt\u2019altro che superficiale preparazione \u00e8 la buon conoscenza del greco (60) e, probabilmente, di qualche rudimento di latino. Soprattutto la lingua greca \u2013 adottata nell\u2019Oriente come principale idioma \u2013 Ges\u00f9 si sarebbe trovato a dover utilizzare assai spesso durante il suo impegno lavorativo a Sepphoris.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conoscenza delle lingue, abilit\u00e0 professionale, formazione intellettuale offrono un quadro personale sufficientemente delineato per considerare Ges\u00f9 un imprenditore, tutt\u2019altro che disattento sia nei confronti del mondo esterno sia delle occasioni che si davano per lavorare con abilit\u00e0 e con frutto. Tutto ci\u00f2 spinge a pensare che il lavoro di artigiano doveva consentire a Ges\u00f9 di guadagnarsi da vivere e di mantenere la madre dopo la presumibile morte di Giuseppe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se Ges\u00f9 (e con lui Giuseppe) avesse ritenuto il guadagno un male nel quale non cadere, si sarebbe dovuto dare alla mendicanza. Significativamente, al pari di ci\u00f2 che gi\u00e0 dicevamo in merito alla nascita in qualit\u00e0 di uomo libero, di maschio e di essere sano, il Verbo di Dio non ha preferito la condizione di questuante o di mendicante, ma quella di \u201cimprenditore\u201d o, comunque, di lavoratore autonomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltretutto, se venissero accolte le ipotesi che inducono a ritenere Giuseppe e Maria anche possessori di beni immobili a Betlemme (oltre che verosimilmente a Nazaret), occorrerebbe ritenere che al profitto derivante dal lavoro manuale si sarebbe dovuto aggiungere anche un\u2019altra entrata economica, quella relativa ad una possibile affittanza o, comunque, al ricavato proveniente da quegli immobili. E ci\u00f2 avrebbe comportato \u2013 in piena coerenza con la reale umanit\u00e0 del Verbo \u2013 anche un\u2019eredit\u00e0 patrimoniale a vantaggio di Ges\u00f9 da parte dei genitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>i. Uno spaccato di vita: la festa nuziale a Cana <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Nozze_Cana.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-41340\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Nozze_Cana.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"197\" \/><\/a>Nonostante Ges\u00f9 avesse gi\u00e0 invitato alcuni uomini a seguirlo (cfr. Gv 1,35-51), con la partecipazione allo sposalizio a Cana (cfr. Gv 2,1-11), il Nazareno non ha disdegnato di rimanere legato alla parentela ed ai doveri propri dei rapporti familiari. Altro borgo della Galilea, Cana, a nord di Nazaret, era abbastanza vicino al paese di Ges\u00f9. A Cana, Maria e il figlio dovevano avere conoscenti e, molto probabilmente, parenti. Se cos\u00ec non fosse stato non sarebbero stati invitati n\u00e9 tantomeno sarebbero stati invitati entrambi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concentrandoci sul solo aspetto che torna utile al nostro tema, va opportunamente segnalato l\u2019intervento (non solo di Ges\u00f9, ma anche di Maria) ad un momento non austero, ma conviviale: \u00abGes\u00f9 non \u00e8 un cupo asceta, ma vive con disinvoltura in mezzo agli altri, partecipando alle loro feste\u00bb (61). Non era mancato il periodo di solitudine nel deserto (cfr. Mt 4,1s.; Mc 1,12s.; Lc 4,1s.), ma il primo momento vissuto con i suoi discepoli \u00e8 un momento di allegria. La presenza allo sposalizio di Cana indica, quindi, la partecipazione alla festa, l\u2019approvazione del matrimonio ed anche l\u2019accondiscendenza nei confronti di un certo lusso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ges\u00f9 partecip\u00f2 alla festa non in modo passivo. A dimostrarlo non \u00e8 solo il prodigio operato su sollecitazione della madre, ma anche l\u2019allargamento della partecipazione agli stessi discepoli, un intervento \u2013 questo \u2013 tutt\u2019altro che inevitabile ed automatico. Ma, prendendo parte alla letizia dei coniugi, Ges\u00f9 rinneg\u00f2 ogni tendenza encratita: la condanna del matrimonio, il rifiuto della corporeit\u00e0 e l\u2019astinenza dalle carni e dal vino, sebbene serpeggiarono nella Chiesa nascente (e non solo) (62), non risultano conformi al portamento del maestro di Nazaret. Cristo non esprime affatto quella inclinazione rigorista, anzi a Cana mostr\u00f2, se non accondiscendenza, almeno larga indulgenza anche verso un tocco di sfarzo di cui si rese direttamente attore (63); diversamente non si giustificherebbe la tramutazione dell\u2019acqua in vino, oltretutto in vino di ottima qualit\u00e0 e di quantit\u00e0 sovrabbondante (cfr. Gv 2,10). \u00abNostro Signore Ges\u00f9 Cristo \u2013 scriveva Agostino \u2013 mut\u00f2 dunque l\u2019acqua in vino: ed ha gusto ci\u00f2 che prima era insipido, inebria ci\u00f2 che prima non inebriava\u00bb (64). Ci\u00f2 che sarebbe potuto diversamente apparire uno spreco o una spacconata diviene addirittura l\u2019occasione per manifestare \u00abla gloria\u00bb del Figlio di Dio (65).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>j. Collaboratori benestanti <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Ges\u00f9_predica.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-41341\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Ges\u00f9_predica.jpg\" alt=\"\" width=\"239\" height=\"200\" \/><\/a>L\u2019evangelista Giovanni riporta che tre giorni prima della cerimonia nuziale di Cana, Ges\u00f9 aveva parlato con Natana\u00e8le-Bartolomeo (cfr. Gv 1,45s.) e nei giorni ancora precedenti aveva invitato altri uomini a seguirlo (Mt 4,18s.; Mc 1,16s.; Lc 5,1s.; Gv 1,35s.). Questi sarebbero diventati i discepoli pi\u00f9 stretti, gli \u201capostoli\u201d (cfr. Mc 3,13-19; Mt 10,1- 5; Lc 6,13-16), che, a causa del loro numero, saranno anche chiamati i \u201cdodici\u201d (cfr. At 6,2; 1Cor 15,5). Con questi uomini, Ges\u00f9 si identificher\u00e0 (cfr. Lc 10,16) e ad essi affider\u00e0 la prosecuzione della sua opera (cfr. Mc 16,15s.). Ci\u00f2 che riguarda gli apostoli, quindi, si iscrive nelle stesse scelte fondamentali del ministero del Maestro. Perci\u00f2 val la pena notare un tratto che accomuna questi uomini e che \u00e8 assai raramente rilevato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ges\u00f9, che pur aveva grande attenzione ai poveri e agli emarginati, scelse i suoi stretti collaboratori tra gente che verrebbe annoverata tra i borghesi mediamente benestanti. La provenienza sociale degli apostoli e dei principali discepoli e seguaci (ad esempio Lazzaro) era altolocata, tanto che, per quanto riguarda i Dodici, si pu\u00f2 anche dire che \u00abessi stessi fanno parte dei ricchi\u00bb (66). Certamente nessuno tra essi poteva dirsi bisognoso; d\u2019altronde se cos\u00ec fosse stato l\u2019evangelista Luca, con la sua insistenza nel sottolineare la predilezione per i poveri, non se ne sarebbe lasciato sfuggire il richiamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come il Verbo \u2013 senza scalfire il suo \u201cabbassamento\u201d nella natura umana \u2013 non si incarn\u00f2 nella condizione infima dello schiavo o nella condizione considerata minore della donna o nella condizione inferiore dell\u2019extra-giudeo, cos\u00ec, quasi parallelamente, Ges\u00f9 scelse i suoi assistenti tra i benestanti e gli abili al lavoro: tra di essi, infatti, non vi erano n\u00e9 servi n\u00e9 schiavi; le donne avevano altri compiti, ma non quello affidato a Pietro e ai suoi colleghi; nessun nullatenente, nessun mendicante (allora molto numerosi), nessuno malato (certamente assai frequenti) era nel novero degli apostoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche esempio a sostegno di queste affermazioni pu\u00f2 tornare utile. Sin dal racconto della chiamata, Simone e il fratello Andrea (cfr. Mt 4,18; Mc 1,16; Lc 5,3) appaiono come pescatori che lavoravano in proprio (quindi con mezzi propri: proprie barche e proprie reti); l\u2019attivit\u00e0 doveva essere piuttosto estesa se il loro lavoro veniva svolto in societ\u00e0 (cfr. Lc 5,10) con un altro imprenditore, Zebedeo, i cui figli, Giacomo e Giovanni sono, similmente, invitati da Ges\u00f9 a seguirlo (cfr. Mt 4,21; Mc 1,19; Lc 5,10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sia i primi sia i secondi dovevano godere di una buona posizione economica (67) se i secondi non mancavano di salariati (cfr. Mc 1,20) e i primi disponevano di un\u2019ampia abitazione tale da poter ospitare Ges\u00f9 e il suo seguito (cfr. Mc 2,1s.). L\u2019attivit\u00e0 svolta in societ\u00e0 sar\u00e0 stata bene affermata se le consegne del pesce proveniente dal lago di Genezaret arrivavano fino a Gerusalemme e, per giunta, nelle case dei maggiori notabili della capitale. Potrebbe essere questo il motivo per il quale Giovanni era noto ai servi del sommo sacerdote (cfr. Gv 18,15-16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli apostoli di primo piano vi \u00e8 Matteo, estensore del vangelo che porta il suo nome. La narrazione del suo incontro con Ges\u00f9 lo descrive nell\u2019esercizio del suo lavoro: l\u2019esattore delle tasse. \u00c8 la ragione per la quale quest\u2019uomo sar\u00e0 sempre soprannominato il \u201cpubblicano\u201d (<em>\u1f41 tel\u00f3nes<\/em>). Il racconto di quel momento \u00e8 ripetuto dai tre evangelisti sinottici (cfr. Mt 9,9-13; Mc 2,13-17; Lc 5,27-32) con la variazione del nome del protagonista che Marco e Luca preferiscono chiamare Levi (Lc 5,27) o \u00abLevi figlio di Alfeo\u00bb (Mc 2,14).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I tre evangelisti sono per\u00f2 concordi nel nome del personaggio quando elencano i dodici apostoli: per tutti \u00e8 \u00abMatteo\u00bb (\u00abMatteo il pubblicano\u00bb, precisa nel suo stesso testo il diretto interessato); menzionato in settima posizione da Marco (cfr. Mc 3,18) e da Luca (cfr. Lc 6,15) e in ottava nel primo vangelo (cfr. Mt 10,3). La professione di Matteo-Levi non era certo considerata irreprensibile: l\u2019appalto della riscossione delle imposte consentiva ampi guadagni, lasciando comprensibili zone d\u2019ombra (68).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua ricchezza, quindi, gli consent\u00ec di allestire rapidamente un grande banchetto in onore di Ges\u00f9 (cfr. Mt 9,10s.; Mc 2,15s.; Lc 5,29s.) al quale parteciparono anche altri colleghi (complici?) del padrone di casa. Sta di fatto che, pur mettendo tra parentesi le considerazioni etiche relative alle discutibilissime modalit\u00e0 con cui il \u00abfiglio di Alfeo\u00bb si era arricchito, Ges\u00f9 aveva nella sua cerchia persone possidenti come Matteo il pubblicano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltretutto questo tipo di scelta si \u00e8 in qualche modo perpetuata anche oltre la elezione dei Dodici, se il personaggio pi\u00f9 in vista della prima comunit\u00e0 cristiana \u00e8 Saulo Paolo, un esponente senz\u2019altro altolocato e benestante (69). Saulo nacque a Tarso (cfr. At 9,11; 21,39; 22,3) di Cilicia (attuale Turchia meridionale) da ebrei della trib\u00f9 di Beniamino (cfr. Rm 11,1; Fil 3,5) e, in linea paterna, possedeva la cittadinanza romana (cfr. At 16,37; 22,25-28; 23,27), titolo prestigioso ed accompagnato da privilegi che Paolo ha invocato senza infingimenti n\u00e9 imbarazzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di rigida formazione religiosa farisaica, essendosi formato a Gerusalemme presso il rabbi Gamaliele (cfr. At 22,3; 26,4; Gal 1,4; Fil 3,5), ed, al tempo stesso, ebreo della diaspora, era abituato a non nutrire sentimenti nazionalistici o antiromani. Educato alle abitudini di una grande citt\u00e0 commerciale come Tarso, Paolo era uomo di citt\u00e0 (70) e ben avvezzo alle attivit\u00e0 mercantili (71). \u00abIl titolo di cittadino che Paolo vanta, lascia supporre che la sua famiglia fosse inserita nella citt\u00e0 da tempo, che fosse attiva, ricca e aperta al mondo non ebraico che la circondava\u00bb (72) infatti \u00abgli artigiani e i fabbricanti del tessile, che facevano la prosperit\u00e0 della citt\u00e0, godevano tutti dello statuto di cittadino romano alla fine del I secolo\u00bb (73).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si potrebbe, quindi, concludere addirittura con la icastica affermazione del noto biblista italiano Angelo Tosato (1938-1999) per il quale Ges\u00f9 \u00abnon ha fatto una opzione preferenziale per i poveri scegliendo come suoi principali collaboratori persone non povere\u00bb (74).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma occorre aggiungere un\u2019altra considerazione alle precedenti citazioni. \u00c8 indubitabile sia che Ges\u00f9 chiese ai suoi collaboratori di agire con scarsit\u00e0 di mezzi, sia che apostoli e discepoli hanno dovuto patire ristrettezze ed angustie. Per un verso, nel dare loro indicazioni in ordine alla missione, Ges\u00f9 aveva loro raccomandato di non affannarsi n\u00e9 per le monete n\u00e9 per le altre necessit\u00e0 (75). Per un altro verso, infatti, la vita degli apostoli e dei discepoli \u00e8 stata segnata da penuria e scarsit\u00e0: le parole di Pietro nel momento in cui guar\u00ec lo storpio, riportate negli <em>Atti degli Apostoli<\/em>, attestano tutto ci\u00f2 (76).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sarebbe da ritenere che la povert\u00e0 materiale (altra cosa \u00e8 quella \u201cin spirito\u201d di cui si predica nella pericope delle beatitudini, cfr. Mt 5,3) sia pi\u00f9 una necessit\u00e0 funzionale per coloro che si dedicheranno alla missione evangelica, che una prospettiva idealizzata da amare in se stessa. In altri termini: \u00ab\u00e8 vero che Ges\u00f9 adotta e fa adottare ad alcuni (ai suoi pi\u00f9 stretti collaboratori, non a tutti i suoi fedeli indistintamente) una vita povera, ma si tratta, a ben vedere, di una \u201cpovert\u00e0\u201d <em>relativa<\/em>, accettata per forza maggiore (dedicandosi all\u2019opera di evangelizzatori itineranti, si era condannati a vita grama) [\u2026]. In questa loro condotta, dunque, non \u00e8 dato di trovare traccia di una idealizzazione della povert\u00e0 in quanto tale\u00bb (77).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La povert\u00e0 materiale andrebbe, quindi, assunta come, una pi\u00f9 o meno inevitabile, conseguenza della dedizione all\u2019opera missionaria. Il fine della sequela non \u00e8 la povert\u00e0. Questa \u00e8 solo un effetto da mettere in conto (al pari delle incomprensioni, delle ostilit\u00e0, finanche delle persecuzioni e del martirio[78]) per fedelt\u00e0 alla \u201cbuona novella\u201d. Chi veniva chiamato a seguire il Maestro non poteva pi\u00f9 occuparsi dell\u2019amministrazione dei propri beni non perch\u00e9 ci\u00f2 fosse immorale, ma perch\u00e9 non poteva conciliarsi fattualmente con la vita missionaria; allo stesso modo la povert\u00e0 \u00e8 un dato conseguenziale per chi intende perseguire a tempo pieno il mandato apostolico. Come quella di Ges\u00f9, anche quella degli apostoli \u00e8 stata, per\u00f2, una povert\u00e0 \u201crelativa\u201d e strumentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>k. Le facoltose donne benefattrici <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Ges\u00f9-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-41342\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Ges\u00f9-1.jpg\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"200\" \/><\/a>Quanto la povert\u00e0 sia una pura conseguenza della scelta di conseguire un bene pi\u00f9 grande che persegue chi dedica tutto se stesso all\u2019annuncio del Vangelo, lo si comprende anche da un altro fatto: dal momento in cui Ges\u00f9 ha abbandonato la sua attivit\u00e0 lavorativa e dal momento in cui coloro che hanno accolto il suo invito a seguirlo non possono pi\u00f9 continuare a lavorare, occorreva che qualcun altro provvedesse a mantenere economicamente e materialmente gli operai della vigna di Dio. Come a dire che se una completa assenza di beni \u00e8 impossibile anche a questi ultimi, i chiamati dal Signore non possono che appoggiarsi ad altri per poter ricevere almeno ci\u00f2 che \u00e8 indispensabile alle esigenze materiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltretutto, se la povert\u00e0 fosse puro rifiuto dei beni, come accogliere il sostegno dei benefattori? O, ancor pi\u00f9, se la povert\u00e0 comportasse la negazione del lavoro e del lucro, come si potrebbe accettare il frutto del lavoro di altri per poter sostenere la propria azione apostolica? Ges\u00f9, infatti, non ha disdegnato il sostegno economico delle donne che lo seguivano (79); esse erano facoltose e, perci\u00f2, potevano assistere lui e i suoi discepoli con le loro risorse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019evangelista Luca, pur molto critico nei confronti dei possidenti, riporta come Ges\u00f9 \u00abse ne andava per le citt\u00e0 e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio. C\u2019erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermit\u00e0: Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette dem\u00f2ni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni\u00bb (Lc 8,1-3) (80).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inutile sottolineare come almeno alcune di loro erano donne agiate e abbienti (dato che \u00abassistevano con i loro beni\u00bb) e di posizione elevata. Anche il seguito femminile di Ges\u00f9, quindi, era composto da persone che non appartenevano ai bassi livelli sociali e sorprende che neanche Luca, pur cos\u00ec prevenuto nei riguardi dei benestanti, eclissi queste prerogative di censo e di rango.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>l. I discepoli e i loro beni <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo sostenuto che la povert\u00e0 a cui dovettero essere educati i Dodici e a cui dovettero abituarsi tutti i discepoli fu prevalentemente di natura strumentale e conseguenziale. L\u2019elemento essenziale non \u00e8 l\u2019abbandono dei propri beni, ma la sequela (\u00abvenite dietro a me\u00bb ha chiesto Ges\u00f9; Mt 4,19 e Mc 1,17) (81); in funzione della fedelt\u00e0 a questa si comprende l\u2019utilit\u00e0 o la necessit\u00e0 di non lasciarsi trattenere da nulla e di fare in modo che tutto sia posposto dinanzi all\u2019urgenza di annunciare la venuta del regno di Dio (cfr. Mc 1,15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innanzitutto va ribadito che, se l\u2019esortazione ad affidarsi alla Provvidenza vale per tutti gli uomini (cfr. Mt 6,25-34; Lc 12,22-32), l\u2019invito ad essere tra i suoi collaboratori riguarda singoli individui, specificamente chiamati (nominati individualmente). E, a ben vedere, a questi determinati uomini, Ges\u00f9 non chiedeva di rinnegare i propri affari o di disfarsi delle proprie cose. Infatti, nessuno tra i discepoli \u2013 neanche tra quelli pi\u00f9 stretti (gli apostoli) \u2013 ha dovuto lasciare la famiglia\u2013 se non temporaneamente (cfr. Mt 4,20) \u2013 o liquidare i propri beni (cfr. Mc 1,29) (82).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Simon Pietro ha continuato \u2013 sembra con tutta tranquillit\u00e0 \u2013 a mantenere le sue relazioni familiari (83) e Ges\u00f9 ne ha guarito la suocera (cfr. Mt 8,14-15; Mc 1,29-31; Lc 4,38- 39). L\u2019allontanamento dalla propria casa da parte di discepoli ed apostoli deve essere stato temporaneo e non sembra aver avuto i caratteri dell\u2019abbandono dei rispettivi focolari. Ancora una volta, a dimostrarlo \u00e8 Pietro che, con Andrea, ha alloggiato Ges\u00f9 nella sua casa a Cafarnao (84).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Pietro_pescatore.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-41343\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Pietro_pescatore.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"174\" \/><\/a>Nessuno ha chiesto ai due fratelli pescatori di vendere i propri beni e di separarsi dalla propria famiglia. I dodici hanno solo \u201clasciato\u201d (<em>af\u00e9ntes<\/em>: cfr. Mc 1,18.20; 10,28; Mt 4,20.22; 19,27; Lc 5,11; 5,28) non abbandonato la casa e il lavoro, mantenendo propriet\u00e0 e disponibilit\u00e0 dei propri beni (85). Scrive Tosato: \u00abnon si trova infatti un solo esempio di ingiunzione a qualcuno di liquidare preliminarmente tutti i suoi beni come condizione per essere accolto tra i seguaci di Ges\u00f9 Cristo o nella cerchia dei capi; e Pietro (At 5,4: \u00e8 Luca stesso a riferirlo) riconosce esplicitamente che per i credenti non vi \u00e8 obbligo neppure di una vendita parziale dei beni con devoluzione del ricavato alla comunit\u00e0\u00bb (86).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il riferimento \u00e8 all\u2019episodio della vendita del podere da parte di Anania e della moglie Saffira ed \u00e8 immediato il pensiero a quella vicenda. Ma proprio nel brano che riporta quella circostanza, Pietro rimproverava i due con queste parole che mettono in luce la insincerit\u00e0 di Anania: \u00abprima di venderlo [il terreno], non era forse tua propriet\u00e0 e, anche venduto, il ricavato non era sempre a tua disposizione? Perch\u00e9 hai pensato in cuor tuo a quest\u2019azione? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio\u00bb (At 5,4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimanendo agli <em>Atti degli Apostoli<\/em>, un altro passaggio pu\u00f2 essere menzionato ed \u00e8 quello relativo ad un personaggio di primo piano nella comunit\u00e0 apostolica, Barnaba (87). Nel quarto capitolo viene riportata la vendita, da parte di Barnaba, di una propriet\u00e0 il cui ricavato venne ceduto secondo i bisogni della Chiesa (88). Il richiamo a Barnaba pi\u00f9 che confermare una prassi, dimostra, al contrario, l\u2019eccezionalit\u00e0 dell\u2019evento. Luca, estensore anche del libro degli Atti, non poteva certamente trascurare un particolare come questo, ma, cos\u00ec facendo, lo identificava nella sua straordinariet\u00e0. Il gesto di Barnaba non rappresentava, quindi, la norma dei primi cristiani, bens\u00ec un atto che Luca ha amato riferire e che, per questo motivo, dimostra di essere qualcosa di non ordinario, neanche nella comunit\u00e0 apostolica di Gerusalemme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per concludere quest\u2019altra serie di considerazioni, occorre, quindi, ritenere che la povert\u00e0 (almeno quella materiale) non sembra un elemento essenziale, ma un elemento strumentale alla sequela che, invece, rappresenta il vero momento caratterizzante la proposta di Ges\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>m. Ges\u00f9 accusato di essere \u00abmangione e beone\u00bb <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/banchetto_Ges\u00f9.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-41344\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/banchetto_Ges\u00f9-300x164.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"137\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/banchetto_Ges\u00f9-300x164.jpg 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/banchetto_Ges\u00f9.jpg 304w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><\/a>In continuit\u00e0 con quanto detto, non pu\u00f2 non essere segnalato un altro atteggiamento che ha procurato a Ges\u00f9 non poche critiche. Il maestro venuto da Nazaret \u2013 pur senza meritare le accuse che gli venivano rivolte \u2013 non ha disdegnato la convivialit\u00e0. Ci\u00f2 che gi\u00e0 riportavamo a proposito dell\u2019intervento allo sposalizio di Cana, insieme alla madre e ai discepoli (cfr. Gv 2,1-11) pu\u00f2 essere ulteriormente elevato ad un portamento pressoch\u00e9 abituale di Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I tre evangelisti sinottici riportano una discussione che venne suscitata dal comportamento di Ges\u00f9. I farisei erano abituati a digiunare; cos\u00ec facevano anche i discepoli di Giovanni il battista; mentre il rabbi di Nazaret con i suoi discepoli apparivano poco abituati ai digiuni (cfr. Mt 9,14- 15; Mc 2,18.20; Lc 5,33-35). \u00c8 nota la risposta di Cristo: \u00abpossono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo \u00e8 con loro? Verranno per\u00f2 i giorni quando lo sposo sar\u00e0 loro tolto e allora digiuneranno\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ci\u00f2 il Nazareno sottolineava la differenza tra s\u00e9 e le altre correnti (ad esempio quella dei farisei o quella degli esseni [89]) o anche tra s\u00e9 e lo stesso Battista: \u00ab\u00e8 venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: \u201cha un demonio\u201d. \u00c8 venuto il Figlio dell\u2019uomo, che mangia e beve e dicono: \u201cecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori\u201d. Ma alla sapienza \u00e8 stata resa giustizia dalle sue opere\u00bb (Mt 11,18-19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Effettivamente, Ges\u00f9 non ha rifiutato gli inviti e la partecipazione ai banchetti \u00e8 stata frequente anche a costo di essere considerato quasi un crapulone: \u00abun mangione e un beone\u00bb (Mt 11,19). Cos\u00ec, ad esempio, per il banchetto in casa di Levi (cfr. Mt 9,10-13; Mc 2,15-17; Lc 5,27-32) o in casa di Zaccheo (cfr. Lc 19,1-10) o in casa del fariseo ove Ges\u00f9 inve\u00ec contro farisei e dottori della legge (cfr. Lc 11,37s.) o in casa del fariseo Simone (cfr. Mt 26,6s.; Mc 14,3s.; Lc 7,36s.). In questi contesti, Ges\u00f9 \u00e8 stato accusato di intrattenersi con persone dalla dubbia reputazione, ma anche di curarsi poco di sprechi e di sperperi come meglio vedremo tra breve.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>n. La cerchia di amici benestanti <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella che emerge \u00e8 una figura di Ges\u00f9 molto differente da quella dolciastra a cui si pu\u00f2 cedere se, pi\u00f9 che ai dati oggettivi, si offre spazio ad un buonismo romantico e pauperistico. Scivolando in questa direzione, finiremmo con l\u2019immaginare Ges\u00f9 sempre in compagnia di emarginati e abietti, di lebbrosi e reietti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche l\u2019evangelista Luca, pur cos\u00ec sensibile in tema di povert\u00e0, ricorda i rapporti che Ges\u00f9 intrattenne con persone benestanti. Anzi, si potrebbe addirittura sostenere che nella cerchia delle persone pi\u00f9 assidue, quelle facoltose rappresentano la parte prevalente: erano soprattutto notabili e maggiorenti, gente facoltosa e agiata che hanno potuto vantare di essere se non tra le \u201camicizie\u201d di Cristo, almeno tra i privilegiati nei rapporti con lui (90).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene Ges\u00f9 invitasse a privilegiare coloro che non avevano da contraccambiare \u2013 cos\u00ec, ad esempio, nella parabola del banchetto nuziale (cfr. Mt 22,1-13; Lc 14,15-24) o nel precetto circa la scelta degli invitati (cfr. Lc 14,12-14) o anche nell\u2019esortazione a prestare senza condizioni (cfr. Mt 5,42; Lc 6,34) \u2013, nella sua cerchia abituale si trovavano generalmente persone ragguardevoli e ricche (91) come lo erano coloro che frequenta \u00abdal momento che non lo si lodava per essere \u201camico dei poveri\u201d, ma lo si condannava di essere \u201camico dei pubblicani e dei peccatori\u201d (Mt 11,19; Lc 7,34)\u00bb (92).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Ges\u00f9_Farisei.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-41345\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Ges\u00f9_Farisei.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"199\" \/><\/a>I casi sono molti e l\u2019elenco \u00e8 lungo, ma vale la pena non essere approssimativi. Ebbene, oltre quanto gi\u00e0 detto in merito ai suoi discepoli ed alla loro estrazione sociale ed oltre quanto gi\u00e0 detto a riguardo del sostegno offerto dalle benefattrici, il rabbi di Nazaret \u2013 che \u00abnon \u00e8 un partigiano fanatico di una classe, ma vuole portare a tutti il messaggio del regno di Dio\u00bb (93) \u2013 ha avuto rapporti con abbienti farisei (cfr. Mc 14,3-9; Lc 7,36s.; 11,37; 14,1), con il capo della sinagoga di Cafarnao di nome Giairo (cfr. Lc 8,41-56), con il ricco capo dei pubblicani, Zaccheo (cfr. Lc 19,1-10), con Giuseppe di Arimatea, autorevole membro del sinedrio (cfr. Lc 23,50s.), con il centurione a Cafarnao (cfr. Mt 8,5s.), con il fariseo Nicodemo, un capo dei Giudei (cfr. Gv 3,1s.; 7,50; 19,39), con il benestante Lazzaro (cfr. Gv 11,1s.; 12,2). N\u00e9 \u00e8 da trascurare che, accanto ad alcuni poveri pastori, furono i saggi venuti da Levante i primi a rendere omaggio al figlio di Maria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Apriamo una parentesi circa il mito delle conversioni al cristianesimo di persone provenienti, prevalentemente, dai ceti bassi. Non capita di rado di trovare nei manuali di storia, soprattutto tra quelli in uso alle scuole secondarie, tesi che inducono a pensare che le ragioni della diffusione del Cristianesimo nel mondo romano siano attribuibili alla presa che la nuova fede ebbe sulle classi indigenti e sugli schiavi. Il Cristianesimo sarebbe \u2013 anche nella lettura che sar\u00e0 data sia dal marxismo (94) sia dal vitalismo (95) \u2013 la religione della grande rivalsa dei deboli sui forti. In linea con questa impostazione, si \u00e8 ritenuto che la fede che proveniva dalla Giudea fu abbracciata \u2013 se non esclusivamente, almeno prevalentemente \u2013 dagli appartenenti alle classi inferiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il superamento dello schema \u201cclassista\u201d, invece, viene messo in crisi non solo da pressoch\u00e9 tutti gli studi seri (96), ma anche dalla pi\u00f9 ordinaria lettura dei testi del Nuovo Testamento. Questi, infatti, attestano che, sin da subito, tra i seguaci del Vangelo si annoverarono persone di rango elevato il cui numero crebbe con l\u2019arrivo della Buona Novella nella capitale dell\u2019impero. Ci\u00f2 significa non solo che la nuova fede non era intesa come un surrogato delle aspettative popolari, ma anche che il Cristianesimo non era affatto considerato incompatibile n\u00e9 con la ricchezza n\u00e9 con l\u2019agiatezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>o. L\u2019uso dei beni da parte di Ges\u00f9<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritorniamo alla nostra disamina. La vita del Nazareno ebbe inizio con i ben noti disagi, ma quei primi momenti furono anche segnati dai ricchi doni dei saggi venuti da lontano per offrire il contenuto dei loro preziosi scrigni (cfr. Mt 2,11). Sin dalla nascita, quindi, Ges\u00f9 ha avuto la disponibilit\u00e0 di beni anche di pregio e di valore. Nel corso della sua opera pubblica sono numerose le circostanze in cui Cristo si \u00e8 avvalso di strumenti e di beni messigli a disposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ges\u00f9 non ha mai rifiutato l\u2019uso di ci\u00f2 di cui poteva abbisognare o di ci\u00f2 che poteva concorrere all\u2019espletamento della sua missione. Oltre il sostegno delle benefattrici, ha usufruito delle barche, probabilmente di Zebedeo (cfr., ad esempio, Mt 8,23; 9,1; 13,2; 14,14), e della casa di Simone (cfr., ad esempio, Mt 8,14; Mc 1,23; 2,1), cos\u00ec come della ricorrente ospitalit\u00e0 (cfr., ad esempio, Mt 10,11-12; Mc 6,10; Lc 10,7). Alcuni di questi beni erano anche considerati di lusso: per l\u2019ingresso in Gerusalemme ha cavalcato un\u2019asina (cfr. Mt 21,2s.; Mc 11,2s.; Lc 19,30s.; Gv 12,14); per la celebrazione della Pasqua ha abitato una sala grande e ben arredata (cfr. Mc 14,15; Lc 22,12) e per pregare a Gerusalemme era abituato recarsi in un giardino sul Monte degli Ulivi (cfr. Mt 26,36s.; Mc 14,32s.; Lc 22,39s.; Gv 18,1s.) che il proprietario era solito mettergli a disposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>p. L\u2019unzione di Betania <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Ges\u00f9_banchetto_nardo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-41346\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Ges\u00f9_banchetto_nardo.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"185\" \/><\/a>Proprio in prossimit\u00e0 della Pasqua (\u00abera vicina la Pasqua dei Giudei\u00bb, Gv 11,55) si comp\u00ec uno degli episodi che meglio illuminano il pensiero di Ges\u00f9 a riguardo del nostro tema. Si tratta di ci\u00f2 che la piet\u00e0 cristiana ha ricordato come l\u2019\u201cunzione di Betania\u201d. Il momento \u00e8 ricordato da tutti e quattro gli evangelisti (Mt 26,6-13; Mc 14,3-9; Lc 7,36- 50; Gv 12,1-8), ma con variazioni significative da indurre a ritenere che non si tratti dello stesso evento. Luca \u00e8 il solo che non espliciti il luogo del fatto. Mentre Giovanni (97) \u00e8 l\u2019unico che pone l\u2019accaduto non in casa del fariseo (come fanno, invece, i tre sinottici), ma in casa di Lazzaro, Marta e Maria, comunque a Betania (cfr. Gv 12,1-2) (98).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Matteo e Marco chiariscono il nome del padrone di casa: si tratta del fariseo Simone detto \u201cil lebbroso\u201d (Mt 26,6; Mc 14,3). L\u2019altro importante elemento di difformit\u00e0 tra le redazioni \u00e8 l\u2019identit\u00e0 della donna che unse Ges\u00f9: per Luca essa era una peccatrice della citt\u00e0 (cfr. Lc 7,37); per Giovanni, invece, era Maria, la sorella di Lazzaro (cfr. Gv 12,3); Matteo e Marco non danno altre indicazioni se non che si trattava di una donna (Mt 26,7; Mc 14,3). Per i tre sinottici, la donna utilizz\u00f2 \u00abvasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore\u00bb (Mc 14,3), mentre, per Giovanni, la donna (Maria) vers\u00f2 \u00abuna libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso\u00bb (Gv 12,3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di l\u00e0 di questi aspetti testuali, ci\u00f2 che a noi ora interessa sottolineare \u00e8 la reazione di alcuni dei presenti registrata nei racconti e la risposta di Ges\u00f9 a questa reazione. A questo scopo dobbiamo abbandonare la narrazione di Luca che non riporta nulla di ci\u00f2 e che, invece, preferisce dilungarsi sul rimprovero che Ges\u00f9 mosse al padrone di casa riconoscendolo mancante di quell\u2019amore che aveva, invece, spinto la donna ad un gesto cos\u00ec audace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 compito nostro richiamare le interpretazioni spirituali che sono, comprensibilmente, numerosissime (99) se non per il fatto che, a fronte di queste, scarseggiano i commenti direttamente relativi al rapporto di Ges\u00f9 con la ricchezza, rapporto che si intende esaminare con il presente contributo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbene, prima di giungere a questo scopo, va notata qualche altra differenza presente tra i testi evangelici. Al gesto della donna (anch\u2019esso riportato differentemente: cfr. Mt 26,7; Mc 14,3; Lc 7,38; Gv 12,3), segu\u00ec la reazione indignata. A chi appartenne questo sentimento? Se per Matteo a sdegnarsi furono (tutti?) i discepoli (cfr. Mt 26,8), per Marco furono \u201calcuni\u201d dei presenti (cfr. Mc 14,4), per Luca, implicitamente, la riprovazione \u00e8 attribuita al fariseo Simone (cfr. Lc 7,44), infine, per Giovanni, lo sdegno non poteva che essere del traditore Giuda Iscariota (cfr. Gv 12,4-5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se, poi, Matteo si \u00e8 limitato a riportare il bisbiglio in modo generico (\u00abPerch\u00e9 questo spreco? Lo si poteva vendere a caro prezzo per darlo ai poveri!\u00bb, Mc 14,8-9), Marco e Giovanni precisano la quantificazione dei mormoratori: \u00abperch\u00e9 tutto questo spreco di olio profumato? si poteva benissimo vendere quest\u2019olio a pi\u00f9 di trecento denari e darli ai poveri!\u00bb (Mc 14,4-5; cfr. Gv 12,5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai Padri della Chiesa, certo, non poteva sfuggire come i trecento denari a cui, secondo Giuda, si sarebbe potuto vendere l\u2019unguento e il suo prezioso involucro erano molto pi\u00f9 che le trenta monete d\u2019argento (cfr. Mt 26,15) per le quali, di l\u00ec a poco, l\u2019Iscariota vendette il Maestro (100). Tuttavia, trecento denari (generalmente in argento) rappresentavano una somma cospicua (101), probabilmente pari alla paga di un intero anno di un operaio. Dal quarto evangelista conosciamo, poi, anche la quantit\u00e0 del pregiatissimo profumo: una libbra (cfr. Gv 12,3), equivalente ad oltre trecento dei nostri grammi (102).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sincera o meno che possa essere la reazione sdegnata, sta di fatto che essa \u00e8 stata rigettata da Ges\u00f9. Giovanni, imputandola al traditore, la riveste di motivazioni di interessata malizia (cfr. Gv 12,6): come a dire che Giuda, detenendo la cassa del gruppo (cfr. ancora Gv 12,6), si sarebbe lamentato per il mancato incasso e per la somma che, diversamente, sarebbe stata nella sua disponibilit\u00e0 amministrare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un atteggiamento rivelativo quello di nascondere inconfessabili manovre dietro nobili parole; con Nicol\u00e1s G\u00f3mez D\u00e1vila (1913-1994), un eclettico saggista colombiano, si deve convenire che \u00abda sempre, in politica, patrocinare la causa del povero \u00e8 stato il mezzo pi\u00f9 sicuro per arricchirsi\u00bb (103). La diffusa prassi politica \u00e8 ben in linea con le parole di Giuda. Chi, invece, coltiv\u00f2 il pensiero in modo sincero ebbe dal Maestro un insegnamento che davvero imponeva un \u201cconversione\u201d di idee e di mentalit\u00e0: l\u2019amore alla persona di Ges\u00f9 vale pi\u00f9 della carit\u00e0 verso i poveri perch\u00e9 il primo costituisce il vero fondamento della seconda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019interpretazione pauperista o radicale dell\u2019annuncio del Nazareno avrebbe comportato considerare scandaloso l\u2019azione della donna. Ben si applicherebbe a questo momento e, soprattutto, alle concomitanti parole del Maestro, l\u2019esortazione di Ges\u00f9: \u00abbeato colui che non si scandalizza di me\u00bb (Mt 11,6). Il maestro di Nazaret, vieppi\u00f9, si \u00e8 compiaciuto di un atto istintivamente considerato di spreco e di sottrazione di risorse ai poveri, contestando ogni obiezione, rendendo la sua persona pi\u00f9 apprezzabile della carit\u00e0 che pur si deve ai bisognosi: \u00abi poveri infatti li avete sempre con voi, non sempre, invece, avete me\u00bb (Mt 26,11; cfr. Mc 14,7; Gv 12,8) (104) e, cos\u00ec facendo, offrendo piena giustificazione al gesto della donna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le parole di Ges\u00f9 secondo cui i poveri non sarebbero mai mancati, mostra un indubbio realismo. Di questa oggettivit\u00e0 \u00e8 espressione un versetto del Pentateuco: \u00abi bisognosi non mancheranno mai nel paese\u00bb (Dt 15,11) che riequilibra l\u2019utopismo pur spesso presente (ad esempio, solo pochi versetti prima era scritto: \u00abnon vi sar\u00e0 alcun bisognoso in mezzo a voi; perch\u00e9 il Signore certo ti benedir\u00e0 nel paese che il Signore tuo Dio ti d\u00e0 in possesso ereditario\u00bb, Dt 15,4) (105).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unzione di Betania, con la imminente sepoltura che essa prefigura (tranne Luca, gli altri evangelisti ricordano che Ges\u00f9 volle considerare il versamento di quest\u2019olio come un\u2019anticipazione della sua tumulazione: cfr. Mt 26,12; Mc 14,8; Gv 12,7)106, si pone quasi al termine della vita terrena di Ges\u00f9, una conclusione segnata da un dono costoso alla sua persona cos\u00ec come altri doni preziosi contraddistinsero l\u2019inizio della sua esistenza temporale: quel ricco omaggio consegnato dai saggi venuti dall\u2019Oriente che Maria e Giuseppe certamente accolsero senza reticenze ideologiche e con lo stesso compiacimento con cui il figlio avrebbe guardato la donna di Betania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>q. La cassa e l\u2019uso del denaro <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/pagamento_tributo-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-41348\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/pagamento_tributo-1.jpg\" alt=\"\" width=\"236\" height=\"200\" \/><\/a>Proprio ripercorrendo la scena di Betania, l\u2019evangelista Giovanni, attribuendo a Giuda la critica verso il supposto spreco aggiunse: \u00abquesto egli disse non perch\u00e9 gl\u2019importasse dei poveri, ma perch\u00e9 era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro\u00bb (Gv 12,6). \u00c8 il primo dei due riferimenti che abbiamo per dedurre che Ges\u00f9 e il gruppo pi\u00f9 stretto di discepoli avevano un \u201cportafoglio\u201d per le necessit\u00e0 comuni e Giuda ne era il tesoriere. Poco pi\u00f9 avanti, nel quarto vangelo, nel contesto dell\u2019ultima cena e del preludio del tradimento di Giuda, gli apostoli travisarono le parole del Maestro rivolte all\u2019Iscariota che lasciava la sala: \u00abpensavano che, tenendo Giuda la cassa, Ges\u00f9 gli avesse detto: \u201ccompra quello che ci occorre per la festa\u201d, oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri\u00bb (Gv 13,29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esistenza di una \u201ccassa\u201d dimostra che Ges\u00f9 non ha affatto rigettato l\u2019uso del denaro (d\u2019altronde la metafora della moneta torna anche in alcune parabole). Scriveva a riguardo Agostino di Ippona: \u00abprendete esempio dalla condotta del Signore mentre era sulla terra. Perch\u00e9, lui che aveva gli angeli al suo servizio, affid\u00f2 la borsa del denaro ai discepoli, se non per insegnare che la Chiesa avrebbe avuto la sua borsa col denaro?\u00bb (107). In piena coerenza con la reale umanit\u00e0 e il senso dell\u2019incarnazione, Cristo non avrebbe mai potuto rimanere estraneo a quei dinamismi che regolano l\u2019economia e che fanno dell\u2019uomo un essere costantemente soggetto alle necessit\u00e0 materiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il Figlio di Dio, in quanto figlio dell\u2019uomo, non ha potuto fare a meno del denaro che dovette procurarsi o con il suo lavoro, o con il sostegno ricevuto da benefattori o in altri modi (come, ad esempio, \u00e8 descritto riguardo il tributo che Ges\u00f9 dovette pagare per s\u00e9 e per Pietro, Mt 17,24-27) (108).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agostino: \u00abAllora fu istituita la prima riserva di denaro della Chiesa. Da ci\u00f2 comprendiamo che, quando il Signore ci ordina di non pensare al domani (cfr. Mt 6,34), non intende vietare ai fedeli di tenere del denaro in riserva, ma vuole ammonirli a non servire Dio a scopo di lucro, e a non mettere da parte la giustizia per timore della povert\u00e0\u00bb (109).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non avrebbe senso collegare la detenzione della cassa con la propensione al tradimento tanto da ritenere che non sarebbe potuto essere se non Giuda l\u2019amministratore del patrimonio della cerchia di Ges\u00f9 (110). Il tradimento non \u00e8 collegabile con il ruolo di tesoriere, mentre lo scandalo che mostr\u00f2 di provare per l\u2019offerta dell\u2019unguento \u00e8 coerente alla sua attitudine al furto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>r. I particolari della passione e della morte <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Ges\u00f9_spogliato_tunica.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-41349\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Ges\u00f9_spogliato_tunica.jpg\" alt=\"\" width=\"157\" height=\"200\" \/><\/a>Se, per\u00f2, il cenno alla cassa del gruppo dei galilei richiama inevitabilmente Giuda, il suo tradimento ci trasferisce nei momenti della passione e della morte. Anche questi offrono alcuni suggerimenti assai utili alla nostra investigazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innanzitutto ci\u00f2 che riguarda gli abiti di Ges\u00f9. La tunica doveva essere ben pregiata se i soldati evitarono di strapparla e preferirono aggiudicarsela a sorte (cfr. Gv 19,23- 24) (111). Il particolare \u00e8 riportato da tutti i quattro testi evangelici (cfr. anche Mt 27,44; Mc 15,24; Lc 23,34), ma tra i commenti, nel corso della storia, quelli di intonazione spirituale o allegorica hanno avuto la quasi totalit\u00e0 dello spazio. Quasi mai ci si \u00e8, invece, soffermati a considerare quanto un capo di vestiario di valore rivelasse della figura di Ges\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora: Il sepolcro. La tomba nella quale il corpo del Nazareno \u00e8 stato deposto \u00e8 quella del ricco Giuseppe di Arimatea che, l\u2019autorevole membro del sinedrio (cfr. Mt 27,57-58; Mc 15,43-44; Lc 23,50-52; Gv 19,38-39), volle mettere subito a disposizione per garantire la migliore sepoltura possibile a Ges\u00f9 (cfr. Mt 27,60; Mc 15,46; Lc 23,53; Gv 19, 41). Si trattava, infatti, di un sepolcro particolare e ricercato: particolare perch\u00e9 era \u00abun sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto\u00bb (Gv 19,41; cfr. Mt 27,60; Lc 23,53); ricercato perch\u00e9 era stato \u00abscavato nella roccia\u00bb (Mc 15,46; cfr. Mt 27,69; Lc 23,53) e non semplicemente incavato nella terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine: il trattamento riservato al corpo di Ges\u00f9. La salma del Maestro \u00e8 stata trattata senza badare ad alcun risparmio. Si dovette, infatti, spendere molto per tutto ci\u00f2 che si volle utilizzare per le cure da offrire al corpo del Nazareno: il lenzuolo, le bende e soprattutto gli aromi della sepoltura (cfr. Gv 19,40), l\u2019abbondante \u00abmistura di mirra e di aloe di circa trenta chili [cento libbre]\u00bb (Gv 19,39) e gli oli aromatici per l\u2019unzione (cfr. Mc 16,1; Lc 24,1).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>3. CONCLUSIONE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questa lunga serie di indizi e dalle non poche vere e proprie prove che emergono dai racconti dei quattro evangelisti non si pu\u00f2, dunque, sostenere che Ges\u00f9 sia appartenuto alla classe dei nullatenenti. Nonostante i molti luoghi comuni (112), legati soprattutto ad alcuni momenti della vita del Nazareno (ad esempio, la nascita e la condizione familiare), bisogna concludere che la povert\u00e0 che va attribuita a Ges\u00f9 \u00e8 solo quella tipicamente spirituale che, in alcuni momenti, annuncia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, ad esempio, nel discorso della montagna, come riportato dalla descrizione di Matteo (\u00abbeati i poveri in spirito, perch\u00e9 di essi \u00e8 il regno dei cieli\u00bb, Mt 5,3), e nella predicazione nella sinagoga del suo stesso paese (\u00ablo Spirito del Signore \u00e8 sopra di me; per questo mi ha consacrato con l\u2019unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri\/umili un lieto messaggio&#8230;\u00bb, Lc 4,18). Si tratta di una povert\u00e0 che \u00e8 sinonimo di una umilt\u00e0 di animo nei confronti di Dio, una umilt\u00e0 che non coincide con la indigenza materiale. Si deve, pertanto, affermare che \u00abla povert\u00e0 di Ges\u00f9 non \u00e8 mancanza di beni\u00bb (113).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quantunque l\u2019evangelista Luca sia incline ad intendere la povert\u00e0 in senso strettamente materiale e sebbene, nella sua teologia, il tema rappresenti un elemento centrale (114) (per questa ragione, con qualche \u201carrotondamento\u201d la narrazione di Luca \u00e8 stata anche definita il \u201cvangelo dei poveri\u201d [115]), ebbene, nonostante questa forte propensione, anche Luca non ha potuto omettere tanti particolari che mostrano Ges\u00f9 tutt\u2019altro che disagiato o bisognoso o restio ad utilizzare i beni materiali: dalla discendenza davidica (cfr. Lc 1,27; 1,32-33; 2,4; 3,23-38) alla questione dell\u2019alloggio a Betlemme (cfr. Lc 2,7), dalla condizione sociale dei Dodici (cfr. Lc 5,1s.) al banchetto in onore di Ges\u00f9 imbandito da Levi (cfr. Lc 5,29s.), dalle donne benefattrici (cfr. Lc 8,1-3) all\u2019ospitalit\u00e0 nella casa di Simon Pietro (cfr. Lc 4,38-39), dalla polemica sul digiuno (cfr. Lc 5,33-35) alla partecipazione del Nazareno ai vari banchetti (cfr. Lc 19,1-10; 7,36- 50; 11,37s.), dalle amicizie altolocate (cfr. Lc 7,34; 7;36; 8,41-56; 19,1-10; 23,50s.) ad ogni tipo di beni in uso da parte del Maestro (cfr. Lc 10,7; 19,30s.; 22,12; 22,39s.), infine dal dono del sepolcro di lusso (cfr. Lc 23,53) al costoso trattamento della salma di Ges\u00f9 (cfr. Lc 24,1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/magi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-41350\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/magi.jpg\" alt=\"\" width=\"175\" height=\"200\" \/><\/a>D\u2019altra parte, alcuni particolari che Luca preferisce omettere (come, ad esempio, i preziosi omaggi dei saggi provenienti dall\u2019Oriente o la risposta di Ges\u00f9 a seguito dell\u2019unzione di Betania) indicano una sorta di selezione, se non proprio di censura, da parte dell\u2019autore; selezione \u201cinteressata\u201d che, vieppi\u00f9, conferma la storicit\u00e0 di quegli stessi particolari riportati dagli altri evangelisti\u00a0 (116).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Indipendentemente dalle pi\u00f9 o meno manifeste opzioni di Luca, torniamo all\u2019immagine della povert\u00e0 di Cristo abbastanza consolidata nella comune opinione. Un abbandono dei luoghi comuni proceder\u00e0 di pari passo con il superamento di quelle \u00abletture ingenue dei testi evangelici\u00bb (117) di cui si lamentava il biblista Tosato per il quale \u00ab[&#8230;] i tempi del dilettantismo nella lettura e nella predicazione dei testi evangelici non possono pi\u00f9 continuare\u00bb (118).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 vero che la rappresentazione del Cristo povero e quasi indigente \u2013 che \u00e8 sintomaticamente comune tanto alla lettura tradizionalista quanto a quella progressista \u2013 si \u00e8 fortemente impressa nella raffigurazione un po\u2019 di tutti \u2013 fedeli e non \u2013, ma occorre fare i conti innanzitutto con i dati storici (o, almeno, con quelli che meritano di essere accreditati come tali) ed adeguare credenze e supposizioni in base a quelli. Per quanto meno romantici (119), i dati storici riconducono ad un realismo che \u00e8 l\u2019antidoto ad ogni ideologia. Oltretutto, un ancoraggio al realismo storico costituirebbe la pi\u00f9 razionale delle forme di \u201cpovert\u00e0\u201d, quella che nasce dal non avere avidit\u00e0 per le proprie opinioni, amando la libert\u00e0 che nasce dall\u2019obbedienza alla verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avviamoci a concludere richiamandoci al dovere di fermarci all\u2019analisi storica, senza travalicare nella ricerca di significato con l\u2019interpretazione o nella ricerca di attualizzazione catechetica. E quindi, basandoci sui dati a nostra disposizione, occorre mantenersi su un piano di maggiore oggettivit\u00e0 che, con il papirologo Thiede, cos\u00ec possiamo sintetizzare: \u00abdobbiamo distaccarci dall\u2019immagine romantica, secondo cui Ges\u00f9 proveniva da una famiglia di povere condizioni\u00bb (120). Questa \u201cconversione\u201d comporta l\u2019abbandono di un modello a cui ci si era molto affezionati, ma \u2013 ripetiamo \u2013 \u00e8 proprio l\u2019onest\u00e0 intellettuale ad essere prova di un atteggiamento di autentica \u201cpovert\u00e0\u201d nei confronti di ogni idea precostituita e consolidata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019ultima precisazione dev\u2019essere aggiunta per dovere di completezza. Nel corso della nostra disamina abbiamo riferito che, se ai suoi collaboratori (soprattutto a quelli pi\u00f9 stretti) Ges\u00f9 non impose l\u2019abbandono dei beni o della famiglia, \u00e8 anche vero che tutto ci\u00f2 fin\u00ec con l\u2019essere una naturale conseguenza del ministero apostolico. Si pu\u00f2, perci\u00f2, parlare \u2013 gi\u00e0 dicevamo \u2013 di un\u2019inevitabile \u201cpovert\u00e0 relativa\u201d in ordine alle ristrettezze proprie della missione di Ges\u00f9 e dei suoi discepoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di questa povert\u00e0 materiale, Ges\u00f9 si fece sicuramente carico e questa stessa povert\u00e0 fu \u201cgarantita\u201d ai suoi (\u00abNon procuratevi oro, n\u00e9 argento, n\u00e9 moneta di rame nelle vostre cinture, n\u00e9 bisaccia da viaggio, n\u00e9 due tuniche, n\u00e9 sandali, n\u00e9 bastone, perch\u00e9 l\u2019operaio ha diritto al suo nutrimento\u00bb, Mt 10,9-10; cfr. Mc 6,8-9; Lc 9,3; 10,4), al pari delle difficolt\u00e0 e delle persecuzioni nelle quali si sarebbero inesorabilmente imbattuti (\u00abEcco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi\u00bb, Mt 10,16). A questa povert\u00e0 \u201cfunzionale\u201d, perch\u00e9 \u201cstrumentale\u201d alla missione, si deve aggiungere un altro aspetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che pu\u00f2 apparire una particolare situazione personale di precariet\u00e0 \u2013 ad esempio la prossimit\u00e0 agli animali di cortile (cfr. Lc 2,7), la scarsa alimentazione (cfr. Mt 12,1), la sopportazione del freddo (cfr. Gv 18,25), i disagi degli spostamenti (cfr. Lc 1,39), le abitazioni anguste (121), ecc. \u2013 era, in realt\u00e0, l\u2019ordinaria condizione di penuria in cui erano immersi gli uomini di quell\u2019epoca e di quella zona (122).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se guardiamo la vita di Ges\u00f9 con gli occhi dell\u2019uomo di oggi, abituato alle comodit\u00e0 delle quali nel recente passato non godevano neanche i re, il Nazareno ci appare senz\u2019altro povero. In relazione a noi, certamente pu\u00f2 essere considerato tale; ma non pu\u00f2 essere definito tale in confronto ai suoi contemporanei e ai suoi conterranei. In altri termini: la penuria di beni che anche Ges\u00f9 pat\u00ec non pu\u00f2 essere addebitata ad uno specifico stato personale di indigenza, ma ad una condizione generale nella quale ogni persona del tempo era posta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla carenza di beni, l\u2019uomo si affrancher\u00e0 solo grazie allo sviluppo della moderna economia di mercato (123), ma la povert\u00e0, per millenni, ha rappresentato la normale situazione della razza umana. \u00c8 a fronte di ci\u00f2 che va esaminata la posizione di Ges\u00f9 e, tenendo presente questo, si pu\u00f2 concludere che il Nazareno e la sua famiglia godevano di un relativo benessere, certamente superiore a quello della media dei suoi coevi e dei suoi connazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1) <\/strong>Cfr. BRUNO CORSANI, <em>Introduzione al Nuovo Testamento. I Vangeli e Atti<\/em>, Claudiana, Torino 1991; cfr. REN\u00c9 LATOURELLE, <em>A Ges\u00f9 attraverso i vangeli. Storia ed ermeneutica<\/em>, Editrice Cittadella, Assisi, 1989; cfr. G\u00c9RARD ROSS\u00c9, <em>I vangeli. Chi li ha scritti, perch\u00e9, come leggerli<\/em>, Citt\u00e0 Nuova, Roma 1997; cfr. GIUSEPPE SEGALLA, <em>Evangelo e Vangeli. Quattro evangelisti, quattro Vangeli, quattro destinatari<\/em>, Edizioni Dehoniane, Bologna 1993.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong> Cfr. JEAN CARMIGNAC, <em>La nascita dei vangeli sinottici<\/em>, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 1994; cfr. JOACHIM GNILKA, <em>Il vangelo di Matteo: testo greco e traduzione<\/em>, Paideia, Brescia 1991, 2 voll.; cfr. JOHN L. MACKENZIE, <em>Il Vangelo secondo Matteo<\/em>, in <em>Nuovo Grande Commentario Biblico<\/em>, a cura di Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, edizione italiana a cura di Flavio Dalla Vecchia, Giuseppe Segalla, Marco Vironda, Queriniana, Brescia 2002, p. 899-968; cfr. BRUNO MAGGIONI, <em>Il racconto di Matteo<\/em>, Cittadella, Assisi 1990; cfr. WOLFGANG TRILLING, <em>Vangelo secondo Matteo,<\/em> Citt\u00e0 Nuova, Roma 2001.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3)<\/strong> Cfr. SANTI GRASSO, <em>Vangelo di Marco<\/em>, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 2003; cfr. EDWARD J. MALLY, <em>Il Vangelo secondo Marco,<\/em> in <em>Nuovo Grande Commentario Biblico<\/em>, cit., p. 845-898; cfr. ERMENEGILDO MANICARDI, <em>Il cammino di Ges\u00f9 nel Vangelo di Marco. Schema narrativo e tema cristologico<\/em>, Editrice Pontificio Istituto Biblico, Roma 2003; cfr. RUDOLF SCHNACKENBURG, <em>Vangelo secondo Marco<\/em>, Citt\u00e0 Nuova 2002.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4)<\/strong> Cfr. C\u00c9SAR MORA PAZ, ARMANDO J. LEVORATTI, <em>Vangelo secondo san Luca<\/em>, in <em>Nuovo commentario biblico. I vangeli,<\/em> a cura di Armando J. Levoratti, Borla-Citt\u00e0 nuova, Roma 2005, p. 674-873; cfr. G\u00c9RARD ROSS\u00c9, <em>Il Vangelo di Luca. Commento esegetico e teologico<\/em>, Citt\u00e0 Nuova, Roma 2007; cfr. L\u00c9OPOLD SABOURIN, <em>Il vangelo di Luca. Introduzione e commento<\/em>, Pontificia Universit\u00e0 Gregoriana, Roma 1989; cfr. ALIOS ST\u00d6GER, <em>Vangelo secondo Luca<\/em>, Citt\u00e0 Nuova, Roma 1981, 2 voll.; cfr. CARROLL STUHLMUELLER, <em>Il Vangelo secondo Luca<\/em>, in <em>Nuovo Grande Commentario Biblico<\/em>, cit., p. 969-1035.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5)<\/strong> Cfr. IGNACE DE LA POTTERIE, <em>Storia e mistero. Esegesi cristiana e teologia giovannea<\/em>, Societ\u00e0 Editrice Internazionale, Torino 1997; cfr. SANTI GRASSO, <em>Il vangelo di Giovanni. Commento esegetico e teologico<\/em>, Citt\u00e0 Nuova, Roma 2008; cfr. MICHELE MAZZEO, <em>Vangelo e Lettere di Giovanni. Introduzione, esegesi e teologia<\/em>, Edizioni Paoline, Milano 2007; cfr. RUDOLF SCHNACKENBURG, <em>Il Vangelo di Giovanni<\/em>, Paideia, Brescia 2000, 4 voll.; cfr. BRUCE VAWTER, <em>Il Vangelo secondo Giovanni<\/em>, in <em>Nuovo Grande Commentario Biblico<\/em>, cit., p. 1367-1437; cfr. GIORGIO ZEVINI, <em>Vangelo secondo Giovanni<\/em>, Citt\u00e0 Nuova, Roma 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6)<\/strong> Cfr. <em>Vangelo e storicit\u00e0<\/em>, a cura di Stefano Alberto, Rizzoli, Milano 1995; cfr. JEAN CARMIGNAC, <em>La nascita dei vangeli sinottici<\/em>, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 1994; cfr. G\u00c9RARD ROSS\u00c9, <em>Come leggere i vangeli. \u00c8 storia vera?,<\/em> Citt\u00e0 Nuova, Roma 1996; cfr. HANS-JOACHIM SHULTZ, <em>L\u2019origine apostolica dei Vangeli<\/em>, prefazione di Rudolf Schnackenburg, postfazione di Carsten Peter Theide, Gribaudi, Milano 1996; cfr. HUGO STAUDINGER, <em>Credibilit\u00e0 storica dei Vangeli<\/em>, Edizione Dehoniane, Bologna 1991; cfr. CARSTEN PETER THIEDE, <em>Ges\u00f9, storia o leggenda?<\/em>, Edizioni Dehoniane, Bologna 1992.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7) <\/strong>Cfr. CARSTEN PETER THIEDE, <em>Jesus. <\/em><em>La fede. I fatti,<\/em> Edizioni Messaggero, Padova 2009, p. 20.50; cfr. AGOSTINO TRAP\u00c8, <em>Introduzione a<\/em> AGOSTINO (S.), Maria, \u00abDignitas terrae\u00bb, Citt\u00e0 Nuova, Roma 1995, p. 14-15.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8)<\/strong> Data la consanguineit\u00e0 con Elisabetta (cfr. Lc 1,36), anche Maria poteva essere discendente di Aronne; secondo il diritto ebraico. Elisabetta era della stirpe di Aronne (cfr. Lc 1,5); ci\u00f2 forniva al figlio Giovanni una genealogia sacerdotale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9)<\/strong> Cfr. THIEDE, <em>Jesus. La fede. I fatti<\/em>, cit., p. 50-51.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10)<\/strong> Secondo la prassi giuridica giudaica, per rendere qualcuno proprio discendente era sufficiente l\u2019adozione legale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>11)<\/strong> Cfr. BRUNO MAGGIONI, <em>L\u2019infanzia di Ges\u00f9 secondo Luca,<\/em> in \u00abCommunio\u00bb, 32 (2004), gennaio-febbraio, n. 193, p. 8-10; cfr. RICHARD ROHR, <em>Grandi temi della Bibbia. Antico e Nuovo Testamento<\/em>, presentazione di Bruno Maggioni, Piemme, Casale Monferrato (Alessandria) 1993, p. 189-191.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>12)<\/strong> Sono numerosi gli episodi in cui Ges\u00f9 viene chiamato \u00abfiglio di Davide\u00bb: cfr Mt 9,27; Mt 12,22; Mt 15,22; Mt 20,30-31; Mc 10,47-48; Lc 18,38-39.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>13)<\/strong> Cfr. CHRISTOPH SCH\u00d6NBORN, <em>Dio invi\u00f2 suo Figlio. Cristologia,<\/em> Jaca Book, Milano 2002, p. 105s.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>14)<\/strong> Cfr. JOS\u00c9 MIGUEL GARC\u00cdA, <em>La vita di Ges\u00f9 nel testo aramaico dei Vangeli<\/em>, Rizzoli, Milano 2005, p. 61.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>15)<\/strong> AGOSTINO (S.), <em>Commento al vangelo di s. Giovanni<\/em>, Citt\u00e0 Nuova, Roma 1984, vol. 1, p. 147.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>16)<\/strong> Cfr. ALFREDO MORDECHAI RABELLO, <em>Introduzione al diritto ebraico: fonti, matrimonio e divorzio, bioetica,<\/em> Giappichelli, Torino 2002, p. 157s.; cfr. ENRICA ORVIETO RICHETTI, <em>La sposa e lo sposo. Il matrimonio nella tradizione ebraica<\/em>, Editrice La Giuntina, Firenze 2005, p. 22-23; cfr. GIUSEPPE RICCIOTTI, <em>Vita di Ges\u00f9 Cristo, <\/em>Mondadori, Milano 1999, p. 353; cfr. G\u00dcNTER STEMBERGER, <em>Il giudaismo classico. Cultura e storia del tempo rabbinico<\/em>, Citt\u00e0 Nuova, Roma 1991, p. 177.182. Non potrebbero, a riguardo, essere dimenticati gli studi di Tosato, esperto di istituzioni matrimoniali antiche: ANGELO TOSATO, <em>Il matrimonio nel giudaismo antico e nel Nuovo Testamento<\/em>, Citt\u00e0 Nuova, Roma 1976; ID., <em>Il matrimonio israelitico. Una teoria generale<\/em>, Biblical Institute Press, Roma 1982; ID., <em>Matrimonio e famiglia nell\u2019antico Israele e nella Chiesa primitiva<\/em>, premessa di Gianfranco Ravasi, Rubbettino, Soveria Mannelli (Catanzaro) 2013.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>17)<\/strong> RICCIOTTI, <em>Vita di Ges\u00f9 Cristo<\/em>, cit., p. 251; cfr. SALVATORE ALBERTO PANIMOLLE, <em>voce Povert\u00e0, <\/em>in <em>Nuovo Dizionario di Teologia Biblica<\/em>, a cura di Pietro Rossano, Gianfranco Ravasi, Antonio Girlanda, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 1988, p. 1211-1212.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>18)<\/strong> ANGELO TOSATO, <em>Vangelo e ricchezza. Nuove prospettive esegetiche<\/em>, a cura di Dario Antiseri, Francesco D\u2019Agostino e Angelo Petroni, Rubbettino, Soveria Mannelli (Catanzaro) 2002, p. 393.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>19)<\/strong> RICHARD GUTZWILLER, <em>Meditazioni su Luca<\/em>, Edizioni Paoline, Roma 1970, p. 74.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>20)<\/strong> TOSATO, <em>Vangelo e ricchezza. Nuove prospettive esegetiche<\/em>, cit., p. 416.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>21)<\/strong> Il termine viene utilizzato anche dall\u2019evangelista Luca ed indica l\u2019essere soggetto dei diritti familiari: Ges\u00f9 non \u00e8 solo unigenito, ma anche legalmente \u201cprimogenito\u201d. Perci\u00f2 Luca scrive che Maria \u00abdiede alla luce il suo figlio primogenito\u2026\u00bb (Lc 2,7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>22)<\/strong> Ed anche tra i patimenti, gli osservatori annotano che nessun osso gli venne spezzato: \u00abquesto infatti avvenne perch\u00e9 si adempisse la Scrittura: Non gli sar\u00e0 spezzato alcun osso\u00bb (Gv 19,36).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>23)<\/strong> Cfr. HANS URS VON BALTHASAR, <em>Il libro dell\u2019Agnello. Sulla rivelazione di Giovanni<\/em>, Jaca Book, Milano 2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>24)<\/strong> Luca \u00e8 l\u2019unico evangelista a menzionare il provvedimento romano e lo fa in questo modo: \u00ab1. In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordin\u00f2 che si facesse il censimento di tutta la terra. 2. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. 3. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua citt\u00e0. 4. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla citt\u00e0 di Nazaret e dalla Galilea sal\u00ec in Giudea alla citt\u00e0 di Davide, chiamata Betlemme, 5. per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. 6. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>25)<\/strong> VINCENZO PAGLIA, <em>Il Vangelo ogni giorno. Riflessioni sui quattro Vangeli<\/em>, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 1997, p. 413.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>26)<\/strong> PIERRE MAURICE BENOIT, <em>\u00abNon erat eis locus in diversorio\u00bb (Lc 2,7),<\/em> in ALBERT DESCAMPS &#8211; ANDRE DE HALLEUX (ed.), <em>M\u00e9langes bibliques en hommage au R. P. B\u00e9da Rigaux<\/em>, Duculot, Gembloux 1970, p. 173-186.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>27)<\/strong> L\u2019ipotesi di Benoit trova largo credito. Ad esempio, cfr. G\u00c9RARD ROSS\u00c9, <em>Il Vangelo di Luca. Commento esegetico e teologico<\/em>, Citt\u00e0 Nuova, Roma 2006, p. 87-88.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>28)<\/strong> Solo il discutibile accostamento ad un passo del profeta Isaia (\u00abIl bue conosce il proprietario e l\u2019asino la greppia del padrone\u00bb, Is 1,3) ha tardivamente suggerito la presenza di un bue e di un asino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>29)<\/strong> GARC\u00cdA, <em>La vita di Ges\u00f9 nel testo aramaico dei Vangeli<\/em>, cit., p. 64.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>30)<\/strong> <em>Ibidem.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>31)<\/strong> Cos\u00ec, invece, suggerisce THIEDE, <em>Jesus. La fede. I fatti<\/em>, cit., p. 28.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>32)<\/strong> Non \u00e8 certamente il caso esprimersi oltre circa il dovere all\u2019ospitalit\u00e0 tipico della tradizione ebraica (cfr. Lev 19,33; Dt 10,18-19; Mt 25,35).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>33)<\/strong> Cfr. BENOIT, <em>\u00abNon erat eis locus in diversorio\u00bb (Lc 2,7),<\/em> cit., p. 184.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>34)<\/strong> Cfr. <em>Ivi<\/em>, p. 183.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>35)<\/strong> Quella del censimento \u00e8 una delle rilevanti questioni storiche utili ad inquadrare la vita di Ges\u00f9 nel contesto dell\u2019epoca. Occorre, anche in questo caso, rinviare agli studi specialistici. Tra questi: cfr. Raymond EDWARD BROWN, <em>The Birth of the Messiah. <\/em><em>A commentary on the infancy narratives in the gospels of Matthew and Luke<\/em>, Doubleday, New York (N. Y.) 1993, p. 547-555; cfr. JEAN-MARIE GUILLAUME, <em>Al tempo di Ges\u00f9. <\/em><em>Date, luoghi persone del Nuovo Testamento<\/em>, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 1999, p. 10s.; cfr. EMIL SCH\u00dcRER, <em>Storia del popolo giudaico al tempo di Ges\u00f9 Cristo<\/em> (175 a.C.-135 d.C.), Paideia, Brescia 1987, vol. 1, p. 489s.; cfr. RICCIOTTI, <em>Vita di Ges\u00f9 Cristo,<\/em> cit., p. 170.182-189.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>36)<\/strong> Cfr. GARC\u00cdA, <em>La vita di Ges\u00f9 nel testo aramaico dei Vangeli<\/em>, cit., p. 64.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>37)<\/strong> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>38)<\/strong> Cfr. MICHAEL AVI-YONAH, <em>Ancient Scrolls. Introduction to Archaeology, Palphot<\/em>, Jerusalem 2004, p. 74s.; cfr. RICHARD A. FREUND, <em>Secrets of the Cave of Letters. Rediscovering a Dead Sea Mystery<\/em>, Humanity Books, Amherst (New York) 2004; cfr. CARSTEN PETER THIEDE, <em>The Dead Sea Scrolls and the Jewish Origins of Christianity<\/em>, Palgrave, New York (N. Y.) 2000, p. 85-88; cfr. CARSTEN PETER THIEDE, <em>The Cosmopolitan World of Jesus. New Light from Archaeology<\/em>, SPCK, London 2004, p. 18-19.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>39)<\/strong> Cfr. THIEDE, Jesus. <em>La fede. I fatti<\/em>, cit., p. 23-28.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>40)<\/strong> Non \u00e8 certo questo il solo elemento utile tratto dalla dichiarazione fiscale di Babata. Gli altri possono essere ricavati dalla bibliografia enunciata a cui la presente trattazione, mantenendo il carattere di sintesi, rinvia per gli approfondimenti del caso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>41<\/strong>) JOSEPH RATZINGER &#8211; BENEDETTO XVI, <em>L\u2019infanzia di Ges\u00f9,<\/em> Rizzoli &#8211; Libreria Editrice Vaticana, Milano &#8211; Citt\u00e0 del Vaticano 2012, p. 30. La citazione viene riportata non per autorevolezza dell\u2019autore, ma per la documentazione cui attinge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>42)<\/strong> THIEDE, <em>Jesus. La fede. I fatti<\/em>, cit., p. 26.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>43)<\/strong> La straordinaria rilevanza dell\u2019archivio di Babata, a lungo trascurata a causa della maggiore attenzione rivolta ai testi e alle lettere che si riferivano al protagonista della rivolta (Bar Kochba), solo nel 1995, grazie al papirologo tedesco Klaus Rosen, \u00e8 stata adeguatamente compresa (cfr. THIEDE, <em>The Dead Sea Scrolls and the Jewish Origins of Christianity<\/em>, cit., p. 85)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>44) <\/strong>Cfr. BENOIT, \u00abNon erat eis locus in diversorio\u00bb (Lc 2,7), cit., p. 183.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>45)<\/strong> THIEDE, <em>Jesus. La fede. I fatti<\/em>, cit., p. 27.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>46)<\/strong> Cfr. <em>Dizionario dei concetti biblici del Nuovo Testamento,<\/em> a cura di Lothar Coenen, Erich Beyreuther, Hans Bietenhard, Edizioni Dehoniane, Bologna 1980, p. 213.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>47)<\/strong> \u00abSe non ha mezzi per procurarsi una pecora o una capra, porter\u00e0 al Signore, come riparazione della sua colpa per il suo peccato, due tortore o due colombi: uno come sacrificio espiatorio, l\u2019altro come olocausto\u00bb (Lv 5,7). \u00abSe non ha mezzi da offrire un agnello, prender\u00e0 due tortore o due colombi: uno per l\u2019olocausto e l\u2019altro per il sacrificio espiatorio. Il sacerdote far\u00e0 il rito espiatorio per lei ed essa sar\u00e0 monda\u00bb (Lv 12,8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>48)<\/strong> Cfr. RICHARD GUTZWILLER, <em>Meditazioni su Luca,<\/em> Edizioni Paoline, Roma 1970, p. 73; cfr. RICCIOTTI, <em>Vita di Ges\u00f9 Cristo<\/em>, cit., p. 265.266; cfr. THIEDE, <em>Jesus. La fede. I fatti<\/em>, cit., p. 28.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>49)<\/strong> Cfr. JOSEPH RATZINGER &#8211; BENEDETTO XVI, <em>L\u2019infanzia di Ges\u00f9,<\/em> Rizzoli &#8211; Libreria Editrice Vaticana, Milano &#8211; Citt\u00e0 del Vaticano 2012, p. 96; cfr. FRANCESCO, <em>Esortazione apostolica Evangelii gaudium sull\u2019annuncio del Vangelo nel mondo attuale<\/em>, 24.11.2013, n. 197<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>50)<\/strong> Matteo, nella sua narrazione (a differenza di Luca), non menziona Nazaret se non per indicare il ritorno in Galilea (capitolo 2): \u00ab22 Avendo per\u00f2 saputo che era re della Giudea Archel\u00e0o al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritir\u00f2 nelle regioni della Galilea 23e, appena giunto, and\u00f2 ad abitare in una citt\u00e0 chiamata Nazaret, perch\u00e9 si adempisse ci\u00f2 che era stato detto dai profeti: \u201cSar\u00e0 chiamato Nazareno\u201d\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>51)<\/strong> Cfr. BELLARMINO BAGATTI, <em>L\u2019archeologia cristiana in Palestina<\/em>, La Nuova Italia, Firenze 1962; cfr. <em>Vangelo e storicit\u00e0<\/em>, cit., p. 355s.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>52)<\/strong> Anche Luca (Lc 4,22) e Giovanni (Gv 6,42) riportano espressioni simili di incredulit\u00e0 senza, per\u00f2, riferimento al mestiere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>53)<\/strong> THIEDE, <em>Jesus. La fede. I fatti,<\/em> cit., p. 27.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>54)<\/strong> Cfr. FRANCESCO VATTIONI, <em>Beatitudini, povert\u00e0, ricchezza,<\/em> Ancora, Milano 1966, p. 396.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>55)<\/strong> <em>Apocrifi del Nuovo Testamento<\/em>, a cura di Luigi Moraldi, UTET, Torino 1971, vol. 1, p. 320.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>56)<\/strong> Tra questi lo svizzero Walter B\u00fchlmann e il tedesco Benedikt Schwank.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>57)<\/strong> Cfr. VATTIONI, <em>Beatitudini, povert\u00e0, ricchezza<\/em>, cit., p. 386-405.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>58)<\/strong> Cfr. ALFRED L\u00c4PPLE, <em>La Bibbia oggi. Quando parlano le pietre e i documenti<\/em>, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 1988, p. 182; cfr. SCH\u00dcRER, <em>Storia del popolo giudaico al tempo di Ges\u00f9 Cristo<\/em>, cit., vol. 1, p. 424s.; vol. 2, p. 220-233.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>59)<\/strong> Si invia a CARSTEN PETER THIEDE, <em>Jesus. <\/em><em>Life or Legend?,<\/em> Lion, Oxford 1990, p. 23-27; CARSTEN PETER THIEDE, <em>Rekindling the Word. In Search of Gospel Truth, Trinity Press International<\/em>, Valley Forge (Pennsylvania) 1995, p. 123-124 e, ovviamente, THIEDE, <em>Jesus. <\/em><em>La fede. I fatti,<\/em> cit., p. 27.51-54.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>60)<\/strong> Cfr. GARC\u00cdA, <em>La vita di Ges\u00f9 nel testo aramaico dei Vangeli,<\/em> cit.; cfr. SCH\u00dcRER, <em>Storia del popolo giudaico al tempo di Ges\u00f9 Cristo,<\/em> cit., vol. 2, p. 23s.; cfr. CARSTEN PETER THIEDE, <em>Ma tu chi sei, Ges\u00f9? Alla scoperta del Maestro con Pietro<\/em>, <em>Giovanni il Battista, Caifa, Pilato e Saulo<\/em>, Edizioni Paoline, Milano 2005, p. 20s.26-28; cfr. THIEDE, <em>Jesus. La fede. I fatti<\/em>, cit., p. 51-54.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>61)<\/strong> RICHARD GUTZWILLER, <em>Meditazioni su Giovanni,<\/em> Edizioni Paoline, Roma 1975, p. 104.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>62)<\/strong> Cfr. CARLO TIBILETTI, <em>Verginit\u00e0 e matrimonio in antichi scrittori Cristiani,<\/em> Giorgio Bretschneider Editore, Roma 1983, p. 104s.; cfr. HEINZ-J\u00dcRGEN VOGELS, <em>Celibato. Dono, non obbligo<\/em>, Il Segno dei Gabrielli editori, Negarine di S. Pietro in Cariano (Verona) 2004, p. 81s.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>63)<\/strong> Intendiamo riferirci al fatto di aver assicurato anche pi\u00f9 di quanto non fosse strettamente richiesto (in quantit\u00e0 e in qualit\u00e0): \u00ab6 Vi erano l\u00e0 sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. 7 E Ges\u00f9 disse loro: \u201cRiempite d\u2019acqua le giare\u201d; e le riempirono fino all\u2019orlo. 8 Disse loro di nuovo: \u201cOra attingete e portatene al maestro di tavola\u201d. Ed essi gliene portarono. 9 E come ebbe assaggiato l\u2019acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l\u2019acqua), chiam\u00f2 lo sposo 10 e gli disse: \u201cTutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po\u2019 brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono\u201d\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>64)<\/strong> AGOSTINO (S.), Commento al vangelo di s. Giovanni, Citt\u00e0 Nuova, Roma 1984, vol. 1, p. 154.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>65)<\/strong> La narrazione si conclude con questo versetto: \u00abCos\u00ec Ges\u00f9 diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifest\u00f2 la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui\u00bb (Gv 2,11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>66)<\/strong> <em>Dizionario dei concetti biblici del Nuovo Testamento<\/em>, cit., p. 1339.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>67)<\/strong> Cfr. CARSTEN PETER THIEDE, <em>Simon Pietro dalla Galilea a Roma<\/em>, presentazione di Marta Sordi, Massimo, Milano 1999, p. 27.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>68)<\/strong> Cfr. CHARLES ADAMS, <em>For Good and Evil. <\/em><em>L\u2019influsso della tassazione sulla storia dell\u2019umanit\u00e0,<\/em> Liberilibri, Macerata 2007, p. 67- 68.133s.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>69)<\/strong> Cfr. JEAN CANTINAT, <em>San Paolo apostolo,<\/em> Edizioni Paoline, Roma 1979, p. 32s.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>70)<\/strong> Nel momento del suo arresto a Gerusalemme, Paolo si rivolse al tribuno romano con queste parole: \u00abio sono un Giudeo di Tarso di Cilicia, cittadino di una citt\u00e0 non certo senza importanza\u00bb (At 21,39).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>71)<\/strong> Arrivato a Corinto, dopo aver lasciato Atene, aveva trovato due giudei, Aquila e la moglie Priscilla, che erano stati costretti ad allontanarsi da Roma a seguito all\u2019editto dell\u2019imperatore Claudio, \u00abe poich\u00e9 erano del medesimo mestiere, [Paolo] si stabil\u00ec nella loro casa e lavorava. Erano infatti di mestiere fabbricatori di tende\u00bb (At 18,3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>72)<\/strong> JEAN-MARIE GUILLAUME, <em>Al tempo di Ges\u00f9. Date, luoghi persone del Nuovo Testamento, <\/em>Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 1999, p. 72.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>73)<\/strong> MARIE-FRANCOISE BASLEZ, <em>Paolo di Tarso, l\u2019apostolo delle genti,<\/em> Societ\u00e0 Editrice Internazionale, Torino 1993, p. 31.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>74)<\/strong> TOSATO, <em>Vangelo e ricchezza. Nuove prospettive esegetiche<\/em>, cit., p. 421.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>75)<\/strong> \u00ab9 Non procuratevi oro, n\u00e9 argento, n\u00e9 moneta di rame nelle vostre cinture, 10 n\u00e9 bisaccia da viaggio, n\u00e9 due tuniche, n\u00e9 sandali, n\u00e9 bastone, perch\u00e9 l\u2019operaio ha diritto al suo nutrimento\u00bb (Mt 10,9-10; cfr. Mc 6,8-9; Lc 9,3; 10,4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>76)<\/strong> \u00ab1 Un giorno Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera verso le tre del pomeriggio. 2 Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita e lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta \u201cBella\u201d a chiedere l\u2019elemosina a coloro che entravano nel tempio. 3 Questi, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, domand\u00f2 loro l\u2019elemosina. 4 Allora Pietro fiss\u00f2 lo sguardo su di lui insieme a Giovanni e disse: \u201cGuarda verso di noi\u201d. 5 Ed egli si volse verso di loro, aspettandosi di ricevere qualche cosa. 6 Ma Pietro gli disse: \u201cNon possiedo n\u00e9 argento n\u00e9 oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Ges\u00f9 Cristo, il Nazareno, cammina!\u201d\u00bb (At 3,1-6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>77)<\/strong> TOSATO, <em>Vangelo e ricchezza. Nuove prospettive esegetiche<\/em>, cit., p. 345.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>78)<\/strong> Riguardo al trattamento che i discepoli avrebbero dovuto prepararsi a subire, il Maestro non ha certo nascosto le difficolt\u00e0. Cos\u00ec, ad esempio: \u00ab16 Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. 17 Guardatevi dagli uomini, perch\u00e9 vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; 18 e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani\u00bb (Mt 10,16-18). O ancora: \u00ab16 Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; 17 sarete odiati da tutti per causa del mio nome\u00bb (Lc 21,16-17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>79)<\/strong> Cfr. <em>Dizionario dei concetti biblici del Nuovo Testamento,<\/em> cit., p. 1342.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>80)<\/strong> Cfr. MORA PAZ, LEVORATTI, <em>Vangelo secondo san Luca<\/em>, in <em>Nuovo commentario biblico. I vangeli<\/em>, cit., p. 756-757.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>81)<\/strong> Per una valutazione della centralit\u00e0 della realt\u00e0 della \u201cchiamata\u201d nella vita cristiana: cfr. LUIGI DI PINTO, <em>\u201cSeguire Ges\u00f9\u201d secondo i Vangeli sinottici<\/em>, in AA. VV., <em>Fondamenti biblici della teologia morale<\/em>, Paideia, Brescia 1973, p. 187-251; cfr. ANSELM GUNTHOR, <em>Chiamata e risposta. Una nuova teologia morale<\/em>, Edizioni Paoline, Roma 1982, vol. 1, p. 117-200; cfr. DALMAZIO MONGILLO, <em>voce Sequela, in Nuovo Dizionario di Spiritualit\u00e0<\/em>, a cura di Stefano De Fiores e Tullo Goffi, Edizioni Paoline, Roma 1979, p. 1431-1443.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>82)<\/strong> \u00c8 pi\u00f9 frequente imbattersi in affermazioni che sostengono un\u2019idea contraria. Cos\u00ec, ad esempio, il biblista Salvatore Alberto Panimolle scrive: \u00abil profeta di Nazaret ha dato l\u2019esempio della povert\u00e0 pi\u00f9 eroica, quindi pu\u00f2 chiedere ai suoi discepoli l\u2019abbandono di tutte le ricchezze e di ogni bene temporale, per seguirlo in modo radicale. Se nella descrizione della chiamata dei primi discepoli non appare che Ges\u00f9 abbia richiesto esplicitamente la scelta della povert\u00e0, gli evangelisti tuttavia annotano che questi pescatori abbandonarono la barca, le reti e il padre, per seguire il Maestro (Mt 4,20.22 e par.), anzi Luca annota che lasciarono tutto (Lc 5,11). Pietro ricorder\u00e0 a Ges\u00f9 di aver abbandonato tutto, come fecero i suoi compagni (Mc 10,28 e par.)\u00bb (PANIMOLLE, voce <em>Povert\u00e0<\/em>, in <em>Nuovo Dizionario di Teologia Biblica<\/em>, cit., p. 1214).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>83)<\/strong> Cfr. THIEDE, <em>Simon Pietro dalla Galilea a Roma<\/em>, cit., p. 29-30.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>84)<\/strong> Cfr. ERMENEGILDO MANICARDI, <em>Il cammino di Ges\u00f9 nel Vangelo di Marco. Schema narrativo e tema cristologico<\/em>, Editrice Pontificio Istituto Biblico, Roma 2003, p. 54.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>85)<\/strong> Come \u00e8 noto, al \u201cgiovane ricco\u201d Ges\u00f9, invece, chiese di vendere tutti i suoi beni, ma l\u2019esegesi della pericope (cfr. Mt 19,16-26; Mc 10,17-27; Lc 18,18-27) merita di essere sviluppata a parte e ci riserviamo di farlo in un successivo contributo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>86)<\/strong> TOSATO, <em>Vangelo e ricchezza. Nuove prospettive esegetiche<\/em>, cit., p. 437.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>87)<\/strong> \u00abIl levita Barnaba \u00e8 presentato come un modello di spogliamento totale dei propri beni, perch\u00e9 vendette il campo di sua propriet\u00e0 e ne consegn\u00f2 l\u2019importo agli apostoli\u00bb (PANIMOLLE, voce <em>Povert\u00e0<\/em>, in <em>Nuovo Dizionario di Teologia Biblica<\/em>, cit., p. 1214). \u00c8 questa la lettura pi\u00f9 immediata ed ordinaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>88)<\/strong> \u00ab34 Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perch\u00e9 quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l\u2019importo di ci\u00f2 che era stato venduto 35 e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno. 36 Cos\u00ec Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba, che significa \u201cfiglio dell\u2019esortazione\u201d, un levita originario di Cipro, 37 che era padrone di un campo, lo vendette e ne consegn\u00f2 l\u2019importo deponendolo ai piedi degli apostoli\u00bb (At 4,36- 37).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>89)<\/strong> Cfr. ELIA BENAMOZEGH, <em>Storia degli esseni, Marietti,<\/em> Genova 2007; cfr. ETIENNE CHARPENTIER, <em>Giovinezza perenne della Bibbia<\/em>, Edizioni Paoline, Roma 1979, p. 144s.229s.; cfr. LAURA GUSELLA, <em>Esperienze di comunit\u00e0 nel giudaismo antico. Esseni, terapeuti<\/em>,<em> Qumran<\/em>, Nerbini, Firenze 2003; cfr. LUIGI MORALDI, voce <em>Giudaismo<\/em>, in <em>Nuovo Dizionario di Teologia Biblica<\/em>, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 1988, p. 701-703; cfr. SCH\u00dcRER, <em>Storia del popolo giudaico al tempo di Ges\u00f9 Cristo<\/em>, cit., vol. 2, p. 663-724; cfr. CARSTEN PETER THIEDE, <em>Qumran e i Vangeli,<\/em> Massimo, Milano 1996.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>90)<\/strong> \u00c8 certamente pi\u00f9 facile imbattersi in ricostruzioni che propendono per un ben diverso orientamento: Ges\u00f9 si sarebbe rivolto preferenzialmente ai semplici e agli incolti, ai proscritti e ai minimi, ai diseredati e ai bisognosi. Ad esempio, cfr. ANTONIO ACERBI, voce <strong>Povert\u00e0,<\/strong> in <em>Nuovo Dizionario di Teologia,<\/em> a cura di Giuseppe Barbaglio e Severino Dianich, Edizioni Paoline, Roma 1979, p. 1188.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>91)<\/strong> Tra questi ricordiamo anche il padrone del cenacolo (cfr. Mt 26,18; Mc 14,14-15; Lc 22,11) e il proprietario del Getsemani (cfr. Mt 26,36; Mc 14,32; Lc 22,39).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>92)<\/strong> TOSATO, <em>Vangelo e ricchezza. Nuove prospettive esegetiche<\/em>, cit., p. 421-422.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>93)<\/strong> GUNTHOR, <em>Chiamata e risposta. Una nuova teologia morale<\/em>, cit., vol. 3, p. 734.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>94)<\/strong> Ad esempio, per Friedrich Engels (1820-1895) \u00abil cristianesimo fu all\u2019origine un movimento di oppressi: sorse come religione degli schiavi e dei liberti, dei poveri e dei privi di diritti, dei popoli soggiogati o dispersi da Roma\u00bb (cit. in FRANCESCO S. FESTA &#8211; TOMMASO LA ROCCA, <em>Scritti marxisti sulla religione<\/em>, Queriniana, Brescia 1988, p. 81).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>95)<\/strong> Non meno noto \u00e8 l\u2019argomento con cui Friedrich Nietzsche (1844- 1900) considera la fede cristiana quale morale degli schiavi, una sorta di morale dei \u201cfilistei\u201d risentiti, simile alla morale che soggiace alla democrazia, al socialismo, all\u2019egualitarismo. Cos\u00ec, ad esempio, il filosofo tedesco si esprime in Genealogia della morale (cfr. FRIEDRICH NIETZSCHE, <em>Al di l\u00e0 del bene e del male<\/em> e <em>Genealogia della morale<\/em>, in Opere, a cura di Giorgio Colli e Mazzino Montinari, vol. VI, tomo II, Adelphi, Milano 1968).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>96)<\/strong> Cfr. GUSTAVE BARDY, <em>La conversione al cristianesimo nei primi secoli<\/em>, Jaca Book, Milano 2002; cfr. JOSEPH LORTZ, <em>Storia della Chiesa nello sviluppo delle sue idee,<\/em> Edizioni Paoline, Alba (Cuneo) 1969, vol. 1, p. 100-101; cfr. MARTA SORDI, <em>I Cristiani e l\u2019Impero Romano,<\/em> Jaca Book, Milano 1995, p. 33s.194s.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>97)<\/strong> \u00abGiovanni narra l\u2019episodio dell\u2019unzione con indipendenza\u00bb rispetto ai sinottici (ERNST BAMMEL, voce <em>Ptok\u00f3s,<\/em> in <em>Grande lessico del Nuovo Testamento<\/em>, a cura di Gerhard Kittel e Gerhard Friedrich, Paideia, Brescia 1965, vol. XI coll. 767-768).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>98)<\/strong> In realt\u00e0 non \u00e8 detto in modo inequivocabile che si tratti della casa dell\u2019amico Lazzaro; si potrebbe anche supporre che Lazzaro e le sorelle erano tra gli inviatati in casa del fariseo Simone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>99)<\/strong> Cfr., ad esempio, tra i Padri, AMBROGIO (S.), <em>Commento al vangelo di san Luca<\/em>, Citt\u00e0 Nuova, Roma 1966, vol. 1, p. 301-303 e, tra gli autori contemporanei, VINCENZO PAGLIA, <em>Il Vangelo ogni giorno. Riflessioni sui quattro Vangeli,<\/em> Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 1997, p. 188s.368s.643s.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>100)<\/strong> Cfr. GIROLAMO (S.), <em>Commento al vangelo di san Marco,<\/em> Citt\u00e0 Nuova, Roma 1967, p. 103. 1<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>101)<\/strong> Cfr. <em>Dizionario enciclopedico della Bibbia e del mondo biblico<\/em>, Massimo, Milano 1986, p. 217.401s.505s.585s.835.850; cfr. JEANMARIE GUILLAUME, <em>Al tempo di Ges\u00f9. Date, luoghi persone del Nuovo Testamento<\/em>, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 1999, p. 196; cfr. RICCIOTTI, <em>Vita di Ges\u00f9 Cristo<\/em>, cit., p. 556-557.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>102)<\/strong> Dal naturalista romano Plinio il Vecchio (Caio Plinio Cecilio Secondo, 23-79) abbiamo anche notizie circa la quotazione del nardo puro; queste sono corrispondenti o comunque compatibili con il calcolo di Giuda. Cfr. CAIO PLINIO SECONDO, <em>Della storia naturale,<\/em> a cura di Lodovico Domenichi, Giuseppe Antonelli Editore, Venezia 1844, vol. 1, p. 1156-1157 (libro XII,26); vol. 1, p. 1200-1204 (libro XIII,2); vol. 2, p. 1302 (libro XXXVI,12); cfr. IRIS FONTANARI MARTINATTI, <em>La vite e il vino nella farmacia di Plinio il Vecchio,<\/em> Edizioni Arca, Trento 2001, p. 55.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>103)<\/strong> NICOL\u00c1S G\u00d3MEZ D\u00c1VILA, <em>In margine a un testo implicito<\/em>, Adelphi, Milano 2009, p. 118.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>104)<\/strong> Luca \u00e8 il solo che non riferisce la frase di Ges\u00f9 sui poveri. \u00c8 un caso che questa omissione sia dell\u2019evangelista che ripetutamente sottolinea il dovere verso i miseri? Se cos\u00ec non fosse, si sarebbe potuto trattare di una deliberata censura ai danni di un\u2019affermazione che avrebbe messo in crisi il pauperismo serpeggiante nelle prime comunit\u00e0 cristiane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>105)<\/strong> Cfr. TOSATO, <em>Vangelo e ricchezza. Nuove prospettive esegetiche,<\/em> cit., p. 455; cfr. LUIGI DE CANDIDO, voce <em>Povero<\/em>, in <em>Nuovo Dizionario di Spiritualit\u00e0<\/em>, Edizioni Paoline, Roma 1979, p. 1246.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>106)<\/strong> Cfr. PAGLIA, <em>Il Vangelo ogni giorno. Riflessioni sui quattro Vangeli<\/em>, cit., p. 189.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>107)<\/strong> AGOSTINO (S.), <em>Commento al vangelo di s. Giovanni,<\/em> cit., vol. 2, p. 139.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>108)<\/strong> \u00ab24 Venuti a Cafarnao, si avvicinarono a Pietro gli esattori della tassa per il tempio e gli dissero: \u201cIl vostro maestro non paga la tassa per il tempio?\u201d. 25 Rispose: \u201cS\u00ec\u201d. Mentre entrava in casa, Ges\u00f9 lo prevenne dicendo: \u201cChe cosa ti pare, Simone? I re di questa terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli altri?\u201d. 26 Rispose: \u201cDagli estranei\u201d. E Ges\u00f9: \u201cQuindi i figli sono esenti. 27 Ma perch\u00e9 non si scandalizzino, va\u2019 al mare, getta l\u2019amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d\u2019argento. Prendila e consegnala a loro per me e per te\u201d\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>109)<\/strong> AGOSTINO (S.), <em>Commento al vangelo di s. Giovanni<\/em>, cit., vol. 2, p. 139.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>110)<\/strong> Spesso, invece, si ritiene cos\u00ec. Cfr., ad esempio, GUTZWILLER, <em>Meditazioni su Giovanni<\/em>, cit., p. 481.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>111)<\/strong> \u00ab23 I soldati poi, quando ebbero crocifisso Ges\u00f9, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d\u2019un pezzo da cima a fondo. 24 Perci\u00f2 dissero tra loro: \u201cnon stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca\u201d. Cos\u00ec si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>112)<\/strong> Solo uno tra i numerosissimi esempi che potrebbero essere menzionati: \u00abil profeta di Nazaret e sua madre, la Vergine Maria, sono vissuti nella povert\u00e0 pi\u00f9 assoluta, inoltre Ges\u00f9 dai suoi seguaci ha esigito la scelta di tale stato\u00bb (PANIMOLLE, voce <em>Povert\u00e0<\/em>, in <em>Nuovo Dizionario di Teologia Biblica<\/em>, cit., p. 1203).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>113)<\/strong> DE CANDIDO, voce <em>Povero<\/em>, in <em>Nuovo Dizionario di Spiritualit\u00e0,<\/em> cit., p. 1245.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>114)<\/strong> Cfr. SABOURIN, <em>Il vangelo di Luca. Introduzione e commento<\/em>, cit., p. 159s.; cfr. ROSS\u00c9, <em>Il Vangelo di Luca. Commento esegetico e teologico<\/em>, cit., p. 49s.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>115)<\/strong> Ad esempio, cfr. ORTENSIO DA SPINETOLI, <em>Luca. Il vangelo dei poveri<\/em>, Cittadella, Assisi 1982.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>116)<\/strong> Cfr. SABOURIN, <em>Il vangelo di Luca. Introduzione e commento<\/em>, p. 159.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>117)<\/strong> TOSATO, <em>Vangelo e ricchezza. Nuove prospettive esegetiche<\/em>, cit., p. 310.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>118)<\/strong> Ivi, p. 443.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>119)<\/strong> Rischiano, invece, questa vena romantica alcune celeberrime ricostruzioni della vita di Ges\u00f9. Cfr., ad esempio, HENRI DANIEL-ROPS, <em>Ges\u00f9 e il suo tempo<\/em>, Sansoni, Firenze 1949, p. 323; cfr. VITO FORNARI, <em>Della vita di Ges\u00f9 Cristo,<\/em> Societ\u00e0 Editrice Internazionale, Torino 1930, vol. 2, p. 112.116.120.154.186; cfr. RICCIOTTI, <em>Vita di Ges\u00f9 Cristo<\/em>, cit., p. 241.259.262.265-266.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>120)<\/strong> THIEDE, <em>Jesus. La fede. I fatti<\/em>, cit., p. 27.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>121)<\/strong> Pur tuttavia, dalle ricognizioni archeologiche, l\u2019abitazione di Nazaret non risulterebbe essere disagevole. Cfr. gli studi dell\u2019archeologo Bellarmino Bagatti citato precedentemente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>122)<\/strong> Cfr. GARC\u00cdA, <em>La vita di Ges\u00f9 nel testo aramaico dei Vangeli<\/em>, cit., p. 64; cfr. HENRI DANIEL-ROPS, <em>La vita quotidiana in Palestina al tempo di Ges\u00f9,<\/em> Mondadori, Milano 1995, p. 31s.; cfr. DANIEL-ROPS, <em>Ges\u00f9 e il suo tempo<\/em>, cit., p. 64s.; cfr. KENNETH C. HANSON -DOUGLAS E. OAKMAN, <em>La Palestina ai tempi di Ges\u00f9. La societ\u00e0, le sue istituzioni, i suoi conflitti, <\/em>Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2003, p. 23s..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>123)<\/strong> Cfr. LUDWIG VON MISES, <em>Politica economica. Riflessioni per oggi e per domani,<\/em> introduzione di Lorenzo Infantino, Liberilibri, Macerata 2007, p. 11s.; cfr. MICHAEL NOVAK, <em>Spezzare le catene della povert\u00e0. Saggi sul personalismo economico,<\/em> a cura di Flavio Felice, Liberilibri, Macerata 2001, p. 102s.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da Storia Libera n.1 2015 Beniamino Di Martino Abstract Tralasciando ogni argomentazione teologica o ermeneutica, il saggio vuole ancorarsi unicamente a ci\u00f2 che dalle fonti storiche conosciamo della condizione economica di Ges\u00f9 e della sua famiglia. 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