{"id":39156,"date":"2016-08-13T00:00:47","date_gmt":"2016-08-12T22:00:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=39156"},"modified":"2017-12-13T11:49:52","modified_gmt":"2017-12-13T10:49:52","slug":"isola-di-cefalonia-1943","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/isola-di-cefalonia-1943\/","title":{"rendered":"Isola di Cefalonia 1943"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-39157 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/cefalonia_1943.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"187\" \/>Tratto da: <a href=\"http:\/\/www.identitanazionale.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>storia&amp;identit\u00e0<\/strong><\/a>\u00a0 (www.identitanazionel.it)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>and\u00f2 davvero come la racconta una certa <\/em>vulgata?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Paolo Deotto<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abL<\/em><em>a triste vicenda \u00e8 quella di un presidio che, a guerra finita, si \u00e8 trovato tagliato fuori dalla Patria, moralmente e materialmente, e che ha dovuto da s\u00e9 affrontare e subire il suo destino nel peggior clima di disfatta nazionale e di isolamento&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Che cosa conviene fare? <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>1) Lasciare che il sacrificio della Divisione Acqui sia sempre circonfuso da una luce di gloria. Molti per fortuna sono gli episodi di valore, sia pure pi\u00f9 individuali che collettivi. Sembra opportuno che siano messi in sempre maggior luce&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>2) Insistere sul movente \u00abideale\u00bb che spinse i migliori alla lotta. Non insistere sulla disparit\u00e0 di vedute, sulla crisi iniziale, sugli atti di indisciplina con i quali fu messo a dura prova il Comando.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>3) Non modificare la gi\u00e0 fatta, non perseguire i responsabili di erronee iniziative, anche se dovessero sopraggiungere nuove emergenze: e ci\u00f2 per non incorrere nel rischio che il processo a qualche singolo diventi il processo di Cefalonia&#8230; <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Questo vuole il rispetto ad essi [i caduti (ndr)] dovuto; il riguardo alla sensibilit\u00e0 di migliaia di famiglie e <strong>l\u2019opportunit\u00e0 di secondare il mito di gloria che si \u00e8 gi\u00e0 formato intorno a questa vicenda, in una larga parte della pubblica opinione<\/strong>\u00bb (il grassetto \u00e8 mio).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono alcune frasi, quelle finali, stralciate da un documento firmato dal tenente-colonnello Livio Picozzi. La data che figura in calce al documento \u00e8 quella del 10 novembre 1948. L\u2019ufficiale apparteneva all\u2019Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito ed era uno dei componenti la missione che, fra il 19 ottobre e il 5 novembre di quell\u2019anno, si rec\u00f2 nell\u2019isola greca di Cefalonia per ricostruire sul posto gli avvenimenti e per studiare una sistemazione dei resti dei caduti italiani nell\u2019eccidio tedesco del settembre 1943. Nel 1948: ossia, 57 anni fa, tre soli anni dopo la fine della guerra. Gi\u00e0 allora si manifestava l\u2019opportunit\u00e0 di \u00absecondare il mito\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da modesto cultore della storia, vivo nella testarda convinzione che \u00abmito\u00bb \u2014 inteso come enfatizzazione e mistificazione della memoria autentica per scopi estranei alla semplice rievocazione \u2014 e \u00abstoria\u00bb siano due termini tra loro incompatibili. Per cui mi pare opportuno cercare di capire come e perch\u00e9 intorno alla tragedia di Cefalonia sia nato un mito, e in che misura esso \u00abtorce\u00bb o distorce la realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gl\u2019italiani a Cefalonia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-31645\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2004\/11\/guerra.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"166\" \/>L\u2019isola di Cefalonia era stata occupata dalle truppe italiane il 1\u00b0 maggio del 1941, nel quadro delle operazioni militari italo-germaniche contro il Regno di Grecia, che l\u2019Italia aveva attaccato nel 1940 e che, da sola, non era riuscita sconfiggere. La forza di presidio, una parte della quale dislocata sulla vicina isola di Corf\u00f9, era costituita dalla divisione di fanteria Acqui \u2014 operativa sul fronte greco-albanese fin dal 1940 \u2014, da cui dipendeva anche il comando della Marina di Argostoli, il capoluogo, dotato di batterie di artiglieria costiera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019organico della divisione era di circa 11.000 uomini. Fra il 5 e il 10 agosto del 1943 era sbarcato a Cefalonia anche un contingente tedesco di 2.000 uomini, al comando del tenente colonnello Hans Barge. Ufficialmente giunti di rinforzo ai commilitoni italiani, i soldati tedeschi erano stati in verit\u00e0 inviati con precisi compiti di vigilanza, come in molte altre analoghe situazioni, facendosi sempre pi\u00f9 tenue la fiducia del dittatore tedesco nei confronti del governo italiano che era da pochi giorni guidato dal maresciallo Pietro Badoglio, dopo la destituzione e l\u2019arresto del dittatore Benito Mussolini, avvenuti in seguito ai risultati della seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio 1943.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le manifestazioni pubbliche di giubilo avvenute dopo la caduta del Duce, la diffusa convinzione popolare che per l\u2019Italia la guerra fosse finita \u2014 peraltro bloccata dalla doccia fredda del primo proclama di Badoglio \u00ab[\u2026] la guerra continua\u00bb \u2014 avevano acuito la tensione latente da tempo nell\u2019alleanza fra Roma e Berlino. I tedeschi erano convinti \u2014 e i fatti avrebbero dato loro ragione \u2014 che gli italiani stessero cercando una pace separata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il generale Antonio Gandin, comandante dell\u2019Acqui, manteneva per\u00f2 rapporti cordiali con i tedeschi, grazie anche alla croce di ferro conferitagli personalmente da Hitler nel precedente anno di guerra. Lo sbarco a Cefalonia dei soldati tedeschi non cre\u00f2 inizialmente nessun problema particolare alle forze di presidio italiane: il reparto del tenente-colonnello Hans Barge restava gerarchicamente subordinato al comandante di divisione italiano, pur nel concetto, \u00abtutto particolare\u00bb, di subordinazione nei confronti di superiori italiani che avevano i tedeschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u20198 settembre<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi anche su Cefalonia piomb\u00f2 la notizia dell\u2019armistizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo riportarci un attimo a quei giorni, se vogliamo meglio capire quello che avvenne. Nella seconda parte del 1943 la guerra gi\u00e0 volgeva al peggio per le forze dell\u2019Asse Roma-Berlino-Tokio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-30224 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/8_sett_43.jpg\" alt=\"\" width=\"160\" height=\"200\" \/>Il 3 settembre le forze alleate erano sbarcate a Reggio Calabria e a Villa San Giovanni, senza incontrare praticamente alcuna resistenza. Quello stesso giorno il generale Giuseppe Castellano firmava a Cassibile, vicino a Siracusa, nella Sicilia invasa, un armistizio col generale americano Walter Bedell-Smith, presente anche il generale comandante in capo delle armate alleate sul fronte italiano Dwight David Eisenhower.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con rara abilit\u00e0, nei giorni fra il 25 luglio e l\u20198 settembre 1943, i nuovi dirigenti politici italiani erano riusciti a rendersi invisi sia agli alleati tedeschi, sia ai nemici anglo-americani, dei quali peraltro facevano ogni sforzo per conquistare la fiducia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La figura ambigua del maresciallo Pietro Badoglio, cresciuto all\u2019ombra del fascio littorio e divenuto capo del primo governo non fascista dopo oltre vent\u2019anni, e i comportamenti confusi del re Vittorio Emanuele III, pi\u00f9 preoccupato di salvare il salvabile della Corona, che dell\u2019Italia, ingenerarono nei tedeschi un atteggiamento di sempre pi\u00f9 stretta vigilanza, che si concret\u00f2 nell\u2019invio di ingenti forze attraverso il passo del Brennero, con lo scopo preciso di disarmare le forze armate italiane nella Penisola, quando si fosse verificato il temuto voltafaccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte anche gli Alleati si mostravano perplessi nei confronti delle nuove autorit\u00e0 italiane: Badoglio cercava di tenere disperatamente il piede in due scarpe, non volendo comprendere che comunque gli anglo-americani non erano disposti a fare particolari concessioni all\u2019Italia in caso di armistizio, mentre continuava a illudersi di poter ingannare i tedeschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019armistizio, con cui l\u2019Italia usciva dal conflitto, non era stato seguito da una dichiarazione di guerra italiana alla Germania, che peraltro non poteva avvenire senza il consenso del re. La dichiarazione venne solo il 13 ottobre, dopo oltre un mese di tentennamenti e di ambiguit\u00e0, che furono pagati duramente da migliaia di soldati, in patria e all\u2019estero, lasciati senza ordini, nella completa disgregazione dell\u2019apparato militare, alla merc\u00e9 di un ex alleato inferocito per il tradimento, e nella gelida diffidenza o indifferenza dell\u2019ex nemico. E questa fu anche la sorte di migliaia di civili, sottoposti a spietati bombardamenti, che gli Alleati non risparmiarono all\u2019Italia neanche durante le trattative finali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il dopo-8 settembre a Cefalonia<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_39158\" style=\"width: 137px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39158\" class=\"wp-image-39158\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Antonio_Gandin.jpg\" alt=\"\" width=\"137\" height=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-39158\" class=\"wp-caption-text\">Antonio Gandin<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle truppe di stanza a Cefalonia l\u2019armistizio unilaterale dell\u20198 settembre fu reso noto attraverso un dispaccio radio dell\u2019agenzia Stefani delle 19,45, che comunicava quanto gi\u00e0 trasmesso dagli anglo-americani un\u2019ora prima. Il generale Gandin, come molti altri comandanti, si trov\u00f2 inizialmente senza direttive precise da parte del comando. Per questo si limit\u00f2 a ordinare il coprifuoco e a far pattugliare l\u2019isola dalle sue truppe. Gandin conosceva i tedeschi e sapeva che da un momento all\u2019altro poteva arrivare la loro reazione, mentre non vi era il minimo segno, nemmeno in prospettiva, di un soccorso da parte delle forze anglo-americane, come peraltro previsto dall\u2019art. 8 dello stesso armistizio \u00abbreve\u00bb di Cassibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giorno successivo arriv\u00f2 dal comando dell\u2019XI Armata, di stanza ad Atene, dal quale dipendevano le nostre forze operanti in Grecia, l\u2019indicazione di non fare causa comune n\u00e9 con i tedeschi, n\u00e9 con gli anglo-americani \u2014 in caso di un loro sbarco \u2014 e, invece, di \u00abreagire con la forza ad ogni violenza armata\u00bb. Un ordine inutile, a ben vedere, essendo preciso dovere di ogni militare di \u00abreagire con la forza a minacce armate\u00bb, ma che la diceva lunga sulla confusione che iniziava a caratterizzare i comportamenti dei vertici militari italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel giorno stesso il re e il governo si spostavano da Roma a Brindisi, in territorio pienamente controllato dalle truppe italiane. Su questo trasferimento si pu\u00f2 parlare di spostamento \u00abin un altro punto del sacro e libero territorio nazionale\u00bb, come recit\u00f2 il proclama del re da Brindisi, oppure si pu\u00f2 usare il termine di defezione, forse pi\u00f9 appropriato a una mossa attuata cos\u00ec in fretta da lasciare le forze armate del Regno prive di direttive coerenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sera di quel 9 settembre il comando di Atene invi\u00f2 un nuovo radiogramma al generale Gandin, ordinandogli di cedere ai tedeschi le artiglierie e le armi pesanti della fanteria, in ottemperanza ad accordi intervenuti fra lo stesso comando d\u2019armata e il comando superiore tedesco. In cambio i tedeschi si impegnavano \u2014 secondo Atene \u2014 a far rientrare in patria tutti i soldati italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gandin adott\u00f2 una tattica di attesa, e chiese una ripetizione del messaggio, eccependo che quello pervenuto non era comprensibile. Questa tattica era determinata dal dubbio che il generale Carlo Vecchiarelli, comandante d\u2019Armata, avesse emesso l\u2019ordine costrettovi dai tedeschi, confidando in un chiarimento da parte degli organi superiori. I tedeschi non forzarono i tempi, ma intanto fecero arrivare a Cefalonia rinforzi in uomini e in armamenti. Gandin era conscio del fatto che, pur in superiorit\u00e0 numerica, i suoi uomini potevano essere facilmente attaccati dall\u2019aviazione tedesca, n\u00e9 poteva essere sicuro della compattezza dei suoi reparti, serpeggiando, soprattutto a livello di ufficiali subalterni, sintomi di rivolta contro il suo stesso comando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo sembrava ragionevole cercare di prender tempo ed evitare ogni azione militare contro quelli che restavano comunque ancora formalmente degli alleati. E il comandante dell\u2019Acqui sapeva bene che i tedeschi disponevano in Grecia di 300.000 uomini, ed erano in grado di far pagare cara una eventuale vittoria delle forze italiane sull\u2019isola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra consultazioni con i cappellani della Divisione \u2014 che propendevano per la consegna delle armi al fine di evitare il temuto attacco tedesco \u2014 e riunioni del consiglio di guerra, il generale riusc\u00ec ad arrivare fino al 13 settembre con la situazione ancora in sospeso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo, per\u00f2, si erano verificati gravi episodi, a conferma della situazione di rivolta e di disordine che regnava in alcuni reparti della divisione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso Gandin venne attaccato da un carabiniere, che lanci\u00f2 una bomba a mano contro la sua auto; un maresciallo di marina fredd\u00f2 con un colpo di pistola un capitano di fanteria, accusandolo di essere un \u00abtraditore\u00bb, mentre due comandanti di batteria, il tenente Renzo Apollonio e il capitano Amos Pampaloni, assumevano atteggiamenti di sempre pi\u00f9 aperta ribellione, arrivando a preannunciare il loro rifiuto di obbedienza, in caso di ordine di consegna delle armi ai tedeschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel giorno, il 13 settembre, la situazione di stallo ebbe una tragica svolta: a trattative ancora in corso circa le modalit\u00e0 di consegna delle armi, il capitano Apollonio fece, di sua personale iniziativa, aprire il fuoco con le artiglierie costiere contro due pontoni da sbarco tedeschi, che doppiavano Capo San Teodoro, diretti ad Argostoli, affondandone uno e causando la morte di alcuni soldati tedeschi, mentre un attacco a una postazione isolata del Genio tedesco \u2014 anch\u2019esso ordinato da Apollonio senza alcun ordine superiore in merito \u2014 port\u00f2 all\u2019uccisione di un ufficiale germanico e alla cattura dei suoi subordinati.<\/p>\n<div id=\"attachment_39159\" style=\"width: 330px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39159\" class=\"wp-image-39159 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Ordine_Cefalonia.jpg\" alt=\"\" width=\"330\" height=\"269\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Ordine_Cefalonia.jpg 330w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Ordine_Cefalonia-300x245.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 330px) 100vw, 330px\" \/><p id=\"caption-attachment-39159\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;ordine inviato da Brindisi a Antonio Gandin l&#8217;11 settembre 1943<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi atti di guerra, condotti contro gli ordini durante le trattative, contro un esercito non ancora nemico \u2014 anche perch\u00e9 lo stesso Gandin, come ovvio, tenne a precisare ai suoi interlocutori che si era trattato di episodi d\u2019insubordinazione \u2014 non giovarono certo a tranquillizzare i tedeschi. Infine, giunse dal comando supremo, finalmente risorto a Brindisi, l\u2019ordine, a firma del Sottocapo di Stato Maggiore, generale Francesco Rossi, di \u00ab[\u2026] resistere con le armi alle pretese tedesche di consegna degli armamenti\u00bb. Si trattava di un ordine sciagurato, perch\u00e9 era gi\u00e0 chiara, a Brindisi, l\u2019impossibilit\u00e0 di portare soccorso alcuno agli uomini della Acqui. Ma il generale Gandin, ricevuto l\u2019ordine, non pot\u00e9 far altro che obbedire e comunicare al comando tedesco il rifiuto della consegna delle armi e la virtuale apertura delle ostilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La battaglia di Cefalonia (14-22 settembre 1943)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si scaten\u00f2 quindi una battaglia durata quasi dieci giorni, con i tedeschi che non si esponevano al fuoco dei nostri soldati, lasciando ai caccia-bombardieri Stukas il compito di martellare senza piet\u00e0 le posizioni italiane, facendo centinaia di vittime. I soldati italiani, se catturati con le armi in pugno, venivano fucilati. La resistenza dur\u00f2 fino al 22, giorno in cui Gandin, dopo aver gi\u00e0 perso circa duemila uomini, si decise a chiedere la resa. Da Brindisi, nonostante gli appelli via radio dall\u2019isola, non era giunto alcun aiuto. Un\u2019iniziativa del contrammiraglio Giovanni Galati, che con due torpediniere, la Clio e la Sirio, aveva fatto rotta su Cefalonia per portare armi e medicinali, era stata bloccata dall\u2019ammiragliato inglese, poich\u00e9 le due navi erano salpate senza l\u2019autorizzazione alleata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 22 al 25 settembre a Cefalonia si scaten\u00f2 la vendetta tedesca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Centinaia di prigionieri furono ammassati presso una villa, la cosiddetta Casa Rossa, nei pressi di Argostoli \u2014 dove trovarono la morte 129 ufficiali italiani \u2014 e in altre localit\u00e0 dell\u2019isola e fucilati a scaglioni. I corpi dei fucilati alla Casa Rossa venivano fatti precipitare dentro alcune cavit\u00e0 naturali che si trovavano nei pressi e poi ricoperti di terra: a fine settembre le salme furono esumate dai tedeschi, portate al largo dell\u2019isola su dei pontoni e qui fatte affondare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo 37 ufficiali del gruppo della Casetta Rossa \u2014 per pi\u00f9 cappellani, sudtirolesi e sanitari \u2014 furono risparmiati: verranno ricevuti tutti in udienza nel 1953 da Papa Pio XII. Il generale Antonio Gandin non sfugg\u00ec alla sorte dei suoi sottoposti: venne fucilato alle 7 di mattina del 24 settembre 1943. I soldati scampati alla rappresaglia, circa 2500, vennero concentrati in Sassonia, nel Lager di Zeithain, fino al 1945. Durante il trasporto verso la terraferma su navi sovraccariche un primo bastimento, l\u2019Ardena, esplose appena fuori del porto: l\u2019equipaggio tedesco si salv\u00f2 ma degli 620 italiani imprigionati annegarono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre due navi incapparono in campi minati e affondarono uccidendo circa altri 650 prigionieri. Per ironia della sorte fra il 10 e l\u201911 ottobre circa 1300 altri italiani perirono nell\u2019affondamento a opera di aerei alleati del vascello postale Mario Roselli, carico di circa 5500 prigionieri di Cefalonia e Corf\u00f9. A Cefalonia rimasero alcune centinaia di prigionieri, gran parte dei quali ader\u00ec alla Repubblica Sociale Italiana.<\/p>\n<div id=\"attachment_39160\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39160\" class=\"wp-image-39160\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Napolitano_cefalonia.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Napolitano_cefalonia.jpg 330w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Napolitano_cefalonia-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-39160\" class=\"wp-caption-text\">Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Cefalonia il 25 aprile 2007<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">I superstiti della Acqui ancora nell\u2019isola, sottoposti al comando alleato e partigiano-comunista vennero rimpatriati nel novembre 1944, poco prima che i rapporti fra i due schieramenti vincitori si rompessero e iniziasse la drammatica guerra civile greca. Dal 1953 i resti dei soldati uccisi per mano tedesca a Cefalonia e nelle altre isole riposano nel sacrario dei Caduti d\u2019Oltremare a Bari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, se quasi duemila nostri soldati \u2014 a tutt\u2019oggi, tuttavia, non esiste un calcolo univoco e definitivo delle vittime \u2014 gi\u00e0 avevano trovato la morte sotto i bombardamenti tedeschi e in combattimento, quasi altrettanti, contro ogni senso di umanit\u00e0, furono fucilati dalla Wehrmacht, insieme a gran parte degli ufficiali, fra cui lo stesso comandante di divisione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Perch\u00e9 Cefalonia?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi gli avvenimenti, apparentemente semplici, che ho riportato in sintesi. Ma la loro lettura solleva interrogativi non di poco conto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 le insubordinazioni? Perch\u00e9 il bisogno di creare quel \u00abmito\u00bb difeso dal tenente-colonnello Picozzi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 solo nell\u2019isola greca i tedeschi si comportarono con tanta ferocia contro gli ex alleati italiani, mentre in tutti gli altri teatri di scontro le truppe germaniche si erano limitate a disarmarli e a deportarli?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9, invece, a Cefalonia \u2014 e con minor rigore a Corf\u00f9 \u2014 scatt\u00f2 una cos\u00ec terribile rappresaglia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>1. Il mito di Cefalonia <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partendo dal mito, vediamone i contorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cefalonia \u00e8 stata tout court dichiarata il luogo, in cui ebbe inizio la resistenza anti-tedesca, sotto l\u2019impetuosa spinta di alcuni giovani ufficiali, patrioti e anti-fascisti, che furono entusiasticamente seguiti da una truppa anelante al combattimento, mossa anch\u2019essa da sentimenti anti-tedeschi e anti-fascisti, sdegnata dal disonorevole proposito di cedere le armi, ben decisa a morire per salvare l\u2019onore patrio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dulcis in fundo, questi sentimenti della truppa sarebbero stati verificati con una sorta di referendum \u2014 una scelta \u00abdemocratica\u00bb, per la prima volta dopo vent\u2019anni \u2014, che avrebbe visto la quasi totalit\u00e0 dei soldati favorevoli al combattimento. I soldati sopravvissuti si sarebbero poi uniti ai partigiani greci, per continuare con essi la lotta contro i tedeschi. Questa oleografia ha ricevuto un\u2019autorevole impulso dall\u2019attuale Presidente della Repubblica, che l\u2019ha ripresa e avallata in un discorso tenuto proprio a Cefalonia, il 1\u00b0 marzo del 2001.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>2. I limiti della lettura ufficiale <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma fu davvero cos\u00ec? Oppure si tratt\u00f2 di un tragico episodio che aggrav\u00f2 il bilancio delle vittime italiane, causate dal dissennato 8 settembre 1943?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se tutto fu limpido, se tutto si svolse nell\u2019immacolato eroismo dei protagonisti, perch\u00e9 furono sollevati dubbi sulla liceit\u00e0 di pi\u00f9 di una condotta? Perch\u00e9 si tent\u00f2 d\u2019insabbiare o di \u00abpromuovere per rimuovere\u00bb?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si tratta invece della volont\u00e0 di approfittare di un genuino moto di resistenza \u2014 per di pi\u00f9 militare, quindi a fortiori legittima \u2014 per dare sostanza alla rivendicazione dell\u2019embrione, del \u00abprincipio e fondamento\u00bb, di quell\u2019identit\u00e0 nazionale costruita sulla base di un anti-fascismo non contemporaneamente anti-comunista e anti-totalitario, che proprio in quei giorni prendeva forma nell\u2019Italia liberata e che sarebbe stata per decenni la strategia di fondo della politica delle sinistre e dei partiti del CLN: un\u2019identit\u00e0 ideologica ed estranea alle radici culturali dell\u2019Italia, imposta con la forza di una vittoria ottenuta da altri \u2014 gli odiati anglo-americani \u2014, che solo il 18 aprile 1948 varr\u00e0 a riequilibrare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti a Cefalonia ufficiali e soldati italiani \u00abdemocratici\u00bb decisero di disubbidire \u2014 mentre il re si eclissava \u2014 ai legittimi comandi e di intraprendere azioni militari al di fuori da ogni regola di civilt\u00e0. Per di pi\u00f9 ci\u00f2 avvenne a danno di un alleato, che era pi\u00f9 volte venuto in soccorso dell\u2019Italia \u2014 in Africa Settentrionale, in Grecia, in Jugoslavia \u2014, nonostante la pratica italiana della \u00abguerra parallela\u00bb cio\u00e8 concorrenziale, il quale veniva abbandonato proprio mentre si prospettava la sconfitta, di un popolo che avrebbe dovuto pagare con la vita di altri suoi figli il venir meno dell\u2019apporto italiano. E si sapeva che la Wehrmacht era guidata in ultima analisi da un autocrate esaltato, un esercito di un regime di cui, almeno fin dalla campagna di Russia, era nota la spietatezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni ufficiali della Acqui avevano poi intrattenuto da mesi rapporti con il movimento clandestino comunista greco e, all\u20198 settembre, grossi quantitativi di materiali erano stati dirottati verso queste formazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 giusto passar sotto silenzio questi fatti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-39161 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/stemma_Aqui_Cefalonia.jpg\" alt=\"\" width=\"205\" height=\"246\" \/>Si pu\u00f2 parlare di esenzione da responsabilit\u00e0 degl\u2019italiani nella spietata reazione germanica? L\u2019ordine di Hitler di non fare prigionieri \u2014 peraltro in gran parte disatteso dagli ufficiali tedeschi \u2014 fu emesso il 18 settembre, quando grazie al comportamento aggressivo e illecito di alcuni subordinati le trattative che il generale Gandin aveva con tanta pazienza e forse con qualche speranza di successo intessuto erano naufragate e si era venuti allo scontro, che peraltro gl\u2019italiani avevano combattuto in pi\u00f9 di un frangente vittoriosamente, facendo prigionieri centinaia di tedeschi.Tutte questi aspetti come mai non vengono mai presi in considerazione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli apologeti di Cefalonia come incipit della lotta di liberazione pare di veder aleggiare lo stesso spirito encomiastico che accompagna certe azioni partigiane \u2014 il modello \u00e8 l\u2019attentato di via Rasella a Roma \u2014, generalmente di formazioni comuniste, compiute in Italia nel totale disinteresse delle conseguenze, anche quando si sa che queste colpiranno duramente le popolazioni civili. Uno spirito squisitamente ideologico, tutto teso a legittimare con fatti di dubbia liceit\u00e0 dubbi delle tesi ideali e delle prese di posizione politiche che ben poco hanno a che fare con il bene comune della nazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si vuol capire perch\u00e9 solo a Cefalonia l\u20198 settembre l\u2019armistizio fin\u00ec in eccidio non si pu\u00f2 invece prescindere da come i rapporti italo-tedeschi si trovarono a essere alterati da tutta una serie di elementi esogeni, che dettero loro una piega del tutto particolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>3. 8 settembre: tradimento o scelta obbligata? <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Premesso che il comportamento tedesco \u00e8 inaccettabile sotto l\u2019aspetto morale, anche in presenza di giustificazioni di diritto, non si pu\u00f2 dimenticare che l\u2019armistizio separato, unilaterale e senza preavviso dell\u20198 settembre 1943 fu per i tedeschi in sostanza un tradimento, avvenuto per di pi\u00f9 in un momento critico di un conflitto che si rivelava sempre pi\u00f9 una lotta mortale fra la Germania e il resto del mondo. Non scordiamo che la stessa Francia, schiacciata dalle forze tedesche, chiese l\u2019autorizzazione agli alleati inglesi prima di trattare la resa con la Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia era alleata della Germania, ma intavol\u00f2 trattative segrete con gli Alleati e, ancora il 3 settembre 1943, giorno della firma dell\u2019armistizio cosiddetto \u00abbreve\u00bb a Cassibile \u2014 reso noto al mondo il giorno 8 \u2014, il maresciallo Badoglio ribadiva la nostra fedelt\u00e0 all\u2019ambasciatore tedesco in Italia Rudolph Rahn. La qualifica di \u00abtraditori\u00bb, affibbiataci dai tedeschi, e rimasta vischiosamente attaccata all\u2019identit\u00e0 nazionale per decenni, \u00e8 tanto sgradevole quanto purtroppo rispondente alla realt\u00e0 \u2014 quanto meno alla realt\u00e0 comunemente percepita \u2014 di un atto sostanzialmente proditorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se \u00e8 innegabile che l\u2019Italia alla fine del 1943 si trovava in una situazione sempre pi\u00f9 insostenibile e che un armistizio, come la non-cobelligeranza del 1939-1940, poteva essere una strada difficile, ma in tesi lecita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza sposare posizioni preconcette nell\u2019analisi delle difficili scelte del dopo 25 luglio, va detto per\u00f2 che se l\u2019Italia avesse mantenuto l\u2019alleanza con la Germania probabilmente la sconfitta sarebbe stata comunque inevitabile. Ma, se proviamo \u2014 per un attimo e senza alcun affetto per questa prospettiva \u2014 a pensare a una campagna d\u2019Italia combattuta fianco a fianco da italiani e da tedeschi e, visto che i soli tedeschi, con un piccolo apporto di \u00abrepubblichini\u00bb \u2014 controbilanciato, peraltro, da quello dato dagli \u00abultimi soldati del re\u00bb agli Alleati \u2014 sono riusciti a trattenere l\u2019invasore per oltre un anno e mezzo lungo la Penisola, ci si pu\u00f2 domandare quanto a lungo avrebbero resistito italiani e tedeschi insieme. E quali sarebbero stati, se non gli esiti, quanto meno i tempi del conflitto mondiale se le divisioni tedesche impegnate in Italia dopo l\u20198 settembre fossero state schierate contro l\u2019URSS.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il repentino voltafaccia di settembre la Corona scelse di uscire dall\u2019abbraccio mortale hitleriano \u2014 dopo essersi liberata facilmente, troppo facilmente, da Mussolini \u2014, ma lo fece con modalit\u00e0 tali da legittimare il sospetto di tradimento e senza far nulla per non ritrovarsi stretta fra la reazione di un alleato inferocito perch\u00e9 tradito e il muro di ostilit\u00e0 dell\u2019ex nemico anglo-americano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se l\u2019intento era di uscire da un legame ora indesiderato, perch\u00e9 stretto sotto il condizionamento della dittatura, il distacco andava preparato diplomaticamente in maniera assai diversa e nella piena consapevolezza che, in virt\u00f9 della situazione strategica, non si sarebbe trattato di un pacifico addio, ma di una guerra nella guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti, lascia senza parole come la decisione di cambiare campo fu \u00abgestita\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In primis sotto il profilo giuridico internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad armistizio stipulato, l\u2019Italia si veniva a trovare in una ben difficile situazione, perch\u00e9 ufficialmente era divenuta una potenza \u00abnon belligerante\u00bb, e se avesse portato le armi contro i tedeschi in assenza di dichiarazione di guerra, questi potevano considerare i soldati italiani come \u00abpartigiani\u00bb o \u00abfranchi tiratori\u00bb e, pertanto, sprovvisti di quelle tutele che le convenzioni internazionali riservano ai combattenti regolari, prima fra tutte il comportamento umanitario nei confronti dei prigionieri di guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019impatto dell\u2019armistizio, poi, neppure nella forma adottata \u2014 cio\u00e8 unilaterale e segreta \u2014, non fu previsto n\u00e9 il Paese preparato; la nuova condizione fu resa nota in termini ambigui e la catena di comando nei giorni successivi all\u20198 settembre s\u2019infranse, in parallelo al tracollo degli organi dello Stato monarchico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-14772\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/12\/regio-esercito.jpg\" alt=\"\" width=\"208\" height=\"200\" \/>Mentre il re si poneva al sicuro, nel lasso di tempo fra l\u2019armistizio e la dichiarazione di guerra al Terzo Reich, dalla madrepatria ai Balcani e all\u2019Egeo, dalla Polonia alla Francia, l\u2019organizzazione del complesso militare-industriale italiano letteralmente si liquefece, le caserme si svuotarono, i depositi militari furono saccheggiati e scatt\u00f2 l\u2019ormai famoso \u2014 ma tristemente famoso \u2014 meccanismo psicologico: \u00abtutti a casa!\u00bb. In gran parte catturati, in armi o sbandati, i nostri soldati si trovarono in balia dell\u2019ex alleato e i pi\u00f9 vennero avviati al lavoro coatto in Germania e nei paesi occupati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Cefalonia \u2014 e nella sua appendice Corf\u00f9 \u2014 nei rapporti italo-tedeschi a questa debolezza di partenza si aggiunsero quelle insubordinazioni interne alla Acqui e quelle iniziative avventate di alcuni ufficiali inferiori, che ho segnalato e che non portarono ad altro effetto se non a quello di farci considerare due volte traditori dai tedeschi, prima per l\u2019armistizio, poi per gli atti offensivi portati \u2014 equiparabili <em>sic stantibus rebus<\/em> ad atti di guerriglia partigiana \u2014 contro di loro, a trattative in corso. Una volta che l\u2019alleato italiano aveva deciso di deporre le armi, il presidio tedesco a Cefalonia si trovava da solo a difendere l\u2019isola, in caso di sbarco anglo-americano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pretesa di cessione delle armi da parte degli alleati italiani, divenuti neutrali, non \u00e8 dunque cos\u00ec inspiegabile, se gli italiani non avrebbero pi\u00f9 dovute usare queste armi. \u00c8 anche necessario sottolineare che le artiglierie italiane presenti a Cefalonia erano una preda bellica conquistata dai tedeschi e ceduta agli italiani. E Gandin sapeva tutto ci\u00f2 e la scelta di non attaccare l\u2019ex alleato derivava da questa consapevolezza, oltre che dalla volont\u00e0 di riportare a casa quanti pi\u00f9 soldati italiani possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ben consideriamo la posizione dell\u2019Italia, dunque, non tutte le ragioni erano dalla nostra parte. La fucilazione dei prigionieri, anche dei soldati semplici \u2014 indegna, crudele, inaccettabile \u2014, aveva le sue basi nel pasticcio giuridico-operativo messo in piedi dai nostri spensierati governanti e dalle improvvide iniziative di alcuni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>4. Una risposta al \u00abperch\u00e9?\u00bb<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella che pare lecito avanzare, in conclusione, \u00e8 l\u2019ipotesi che la rappresaglia tedesca abbia assunto toni cos\u00ec feroci, sia per la gravit\u00e0 della doppia provocazione subita, sia soprattutto per la volont\u00e0 di Hitler in prima persona l\u2019ordine di non fare prigionieri a Cefalonia e dintorni fu un F\u00fchrerbefehl, cio\u00e8 un ordine diretto, supremo, irrevocabile e di applicazione immediata di infliggere un truce ed esemplare monito nei confronti dell\u2019ex alleato, affinch\u00e9 non si ripetessero in effetti a quindici giorni dalla defezione italiana la situazione era ancora in certa misura fluida e si poteva temere che altri reparti italiani, come in effetti in alcuni casi avvenne, potessero seguire l\u2019esempio della Acqui pi\u00f9 episodi di rivolta, n\u00e9 spontanea n\u00e9 organizzata, come avvenuto a Cefalonia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli studi non riescono a infrangere il \u00abmito\u00bb <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per capire che cosa realmente accadde a Cefalonia e quanto poco aderente alla realt\u00e0 sia la lettura patriottico-resistenziale, sarebbe stato sufficiente leggere quanto scrisse padre Romualdo Formato, uno dei cappellani della Acqui, che gi\u00e0 in data 30 aprile 1946 indirizz\u00f2, in tal senso sollecitato dalle autorit\u00e0 militari, una relazione al Ministero della Guerra, Terza Sottocommissione accertamenti. Lo stesso sacerdote avrebbe poi scritto un libro, L\u2019eccidio di Cefalonia, caduto nel dimenticatoio per difendere quel \u00abmito\u00bb di cui ho parlato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E in effetti gl\u2019inquirenti militari del dopoguerra compresero fin da subito che c\u2019era qualcosa che non era andato per il verso giusto a Cefalonia, a partire dalla \u00abRelazione Picozzi\u00bb, del 1948, che ebbe una curiosa replica anni dopo, nel 1962, con l\u2019appunto del colonnello Giovanni Broggi, sempre dell\u2019Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito, che venne compilato dopo che un articolo, comparso sul settimanale Gente, rimetteva in discussione la vicenda di Cefalonia, addebitando questa volta al generale Gandin, con le sue titubanze, la colpa della tragedia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il colonnello Broggi, pur conscio dell\u2019opportunit\u00e0 di difendere dalla diffamazione la Medaglia d\u2019Oro Gandin, consigliava di rinunciare alla richiesta di rettifica nei confronti di Gente. Ancora una volta prevaleva la logica della \u00abdifesa del mito\u00bb: \u00ab[\u2026] sembra conveniente rinunciare all\u2019idea di una rettifica su \u201cGente\u201d, rettifica che probabilmente potrebbe avere l\u2019effetto di risollevare polemiche sulla delicata questione di Cefalonia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Veniva quindi scelta la linea di non approfondire le indagini per non danneggiare gli effetti che la lettura vessillare e resistenziale della battaglia e degli eccidi di Cefalonia si desiderava producesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E anche, in analogia con quanto \u00e8 emerso di recente dal cosiddetto \u00abarmadio della vergogna\u00bb, per la scelta deliberata di non incrinare, rievocando crimini tedeschi \u2014 o italiani \u2014 anche di straordinaria gravit\u00e0, i rapporti fra Italia e Germania, nuovamente alleate in seno alla NATO.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il dibattito fra gli storici<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-39162\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/targa_Cefalonia.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"187\" \/>L\u2019interpretazione ufficiale tuttavia doveva a lungo andare logorarsi e dai primi anni 1990 iniziano ad apparire sempre pi\u00f9 numerosi lavori storici \u2014 trascurando il romanzo sedicente storico Il mandolino del capitano Corelli, di Louis de Bernier\u00e8s, apparso nel 1994 in Inghilterra e tradotto da noi nel 2001, o fiction televisive, come la recente Cefalonia della Rai \u2014, con prevalenza di memoriali e ricerche pubblicati da editori minori, dai quali inizia trapelare \u2014 o, meglio, trova nuova conferma \u2014 che a Cefalonia non vi furono solo luci, ma anche non poche ombre: certo non tali da offuscare il sacrificio di migliaia di compatrioti, ma senz\u2019altro tali da mettere in discussione troppe verit\u00e0 acquisite e troppi meriti frettolosamente attribuiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un esempio di ricerca che considero di particolare pregio \u00e8 quello svolto nel 1998 da Massimo Filippini, avvocato, tenente colonnello in congedo dell\u2019Aeronautica, figlio di uno dei caduti di Cefalonia, il maggiore Federico Filippini, comandante del genio divisionale della Acqui, pubblica La vera storia dell\u2019eccidio di Cefalonia e avvia un sito Internet, www.cefalonia.it. Pochi mesi fa, sul finire del 2004, l\u2019avvocato Filippini d\u00e0 alle stampe un altro libro, La tragedia di Cefalonia. Una verit\u00e0 scomoda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A ben guardare, Filippini non ha fatto nulla di straordinario: spinto dal desiderio di capire come e perch\u00e9 suo padre mor\u00ec, ha studiato documenti, raccolto testimonianze, spulciato archivi dell\u2019Ufficio Storico dell\u2019Esercito. Ha letto il diario storico della divisione, redatto dal capitano Ermanno Bronzini, ha letto quanto scritto da padre Formato. Ha fatto il lavoro dello storico, o meglio il lavoro che dovrebbe fare lo storico, se non \u00e8 apologeta e se non lavora a tesi precostituite. Infine, ha letto gli atti istruttori seguiti alle denunce formulate da Roberto Triolo, padre di un altro dei caduti di Cefalonia, il sottotenente della Guardia di Finanza Lelio Triolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornano a occuparsi di Cefalonia firme illustri come Mario Pirani e Sergio Romano, che scriver\u00e0 \u00abCefalonia, una pagina nera della storia militare italiana\u00bb. Questo giudizio di Romano fu espresso in occasione della pubblicazione, nel 2000, del libro di Alfio Caruso Italiani dovete morire. E aggiunge: \u00abAlcuni ufficiali [&#8230;] non esitano ad agitare la truppa contro il loro Comandante. La rievocazione degli avvenimenti che Renzo Apollonio, divenuto ormai generale di Corpo d\u2019Armata, ha scritto per il volume dello Stato Maggiore \u00e8 assai elusiva e reticente\u00bb. Romano esprime un giudizio; Filippini fornisce una serie di fatti, sui quali quel giudizio ha motivi di fondamento. E proprio Romano fa il nome e il cognome di una figura-chiave della vicenda: Renzo Apollonio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dibattito fra ricercatori si fa subito acceso ed emergono posizioni comunque revisionistiche, ma di orientamento diverso: c\u2019\u00e8 chi insiste sul presunto tradimento di Gandin, chi invece sottolinea le responsabilit\u00e0 degli \u00abufficiali democratici\u00bb: tutti sono comunque concordi nel lamentare il tragico vacuum di potere militare e civile in cui si consum\u00f2 la tragedia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dal \u00abmito\u00bb a una lettura pi\u00f9 equilibrata<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa che segue, viste le fonti pi\u00f9 attendibili e in \u00abparole povere\u00bb, potrebbe essere, in conclusione, una ricostruzione corretta dell\u2019accaduto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>1. La condizione dell\u2019Acqui all\u20198 settembre <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cefalonia, otto settembre 1943. Anche la Divisione Acqui, come tante unit\u00e0 dell\u2019esercito italiano, \u00e8 formata di uomini stanchi e sfiduciati, ma pronti ad aggrapparsi alla speranza, come \u00e8 normale, quando la realt\u00e0 \u00e8 troppo dura. La dura realt\u00e0 \u00e8 la lontananza da casa, l\u2019incertezza sul futuro, la pena per i propri cari. La speranza \u00e8 che l\u2019armistizio voglia dire che \u00abfinalmente \u00e8 finita\u00bb, che si torna a casa. Compito degli ufficiali, in queste peculiari situazioni, dovrebbe proprio essere quello di infondere fiducia negli uomini, di mantenere compatti i reparti e intatta la disciplina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il generale Gandin \u00e8 conscio del peso tremendo della sua responsabilit\u00e0: la vita di oltre undicimila uomini, di undicimila \u00abfigli di mamma\u00bb, come ha occasione di chiamarli, colloquiando con padre Formato e con il capitano Ermanno Bronzini, dipende dalle decisioni che egli stesso dovr\u00e0 prendere. La guerra \u00e8 finita, \u00e8 persa, questo il generale Gandin lo sa bene. Ora bisogna trovare il modo di salvare queste undicimila vite; i tedeschi sono sconfitti quanto gli italiani, ma sono governati da un dittatore psicopatico, e hanno comunque il dente avvelenato contro questi alleati, da loro ormai visti come traditori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il generale Gandin deve interrogare a fondo la sua coscienza per capire se la difesa dell\u2019onore militare giustifichi il fatto di mettere in gravissimo pericolo le vite dei suoi undicimila ragazzi. La tattica del negoziato, del salvare il salvabile dell\u2019onore, avendo come prima preoccupazione quella di salvare i propri uomini, sembra la migliore.<\/p>\n<div id=\"attachment_39163\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39163\" class=\"wp-image-39163\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/cefalonia_1943-1.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"168\" \/><p id=\"caption-attachment-39163\" class=\"wp-caption-text\">Una motozattera come quella affondata dai cannoni italiani<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">I tedeschi vogliono le armi pesanti e quelle della truppa, lasceranno le armi individuali agli ufficiali, cos\u00ec dicono. L\u2019ordine da Atene parla chiaro, ma \u00e8 dubbio che sia un ordine emesso liberamente dal Comandante di Armata. L\u2019ordine di Brindisi non \u00e8 ancora arrivato. I rapporti con il comando tedesco si mantengono buoni, perch\u00e9, al di l\u00e0 del giudizio complessivo sugli italiani, il generale Gandin \u00e8 stimato dai tedeschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma una divisione \u00e8 una grande unit\u00e0 e tutto pu\u00f2 funzionare solo se la disciplina regna e gli ufficiali collaborano lealmente e in obbedienza con il Comando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche questa sembra un\u2019ovviet\u00e0: un soldato \u00e8 tenuto ad obbedire agli ordini. Ma i soldati e gli ufficiali della divisione Acqui sono tanti, e tra essi ci sono anche, inevitabilmente, quei personaggi che si scoprono anti-fascisti il 26 luglio del 1943, o che si scoprono anti-tedeschi dopo l\u20198 settembre, non appena diventa chiaro dove tira il vento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>2. Le evoluzioni degli anti-fascisti della prima ora <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Renzo Apollonio \u00e8 stato uno dei migliori campioni di questo tipo di italiano: non mi permetterei questo giudizio, se non avessi letto la sconcertante parabola di quest\u2019uomo, riportata dalla penna di un sacerdote, padre Formato, che non aveva alcun interesse diretto a sostenere l\u2019una o l\u2019altra parte, e confermata dalle testimonianze raccolte sull\u2019isola e da diversi reduci. Alla notizia dell\u2019armistizio il tenente Apollonio manifesta tutto il suo sdegno perch\u00e9 \u00abi tedeschi ci chiameranno traditori, come gi\u00e0 nel 1915 quando tradimmo la Triplice Alleanza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Addirittura, fantastica di trasferirsi via mare presso il primo comando tedesco raggiungibile, per continuare la lotta a fianco degli alleati di tre anni di guerra. Bastano pochi giorni perch\u00e9 Apollonio divenga ferocemente anti-tedesco, mentre il suo collega, capitano Pampaloni, cede ingenti quantitativi di armi e munizioni ai partigiani greci delle formazioni comuniste dell\u2019ELAS (Ethnik\u00f2n Laik\u00f2n Apelefhterotik\u00f2n S\u00f3ma,Corpo Nazionale Popolare di Liberazione), gli stessi che in passato avevano ucciso pi\u00f9 volte soldati italiani\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le scarse notizie disponibili dal continente e la propaganda dei partigiani greci creano l\u2019illusione che il ritorno a casa sia vicino. L\u2019agitazione della truppa \u00e8 comprensibile, ma potrebbe essere contenuta, se personaggi come Apollonio, e con lui un gruppo, in verit\u00e0 poco numeroso, di ufficiali subalterni, non soffiassero sul fuoco, anzich\u00e9 adoperarsi per riportare la calma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le trattative che il generale Gandin intavola col Comando tedesco per costoro divengono un \u00abtradimento\u00bb. Prende corpo la voce che gli anglo-americani saranno tra poco a Cefalonia per riportare in patria la Divisione Acqui; bisogna quindi impegnare in combattimento i tedeschi, inferiori numericamente, e poi andarsene a casa, per non combattere, finalmente, pi\u00f9 contro nessuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stato d\u2019animo che serpeggia \u2014 e qui riprendo alcuni passi della relazione del tenente-colonnello Picozzi \u2014 \u00e8 pi\u00f9 o meno questo: combattere un\u2019ultima volta per non combattere pi\u00f9. \u00c8 una convinzione ingenua, e i fatti lo dimostreranno, mentre il generale Gandin, con maggior concretezza, si rende conto della situazione reale. \u00abSe perdiamo, ci fucileranno tutti\u00bb: questa fu la profezia, tragicamente esatta, del comandante della divisione Acqui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>3. Il presunto \u00abreferendum\u00bb e la reale insubordinazione di Apollonio e Pampaloni <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa confusa situazione matur\u00f2 un\u2019altra leggenda, quella del \u00abreferendum\u00bb fra i soldati, smentito da molti dei reduci, che al pi\u00f9 riportarono di alcune \u00abconsultazioni\u00bb spontanee fra ufficiali e truppa, avvenute in alcuni reparti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre in questo clima, addirittura, un subalterno dei carabinieri, il sottotenente Orazio Petruccelli, decide di arrestare il generale Gandin e a questo scopo si reca al comando di divisione con una ventina di uomini. L\u2019operazione non riesce perch\u00e9 nel frattempo un carabiniere, nel centro di Argostoli, aveva gettato una bomba a mano contro Gandin e il generale, non fidandosi pi\u00f9 dei carabinieri, li aveva rimossi dalla guardia al comando, sostituendoli con un reparto di fanteria, che teneva le mitragliatrici puntate contro il vicino accampamento dei carabinieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa era la condizione di disordine che regnava nella divisione e senza dubbio, col senno di poi, si pu\u00f2 imputare una eccessiva debolezza al generale Gandin, che non mise subito agli arresti gli ufficiali ribelli. Ma abbiamo visto come la maggior preoccupazione del generale fosse quella di salvare i suoi uomini, n\u00e9 probabilmente egli poteva immaginare che gli insubordinati arrivassero al punto di compiere azioni di guerra contro i tedeschi proprio mentre il comando di divisione stava trattando con loro.<\/p>\n<div id=\"attachment_39164\" style=\"width: 294px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39164\" class=\"wp-image-39164 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/prigionieri_Cefalonia.jpg\" alt=\"\" width=\"294\" height=\"171\" \/><p id=\"caption-attachment-39164\" class=\"wp-caption-text\">prigionieri italiani a Cefalonia<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece gli avvenimenti precipitarono e il bombardamento contro i pontoni da sbarco tedeschi e l\u2019attacco contro la postazione del Genio tedesco \u2014 entrambe le azioni furono effettuate per autonoma iniziativa di Apollonio \u2014, costituirono il \u00abfattaccio compiuto\u00bb \u2014 sono parole contenute nell\u2019appunto del colonnello Broggi, redatto nel 1962 \u2014, che di fatto vanific\u00f2 ogni trattativa. Infine, arriv\u00f2 il discutibile ordine da Brindisi di \u00abresistere con le armi\u00bb alle pretese tedesche. La strategia degli alti comandi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La divisione Acqui veniva mandata al macello, perch\u00e9 tale fu, da un governo incosciente che voleva rifarsi una verginit\u00e0 agli occhi degli anglo-americani. Lasciata sola, la Acqui combatt\u00e9 con una \u00abprofessionalit\u00e0\u00bb e una incisivit\u00e0 che contraddice la diagnosi di sbandamento e del \u00abtutti a casa!\u00bb dei giorni immediatamente seguenti l\u2019armistizio. Lott\u00f2 anche con estremo valore, riuscendo non di rado a prevalere \u2014 diverse fotografie mostrano militari tedeschi imprigionati dagl\u2019italiani \u2014, in nulla aiutata dai partigiani greci \u2014 non esiste, a riguardo, alcuna testimonianza circa questo \u00abaiuto\u00bb di cui parler\u00e0 lo stesso Presidente Ciampi \u2014: furono sconfitti solo dagli ininterrotti e devastanti bombardamenti della Luftwaffe, cui gl\u2019italiani riuscirono a opporre la sola contraerea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo per\u00f2 gli ordini ricevuti erano al di fuori di ogni logica e la sconfitta inevitabile. La durezza della repressione tedesca e la spietata rappresaglia che vi fu dopo la resa italiana aveva la sua \u00abgiustificazione\u00bb, agli occhi dei tedeschi, nel comportamento incoscientemente aggressivo di Apollonio e degli artiglieri che, insieme ad alcuni reparti di artiglieria costiera della Marina, lo avevano assecondato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partendo da quest\u2019ultimo elemento di fatto, uno storico che si \u00e8 occupato di Cefalonia, Paolo Paoletti, \u00e8 arrivato a imputare la strage al generale Gandin, perch\u00e9 lo stesso aveva comunicato al comando tedesco di \u00abnon avere pi\u00f9 il controllo di tutta la Divisione\u00bb. Secondo Paoletti, in questo modo fu lo stesso generale a dare la qualifica di \u00abtraditori\u00bb ai suoi uomini e quindi a provocare la rappresaglia tedesca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019accusa \u00e8 risibile perch\u00e9, a parte il fatto che italiani e tedeschi vivevano mischiati a Cefalonia e gli atti di insubordinazione erano sotto gli occhi di tutti, la precisazione di Gandin poteva avere come scopo proprio quello di non far ricadere su tutta la Divisione l\u2019incoscienza di pochi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>4. Una valutazione <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quanto detto, si vede che, quando Sergio Romano parla di \u00abpagina nera\u00bb, non parla a caso. E si capisce pi\u00f9 chiaramente l\u2019atteggiamento dell\u2019esercito, che dopo la guerra volle stendere un velo su tutto. Atteggiamento comprensibile, anche se inaccettabile, tanto pi\u00f9 che, finiti i combattimenti, esaurita la furia vendicativa dei tedeschi, altri fatti, ben poco onorevoli, che gettano maggior luce sulla vicenda nel suo complesso, si verificarono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>5. Dopo la sconfitta sul campo <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre gli ufficiali venivano condotti alla fucilazione, Apollonio riusc\u00ec a salvarsi, mischiato alla truppa dopo essersi tolto i gradi dalla divisa. Chi si adoper\u00f2 incessantemente per salvare il maggior numero di vite umane fu il tenente cappellano padre Formato, dietro le cui insistenze i tedeschi si decisero a risparmiare la vita di 37 ufficiali. Apollonio, scoperto come ufficiale e catturato dai tedeschi, fece un\u2019altra \u2014 ma non l\u2019ultima \u2014 delle sue metamorfosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Divenne collaborazionista, per concorde testimonianza di tutti i sopravvissuti, sedendo alla mensa ufficiali tedesca, compiendo per conto di essi diverse missioni e assumendo il compito della riorganizzazione della difesa costiera, con quelle artiglierie, per non cedere le quali pochi giorni prima aveva aperto il fuoco contro i tedeschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Collaborazionisti divennero anche gran parte dei soldati sopravvissuti, ma ormai la prostrazione morale era tale che difficilmente si possono biasimare uomini che collaborarono con quanti avevano massacrato i loro commilitoni. Che altro potevano fare, visto l\u2019esempio che giungeva addirittura da alcuni ufficiali? Al di l\u00e0 di ogni retorica postuma, la parola d\u2019ordine dopo la battaglia fu \u00absalvare la pelle\u00bb: in ogni modo. Molto poco onorevole, molto italico, purtroppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, nell\u2019agosto 1944, quando i tedeschi, del tutto indisturbati, decisero di lasciare Cefalonia, venne alla luce l\u2019esistenza della \u00abDivisione Banditi della Acqui\u00bb, la formazione partigiana che avrebbe svolto, a fianco dei partigiani greci, azioni contro i tedeschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu l\u2019ultima e decisiva metamorfosi di Apollonio, che si present\u00f2 agli Alleati come l\u2019uomo che astutamente si era finto collaborazionista coi tedeschi, mantenendo intanto i contatti con i partigiani. Forse lo fece, ma non \u00e8 dato sapere a che portassero questi \u00abcontatti\u00bb, visto che i tedeschi non ebbero alcuna molestia dai partigiani e che questi ultimi liberarono un\u2019isola in cui non c\u2019era pi\u00f9 nulla da liberare. Perch\u00e9 non esiste alcuna testimonianza, alcuna documentazione, circa l\u2019attivit\u00e0 militare anti-tedesca di questa \u00abDivisione Banditi della Acqui\u00bb?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>6. La nascita del mito <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-39165\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/cefalonia_1943-2.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"168\" \/>Di sicuro tutta la faccenda port\u00f2 giovamento al giovane tenente Apollonio, che vest\u00ec ufficialmente i panni dell\u2019eroe di Cefalonia e fece una brillante carriera militare: passato in servizio permanente effettivo per meriti di guerra, arriv\u00f2 al grado di Generale di Corpo d\u2019Armata, fino ad essere indicato, nel dicembre 1975, come candidato al Comando Generale dell\u2019Arma dei Carabinieri. Candidato sostenuto dal Pci: e questo spiega molte cose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche Pampaloni accumul\u00f2 allora benemerenze che negli anni 1970 valevano come oro fino: era rientrato tempestivamente a Taranto il 14 novembre 1944, insieme agli altri italiani rimasti a Cefalonia, ma rientrava dopo aver combattuto sui monti dell\u2019Epiro con le formazioni partigiane comuniste per 14 mesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad Apollonio e a Pampaloni \u2014 basta vedere le immagini delle successive commemorazioni a partire dagli anni del post-centrismo \u2014 si deve l\u2019elaborazione di una sorta di \u00abmonopolio della memoria\u00bb su Cefalonia e la sua declinazione in chiave ideologica, di concerto con i settori pi\u00f9 radicalmente anti-fascisti della politica \u2014 a cominciare dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini \u2014 e delle forze armate, soprattutto a partire dagli anni 1970: la creazione cio\u00e8 di quel \u00abmito\u00bb cui ho fatto cenno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un mito sempre pi\u00f9 logoro, ma costantemente e sordamente rinverdito, anche attraverso la onnipresenza dei due \u00aberoi\u00bb di Cefalonia, dalle istituzioni, soprattutto dalle istituzioni locali dove le forze post- e neo-comuniste hanno ancora un peso, come le regioni \u00abrosse\u00bb dell\u2019Italia Centrale e l\u2019associazione di reduci partigiani ANPI.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>7. I processi intaccano il mito<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la guerra, la tragedia di Cefalonia ebbe uno strascico giudiziario, che viene riportato con ricchezza di documentazione da Massimo Filippini nel suo ultimo libro del 2004. Il magistrato Roberto Triolo, padre di uno dei caduti, present\u00f2 denuncia per una serie di reati militari, dalla insubordinazione, al rifiuto di obbedienza, alla cospirazione, contro Apollonio Renzo e altri undici ufficiali. Il figlio del denunciante era il sottotenente della Guardia di Finanza Lelio Triolo, che, ricoverato nell\u2019ospedale militare di Argostoli, venne fucilato insieme ad altri sei ufficiali \u2014 fra i quali il padre dell\u2019avvocato Filippini \u2014 per rappresaglia, dopo che due ufficiali, ricoverati nel medesimo ospedale, il capitano Pietro Bianchi e il tenente Evardo Benedetti, si erano dati alla fuga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 istruttivo leggere gli atti del pubblico ministero militare e il successivo proscioglimento deciso dal giudice istruttore. In estrema sintesi, i magistrati riconoscono che i comportamenti degli ufficiali denunciati configurarono dei reati militari, ma allo stesso tempo ne consigliano il proscioglimento, viste la decisione gi\u00e0 presa dalle autorit\u00e0 politiche, che ho pi\u00f9 volte richiamato, di \u00absecondare il mito\u00bb. Il giudice istruttore si adegua volentieri a questo suggerimento e proscioglie tutti in istruttoria. Ossia, \u00e8 opportuno sottolinearlo, le denuncie di Triolo furono riconosciute valide, ma non ebbero mai il seguito di un dibattito giudiziario, perch\u00e9 il \u00abproscioglimento\u00bb non \u00e8 una assoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non pretendo naturalmente, con queste note, di aver esaurito l\u2019argomento Cefalonia. Spero solo di aver mostrato come sulla pelle di migliaia di uomini si giocarono ambizioni, carrierismi, capacit\u00e0 camaleontiche: tutti ingredienti a cui la nostra storia ci ha fin troppo abituato. L\u2019Italia \u00e8 il Paese, non scordiamolo, dove si depreca, giustamente, la strage delle Fosse Ardeatine, ma dove fecero carriera politica ed ebbero onori i due attentatori di via Rasella, che compirono un\u2019azione di nessun peso militare e che non ebbero il coraggio e la dignit\u00e0 di consegnarsi ai tedeschi, lasciando massacrare oltre trecento innocenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altro canto l\u2019Italia \u00e8 anche il Paese che ha avuto anche figli degnissimi come il vice-brigadiere dei carabinieri Salvo d\u2019Acquisto, che, innocente, sacrific\u00f2 la sua giovane vita per salvare altri innocenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per troppi anni la nostra storiografia ha subito il monopolio violento di una cultura di sinistra che ha fatto della \u00abResistenza\u00bb il puntello della propria gloria e del proprio potere, svilendo cos\u00ec anche i molti casi in cui la Resistenza fu una cosa seria e vissuta con coraggio e abnegazione. La strage di Porz\u00fbs docet, non scordiamolo mai, se vogliamo capire meglio come e da chi fu scritta la nostra storia pi\u00f9 recente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo uscendo dagli schematismi e dalla retorica, peraltro funzionali a ricostruzioni di verginit\u00e0 politiche, a carriere, a conquiste di posti di potere, potremo finalmente leggere la storia della nostra patria sulla base dei fatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Cefalonia, come per tanti altri episodi, si \u00e8 iniziato. E questo \u00e8 anche un modo per onorare, finalmente e realmente, tanti poveri morti. Perch\u00e9 essi riposino finalmente in pace e non siano pi\u00f9 cibo per la mensa di tanti ingordi, avidi di immeritati onori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tratto da: storia&amp;identit\u00e0\u00a0 (www.identitanazionel.it) and\u00f2 davvero come la racconta una certa vulgata? Paolo Deotto<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/isola-di-cefalonia-1943\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":39157,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[90,24,96],"tags":[2648,423],"class_list":["post-39156","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ii-guerra-mondiale","category-storia","category-storia-italiana","tag-cefalonia","tag-resistenza-2","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Isola di Cefalonia 1943 - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/isola-di-cefalonia-1943\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Isola di Cefalonia 1943 - 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