{"id":3985,"date":"2010-07-29T00:00:00","date_gmt":"2010-07-28T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-03-11T13:06:38","modified_gmt":"2015-03-11T12:06:38","slug":"da-quale-vita-nasce-comunione-e-liberazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/da-quale-vita-nasce-comunione-e-liberazione\/","title":{"rendered":"Da quale vita nasce Comunione e Liberazione"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/Giussani.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-21261\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/Giussani.jpg\" alt=\"Giussani\" width=\"185\" height=\"250\" \/><\/a>Supplemento a <strong>Tracce <em>Litterae Communionis <\/em><\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: center;\">n.2 febbraio 2010<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">INTERVISTA <strong>A LUIGI GIUSSANI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">a cura di <strong>Giorgio Sarco<\/strong>, maggio 1979<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Questa intervista a don Giussani fu effettuata nel maggio 1979 per il settimanale <\/em>Il Sabato<em>, che la pubblic\u00f2 nel n.20 del 19\/05\/1979 omettendone, per ragioni di spazio, diverse parti. La presentiamo qui nella versione integrale, che fu pubblicata come supplemento a <\/em>Litterae Communionis CL<em> n.7-8 (1979) e successivamente in <\/em>Un avvenimento di vita, cio\u00e8 una storia <em>(Edit \u2013 Il Sabato, Roma 1993, pp. 347-371)<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><strong>l&#8217;intuizione originaria<\/strong><\/div>\n<p><em>Cos&#8217;\u00e8 propriamente Comunione e Liberazione, un progetto sociale, una cultura, una strategia educativa, o che cosa altro ancora ?\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunione e Liberazione \u00e8 solo una intuizione al cristianesimo come avvenimento di vita e quindi come storia. Fin dagli inizi del movimento \u00e8 stato sempre sottolineato che un&#8217;idea, un valore intuito, si svolge in un metodo di affronto della realt\u00e0, che a sua volta opera un cambiamento di tutti i rapporti che si vivono. Egualmente l&#8217;intuizione cristiana si svolge in un metodo di giudizio e di vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io credo che la storia e lo sviluppo che il movimento ha avuto dipendono anzitutto dalla centrata autenticit\u00e0 dell&#8217;intuizione originaria, cio\u00e8 del punto di vista dal quale siamo partiti per impegnarci con il fatto cristiano. Ricordare come questa intuizione sia nata in me \u00e8 risvegliare una delle memorie pi\u00f9 belle della mia vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, la prima intuizione che l&#8217;orizzonte dell&#8217;esistenza \u00e8 l&#8217;amore di Dio si \u00e8 accesa in una situazione spiri\u00adtuale preparata dall&#8217;educazione familiare e poi approfondita dalla vita seminaristica; ma propriamente essa \u00e8 sbocciata e divenuta consapevole quando ho letto e compreso per la prima volta con vera intelligenza l&#8217;inizio del vangelo di Giovanni: \u00abII Verbo si \u00e8 fatto carne\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordo come il mio professore in seminario, don Gaetano Corti (che attualmente mi pare insegni Storia del cristianesimo all&#8217;Universit\u00e0 di Trieste), spiegava questo passo a noi ragazzi, dicendo che la chiave di volta della realt\u00e0 ed il centro della vita della persona e del mondo si era reso <em>presenza incontrabile<\/em> per ciascuno di noi in Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quel tempo leggevo Leopardi con grande gusto e passione; ed in particolare mi soffermavo sul <em>Canto alla sua donna<\/em>, che uno dei maggiori commentatori, il Levi, considera chiave di volta dell&#8217;intera vicenda spirituale del poeta. Fino ad allora Leopardi si era innamorato di una donna, poi di un&#8217;altra, poi di un&#8217;altra ancora; ma capiva che era un&#8217;altra cosa quella che cercava dentro il volto di ogni donna: la Bellezza, a cui nessuna figura di donna rendeva totale giustizia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scatur\u00ec allora in lui quella che si pu\u00f2 giustamente chiamare preghiera, la preghiera di un ateo: \u00abSe delle eterne idee \/ L&#8217;una sei tu, cui di sensibil forma \/ Sdegni l&#8217;eterno senno esser vestita, \/ E fra caduche foglie \/ Provar gli affanni di funerea vita \/&#8230; \/ Di qua dove son gli anni infausti e brevi \/ Questo d&#8217;ignoto amante inno ricevi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho incominciato a capire l&#8217;inizio del vangelo di Giovanni, \u00abil Verbo si \u00e8 fatto carne\u00bb, mettendolo a confronto con questa Urica che esprime, in un certo senso, il livello pi\u00f9 profondo della ricerca umana. L&#8217;uomo \u00e8, spesso inconsapevolmente, mendicante della Bellezza, della Verit\u00e0, della Giustizia, senza poterle trovare in alcun luogo. Ma la Bellezza fatta carne, la Verit\u00e0 fatta carne, la Giustizia fatta carne sono fra noi, sono il Verbo di Dio, sono Ges\u00f9 Cristo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di quello stesso periodo ricordo anche, e nello stesso senso, il modo con cui il rettore del seminario, attuale cardinale di Milano, Giovanni Colombo, spiegava e commentava la <em>Divina Commedia, <\/em>opera del genio pi\u00f9 espressivo di un popolo formato dall&#8217;esperienza della Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da allora, la prima volta che ho sentito ripetere, con un sussulto, l&#8217;intuizione originaria chiarita dalle esperienze di quegli anni, e con lo stesso accento, \u00e8 stata nell&#8217;enciclica di Giovanni Paolo II: \u00abCristo \u00e8 centro del cosmo e della storia\u00bb. \u00c8 questa, infatti, l&#8217;intuizione che mi sono portato dentro per tutta la vita seminariale; essa ha costituito il motivo esauriente per cui sono andato ad insegnare religione nelle scuole: appunto per comunicare ai giovani quella verit\u00e0 che mi aveva colpito e la ne\u00adcessit\u00e0 di cambiare la vita alla luce di essa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro elemento che ha contribuito alla crescita del movimento, a farne quello che \u00e8, \u00e8 stato il tipo umano a cui questa intuizione si \u00e8 rivolta: i giovani, che hanno portato in quegli anni la freschezza della loro semplicit\u00e0 e della loro generosit\u00e0, e l&#8217;hanno comunicata, attraverso le vie normali di un&#8217;amicizia, in tutt&#8217;Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Il metodo dell\u2019esperienza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ci ha detto che all&#8217;inizio della storia del movimento di Comunione e Liberazione c&#8217;\u00e8 un&#8217;intuizione, svolta in un metodo di vita e di presenza, e ci ha parlato di questa intuizione. Potrebbe ora chiarire in cosa consiste il metodo attraverso il quale essa \u00e8 cresciuta?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cristianesimo \u00e8 l&#8217;annuncio che Dio si \u00e8 reso presenza incontrabile nella storia, come un qualsiasi fattore dell&#8217;esistenza umana. Dio si \u00e8 reso <em>con<\/em><em>statabile <\/em>nella realt\u00e0 di un segno che duemila anni fa era l&#8217;umanit\u00e0 singolare di Cristo e oggi, per Sua volont\u00e0, \u00e8 l&#8217;unit\u00e0 dei credenti, la Chiesa. \u00c8 imbattendosi in questo segno che l&#8217;uomo realmente fa esperienza della presenza di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il metodo dunque consiste in questo: che l&#8217;intuizione diventa esperienza L&#8217;esperienza \u00e8 anzitutto l&#8217;imbattersi in un segno, in una realt\u00e0 oggettiva che mobilita la persona verso il suo fine, verso il suo destino (ed in questa mobilitazione la persona \u00e8 provocata ad un cambiamento, ad una conversione). L&#8217;esperienza \u00e8 il luogo in cui si vede se ci\u00f2 che si \u00e8 intuito vale per la vita. L&#8217;oggetto in cui l&#8217;uomo si imbatte, il segno, \u00e8 una provocazione. La presenza di Cristo nella vita dell&#8217;uomo del nostro tempo non arriva in modo storicamente efficace se non come provocazione che perturba il modo di concepire la realt\u00e0, anzi addirittura perturba il modo di percepirla e, quindi, perturba i criteri con cui valutare e decidere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo elemento metodologico \u00e8 l&#8217;insistenza sulla certezza, costitutiva del nocciolo della intuizione cristiana, che Cristo \u00e8 il centro del cosmo e della storia: questa \u00abparola chiara\u00bb, questa certezza gi\u00e0 in s\u00e9 \u00e8 sconvolgente &#8211; e lo si vede da questo Papa -, contiene una suggestivit\u00e0 profonda in cui si rivela l&#8217;attesa continua, anche se inconscia, che l&#8217;uomo ha di questo annuncio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La portata di verit\u00e0 di questo annuncio, la sua densit\u00e0 esistenziale, come tutto nella vita, deve svolgersi in regola organica, in dinamismo sistematico. \u00c8 in questo l&#8217;importanza della verifica, secondo elemento metodologico: essa esige che, avendo ascoltato un annuncio vero, la persona paragoni con esso il flusso della propria vita, e perci\u00f2 la trama dei propri bisogni, problemi, situazioni, reazioni, esigenze, eccetera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo cos\u00ec l&#8217;incontro con Cristo diventa un punto di vista nuovo, una vera e propria ipotesi di lavoro a partire dalla quale vedere ed affrontare tutto ci\u00f2 che il dinamismo normale della esigenza quotidiana implica. Per questo l&#8217;atteggiamento di \u00abverifica\u00bb sbocca in una cultura, cio\u00e8 in una comprensio\u00adne complessiva e rinnovata della realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Una sfida culturale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Tuttavia Comunione e Liberazione \u00e8 stata spesso accusata di non capire l&#8217;importanza della \u00abmediazione culturale\u00bb e di non valorizzarla&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa accusa nasce il pi\u00f9 delle volte, io credo, da una concezione ristretta e, tutto sommato, meschina di cultura. Al fondo di ogni vera grande cultura umana, come al fondo di ogni vera opera d&#8217;arte o di ogni vera filosofia, c&#8217;\u00e8 sempre una intuizione creativa, che si sottopone al rigore di un metodo. Un affronto che dimentichi l&#8217;importanza del rigore esigito da ogni singolo oggetto, \u00e8 sentimentale; ma una cultura che censuri programmaticamente l&#8217;intuizione originaria \u00e8 astratta. In qualche modo l&#8217;inizio dell&#8217;atteggiamento culturale dei cristiani \u00e8 delineato dalla esortazione di san Pietro a \u00abrendere ragione della speranza che \u00e8 in voi\u00bb (<em>1 Pt<\/em> 3,15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo suppone una interrogazione che parte dal mondo e raggiunge il cristiano. Per \u00abrendere ragione\u00bb \u00e8 necessario prima di tutto che la speranza sia cos\u00ec evidente da colpire gli osservatori, costituire per essi un incontro e costringerli a domandare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se tale punto di partenza manca, non \u00e8 possibile nessuna costruzione culturale inserita nella dinamica della fede. La cultura, infatti, \u00e8 la passione umana sollecitata e potenziata dall&#8217;incontro. Nella concezione paolina Cristo \u00e8 \u00abla chiave di volta cui sono sospesi ontologicamente tutti gli esseri\u00bb (Huby). Esistenzialmente ci\u00f2 significa che Cristo \u00e8 il punto di vista unitario capace di far affrontare qualsiasi aspetto dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi capisce questo si trova trasportato di colpo nel cuore di un&#8217;autentica posizione culturale, anche se gli strumenti conoscitivi di cui disponesse fossero del tutto inadeguati ad esprimere la profondit\u00e0 di quella comprensione a lui donata. \u00c8 proprio vero quanto sta scritto nel <em>Salmo 118<\/em>: \u00abHo pi\u00f9 senno di chi mi \u00e8 pi\u00f9 avanti negli anni, perch\u00e9 la Tua legge, Signore, \u00e8 l&#8217;oggetto della mia meditazione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa implicazione globale del cristianesimo \u00e8 ci\u00f2 che fin dal principio ha generato nei nostri ragazzi gusto e decisione ad affrontare criticamente e creativamente l&#8217;ambiente della scuola, con tutte le sue asprezze e difficolt\u00e0. A ripensarci adesso, c&#8217;\u00e8 da rabbrividire per la buona dose di incoscienza, ma molto di pi\u00f9 da ringraziare Dio per la semplicit\u00e0 di cuore con cui abbiamo affrontato l&#8217;ideologia dominante nelle scuole e nelle universit\u00e0, tecnicamente cos\u00ec meglio attrezzata di noi, ma cos\u00ec povera di proposta per la vita e quindi di cultura vera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella obiezione rivolta fin da allora al nostro atteggiamento culturale, mi sembra ci fosse una meschinit\u00e0 nel comprendere quale sia il metodo del fare cultura. Mancava, in coloro che ci criticavano, la comprensione del fatto che un orizzonte globale ed un punto di vista veramente unitario sono l&#8217;implicazione e l&#8217;esigenza ultima di ogni vera impresa di studio e di ricerca. Al livello pi\u00f9 profondo, infatti, una posizione culturale si identifica con una passione globale per la vita e per il mondo. Infatti, quello che si aveva di mira attaccando noi, era opporsi all&#8217;affermazione che la realt\u00e0 di Cristo \u00e8 la chiave di volta di una visione sistematica e critica della totalit\u00e0 dell&#8217;esperienza umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A livello ultimo la posizione culturale coincide dunque con una forma nuova del soggetto in quanto tale. Questo non \u00e8 sostitutivo di nessuna mediazione, non abilita a scansare nessuna fatica e non provoca il salto di nessun tempo che tale fatica misuri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune critiche che ci venivano rivolte nascevano dalla giusta preoccupazione che la nostra posizione e volont\u00e0 culturale si identificassero con talune grandi affermazioni ideali non giocate in un lavoro, come se per fare cultura bastasse un&#8217;intuizione, anzi afferma\u00adre di averla avuta. Invece l&#8217;intuizione, se \u00e8 vera, si svolge in un lavoro. Il rischio, comunque, certamente non nasceva dal nostro prin\u00adcipio educativo, tanto \u00e8 vero che molti dei ragazzi di quei primi anni sono stati fra i migliori dei loro corsi ed hanno poi anche fatto carriera in campo scientifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche a questo livello bisogna registrare la sostanziale ingenerosit\u00e0 di tante critiche nelle quali intellettuali di professione si mettevano a misurare, pedanti, parole e virgole dei primi tentativi culturali di un gruppo di ragazzi, con sordit\u00e0 verso ci\u00f2 che questi incominciavano a mendicare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Questa scelta dipartire con tanta decisione dall&#8217;affermazione che \u00abGes\u00f9 Cristo \u00e8 il centro del cosmo e della storia\u00bb non portava ad una chiusura integristica delle comunit\u00e0 studentesche, ad un rifiuto di vivere il rapporto con il mondo moderno e la sua cultura, che ha tutt&#8217;altro segno?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per nulla affatto. Mi spiegher\u00f2 con un esempio: fin da quando ero ragazzo il mio poeta preferito era, come ho detto, Leopardi, perch\u00e9 poneva in modo clamoroso e perentorio quella domanda di senso ultimo e quindi di felicit\u00e0 che percepivo definire l&#8217;essenza stessa dell&#8217;animo umano. Questo livello di profondit\u00e0, l&#8217;attesa di Dio, definisce la no stra epoca storica, come qualunque altra, tanto \u00e8 connaturata all&#8217;esserci dell&#8217;uomo come tale. Perci\u00f2 l&#8217;apertura ad essa \u00e8 potenziata dalla nostra certezza di fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Le faceva problema il dichiarato materialismo di Leopardi?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Assolutamente no. Era cos\u00ec potente la domanda che lo agitava, che l&#8217;insufficienza ideologica della risposta non poteva non risultare subito evidente<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L&#8217;intuizione di fondo del movimento \u00e8 pi\u00f9 etica, pi\u00f9 filosofica o pi\u00f9 poetica?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Posta cos\u00ec la domanda, sono tentato di dire che \u00e8 pi\u00f9 poetica. Ma vorrei dire che \u00e8 semplicemente religiosa. Nello stesso atto di conoscenza stanno l&#8217;emozione per l&#8217;unit\u00e0 dell&#8217;essere che da la poesia e la sete di chiarezza razionale propria della filosofia. Lo dice anche Von Balthasar: l&#8217;inizio della teologia \u00e8 una percezione estetica, e l&#8217;avventura della forma svolge tale percezione, facendone un principio di comprensione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, io ripeto sempre ai ragazzi: attraverso cosa noi giudichiamo? Attraverso quell&#8217;attrattiva dell&#8217;essere che ci costituisce. Per questo anche dentro un sistema teoretico strutturato bisogna sempre individuare l&#8217;intuizione originaria che tenta di dare ragione di s\u00e9 attraverso lo sviluppo teorico. Ma al fondo c&#8217;\u00e8 sempre l&#8217;attrattiva di un qualcosa sperimentato come vero e che da corposit\u00e0 esistenziale all&#8217;affermazione teorica. A questa impostazione si deve il fatto che, all&#8217;inizio del movimento, noi abbiamo avuto una posizione culturale attiva. Certo il suo tradursi, il suo specificarsi ed edificarsi implicher\u00e0 un tempo, l&#8217;uso di tutti i debiti strumenti, l&#8217;umilt\u00e0, il sacrificio ed il rischio necessari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In questa sottolineatura cos\u00ec decisa dell&#8217;importanza della intuizione originaria non c&#8217;\u00e8 forse un rischio di irrazionalismo, di svalutazione del momento razionale della ricerca?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per nulla affatto. Abbiamo sempre detto che l&#8217;intuizione \u00abCristo \u00e8 il centro del cosmo e della storia\u00bb genera immediatamente una ricerca che la illustri; non \u00e8 mai un&#8217;affermazione vuota; ha sempre un contenuto ragionevole ed umano. Oggetto dell&#8217;intuizione \u00e8 la verit\u00e0, il fondo dell&#8217;essere; e tutto lo spazio della vita e del sapere \u00e8 il luogo della verifica. Irrazionalistica \u00e8 la posizione che pone a principio un&#8217;intuizione che si rifiuta di svolgersi in un confronto critico con la realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto oggetto dell&#8217;intuizione non \u00e8 un sentimento vago, ma quell&#8217;Essere da cui promana la razionalit\u00e0 della natura e della storia. \u00c8 tanto poco irrazionalistica la nostra intuizione che essa coin\u00adcide con il modo in cui san Tommaso (che certo non \u00e8 un irrazionalista) parla di \u00abintelligenza\u00bb. L&#8217;intelligenza, infatti, per Tommaso, non \u00e8 altro che l&#8217;atto con cui l&#8217;uomo si apre umilmente e senza presunzione alla verit\u00e0 e se ne lascia riempire. Tanto poco questa apertura originaria contraddice alla razionalit\u00e0 che ne \u00e8, propriamente, il principio e l&#8217;inevitabile presupposto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Pure, quello che lei dice, sembra che nessuno lo abbia rilevato, tanto \u00e8 stato massiccio l&#8217;attacco ideologico contro CI.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">No, non bisogna esagerare. Qualcuno ci ha capiti, abbiamo avuto anche i nostri amici. Voglio ricordare prima di tutto La Pira, che \u00e8 forse il primo fra quanti abbiamo incontrato che ci abbia veramente compreso. Poi vorrei ricordare, tra i docenti dell&#8217;Universit\u00e0 Cattolica, il professor Bontadini e, negli anni pi\u00f9 recenti, Von Balthasar. Oltre a questi, naturalmente, molti altri, che non posso nominare tutti e che vorrei ringraziare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche altri \u00abincontri\u00bb culturali per noi sono stati decisivi: quelli con i Padri ed i Dottori della Chiesa, e con molti che hanno vissuto con vera profondit\u00e0 la loro vicenda umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>condivisione dell&#8217;umano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>A questo proposito mi ha sempre colpito l&#8217;accusa a CI di rappresentare una cultura tradizionale (non nel senso giusto della parola, di legame, cio\u00e8, con la radice vera della vita della Chiesa, ma nel senso polveroso, accademico&#8230;).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin dai primissimi tempi abbiamo sottolineato la necessit\u00e0 di partire dall&#8217;uomo e ci siamo trovati compagni i pi\u00f9 grandi scrittori, da P\u00e9guy a Claudel, da Dostoevskij a Thomas Mann, da Leopardi a Rilke. Una posizione culturale corretta, infatti, non ha paura di nulla, incontra tutto l&#8217;umano e trattiene ci\u00f2 che \u00e8 giusto senza lasciarsi deviare dall&#8217;ideologia. \u00c8 detto in modo insuperabile nel Vangelo: \u00abII saggio tira fuori dal suo tesoro cose vecchie e cose nuove\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec la nostra gente ha navigato tra le pagine di Shakespeare o di Pavese condividendone a fondo lo spessore umano e ritrovando la ricchezza di quella domanda umana la cui sola risposta adeguata \u00e8 Cristo. Con quale entusiasmo e spirito di condivisione noi leggevamo in quelle pagine la vicenda dell&#8217;uomo! Tutti i nostri raduni utilizzavano dei libretti preparati dagli stessi ragazzi che segnalavano le letture che pi\u00f9 li avevano colpiti, che pi\u00f9 avevano trovato consonanti con la propria esperienza ed esemplari di una verit\u00e0 o di un valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quei libretti \u00e8 possibile incontrare, per esempio, la poesia neoromantica o la teologia dei Padri, Newman e Guardini, eccetera&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Si pu\u00f2 dire che il metodo che lei espone parte dall&#8217;uomo, anzi dal fondo della questione umana, come ben chiarisce ne II senso religioso; nello stesso tempo afferma che non \u00e8 possibile parlare dell&#8217;uomo a prescindere da Cristo, dall&#8217;incontro con Lui. In altri termini che l&#8217;uomo \u00e8 una domanda, e una domanda non pu\u00f2 essere compresa se non implicando la risposta ad essa&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 soltanto quando si incontra la risposta che la domanda si illumina. La convinzione programmatica che ha guidato i nostri primi passi, quasi come tema di una sfida alla cultura dominante, \u00e8 il grido con cui il retore Vittorino annunciava la sua conversione al popolo: \u00abQuando ho incontrato Cristo mi sono scoperto uomo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con quale criterio noi possiamo valutare tutta la proposta che dalla vita emerge, nelle innumeri forme in cui questa proposta si fermenta e si coagula? O questo criterio si delinea come originale e costitutivo del nostro \u00abio\u00bb, come il volto, lo sguardo con cui la natura ci butta nel rapporto con tutto, oppure questo criterio ci viene dato e quindi continuamente imposto dalla mentalit\u00e0 dominante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;unico caso in cui viene salvata la possibilit\u00e0 di \u00abessere\u00bb della persona, la capacit\u00e0 critica, \u00e8 il primo: un criterio offerto dal volto originale, costitutivo del nostro \u00abio\u00bb, struttura della nostra natura. \u00c8 questo il criterio che si palesa in quella che io chiamo \u00abesperienza elementare\u00bb; quel complesso, cio\u00e8, di esigenze ed evidenze con cui la natura ci impegna al paragone con ogni cosa. Questo complesso di esigenze costituisce l&#8217;interrogativo che l&#8217;uomo \u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La persona ultimamente \u00e8 sete di verit\u00e0, di felicit\u00e0, di libert\u00e0, cio\u00e8 sete di essere, di realizzazione totale, e quindi sete di adesione a ci\u00f2 che la completi e la \u00abfaccia\u00bb. \u00abNulla \u00e8 tanto incredibile quanto la risposta a un problema che non si pone\u00bb (R. Niebuhr). Ho sempre citato questa frase ai ragazzi perch\u00e9 la prima condizione per capire la risposta all&#8217;umano che Cristo pretende di essere \u00e8 di sentire fino alla sofferenza la propria domanda umana inevasa. L&#8217;incontro con Cristo esalta questo dolore come s&#8217;esalta una fame alla vista del cibo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E<\/em><em> questo, in un certo senso, \u00e8 anche il compito della comunit\u00e0 cristiana come fatto concreto e visibile, presente nell&#8217;ambiente, su cui il movimento tanto insiste, perch\u00e9 soltanto rincontro con un&#8217;umanit\u00e0 diversa apre a riconsiderare il problema umano&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Indubbiamente si deve anche tener presente che la comunit\u00e0 \u00e8 condizione esistenziale necessaria al proprio \u00abio\u00bb, alla persona. Se infatti da una parte essa \u00e8 il primo impatto, per quanto magari titubante e fragile, con il segno di Cristo, dall&#8217;altra, la comunit\u00e0 \u00e8 l\u2019<em>humus<\/em> nel quale la realt\u00e0 della persona pu\u00f2 sviluppare la percezione di s\u00e9 e quindi pu\u00f2 far scaturire la domanda vera.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La ricerca intellettuale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Questa intuizione \u00e8 profondamente moderna ed insieme assolutamente tradizionale. Del resto mi ha sempre colpito molto il fatto die le prime pagine de II senso religioso ripetono, con parole filtrate dall&#8217;esperienza moderna, le note di apertura di Quella grande sinfonia sull&#8217;uomo che \u00e8 la<\/em> Prima Secundae <em>della<\/em> Summa Theologiae <em>di san Tommaso. Quali sono stati i maestri che l&#8217;hanno introdotta a questa comprensione, cos\u00ec inusitata per la cultura cattolica dell&#8217;epoca, del retaggio tradizionale della Chiesa ?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre ai nomi gi\u00e0 citati, direi il clima stesso del seminario di Venegono. Perch\u00e9, anche se non in maniera geniale come nei nomi citati, tutti l\u00e0 erano animati dall&#8217;intuizione che la verit\u00e0 e quindi la novit\u00e0 nell&#8217;uomo \u00e8 aiutata a prendere coscienza di s\u00e9 dalla testimonianza del lungo passato cristiano, e trova in esso l&#8217;indicazione della risposta vera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Su quella base si \u00e8 poi impiantata per\u00f2 la sua attivit\u00e0 di ricercatore e di docente nell&#8217;universit\u00e0. Vuole raccontarci qualcosa di questo aspetto della sua esperienza intellettuale?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho fatto la mia tesi di laurea su Reinhold Niebuhr. \u00c8 un personaggio singolare che unisce in s\u00e9 acutezza d&#8217;indagine sociologica, profondit\u00e0 filosofica e lo spirito religioso di un grande teologo. Egli rappresenta il risultato pi\u00f9 maturo e critico della teologia protestante nordamericana degli anni Trenta-Quaranta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Prima Guerra mondiale e poi la grande crisi del &#8217;29 imponevano una profonda autoriflessione critica all&#8217;ingenuo ottimismo progressista che aveva impregnato di s\u00e9 fino ad allora il pensiero religioso americano, per esempio nella direzione del <em>Social Gospel<\/em> teorizzato dal Rauschenbusch. Niebuhr, a partire da questa situazione spirituale, riscopre in un certo senso la immanente tragicit\u00e0 dell&#8217;umano esistere e sviluppa quindi una nuova teologia che si suole definire esistenzialista, ma che nelle sue punte pi\u00f9 alte merita invece di essere considerata semplicemente realista, per lo straordinario equilibrio con cui sa descrivere insieme la grandezza e la miseria dell&#8217;uomo. Pi\u00f9 tardi ebbi la possibilit\u00e0 di un lungo soggiorno in America, durante il quale ho svolto le ricerche che sono poi state raccolte nel mio libro <em>Teologia protestante americana. Profilo storico<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Che cosa ha imparato un cattolico come lei dalla teologia protestante?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di tutto il senso del limite inerente ad ogni posizione umana. Questa \u00e8 la pedana di lancio di ogni spirito sano verso la percezione dell&#8217;esistenza del divino. Connesso con questo \u00e8 il senso della concretezza che, nei casi migliori, non \u00e8 affatto un piatto pragmatismo, ma un gusto per la realt\u00e0 vista nella totalit\u00e0 dei suoi fattori, che sfocia in un realismo nel quale il rispetto per la libert\u00e0 si appaia con la valorizzazione di tutti gli aspetti delle cose. Un&#8217;altra figura che mi ha molto influenzato fu Paul Tillich. Bench\u00e9 sia tedesco come formazione originale, Tillich ha per\u00f2 incarnato lo spirito del protestantesimo americano in modo perfetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>C&#8217;\u00e8 una cr\u00ectica che lei, come cattolico, farebbe a questa impostazione teo\u00adlogica pure cos\u00ec affascinante ?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco, io credo che ci sia un aspetto, quello pi\u00f9 profondo, del pensiero sia di Niebuhr che di Tillich, che non pu\u00f2 essere sviluppato a fondo in un ambiente protestante, se non si vuole ripetere l&#8217;itinerario per esempio di un Newman verso la Chiesa cattolica. Si tratta proprio della percezione del limite. Dice Tillich che la realt\u00e0 umana \u00e8 una specie di linea di confine in cui la storia ed il mistero dell&#8217;uomo si incontrano. Una linea di confine, non un segno, e meno che mai un segno efficace, nel quale il mistero si fa presente (un sacramento). Per questo motivo la loro riflessione rimane ultimamente come sospesa in un vuoto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;interno dell&#8217;a priori soggettivistico, che \u00e8 proprio del pensiero protestante, il limite finisce quasi inevitabilmente con il rimandare piuttosto che a Dio alla profondit\u00e0 stessa dell&#8217;individuo, oppure della umanit\u00e0 come tale, come avverr\u00e0 nelle diverse teologie della morte di Dio, per esempio in Vahanian. Il messaggio biblico di salvezza si riduce ad essere un contesto d&#8217;intuizioni, all&#8217;interno del quale si svolge una semplice analisi esistenziale dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella tradizione cattolica, invece, il limite assume consistenza ontologica e sacramentale; nel segno l&#8217;Essere trapela, si annuncia, sostenendo la forma stessa del segno e stabilendone la capacit\u00e0 di richiamo evocativa e suggestiva. \u00c8 insomma l&#8217;idea tomista dell&#8217;essenza delle cose come segno dal quale l&#8217;Essere trabocca facendosi incontro a chi cerca la verit\u00e0. \u00c8 questo sentimento dell&#8217;oggettivit\u00e0 del mistero che toglie al gusto per il concreto, cio\u00e8 per l&#8217;esperienza e la verifica, il rischio di cadere in un pragmatismo senza anima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Quello per la teologia protestante americana non \u00e8 stato per\u00f2 l&#8217;unico interesse culturale del suo periodo di studio e di insegnamento&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">No. Tre sono stati gli incontri intellettuali dei miei anni di studio della teologia: Newman, che mi ha introdotto alla cultura anglosassone e che aveva gi\u00e0 incominciato a interessarmi fin dai tempi del liceo; M\u00f2hler e la teologia cattolica tedesca dell&#8217;Ottocento; e poi i filosofi ed i teologi dell&#8217;ortodossia russa, specialmente gli \u00abslavofili\u00bb. Anzi, per qualche tempo ho anche insegnato Teologia orientale alla Facolt\u00e0 teologica. Anche qui, se il primo confronto fu naturalmente Dostoevskij, lessi poi Chomjakov, che mi rivel\u00f2 la bellezza e la profondit\u00e0 della concezione russo-ortodossa della Chiesa. Ho letto molto di quello che si poteva reperire in quegli anni sulla ecclesiologia orientale e che veniva divulgato soprattutto dall&#8217;Istituto Russicum dei gesuiti romani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In che cosa \u00e8 consistito propriamente questo incontro con la tradizione orientale?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due sono gli elementi che soprattutto mi hanno colpito, due elementi che fanno parte integrante della nostra stessa tradizione cattolica ma la cui memoria si \u00e8, in Occidente, come affievolita. Il primo \u00e8 il concetto di trasfigurazione, che \u00e8 rimasto uno dei fattori fondamentali del nostro discorso. Cio\u00e8: chi affronta il mondo in Cristo percepisce e manipola le cose in un modo tale (come segno di Cristo) che esse si rivelano come l&#8217;albore di una nuova giornata, vale a dire come principio misterioso della manifestazione di Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo elemento in Occidente \u00e8 stato degradato a \u00abmodo di dire\u00bb di una teologia mistica che ci si pu\u00f2 permettere di non prendere troppo sul serio (come se il mistico fosse un tipo un po&#8217; folle e non uno che va pi\u00f9<em> al fondo in <\/em>un mistero che sostiene in s\u00e9 la vita di tutti). L&#8217;uso delle cose, in questa luce, \u00e8 come l&#8217;albore reale dell&#8217;esperienza di umanit\u00e0 nuova e di mondo nuovo (\u00abcicli e terra nuova\u00bb); \u00e8 la manifestazione iniziale (aurorale) della pienezza di verit\u00e0 e di bellezza a cui il segno rimanda. Il mondo nuovo infatti \u00e8 gi\u00e0 iniziato con la resurrezione di Cristo ed a noi \u00e8 dato di farne esperienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo elemento decisivo che ho imparato dagli orientali \u00e8 il concetto di \u00absobornost\u00bb: \u00e8 lo sviluppo di una virtualit\u00e0 poco sottolineata della \u00abcomunione\u00bb. La comunionalit\u00e0 cio\u00e8, \u00e8 fattore necessario alla conoscenza, \u00e8 fattore che la rende possibile. Vita di comunione e conoscenza nuova (cio\u00e8 autentica, vera) della realt\u00e0 sono connesse tra loro. Certo, non nel senso banale che gli oggetti della conoscenza risultano materialmente diversi, ma in quello che la loro verit\u00e0 ultima, il loro essere per la redenzione finale si manifesta: risulta perci\u00f2 veramente diverso il \u00abvolto\u00bb delle cose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00c8, in un certo senso, la stessa cosa che uno dei pi\u00f9 grandi filosofi laici del nostro tempo, Theodor W. Adorno dice, parlando della sua Teoria critica della societ\u00e0: \u00abGuardare il mondo dal punto di vista di una redenzione possibile\u00bb. Ma del resto anche Adorno, come origine, era ebreo, cresciuto nella fede dei profeti e del popolo della Bibbia. Allo stesso concetto di \u00ab<\/em>sobornost<em>\u00bb mi pare si possa legare anche l&#8217;idea della Chiesa come \u00abpopolo di Dio\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sembra pi\u00f9 giusto dire l&#8217;idea della Chiesa come corpo di Cristo, la cui forma di segno \u00e8 di essere popolo. Era un&#8217;idea che ci aveva affascinati gi\u00e0 prima del Concilio e che noi leggevamo nella <em>Mystici corporis<\/em>: l&#8217;idea di popolo completa dal punto di vista di un&#8217;evidenza educativa quella ontologicamente pi\u00f9 profonda di corpo di Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La \u00abcommunio\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Le cose dette ci riportano al modo in cui al principio aveva impostato la questione della cultura.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, la cultura \u00e8 infatti l&#8217;espressione tendenzialmente critica e compiu\u00adta della coscienza che la persona ha della totalit\u00e0 del proprio essere. Di questa totalit\u00e0 vivente la dimensione comunitaria, di popolo \u00e8 un elemento essenziale. La comunit\u00e0 dunque \u00e8 un fattore, una \u00abdimensione\u00bb della persona, non \u00e8 un&#8217;organizzazione n\u00e9 un assembramento n\u00e9 tanto meno un collettivo che si sostituisce alla persona. \u00c8 questo, del resto, anche il senso vero del personalismo comunitario di Mounier e di Maritain, troppe volte distorto o nel senso di un deleterio individualismo o in quello di una sottolineatura esasperata (ed assai poco cristiana) del collettivo. La \u00ab<em>communio<\/em>\u00bb, invece, avviene sempre a partire dalla ontologia della persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Abbiamo parlato della cultura protestante e di quella ortodossa. Lei, che ha una simpatia cos\u00ec viva per queste tradizioni religiose, perch\u00e9 \u00e8 cattolico?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questo punto di vista per me \u00e8 decisiva la risposta che ha dato Newman all&#8217;identica questione: perch\u00e9 questa \u00e8 la tradizione ininterrotta che arriva a partire da Cristo e dai suoi apostoli fino a noi. Inoltre la Chiesa cattolica \u00e8 l&#8217;unica (insieme a quella ortodossa) che salva la struttura originale che il Padre ha scelto per comunicarsi agli uomini, quella struttura sacramentale che ha la sua radice nella presenza di Dio in Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 l&#8217;unica struttura dell&#8217;avvenimento religioso interamente, pienamente umana. La verit\u00e0, infatti, attira come \u00abadaequatio\u00bb fra ci\u00f2 che ci sta davanti e la percezione che abbiamo di noi stessi. Ora, nel sacramento di Cristo, Dio si fa avanti verso l&#8217;uomo e diventa incontro pieno di verit\u00e0 e di fascino anche umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non esiste nulla di pi\u00f9 corrispondente alla natura dell&#8217;uomo. Ma c&#8217;\u00e8 anche un altro motivo. Proprio l&#8217;incontro rispettoso e pieno di ammirazione con lo spirito protestante e con il genio dell&#8217;ortodossia mi ha fatto capire meglio come la Chiesa cattolica sia l&#8217;unico luogo nel quale il senso ortodosso della comunione ed il gusto protestante per il concreto e l&#8217;individuale possono armonicamente conciliarsi in una sintesi plenaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Questa impalcatura culturale, che ci ha illustrato, in gran parte era gi\u00e0 costruita prima del Concilio. Che impatto ha avuto il Concilio sul movimento? \u00c8 vera l&#8217;accusa che spesso si fa a Comunione e Liberazione di essere rimasta ancorata a posizioni preconciliari?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io mi ricordo ancora i soprassalti di entusiasmo che abbiamo avuto trovando sviluppate organicamente nei documenti del Concilio, che man mano uscivano, tematiche che costituivano il contenuto pi\u00f9 profondo della nostra sensibilit\u00e0 intellettuale, del nostro impegno e della nostra prassi di vita. Avevamo la riconoscenza di chi si sente ridire con pi\u00f9 compiutezza e profondit\u00e0, con \u00abautorit\u00e0\u00bb, il perch\u00e9 esauriente di ci\u00f2 che sta vivendo. Mi ricordo, per esempio, la festa che abbiamo fatto quando \u00e8 uscita la <em>Lumen gentium,<\/em> che pone cos\u00ec magnificamente l&#8217;accento, particolarmente nel paragrafo ottavo, sulla Chiesa come comunit\u00e0 visibile, sperimentabile, incontrabile: l&#8217;anima del nostro tentativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec pure la Gaudium et spes, per l&#8217;interessamento, la passione per il mondo, la stima dei tentativi umani, pur nella percezione della loro tristezza ultima. Anche questa \u00e8 stata sempre una nostra caratteristica, come si \u00e8 visto dalla passione con cui la nostra gente si \u00e8 buttata assetata alla ricerca della verit\u00e0 nell&#8217;umano, dovunque e comunque essa fosse incontrabile. Quanto pi\u00f9 \u00e8 vera, per\u00f2, questa passione simpatetica, tanto pi\u00f9 grande \u00e8 la percezione della tristezza ultima per l&#8217;incompiutezza dell&#8217;umano, cos\u00ec che solo nella esperienza di Cristo la speranza trova il suo compimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, una delle frasi che citavo sempre era questa: \u00abNon sono venuto a togliere la Legge ma a compierla\u00bb, vale a dire, a renderla vera. La \u00abLegge\u00bb \u00e8 l&#8217;espressione pi\u00f9 alta dello sforzo di intelligenza e di moralit\u00e0 dell&#8217;uomo, che Dio non disprezza, ma coglie e compie nel mistero della Sua presenza. No, non si pu\u00f2 dire davvero che noi non ci siamo trovati in sintonia con il Concilio: del resto i teologi, sui libri dei quali ci siamo formati, non sono forse i precursori e gli esperti del Concilio? Si pensi a De Lubac e a Von Balthasar; ma altri si potrebbero aggiungere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I motivi dell&#8217;accusa contro di noi sono diversi. Molti protagonisti dell&#8217;\u00abaggiornamento\u00bb conciliare in Italia erano convinti che il Concilio avesse aperto la Chiesa cattolica ad una trama di pensiero mutuata da certe mode filosofiche o sociologiche. Noi invece, pur rispettando tutte le scienze umane, ciascuna nel proprio ambito, eravamo convinti che il punto di partenza cui il Concilio ci rimandava era l&#8217;imitazione della struttura mentale, del metodo, che Cristo aveva usato nella sua vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aprirsi al mondo non vuoi dire accettare, magari acriticamente, le ideologie del mondo, ma piuttosto incontrare il desiderio di verit\u00e0 che anima gli uomini. Del resto si \u00e8 visto come fossero infondate, per esempio, le posizioni di quelli che ci accusavano di integrismo sventolando ad ogni pie sospinto il libro di Maritain sull&#8217; <em>Umanesimo integrale<\/em>. Credo che non vi sia dubbio alcuno sul fatto che, se fosse vivo e si interessasse delle cose italiane, il grande filosofo francese si riconoscerebbe assai pi\u00f9 nelle nostre posizioni che in quelle di tanti suoi discepoli di allora (e di ora: si ricordi l&#8217;accoglienza a <em>Le Paysan de la Garonn\u00e9<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Autorit\u00e0 e libert\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ha sempre destato tantissime difficolt\u00e0 l&#8217;uso che Comunione e Liberazione ha fatto della parola e del concetto di autorit\u00e0. Su questo c&#8217;\u00e8 stato lo scontro forse pi\u00f9 radicale, perch\u00e9 la sottolineatura dell&#8217;autorit\u00e0 \u00e8 sempre apparsa al mondo come un qualcosa di anti-moderno, medievale, negatore della libert\u00e0 e dell&#8217;indipendenza dell&#8217;individuo. Lei invece ha sempre affermato che l&#8217;autorit\u00e0 \u00e8 l&#8217;occasione della libert\u00e0. Vuole spiegare meglio questo concetto di autorit\u00e0?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giustamente lei dice che l&#8217;autorit\u00e0 \u00e8 l&#8217;occasione del manifestarsi della libert\u00e0, perch\u00e9 \u00e8 di fronte al proprio oggetto che una potenzialit\u00e0 entra in atto; \u00e8 di fronte ad un esempio pi\u00f9 maturo di fede (come chiarezza di idee, come generosit\u00e0 di azione, e quindi come suggestivit\u00e0 di proposta) che la libert\u00e0, intravedendo meglio il proprio oggetto ultimo, si mette in azione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 nell&#8217;impatto provocato da una presenza pi\u00f9 tesa verso l&#8217;ideale che diventa pi\u00f9 evidente la ragionevolezza e la suggestivit\u00e0 di ci\u00f2 verso cui si tende e la possibilit\u00e0, perci\u00f2, di conseguire il proprio fine. Per questo motivo \u00e8 sempre per imitazione che la dinamica della affermazione di s\u00e9 si sviluppa equilibratamente e sanamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tradotta in termini dignitosamente umani, questa imitazione si chiama sequela. La sequela \u00e8 quindi la modalit\u00e0 con cui la persona si rende conto dei valori. Lungi dall&#8217;essere (come molti hanno volutamente mistificato, quasi fosse il nostro sistema) un abbandono irragionevole, essa \u00e8 l&#8217;atto che pi\u00f9 di ogni altro richiede l&#8217;esercizio dell&#8217;intelligenza: per vedere se e come si realizzi la verifica della proposta di valore che l&#8217;autorit\u00e0 impersona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma perch\u00e9 questo esercizio della ragione scatti, occorre la disponibilit\u00e0 originaria a dare credito ad una novit\u00e0, dapprima solo intuita, ed a seguirla. Ci\u00f2 che rende ragionevole il seguire \u00e8 il sussulto che una vera presenza autorevole desta nella vita come consiglio imprevisto ad uscire da s\u00e9, a rischiare con pi\u00f9 coraggio l&#8217;avventura umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00abautorit\u00e0\u00bb noi l&#8217;abbiamo tante volte identificata come \u00abgrazia\u00bb, un \u00abdono\u00bb, o per parlare pi\u00f9 laicamente, l&#8217;emergere di una ipotesi di lavoro da verificare. L&#8217;autorit\u00e0 \u00e8, esistenzialmente, la grande ipotesi all&#8217;interno della quale uno si mette al lavoro. Se l&#8217;autorit\u00e0 \u00e8 adeguata, cio\u00e8 vera, corrispondente nella sua proposta alla verit\u00e0 oggett\u00ecva, allora il paragone con la vita verifica nel tempo l&#8217;esattezza dell&#8217;ipotesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo la gratitudine verso il maestro che ha introdotto nella verit\u00e0 della vita e quindi nell&#8217;esperienza della libert\u00e0 va di pari passo con l&#8217;aumento della libert\u00e0 che la persona assume nella vita. Non \u00e8 questa una dottrina propria di CI, ma \u00e8 il modo in cui la Chiesa ha sempre inteso l&#8217;educazione. Anche la cultura laica pi\u00f9 avvertita giunge alle stesse conclusioni: quale psicologo negherebbe che questa \u00e8 la dinamica attraverso la quale il bambino, e poi l&#8217;adolescente, nel rapporto con il padre e con la madre, raggiungono la consapevolezza di s\u00e9?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>C&#8217;\u00e8 per\u00f2 una difficolt\u00e0 segnalata da molti: come si lega questa conce\u00adzione, assolutamente libera, carismatica, dell&#8217;autorit\u00e0, con l&#8217;autorit\u00e0 istituzionale all&#8217;interno della Chiesa, con la sua struttura gerarchica nella quale l&#8217;autorit\u00e0 non nasce da un libero riconoscimento?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguendo il Papa, i vescovi ed i sacerdoti che sono in comunione con lui, non si seguono le loro figure umane, ma Cristo attraverso loro; si segue il disegno dello Spirito di Dio nella storia e nella nostra vita. Sono essi, infatti, gli strumenti di cui Cristo ha voluto servirsi per arrivare a tutti. La sequela diventa naturale non appena si impara ad intravedere in essi il rapporto pieno di autorevolezza con la figura di Cristo, che \u00e8 il solo Maestro. Comunione e Liberazione non \u00e8 altro che un tentativo di introdurre pedagogicamente la struttura oggettiva della autorit\u00e0 della Chiesa. Proprio per questo \u00e8 tentativo contingente e si sottopone alla verifica critica di coloro che responsabilmente lo compiono.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Responsabilit\u00e0 nella chiesa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00c8 vero che gi\u00e0 da molti anni le voci dei pastori delle Chiese dell&#8217;Est, di Wyszynski e di Wojtyla erano ascoltate e meditate in Comunione e Liberazione!<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, da molti anni. Ed insieme a loro anche altre figure, meno note,ma egualmente di grandissima spiritualit\u00e0 e profondit\u00e0 religiosa, per esempio Zverina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;amore alla Chiesa, del resto, fin dal principio, \u00e8 cattolico, cio\u00e8 universale. Chi lo sente, avverte la necessit\u00e0 di comunicare a tutti la novit\u00e0 che ha reso piena la sua vita. Per questo la missione \u00e8 stata fin dal principio una dimensione essenziale per il nostro moviento, anche quando poteva sembrare una dispersione di energie che potevano tornare utili nel nostro Paese. Tutto questo con l&#8217;unica presunzione di non fare altro che esprimere la dinamica normale della vita cristiana. Come ha detto Pigi Bernareggi, tra i primi dei nostri amici partiti per il Brasile: \u00abLa sequela rende facile, quasi ovvio, ci\u00f2 che agli occhi del mondo \u00e8 impossibile\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>C&#8217;\u00e8 qualcosa che lei vorrebbe dire agli aderenti a Comunione e Liberazione per aiutarli a far fronte alle nuove responsabilit\u00e0 che vengono al movimento dall&#8217;attuale momento di grazia della Chiesa?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema \u00e8 solo quello di centrare ancora pi\u00f9 chiaramente ed intensamente, criticamente, cordialmente e generosamente tutto sulla parola del Papa. E per questo chi ha autorevolezza nel movimento deve essere esempio di sequela autentica alla parola del Magistero. La persona che Dio usa per educare alla sua Chiesa, dal punto di vista del contenuto della verit\u00e0, in un certo senso \u00e8 indifferente. Nel presente momento della Chiesa, tuttavia, il tipo umano di questo Papa \u00e8 esso stesso un fatto altamente significativo dal punto di vista pedagogico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le persone responsabili del nostro movimento han\u00adno il dovere acuto di immedesimarsi con il tipo umano da cui oggi \u00e8 guidata la Chiesa, di immedesimarsi con la certezza umana carica di fede che il Papa vive con l&#8217;urgenza di far diventare Cristo la chiave di volta di tutto lo sguardo rivolto all&#8217;uomo e al mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo Papa ci insegna una apertura assoluta all&#8217;umano nella sua concretezza originale, il che \u00e8 del tutto diverso da una apertura alle interpretazioni dell&#8217;umano che via via vanno per la maggiore, la quale finisce in un atteggiamento servile verso gli intellettuali di turno. Se si perde quel punto di riferimento originale si finisce con il tradire l&#8217;uomo per andar dietro ai propri orgogliosi pensieri, \u00absognando\u00bb come dice Eliot \u00absistemi cos\u00ec perfetti da rendere inutile all&#8217;uomo essere buono\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E che cosa vorrebbe dire, lei che ha sempre detto di voler costruire un dialogo fraterno e un lavoro comune fra tutti i cattolici, a tutti quei settori del mondo cattolico che fino a ieri hanno avversato CI e che, forse anche per effetto della nuova temperie umana che ha segnato l&#8217;inizio di questo pontificato, cominciano a ricredersi?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo sempre voluto costruire l&#8217;unit\u00e0 fra i cristiani non per una ragione politica o di potere, ma perch\u00e9 ci\u00f2 che rende gloria a Dio nel mondo \u00e8 proprio tale impossibile unit\u00e0. Questo \u00e8 il miracolo: <em>signum elevatum in nationibus<\/em>, come dice la teologia. Scompariremmo volentieri per creare questa unit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E il pluralismo?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;unit\u00e0 vera si crea andando al fondo della propria posizione umana fino ad incontrare ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 profondo: cio\u00e8 ci\u00f2 che unisce. \u00c8 a questa profondit\u00e0 che unit\u00e0 e pluralismo si incontrano. L&#8217;unit\u00e0 fra te e me nasce perch\u00e9 ciascuno di noi va al fondo della propria esperienza umana e vi incontra il volto di Ges\u00f9 Cristo. Per questo, mentre chiedo a tutti di impegnarsi per l&#8217;unit\u00e0, chiedo contemporaneamente a ciascuno di andare al fondo della propria esperienza di verit\u00e0 e di amare veramente ciascuno l&#8217;esperienza degli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 solo questo che rende capaci di una vera correzione. Quella vera correzione, mi si consenta, che a noi \u00e8 stata sempre lasciata mancare (tranne eccezioni rarissime): critiche tante, ma quasi mai nessuno che ci abbia ripresi, spinto dall&#8217;evidente desiderio di aiutarci ad andare al fondo della esperienza di verit\u00e0 che tentavamo di vivere. Chi ama l&#8217;ideale, nulla desidera pi\u00f9 che di essere aiutato dalla correzione. Ma uno \u00e8 aiutato dalla correzione quando si sente amato nel proprio cammino all&#8217;ideale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Vorrei che commentasse un&#8217;espressione che ho sentito ripetere da lei anche recentemente: il compito dell&#8217;autorit\u00e0 non \u00e8 far crescere l&#8217;organizzazione, ma far avvenire la verit\u00e0 di ciascuno.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il compito dell&#8217;autorit\u00e0 come tale \u00e8 di valorizzare la fede, la speranza e la carit\u00e0 che vivono in un individuo o in un gruppo. L&#8217;organizzazione della comunit\u00e0 deve esistere, ma solo per favorire questo, altrimenti trasforma in un progetto di saggezza umana che elimina l&#8217;azione dello Spirito e tende di fatto a produrre uniformit\u00e0, anche dove a parole si esalta il pluralismo. E l&#8217;uniformit\u00e0 culturale e mentale \u00e8 la tomba di ogni genialit\u00e0, cio\u00e8 del carisma. L&#8217;autorit\u00e0 \u00e8 come un padre che abbia tanti figli: non pu\u00f2 non esprimersi nella valorizzazione di ciascuno; ed \u00e8 nell&#8217;affermazione della fisionomia dei singoli figli che l&#8217;unit\u00e0 della famiglia diventa sicura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Quando mi sono sposato lei mi ha detto di pregare la Madonna. \u00c8 una cosa che sto meditando da allora.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il genio del cristianesimo \u00e8 nella fedelt\u00e0 con cui si percepisce la figura della Madonna; \u00e8 l\u00ec che il metodo che Dio ha usato nel salvare il mondo si illumina. La pi\u00f9 grande categoria del metodo usato da Dio nella storia nei confronti dell&#8217;uomo \u00e8 la scelta gratuita, l&#8217;elezione. Dal punto di vista umano, mai come in Maria questa gratuit\u00e0 si manifesta nella sua assoluta sovranit\u00e0. \u00c8 il segno della assoluta libert\u00e0 di Dio il fatto che noi siamo stati scelti. In secondo luogo Maria \u00e8 la madre del mondo nuovo e perci\u00f2 il mondo nuovo \u00e8 fatto del suo tipo morale e spirituale e fisico, \u00e8 fatto di Lei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al miracolo della liberazione dell&#8217;uomo e del senso del cosmo e della storia si accede attraverso il <em>fiat <\/em>di Maria. Il disegno di Dio ha voluto restare sospeso a questo s\u00ec, pronunciato dalla Sua libert\u00e0. Maria infine \u00e8 il paradigma totale della vita cristiana. Cristo \u00e8 tutto, ma nasce da Lei nel mondo. Cos\u00ec \u00e8 per noi: tutto \u00e8 dato dalla potenza del Verbo fatto uomo, ma \u00e8 attraverso la nostra fisicit\u00e0 che Cristo si manifesta nel mondo. La disponibilit\u00e0 totale a questa manifestazione dipende da una parola sola: memoria. Vivere la memoria dell&#8217;incontro con Lui per vivere la disponibilit\u00e0 a riconoscerLo di nuovo in tutti i giorni della vita. E chi pi\u00f9 di Maria viveva nel ricordo di quella presenza?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Papa, quando ha ricevuto CI, ha accolto lei come un vecchio amico. Fra l&#8217;altro ha detto: \u00abLa vostra proposta ha raccolto consensi, pur tra contrasti ed opposizioni, e so che anche avete sofferto. Allora, tra contrasti ed opposizioni, voi avete visto convergere su di voi ed a voi affiancarsi altri giovani, ai quali il vostro esempio ha dischiuso nuovi orizzonti di donazione, di autorealizzazione, di gioia&#8230; \u00c8 importante che continuiate ad annunciare con umile coraggio la parola salvatrice di Cristo&#8230;\u00bb. Poi ha messo da parte il discorso scritto che era stato preparato ed ha parlato a braccio, ricordando i numerosi incontri che ormai da molti anni hanno scandito le tappe di un&#8217;amicizia. Ci vuole raccontare come questa amicizia \u00e8 nata?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Veramente pi\u00f9 che un amico personale mio il Papa \u00e8 sempre stato, dai tempi in cui era arcivescovo di Cracovia, un amico di molti fra noi. Io l&#8217;ho incontrato una volta sola, a Kroscienko, ma innumerevoli sono stati gli incontri con i nostri ragazzi pellegrini in terra di Polonia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Direi che anche questo incontro, come quasi tutti i fatti decisivi della vita di CI, \u00e8 stato puramente casuale. Come CI si \u00e8 propagata da Milano in tutta Italia solo perch\u00e9 i nostri in vacanza incontravano dei coetanei di altre regioni e comunicavano loro il gusto per l&#8217;esperienza che stavano vivendo, cos\u00ec \u00e8 successo che alcuni di noi in Polonia hanno incontrato delle altre persone che stavano vivendo la stessa realt\u00e0, declinata secondo la stessa intenzione profonda, che noi stavamo sperimentando qui in Italia. Si trattava del movimento del padre Blachnicki che allora si chiamava \u00abOasi\u00bb e adesso ha preso il nome di \u00abLuce e Vita\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 stata una occasione che ha dato felice e sorprendente risposta ad un bisogno inconsapevole, all&#8217;urgenza ed alla passione per il riconoscimento reciproco nella stessa fede, perci\u00f2 nello stesso valore circa il proprio essere, la vita e tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto anche il costituirsi della piccola o grande comunit\u00e0 fra di noi rispondeva a questa stessa urgenza. Questa disponibilit\u00e0 attiva, questa benefica irrequietezza dei nostri occhi e del nostro cuore tesi a sco\u00adprire chi come noi credesse e volesse Cristo come vita dell&#8217;uomo, non ci poteva lasciar scappare l&#8217;occasione quando si dava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stesso modo, del resto, oltre che la realt\u00e0 polacca abbiamo incontrato quella dell&#8217;America Latina ed in Brasile anzi, addirittura, si \u00e8 sviluppata una intensa presenza missionaria del nostro movimento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Supplemento a Tracce Litterae Communionis n.2 febbraio 2010 INTERVISTA A LUIGI GIUSSANI a cura di Giorgio Sarco, maggio 1979 Questa intervista a don Giussani fu effettuata nel maggio 1979 per il settimanale Il Sabato, che la pubblic\u00f2 nel n.20 del 19\/05\/1979 omettendone, per ragioni di spazio, diverse parti. 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