{"id":40947,"date":"2017-10-29T16:08:52","date_gmt":"2017-10-29T15:08:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=40947"},"modified":"2018-09-06T15:11:12","modified_gmt":"2018-09-06T13:11:12","slug":"europa-le-molte-ragioni-di-una-crisi-epocale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/europa-le-molte-ragioni-di-una-crisi-epocale\/","title":{"rendered":"Europa, le molte ragioni di una crisi epocale (*)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">Osservatorio Internazionale Card. Van Thu\u00e2n sulla Dottrina sociale della Chiesa<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Nono rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa nel mondo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">EUROPA LA FINE DELLE ILLUSIONI<a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/IX-Rapporto_cover.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-40036\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/IX-Rapporto_cover.jpg\" alt=\"\" width=\"178\" height=\"200\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Gianfranco Battisti<\/strong> (**)<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Tra storia e geografia<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parafrasando quanto diceva il cancelliere Metternich dell&#8217;Italia pre-risorgimentale, l&#8217;Europa rimane tuttora un&#8217;espressione geografica. Per il geografo si tratta di una (piccola) penisola dell&#8217;Asia, anche se man mano che aumenta la scala della mappa riusciamo ad apprezzare come essa in realt\u00e0 si articoli in una pluralit\u00e0 di penisole, ciascuna con la propria spiccata individualit\u00e0. Come per la cartografia, anche per l&#8217;insieme dei caratteri antropici la distanza assume un ruolo fondamentale: le cose si capiscono sempre meglio da una prospettiva esterna. Il mito della caverna di Platone ripropone in effetti un principio di validit\u00e0 universale. Da lontano i dettagli si confondono, lasciando posto ad un&#8217;immagine unitaria che sembra suggerire l&#8217;esistenza di un&#8217;omogeneit\u00e0 che \u00e8 frutto di un&#8217;illusione ottica, come i &#8220;canali&#8221; che nel 1877 Schiaparelli credeva di aver scoperto su Marte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/europa_allegoria.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-32041\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/europa_allegoria.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"173\" \/><\/a>Storicamente, culturalmente, economicamente, l&#8217;Europa \u00e8 ben di pi\u00f9 di una penisola. La sua influenza &#8211; che \u00e8 poi l&#8217;insieme di influenze varie, provenienti da un sistema tutto sommato unitario nel quale la circolazione di idee, uomini e merci \u00e8 sempre stata ininterrotta &#8211; ha segnato indelebilmente il volto del pianeta. Etimologicamente, essa significa &#8220;occidente\u201d (100); per chi segue il percorso regolare del sole ci\u00f2 indica in sostanza la fine di una traiettoria, che \u00e8 poi quella dell&#8217;orizzonte in cui si muove la civilt\u00e0 greca, via via allargatasi fino al misterioso &#8220;mare&#8221; Oceano. Concettualmente, il suo destino si spiega tutto nella collocazione geografica: essa costituisce infatti il luogo-limite raggiunto dai popoli mediterranei. Un&#8217;eredit\u00e0 tanto forte da durare fino alla fine della &#8220;guerra fredda&#8221;, nella quale Occidente e Oriente tornano a indicare due parti in conflitto. Esattamente com&#8217;era iniziato, 25 secoli fa, attraverso la lotta delle citt\u00e0-stato greche contro l&#8217;impero asiatico dei re persiani (101).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre seguendo il sole, l&#8217;Oriente ci appare come il luogo della nascita: Dio pose i primi uomini in un giardino &#8220;ad oriente\u201d (102). Anche a prescindere dalle migrazioni dei popoli, che alternano origine e destinazione nel corso dei millenni, non \u00e8 un caso se proprio da Oriente giungono tutte le grandi religioni. Un dato di fatto che gli estensori della Costituzione europea (approvata presuntuosamente nel 2004 dalle \u00e9lite di governo, ma rifiutata dal voto popolare negli anni seguenti) ritennero di censurare, estromettendo da questo documento le radici giudaico-cristiane dell&#8217;Europa. Per questi pretesi &#8220;saggi&#8221; l&#8217;Europa &#8211; della quale non viene data una definizione (103) &#8211; \u00e8 un continente di immigrati. Sostanzialmente privi di idee e di cultura proprie, questi sarebbero giunti da ogni dove in un luogo nel quale, quasi magicamente, \u00e8 emersa l&#8217;ideologia dei Lumi, la quale rappresenterebbe l&#8217;elemento chiave della &#8220;europeicit\u00e0\u201d (104). Oggi possiamo capire come vi fosse contenuto un invito, abbastanza esplicito, ad aprire le porte all&#8217;immigrazione selvaggia dal &#8220;terzo mondo&#8221;. Il disegno co\u00admunitario ridotto ad un semplice &#8220;frullatore di genti\u201d (105), un progetto che fa pensare ad una strategia di &#8220;sostituzione della popolazione&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle attuali contingenze si tratta di una versione casereccia del leggendario &#8220;crogiuolo&#8221; dal quale un tempo si credeva scaturire il mitico homo americanus (106). Secondo questi intellettuali, impegnati a scoprire sempre nuovi &#8220;diritti umani&#8221;, la costruzione dell&#8217;Europa dovrebbe allora passare attraverso la cancellazione degli unici principi e valori che tutti i popoli europei condividono, consapevolmente o meno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 si pu\u00f2 scordare come nel loro peregrinare sempre pi\u00f9 a Occidente (anche se mossi dalla volont\u00e0 di meglio raggiungere l&#8217;Oriente), gli europei abbiano sempre portato con s\u00e9 la croce. Simbolo dell&#8217;equilibrio raggiunto nel Medio Evo tra il trono e l&#8217;altare, certo, ma soprattutto testimonianza dell&#8217;affidamento che gli uomini di mare, avvezzi a rischiare la vita in ogni momento, ponevano in Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/02\/omaggio_regina.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-28929\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/02\/omaggio_regina.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"175\" \/><\/a>Se dai nuovi continenti l&#8217;Europa ha tratto nei secoli ricchezze materiali incalcolabili, non di meno ha portato la fede a popoli ancora in bal\u00eca di credenze primitive e spesso disumane. Per questo l&#8217;Europa \u00e8 stata considerata nel mondo il continente &#8220;cristiano&#8221; per eccellenza. Oggigiorno sembra che questa consapevolezza sia venuta meno, complici le ideologie atee elaborate al suo interno a partire dal XVIII secolo e giunte al potere nel XX. Lo stesso allontanamento dalla fede dei Padri sembra purtroppo avvenire anche nei continenti extraeuropei dove l&#8217;emigrazione europea ha preso il sopravvento sulle popolazioni autoctone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La questione istituzionale<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Storicamente i grandi Paesi europei erano in realt\u00e0 degli imperi, composti da una pluralit\u00e0 di Stati di piccola taglia, ciascuno con la propria cultura (di cui espressione era la lingua), le proprie leggi, adatte alla peculiare struttura sociale, economica, alla sua organizzazione territoriale. \u00c8 la configurazione di tipo medioevale, nella quale l&#8217;unit\u00e0 statuale \u00e8 composta dai feudi, tra loro collegati attraverso una serie di giuramenti (oggi parleremmo di trattati), che al vertice facevano riferimento alla figura dell&#8217;imperatore. Un esempio tra i tanti, sul quale merita soffermarsi, \u00e8 quello della Francia prerivoluzionaria, nella quale il sovrano governava 2 regni, 1 principato, 14 ducati, 10 contee e 36 generalit\u00e0, oltre a 9 exclaves. In soli 20 anni la rivoluzione distrugger\u00e0 questo tessuto variegato, costruito nei secoli come frutto dell&#8217;incontro, sempre diverso, tra il trono, il popolo e l&#8217;altare. Al suo posto emerger\u00e0 una trama semplificata, fondata su una logica a base matematica, che astrae volutamente dalla variet\u00e0 del reale. Un&#8217;astrazione intellettuale che anticipa di oltre un secolo l&#8217;esperimento sovietico nella Russia zarista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la razionalit\u00e0 al potere, la Francia viene rimodellata a tavolino come fosse una pi\u00e8ce teatrale. Un unico canovaccio sostituisce la pluralit\u00e0 delle scene, i personaggi vengono riscritti come modelli stereotipati. Il francese della r\u00e9publique ha una sola lingua, una sola bandiera, una sola fede &#8211; nella dea Ragione &#8211; un solo centro dal quale proviene la luce che deve guidarlo, una sola divisa: un&#8217;organizzazione perfetta perch\u00e9 un uomo d&#8217;arme potesse partire alla conquista del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Europa_1900.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-40948\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Europa_1900.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"204\" \/><\/a>Ben prima che in Russia, questo modello si diffonder\u00e0 nel resto dell&#8217;Europa, dove molti sovrani ne approfitteranno per abolire le differenze esistenti all&#8217;interno dei loro domini. E il caso del Piemonte all&#8217;indomani della caduta di Napoleone, il quale provveder\u00e0 all&#8217;unificazione amministrativa delle circo\u00adscrizioni storiche (Piemonte, Savoia, Sardegna) e del recente acquisto dell&#8217;ex repubblica di Genova. Un&#8217;esperienza che verr\u00e0 ripetuta, secondo un modello fortemente accentrato, con il resto della penisola che verr\u00e0 occupata <em>manu <\/em>militari tra il 1859 e il 1866.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante queste operazioni, che avvengono in nome di un nazionalismo di recente fattura, ben 5 imperi sopravvivranno in Europa sino agli inizi del secolo XX: la Gran Bretegna (107), la Germania (108), l&#8217;Austria-Ungheria, la Russia zarista, la Turchia. La &#8220;Grande guerra&#8221; risparmier\u00e0 soltanto la Gran Bretagna e la Germania (sia pure trasformata in repubblica di repubbliche) e dar\u00e0 vita autonoma ad una pluralit\u00e0 di Stati nell&#8217;Europa centro-orientale, frutto della dissoluzione degli altri 3 imperi. Per questi &#8220;nuovi&#8221; Stati si invocher\u00e0 il diritto all&#8217;autodeterminazione dei popoli, ma il risultato, a conti fatti, dimostrer\u00e0 come essi siano condannati a ripetere al loro intentala politica autoritaria e omogeneizzatrice degli Stati nazionali sulla falsariga della Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli eventi successivi mostreranno come l&#8217;assemblaggio all&#8217;interno di un unico Stato di territori culturalmente ed economicamente diversi, una volta venuta a mancare la cornice imperiale che ne componeva le esigenze, ha creato organismi geopolitici deboli, minati da ineliminabili tensioni interne quanto esterne. La dimostrazione pi\u00f9 eclatante \u00e8 giunta dalla separazione tra le repubbliche Ceca e Slovacca, avvenuta in assenza di pressioni esterne, dissolvendo una Cecoslovacchia che sembrava aver risolto il proprio &#8220;peccato d&#8217;origine&#8221; attraverso la cacciata delle comunit\u00e0 tedesca, ungherese e rutena. Segno evidente che le differenze economiche e soprattutto quelle religiose (la Slovacchia \u00e8 al 73% cattolica (109), mentre la Cekia \u00e8 atea al 35% [110]) hanno un&#8217;importanza che non \u00e8 dato sottovalutare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A conti fatti il progetto ottocentesco di uno Stato per ogni nazione si \u00e8 rivelato utopistico, in quanto si basava sul presupposto &#8211; errato &#8211; dell&#8217;esistenza di un numero ridotto di nazioni piuttosto consistenti sotto il profilo demografico, che fosse possibile riunire semplicemente assemblandole in un contenitore geograficamente adeguato. Vale a dire, racchiudendole all&#8217;interno di un confine. Ancora nel primo &#8216;900 ci\u00f2 poteva valere per il mondo germanico e parti di quello latino, ma non oltre. La realt\u00e0, in particolare nell&#8217;Europa centro-orientale, mostra invece una dispersione dei popoli in nuclei piuttosto contenuti, territorialmente sparpagliati e interclusi in una trama che non differisce concettualmente da quella che caratterizza il Medio Oriente. Dunque, un puzzle difficilmente ricomponibile al di fuori di un vasto piano di spostamenti di popolazione come in effetti \u00e8 avvenuto &#8211; peraltro in misura insufficiente &#8211; negli anni &#8217;40.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/05\/Europa_allegoria.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-32102\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/05\/Europa_allegoria.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"187\" \/><\/a>La presenza contemporanea di Stati di taglia molto diversa costituisce di per s\u00e9 un ostacolo al funzionamento di organismi unitari di gestione politica. Dal che si deduce che la costruzione europea per funzionare bene dovrebbe venir articolata non tanto sugli attuali Stati sovrani, quanto sulle nazioni, a loro volta promosse alla dignit\u00e0 statuale. Sarebbe questa una effettiva &#8220;Europa delle regioni&#8221;, segnata da un livellamento verso il basso della dimensione dei protagonisti geopolitici. In buona sostanza, la costruzione di uno Stato europeo dovrebbe essere preceduta dallo &#8220;smontaggio&#8221; degli Stati nazionali, un processo che se appare discutibile per Paesi come l&#8217;Italia, sembrerebbe invece un traguardo non eludibile ad esempio per la Spagna. Quivi infatti le tensioni tra le varie generalitat non hanno trovato sinora una composizione, il che dimostra come questo Paese (che non ha attraversato la rivoluzione francese) continui in realt\u00e0 a costituire non un regno ma un impero, del quale la politica pretende di disconoscere l&#8217;intima natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si comprende adesso il grande vantaggio degli Stati federali &#8211; come la Germania e la Gran Bretagna &#8211; i quali continuano a godere dei vantaggi dimensionali dell&#8217;impero e della flessibilit\u00e0 assicurata loro da una struttura territoriale frammentata. E si comprende altres\u00ec come la riunificazione tedesca abbia aggravato gli squilibri gi\u00e0 esistenti tra le dimensioni dei partner europei, realizzando dall&#8217;oggi al domani una agglomerazione di forza &#8211; demografica oltre che economica &#8211; teoricamente in grado di assumere la guida del continente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ipotesi attuale di una secessione conflittuale della Catalogna (che rispetto a Madrid rappresenta quello che \u00e8 per Roma la Lombardia) fa comprendere quali possano risultare le conseguenze di una ristrutturazione regionale dell&#8217;Europa. Se lo Stato \u00e8, concretamente, il contenitore di un&#8217;economia, la sua disaggregazione comporta inevitabilmente lo smantellamento di quest&#8217;ultima, con la gravissima perdita di fondamentali economie di scala. Un disastro, a meno che non lo si inquadri all&#8217;interno dei cambiamenti imposti dalla globalizzazione, i cui meccanismi gi\u00e0 stanno ridistribuendo queste economie sull&#8217;intera scacchiera mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Dalle Comunit\u00e0 Europee all&#8217;Unione<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Europa_flag.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-32014\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Europa_flag.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"149\" \/><\/a>Com&#8217;era scontato, quella dell&#8217;Europa delle regioni \u00e8 rima\u00adsta un&#8217;istanza non implementata a livello politico. Il terreno sul quale la progettualit\u00e0 istituzionale si \u00e8 andata sviluppando \u00e8 stato quello della rapida formazione di una struttura di governance che bypassasse il problema. Si \u00e8 cos\u00ec giunti nel 1992 al passaggio dalle Comunit\u00e0 Europee all&#8217;Unione Europea, quest&#8217;ultima pensata come un vero e proprio &#8220;superstato&#8221;, dunque un &#8220;impero&#8221;, secondo la visione che abbiamo ricordato (111).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il processo si \u00e8 svolto con grande velocit\u00e0, perch\u00e9 bisognava rispondere ai cambiamenti epocali avvenuti a livello mondiale: la fine della guerra fredda, che liberava l&#8217;Europa dalla minaccia sovietica e dopo quasi mezzo secolo prometteva di sottrarre sia l&#8217;Occidente che l&#8217;Oriente alla tutela delle due superpotenze. Si trattava di una occasione storica, una vera e propria &#8220;finestra&#8221; da sfruttare per portare a compimento l&#8217;unificazione dell&#8217;intero continente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;opportunit\u00e0 dell&#8217;ingresso di un grande numero di nuovi partner apriva le questioni di base del progetto: chi ne fa parte, con quali diritti\/doveri, con quali strumenti di governo. A questi interrogativi fondamentali voleva rispondere la Costituzione europea, intesa quale cornice fondativa alla quale ricondurre tutti i rapporti interstatuali a venire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I primi passi dell&#8217;integrazione europea hanno riguardato prevalentemente la cooperazione economica, ferma restando la cornice amministrativa degli Stati e la relativa sovranit\u00e0. Il passaggio ad un&#8217;unit\u00e0 politica richiede la definizione dei rapporti politici, cio\u00e8 le regole in base alle quali una parte &#8211; la pi\u00f9 significativa &#8211; dei poteri passano dai singoli Stati alla nuova entit\u00e0. I <a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/03\/unione-europea.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-28193\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/03\/unione-europea.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"187\" \/><\/a>modelli possibili sono di due tipi, la federazione o l&#8217;unione. Nel primo caso vi \u00e8 un organismo rappresentativo dei singoli Stati, com&#8217;\u00e8 ad esempio in Germania per i Laender. L&#8217;opzione prescelta \u00e8 stata invece quella dell&#8217;unione, con un parlamento monocamerale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi \u00e8 peraltro un&#8217;ampia condivisione di poteri: il Consiglio della UE negozia e adotta le leggi, assieme al Parlamento Europeo (ma senza l&#8217;obbligo di rispettarne il parere), basandosi sulle proposte della Commissione Europea; coordina le politiche dei Paesi UE, elabora la politica estera e di sicurezza sulla base degli orientamenti del Consiglio Europeo, firma gli accordi internazionali, approva il bilancio annuale assieme al Parlamento Europeo. La Commissione Europea, che \u00e8 l&#8217;organo di governo, \u00e8 eletta dal Parlamento, di cui attua le delibere. \u00c8 l&#8217;unico organo titolato a proporre le leggi europee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fatto eclatante, il Parlamento &#8211; unico organo a legittimazione democratica &#8211; risulta dunque sprovvisto dell&#8217;iniziativa legislativa, che \u00e8 prerogativa della Commissione (i parlamentari possono &#8220;chiedere&#8221; a quest&#8217;ultima di presentare proposte&#8230;). Esso elabora il bilancio (che sar\u00e0 approvato dal Consiglio della UE), pu\u00f2 invece approvare il &#8220;quadro finanziario pluriennale&#8221; nonch\u00e9 l&#8217;avvenuto utilizzo del bilancio annuale. Quanto al ricordato Consiglio della UE, non ha una composizione permanente, ma si riunisce in 10 differenti configurazioni a seconda della materia. Sia pure da questi scarni elementi si evince che l&#8217;Unione \u00e8 un &#8220;carrozzone&#8221; farraginoso, poco trasparente e sostanzialmente slegato dalla volont\u00e0 popolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul piano delle istituzioni concrete, la situazione \u00e8 parimenti confusa. Non essendo entrata in vigore la bozza costituzionale, non c&#8217;\u00e8 una moneta comune europea. Il risultato \u00e8 il coesistere di Paesi che adottando l&#8217;euro hanno consegnato la loro sovranit\u00e0 monetaria al livello comunitario e Paesi che l&#8217;hanno conservata in proprio. Da qui una differenza sostanziale in fatto di capacit\u00e0 d&#8217;azione. Un&#8217;altra differenza, basata su precedenti accordi internazionali, la ritroviamo (peraltro con una diversa composizione) tra i Paesi &#8220;vincitori&#8221; della II guerra mondiale e quelli &#8220;vinti&#8221;, senza riguardo alla loro attuale situazione politica ed economica. La cosa si riflette sull&#8217;intera UE: non esiste ad esempio una forza armata comune, n\u00e9 una politica comune di difesa (112). Si tratta di vincoli non eliminabili, i quali pongono una serissima ipoteca su qual\u00adsiasi tentativo di progresso verso un&#8217;organizzazione statuale autonoma, democratica ed efficiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa situazione l&#8217;attivismo europeo, oltre a continuare a rivolgersi al mondo degli affari, ha privilegiato un&#8217;armonizzazione giuridica sulla quale vigilano la Corte di Giustizia e la Corte Europea dei diritti umani. Le quali, se aprono spazi di libert\u00e0 rispetto alle giurisdizioni nazionali, ne chiudono degli altri, tendendo ad imporre a tutti gli europei quella visione asettica dell&#8217;Unione che consente di imporre ovunque le aberranti visioni antropologiche veicolate dalla cultura contemporanea (113).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il peso della storia<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/impero_Roma.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-35681\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/impero_Roma.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"168\" \/><\/a>L&#8217;incapacit\u00e0 delle \u00e9lite politico-amministrative di comprendere la multiforme realt\u00e0 del nostro continente ed i limiti concreti che si frappongono ad un disegno accentratorio\/omogeneizzatore che ripete, adattandoli ai tempi, l&#8217;azione dei rivoluzionari francesi e sovietici, \u00e8 cosa nota. Sinora ci\u00f2 si \u00e8 palesato con particolare evidenza nella infelice gestione dell&#8217;economia, ma lo scollamento tra le stanze del potere e il sentire dei popoli \u00e8 ben pi\u00f9 profondo e risiede nella sostanziale incomprensione di cosa sia l&#8217;Europa. Il nostro continente non \u00e8 soltanto composto da un puzzle di nazioni che teoricamente si possono assemblare a tavolino, una volta negate le loro individualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I vari Paesi oggi esistenti portano tutti, nel loro DNA, il retaggio di una serie di organizzazioni sovranazionali delle quali hanno partecipato nel corso di una storia bimillenaria, organizzazioni che nelle diverse epoche hanno rappresentato &#8211; almeno per alcuni di essi &#8211; delle alternative efficienti al disegno che oggi si vorrebbe loro imporre, per giunta attraverso dei meccanismi economici spesso disumani e ricattatori. Si tratta di una serie di imperi che nel corso della loro storia hanno dato di volta in volta centralit\u00e0 e dignit\u00e0 ad una pluralit\u00e0 di soggetti, i quali si sentono tuttora autorizzati a rivestire un ruolo significativo all&#8217;interno della politica continentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sono passati 100 anni dalla dissoluzione degli imperi germanico, austriaco, russo; poco di pi\u00f9 dalla fine di quello spagnolo. Neanche 50 anni ci separano dall&#8217;estinzione degli imperi olandese, britannico, francese, portoghese. Se per\u00f2 andiamo indietro nel tempo, incontriamo ancora gli imperi danese (dissolto dopo le guerre napoleoniche) e quello polacco-ucraino (scomparso nel &#8216;600).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/regina_inghilterra.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-34643\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/regina_inghilterra.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"178\" \/><\/a>Gli imperi non sono una semplice sommatoria di Stati, sono delle costruzioni complesse che si caratterizzano per una propria civilt\u00e0. Ultimo fra tutti, l&#8217;impero sovietico nell&#8217;Europa orientale. Un insieme di Paesi costretti a convivere ma che hanno in tal modo imparato a cooperare fra loro in campo culturale, economico e militare. A nulla vale puntualizzare che in molti casi ci troviamo di fronte a realt\u00e0 che si distendevano prevalentemente al di fuori dell&#8217;Europa. Entra qui in gioco il concetto di Magna Europa (114), ch\u00e9 il nostro continente ha realmente stampato la sua impronta su buona parte del mondo, sia pure nelle diverse varianti elaborate da ciascuna potenza coloniale. Questa espansione culturale si \u00e8 arrestato soltanto quando ha incontrato una civilt\u00e0 altrettanto antica, pervasiva e vitale, come quella islamica. La cui ultima espressione imperiale &#8211; oggi in fase di ripresa a partire da una pluralit\u00e0 di poli di aggregazione &#8211; si \u00e8 dissolta anch&#8217;essa da neanche un secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste considerazioni potrebbero suonare come una rilettura di situazioni storiche lontanissime dall&#8217;oggi e apparire dunque ininfluenti sulla nostra capacit\u00e0 di comprendere la realt\u00e0 attuale. Tale prospettiva appare invece necessaria allorquando ci si ponga di fronte a tutta una serie di eventi i quali stanno mutando radicalmente lo scenario europeo. Non fosse altro perch\u00e9 le costruzioni politiche del passato rappresentano una sorta di archivio della memoria &#8211; simile alle posizioni codificate delle partite a scacchi &#8211; che viene richiamato ogni qual volta si riaprano le contese geopolitiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si considerino adesso i seguenti fatti: la decisione dell&#8217;Islanda di ritirare la propria candidatura alla UE, la Brexit, il protagonismo politico della Polonia e l&#8217;ardore bellicista della stessa, assieme ai Paesi baltici, nei confronti della Russia (con il correlato intervento russo in Ucraina). Va altres\u00ec sottolineata l&#8217;opposizione che giunge dai popoli e dai parlamenti ai diktat che giungono da Bruxelles in materia di controllo delle nascite, di definizione della famiglia, di svalutazione della nazionalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/Ungheria.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-36053\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/Ungheria.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"177\" \/><\/a>L&#8217;Ungheria ha messo nella Costituzione il carattere cattolico della nazione, la Croazia vi ha fissato la definizione di matrimonio, la Lettonia il divieto del matrimonio omosessuale. Ricordiamo infine l&#8217;inedita affinit\u00e0 di vedute sulla &#8220;questione dei migranti&#8221; che sta emergendo tra il &#8220;gruppo di Visegrad&#8221; (Ungheria, Cechia, Slovacchia, Polonia) a cui si aggiungono Austria, Slovenia e Croazia (115), che viene quasi a riproporre una versione aggiornata dell&#8217;impero asburgico. In tutti questi avvenimenti \u00e8 dato pertanto di ritrovare una matrice che si riallaccia a passate collocazioni geopolitiche dei Paesi considerati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Verso un&#8217;Europa al plurale<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se da una visione astratta vogliamo passare all&#8217;Europa concreta che oggi si presenta sotto i nostri occhi, lo scenario che si prospetta impone dunque di considerare un continente diviso in una pluralit\u00e0 di aree. Da un lato infatti abbiamo un&#8217;Unione Europea che mira ad assorbire tutti gli Stati viciniori e che ultimamente ha allungato le mani sull&#8217;Ucraina. Dall&#8217;altro troviamo la Federazione Russa, uno Stato eurasiatico la cui popolazione \u00e8 in netta prevalenza europea, cos\u00ec come europea \u00e8 la sua cultura; impegnato s\u00ec a costruire un&#8217;Unione Eurasiatica, ma nella prospettiva di un dialogo costruttivo con la UE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;interno di quest&#8217;ultima, esiste un nucleo duro rappresentato dall'&#8221;Eurozona&#8221;, che peraltro si sta pericolosamente dividendo tra l&#8217;area settentrionale, imperniata sull&#8217;economia tedesca ed il fronte mediterraneo, che non riesce ad integrarsi vantaggiosamente con il Nord. Il contenzioso appare serio, ma imprevedibilmente gli scollamenti si stanno gi\u00e0 manifestando lungo una direttrice Est-Ovest. Ad Ovest abbiamo infatti la sofferta decisione della Gran Bretagna di uscire dalla UE, apparentemente per il problema dell&#8217;immigrazione, in realt\u00e0 per la volont\u00e0 degli inglesi di mantenere il controllo della loro moneta e non sottoporre le proprie banche alla politica del blocco Euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Nato_Polonia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-36558\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Nato_Polonia-300x159.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"132\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Nato_Polonia-300x159.jpg 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Nato_Polonia.jpg 308w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><\/a>Da non sottovalutare altres\u00ec il desiderio di defilarsi rispetto alle tensioni politico-economiche che stanno montando tra la Germania e gli USA (116). Una decisione che si fonda sulla speranza di rimettere in qualche modo in gioco ci\u00f2 che resta dell&#8217;impero, profittando dei consistenti legami tuttora esistenti all&#8217;interno del Commonwealth. E anch&#8217;esso una parte della Magna Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad Est si assiste alla formazione &#8211; sotto l&#8217;accorta regia degli USA &#8211; di un blocco che riunisce, senza soluzioni di continuit\u00e0, tutti i Paesi fuorusciti dall&#8217;impero sovietico (pi\u00f9 Austria, Slovenia e Croazia) all&#8217;insegna dell&#8221;Iniziativa dei tre mari\u201d (117). In pratica, si vuole sottrarre alla Germania la possibilit\u00e0 di integrare l&#8217;intero Est europeo ricreando quella che fu la Mitteleuropa e di stringere ulteriori legami con la Russia; una costante nella storia tedesca che a Washington come a Londra vedono con terrore da oltre un secolo (118). L&#8217;Est europeo viene pertanto nuovamente militarizzato &#8211; sotto il comando della NATO &#8211; con la scusa di una fantomatica minaccia russa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene cos\u00ec riproposto quell\u2019 \u201catteggiamento del pensiero dominante e superficiale&#8221;, come ha scritto Franco Cardini, &#8220;che ritiene la Russia un &#8220;mix pericoloso&#8221;, abitata da &#8220;semieuropei che, per un verso o per l&#8217;altro, appartengono al mondo dell&#8217;alterit\u00e0 rispetto all&#8217;Europa&#8221; (119). Al contrario, la Russia odierna sembra voler raccogliere dalla polvere, quasi da sola (120), la bandiera della civilt\u00e0 europea (121). Sottolinea acutamente G. Sangiuliano: \u00abRispetto ai disegni di una societ\u00e0 liquida, inodore, incolore, omologata al pensiero unico, Putin \u00e8 un ostacolo per via della sua concezione tradizionale, mistica, identitaria dell&#8217;uomo e dei popoli\u00bb (122).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/federazione_russia.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-40949\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/federazione_russia.png\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"145\" \/><\/a>In questa nuova contrapposizione tra Est e Ovest, che vede la Russia schierata in difesa della sua identit\u00e0 nazionale &#8211; fondata sul Cristianesimo &#8211; dei principi morali, della famiglia, della natalit\u00e0 &#8220;naturale&#8221;, mette conto rilevare un dato significativo. La festa nazionale, che \u00e8 stata spostata dalla ricorrenza della rivoluzione bolscevica alla rivolta popolare contro gli invasori polacchi che favor\u00ec l&#8217;ascesa dei Romanov, retrodata dal 1917 al 1612 la fondazione dello Stato. In questa prospettiva, la Russia appare oggi come il Paese pi\u00f9 giovane tra le grandi potenze storiche dell&#8217;Europa: contro i 1088 anni dell&#8217;Inghilterra, gli 813 della Francia e i 615 della Spagna, con i suoi 400 anni appena, esso sembra poter ragionevolmente sperare in un futuro, una volta superati i postumi del settantennio bolscevico (123). Solo l&#8217;Italia, con 156 e la Germania con 147 anni, sono pi\u00f9 giovani, ma la loro esistenza copre un lasso di tempo troppo breve per giudicare se potranno continuare ad esistere nel futuro. Si consideri inoltre che Mosca, con i suoi 12,4 milioni di abitanti (18 nell&#8217;area metropolitana) \u00e8 oggi l&#8217;unica metropoli europea di dimensioni mondiali (124), pur conservando le caratteristiche del mondo sviluppato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Piaccia o meno, ci troviamo di fronte a una pluralit\u00e0 di raggruppamenti regionali, le cui strategie non riescono a convergere attorno ad un unico progetto. Quali che siano le nuove divisioni che lacerano il continente, \u00e8 comunque l&#8217;Unione Eu\u00adropea a rappresentare al momento la struttura pi\u00f9 rilevante e come tale essa merita un&#8217;attenzione particolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Un continente allo sbando<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/05\/Europa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-32082\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/05\/Europa.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"187\" \/><\/a>L&#8217;osservatore esterno che guardi allo stato dell&#8217;Unione nell&#8217;estate 2017 ne trae un quadro sconfortante. Prostrata da una crisi economica della quale non si vede l&#8217;uscita, nonostante le rassicurazioni provenienti da organismi tanto prestigiosi quanto incapaci di prevedere il crollo della finanza globale nel 2007; stretta da presso da guerre guerreggiate che ardono lungo tutti i suoi confini; terrorizzata da flussi immigratori massicci &#8211; attuali e futuri &#8211; quali non si vedevano dai tempi delle invasioni barbariche; in rotta con partner strate\u00adgici quali USA e Russia; divisa al suo interno sulle modalit\u00e0 per gestire ciascuna di queste emergenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono le principali questioni alle quali ci richiama la cronaca giornaliera, senza contare i fondamentali problemi che vengono &#8220;nascosti sotto il tappeto&#8221;: un andamento demografico &#8211; frutto della denatalit\u00e0 &#8211; che annuncia l&#8217;ineluttabile scomparsa di tutti i popoli europei come entit\u00e0 politico-culturali e il crollo di quei punti fermi &#8211; insieme di principi e valori condivisi &#8211; sui quali si costruisce una vita associata degna dell&#8217;uomo. Volendo trarne impietosamente le somme, possiamo a ragione parlare di un continente allo sbando (125).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte a questo stato di cose viene spontaneo chiedersi cosa sia andato storto nella costruzione europea, posto che non possiamo cavarcela attribuendo solo ad altri i nostri malanni. Della serie: il capriccio degli dei, le malefatte del capitalismo, l&#8217;aggressivit\u00e0 dell&#8217;Islam, i cambiamenti climatici pi\u00f9 o meno spontanei. Fattori che indubbiamente ci sono ed esercitano influenze fortissime, ma che non nascono con la UE e dunque non possono distoglierci dal doveroso compito di un&#8217;autocritica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Uno sguardo retrospettivo<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/carlomagno.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-6800\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/carlomagno.jpg\" alt=\"\" width=\"165\" height=\"200\" \/><\/a>Oggi ci troviamo a 60 anni dall&#8217;avvio del processo di unificazione, un evento che \u00e8 stato salutato come foriero di un&#8217;epoca di pace e prosperit\u00e0 per tutto il continente. Alla base c&#8217;era (e c&#8217;\u00e8 tuttora) l&#8217;idea di un&#8217;Europa come realt\u00e0 gi\u00e0 esistente, alla quale andava semplicemente applicato un nuovo modello di gestione. Il problema, in fin dei conti, \u00e8 di natura istituzionale, verte sul tipo di regolamentazione che si vuole introdurre in ordine ai fini che con esso si vogliono raggiungere. Il fatto \u00e8 che a &#8220;fare l&#8217;Europa&#8221; ci si sono messi in tanti, dopo l&#8217;abbozzo di stato plurinazionale realizzato da Carlo Magno, a suo tempo preso un po&#8217; semplicisticamente come prototipo. Su questa falsariga, non possiamo negare che anche Carlo V, Napoleone, Hitler (126) e Stalin abbiano messo in piedi delle costruzioni analoghe, che non sono mai giunte a compimento per la costante opposizione di una parte dei protagonisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;attuale cultura &#8211; europeista e mondialista &#8211; la colpa di questi fallimenti viene indicata in un&#8217;impostazione nazionalistica della politica. C&#8217;\u00e8 del vero in questa tesi, ma si tratta di una tautologia: per sua essenza, il potere politico ha bisogno di una concentrazione territoriale del consenso e poich\u00e9 non si vive d&#8217;aria, questo consenso va alimentato con una accorta gestione dell&#8217;economia. Non \u00e8 la visione cristiana delle cose, ma \u00e8 la logica che regge un mondo retto da un altro &#8220;signore&#8221; (127).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 un caso se i tre &#8220;padri fondatori&#8221; dell&#8217;Europa fos\u00adsero tutti cattolici e animati da una fede che ne ha plasmato l&#8217;azione politica (128). Quello a cui essi aspiravano era infatti la quadratura del cerchio, vale a dire un&#8217;unit\u00e0 che coniugando assieme efficienza e libert\u00e0, assicurasse una giustizia economica tale da produrre condizioni di vita migliori per tutti e non solo per alcuni. Quindi il superamento delle inevitabili disparit\u00e0 che emergono tra i gruppi socio-professionali e le comunit\u00e0 geograficamente distinte. Una visione solidaristica, che proponeva strutture di governance delle imprese (modello renano, modello italiano) profondamente differenti da quello anglosassone, fondato sulla polverizzazione dell&#8217;azionariato, la separazione tra propriet\u00e0 e management e la sostanziale irresponsabilit\u00e0 di entrambi nei confronti della societ\u00e0. Dunque, una via mediana tra il capitalismo ottocentesco di scuola anglo-sassone, improntato ad una visione darwinistica della societ\u00e0, e il comunismo pianificatore che, pur nato in Occidente, si veniva imponendo in Oriente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Gran-Bretagna.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-40950\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Gran-Bretagna-300x168.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"140\" \/><\/a>Nasce da questa visione &#8211; allora condivisa &#8211; l&#8217;ipotesi di un&#8217;associazione di liberi Stati che ridesse slancio vitale ad un&#8217;Europa uscita dalle guerre mondiali distrutta materialmente e spiritualmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa visione si incarner\u00e0 in un modello organizzativo &#8211; quello delle Comunit\u00e0 Europee &#8211; che prevede il graduale passaggio ad una gestione condivisa dei principali temi della convivenza civile. L&#8217;impostazione \u00e8 di tipo federalista, ma di un federalismo nel quale il potere \u00e8 condiviso a tutti i livelli e le diversit\u00e0 nazionali sono considerate una ricchezza da tutelare. La sua realizzazione principale, quella che ha determinato il successo dell&#8217;impresa, \u00e8 il Mercato Comune Europeo. Questo si scontrer\u00e0 da subito con gli interessi della Gran Bretagna, che sceglier\u00e0 di starsene fuori e costruire un proprio spazio economico alternativo, la Zona Europea di Libero Scambio. La storia dir\u00e0 che questo progetto alternativo fallir\u00e0 per l&#8217;incoerenza (anche geografica) dell&#8217;insieme e per l&#8217;intrinseca debolezza dei suoi componenti (129).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>I nodi dell&#8217;economia<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riunendo sin dall&#8217;inizio i principali Stati (Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi), il MEC avr\u00e0 grande successo, ma non realizzer\u00e0 compiutamente i propri obiettivi, limitandosi in concreto a funzionare come una sorta di grande area di libero scambio. Per essere veramente comune, un mercato deve infatti concentrare al suo interno la maggior parte degli scambi esteri dei suoi partner, come avviene appunto negli USA, i quali sono un soggetto politico unitario. Come si \u00e8 detto, uno Stato \u00e8, fondamentalmente, il contenitore geopolitico di un&#8217;economia. Conseguire questo risultato \u00e8 stato impossibile sin dall&#8217;inizio e ci\u00f2, al di l\u00e0 degli opposti egoismi, si deve all&#8217;esposizione extraeuropea delle principali economie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era questa un retaggio dell&#8217;espansione coloniale, reso perdurante dalla scarsit\u00e0 di materie prime a basso costo reperibili sul continente. A ci\u00f2 si aggiungeva il legame imprescindibile con l&#8217;esuberante economia americana, consolidatosi gi\u00e0 con la I guerra mondiale ed alla quale si doveva la rapida ricostruzione dalle macerie (si pensi ai lunghissimi tempi di recupero registrati invece nei Paesi sovietici).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/euro.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22844\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/euro.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"156\" \/><\/a>Questa situazione &#8211; l&#8217;essere buona parte dell&#8217;economia europea legata alle esportazioni &#8211; ha condizionato fortemente i successivi sviluppi. In primo luogo ha impedito l&#8217;edificazione di un nucleo di attivit\u00e0 strategiche a carattere autarchico, il che avrebbe garantito una certa libert\u00e0 d&#8217;azione, oltre ai singoli Paesi, alla loro consociazione. Un&#8217;economia dipendente dalle esportazioni configura inevitabilmente una dipendenza politica dall&#8217;esterno. In secondo luogo ha determinato una divergenza di interessi, in quanto il modello tradizionale degli scambi internazionali richiede che le esportazioni industriali vengano pagate con importazioni di materie prime e generi alimentari. E il circuito classico dell&#8217;economia coloniale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essendo l&#8217;Europa divisa inizialmente tra un Nord fortemente industriale e un Sud prevalentemente agricolo, gli interessi fondamentali di queste due realt\u00e0 sono risultati inevitabilmente in conflitto. Per giunta la concorrenza tra industria e agricoltura oltrepassa i confini tra gli Stati, introducendo dei gradienti interni difficili da eliminare, come dimostra la vicenda del nostro Mezzogiorno. Da qui la nascita di quelle che sono state acutamente definite come &#8220;colonie interne&#8221; (130)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A differenza dell&#8217;agricoltura, l&#8217;industria produce armamenti e il potere politico &#8211; istigato da quello economico \u2013 se ne serve da sempre per distorcere i rapporti di mercato imponendo delle ragioni di scambio la cui iniquit\u00e0 non conosce limiti. Anche da qui, e non solo dalla brama di guadagno, origina la tendenza universale a dotarsi di una struttura industriale che sostituisca le importazioni. Peccato che molto spesso le dimensioni dei mercati locali siano insufficienti &#8211; quantitativamente e qualitativamente &#8211; a garantire profitti significativi agli industriali. Dalla iniziale sostituzione delle importazioni si passa quindi ineluttabilmente ad una politica di espansione commerciale (il caso italiano \u00e8 emblematico), una espansione che diviene alla lunga un&#8217;esigenza inarrestabile del sistema. L&#8217;Europa occidentale si \u00e8 andata cos\u00ec trasformando in un subcontinente di fabbriche, tutte dirette all&#8217;esportazione, un&#8217;esportazione di manufatti che giocoforza risultano concorrenziali fra loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2004\/11\/agricoltura.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-28172\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2004\/11\/agricoltura.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"166\" \/><\/a>Nell&#8217;ottica di un mercato comune l&#8217;Italia avrebbe dovuto acquistare le automobili tedesche e vendere in Germania le sue arance e il suo olio. \u00c8 quanto accaduto in effetti durante la II guerra mondiale, in conseguenza del blocco economico imposto dalle circostanze. In tempi normali il problema, come si \u00e8 detto, \u00e8 che le capacit\u00e0 produttive dell&#8217;industria europea eccedono largamente le capacit\u00e0 di assorbimento dei mercati. Da qui l&#8217;avvio di una politica interna volta a diffondere il consumismo con ogni mezzo lecito e illecito, che ha radicalmente modificato lo stile di vita delle popolazioni, con pesantissime ricadute sulla vita spirituale (131).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come se non bastasse, i costi di produzione delle materie prime, data la struttura geografica (sia fisica che umana) del nostro continente, tendono a risultare assai pi\u00f9 elevati che al di fuori di esso. In buona sostanza, le esigenze dell&#8217;industria europea diventano antagoniste a quelle dei produttori agricoli e minerari, sui quali in precedenza si erano comunque scaricati i costi dell&#8217;industrializzazione. Da qui il rischio concreto di una scomparsa dell&#8217;agricoltura europea, le cui produzioni sono state via via insidiate dalle importazioni esterne, meno care anche perch\u00e9 di minor qualit\u00e0. Se abbiamo ancora dei contadini lo si deve al regime di forti sovvenzioni garantite dalla politica agricola comunitaria, peraltro mal tollerate dagli industriali, sempre restii a pagare le imposte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi \u00e8 dunque alle origini dell&#8217;UE un coacervo di problemi gravi, insanabili in tempi brevi, dai quali trae origine una conflittualit\u00e0 endemica operante a tutti i livelli. La soluzione sarebbe stata una riduzione delle strutture produttive coordinata tra i vari Paesi, ma qui sorge il problema. Una riduzione in misura omogenea avrebbe significato ricacciare nel sottosviluppo i Paesi meno forti (sostanzialmente i Paesi mediterranei, tra i quali si colloca l&#8217;Italia). Una ripartizione pi\u00f9 rispettosa delle esigenze dei &#8220;poveri&#8221; avrebbe d&#8217;altro canto sottoposto a riduzioni ancora pi\u00f9 drastiche (e dunque politicamente inaccettabili) Paesi quali la Francia e la Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8, in un&#8217;area geograficamente ristretta, il medesimo problema dello sviluppo che emerge con sempre maggiore forza a livello planetario man mano che avanza il processo di decolonizzazione. La risposta a questo dilemma apparentemente senza uscita \u00e8 stata la cosiddetta &#8220;globalizzazione&#8221;. Vale a dire uno spezzettamento generalizzato delle attivit\u00e0 industriali, che sono state ricollocate in varie parti del mondo. Il risultato \u00e8 che oggi tutti vendono e comprano contemporaneamente prodotti industriali e agro\/minerari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/cina_economy.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-19676\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/cina_economy.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"192\" \/><\/a>L&#8217;illusione &#8211; duplice &#8211; era che i Paesi industriali (compresi quelli europei) sarebbero comunque riusciti a mantenere nelle loro mani le redini del sistema, grazie ai meccanismi contorti della finanza. Allo stesso tempo, la delocalizzazione industriale avrebbe consentito ai fornitori di materie prime di colmare il ritardo in termini di sviluppo. Ma questa era, appunto, una illusione i cui pericoli, dopo la crisi mondiale del 2007, si stanno rendendo sempre pi\u00f9 percepibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Conclusioni<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalle diverse considerazioni che abbiamo qui sommaria-mente riepilogato, sembra di poter concludere che l&#8217;unificazione dei popoli europei in un&#8217;unica, grande patria, rappresenti un bel sogno (132) destinato inevitabilmente a scontrarsi con la dura realt\u00e0 delle cose. Tutto sembra indicare che l&#8217;Europa, nata originariamente nella Grecia classica, \u00e8 destinata a seguire la traiettoria di quest&#8217;ultima, che storicamente, una volta giunta all&#8217;apice del suo sviluppo, non \u00e8 riuscita a raggiungere n\u00e9 la coesione politica n\u00e9 la forza economica (133) necessarie per reggere di fronte alla potenza macedone dapprima e quella romana poi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/comunismo1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-29754 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/comunismo1.jpg\" alt=\"\" width=\"242\" height=\"208\" \/><\/a>Una medesima, intrinseca debolezza, che prelude a un destino comune: venire inglobata all&#8217;interno di una nuova compagine imperiale &#8211; nella fattispecie quella americana &#8211; nella quale non pu\u00f2 sperare di svolgere un ruolo di rilievo ma soltanto di venir derubata poco a poco delle ricchezze accumulate. Ipotesi ancora peggiore, potrebbe diventare uno dei campi di battaglia della terza guerra mondiale (134). Del resto, come appare evidente, il progetto europeo oggi in corso si pone contro la storia e contro la geografia: mutatis mutandis, \u00e8 lo stesso atteggiamento dei capi bolscevichi che hanno cercato di trasformare la Russia zarista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La politica, lo sappiamo, \u00e8 l&#8217;arte del possibile, ma ci\u00f2 non deve mai indurre a un atteggiamento passivo di fronte alle difficolt\u00e0. Basti pensare al &#8220;miracolo economico&#8221; italiano (135), tanto pi\u00f9 incredibile ove si consideri che \u00e8 maturato in un Paese arretrato, povero di risorse naturali, uscito semidistrutto da una guerra epocale. L&#8217;Italia degli anni &#8217;40 e &#8217;50 era per\u00f2 ben diversa da quella attuale e lo stesso dicasi per gli altri Paesi europei impegnati nella ricostruzione. Un&#8217;analisi sarebbe lunga e complessa, ma tra i molti elementi decisivi sembra opportuno ricordarne uno in particolare (che non compare, n\u00e9 pu\u00f2 comparire nelle analisi scientifiche): la fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esperienza dimostra che l&#8217;unit\u00e0 nella pace &#8211; vale a dire una profonda unit\u00e0 di intenti, che rende disponibili ai sacrifici necessari &#8211; non pu\u00f2 essere soltanto il prodotto di un&#8217;azione politica: in realt\u00e0 \u00e8 un miracolo, cio\u00e8 un dono speciale di Dio. Come tutti i doni esso va richiesto (136), come fu ripetutamente richiesta dall&#8217;intera Europa la salvezza di fronte alla minaccia rappresentata da un&#8217;invasione turca protrattasi lungo due secoli. Per quanto limitate siano le forze dell&#8217;uomo, sappiamo che &#8220;Nulla \u00e8 impossibile a Dio&#8221; (137).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se per\u00f2 non si vuole ricorrere a Lui, questo dono (come molti altri) \u00e8 destinato a rimanere sospeso sulle nostre teste; visibile e appetibile, ma al di fuori della nostra portata. \u00c8 lo scotto da pagare per quanti, scegliendo di seguire la strada dei progenitori, concentrano le proprie energie nella ricerca personale dei frutti proibiti. Scriveva profeticamente nel 1977 Josef Ratzinger: &#8220;Forse c&#8217;\u00e8 bisogno che sperimentiamo fino in fondo lo sfacelo causato dall&#8217;ateismo (&#8230;) per accorgerci infine nuovamente che l&#8217;uomo non vive affatto di solo pane, e che egli non \u00e8 ancora sufficientemente redento per il fatto di godere d&#8217;uno stipendio, che gli permette di possedere tutto ci\u00f2 che desidera, e di una libert\u00e0 che gli consente di fare tutto ci\u00f2 che vuole&#8221; (138).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">__________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(*)<\/strong> Il presente lavoro rientra all&#8217;interno di una riflessione di lungo periodo, che non \u00e8 qui possibile sintetizzare ulteriormente. Il benevolo lettore comprender\u00e0 pertanto l&#8217;abbondanza inusuale delle autocitazioni, utili per quanti volessero approfondire alcuni temi specifici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(**)<\/strong> Ordinario di Geografia a r. dell&#8217;Universit\u00e0 di Trieste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>100)<\/strong> Dal semitico <em>ereb,<\/em> che indicherebbe tutte le terre a Occidente della Siria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>101)<\/strong> F. chabod, Storia dell&#8217;idea di Europa, Laterza, Roma-Bari 1977.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>102)<\/strong> Gen 2,8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>103)<\/strong> Ci si limita (art. 2) a proclamare che \u00abL&#8217;Unione \u00e8 aperta a tutti gli Stati europei che rispettano i suoi valori e si impegnano a promuoverli congiuntamente\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>104)<\/strong> G. Battisti, L&#8217;Europa come idea e progetto, \u00abBollettino di Dottrina sociale della Chiesa\u00bb, VIII (2011) 1, pp. 9-15.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>105)<\/strong> Questo concetto si ritrova nel Preambolo della bozza licenziata nel 2003, ma sar\u00e0 quasi totalmente espunto nel testo approvato dai Capi di governo l&#8217;anno successivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>106)<\/strong> II concetto \u00e8 stato lanciato da Israel Zangwill in un dramma del 1908, in cui si descrive la perdita di identit\u00e0 degli Ebrei giunti nel &#8220;nuovo mondo&#8221;. Divenuto un&#8217;ideologia utilizzata per descrivere la societ\u00e0 americana, una volta modificato il rapporto tra le diverse componenti dell&#8217;immigrazione si paleser\u00e0, come sempre accade nella seconda e terza generazione, la riscoperta delle &#8220;radici&#8221; proprie delle varie comunit\u00e0 immigrate (cfr. il romanzo di A. haley, Radici, Rizzoli, Milano 1978). Gli studi pi\u00f9 recenti hanno allora adottato la metafora dell'&#8221;insalatiera&#8221;, dove i vari pezzi si mescolano mantenendo tuttavia le reciproche identit\u00e0. Su questo concetto, cfr. G. battisti, La societ\u00e0 multiculturale, ovvero la fine di un illusione, in G. Campione, L&#8217;. Farinelli, C. Santoro Lezzi, Scritti <em>per Alberto<\/em> Di Blasi, P\u00e0tron, Bologna 2006, pp. 173-180.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>107)<\/strong> II termine esatto \u00e8 &#8220;Regno Unito di Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord&#8221;. A queste unit\u00e0 principali vanno tuttavia aggiunte le &#8220;dipendenza della Corona&#8221;, vale a dire le isole del Canale &#8211; che costituiscono ciascuna uno Stato sovrano &#8211; nonch\u00e9 la City di Londra, che gode di un regime di autonomia del tutto singolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>108)<\/strong> Ancora nella I guerra mondiale i soldati tedeschi partirono per il fronte con le divise dei singoli regni a cui appartenevano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>109)<\/strong> Dato al dicembre 2014 (<em>Statisticky wrad<\/em> SR).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>110)<\/strong> Un altro 44% non ha risposto alla domanda sull&#8217;affiliazione religiosa (dati al 2011, International Religious Freedom Report, 2015).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>111)<\/strong> Cfr. G. Battisti, Verso una struttura imperiale? Il riaffacciarsi di vecchi concetti nella prospettiva della nuova Europa, \u00abBoll. Soc. Geogr. Ital.\u00bb, 2\/2003, pp. 355-374.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>112) <\/strong>Nell&#8217;incontro dei ministri della difesa della UE (Malta, 27 aprile 2017) il Segretario generale della NATO, Stoltenberg, ha dichiarato: \u00abL&#8217;UE ha chiaramente convenuto che il suo obiettivo non \u00e8 di costituire un nuovo esercito europeo o delle strutture di comando in competizione con quelle della NATO, ma qualcosa che sia complementare a ci\u00f2 che fa la NATO\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>113)<\/strong> Funzionale a questo disegno \u00e8 il progressivo, pianificato degrado del sistema educativo (cfr. G. Battisti, ii tramonto di una civilt\u00e0?, \u00abRassegna Tecnica del Friuli-Venezia Giulia\u00bb, LI (2000), 4, pp. 34-36.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>114)<\/strong> G. Cantoni, F. Pappalardo (a cura di), Magna Europa. L&#8217;Europa fuori dall&#8217;Europa, D&#8217;Ettoris, Crotone 2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>115)<\/strong> Questi Paesi hanno dato vita alla Central European Defence Cooperation, nel cui ambito \u00e8 stato predisposto (giugno 2017) un piano militare per il contrasto all&#8217;immigrazione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>116)<\/strong> Cfr. il n. 5\/2017 di \u00abLimes\u00bb, intitolato ESA-Germania. Duello per l&#8217;Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>117)<\/strong> Un vecchio progetto del maresciallo Pilsudski, riproposto dal premier polacco Duda all&#8217;incontro di Varsavia del luglio 2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>118) <\/strong>Cfr H. mackinder, The Geographical Pivot of History, \u00abThe Geographical Journal\u00bb XXIII (1904) 4, pp.421-444.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>119)<\/strong> Cit. da G. sangiuliano, Putin. Vita di uno zar, Mondadori, Milano 2016, p. XII.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>120)<\/strong> Su questa linea sembrano muoversi esplicitamente solo il Premier ungherese Orban e in parte i leader polacchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>121)<\/strong> Cfr. La geopolitica delle religioni nell&#8217;epoca del ritorno del paganesimo, \u00abBollettino di Dottrina sociale della Chiesa\u00bb, XI (2015) 4, pp. 145-151.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>122)<\/strong> G. Sangiuliano, Putin. Vita di uno zar, cit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>123)<\/strong> Cfr. G. Battisti, La rinascita della Russia, in Una vita per la Geografia Scritti in ricordo di Piero Dagradi, P\u00e0tron, Bologna 2009, pp. 315-324.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>124)<\/strong> Stime al 2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>125)<\/strong> Cfr. il n. 3\/2016 di \u00abLimes\u00bb, intitolato Bruxelles il fantasma dell&#8217;Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>126)<\/strong> Nella II guerra mondiale la Germania ha riorganizzato per i suoi fini l&#8217;intera economia dell&#8217;Europa, ad esclusione della Gran Bretagna e dell&#8217;attuale Russia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>127)<\/strong> Gv 12,31.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>128)<\/strong> Per A. Degasperi e R. Schuhman \u00e8 iniziata la causa di beatificazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>129)<\/strong> Austria, Danimarca, Norvegia, Portogallo, Svezia, Svizzera, Gran Bretagna, Islanda, Finlandia, Liechtenstein<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>130)<\/strong> Cfr. Mechter, Il colonialismo interno. Il conflitto etnico in Gran Bretagna, Scozia, Galles e Irlanda (1536-1966), Rosemberg &amp; Sellier, Milano 1979<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>131)<\/strong> Da qui si evince l&#8217;estrema urgenza di una rivalutazione della Dottrina sociale della Chiesa, che andrebbe approfondita e applicata in ogni ambito sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>132)<\/strong> Cfr. Le Lannou, Europa terra promessa, Minerva Italica, Bergamo 1979.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>133)<\/strong> Cfr. G. Battisti, <em>L\u2019Europa che non sar\u00e0<\/em>, in S. Salgaro \u00a0(a cura di) <em>Scritti in onore di Roberto Bernardi<\/em>, P\u00e0tron, Bologna 2006, vol. I, pp. 439-446<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>134) <\/strong>Cfr. G. Battisti, <em>A cent\u2019anni dalla \u201cGrande guerra\u201d scenari geopolitici a confronto,<\/em> in <em>Studi in onore di E. Paratore. Spunti di ricerca per un mondo che cambia<\/em>, a cura di L. Romagnoli, EDIGEO, Roma 2016, pp. 937-948.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>135)<\/strong> E. Bernabei, <em>L\u2019Italia del miracolo e del futuro<\/em>, Cantagalli, Siena 2012.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>136)<\/strong> Cfr, J.-P. Isbouts, <em>Le preghiere che hanno cambiato il mondo<\/em>, Ed. Whiste Star, Milano 2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>137)<\/strong> <em>Lc<\/em> 1,37.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>138) <\/strong>J. Ratzinger, <em>Die Situation der Kirche heute. Hoffnungen und Gefahren, Koeln<\/em>, Presseamt des Erzbistmus, 1977, p. 31. E\u2019 doveroso ricordare l\u2019impegno che assieme a san Giovanni Paolo II il card. Ratzinger espresse per l\u2019inclusione dei principi cristiani nella Costituzione europea (cfr. <em>Europa. I suoi fondamenti oggi e domani<\/em>, San Paolo, Cinisello Balsamo 2004)<\/p>\n<p>________________________<\/p>\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=39941\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Europa: la fine delle illusioni<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=40035\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Quale futuro per l&#8217;Europa?<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?s=captivitate\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">&#8220;Ex captivitate salus&#8221;. Se sia ancora attuale il concetto di &#8220;Guerra civile europea&#8221;<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Osservatorio Internazionale Card. Van Thu\u00e2n sulla Dottrina sociale della Chiesa Nono rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa nel mondo EUROPA LA FINE DELLE ILLUSIONI di Gianfranco Battisti (**)<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/europa-le-molte-ragioni-di-una-crisi-epocale\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":40036,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[1280,878],"class_list":["post-40947","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-europa-e-ue","tag-declino-europeo","tag-radici-europa","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Europa, le molte ragioni di una crisi epocale (*) - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - 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